Simbolismo

 


Simbolismo

 

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SIMBOLISMO

 

Il movimento simbolista, si sviluppò in Francia parallelamente al fenomeno del Divisionismo, intorno al 1885. Precursore del Simbolismo fu Redon, che con "il Ciclope" nel 1898 realizza un'opera enigmatica, ricca di suggestioni oniriche. Egli volle inserire l'elemento irrazionale e misterioso nei soggetti rappresentati allo scopo di indagare l'interiorità umana. Nel 1886 lo scrittore Moreas pubblica sul "Figaro" il manifesto del simbolismo. In esso l'arte viene vista come espressione dell'idea, l'elemento di fusione di percezione sensorale e spiritualità. Tale tendenza fu supportata dalle idee del filosofo Bergson.
Spesso nelle opere simboliste si fa ricorso all'allegoria, al mito, all'etica anche religiosa. Si tende ad esplorare anche il mondo del sogno, dell'ultraterreno. Si ricorre all'esoterismo. Il Simbolismo non si identificherà, come invece era successo per altre correnti artistiche, come espressione di un gruppo omogeneo o comunque costituito, ma piuttosto andrà a rappresentare alcune generali tendenze che si registreranno in quegli anni in molti settori artistici. Maturerà in un clima di antinaturalismo ed in aperta polemica con il materialismo positivistico di un'arte che era prevalentemente orientata ad una restituzione di tipo ottico dei fenomeni sensibili.
I Simbolisti, ricollegandosi alle componenti visionarie della pittura romantica, e a sperimentazioni di stampo post-impressionista, proponevano immagini che non miravano a rappresentare la realtà oggettiva, bensì a riflettere il mondo interiore dell'autore. I soggetti preferiti saranno le figure umane con una particolare predilezione per quella femminile. La tendenza simbolista come affermerà G. C Argan, "esclude il problema del concreto rapporto con la società e subordina la comunicazione alla conoscenza di un codice, il simbolo, in possesso di pochi iniziati". Per i Simbolisti, ogni opera che l'artista creava, non comunicava semplicemente ciò che egli aveva visto, ma rivelava attraverso il simbolo. I dipinti dei Simbolisti, caratterizzati dall'associazione apparentemente illogica di elementi reali ed immaginari, erano infatti permeati di significati simbolici.


Il gruppo dei simbolisti francesi si raccolse intorno alla figura di Gauguin. Egli infatti portava avanti contrariamente alla pittura degli impressionisti, una pittura "a memoria" ed aveva elaborato, nell'ambito di Pont- Aven una nuova sintesi espressiva che si basava sulla pittura per zone circoscritte. Il Simbolismo ebbe in Europa varie declinazioni che condussero a sbocchi diversi. Addirittura in Austria e Germania tese ad identificarsi con i movimenti di Secessione. In Scandinavia un esponente fu Munch. In Italia all'interno della corrente si distinsero Previati, Segantini, Pellizza da Volpedo.


Fonte: http://www.icmanzonicellino.it/docs/terze/doc/simbolismo.doc
Autore: non indicato nel documento

 


 

