Definizioni termini economici dalla D alla L

 


Definizioni termini economici dalla D alla L

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Se vuoi saperne di più leggi la nostra Cookie Policy. Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

 

GLOSSARIO ELEMENTARE DI TERMINI ECONOMICI
A LIVELLO INTRODUTTIVO PER GLI STUDENTI DI ECONOMIA APPLICATA ALL'INGEGNERIA

 

D

 

DEBITO

Somma dovute a terzi a vario titolo. Il concetto simmetrico è quello di credito: per ogni debito del soggetto A nei confronti del soggetto B esiste un pari credito del soggetto B nei confronti del soggetto A. L’entità totale dei debiti di un’impresa è denominata esposizione debitoria.

Fra i motivi di insorgenza di un debito sono i prestiti ricevuti e le prestazioni ricevute e non pagate.

Nel bilancio i debiti sono iscritti nello stato patrimoniale tra le fonti e contribuiscono a comporre le risorse di cui l’impresa dispone.

Si distinguono debiti a breve termine e debiti a medio lungo termine.

La questione dei tassi di interesse e delle garanzie.

I limiti nell’esposizione debitoria.

Dai debiti derivano gli oneri finanziari

Gli indici della situazione debitoria.

 

COMPLETARE

 

DEBITO PUBBLICO

COMPLETARE

 

DEBITO DEI PVS

Origini del debito dei PVS

 

Cancellazione del debito

 

Aiuti ai PVS doverosi, ma hanno alimentato la corruzione e la corsa agli armamenti.

Fame nel  mondo

COMPLETARE

 

DECENTRAMENTO DEI POTERI

Decentramento in azienda

 

Il tema del decentramento dei poteri decisionali nell’ambito di un’azienda è affrontato alla voce dedicata alla organizzazione aziendale.

 

Decentramento nell’articolazione dello Stato

La questione generale del significato dell’azione pubblica è trattata alla voce intervento pubblico in economia. La presente voce affronta il tema dell’articolazione dello stato in più soggetti, materia che è oggetto della Costituzione.

Nella concezione tradizionale lo Stato è un’accezione generale che comprende le diverse articolazioni in strutture nazionali (quali Governo Parlamento Magistratura ecc.) e strutture articolate sul territorio, quali Regioni, Province e Comuni. Questa visione è tacciata di centralismo in quanto sottintende un rapporto subordinato tra Stato e Regione. I poteri alle Regioni in questo schema vengono conferiti attraverso deleghe attribuite dallo Stato per conto del quale le Regioni li esercitano

Nella visione meno centralista ora prevalente Stato e Regioni sono realtà distinte, con compiti distinti e parallelamente sovrane nell’esercizio delle rispettive attribuzioni. Le Regioni hanno poteri propri, a parte quelli che eventualmente lo Stato ritiene di delegare. Testimone di questa situazione è la presenza della Corte Costituzionale che dirime eventuali conflitti di potere tra Stato e Regione; la Conferenza Stato Regione è una sede di confronto, per raggiungere posizioni concordate su temi di comune interesse.

La linea di tendenza nell’organizzazione dell’attività pubblica prevalente in questa fase è quella di privilegiare i livelli decisionali a più diretto contatto con i cittadini, attribuendo ai livelli via via più complessi le funzioni che se svolte al livello più elevato sono svolte più efficacemente (ad esempio la difesa a livello nazionale è certo svolta più efficacemente che a livello regionale) . Quest’impostazione di decentramento sistematico (si potrebbe quasi dire decentramento primario, per definizione, ontologico) prende il nome di principio di sussidiarietà.

Le funzioni dello stato contemporaneo risultano progressivamente compresse per effetto combinato della crescita delle autonomie locali e delle funzioni che sono attribuite all’Unione Europea.

