Malattie dei gatti

 


Malattie dei gatti

 

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Malattie dei gatti

 

  • Frasi sui gatti
  • Nomi per animali cani gatti maschi e femmine
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    In generale   

    Non sempre è facile accorgersi che qualcosa non va. I felini sono per natura portati a sopportare la sofferenza senza manifestarne apertamente i sintomi. E' perciò indispensabile controllare quotidianamente il comportamento del proprio gatto, e la maniera in cui interagisce con l'esterno: qualunque cambiamento -sia nel peso corporeo che nel livello di attività o di socialità- deve essere interpretato come spia di una possibile malattia, e come tale segnalato all'attenzione del veterinario.

    E' fondamentale pesare il gatto ad intervalli regolari. Normalmente, la classica bilancia da bagno è adeguata allo scopo. Il sistema più semplice consiste nel rilevare il proprio peso, sia con il gatto in braccio che senza: sottraendo i due valori si avrà il valore ad esso relativo, con tolleranze di misurazione di 400/800g a seconda del modello. Qualora fosse necessaria una misurazione più accurata (ad es. nel controllo di diete dimagranti o ricostituenti), sono da preferirsi i modelli digitali o da cucina (quest'ultimo con un supporto molto largo montato sopra). Si può invogliare un gatto recalcitrante a salirci sopra con l'aiuto di croccantini o snack [viene citato "Pounce", ndt]. Qualunque cambiamento sostanziale nel peso va immediatamente segnalato all'attenzione del veterinario, con particolare sollecitudine nel caso di un'improvvida perdita.

     

    Fonte citazione per uso didattico da : http://www.marcodevincentis.it/air/LA%20SALUTE%20DEI%20GATTI.doc

    Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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    Malattie dei gatti

    MALATTIE VIRALI DEL GATTO

     

    Quali sono le principali malattie virali del gatto?

    Le malattie virali del gatto sono molto numerose e più frequenti di quanto si possa immaginare. Le più importanti sono l’Immunodeficienza virale felina (FIV) volgarmente detta “AIDS felina”, la Leucemia virale felina (FeLV), la Peritonite infettiva (FIP), la Panleucopenia (FPLV) e le infezioni respiratorie (le principali trasmesse da Herpes-virus e Calici-virus).

     

    Sono malattie trasmissibili all’uomo? 

    No, fortunatamente sono tutte virosi specie-specifiche, per cui si possono infettare solo altri felini; non sono contagiose né per i cani né per gli altri animali domestici.

     

    Quali sono i sintomi di queste malattie?

    Per quanto riguarda l’Immunodeficienza felina e la Leucemia felina, i sintomi sono alquanto aspecifici, in quanto solitamente correlati alle infezioni secondarie che sopravvengono per l’indebolimento delle difese immunitarie; in particolare si possono avere riniti, gengiviti, enteriti e dermatiti. Per quanto riguarda la Leucemia felina, può anche indurre lo sviluppo di forme tumorali. I sintomi possono manifestarsi anche dopo mesi/anni dalla diagnosi della malattia.

    La Panleucopenia è invece un’infezione acuta che colpisce il gatto soprattutto a livello gastroenterico, caratterizzata da una brusca insorgenza, depressione, vomito e diarrea emorragici, marcata disidratazione e mortalità elevata. I sintomi più gravi si riscontrano nei gattini tra i 2 e i 6 mesi di vita, mentre i gatti adulti mostrano spesso una forma lieve o subclinica di infezione.

    Le infezioni respiratorie invece colpiscono la mucosa oculare, nasale e tracheale, portando alla manifestazione di sintomi piuttosto tipici soprattutto nel cucciolino, quali starnuti, tosse, scolo oculo-nasale, congiuntiviti, depressione del sensorio, scarso appetito, spesso febbre, a volte ulcere linguali e corneali. Nel gatto molto giovane i sintomi possono aggravarsi al punto da richiedere l’ospedalizzazione del paziente e possono condurre talvolta a morte.

     

    Come si trasmettono queste infezioni?

    Il virus dell’Immunodeficienza felina è stato definito il “virus dei gatti aggressivi”, in quanto si trasmette principalmente con il morso o con il contatto diretto con il sangue di un gatto infetto e non sembra essere trasmesso con il coito. Quello della Leucemia felina è stato invece definito il “virus dei gatti gentili”, visto che la trasmissione può avvenire tramite il lambimento, le secrezioni nasali, l’urina e le feci.