Simbolismo

Simbolismo e Decadentismo

Il Simbolismo nasce in Francia, dove si afferma soprattutto in poesia fra 1876 e il 1890; la data di inizio del Simbolismo (’76) è segnata dalla pubblicazione di Mallarmè “Pomeriggio di un fauno”. Il Simbolismo rifiuta le pretese scientifiche, oggettive, razionali del positivismo. Nel quindicennio 1890-1905 il Simbolismo confluisce nel Decadentismo: il primo è un movimento poetico, mentre il secondo è un movimento strettamente letterario alla nascita (oggi è considerato un movimento culturale-artistico). Il Decadentismo ha come manifesto il romanzo di Huysmans “Controcorrente” in Francia, mentre in Italia si diffonde solo a partire da “Il piacere” di d’Annunzio del 1889 e da Myricae di Pascoli (1891). Il termine decadentismo nasce con una concezione negativa, come un’idea di decadenza del Romanticismo e della civiltà positivista. I componenti fondamentali del decadentismo sono l’estetismo (il culto della bellezza e dell’arte) e l’irrazionalismo, infatti ripudiano il positivismo e il Naturalismo.
La figura dell’artista
In questo periodo abbiamo la perdita dell’”aura”, ossia la perdita di sacralità subita dalle opere d’arte, e la perdita dell’aureola, cioè l’analoga perdita di sacralità subita dalla figura dell’artista. Baudelaire descrive questo evento in un apologo allegorico, dove paragona la figura del poeta a quella prostituto: come la prostituta, il poeta vende ciò che non dovrebbe essere venduto (l’arte). L’artista, infatti, per vendersi sul mercato deve “esibirsi” e soddisfare le esigenze del pubblico. L’artista non è più centrale nella società, ma diventa un emarginato, un diverso (appunto come la prostituta)à Poeta maledetto
In Italia abbiamo gli Scapigliati, nati a Milano dopo l’Unità; il termine scapigliatura indica una vita irregolare, scapestrata; la figura del poeta viene vista come improduttiva e inutile per la società.
Poeta Vate= il poeta è visto come profeta (interprete della poesia e della vita)
Il dandy e il poeta-vate
In Francia la crisi del ruolo dell’artista soprattutto con Buadelaire;a differenza del poeta-vate francese, Victor Hugo, non ebbe un ruolo pubblico e civile, ma volle essere trasgressivo (uso droghe, amore donna mulatta).Baudelaire è un cultore del bello o dandy o esteta; l’arte viene vissuta come una religione. In Italia il dandismo penetrò con gli Scapigliati, ma a prevalere nello stesso periodo fu Carducci, che interpretò il ruolo di poeta-vate italiano. I poeta-vate come Hugo e Carducci sono poeti, che vogliono guidare la nazione in nome di forti ideali, mentre in d’Annunzio l’unione fra dandismo e poeta-vate sfocia nel divinismo (atteggiamento da divo per vendere le sue opere).
I generi letterali e il pubblico
Nella seconda metà dell’ottocento il romanzo diventa il genere dominante e anche gli altri generi vengono romanzizzati: in Italia Pascoli nella sua poesia simbolista rappresenta gli stessi oggetti e situazioni campagnole del romanzo verista; in Francia Baudelaire pone al centro della sua poesia la vita cittadina.
A differenza del romanzo, sia Pascoli che Baudelaire usano un linguaggio raro, ricercato e non parlato e di uso comune, che cerca la conquista di un pubblico medio, ma si rivolge a un pubblico di intellettuali.

