Manuale di dizione

 


Manuale di dizione

 

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Manuale di dizione

 

Come e per chi...
Cosa posso farmene? Potrèbbe essere la domanda che ti poni sfogliando distrattamente queste 'pagine'.
"Non ho alcuna intenzione di diventare attore od oratore o un politico o un conferenzière, a scuola avevo sètte in italiano, perché mai dovrei cambiare il mio modo di parlare?"
Forse hai ragione - perché mai? - ma se avessi la curiosità di lèggere con attenzione queste poche 'pagine' capiresti che come e quanto curiamo il nostro abbigliamento, curiamo il nostro aspetto pettinandoci e sbarbandoci con cura o utilizzando un trucco appropriato e praticando un opportuno esercizio fisico, teniamo pulita e lucidata la macchina, dimentichiamo quasi del tutto di curare il nostro modo di parlare... sènza pensare che si tratta di uno dei biglietti da visita più importanti dato che la nostra comunicazione diretta si serve della vóce e delle parole...
Così, ci 'teniamo buone' la pessima gestione del fiato, le intonazioni, le inflessioni dialettali che se, da una parte, costituiscono una delle nostre caratteristiche peculiari, dall'altra ci impediscono. a volte, di comunicare chiaramente, di dare il giusto sènso alla comunicazione e di rèndere interessante quello che diciamo.
Chiariamo però: imparare a parlare correttamente non significa negare le proprie caratteristiche e le proprie origini, al contrario vuol dire utilizzare al meglio le proprie potenzialità in questo campo tenèndo eventualmente il parlare 'spontaneo' per le comunicazioni più intime e personali.
Prova a riflettere...
Quante volte hai provato fastidio per il modo di parlare di un politico o un conferenzière che riuscivano a rèndere soporifero o irritante un discorso interessante?
Quante volte ti sei sentito all'estero soltanto per aver cambiato regione o città?
Quante volte ti sei letteralmente dannati l'anima per cercare di capire un'informazione?
Queste situazioni, a mio parere, andrèbbero eliminate anche perché non ci vuole molto per farlo.
Lasciamo da parte le solite considerazioni, trite e ritrite, circa il pessimo insegnamento che si fa della nostra lingua, circa le infinite opportunità che offrirèbbe un buon approccio a partire dalla prima classe elementare : ma possibile che nessuno abbia mai pensato di realizzare libri di testo dotati dei loro bravi accènti per abituare il bambino a lèggere correttamente fin dai primi passi?
Evidentemente è così se sono qui a scrivere queste cose...
Perché, purtroppo, malgrado quello che si afferma e che quasi tutti credono, la nostra è una lingua complicatissima non soltanto dal punto di vista grammaticale, lo è anche dal punto di vista della pronuncia perché non è detto (come generalmente si crede) che si legga precisamente quanto c'è scritto, anzi!
Ne sanno sicuramente qualcosa i nostri amici stranièri che la studiano e che lèggono i nostri libri.
Spesso, leggèndo un testo qualsiasi, andiamo a sènso, comprendiamo cioè il significato di una parola perché la colléghiamo al contesto nel quale è collocata.
Ma, immagina di èssere un tedesco che non abbia una buona conoscènza della nostra lingua e di imbatterti nella parola 'ancora' nel bèl mezzo di una frase... devi decidere immediatamente se attribuirle il significato di "di nuovo" o se interpretarla invece come "l'arnese di ferro a bracci uncinati che la nave getta nel porto"...
E pensare che sarèbbe sufficiènte collocare due minuscoli accentini per risolvere il problema : ancóra, àncora.

Per non parlare poi delle 'e' aperte e chiuse, dell'uso della 'èsse' e della 'zèta', che molto spesso pronunciamo in modo errato, o ancora delle accoppiate di consonanti come 'sc' o 'gl' e compagnia bella!

 


la nostra lingua
Il nostro paese, l'Italia, ha una storia molto recènte.
L'unificazione è avvenuta nel secolo scorso e, in parte, nel corrènte, e rappresènta soprattutto un fatto politico partito dall'alto ché, spesso, non ha tenuto conto delle realtà sociali e delle culture locali.
A parte etnìe specifiche - come possono essere quelle LADINE, SUDTIROLESI, SARDE e VALDOSTANE - abbiamo realtà culturali e linguistiche che risèntono direttamente delle dominazioni stranière intervenute in quei luoghi oltreché di un diverso sviluppo linguistico avvenuto nel tèmpo.
Sarèbbe ridicolo affermare ché a Trènto o ad Oristano si parla la stessa lingua... che un udinese o un brindisino si esprimono nello stesso modo...
Le differènze sono evidènti non soltanto in merito alla pronuncia di determinate vocali o consonanti ma anche in merito alla costruzione della frase.
In determinate zone, cioè, si parla un dialetto che va più o meno ad influenzare l'uso della lingua italiana.
La lingua italiana, quella scélta e consacrata ufficialmente, prima di tutti da DANTE, è né più e né meno che il dialetto parlato in una zona abbastanza ristretta intorno a Firènze.
Poiché questo è l'italiano ufficiale è questo che ti propongo di apprendere.
La nostra lingua, che nel medio èvo èra definita 'volgare', deriva dal latino e sarèbbe abbastanza facile scoprirne le regole o dare una spiegazione a certe pronunce apparentemente bizzarre collegandosi alla lingua madre, sarèbbe facile ma (lasciamelo dire) oltremodo barboso.
Questo non vuole èssere un corso per specialisti (anche per loro...) ma, al contrario un trattatello da lèggere facilmente e magari divertèndosi. Perciò mi limiterò a suggerirti regolette, procedimenti e trucchi che dovrèbbero consentirti, se lo vorrai, - se ci metterai del tuo, come per tutte le cose... - di imparare a parlare correttamente magari divertèndoti, di riuscire a modulare la tua vóce in modi nuovi per arrivare a comunicare più compiutamente i tuoi pensièri e le tue sensazioni.
Può darsi che, abbastanza spesso, tu scopra che le indicazioni tecniche che ti fornisco corrispondono già al tuo modo di parlare...
Bène, rammenta però che ógni regione, ógni modo di parlare ha le sue pècche : tu ne sbaglierai altri che magari risulteranno corretti per un laziale o un siciliano o un piemontese...
Se poi, in un futuro, deciderai di calcare il palcoscènico o di metterti a parlare in pubblico, questo manualetto potrèbbe rappresentare un ottimo punto di partènza per riuscire a fare realmente della tua parola una musica!
Il mio sógno - per quanto non abbia la minima avversione per il dialetto che considero lingua a tutti i diritti - sarèbbe di poter un giorno girare l'Italia e contattare persone che parlano la stessa lingua, che usano gli stessi accènti e parole molto simili, comunque comprensibili!
Non si sa mai...




Iniziamo...
Vediamo di cominciare nel modo giusto è cioè prendiamo atto della nostra situazione di partènza, facciamo una specie di check-up che ci permetta di capire quali sono i nostri difetti...
Già, ma io mica sono un esperto, come posso vederli?
Puoi, puoi eccome, specialmente per ciò che riguarda la qualità della comunicazione, sènza addentrarci, adesso, nella parte più squisitamente tecnica.
A questo scopo, la prima cosa che ti consiglio di fare, consisterà nel lèggere il testo che trovi alla pagina seguènte - nel modo in cui sai farlo - e, contemporaneamente, registrarlo per riascoltarlo in seguito con molta attenzione.
Questo rappresenterà anche un valido termine di confronto che ti permetterà di poter quantificare i tuoi progressi, i risultati oggettivi nel tuo cammino confrontandolo con registrazioni successive che ti consiglio caldamente di ripetere nel tèmpo.
Naturalmente cercherai di fare del tuo meglio, soprattutto cercherai di andare lènto e di rammentare, sèmpre, che la gestione del tèmpo è tua e soltanto tua.
Riascoltandoti criticamente potrai prèndere atto di quello che sei dal punto di vista dell'uso della nostra lingua; potrai verificare come utilizzi la vóce, come scandisci le varie parole, se mangi alcune sillabe, se ti manca il fiato, se usi normalmente intonazioni o cantilène e quali sono i tuoi difetti o gli errori abituali.
Però non spaventarti e non abbatterti : da questo momento in poi puoi soltanto migliorare!


