Risorse collettive e beni pubblici

 

 

 

Risorse collettive e beni pubblici

 

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Risorse collettive e beni pubblici

 

Riassunto MANKIW – CAPITOLI 10 e 11

 

LE ESTERNALITA’  - I BENI PUBBLICI

 

Le esternalità sono fallimenti di mercato effetto dell’azione di un soggetto economico sul benessere di altri soggetti non coinvolti. Se tale effetto è dannoso, avremo le esternalità negative; se l’effetto è benefico, avremo le esternalità positive.

In presenza di esternalità, l’interesse sociale nei confronti del risultato del mercato si estende al di là del benessere di compratori e venditori per comprendere anche quello dei terzi che ne vengono condizionati. Ma dal momento che compratori e venditori tendono a non considerare gli effetti esterni delle proprie azioni nel determinare quanto domandare o offrire, l’equilibrio del mercato non riesca a massimizzare il beneficio per la società nel suo complesso.

Le esternalità assumono le forme più diverse:

  • gli scarichi delle automobili sono una esternalità negativa poiché producono smog che viene respirato anche da chi non compra o non vende automobili;
  • il restauro di un palazzo storico apporta una esternalità positiva in quanto anche i passanti e i turisti godono della loro bellezza;
  • un cane che abbaia crea una esternalità negativa in quanto disturba il riposo anche dei vicini dei loro padroni;
  • la ricerca nel campo delle nuove tecnologie produce una esternalità positiva perché crea conoscenze che anche altri soggetti possono utilizzare.

In ognuno di questi casi chi prende una decisione non considera gli effetti esterni del proprio comportamento e lo Stato reagisce cercando influenzare tale comportamento in modo da proteggere gli interessi dei terzi.

 

10.1 – ESTERNALITA’ E INEFFICIENZA DEL MERCATO

Sappiamo bene che le curve di offerta e di domanda danno delle indicazioni importanti  su costi e benefici:

  • la curva di domanda di un bene riflette il valore di quel bene per il consumatore, misurato attraverso il prezzo che egli è disposto a pagare. Per ogni data quantità, la curva di domanda mostra la disponibilità a pagare del compratore marginale cioè il valore dell’ultima unità di merce acquistata.
  • La curva di offerta, riflette i costi sostenuti dal produttore di un determinato bene: per ogni data quantità, l’altezza della curva di offerta indica il costo sostenuto dal venditore marginale (cioè il costo dell’ultima unità di merce venduta).

In un sistema di concorrenza perfetta e senza interventi esterni (da parte dello Stato o di privati) il prezzo di una merce si aggiusta in modo da garantire l’eguaglianza di quantità domandata e offerta sul mercato di quella determinata merce. Si dirà allora che il mercato è efficiente perché massimizza l’ammontare della differenza tra il valore per il consumatore e il costo per il produttore di quella merce.

Esternalità negative della produzione

Supponiamo ora che la fabbrica che produce un certo bene emetta anche agenti inquinanti. Qual è l’effetto di questa esternalità sul mercato?

A causa dell’esternalità negativa il costo sociale della produzione di quel bene (supponiamo, alluminio) è più elevato di quello sostenuto dai produttori: per ogni unità di alluminio prodotta il costo sociale include oltre al costo privato della produzione anche il costo per i terzi danneggiati dall’inquinamento. Dunque, la curva del costo sociale è più alta rispetto alla curva di offerta perché prende in considerazione anche i costi esterni che gravano sulla collettività a causa della produzione. Lo spazio tra le due curve è equivalente al costo dell’inquinamento emesso dai produttori di quel bene.

Figura pag. 167

 

La quantità di equilibrio QM è maggiore della quantità socialmente ottima QO. La ragione di tale inefficienza discende dal fatto che l’equilibrio di mercato riflette soltanto il costo privato di produzione. In condizione di equilibrio del mercato il consumatore attribuisce al bene un valore inferiore al suo costo sociale e questo vuol di re che a QM la curva di domanda si trova al di sotto della curva di costo sociale e che, quindi, riducendo la produzione e il consumo di alluminio rispetto al livello di equilibrio, è possibile  aumentare il benessere economico totale.

