Cinema monologhi e dialoghi film famosi

 

 


 

Cinema monologhi e dialoghi film famosi

 

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Cinema monologhi e dialoghi film famosi

 

"Quando penso alla carne della mia carne, chissà perché, divento subito vegetariano."

"Io restai lì a chiedermi se l'imbecille ero io che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se l'era lui che la pigliava tutta come una condanna ai lavori forzati, o se l'eravamo tutt'e due"

"Ho già sulle spalle un bel fardello di cose passate. E quelle future? Che sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo che continuo a non prender nulla sul serio?"

ma soprattutto:

"Eccoli qui, gli 'amici miei'... Cari amici... Un'amicizia che si svolge secondo regole precise, anche se non ce le siamo mai dette... Il diritto di sfotterci reciprocamente, e... il gusto difficile di non prendersi mai sul serio..."


"Amici Miei" (Monicelli)

 

Non posso soffiare via il passato come un brutto insetto che si è postato sulla mia mano"


- Ho fatto cose orribili, gesti senza amore.
- La realtà è che tu non mi hai visto mai, i tuoi occhi non mi vedono, continuano a vedermi con gli occhi di tuo marito. Nella musica i metronomi segnano il tempo insieme al controtempo che non si vede e in mezzo c'è il senso delle cose, ci sei pure tu ma ancora non lo sai.
- Non so cosa?
- Come recuperare la vista.


"L'intimità sceglie momenti più sbagliati per tornare, quel gesto salì alle mie mani con naturalezza come una bestiola fedele che per quante botte riceveva non dimentica il suo padrone."

- Tu vuoi bene ai miei figli?
- Se adesso si mettessero a camminare potrei riconoscere se è Gianni o Ilaria. Ma io voglio bene a qualsiasi cosa ti appartenga.

"Stringendomi a se, quell'uomo silenzioso stava cercando di comunicarmi che lui sapeva, per un dono misterioso inventare un sentimento capace di trasportarmi in un mondo pieno di tenerezza e gioia, finsi di credergli e perciò ci amammo a lungo nei giorni e nei mesi a venire quietamente."

 

 

 

 


I giorni dell'abbandono

 

 

Mai sottovalutare il potere della negazione..."


"Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo
Ma è difficile restare arrabbiati
perché c’è troppa bellezza nel mondo…..
A volte è come se la vedessi tutta insieme
ed è troppo…….
Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare
E poi mi ricordo di rilassarmi
e smetto di cercare di tenermela stretta.....
E dopo scorre attraverso me come pioggia
Ed io non posso provare altro che gratitudine
per ogni singolo momento della mia stupida
piccola vita
e voi non avete la più minima idea
di quello di cui sto parlando,
ma non preoccupatevi……
un giorno l’avrete………"


AMERICAN BEAUTY.

 

Io credo nell'America. L'America fece la mia fortuna. E io crescivo mia figlia come n'americana, e ci detti libertà, ma ci insegnai pure a non disonorare la famiglia. Idda avea un boyfriend non italiano, se 'nia o cinema insieme tornava a casa tardi e io non protestavo. Due mesi fa lui l'invitò in machina con'autro amico suo. Le fecero bere Whisky e poi cercarono di approfittarsi di lei. Lei resistette. L'onore lo mantenne. E iddi la pestarono. Come n'animale. Quann'arrivai n'ospedale a sua faccia faceva paura. A mascidda era rutta. L'aveano cosuta con u filo di ferro. Nemmeno chiangere poteva tanto era o male. Io chiangevi, povera figghia. Idda era a luce di occhi miei. Bellissima era. E ora nun sarà mai chiù bedda come prima...me deve scusare..andai alla polizia da buon americano. I due furono pigghiati e processati. O giudice condannò ma non aveano precedenti e ci dettero a condizionale. Sospensione della pena. Li fecero uscire nello stesso giorno. Io restai dentro quell'aula come un fesso. E chiddi bastardi me ridevano in faccia. Allora dissi a mia moglie, per la giustizia dobbiamo andare da Don Corleone.- Ma perchè andasti alla polizia? Perche non venisti da me subito?

Il Padrino

 

 

Tutta quella città... non se ne vedeva la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
E il rumore.
Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto... e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema.
Col mio cappello blu.
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino...
Primo gradino, secondo gradino.
Non è quel che vidi che mi fermò.
È quel che non vidi.
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi... lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne.
C’era tutto.
Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare.
Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita.
Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di.
Morire.
Tutto quel mondo.
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce.
E quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra...quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò.
Lasciatemi tornare indietro.
Per favore
.

La leggenda del pianista sull’oceano

 

 

 

 

 

 

 

La sfuriata di Edward Norton davanti allo specchio nel film:"La 25° ora " di Spike Lee.
Sì…vaffanculo anche tu - Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti…puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici… aspiranti terroristi, E RALLENTATE, CAZZO! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel. In culo ai bottegari Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano…tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’appartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita… e Bush e Chaney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom... In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale… e non fatemi parlare dei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermesse e i loro carciofi di Calducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate…Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete…le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!... In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francio Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia…maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore: beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. No, no, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l'hai buttato via, BRUTTO TESTA DI CAZZO!

 

 

 

 

 

 

La cosa meravigliosa dell’innamorarsi è che uno impara tutto dell’altra persona e molto in fretta e se è vero amore uno comincia a vedere se stesso attraverso i suoi occhi e questo tira fuori il meglio di te. È quasi come se uno si innamorasse di se stesso.
Scherzi del cuore

 

 

Adoro il fatto che, dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti. E adoro il fatto che tu sia l’ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte. Non è che mi senta solo, e non c’entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perchè quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile.
Harry ti presento Sally

 

Guardati dalla bestia uomo, poiché egli è l'artiglio del demonio. Egli è il solo fra i primati di Dio che uccida per passatempo, o lussuria, o avidità. Sì, egli uccide il suo fratello per possedere la terra del suo fratello. Non permettere che egli si moltiplichi, perché egli farà il deserto della tua casa. Sfuggilo, ricaccialo nella sua tana nella foresta, perchè egli è il messaggero della morte.»
Il Legislatore, XXIX Pergamena, 6° versetto
Il pianeta delle scimmie

 

 

 

 

 

 

 

Monologhi Woody Allen

"Il primo monologo registrato di Woody Allen"
Tit. orig.: "Woody Allen's First Recorded Monologue"
Registrato dal vivo presso il Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e
quindi inciso con il titolo "Private Life" su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Dall'ultima volta che ci siamo sentiti ci sono stati, nella mia vita
privata, molti mutamenti significativi, di cui stasera possiamo parlare
per, come dire, valutarli. Ho cambiato casa. Comincio dall'inizio. Prima
abitavo nell'East Side, a Manhattan, ma venivo continuamente rapinato,
aggredito e sadicamente picchiato nelle gengive. Allora mi sono trasferito
in un palazzo di Park Avenue, uno di quei palazzi col portiere in livrea,
sorvegliatissimo, costosissimo e magnifico. Ci abitavo da due settimane
quando sono stato aggredito dal portiere.
Non so cos'altro c'è di nuovo… Ah sì! Dall'ultima volta che ci siamo
sentiti sono diventato una Società in Accomandita. L'anno scorso, ebbi
difficoltà col fisico. Volevo dedurre dal reddito imponibile la spesa per
lo psicanalista, in quanto "cure mediche", ma all'Ufficio Imposte Dirette
mi dissero che rientrava sotto la voce "divertimenti". Si arrivò a un
compromesso, rubricandola come "contributi religiosi".
Quest'anno dunque ho fondato una società. Io ne sono il presidente, mia
madre ha la vice-presidenza, mio padre ne è il segretario perpetuo, mia
nonna il tesoriere. Mio zio è nel Consiglio d'Amministrazione. Si sono
coalizzati e hanno cercato di dimissionarmi. Io ho stretto un'alleanza di
interessi con lo zio e abbiamo mandato mia nonna in galera.
Mi sono iscritto all'università, per laurearmi in filosofia.
Frequentavo corsi di filosofia teoretica, come "Verità e Bellezza" e
"Introduzione a Dio", nonché "Propedeutica alla Morte". Fui espulso, alla
fine del primo anno, perché sorpreso a copiare all'esame scritto di
metafisica. Sbirciavo dentro l'anima del mio compagno di banco.
In seguito alla mia espulsione, mia madre - donna molto sensibile - si
chiuse in bagno e si fece un'overdose di pedine della dama.
Sono stato in analisi. Questo lo saprete già, sul mio conto. Da giovane,
andavo in terapia di gruppo poiché non potevo permettermi una psicanalisi
individuale. Fra noialtri nevrotici si disputava un campionato di
baseball. Io ero il capitano della squadra dei Paranoici Latenti. Le
partite si svolgevano la domenica mattina. Memorabile l'incontro fra
Rosicchiatori di Unghie e Piscialletto. Vedere dei nevrotici giocare a
baseball è uno spasso. Io, se commettevo un fallo, ero oppresso da sensi di colpa.
Inoltre, ho un cugino al quale i miei genitori volevano più bene che a me,
da piccoli. E questo mi ha distrutto. Laureatosi a pieni voti, mio cugino
si mise a fare l'assicuratore.
Si è sposato con una ragazza molto magra e sono andati ad abitare nei
sobborghi, dove hanno ogni sorta di status symbols: casa di loro
proprietà, automobile, pelliccia di visone, assicurazione contro il furto

 

e l'incendio, assicurazione sulla vita. La moglie ha anche
un'assicurazione sull'orgasmo. Se il marito non riesce a soddisfarla
sessualmente, la polizza prevede un indennizzo mensile in denaro.
Non so cos'altro dirvi sul mio conto. Ho fatto lo scrittore e l'attore.
Scrivevo per la televisione. Per diventare attore frequentai una scuola di
recitazione. Come saggio finale demmo Gedeone di Paddy Chayefsky. In
Gedeone io facevo la parte di Dio. Mi immedesimai tanto nella parte -
secondo i canoni di quella scuola - che la vivevo anche fuori scena. Ero
divino. Veramente favoloso. Andavo in giro in doppiopetto blu. Mi spostavo
in tassì da un capo all'altro di New York. Davo mance da padreterno, come
avrebbe fatto Lui. Una volta litigai con un tale, e lo perdonai. Sul
serio. Mi aveva pestato un piede e io gli dissi: "Cresci e moltiplicati!''
Ma non mi espressi esattamente così.


