Biografie artisti

 


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Biografie artisti

 

Giovanni Bellini (Venezia, 1440 circa - 1516?)
Ricostruire con precisione la vita e le tappe dell’attività pittorica di Giovanni Bellini, uno dei grandi protagonisti dell’arte mondiale, non è cosa semplice, oltre che per la carenza di notizie documentarie - scarsa attendibilità hanno purtroppo le notizie fornite da Vasari -, anche per il fatto che le opere datate con certezza si concentrano  nell’ultima parte della carriera del pittore, periodo in cui comunque la valutazione stilistica si complica per l’intervento della bottega in numerose commissioni. Si suppone che l’artista sia nato intorno al 1440; figlio del pittore Jacopo e fratello minore di Gentile (artista anch’egli), l’avvio della sua attività avviene tra sesto e settimo decennio all’interno della bottega paterna. Nelle prime opere eseguite autonomamente, che risalgono a questi anni, Bellini mostra però un vivo interesse per la cultura antiquaria del cognato, il pittore Andrea Mantegna. Autore di importanti e impegnative pale d’altare per numerose chiese veneziane, nella fase tarda della sua attività, a partire dagli anni Novanta, Bellini estende il proprio interesse anche ad altri generi, compreso quello profano, ben esemplificato dal celebre Festino degli dei eseguito per il duca di Ferrara Alfonso d’Este nel 1514, a due anni dalla presunta data di morte.

Giovanni Battista Cima da Conegliano (Conegliano 1459/1460 ‑ 1517/1518)
Più consistente rispetto a quella su Bellini è la documentazione su Giovan Battista Cima da Conegliano, per cui abbiamo i contratti di commissione di due pale (1493 e 1513), i pagamenti per altre tre e sono giunti a noi sei dipinti datati direttamente dall’artista. Nato intorno al 1459-1460, Cima abbandona ben presto la cittadina di provincia per trasferirsi a Venezia, dove è documentato certamente dal 1492 e dove ha la possibilità di conoscere e studiare le innovative ricerche luministiche di Giovanni Bellini e Alvise Vivarini. La sua produzione religiosa è estremamente apprezzata, non solo in laguna, ricevendo numerosissime commissioni - la più importante lo straordinario Battesimo di Cristo per la chiesa veneziana di San Giovanni in Bragora – che lo porteranno a essere uno degli artisti più celebri della fine del Quattrocento nell’ambito della pittura sacra. Cima morirà, nell’amata Conegliano che sempre ha ritratto nei suoi paesaggi, tra il 1517 e il 1518.

Colantonio (attivo a Napoli tra il 1440 e il 1470)
Nessun dato documentario ci viene in aiuto nella ricostruzione della vita del pittore. Le uniche notizie in nostro possesso su Colantonio sono quelle ricavabili da una lettera scritta nel 1524 dall’umanista Pietro Summonte al veneziano Marcantonio Michiel. Nonostante la sfuggente biografia, il pittore napoletano riveste un’importanza decisiva nella Napoli quattrocentesca. Egli si forma tra 1438 e 1442 alla corte di Renato d’Angiò, dunque a contatto con pittore fiamminghi e provenzali da cui apprende le fondamentali novità fiamminghe e attraverso cui può conoscere e copiare i modelli di van Eyck: bagaglio culturale che sarà fondamentale per la formazione del giovane Antonello, allievo a Napoli proprio di Colantonio. Testimonianza della ricchezza della cultura del maestro è l’ultima opera da egli realizzata, il Polittico di San Vincenzo Ferrer (1460), ove si mescolano non solo richiami alla pittura fiamminga ma anche a quella iberica e da cui traspare un primo sentore di novità pierfrancescane.

Bartolomeo Montagna (Vicenza, circa 1449 ‑ 11 ottobre 1523)

Il pittore Bartolomeo Montagna, la cui famiglia proveniva dal bresciano, nasce a Vicenza intorno al 1449. Se a vent’anni è segnalato come residente a Venezia, solo cinque anni dopo lo ritroviamo a Vicenza in qualità di pittore; del soggiorno veneziano resta traccia nelle sue opere già dagli esordi, che mostrano richiami a Giovanni Bellini ma anche ad Antonello da Messina e a Bartolomeo Vivarini. Gli anni Settanta sono di intensa attività per Montagna, pittore di un certo successo tanto da ricevere una commissione dalla Scuola Grande di San Marco a Venezia. Il contatto con la pittura lombarda, e in particolare con l’opera di Bramante, apre al vicentino lo studio della prospettiva; una scoperta forse favorita dalla presenza di Montagna nel cantiere della Certosa di Pavia nel 1490. Un ventennio di ferventi sperimentazioni cui segue un periodo di declino, visibile nelle opere realizzate per Verona e Padova e sostanziato nel ruolo sempre maggiore lasciato alla bottega nell’esecuzione delle commissioni, in particolare al figlio Benedetto.

