Sistema muscolare

 

 


 

Sistema muscolare

 

I riassunti, le citazioni e i testi contenuti in questa pagina sono utilizzati per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche e vengono forniti gratuitamente agli utenti.

 

IL SISTEMA MUSCOLARE

 

Anatomia:

Il nostro corpo possiede tre tipi di muscoli, diversi oltre che per il tipo di tessuto da cui sono costituiti, anche per la funzione svolta.

 

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Il tessuto muscolare scheletrico s’inserisce sulle ossa per mezzo dei tendini ed è responsabile dei movimenti volontari del corpo; infatti, i muscoli scheletrici sono detti anche volontari perché in genere si può controllarne la contrazione. Il muscolo scheletrico viene definito striato a causa della sua organizzazione strutturale cioè ciascuna fibra muscolare scheletrica forma, insieme alle altre, dei fasci che presentano un’alternanza di bande chiare e scure. (Ciò non è visibile in questa figura).


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Il tessuto muscolare cardiaco costituisce il tessuto contrattile del cuore. È striato come il tessuto muscolare scheletrico, ma le sue cellule sono ramificate. Le estremità cellulari sono saldamente unite e formano una rete che, durante il battito cardiaco, propaga da una cellula all’altra i segnali responsabili della contrazione. Il tipo di controllo è involontario.


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Il tessuto muscolare liscio deve il suo nome all’assenza di striature nell’unità strutturale. Questo tipo di muscolo è presente nelle pareti dell’apparato digerente e in altri organi interni. Le fibre, ovvero le cellule che costituiscono il tessuto muscolare, hanno una forma affusolata e si contraggono piú lentamente delle fibre muscolari scheletriche, ma possono essere soggette a contrazioni per un periodo di tempo maggiore. La muscolatura liscia e quella cardiaca sono fondamentalmente involontarie, al contrario dei muscoli scheletrici che in genere sono soggetti a un controllo cosciente.

 

Struttura del muscolo:

 

Il muscolo scheletrico che s’inserisce sullo scheletro e consente i movimenti del corpo, è costituito da una struttura gerarchica di filamenti paralleli sempre piú piccoli.  Ogni muscolo è formato da fasci di fibre muscolari disposte parallelamente tra loro; ogni fibra muscolare è una singola cellula che possiede piú nuclei. Ciascuna fibra muscolare contiene, a sua volta, un fascio di miofibrille piú piccole. Le miofibrille sono formate da unità ripetute chiamate sarcomeri. La miofibrilla è formata da due tipi di miofilamenti che si alternano con regolarità: filamenti sottili e filamenti spessi. L’analisi biochimica ha evidenziato che i filamenti sottili sono costituiti, a loro volta, da una coppia di filamenti proteici di actina e da un filamento di una proteina di regolazione, avvolti tra loro. I filamenti spessi invece sono formati da diversi filamenti proteici di miosina disposti parallelamente tra loro. Questa particolare disposizione ripetuta di unità costituite da filamenti spessi e sottili è strettamente correlata al meccanismo che sta alla base della contrazione muscolare.

 

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Le linee Z all’interno delle bande chiare corrispondono a proteine che uniscono due filamenti sottili adiacenti.

 

 

Fisiologia:

 

Ogni muscolo può solo contrarsi, cioè accorciarsi; il rilassamento che segue la contrazione è un processo passivo e comporta l’estensione del muscolo stesso. Spesso l’azione di un muscolo è accompagnata da quello di un altro muscolo con funzione opposta detto antagonista che permette all’articolazione di ritornare nella posizione iniziale. Il muscolo a riposo non svolge nessuna funzione specifica. Per mezzo del normale funzionamento cellulare ristabilisce le riserve energetiche consumate ed elimina le sostanze di scarto prodotte nelle contrazioni precedenti.

 

Come avviene la contrazione muscolare:

 

Secondo il modello di scorrimento dei filamenti, un sarcomero si contrae quando i filamenti sottili scorrono lungo i filamenti spessi. La figura qui in basso a sinistra mostra due sarcomeri in un muscolo rilassato, al momento della contrazione e in un muscolo completamente contratto. Nel sarcomero in contrazione, le linee Z e i filamenti sottili si sono spostati verso il centro del sarcomero stesso. Quando il muscolo è completamente contratto, i filamenti sottili si sovrappongono tra di loro al centro del sarcomero. La contrazione determina solo l’accorciamento del sarcomero, ma non comporta alcun cambiamento nella lunghezza dei filamenti. Quando tutti i sarcomeri si accorciano, l’intero muscolo può contrarsi fino quasi a dimezzare la lunghezza che presenta a riposo.
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La microscopia elettronica ha rivelato che una parte di ciascuna molecola di miosina, detta testa, si lega al sito specifico di una molecola di un filamento sottile.