La Poesia

La poesia moderna nasce in Europa dopo il 1848, grazie all’opera di Baudelaire “I fiori del male”. In Italia la situazione è caratterizzata da un notevole ritardo rispetto al resto d’Europa, influenzata dal poeta-vate Carducci. Dopo l’Unità si affermò la Scapigliatura; i temi principali di questo movimento poetico sono quelli ripresi da Baudelaire (macabro,trasgressione). I poeti più importanti della scapigliatura furono Emilio Praga e Arrigo Boito: il primo è sia pittore che poeta, mentre Boito è anche un musicista.
La poesia in Francia – I fiori del male
La raccolta poetica intitolata I fiori del male uscì nel 1857 e comprendeva 100 poesie divise in cinque sezioni. Il libro sucitò subito scalpore e fu censurato; dopo la sentenza, Baudelaire pubblicò una nuova edizione nel 1861. Il titolo rappresenta l’associazione della poesia al male; infatti il fiore, che tradizionalmente è associato alla purezza e alla bellezza, viene considerato il veicolo del male. Il libro è suddiviso in 6 sezioni:
1-Spleen e Ideale: la prima sezione Spleen e Ideale è la più vasta e parla del ruolo del poeta e del suo rapporto con il pubblico. Spleen è una parola inglese intraducibile, che possiamo definire: stato d’animo malinconico e uggioso.
2-Quadri Parigini: la seconda sezione vede come protagonista il poeta in un contesto cittadino come Parigi; a differenza della prima sezione, ad essere in evidenza è l’ambiente che circonda il poeta.
3-le sezioni successive (il vino, i Fiori del male, la rivolta, la morte) affermano l’impossibilità e il fallimento della fuga in paesi esotici, l’ebrezza del vino, l’erotismo, fino ad arrivare alla morte. Con I fiori del male Baudelaire fonda due grandi movimenti poetici: il Simbolismo e la poesia Allegorica, dove si procede per allegorie. Dopo lo scalpore iniziale, l’opera riscosse un discreto successo; fu l’ultimo libro con una diffusione di massa.
Gli eredi di Baudelaire: Verlaine, Rimbaud, Mallarmè
Verlaine è il primo dei cosidetti poeti maledetti. La sua vita, segnata dall’amore per Rimbaud, è sempre dominata dalla malinconia, alternando la saggezza alla sregolatezza (parole chiave poesia). Il tema predominante della poesia di Verlaine è appunto la malinconia; nel 1884 fu Verlaine a riunire Rimbaud, Mallarmè e lui stesso sotto l’etichetta di Poeti maledetti, titolo di una sua antologia. In romanze senza parole Verlaine fa vedere gli elementi della poesia simbolista: la rinuncia alla razionalità, la valorizzazione del valore evocativo e fonosimbolico della parola e la tendenza alla musicalità, teorizzata nella poesia “Arte poetica” del 1874, dove propone di fare “anzitutto musica”.
Rimbaud a 17 anni aveva già scritto molte poesie, tra cui “Lettera del veggente”, dove abbiamo il ritratto della sua poetica: le sue liriche sono incomprensibili; egli concepisce la poesia non come una rappresentazione della realtà, ma come capacità di creare, attraverso la forma evocativa della parola, una realtà superiore. Lo sregolamento di tutti i sensi permette al poeta di arrivare nella parte oscura e ignota dell’uomo, che coincide con l’inconscio. Solo approfondendo questa parte segreta sarà possibile “scendere al fondo dell’ignoto” e trovare la realtà superiore.
Mallarmè, invece, considera la poesia come l’assoluto, comparandola quasi a una religione. Lui fa uso del verso libero e scalare, dei bianchi tipografici e dell’interlinea, rivoluzionando visivamente la poesia. L’opera più importante è Il pomeriggio di un fauno.
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Poesie di questi autori
Charles Baudelaire – L’albatro – I fiori del male
In questa poesia il poeta è comparato (c’è nell’ultima strofa una similitudine) a un’albatro, un uccello marino, che in volo è ammirato da tutti per la sua maestosità, mentre a terra è deriso dai marinai (rappresentano i lettori) per la sua camminata goffa, che rappresenta la perdita dell’aureola del poeta.
Charles Baudelaire – A una passante
È un componimento della sezione Quadri Parigini, dove il poeta racconta in prima persona l’incontro fulminio con una donna sconosciuta a Parigi. Baudelaire riflette nel sonetto sull’incontro con la donna, che sensualmente lo aveva attratto: molto probabilmente non la rivedrà più. Quindi questo sonetto mette in evidenza un discorso allegorico: la vita moderna, con la sua freneticità, porta alla perdita di numerose occasioni (non ci sono simboli, ma una sola allegoria).
Charles Baudelaire – Corrispondenze – I fiori del male
Potremmo defini questo sonetto il manifesto poetico del Simbolismo. Nella prima quartina il poeta vede la natura come un tempio, un luogo scaro e pieno di misteri (“foreste di simboli”), che hanno un significato nascosto. Nella seconda quartina viene trattato il significato del titolo: tutto ciò che esiste in natura( profumi, colori e suoni) è legato da corrispondenze. Nelle terzine successive viene impiegata frequentemente la sinestesia, ossia l’accostamento di parole con campi sensoriali diversi. (esempio: “Profumi Freschi”)
Charles Baudelaire – Spleen
Nella poesia il poeta cerca di descrivere lo Spleen. Nella prima parte viene descritta la fase del pianto; la seconda parte, segnata da una pausa grafica, rappresenta la fase di depressione, cioè la fase dove anche l’ultima speranza è andata perduta.
Paul Verlaine – Arte poetica
Rappresenta il manifesto poetico decadente. Nella prima quartina mette la musica prima di tutto; quello che non è musica è letteratura. Il verso deve essere libero; il lessico non deve essere preciso, ma sfumato. Nella terzsa strofa ci sono degli esempi, mentre nella quinta critica i poeti che utilizzano l’arguzia e quelli che vogliono far ridere o piangere. Non bisogna fare la rima, poichè ne risente la musicalità ed è un limite per il verso. La poesia finisce con “E’ tutto il resto è letteratura”, dando così un giudizio negativo alla poesia precedente e a coloro che non rispetteranno le regole di questo manifesto poetico.
Arthur Rimbaud – Le vocali
In questo sonetto Rimbaud immagina un colore per ogni vocale, alla quale corrisponde un senso superiore.
A = nera = come una mosca e le conche ombrose;E = bianca = lance splendenti; baldacchini mossi dal vento; I = rossa = sangue e violenza; U = verde = movimenti lenti del mare; pascoli;    
O = blu = la tromba che verrà suonata nell’Apocalisse; l’Omega (ultima lettera alfabeto greco);la morte.