Questo punto ottimale si potrebbe raggiungere imponendo una tassa sulla produzione del bene: tale tassa sposterebbe verso l’alto la curva di offerta e, se fosse accuratamente calcolato il suo ammontare, la nuova curva di offerta coinciderebbe con la curva di costo sociale. Applicare una tassa di questo genere significa internalizzare l’esternalità.

 

Esternalità positive della produzione

La presenza di una esternalità positiva significa che essa porta un beneficio ai terzi e, di conseguenza, il costo sociale di produzione è inferiore a quello sostenuto dai produttori.

Un esempio di mercato di questo tipo è quello dei robot industriali: i nuovi progetti non avvantaggiano solo l’azienda ma la società nel suo complesso dato che le conoscenze acquisite per questa via diventeranno parte delle conoscenze tecnologiche della società. La diffusione della tecnologia è dunque una esternalità positiva.

A causa della diffusione tecnologica, il costo sociale di produzione dei robot è inferiore al costo sostenuto dai produttori: sarebbe quindi auspicabile un aumento nella produzione di robot. In questo caso, lo Stato, per internalizzare l’esternalità, potrebbe offrire sussidi alla loro produzione: per essere certi che l’equilibrio corrisponda all’ottimo sociale bisogna fare in modo che l’ammontare del sussidio corrisponda al valore della diffusione della tecnologia.

Figura pag. 168

 

Le esternalità del consumo

Alcune esternalità sono invece associate al consumo:

  • il consumo di alcolici potrebbe comportare esternalità negative  qualora il consumatore si mettesse alla guida in stato di ebbrezza;
  • il consumo di istruzione scolastica comporta sicuramente delle esternalità positive dato che una popolazione meglio istruita è la premessa di un buon governo e quindi benefici per la collettività.

Come notiamo dai grafici che seguono, in presenza di esternalità, la curva di domanda non rifletta più il valore sociale del bene.

a) esternalità negativa del consumo

 

b) esternalità positiva del consumo

Le esternalità negative della produzione o del consumo tendono a creare un mercato più ampio di quanto sia socialmente desiderabile; le esternalità positive tendono a creare un mercato più contenuto di quanto sarebbe socialmente desiderabile. Per muovere l’equilibrio del mercato più vicino al livello di ottimo sociale, lo Stato può internalizzare le esternalità ricorrendo alla tassazione dei beni che provocano esternalità negative o sussidiando quelli che ne provocano di positive.

 

7.2 . SOLUZIONI PRIVATE ALLE ESTERNALITA’

Nella realtà sia i soggetti privati che lo stato possono reagire alle esternalità secondo diverse modalità.

 

Le tipologie di soluzioni private

A volte il problema delle esternalità può essere risolto attraverso l’adozione di codici etici o di sanzioni sociali. Ad esempio, sebbene le leggi che regola la materia non siano applicate con determinazione, la maggior parte degli individui le osserva perché gettare rifiuti sul suolo pubblico non è una cosa giusta da fare. Analogamente, con la beneficenza e l’attività di enti e fondazioni deputati a gestirla, si possono allargare quelle attività che portano esternalità positive (finanziamenti per la protezione dell’ambiente, per la lotta contro alcune malattie, ecc.)

- Il teorema di Coase – questo teorema ci spiega quanto efficacemente il mercato riesce a gestire le esternalità ed è frutto di una ricerca condotta dall’economista dal quale ha preso il nome. Secondo questo teorema, se alle parti in causa viene concesso di negoziare senza costi l’allocazione delle risorse, il mercato riesce sempre a risolvere il problema delle esternalità e ad allocare le risorse in modo efficiente. In particolare, i privati possono risolvere il problema delle esternalità  autonomamente: qualunque sia la distribuzione iniziale dei diritti, le parti in causa possono sempre negoziare un accordo grazie al quale tutti traggono vantaggio e il risultato sia efficiente.