La figura a destra spiega il probabile meccanismo alla base dello scorrimento.

  1. L’ATP si lega alla testa di una molecola di miosina, provocando il suo distacco dal sito di legame presente sull’actina (nella figura sono indicati solo due dei numerosi siti di legame effettivamente presenti).

 

  1. La scissione dell’ATP in ADP e fosfato inorganico (che restano legati alla testa della miosina) libera l’energia neccesaria per la contrazione; grazie a quest’energia, la testa della molecola di miosina cambia posizione. Nella nuova posizione, essa è come una pistola carica pronta a sparare, cioè è pronta a legarsi a un altro sito presente sulla molecola di actina.

 

  1. Gli ioni di calcio (Ca++) liberano un sito di legame sull’actina rendendo possibile l’unione tra la testa della miosina e l’actina.
  1. L’evento molecolare vero e proprio che causa lo slittamento è chiamato power stroke; quando l’ADP e il fosfato inorganico si staccano dalla testa del filamento di miosina, questa si piega tirando il filamento di actina verso il centro del sarcomero, nella direzione della freccia blu presente nella figura.

 

Nel muscolo in contrazione questa serie ciclica di eventi (distacco, ricarica, attacco e spinta) si ripete piú volte. Ciascun filamento spesso possiede mediamente 350 teste, ognuna delle quali può legarsi a un filamento sottile per poi distaccarsene circa cinque volte al secondo. Alcune teste mantengono i filamenti sottili in posizione, impedendo loro di scivolare indietro durante la contrazione, mentre altre si attaccano a nuovi siti di legame.

Tutto ciò è possibile grazie al cervello che invia un segnale che provoca il rilascio di una sostanza (calcio) dal reticolo di tubi che avvolge la fibra muscolare; inizia cosí il processo di contrazione.

 

Fonte: http://www.myskarlet.altervista.org/Scuola/Sistema%20muscolare.doc

 

 

Autore: non identificabile dal documento

 


 

IL SISTEMA MUSCOLARE

Premessa

Un allenatore deve dedicare particolare attenzione al sistema muscolare di base. Il muscolo è un organo la cui funzione è quella di contrarsi e di rilasciarsi. I muscoli lavorano in coppia: uno si contrae per far muovere un osso in una certa direzione e, contemporaneamente, il suo antagonista si rilascia per permettere che l'osso si muova; per far compiere all'osso il movimento opposto, il primo muscolo si rilascia ed il secondo si contrae.

I muscoli del corpo umano sono circa 650 e si suddividono in tre tipi:

i muscoli dello scheletro (muscoli volontari) che consentono di muovere a comando la testa, gli arti, la colonna vertebrale: sono muscoli del tipo "striato";
i muscoli dei visceri (muscoli involontari) che controllano i movimenti delle pareti degli organi interni quali stomaco, intestino, vasi sanguigni, occhi: sono muscoli del tipo "liscio";
il muscolo cardiaco (muscolo involontario) che con le sue contrazioni fa funzionare il cuore come una pompa: è del tipo striato come i primi, ma di struttura particolare ed unica.
In un programma di fitness i muscoli maggiormente coinvolti sono quelli volontari dello scheletro Nel corpo umano ci sono circa 620 muscoli volontari che hanno diverse forme e dimensioni (vedi fig. 3). Alcuni sono corti e piccoli, altri larghi e piatti, altri ancora lunghi e fusiformi: ciascuno ha la struttura, la forma e le dimensioni più adatte per svolgere il proprio lavoro. Ogni muscolo svolge una precisa funzione, se considerato singolarmente, ma, se si contrae insieme con altri muscoli per realizzare un certo movimento, può di volta in volta essere il protagonista principale di quel movimento (funzione agonista) o può tendere a fermarlo (funzione antagonista), oppure partecipare attivamente, al pari di altri muscoli, a realizzare un movimento complesso (funzione sinergica).