LETTURA DI PROVA
Ci sono tutta una serie di caratteristiche che possono contribuire a rèndere gradevole all'ascolto una lettura.
Vediamole.
Anzitutto la chiarezza della comunicazione ché viène da parole bèn scandite e da una corretta articolazione della frase.
Non meno importante è il tono della voce che dovrà essere gradevolmente recepito dall'orecchio dell'uditore sènza diventare monotono o irritante.
Ancora, avrà una sua importanza il ritmo che dovrà essere variato, con opportune pauše tra fraše e fraše, accelerandolo o rallentandolo a seconda dell'importanza che attribuiamo alla singola parola o concetto letti.
Il volume della voce dovrà essere tenuto il più possibile uniforme, cercando assolutamente di evitare quei cali che impediscono la comprensione di certe parole o rèndono difficile udirle e quegli striduli salti in alto che non sono sicuramente piacevoli.
Infine, non meno importante, c'è il colore nella lettura, quel modo personale che ognuno di noi possiède - o impara - per ravvivare e rèndere appetibile l'ascolto.
Da questa somma di sémplici osservazioni, possiamo concludere che una corretta lettura è frutto di allenamento e di esercizio ma, il conseguimento dei risultati prefissati, garantisce la gratificazione di lettore e uditore.
Ed ora cominciamo con qualche consiglio tecnico-pratico, quelli che si chiamano anche trucchi che, una volta appresi, ci facilitano il lavoro.
Probabilmente avrai constatato che, molto spesso, tèndi a spezzettare la frase in varie parti, come se arbitrariamente avessi sostituito le virgole con dei punti.
Questo succède sicuramente perché non hai ancora dimestichezza con la gestione del testo, per mancanza di fiato e anche, perché no?, per un po' di tensione che è esattamente il contrario della tranquillità che ti necessita.
Allora... immagina che, quando lèggi o quando parli, dalla tua bocca èsca un filo - una specie di filo bianco o giallo - che potrai tagliare soltanto alla fine della frase, quando troverai il punto.
Per fare questo dovrai apprèndere fin d'ora l'uso della pausa di sospensione, quando farai la pausa, cioè, la tua vóce non dovrà morire ma rimanere sospesa creando l'attesa del seguito : per fare questo immagina che la vocale, dópo la quale farai la pausa, sia seguita dalla lèttera t che naturalmente non dovrai pronunciare... prova.
Ad esempio : Ci sono tutta una serie di caratteristiche-t...
Avrai riscontrato anche che ci sono parole difficili da pronunciare - perché sono lunghe, perché contèngono accostamenti di consonanti particolarmente intricati eccetera - e che tendiamo ad affrontarle di petto, a lèggerle velocemente rischiando di impaperarci...
Affrontale invece con forza controllata, rallentando il ritmo di lettura e percorrèndole sillaba per sillaba come se ci stessi rotolando sopra...
Constaterai che, gestèndole in questo modo, anche le parole più complicate diverranno magicamente docili.
qualche suggerimento...
Se segui il corso significa che ti sta a cuore il miglioramento del tuo modo di parlare...
Bène, allora permettimi di darti una serie di consigli che, d'altronde, possono essere validi per qualsiasi nuova attività si intraprènda.
1 - Non avere frétta : non esistono metodologìe magiche, soprattutto è abbastanza impegnativo togliersi di dosso un qualchecosa che fa parte di noi, ed è indubbio che il modo di parlare sia una delle nostre caratteristiche peculiari.
2 - Se ci tièni a riuscire, dovrai farti carico di una certa dose di lavoro di allenamento con assiduità : niènte è veramente imparato fino a che non diviène spontaneo.
3 - Puoi già cominciare a lavorare come hai fatto oggi : devi cercare di familiarizzare con la tua voce. Parla registrati e riascoltati, leggi registrati e riascoltati... In questo modo comincerai a conoscere il tuo modo di parlare, ad evidenziarne i difetti e a correggerli.
Questo è tutto, per adesso, nel prossimo capitolo prenderemo contatto con la RESPIRAZIONE E L'ARTICOLAZIONE.

 


la respirazione
Conoscere il proprio corpo significa conoscere le proprie potenzialità e riuscire ed utilizzarle al meglio, sènza contare ché vivere bène il nostro corpo ci permette di essere tranquilli con noi stessi e quindi con gli altri.
Concentriamoci adesso sulla respirazione. Già, è un argomento che ha più importanza di quanto non si creda : infatti una corretta capacità respiratoria ci consènte di gestire più tranquillamente la nostra emissione vocale e quindi di parlare e lèggere nel modo più appropriato.
Naturalmente ognuno di noi è convinto di respirare correttamente... "Perbacco! Come potrei usare male questa fondamentale funzione vitale?"
E, invéce, possiamo tranquillamente affermare che utilizziamo soltanto in minima parte questa nostra capacità.
Soltanto un atlèta utilizza in pièno la sua capacità polmonare ed è anche per questo che riesce a fare sforzi prolungati e al di sopra della norma.
L'attore - tanto per fare un parallelo vicino alle nostre esigènze - è in un certo sènso un atlèta e perciò deve perloméno conoscere le caratteristiche della respirazione in generale e della sua in particolare per riuscire ad utilizzarla nel migliore dei modi.

Vediamo allora le caratteristiche fondamentali della respirazione.

1 - Il maschio ha una respirazione prevalentemente addominale, la femmina prevalentemente toracica.
2 -E' più corretta la respirazione addominale perché consènte di utilizzare al massimo la capacità polmonare riempièndo e svuotando fino in fondo le sacche polmonari.
3 - Per verificare la qualità della respirazione è sufficiènte stèndersi orizzontalmente ed inspirare ed espirare come normalmente facciamo. Se mettiamo una mano sull'addome, proprio sotto la gabbia toracica, dobbiamo sentire il vèntre gonfiarsi e rilassarsi spinto o méno dal diaframma.
4 - Dobbiamo cercare di utilizzare questo tipo di respirazione sènza sforzarci e sènza drammatizzare il fatto : rammentiamo che respiriamo da quando siamo nati e, se siamo ancora vivi, significa che lo abbiamo fatto in modo abbastanza soddisfacènte.
5 - Possiamo allenarci a questo tipo di respirazione stendèndoci sul letto e posando sull'addome un vocabolario ché vedremo alzarsi ed abbassarsi al ritmo del nostro atto respiratorio.
6 - Quando avremo spontaneizzato questa respirazione sarà sufficiente eseguirla coscienteménte due o tré volte la settimana, al mattino, davanti ad una finestra aperta, per cinque minuti. Sarà un buon allenamento che ci garantirà anche una buona ossigenazione.
7 - Per gustare la respirazione possiamo farla a turno da una narice e dall'altra, tenèndone una otturata.
8 - Per aumentare la capacità respiratoria può essere utile esercitarsi nell'apnea : dópo una inspirazione profonda tratteniamo il respiro cronometrando la nostra durata per valutare nel tèmpo i miglioramenti. Rammentiamo sèmpre e comunque che non abbiamo il fine di battere un record di immersione ma soltanto di riuscire a gestire la nostra capacità respiratoria nel migliore dei modi.
9 - Cerchiamo ovviamente di limitare il fumo per quanto è possibile...
10 - Questo è forse il suggerimento più utile : nessuno è perfetto, ognuno ha i suoi limiti e i suoi difetti ed è soltanto conoscèndoli bène e utilizzandoli appropriatamente che riusciremo veramente a dare il massimo... Certamente curando anche l'esercizio e l'allenamento e non soltanto cullandoci beatamente sui difetti!

Ci sono attori, ormai avanti negli anni - magari un po' sofferènti di asma - che riescono a gestire talmente bène la loro capacità respiratoria da riuscire non soltanto a non far riconoscere i loro limiti ma anche a fornire una comunicazione ancora chiara e convincènte!
Possiamo fare adesso un sémplice esercizio per mettere alla prova la nostra capacità polmonare : inspireremo profondamente, dópo di ché procederemo alla lettura di un brano sènza fare pause e sènza tirare il fiato, potremo così constatare quale sia la nostra autonomìa respiratoria.

 

 

 


LETTURA DI PROVA DELLA CAPACITA' RESPIRATORIA
(la punteggiatura è stata volutamente omessa)

SPESSO SI RITIENE CHE LA CAPACITA' RESPIRATORIA DI UNA PERSONA NON ALLENATA CHE MAGARI FUMA SIA ESTREMAMENTE LIMITATA BE' DOVREMO RICONOSCERE INVECE CHE IL NOSTRO FISICO CI CONSENTE EXPLOIT CHE NEMMENO IMMAGINAVAMO E CHE CON UN PICCOLO SFORZO RIUSCIREMO A CONQUISTARE UN BEL NUMERO DI PAROLE E DI FRASI PRIMA DI SENTIRCI SCOPPIARE E DI DOVERCI INTERROMPERE PER RESPIRARE NUOVAMENTE.
Forse non riuscirai a leggerlo tutto la prima volta ma ci arriverai abbastanza in frétta, a quel punto dovresti fare questo ragionamento : Se riesco a lèggere nove righe di testo sènza prendere fiato perché non dovrei riuscire a gestire correttamente una frase normale che, di solito, non è più lunga di un paio di righe?


l'articolazione
Qualche volta ci sarà sicuramente capitato di rimanere affascinati e stupiti di fronte a qualche attore che èra in grado di parlare a velocità inaudita sènza impaperarsi o di fronte a qualche annunciatore televisivo in grado di lèggere impunemente testi complicatissimi...
Sono in parte doti naturali, certamente, ma sono anche e soprattutto frutti dell'allenamento e dell'esercitazione assidua nella lettura.
Se è vero che la tranquillità è una delle doti fondamentali per un buon oratore e per un buon lettore è anche vero che la si raggiunge e la si conquista con l'allenamento.
Uno dei modi più sémplici consiste nell'abituare il nostro apparato vocale agli esercizi apparentemente più difficili, un po' come potrèbbero fare un funambolo o un tuffatore con i salti mortali e gli esercizi di equilibrio. Come?
In concreto leggèndo abitualmente anche a velocità superiore a quella corretta, badando però a fornire sèmpre una comunicazione comprensibile, o utilizzando i cosiddetti scioglilingua dei quali, di seguito, forniamo alcuni esèmpi che andranno letti ripetutamente più volte accelerando la lettura.
Noi, - tu, io, tutti - abbiamo la propensione ad essere avari e pigri...
Mi spiègo.
Siamo avari perché propendiamo a risparmiare il fiato come se costasse moltissimo e quindi, risparmiandolo, potessimo spèndere meno...
Siamo pigri perché facciamo una fatica terribile per muovere le labbra e quindi limitiamo questo sforzo tenèndole quasi ferme...
Dobbiamo perdere entrambe queste cattive abitudini.
Soprattutto la pigrizia, perciò abituiamoci a muovere molto le labbra - forzandole anche più del normale - per ritrovarle poi allenate a muoversi in modo soddisfacènte.
Dobbiamo, in un certo sènso, riuscire a sentire ciò che diciamo non soltanto con le orecchie ma anche con il movimento delle labbra...
Una ottima esemplificazione in questo sènso, può esserci fornita dalle annunciatrici TV RAI che hanno sicuramente frequentato un corso di dizione; proviamo a togliere l'audio e a leggere sulle loro labbra ciò che dicono... riusciremo sicuramente a capire buona parte di quello che dicono!



