Mantegna a Mantova Palazzo Te e altre opere d'arte a Mantova

 


Mantegna a Mantova Palazzo Te e altre opere d'arte a Mantova

 

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Mantegna a Mantova Palazzo Te e altre opere d'arte a Mantova

Mantegna a Mantova 1460 – 1506

Fruttiere, Palazzo Te
Arrivato a Mantova nel 1460, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1506, Mantegna diviene pittore di corte dei Gonzaga, riservando il suo genio, per massima parte, al servizio esclusivo della famiglia. Fu, infatti, Ludovico Gonzaga a richiedere fortemente la presenza del pittore a corte, ove dipinse alcune delle sue opere più celebri che sono andate ad arricchire le collezioni dei più importanti musei italiani e stranieri. Il Mantegna, considerato come un “carissimum familiarem” – secondo la definizione data dallo stesso marchese Ludovico - godeva nella vivacissima corte dei Gonzaga di molto prestigio, non solo grazie alle numerose opere realizzate per gli illustri committenti ma anche per la sua fama di massimo esperto di antichità romane, maturata nel soggiorno padovano dove ebbe modo di stringere amicizia con due dei più importanti “antiquari” dell’epoca, Giovanni Marcanova e Felice Feliciano.
Alle tracce indelebili dell’arte del Mantegna lasciate a Mantova e alla pittura mantovana nel periodo di “interregno” tra la morte del Maestro e l’arrivo, nel 1524, dell’altro grande genio che illuminò la città, Giulio Romano, sarà dedicata la mostra “Mantegna a Mantova 1460 – 1506”, che riporterà nella città lombarda molti dei capolavori del maestro realizzati in quegli anni, alcuni dei quali mai esposti in Italia, ed eccezionalmente concessi per l’occasione dai più importanti musei italiani e stranieri.
Alle numerose opere di Mantegna tra cui ricordiamo, la Madonna con Bambino detta Madonna delle cave dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, i due monocromi Giuditta e Didone del Museum of Fine Arts di Montreal, la Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e il Battista bambino dal The Kimbell Art Museum di Fort Worth, La Vestale Tuccia e Sofonisba dalla National Gallery di Londra, i due straordinari dipinti provenienti dal Louvre, Minerva che caccia i vizi e Giudizio di Salomone, si aggiungeranno opere importanti di Lorenzo Costa e di chi ha lavorato nel suo tempo, come Nicolò Solimani, Francesco Bonsignori e il fratello Girolamo, Lorenzo Leonbruno, Bernardino Parentino, Gian Francesco Caroto, Vincenzo Civerchio, Girolamo da Treviso il Giovane, Gian Francesco Tura, Francesco Verla, nomi senz’altro meno conosciuti dal grande pubblico, ma autori di opere tecnicamente eccellenti, cariche di influssi mantegneschi ma al tempo stesso autonome nel loro percorso creativo, prendendo perciò in esame circa sessant’anni della magnifica arte in voga alla corte dei Gonzaga. La mostra comporta dunque un affascinante percorso di circa sessanta opere che raccontano la vicenda di Andrea Mantegna dal suo arrivo a Mantova sino all’esaurirsi della grande influenza che la sua arte suscitò nei pittori della generazione a lui successiva.
A Mantova il Mantegna entrò in contatto con la dirompente arte del Leon Battista Alberti che sarà protagonista in città con alcuni dei suoi lavori fondamentali: le chiese di Sant’Andrea e di San Sebastiano. Dalla suggestione albertina e dagli studi sui rapporti tra architettura e decorazione dipinta avviati fin dai suoi esordi patavini, a Mantova il maestro realizzò alcuni tra i suoi massimi capolavori, a partire dalla decorazione della Camera Picta detta degli Sposi, affrescata nel Castello di San Giorgio e considerata fin da subito una delle meraviglie di quell’età ed esempio più alto dell’arte del Mantegna, grazie anche all’originalissima idea dello sfondamento illusivo del soffitto.
Proprio al Castello di San Giorgio sarà inoltre possibile visitare la mostra di sculture ordinate da Vittorio Sgarbi con Giancarlo Gentilini dell’Università degli Studi di Perugina, Rodolfo Signorini, dell’Accademia Nazionale Virgiliana e Italo Furlan dell’Università degli Studi di Padova. La mostra permette di illuminare i rapporti tra Mantegna e l’antichità, tra il classicismo di modello romano e il naturalismo di area padana, rappresentato da Niccolò dell’Arca e Guido Mazzoni.
Verrà poi esposta per la prima volta la scultura di S. Eufemia, proveniente dalla Cattedrale di Irsina in Basilicata, attribuita a Mantegna e certamente ispirata alla sua visione classica come si vede anche nella tela di medesimo soggetto del Museo di Capodimonte. Accanto alle sculture alcune medaglie completano il percorso della mostra.
Nel piano nobile del Castello, l’esposizione Rinascimento nel Castello di San Giorgio: Andrea Mantegna e i Gonzaga illustrerà infine i personaggi legati alla Camera Picta, le testimonianze autografe del tegna Mantegna e la Cultura scritta a corte. Saranno esposti infatti vari ritratti dei personaggi effigiati nella celebre opera, l’intero corpus dei documenti autografi del Mantegna e verrà idealmente ricreata la biblioteca dei Gonzaga con alcuni manoscritti di lettura e di culto. La mostra è a cura di Filippo Trevisani, Daniela Ferrari e Giordana Mariani Canova.
L’esposizione “Mantegna a Mantova” proseguirà a Palazzo San Sebastiano dove saranno esposti alcuni dipinti di artisti mantegneschi di primo piano, dal Bonsignori a Antonio da Pavia, e pregevoli copie dei trionfi di Cesare dal Mantegna di inizio Seicento che fanno parte delle collezioni permanenti del Museo della Città e nella Basilica di Sant’Andrea, dove si potranno ammirare altri due dipinti del sommo maestro, il Battesimo di Cristo e La Sacra Famiglia e la famiglia del Battista.
Inoltre Palazzo San Sebastiano ospiterà la mostra “Placchette e rilevi in bronzo dell’età di Mantegna”.
Durante il soggiorno mantovano il Mantegna divenne pittore di fama sovranazionale, celebrato ed ammirato dai contemporanei, e lasciò a Mantova con il suo stile rivoluzionario una traccia indelebile - anche grazie al fondamentale ciclo dei Trionfi, oggi ad Hampton Court, di cui a Mantova sarà possibile ammirare una splendida copia seicentesca conservata presso il Museo della Città di Palazzo San Sebastiano – nonostante l’arrivo, sul finire dalla sua vita, di Isabella d’Este a corte, che orientò i suoi interessi artistici verso nuovi talenti.