    La trasmissione della Panleucopenia può avvenire per contatto diretto (altamente infettivo) o indiretto, tramite i secreti di un animale infetto.

    Le infezioni respiratorie si diffondono velocemente da un gatto all’altro per contatto con secrezioni oculari, nasali o buccali infette, o per contatto con abiti contaminati, mani, utensili ed altri oggetti.

     

    Come possiamo proteggere il nostro gatto?

    La prima cosa da fare è cercare di evitare che il gatto venga a contatto con le varie fonti di infezioni, in pratica bisognerebbe evitare i contatti con colonie di gatti randagi, semirandagi o di cui comunque non si conosca la situazione vaccinale. Il metodo più sicuro per proteggere il proprio gatto è la vaccinazione, sia nei confronti del virus della Leucemia felina, della Panleucopenia che dei virus respiratori. Vengono effettuate due inoculazioni dopo l’ottava settimana di vita, a distanza di un mese l’una dall’altra, e poi un solo richiamo annuale.

    Per quanto riguarda l’Immunodeficienza felina, purtroppo in Italia non sono ancora disponibili vaccini efficaci, sono in sperimentazione, ma proprio come per l’AIDS umana per ora l’unica forma di protezione è la prevenzione.

    L’altro metodo di prevenzione dalle malattie infettive (e quindi l’unico per la FIV) è la sterilizzazione, che si effettua dopo i 6-7 mesi di vita. Sterilizzando i gatti, si riduce il comportamento territoriale che porta di conseguenza a lotte con altri cospecifici, diminuendo soprattutto morsi e graffi, e ovviamente i rapporti sessuali.

    E’ molto importante vaccinare e sterilizzare i nostri piccoli amici in quanto sia l’Immunodeficienza felina che la Leucemia felina sono malattie incurabili. Da anni si stanno studiando trattamenti terapeutici efficaci (in primis l’interferone) ma essendo infezioni virali è molto difficile riuscire a debellare il virus, in quanto si serve della cellula ospite per replicare e proliferare.

     

    Fonte: http://www.gardavet.com/files/12----LE-MALATTIE-VIRALI-DEL-GATTO.doc

    Sito web da visitare : http://www.gardavet.com

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    Malattie dei gatti

    MALATTIE DA RETROVIRUS DEL GATTO (FeLV/FIV)

     

    EZIOLOGIA

     

    I RETROVIRUS sono RNA virus a singola elica contenenti la trascriptasi inversa, enzima che consente la sintesi di DNA a partire da un modello di RNA. Nel gatto sono stati riconosciuti 5 retrovirus, i più importanti dei quali sono il virus della leucemia felina (FeLV), il virus del sarcoma felino (FSV) e il virus dell’immunodeficienza felina (FIV), i soli che si associano a manifestazioni cliniche significative.

     

    PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELLA LEUCEMIA FELINA

     

    Il virus della LEUCEMIA FELINA è molto labile e viene distrutto in pochi minuti dagli agenti atmosferici. Di conseguenza la via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, principalmente la saliva, sebbene l’infezione possa trasmettersi, seppur raramente, attraverso le ferite da morso e le trasfusioni di sangue. Il contagio può facilmente avvenire tramite il latte materno. Dopo il contagio oronasale, il virus si replica inizialmente a livello delle tonsille e dei tessuti linfoidi locali, poi si distribuisce al sistema linfoide, al midollo osseo, all’epitelio della mucosa intestinale, respiratoria ed alle ghiandole salivare (fase viremica). Questo processo dura 2-4 settimane. Se il virus si localizza a livello di midollo osseo è possibile l’insorgenza di un’infezione latente.

    A seguito della risposta all’esposizione al virus, i gatti possono essere inquadrati in una delle seguenti categorie:

     

    • con viremia persistente (progressione)
    • con viremia transitoria (regressione) – infezione latente
    • con viremia transitoria (regressione) – estinzione dell’infezione.

     

    Esiste poi un quarto gruppo di gatti, composto da animali con abitudini sociali solitarie, che non vengono esposti ad un numero di particelle virali sufficiente a determinare l’infezione; questi soggetti sono non infetti e non immuni e, quindi risultano sensibili all’infezione da FeLV.

