Finanza internazionale istituzionale

 


Finanza internazionale istituzionale

 

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Finanza internazionale istituzionale

 

FINANZA INTERNAZIONALE ISTITUZIONALE.

 

Uno sguardo di insieme.

3 politiche:

  1. diritti di proprietà
  2. stabilità macroeconomica
  3. apertura dei mercati.

 

Sono 3 politiche potenzialmente benefiche. Ma non è detto che gli effetti siano positivi, specie se applicate contemporaneamente.

I paesi che le hanno applicate separatamente, alcuni paesi asiatici, hanno avuto maggiore successo.

Effetti della globalizzazione su crescita e ripartizione della crestina. Si è ridotto il divario tra i paesi di antica industrializzazione e i neo-globalizzati, mentre è aumentata la disparità tra globalizzati e non globalizzati. Tuttavia, possono essere aumentate le discrepanze regionali in alcuni paesi.

La povertà negli ultimi 10 anni circa si è ridotta.

Questa affermazione dipende soprattutto de 2 determinanti:

crescita della popolazione,

quota dei poveri sul totale della popolazione.

I dati dimostrano che si è ridotta sia la povertà relativa che assoluta, soprattutto per la crescita cinese e indiana.

 

Cause della globalizzazione.

Volontà politica e progresso tecnico come cause della Globalizzazione.

3 ondate di globalizzazione:

  1. Fino alla WWI.
  2. 1945-inizio anni ’80
  3. Ultimi anni

 

Caratteristiche diverse per le 3 ondate di globalizzazione. Per questo distinguono queste 3 globalizzazioni.

Tra la 1° e la 2° globalizzazione: periodo di nazionalismo: politiche di chiusura tra paesi.

 

LA PRIMA GLOBALIZZAZIONE: 1870-1914.

Fenomeni iniziali:

Diminuzione dei costi di trasporto a seguito di alcune innovazioni (trasporto marittimo, ferrovie, apertura canale di Suez).

Servizio telegrafico transnazionale.

Riduzione barriere tariffarie.

1° Globalizzazione: caratterizzata da scambio di materie ad alta intensità di terra contro prodotti finiti.

Per produrre beni primari sono necessarie braccia e capitali che vanno dal Nord verso il Sud.

Migrazioni europee verso il resto del mondo.

Migrazioni anche dalla Cina e dall’India.

Il 10% della popolazione mondiale migrò.

Grande movimento dei Capitali: l’ammontare dei foreign asset triplicò passando dal 7 al 20% del PIL mondiale.

Il principale esportatore di Investimenti diretti esteri (IDE) era il Regno Unito, ma anche Olanda, Francia e Germania.

Assetto istituzionale: molti paesi adottarono il Gold Standard  (cfr. Krugman) che si basava sulla convertibilità aurea della moneta. Tassi di cambio fissi.

Vincoli per la politica monetaria, che doveva determinarsi per tenere la stabilità del cambio.

Ogni paese che aderiva al gold standard accettava/valutata per il suo contenuto aureo.

Vigeva l’ortodossia macroeconomica del bilancio in pareggio. La politica fiscale non veniva ancora utilizzata per stimolare la domanda. Non era ancora avvenuta la rivoluzione keynesiana.

 

Effetti della prima globalizzazione.

1.- Aumenta il grado di apertura dei paesi europei dal 25 al 40%.

Export/Pil mondiale: raddoppio, arrivando all’8%.

Il pil pro capite crebbe dell’ 1,3% contro lo 0,5% dei precedenti 50 anni.

Sembra ci sia una correlazione positiva dei mercati tra commercio internazionale e crescita.

Convergenza tra i paesi coinvolti nel C.I.

 Teoria neo-classica: il C.I. avviene per le diverse dotazioni fattoriali. Aumenta il welfare dei paesi coinvolti. Stolper & Samuelson dimostrano inoltre che chi entra nel C.I. va verso la convergenza della remunerazione dei fattori.

Salari: convergenza.

Migrazione e investimenti da paesi labour intensive a paesi land intensive portò ad un aumento dei salari dei paesi di emigrazione e ad una diminuzione di quelli di immigrazione.

Rendite:

Il C.I. di materie prime aumentò la rendita terriera. Dove si esportava e la proprietà delle terre era concentrata (America Latina) la globalizzazione provocò disuguaglianza. Dove era frammentata (West Africa) i vantaggi del C.I. si diffusero. Nei paesi che importavano beni ad alto contenuto di terra (Europa), la globalizzazione portò alla rovina i proprietari terrieri.

Viene verificata la teoria Ricardiana sulla rendita.

In questo periodo la disuguaglianza mondiale crebbe. Aumentò la povertà assoluta, ma non quella relativa (che diminuì).

 

IL NAZIONALISMO: 1914-1945.

Alla 1° ondata di globalizzazione, ha fatto seguito un periodo di nazionalismo, nel periodo tra le 2 guerre.

La riduzione dei costi dovuta alla miglioramento delle tecnologia, non è riuscita a compensare le politiche protezionistiche degli stati.

Esempio: Smooth Haley Act negli USA.

Dopo la WWI il sistema del Gold Standard cade, per due ragioni principali:

1.- la GB, il paese che creò il gold standard, perde la sua egemonia. Nessuno è disposto a prendere questa egemonia. Nessuno è disposto a prendere questa egemonia. Dopo la WWII gli USA  sono disposti a prendere l’egemonia del sistema: Bretton Woods.

Tra le due guerre la GB non aveva più la forza di essere al centro del sistema. Gli USA non avevano invece la voglia.

2.- Nazionalismo economico dei paesi.

In questo periodo bisogna tenere presente la crisi del ’29.

Ogni paese cercò di arrangiarsi per conto suo con politiche protezionistiche e politiche di tipo keynessiano.

Non c’è uno sforzo internazionale (accordi) per risolvere la crisi.

Tutto questo provocò effetti drammatici:

1929-1933, USA: Import bassa 30% Export bassa 40%.

Deflazione fortissima:

-70% in termini nominali. -25% in termini reali.

Export/GPP mondiale dall’8% nel 1913 al 5% nel 1950, lo stesso livello del 1870!

Stock capitali esteri nei PVS: ritornano ai livelli del 1870.

Migrazioni:

Regolamenti restrittivi da parte degli USA. Riduzione del flusso.

Leggera crescita delle migrazioni in Sud America: riduzione migrazioni.