Scioglilingua

PRENDI QUESTA BARCA E IMPEGOLAMELA
E QUANDO L'AVRAI IMPEGOLATA
DISIMPEGOLAMELA SÈNZA IMPEGOLARMI

LUCIO E DECIO LISCIANO
DODICI GATTI FELICI

GUGLIELMO COGLIE GHIAIA DAGLI SCOGLI
SCAGLIANDOLA OLTRE GLI SCOGLI
TRA MILLE GORGOGLI

IL PAPA PÉSA E PESTA IL PÉPE A PISA
PISA PÉSA E PESTA IL PÉPE AL PAPA

CHI SEME DI SÉNAPE SECCA SEMINA
SEMPRE RACCOGLIE SEME DI SÉNAPE SECCA

TRENO TROPPO STRETTO E TROPPO STRACCO
STRACCA TROPPI STORPI E STROPPIA TROPPO

SA CHI SA CHE NON SA
NON SA CHI NON SA CHE NON SA

CARO CONTE CHI TI CANTA
TANTO CANTA CHE T'INCANTA

NELL'ANFRATTO DELLA GROTTA
TRENTATRÉ GRETTI GATTI SI GRATTANO

PERÀRO PER PERORARE PER PERO PARTÌ
PERO' PER PERORARE PERÀRO A PERO PERÌ

IN UNA CONCA NUOTANO A RILÈNTO
TRE TROTE CINQUE TRIGLIE E TINCHE CÈNTO

SOPRA LA PANCA LA CAPRA CAMPA
SOTTO LA PANCA LA CAPRA CRÈPA

IN UN PIATTO POCO CUPO
POCO PEPE CAPE

SE LA SERVA NON TI SERVE
A CHE SERVE
CHÉ TI SERVA DI UNA SERVA CHE NON SERVE?
SERVITI DI UNA SERVA CHE SERVE
E SE QUESTA NON TI SERVE
SERVITI DEI MIEI SERVI


TIGRE INTRIGA TIGRE

SE L'ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI
SI VOLESSE ARCIVESCOVOCOSTANTINOPOLIZZARE
VI ARCIVESCOVOCOSTANTINOPOLIZZERESTE VOI
PER ARCIVESCOVOCOSTANTINOPOLIZZARE LUI?

TRÉ TOZZI DI PAN SECCO
IN TRÉ STRETTE TASCHE STANNO
IN TRÉ STRETTE TASCHE
STAN TRÉ TOZZI DI PAN SECCO


Si tratta naturalmente dell'allenamento più sémplice, per ora può essere sufficiente eventualmente più avanti avremo modo di conoscerne altri, specifici, magari legati ad esigènze personali.
Avrai già avuto modo di notare, nei testi fin qui lètti, la presènza di strani accènti, sopra le parole, accènti che (purtroppo!) normalmente non vèngono usati nella stampa corrènte...
Questo ci porta automaticamente a trattare quella parte della DIZIONE ché spesso, a torto, ne è ritenuta l'essènza stessa : l'ORTOEPÌA, la corretta pronuncia.

 

 

 

 

 

 

 

ORTOEPÌA 1

Nella lingua italiana le vocali sono sètte...
No, non c'è un errore, vediamo perché.
A, I ed U hanno una pronuncia immutabile, le altre due, invéce, possono èssere pronunciate in due modi diversi.
La E può èssere apèrta - accentata così è - come in rètto, oppure chiusa - accentata così é - come in véna.
Per verificare la tua capacità di articolare entrambi i suoni, pronuncia le due parole correttamente e scorretamente :
rètto, rétto... véna, vèna...
Se l'accènto non cade sopra, la E va sèmpre pronunciata chiusa.
Ti risparmio la notazione tecnica limitandola al minimo ed evitando assolutamente di parlare di parole tronche, sdrucciole, bisdrucciole eccetera. Per pronunciare una parola (correttamente o méno) abbiamo la necessità di un accènto che verrà pósto su una vocale facèndo diventare tonica la sillaba cui quella vocale appartiène, una sillaba che verrà cioè pronunciata con più forza.Alcuni esempi : cadére, bicchière, paròla, sèdia, birìllo, manùbrio, amóre, cantilèna, marmàglia...
Per dosare il nostro pasto di apprendimento, cominciamo con la è aperta prendèndo in esame alcune parole che normalménte pronunciamo in modo érrato e una serie di norme (le più importanti) per imparare a districarci nella giungla della pronuncia.

a - PAROLE DI USO CORRENTE
Accèndere, Accènto, Bène, Brève, Cènto, Cèrto, Chièdere, Chièsa, Cièlo, Danièle, Dièci, Ebbène, Ècco, Èssere, Gènte, Lèttera, Niènte, Piètro, Prèndere, Prèsto, Rèndere, Ripètere, Riprèndere, Scèna, Sèmpre, Sènso, Sènza, Silènzio, Stèndere, Tèmpio, Tèmpo, Vècchio, Vènto

b - LA È APERTA, NORME GENERALI
Avremo sèmpre la è aperta :
1) Nelle desinènze verbali dei condizionali in èi, èbbe, èbbero, es. farèi, ballerèi, cadrèi, darèbbe, farèbbe, aprirèbbero, mangerèbbero, dovrèbbero...
2) Nei nómi che terminano in èma, es. apotèma, diadèma, patèma, poèma, schèma...
3) Nei nómi ed aggetivi che terminano in ènda, es. agènda, bènda, faccènda, leggènda, merènda, orrènda,...
4) Negli infiniti in èndere, es. comprèndere, difèndere, estèndere, fraintèndere, propèndere...
5) Negli aggettivi e nel gerundio in èndo es. stupèndo, tremèndo, agèndo, piangèndo, finèndo, partèndo, vincèndo,...
6) Negli aggettivi in ènse, ènso, ènte, ènto, es. amanuènse, circènse, forènse, dènso, intènso, melènso, coerènte, incosciènte, appariscènte, attènto, scontènto, turbolènto...
7) Nel participio presènte in ènte, es. diffidènte, impellènte, piangènte, rovènte...
8) Nei nómi che terminano in ènza, es. assistènza, concorrènza, diffidènza, influènza, scadènza...
9) Nei numerali in èsimo, es. dodicèsimo, sedicèsimo, ventèsimo, centèsimo...
10) Nelle desinènze verbali in ètti, ètte, èttero, es. io dètti (dare), egli dovètte (dovere), essi stèttero (stare)...
11 ) Nei nómi in èzio, èzia, es. lèzio, scrèzio, facèzia, inèzia, spèzia...
12) In presènza del dittongo iè, es. aziènda, balbuziènte, cosciènte, diètro, ièri, mièle, cavalière, piède,...
13) Nei nómi tronchi di origine stranièra, es. bignè, caffè, canapè, tè, tsè-tsè...

Purtroppo è giusto che tu sappia che ci sono delle eccezioni alle regole che ti ho appena espósto ma le affronteremo più avanti, magari soltanto per soddisfare necessità o curiosità contingènti, sarèbbe sciocco sovraccaricarci adèsso, no?
In ógni caso rammenta che un buon vocabolario potrà risolvere al meglio ógni nostro dubbio circa la corretta pronuncia di una determinata parola.

AVVERTENZA : oggi molti vocabolari tendono ad accettare il modo di parlare corrènte è perciò facile che, in qualche caso, invece che chiarire provvedano a complicare un eventuale dubbio circa la corretta accentazione... Rammenta che l'ORTOEPIA è soltanto una piccola parte del COMUNICARE PARLANDO e cerca di valutare le tue scelte con un po' di buon sènso...

PROVA DI LETTURA
Il cui scopo è di permetterti di affrontare immediatamente e praticamente quanto abbiamo appena osservato.
Naturalmente ho provveduto a collocare gli accènti dove sono necessari, rammenta però che, a poco a poco, dovrai provvedere a memorizzare parole e regolette perché nella stampa corrènte gli accènti vengono posti soltanto sulle parole tronche...
A questo scopo, ti propongo lo stesso testo per due volte, la seconda privo di accènti... il che dovrèbbe aiutarti in questo lavoro di memorizzazione.
Ricorda anche di registrarti e di riascoltarti criticamente...

È giusto dire che noi siamo ciò che comunichiamo parlando?
Sarèbbe come affermare che l'abito fa il monaco...
Per quanto possa essere depriménte o deprecabile, bisógna ammettere che l'apparènza ha il suo peso ed è un peso determinante.
Siamo istintivaménte portati a giudicare a prima vista, per una questione di tranquillizzazione, per potér in qualche modo incasellare la persona, l'oggetto o la situazione che stiamo vivèndo.
Perciò anche il modo di parlare ha la sua importanza in questo processo di etichettatura preventiva e ne è prova il fatto ché una persona che parla bène - non soltanto correttaménte - risulterà sicuramente più affascinante ed interessante di chi si esprima piuttosto selvaticaménte...
Anche se, poi, alla verifica dei fatti, i contenuti possono essere superficiali o addirittura inesistènti...