 


Palazzo Te

Palazzo Te fu costruito tra il 1525 il 1535 da Giulio Romano per volere di Federico II Gonzaga.
La celebre villa, destinata alle feste, ai ricevimenti e agli "ozi" del duca di Mantova, si ergeva su un isola in diretta contiguità col centro cittadino. L'origine del nome rimane misteriosa. Tra le diverse ipotesi interpretative, la più accreditata risale all'esistenza sull'isola di due filari di alberi che incrociandosi formavano la lettera "T".
Gli ambienti del Palazzo - la sala dei Cavalli, di Psiche, dei Giganti - i loggiati e la Grotta segreta insieme ai cortili e al giardino dell'Esedra rappresentano la più alta espressione dell'invenzione di Giulio Romano, grandioso architetto e pittore.
Il Palazzo è sede del Museo Civico. Nelle sale al piano superiore sono ospitate le collezioni permanenti: la donazione dell'editore Mondadori con i dipinti di Spadini e Zandomeneghi; la sezione permanente gonzaghesca di monete, conii, stampi, pesi e misure dal Trecento al Settecento; la collezione egizia di Giuseppe Acerbi di 400 pezzi e il lascito di Ugo Sissa, artista mantovano che a Baghdad raccolse numerosi pezzi di arte mesopotamica.
Nei periodi espositivi è possibile disporre di alcuni ambienti del Palazzo per convegni, presentazioni e attività di corporate ospitality.