 

Fonte: http://riassuntibuse.altervista.org/Simbolismo%20e%20Decadentismo.doc
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IL SIMBOLISMO

E L’ AFFASCINANTE FIGURA DEL MALEDETTO

Autrice Gorini Valentina


La mia tesina racconta un fenomeno descrivibile piuttosto che definibile, sia per le sue proporzioni che per la sua stessa natura: il simbolismo.
Il simbolismo è un movimento letterario sorto in Francia per iniziativa di Jean Moréas, che ne pubblicò il manifesto su "Le Figaro" del 18 settembre del 1886. Il vero precursore fu invece Charles Baudelaire, che, con la poesia “Corrispondenze” diede per primo una definizione di questo complesso e nuovo pensiero. Ma il simbolismo rappresenta anche una corrente innovatrice e rivoluzionaria nella cultura artistica, che si sviluppa in Francia parallelamente al Divisionismo e all’Art nouveau e che trova il suo esponente più espressivo in Moreau.
Questa tesina vuole essere una fitta trama intessuta attorno ad uno dei movimenti culturali più  affascinanti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.


 


 

  • LA SITUAZIONE STORICA E CULTURALE DEL SECONDO OTTOCENTO

 

  • Seconda rivoluzione industriale

Per capire al meglio la corrente simbolista è opportuno analizzare, prima di tutto, il quadro storico in cui essa nasce e si sviluppa. Per l’Occidente la seconda metà dell’Ottocento è, infatti, un periodo di grande sviluppo tecnologico e scientifico: si verifica la cosiddetta seconda rivoluzione industriale. Dal vecchio sistema agricolo – artigianale – commerciale, si passa così ad un nuovo sistema basato sull’uso di macchine azionate da energia meccanica, sull’uso di nuove fonti di energia (petrolio, elettricità), e sulla fabbrica. È proprio quest’ultima che favorisce la nascita di un nuovo ceto: la classe operaia, che riceve un salario dal capitalista industriale in cambio della propria forza lavoro, e che assumerà un ruolo importantissimo nel futuro panorama sociale – economico – politico europeo. È anche il periodo dell’imperialismo, in cui troviamo una Francia disposta a riscattarsi per le sconfitte della Comune e di Napoleone III, disposta allo scontro pur di ritrovare la sua completa grandezza e maestosità.

 

  • Il positivismo e il naturalismo

Ad esaltare questo sviluppo tecnologico – scientifico, emarginato all’inizio dell’Ottocento dai romantici, si sviluppa nello stesso periodo la corrente del positivismo.
L’idea-chiave di questo movimento è che l’unica vera fonte di conoscenza è la scienza, basata sull’osservazione sperimentale dei fenomeni e sulla scoperta delle leggi che li mettono in relazione. Il positivismo estendeva inoltre il metodo scientifico della conoscenza della natura a quella dell’uomo e della società: in questo clima le scienze umane, come la psicologia e la sociologia, ebbero un grande sviluppo.
Da questa fiducia nella scienza deriva anche la cosiddetta corrente del naturalismo.