"Coney Island"
Tit. orig.: "Coney Island".
Registrato dal vivo presso lo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile del
1965, e successivamente inciso con il titolo "Unhappy Childhood" su Woody
Allen, Volume 2. Entrambe le raccolte contengono la versione riveduta.
Evado sempre nel regno della fantasia, io, poiché ebbi un'infanzia
infelice. Vengo da una famiglia poverissima. Mio padre lavorava a Coney
Island, la spiaggia popolare di New York. Aveva in concessione un
baracchino, tipo tre-palle-un-soldo, dove uno doveva buttar giù le
bottiglie di latte, vuote, con palle da tennis, cosa che io non riuscii
mai a fare, durante l'intera infanzia. Ci fu una specie di maremoto, a
Coney Island, quando ero ragazzo. Sbaraccò tutto, portò via il pontile, il
lunapark, le case e tutto quanto - fece danni per un milione di dollari e
passa. L'unica cosa che rimase in piedi furono quelle bottiglie di latte...
Fui spaventato a morte, in effetti, se ci ripenso, una volta da
ragazzo. Avrò avuto tredici anni e stavo andando a un concorso per
musicisti dilettanti. Vengo da una famiglia musicofila, dovete sapere, il
mio babbo suonava il trombone da giovane. Una volta provò a suonarci Il
volo del calabrone, col trombone, e gli si seccarono i polmoni e il fegato
gli salì in gola che a momenti si strozzava.
Dunque, viaggio in metropolitana con il mio clarinetto senza astuccio e
così via, stile musicista jazz, quand'ecco che salgono un dodici tizi, di
corsa, che si scaraventano a bordo del metrò, tipi tosti, capite, di
quelli con le nocche pelose e via dicendo. Dev'essere ch'erano in libera
uscita da una colonia penale, perché c'era con loro un assistente sociale
che quelli non smettevano di sgambettare. Si fermarono proprio davanti a
me perché davo, dev'essere, nell'occhio. Si era mangiato pesce in brodetto
a pranzo e m'ero scordato di togliermi la bavarola - con ricamato su
Nettuno, figurarsi. Mi si affollano tutti d'intorno, e giù a dire
parolacce, a fumare e a ridere, e a schiodare i sedili e roba del genere,
capite. E io zitto. Me ne sto li, a occhi bassi, e seguito a leggere
Heidi, come se niente fosse.

 

A un certo punto, il capintesta mi punta un dito contro il gargarozzo.
Mi alzo in piedi. Lui mi dà una ginocchiata. E io? Mica gli do la
soddisfazione di piegarmi in due, no, però mi esibisco in un'imitazione di
Montserrat Caballé e caccio un acuto, un do di dolore, che non avete mai
sentito l'uguale.
Arrivai con un'ora di ritardo all'Ora del Dilettante. Però vinsi lo
stesso il secondo premio, consistente in due settimane di campeggio
multirazziale. Fui picchiato sadicamente, ogni giorno, da ragazzi di ogni
razza e religione.


"Ragazzo sensibile"
Tit. orig.: "The Sensitive Kid"
Registrato presso il Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e quindi
inciso con il titolo "Brooklyn" su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Io non mi abbronzo facilmente. E neanche difficilmente. Mi spiego, ho i
capelli rossicci e la pelle delicatissima. Quando vado in spiaggia non mi
prendo una bella tintarella. No, mi becco un brutto colpo di sole.
Eppoi, alla spiaggia non ci andavo mai, perché sono di Brooklyn. I
brooklinesi hanno solo Coney Island, che come spiaggia fa schifo. Correva
voce durante la guerra che i sottomarini nemici - gli Uboot tedeschi, se
vi ricordate - venivano lì, e l'inquinamento li corrodeva, nella zona di
mare riservata ai bagnanti.
Ero un ragazzino sensibile, io, un vero poeta. In classe mia c'erano
tipetti duri. Ce n'era uno, Floyd, che sedeva nel banco degli asini,
capite, e aveva il cervello d'una zucca. Uno di quelli con la mentalità da
vegetale. In anni successivi, diventammo però amici, da grandi. Io gli
tolsi una spina da una zampa.
Una volta, da ragazzo, me ne stavo andando a lezione di violino. Passo
davanti a una sala da biliardo e li c'era la ghenga di Floyd, che stava
sgonfiando le gomme delle auto nei paraggi. Non solo a quelle
parcheggiate, anche a quelle in movimento.
Io passo oltre come niente fosse e lui mi chiama, fa: "Ehi, Roscio!".
Non ci ho visto più. Ero un ragazzo coraggioso. Poso il violino. Vado
là e gli dico: "Non mi chiamo Roscio. Se mi vuoi, rivolgiti a me
educatamente. Il mio nome è Heywood Allen, per tua norma e regola."
Trascorsi quell'inverno su una sedia a rotelle dopo che un'équipe di
chirurghi mi estrasse il violino. Per mia buona fortuna non prendevo
lezioni di violoncello.
Io non sono pugnace. Non so battermi e, poi, ho i riflessi lentissimi.
Una volta fui investito da un'auto con una gomma a terra, che la
spingevano in due.


 

 

"Buttate fuori il pupo"
Tit. orig.: "Throw the Kid Out"
Registrato dal vivo presso lo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile del
1965, e quindi inciso con il titolo "The Kidnapping" su Woody Allen,
Volume 2 e su entrambe le raccolte.
Fui rapito una volta. Me ne stavo davanti a scuola, quand'ecco che arriva
una Chevrolet nera, si ferma, ne saltano fuori due tizi. Mi domandano se
voglio andare con loro in un paese dove ci sono tutte fate e elfi, dove
posso avere tutti i giornalini che voglio, niente scuola, cioccolata,
pasticcini, e io dico: vengo con voi. Salgo in macchina con loro, tanto,
dicevo fra me e me, chi se ne frega, tanto a scuola eravamo in vacanza.
Mi portano via e poi mandano ai miei genitori una richiesta di
riscatto. Mio padre, che legge solo a letto prima d'addormentarsi,
incomincia a leggere la lettera dei sequestratori ma, a metà,
s'addormenta. La sera dopo, idem.
Frattanto, a me mi hanno portato in una casa di campagna, legato e
imbavagliato mani e piedi.
Finalmente i miei si rendono conto che sono stato rapito e passano
subito all'azione. Prima cosa, affittarono la mia stanza.
Nella lettera dei rapitori c'è scritto che mio padre deve lasciare
mille dollari in un albero cavo nel New Jersey. Il denaro lo racimola
senza difficoltà, ma poi non riesce a trovare in tutto il New Jersey un
albero cavo che gli sembri adatto.
La polizia circonda il cascinale. "Buttate fuori il ragazzino",
ordinano. "Consegnate le armi e uscite a mani in alto."
I rapitori rispondono: "Il ragazzino lo buttiamo fuori, ma vogliamo
tenerci le pistole e raggiungere la nostra auto".
La polizia, di rimando: "Buttate fuori il pupo. Vi consentiremo di
raggiungere la vostra auto, ma dovete consegnare le pistole".
Allora i rapitori: "Buttiamo fuori il pupo ma lasciateci le pistole.
Rinunciamo a raggiungere la nostra auto".
La polizia dice: "Tenetevi il ragazzo".
Poi decidono di stanarli mediante lacrimogeni, ma siccome non hanno con
sé i candelotti, alcuni agenti interpretano la scena finale della Bohème,
quando lei muore.
In lacrime, i miei rapitori si arrendono. Vengono condannati a quindici
anni di lavori forzati e incatenati, in dodici, per le caviglie.
Riuscirono a evadere, però, spacciandosi per un enorme braccialetto portafortuna.



 

 

 

 

"Il cuore del Vecchio Mondo"
Tit. orig.: "The Heart of the Old World"
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo 1964 e quindi
inciso con A titolo "NYU" su Woody Allen. Successivamente è stata incisa
una versione, ampiamente riveduta e corretta, e inclusa in entrambe le raccolte.
I miei sono gente all'antica. Vengono da Brooklyn, ch'è come dire Piccolo
Mondo Antico. Gente solida, terra-terra, contraria al divorzio. I loro
supremi valori sono Dio e la Moquette.
Sono andato a trovarli, una domenica, tanto tempo fa. Mio padre stava
guardando alla tivù uno spettacolo ambientato al Manicomio Criminale dell'Indiana.
Mia madre, in un angolo, stava lavorando a maglia un pollo.
Io gli diedi la notizia del divorzio. Mia madre allora posò i ferri da
calza. Si alzò, si avvicinò al forno a legna, l'aprì, e ci si infilò
dentro. L'aveva presa molto male, credo.


"Mio nonno era un uomo del tutto insignificante"
Tit. orig.: "My Grandfather Was a Very Insignificant Man"
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e quindi
inciso con il titolo "My Grandfather" su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Ci tengo a sfoggiare quest'orologio. Lo tiro fuori in continuazione. E' un
orologio da taschino, antico, e mi dà un'aria da gentleman inglese. Eppoi
mi torna utile, in analisi. E' un superbo orologio d'oro. Ne sono fiero.
Era di mio nonno. Me lo ha venduto lui in punto di morte.
In verità mio nonno era un uomo del tutto insignificante. Al suo
funerale, il carro funebre seguiva le altre macchine.
Fu un bel funerale, però. Vi sarebbe piaciuto. Bellissimo. Fecero un
grande rinfresco, in una grande sala per esequie, con suonatori di
fisarmonica. Sul tavolo del buffet era imbandito il caro estinto... voglio
dire, la sua effigie fatta con patate lesse, olive e ravanelli.


"Un ex studente"
Tit. orig.: "A History of Hygiene Major"
Brano estratto di "Second Marriage", un lungo monologo registrato dal vivo
all'Eugene's di San Francisco nell'agosto del 1968 e quindi inciso su The
Third Woody Allen Album La versione riveduta e corretta è inclusa in entrambe le raccolte.

 

 

Ho letto sulla rivista Life che è in corso una rivoluzione sessuale su
tutti i campus universitari, e allora sono andato a iscrivermi a un corso
di laurea per accertarmene di persona. Avevo già frequentato la New York
University anni addietro, e dovevo laurearmi in Storia dell'Igiene. Ma poi
venni espulso e allora dovetti cercarmi un lavoro. Mi assunse mio padre,
che aveva una drogheria a Brooklyn. Mi prese come garzone, e fu il mio
primo impiego. Mi diedi a organizzare sindacalmente i lavoratori del
settore. Indicemmo uno sciopero a oltranza. Mio padre andò fallito. Da
allora mi guarda un po' storto.