     

    Circa il 33% dei gatti esposti al virus sviluppa una viremia persistente e manifesta i segni clinici delle patologie correlate all’infezione che determineranno la morte della maggior parte di questi soggetti entro 3-5 anni dal momento della diagnosi iniziale a causa delle malattie indotte dal virus.

    Il restante 66% resiste allo sviluppo della fase viremica persistente, probabilmente per la rapida ed efficace risposta immunitaria umorale che consente di neutralizzare il virus. Nei gatti transitoriamente infetti generalmente l’infezione si risolve in 4-6 settimane dopo l’inoculazione (estinzione dell’infezione).

    Il 33% circa dei gatti con viremia transitoria non è in grado di eliminare tutte le cellule infette entro le 4-6 settimane e sviluppa un’infezione latente. In questo caso il virus rimane “nascosto” a livello midollare e può essere  “riespresso” (sviluppo di una nuova fase viremica) in seguito a determinati stimoli o trattamenti corticosteroidi. Nei gatti con infezione latente l’infezione si estingue generalmente nell’arco di 3 anni. I soggetti con viremia transitoria non sviluppano le patologie FeLV-correlate.

     

    PATOGENESI DELL’INFEZIONE DA VIRUS DELL’IMMUNODEFICIENZA FELINA

     

    La patogenesi dell’infezine da FIV differisce da quella precedentemente descritta per il FeLV in quanto l’infezione sembra persistere per tutta la vita del paziente. Per questo aspetto il FIV può essere paragonato al virus dell’immunodeficienza dell’uomo (HIV). La trasmissione avviene principalmente attraverso le ferite da morso ed è quindi più frequente tra i gatti maschi che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire da casa; il virus non è caratterizzato da un’elevata contagiosità, quindi la presenza di più gatti nello stesso ambiente domestico non aumenta la probabilità di contagio a condizione che non lottino tra loro.

    Dopo 4-5 settimane dall’inoculazione sperimentale si osserva la comparsa di febbre e di una neutropenia persistente per 1-9 settimane. Si rileva inoltre una linfoadenopatia generalizzata che persiste per 2-9 mesi. Questo virus non è un classico “produttore” o “eliminatore” di particelle virali in quanto solitamente provoca la morte della cellula infetta; di conseguenza l’antigene virale circolante, in quantità limitata, non può essere individuato mediante i comuni metodi diagnostici. In molti casi l’infezione da FIV è asintomatica e non si sviluppano forme patologiche FIV correlate letali.

     

    DIAGNOSI DELLA FeLV E DELLA FIV

     

    Per diagnosticare le infezioni da FeLV esistono fondamentalmente 2 tipi di test: quelli che rilevano la viremia cellulo-associata (immunofluorescenza) e quelli che rilevano la viremia siero-associata (Elisa). Quest’ultimo esame può essere eseguito su campioni di liquido lacrimale e saliva. L’esecuzione dell’immunofluorescenza (IFA) è limitata ai centri di ricerca e ad alcuni laboratori, mentre l’Elisa è comunemente effettuata nella maggior parte dei laboratori e a livello ambulatoriale. Il metodo Elisa è circa 100 volte più sensibile dell’IFA e solo raramente dà origine a falsi negativi; inoltre consente una maggiore precocità della diagnosi. Tuttavia fino al 30% dei gatti risultati positivi all’Elisa può non essere viremico, ma presentare un’infezione locale a livello delle ghiandole mammarie o salivari o dei relativi linfonodi regionali. In questi casi è consigliabile eseguire l’Elisa su campioni di liquido lacrimale o di saliva o, meglio ancora, sottoporre il soggetto ad un controllo dopo 6-8 settimane con l’Elisa o con l’IFA. Dopo 4-6 settimane, nei gatti con viremia transitoria, si assiste al fenomeno della sieroconversione, cioè i soggetti divengono FeLV-negativi; di conseguenza, in ogni gatto FeLV-positivo, l’esame andrebbe ripetuto dopo 6-8 settimane. In altre parole, nessun gatto dovrebbe essere soppresso sulla base di una singola positività al test.