Decrescita dei PIL mondiale, che si riduce del 30%. Effetti negativi sulla povertà: il numero dei poveri (in termini relativi e assoluti) aumenta.

Il dazio medio sulle importazioni passa da poco meno del 40% a inizio anni 20 a quasi il 60% a inizio anni 30.

 

LA SECONDA GLOBALIZZAZIONE: 1945-1980.

Secondo dopoguerra: 2 fasi di globalizzazione.

Dopo il ’45 emerge l’egemonia USA che cercano di ridisegnare il sistema economico internazionale e il sistema finanziario.

Non si vuole cadere nella trappola del nazionalismo.

Con BW viene ricreato un sistema di cambio fissi.

$ 35  1’oncia di oro.

Altre monete: agganciate al $.

Previsione di meccanismi di riaggiustamento per tenere i cambi fissi: politiche fiscali, prestiti concessi dal FMI per riaggiustare temporanei squilibri della bilancia commerciale, ecc.

Banca Mondiale: aiutava gli investimenti dei PVS europei.

BW: si passa da un  non sistema monetario internazionale, dalle svalutazioni competitive, dal protezionismo ad un sistema cooperativo internazionale in campo economico.

1944: grande disegno delle istituzioni economiche internazionali.

Ristrutturazione dell’economia internazionale, sotto l’egemonia USA.

Tutti i partecipanti (e soprattutto gli USA) ne beneficiarono.

È stata necessaria la volontà politica di realizzare tale sistema. Continuo progresso tecnologico (che non mancò neanche nel periodo precedente).

Grande riduzione delle barriere tariffarie, soprattutto tra PI e altri PI.

Riduzione lenta delle barriere alle materie prime che sono in concorrenza con materie prime presenti nei PI. Vengono invece ridotte le barriere alle materie prime non presenti nei PI.

I PVS non riducono le barriere al commercio, nemmeno tra di loro.

Effetti delle riduzioni tariffarie:

Il CI cresce al 6% annuo. Il reddito al 3%.

 

Quale è il modello di globalizzazione di questo periodo?

Importanza del commercio di merci, non di capitale e persone.

Flussi di K (investimenti diretti e di portafoglio) inferiori anche alla Prima Globalizzazione.

Alcuni paesi asiatici entrano nel club dei PI.

Il 70% del commercio mondiale avviene tra i PI.

Si commerciano soprattutto manufatti vs manufatti (il modello H-O non spiega tale commercio. H-O: commercio manufatti vs materie prime).

Processo di crescita dei paesi partecipanti nel CI.

Catching up di paesi come Italia, Giappone, ecc  convergenza.

I paesi con un PIL pro capita più basso, sono cresciuti più velocemente: si è andati verso la convergenza. Tale processo ha però riguardato i paesi che sono entrati nel CI.

 

Foreign direct investment (FDI): Scambio tra Nord e Nord di FDI.

  • Prima globalizzazione: caratteristica peculiare della prima sono gli FDI.
  • Seconda globalizzazione: meno rilevanti rispetto alla prima globalizzazione. Poca importanza degli investimenti di portafoglio (breve termine).
  • Terza globalizzazione: rilevanti sia gli FDI che gli investimenti di portafoglio.

 

Cosa avviene alla povertà?

Nei paesi sviluppati si riduce sia la povertà interna sia la povertà con gli altri PI riduzione della povertà nei PI.

All’interno delle società industrializzate si riduce la disuguaglianza.

Crescita  occupazione  riduzione povertà.

La disuguaglianza si riduce anche perché è l’epoca delle politiche di welfare.

 

A livello internazionale invece, non c’è una riduzione della povertà, ma nemmeno un aumento.

La seconda globalizzazione ha agevolato i paesi ricchi, ma non a scapito di quelli poveri.

 

LA TERZA GLOBALIZZAZIONE: DAL 1980 IN POI.

Tecnologia:

  • riduzione costo della elaborazione e trasmissione dati. Le info digitali possono essere trasferite quasi a costo zero.
  • Trasporti più veloci: sviluppo aeronautico e rivoluzione dei containers.

Politiche di apertura:

liberalizzazioni commerciali: i PVS più globalizzati hanno ridotto i dazi del 34%, i meno globalizzati del 10%.

Eliminate barriere agli investimenti diretti esteri (FDI).

Rafforzate leggi sui diritti di proprietà.

Dopo il ’80 si globalizzano paesi come Cina, India, Malaysia, Argentina, Messico, Ungheria, Filippine, Thailandia.

Regionalizzazione degli scambi (UE, NAFTA, MERCOSUR, APEE, ASEAN, SACU), che però non porta all’esclusione delle aree esterne.

La teoria degli stadi di sviluppo (crescita economica a fasi, da agricoltura a servizi) si applica a molti paesi del mondo.

La quota dell’export dei PVS in rapporto al loro prodotto cresce. Perciò alcuni PVS (Cina e India) si integrano negli scambi commerciali.

Il loro vantaggio competitivo sta nell’export di merci ad alta intensità di lavoro, e non nell’export di materie prime come in precedenza.

Queste esportazioni rispondono ai requisiti della teoria neoclassica degli scambi internazionali (es.: specific factor model).

In altri casi ci sono caratteristiche diverse e si applicano meglio altre teorie.

I PI perdono quote di mercato in alcuni settori. Perciò attuano nuovi tipi di protezionismo: anti-dumping, salvaguardia, multifibre, ec.

Cresce l’export dei servizi.

Crescente importanza degli FDI. Caratteristica importante. Differenza con la seconda G. In generale cresce l’importanza della globalizzazione del K sulle perci.

Dal 1985 al 2000 il flusso di FDI si à moltiplicato per 8.

Gli FDI si indirizzano meno nel settore estrattivo e agricolo (come nella prima G.) e aumenta il carattere intraindustriale.

Il modello Nord-Nord si stempera. Il peso degli FDI verso il Sud aumenta. Ma i beneficiari sono solo alcuni PVS.

Alcuni di questi PVS sono divenuti a loro volta esportatori di K.

Es.: Cina  avanzo di bilancia commerciale. La Cina può acquistare titoli esteri.

Es. 2: altri PVS fanno degli FDI.

La quota USA degli investimenti mondiali si riduce in questo periodo de 50% a meno del 25%.

Le multinazionali contano meno di prima. C’è più spazio per le piccole-medie imprese.

