Inflazione significato

 


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Inflazione significato

 

L'INFLAZIONE

L'obiettivo della stabilità monetaria non è facile da realizzare e l'inflazione è il processo di aumento continuo del livello generale dei prezzi ossia della diminuzione, prolungata nel tempo, del valore o potere di acquisto della moneta.

Di segno opposto è la deflazione che consiste in una diminuzione del livello generale dei prezzi; entrambi i fenomeni hanno effetti negativi sul sistema economico e richiedono un intervento dello Stato.

L'aumento dei prezzi dipende da un aumento eccessivo della massa di moneta in circolazione rispetto ai beni prodotti > si verifica, cioè, uno squilibrio tra i flussi monetari e i flussi reali.

Il tasso di inflazione è la variazione percentuale del livello generale dei prezzi in un periodo determinato (se l'inflazione in un anno è stata del 3%, significa che nel corso di quell'anno i prezzi sono aumentati del 3%).

TIPI DI INFLAZIONE:

  • inflazione strisciante > l'aumento dei prezzi è lento, costante, inferiore al 5% l'anno
  • inflazione galoppante > l'aumento dei prezzi è superiore al 20-30% annuo
  • iperinflazione > l'aumento dei prezzi è vertiginoso e incontrollabile.

LA MISURA DELL'INFLAZIONE si effettua attraverso quattro indici diversi, tutti calcolati dall'Istat:

  • indice dei prezzi all'ingrosso
  • indice dei prezzi al consumo
  • indice del costo della vita
  • indice armonizzato dei prezzi al consumo  (misura la stabilità dei prezzi per l'intera zona euro)

LE CAUSE DELL'INFLAZIONE:

  • LE CAUSE SOCIO-ECONOMICHE
  • la lotta fra i diversi gruppi sociali per aumentare la propria quota di prodotto nazionale
  • i crescenti deficit dello Stato
  • l'accentuarsi delle forme di mercato oligopolistiche nell'ambito delle quali le imprese possono agevolmente aumentare i prezzi
  • INFLAZIONE DA ECCESSO DI MONETA > secondo i monetaristi, l'inflazione dipende esclusivamente dagli errori delle banche centrali che espandono esageratamente l'offerta di moneta > la quantità di moneta in circolazione non deve essere troppa (per non causare inflazione) ne' troppo poca (per non causare deflazione).
  • INFLAZIONE DA DOMANDA > secondo gli economisti keynesiani, quando i fattori produttivi sono pienamente occupati, un eccesso di domanda rispetto all'offerta provoca un aumento generalizzato dei prezzi > infatti, le imprese, nel tentativo di accaparrarsi i lavoratori e le materie prime, offrono salari e prezzi più elevati, diffondendo nel sistema la spinta al rialzo dei prezzi.
  • INFLAZIONE DA COSTI > se i costi aumentano, gli imprenditori reagiscono elevando i prezzi in modo da salvaguardare i loro profitti > la possibilità di elevare i prezzi dipende dal regime di mercato in cui le imprese operano > se le imprese operano in regime di concorrenza perfetta, i prezzi di vendita non possono essere aumentati > se, invece, operano in un mercato oligopolistico, le imprese possono aumentare i prezzi di vendita applicando il principio del costo pieno o mark up: trasferiscono sui prezzi gli aumenti dei costi di produzione in modo da non rinunciare ai loro margini di profitto.
  • INFLAZIONE DA PROFITTI > scaturisce dall'aumento dei prezzi causato dagli imprenditori allo scopo di aumentare la propria quota di profitto > per far fronte alle richieste di aumenti salariali o al previsto aumento della pressione fiscale sui profitti, gli imprenditori giocano di anticipo aumentando i prezzi di vendita dei prodotti.
  • INFLAZIONE DA SQUILIBRI SETTORIALI > derriva dal propagarsi degli aumenti salariali dai settori a più alta produttività a quelli stazionari > alcuni settori produttivi sono dinamici: grazie all'introduzione di innovazioni tecniche realizzano notevoli aumenti di produttività che motivano la corresponsione di salari più elevati; nei settori stazionari, invece, le imprese non realizzano notevoli aumenti di produttività, dato il basso grado di tecnologia impiegata > le organizzazioni sindacali premono per far sì che gli aumenti salariali concessi ai lavoratori dei settori più dinamici si estendano anche agli altri settori > il successo dell'azione sindacale sarà seguito da un aumento generalizzato dei prezzi.
  • INFLAZIONE DA FISCO > se lo Stato aumenta i tributi, i soggetti colpiti cercano di trasferirne il costo su altri soggetti: le imprese possono aumentare il prezzo dei beni offerti sul mercato; i lavoratori, a loro volta, possono reagire chiedendo aumenti salariali.

