Termini giapponesi
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Termini giapponesi
Glossario termini giapponesi
abuna-e:
stampe galanti, raffiguranti soggetti col corpo parzialmente nudo, in genere la pagina iniziale di una serie di dodici shunga
aiaigasa:
due figure ritratte mentre passeggiano una accanto all’altra sotto lo stesso ombrello
aiban:
uno dei formati classici di stampa, che corrisponde approssimativamente a 32 x 22 cm
aisuki:
scalpello, strumento di lavoro degli incisori (kashira-bori)
aragoto:
“maniere forti”, stile di recitazione del teatro kabuki caratterizzato da drammaticità e vigoria
ashigaru:
samurai del livello più basso
bakufu:
“governo di tenda”, sistema di governo feudale identificabile con il predominio degli sho¯gun, dittatori militari che esercitavano il potere per delega e in nome dell’imperatore
baku-han:
sistema di governo feudale adottato dagli sho¯gun
Bakumatsu:
periodo storico che indica l’ultima fase del dominio della dinastia Tokugawa, terminato nel 1868
baren:
sorta di tampone piatto e rotondo, costruito con foglie di bambù alternate a fogli di carta incollati intorno a un corpo centrale costituito da una corda avvolta a spirale su se stessa, rivestito di tessuto di cotone e di una grande foglia di bambù; questo utensile svolge la stessa funzione del torchio o della pressa utilizzati in occidente, quella cioè di tenere pressata la carta contro la matrice in legno
beni:
tipico colore rosa delicato ricavato da un fiore che ha lo stesso nome; le stampe in cui è stato incluso, a mano, il colore beni, secondo una tecnica stilistica in uso tra il 1715 e il 1745, prendono il nome di beni-e; sono invece chiamate beni girai-e le stampe di questo periodo senza beni
benizuri-e:
particolari stampe in cui il colore beni si accompagna a un verde oliva e ad altri colori, prima dell’adozione della stampa policroma
bijin:
“bella donna”, “bellezza”; la parola finisce per identificare un genere di stampe di soggetto femminile, che prende il nome di bijin-e o anche di bijin-ga
binsashi:
stecche d’osso di balena, di bambù o di legno usate dalle donne come una sorta di fermaglio per raccogliere e sostenere i capelli
bokashi:
gradazione di colore, frutto di una tecnica particolare che caratterizza stampe di alta qualità
bu:
addestramento alla conoscenza e alla pratica delle tecniche militari
bun:
cultura letteraria
bunraku:
tipico teatro dei burattini, derivato, come il kabuki, dal genere jo¯ruri
bushido¯:
il codice di condotta tradizionale, non scritto, dei samurai
byo¯bu:
paravento a più ante pieghevoli decorate, elemento tipico dell’arredamento tradizionale
chigyo¯chi:
concessione di feudi a titolo di ricompensa o retribuzione
cho¯:
quartiere
choko:
intagliatore, incisore
cho¯nin:
“abitante del borgo”, e, per estensione, qualsiasi appartenente alla classe media di artigiani e commercianti sviluppatasi nella città di Edo, che contribuì ad affermare e a diffondere nuovi valori estetici, tipici della cultura del ceto medio, detta cho¯nin bunka, di cui l’ukiyo-e costituisce un aspetto fondamentale
chuban:
uno dei formati classici di stampa, che corrisponde approssimativamente a 25 x 17 cm
chubon:
il formato più comune di libro, corrispondente approssimativamente a 18 x 12 cm
chu¯-tanzaku:
uno dei formati classici di stampa, equivalente alla metà di un o¯-ban, cioè a 37 x 13 cm
dai-ban:
nome della matrice in legno completa di registri (kento) chiamata anche hotsuban
dai-o¯-ban:
formato di stampa, che corrisponde approssimativamente a 45 x 33,5 cm
daimyo:
“grande nome”, denominazione generica dei signori feudali, al vertice della gerarchia aristocratica militare
degatari-zu:
genere di stampe ukiyo-e nelle quali, accanto agli attori del kabuki, sono raffigurati i musicisti, che sulla scena non erano visibili agli spettatori
dobori:
apprendisti incisori, che collaboravano alla preparazione delle matrici
e:
“immagine”, termine usato in alternativa a ga
ebankiri:
formato di stampa corrispondente approssimativamente a 51,5 x 19 cm
e-goyomi:
stampa-calendario, così chiamata perché l’immagine richiama in qualche modo un mese del calendario
ehon:
“libro illustrato”, contenente immagini a stampa, o pagina di libro con testo in alto e illustrazione in basso
eisha:
pittore di stampe ukiyo-e
e-maki, e-makimono:
rotolo orizzontale dipinto, realizzato a partire dalla fine del XVI secolo
eta:
appartenenti alla classe sociale più umile
e-zo¯shi mise:
negozio di stampe e libri illustrati
fudai:
daimyo¯ che avevano ricevuto personalmente l’investitura dallo sho¯gun Ieyasu, fedelissimi quindi allo shogunato
fumi-e:
immagine sacra
furisode:
veste femminile con maniche particolarmente lunghe
furoshiki:
quadrato di stoffa che, oggi come in passato, è usato per avvolgere e trasportare ogni genere di cose
fusuma:
tramezzo o porta scorrevole tipici delle case giapponesi tradizionali
futon:
materasso posato direttamente sul pavimento
ga:
“immagine”, termine usato in alternativa a e
gako¯:
pittore di stampe ukiyo-e
gashu¯:
raccolta di stampe
geisha:
donna esperta nelle arti del canto, della danza, della conversazione, dell’intrattenimento degli ospiti e della preparazione del tè secondo le regole tradizionali codificate nel XVI secolo
Genji mon:
simbolo grafico che fa riferimento alla Storia di Genji (Genji Monogatari) e alle illustrazioni che vi si ispirano
gesakusha:
narratore
gifu:
suonatrice professionista di shamisen
giga:
stampe di contenuto chiaramente satirico
giri:
il dovere
go:
pseudonimo, una pratica a cui ricorrono numerosi artisti, che firmano con uno o più pseudonimi, spesso cambiandoli nel corso degli anni, le loro opere
gofun:
pigmento bianco opaco, a volte utilizzato per rendere l’effetto, anche tridimensionale, della neve
gokenin:
samurai che non ha il privilegio di essere ammesso alla presenza dello sho¯gun
gonin-gumi:
struttura sociale costituita da un gruppo di cinque famiglie tenute a prestarsi vicendevolmente aiuto e a controllarsi perché globalmente responsabili della buona condotta di ciascun componente
gwako:
pittore di stampe ukiyo-e
han:
feudo, territorio appartenente a un daimyo¯, signore feudale
han:
editore, chi commissiona e commercializza le stampe
hana:
fiore o fiori
hanga:
termine generico usato per “stampa” realizzata con matrici in legno
hanko¯:
scuole per samurai
hanmoto:
editore, in particolare di stampe
hanshi-bon:
formato di stampa relativamente comune per libri, corrispondente approssimativamente a 23 x 16 cm
hanshita-e:
pittore di stampe ukiyo-e
hashira-e:
formato di stampa detto “pilastro”, che corrisponde approssimativamente a 13 cm di base e 75 cm di altezza, utilizzato perlopiù per la decorazione dei sostegni che reggono la casa tradizionale giapponese, spesso prodotto in coppie di esemplari
hatamoto:
“portatori di bandiera”, dignitari feudali col privilegio di essere ammessi alla presenza dello sho¯gun
Heisei:
nome del periodo contemporaneo, a partire dal 1989, in cui regna l’imperatore Akihito
henji:
fumetti erotici di produzione contemporanea
higa:
“immagine segreta”, sinonimo di shunga
hikifune:
“trascina barca”, cortigiana di basso rango, che in genere accompagna e sorveglia una oiran nei suoi spostamenti
hikitsuki:
uno dei rilievi (kento) di registro, di forma lineare, a sinistra della matrice in legno
hinin:
“non uomini”, gli appartenenti alla classe sociale più bassa, dedita a mansioni ritenute impure, come la macellazione
hokkyo¯:
titolo onorifico assegnato come riconoscimento per meriti artistici
honbyakusho¯:
contadino possidente
ho¯roku:
retribuzione elargita ai samurai
hoso-ban:
formato stretto che corrisponde approssimativamente a 33 x 15 cm, spesso parte di un trittico