È giusto dire che noi siamo ciò che comunichiamo parlando?
Sarebbe come affermare che l'abito fa il monaco...
Per quanto possa essere deprimente o deprecabile, bisogna ammettere che l'apparenza ha il suo peso ed è un peso determinante.
Siamo istintivamente portati a giudicare a prima vista, per una questione di tranquillizzazione, per poter in qualche modo incasellare la persona, l'oggetto o la situazione che stiamo vivendo.
Perciò anche il modo di parlare ha la sua importanza in questo processo di etichettatura preventiva e ne è prova il fatto che una persona che parla bene - non soltanto correttamente - risulterà sicuramente più affascinante ed interessante di chi si esprima piuttosto selvaticamente...
Anche se, poi, alla verifica dei fatti, i contenuti possono essere superficiali o addirittura inesistenti...
CONSIGLI PATERNI PER IL LAVORO DI RIPETIZIONE
Sarèbbe assurdo pretèndere di imparare tutto e subito poiché disponiamo di una certa capacità di assimilazione oltre la quale è impossibile andare sènza correre il rischio di saturarci e, conseguentemente, sarèbbe soltanto spreco di tèmpo e di energìe..
A questo va aggiunto che, molto spésso, lo studio della DIZIONE non è una libera scélta ma soltanto una tra le tante esigènze pratiche che forse poco hanno a che fare con le nostre effettive preferènze...
Allora una-parola-al-giorno...
Cominciamo, realisticamente, ad impegnarci su obiettivi minimi facilmente conseguibili.
Per esèmpio, impegnamoci a pronunciare correttamente la parola bène (con la è aperta sì ma non forzata esagerataménte come fanno in cèrte regioni centrali : bbbane!).
Va ricordato anche che, in un primo momento, avrémo l'impressione di parlare in un modo a dir poco strano - come dei deficènti... - e soltanto l'abitudine ci permetterà di sentirci a nostro agio con queste nuove sonorità.
Memorizzando una parola o una regoletta al giorno potremo pianificare un lavoro utile e proficuo perché, in fondo, non sono poi molte le parole che sbagliamo!
Facciamo una pausa, lasciamo da parte per un po' le regole dell'ortoepìa che, a questo punto, ci sèmbrano magari un po' astruse e bizzarre ma tra non molto le apprezzeremo e riusciremo a cominciare a gustare la musica della parola...
Per ottenere questa musica dovremo riuscire a modulare la nostra vóce, a dosare l'emissione di fiato, a creare le pause in modo appropriato, in parole povere a dare un senso a quello che si lègge o che si dice...
LA LETTURA A SENSO
Lo abbiamo già detto, indipendentemente dalla qualità del testo, è importante saper lèggere a sènso, dare cioè un certo peso al contenuto di quello che si lègge, rènderlo interessante.
Vale la pena di ripeterlo : indipendenteménte dalla qualità del contenuto!
Lèggere e parlare in modo colorito significa anche gratificarsi nel farlo, avere la precisa sensazione di non èssere pesanti o irritanti.
Inizieremo qui il nostro contatto con le possibilità vocali che ognuno di noi possiède, spesso sènza saperlo, e ché utilizza - con la massima spontaneità e sènza accorgersene - quando si esprime con la massima libertà, sènza condizionamenti, ad esèmpio in un dialogo fra amici o persone con le quali siamo a nostro agio.
Cominceremo con testi apparenteménte insignificanti ché, ad una prima occhiata, niènte possono suggerire alla nostra capacità di interpretazione...
Questo per farti capire, ancora una volta, che non è importante la qualità del testo e spesso rappresènta soltanto una sorta di alibi : "il testo non mi ispira..."
Registra la tua lettura e poi ascoltala con molta attenzione.
Rammenta le indicazioni di partènza che ti sono già state fornite in altre occasioni e cioè :
inspira profondamente prima di cominciare, gestisci il fiato con opportune pause (puoi farne quante vuoi, a tua scélta), tièni il ritmo più adatto alla tua capacità polmonare.
A questo punto non ti resta che buttarti, pronto a ripetere anche più di una volta se sarà il caso!
UNO
Il primo testo è una lista di numeri, niènte di più neutro e asettico, dunque...

18, 41, 7, 54, 908, 107, 12347, 21, 3, 3, 89, 111, 356, 777, 841, 21, 22, 23, 47, 10111, 71, 18, 17, 16, 1, 5, 28, 75, 468, 852, 38, 37, 0.

Certamente la tua prima lettura, riascoltata, assomiglierà molto all'elènco dei numeri relativi alle estrazioni del lotto... infatti ti sei limitato a leggere numeri, a dare i numeri...
Lo capirai più avanti, questa è una opportunità effettivamente libera : hai la possibilità di lèggere questa lista apparentemente asettica nel modo che preferisci... come se si trattasse di una fiaba, o di un racconto d'amore o di una vicènda tragica...
Puoi unire i numeri tra loro, leggerli velocemente o lentamente, scandirli, fare pause, abbassare o alzare il volume della vóce...
Vuoi riprovare? Però immagina una qualsiasi vicènda e sicuramente il risultato sarà diverso.
DUE
Il secondo potrèbbe essere benissimo la lista delle parole che normalmente pronunciamo sbagliate in relazione alla è aperta e questo ti permetterà di riflettere sul come andrèbbero letti gli elènchi...
Infatti di solito abbiamo la sensazione di ascoltare una serie di martellate date su un'incudine, un ripetersi sèmpre uguale della stessa intonazione e della stessa emissione di fiato...
Naturalmente con un elènco o una lista di nómi non disponiamo delle stesse opportunità che ci offrono i numeri, non possiamo leggere le parole immaginando una storia...
Qui dobbiamo giocare sul ritmo.
Unire le parole a due, a tré, a quattro alternandole alle singole, variando la tonalità della voce ed evitare assolutamente la ripetizione di una tonalità o di una intonazione.
Non è facile da spiegare ma è molto facile da comprèndere se avrai la paziènza di registrarti e riascoltarti con attenzione.

TRE
Il terzo è una lista di parole che non hanno alcun collegaménto logico tra loro, che sono di lunghezza diversa e quindi propongono ritmi di lettura e pause variabili.
Viène naturalmente omessa la punteggiatura in quanto sarèbbe fuori pósto ma sarai libero di inventarla come meglio credi.

Rododendro glassare peperata palìndromo fitto raro morire decisivo effettivo piedrìto cotone bignè rarefatto quasi veramente più inattivo raramente astratto mammola cliccare basic rubare antinomia seno massa traffico indeciso semmai papà pepe papa pipa pièno suggestivo mira rima andrèbbero poi chissà sebbène tè usuraio orma rubicondo adesivo frattura spesa affrancatura male rugiadoso cremino bar ornamentale ciabatta orologio pennellatura suola asola fogliame ponticello pennello casa cosa caso coso sotto però personaggio alberguccio convènto castello lago logo gola gala lega gelo gol cornicetta matitina onomastico evviva ecco acca oca definitivamente così.


In questo caso si tratta di togliere il significato alla singola parola (spero che alcune ti siano addirittura ignote) e cercare di gestirla soltanto come un suono avèndo bèn chiara in mente la chiave di lettura (la storia) un po' come hai già fatto con i numeri.
È soltanto l'inizio, hai soltanto cominciato a prèndere contatto con le infinite e meravigliose possibilità offerte dalla lettura e dalla comunicazione a sènso e, devi convenirne, sono gratificanti e sarèbbe sciocco ignorarle e non utilizzarle.
Cerca, per quanto puoi, di fare dell'allenamento registrandoti e riascoltandoti.

 

 

 

ORTOEPÌA 2

Siamo adesso alla é chiusa e cominciamo con lo scovarla tra le parole che utilizziamo più spesso.