Purtroppo, nella realtà, le trattative tra privati falliscono a causa dei costi di transazione cioè dei costi in cui le parti incorrono allo scopo di raggiungere un accordo e metterlo in atto. Così, quando la trattativa tra privati non funziona lo Stato può a volte giocare un proprio ruolo in quanto istituzione nata per agire in nome della collettività.

 

Le soluzioni da intervento pubblico

Lo Stato può intervenire per risolvere una esternalità in due modi:

  • con provvedimenti di disposizione e di controllo – regolando direttamente i comportamenti. Questo è quello che avviene, ad esempio, per quanto riguarda lo scarico di rifiuti tossici ed in molti altri casi di inquinamento: le leggi di  tutela dell’ambiente possono assumere molte forme così, a volte lo stato definisce il livello massimo consento di emissioni di un impianto industriale oppure può imporre alle imprese l’adozione di tecnologie volte a ridurre le emissioni (es. permessi di inquinamento negoziabili).
  • con politiche di mercato – costruendo un sistema di incentivi che induca i soggetti economici privati a risolvere autonomamente il problema oppure imponendo delle tasse (le c.d. tasse pigoviane) che fungono da deterrente e dunque correggere una esternalità negativa.

Vediamo ora che la regolamentazione determina il livello di inquinamento consentito mentre la tassa crea un incentivo alla riduzione dell’inquinamento: gli economisti preferirebbero fosse adottata questa seconda soluzione perché la tassa pigoviana si costituisce come il prezzo che occorre pagare per  avere diritto ad inquinare. Allora, così come il mercato alloca un bene presso quei compratori che gli attribuiscono il valore più elevato, una tassa pigoviana alloca l’inquinamento presso quegli impianti produttivi che dovrebbero affrontare il costo più alto per ridurlo.

Le tasse pigoviane sono diverse da tutte le altre tasse. La maggior parte delle tasse, infatti, distorce il sistema degli incentivi e allontano l’allocazione delle risorse dal punto ottimo sociale. La conseguente riduzione del benessere economico – ovvero della somma di surplus del consumatore e del produttore – è sempre superiore alle entrate fiscali e, perciò, si genera una perdita secca. In presenza di esternalità, invece, il nostro panorama deve comprendere anche il benessere dei terzi e la tassa pigoviana, correggendo il sistema degli incentivi in funzione delle esternalità, induce una allocazione delle risorse più  prossima a quella socialmente desiderabile. Dunque, una tassa pigoviana, pur generando entrati fiscali per lo Stato, riesce a migliorare l’efficienza economica.

I due sistemi hanno delle forti similitudini che possiamo evidenziare con i grafici sotto riportati (pag. 176):

a) Tassa pigoviana

 

 

b) Permessi dinquinamento

 

 

Entrambi questi grafici mostrano la curva di domanda per i permessi di inquinamento e tale curva sottolinea il fatto che quanto più è basso il prezzo del diritto a inquinare tanto più numerose sono le imprese che inquinano.

Nel grafico a), il governo utilizza una tassa pigoviana per determinare il prezzo dell’inquinamento: in questo caso, la curva di offerta è perfettamente elastica perché le imprese possono inquinare quanto vogliono purchè paghino l’imposta e la posizione della curva di domanda determina la quantità di inquinamento.

Nel grafico b) il governo stabilisce la quantità di inquinamento socialmente accettabile emettendo permessi di inquinamento: la curva di offerta è anelastica poiché la quantità è predeterminata e fissa e la posizione della curva di domanda determina il prezzo del diritto a inquinare.

Possiamo quindi concludere che in entrambi i casi il governo può ottenere qualunque risultato desideri sia attraverso una tassa pigoviana sia attraverso l’emissione di permessi di inquinamento negoziabili …. Anche se, un ambiente sano e pulito, non dovrebbe avere prezzo.