hotsuban:
nome della matrice in legno, completa dei due segni di registro (kento), nota anche come dai-ban
icho¯:
nome comune dell’albero Gingko biloba
jinsei:
governo benevolo, che si preoccupava del benessere dei sudditi, uno degli obiettivi dichiarati degli sho¯gun Tokugawa
jisei:
poesia di commiato
Jisha Bugyo¯:
sovrintendente ai templi buddhisti e shintoisti e ai loro ordini religiosi
jizuri:
stampato personalmente dall’artista o sotto la sua diretta supervisione, in alcuni casi certificata da un apposito timbro
jo¯ge/sonpi:
rapporto gerarchico che regolava ogni aspetto della vita nel periodo Tokugawa
jo¯ruri:
ballata, generalmente riferita a un episodio tragico, da cui ebbero origine i generi bunraku e kabuki
kabuki:
genere teatrale sviluppatosi nell’ambito della cultura urbana (cho¯nin bunka) del ceto medio di Edo, spesso ispiratore di immagini a stampa che ritraggono i più importanti attori che si esibiscono nei teatri della città
kacho¯:
genere di pittura che privilegia fiori e uccelli; le stampe con questi soggetti sono chiamate kacho¯-e o anche kacho¯-ga
kae:
mon, stemma personale in uso per gli attori del kabuki
kaido¯:
n. comune dell’albero Pirus spectacilis
kaji:
uno dei rilievi (kento) di registro, a forma di squadra, all’angolo di destra della matrice in legno
kakemono:
dipinto su rotolo verticale
kakemono-e:
denominazione di stampe realizzate unendo due fogli o¯-ban, così da ottenere un formato naga o¯-ban
kamban:
programma a stampa degli spettacoli del kabuki
kampaku:
altissimo dignitario al servizio dell’imperatore
kamuro:
adolescente in età prepuberale destinata all’apprendistato che la preparerà a diventare, dopo i tredici anni, prima shinzo¯ e poi oiran, una cortigiana di rango
Kano¯:
scuola artistica fiorita tra gli artisti professionisti a partire dal XV secolo e nel periodo Tokugawa, che riprende alcuni caratteri della pittura cinese
Kansai:
nome del territorio occidentale dell’isola di Honshu¯, dove sorgono, tra le altre, le città di Kobe, O¯saka, Nara e Kyo¯to
Kanto¯:
nome del territorio orientale dell’isola di Honshu¯ dove sorgono, tra le altre, le città di To¯kyo¯ e Yokohama
kara-e:
nome generico di un dipinto che si richiama alla pittura cinese
kashihonya:
librerie ambulanti a prestito
kashira-bori:
incisore esperto, con un lungo tirocinio di esperienza
kata:
modelli plastici
katana:
spada giapponese dei samurai
keisei-mono:
“libri sulle prostitute”, con racconti ispirati alla vita delle donne delle case di piacere
kento:
nome dei due rilievi (kaji e hikitsuki), sul margine inferiore esterno della matrice in legno, che servivano come riferimento per “mettere a registro”, cioè per sovrapporre esattamente le varie matrici utilizzate in sequenza
kesei:
cortigiana
kimekomi:
tecnica di stampa a secco, per ottenere effetti a rilievo
kimono:
veste in seta di foggia tradizionale, tuttora in uso come parte integrante del costume giapponese
kirazuri:
goffratura, impressione a secco
kirisute gomen:
diritto dei samurai di portare due spade e di provarne il filo su coloro che gli mancavano di rispetto
kiwame:
censore
ko¯:
artigiani
koban:
formato ridotto di stampa che corrisponde a mezzo aiban (22 x 16 cm) o a mezzo chuban (17 x 12,5 cm) o a un quarto di o¯-ban (19 x 13 cm) oppure approssimativamente alle misure 16,5 x 11,5
kohon-zuri:
stampa realizzata su seta
koku:
unità di misura del riso (un koku equivale a 185.000 litri), presa come base per calcolare redditi e ricchezze nel periodo dei Tokugawa
koku-yaku:
“servizi al paese”, esazione di tributi da parte del governo dello sho¯gun
komuso¯:
setta di monaci zen itineranti
koshoku¯-mono:
romanzi amorosi
kosode:
veste femminile con le maniche relativamente corte, a differenza della veste furisode, dalla quale è derivato l’attuale kimono
kozo:
carta fabbricata con fibra di gelso utilizzata tradizionalmente per le stampe del periodo Tokugawa