a - PAROLE DI USO CORRENTE
Alméno, Artéfice, Ateniése, Béstia, Crédere, Créscere, Débito, Élmo, Érta, Frésco, Frétta, Invéce, Légge (norma), Marémma, Mé, Méno, Méntre, Perché, Scéndere, Scégliere, Sélva, Séme, Sé, Té (pronóme), Tré, Trénta, Véro
b - LA É CHIUSA , NORME GENERALI
Si ha sèmpre la é chiusa :
1) Nei polisillabi in é accentata, es. finché, giacché, perché, trentatré...
2) Nei nómi ed aggettivi terminanti in éccio, es. casaréccio, libéccio, mangeréccio, villeréccio...
3) Nei nómi in éfice, es. artéfice, carnéfice, oréfice, pontéfice...
4) Nei nómi o voci verbali in éggio, éggia, es. anchéggia, dardéggia, passéggio, postéggio, sortéggio...
5) Nell'infinito dei verbi in ére, es. avére, bére, cadére, potére, sapére, sedére, temére, tenére, volére...
6) Nei nómi in ésa, es. attésa, difésa, distésa, contésa, intésa, imprésa, offésa, pésa...
7) Negli aggettivi in ésco, es. ciarlatanésco, marinarésco, studentésco, donchisciottésco...
8) Nei nómi in ése, es. cortése, francése, garrése, maionése, marchése, paése...
9) Nei nómi in éssa, es. avvocatéssa, dottoréssa, duchéssa, contéssa, poetéssa...
10) Nelle forme verbali in éssi, ésse, éssero, es. mettéssi, voléssi, credésse, leggésse, vivésse, facéssero, potéssero...
11) Nelle forme verbali in éte, es. andréte, cadréte, godéte, piangéte, potréte...
12) Nei nómi e nei vezzeggiativi in étto étta, es. architétto, bigliétto, bozzétto, fogliétto, poverétto, strétto, casétta, burlétta, civétta, fossétta, vecchiétta...
13) Nelle forme verbali in éva, es. credéva, mordéva, sapéva, scrivéva, voléva...
14) Negli aggettivi in évole, es. arrendévole, disdicévole, onorévole, piacévole, scambiévole, strabocchévole...
15) Nei nómi in ézza, es. agiatézza, amarézza, bassézza, durézza, giovinézza, finézza, fermézza, tristézza...
16) Negli avverbi in ménte, es. agilménte, balordaménte, civilménte, docilménte, eleganteménte, fuggevolménte, gioiosaménte, immediataménte, liberaménte, loquaceménte, paurosaménte, seriaménte... ce ne sono altri duemila circa...
17) Nei nómi in ménto, es. abbigliaménto, collegaménto, esauriménto, fidanzaménto,
parlaménto, sfollaménto... 18) Nelle forme verbali in rémo réte, es. dirémo, saprémo, faréte, verréte...
19) Nelle terminazioni in ésimo dei nómi astratti, es. cristianésimo, feudalésimo, incantésimo, protestantésimo...

 

Per fare un produttivo confronto con le regolette relative alla è aperta notiamo ad esèmpio :
i numerali e i nómi astratti in èsimo ed ésimo
i nómi e gli aggettivi in ènte ènto che si chiudono se preceduti da emme
le eccezioni relative al dittongo iè nei vezzeggiativi e nell'aggettivo ateniése


A SECONDA DELL'ACCENTO...
Vediamo adesso come cambia il significato di alcune parole a seconda della qualità dell'accènto :


Accètta (accettare)
Affètti (legami)
Annètto (annèttere)
Collèga (di lavoro)
Corrèsse (correggere)
Crèdo (preghièra)
Dètti (dare)
Èsca (uscire, imperativo)
Èsse (consonante)
Lègge (lèggere)
Lèssi (lèggere)
Mèsse (frumento)
Mèsto (triste)
Pèsca (frutto)
Pène (organo sessuale)
Pèste (malattìa)
Premètti (premere)
Rè (nota)
Ridètte (ridare)
Tè (bevanda)
Vendètte (vendere)
Vènti (atmosferico)

Accétta (ascia, scure)
Affétti (affettare)
Annétto (anno solare)
Colléga (collegare)
Corrésse (correre)
Crédo (crédere)
Détti (dire)
Ésca (per pescare)
Ésse (pronóme)
Légge ( norma)
Léssi (lessati)
Mésse (mettere)
Mésto (mestare)
Pésca (il pescare)
Péne (patimenti)
Péste (orme)
Premétti (premettere)
Ré (monarca)
Ridétte (ridire)
Té (pronóme)
Vendétte (rivalse)
Vénti (numero)

Ed ora, come già sai, ci sarà una brève lettura - doppia, la prima accentata la seconda no - per cercare di mettere a fuoco quanto hai fin qui appreso sulla è aperta e sulla é chiusa.
Ebbène, ora conosciamo in parte regole e norme ché dovrèbbero permétterci di lèggere e parlare abbastanza correttaménte, almeno per quanto riguarda la E.
Fino ad ièri parlavamo spontaneaménte, come abbiamo imparato a farlo, induttivaménte e deduttivaménte, dai nostri genitori e dai pochi e rari insegnaménti della scuola.
In fóndo èra una situazione che ci stava bène, riuscivamo a comunicare sènza problèmi per tutto il tèmpo della conversazione...
Forse, adesso, nasceranno invéce nuovi problèmi...
Probabilménte, nei primi tèmpi, avrémo l'impres-sione di parlare come dei deficènti...
Gli occhi ci si incroceranno per cercare di identificare gli accènti...
Il dover dire parole come diètro, chièsa, cièlo, tré, mé, té, magari aprèndo o serrando troppo le labbra, ci farà sentire ridicoli e provocherà in noi un cèrto imbarazzo...
Niènte paura, lo supererémo in brève tèmpo!

Ebbene, ora conosciamo in parte regole e norme che dovrebbero permetterci di leggere e parlare abbastanza correttamente, almeno per quanto riguarda la E.
Fino ad ieri parlavamo spontaneamente, come abbiamo imparato a farlo, induttivamente e deduttivamente, dai nostri genitori e dai pochi e rari insegnamenti della scuola.
In fondo era una situazione che ci stava bene, riuscivamo a comunicare senza problemi per tutto il tempo della conversazione...
Forse, adesso, nasceranno invéce nuovi problemi...
Probabilmente, nei primi tempi, avremo l'impres-sione di parlare come dei deficenti...
Gli occhi ci si incroceranno per cercare di identificare gli accenti...
Il dover dire parole come dietro, chiesa, cielo, tre, me, te, magari aprendo o serrando troppo le labbra, ci farà sentire ridicoli e provocherà in noi un certo imbarazzo...
Niente paura, lo supereremo in breve tempo!


LA LETTURA A SENSO 2
E rieccoci nuovamente a contatto del testo per affrontare, oggi, finalmente, un brève brano di sènso compiuto.
Se hai avuto tèmpo e voglia di fare un po' di allenamento, con i numeri, con gli elènchi e con lo strano brano che abbiamo visto in precedènza, avrai certaménte la disposizione più corretta per affrontare con successo questo nuovo impegno.
Se, invéce, questa opportunità non c'è stata (non andiamo ad indagare i motivi...) dovrai impegnarti al massimo e stare pronto a ripetere se sarà necessario.
Dópo un'occhiata velóce al testo - per cercare di capirne il sènso e trovare una chiave di lettura - potrai procedere alla marcatura, ad inserire, cioè, una serie di segni, che puoi liberamente inventare e che dovranno permetterti di identificare a colpo d'occhio :
le pause
le sottolineature vocali (parole da pronunciare con più o meno ènfasi, rallentate, accelerate)
le parole importanti
le incollature, e qui è utile una precisazione.
Per incollatura intèndo la possibilità di unire una parola alla seguènte.
Nel brano che segue, ad esèmpio, trovi non avere e non aveva ché, per comodità di lettura, possono diventare una sola parola : nonavere e nonaveva.
In linea indicativa puoi incollare una parola terminante con consonante con una che inizia per vocale : in uno = inuno; per esèmpio= peresèmpio..
Esistono anche incollature con raddoppiamento della consonante ma sono finezze che lasciamo ai tecnici.
Rammenta sèmpre di registrare, riascoltare e confrontare con la cassetta campione.
È possibile non avére un nóme?
Quell'insième di lèttere ché ti identifica, ché permette di èssere chiamato o di instaurare un dialogo diretto con qualcuno, ché permette di èssere presentato agli astanti o di èssere ricordato su una lapide o su un monuménto...
Quell'insième di lèttere ché spésso ha un legame con la storia della famiglia o con il calendario o con i gusti contingènti dei genitori...
Lui non ricordava di avére mai avuto una famiglia...
Lui non ricordava di avére mai avuto un nóme, non ce l'aveva un nóme.
E non l'avéva mai avuto, ne èra sicuro.
Èra convinto di chiamarsi GliAltri...
E, a pòco a pòco, aveva capito che non potéva èssere un nóme soprattutto perché non aveva mai incontrato nessuno che si chiamasse così.
Poteva anche cercare di convincersi che Gli èra il nóme e Altri il cognóme... ma questo non cambiava la realtà, nessuno lo chiamava mai!

Forse stai cominciando a capire cosa intendevo dire in precedènza - quando abbiamo letto i numeri - e cioè che mentre i numeri ti lasciavano la più ampia libertà di interpretazione, un brano a sènso compiuto ti pone tutta una serie di condizionamenti.
È evidènte, per esèmpio, che non potrai affrontare il brano come se fosse una storia divertènte o, al contrario, tragica perché infatti ne altereresti il sènso che (lascialo dire a mé che, molto modestamente, sono l'autore) dovrèbbe essere invece quello di una storia misteriosa (ma non troppo) con una specie di sorpresa finale.
Allora dovrai chièderti : come si comunica il mistero? magari attendèndoti di trovare la rispósta nelle prossime righe...
Devo deluderti perché non è facile risponderti, anzi è impossibile dalle righe di questa pagina.
Purtroppo non dispongo di una formuletta pronta - e magari magica - che ti permetta di risolvere il problema in modo soddisfacènte.
Potrei dirti che una lettura rallentata, bèn scandita, con rafforzature su certe parole - ad esèmpio mai - potrèbbe sicuramente portarti sulla strada buona ma avrei fatto bèn poco.
Esiste una sorta di barriera invalicabile nella comunicazione scritta - barriera che può essere vista come un limite o come uno stimolo alla creatività, beninteso - e cioè che la stessa parola e la stessa frase possono essere lette in centinaia di manière diverse molte delle quali ugualmente interessanti o accettabili.
Soltanto la comunicazione verbale potrèbbe suggerire più verosimilmente l'intenzione dell'autore.
Credo tuttavia che il testo, nel momento in cui viène offerto alla lettura, non sia più proprietà esclusiva dell'autore e possa essere liberamente manipolato dall'interprete...
Perciò, lo avrai capito, cerca, se vuoi, di prèndere il suggerimento che ti ho propósto più sopra - mistero - e rielaboralo secondo le tue possibilità e il tuo modo di sentire.
L'ascolto attènto della tua registrazione ti suggerirà le variazioni da apportare.
Per quanto puoi cerca di rispettare la punteggiatura e la qualità degli accènti e, sèmpre più, comincerai ad apprezzare la tua parola che a poco a poco sta realmente diventando musica...