La contrazione di un muscolo determina un movimento solo nel caso che esso sia inserito in ossa articolate fra di loro. Le caratteristiche del movimento che ne consegue dipenderanno quindi dalle inserzioni e dalla potenza del muscolo, nonché dalle caratteristiche meccaniche dell'articolazione interposta tra le due ossa nelle quali è inserito il muscolo. I muscoli volontari sono, insieme allo scheletro nel quale sono inseriti, i determinanti fondamentali delle forme corporee: una spalla ben tornita o un bel paio di gambe dipendono fondamentalmente da un equilibrato ed armonico sviluppo muscolare. E' per questo che una vita sedentaria o l'eccessivo esercizio muscolare possono alterare le caratteristiche estetiche di un corpo.


Le fibre muscolari

Con le dovute limitazioni dettate dalla generalizzazione, possiamo dire che ci sono due tipi fondamentali di fibre (o cellule) muscolari dello scheletro: le fibre a contrazione lenta (tipo I, toniche-rosse) e fibre a contrazione rapida (tipo II, fasiche-bianche)). L'individuazione di questi due tipi di fibre muscolari é stata possibile grazie ad una tecnica di laboratorio chiamata biopsia muscolare. Durante una biopsia muscolare, un campione di tessuto muscolare viene prelevato per mezzo di un ago inserito nel muscolo. Il frammento di tessuto prelevato viene collocato su di una diapositiva e colorato, per essere poi osservato al microscopio. Ciascun tipo di fibra ha caratteristiche proprie. La fibra di tipo I si contrae più lentamente della fibra di tipo II. La fibra di tipo I ha molti mitocondri, ha un'alta capacità aerobica, e quindi è resistente alla fatica. Le fibre di tipo I, chiamate anche fibre rosse, sono di sezione più piccola rispetto alle fibre di tipo II. Le fibre a contrazione rapida, dette anche fibre bianche, vengono suddivise in due sottogruppi: tipo IIa e tipo IIb. Le fibre del tipo IIa sono dette a contrazione rapida ossidante, perché hanno un maggior quantitativo di mitocondri; le fibre del tipo IIb sono dette a contrazione rapida glicolitica. Tuttavia le fibre del tipo IIa non hanno la stessa capacità aerobica delle fibre a contrazione lenta.

Per quanto riguarda la distribuzione dei due tipi di fibre valgono le due considerazioni seguenti. La prima è che in ogni individuo la distribuzione delle fibre lente e di quelle rapide è diversa nei diversi muscoli; per esempio, il rapporto tra i due tipi di fibre è diverso fra bicipiti e quadricipiti come pure fra deltoidi e tricipiti. La seconda è che nello stesso muscolo di diversi individui è molto probabile un diverso contenuto percentuale dei due tipi di fibre; una persona può avere un'alta percentuale di fibre di tipo II nei quadricipiti, e un'altra può averne uno scarso contenuto. A titolo indicativo, atleti di potenza come i sollevatori di pesi hanno il 60-90"% di fibre a contrazione rapida nei muscoli che sono maggiormente utilizzati nello svolgimento del loro sport. Invece, atleti di resistenza come i fondisti hanno probabilmente il 60-90% di fibre muscolari a contrazione lenta nei loro muscoli più sollecitati.

Gli allenatori devono sapere che, con un allenamento alla resistenza di breve durata, non é possibile modificare le fibre del tipo II in fibre del tipo I, ma è invece possibile aumentare la capacità aerobica delle fibre a contrazione rapida. Analogamente, un allenamento alla potenza non modifica le fibre di tipo I in fibre di tipo II. Le caratteristiche dei tipi di fibre e la loro risposta all'allenamento sono molto complesse; per la loro comprensione è necessario consultare trattati specifici. In questa sede è importante sottolineare che in un individuo la composizione delle cellule muscolari è determinata geneticamente; con l'allenamento non è possibile modificare un tipo di fibra in un altro; gli allenatori devono progettare programmi di allenamento individuali e comprendere le ragioni per cui persone diverse rispondono in modo diverso ad uno stesso programma di allenamento. Non ci sono differenze tra maschi e femmine per quanto riguarda la distribuzione dei diversi tipi di fibre muscolari; fisiologicamente i muscoli maschili sono identici a quelli femminili, con gli stessi tipi di fibre, con la stessa distribuzione e con le stesse prestazioni.