Itinerari
In occasione della mostra Mantegna a Mantova 1460–1506, per approfondire gli aspetti storici e artistici della lunga permanenza del maestro alla corte dei Gonzaga, viene proposto un percorso che collega i luoghi mantegneschi della città. Da Palazzo Te, dove sarà allestita l’esposizione dedicata agli anni mantovani dell’artista, l’itinerario prosegue al Museo della Città di Palazzo San Sebastiano, al Tempio di San Sebastiano, dove erano collocati i famosi Trionfi, e alla Casa dell’artista.
Nel centro storico, oltre alla Basilica di Sant’Andrea con la Cappella funeraria della famiglia Mantegna sono visitabili la Chiesa di Santa Maria della Vittoria aperta al pubblico per l’occasione dopo un imponente campagna di restauro, e il Museo Diocesano. Il percorso si conclude a Palazzo Ducale nel cui Castello si trova la celebre Camera Dipinta detta degli sposi.
I luoghi mantegneschi saranno segnalati con la lettera "M" della "littera mantinea".


Museo della Città di Palazzo San Sebastiano
Largo XXIV Maggio, 12
Il possente palazzo, situato a quelli che allora erano i margini del circuito murario della città, fu voluto da Francesco II Gonzaga e fatto edificare tra il 1506–08. Francesco II vi abitò fino alla morte, avvenuta nel 1519. In seguito la residenza cominciò a perdere d’importanza ma restò comunque proprietà della famiglia Gonzaga per tutto il XVII secolo.
Francesco II aveva affidato l’incarico di edificare la sua dimora a Gerolamo Arcari e, in qualità di sovrintendente, a Bernardino Ghisolfo. Le decorazioni, sia interne che esterne all’edificio, furono eseguite da pregevoli artisti, come Lorenzo Leonbruno, Dosso Dossi, Lorenzo e Matteo Costa. Al primo piano si trova la grande sala dei trionfi, così chiamata perché ospitava le nove tele dipinte da Andrea Mantenga raffiguranti il Trionfo di Cesare.
La sala dei trionfi fungeva da salone d’onore per ricevere e intrattenere gli ospiti più importanti. Accanto al salone, due camere dette rispettivamente delle frecce e delle briglie, dalle decorazioni affrescate sulla volta, facevano parte dell’appartamento del Marchese.


Tempio di San Sebastiano
Largo XXIV Maggio
L’edificio del S. Sebastiano è una delle più originali chiese progettate nel 1460 da Leon Battista Alberti per Ludovico II Gonzaga.
Sorta probabilmente per tener fede ad ex-voto fatto a San Sebastiano che aveva ben protetto la città dalla peste nel corso della dieta del 1459, la costruzione continuò faticosamente fino al 1512 quando Pellegrino Ardizzoni costruì la volta a crociera.
Il progetto originario è fortunatamente noto grazie a un disegno di Antonio Labacco in cui il tempio appare con una pianta a croce greca e una grande cupola semisferica. Particolare è anche la presenza della cripta che non comunica con la chiesa superiore ed è costituita da una selva di pilastri che richiamano le cisterne romane.
Per lungo tempo si è pensato che la struttura fosse stata pensata come il mausoleo dei Gonzaga per i forti richiami funerari e celebrativi delle decorazioni ma nessuno degli insigni committenti è sepolto qui.
Certamente il San Sebastiamo resta la testimonianza più viva della concezione albertiana di un architettura fondata sulla memoria degli antichi.