     

    Il FIV non produce quantità di particelle virali sufficienti ad essere rilevate nel sangue o in altri fluidi mediante i test immunologici di routine. Per tale motivo, analogamente a quanto avviene nell’uomo per l’infezione da HIV, i test impiegati per diagnosticare l’infezione da FIV sono basati sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus. La sieroconversione si realizza quindi 2-4 settimane dopo l’infezione. La maggior parte dei kit diagnostici in commercio utilizza il metodo Elisa ed è estremamente sensibile: i risultati falsi-negativi sono rari, mentre false positivià possono verificarsi in circa un terzo dei gatti risultati positivi con il metodo ELISA. Le manifestazioni cliniche della sindrome da immunodeficienza acquisita felina comprendono: stomatiti, ascessi, piotorace, enteriti ed infezione delle vie aeree superiori, infezioni da microrganismi opportunisti, quali toxoplasmosi, emobartonellosi, criptococcosi; altre infezioni virali quali la peritonite infettiva felina.

     

    TRATTAMENTO DEL PAZIENTE AFFETTO DA INFEZIONI DA RETROVIRUS

     

    Di fronte ad un paziente con sospetta infezione retrovirale il clinico deve tenere presenti due punti: primo – se il gatto risulta FeLV-positivo con il metodo Elisa è essenziale accertarsi della presenza di una viremia persistente (cioè escludere la transitorietà della viremia) con la ripetizione del test dopo 6-8 settimane mediante metodo Elisa o IFA o eseguendo il test Elisa su campioni di liquido lacrimale o saliva. In questo periodo il gatto viene mantenuto in isolamento (non a contatto con altri gatti). Secondo – il risultato positivo del test anticorpale per il FIV deve essere confermato mediante Western blat, la positività del quale dimostra la persistenza dell’infezione.

    Al momento attuale non esiste una terapia in grado di eradicare efficacemente l’infezione. Studi sperimentali hanno consentito di ottenere la temporanea scomparsa del virus, ma l’infezione si ripresenta in seguito alla sospensione del trattamento.

     

    RACCOMANDAZIONI PER IL PROPRIETARIO

     

    Il veterinario deve adoperarsi per mettere al corrente il proprietario sulla possibile evoluzione della patologia. Il cliente, per esempio, deve sapere che l’infezione può decorrere asintomatica e che, nel caso si sviluppino patologie correlate all’infezione da retrovirus, queste possono essere adeguatamente trattate. Il cliente deve essere cosciente del fatto che il proprio gatto costituisce un pericolo per altri soggetti, soprattutto se infetto da FeLV, ed andrebbe quindi isolato. Se il gatto FeLV –positivo asintomatico vive da solo in casa, il proprietario dovrà istituire alcune misure preventive, senza per questo modificare il rapporto intrattenuto con l’animale. Se il gatto vive in casa, ma ha possibilità di uscire all’esterno, è consigliabile isolarlo in casa fino all’avvenuta conferma dello stato viremico dell’infezione da FeLV. Se il gatto vive in appartamento con altri gatti è preferibile isolarlo o, se ciò non è possibile, trasferirlo in un’altra casa. In altre parole, non esistono motivazioni di ordine medico o etico che giustifichino l’eutanasia di un soggetto FeLV o FIV positivo asintomatico, in quanto una certa percentuale di questi gatti può condurre una vita normale e morire in seguito ad eventi non correlati all’infezione retrovirale.

     

    PROFILASSI

     

    L’immunizzazione dei soggetti FeLV e FIV positivi è indicata in quanto essi rappresentano i principali candidati alle infezioni secondarie e opportunistiche. I gatti andrebbero isolati in modo da non avere contatti con altri soggetti. Il proprietario deve segnalare al veterinario qualsiasi segno clinico eventualmente insorto, in modo da trattare precocemente disturbi potenzialmente gravi. Inoltre deve essere in grado di esaminare le gengive (per evidenziare ittero o pallore delle mucose), di palpare i linfonodi e di controllare i caratteri della minzione e della defecazione del soggetto.

     

    TERAPIA DI DISTURBI SPECIFICI

     

    La presenza di un’infezione retrovirale non modifica il protocollo terapeutico di una qualsiasi condizione patologia neoplastica o non neoplastica. In aggiunta è consigliabile istituire un trattamento di sostegno adeguato. I soggetti affetti da linfomi o leucemie vengono sottoposti a chemioterapia e radioterapia. In presenza di un processo infettivo è necessario prelevare un campione da sottoporre ad esame colturale batteriologico e micologico e ad antibiogramma; in questi soggetti si riscontrano infatti con una certa frequenza forme batteriche e micotiche non comuni. Il ritardo nell’istituzione di una terapia antibiotica appropriata può causare un aumento significativo della morbilità e della mortalità.