 

GLI EFFETTI DELL'INFLAZIONE sono negativi per l'intero sistema economico:

  • danni per il lavoratori > durante l'inflazione i singoli prezzi non aumentano in modo uniforme ma presentano una grande variabilità con gravi conseguenze nella ripartizione del reddito > è, tuttavia, possibile limitare i danni ai lavoratori mediante meccanismi automatici di indicizzazione (come la scala mobile) che permettono di aumentare i salari in relazione all'aumento del costo della vita
  • danni per i risparmiatori e i creditori > l'inflazione danneggia i risparmiatori e i creditori mentre favorisce i debitori > i sottoscrittori di titoli di Stato, i piccoli risparmiatori, i titolari di assicurazioni e vitalizi non indicizzati percepiscono rendite che rimangono nominalmente invariate e non si adeguano alla diminuzione del potere di acquisto della monetaristi
  • danni per le imprese > gli imprenditori, almeno in un primo momento, possono trarre vantaggio dalla presenza di tensioni inflazionistiche: si parla di rendita da inflazione; ma questo vantaggio non è duraturo in quanto, dopo un primo momento, gli investimenti industriali risultano scoraggiati infatti: i tassi di interesse crescono, aumenta la difficoltà di previsione e di programmazione, la perdita di valore della moneta scoraggia il risparmio rallentando gli investimenti e la formazione di nuovi capitali
  • danni per le finanze pubbliche > a causa dell'inflazione, l'instabilità si diffonde nel sistema e l'apparato fiscale non è in grado di ottenere subito entrate adeguate alle spese pubbliche gonfiate dall'inflazione
  • danni per l'intero sistema > l'nflazione riduce la competitività delle esportazioni: se i prezzi all'interno aumentano, i costi dei prodotti aumenteranno a loro volta con il risultato di una riduzione delle esportazioni.

POSSIBILI RIMEDI > il rimedio più diffuso è l'indicizzazione: salari, mutui, obbligazioni, contratti di fornitura...vengono agganciati all'inflazione riducendone, così, i danni.

 

INFLAZIONE E RISPARMIO > l'inflazione provoca consistenti perdite alle famiglie, soprattutto quelle dei piccoli risparmiatori ma, nonostante l'effetto disincentivante provocato dall'inflazione, l'abitudine al risparmio, nelle famiglie italiane, rimane molto radicata. Questo fenomeno è stato spiegato sia come espressione di una esigenza di solidità economica, sia come il desiderio di accantonare delle riserve per far fronte ad un futuro sempre più incerto.

INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE > tra inflazione e disoccupazione esiste una relazione inversa: gli aumenti salariali possono essere facilmente ottenuti dai sindacati in periodi di piena occupazione, mentre in presenza di notevole disoccupazione il potere sindacale si indebolisce e, quindi, prezzi e salari sono stabili. La curva di Phillips (vedi pag. 383) collega il tasso di variazione dei salari monetari e il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna nel periodo 1861-1957 > la stabilità dei salari era associata ad un livello di disoccupazione pari al 5,5% , mentre a più bassi tassi di disoccupazione corrispondevano salari progressivamente crescenti.

Negli anni 70 si riteneva, in base alle ricerche di Phillips, che esistesse la possibilità di scegliere una combinazione accettabile tra inflazione e disoccupazione, cioè la piena occupazione a costo di una certa inflazione oppure la stabilità monetaria a prezzo di una certa disoccupazione. Friedman ha smentito l'esistenza di questa relazione inversa (trade off) per gli anni 70 che hanno visto aumentare sia la disoccupazione sia l'inflazione.

LE POLITICHE ANTINFLAZIONISTICHE > sono gli interventi dello Stato per combattere l'inflazione e variano a seconda delle cause che l'hanno generata. Tra gli interventi più importanti ricordiamo:

  • la politica monetaria restrittiva si ha quando l'inflazione è determinata da un eccesso di emissioni monetarie; in questo caso, le autorità creditizie dovranno controllare la base monetaria e adottare una politica restrittiva adoperando gli strumenti specifici come il rialzo del tasso di riferimento e le operazioni di mercato aperto;
  • il controllo della spesa pubblica allo scopo di contenere gli sprechi e l'inefficienza, promuovendo soltanto quelle spese che sono destinate alla realizzazione di validi programmi sociali. Il controllo della spesa pubblica, insieme con il contenimento dei consumi e la riduzione degli investimenti sonogli interventi teorizzati dai Keynesiani, interventi che mirano a ridurre l'eccesso della domanda globale sull'offerta globale;
  • la politica dei redditi consiste nell'accordo tra le parti sociali per limitare l'aumento dei prezzi attraverso il contenimento dei salari, dei profitti e degli altri redditi allo scopo di combattere l'inflazione. I salari, in particolare, non devono aumentare più della produttività.

Fonte: http://share.itismajo.it/polotecnicobraidese/Classe5B/Materiali/l'inflazione.doc

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