 

11 – BENI PUBBLICI E RISORSE COMUNI

 

11.1 - I DIVERSI TIPI DI BENE

Nel pensare ai beni presenti in un sistema economico, può essere utile raggrupparli:

  • secondo il principio di non esclusione – per il quale agli individui può essere impedito o meno di goderne;
  • secondo il principio di rivalità – se l’uso del bene da parte di un individuo limita la possibilità di godimento da parte di un altro individuo.

Possiamo cos’ dividere i beni in quattro categorie:

  • beni privati – che sono escludibili e rivali nel senso che si può impedire ad una persona di godere dello stesso bene e, nello stesso tempo, l’uso di quel bene limita la possibilità di un altro individuo di goderne (es: mangiare un gelato);
  • beni pubblici – che non sono né escludibili né rivali – questo significa che non si può impedire a qualcuno di goderne e che il fatto che un individuo ne goda non limita la possibilità di godimento da parte di altri individui (es. la difesa nazionale);
  • risorse collettive – che sono rivali ma non escludibili – es: i pesci del mare sono rivali perché il pesce pescato da un individuo non può essere pescato da un altro ma, nello stesso tempo, non si può limitare più di tanto la possibilità di dedicarsi alla pesca;
  • monopolio naturale – che si ha quando un bene è escludibile ma non rivale – come può essere, ad esempio, il servizio di vigilanza antincendio di una cittadina.

I beni pubblici e le risorse collettive sono dunque beni non escludibili e dunque disponibili gratuitamente.

– I beni pubblici

Sono definiti “free-rider” gli individui che usufruiscono del beneficio di un bene ma non ne pagano il prezzo. Ora, organizzare uno spettacolo di fuochi di artificio a pagamento sarebbe impossibile, infatti, chi pagherebbe il biglietto potendoli vedere ugualmente gratis? E’ chiaro, dunque, come i beni pubblici, proprio per questa loro caratteristica di non escludibilità, sono beni che non hanno un mercato privato. La soluzione a questo problema può essere offerto dalle istituzioni pubbliche che, una volta valutato che i costi sono inferiori ai benefici, può fornire il bene pubblico pagandolo con le entrate tributarie e facendo così aumentare il benessere economico.

Alcuni beni pubblici importanti sono:

  • la difesa nazionale;
  • la ricerca di base – per la quale dobbiamo distinguere  la conoscenza “generica” da quella “specifica”. La conoscenza specifica, tecnologica, può essere brevettata dall’inventore, quindi, costui può godere dei frutti della sua invenzione. Al contrario, la conoscenza generica (come può essere, ad esempio, la scoperta di un nuovo teorema) non può essere brevettata ed è liberamente disponibile a tutti;
  • i provvedimenti per combattere la povertà – nelle società occidentali per lo più tali provvedimenti vengono finanziati attraverso la tassazione di famiglie che hanno maggiori redditi. Gli economisti presentano però pareri discordi sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere in queste situazioni: la maggior parte di essi, però, sostengono che la lotta alla povertà sia un bene pubblico.

Lo Stato deve dunque valutare quali beni pubblici fornire e in quali quantità, dunque, deve effettuare una analisi “costi-benefici” cioè compiere uno studio che metta a confronto i costi e i benefici sociali legati alla fornitura di un bene pubblico. Questo compito è molto difficile perché non c’è un prezzo al quale riferirsi per stabilire il valore del bene fornito e gli unici punti fermi sono valutazioni di carattere sociale ed etico mentre, dal punto di vista strettamente economico, i risultati di queste analisi rappresentano soltanto delle approssimazioni.