Un passaggio ulteriore nella direzione di attribuire rilevo prevalente alla realtà regionale è quello di adottare il federalismo cioè di considerare lo Stato come una realtà non dotata di propria individualità primaria, ma risultante di un atto associativo tra le Regioni, in analogia con il modello adottato in altri paesi, quali gli USA. Si è soliti osservare al riguardo che la storia ha visto finora soggetti originariamente distinti associarsi in un’entità integrata, attraverso un patto (in latino foedus donde il nome); non si sono viceversa verificati casi di uno stato nazionale unico che si frammenta in una molteplicità, ancorché ricollegata (meno strettamente) dal meccanismo federale.

 

DECISIONI  E OPERATIVITA’ IN UN’IMPRESA

 

Schema del sistema decisionale e operativo di impresa

 

AMBIENTE
ESTERNO

  

I sistemi di un’impresa funzionano e sopravvivono, tenendo conto dei vincoli che li condizionano in relazione alla capacità decisionale, a tutti i livelli del sottosistema decisionale (direzionale). Un sistema decisionale e operativo aziendale può essere schematizzato come in figura:


 

 


OUTPUT

 

INPUT

 

Non controllabili

 

Non controllabili

Sensori

 

SUBSISTEMA OPERATIVO

 

Sensori

 

Effettori

 

Controllabili

  

 

L’azienda va considerata in interazione con l’ambiente esterno attraverso i suoi canali di input e di output sia sul piano informativo sia su quello dei materiali.

Prendere una decisione significa attivare un processo completo e cioè una sequenza dinamica di fasi, fino a giungere a una scelta.

 

Fasi del processo decisionale e operativo

Tradizionalmente le fasi del processo decisionale e operativo sono:

  • analisi del problema e ricerca delle alternative per risolverlo

 

  • analisi delle varie soluzioni
  • scelta e messa in atto della decisione

 

La prima fase, detta anche di previsione, è basata su segnali spesso deboli e in presenza di rumore. Ma le previsioni sono indispensabili perché aspettare che le indicazioni siano evidenti può causare danni irreparabili all’azienda. L’attività di previsione si basa sul reperimento delle informazioni sia provenienti dall’ambiente esterno (mercati tecnologie) che dall’interno dello stesso sistema aziendale (ricerca, produzione, vendite). Le informazioni sono rilevanti quando sono significative per il processo decisionale cioè possono cambiare per effetto della decisione da prendere. In questo senso gli eventi già avvenuti forniscono informazioni rilevanti per le decisioni solo se ci si aspetta che possano ripetersi condizioni del tutto analoghe. Vedi principio dei costi affondati. Affinché le informazioni rilevanti possano pervenire al subsistema decisionale in tempo utile è necessario che vi siano degli organi sensori e cioè organi fisici capaci di acquisire e decodificare i dati interni ed esterni dei canali informativi, qui intesi come sistema di trasmissione ed elaborazione delle informazioni raccolte.

L’analisi delle varie soluzioni riguarda la capacità del sistema di elaborare le informazioni ottenute, cercarne di aggiuntive e prevedere che cosa succederebbe se si adottasse una certa decisione invece che un’altra. In sintesi si tratta di capire le conseguenze delle diverse scelte. E’ utile distinguere le decisioni in programmabili (per esempio ordinare nuovi materiali da lavorare quando le giacenze scendono sotto un certo livello prefissato) e non programmabili che riguardano problemi non completamente noti o strutturati (l’evoluzione della tecnica tende a far divenire programmabili ance decisioni che prima non lo erano).

La fase della scelta avviene per confronto tra i diversi scenari analizzati e messi in relazione a un preciso obiettivo o criterio di merito (funzione obiettivo). Essa comprende anche la predisposizione dei modi, dei mezzi e dei tempi per la messa in opera della decisione stessa. Attraverso gli effettori l’azione esplica i propri effetti.

