Il soggetto aziendale economia aziendale

 


Il soggetto aziendale economia aziendale

 

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Il soggetto aziendale economia aziendale

CAPITOLO 2
LA COMPONENTE PERSONALE
La componente personale è rappresentata dell’impulso primo che da origine al sistema e da cui discende l’azione delle altre due componenti: mezzi ed organizzazione.

IL SOGGETTO AZIENDALE
Il soggetto aziendale è colui che concepisce il progetto aziendale conferendo, in tutto o in parte, i mezzi necessari per la sua realizzazione. Predispone la struttura aziendale e ne organizza il funzionamento. Non deve necessariamente essere una sola persona ma anche un insieme di persone legate tra loro da un vincolo associativo. La componente soggettiva si compone del soggetto aziendale e di coloro che contribuiscono allo svolgimento dell’attività quali collaboratori e dipendenti. La componente soggettiva si articola in 3 livelli:

  • Livello volitivo, soggetti che detengono il potere di comando, di diritto e/o di fatto. Svolgono funzioni di indirizzo e di controllo strategico, in quanto effettuano le scelte strategiche all’interno dell’azienda;
  • Livello direttivo/amministrativo, soggetti che svolgono il controllo operativo, ovvero attuare l’indirizzo tracciato dal livello volitivo realizzando, con efficacia ed efficienza, gli obiettivi posti. Tale ruolo è svolto alternativamente da proprietari e non (manager);
  • Livello esecutivo, soggetti che svolgono l’attività economico-produttiva.

Insieme al livello volitivo e direttivo, anche quello esecutivo è di fondamentale importanza poiché il successo della combinazione aziendale dipende dagli effetti generati dal fattore lavoro.
Il soggetto aziendale presenta un aspetto giuridico/formale che prende il nome di soggetto giuridico e un aspetto economico/sostanziale che prende il nome di soggetto economico.
SOGGETTO ECONOMICO E IL GOVERNO D’IMPRESA
E’ la persona o il gruppo di persone che rappresentano il potere volitivo attraverso cui si controlla, direttamente o indirettamente, l’amministrazione dell’azienda. Coincide con l’aspetto giuridico/formale e assume il governo dell’impresa, ossia la conduzione e l’amministrazione secondo un insieme di principi, istituzioni e meccanismi regolatori. Tale potere riflette, da un lato, un potere di comando che coincide con il livello volitivo (o controllo strategico), e dall’altro lato, un potere di gestione (o controllo operativo) che coincide con il livello direttivo/amministrativo. Il governo aziendale non è un attività esercitabile concretamente e correttamente se non da soggetti in possesso di determinati doti e qualità identificabili:
-         nell’imprenditorialità, ossia possesso di un insieme di valori e caratteri riconducibili sia a qualità come intuizione, creatività, capacità di ideazione, spirito innovatore, sia a qualità naturali del carattere come intelligenza, attitudine al comando, ambizione al potere, propensione al rischio etc.
-         nella managerialità, ossia capacità di attuare disegni strategici e linee di indirizzo strumentali per realizzare il progetto aziendale e favorendo atti a garantire efficacia, efficienza e economicità.
La difficoltà di ravvisare nel medesimo individuo entrambe le doti comporta la presenza di organi collegiali denominati tecnostrutture.
Secondo una distinzione diffusa si riscontrano:
-         modelli imprenditoriali, in cui l’autonomia decisionale rispetto al potere di comando risulta più o meno fortemente limitata;
-         modelli manageriali, in cui l’autonomia è svincolata.
Tra questi due sistemi si collocano quei modelli che combinano i due caratteri.