 

Movimenti di K Finanziario, confronto tra le tre G.:

  • Prima G: periodo di massima integrazione finanziaria internazionale (gold standard).
  • Seconda G: notevoli controlli sui movimenti di K. Riduzione dei flussi.
  • Terza G: 1985-1989: forte riduzione sui controlli dei movimenti di K. Livelli simili al 1914.

 

Movimenti di K e Crisi finanziarie:

Nelle 3 G. il K finanziario determina movimenti speculativi a breve che sono maggiori perfino al primo periodo  Forte aumento degli investimenti di portafoglio.

Aumenta l’instabilità del sistema economico.

 

Triangolo di Mundel: impossibilità di avere contemporaneamente:

  • cambi fissi,
  • perfetta mobilità, e
  • autonomia politica monetaria.

La politica monetaria non riesce a determinare i seggi di interesse, che sono determinati nel mercato internazionale (small open economy).

Crisi finanziarie ci sono sempre state, ma cambia la natura. Assumono meno peso le crisi bancarie e di più quelle valutarie, di meno quelle dei PI, di più quelle dei PVS.

 

Le migrazioni internazionali:

Anni ’60: graduale soppressione delle quote all’immigrazione.

Nel Nord America, nel 1990 le migrazioni tornano al milione annuo, come a inizio secolo.

Nella 3 G. l’Europa Occidentale diventa “paese” che dà origine a immigrazione. In precedenza, zona di esportazione  gli emigrati partivano dall’Europa. Viceversa in Sud America. (Diversità nella direzione dei flussi).

Ad ogni modo non si è più tornati a livello di inizio secolo.

 

SINTESI:

In ogni periodo le modalità di Globalizzazione sono diverse.

Prima Globalizzazione:

 Modello Nord-Sud che vale:

  • per lo scambio di merci: manufatti vs. materie prime;
  • per i flussi di K: sia FDI sia di portafoglio.
  • Per il lavoro (migrazioni).

Si noti che:

  • il Sud esporta materie prime al Nord,
  • i fattori di produzione (K e L) si spostano insieme dal Nord al Sud,
  • la mobilità del lavoro determina una perequazione salariale tra i paesi coinvolti.

 Gold standard come assetto monetario.

 

Seconda Globalizzazione:

 Il modello Nord-Sud resta per una parte minoritaria nello scambio di merci: manufatti vs. materie prime;

 Modello Nord-Nord per la maggiore parte delle merci (manufatti), e per i movimenti di K (FDI);

 I movimenti di K sono soprattutto per obiettivi di LP (FDI) e provengono dalle multinazionali.

 Barriere per gli investimenti di portafoglio (a BP).

 Nel Nord:

  • Sviluppo fordista,
  • Economie di scala.

 Alcuni paesi del Sud entrano nel Club del Nord. Convergenza solo tra il Club del Nord.

 Si amplia il GAP con il Sud non globalizzato.

 

Terza Globalizzazione:

 La dimensione del fenomeno supera quello della Prima Globalizzazione.

 Il modello Nord-Nord delle merci e FDI si estende anche ad alcuni paesi del Sud.

 Nel Sud le esportazioni di manufatti eccedono quelle di materie prime.

 Distinzione tra paesi globalizzati e non globalizzati e non più tra Nord e Sud.

 Nel Club dei globalizzati entrano economie molto popolose.

 Il GAP si restringe tra il Nord e l’Asia, si amplia con il resto del mondo.

 I flussi di K a BP (di portafoglio) sono molto elevati (maggiori che nella Prima G.). Avvengono quindi crisi con maggiore intensità che nel passato.

 Flussi migratori inferiori che nella Prima G.

 Una sola economia globale. Nessun paese ha una sua area di influenza specifica. Nessun paese detta le regole degli scambi globali, anche se ci sono asimmetrie a favore degli USA.

 

 

GLOBALIZZAZIONE, CRESCITA, DISEGUAGLIANZA, POVERTA’.

 

Globalizzazione e Crescita:

Patterns di crescita, cambiati con la Terza G.:

  • I paesi ricchi sono cresciuti ad un tasso medio.
  • I PVS globalizzati ad un tasso alto.
  • I PVS meno globalizzati ad un tasso talvolta negativo.

 

 Che relazione esiste tra crescita e globalizzazione?

Ci sono 24 PVS che hanno raddoppiato il rapporto del commercio sul reddito. E questi 24 paesi sommano 3 mld di persone.

Qui è aumentato il reddito pro capite.

In molti altri paesi però (2 mld di persone) il PIL pro capite è diminuito.

 

 Crescita e commercio si sono rafforzati insieme?

Esistono tesi a favore del mutuo rafforzamento perché la liberalizzazione conduce:

a) a mercati più ampi:

  • maggiore divisione del lavoro (SFM, Ricardo, H-O).
  • economia di scala
  • investimenti con maggiori costi fissi che possono incorporare maggior numero di idee.

b) a maggior concorrenza che agevola anche le economie più piccole.

Esistono però critici che sostengono:

  • Dowrick-Goddley: fino al 1980 la globalizzazione ha prodotto più crescita nei PVS che nei PI. Dopo di allora ha beneficiato soprattutto i PI, se escludiamo Cina e India.
  • Rodrick: fattori di governance, come qualità istituzionale e infrastrutture sociali, hanno un peso maggiore della geografia e dell’integrazione internazionale (come sostengono Collier-Dollar). Il buon governo gioca un ruolo importante.
  • Paesi più aperti crescono di più, ma sono i paesi più ricchi a potersi permettere politiche più liberali, che nel BP sono costose.

 

Conclusione (Lindert-Williamson):

Non c’è studio che stabilisca con certezza che la liberalizzazione del commercio ha contribuito alla crescita economica del PVS. Però, nessuno studio empirico ha trovato una relazione negativa tra apertura commerciale e crescita.

Nessun PVS che nel secondo dopoguerra ha scelto di diventare “non globale” ha ottenuto successo.

Paesi meno globalizzati hanno avuto anche un tasso di crescita negativo.

24 PVS hanno raddoppiato il rapporto tra commercio e PIL: 3 mld di persone. Contemporaneo aumento del PIL pro capite.

Comunque, anche secondo la teoria, si può avere successo pur mantenendo alcuni ostacoli al commercio. Molti esempi in Asia.