I muscoli scheletrici

Le cellule muscolari, siano esse del tipo a contrazione lenta che quelle del tipo a contrazione rapida, si contraggono sempre con lo stesso meccanismo; anche se le fibre di tipo II si contraggono più rapidamente di quelle di tipo I. I muscoli sono costituiti da molte fibre muscolari singole. Guardando una fibra muscolare al microscopio, si osserva che essa è costituita da moltissimi elementi ripetitivi, chiamati sarcomeri. Inoltre, lungo tutta la fibra muscolare ci sono catene di proteine chiamate miofibrille. In una miofibrilla ci sono numerose proteine, ma le uniche importanti nel processo di contrazione di un muscolo sono le proteine actina e miosina, conosciute anche come le proteine contrattili.


La contrazione muscolare

Perché avvenga la contrazione di un muscolo, è necessario che ci sia un quantitativo sufficiente di ATP in prossimità delle proteine actina e miosina, e che ci sia un comando dal sistema nervoso centrale. Quando questi due fattori sono presenti, le sottili estremità (teste) della miosina si attaccano all'actina, formando un ponte incrociato actina-miosina. Il processo è definito teoria dei filamenti scorrevoli.

L'energia dell'ATP fa sì che le estremità della miosina ruotino verso il centro del sarcomero, trascinando il filamento dell'actina ad esse attaccato, in modo tale che l'actina scorre verso l'interno, verso il centro del sarcomero. Questo processo fa sì che ciascun sarcomero si accorci, lungo tutto il muscolo; poiché tutti i sarcomeri si accorciano nello stesso istante, si verificherà una riduzione della lunghezza dell'intera fibra muscolare. Quando molte fibre si accorciano, si ha una contrazione muscolare; questa consiste, dunque, nell'accorciamento simultaneo di un elevato numero di fibre dello stesso muscolo. Anche se la singola fibra si accorcia quando si contrae, la contrazione muscolare non sempre comporta l'accorciamento dell'intero muscolo. Una contrazione concentrica è quella che comporta l'accorciamento del muscolo; una contrazione eccentrica è quella che avviene quando la resistenza è maggiore della forza sviluppata, e quindi il muscolo in effetti si allunga; una contrazione isometrica è la contrazione delle singole fibre, senza modifiche della lunghezza dell'intero muscolo.

Per riassumere, la contrazione muscolare è una interazione fra le proteine actina e miosina, che provoca un accorciamento delle singole fibre muscolari, stimolata da un impulso nervoso e mantenuta dall'energia dell'ATP.


Forza di contrazione

Quando una fibra muscolare si accorcia, essa esercita una forza. Poiché i muscoli dello scheletro funzionano secondo il criterio del "tutto o niente", quando una singola fibra si accorcia, essa genera la massima forza di cui è capace, ovvero non è in grado di dosare la forza di contrazione (come, invece, avviene nel muscolo cardiaco). L'entità della forza prodotta durante la contrazione di un muscolo, dipende da due fattori:1) la dimensione delle singole fibre (una fibra è tanto più forte quanto più è grande); 2) il numero di fibre muscolari che si contraggono simultaneamente.

La forza generata dalla contrazione muscolare è legata anche alla velocità del movimento intorno all'articolazione ed alla lunghezza iniziale del "ventre" del muscolo. La relazione forza-velocità è tale che quanto più veloce è il movimento tanto più bassa sarà la forza generata dal muscolo in contrazione. Per esempio, il bicipite sviluppa una maggiore forza durante la contrazione se la velocità di rotazione attorno al gomito è di 60 gradi al secondo, di quanta ne sviluppa se la velocità è di 180 gradi al secondo. La relazione forza-lunghezza indica che un muscolo genera la forza massima quando inizia a contrarsi ad una lunghezza pari a 1,2 volte la lunghezza a riposo. Questo spiega perché alcuni atleti come i giocatori di baseball o di golf, eseguono alcuni leggeri esercizi di stretch prima di iniziare i movimenti oscillanti.


Fonte: http://www.lorenzisergio.info/SALUTE-BENESSERE/IL%20SISTEMA%20MUSCOLARE-1.doc
Autore: non identificabile dal documento

 

 

IL SISTEMA MUSCOLARE

Dimensione della fibra muscolare

La forza generata da una fibra è proporzionale alla sua sezione: una fibra larga esercita una forza maggiore di una fibra stretta. Inoltre, la forza esercitata da un muscolo di una determinata sezione è la stessa sia se il muscolo appartiene ad un uomo sia se esso appartiene ad una donna. Gli uomini sono generalmente più forti perché hanno una maggiore quantità di tessuto muscolare.