IL SOGGETTO GIURIDICO E LE STRUTTURE LEGALI D’IMPRESA
Il soggetto giuridico è la persona fisica o giuridica a cui fanno capo i diritti e le obbligazioni derivanti dall’esercizio dell’attività economica dell’impresa. L’attività aziendale può configurarsi come:
IMPRESA INDIVIDUALE
Il soggetto giuridico è una singola persona fisica e risponde delle sue obbligazioni con la ricchezza apportata in azienda e con il proprio patrimonio. Una particolare tipologia è l’impresa familiare dove all’imprenditore si affiancano componenti del nucleo familiare. Tuttavia, l’imprenditore rimaneva l’unico responsabile mentre i gli altri si limitano a prestare, continuamente, la loro attività acquistando particolari diritti e tutto questo senza la presenza di contratti di società o di lavoro subordinato.  
❷ IMPRESA COLLETTIVA O SOCIETARIA
Il soggetto giuridico è costituito da due o più soggetti (soci) che si associano conferendo la ricchezza adeguata. I motivi che portano a scegliere questo tipo di impresa sono essenzialmente economici dal momento che, quando si vuole dar vita ad un progetto aziendale, la misura delle risorse finanziarie necessarie all’avvio e al funzionamento dell’impresa deve essere determinata in modo proporzionale alla dimensione strutturale e alla capacità produttiva che si intende assumere. Infatti, se il progetto richiede entità finanziarie consistenti, difficilmente perseguibili dal singolo individuo, la forma societaria favorisce il finanziamento in quanto il carico finanziario ed il rischio d’impresa sono divisi tra i soci. Altri motivi stanno nel fatto che facilita la continuità del progetto aziendale e in altri casi per motivi di convenienza fiscale.
Le tipologie societarie si distinguono in:
-         forme societarie personali
-         forme societarie reali o di capitali
LE FORME SOCIETARIE PERSONALI sono quelle società in cui la persona assume rilievo preminente in quanto rappresenta il riferimento fondamentale sul piano giuridico. I soci, generalmente, di numero limitato e, nei confronti di terzi, hanno una responsabilità illimitata e solidale e quindi delle obbligazioni sociali risponde la società con il patrimonio sociale e i soci con il proprio patrimonio personale e la quota proporzionale di partecipazione alla società per via del vincolo di solidarietà che li lega. In tale tipologia rientrano:
A.       La società in nome collettivo, che è la società più semplice per l’attività commerciale. Si compone di pochi soci, normalmente legati da vincoli di parentela o di forte fiducia, i quali conferiscono spontaneamente una ricchezza andando a formare il cosidetto capitale sociale. Hanno responsabilità illimitata e solidale mentre i soggetti terzi (fornitori e clienti) godono di garanzie quali il capitale sociale e il patrimonio personale di tutti i soci. L’amministrazione spetta di diritto agli stessi soci che la possono esercitare disgiuntivamente o meno.
B.       La società in accomandita, che prevede la presenza di due differenti categorie di soci:
a. soci accomandatari con responsabilità illimitata e solidale che rivestono la carica di  amministratori;
b. soci accomandanti con responsabilità limitata alla sola ricchezza conferita e possono rivestire solo la carica di finanziatori.

 

 

LE FORME SOCIETARIE REALI O DI CAPITALI. In esse prevale l’elemento reale del capitale e l’unica garanzia per i terzi sono i conferimenti. Qui avviene la spersonalizzazione della società stessa, nel senso che si da vita ad un entità giuridica con vita propria, distinta e separata dalle persone fisiche dei singoli soci. La responsabilità è limitata alla sola ricchezza conferita in società. Da ciò discende una perfetta autonomia patrimoniale in quanto hanno personalità giuridica, assumendo diritti e obbligazioni derivanti dallo svolgimento dell’attività aziendale. In tale tipologia rientrano:
A.       La società per azioni (Spa), è la struttura idonea per le aziende di grande dimensione per cui prevede un limite minimo di capitale pari a 120.000 € e un impianto normativo più articolato e rigido. Le quote sono divise in azioni, ovvero in titoli indivisibili aventi taglio uguale che danno origine sia a diritti patrimoniali che non. Queste azioni sono facilmente trasmissibili e possono limitare il loro interesse ai diritti patrimoniali, sottoscrivendo al posto delle azioni ordinarie le azioni privilegiate che appunto danno privilegi patrimoniali limitando quelli non patrimoniali. Le Spa possono adottare 3 sistemi:
1. il sistema tradizionale
2. il sistema dualistico
3. il sistema monistico
SISTEMA TRADIZIONALEà composto da 3 organi:

  • Assemblea degli azionisti, a cui spetta il potere di comando in quanto organo volitivo e comprende i proprietari delle azioni;
  • Consiglio di amministrazione, a cui spetta il potere di gestione. L’affidamento dell’amministrazione è deciso dall’assemblea degli azionisti e può spettare sia a soci che a terzi non soci. In ogni caso, devono essere soggetti in possesso dei caratteri di managerialità o quanto meno autorevoli;
  • Collegio sindacale, che è l’organo di controllo. I componenti sono scelti dall’assemblea dei soci. Ad essi spettano funzioni di vigilanza sul rispetto di leggi e statuto, funzioni consultive e, in casi particolari, funzioni di amministrazione. Talvolta, su specifiche disposizioni, controllo contabile.