     

    PROFILASSI DELLE INFEZIONI DA RETROVIRUS

     

    Per la trasmissione dell’infezione da FeLV e da FIV è necessario uno stretto contatto con un soggetto infetto in fase di eliminazione attiva del virus. Nel caso di FeLV è sufficiente un contatto casuale (per esempio toelettatura), mentre per FIV è necessaria la presenza di una ferita penetrante. Di conseguenza è molto improbabile infettarsi in seguito alla permanenza in un appartamento o in un ambulatorio veterinario.

    Il controllo delle abitudini del gatto rappresenta l’unica forma di profilassi nei confronti dell’infezione da FIV, in quanto non è attualmente disponibile alcun vaccino. Un gatto che vive in casa e non ha la possibilità di uscire all’esterno non sarà mai soggetto all’infezione da FIV (o da FeLV). Al contrario, sono disponibili vaccini per il FeLV; il veterinario e il proprietario spesso si domandano se vaccinare o meno il gatto per il FeLV. E’ piuttosto facile individuare i soggetti a rischio per l’infezione (animali che coabitano con soggetti FeLV-positivi, gatti che vivono all’aperto o che hanno la possibilità di uscire); questi soggetti andrebbero vaccinati in quanto il proprietario preferisce conferire al proprio animale una forma di protezione.

     

    In generale si ritiene che:

     

    • non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa da solo, indipendentemente dal fatto che sia FeLV-positivo o negativo
    • non è necessario vaccinare un gatto FeLV-negativo che vive in casa con altri gatti FeLV negativi
    • è consigliabile vaccinare un gatto FeLV negativo che vive con uno o più soggetti FeLV positivi
    • è consigliabile vaccinare i gatti che vivono all’esterno o che vivono in casa ma hanno la possibilità di uscire.

     

    Fonte: http://www.certosinoclub.it/old/documenti/MALATTIE_DA_RETROVIRUS_DEL_GATTO.doc

    Sito web da visitare: http://www.certosinoclub.it/

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    Vaccinazione del gatto:

    a ciascun gatto la protezione più specifica

     

    La protezione dalle malattie infettive è fondamentale per la salute del gatto: il programma vaccinale va iniziato attorno alle otto settimane d’età, con una seconda vaccinazione intorno alle 12 settimane. Le vaccinazioni andranno poi richiamate periodicamente.

     

    Contro quali malattie si può vaccinare il gatto?

    Herpesvirosi, Calicivirosi, Panleucopenia, FeLV (Leucemia felina) e Clamidiosi sono le malattie contro cui è possibile vaccinare il gatto. Bisogna però considerare che non tutti i gatti sono uguali. La vita di un gatto che vive sempre in appartamento e quella di uno che può uscire all’aperto sono infatti diverse, e differenti i rischi a cui sono esposti. Ecco perché la protezione deve essere scelta valutando tutti i fattori coinvolti: tipo di vita, ambiente di residenza, età, spostamenti, esigenze particolari. Lo stile di vita del gatto ci permette quindi di individuare la protezione vaccinale più indicata:

     

    STILE DI VITA

    CARATTERISTICHE

    PROTEZIONE VACCINALE

    Vita all’aperto

    Trascorre tutta la vita all’aperto. Contatti costanti con altri gatti, di cui non si conosce la storia vaccinale.

    Protezione di base:
    Herpes, Calicivirus, Panleucopenia, Clamidiosi, Leucemia felina

    Prevalentemente all’aperto

    Maggior parte del tempo all’aperto. Contatti frequenti con altri gatti. Convivenza con altri gatti nella stessa casa. 

    Protezione di base:
    Herpes, Calicivirus, Panleucopenia
    Protezione consigliata: Clamidiosi, Leucemia felina

    Prevalentemente in casa

    Contatti occasionali con altri gatti che vivono all’aperto. Convivenza con altri gatti nella stessa casa.

    Protezione di base:
    Herpes, Calicivirus, Panleucopenia
    Protezione consigliata:Leucemia felina

    Vita in casa

    Vita esclusivamente in casa. Nessun contatto con altri gatti. 

    Protezione di base:
    Herpes, Calicivirus, Panleucopenia

     

    La vaccinazione contro la Rabbia è richiesta per chi risiede o si reca in alcune aree del nostro Paese e per il rilascio del passaporto per animali, necessario per chi si reca recarsi all’estero con il proprio gatto.