Alvise Vivarini  (Venezia, 1442/1453 - 1503/1505)

Membro di una celebre famiglia di artisti veneziani, Alvise Vivarini nasce a Venezia; se la data di nascita non può essere ricostruita con certezza - tuttora oscilla tra 1442 e 1453 -, più consistenti sono i documenti rimastici sulla sua attività. Alvise inizia la sua carriera artistica nella bottega di famiglia, insieme al padre Antonio e allo zio Bartolomeo, e la sua prima opera certa risale al 1476; nonostante sia un testo giovanile, Vivarini mostra già una discreta dose di personalità e creatività rispetto ai familiari, dovuta soprattutto all’attenzione verso le opere lasciate da Antonello durante il soggiorno veneziano. Se il bacino di committenza tradizionale della bottega è individuabile nell’area adriatica e in parte in terraferma (un’opera fondamentale di Alvise sarà la pala per San Francesco a Treviso), il pittore riceve anche importanti commissioni a Venezia, dove lavora a due tele per il Palazzo Ducale che susciteranno l’ammirazione di Vasari. Negli ultimi anni di attività - la data di morte è collocabile con certezza tra 1503 e 1505 - Vivarini mostra non solo una continua e viva tensione al confronto con Bellini, ma rivela anche una certa apertura alle innovazioni stilistiche provenienti d’oltralpe. 

Jacobello di Antonello (Messina, seconda metà del secolo XV)
Come accade per il padre, anche per Jacobello di Antonello, figlio di Antonello da Messina, le notizie sono purtroppo assai scarse e la sua figura resta perciò piuttosto misteriosa. Da alcuni documenti è possibile ricostruire come l’artista fosse già sposato, e attivo come maestro di pittura, nel 1475, e tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 lo troviamo impegnato a completare una serie di opere lasciate incompiute alla scomparsa del padre; lo stesso Jacobello va forse incontro ad una morte piuttosto precoce se, come sembra risultare da un documento, va considerato già morto nel 1488. Lo stile del giovane maestro è stato sempre unanimemente riconosciuto come assai legato a quello del padre - pur nella consapevolezza dell’incommensurabile divario tra loro: nell’unica opera certa, la Madonna di Bergamo, si firma “figlio di un non umano pittore” -; ma Jacobello mostra anche aperture alla scuola veneziana, rivelando di mantenere attivo, come Antonello, l’interesse per la pittura provenzale.

Jaime Jacomart Baço (Valencia 1409/1417 - 1461)
Sul pittore valenciano Jaime Jacomart Baço le notizie sono assolutamente frammentarie, situazione  aggravata dalla perdita di numerose opere. Non è certo neppure che sia nato a Valencia, e la data di nascita è generalmente collocata tra 1409 e 1417 (morirà nella stessa città nel 1461). Tanto più deplorevole è l’impossibilità di ricostruire con completezza la sua figura, poiché le informazioni che abbiamo lo ritraggono come un pittore molto riconosciuto ed apprezzato e chiamato a lavorare da prestigiosi committenti italiani. Sappiamo infatti che Jacomart compie numerosi viaggi a Napoli tra 1440 e 1446, dove lavora per Alfonso d’Aragona - alla sua partenza da Valencia la bottega resta in mano a Juan Reixach, fatto che complica di molto la distinzione delle due diverse mani nei dipinti rimastici. Un’importante commissione gli viene inoltre dal cardinale Borgia - segretario del re di Napoli -, per la cui cappella a Játiva (presso Valencia) Jacomart dipinge un complesso altare, in cui le consuete caratteristiche fiamminghe della sua pittura si aprono a embrionali sperimentazioni di stampo luministico-prospettico ispirate all’arte italiana.