SISTEMA DUALISTICOà composto da 3 organi:

  • Assemblea degli azionisti, che si vede spogliata di alcune attribuzioni tradizionali circa il potere di comando. Nonostante ciò, continua a rappresentare la proprietà;
  • Consiglio di sorveglianza, a cui spetta le funzioni di controllo non contabile (idem al collegio sindacale) e funzioni decisionali di livello strategico (nomina componenti dell’organo gestionale, approva bilancio etc). Svolge il ruolo dell’assemblea nel sistema tradizionale.
  • Consiglio di gestione, che rappresenta l’organo amministrativo a cui spetta il potere di gestione, ossia il compito di svolgere le operazioni necessarie per attuare l’oggetto sociale.

Tuttavia, il controllo contabile deve essere affidato a un soggetto esterno (revisore contabile).
SISTEMA MONISTICOà sistema introdotto dalla riforma e si compone di 3 organi:

  • Assemblea degli azionisti, che mantiene le attribuzioni tradizionali quali approvazione del bilancio, nomina dei componenti dell’organo amministrativo etc.);
  • Consiglio di amministrazione, con compiti gestionali;
  • Comitato per il controllo della gestione, con compiti di controllo di legalità e di corretta amministrazione.

Per quanto riguarda il controllo contabile è affidato ad un soggetto esterno.

 

B.       La società in accomandita per azioni ha le stesse caratteristiche della Spa ma la principale differenza sta nella doppia categoria di azionisti in quanto si compone sia di soci accomandatari, sia di soci accomandanti con relativa differente responsabilità. I soci accomandatari hanno responsabilità illimitata e solidale e devono obbligatoriamente assumere la carica di amministratori, mentre i soci accomandanti hanno responsabilità limitata.

C.       La società a responsabilità limitata, dove tutti i soci hanno responsabilità limitata alla quota conferita in società. Il capitale sociale deve essere minimo di 10.000 € ed è rappresentato da quote, non da azioni.

D.       Le forme societarie cooperative sono dotate di personalità giuridica e hanno uno scopo mutualistico. Possono riscontrarsi vari livelli (cooperative agricole, di credito, di produzione, di lavoro, sociali etc.). il numero dei soci è variabile seppure stabilito nella misura minima e hanno responsabilità limitata. In ogni caso, ogni socio indipendentemente dalle quote possedute ha diritto ad un solo voto. Il ricorso a tale forma deriva da vantaggi finanziari e fiscali.

 

 

LA DIMENSIONE OPERATIVA DEL GOVERNO DI IMPRESA: L’AMMINISTRAZIONE AZIENDALE
L’attività di governo coincide con l’amministrazione aziendale che consiste nella conduzione delle operazioni e nello svolgimento di ogni altra attività necessaria a tal fine. Si articola in 3 settori interdipendenti:
1.       l’organizzazione, che definisce la struttura aziendale, le finalità e le condizioni in cui ogni impresa opera;
2.       la gestione*, che combina e svolge le varie operazioni aziendali;
3.       la rivelazione, che determina le quantità monetarie e non per favorire la razionalità delle decisioni amministrative. Da un lato, costituisce il riflesso contabile della gestione e, dall’altro, rappresenta lo strumento contabile ed extracontabile che guida il soggetto nei processi decisionali aziendali.
*Il processo gestionale, pur esplicandosi in singole operazioni, costituisce un sistema unitario che si articola in   due processi aziendali:
a.       processi tecnici, riguardano la produzione nei suoi aspetti tecnici e comprende, non solo le operazioni di trasformazione ma anche quelle operazioni tecniche come la distribuzione e la promozione;
b.       processi amministrativi, riguardano l’economia dei processi tecnici.