Comunque le donne reagiscono altrettanto bene degli uomini ad un programma di allenamento alla forza; cioè un programma di allenamento alla forza è per tutti e due i sessi una componente importante di un programma di benessere fisico.


Unità motrici

In ogni muscolo, le fibre sono stimolate singolarmente o a gruppi. L'insieme del nervo (collegato al midollo spinale) e delle fibre muscolari da esso stimolate è chiamato unità motrice. Le unità motrici hanno diverse dimensioni. Ci sono unità motrici nelle quali il nervo stimola solo 5-10 fibre; a queste sono associati movimenti piccoli, delicati come muovere gli occhi, battere le palpebre, dipingere. Ma ci sono anche unità motrici che consistono di un nervo e di 500-1000 fibre; queste sono chiamate in causa quando si svolgono attività come sollevamento pesi, gioco del calcio, salto.

Indipendentemente dalla loro dimensione, le unità motrici sono costituite da fibre di tipo I e da fibre di tipo II. Quando le fibre di una unità motrice si contraggono, tutte le fibre muscolari di questa unità si contraggono insieme, ed inoltre sviluppando la massima forza (tutto o niente); la forza totale sviluppata dipende da quante unità motrici si contraggono simultaneamente.


Capacità, forza e resistenza

Colui che intraprende professionalmente la carriera di insegnante di fitness o di tecnico sportivo dovrebbe impostare le sue conoscenze su tre basi fondamentali: tecnica di esercizi, tecnica allenante, tecnica didattica e psicopedagogica. A questo proposito è utile, ci auguriamo, richiamare al lettore di questo testo i significati generali attribuiti ai vocaboli capacità, potenza, forza e resistenza. In questa breve introduzione tali vocaboli vengono esaminati secondo un senso comune per ogni disciplina ginnico-sportiva; questo per far sì che il lettore stesso si renda conto che la metodologia di allenamento, pur avendo basi comuni, varia in ragione delle esigenze di ogni disciplina. Entriamo subito in argomento, con un esempio pratico.

Sembra chiaro, obiettivamente, che la capacità aerobica per un maratoneta da 2 ore e 30 minuti non ha niente a che vedere, da un punto di vista di finalità di allenamento, con quella di un ottimo allievo di ginnastica aerobica o di un insegnante da 4 ore e più di lezione al giorno. Il maratoneta può essere convinto che i due soggetti sopra citati non abbiano una buona capacità aerobica in quanto non riuscirebbero mai a correre, per esempio,1 ora e 30' a 3' e 10" al Km ma, forse, a malapena 50' a 5' al Km, credendo di essere fortissimi nel jogging. La capacità, in senso generale, è collegata ad un concetto di quantità, di autonomia, come dire quanto serbatoio, quanta durata, anche se abbinata a diversi livelli di intensità. Nel ginnasta la capacità è collegata alla durata della gara, nel maratoneta ai suoi 42 e passa chilometri, nell'insegnante alle ore di lezione giornaliere, nell'ottocentista ai due giri di pista a quella certa andatura. Poi, caso per caso, si può esaminare se occorre più o meno capacità aerobica, anaerobica lattacida o alattacida. La potenza, sempre in senso generale, è collegata ad un valore di quantità di energia esprimibile effettualmente con quel tipo di metabolismo sfruttandolo al limite ed al meglio possibile. In conseguenza di ciò il tempo, e non l'economia ed il minor sforzo, gioca un ruolo determinante in quanto si tratta di vedere quanto può dare e quanto può durare nei suoi limiti, e non quanto può essere prolungata l'azione economizzando l'energia (capacità o resistenza). Con la potenza si spara, con la capacità si carica. Ad esempio per allenare la potenza aerobica, un fondista effettua generalmente lavori dai 1000 ai 3000 metri ad andature più elevate di una gara di 10000 metri; l'adeguamento a tali intensità di tutto l'organismo dovrebbe via via innalzare la sua "soglia". Ma per arrivare ad allenamenti di "potenza", il nostro amico fondista deve aver già ben lavorato sulla funzionalità del suo sistema cardiorespiratorio, sulla funzionalità muscolo-legamentosa e così via, deve cioè possedere un'ottima "capacità" di base, in questo caso aerobica. Da questo esempio è comprensibile che in ginnastica aerobica, in base al testo che state consultando, un lavoro di "potenza" si avvicina al famoso 85% dell'intensità aerobica e che questo, una volta raggiunto, spesso richiamato e saputo mantenere con una buona capacità, sia "il" lavoro allenante, in forma ottimale, l'apparato cardiorespiratorio.