    Protezione più sicura senza adiuvanti

    Gli adiuvanti, impiegati in alcuni vaccini felini per potenziarne l’efficacia, determinano processi infiammatori locali intensi e protratti nel sito di iniezione. I vaccini adiuvati presentano quindi reazioni avverse più frequenti rispetto ai vaccini che ne sono privi. In questa struttura veterinaria utilizziamo una gamma vaccinale felina senza adiuvanti, per proteggere il gatto con ancor maggiore efficacia e sicurezza.

     

    Fonte: http://www.studioveterinariocosseria.it/bbb/file_content/fl15.doc

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    LE PATOLOGIE DELLE BASSE VIE URINARIE DEL GATTO

     

    Con il termine “Patologia delle basse vie urinarie del gatto” (in inglese Feline Lower Urinary Tract Disease, FLUTD), si indica un gruppo di malattie che può colpire la vescica e/o l’uretra dei gatti. Questa denominazione ha sostituito la precedente di FUS (Sindrome urologia felina) in quanto precisa meglio il coinvolgimento delle basse vie urinarie. Sfortunatamente i segni clinici sono spesso aspecifici e generici e nella maggior parte dei casi risulta essere una patologia di natura idiopatica, della quale cioè non si conosce la causa esatta.

    I gatti affetti da FLUTD di solito presentano difficoltà e dolore durante la minzione, aumento della frequenza di emissione delle urine, sangue nell’urina, abitudine a urinare fuori dalla lettiera e talvolta manifestazioni di aggressività  o variazioni del carattere abituale.

    Può colpire gatti di qualunque età, anche se è più frequente in gatti di età media, sovrappeso, che fanno poco esercizio e si nutrono di cibi secchi. Le patologie delle basse vie urinarie colpiscono indifferentemente entrambi i sessi, anche se il rischio di ostruzione uretrale è quasi esclusivamente del gatto maschio, data la maggior lunghezza e il minor diametro dell’uretra.

    Come abbiamo già detto nella grande maggioranza dei casi (circa il 60%) si tratta di cistiti non ostruttive da cause imprecisate (cosiddette Cistiti Idiopatiche Feline). In circa il 10-15% dei casi si tratta di urolitiasi (presenza di calcoli vescicali). Nei casi rimanenti, percentuali minori sono rappresentate da tumori, difetti anatomici predisponenti e, contrariamente a precedenti convinzioni e sorprendentemente, la causa infettiva coinvolge meno del 2% dei casi di FLUTD non ostruttive.

    Per quanto riguarda le forme ostruttive, le più pericolose e urgenti da trattare, tanto da rappresentare una vera e propria emergenza che mette a repentaglio la vita del paziente e che, in caso di intervento tardivo, possono pregiudicare la funzionalità renale in modo permanente, la grande maggioranza è determinata dalla formazione del cosiddetto “tappo uretrale” (quasi esclusivamente nel gatto maschio); in misura minore possono essere determinate dalla presenza di piccoli calcoli nel decorso dell’uretra.

    La ricerca ha recentemente individuato tra le cause maggiormente responsabili di patologie urinarie una alterazione dell’innervazione delle vie urinarie. In situazioni di stress il cervello può stimolare delle terminazioni nervose all’interno della vescica urinaria che rilasciano dei neurotrasmettitori responsabili del dolore, dell’infiammazione (infiammazione neurogenica) e che possono determinare la dilatazione di vasi capillari e la riduzione dello strato mucoso protettivo presente all’interno della vescica. Questo determina, oltre ad episodi di ematuria (presenza di sangue nelle urine), la liberazione di materiale di desquamazione che, unitamente a cristalli minerali, contribuisce alla formazione del tappo uretrale. La frequente assunzione della posa di minzione senza emissione di urina e, ancor più, le manifestazioni di dolore del gatto devono indurre il sospetto che, in caso confermativo, richiede un intervento disostruttivo urgente. Oltre ad essere una situazione a rischio per il gatto, come ricordato, è una patologia difficile da trattare per il Veterinario. Le manualità sono da svolgere in anestesia e spesso ci si trova di fronte ad un paziente con la funzionalità renale gravemente compromessa. In questo caso di grande aiuto è la possibilità di praticare una lieve sedazione e una anestesia epidurale, in modo da minimizzare i rischi anestesiologici. Un’altra possibile causa patologica delle vie urinarie è l’urolitiasi, la presenza cioè di formazioni mineralizzate (i cosiddetti calcoli urinari). I più comuni nel gatto sono i calcoli di struvite e di ossalato. I primi sono talvolta dissolvibili con diete appropriate, mentre i secondi devono essere rimossi chirurgicamente.