"Addomesticare gli elettrodomestici"
Tit. orig.: "Mechanical Objects"
Monologo ("In Downtown Los Angeles") incluso in The Third Woody Allen
Album e registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto del
1968. Entrambe le raccolte ne contengono una versione riveduta e corretta.
Questa non so se l'avete già sentita. Molto tempo fa - è una strana storia
- mi trovavo a Los Angeles. Fui invitato a una festa a casa d'un grosso
produttore. A quell'epoca c'era in progetto di trarre una commedia
musicale dal Sistema Metrico Decimale; e cosi volevano che ci lavorassi
io. Mi recai dunque nell'ufficio di quel produttore, al centro di Los Angeles.
Entro in ascensore. Non c'è nessuno. Non ci sono pulsanti né niente. E
si ode una voce che dice: "Dica a che piano deve andare, prego".
Mi guardo intorno. Non c'è nessuno. Sono preso dal panico. Poi vedo un
cartello che dice che si tratta di un ascensore di nuovo tipo, che
funziona col sonoro. Basta pronunciare il numero del piano cui voglio
salire, e lui mi ci porta. Allora dico: "Al terzo, per favore".
Le porte si chiudono, l'ascensore parte. A questo punto incomincio a
sentire un certo impaccio perché io parlo, credo, con un leggero accento
newyorkese, mentre l'ascensore non ha nessuna sfumatura dialettale.
Al terzo piano, scendo. Mi avvio per il corridoio e mi guardo indietro.
Mi era parso di sentire l'ascensore fare un commento. Allora mi volto
rapidamente ma le porte si richiudono subito e l'ascensore ridiscende.
Lasciamo perdere... non mi andava di aver a che dire con un ascensore di
Los Angeles, a quel tempo... Ma non è questa la parte strana della storia,
questa è la parte più o meno normale.
Non ho mai avuto, in vita mia, un buon rapporto con gli oggetti
meccanici, di alcuna sorta. Tutto ciò con cui non posso ragionare, che non
posso vezzeggiare e coccolare, mi mette in crisi. Ho un orologio le cui
lancette si muovono, chissà perché, in senso antiorario. Ho una lampada
solare, a raggi ultravioletti, che quando mi stendo per prendere la
tintarella, si annuvola e mi piove addosso. Ho un tostapane ch'è un
bruciapane. Odio la doccia che ho in casa, perché basta che un, solo
cittadino degli Stati Uniti apra l'acqua di casa sua per farmi schizzare
fuori tant'è bollente. Ho un registratore a nastro, che m'è costato
centocinquanta dollari, e, quando gli detto qualcosa, mi fa: "Lo so, lo so".

 

Circa tre anni fa, ne ebbi abbastanza. Una sera convocai tutti i miei
apparecchi in salotto, dal primo all'ultimo: tostapane, orologio,
frullatore e compagnia bella. E così tenni loro un discorsetto. Fui
adorabile. Esordii con una battuta di spirito, poi venni al sodo: "Non so
cosa v'è preso, però dateci un taglio".
Mi rivolsi uno a uno a tutti gli elettrodomestici, per addomesticarli.
Fui molto eloquente. Alla fine, provai un gran sollievo.
Due sere dopo, sto lì a guardare la televisione, quand'ecco che il
televisore si mette a saltellare su e giù. Mi alzo in piedi e... io parlo
sempre prima di colpire... e gli dico: "Credevo di essermi spiegato bene.
Qual è il problema?".
Il televisore seguitava a saltellare. Allora lo colpii, di gusto. Lo
picchiai di santa ragione. Gli divelsi l'antenna. Mi sentii molto virile.
Di lì a un paio di giorni, vado dal dentista, nel centro di New York.
Anche lì c'è uno di questi ascensori parlanti che mi fa: "Gentilmente,
dica a che piano deve andare". E io: "Al sedicesimo". Le porte si chiudono
e l'ascensore parte. A un certo punto mi fa: "E' lei quello che ha
picchiato un televisore?".
Mi sentii proprio un fesso, capirete. L'ascensore mi fece andare su e
giù. Poi mi riportò giù di furia e mi scaricò nel seminterrato, gridandomi
dietro improperi antisemiti.
Ma non è finita li. Quello stesso giorno, telefono ai miei. Mio padre
era stato licenziato dalla ditta per cui lavorava da ben dodici anni. Lo
avevano sostituito con un apparecchio che faceva tutto quello che faceva
lui - solo che lo sapeva fare molto meglio. E non basta ancora. La cosa
più deprimente è che mia madre era corsa subito a comprare quell'aggeggio.


"A scapicollo per la Quinta Avenue"
Tit. orig.: "Running Down Fifth Avenue"
Brano del monologo "The Great Renaldo", è stato registrato dal vivo
all'Eugene's di San Francisco nell'agosto del 1968 e poi inciso su The
Third Woody Allen Album e sulle due raccolte.
Stavo guardando alla tele il programma di Ed Sullivan, una sera, e fra gli
ospiti in studio c'era un famoso ipnotizzatore chiamato The Great Rinaldo.
Questo Rinaldo chiama quattro giovanotti tra il pubblico in sala e, zan
zan, li ipnotizza. Gli fa: "Voi adesso credete di essere un'autobotte dei pompieri".
A me, davanti al teleschermo, a casa mia, mi si appesantisce la testa.
Mi addormento. Mi sveglio un'ora dopo. Spengo il televisore e, tutt'a un
tratto, son preso dalla voglia, incontrollabile, di mettermi la tuta di
flanella rossa. Vestito di rosso, mi guardo allo specchio. In quella,
squilla il telefono. Esco di casa a precipizio e mi metto a correre a
scapicollo giù per la Quinta Avenue, emettendo un lacerante fischio di
sirena. All'incrocio con la 14a Strada, vado a sbattere contro un tale
che, pure lui, indossa una tuta rosso fiamma.
Decidiamo di formare un'unica autobotte.

 

Ci dirigiamo, di corsa, verso Greenwich Village. A un certo punto. ci
imbattiamo in due tipi in tuta rossa che stan correndo nella direzione
opposta. Hanno tutta l'aria di saperlo, dov'è l'incendio. Allora ci accodiamo a loro.
All'incrocio con la 86a Strada, un poliziotto ci ferma e ci fa: "Siete
in arresto. Salite in macchina, e poche storie". A me adora prende una
ridarella isterica, perché questo pirla vorrebbe far entrare un'autobotte
dentro una miserabile Chevrolet!


"Un non so che di seducente in me"
Tit. orig.: "Something Seductive About Me"
Registrazione effettuata dal vivo all'Eugene's di San Francisco
nell'agosto del 1968 e incisa con il titolo "Las Vegas" su The Third Woody
Allen Album. In entrambe le raccolte appare una versione leggermente
ridotta intitolata "Vegas".
Era la prima volta che andavo a Las Vegas. Intendiamoci, non, sono un
giocatore. Lo dovreste sapere, questo, sul mio conto. L'unica volta in
vita mia che andai alle corse scommisi su un cavallo chiamato
Mitraglietta. Quando tutti i cavalli entrarono in pista, il mio, mi
accorsi, aveva le rotelle.
Dovete credermi quando ve lo dico: c'è un nonsoché di seducente in me,
quando lancio i dadi. Insomma, me ne sto lì, al tavolo da gioco e sto
lanciando i dadi, quand'ecco che viene: avanti una donna, molto
provocante, e si mette a squadrarmi dalla testa ai piedi. Allora la porto
su in camera con me. Chiudo la porta, mi tolgo gli occhiali, e non intendo
usarle nessuna misericordia. Mi sbottono la camicia. E lei si sbottona la
camicia. Le sorrido. Mi sorride. Mi tolgo la camicia, si toghe la camicia,
le strizzo l'occhio, mi strizza l'occhio. Mi tolgo i pantaloni, lei si
toglie i pantaloni e, a questo punto, mi accorgo che mi sto guardando allo specchio.
Non intendo entrare nei particolari, basti dire che poi, per due
settimane, seguitai a estrarmi schegge di cristallo dalle gambe.


"E' stata violata"
Tit. orig.: "She Was Violated"
Brano tratto da "Second Marriage", un lungo monologo registrato dal vivo
all'Eugene's di San Francisco nell'agosto del 1968 e poi inciso su The
Third Woody Allen Album e su entrambe le raccolte.
Poi mi sono risposato. Sì, ma avrei dovuto capirlo subito che c'era
qualcosa che non andava, nella mia prima moglie, fin da quando la portai a
conoscere i miei genitori. Per il fatto che a loro piacque molto, ma il cane di casa morì.

 

Devo star molto attento a quel che dico su di lei pubblicamente, perché
quella mi querela. Non so se l'avete letto sul giornale, ma mi ha
querelato perché ho fatto "commenti maligni" su di lei, cosa che non ha
gradito granché. Abita nell'Upper West Side e una notte che stava
rincasando a tarda ora, da sola, è stata violata. Così stava scritto
appunto sul giornale: "E' stata violata". A me chiesero un commento, per
la cronaca. E io dissi: "Conoscendo la mia ex moglie, probabilmente non si
sarà trattato di una violazione emozionante".


"Il naufragio di un matrimonio"
Tit. orig.: "I Had a Rough Marriage"
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964, è stato
inciso con il titolo "My Marriage" su Woody Allen e, in una versione
riveduta, su entrambe le raccolte.
Vorrei parlarvi del mio matrimonio, che non ha nulla da invidiare al
naufragio dell'Andrea Doria. Sì, la mia vita coniugale è stata un inferno.
Fatto sta che mia moglie era una donna molto immatura, non aggiungo altro.
Basti questo episodio, a riprova della sua immaturità. Io sto facendo il
bagno, nella vasca, e lei entra quando le pare, senza neanche chiedere
permesso, e mi affonda le barchette.
In parte però è colpa mia, se abbiamo divorziato. Ho sempre avuto, nei
suoi confronti, un atteggiamento schifoso. Durante il primo anno di
matrimonio, tendevo a porre mia moglie sotto un piedistallo.
Siamo stati un bel pezzo a litigare, a scannarci, e alla fine abbiamo
deciso che sarebbe stato meglio prenderci una vacanza o divorziare. Ne
abbiamo discusso pacatamente, da persone mature, e abbiamo optato per il
divorzio poiché potevamo spendere solo una certa somma. Eppoi, una vacanza
alle Bermuda dura due settimane, laddove un divorzio dura tutta la vita.
Già mi vedo libero di nuovo, abitare nel Village da scapolo, in un
bell'appartamentino con caminetto, soffici tappeti e, alla parete, un buon
Picasso di Van Gogh. Senza contare hostess scatenate, bellissime, che mi scorrazzano intorno.
L'idea mi eccitava moltissimo, e venni dunque al sodo. La misi giù
dura. Le dissi: "Quasimodo, voglio il divorzio".
E lei mi disse: "Va bene, pigliati il divorzio".
Senonché viene fuori che nello Stato di New York vige una strana legge,
per cui non ottieni il divorzio se non fornisci prova di adulterio. Ciò è
bizzarro, poiché uno dei Dieci Comandamenti dice: "Non desiderare la donna
d'altri". Sia come sia, lo Stato di New York ti istiga invece all'adulterio.
Si viene così a creare una sorta di tiro alla fune fra Dio e il Governatore.
Ne conseguiva che uno di noi due doveva per forza commettere adulterio.
Mi offrii volontario io.
Ma quando sei sposato e fuori dal giro, non sono molte le donne che hai
sottomano. L'unica che avevo a tiro era Nancy, la miglior amica di mia
moglie. Quindi le telefonai per chiederle se voleva commettere adulterio
con me. Mi rispose: "Ma neanche a beneficio del Programma Spaziale". Il
che interpretai come un cauto rifiuto.