kuchi-e:
stampe utilizzate come illustrazioni per romanzi o opere letterarie, caratterizzate in genere dal segno della piega, che hanno prevalentemente come soggetto una figura femminile o bijin
kusazuri-e:
stampe in cui è presente il colore verde erba
kyogo-zuri:
nome delle prime prove a stampa in nero, complete dei segni di registro
kyo¯ka:
“versi folli”, poesie umoristiche di 31 sillabe, parodia del poesia classica waka
machi:
città
maiko:
denominazione di un’apprendista geisha e, più in generale, di giovani donne dotate per la danza
maki-e:
pittura realizzata con polvere d’oro spruzzata
makura:
“guanciale”, allusivo all’ambiente intimo dell’alcova
makura-bon:
“libri da guanciale”, di contenuto erotico
makura-e:
“immagini sotto il cuscino”, altro nome per indicare le shunga
makurazo¯shi:
“libelli da guanciale”, di contenuto scopertamente osceno
manga:
“immagini comiche”, caricature, termine usato poi in epoca contemporanea per indicare fumetti o cartoni animati televisivi
maru-nomi:
sgorbia, strumento di lavoro degli incisori (kashira-bori)
Meiji:
periodo storico che va dal 1868 al 1912, caratterizzato dall’apertura all’influenza occidentale e alla modernizzazione
mekake:
concubina
metsuke:
spia
mibun:
divisione di classe e di rango
mitate:
travestimento o allusione, genere che imita, facendone una parodia, i temi della letteratura classica
mizu-e:
stampe ad acqua, in cui i colori risultano stampati senza contorni
mizunomi hyakusho¯:
contadino “che può bere solo acqua”, bracciante senza terra propria
mon:
stemma, emblema di una famiglia o di un casato, visibile sul kimono tradizionale e sugli abiti di attori e altri personaggi illustri
musha-e:
pittura raffigurante un samurai o comunque un uomo in armi
naga o¯-ban:
formato ottenuto accostando due fogli o¯-ban (che misurano approssimativamente 37 x 26 cm) allo scopo di ottenere una stampa più grande e lunga
Nanga:
scuola artistica fiorita a partire dal XVIII secolo nell’ambiente letterario giapponese, in alternativa alla scuola Kano¯, che riprende alcuni caratteri della pittura della Cina meridionale
nihonga:
stile artistico della pittura giapponese nel XX secolo
nihon machi:
insediamento giapponese all’estero con funzione di enclave commerciale, alla fine del XVI secolo
ninjo¯:
le passioni
ningyo¯ jo¯ruri:
teatro dei burattini
nishiki-e:
“stampa broccato”, stampe policrome, realizzate con una tecnica diffusasi a partire dal 1764
no¯:
genere teatrale classico, prediletto dall’aristocrazia, caratterizzato dall’uso di maschere, i cui attori, a differenza di quelli del kabuki, non sono soggetti abituali delle stampe
no¯:
contadino
o¯-ban:
formato di stampa che misura approssimativamente 37 x 26 cm, in orizzontale (o¯-ban yoko-e) o in verticale (o¯-ban tate-e)
obi:
la classica cintura del kimono, che assume in letteratura significati simbolici, così obi-hiki, strappare via l’obi, diventa una metafora di violenza sessuale
o¯-bon:
formato di stampa di libro piuttosto grande che misura circa 27 x 19 cm
o¯gosho:
sho¯gun “in ritiro”, cioè ritiratosi per lasciar posto a uno dei figli
oiran:
cortigiana di alto rango, la più ricercata
oiran dochu¯:
parata delle cortigiane in abito tradizionale
o¯kubi-e:
“immagini dell’onorevole collo”, ritratti che raffigurano in primo piano le fattezze del viso
omote:
il dritto, la superficie di un oggetto
onnagata:
“aspetto femminile”, termine usato per gli attori del kabuki che interpretano ruoli femminili
osokuzu no e:
rotoli di soggetto erotico, a carattere narrativo, prodotti in epoca medievale
otanzaku:
formato di stampa che misura approssimativamente 37 x 17 cm
o¯tsu-e:
dipinti, e in seguito stampe in nero con colori a mano, di soggetto popolaresco, in origine realizzati unicamente nel villaggio O¯tsu, sul lago Biwa, presso Kyo¯to.