Casa del Mantegna
Via Acerbi, 47
Eretta a partire dal 1476 sul terreno donato all’artista dal Marchese Ludovico II Gonzaga, la casa si presenta molto semplice all’esterno: una volumetria cubica, entro la quale è inserito un cortile cilindrico. La casa, esempio mirabile di edificio residenziale a pianta centrale, fu progettata dallo stesso Mantegna.
In pianta, il cerchio si inscrive nel quadrato: l’evidente allusione alla simbologia del divino rimanda alle teorizzazioni dell’Alberti e allo spirito ricettivo dell’artista, una dimensione che è anche sottilmente suggerita dal motto Ab Olympo che troviamo iscritto sopra uno dei portali del cortile. All’interno alcune stanze mostrano ancora resti di affreschi ornamentali mantegneschi: fregi e numerose varianti del tema dei girali e delle candelabre, con motivi che sviluppano eleganti soluzioni di contorni floreali e danno le proporzioni delle antiche stanze. Al piano terra del piccolo palazzo si situavano l’atelier, gli spazi di ricevimento e gli ambienti destinati alla quotidianità domestica della famiglia.
Al piano nobile erano inseriti gli spazi di rappresentanza, come il grande salone, la sala degli stemmi e le camere da letto (nella sala recante traccia dell’affresco con il sole radioso e il motto par un desir era collocata l’alcova dell’artista).


Basilica di Sant’Andrea
Piazza Mantegna
La Basilica di Sant’Andrea, una delle più innovative chiese del Rinascimento, fu progettata nel 1472 da Leon Battista Alberti, per volere di Ludovico II.
I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1472, proprio nell’anno in cui Alberti morì. Così l’architetto Luca Fancelli fu incaricato di procedere alla costruzione in coerenza con il progetto albertiano. Ovviamente il cantiere per la grande basilica non si concluse nell’arco di pochi anni. La chiesa poté chiamarsi conclusa solo a metà del Settecento, quando fu finalmente innalzata la grande cupola su disegno di Filippo Juvarra. La basilica rappresenta, in modo esemplare, la capacità dei Gonzaga di ostentare nei monumenti cittadini un programma di aggiornamento urbanistico e architettonico secondo i canoni dell’Umanesimo.
Nella chiesa, tra le altre cose, è custodita la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo, portata a Mantova, stando alla tradizione, dal Beato Longino nel 37 d. C. Per quanto ci interessa occorre sottolineare l’eccezionalità della prima cappella a sinistra, rispetto a chi entra: il sacello fu acquistato nel 1504 proprio dal Mantegna in funzione di cappella funeraria per sé e per la famiglia.
Un ciclo decorativo progettato dal Mantegna realizzato tra il 1506 e il 1516, esalta la lucida geometria dello spazio. La tomba del pittore, segnalata da una lapide sul pavimento, è posta in una cripta sottostante. Nella cappella si conservano il busto bronzeo dell’artista e due tele del maestro (completate dal figlio Francesco) raffigurante rispettivamente la Sacra Famiglia e la famiglia del Battista e il Battesimo di Cristo.
I quattro evangelisti, affrescati nei pennacchi della cupoletta, sono stati attribuiti al Correggio.


Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Via Claudio Monteverdi, 1
Santa Maria della Vittoria, consacrata nel 1496, è un edificio votivo voluto da Francesco II Gonzaga, IV marchese di Mantova, per celebrare la vittoria sul re di Francia Carlo VIII nella battaglia di Fornovo (6 luglio 1495).
Probabilmente il progetto architettonico è da assegnare a Bernardino Ghisolfo, Superiore delle Fabbriche gonzaghesche dal 1490. L’interno, a navata unica, conserva un apparato decorativo rinascimentale d’ambito mantegnesco.
Una stretta relazione col gusto di Andrea Mantenga per l’antichità classica e per i marmi romani è, infatti, riscontrabile nell’effetto illusionistico della pittura di marmi preziosi e di candelabre che caratterizza l’aula. Sulla parete di fondo s’innalzava la grandiosa pala della Madonna della Vittoria, capolavoro di Andrea Mantenga. Nel 1797, durante l’occupazione francese, la chiesa fu adibita a scopi militari e la pala, ora esposta al Louvre, trafugata a Parigi.