Andò a finire che fu mia moglie a commetterlo, per me, un adulterio?.
E' sempre stata più incline di me alla meccanica.



"La prima volta che recitai"
Tit. orig.: "The First Time I Ever Acted"
Registrazione dal vivo effettuata allo Shadows di Washington, D.C.,
nell'aprile del 1965 e incisa con il titolo "What's New Pussycat?" su
Woody Allen, Volume 2. Il monologo riveduto e corretto appare con un nuovo
titolo, "European Trip", nelle due raccolte.
Sono stato in Europa, ultimamente, per sei mesi, a girare un film
intitolato "Ciao, Pussycat", con Peter O'Toole, Peter Sellers e il
sottoscritto, nell'ordine.
E' stata la mia prima esperienza come attore. Sì, avevo recitato altre
volte, ma non le conto neppure. Roba di tanti e tanti anni fa. All'asilo,
mettemmo su l'Otello e io facevo lago. Uno dei migliori laghi cinquenni
che abbiano mai calcato le scene.
Il film l'ho scritto io, ed è largamente autobiografico... Anzitutto
però, devo raccontarvi come sono arrivato in Europa, una storia affascinante.
Ecco come sono andate le cose. Io mi esibivo in un caffè-teatro del
Greenwich Village a New York, chiamato Brio e Brioches, dove facevo il
presentatore ed eseguivo anche dei numeri. Uno, in tandem con una cantante
eschimese che cantava Night and Day per sei mesi difilato.
Ebbene, una sera capitò in quel locale il produttore Feldman. Si
innamorò di me a prima vista. Mi trovò superbo, sensuale e affascinante,
cioè nato per il cinema. Feldman è bassino di statura, capelli rossi e occhiali...
Basta, mi porta con sé in Europa - tutto pagato. Durante li viaggio,
proiettano un film con Irene Dunne sulla trasvolatrice Amelia Earhardt.
Tremavo tanto da non fermarmi più.
Incontrai una ragazza, dal mio psicanalista europeo... Facciamo un
passo indietro. Io andavo da uno psicanalista europeo e un europeo andava
nel frattempo dal mio psicanalista di New York - in base a
un programma di scambio fra nevrotici.
L'Europa per me, sta di fatto, fu una serie di fiaschi o quasi. A una
festa, per esempio - una festa cui prendevano parte attori, attrici e
compagnia bella - me ne stavo in disparte, a suonare il vibrafono,
quand'ecco che un bel pezzo di bionda mi si accosta e mi fa: "Suoni il
vibrafono, tu?". Dico: "Sì, mi aiuta a sublimare le tensioni sessuali".
Dice: "Perché non mi consenti di aiutarti a sublimarle, queste tensioni
sessuali?". Al che io mi rallegro tutto, ecco una ragazza - dico, tra me e
me - che suona il vibrafono.
Sto per chiederle di uscire insieme quand'ecco che si intromette Peter
O'Toole che mi ruba la parola di bocca e mi l'a fuori al primo colpo. La
ragazza era bellissima, sapete, allora le dico: "Non potresti portare una
sorella, per me?". Oh, sì, si. Si presentò Suor Teresa di Calcutta.
La serata fu alquanto noiosa. Ci mettemmo a discutere del Nuovo
Testamento. Convenimmo che Gesù era una persona straordinariamente ben
equilibrata, per essere figlio unico.


"La generazione perduta"
Tit. orig.: "The Lost Generation"
Monologo registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile
del 1965, e poi inciso su Woody Allen, Volume 2 e su entrambe le raccolte.
Ero in Europa, tanti anni fa, con Ernest Hemingway. Hemingway aveva appena
scritto il suo primo romanzo e lo diede a leggere a Gertrude Stein e a me.
Gli dicemmo che era un buon romanzo ma non un grande romanzo. Aveva
bisogno di una ripulitina, poi sarebbe potuto passare. Ci ridevamo e
scherzavamo su, e Hemingway mi mollò un cazzotto in bocca.
A quel tempo, Picasso abitava in Rue de Bacque. Una sera l'andammo a
trovare, e aveva appena finito di dipingere un odontotecnico, nudo, nel
deserto del Gobi. Gertrude Stein disse che era un buon quadro ma non un
grande quadro, e ci mettemmo a ridere, e Hemingway mi mollò un cazzotto in bocca.
Mi ricordo quando Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda rientrarono da
uno sfrenato veglione di Capodanno. Era aprile inoltrato. Scott aveva
appena finito di scrivere Grandi speranze. Gertrude Stein e io lo leggemmo
e trovammo che era un buon romanzo, ma non c'era bisogno di scriverlo
perché lo aveva già scritto Charles Dickens. Ci ridemmo su e
Hemingway mi mollò un cazzotto in bocca.
Quell'estate andammo in Spagna a vedere Manolete toreare. Dimostrava
diciotto anni e Gertrude Stein disse che, no, ne aveva diciannove anche se
ne dimostrava diciotto. "Tantevolte", le dissi, "un ragazzo di diciotto
anni ne dimostra diciannove, laddove, tante altre volte, un diciannovenne
può sembrare facilmente un diciottenne, e questo vale particolarmente per
uno spagnolo purosangue". ridemmo su e Gertrude Stein mi mollò un cazzotto in bocca.


"Ho scritto un film di fantascienza"
Tit. orig.: "I Wrote a Science Fiction Film"
Registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile 1965, è
stato inciso con il titolo "Science Fiction Movie" su Woody Allen, Volume
2 e con il titolo "The Science Fiction Film" su entrambe le raccolte.
Ho scritto un film di fantascienza, e ve lo voglio raccontare. Sono le
quattro e dieci del pomeriggio e tutti quanti, sulla faccia della Terra,
misteriosamente si addormentano. Così, semplicemente - al volante
dell'auto, al gabinetto, dovunque si trovino, qualunque cosa facciano -
zac - si addormentano tutti. I russi, i cinesi, gli americani - il mondo
intero dorme esattamente per un'ora. Alle cinque e dieci, al risveglio,
tutti gli abitanti del mondo cominciano a confezionare pantaloni.
State bene a sentire, perché è una trovata brillante.
Tutti dietro a tagliare, a cucire, ad applicare la lampo, ad attaccare
i bottoni, quand'ecco che arriva un'astronave da un altro pianeta e ne
scendono uomini in giacca, camicia, cravatta, mutande e calzini, ma senza
calzoni. "Sono pronti i pantaloni?" domandano.

E noi gli rispondiamo: "No, tornate giovedì".
Loro dicono che ne hanno urgenza perché devono andare a un matrimonio.
Noi lavoriamo alacremente e confezioniamo pantaloni di continuo. Loro
tornano e, dopo che li hanno ritirati, ci lasciano calzini sporchi,
fazzoletti, federe, lenzuoli e altra biancheria sporca. "Lavatecela", dicono.
Il Presidente degli Stati Uniti va in onda alla televisione e dice:
"Una superpotenza aliena, proveniente dagli spazi siderali, dotata di
intelligenza superiore, ci porta la sua biancheria sporca, senonché le sue
mire vengono sventate, perché, dopo aver viaggiato per 117 milioni di anni
luce per venirla a ritirare, dimentica lo scontrino".


"Trovai lavoro in Madison Avenue"
Tit. orig.: "I Got a Job on Madison Avenue"
Brano estrapolato da "Love Story", un lungo monologo registrato dal vivo
al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e inciso su Woody Allen. La
versione riveduta è compresa in entrambe le raccolte.
Venni espulso dall'università, dopo di che trovai lavoro a New York, in
Madison Avenue. Un'agenzia pubblicitaria d'alto bordo, con sede appunto in
questa via elegante, aveva bisogno di uno dall'aria di ebreo. Lo pagavano
95 dollari a settimana, solo per sedere in ufficio con quell'aria.
Volevano dimostrare al mondo esterno che assumevano impiegati d'ogni
razza. Mi spiego? Così assunsero me. Dovevo solo fare l'ebreo, in agenzia.
Io cercavo di darmi un aspetto più ebraico che mai. Leggevo le lettere da
destra a sinistra, per esempio. Mi cacciarono, alla fine, perché mi
prendevo troppe vacanze ebraiche.



"A caccia di alci"
Tit. orig.: "I shot a Moose Once"
Monologo registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile
del 1965 e poi inciso con il titolo "The Moose" in Woody Allen, Volume 2
e, in una versione integrale, su entrambe le raccolte.
Questa è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un giorno. Andavo
a caccia, su, verso il confine col Canada, e abbattei un alce. Lo lego al
parafango, e via. Me ne torno a New York, sull'autostrada. Però non mi ero
accorto che l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle
porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque a
viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è una legge nello
Stato di New York che lo vieta espressamente - di viaggiare con un alce
vivo sul parafango - il martedì, il giovedì e il sabato. Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume, quella
sera.

 

Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco e me ne lavo
le mani. Detto e fatto. Arrivo e busso alla porta con l'alce appresso. Il
padrone di casa ci accoglie sulla soglia. "Ciao", gli faccio, "ho portato
anche mia moglie". Entriamo. L'alce socializza subito. Non se la cava mica
male. Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza, di vendergli
una polizza d'assicurazione.
A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più belli. Vincono il
primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti da alce. L'alce arriva
secondo. Come monta su tutte le furie! Lui e i coniugi Berkowitz si
prendono a cornate, li, in salotto. Si tramortiscono a vicenda.
Ecco, dico fra me, il momento opportuno. Acchiappo l'alce, lo lego al
parafango e via - torno nei boschi. Senonché ho agguantato i coniugi
Berkowitz. Ed eccomi a viaggiare con due ebrei sul parafango. Laddove vige
una legge nello Stato di New York, per cui ciò è severamente vietato il
martedì, il giovedì e soprattutto il sabato...
La mattina seguente, i coniugi Berkowitz si risvegliano nel bosco in
costume da alce. Di li a poco il consorte viene abbattuto, imbalsamato ed
esposto, come trofeo di caccia, al Circolo Atletico di New York. E da
ridere, veramente, perché a quel club non sono ammessi gli ebrei.