I MODELLI DI GOVERNO AZIENDALE
E’ possibile distinguere vari modelli di governo aziendale a seconda della composizione dell’assetto proprietari e la stabilità dell’assetto stesso. Sono:
1.       il modello padronale
2.       il modello public company
3.       il modello consociativo
MODELLO PADRONALEà è tipico del nostro paese, prevalentemente nelle imprese di piccole o medie dimensioni. La figura dell’imprenditore/proprietario è predominante e l’assetto proprietario si concentra nelle mani di un solo individuo o di un nucleo familiare (imprese familiari o family business). Quindi il potere di comando e il potere di direzione sono accentrati nelle mani di uno o pochi individui. L’eventuale presenza del management risente delle presenza dell’imprenditore o comunque della proprietà che si assume tutte le responsabilità attribuendo agli amministratori solo deleghe di tipo esecutivo o, al massimo, un ruolo collaborativo e propositivo. Un aspetto fondamentale di questo modello è il “passaggio generazionale”, ossia la trasmissione dell’azienda familiare da generazione in generazione, ma non è una fase semplice.
MODELLO PUBLIC COMPANYà è tipico della realtà anglosassone. Il capitale dell’azienda è diviso tra numerosi azionisti, nessuno dei quali preminente. Una delle caratteristiche principali è l’interesse immediato al dividendo dell’azionista ed il peso assunto dal relativo diritto. I caratteri di tale modello sono individuabili nell’assenza di condizionamenti sul piano finanziario, favorita dalla possibilità di finanziare l’attività dell’impresa grazie al ricorso al mercato azionario. Dal lato del potere direzionale si riscontra un management particolarmente qualificato e competente.
MODELLO CONSOCIATIVOà si colloca a metà strada. Il capitale è detenuto in misura prevalente e generalmente duratura da un nucleo ristretto di azionisti (tra cui istituti bancari), nessuno in posizione preminente. Offre benefici per l’azienda: più stabilità del potere di controllo, meno pressioni sul management, tranquillità finanziaria per l’impresa e informazioni costanti per le banche, partecipazione importante dei dipendenti attraverso l’attività delle istituzioni rappresentative o forte coinvolgimento nelle decisioni aziendali, attraverso modelli di cogestione. Si ravvisano anche aspetti negativi: rischio di burocratizzazione e adozione di atteggiamenti conservatori o troppo prudenti in campo strategico.    
LE AGGREGAZIONI AZIENDALI
LE FINALITA’
Le aggregazioni aziendali rappresentano unioni tra più imprese aventi carattere duraturo e finalità generalmente economiche. Il carattere duraturo si collega alla finalità per la quale è sorta l’aggregazione. Le finalità possono essere:
-         interne, volte a razionalizzare l’ordinamento e la gestione dell’impresa;
-         esterne, volte a favorire il controllo del mercato.
I motivi che conducono alla nascita di una forma aggregativa possono essere aziendali o extra-aziendali.
LE TIPOLOGIE
Si distinguono:
-         aggregazioni informali, trovano origine nei rapporti economico-finanziari esistenti tra diverse aziende, che non si fondano sulla presenza di un formale accordo. Tali rapporti non sono stabili. Talvolta si creano legami tecnici, ovvero situazioni in cui alcune imprese, generalmente di grande dimensione, influenzano altre imprese più piccole, altre volte si creano legami finanziari, ovvero situazioni in cui le operazioni di finanziamento tramite prestiti operati da un impresa a favore dell’altra, influenza le scelte dell’impresa debitrice.
In tale ambito rientrano i cosidetti “gentlemen’s agreements”, cioè accordi tra più imprese senza alcuna formalizzazione ma fondandosi sulla fiducia personale e sull’affidabilità dei partecipanti.
-         aggregazioni formali, si basano sulla presenza di un negozio formale atto ad indentificare gli elementi costituitivi. Hanno carattere transitorio. Si tratta di aggregazioni volte a cercare le soluzioni più adeguate circa problemi gestionali o a sfruttare occasioni di sviluppo. In tale ambito rientrano:
●Le associazioni in partecipazione dove più aziende si associano transitoriamente per l’esercizio congiunto di una singola o più operazioni svolte in un determinato intervallo di tempo. L’autonomia dei partecipanti è limitata dall’oggetto del rapporto associativo e dalle modalità previste per determinare e ripartire i risultati. .
●I cartelli dove si aggregano più imprese di uno stesso settore al fine di limitare la concorrenza, regolando la produzione o il controllo dei prezzi o le politiche di vendita. L’autonomia è limitata dall’accordo posto in essere.
●I consorzi dove più imprese si accordano e mediante, un’organizzazione comune, disciplinano o svolgono determinate fasi della loro attività al fine di favorire attività collaborative che permettono di superare i limiti insisti nelle singole combinazioni produttive.
L’affitto di azienda, che consiste nel trasferimento in locazione di tutto il patrimonio aziendale di un soggetto (impresa affittante) all’affittuario dietro un canone fisso o variabile, commisurato ai ricavi e ai risultati gestionali. Mediante l’affitto di azienda si opera una vera e propria locazione che comporta la sostanziale cessazione operativa dell’impresa affittante, la quale conserva il titolo di proprietà sui beni affittati. Simile all’affitto è la formula di vendita e affitto in base alla quale un impresa vende alcune o tutte le sue attività ad un impresa finanziaria stipulando un contratto di affitto che le consente l’utilizzo dei beni per un periodo di tempo, generalmente lungo 20-30 anni, riuscendo ad ottenere un finanziamento vantaggioso derivante dalla vendita e continuando di fatto a svolgere l’attività produttiva.
●Tra le aggregazioni aziendali meritano le reti di imprese, ovvero forme di integrazione tra aziende sviluppatesi negli ultimi anni. Rappresentano forme di collaborazione tra aziende che in tal modo possono condividere risorse, competenze e conoscenze allo scopo di fronteggiare le trasformazioni del contesto economico. L’incremento delle reti è stato favorito dal processo di integrazione dei mercati grazie all’eliminazione delle limitazioni legali agli scambi commerciali e alla riduzione dei costi di trasporto dei merci e dal continuo e rapido progresso scientifico e tecnologico. Offrono il vantaggio di contrastare la crescente complessità del contesto socio-economico in cui ciascuna azienda opera. Il loro obiettivo è l’identificazione e lo sviluppo delle opportunità di collaborazione ed integrazione per conseguire vantaggi comuni, vincolando contrattualmente le aziende coinvolte e dotandosi di adeguati organismi di controllo. Si aggiungono altri obiettivi come la conquista di nuovi mercati, la condivisione dei costi dei servizi comuni, la progettazione di nuovi prodotti, la ricerca di economie nell’approvvigionamento e nella gestione di controllo.