Si deve tener presente che non è possibile tenere sotto controllo tutte le grandezze sia in input sia in output che influenzano il comportamento del sistema che in tal senso è inevitabilmente aleatorio.  In tal caso si dovrà correggerne il funzionamento tramite un controllo a feedback, in relazione agli scostamenti tra risultati  e obiettivi.

 

Definizione degli obiettivi

 

Per sistemi complessi come quelli aziendali gli obiettivi perseguiti sono molteplici e articolati. Una prima importante distinzione è tra quelli primari (detti anche strategici) e quelli secondari (detti anche tattici) .Gli obiettivi strategici sono tipicamente fissati dal titolare dell’azienda (imprenditore o azionista di controllo), mentre i secondari (che sono conseguenti ai primi) sono spesso individuati dai responsabili delle varie aree (manager).

Gli obbiettivi hanno solitamente una struttura gerarchica ad albero della quale va assicurata la coerenza e che cambia nel tempo in relazione sia alle nuove situazioni previste e prevedibili sia alla possibilità di conseguire o meno gli obiettivi prefissati. La definizione degli obiettivi è pertanto un processo dinamico a feed-back, in cui cioè gli obiettivi padre generano obiettivi figli e questi a loro volta modificano i primi; ciò presuppone una struttura gerarchica del sistema direzionale in modo da poter gestire in maniera coordinata l’insieme degli obiettivi.

Il processo decisionale in campo aziendale è spesso reso più difficile dalla contemporanea presenza di due o più obiettivi primari. Per affrontare questa circostanza sono possibili due approcci:

  • nel primo si definisce una funzione obiettivo che è un’opportuna combinazione dei diversi obiettivi, ciascuno con il suo peso e può essere interpretata come rappresentativa dell’utilità del decisore;
  • nel secondo approccio si risolve il problema rispetto a un obiettivo primario e si considera l’altro come vincolo in forma di livello minimo di soglia da conseguire.

 

Dipendenza temporale degli obiettivi e programmazione

 

Spesso i problemi da affrontare sono composti da sub-problemi articolati in senso temporale, nel senso che ogni sub-problema è preceduto temporalmente da altri.  In tal caso si parla di sequenza decisionale o di programma che descrive la sequenza

 

 

 


riguardante il comportamento e il controllo di un particolare sub-sistema.

Un programma è una sequenza obiettivi decisioni (in particolare decisone di allocazione di risorse).

Vedi anche TEORIA DELLE DECISIONI     ORGANIZZAZIONE DELL’IMPRESA

 

DETERMINANTI DEI GUSTI DEL CONSUMATORE  1. 3. 7

I gusti del consumatore (cioè la sua mappa di indifferenza) variano in seguito alle esperienze da questi avute. Incidono pertanto l’età, il grado di istruzione, l’ambiente. Importanti sono anche le comparazioni (quello che hanno gli altri, effetto di dimostrazione, ma anche effetto di distinzione, per esempio dalla massa).

Per influenzare i gusti e le preferenze del consumatore si fa ricorso alla pubblicità che è importante non solo per informare il consumatore, ma soprattutto per orientarlo nelle scelte tra beni le cui differenze di prestazioni e di prezzo siano irrilevanti o comunque non percepibili facilmente.

Si assume in prima approssimazione che i gusti del consumatore siano indipendenti dalla struttura dei prezzi; esistono eccezioni a questa regola che non sono qui prese in considerazione.

Attenzione: non si è detto che gli effettivi comportamenti di scelta siano indipendenti dai prezzi: infatti il paniere ottimale dipende dai valori dei prezzi. Si è detto invece che, in prima approssimazione, sono indipendenti dai prezzi la propensione al consumo, i gusti (cioè la struttura delle curve di indifferenza e in particolare i tassi di sostituzione).