"Una crisi morale"
Tit. orig.: "An Ethical Crisis'
Brano tratto da "The Vodka Ad", un monologo registrato dal vivo
all'Eugene's di San Francisco nell'agosto dei 1968 e poi inciso in The
Third Woody Allen Album. Nelle raccolte appare una versione riveduta.
Una grossa casa produttrice di vodka voleva fare uno spot di prestigio. Si
erano rivolti in prima istanza a Noel Coward, che però non era
disponibile. Aveva infatti acquistato i diritti di My Fair Lady, dal quale
stava togliendo la musica e le parole per tornare al Pigmalione. Come
arrivarono poi fino a me? Mali, trovarono il mio nome in una lista che
Eichmann aveva in tasca al momento dell'arresto.
Dunque, me ne sto tranquillo a casa, quando squilla il telefono. Una
voce gentile all'altro capo mi dice: "Le piacerebbe essere l'uomovodka di quest'anno?".
Dico: "No. Sono un artista. Non faccio spot. Non reclamizzo. Non bevo
vodka e, se anche la bevessi, non berrei la vostra".
"Che peccato. Era un'offerta da cinquantamila dollari."
"Un momento", gli dissi. "Le passo Woody Allen"
Così, entrai in crisi. Una crisi morale. Dovevo far pubblicità a un
prodotto che non usavo? Questo era il dilemma. Io non bevo, il mio
organismo non tollera alcolici. Avevo bevuto due martini a Capodanno, e
poi avevo cercato di dirottare un ascensore su Cuba.
In passato, quando avevo problemi del genere, consultavo il mio
psicanalista. Ciò è di dominio pubblico. A lungo sono stato in analisi.
Una terapia rigorosamente freudiana. Il mio analista è morto due anni fa e
io non me ne sono mai reso conto.

 

Adesso, quando ho scrupoli di coscienza, mi rivolgo al mio consigliere
spirituale - che nella fattispecie è un rabbino. Gli telefonai dunque, gli
esposi il caso e lui mi disse: "Non farlo, perché è immorale
pubblicizzare, a scopo di lucro, un prodotto che tu non usi".
Okay, rinunciai allo spot. Mi ci volle un bel coraggio, devo dire,
perché ero scannato, a quel tempo. Stavo scrivendo avevo bisogno di denaro
per essere creativamente libero. Stavo lavorando a una versione
cinematografica del Rapporto Warren.
Un mese dopo, sfoglio le pagine della rivista Life e mi cadono gli
occhi su una foto di Monique Van Buren in bikini su una spiaggia di
Trinidad, e accanto a lei, con una vodka fresca in mano, c'è il mio rabbino.
Allora gli telefono, lui prima tergiversa, poi quello che vien fuori è
questo: vuol buttarsi nel mondo dello spettacolo. Era già apparso in
televisione, per recitare una preghiera, e aveva cantato il Salmo
Ventesimo-Terzo, improvvisando da un certo punto in poi. Gli era stato
chiesto, dal presentatore, di elencare i sette peccati mortali ma lui si
era impappinato e aveva elencato invece i setti nani. Adesso apre una
discoteca, insieme ad alcuni suoi colleghi: i Rabbini in topless - cioè
senza zucchetto in testa.


"Un tremendo conflitto religioso"
Tit. orig.: "A Tremendous Religious Conflict"
Brano estrapolato da "N.Y.U.", un monologo registrato dal vivo al Mr.
Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e poi inciso su Woody Allen. Nelle
raccolte appare una versione riveduta.
Frequentavo, tanto tempo fa, la New York University, che si trova nel
Greenwich Village. E' là che ho cominciato. Ero una matricola quando mi
innamorai di una collega di lettere, il mio primo amore. Ma non la sposai
perché c'era, fra noi, un tremendo conflitto religioso. Lei era atea, io
agnostico. Non sì era d'accordo su quali insegnamenti religiosi non impartire ai nostri figli.
Per un pezzo, poi, feci il vagabondo, finché non incontrai la donna che
sarebbe diventata mia moglie. La sposai contro il volere dei miei
genitori. Fummo uniti in matrimonio da un rabbino riformato - estremamente
riformato: si era convertito ai nazismo.


"La vita mi passò davanti agli occhi"
Tit. orig.: "My Life Passed Before My Eyes"
Monologo registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
1968 e poi inciso col titolo "Down South" su The Third Woody Allen Album e
su entrambe le raccolte.

 

Mi trovavo giù al sud, nel Profondo Sud, e fui invitato a una festa in
costume. Accettai volentieri l'invito, era Halloween, e decisi di andarci
travestito da fantasma. Prendo un lenzuolo e mi ci avvolgo tutto. Esco per
andare alla festa. Dovete figurarvi la scena: io che cammino per le strade
d'una cittadina del Profondo Sud con un lenzuolo bianco sulla testa. Si
ferma una macchina, con tre tipi a bordo, avvolti in lenzuoli bianchi, e
uno mi fa: "Sali". Arguii che anche loro andavano alla festa travestiti da
fantasmi. Salii tranquillamente, ma dopo un po' mi accorsi che stavamo
andando da un'altra parte e glielo dissi.
E loro: "Passiamo a prendere il Grande Drago".
D'un tratto mi venne un lampo di genio. Profondo Sud. Lenzuoli bianchi.
Grande Drago. Feci presto a fare due più due quattro. Arguii che un loro
amico stava andando alla testa travestito da drago.
Poco dopo sale a bordo un omaccione e mi rendo conto che quei tipi sono
membri del Ku Klux Klan. Quattro, e ben armati. Lo sportello è bloccato.
Mi pietrifico. Cerco in qualche modo di trarli in inganno, buttando là
qualche parola nel dialetto dell'Alabama. Accanto a me è seduto il capo
del clan - lo si riconosce per via delle lenzuola con gli angoli.
Arriviamo sul luogo di riunione, in aperta campagna, e qui mi tradisco,
purtroppo, perché - quando fanno la colletta e tutti gli altri versano un
contributo in contanti - io dico: "Mi impegno per cinquanta dollari". Mi
sgamarono immediatamente.
Mi tolsero il cappuccio e mi misero un cappio intorno al collo.
Decidono di impiccarmi li per li. Allora tutta quanta la mia vita mi passò
davanti agli occhi. Mi rividi bambino, nel Kansas. Andare a scuola,
sguazzare nel laghetto. Andar giù al fiume a pescare. Andare dal droghiere
a comprare i tarallucci per zia Marta...
A questo punto mi accorgo che non è la mia vita, quella. Stanno per
impiccarmi e una vita fasulla mi sta passando davanti agli occhi.
Allora parlai loro. Fui molto eloquente e dissi: "Ragazzi, questo paese
non può sopravvivere se non ci si ama fraternamente a vicenda,
indipendente mente dalla fede religiosa e dal colore della pelle". Li
commossi talmente, con le mie parole, che non solo mi lasciarono andare
ma, quella sera, vendetti loro Buoni pro Israele per oltre duemila dollari.


"Ha sofferto molto?"
Tit. orig.: "Did He Suffer Much?"
Brano tratto da "Eggs Benedict", un monologo registrato dal vivo allo
Shadows di Washington, D.C., nell'aprile del 1965, e poi inciso su Woody
Allen, Volume 2. Nelle due raccolte appare una versione riveduta.
A quel tempo, avevo un dolore alla regione toracica. Ero sicuro che
dipendesse da bruciore di stomaco poiché, a quell'epoca, ero sposato e mia
moglie mi cucinava sempre la sua ricetta nazista preferita: Pollo alla Himmler.
Ma non mi andava di sborsare venti dollari per sentirmelo semplicemente
confermare da un medico qualunque - che si trattava di acidità di stomaco
- senonché ero preoccupato, trattandosi, è vero, della regione toracica.

Viene fuori che un mio caro amico, Eggs Benedict, ha un dolore identico al
mio, nella stessa regione toracica. Allora - mi dico - se ci mando Eggs
dal medico, vengo a sapere di che cosa soffro senza spendere un soldo.
Quindi convinco Eggs, e lui va. Risulta che ha bruciore di stomaco. Gli
costa 25 dollari. Io esulto, perché ho praticamente scroccato una visita medica.
Telefono a Eggs due giorni dopo. E' morto.
Mi ricovero immediatamente. Mi faccio fare subito tutta una serie di
esami, di analisi, raggi, controlli. Risulta che ho bruciore di stomaco.
Mi costa centodieci dollari.
Sono fuori dal gangheri, adesso. L'altro giorno ho incontrato la madre
di Eggs e le ho chiesto: "Ha sofferto molto?".
"No", mi fa, "è morto sul colpo. L'ha investito una macchina".


IL GLADIATORE
Padre, la tua decisione mi delude, io non diventerò imperatore, mai avrei pensato che i tuoi poteri potessero
passare a Massimo. Una volta mi scrivesti… considerando quattro delle principali virtù… saggezza, giustizia
fermezza e ottemperanza… leggendo quello scritto capivo di non possederle… ma ho altre virtù padre…
ambizione e intraprendenza coraggio forse non sul campo di battaglia ma… ci sono molte forme di coraggio…
devozione alla mia famiglia e a te… ma nessuna delle mie virtù era sul tuo scritto… anche allora era come se
non mi volessi come figlio. vado cercando il volto degli dei cercando il modo di compiacerti affinché tu sia fiero
di me se almeno una volta mi avessi tenuto abbracciato e tenuto stretto al tuo petto per me… sarebbe stato
come il sole nel cuore per mille anni. Non volevo altro che essere degno di te Marco Aurelio padre…
massacrerei il mondo intero… se solo tu mi amassi...