 

Il materialismo storico

 

L’idea che i fatti spirituali come l’arte, le religioni, le ideologie abbiano un fondamento materiale veniva contemporaneamente sviluppata, in modo indipendente, dal fondatore del materialismo storico, Karl Marx. L’attività di Marx rientra fondamentalmente nella storia della politica e il suo concetto-chiave è che la base della società è la struttura economica: nella produzione di beni gli uomini entrano tra loro in determinati rapporti di classe, storicamente variabili a seconda dello sviluppo delle forze produttive. Su questa base si eleva poi la “sovrastruttura”, costituita dalle forme politiche e da tutti i prodotti spirituali (comprese le opere artistiche e letterarie).

 

 

 

Il simbolismo

 

Di simbolismo si iniziò a  parlare in Francia intorno al 1880, includendovi Baudelaire come precursore, e tre maggiori poeti dell’epoca, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud e Stéphane Mallarmé. Il termine designa oggi non solo una scuola, ma una tendenza fondamentale, su scala europea, fra il tardo Ottocento e il primo Novecento. I simbolisti operano un profondo rinnovamento del linguaggio poetico: con accostamenti inconsueti di parole e idee, con l’accumulo di metafore sorprendenti, con la sinestesia (intreccio di ordini diversi di sensazioni), la lingua della poesia volta le spalle alla comunicazione ordinaria e si fa allusiva. Ciò che la poesia simbolista vuole evocare è una realtà “altra” che sta al di là delle esperienze comuni. Per Baudelaire si tratta delle misteriose corrispondenze che legano tra loro tutti gli esseri in un’armonia superiore, alla quale le immagini sensibili rinviano simbolicamente.

 

  • Charles Baudelaire


Considerato il precursore del simbolismo, egli è conosciuto come il poeta maledetto per eccellenza, il bohemien, l’amante dei piaceri notturni, dell'assenzio e delle novità in fatto di costumi e di arte. Figura in parte contrapposta in parte collocata al fianco del dandy e dell'esteta, Baudelaire incarna quella visione di gioventù romantica dedita all'eccesso e alla poesia, un po' cupa e rivoluzionaria, che decide presto di staccarsi dalla famiglia.  
Antiborghese, aristocratico, convinto della crudeltà della natura e dell’eterna e incorreggibile barbarie dell’uomo, fermo nel rifiuto di quelle che chiamava eresie contemporanee (dall’idea del progresso universale al perfezionamento umano attraverso l’industria), sempre più solo, sempre più povero, egli offre un esempio inimitabile di coerenza, di assoluta fedeltà ai suoi principi e al suo ideale d’intellettuale moderno, nonostante il pubblico disprezzo.

 

  • Les Fleurs du Mal

L’opera, la più importante e famosa di Baudelaire, raccoglieva insieme le testimonianze poetiche di tutta una vita di contraddizioni. Essa venne immediatamente censurata per lo scandalo che provocarono la forma poetica e i temi trattati, così come il primo titolo dell'opera "Les lesbiennes" (Le lesbiche).Il titolo definitivo, moderno e, nello stesso tempo, quasi medievale, è la trasfigurazione simbolica di un’idea (il male) in un’immagine (il fiore). Egli riprende infatti a meditare sul rapporto tra l’uomo, produttore di poesia che vanta il suo diritto al sogno e al piacere, e la droga.
Questi messaggi poetici saranno poi contenuti nel sonetto “Corrispondenze”: tutto si esprime in un’analogia universale, e in questa foresta di simboli, che è la natura, il suono suggerisce il colore, il colore la melodia, e i suoni e i colori possono tradurre le idee.

 

Corrispondenze

La Natura è un tempio ove colonne vive
lasciano a volte uscire confuse parole;
l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli
che l’osservano con sguardi familiari.

Come echi lunghi che da lontano si fondono
in una tenebrosa e profonda unità
vasta quanto la notte e quanto la luce,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono.

Ci sono profumi freschi come carni infantili,
dolci come oboi, verdi come praterie
- e altri corrotti, ricchi e trionfanti,

che hanno l’espansione delle cose infinite,
come l’ambra , il muschio, il benzoino e l’incenso
che cantano gli abbandoni dello spirito e dei sensi.