renga:
componimenti poetici in versi legati
ro¯nin:
“guerriero onda”, samurai privo di padroni e senza legami gerarchici
saishoku-zuri:
stampatore
sake:
bevanda tradizionale giapponese che si ottiene dal riso fermentato
sakoku:
chiusura del Giappone ai contatti con ogni popolazione straniera, nel periodo Tokugawa
sakura-yama:
ciliegio di montagna, di cui si utilizzava il legno stagionato per le matrici di stampa
samurai:
guerrieri, membri dell’aristocrazia militare
san bu kutsui:
trittico unito prima di essere tagliato
sanju¯:
triplice sottomissione cui era tenuta la donna, ai genitori, al marito, al figlio maggiore
sanke:
termine che indica le tre casate di daimyo¯, signori feudali, discendenti in linea diretta dallo sho¯gun Ieyasu Tokugawa
sankin ko¯tai:
doppia residenza, residenza alternata imposta ai daimyo¯ tra la capitale shogunale Edo e i loro feudi
sanzo¯shi:
“tre volumi”, classica produzione di volumi illustrati di piccole dimensioni di contenuto erotico
sashi-e:
illustrazione
senko:
stampatore
senryu:
raccolte di versi popolari di satira e di costume
sha:
suffisso usato per indicare “dipinto da”, “opera di”
shakkyo¯:
danza del leone, un momento caratteristico di alcune rappresentazioni del teatro kabuki
shamisen:
strumento a corda tradizionale, simile a un piccolo mandolino
share-bon:
“libri mondani sollazzevoli”, altra denominazione dei libri erotici illustrati
shi:
sinonimo di samurai
shibai-e:
pitture raffiguranti attori in palcoscenico
shijo¯:
stile pittorico nato come reazione all’ukiyo-e e alla sua involuzione manierista verso la fine del XVIII secolo
shiju¯hatte:
“quarantotto mosse”, concettualmente ispirate alle mosse classiche del sumo¯, che rappresentano le posizioni della seduzione e del godimento
shikishi:
formato quadrato, che misura approssimativamente 23 x 23 cm, usato in origine come spazio ideale per scrivervi poesie
shin hanga:
“nuova stampa”, termine coniato dall’editore Watanabe Shozaburo agli inizi del XX secolo per indicare la rinascita delle tecniche di stampa con i metodi tradizionali, tipica di questo periodo
shinju¯:
“suicidio di due amanti”, termine che indica vari comportamenti considerati segno e prova di amore, fino al più estremo, che è il suicidio di coppia, celebrato nei drammi shinju¯-mono
shinpan: denominazione dei daimyo¯ delle venti famiglie imparentate con i Tokugawa e quindi fedeli allo sho¯gun
shinzo¯:
giovane assistente cortigiana, prima che diventi oiran
sho¯:
mercanti
sho¯gun:
generalissimo, massima carica militare che esercita tutti i poteri di governo (shogunato) malgrado la continuità della presenza dell’imperatore
sho¯-tanzaku:
formato equivalente a mezzo chu¯ban, circa 25 x 8,5 cm
Sho¯wa:
periodo storico tra il 1926 e il 1989, durante il regno dell’imperatore Sho¯wa (Hirohito)
shuko¯:
invenzione artistica, innovazione creativa
shunga:
“disegni della primavera”, dipinti e stampe a soggetto erotico
shunpon:
libri illustrati di argomento erotico o licenzioso
sosaku hanga:
“stampe creative”, termine coniato agli inizi del XX secolo in alternativa a shin hanga per indicare una tipologia di stampe realizzate con tecniche moderne, mutuate dall’Occidente
sui-sama:
“esperto della quintessenza”, termine per definire chi segue il principio di gustare appieno le emozioni del rapporto sessuale
sumi:
inchiostro nero di provenienza cinese, usato sia in stampe policrome sia in stampe monocrome dette appunto sumi-e oppure sumizuri-e
sumo¯:
classica forma di lotta, che rappresenta ancora uno degli sport più popolari in Giappone
surimono:
biglietto augurale a stampa, in cui spesso l’immagine si fonde con poesie o testi letterari, spesso nel classico formato quadrato detto shikishi
Taisho¯:
periodo storico che collega le epoche Meiji e Sho¯wa, dal 1912 al 1926
tan-e:
incisioni in nero con inchiostro arancio aggiunto a mano
tanka:
classica forma poetica giapponese di trentuno sillabe, detta anche waka
tan-roku:
stampa in cui il colore arancio è unito ad altri colori
tanzaku:
formato equivalente al hosoban, approssimativamente 33 x 15 cm
tate-e:
“stampa verticale”, con la base più corta dell’altezza
tayu¯:
la cortigiana di rango più elevato
tengai:
tipico copricapo di bambù usato dai monaci komuso¯
tenno¯:
imperatore, nome con cui si designava la figura semidivina del sovrano
terakoya:
scuole funzionanti accanto ai templi per l’istruzione della popolazione
terauke seido:
sistema di registrazione esistente presso i templi buddhisti, in cui venivano iscritti i nomi degli abitanti del luogo, con funzioni simili a quella dell’anagrafe
to¯:
il coltello, strumento di lavoro degli incisori (kashira-bori)
toba-e:
pitture caricaturali, genere creato dal monaco Toba Sj
tobira-e:
il frontespizio illustrato di un libro
tokodai:
il palcoscenico rialzato su cui erano collocati i musici del teatro kabuki
torii:
grande portale d’accesso dei templi shintoisti
tozama:
daimyo¯ signori feudali, che si erano sottomessi ai Tokugawa dopo la loro vittoria a Sekigahara
tsuba:
l’elsa della tipica spada giapponese, detta katana
tsukebun:
album costituiti da introduzione, figure e testo o il testo inserito in questi album
tsunokakushi:
copricapo femminile a fasce rigide indossato di norma dalle donne sposate
uchikake:
ampio kimono
uchiwa-e:
stampe su ventaglio, o anche stampe in cui le immagini sono inserite in una linea di contorno a forma di ventaglio
uki-e:
dipinto prospettico
ukiyo-e:
“immagini del mondo fluttuante”, stampe che vogliono esprimere il concetto di transitorietà della vita, il “mondo fluttuante” delle classi medie di artigiani e mercanti abitanti a Edo nel periodo tra 1600 e 1868
ura:
il rovescio, in rapporto a omote, il dritto, la superficie di un oggetto
urushi-e:
tecnica di pittura con laccatura, per ottenere le cosiddette “stampe a lacca”
wajirushi:
denominazione gergale dei libri storici illustrati
waka:
“poesia” secondo i canoni della letteratura classica
wakashu:
fanciullo
wake-shiri:
“che conosce il senso”, termine per definire chi segue il principio di gustare appieno le emozioni del rapporto sessuale
waraibon:
“libri per ridere”, altra denominazione dei libri erotici illustrati
warai-e:
“immagini per ridere”, altra denominazione dei libri erotici illustrati
washi:
termine generico utilizzato per la carta giapponese fatta a mano
yakusha-e:
pittura raffigurante un attore
yaro¯:
giovane travestito dedito alla prostituzione
yashiki:
residenza di un daimyo¯, signore feudale
yatsugiri-ban:
formato che misura approssimativamente 12,7 x 9,5 cm
yo¯ga:
“pittura occidentale” stile fortemente influenzato dai canoni artistici importati dall’Occidente, ad esempio dall’uso della prospettiva
yoko-bon:
formato tipico di un piccolo libro “ad album”, orizzontale, approssimativamente di 16 cm di base x 11 cm di altezza
yoko-e:
“stampa orizzontale”, con la base più lunga dell’altezza
yomi-bon:
libri con trame d’azione
Yoshiwara:
quartiere a luci rosse di To¯kyo¯
yujo¯:
cortigiana
yu¯kaku:
quartieri del piacere
yukata:
leggero kimono estivo di cotone sfoderato, spesso nei tradizionali colori bianco e blu
zen:
filosofia di origine buddhista che esalta la prassi etica e la contemplazione priva di pensieri per conseguire l’illuminazione, esperienza dell’identità dell’essere in tutte le cose
I formati delle stampe giapponesi sono indicati con precise denominazioni e derivano tutti da alcune misure standardizzate di produzione della carta, e dalle loro suddivisioni; peraltro, nell’ambito di ciascun formato, le dimensioni dei fogli variano a volte in modo sensibile, sia per le differenze legate al diverso periodo di fabbricazione e alla provenienza della carta sia per tagli o rifilature ai bordi. I formati inoltre possono essere riferiti sia alle stampe in orizzontale (yoko-e) sia alle stampe in verticale (tate-e).
Le stesse considerazioni valgono per i libri illustrati
Fonte: http://www.icsaa.it/doc/glossariotermini.rtf
Sito web: http://www.icsaa.it/
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
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