●I GRUPPI AZIENDALI
Tra le aggregazioni formali assumono grande rilevanza i gruppi aziendali, ossia istituti economici composti da più imprese, separate giuridicamente ma rette dallo stesso soggetto economico. Gli elementi costitutivi dei gruppi aziendali sono:
-         pluralità di imprese aventi autonomia giuridica
-         struttura societaria delle imprese
-         legame finanziario tra le imprese, mediante il possesso delle quote di partecipazione del soggetto economico.
Il concetto di partecipazione deriva dall’acquisizione da parte di un impresa delle quote o azioni del capitale di rischio di altre imprese, delle quali diviene praticamente socio. L’impresa che detiene le quote si denomina partecipante mentre la società il cui capitale di rischio è detenuto, parzialmente o totalmente, dalla partecipante si chiama partecipata. Il concetto di partecipazione si collega direttamente con quello di controllo, ossia con la possibilità di esercitare il potere di comando nella società partecipata. Questo controllo può essere:
-di diritto (detenzione di tutti o della maggior parte del diritto di voto);
-di fatto (detenzione di diritti di voto sufficienti ad esercitare un influenza determinante);
-di collegamento (detenzione di diritti di voto sufficienti ad esercitare un influenza notevole).
Il controllo di diritto presuppone il possesso di più della metà del capitale (in termini di voti) dell’impresa partecipata.
Il controllo di fatto deriva da rapporti non patrimoniali, connessi a vincoli contrattuali o economici. Il controllo può avvenire non solo direttamente ma anche direttamente mediante la presenza di partecipazioni <<a cascata>>: la società A controllo la società B che a sua volta controlla C. si dirà che la società A, in qualità di capo-gruppo, controlla direttamente B e indirettamente C. La società B assume il nome di sub-holding o società intermedia. Questo controllo cambia a seconda dell’assetto proprietario. In caso di un assetto fortemente frazionato (public company) per esercitare un influenza dominante basta una partecipazione del 15-20% mentre in caso di assetti più ristretti il 40-45% potrebbe non bastare. In ogni caso, per poter parlare di influenza (e quindi di collegamento) non basta detenere uno o pochi diritti di voto.

