Pizza

 

 

 

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Pizza

 

La pizza è uno dei nostri grandi vanti, una delle prime cose veramente esportata in tutto il mondo. L'origine dovrebbe essere italiana ma in realtà a noi va il merito di averla resa famosa. Probabilmente proviene dai paesi arabi oppure dalla Grecia: antiche ricette e prodotti dell'area Mesopotamica e della Grecia Antica sono certamente gli antenati della pizza.
In Italia, prima in Sicilia e poi in Campania soprattutto a Napoli, la pizza è diventato un prodotto internazionalmente riconosciuto come tipicità italiana. La prima pizzeria nacque a Napoli nel 1830 e da allora le pizzerie in grado di offrire pizza preparata secondo la migliore tradizione italiana sono presenti in tutto il mondo.
La storia della pizza Margherita risale alla visita a Napoli di Margherita di Savoia alla quale venne dedicata la pizza con i tre colori della bandiera italiana: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella, il verde del basilico.
Con i suoi semplici ingredienti la pizza è in grado di soddisfare i palati più esigenti e con circa 420Kcal, se seguita da un'insalata o da un'abbondante porzione di frutta, può completare il fabbisogno energetico di un piatto.
Solitamente si accompagna la pizza con bevande gassate o soprattutto con la birra, che dall'analisi sensoriale risulta essere un ottimo abbinamento.

 

Fonte: citazione da http://www.marcodevincentis.net/antroalchimista/III%20Livello%20Merceologia.doc

Sito web da visitare: http://www.marcodevincentis.net/antroalchimista/

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La pizza orgoglio nazionale

 

E’ la pietanza italiana più diffusa al mondo, universalità di cui l’Italia è legittimamente orgogliosa. E’ vero, in giro

per il mondo a volte questo prodotto subisce contaminazioni dalle culture gastronomiche locali, perdendo in molti casi il

suo carattere originario. Per intenderci quel “Pasta mozzarella e pomodoro”, gustoso e inarrivabile connubio con il quale

a Napoli intorno al 1700 nacque la pizza “moderna” proprio quella che è arrivata ai giorni nostri.

Da allora la “Pizza” ne ha fatta di strada. Oggi nella nostra penisola si contano circa 35.000 locali dove viene sfornata,

ed è ormai parte irrinunciabile delle nostre abitudini alimentari, una gustosa leccornia a cui nessun italiano più

rinuncia.  Ma con questa iniziativa di solidarietà, la Pizza non sarà solo buona di suo, ma anche e soprattutto  buona per

gli altri:i bambini dimenticati della Cambogia che hanno bisogno di aiuto. La pizza, è sicuro, sarà perfetta anche in questo: se un cibo

può infatti essere affiancato alla solidarietà questo, subito dopo il pane, è inevitabilmente la Pizza.

 

Fonte: http://www.pizzaecuore.it/ufficio%20stampa/pizzaorgoglio.doc

Sito web da visitare: http://www.pizzaecuore.it/

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La vera storia della pizza napoletana doc

Si narra che nel 1772, Ferdinando di Borbone, re di Napoli dal 1751 al 1825, avesse violato le regole dell'etichetta entrando nella pizzeria di Antonio Testa detto n' Tuono, che aveva la bottega alla Salita S. Teresa. Il re volle assaggiare le diverse varietà di quel piatto che tanto piaceva al suo popolo e, ritornato a Corte, lo descrisse con parole ispirate. Nobiluomini e nobildonne della Corte napoletana lo imitarono e la "pizzeria" divenne un locale alla moda. Il "pizzaiolo" n' Tuono elevò il tono della sua "pizzeria" rendendola degna del favore della Corte, ma non riuscì mai ad avere il favore della regina, Maria Carolina d'Asburgo, che boicottò la "pizza" come cibo da servire a Corte. Per continuare a mangiare la "pizza" bisognava andare, come probabilmente è giusto che sia, solo nella "pizzeria".
Ferdinando II, successore di Ferdinando di Borbone, non ebbe, invece, alcun ritegno nel manifestare pubblicamente la predilezione per i piatti del suo popolo. Scrive il De Cesare ne "La fine di un regno": "A Ferdinando II, napoletano in tutto, piacevano quei cibi grossolani del quali i napoletani sono ghiotti: il baccalà, il soffritto, la mozzarella, le pizze e i vermicelli al pomodoro". Al contrario del suo predecessore, egli non volle rinunciare ai suoi gusti, ma piuttosto, preferì costringere i suoi cortigiani ad adattarsi. Nelle trattorie napoletane nasce la "ristorazione con un solo piatto", la pizza e, di fatto, nascono le prime pizzerie che datano 1820 - 1889.
Intanto il re Ferdinando II si fece costruire nel parco della Reggia di Capodimonte, accanto ai magnifici forni degli Asburgo per la cottura delle ceramiche, un forno per le pizze da Domenico Testa, figlio del grande n' Tuono. Dopo l'incontro di Teano, uno dei momenti più solenni del Risorgimento, in cui Giuseppe Garibaldi aveva salutato Vittorio Emanuele II come primo Re d'Italia, "l'eroe dei due Mondi" si rifocillò con il suo maggiore in una taverna dove gli servirono tante pizze fumanti. Che Garibaldi amasse la pizza ci è narrato anche dal suo aiutante, Giuseppe Baldi, che racconta come egli amasse mangiare una pizza piuttosto che partecipare a ricevimenti della nobiltà. Umberto I di Savoia e la moglie Margherita, in visita a Napoli, dove trascorrevano le vacanze estive, mandarono a chiamare il pizzaiolo Raffaele Esposito, titolare della pizzeria Pietro il pizzaiolo, sita a S. Anna di Palazzo, nel cuore di Napoli, e gli ordinarono di preparare delle pizze "napoletane" per tutta la Corte. Prepararono due "classiche": la marinara (pomodoro, aglio, origano e olio) e la mastunicola, ora poco frequente (strutto e basilico); in più la moglie del pizzaiolo allestì una "variante" per la regina Margherita (pomodoro, olio e mozzarella) cui aggiunse del basilico per richiamare la bandiera italiana.
Siamo nel 1871, nasce la Margherita (in onore della Regina d'Italia) che suggella indelebilmente il rapporto tra Napoli e la Pizza. Cronologicamente, la pizza napoletana più antica è la "mastunicola" la cui origine dovrebbe datare 1660, seguita dalla "marinara" 1800 e dalla "margherita" 1850, con la sua variante al basilico del 1871.


Fonte: http://www.pizzafest.info/2005/cstampa/storia_pizza.doc
Sito web da visitare: http://www.pizzafest.info

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