 


 

DETRAZIONE FISCALE

 

(Vedi IMPONIBILE)

 

DINAMICA DI UN SISTEMA (curva logistica)

 

Sia q(t) una variabile descrittiva del sistema, per esempio la concentrazione dei membri di una popolazione biologica o il numero di esemplari venduti idi un certi prodotto al tempo t. Immaginiamo di poter scrivere dq / dt  =  F (q) ossia che la derivata della variabile sia funzione solo del valore della variabile stessa.

Sviluppando in serie di Taylor si ha      dq / dt  =  a1 q  + a2 q2  + … +

Troncando al primo termine si ha          dq / dt   = a1 q      quindi   q (t)  =  q0 e a1. t
(variazione proporzionale alla concentrazione : crescita esponenziale)

Mantenendo il secondo termine si ha   dq / dt  =  a1 q  + a2 q2   =   a1 q (1 – q / Q )     (1)
con Q  = - a1 / a2 .  Il segno –  nel fattore (1– q / Q) che attenua la costante di proporzionalità a1 (con a1 positivo e a2 negativo ) sta ad indicare che si tratta di un termine che frena la crescita (se fosse positivo il termine in q2  (quadrato della concentrazione) avremmo una crescita esponenziale ancor più veloce rispetto al solo termine lineare.  Tale curva è denominata logistica o curva ad S o curva di accrescimento limitato appunto in quanto è presente un termine di freno.
La soluzione   è   q  =   Q  / ( k e – a1. t  + 1 )     (2)

 

Per una soluzione non analitica, ma numerica vedi INTEGRAZIONE NUMERICA nella sezione TOOLS

q(0)      =    Q  /  ( k + 1 )  questa condizione iniziale serve ad individuare il valore di k che non è definito dall’equazione;      q(¥)     =      Q

La funzione presenta una concavità iniziale verso l’alto (derivata seconda positiva, crescita veloce) un punto di flesso (derivata seconda nulla, andamento approssimabile con una retta nell’intorno del punto di flesso) e infine una zona con concavità verso il basso (derivata seconda negativa, crescita sempre più lenta).  Il punto di flesso si ha per  tF  =  1/ a1 . ln (k).

L’equazione differenziale da cui siamo partiti può essere interpretata nel modo seguente: 
1/q  . dq / dt   =  a1 / Q   .  (1 – q )
cioè la velocità percentuale di crescita è proporzionale dalla distanza dal valore di saturazione.

Con questa interpretazione risulta agevole comprendere l’estensione al caso in cui il termine di freno subentri con un certo ritardo T: l’equazione  sarà  dq / dt  =   a1 q (1 – q(t-T) / Q ) ovvero il termine di freno è proporzionale ad un pregresso valore del tempo.

 

In economia la logistica rappresenta efficacemente fenomeni quali la penetrazione sul mercato di un nuovo prodotto (il suo ciclo di vita), la durata della progettazione di un prodotto complesso, l’accumulo dei costi di produzione di un prodotto complesso.

Per quanto possa apparire complessa nell’espressione analitica, la curva logistica è facile da maneggiare dal punto di vista del fitting, cioè della descrizione di un set di dati con un’espressione analitica di questo tipo della quale vanno determinati i parametri

Ponendo   w (t)  =   Q  / q (t)  - 1 si ha  w (t) =  k e – a1. t .  Ponendo ancora  z (t)  = ln [ w (t) ] si ha   z (t)  =  ln k - a1 t   cioè un’espressione lineare in t (vedi grafico) che è facile da “fittare”.

Naturalmente questo cambiamento di variabile impone che si conosca il valore di Q  . Se i valori disponibili comprendono valori di t sufficientemente alti allora Q si può “leggere” dal grafico, altrimenti occorrerà andare per tentativi (provare con diversi valori di Q) e scegliere quel valore che dà lo scarto quadratico minimo.

