Spesa pubblica

 


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Spesa pubblica

 

LA SPESA PUBBLICA

 

SPESA PUBBLICA > è l'insieme dei mezzi monetari che lo Stato e gli altri enti pubblici erogano per il raggiungimento dei fini di pubblico interesse. La somma delle spese pubbliche costituisce il fabbisogno finanziario cioè la quantità di moneta necessaria alla Pubblica amministrazione per realizzare tutti gli interventi programmati in un determinato periodo di tempo.

 

WELFARE STATE > è lo Stato sociale, attua la finanza funzionale: questo vuol dire che le spese pubbliche, in particolare quelle relative a sanità, istruzione, previdenza, diventano strumento per la politica di redistribuzione del reddito. Questa funzione ha, però, comportato un notevole aumento della spesa pubblica e ha fatto sorgere, fin dalla fine degli anni Sessanta, il problema della sostenibilità dello Stato sociale. Infatti, se la spesa pubblica cresceva più rapidamente rispetto alle entrate, si poneva il problema di come sanare il deficit pubblico, il che avveniva sostanzialmente in due modi: facendo ricorso all'inasprimento fiscale o all'indebitamento (emissione di titoli pubblici).

Per far fronte a questi problemi gli anni Ottanta tendono ad una riforma dello Stato sociale.

Il presidente degli Stati Uniti, Reagan e il primo ministro inglese Thatcher ridime nsionano il ruolo dello Stato in economia attuando politiche fortememte liberiste; il Trattato di Maastricht (1992) e il Patto di stabilità e di sviluppo hanno comportato, per tutti i Paesi aderenti all'unione monetaria, un maggiore rigore finanziario.

Nonostante ciò, il controllo della spesa è difficile:

  • la maggior parte della spesa pubblica è rigida (si pensi agli stipendi del personale pubblico...);
  • è difficile e impopolare diminuire i livelli di spesa erogata per sostenere i servizi sociali (es. sanità): talim servizi sono fortemente richiesti dai cittadini che sono anche elettori...;
  • alle aspettative dei singoli si aggiungono le pressioni delle lobbies o gruppi di interesse (case farmaceutiche, industrie automobilistiche...) che riescono a indirizzare le scelte collettive a vantaggio di un numero ristretto di persone (Olson).

 

CLASSIFICAZIONE DELLE SPESE pag. 59 e pag. 60 del manuale.

 

LE TEORIE INTERPRETATIVE SULLA CRESCITA DELLA SPESA PUBBLICA rispondono alla domanda: perchè aumenta la spesa pubblica?

  • Legge di Wagner o legge dell'espansione della spesa pubblica: l'aumento della ricchezza di una comunità, cioè del reddito nazionale disponibile, porta all'incremento della spesa pubblica in quanto i cittadini chiedono allo Stato servizi più complessi e costosi, coerenti con le loro esigenze.
  • Peacock e Wiseman: affermano che esiste un limite all'aumento della spesa pubblica rappresentato dal livello di “tollerabilità delle imposte” > in condizioni normali la spesa pubblica ha un andamento ascendente, coerente con lo sviluppo del reddito e, quindi, delle entrate tributarie; in momenti caratterizzati da avvenimenti particolari (es. guerre, calamità naturali...) il livello di tollerabilità delle imposte si innalza, i cittadini sono disposti a pagare di più per sostenere l'impegno di spesa della nazione. Passato questo momento, lo Stato non ritorna più sui livelli di spesa precedenti ma si assesta sui nuovo livelli > i cittadini, infatti, si sono assuefatti alla nuova pressione fiscale e non possono più rinunciare ai maggiori servizi pubblici > si parla di effetto spiazzamento che, in alcune ipotesi intermedie, può essere in parte riassorbito.
  • Baumol: la spesa pubblica è destinata ad espandersi a causa della struttura produttiva delle attività pubbliche, in cui l'aumento salariale erogato ai lavoratori impiegati in attività a produttività crescente viene esteso anche ai lavoratori impiegati in attività stagnanti

 

IL PROBLEMA DELL'INDIVIDUAZIONE DEL LIMITE MASSIMO DELLA SPESA DA NON SUPERARE: diverse sono le risposte individuate dagli economisti, tra queste ricordiamo:

  • Beaulieu: il limite massimo della spesa pubblica è determinato dal limite massimo di imposizione che i cittadini ritengono sopportabile (1879).
  • Clark: la spesa pubblica non deve superare il 25% del reddito nazionale > infatti, l'aumento delle imposizioni sulle imprese provoca un aumento dei prezzi e, quindi, un aumento dell'inflazione (1945).
  • Friedman: il rapporto tra spesa pubblica e reddito non deve superare il 60% (1976).
  • Brennan: il limite alle spese deve essere contenuto in un patto sociale tra governanti e governati che stabilisca il livello massimo di pressione fiscale e di spesa pubblica (1980).

