Costo della vita

 


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Costo della vita

 

CAPITOLO 23

MISURARE IL COSTO DELLA VITA

 

L’INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO (IPC) è la misura del costo complessivo dei beni e dei servizi acquistati dal consumatore tipo.

 

COME VIENE CALCOLATO L’INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO

  • Determinazione del paniere - il primo passo per il calcolo dell’IPC è la determinazione di quali sino i beni importanti per il consumatore tipo. Il prezzo del bene che viene acquistata maggiormente deve dunque avere un peso maggiore rispetto ad altri nella determinazione del costo della vita;
  • Rilevazione del prezzo – in questa fase viene rilevato il prezzo al quale ogni bene o servizio che compone il paniere è venduto in diversi momenti (ad esempio, negli ultimi tre anni);
  • Calcolo del costo del paniere in ciascuno degli anni considerati – Si calcola mantenendo costante la composizione del paniere: ciò che varia è dunque solo il prezzo.
  • Individuazione dell’anno base e calcolo dell’indice – Si sceglie uno degli anni considerati e lo si usa come riferimento. L’indice si calcola  dividendo il costo del paniere di beni e servizi rilevato in ogni anno per il costo del paniere dell’anno base e moltiplicato tutto per 100. Cioè: (costo paniere anno X/costo paniere anno base)*100.
  •  Calcolo del tasso di inflazione – cioè della variazione percentuale del livello dei prezzi da un anno all’altro. La formula per il calcolo del tasso di inflazione tra due anni consecutivi è:  

IPC anno 2 – IPC anno 1 /   IPC anno 1 * 100

 

LE RILEVAZIONI DELL’INDICE DEI PREZZI IN ITALIA

In Italia, le rilevazioni del livello generale dei prezzi vengono effettuate dall’Istat. I principali indici rilevati sono:

  • l’indice dei prezzi al consumo (IPC) - che si riferisce agli scambi in cui l’acquirente è il consumatore finale;
  •  l’indice del costo della vita -  detto anche indice dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati;
  • l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotto industriali – che si riferisce ai prezzi che si determinano nelle transazioni che si svolgono sul mercato interno in cui il venditore è un produttore di beni industriali;
  • l’indice dei prezzi all’ingrosso – che è l’indice dei prezzi praticati dai grossisti. Esso rileva i prezzi che si formano nelle transazioni in cui il venditore è un commerciante all’ingrosso.

 

PROBLEMI NELLA MISURAZIONE DEL COSTO DELLA VITA

Lo scopo dell’indice dei prezzi al consumo (IPC) è la misurazione delle variazioni del costo della vita. Questo indice, però, non è una misura perfetta in quanto sono presenti tre problemi ai quali è difficile ovviare:

  • distorsione da sostituzione – I prezzi non variano proporzionalmente da un anno all’altro in quanto i prezzi di alcuni beni aumentano più di altri. Il consumatore reagisce a queste variazioni differenziati acquistando quantità inferiori di beni i cui prezzi aumentano e quantità superiori dei beni i cui prezzi sono stabili o diminuiscono.
  • Introduzione di nuovi beni – Quando viene introdotto sul mercato un nuovo bene, il consumatore si trova di fronte a una possibilità di scelta più ampia. La maggior possibilità di scelta fa aumentare il valore di ogni euro e, per questa ragione il consumatore ha bisogno di meno moneta per mantenere inalterato il proprio tenore di vita. Ma poiché l’indice dei prezzi al consumo si fonda su un paniere fisso di beni, non riesce a riflettere questo cambiamento nel potere d’acquisto della moneta.
  • Impossibilità di misurare le variazioni qualitative – Se la qualità di una categoria di beni si deteriore da un anno all’altro, il valore della moneta diminuisce anche se il prezzo del bene rimane inalterato (e viceversa). Sebbene l’Istat cerchi di cogliere questo cambiamento cercando di calcolare il costo di un paniere di beni in condizioni di qualità costante, la qualità costituisce un problema irrisolvibile in quanto è comunque di difficile “misurazione”.

DIFFERENZE TRA IL DEFLATTORE DEL PIL E L’IPC

  • Il deflatore del PIL riflette i prezzi di tutti i beni e i servizi prodotti internamente mentre l’IPC quelli di tutti i beni e i servizi acquistati dai consumatori.
  • La seconda differenza riguarda il peso che viene attribuito ai singoli prezzi per giungere a calcolare un unico valore del livello generale dei prezzi. L’IPC si fonda su un paniere costante di beni e servizi e solo occasionalmente se ne modifica la composizione; il deflatore del PIL mette a confronto il prezzo dei beni e servizi di produzione corrente con quello che questi stessi beni avrebbero avuto nell’anno base, quindi, il paniere su cui si fonda cambia automaticamente nel tempo. Tale differenza non è particolarmente rilevante nel momento in cui i prezzi cambiano proporzionalmente ma se i prezzi di beni diversi variano a velocità diversa, le modalità di “pesatura” dei vari prezzi acquisiscono una grande importanza.

 

DEPURARE I VALORI DELLE VARIABILI ECONOMICHE DAGLI EFFETTI DELL’INFLAZIONE

Lo scopo della misurazione del livello generale dei prezzi nell’economia è quello di permettere il confronto tra dati monetari rilevati in tempi diversi.

  • Somme diverse in periodi diversi - ad esempio, possiamo usare questi dati per misurare la retribuzione di un individuo:

 

Retribuzione 2005 = retribuzione anno “base” *    livello prezzi 2005   /   livello prezzi “base”

    

  • l’indicizzazione: gli indici dei prezzi vengono utilizzati per depurare i valori monetari dagli effetti dell’inflazione. Questo tipo di correzione è necessaria in molte occasioni: quando un valore monetario viene automaticamente (per legge o per contratto) corretto per l’inflazione, si dice che è “indicizzato”.
  • Tassi di interesse reali e nominali – Gli interessi rappresentano un pagamento futuro in cambio di un trasferimento attuale: ne consegue che i tassi di interesse comportano sempre il confronto di valori monetari di momenti diversi. Il tasso di interesse che viene corrisposto dalla banca (a seguito di un “deposito”) è detto tasso d’interesse nominale e non prevede nessuna correzione degli effetti dell’inflazione. Il tasso di interesse reale, invece, è il tasso di interesse deputato dagli effetti dell’inflazione.

Tasso di interesse reale = tasso di interesse nominale – tasso d’inflazione

 

Fonte: http://www.sociologia.uniroma1.it/users/studenti/Riassunti/Mankiw_Riassunti/23_MANKIW.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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