    Come anticipato, le infezioni sono raramente causa delle patologie delle vie urinarie. Quando sono presenti, generalmente sono secondarie alla presenza di calcoli, a situazioni che determinano immunodepressione (ad es. il diabete mellito o terapie immunosoppressive), a tumori o a difetti anatomici che impediscono il completo svuotamento della vescica urinaria.

    In conclusione giova ricordare una recente acquisizione della ricerca medico-veterinaria che ha identificato come causa principale di questo gruppo di patologie lo stress. Fattori stressanti includono cambiamenti della lettiera, cambiamenti repentini della dieta, di ambiente, clima, stress del proprietario, sovraffollamento o l’arrivo in casa di nuovi animali e/o persone. Come forma di prevenzione è essenziale ridurre il livello di stress a cui il gatto può essere sottoposto, mettergli a disposizione un’area pulita e sicura dove possa urinare non disturbato, cercare di ridurre il sovraffollamento e la competitività tra gatti.

    Bisogna quindi imparare ad interpretare i segni clinici quali la ritardata emissione dell’urina dopo che ha assunto la posizione, l’aumentata frequenza delle minzioni o una variazione del colore delle urine. Va detto che l’esame delle urine, prelevate in modo indolore con la punzione della vescica con la guida dell’ecografo, è una metodica semplice e permette di eseguire frequentemente l’esame delle urine. Un esame poco costoso e molto utile sia ai fini diagnostici che come metodo routinario di profilassi per identificare le possibili recidive.

     

    Fonte: http://www.gardavet.com/files/41---LE-PATOLOGIE-DELLE-BASSE-VIE-URINARIE-DEL-GATTO.doc

    Sito web da visitare: http://www.gardavet.com/

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    Malattie dei gatti

    Una passeggiata fino al giornalaio, una corsa al parco, due commissioni e una veloce occhiata ai negozi prima di una buona pizza in compagnia: questo potrebbe essere il programma di un pomeriggio libero per un cane e il suo proprietario. Molti di coloro che scelgono un cane, infatti, sono contenti di dividere con lui gran parte del tempo libero ed i cani non chiedono altro che stare con i propri compagni umani per il maggior tempo possibile.

     

    Purtroppo c’è un ma…. Anche se in questi ultimi anni il loro numero comincia a diminuire, esiste ancora un buon numero di esercizi pubblici che, diversamente da quanto accade negli altri paesi europei, espone l’antipatico cartello “Io non posso entrare”, costringendo il proprietario a cambiare negozio o, in mancanza di alternative, a lasciare il cane a casa ad annoiarsi o, peggio, in una automobile fredda d’inverno e rovente d’estate.

    I motivi del rifiuto sono diversi: convinzione che gli animali non siano puliti, che portino malattie o che diano fastidio agli altri clienti. Non sempre questi motivi sono del tutto sbagliati e per convincere gli esercenti a rimuoverli è necessaria la collaborazione e buona educazione di tutti i proprietari di cani.

    Ma a quali condizioni i divieti di ingresso potrebbero sparire?

     

    Partendo dal presupposto che il sentimento che il proprietario prova per il proprio cane non deve necessariamente essere condiviso da tutti e che anche chi non ama i cani ha il diritto di essere rispettato, il proprietario educato deve assicurarsi che il cane sia pulito e, se non profumato, almeno non il contrario (…); deve mostrare di avere il pieno controllo dell’animale, condurlo al guinzaglio, ed evitare che “chieda bocconi di cibo”, annusi e faccia le feste a chi potrebbe non gradirle all’interno del locale. Se queste sono condizioni importanti, ancora di più lo sono quelle che a volte si danno erroneamente per scontate, ovvero che il cane sia stato regolarmente vaccinato e che sia sano e libero da parassiti come pulci, zecche e pidocchi. Quando queste sono presenti possono mettere a rischio la salute di cani e persone.

     

    Quello dell’infestazione da pulci, zecche e pidocchi è infatti un problema spesso trascurato. Molti proprietari si convincono che i propri animali non possano essere affetti da parassiti perché vivono in una casa ben pulita e, soprattutto per quanto riguarda i gatti, perché non escono o lo fanno raramente.