 

Il motorino
di A. Albanese
Mi chiamo Natalina Fortunato e sono abbastanza incazzata! avevo una passione tempo fa, minchia il mio
motorino rollelbold, sono abbastanza incazzata! Me lo hanno rubato… mi ricordo, era una bellissima giornata,
mi alzo come tutti i pomeriggi tranquilla, mi vesto, faccio colazione, arrivo sotto…, niente, “non c’e’ niente”
“ho capito che non c’e’ niente”. Il posto dove di solito dove c’era parcheggiato il mio motorino… vuoto,
deserto, niente!
Ho pensato ma chi? Ma come.., ma chi minchia?
Ora listen to me. Io prego il signore che tra di voi ci sia il ladro. C’è un figlio di nessuno, che ha rubato un
motorino, no? Listen, così che possa sentire di persona quanto ho da dirgli “cornuto”.
Sappi che quello era il mio motorino, ora tu puoi venderlo, puoi tenerlo, puoi raschiare il telaio, puoi
nasconderlo… ma resta sempre il mio motorino! E a ricordatelo saranno sempre le mie maledizioni “forever”!
Prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi, di renderti cieco, sordo, muto, ma non per sempre,
minchia muto ma non per sempre, ma non per sempre.
Che la parola ti venga sporadicamente per qualche secondo in cui ti spari delle cazzate immani! E infine
grandissimo stronzone t’accechi n’occhio e te venga l’altro daltonico, che uno stormo di piccioni incazzati ti
scambi per l’assessore all’ecologie riempendoti completamente e totalmente di scacazzate! Cosi che tu debba
scappare con il mio motorino, pero’ ingolfato di merda, buon viaggio “cornuto”, era il mio motorino
(ANDANDO VIA)

 

 

Pazza
Qui tutti vogliono aiutarmi, perché a me non l’hanno accertata la capacità, mi ci rimandi a quel maledetto
banco dei testimoni così vi convinco tutti. non giocate al giudice e all’avvocato, mentre voi giocate con le vostre
regole, a me continua a correre il tassametro della vita!
Io non sono solo una figlia, una moglie, una sgualdrina, una paziente, oppure un’imputata, io non sono solo
un’immagine per la vostra testa, lo capite questo?
Conosco donne che sposano uomini, che disprezzano, per poter viaggiare in macchine di lusso, e allora non
condannatemi se faccio la prostituta… io sapevo quello che stavo facendo in qualsiasi momento e me ne assumo
la responsabilità!!
Volete che faccia la commedia della malata…povera malata Claudia, ha bisogno d’aiuto… bè allora io non ve
la faccio la parte avete capito? Non sarò mai quello che voi vi siete messi in testa… Claudia la pazza. Lo capite
quello che dico?
Lei può farmi firmare un foglio di carta che dice che sono pazza, ma sarà solo un foglio di carta, e non potete
farmi diventare pazza anche se ci mettete sotto un milione di firme! E anche se me lo ripetete un milione di
volte non potete farmi diventare pazza. Cercate di capire bene tutti quanti, io non divento pazza per farvi un
favore… hai scritto bene tu.

 

Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino.
Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni,
necessarie al nostro sostentamento.
Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore..
sono queste le cose che ti tengono in vita.

John Keating dal film "L'attimo fuggente"

 

 

Mi piace svegliarmi alla mattina e non sapere cosa mi capiterà
o chi incontrerò, dove mi ritroverò. Secondo me la vita è un
dono, e non ho intenzione di sprecarla,
non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano,
impari ad accettare la vita come viene..
così ogni singolo giorno ha il suo valore!

Titanic

 

 

 

 

 

 

Dialoghi da L’attimo fuggente

  • Meeks: Io provo tutto una volta.
    Dalton: Sì. Tranne il sesso.

Meeks: I'll try anything once.
Dalton: Yeah, except sex.

  • Neil: Allora, che vuoi fare? Charlie?
    Dalton: Dannazione Neil, il mio nome è Nuwanda.

Neil: So what are you going to do? Charlie?
Dalton: Damn it Neil, the name is Nuwanda.

  • McAllister: Mostratemi un cuore libero da stupidi sogni e vi mostrerò un uomo felice.
    Keating: Ma soltanto nei loro sogni gli uomini possono essere liberi. Così è sempre stato e così sarà sempre.
    McAllister: Tennyson?
    Keating: No, Keating.

McAllister: Show me the heart unfettered by foolish dreams and I'll show you a happy man.
Keating: But only in their dreams can men be truly free. 'Twas always thus and always thus will be.
McAllister: Tennyson?
Keating: No, Keating.

  • Todd: La verità è una coperta che ti lascia scoperti i piedi [risate]
    Keating: No, non ci faccia caso, continui con la coperta, mi parli della coperta.
    Todd: Tu la spingi, la tiri e lei non basta mai, anche se ti dibatti, non riesci a coprirti tutto...
    Keating: Non si fermi.
    Todd: Dal momento in cui nasci piangendo al momento in cui esci morendo, ti copre solo la faccia e tu piangi e gridi e gemi.

Todd Anderson: Truth... Truth is like a blanket that always leaves your feet cold.
John Keating: To hell with them, more about the blanket!
Todd Anderson: Stretch it, pull it, it will never cover any of us. Kick at it, beat at it, it will never be enough...
John Keating: Don't stop!
Todd Anderson: From the moment we enter crying to the moment we leave dying, it will cover just your head as you wail and cry and scream!

  • Keating: Cogli l'attimo, cogli la rosa quand'è il momento... Perché il poeta usa questi versi?
    Dalton: Perché va di fretta!
    Keating: No! [finge di premere un pulsante] Ding! Grazie per aver partecipato al nostro gioco.

 

 

 

 

Dialoghi da Il Padrino di Francis Ford Coppola

  • Michael Corleone: Mio padre non è diverso da qualunque altro uomo di potere…
    Kay Adams: Già…
    Michael Corleone: Da chiunque abbia la… responsabilità di altri uomini, come un senatore, un presidente.
    Kay Adams: Non vedi come è ingenuo quello che dici?
    Michael Corleone: Perché?
    Kay Adams: Senatori e presidenti non fanno ammazzare la gente.
    Michael Corleone: Chi è più ingenuo, Kay?
  • Fredo: Ma di', glielo hai detto a Moe Greene?
    Michael Corleone: Gli faremo un'offerta che non potrà rifiutare.
  • Vito Corleone: Io ho sempre lavorato e non ho rimorsi, ho avuto cura della mia famiglia e ho sempre rifiutato di fare il pupo attaccato ai fili tenuti in mano da quei pezzi i' novanta. E non ho rimpianti, era la mia vita, ma pensavo che un giorno finalmente sarebbe toccato a te tenere i fili. Il Senatore Corleone, il Governatore Corleone oppure non so...
    Michael Corleone: Un altro pezz' i' Novanta...
    Vito Corleone: Ah, il tempo non mi è bastato, non ho avuto il tempo.
    Michael Corleone: Ci arriveremo papà, ci arriveremo.
  • [Tutti, riuniti, cercano Luca Brasi per telefono; portano un pacco con un giubbotto antiproiettile con dentro due pesci morti.]
    Sonny: Che minchia è questo?
    Pete Clemenza: È all'uso calabrese. Significa che Luca Brasi dorme coi pesci.

Sonny: What the hell is this?
Pete Clemenza: It's a Sicilian message. It means Luca Brasi sleeps with the fishes.

 

Dialoghi da Casablanca di Michael Curtiz

  • Ilsa: Suona la nostra canzone, Sam. Come a quel tempo.
    Sam: [sospirando] Non conosco cosa dite signora.
    Ilsa: Suonala, Sam. Suona... "mentre il tempo passa".
    Sam: [sospirando] Non ricordo signora. Mia testa unn poco stanca.
    Ilsa: Su, te l'accenno io. Da-dy-da-dy-da-dum, da-dy-da-dee-da-dum...
    [Sam comincia a suonare]
    Ilsa: Canta Sam.
    Sam: [cantando] You must remember this | A kiss is still a kiss | A sigh is just a sigh | The fundamental things apply | As time goes by. | And when two lovers woo, | They still say, "I love you" | On that you can rely | No matter what the future brings...
    Rick: [arrivando lì] Sam, Non ti avevo detto di non suonarla più?

 

 

 

 

Dialoghi da Titanic

  • Jack: Adesso sali sulla ringhiera. Reggiti. Reggiti. Tieni gli occhi chiusi. Ti fidi di me?
    Rose: Mi fido di te.
    Jack: Va bene, apri gli occhi.
    Rose: Sto volando, Jack!
    Jack: Tu, Josephine, sulla macchina vieni con me, più su | Vola via con me...
  • Caledon: Dove stai andando? [Guardandola negli occhi, capisce] Cosa? Da lui? Per fare la puttana di un topo da fogna?
    Rose: Preferisco essere la sua puttana piuttosto che tua moglie!
  • Ascensorista: Gli ascensori sono... Mi dispiace, signorina, ma gli ascensori sono fuori servizio.
    Rose: Maledizione, ho chiuso con le buone maniere! [Aggredisce l'inserviente nell'ascensore] Portami subito giù! E. Ponte E.
  • Ismay: [Venuto a conoscenza dell'ormai sicuro affondamento] Ma questa nave non può affondare!
    Andrews: È fatta di ferro, signore. Le assicuro che può affondare. E affonderà. È una certezza matematica.
    Capitan Smith: Quanto tempo abbiamo?
    Andrews: Un'ora, due al massimo.[...]
    Capitan Smith: Ho l'impressione che finirà in prima pagina comunque, signor Ismay.
  • Jack[quando Rose se ne va dalla scialuppa]: Rose! Rose! Sei pazza! Perché l'hai fatto? Sei pazza, Rose. Perché l'hai fatto? Perché?
    Rose: Salti tu, salto io, giusto?
    Jack. Giusto!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dialoghi da A Beautiful Mind di Ron Howard

  • Martin Hansen: Spaventato?
    John Nash: Terrorizzato. Mortificato. Pietrificato. Disorientato. Da te.
  • John Nash: Perché il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé... e per il gruppo...
    Hansen: Se è un sistema per essere l'unico a provarci con la bionda, vai all'inferno!
    John Nash: Dinamiche dominanti, signori, dinamiche dominanti... Adam Smith, si sbagliava!
  • John Nash: Alicia, il nostro rapporto garantisce un impegno a lungo termine? Perchè io ho bisogno di una prova, una sorta di dati empirici, verificabili.
    Alicia: Scusami... Dammi solo un attimo per ridefinire il mio concetto puerile di rapporto amoroso. Una prova... Dati verificabili... Okay. Allora... Quanto è grande l'universo?
    John Nash: Infinito.
    Alicia: Come lo sai?
    John Nash: Perché tutti i dati indicano che è infinito.
    Alicia: Ma non è stato ancora dimostrato...
    John Nash: No...
    Alicia: Tu non l'hai visto...
    John Nash: No...
    Alicia: Come fai a saperlo con certezza?
    John Nash: Non lo so, ci credo e basta"
    Alicia: È la stessa cosa con l'amore, penso. Ora, l'unica cosa che tu non sai è se io voglio sposare te.
  • John Nash: Ciao Martin.
    Martin Hansen: Oh Gesù mio!
    John Nash: No, non ce l'ho. Il mio complesso di onnipotenza assume una forma completamente diversa.
  • Martin Hansen: Quelle... [Le allucinazioni] beh hai capito... se ne sono andate?
    John Nash: No, non se ne sono andate e forse non se ne andranno mai. Ma io mi sono abituato a ignorare loro e, forse, come risultato loro hanno abbandonato me. Credi che sia così coi nostri sogni e i nostri incubi, Martin? Dobbiamo continuare ad alimentarli perchè restino in vita?
    Martin Hansens: Però sono cose che ti perseguitano.
    John Nash: Sono il mio passato, Martin. Tutti sono perseguitati dal passato