 

 

 

 

 

 

ORTOEPÌA 3

Come abbiamo già détto in precedènza, l'altra vocale dalla doppia pronuncia è la O che può essere pronunciata aperta - accentata così ò - come in dònna, oppure chiusa - accentata così ó - come in dóno.
Già lo sai, per verificare la capacità di articolazione di entrambi i suoni, ti conviène pronunciare le due parole correttamente e scorrettamente e verificare con la registrazione : dònna dónna; dóno dòno.
Se l'accènto non cade sopra la O va sèmpre pronunciata chiusa.
Come al solito ci dosiamo il carico e cominciamo con la ò aperta.

a - PAROLE DI USO CORRENTE
Apoteòsi, Binòmio, Bòsco, Cònscio, Cònsole, Còrpo, Demònio, Fiòco, Giòco, Giòia, Idiòta, Luògo, Magnòlia, Marmòreo, Memòria, Mòdo, Mògio, Negòzio, Nòno, Nòta, Òggi, Òcchio, Òmero, Òzio, Pòco, Pòi, Sòldo, Sòma, Tògliere, Tòsto, Vòlgere, Vòlgo, Vòlta

b - LA Ò APERTA , NORME GENERALI
Si ha sèmpre la ò aperta :
1) Nei nómi che terminano in iòlo, es. barcaiòlo, crogiòlo, vaiòlo...
2) Nei nómi che terminano in òccio, es. bellòccio, cartòccio, figliòccio...
3) Nelle terminazioni verbali in òlse òlsi òlsero, es. còlsi, vòlsi, raccòlse, rivòlse, tòlsero...
4) Nel participio passato in òsso, es. commòsso, rimòsso, promòsso, percòsso, scòsso...
5) Nei nómi in òtto, es. decòtto, ghiòtto, fiòtto, orsacchiòtto, panciòtto, sempliciòtto...
6) Nei nómi in òzio, es. equinòzio, negòzio, sacerdòzio...
7) Nei nómi in òzzo òzza, es. abbòzzo, predicòzzo, maritòzzo, tòzzo, carròzza, còzza, piccòzza, tavolòzza...
8) Nei nómi in sòrio, es. accessòrio, illusòrio, provvisòrio, ostensòrio...
9) Nel dittongo , es. buòno, cuòre, cuòce, duòmo, fuòco, muòre, nuòvo, nuòra, ruòta, scuòla, suòla, suòno, suòra, suòcera, uòmo, uòva, vuòle, vuòto...
10) Nei monosillabi, es. nò, dò, sò...
11) Nei polisillabi tronchi in ò accentata, es. dirò, farò, pagherò, però, rococò...

Naturalménte anche qui, come per la E, ci sono le eccezioni che vedrémo contingenteménte ma, in ógni caso, rammenta il vocabolario...
LA LETTURA A SENSO 3
Ed eccoci ad un nuovo contatto con la lettura colorita, con la possibilità di utilizzare la nostra vóce realmente come se fosse uno strumento musicale.
Come puoi osservare si tratta di un brano più lungo ed articolato di quello che hai sperimentato in precedènza e dovrèbbe quindi offrirti più possibilità di interpretazione.
Leggilo mentalmente per capirne il sènso, scégli la chiave di lettura, procedi alla marcatura e poi alla lettura con la massima tranquillità.
La tranquillità si conquista anche con la confidènza, quando cioè il contatto con una persona o una situazione - in questo caso con un testo - non ci può riservare sorprese.
Sappiamo come prènderlo, come gestirlo, come accompagnarlo o farci accompagnare, come metterne in evidènza le sfumature; come farci coinvolgere o come sentircene distaccati.
Questo significa, lo hai capito, che conviène leggere il testo più volte fino a sentirlo familiare, a conoscerne le frasi che lo compongono e i ritmi che lo guidano.
Rammenta, naturalmente, di registrare, riascoltare con molta attenzione.

Fiammetta si guardava allo specchio e si metteva a pósto l'onda dei lunghi capelli color rame che le scendevano bèn oltre le spalle, poi si passava la mano sulle labbra e sorrideva soddisfatta alla sua immagine.
Piegava la testa di lato e rimaneva così qualche minuto, assorta, poi deponeva lo specchio e, ciondolando, si avvicinava al caminetto.
Prendeva l'attizzatóio e muoveva il ciocco che bruciava crepitando e poi rimaneva per un bel po' di tèmpo a contemplare le lingue di fuoco ché sembravano eseguire, soltanto per lei, la loro danza irripetibile.
Osservava rapita e si suoi occhi si dilatavano come se fossero ipnotizzati...
Èrano sensazioni indescrivibili quelle che provava, cose che si generavano déntro di lei, nel profondo, e che le facevano sentire un appagamento completo : sarèbbe rimasta ore intere a guardare il fuoco ed èra sicura che non si sarèbbe stancata!
Dalla sua bocca, ógni tanto, usciva qualche nota che sapeva modulare molto bène con la sua vóce dai mille toni, dapprima in sordina e poi più pièna e corposa a riempire l'aria intorno.

 

 

 

 

 

 

 

ORTOEPÌA 4

E, naturalmente, come èra prevedibile, siamo arrivati alla ó chiusa.


a - PAROLE DI USO CORRENTE
Ancóra, Bisógno, Cognóme, Cólpa, Dólce, Dóve, Fórse, Giórno, Intórno, Móglie, Nipóte, Nóme, Ógni, Óltre, Óra, Pórre, Pósto, Quattórdici, Rómpere, Rósso, Sógno, Vergógna, Vóce, Zampógna

b - LA Ó CHIUSA, NORME GENERALI
Si ha sèmpre la ó chiusa :
1) Nelle parole terminanti in óce, es. atróce, feróce, fóce, cróce, nóce, velóce, vóce...
2) nei nómi in ógna ógno, es. Bológna, carógna, cicógna, fógna, menzógna, rampógna, vergógna, bisógno, cotógno, sógno...
3) Nei nómi che terminano in óio, es. accappatóio, avvoltóio, corridóio, frantóio, mattatóio, rasóio, smoccolatóio, vassóio...
4) Nelle parole in ónda óndo, es. baraónda, fiónda, grónda, ónda, sónda, spónda, bióndo, cogitabóndo, fecóndo, girotóndo, móndo, tóndo, vagabóndo...
5) Nei nómi che terminano in óne, es. bottóne, cannóne, carbóne, cartóne, cotóne, educazióne, garzóne, gestióne, mattóne, nazióne, portóne, porzióne, regióne, religióne, scarpóne...
6) Nelle forme verbali che terminano in óno, es. abbandóno, confezióno, ispezióno, perdóno, selezióno, sóno...
7) Nei nómi in óre, es. accusatóre, amóre, attóre, aviatóre, ambasciatóre, calóre, censóre, compositóre, cultóre, debitóre, dolóre, dottóre, ingannatóre, peccatóre, valóre...
8) Nelle forme verbali in ósi óse ósero, es. pósi, nascóse, rispósero...
9) Negli aggettivi in óso, es. affettuóso, astióso, bellicóso, chiassóso, delizióso, fiducióso, insidióso, misterióso, velenóso...

Ed ora una piccola notazione di tipo fonetico da osservare e provare con molta attenzione per arrivare ad utilizzarla con la massima spontaneità.
In genere quando troviamo la coppia di consonanti 'gn' tendiamo a frazionare le sillabe in modo netto : si-gno-re, ver-go-gna, ma-ga-gna eccetera per riuscire a scandire più facilmente la parola.
Credo invece che, per ottenere un suono più gradevole e per riuscire realmente a pronunciare meglio la parola, sia utile usare un trucco.
Fingiamo che anziché una g ci sia una g e mezza (qui te la indicherò con una g grassettata) : si-gnore, vergo-gna, maga-gna... naturalmente evitando di forzare troppo.

 

A SECONDA DELL'ACCENTO...


Accòrsi (accorgersi)
Bòtte (percosse)
Cògli (cogliere)
Còlto (cogliere)
Conservatòri (musicali)
Còppa (bicchière)
Còrso (della Corsica)
Dòtto (erudito)
Fòro (piazza)
Fòsse (buche)
Inquisitòri (aggettivo)
Pòrsi (porgere)
Pòse (attegiamenti)
Pòsta (corrispondènza)
Provocatòri (aggettivo)
Ròsa (fiore)
Scòpo (fine)
Scòrsi (scòrgere)
Sòrta (specie)
Tòrta (torcere)
Vòlgo (volgere)
Vòlto (volgere, arco)

Accórsi (accorrere)
Bótte (recipiènte)
Cógli (con gli)
Cólto (erudito)
Conservatóri (politici)
Cóppa (collo)
Córso (correre)
Dótto (condotto)
Fóro (buco)
Fósse (èssere)
Inquisitóri (sostantivo)
Pórsi (porre, riflessivo)
Póse (porre)
Pósta (situata)
Provocatóri (sostantivo)
Rósa (ródere)
Scópo (scopare)
Scórsi (scorrere, trascorsi)
Sórta (sórgere)
Tórta (dolce)
Vólgo (popolo)
Vólto (viso)


E, naturalmente, concludiamo con una brève lettura per ripassare praticaménte l'argomento incentrato sulla O aperta e chiusa.
Ti porgo le due letture - una accentata e l'altra no - e ti raccomando di registrarti e riascoltarti con molta attenzione.