Museo Diocesano di Arte Sacra "Francesco Gonzaga"
Piazza Virgiliana, 55
L’idea di adibire parte del monastero di Sant’Agnese dei Padri Agostiniani a sede espositiva nacque grazie all’interessamento di monsignor Luigi Bosio negli anni Settanta e all’impegno di monsignor Ciro Ferrari nel decennio successivo.
Aperto nel 1983, il Museo Diocesano raccoglie in un’unica sede espositiva il patrimonio artistico, culturale e religioso di tutto il territorio della Diocesi mantovana. Oltre alla fondamentale funzione di conservazione e di catalogazione dell’opera d’arte, il Museo ne consente la fruizione pubblica. Le opere d’arte sacra (tele, statue, oreficerie, corali miniati, paramenti) inserite nel percorso museale conservano il riferimento alla chiesa d’origine e alla memoria della devozione popolare, sottolineando la continuità storica della Chiesa sul territorio.
Il Museo conserva straordinarie memorie del periodo mantegnesco. Si segnalano in particolare la sinopia e l’affresco dell’Ascensione di Cristo, il lacerto d’affresco con quanto rimane delle figure di Sant’Andrea e Longino, la Deposizione e la Sacra Famiglia.
Tutte queste opere facevano parte delle decorazioni realizzate dall’Officina mantegnesca per la facciata di Sant’Andrea, la cui campagna decorativa si svolse, sicuramente, tra il 1488 e il 1506. La Sacra Famiglia e la Deposizione furono poi rielaborate dal giovane Correggio. Infine, nel Museo, non è di poco valore artistico il Messale di Barbara di Brandeburgo, esempio straordinario della più eccellente tradizione miniaturistica del periodo.


Palazzo Ducale
Piazza Sordello, 40
Il Palazzo Ducale di Mantova è uno dei più vasti e articolati complessi architettonici signorili italiani. Residenza della famiglia Gonzaga, che dimora continuativamente al suo interno tra il 1328 e il 1707, il Palazzo si sviluppa, nel corso dei quattro secoli di dominio gonzaghesco, attraverso continue stratificazioni e aggregazioni, a partire da un primo nucleo costruito dai Bonacolsi alla fine del Duecento.
Nel 1328, quando Luigi Gonzaga conquista il potere sconfiggendo la famiglia rivale, già esistono infatti alcuni degli edifici che faranno parte della Corte Vecchia del Palazzo dei Gonzaga: tra essi emergono la Magna Domus e il Palazzo del Capitano, entrambi affacciati su Piazza Sordello.
Sul finire del secolo viene edificata, isolata dagli altri palazzi, l’imponente mole del Castello di San Giorgio, nel quale la corte si stabilisce nel 1459. Tale data è da considerarsi l’inizio della reale grandezza e notorietà della famiglia in quanto, nello stesso anno, Ludovico II accoglie a Mantova il Papa Enea Silvio Piccolomini Pio II per la dieta organizzata al fine di pianificare la crociata contro i Turchi. Alla decorazione degli ambienti concorrono tanto l’architetto toscano Luca Fancelli, che all’interno del Palazzo realizza anche la Domus Nova (1480–84), quanto il pittore Andrea Mantegna, che nella torre di nord–est dipinge la celeberrima Camera Picta, detta degli Sposi, una delle massime espressioni del Rinascimento italiano.
È d’obbligo, infine, una visita nel Palazzo allo Studiolo e alla Grotta di Isabella d’Este. Per gli spazi più privati della Marchesa il Mantegna dipinse, a partire dal 1496, il Parnaso e la Minerva che caccia i vizi, opere oggi al Louvre.



 

 

Fonte: http://www.itisconegliano.it/studenti/Viaggio_Mantova_Mantegna.doc

Sito web da visitare: http://www.itisconegliano.it/

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