 

Costi del Protezionismo:

PAC: ogni anno costa 20 mld di dollari ai PVS in termini di minori esportazioni.

Ridurre tali barriere avrebbe perciò un effetto benefico sulla crescita e la riduzione della povertà nei PVS esportatori.

Tuttavia i produttori agricoli europei rischierebbero di scomparire.  Riduzione dell’offerta globale  aumento dei prezzi nel BP  aumento dei redditi, investimenti e produttività dei PVS nel BP e nel LP.

 

Bhagwati:

Il libero commercio aiuterà soprattutto i PVS.

Propone lo smantellamento delle barriere verso i PVS.

Tuttavia le maggiori barriere sono tra PVS e PVS.

I paesi che ancora adesso sono specializzati in pochi prodotti (ex URSS e Africa) sono maggiormente soggetti a shock internazionali perché sono danneggiati dalla variazione della ragione di scambio.

Inoltre non beneficiano dell’aumento di produttività indotto dalla crescita del settore manifatturiero che non è stimolato a crescere dalla domanda internazionale.

Sono poi maggiormente soggetti a guerre civili.

 

Dato i vantaggi che la globalizzazione ha, perché molti paesi non globalizzano?

Tre tesi:

  1. Politiche e infrastrutture inadeguate, istituzioni deboli, governi corrotti. Soluzioni politiche: non solo integrazione (economica), ma anche riforme politiche necessarie.
  2. Sono penalizzati da condizioni geografiche e climatiche avverse (tropici, assenza di sbocchi sul mare, ecc.). Soluzioni politiche di assistenza (irrigazione, contro malaria e altre malattie, ecc.).
  3. Path dependance: politiche inadeguate quando il mondo si globalizzava hanno fatto perdere il treno e ora le economie di agglomerazione li tagliano fuori.

 

Globalizzazione e Disuguaglianza tra e nei paesi.

Nei paesi sviluppati (PS) sia la prima che la seconda globalizzazione hanno ridotto la disuguaglianza tra i paesi coinvolti. Processo di Catching-up tra Europa e USA.

Nella Terza Globalizzazione le cose cambiano. Il tasso di crescita USA è più alto di quello europeo e giapponese. Cresce la disuguaglianza tra i PS.

Diverse hp:

  1. Rivoluzione tecnologica, che ha avvantaggiato di più gli Stati Uniti. Innovazioni ad ondate (Schumpeter e i schumpeteriani). Quest’ondata tecnologica è nata negli USA e beneficia soprattutto gli USA. Inoltre negli USA c’è una maggior crescita demografica sia per crescita interna che immigrazioni. Spiegazione dal lato dell’offerta USA.
  2. Spiegazione dal punto di vista delle carenze europee (giapponesi). L’unificazione tedesca e la costruzione dell’UE ha reso necessario un rigore di bilancio pubblico.  Riduzione della domanda e delle aspettative per la domanda futura. Inoltre rigidità dei fattori di offerta europei, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro.

 Due spiegazioni: virtù USA, carenze UE.

Dopo il ’95, la produttività basata sulla domanda interna, e non sulle esportazioni come in Europa e Giappone.

La storia dei PS ci insegna che quando questi crescevano tanto, si riduceva la disuguaglianza interna. Una bassa crescita è invece sintomo di aumento della disuguaglianza interna.

 

Due vantaggi USA:

  1. società capace di introdurre l’ultima innovazione tecnologica,
  2. clima di perdurante aspettative di crescita della domanda.

 spiegazione dell’ottima performance USA.

 

Cosa può fare l’Europa?

Le autorità europee stanno cercando di mantenere la stabilità macro.

Bisognerebbe cercare inoltre di rinforzare la R&S, il K umano, puntare sui settori trainanti.

Inoltre: proseguire nei processi di integrazione  ampliamento del mercato.

 

Problema UE: si è ridotta l’esportazione di prodotti europei e la domanda interna non cresce.

 

PVS:

È diminuita la disuguaglianza tra PVS globalizzati e PS, ma è cresciuta la disuguaglianza all’interno di alcuni paesi.

La terza globalizzazione ha portato una riduzione della disuguaglianza tra PS e PVS globalizzati, ad un aumento della distanza tra globalizzati e non globalizzati.

In complesso se pesiamo i paesi con le rispettive popolazioni, c’è stata una riduzione nella distanza tra paesi. Tuttavia, se escludiamo India e Cina, si osserva un aumento della distanza intra-country.

Inoltre, con la terza globalizzazione si è osservata una crescita delle disuguaglianze sia all’interno dei PS (soprattutto USA), sia dei PVS (soprattutto Cina).

Nel complesso si è osservata una diminuzione leggera, forse nulla, della disuguaglianza se consideriamo sia inter che intra-country.

C’è stato un avvicinamento complessivo del reddito pro-capite dei PS con quello dell’Asia e un allargamento del GAP con Africa e America Latina.

 

Globalizzazione e Mercato del Lavoro (“race to the bottom”):

Problema di attualità in Europa.

Effetti della globalizzazione sul mercato del lavoro:

sulla deindustrializzazione.

sulla relazione salario-profitto.

sulla relazione salari-salari (lavoro qualificato e non).

Non ci sono conclusioni univoche.

La crescita dei salari reali americani è stata più bassa rispetto al trend passato.

Usa: rilevante deindustrializzazione.

Negli ultimi 20 anni è cresciuto il divario tra i salari della forza lavoro qualificata (skill) e non qualificata (unskill).

 

Europa: effetti sulla disoccupazione:

I tre fenomeni avvenuti negli USA sono più legati a fattori tecnologici che al commercio nei confronti dei PVS (Singh).

Questo no escluse che ci siano fenomeni geografici rilevanti, specie nelle aree manifatturiere (delocalizzazione delle imprese).

 

Globalizzazione e Lavoro Minorile:

PVS: deboli le leggi che tutelano il lavoro.

C’è una correlazione tra globalizzazione e fenomeno del lavoro minorile?

Altra questione: unfair trade (UT)

Non si può risolvere l’UT con le barriere doganali.

Bisognerebbe agire in sede ILO, il cui scopo è il monitoraggio e gli incentivi a condizioni eque sul mercato del lavoro.