Per il poeta la Natura è il luogo sacro (tempio) i cui elementi, come colonne fatte di materia viva (colonne vive) alludono a verità misteriose. L’uomo attraversa questa foresta captandone e comprendendone il linguaggio simbolico, poiché tra gli elementi della natura e l’uomo c’è una sintonia profonda, una familiarità segreta. Le diverse sensazioni provenienti dalla natura si compongono in una misteriosa unità, basata su analogie che l’uomo coglie intuitivamente. Profumi, suoni e odori si compenetrano uno all’altro, trasportando l’uomo  verso l’estasi dell’anima e dei sensi.
Il “tempio” indica la materialità della natura, dove l’uomo entra però in comunicazione con il mondo spirituale; i suoi “pilastri vivi” parlano, e questa metafora apre la via all’immagine delle “foreste” di simboli.

e corrispondenze di cui parla Baudelaire sono le analogie profonde che si instaurano tra le diverse sensazioni date da profumi, suoni, colori e la natura: solo attraverso la percezione e la decodificazione di queste analogie l’uomo può accostarsi alla verità misteriosa a cui lo rimandano le cose che lo circondano. Non si tratta quindi di una verità che si possa comprendere con la ragione: va invece percepita con i sensi attraverso un percorso intuitivo e va espressa con un linguaggio allusivo e rievocativo.
Anche se Baudelaire non lo dice esplicitamente, è probabile che il soggetto privilegiato in questa particolare forma di conoscenza sia il poeta, che attraverso i suoi “nervi ultrasensibili” (l’espressione appartiene allo stesso Baudelaire) può decifrare i misteriosi segnali provenienti dalla natura e coglierne il significato segreto. Da questo ne deriva che il compito della poesia non è quello di dar voce a valori e ideali o di descrivere oggettivamente la realtà (come pensavano i naturalisti Flaubert e Capuana) ma nell’esprimere la soggettività del poeta attraverso simboli suggestivi, indefiniti e ambigui.

  • Gustave Moreau

Gustave Moreau è conosciuto come il principale esponente dell’arte simbolista in Francia, anche se le sue prime opere sono legate al classicismo, date dalla formazione neoclassica del padre e dai frequenti viaggi in Italia. È soltanto attorno ai cinquant’anni, nel 1870, che il suo stile inizia a mutare: i colori si fanno visibilmente più luminosi, sfumati, le composizioni più complesse; la fantasia dell’artista si adopera a fondere insieme mito e storia in un’atmosfera onirica, mistica, sensuale, scientificamente dettagliata. Più che realizzare un’immagine, Moreau si impegna, nelle sue opere, a visualizzare un’idea: nascosti tra i temi della cultura greco-latina, egli dipinge il vizio e la lussuria, esseri demoniaci e affascinanti, personaggi androgini. Pittori surrealisti come Dalì ed Ernst faranno riferimento ai suoi dipinti per queste loro caratteristiche.

 


Esempio rappresentativo della sua particolarità, della sua lontananza dall’arte del tempo, è “Salomè danza davanti a Erode” (1876), tema che verrà ripreso dall’artista più volte, quasi in maniera ossessiva. L’episodio trattato è quello esposto dal titolo, perciò la parte iniziale della storia. È affascinante il confronto tra le due versioni, in quanto si nota come, nella seconda, Erode sia posto in ombra rispetto alla bella ed ammaliante Salomè, che incanta lui con le morbide forme, gli abiti preziosi. Molti tendono a collegare questa visibile debolezza del re a quella che Moreau vedeva nel suo tempo, che vide in Napoleone III.

 

 

 

 

 


  • ’artista maledetto: Vincent Van Gogh

Sebbene il termine “maledetto” sia riferito più correttamente ai poeti simbolisti, esso viene anche usato per definire un certo tipo di persona, che può essere misteriosa o difficile a comprendersi, segnata da una vita difficile o dedita all’avventura... insomma, una sorta di “bello e dannato”, come si usa dire oggi.