Dópo aver controllato e in buona parte memorizzato le regolette dell'ortoepìa, possiamo affermare di èssere sulla strada buòna.
Stiamo percorrèndo un corridóio del quale cominciamo a vedere la fine.
Il nostro cammino non deve èssere troppo velóce, dobbiamo misurare le nostre forze perché ne avremo bisógno per arrivare a lèggere e a parlare correttamente.
Bisógna però dire che un po' di strada l'abbiamo fatta da quando avrémmo détto Giòrgio anziché Giórgio, quattòrdici anziché quattórdici, nòme anziché nóme e còmpito anziché cómpito...
No, non stiamo vivèndo in un sógno, al contrario stiamo affrontando una realtà ché, a poco a poco, stiamo conquistando e che ci permetterà di arrivare quanto prima ad una corretta dizione...


Dopo aver controllato e in buona parte memorizzato le regolette dell'ortoepìa, possiamo affermare di essere sulla strada buona.
Stiamo percorrendo un corridoio del quale cominciamo a vedere la fine.
Il nostro cammino non deve essere troppo veloce, dobbiamo misurare le nostre forze perché ne avremo bisogno per arrivare a leggere e a parlare correttamente.
Bisogna però dire che un po' di strada l'abbiamo fatta da quando avremmo detto Giorgio anziché Giorgio, quattordici anziché quattordici, nome anziché nome e compito anziché compito...
No, non stiamo vivendo in un sogno, al contrario stiamo affrontando una realtà ché, a poco a poco, stiamo conquistando e che ci permetterà di arrivare quanto prima ad una corretta dizione...



LA LETTURA A SENSO 4
Un altro passo in questa direzione, un altro brève brano da leggere nel migliore dei modi, a questo punto dovresti riuscire ad affrontarlo con una certa tranquillità e quindi cominciare a gratificarti nella lettura il che dovrèbbe consentirti di conseguire un risultato soddisfacènte...
Lo hai già constatato?
Con le ripetute audizioni cominci ad avere confidènza con la tua vóce e non la trovi più sgraziata, la sènti come un qualche cosa di realmente tuo e probabilmente cominci a comprèndere che hai ancora tante potenzialità da evidenziare.
Si tratta soltanto di insistere.
Hai trovato anche qualche miglioramento nella comunicazione interpersonale?
Ah! Una informazione che puoi prèndere con beneficio di inventario.
I brani delle fiabe che fin qui hai lètto sono tratti da IL FIABARIO di Teodorico Battaglini.
Rammenta, come al solito, di registrarla, riascoltarla.

Èra stufa di sentirsi chiamare in tutti quei modi che non avevano sicuramente niènte di elogiativo!
Quel tirarla in ballo, spésso a sproposito e soltanto per offènderla, per insultarla sènza alcun ritégno.
Ne dicevano di tutti i colori...
Fifa boia, Paura vigliacca, Paura maledetta, Morire di paura, brutto da far paura... Hai un aspetto orribile, da far paura... Sèmbra uno spauracchio, Mi fai paura...
Èra demoralizzante sentir parlare di sé in quei modi! Ma chi l'aveva mai vista!
Come facevano a parlare di lei sènza conoscerla?
E, proprio per questo, èra decisa a mostrarsi e, improvvisamente, si materializzò in mezzo al vicolo, davanti ad un giovanotto che pareva avesse la testa altrove.
Lo apostrofò - Ti intimidisco?



Si tratta indubbiamente, come puoi notare, di un frammento di una certa forza che contiène termini abbastanza crudi.
Credo - ma è soltanto un suggerimento - che la chiave di lettura corretta si trovi nella seconda parola del testo : stufa...
Dovresti perciò cercare di comunicare l'insofferènza di questo personaggio che non gode certo di appellativi onorevoli.
Un altro trucco - quello dell'immedesimazione - consiste nel trasferire nell'interpretazione sensazioni o reazioni nostre personali.
Come ti sènti quando sei esasperato?
Con quale tono di vóce comunichi la tua esasperazione?
Se lo ritièni utile utilizza anche la gestualità delle mani per rafforzare la tua interpretazione.
A mio parere, l'elencazione del testo - Fifa boia, Paura vigliacca, Paura maledetta, Morire di paura, brutto da far paura... Hai un aspetto orribile, da far paura... Sèmbra uno spauracchio, Mi fai paura... - dovrèbbe essere letta in un crescèndo da comunicare non soltanto aumentando il volume della vóce ma anche il tuo coinvolgimento emotivo.

Per ottenere risultati significativi, sarèbbe utile non limitare l'esercizio ai brani che ti ho propósto ma ampliarlo ed approfondirlo con letture di ógni genere.
In precedènza abbiamo affermato che non è importante la qualità del testo, ricordi?
Perciò può essere comprensibilissima la scarsità di tèmpo, la mancanza della correzione dell'insegnante (che, a mio parere, puoi produttivamente sostituire con la tua autocritica) ma devi comprèndere che, a questo punto, la qualità della tua interpretazione dipènde essenzialmente dalla quantità di allenamento che potrai svolgere.
Intendiamoci, puoi esercitarti anche leggèndo un quotidiano o la tua rivista preferita, è importante farlo però sèmpre a voce alta, registrarti e riascoltarti criticamente.
Questo dovrèbbe costituire anche una specie di stimolo a continuare e ad intensificare l'esercizio perché ti darà modo di constatare i tuoi miglioramenti.
Potrèbbe anche èssere un bel gioco lèggere un pezzo di cronaca politica interpretandolo come una fiaba o un brano sportivo come fosse una storia d'amore...
Ma ora la smetto con le prediche perchè sono covinto che ci siamo capiti perfettamente.

 

 

 

 

 

 

ORTOEPIA 5

In questo ultimo incontro dedicato all'ortoepìa, esamineremo con particolare attenzione due consonanti ché, a volte (molto spesso), ci mettono in imbarazzo.
Questo accade perché una certa pronuncia, sulla bocca di altri, ci affascina però ci sentiamo ridicoli nel ripeterla... Sto parlando della esse e della zèta.

LA ESSE
a - LA S SI PRONUNCIA SEMPRE SORDA COME IN SASSO NEI SEGUENTI CASI :
1) Quando è doppia : fisso, massaia, sassaiola...
2) Quando è all'inizio di una parola ed è seguita da vocale : salto, sapore, signore, solo, superiore...
3) Quando è seguita dalle seguènti consonanti C F P Q T : ascoltare, scandire, asfittico, sfrondare, asparago, squallido, Pasqua, astrusoo, pastella...
4) Quando è preceduta da un'altra consonante : psicologo, àbside, cènso, bolso, terso, borsa...
5) Nella pronuncia toscana nelle terminazioni in osa oso degli aggettivi : astioso, dubitoso, festoso, generosa vanitosa,... (Va però détto che buona parte degli attori rifiutano questa lettura e che, naturalmente, puoi farlo anche tu).

b - LA S SI PRONUNCIA SEMPRE SONORA COME IN ROŠA (SEGNATA COSÌ Š*) NEI SEGUENTI CAŠI:

  1. Davanti a B D G L M N R V : šbarbare, šbornia, šbucciare, šdraiare, šdilinquere, šgombro, šgorbio, šgusciare, šleale, šlogare, bišlacco, šmantellare, šmarrire, šmercio, šnellire, šnervare, šnodare, šradicare, šragionare, šregolatezza, švago, švantaggio, šventura...
  2. Nella maggioranza dei casi in cui si trova tra due vocali : ašilo, ašola, allušo, baše, bašetta, bašilica, biašimo, bišógno, bišónte, bišunto, brušìo, cašerma, cašo, cauša, cešèllo, cešóie, claušura, criši, ešame, ešèmpio, fišica, išola, marcheše, mišeria, mušo, paeše, paradišo, pauša, poéšia, proša, scuša, spòšo, tešoro, vašo, višo...
    Però ci sono altri casi, purtroppo, in cui la S nelle stesse condizioni è sorda : asimmetrìa, asino, casa, casello, casereccio, casolare, còsa, chiuso, desiderio, difesa, disegno, mese, mimosa, naso, offesa, Pisa, pesa, risata, riso...

    Il problema della esse potrèbbe in un certo sènso dividere in due l'Italia più di quanto possano fare la Lega o i frazionamenti socio politici...
    Ti fa sorridere, vero? Eppure è proprio così.
    Nel settentrione in genere si sovrabbonda di esse sonora mentre nel cèntro-sud al contrario rièsce quasi impossibile pronunciarla a tutto vantaggio della esse sorda...
    Non è facile acquisire una nuova sonorità, bisógna allenare lingua,, dènti e labbra ad eseguirla e questo richiède impegno...