 

 

Le STRUTTURE DI GRUPPO che si possono presentare sono:
1.       struttura semplice, che si ha quando la società capo-gruppo controlla o domina direttamente un certo numero di altre società;
2.       struttura complessa, che si ha quando la società capo-gruppo partecipa direttamente al controllo, consentendogli cosi anche un controllo indiretto su altre società;
3.       struttura a catena, che si ha quando vi è la partecipazione reciproca di due o più imprese o combinazioni di controllo indiretto nel controllo reciproco (partecipazioni circolari).

E’ opportuno distinguere 2 gruppi:

  • I gruppi economici in cui la costituzione del gruppo genera una vera  e propria unità economica;
  • I gruppi finanziari in cui la nascita del gruppo deriva esclusivamente da ragioni finanziarie, politiche o sociali, o ancora da motivi di vari settori di mercato. Sono tali nel momento in cui comprende imprese appartenenti a diversi settori e completamente svincolate da nessi di similarità o complementarità delle attività produttive;
  • I gruppi misti.

 

PRODUTTIVITA’ E REMUNERAZIONE DEL FATTORE LAVORO
La scelta della forza lavoro ricade in quei soggetti che, teoricamente, dovrebbero assicurare l’adempimento efficace ed efficiente dei compiti assegnati. A tal proposito rilevano due concetti del fattore lavoro:
-         Il concetto di produttività (o efficienza tecnica), ossia il rendimento derivante dal rapporto tra effetto utile connesso all’impiego del fattore e quantità impiegata del fattore stesso.
-         il concetto di remunerazione, ossia i fattori economici ed extra che ne influenzano la misura.
Esistono 3 fattori economici di remunerazione:

  • La retribuzione
  • La posizione previdenziale
  • Gli sviluppi di carriera

La RETRIBUZIONE può essere fissa e variabile. Quella fissa si identifica negli stipendi e nei salari e spetta a prescindere dall’andamento aziendale. A quelle fisse si affianca la retribuzione variabile, legata alla quantità di lavoro prestata. In questi ultimi casi le remunerazioni dei lavoratori dipendenti assumono la forma dello stipendio a tempo, normalmente ogni mese (al cottimo). La retribuzione variabile è legata all’andamento aziendale, nel senso che crescerà in presenza di risultati aziendali positivi e viceversa.
La POSIZIONE PREVIDENZIALE (e assistenziale) ha carattere economico e spetta ad ogni singolo lavoratore, è volta a garantire la pensione al momento in cui cesserà di svolgere l’attività lavorativa. Il saggio di retribuzione sono rappresentati da:
-la contrattazione collettiva, che definisce il livello retributivo minimo;
-la retribuzione media esistente, corrisposta dalle imprese concorrenti nel mercato del lavoro;
-la capacità retributiva dell’azienda, che definisce il livello massimo;
-l’apprezzamento delle qualità e delle capacità del personale inserito nel sistema aziendale.
Gli SVILUPPI DI CARRIERA consistono in politiche di incentivazione basate su sistemi remunerativi atti a motivare e trattenere i lavoratori presso l’azienda. In questo ambito si collocano le attività di formazione e di qualificazione del personale, rivolte al miglioramento dell’efficienza delle prestazioni lavorative.   

Gli aspetti extra-economici che caratterizzano il fattore lavoro attengono ad aspetti di natura morale, nel senso di soddisfazioni immateriali che il lavoro deve essere grado di favorire. Comprendono le condizioni fisiche lavoro, le relazioni umane e l’ambiente lavoro. L’individuo va alla ricerca di un lavoro che stimoli il suo impegno e  la conseguente produttività.

 

Fonte: http://download1028.mediafire.com/7k8sdw55i7kg/jc93c8bik8zkfhk/Lineamenti+di+Economia+aziendale+-+parte+2.docx

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