E’ possibile generalizzare l’equazione (1)    d q / d t  =   D . q (1 – q / Q )   nell’equazione
 d q / d t  = D .  q a (1 – q / Q ) b     (4) che corrisponde alla  (1)   per a = b = 1

a = b = 0  allora d q / d t = a1      quindi    q = D . t ;
il flusso di domanda del bene non dipende da quanto precedentemente avvenuto (le quantità già vendute) la domanda si dice statica e dipende dai soliti parametri: prezzi dei beni, livello di reddito e livello di prestazioni del prodotto;
b = 0  allora  d q / d t =  D .  qa       se  a = 1 quindi   q =  q(0) e D . t ;

 

DINAMICA DEI MERCATI

 

Flessibilizzazione Globalizzazione Rete Innovazione

COMPLETARE

 

DIPENDENZA GERARCHICA E DIPENDENZA FUNZIONALE

V. ORGANIZZAZIONE IMPRESA

 

DISALLINEAMENTO CASSA COMPETENZA

Con l’espressione disallineamento cassa competenza, si fa riferimento al fatto che in alcuni casi si ha una differenza di tempo tra completamento della prestazione (data di competenza) ed effettuazione del pagamento (data di cassa). A questo scopo si introducono due concetti: ratei (il fatto è avvenuto, ma il pagamento ancora no) e risconti (il pagamento è avvenuto, ma il fatto ancora no); ciascuno di questi può essere attivo o passivo.

COMPLETARE

 

DISAVANZO

v. FABBISOGNO DI CASSA

COMPLETARE

 

DISOCCUPAZIONE

Situazione in cui si trova la forza lavoro priva d’impiego, più precisamente la situazione di chi ha lavorato, ma non lavora più. Si parla di disoccupazione volontaria quando il lavoratore rifiuta il lavoro offertogli, perché non gli interessa la retribuzione che il mercato gli offre; si parla di disoccupazione involontaria quando il lavoratore non riesce trovare lavoro ai livelli di retribuzione correnti sul mercato. La disoccupazione, intesa come quantità di lavoratori in questa situazione, è pari all’offerta di lavoro  meno il valore dell’occupazione.

Si definisce tasso di disoccupazione il rapporto tra il numero dei disoccupati e il totale della popolazione attiva.

Con il termine inoccupazione s’intende la situazione sia di coloro che sono disoccupati sia di coloro che non hanno mai trovato un’occupazione (denominati tecnicamente “in cerca di prima occupazione”). Nel linguaggio comune si usa il termine disoccupazione per indicare quanto si dovrebbe più propriamente chiamare inoccupazione.

La curva di Philips mostra che il ritmo di crescita dei salari è basso se la disoccupazione è elevata.

 

DISPATCHING

Termine utilizzato in sede di organizzazione della produzione ad indicare l’azione di emissione degli ordini di lavorazioni e di lancio degli ordini di lavorazione (secondo la tempistica prevista dallo scheduling, la successione indicata dal sequencing e la distribuzione sulle risorse pianificate prevista dal routing ) delle quantità di produzione previste dai piani. Il termine si riferisce alle stessa fattispecie, ma con riferimento a quando si svolgono le lavorazioni.

 

DISPONIBILITA’

Un impianto, e più in generale un sistema complesso non è sempre utilizzabile con continuità per la produzione (in questo senso disponibile). Tra le cause di indisponibilità le manutenzioni ordinarie o straordinarie e i guasti. Data una disponibilità ottimale progettata (o teorica se tutto va bene, che non sarà comunque 365 giorni all’anno perché alcuni interventi saranno pure indispensabili) si definisce come fattore di disponibilità il rapporto tra la disponibilità effettiva e quella teorica (misurate in giorni o in ore).

Il concetto può essere arricchito tendo conto della circostanza che l’impianto può essere disponibile, ma non alle piene prestazioni nominali. A questo scopo si introduce il fattore di capacità definito come il rapporto tra il risultato ottenuto (livello di prestazione effettivo per tempo effettivo) e risultato atteso (o ottimale cioè piena prestazione prevista per l’intero tempo previsto).