 

L'ALTERNATIVA ALLA SPESA PUBBLICA: LA FINANZA DI PROGETTO: lo Stato cerca di distribuire in modo più equo la spesa che i cittadini sostengono per la realizzazione di opere pubbliche, spostandone il peso maggiore verso coloro che usufruiscono direttamente del bene.

La finanza di progetto consente di raggiungere due obiettivi:

  • la pubblica amministrazione viene sollevata, in tutto o in parte, dagli oneri relativi al finanziamento dell'opera e svolge la semplice funzione di programmazione, progettazione, assegnazione e controllo;
  • si affida al settore privato la gestione dell'opera, incentivandone il livello di efficienza e assicurandone la piena utilizzazione commerciale.

In tal modo, l'opera non è finanziata da tutti i contribuenti attraverso il pagamento delle imposte; la spesa grava solo sui soggetti che effettivamente usufruiscono del servizio (attraverso il pagamento di una tariffa, di un biglietto...).

 

SPESA PUBBLICA

APPROFONDIMENTO

 

Da quanto già detto in relazione ai fenomeni del moltiplicatore e dell'acceleratore della spesa pubblica, risulta evidente la correlazione diretta fra spesa pubblica e domanda globale: all'aumento della spesa pubblica corrisponde l'aumento della domanda globale.

 

EFFETTI NEGATIVI DI UNA ECCESSIVA ESPANSIONE DELLA SPESA PUBBLICA.

  • SPINTE INFLAZIONISTICHE: la condizione essenziale affinchè si verifichino gli effetti positivi descritti è che la produzione aumenti, il che presuppone che esista sul mercato la disponibilità di tutti i fattori produttivi necessari. Ipotizziamo che sul mercato vi sia soltanto disponibilità di manodopera e che manchino capitali, risorse o capacità imprenditoriali; in questo caso, l'espansione della domanda globale non fronteggiata da un adeguato aumento dell'offerta, provoca un rialzo dei prezzi determinando una spinta inflazionistica con tutte le conseguenze negative, economiche e sociali, che si possono immaginare.
  • EFFETTO DI SPIAZZAMENTO: quando l'espansione della spesa è di notevole entità e si prolunga nel tempo, può accadere che gli investimenti pubblici assorbano non soltanto le risorse inutilizzate (lavoratori disoccupati, risparmi non investiti), ma anche parte di quelle risorse che, una volta avviata la ripresa, avrebbero potuto essere proficuamente impiegate nel settore privato. In questo caso, l'intervento pubblico diventa dannoso perchè spiazza le iniziative private e ne paralizza la potenziale produttività.
  • ONDATA DI SFIDUCIA: l'espansione delle attività pubbliche può generare un'ondata di sfiducia: gli imprenditori, pensando che potrebbero ridursi le loro prospettive di guadagno, evitano di effettuare nuovi investimenti e di assumere nuove iniziative. In questo caso, l'intervento pubblico scoraggia la produzione e l'occupazione nel settore privato e ostacola la ripresa (anziché favorirla).
  • DEFICIT CRONICO DEL BILANCIO PUBBLICO:  l'espansione della spesa genera un disavanzo di bilancio che viene coperto mediante l'indebitamento; di qui la necessità di stanziare, negli anni successivi, le somme necessarie per provvedere al pagamento degli interessi e al rimborso dei prestiti alla scadenza. Si determina, così, un ulteriore incremento della spesa destinato a fronteggiare gli impegni del debito pubblico; può anche accadere che siano contratti nuovi prestiti per fare fronte agli oneri di quelli precedenti; in questo modo il disavanzo si aggrava e l'espansione della spesa si autoalimenta.
  • DIFFICOLTA' DELLE MANOVRE RESTRITTIVE: nelle fasi di congiuntura favorevole, quando il livello dei consumi e degli investimenti privati è elevato, sarebbe necessario ridurre la spesa pubblica per controbilanciare l'aumento della domanda privata, in modo da evitare che la domanda complessiva superi l'offerta e dia luogo a spinte inflazionistiche. Ma le misure rivolte a tagliare le spese comportano notevoli difficoltà perchè sono impopolari e possono determinare tensioni sociali o contrasti politici. Inoltre, una drastica restrizione della spesa pubblica può provocare un effetto moltiplicatore negativo: caduta della domanda globale > riduzione delle attività produttive e dell'occupazione > ulteriore diminuzione della domanda e, quindi, della produzione e dell'occupazione...

 

LIMITI DELLA POLITICA DELLA SPESA: sono stati messi in luce già a partire dagli anni sessanta; oggi, la maggior parte degli economisti, anche di scuola keynesiana, concorda nell'affermare che nel caso in cui il sistema attraversi una grave e duratura fase di depressione, l'incremento della spesa pubblica può costituire un efficace strumento di politica economica, a patto che non assuma dimensioni eccessive.

 

Fonte: http://share.itismajo.it/polotecnicobraidese/Classe5D/Materiali/la%20spesa%20pubblica.doc

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