 

 

Dialoghi da C’era una volta il West di Sergio Leone

  • Fat Moe: Noodles, cos'hai fatto in tutti questi anni?
    Noodles: Sono andato a letto presto.
  • Deborah: Hai aspettato molto?
    Noodles: Tutta la vita.
  • Noodles: I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi. Chi avrebbe puntato su di me?
    Fat Moe: Io avrei puntato tutto su di te.
    Noodles: E avresti perso.
  • Deborah: Noodles tu sei la sola persona che io ho mai...
    Noodles: Che hai mai? Vai avanti, che hai mai?
    Deborah: Di cui mi sia importato. Ma tu mi terresti chiusa a chiave in una stanza e getteresti via la chiave, non è vero?
    Noodles: Sì, credo di sì.
    Deborah: Il guaio è che io ci starei anche volentieri.
  • Max: Tu te la porterai dietro per tutta la vita la puzza della strada.
    Noodles: A me piace da matti la puzza della strada, mi si aprono i polmoni quando la sento. E mi tira anche di più.
  • Max: È il tuo modo di vendicarti?
    Noodles: No. È solo il mio modo di vedere le cose.
  • Fat Moe: Prendi quei soldi e vattene! Cosa ti tiene ancora qui?
    Noodles: La curiosità.
  • Fat Moe [riferendosi alla lettera ricevuta da Noodles con l'invito a spostare le salme dal vecchio cimitero ebraico di New York]: E questo che significa?
    Noodles: Significa: caro Noodles, anche se t'eri nascosto nel buco del culo del mondo, eccoci, ti abbiamo trovato. Significa: prepàrati.
    Fat Moe: A che?
    Noodles: Questo non l'hanno scritto.
  • Whitey, il poliziotto: Che ci fate voi qua, eh?
    Patsy: Già, che ci facciamo noi qua, eh?
    Noodles: Ce lo prendiamo nel culo.
    Cockeye: Sì, perché? È vietato dalla polizia prenderlo nel culo?
    Dominic: Fate la carità a quattro poveri coglioni che l'hanno preso nel culo...
  • Sharky [Il politico corrotto]: Non preoccuparti, Jimmy: anche con una gamba un po' più corta, tu farai lo stesso passi da gigante.
    Jimmy [Il sindacalista]: Già, ma sempre un passo dietro te, eh Sharky?
  • [Il poliziotto Withey, odiato da Noodles, sta facendo sesso con la minorenne Peggy (il che è illegale) e viene scoperto da Max e da Noodles ragazzi]
    Max ragazzo: E bravo "faccia di merda"! Belle cose in servizio!
    Withey: Eheh mi avete preso con le mani nel sacco eh?
    Noodles ragazzo: No, ti abbiamo preso con l'uccello tra le cosce di una minorenne!

 

 

Dialoghi da Forrest Gump di Robert Zemeckis

  • Kennedy: Congratulazioni come si sente?
    Forrest Gump: Devo fare pipì... [dopo aver bevuto 15 Dr Pepper]
  • Forrest Gump: Salve, sono Forrest Gump.
    Autista Bus Esercito: Non gliene frega uno stracazzo a nessuno chi sei, pezzo di merda! Sei meno di un verme schifoso che striscia nella spazzatura, metti quel culo da checca sull'autobus, sei nell'esercito ora!
  • Bubba: Sei stato su una vera barca per gamberi?
    Forrest Gump: No, ma sono stato su una per uomini.
  • Sergente Istruttore: Gump! Quale è il tuo solo scopo in questo esercito? L'hai imparato?
    Forrest Gump: Fare tutto quello che mi dice sergente istruttore?
    Sergente Istruttore: Maledizione Gump! Sei un maledetto genio, è la risposta più azzeccata che ho sentito, devi avere un maledetto quoziente intellettivo di 160, sei maledettamente dotato, militare Gump!
  • Abbie Hoffman: Parlaci un po' della guerra amico.
    Forrest Gump La guerra nel Vietnam?
    Hoffman: La guerra nel Viet-fottuto-nam!
  • Tenente Dan: Volevo vedere se mi reggo in piedi su una barca.
    Forrest Gump: Ma lei non li ha i piedi tenente Dan!
    Tenente Dan: Sì, questo lo so.
  • Tenente Dan: Tu l'hai già trovato Gesù, Gump?
    Forrest Gump: Dovevo cercarlo? Non lo sapevo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dialoghi da Tre metri sopra il cielo di Luca Lucini

  • Daniela: Quanti anni mi dai?
    Babi: Almeno quattordici.
    Daniela: Ma io ho quattordic'anni...
    Babi [dopo averle sfumato un po' l'ombretto]: Stai per farne quindici!
  • Chicco: Tipico di tutte le donne, eh?!
    Babi: No non sono tutte le donne!
  • Babi: Ma vai a pranzo con quello?!
    Pallina: Almeno recupero qualcosa... Paga lui!
    Step: Come paghi tu?...M'avevi detto che pagava lei...
    Pollo: Sì. Cioè...Ieri le ho rubato i soldi?! Pago con quelli!

Dialoghi da Via col vento di Victor Fleming

  • Rossella: So solo che ti amo.
    Rhett: Questa è la tua disgrazia.
    Rossella: Aspetta, Rhett... Rhett... Se te ne vai, che sarà di me, che farò?
    Rhett: Francamente me ne infischio.[1]

 

Dialoghi da Ecce bombo di Nanni Moretti

  • Uomo del bar: Gli offri un dito e si pigliano tutto il braccio, questa è la vera verità. Noi italiani stavamo bene a pascolare le pecore. Poi abbiamo voluto fare un paese industriale, paese industriale. Noi italiani siamo fatti così, "rossi" "neri" alla fine tutti uguali.
    Michele: Ma chi è che sta parlando? Chi é? Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che, siamo in un film di Alberto Sordi? Sì, bravo, bravo... . Te lo meriti Alberto Sordi!
  • Madre: Come sta la Silvia?
    Michele: Silvia, no "la Silvia"! Mamma fortunatamente siamo a Roma non a Milano... la Silvia, il Giorgio, il Pannella, il Giovanni.
    Cacare non cagare. Fica non figa.
  • Michele: Pensavo che si potrebbe fare l'amore... ma pensavo che fosse impossibile. È possibile?.
    Flaminia: Dipende.
    Michele: Dipende da cosa?
    Flaminia: Dipende se c'è un motivo.
    Michele: In che senso?
    Flaminia: Se c'è un motivo, allora non vedo perché, se non c'è, allora non vedo perché no.
    Michele: Non capisco... [Dialogo surreale tra Michele e Flaminia, all'inizio della loro strana relazione]
  • Michele: Ma tu come campi?
    Cristina: Mah... faccio cose, vedo gente...

 

 

 

Dialoghi da In viaggio con papà di Alberto Sordi

  • Cristiano: Insiste te co 'sto veleno! Questi so' 40 secondi di vita in meno.
    Armando: Non me ne frega niente, è una scelta che ha fatto papà: sono 40 secondi de meno di vita ma forse scopi.
    Cristiano: Aridaje co 'sto sesso! T'è entrato dentro ar cervello a te er sesso...
    Armando: E manco esce.
  • Armando: Guarda quante donne, tutte disponibili.
    Cristiano: E sto a guarda'.
    Armando: Si rimorchiano tutte con una facilità! Stasera papà te ne presenta una, tu ci imbastisci un rapporto e te ne vai in vacanza con lei.
    Cristiano: Perché devo anna' in vacanza con lei?
    Armando: Perché non poi sta mica sempre appresso a papà, no?
    Cristiano: Scusa papà, mettiamo subito le cose in chiaro: che cosa intendi per rapporto te?
    Armando: Che te ne devi anna'!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


c’è troppa bellezza nel mondo…..
A volte è come se la vedessi tutta insieme
ed è troppo…….
Il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare
E poi mi ricordo di rilassarmi
e smetto di cercare di tenermela stretta.....
E dopo scorre attraverso me come pioggia
Ed io non posso provare altro che gratitudine
per ogni singolo momento della mia stupida
piccola vita
e voi non avete la più minima idea
di quello di cui sto parlando,
ma non preoccupatevi……
un giorno l’avrete………"

American Beauty di Sam Mendes

 

 

Io sono nato su questa nave.
E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta.
E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra...quella è una nave troppo grande per me.

È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella.
È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò.
Lasciatemi tornare indietro.
Per favore
.

La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore

 

 

 

La cosa meravigliosa dell’innamorarsi
è che uno impara tutto dell’altra persona
e molto in fretta
e se è vero amore
uno comincia a vedere se stesso attraverso i suoi occhi
e questo tira fuori il meglio di te.
È quasi come se uno si innamorasse di se stesso.

Scherzi del cuore di Willard Carroll

 

 

 

 

 

 

 

Adoro il fatto che, dopo aver passato una giornata con te,
possa ancora sentire il tuo profumo sui miei vestiti.
E adoro il fatto che tu sia l’ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la notte.
Non è che mi senta solo, e non c’entra il fatto che sia Capodanno.
Sono venuto qui stasera
perchè quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita
con una persona,
vuoi che il resto della tua vita inizi il prima possibile.

Harry ti presento Sally di Rob Reiner

 

 

 

 

Guardati dalla bestia uomo,
poiché egli è l'artiglio del demonio.
Egli è il solo fra i primati di Dio
che uccida per passatempo, o lussuria, o avidità.
Sì, egli uccide il suo fratello
per possedere la terra del suo fratello.
Non permettere che egli si moltiplichi,
perché egli farà il deserto della tua casa.
Sfuggilo, ricaccialo nella sua tana nella foresta,
perchè egli è il messaggero della morte.»