    In realtà queste condizioni non impediscono a cani e gatti di venire infestati, e l’esperienza quotidiana dei medici veterinari insegna che non esistono animali esenti dal rischio parassiti: il davanzale, il tetto, il giardino sotto casa, il pianerottolo e lo zerbino sono tutti probabili fonte di infestazione per il semplice fatto di essere frequentati da più animali, non tutti correttamente trattati.

    Persino i più attenti, inoltre, spesso limitano la prevenzione del problema ai mesi estivi, trascurando il fatto che il riscaldamento domestico crea un ambiente ideale per le pulci anche d’inverno. Altri trattano con antiparassitari solo il cane perché esce di casa, e trascurano il gatto, che così diventa un “serbatoio” di infestazione per tutto l’anno. Tutto ciò senza contare che sia il cane sia il gatto riposano quotidianamente su divani e tappeti, rischiando di infestare la casa prima che il proprietario se ne accorga (le uova e le larve delle pulci sono infatti molto piccole e possono sfuggire anche ad una ottima pulizia casalinga).

    Anche quando l’infestazione è ormai in corso, infatti, nelle sue fasi iniziali spesso i proprietari non se ne rendono conto perché non trovano parassiti durante la normale pulizia del proprio animale, o perché il cane od il gatto non si grattano, salvo poi allarmarsi quando cominciano a trovare sul pelo dell’animale la cosiddetta “polvere di carbone” (le feci delle pulci) o quando il nostro amico a quattrozampe comincia a grattarsi furiosamente dopo aver sviluppato un’allergia al morso di pulce, patologia più frequente di quanto si pensi.

    Il problema, comunque, è di facile soluzione: basta trattare regolarmente cane e gatto con un antiparassitario specifico contro le pulci e le zecche e che sia in grado di eliminare allo stesso tempo le uova e le larve di pulci prima che infestino la casa. In questo modo, con un semplice gesto è possibile evitare molteplici complicazioni.

     

    I parassiti

     

    Le pulci queste sconosciute

     

    Le pulci sono insetti attratti dal calore corporeo e una volta raggiunto l’ospite si insediano e si nutrono del suo sangue. Le punture sono spesso causa di deperimento e anemia, ma i soggetti predisposti possono sviluppare reazioni allergiche dovute alla sensibilizzazione ad alcune componenti della saliva del parassita. In questi casi, poche punture sono sufficienti a scatenare una violenta crisi di prurito che negli animali domestici si manifesta con mordicchiamento, grattamento e leccamento su dorso, inguine ed addome. Eritema, papule (lesioni rilevate simili a punture di zanzara), forfora, escoriazioni ed un progressivo diradamento del mantello completano i sintomi clinici.

    Anche l’uomo può essere aggredito dalle pulci, se il cane o il gatto sono particolarmente infestati, oppure se si sono allontanati da casa anche temporaneamente; nell’uomo le lesioni dermatologiche si manifestano come puntini rossi in rilievo attorno alle caviglie o in altre sedi del corpo. Questi parassiti possono essere pericolosi perché spesso sono veicolo di malattie come la teniasi (verme intestinale piatto), che in alcuni casi si trasmette anche ai bambini, o la Bartonellosi, meglio conosciuta come “malattia da graffio del gatto” (infezione batterica che colpisce circa 2.000 persone all’anno).

     

    Le pulci, infine, non vivono solo sull’animale. In realtà gli insetti adulti che restano sull’ospite rappresentano una piccola parte della popolazione globale: possiamo considerare che solo il 5% dell’infestazione riguarda l’animale, e ben il 95% l’ambiente in cui vive: la sua cuccia, ma anche divani, tappeti, moquette, parquet e tutte le altre aree che condivide con il proprietario (macchina, garage, ecc). Per ogni pulce adulta presente sull’animale ci sono decine di forme immature non visibili ad occhio nudo disperse nell’ambiente; ecco perché l'infestazione riguarda sia gli animali sia le abitazioni dei loro proprietari.

     

    Fonte citazione : http://www.frontlinecombo.it/files/ufficio_stampa/2007/05pzp.doc

    Sito web da visitare: http://www.frontlinecombo.it/

    Autore del testo da cui è stata estratta la citazione : L. Cornegliani

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