In questa categoria di uomini è interessante descrivere la particolare situazione dell’ artista olandese Vincent Van Gogh. È affascinante più precisamente il periodo passato ad Arles, nel 1888, con Gauguin, forse il più bello ed insieme più drammatico della sua vita: è qui che l’artista disegna la maggior parte delle sue nature morte, che, tra l’altro, si inseriscono tra le sue opere più famose. Scriveva a Theo, dopo aver realizzato la serie di dipinti rappresentanti i girasoli:

 

 “Riuscire ad avere lo slancio necessario per fondere quei gialli e le tonalità di quei fiori richiede una forza ed una capacità di concentrazione totale; (…) è quel tipo di dipinto che cambia col passare del tempo, più lo guardi , più acquista valore.”

 

 

 

Ma questo momento di grande serenità e produttività scomparve presto, a causa della malattia di Van Gogh: la sua pazzia. Gauguin decise di andarsene da Arles dopo che l’amico gli scagliò addosso un bicchiere e lo rincorse, per strada, con un rasoio in mano; Vincent venne ricoverato subito dopo in ospedale dalla polizia, per aver lasciato ad una prostituta in un bordello il proprio orecchio mutilato. Di questi suoi atti egli diveniva consapevole a tratti, come a tratti arrivava la solitudine e la depressione a tormentarlo. Lui stesso pose fine a questo supplizio, uccidendosi.

 

 

 

 

  • Il poeta maledetto: Byron e l’eroe Byroniano


Byron and his byronic hero are the perfect examples of poètes maudits. They are beautiful romantic heroes of noble origins, outcasts of society – Byron himself was esiliated from England for an incestuous relationship with his half-sister –, restless adventurers. They are mysterious men, with a secret in their past, something unforgivable, a fatal mistake, an horrible sin, and nobody can unveils it. They are solitary, individualist, silent, pitiless to themselves as well as to everyone else, wild in manners. Destiny runs after them, and they are destiny for everyone they meet: Byron went in Italy and he followed the carbonari movement, then he went in Greece and he fought for the independence of the country .



The Byronic hero first appears in Byron’s Childe Harold’s Pilgrimage. Analyzing the third canto we find the typical figure of the Byronic hero in his search for freedom: at the beginning of the canto, in the first two stanzas, he is described on his ship, joyful to be once more upon the waters, immersed in wild nature. Nature is described through personifications, because, in this way, is simpler to show the hero’s feelings.

II
Once more upon the waters! yet once more!
Ancora una volte sulle acque! ancora una volta!
And the waves bound beneath me as a steed
E le onde saltano sotto di me come un destriero
That knows his rider. Welcome to their roar!
Che conosce il suo cavaliere. Benvenuto al loro ruggito!
(…) Still must I on; for I am as a weed,
Ancora debbo continuare, perché io sono come un’ erbaccia,
Flung from the rock, on Ocean's foam to sail
Buttata dalla roccia, sulla schiuma dell’Oceano per navigare
Where'er the surge may sweep, the tempest's breath prevail.
Ovunque i flutti la possano spingere, l’alito della tempesta vince.

Then, the narrator talks about Harold’s wanders: in mountains, deserts, oceans, forests, caverns... He feels ease with nature, he always tries to keep society at a distance.

XIII
Where rose the mountains, there to him were friends;
Dove si innalzavano le montagne, lì per lui c’erano amici;
Where roll'd the ocean, thereon was his home;
Dove si rotolavo l’oceano, lì c’era la sua casa;
Where a blue sky, and glowing clime, extends,
Dove un cielo, e uno splendente clima, si estende,
He had the passion and the power to roam;
Egli aveva la passione e la forza di vagare;
The desert, forest, cavern, breaker's foam,
Il deserto, la foresta, la caverna, il rompitore di schiuma,
Were unto him companionship; they spake
Erano per lui compagnia; essi parlavano
A mutual language, clearer than the tome
Una lingua comune, più chiara che il volume (libro)
Of his land's tongue, which he would oft forsake
Di lingua della sua terra, che egli soleva spesso abbandonare
For Nature's pages glass'd by sunbeams on the lake.
Per le pagine della Natura illuminati dai raggi del sole sul lago.

