Paul Newman

 

 

 

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Paul Newman

 

Paul Newman ci ha lasciato
Addio agli occhi più belli di Hollywood


La nostra generazione, nata con i "gran divi" del calibro di Brad Pitt, Johnny Deep, Zack Efron, cercando in profondità nei propri ricordi, sotto la voce Paul Newman può scovare solo la frase: "Ma questo Newman non era per caso quell'uomo, di cui mi parlava tanto la mia cara nonnina, nell'antichità celebre per la sua bellezza comparabile ad una statua greca?”. Okay, forse il mio sarcasmo è eccessivo, perché è ovvio che tutti, ma proprio tutti lo conoscevano. Ma se passiamo sul versante film? Potrei anche tirare a indovinare quanti volti stupiti stanno cercando di ricordare uno straccio di film che ha fatto.
Vi dico questo perché due mesi fa neanche io sapevo un 'accidente su questo tizio. Sicuramente il nome mi suonava familiare, però non riuscivo ad identificarlo con un immagine fissa, confondevo il suo viso con quello di Brando, Cary Grant o Rock Hudson. Circa due mesi fa, il 26 settembre, lo spirito di Paul Newman a cavallo di una luccicante scia di trionfi, ha raggiunto quel dio celeste, che da tanto voleva accaparrarselo, morto di cancro ai polmoni, all'età di 83 anni. Venuta a conoscenza di questa notizia il giorno stesso della sua morte, mi sono detta: "Accidenti, mi sento così ignorante nel non aver mai visto neanche un film di  questo gran divo anni 50, dagli occhi di ghiaccio (come amavano definirlo i media, lodato da questi sopratutto per il suo fascino) e invece conoscere a memoria ogni battuta di "Robin Hood un uomo in calzamaglia"!).
Non scriverò nulla su dettagli inutili riguardo la vita privata di Paul Newman, che non c’entrano niente con la sua carriera. Ha sempre cercato di dichiarare il meno possibile sulla sua vita privata, nelle rare interviste che rilasciava, considerando la sua famiglia un santuario intoccabile, perciò cercava sempre di focalizzare l'attenzione dell'intervistatore sul piano professionale. E' stata una persona sempre stimata da tutti, sopratutto per l'impegno come uomo attivo, pronto ad agire nel fronteggiare tutte le discriminazioni. Ha trascorso l'esistenza seguendo i propri principi, disprezzando l'indifferenza, e lodando tutte quelle persone che si sono impegnate nel combattere l'ingiustizia, che stava dilagando in tutta la società americana. Sostenne in prima persona i movimenti femministi nel ‘68, e i movimenti che nascevano contro la condizione di discriminazione  degli omosessuali. Partecipò agli inizi degli anni ‘60, anche a numerosi movimenti, a favore dei neri, in Alabama, oppure alla marcia su Washington, insieme a 210.000 persone, tra cui gli attori Marlon Brando, Tony Franciosa, Sidney Poitier.
Sosteneva fermamente che un attore non deve da egoista rinchiudersi nel suo luminoso castello e godere di tutti i privilegi dovuti alla celebrità. Al contrario, deve cercare con tutti gli strumenti che ha, di cambiare in modo radicale  la situazione.
"Chi non ha nemici, non ha carattere, io ce l'ho il carattere anche se ho gli occhi celesti!", sosteneva Newman.
Perciò il giorno in cui decisi di cominciare ad acculturarmi con i film di Newman, si aprì un nuovo fronte nella mia esistenza, e questo fu inaugurato da "Lo spaccone", che potrei definire un film perfetto, curato in ogni particolare. Il film ti fa vivere in prima persona la vita del personaggio, il suo stato di rabbia, euforia, insicurezza, paura, tristezza, orgoglio. Ci si immedesima così tanto, che per l'intera durata del film lo spettatore dimentica chi è, e dove si trova. Film ricco di tutto il pathos desiderabile, reso possibile dalle incantevoli interpretazioni di celebri attori. Il ruolo più importante è interpretato da Paul Newman. Egli veste i panni di un giocatore di biliardo dal nome Eddie Felson, conosciuto da tutti come "Eddie lo svelto", uno dei più talentuosi a maneggiare la lunga stecca."Io sono il più forte che hai conosciuto, sono il più forte di tutti. Anche se mi batti resto il più forte". Il pensiero che tanto lo tormenta è quello di riuscir a battere un famoso giocatore di biliardo, chiamato Minnesota Fats, per dimostrare la propria eccellenza e maestria, nell'unico ambito in cui è in grado di dimostrare di essere qualcuno. Minnesota Fats interpretato dall'attore Jackie Gleason, è un signore distinto, porta  vesti nere da gangster, un uomo di abbondante stazza, con gonfie mani di grande destrezza. Egli si muove con un elegante portamento, e un'assoluta padronanza della situazione finemente studiata, per fronteggiare qualsiasi imprevisto. "Guarda il suo grasso corpo, le sue grasse dita, ballano sul biliardo..."