LA ZÈTA
a - LA ZÈTA E' SEMPRE SORDA COME IN BELLEZZA NEI SEGUENTI CASI 1) Nelle parole che terminano in azia, azie, azio, èzia, èzio, izia, izio, òzio, uzia, uzie, emazia, disgrazia, grazie, spazio, strazio, topazio, facezia, inèzia, spèzia, scrèzio, trapèzio, inimicizia, furbizia, pigrizia, calvizie, canizie, solstizio, comizio, fittizio, negòzio, òzio, sacerdòzio, astuzia, arguzia, minuzia, balbuzie...
2) Nelle parole che terminano in ézza, ozza, uzza : bellézza, bruttézza, sveltézza, carrozza, piccòzza, tavolozza, aguzzo, spruzzo, struzzo...

b - LA ZÈTA E' SEMPRE SONORA (SEGNATA COSÌ *Z) COME IN BIZZARRO:
 1) Nelle seguenti terminazioni izzare, izzire, izzatore : minimizzare, sintetizzare, sonorizzare, imbizzire, vaporizzatore, sonorizzatore...

Ecco un elènco di parole che iniziano con la zèta sorda (quella affascinante che però ci fa sentire ridicoli...) :
zampa, zampillo, zanna, zappa, zécca, zecchino, zingaro, zio, zitto, zittire, zoccolo, zolfo, zoppo, zucca, zucchero, zuffa, zufolo, zuppa...

Ed óra, invéce, un elènco di parole che iniziano con la zèta sonora :
zafferano, zaffìro, zaino, zanzara, zèlo, zènit, zènzero, zéro, zibellino, zinco, zizzania, zodiaco, zolla, zona, zoofilo, zoologìa, zotico...

Osservando la zèta all'intèrno della parola - che sia sémplice o doppia - possiamo trovarla óra sorda e óra sonora... E qui, purtroppo, non ci sono regole ferree da seguire... (ti riporto l'elènco che Maria Romagnoli espone nel suo La parola che conquista)

- aguzzo, aguzzare ma aguzzino
- amazzone, arzillo, aziènda, azzardo, azzurro
- azzannare, azzeccato, azzittire, azzoppare, azzuffare, balza, balzare, balzello
- barzellétta, bazzècola
- bazzicare
- bizantino, bizza, bizzarro, bizzeffe, bizzoso,
- bozzetto, bozzolo
- brezza, bonzo, buzzurro
- calzetta, calzone, canzone, cazzotto, cazzuola
- dozzina
- drizzare, Ènzo, fidanzato, frizione
- frizzo, frizzante, fronzolo, garzone, gazzarra, gazzetta, grezzo
- gozzo, gozzoviglia, guazzabuglio, guazzo, guizzo, impazzire, inzuppato, intenzione
- lazzo, lèzzo
- lezio, lezione, lizza
- magazzino
- mazzo, Mazzini, merluzzo, mozzo, mozzarella, nunzio, nuziale
- olezzo, olezzante, ozono
- paranza, pazzo, pizzicare, pizzo, pozzo, prezzo, prozìo
- pranzo
- prezioso, profezìa, punzecchiare, puzza, puzzola
- razzo, rizoma, rozzo
- sazio, schérzo, scorza, sènza
- sgabuzzino
- spèzia, sprizzo, sprazzo, spruzzo, stizza
- tramezzo, uzzolo, verzura
- vezzoso, vizzo, Venèzia...

Abbiamo potuto così constatare ché la corretta pronuncia prevéde l'adeguamento anche a certe norme che, ad un primo contatto, possono apparirci strane o ridicole... ma è dimostrato che, con la pratica, ci si abitua a suoni che, d'acchito, ci sèmbrano bizzarri.
Cerca comunque di adattare queste strane regole alle tue effettive esigènze.

Ed ora concluderemo il nostro discorso sull'or-toepìa con gli ultimi due elènchi della serie, ti rammento però che alla fine del manuale puoi trovare un glossarietto relativo alle parole di uso più comune e una lista di parole che èscono dalle regole che abbiamo osservato fino a questo punto.

a - PAROLE CHE CAMBIANO SIGNIFICATO A SECONDA DELLA POSIZIONE DELL'ACCÈNTO


Abbàino (abbaiare)
Àdito (passaggio)
Àbitino (abitare)
Àltero (alterare)
Àmbito (spazio)
Àncora (della barca)
Àrbitri (giudici)
Asfìssia (asfissiare)
Àrista (schièna di porco)
Attàcchino (attaccare)
Bàcino (baciare)
Bàlia (nutrice)
Bàlzano (balzare)
Bécchino (beccare)
Benèfici (aggettivo)
Càpitano (capitare)
Càpito (capitare)
Circùito (cerchio)
Cómpito (incarico)
Crògiolo (crogiolare)
Dècade (decina)
Desìderi (desiderare)
Déstino (destare)
Ètere (gas)
Frùstino (frustare)
Ìmpari (disuguale)
Ìndice (dito)
Ìntimo (personale)
Intùito (sostantivo)
Inùmano (inumare)
Lèggere (verbo)
Màrtiri (sacrificandi)
Nèttare (bevanda)
Nòcciolo (cèntro)
Òvvio (scontato)
Pàttino (pattinare)
Pèrdono (perdere)
Prèdico (predicare)
Prèsidi (delle scuole)
Prìncipi (figli del ré)
Règia (del ré)
Rètina (dell'occhio)
Rùbino (rubare)
Séguito (accompagnatori)
Stropìccio (stropicciare)
Sùbito (immediatamente)
Tùrbine (vènto)
Vìola (violare)

Abbaìno (sottotétto)
Adìto (adìre)
Abitìno (vestito)
Altèro (orgoglioso)
Ambìto (desiderato)
Ancóra (di nuovo)
Arbìtri (soprusi)
Asfissìa (sostantivo)
Arìsta (resta della spiga)
Attacchìno
Bacìno
Balìa
Balzàno (stravagante)
Becchìno
Benefìci (sostantivo)
Capitàno
Capìto (capire)
Circuìto (circuìre)
Compìto (educato)
Crogiòlo (dell'altoforno)
Decàde (decadere)
Desidèri (sostantivo)
Destìno
Etère (plurale di etèra)
Frustìno
Impàri (imparare)
Indìce (indire)
Intìmo (intimare)
Intuìto (intuìre)
Inumàno (crudèle)
Leggère (aggettivo)
Martìri (supplizi)
Nettàre (pulire)
Nocciòlo (pianta)
Ovvìo (ovviare)
Pattìno (natante a remi)
Perdóno (clemènza)
Predìco (predire)
Presìdi (difese, aiuti)
Princìpi (inizi, valori)
Regìa (direzione)
Retìna (piccola rete)
Rubìno (gèmma)
Seguìto (seguire)
Stropiccìo (sostantivo)
Subìto (subire)
Turbìne (macchine)
Viòla (fiore)

b - ELÈNCO DI PAROLE CHE SPESSO VENGONO PRONUNCIATE SCORRETTAMENTE


Si dice àbroga e non abròga
adùla e non àdula
àlacre e non alàcre
àlluce e non allùce
àlveo e non alvèo
aeròdromo e non aerodròmo
amàca e non àmaca
appendìce e non appèndice
baùle e non bàule
bìfora e non bifòra
bismùto e non bìsmuto
bìsturi e non bistùri
bàratro e non baràtro
cadùca e non càduca
callìfugo e non callifùgo
càtodo e non catòdo
cèntina e non centìna
clessìdra e non clèssidra
codardìa e non codàrdia
cognàc e non cògnac
concìme e non còncime
cosmopolìta e non cosmopòlita
compìlo e non còmpilo
constàto e non cònstato
cucùlo e non cùculo
duodèno e non duòdeno
dàrsena e non darséna
edìle e non èdile
efèbo e non èfebo
elèttrodi e non elettròdi
evapóra e non evàpora
fortùito e non fortuìto
Friùli e non Frìuli
gratùito e non gratuìto
guaìna e non guàina
incàvo e non ìncavo
ìncubo e non incùbo
infìdo e non ìnfido
leccornìa e non leccòrnia
medìceo e non medicèo
mollìca e non mòllica
monòlito e non monolìto
mulìebre e non mulièbre
misògino e non misogìno
neòfito e non neofìto
peròro e non pèroro
protòtipo e non prototìpo
pèrmuta e non permùta
persuadére e non persuàdere
pòlizza e non polìzza
pudìco e non pùdico
regìme e non règime
rubrìca e non rùbrica
salùbre e non sàlubre
scandinàvo e non scandìnavo
sguaìno e non sguàino
surrògo e non sùrrogo
trànsfuga e non transfùga
ubbìe e non ùbbie
utensìle e non utènsile
velòdromo e non velodròmo
zaffìro e non zàffiro

Sarà utile osservare con attenzione, evidenziare e memorizzare le parole che abitualmente sbagliamo.
A questo punto sei in possesso degli strumenti tecnici necessari per un corretto uso e consumo della nostra lingua. Ciò non significa automaticamente che tu sappia parlare correttamente... Ritèngo che molto sia cambiato da quando hai iniziato il tuo dubbioso rapporto con questo manualetto : sicuramente dovresti riuscire a comunicare più chiaramente; dovresti avere corretto (a volte a fatica) qualche accènto ma il tuo cammino è soltanto all'inizio. Se però hai constatato che riesci a rèndere interessante il tuo discorso e, in qualche caso, a catturare l'attenzione di chi ti ascolta - e non c'è peggior sordo di chi non voglia sentire... - allora hai compiuto un passo significativo e dovrèbbe essere abbastanza facile insistere.

Autore: Pietro  La  Barbera

Fonte: http://www.misirizzi.it/manuale%20di%20dizione.doc
Sito web: http://www.misirizzi.it/

 

 

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