Il Legislatore, XXIX Pergamena, 6° versetto

Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner

 

 

 

"Coney Island" di Woody Allen

Evado sempre nel regno della fantasia, io, poiché ebbi un'infanzia
infelice.
Vengo da una famiglia poverissima.
Mio padre lavorava a Coney Island, la spiaggia popolare di New York. Aveva in concessione un baracchino, tipo tre-palle-un-soldo, dove uno doveva buttar giù le bottiglie di latte, vuote, con palle da tennis, cosa che io non riuscii mai a fare, durante l'intera infanzia.
Ci fu una specie di maremoto, a Coney Island, quando ero ragazzo. Sbaraccò tutto, portò via il pontile, il lunapark, le case e tutto quanto - fece danni per un milione di dollari e passa.
L'unica cosa che rimase in piedi furono quelle bottiglie di latte...

 

 

"Ragazzo sensibile" di Woody Allen

Una volta, da ragazzo, me ne stavo andando a lezione di violino.
Passo davanti a una sala da biliardo e li c'era la ghenga di Floyd, che stava
sgonfiando le gomme delle auto nei paraggi.
Non solo a quelle parcheggiate, anche a quelle in movimento.
Io passo oltre come niente fosse e lui mi chiama, fa: "Ehi, Roscio!".
Non ci ho visto più. Ero un ragazzo coraggioso. Poso il violino.
Vado là e gli dico: "Non mi chiamo Roscio.
Se mi vuoi, rivolgiti a me educatamente.
Il mio nome è Heywood Allen, per tua norma e regola."
Trascorsi quell'inverno su una sedia a rotelle dopo che un'équipe di
chirurghi mi estrasse il violino.
Per mia buona fortuna non prendevo lezioni di violoncello

 

 

"Addomesticare gli elettrodomestici" di Woody Allen

Non ho mai avuto, in vita mia, un buon rapporto con gli oggetti
meccanici, di alcuna sorta.
Tutto ciò con cui non posso ragionare, che non posso vezzeggiare e coccolare, mi mette in crisi.
Ho un orologio le cui lancette si muovono, chissà perché, in senso antiorario.
Ho una lampada solare, a raggi ultravioletti, che quando mi stendo per prendere la tintarella, si annuvola e mi piove addosso.
Ho un tostapane ch'è un bruciapane.
Odio la doccia che ho in casa, perché basta che un, solo cittadino degli Stati Uniti apra l'acqua di casa sua per farmi schizzare fuori tant'è bollente. Ho un registratore a nastro, che m'è costato centocinquanta dollari, e, quando gli detto qualcosa, mi fa: "Lo so, lo so".

 

"Il naufragio di un matrimonio" di Woody Allen

Vorrei parlarvi del mio matrimonio, che non ha nulla da invidiare al
naufragio dell'Andrea Doria. Sì, la mia vita coniugale è stata un inferno.
Fatto sta che mia moglie era una donna molto immatura, non aggiungo altro. Basti questo episodio, a riprova della sua immaturità.
Io sto facendo il bagno, nella vasca, e lei entra quando le pare, senza neanche chiedere permesso, e mi affonda le barchette.
In parte però è colpa mia, se abbiamo divorziato. Ho sempre avuto, nei
suoi confronti, un atteggiamento schifoso.
Durante il primo anno di matrimonio, tendevo a porre mia moglie sotto un piedistallo.
Siamo stati un bel pezzo a litigare, a scannarci, e alla fine abbiamo
deciso che sarebbe stato meglio prenderci una vacanza o divorziare.
Ne abbiamo discusso pacatamente, da persone mature, e abbiamo optato per il divorzio poiché potevamo spendere solo una certa somma.

 

 

"A caccia di alci" di Woody Allen
Questa è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un giorno. Andavo a caccia, su, verso il confine col Canada, e abbattei un alce.
Lo lego al parafango, e via. Me ne torno a New York, sull'autostrada.
Però non mi ero accorto che l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque a viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è una legge nello Stato di New York che lo vieta espressamente - di viaggiare con un alce vivo sul parafango - il martedì, il giovedì e il sabato.
Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume, quella
sera.
Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco e me ne lavo
le mani. Detto e fatto.
Arrivo e busso alla porta con l'alce appresso.
Il padrone di casa ci accoglie sulla soglia. "Ciao", gli faccio, "ho portato
anche mia moglie". Entriamo. L'alce socializza subito.
Non se la cava mica male. Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza, di vendergli una polizza d'assicurazione.

A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più belli.
Vincono il primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti da alce.
L'alce arriva secondo

 

"Ha sofferto molto?" di Woody Allen

A quel tempo, avevo un dolore alla regione toracica.
Ero sicuro che dipendesse da bruciore di stomaco poiché, a quell'epoca, ero sposato e mia moglie mi cucinava sempre la sua ricetta nazista preferita: Pollo alla Himmler.
Ma non mi andava di sborsare venti dollari per sentirmelo semplicemente
confermare da un medico qualunque - che si trattava di acidità di stomaco
- senonché ero preoccupato, trattandosi, è vero, della regione toracica.

Viene fuori che un mio caro amico, Eggs Benedict, ha un dolore identico al mio, nella stessa regione toracica.
Allora - mi dico - se ci mando Eggs dal medico, vengo a sapere di che cosa soffro senza spendere un soldo.
Quindi convinco Eggs, e lui va. Risulta che ha bruciore di stomaco.
Gli costa 25 dollari. Io esulto, perché ho praticamente scroccato una visita medica. Telefono a Eggs due giorni dopo. E' morto.

Mi ricovero immediatamente. Mi faccio fare subito tutta una serie di
esami, di analisi, raggi, controlli. Risulta che ho bruciore di stomaco.
Mi costa centodieci dollari.

Sono fuori dal gangheri, adesso. L'altro giorno ho incontrato la madre
di Eggs e le ho chiesto: "Ha sofferto molto?".

"No", mi fa, "è morto sul colpo. L'ha investito una macchina".

 

IL GLADIATORE di Ridley Scott

Padre, la tua decisione mi delude, io non diventerò imperatore, mai avrei pensato che i tuoi poteri potessero passare a Massimo.

Una volta mi scrivesti… considerando quattro delle principali virtù… saggezza, giustizia, fermezza e ottemperanza… leggendo quello scritto capivo di non possederle… ma ho altre virtù padre…

ambizione e intraprendenza, coraggio forse non sul campo di battaglia ma… ci sono molte forme di coraggio…

devozione alla mia famiglia e a te…

ma nessuna delle mie virtù era sul tuo scritto… anche allora era come se non mi volessi come figlio.

vado cercando il volto degli dei cercando il modo di compiacerti affinché tu sia fiero di me

se almeno una volta mi avessi tenuto abbracciato e tenuto stretto al tuo petto per me… sarebbe stato come il sole nel cuore per mille anni.

Non volevo altro che essere degno di te Marco Aurelio padre…

massacrerei il mondo intero… se solo tu mi amassi...

 

 

 

Non scriviamo e leggiamo poesie perché è carino.

Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione.

Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni,
necessarie al nostro sostentamento.

Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore..

sono queste le cose che ti tengono in vita.


John Keating dal film "L'attimo fuggente" di Peter Weir

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi piace svegliarmi alla mattina

e non sapere cosa mi capiterà

o chi incontrerò,

dove mi ritroverò.

Secondo me la vita è un dono,

e non ho intenzione di sprecarla,

non sai mai quali carte ti capiteranno

nella prossima mano,

impari ad accettare la vita come viene..

così ogni singolo giorno ha il suo valore!


Titanic di James Cameron

 

 

 

 

 

 

 

Per te amore mio

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t'ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.

JACQUES PREVERT
 

 

 

 

 

Pablo Neruda

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
da Cento sonetti d'amore

 

 

 

 

 

 

Le piccole cose

Le piccole cose
che amo di te
quel tuo sorriso un po' lontano
il gesto lento della mano con cui mi accarezzi i capelli
e dici: vorrei averli anch'io così belli
e io dico: caro sei un po' matto
e a letto svegliarsi col tuo respiro vicino
e sul comodino il giornale della sera
la tua caffettiera che canta, in cucina
l'odore di pipa che fumi la mattina
il tuo profumo un po' balsé
il tuo buffo gilet
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso strano
il gesto continuo della mano con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei averli anch'io così belli
e io dico: caro me l'hai già detto
e a letto sveglia sentendo il tuo respiro
un po' affannato
e sul comodino il bicarbonato
la tua caffettiera che sibila in cucina
l'odore di pipa anche la mattina
il tuo profumo un po' demodè
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso beota
la mania idiota di tirarmi i capelli
e dici: vorrei averli anch'io così belli
e ti dico: cretino, comprati un parrucchino!
e a letto stare sveglia e sentirti russare
e sul comodino un tuo calzino
e la tua caffettiera che é esplosa finalmente, in cucina!
la pipa che impesta fin dalla mattina
il tuo profumo di scimpanzè
quell'orrendo gilet

le piccole cose
che amo di te.
Stefano Benni

 

Gabriel García Márquez
Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di piu'; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.
Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'uscita del sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l'incarnato bacio dei loro petali...

Dio mio, se avessi un pezzo di vita... non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l'amo. Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, uomini...
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicita' e' nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, l'ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall'alto, soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se piu' di tanto non mi serviranno, perche' quando leggerete questa lettera purtroppo staro' morendo.
Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi. Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti,
ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri. Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle ascoltare una e più volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi "ti amo" e non darei scioccamente per scontato che già lo sai.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che  ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri
troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.
Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi spiace", "perdonami", "per favore", "grazie" e tutte le parole d’amore che conosci. 
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto li ami".

 

Gabriel García Márquez
Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di piu'; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.

Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'uscita del sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat; sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l'incarnato bacio dei loro petali...

 

 

 

 

 

 

 

Bambini G di Giorgio Gaber
a) Io mi chiamo G.
b) Io mi chiamo G.

a) Non hai capito, sono io che mi chiamo G.
b) Sei tu che non hai capito, mi chiamo G anch’io.

a) Ah. Il mio papà è molto importante.
b) Il mio papà no.

a) Il mio papà è forte, sano e intelligente.
b) Il mio papà è debole, malaticcio e un po’ scemo.

a) La mia mamma è molto bella assomiglia a Brigitte Bardot.
b) La mia mamma è brutta, bruttissima, la mia mamma assomiglia a… la mia mamma non assomiglia!

a) Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
b) Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto, ma poco perché tartaglia.

a) Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.
b) Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale, però c’ho diciotto fratelli.

a) Il mio papà è molto ricco guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa… un miliardo al giorno.
b) Il mio papà è povero guadagna 10.000 al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa, circa… 10.000 al giorno… al primo giorno, poi dopo basta.
a) il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: “Guarda!…Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo…”
b) anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: “Guarda!…E basta!”

 

Fonte: http://www.misirizzi.it/Monologhi%20e%20dialoghi%20FILM.doc

link sito web : http://www.misirizzi.it/

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

 

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