In una delle prime scene del film, verso la fine di un'interminabile partita di biliardo faccia a faccia con Minnesota, Felson perde senza ritegno, favorendo una proficua e clamorosa vincita all'avversario, che si mostra non come ci si aspetterebbe, cioè un nemico assetato di fama e guadagno, e che gode nel vedere la sconfitta dell'altro. Niente di tutto questo. Al contrario si comporta come un perfetto professionista.
Alla fine della battaglia Minnesota lascia trasparire il suo dispiacere per la dispendiosa perdita dell'amico, provando compassione per lui, non accettando più alcuna proposta di rivincita di Eddie, che voleva continuare la partita, perciò comportandosi con onestà, si allontana lentamente dalla sala verde con aria  rispettabile e vittoriosa. Dopo quest'episodio, ci saranno altri incontri che segneranno le decisioni prossime del protagonista. Un ruolo determinante è quello dall'attrice Piper Laurie, che interpreta nel film Sarah Packard, una donna di tarda giovinezza, che passa le giornate, e sopratutto le mattinate, in squallidi locali a distruggersi con continui giri d'alcol .Una mattina di queste incontra Eddie, con cui avrà una relazione, che si dimostrerà come una scialuppa di salvataggio per entrambi. Dal punto di vista del protagonista Eddie Felson, è come se fosse moralmente obbligato a mantenere la relazione con Sarah Packard, che si trova in una condizione molto più critica della sua. Per la prima volta è lui che si deve prendere cura di una persona che ha i suoi stessi problemi.
E' come se tutti i giorni dovesse fare i conti con la sua stessa immagine, perciò Sarah diventa uno specchio che gli svela l'effetto degenerante di dipendenza che sta consumando le sue ultime possibilità di riuscita nella vita. Attraverso l'aiuto inconsapevole della fidanzata, egli riuscirà a comprendere l'importanza della vita, a godere di questa, senza essere prigioniero dell’alcool. Con il raggiungimento del suo adorato trionfo, egli ci fa comprendere che la sua sete di vittoria è inutile, se non riesce a riempire tutti quei buchi fatti di rimpianti, di non aver approfittato quando ne aveva il potere dell'unico sbocco di felicità  che poteva ottenere, se si fosse dimostrato più coscienzioso nel rapporto con Sarah.
Ho scelto di lasciar più spazio alla presentazione di questo film, perché penso che abbia cristallizzato e racchiuso tutto il valore, la maestria e la passione con cui Paul Newman era in grado di arrivare alle persone con una sola battuta ed un coinvolgente ed immediato sguardo. Una delle sue qualità più evidenti dal punto di vista recitativo era quello del saper isolare, rinchiudere la propria  personalità, sostituendola col il ruolo che doveva abbracciare  in un determinato film.
In aggiunta a questo cult, ve ne consiglio altri validissimi: "La lunga estate calda" (primo film girato con Joanne Woodward, la quale rimarrà sua moglie per 50 anni fino alla morte dell'attore), "La gatta sul tetto che scotta" (con Elisabeth Taylor, un’altra attrice cult), "Dalla terrazza","Butch Cassidy and Sundance Kid" (con Robert Redford), "La stangata", "Il colore dei soldi" sequel de "Lo spaccone", con il quale vincerà il suo PRIMO premio Oscar dopo 30 anni di carriera, come miglior interpretazione.
"Qualunque cosa può essere bella, nessuna esclusa , spaccar pietre può essere bello se è ben fatto, quando sai quello che fai, e perché ,e viene come vuoi tu....e quando succede a me è una cosa fantastica, mi sento come può sentirsi un fantino sul suo cavallo con quella carica di energia stretta fra le ginocchia, entra sulla dirittura lo stringono tutti e lui lo sa, lo sente quando lasciarlo andare e quanto, perché tutto risponde bene, ha la bestia sulla punta delle dita... ragazzi è una cosa fantastica, è qualcosa di grande quando sei bravo e lo sai che sei bravo, a un tratto sento il braccio che mi si scioglie e la stecca è come una parte di me, sai sembra viva, ha i nervi dentro, un pezzo di legno con dentro i   nervi, senti gli schiocchi delle biglie, non serve guardarle tanto lo sai. Sì,  fai dei gran tiri che non ha mai fatto nessuno, giochi quella partita come non l'aveva mai giocata nessuno". Così diceva Eddie Felson, e così poteva dire Paul Newman nel suo lavoro.

Autori : Allegra Doto, V B
fonte: http://www.sanvitale.net/giornalino%20dicembre%202008/Paul%20Newman%20ci%20ha%20lasciato.doc


 

 

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