Per quello che riguarda il primo problema (globalizzazione e lavoro minorile):

  • I dati non sembrano dire che più globalizzazione significhi più lavoro minorile. Anzi, sembra ridurre tale problema (cfr. grafici su lucidi). I paesi più globalizzati hanno visto una riduzione del lavoro minorile e una crescita del grado di istruzione.
  • Tanto più è elevato il reddito, tanto più è facile che un bambino vada a scuola.

Vietnam, esportatore di riso. La globalizzazione ha provocato un aumento del prezzo del riso. I contadini hanno ora meno bisogno di lavoro minorile per ottenere lo stesso reddito (effetto reddito). E questi bambini hanno cominciato ad andare a scuola.

 

Globalizzazione e Povertà:

Stiamo osservando tutti concetti connessi l’uno con l’altro.

Povertà: concetto assoluto.

Disuguaglianza: concetto relativo.

L’incidenza del numero dei poveri sulla popolazione è in calo dal 1820.

Però il numero dei poveri fino a 20 anni fa è cresciuto. Anni 80: riduzione anche del numero assoluto. Negli ultimi 10 anni questo trend positivo si è ridotto.

Altri indicatori (istruzione, speranza di vita), escludendo alcune zone dell’Africa e dell’ex URSS, hanno un trend positivo.

 

Povertà e Tasso di Crescita:

La crescita è necessaria, ma non sufficiente, per la riduzione della povertà.

See Kuznets’ Graphic.

Al crescere il Y/N all’inizio peggiora la disuguaglianza, poi migliora. Tuttavia, recentemente, tale relazione è stata più volte smentita per alcuni paesi.

Ci possono essere paesi con un buon tasso di crescita (Uganda, India, Vietnam e Cina), ma gli effetti sulla riduzione della povertà sono diversi.

La crescita non comporta necessariamente una riduzione della disuguaglianza, ma una riduzione della disuguaglianza, se accompagnata con riforme, comporta un aumento della crescita.

 

Globalizzazione e Crisi Finanziarie:

Anche chi vede positivamente la globalizzazione (Baghwati), afferma che una globalizzazione attuata con criteri sbagliati, come è avvenuto negli anni ’90, può creare effetti assai negativi sulla finanza internazionale, specie dei PVS.

Crisi asiatica di fine anni ’90, che inizia in Thailandia.

Thailandia: le banche erano fortemente indebitate in $.

Speculazione contro il Baht, che effettivamente provoca una svalutazione di tale moneta (vendo Baht contro $). Effetto domino: gli speculatori fanno la stessa cosa su altre valute asiatiche. A macchia d’olio la crisi arriva anche in altri continenti e in alcuni PS.

 

Dimensioni della crisi:

Nel 1996: 4 paesi più Filippine attirarono 65 mld $ in K.

Nel 1997: uscirono 85 mld di $. (estrema velocità del movimento dei K).

In tali paesi ci fu una fortissima contrazione del PIL pro capite, maggiore della crisi del ’29.

 

Perché una crisi di tali dimensioni?

C’è chi ha affermato, erroneamente, che tale crisi è stata forte perché avvenne in paesi che erano cresciuti rapidamente.

Tale spiegazione fa riferimento ai rendimento decrescenti di un’accumulazione veloce.

 “Crony Capitalism”: capitalismo di corretti.

Spiegazione inadatta.

 

La liberalizzazione di K fu troppo veloce in un sistema mondiale di libero flusso di K finanziari.

Liberalizzazione imposta dalle “elite del potere” del Washington Consensus.

Costoro sostengono che la liberalizzazione finanziaria stimola la crescita, in quanto impegna il risparmio mondiale nei paesi con forti potenziali di crescita.

C’è chi ragiona in altro modo (Stiglitz).

Stiglitz ha studiato il comportamento dei mercati finanziari e ha formulato la seguente ipotesi:

I mercati finanziari non sono mercati di perfetta concorrenza perché ci sono:

  • Asimmetrie informative.
  • Azzardo morale.
  • Effetto imitazione.

 

Cosa sostiene chi vede positivamente la libera circolazione dei K?

La liberalizzazione finanziaria è positiva perché:

  1. Mobilitazione del risparmio internazionale.
  2. Movimento di K tra stati  migliore allocazione del risparmio.
  3. Maggiore disciplina macroeconomica per cercare di attrarre K. I mercati finanziari avrebbero infatti sanzionato politiche fiscali troppo allegre.

 

I critici affermano invece:

 che i fautori delle liberalizzazioni hanno un modello economico di perfetta concorrenza e perfetta info che non corrisponde alla finanza dei PS e non che meno a quella dei PVS. Quel modello non tiene conto della moderna teoria della finanza (Stiglitz) che dice che ci sono:

  1. Asimmetrie informative (Akerloff): di conseguenza viene applicato un tasso troppo alto per i progetti buoni e troppo basso per quelli rischiosi, ergo si determina una selezione avversa. I prezzi non riflettono i prezzi giusti per il bene in questione.
  2. Azzardo morale: che si verifica ad esempio quando le banche non sono attente al comportamento dei propri debitori. Questi sono perciò incentivati ad intraprendere progetti rischiosi.
  3. Effetto imitazione (“comportamento pecora”): se non si conosce il rendimento di un investimento i prestatori investono là dove qualcuno lo ha già fatto nella supposizione che sia un buon investimento. Questo genera una spirale che si autoalimenta sia di boom che di panico.

Per queste ragioni le liberalizzazioni dei mercati finanziari possono risultare dannose. I K infatti possono entrare o uscire assai velocemente in un paese. Questo determina forti apprezzamenti o deprezzamenti del cambio. Perciò, dato che i debiti sono espressi in valuta estera questo determina crisi bancarie che hanno effetti dirompenti sulle economie reali.

Le liberalizzazione dei movimenti di K a breve determinano quindi instabilità del PIL  e dei consumi. Questo determina che viene richiesto un maggior premio per il rischio e questo innalza i reggi di interessi.  viene aggravata la crisi.

Le volatilità del prodotto e dei saggi di interesse riducono il ricorso al debito che è importante fonte di investimento nei PVS che hanno modesto mercato dei capitali.

Il I a BP è miope: si interessa di più ai deficit pubblici che non alle modalità in cui le spese sono effettuate (investimenti).  Viene ridotto l’investimento a L Termine  il saggio di crescita dell’economia.

Il debito estero a breve, essendo rischioso, richiede che per prudenza i paesi detengano riserve in misura analoga al debito estero; generalmente in Buoni del Tesoro americani che rendono molto meno dell’interesse pagato dalle imprese locali a banche americane sul debito a breve; il risultato è un net transfert agli USA.