This behavior is explained in the second-last stanza: when Harold is in contact with society he feels oppressed, imprisoned.

 

V
But in Man's dwellings he became a thing
Ma nelle dimore dell’Uomo egli diventava una cosa (essere)
Restless and worn, and stern and wearisome,
Inquieto ed esausto, austero e fastidioso,
Droop'd as a wild-born falcon with clipp'd wing,
Afflosciato come un falcone nato selvaggio con le ali tagliate,
To whom the boundless air alone were home (…)
Per il quale l’illimitata aria solamente fosse la sua casa

Finally, in the last stanza, the hopelessness of Harold is shown in his dramatic and cynic words, and it also underlines the vanity of everybody’s life.

XVI
Self-exil'd Harold wanders forth again,
L’auto-esiliato Harold vaga fuori di nuovo,
With nought of hope left, but with less of gloom;
Con nessuna speranza che gli resti, ma con meno malinconia;
The very knowledge that he lived in vain,
La propria consapevolezza che egli visse in vano,
That all was over on this side the tomb,
Che tutto fosse finito su questo lato della tomba,
Had made Despair a smilingness assume,
Aveva fatto assumere alla Disperazione un sorriso,
Which, though 'twere wild – as on the plunder'd wreck
Che, sebbene fosse selvaggio – come sul relitto saccheggiato
When mariners would madly meet their doom
Quando i marinai incontrerebbero pazzamente la loro sventura
With draughts intemperate on the sinking deck –,
Con forti venti sul ponte (della nave) che affonda -,
Did yet inspire a cheer, which he forbore to check.
Ispirava ancora un’allegria, che egli evitava di controllare.

Another important Byronic Hero is Manfred, the protagonist of the homonymous tragedy: he is a noble tortured by some mysterious guilt, due to the death of his beloved Astarte, and a mysterious transgression linked with her. He uses his knowledge of language and spell-casting to summon seven spirits: he asks them to give him forgetfulness. But the spirits, who rule the various components of the world, are unable to control past events, so they cannot help Manfred.
For some time, fate prevents him from escaping his guilt through suicide. At the end, Manfred dies defying religious temptations of redemption from sin. Throughout the play, he succeeds in challenging all authoritative powers he comes across, and chooses death over submitting to spirits of higher powers.

The night
La notte
Hath been to me a more familiar face
Ha avuto per me un più famigliare viso
Than that of man; and in her starry shade
Che quello dell’uomo; e nella sua ombra stellata
Of dim and solitary loveliness
aga e solitaria bellezza
I learned the language of another world.
Io ho imparato la lingua di un altro mondo.

 

The SEVEN SPIRITS
(…) What wouldst thou with us, son of mortals -- say?
Che vuoi da noi, mortale -- dì!
 
MANFRED 
Forgetfulness--
L’oblio--
 
FIRST SPIRIT 
Of what-- of whom-- and why?
Di che-- di chi-- e perchè?
 
MANFRED
Of that which is within me; read it there--
Ye know it, and I cannot utter it.
Di ciò che è in me; leggetemi--
Lo sapete, e io non posso nominarlo.
 
SPIRIT
It is not in our essence, in our skill;
But-- thou mayst die.
No. Trascende la nostra abilità;
Ma-- puoi morire.

 

 

ABBOT
Cold [Manfred’s hand]-- cold-- even to the heart--
But yet one prayer-- Alas! how fares it with thee?
Fredda [la mano di Manfred].. freddo.. anche il cuore
Ma ancora una preghera.. Ahimè! Come ti senti?
 
MANFRED
Old man! 't is not so difficult to die.
Vecchio! Non è così difficile morire.

 

 


Espansione: la parola viene quasi sicuramente da De Quincey: “L’oppio produce l’espansione del cuore”

Profumo simile al muschio.

Resina intensamente profumata, meglio conosciuta come “incenso di Giava”.

 

Fonte: http://skuola.tiscali.it/sezioni/tesine/tesina-simbolismo-maledetto.doc
Autore: Gorini Valentina

 

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