Jacometto Veneziano (Venezia, attivo dal 1472 - morto prima del 1498)
Non possedendo documenti sul personaggio, ciò che sappiamo sulla figura di Jacometto ci viene dalle Notizie redatte dal veneziano Marcantonio Michiel, che nella prima metà del ‘500 stila una rassegna delle opere dell’artista possedute dai patrizi di Venezia e di Padova. Le opere citate da Michiel, che annoverano dipinti religiosi, ritratti, temi profani, ci restituiscono la figura di un artista che si applica principalmente a quadri di dimensioni molto piccole, sappiamo tra l’altro che fu autore anche di miniature, e lo delineano come uno dei favoriti dalla committenza privata e nobile, da cui era notevolmente stimato. Lo stile di Jacometto - che risulta attivo a Venezia dal 1472 e che sappiamo già scomparso nel 1498 - è di certo debitore di quello di Antonello, di cui - visto anche il formato delle opere da egli predilette - il pittore ripropone lo stretto rapporto con la pittura fiamminga, tanto che lo stesso Michiel riteneva che nel celeberrimo San Girolamo nello studio di Londra - da lui giudicato di mano di van Eyck o Memling - il volto del santo  fosse stato realizzato da Jacometto.

Petrus Christus (attivo a Bruges fra il 1440 ed il 1472/1473)
Da un documento del 1444 sappiamo che a questa data Petrus Christus era già attivo come maestro, ma nulla sappiamo della sua data di nascita e formazione. Il pittore proveniva dalla località olandese di Boerle, e sicuramente parte importante del suo percorso artistico è stato l’incontro con la pittura di Jan van Eyck. E’ stato anche supposto, per spiegare le tangenze con artisti tedeschi, che Christus abbia compiuto un viaggio nella Germania renana agli inizi degli anni ’30. Petrus Christus ha avuto un ruolo fondamentale per la pittura italiana del Quattrocento, poiché molti suoi dipinti erano presenti nel territorio peninsulare, tra cui un San Girolamo, una Morte della Vergine e un perduto Cristo in maestà.

Antonello De Saliba (Messina, 1467 circa - 1535 circa)
Antonello De Saliba era figlio di Giovanni, cognato di Antonello; grazie a un documento è possibile risalire alla sua data di nascita, avvenuta tra 1466 e 1467, e collocarne la formazione all’interno della bottega di Jacobello. I documenti messinesi tacciono sul pittore nel periodo che va dal 1480 al 1497, fatto che ha portato gli studiosi a ipotizzare un soggiorno veneziano di Antonello a Venezia in questo periodo, per poter spiegare gli influssi di Bellini e Cima da Conegliano presenti nelle opere successive. La presenza di un secondo Antonello in laguna ha inoltre portato a ritenere i due artisti per lungo tempo una sola persona, fino alla recente ricostruzione della figura di De Saliba. A parte questo lungo periodo “oscuro”, sappiamo che il pittore lavora in maniera pressoché continua a Messina (fino al 1535, anno della morte), spesso in collaborazione con il padre intagliatore; oltre all’influsso della pittura veneziana Antonello mostra nelle sue opere anche un certo interesse per l’arte lombarda e centroitaliana, nonostante nell’ultimo periodo di attività egli mostri di ripiegare piuttosto su stilemi della tradizione locale messinese e di avvalersi in maniera più massiccia di collaboratori di bottega.

Jan Van Eyck (attivo a L’Aia e a Bruges fra il 1422 ed il 1441)

Jan van Eyck nasce circa nel 1390 a Maastricht, e la sua formazione inizia probabilmente al fianco del fratello maggiore Hubert. Fin da giovane van Eyck viaggia molto tra le corti del nord Europa, risultando dapprima attivo presso il conte d’Olanda a L’Aia (1422-1424), poi come pittore di corte di Filippo il Buono duca di Borgogna. Nel 1426 compie un pellegrinaggio dalla destinazione sconosciuta, tra 1428 e 1429 è in missione diplomatica a Lisbona e sempre nel 1429 si trasferisce a Bruges; muore nel 1441. La notizia del viaggio religioso compiuto dal pittore nel 1426 ha fatto sorgere l’ipotesi che la destinazione fosse la Terrasanta e che per questo van Eyck abbia attraversato l’Italia. La proposta è molto suggestiva perché renderebbe conto del forte segno lasciato dalla pittura del fiammingo in Italia ma anche di certi richiami al paesaggio peninsulare presenti nei dipinti di Jan. Sappiamo comunque per certo che van Eyck era in contatto con committenti italiani -soprattutto mercanti genovesi e toscani - tramite i quali molte sue opere giunsero in Italia (molte oggi sono purtroppo perdute) stimolando un profondo rinnovamento nello stile di numerosi maestri, dal nord al sud della penisola.