Le imprese dei PVS non dovrebbero finanziare investimenti a lungo con K a BP, che è volatile.

Abbiamo visto i punti a favore e le critiche alla liberalizzazione dei mercati finanziari.

Possiamo ora criticare le politiche del FMI, che per tutte le crisi internazionali ha proposto la stessa ricetta.

Ad esempio il FMI ha proposto una stessa soluzione a paesi asiatici (la cui crisi venne provocata dallo scoppio di una bolla speculativa) e paesi sudamericani (crisi provocata dalla politica macroeconomia interna).

Vanno perciò introdotte nuove politiche alla ricetta del Washington Consensus. Ad ogni modo non esiste una ricetta univoca per risolvere tali crisi. Dipende da caso a caso.

 1.- Malaysia, che nel ’98 respinse le pressioni e i finanziamenti del FMI. Pose dei controlli selettivi sui cambi e adottò una politica espansiva. In questo modo uscì dalla crisi. Altri paesi invece aggravarono la crisi, pur seguendo le politiche del FMI.

 2.- Cile e altri paesi, che hanno posto dei vincoli all’afflusso di K. Rendere difficile l’afflusso, tutela da possibili future bolle speculative. In questo modo si sono modificati i flussi d’entrata a favore dei K di lungo termine.

 

La Tobin Tax:

Tassa sulle transazioni in valuta “per gettare un granello di sabbia negli ingranaggi della finanza internazionale”. Piccola tassa sulle transazioni finanziarie. Validità teorica, difficoltà pratica a motivo del fatto che:

  1. dovrebbe essere adottata da tutti i paesi.
  2. un coordinamento parziale farebbe sviluppare i paradisi fiscali.
  3. difficoltà di vigilanza.
  4. deve essere di entità ridotta.

È stata oggetto di grande dibattito, ma per queste difficoltà non è stata mai introdotta.

 

 

Globalizzazione e Tassazione:

La globalizzazione nella misura che rende più mobili i fattori di produzione, rende più arduo ad ogni singolo paese realizzare una propria politica fiscale.

Globalizzazione: conseguenze sulla struttura e autonomia fiscale dei paesi.

Sta cambiando ad esempio la struttura della base imponibile.

Fenomeno di concorrenza fiscale, che è dannosa.

Scelte fiscali di un paese ricadono su scelte fiscali di un altro.

Eccetera.

Conclusione:

Tanto più paesi si integrano dal punto di vista dei mercati, ma continuano ad adottare politiche fiscali diverse, tanto più le politiche fiscali si degradano.

UE: si orienta verso un codice di condotta sulla “concorrenza fiscale dannosa”.

La concorrenza può esercitarsi sulle basi imponibili (proposte di M. Monti) o sulle aliquote.

 

 

STORIA DEL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE (SMI)

 

Il sistema aureo.

SMI: si occupa dei modi per saldare gli squilibri commerciali dei paesi.

Commercio iniziale: esisteva da prima che esistessero le nazioni.

Scambi tra comunità, che spesso parlavano lingue diverse.

Gli antropologi hanno studiato gli scambi tra le isole del Pacifico. Apparentemente avvenivano tra nazioni non economiche. Sembravano dei doni. Tali doni si scoprì, servivano per mantenere la pace. Era una sorta di CI.

CI: in passato prevalentemente via mare.

Moneta come la concepiamo noi: 800 a.C. in Grecia e Asia Minore.

Prima: scambio tra merci di valore.

Oro: spesso importante nei secoli nel sistema degli scambi.

Perché l’oro?

Svezia (XVII secolo): monete in Rame. Problema: molto pesante.

Oro: due vantaggi:

più leggero.

Non si ossida.

Isola di Yap: monete: erano delle pietre. Più grande era la pietra, più alto era il valore.

In un sistema più evoluto i pagamenti (internazionali) avvenivano con cambiali, e non con moneta. In questo modo il sistema era più sicuro. C’era chi depositava dei soldi/oro ad un “banchiere” in cambio di una lettera di cambio. Questa poteva essere usata come mezzo di pagamento. Ruolo importante di banchieri e fiere.

Repubbliche Italiane: molto attive. Genova, Firenze, Venezia.

Rimettono in circolo monete auree di buona qualità, che erano scomparse dell’Europa.

Problema: logoramento della moneta.

I grandi pagamenti avvenivano con monete di banco. Monete valutate in base al peso. Grandi pagamenti: accettati solo con monete di banco.

1492: argento dalle Americhe  inflazione.

XVIII-XIX secolo: l’Inghilterra diviene il paese dominante nel SMI. Sistema inglese basato sull’oro.

Newton: fissa un cambio tra Argento e Oro che sottovaluta l’argento e sopravvaluta l’oro (1717).  Favorisce il sistema aureo.

I paesi che commerciano molto con l’Inghilterra (Portogallo) adottano un sistema aureo.

David Hume: contemporaneo a questi eventi.

Teoria dell’aggiustamento della bilancia commerciale.

Hume, affascinato da Newton, cerca di capire le leggi che governano l’agire umano/della società.

È possibile che ci siano dei meccanismi automatici che riequilibrino squilibri della bilancia dei pagamenti?

Esiste un meccanismo di riaggiustamento automatico.

A  paese che ha un deficit con B

B  resto del mondo.

A paga il deficit con oro verso B. Per i mercantilisti questo impoveriva il paese  impedire la fuori uscita di moneta/oro.

Hume: se c’è meno oro  diminuisce la quantità di M  diminuiscono i prezzi  A è più competitivo.

Contemporaneamente B diventa meno competitivo perché aumenta M.

 Teoria quantitativa della moneta. Riaggiustamento automatico.

Spiegazione geniale, che colpisce tutti e diventa alla base del SMI.

1815: l’Inghilterra diventa il centro del SMI, dopo la vittoria su Napoleone.

1844: legge che impone alla Banca di Inghilterra che ogni moneta deve essere coperta al 100% con oro.

M non può essere maggiore all’oro.

In questo modo i politici non possono influenzare a loro favore la banca centrale/ la politica monetaria.

Si doveva trovare un modo per controllare M e l’indipendenza della banca dal potere politico.

Con questo sistema stabilizzano i prezzi che sono stabiliti nel LP, anche se oscillano nel BP. La stabilità dei prezzi è un’enorme conquista.