 

  • Le risorse collettive

Le risorse collettive sono beni rivali ma non escludibili e, per questo, gli individui non pagano per il loro uso e tendono a sfruttarle eccessivamente. La “tragedia del Common” è un esempio classico usato per illustrare le ragioni per le quali le risorse collettive vengono usate più di quanto sia desiderabile dal punto di vista della società nel suo complesso. Il Common è un terreno limitrofo ad un villaggio ed è a disposizione come pascolo per le pecore delle famiglie del paese. Con il passare degli anni, però, l’aumento della popolazione del villaggio – e quindi delle pecore – impoverisce il terreno al punto che questi diviene completamente sterile e tutto il paese, di conseguenza, si impoverisce. La ragione di questa sventura risiede nella differenza tra gli incentivi individuali e quelli sociali: evitare la distruzione del Common dipende dal comportamento collettivo degli allevatori; se gli allevatori agissero collettivamente, manterrebbero la popolazione ovina entro limiti che possano essere sostenuti dal Common senza danno ma nessun allevatore, individualmente, ha un incentivo a ridurre la numerosità del proprio gregge perché questo rappresenta solo una parte minima del problema. E’ chiaro così che quando un individuo sfrutta una risorsa collettiva diminuisce la possibilità che gli altri individui hanno di goderne: a causa di tale esternalità negativa, le risorse collettive tendono ad essere sfruttate eccessivamente. Lo Stato può risolvere il problema attraverso provvedimenti di regolamentazione o introducendo una tassazione. In alternativa lo Stato può trasformare la risorsa collettiva in un bene privato.

Alcune importanti risorse collettive sono:

  • aria e acqua pulite: l’inquinamento ambientale ed il conseguente degrado rappresenta la moderna versione della tragedia del Common;
  • i giacimenti petroliferi – Ogni proprietario che trivella impone una esternalità negativa agli altri, quindi, il beneficio sociale della trivellazione di ciascun pozzo è inferiore a quello che il singolo proprietario ne ricava.Per garantire che il petrolio venga estratto al minimo costo, è necessaria un’azione congiunta tra i proprietari volta a risolvere il problema della risorsa collettiva ma quando i proprietari sono molto numerosi, comunque, la soluzione privata diventa  difficile. In questo caso, lo Stato può emettere un regolamento che garantisca un livello efficiente di estrazioni petrolifere.
  • Le strade congestionate – Se una strada non è congestionata dal traffico il suo uso da parte di un individuo non limita la possibilità degli altri di goderne: in questo caso il bene non è rivale e la strada è una bene pubblico. Se la strada è congestionata dal traffico il suo uso da parte di ciascun individuo comporta una esternalità negativa perché il traffico impone agli altri automobilisti di guidare con maggior prudenza: in questo caso la strada è una risorsa collettiva. Lo Stato può rispondere ai problemi del traffico imponendo un pedaggio sull’uso di determinate strade oppure può tassare la benzina e scoraggiare, di conseguenza, l’uso dell’automobile (ma quest’ultima è una soluzione imperfetta perché scoraggerebbe la guida anche su strade non congestionate e questa sarebbe una esternalità negativa).
  • Pesci, balene ed altri animali selvaggi – Molte specie di animali rappresentano risorse collettive: per esempio, i pesci, hanno un valore commerciale e chiunque può prendere il mare e pescare ciò che desidera. Ma lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine è di difficile soluzione soprattutto perché molti paesi – portatori ciascuno di interessi diversi -  hanno accesso diretto al mare e, dunque, ogni soluzione richiederebbe  una negoziazione internazionale. Comunque, nell’ambito di uno Stato, una possibile soluzione è rappresentata dalla pagamento di un prezzo per l’ottenimento ed il rinnovo delle licenze di pesca e di caccia e lo stabilire determinate stagioni nelle quali poter esercitare la pesca o la caccia.

Secondo gli economisti ortodossi, tutti questi problemi sorgono perché il mercato non riesce ad allocare le risorse in modo efficiente a causa di diritti di proprietà non correttamente delineati in quanto qualcosa che ha un valore non ha un proprietario con una potestà legale di controllo su di essa.

 

Fonte: http://www.sociologia.uniroma1.it/users/studenti/Riassunti/Mankiw_Riassunti/10_11MANKIW.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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