 

Giovanni Bonconsiglio, detto Marescalco (Montecchio Maggiore, 1465 circa - Venezia, 1536/1537)
Giovanni Bonconsiglio - detto Marescalco per la professione esercitata dal padre Domenico - nasce probabilmente intorno al 1465. Quasi sicuramente di origine vicentina, risulta trasferitosi a Venezia nel 1495, città in cui possiede una bottega. Il periodo della sua formazione e dell’attività giovanile costituiscono un nodo problematico assai dibattuto per l’assenza di opere certe - i primi due dipinti datati risalgono al 1497. Attivo sia in laguna che per la terraferma veneta, Bonconsiglio mostra di rifarsi non solo ai supremi esempi di Bellini di Antonello ma di mantenersi vigile su quanto accadeva più ad ovest, tra Verona e la Lombardia. All’aprirsi del Cinquecento lo troviamo impegnato a lavorare nel territorio padovano (in particolare a Montagnana); sappiamo che nel 1513 è a Venezia - ma continua a possedere una casa a Vicenza - e nel 1531 è castaldo della Scuola dei Pittori veneziani; muore presumibilmente entro il 1537.

Juan Reixac (o Reixach, o Rexach) (documentato a Valencia tra il 1431 e il 1468)
Juan Reixach è il pittore che eredita la direzione della bottega valenciana alla partenza di Jacomart Baço per l’Italia. Attivo in precedenza insieme a Jacomart, si impegna successivamente a portare a termine le opere lasciate incompiute dal maestro; lo stile dei due pittori mostra tali affinità che spesso i due vengono confusi, per la difficoltà di distinguere le diverse mani. Momento importante nella ricostruzione della personalità di Juan è la scoperta della firma del pittore nel Retablo di sant’Orsola (1468), a partire dal quale è stato possibile creare un catalogo del pittore. Lo stile di Reixach si caratterizza per un certo arcaismo di stampo tardogotico accanto a richiami di marca fiamminga, visibili nella caratterizzazione dei personaggi, nel gusto del dettaglio e nella struttura delle architetture.

David Teniers (Anversa, 1610 - Bruxelles, 1690)
Figlio d’artista (il padre era David I Teniers), Teniers ebbe una carriera di successo e fu un pittore estremamente produttivo. Nel 1632 è segnalato come maestro ad  Anversa; cinque anni dopo sposa Anna, la figlia del celebre pittore Bruegel dei Velluti e nel 1645 è decano della gilda di San Luca ad Anversa, per essere infine consacrato nel 1647 come pittore di corte dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, da cui viene incaricato di pubblicare un album con immagini di dipinti italiani delle collezioni arciducali (uscirà nel 1658 con il titolo Theatrum pictorium). Pittore apprezzatissimo - numerosi arazzi fiamminghi e francesi riprodurranno le sue opere fino al Settecento - spedì i suoi dipinti fino in Spagna e fondò l’Accademia di Belle Arti di Anversa nel 1665. Nella sua carriera mostrò gran predilezione per le scene di genere, per i soggetti di vita borghese e popolare; da un tavolozza chiara, sfumata e luminosa - ispirata da Rubens - passò a una cromia più cupa negli ultimi anni di attività.

 

Francesco Laurana (La Vrana, Zara, 1430 circa - Marsiglia, 1502 circa)
Francesco Laurana, artista di origine dalmata, fu attivo come scultore e medaglista. La sua formazione avviene nella terra natale, ma le prime opere a noi conosciute sono compiute a Napoli, città in cui Laurana opera tra 1543 e 1458 al servizio di Alfonso d’Aragona. Tra 1461 e 1466 lo ritroviamo però in qualità di medaglista alla corte di Renato d’Angiò, in Francia, e di nuovo in Italia, dove è attivo in Sicilia - fino al 1471 -, dove realizza alcune straordinarie sculture di Madonne con il Bambino. Il secondo periodo napoletano (1471-1477) vede invece Laurana attivo come ritrattista, autore di splendidi busti quali quelli di Beatrice ed Eleonora d’Aragona e Battista Sforza (moglie del duca d’Urbino). Lasciata nuovamente Napoli, Laurana torna alla corte angioina dove si ferma per quattro anni; morirà a Marsiglia nel 1502. Nella sua ricca produzione, lo scultore mostra una grande attenzione per i diversi ambienti artistici in cui si è trovato ad operare, unendo quindi le suggestioni di matrice provenzale e borgognona a quelle dei maestri spagnoli conosciuti a Napoli, riviste però alla luce delle innovazioni italiane di Antonello da Messina e di Piero della Francesca.

 

Fonte: http://www.mostraantonellodamessina.it/stampa/biografie_artisti.doc

Autore del testo: http://www.mostraantonellodamessina.it/

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