1870: guerra franco-prussiana. La Prussia si fa pagare un’indennità dalla Francia. La Prussia passa ad un sistema aureo. Crollo del valore dell’Argento.

Fine secolo: non c’è controllo sui movimenti di K e delle persone. I tassi di cambio rimangono inaspettatamente fissi tra Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, Olanda, cioè i principale paesi. Questo stupisce tutti.

Italia: costante deficit pubblico. Grandi emissioni monetarie che non adottano la legge del ’44. L’Italia esce temporaneamente dal sistema aureo.

Sud America: continue svalutazioni.

Colonie: sistema analogo alla madre patria.

Scoperte di riserve auree in Sud Africa. Abbondanza di oro, che favorisce il sistema aureo.

Gold Exchange Standard (GES), usato nelle colonie.

Le colonie non accumulano oro, ma monete della madre patria, che però sono convertibili in oro.

In questo modo le colonie fanno prestiti alla madre patria.

Questo avviene anche in paesi autonomi e avanzati: Svezia, Austro-Ungheria.

Questo era possibile perché le colonie e gli altri paesi avevano fiducia che la sterlina e altre monete rimanessero stabili.

C’era l’idea che le autorità monetari si impegnassero a mantenere stabile la moneta.

Non ostante ogni sterlina fosse convertibile in oro al 100%, ci potevano essere periodi di flessibilità. Cioè, la banca centrale poteva aumentare M temporaneamente per rispondere alle crisi delle banche private e delle altre banche private e delle altre banche.

Nonostante ciò, il sistema dei cambi rimase stabile, nonostante non ci fossero degli accordi per tenere i cambi fissi.

Fu il Gold Standard che permise la stabilità del SMI.

In periodi di crisi potenziali ci fu una cooperazione tra banche centrali per assistere la banca d’Inghilterra. Prima quella di Francia, poi quella di Russia prestarono oro alla banca d’Inghilterra.

Dopo la WWII: ci si chiede se il sistema del Gold Standard è effettivamente destinato a rimanere stabile (Triffin).

Dopo la WWI la convertibilità al 100% è improponibile.

Germania-Austria: iperinflazione.

Italia-Francia: la moneta è a ¼ del valore precedente.

Inghilterra: la moneta ha perso il 10%.

USA: tutto ok.

C’è poco oro rispetto a M. La guerra fu infatti finanziata stampando moneta.

Come si può fare?

L’Inghilterra propone di generalizzare il GES. Solo alcune monete, e per grandi quantità, erano convertibili in oro.

Anni 20:

Keynes: “La riforma monetaria”. Dice che un SMI basato sull’oro è pessimo. Infatti dice che la Legge di Hume comporta che si deve accettare l’instabilità dei prezzi (inflazione e deflazione).

1913 FED  uno dei suoi obiettivi è la stabilità dei prezzi.

Perciò, se il paese B (gli USA) non accetta l’aggiustamento dei prezzi per aggiustare lo squilibrio della bilancia commerciale, lo sforzo che A deve fare è maggiore.

È meglio avere prezzi fissi e cambi flessibili che viceversa.

Le affermazioni di Keynes, che in Inghilterra era visto male, crea un putiferio. Conflitto tra stabilità interna e stabilità esterna (Sraffa).

1925: Keynes parla delle “regole del gioco”.

Il sistema di Hume funziona solo se tutti i paesi accettano le regole del gioco.

E le regole non sono accettate da tutti.

1925: la GB torna alla convertibilità in oro.

Crisi del ’29: Anni ’30.

Si capisce che cambi, CI, povertà, disoccupazione, protezionismo, sono problemi connessi.

1944: si osserva che anche prima del 1914 le regole del gioco non erano rispettate già da prima (Blumsfield).

Conclusione: nel primo dopoguerra, due tentativi di ricostruire il sistema aureo, nel ’25 e nel ’36, ebbero solo breve durata.

 

Bretton Woods:

Vogliamo un mondo pacifico. Piena occupazione. Con un SMI che favorisca la piena occupazione.

Evitare i blocchi commerciali che favoriscono la guerra.

 Si vuole stabilizzare il mondo.

3 istituzioni: FMI, WB, GATT.

 

Fondo Monetario Internazionale:

  1. vuole cambi fissi. Evitare le svalutazioni competitive (che generano una spirale di protezionismo). Si può svalutare solo per problemi strutturali.
  2. controllo sui movimenti di K.
  3. concedere prestiti a paesi in squilibrio per tornare all’equilibrio. I prestiti venivano concessi solo sotto condizioni.

Williams: afferma che tutto ciò è sbagliato.

Non occorre che tutte le monete partecipino agli accordi.

L’importante è che siano stabili $ e £, le due monete chiave. Se così è, tutti si adegueranno.

Non viene ascoltato.

 

1947: crisi.

Sterlina inconvertibile.

Passi indietro sulla convertibilità della moneta e stabilità.

Gli USA lasciano da parte il sistema multilaterale. Trattano direttamente con l’Europa. Spingono per creare la CE.

SMI del FMI:

$  35 $  1 oz d’oro.

Tutte le monete sono agganciate al $.

USA: col passare del tempo deficit della bilancia dei pagamenti.

Aumentano le riserve detenute dall’estero.

Col passare del tempo si capisce che $ è maggiore dall’oro. Si capisce che se tutti chiedessero di cambiare $ in oro gli USA non potrebbero fare fronte ai loro impegni.

Anni 60: molte conferenze sulle questione.

Friedman: il $ è la nostra moneta ma il vostro problema. Se volete che il $ sia convertibile non chiedete di convertirlo.

Contemporaneamente: liberalizzazione dei movimenti di K.

Il sistema crolla.

1971: smette la convertibilità del $ in oro.

 

Il SMI dopo il 1971.

Da allora il SMI è assolutamente caotico.

Il $ è in continua oscillazione. Questo crea scompensi in molte economie.

L’instabilità monetaria ha spinto l’Europa a fare vari tentativi di ricreare una stabilità monetaria europea. Si è infine arrivati all’€.

Oggi: non c’è una regola precisa per gestire il SMI.

Molti paesi asiatici: hanno creato una sorta di Bretton Woods 2. Le monete asiatiche sono legate al $.

L’€ continua ad apprezzarsi  richieste di protezionismo.

L’Asia finanzia il deficit USA.