Nei soggetti allenati, un lavoro meno intenso e più prolungato va sempre e comunque programmato, in quanto solo con questo lavoro le sollecitazioni organiche vengono preparate al lavoro più "duro" e, nello stesso tempo, imparano a "ben funzionare" in tempi prolungati, ad avere cioè, "resistenza.

Concludendo questa breve ma speriamo chiara sintesi, in parole molto semplici possiamo dire che lo sviluppo di capacità non prevede allenamenti al limite dell'espressione di energia, ma della migliore ed efficace espressione di energia protratta nel tempo; la potenza, invece, vuole vedere "quanta" energia è esprimibile sfruttando al massimo quel meccanismo. A questo proposito ricordiamo al lettore che tutti i meccanismi energetici del metabolismo cardiorespiratorio e muscolare, cioè l'aerobico, l'anaerobico lattacido e l'anaerobico alattacido posseggono caratteristiche di allenabilità sia per la capacità che per la potenza. La potenza alattacida (identificata a volte con la forza esplosiva) è legata al massimo dispendio di energia nel minimo tempo; la capacità aerobica, chiamata anche endurance, è legata al minimo dispendio di energia nel massimo tempo. Questi sono i due estremi, in relazione al tempo, delle prestazioni fisico-sportive di un essere umano.

Anche per la forza gradiremmo introdurre l'argomento con un esempio: un sollevatore di pesi può trarre un giovamento generale dalla forza e resistenza muscolare che si effettua in ginnastica aerobica con i pesetti o gli elastici, giovamento che però non è specifico per le sue esigenze di prestazione sportiva; lo stesso dicasi per un velocista di atletica leggera, il quale ha ovviamente bisogno di mantenere iper efficienti soprattutto le sue fibre bianche con allenamenti di forza elastica, veloce e reattiva, spesso e volentieri balistici. Anche per la forza, quindi non dobbiamo e non possiamo fare di tutta l'erba un fascio. Prendiamo la semplice e sempreverde definizione di forza dei nostri padri dell'Educazione Fisica: possibilità muscolare di opporsi o di vincere una resistenza sottoforma di massa contraria. Quando andiamo ad esaminare quanta resistenza, per quanto tempo ed a che velocità di esecuzione allora stiamo esaminando i vari "tipi" di forza. Quindi, se si effettuano attività in cui un gruppo muscolare vince o si oppone ad una resistenza qualsiasi (anche la forza di gravità), applichiamo una forza. Esistono due situazioni che caratterizzano lo "stato" muscolare: il tono ed il trofismo. Il tono, come si sa, è la minima contrazione basale, continuamente presente, che permette alle fibre muscolari di rispondere efficacemente ad un superiore stimolo di contrazione, non scompare mai se non in particolari attività di rilassamento, tende ad aumentare con l'attività fisica di qualsiasi tipo ma, alle volte, può essere squilibrato da ipocinesia, ipertrofia e/o problemi al sistema nervoso centrale. II trofismo esprime la qualità muscolare di corrispondere efficacemente a stimoli di elevato contenuto e consumo energetico all'interno della fibra muscolare stessa.

Si ricorda brevemente ai futuri e odierni insegnanti che l'attività muscolare può e deve essere sollecitata, per un ottimo fitness, a misura d'uomo. Il benessere globale cioè prevede qualità di forza che un completo allenamento dovrebbe salvaguardare; ad esempio, gli arti inferiori posseggono doti naturali e funzionali che si esprimono e si sviluppano correndo e saltando, anche da adulti. Ormai in quasi tutte le palestre nè si corre nè si salta più. Un altro esempio riguarda la muscolatura lombare, essenziale cintura di mantenimento della fisiologica lordosi, che ormai viene quasi soltanto allungata e molto raramente atrofizzata, con il risultato che spesso le vertebre lombari si squilibrino perché non sostenute dall'unica muscolatura che sta in loro contatto, che non è certo quella addominale. Riassumiamo brevemente le varie essenziali tipologie della forza:

forza massima o massimale: massimo valore di forza esprimibile con la contrazione di tutte le fibre muscolari;
forza statica: forza che si esprime con minima escursione muscolare per lo più equilibrante (vedi ginnasta o funambolo); è di basilare importanza in quanto sollecita il circuito gamma e il sistema extrapiramidale;
forza veloce: applicazione della forza con contrazioni e decontrazioni muscolari efficaci, dipendenti dalla velocità di esecuzione; e' molto utile svilupparla in età evolutiva;
forza elastica: applicazione della forza che sfrutta la qualità elastica del muscolo;
forza reattiva: applicazione della forza che sfrutta la qualità di reazione muscolare a stimoli a volte unici, a volte ravvicinati in rapida successione.
Quando si cerca di far durare nel tempo le applicazioni di tali forze, ovviamente senza eccessiva diminuzione dell'efficacia, si parla di "resistenza alla forza".

Veniamo ora ad un classico della teoria dell'allenamento: la resistenza. La definizione, sempre dei nostri padri, indica la resistenza come la capacità di prolungare nel tempo una qualsivoglia attività fisica. Tale definizione è adattabile alla velocità (resistenza alla velocità), alla forza (resistenza alla forza), al metabolismo aerobico (resistenza aerobica o endurance) e mette in luce una comunanza fondamentale. La resistenza è un concetto di capacità, cioè di autonomia, è legata, quindi, al saper sfruttare le energie senza sprecarle il più a lungo possibile.

Linguisticamente parlando, la differenza fondamentale tra capacità e resistenza consiste nel fatto che la prima è come il serbatoio, la seconda è il saperlo utilizzare senza sprechi il più a lungo possibile. La prima è una qualità sviluppabile sempre presente, la seconda è un'azione migliorabile con una tecnica di allenamento e con fattori psicologici.

Un ulteriore utile parallelismo che l'insegnante di fitness e di ginnastica aerobica deve concepire insieme alla generale teoria dell'allenamento è la divisione delle capacità motorie in condizionali e coordinative. Le prime sono "dipendenti in gran percentuale" dalle possibilità puramente energetiche e meccaniche dell'apparato locomotore, nonché, ovviamente, dalle condizioni psicologiche dell'atleta o dell'allievo e sono: forza, resistenza, velocità. Le seconde, intese come "capacità di organizzare e controllare il movimento", dipendono in gran percentuale dalle condizioni cognitivo-operazionali e psicomotorie dell'atleta o dell'allievo nonché, anche qui, da quelle psicologiche. Le capacità coordinative furono riassunte da Blume nel 1981 in:

-capacita' di accoppiamento e combinazione dei movimenti
-capacita' di differenziazione
-capacita' di equilibrio
-capacita' di orientamento
-capacita' di ritmo
-capacita' di reazione
-capacita' di trasformazione.
Un bravo insegnante di attività motoria e fitness dovrebbe aver presente che in tutto ciò le condizioni psicologiche, le motivazioni; gli stati d'animo degli allievi giocano un ruolo effettivamente prezioso per l'attività stessa. Ciò che definiamo ed indichiamo come capacità fisiche (motorie) è anche un risultato o una possibilità di una disposizione individuale e finalizzata al movimento senza la quale manca il padrone del movimento stesso, pur essendo presente il suo corpo, cioè il soggetto.

E' interessante a questo punto ricordare lo specchietto che negli anni '70, cioè in pieno boom di psicomotricità, i fratelli S. ed E. Fabbri descrissero come fattori di ordine psicomotorio:

-educazione e controllo della respirazione
-equilibrio statico, statico-dinamico e dinamico
-definizione e coordinazione della lateralità
-coordinazione senso-motoria
-strutturazione spazio temporale
-controllo di tono e rilassamento psicosomatico
-percezione posturale globale e intersegmentaria
-coordinazione dinamica generale.
E' chiaro che in un adulto tali fattori dovrebbero essere pienamente acquisiti ma, ahimè, non è sempre così. Se l'insegnante di fitness nota carenza di alcuni di questi fattori e che tale carenza persiste, dovrà trovare delle strade metodologiche psicomotorie per risolvere il problema, costruendo esercizi, percorsi, circuiti, lavori di coppia o di gruppo in cui "ammuffiti" circuiti interneuronici vengono rispolverati, e soprattutto, dovrà inserire l'allievo in classi meno avanzate.

Fonte: http://www.lorenzisergio.info/SALUTE-BENESSERE/IL%20SISTEMA%20MUSCOLARE-2.doc
Autore: non identificabile dalla fonte e dal documento

 

 

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