2 teorie:

  1. Il SMI è stabile se c’è un paese egemone che lo stabilizza con delle regole seguite da tutti. Le cose funzionano se c’è uno che comanda.
  2. Polanyi: “La Grande Trasformazione”: il mercato è un’istituzione che si espande fino a controllare tutto. Quando la moneta “diventa un mercato” si generano enormi movimenti di K  Squilibri sociali. La società cerca di porre vincoli al funzionamento del K.

Oggi:

Totale libertà di movimento dei K.

Merci dei PVS spesso ostacolate.

Nessuna libertà di movimento delle persone.

È improbabile che tale situazione possa continuare a lungo.

Tutte le risorse propendono ad andare verso il paese più ricco.

La Cina finanzia gli USA. Non è detto che la cosa continui a lungo così.

La situazione non è stabile.

Fodor: si sta andando verso un sistema multipolare.

È probabile che i paesi asiatici creeranno un loro sistema.

 

L’ECONOMIA ARGENTINA

…me ne frega un cazzo!

 

 

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE FINANZIARIA E LE CRISI FINANZIARIE.

 

Vedremo due importanti questioni:

1.- Vantaggi o svantaggi dell’internazionalizzazione finanziaria nel LP?

2.- Instabilità delle IF

 

2° metà anni ’90: diversi provvedimenti per correggere tali crisi.

Bagwahti: scrive un famoso articolo dopo le crisi asiatiche e russa. “A capitalist myth: Finance is not the same trade in good.”

Bagwahti: liberista, a favour dell’apertura commerciale, che darebbe molti vantaggi ai PVS. Ma vede con sospetto l’IF.

 

Wall Street Treasury Complex:

La politica del FMI e delle altre istituzioni finanziarie dominava, già ai tempi di Eisenhower, la politica americana.

La politica finanziaria era cruciale.

A sua volta la politica USA domina il FMI e il WB: uomini di potere ai vertici.

Problema sollevato da diversi economisti.

 

IF: uno studio mostra che non si può predire né effetti positivi, né negativi della IF.

In tutti i casi si mostra che crea enormi instabilità (Rokof, ecc.)

 

Stiglitz:

Studi sulle asimmetrie, razionamento finanziario.

Mostra come la IF non è necessariamente buona per i PVS.

Questa idea si diffonde.

Oggi ci si chiede se l’IF è buona oppure no per i PS.

Gli hot money/movimenti speculativi possono creare forti instabilità.

Questo libero movimento è buono?

Ultimi 3 anni: grande impulso agli FDI, anche nei PVS, specie in Cina.

Ultimi 35 anni: grande instabilità finanziaria.

Uno studio compara i movimenti finanziari nella varie fasi dell’ultimo secolo (prima, seconda e terza G). Emerge che nei periodi di crisi:

  1. La frequenza delle crisi è più alta oggi che negli anni 20 e 30.
  2. Il volume di questa instabilità non è così importante come in precedenza.

 

I PVS negli ultimi anni hanno trasferito K verso i PS.

Partite correnti dei PVS: positive.

Partite correnti dei PS, specie a causa degli USA: negative.

L’economia più potente del mondo oggi assorbe risorse dal resto del mondo.

Nell’altra grande G finanziaria, quella guidata da UK, ciò era all’opposto. In quella fase il paese più potente aveva una esportazione netta di K positiva verso i paesi di produzione primaria.

USA: 21% PIL mondiale.

Assorbe più del 70% dei K del mondo.

Nella seconda epoca di globalizzazione finanziaria ci si rende conto che:

  • forse non è buona per i PVS.
  • instabilità incredibile e continue crisi.
  • i K vanno verso l’economia più potente. Anomalia.

Queste sono le caratteristiche dell’attuale globalizzazione finanziaria.

 

Le crisi finanziarie:

Enorme variabilità dei flussi finanziari verso i PVS.

Alcuni PVS (Thai, Mexico, Argentina): avevano disavanzo partite correnti.

Questi flussi di K non è stata un’addizione netta al risparmio interno, che contemporaneamente è sceso. Smetto: non è aumentato.

Inoltre questi K hanno finanziato C e non I.

Diversi tipi di crisi: valutarie, del debito, finanziarie, bilancia dei pagamenti.

Per alcuni paesi come Core e Brasile: crisi dovute a prestiti bancari.

Anni ’80: crisi dovute a prestiti a medio termine, nei quali erano coinvolte molte banche. Crisi bancarie.

Anni ’90: non si volevano fare gli errori del decennio precedente.

Ammortizzazione graduale dei prestiti.

Modo di ricorrere ai prestiti come nel XIX secolo e tra le due guerre.

Forma preminente di finanziamento tramite obbligazioni.

Le banche avevano solo il ruolo di organizzare le emissioni, che venivano finanziate da molti risparmiatori.

Molti finanziatori esteri finanziavano obbligazioni espresse in valute locali.

Transnazionalizzazione bancaria verso i PVS.

Anni ’90: America Latina grande emissione di obbligazioni.

1994: crisi Messicana.

Crisi: massiccia e istantanea.

Nel caso messicano c’era stato un grande investimento in obbligazioni interne. Chi le aveva emesse era ora insolvente. Crisi di obbligazioni, molto dispersa.

Prestiti sindacati: ogni creditore che riceveva il rimborso, doveva spartirlo con gli altri creditori. Non c’era incentivo a riscuotere i crediti.

Il FMI è intervenuto con un grandissimo prestito: 17 mld $.

Il governo degli USA ha cercato di stabilizzare il cambio.

Crisi molto rapida, ma enorme.

G7: discute cosa si può fare per evitare queste crisi.

Si inizia a parlare di clausole di azione collettiva, per intervenire multilateralmente. Crisi Messico: intervento unilaterale USA.

Tali clausole prevedono un tentativo di coordinare l’azione dei creditori.

Crisi Russa, Corea, Brasile: crisi bancarie.

2001: idea di introdurre un sistema di bancarotta per organizzare le crisi del debito. Proposta che non ha avuto successo. Rimangono le clausole accennate in precedenza.

A oggi non esiste un sistema per reagire alle crisi del debito.

 

Fonte: http://www.glocaltrento.com/int_affairs/ia_documents/04_APUNTES_FINANZA_INTERNAZIONALE_ISTITUZIONALE.doc

Sito web: http://www.glocaltrento.com/int_affairs/ia_economics.html

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