Tipico il caso delle centrali elettriche, dove il fattore di capacità si ottiene rapportando l’energia effettivamente generata (potenza per tempo) all’energia nominale attesa (valore di targa per durata prevista del funzionamento). E’ facile comprendere, nel caso delle centrali, il significato del parametro EFPD (Equivalent Full Power Days) calcolato rapportando l’energia generata al livello di potenza di targa: si ottiene in tal modo il tempo (eventualmente espresso in giorni) che sarebbe stato necessario per generare quell’energia se l’impianto avesse funzionato sempre “a tavoletta” alla potenza nominale.

 

DISTRETTI INDUSTRIALI

Area territoriale caratterizzata dalla presenza di imprese tra loro collegate, spesso appartenenti allo stesso comparto quali il tessile  a Prato, la concia in Valdarno, la ceramica a Sassuolo, la maglieria a Carpi e l’elenco sarebbe molto lungo. Questo modo di produrre è tipico italiano e, per alcuni versi, corregge positivamente gli aspetti penalizzanti della nostra struttura produttiva che vede una prevalenza di piccole e medie imprese (PMI).

I collegamenti tra imprese appartenenti allo stesso distretto sono di vario tipo:

  • esternalizzazione di alcune lavorazioni (outsourcing)

 

  • integrazione verticale (in una ripartizione di ruoli per specializzazioni su singole fasi (per esempio nel tessile specializzazione nella tintura o nella cardatura o nella finitura ecc.);
  • messa a comune in forma consortile (più o meno formalmente codificata) di alcuni servizi sia tecnici, quali il controllo di qualità o l’informatica o le cosiddette utilities, sia amministrativi, gestionali, finanziari e di marketing.

 

Il contesto dei distretti industriali può presentare dei vantaggi dal punto di vista dei fattori esterni di competitività e si presta particolarmente alla diffusione dell’innovazione in quanto i collegamenti stretti e diffusi tra le imprese favoriscono processi imitativi e di apprendimento accelerato: un caso di successo si trasforma in un’adozione generalizzata dell’intervento innovativo.

 

DISTRIBUZIONE DEI PRODOTTI

Attività rientrante nel più generale contesto della logistica, che mette il prodotto dell’azienda a disposizione dell’acquirente. Il suo peso relativo dipende ovviamente dalla natura del prodotto e dalle caratteristiche del lato domanda del mercato (esigenze, articolazione e presenza sul territorio degli acquirenti). L’attività di distribuzione può essere svolta direttamente dall'impresa produttrice o essere affidata terzi con opportuni rapporti contrattuali.

Si parla di grande distribuzione quando si fa riferimento a prodotti di largo consumo, come nel caso dei generi venduti nei supermercati. L’attuale tendenza è a favore della grande distribuzione, a scapito dei piccoli esercizi commerciale, anche se si nota qualche avvisaglia in controtendenza.

 

DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA (O DEL BENESSERE)

Problema centrale della macroeconomia è quello di equilibrare la disponibilità dei beni tra i diversi soggetti consumatori.

Teoria della giustizia

Etica in economia

Intervento dello stato in economia

Progressività delle imposte

COMPLETARE

 

DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI

Vedi DIVIDENDO

 

DIVIDENDO

Il dividendo è la quota di utile generato da un’azienda che viene distribuito all’azionista. Nel gergo economico internazionale si fa riferimento ai termini “earnings” e talvolta pay-out che si riferisce più propriamente all’atto di versare il dividendo, ma ha assunto il significato anche di importo versato. Le decisioni in merito alla distribuzione dei dividendi sono assunte dall’assemblea dei soci.

In alcuni casi è possibile la distribuzione infrannuale dei dividendi di un’azienda il cui andamento soddisfi alcune condizioni. In tal modo si evitano penalizzazioni di chi per avere un’utile investe in azioni rispetto a chi sceglie altre forme di investimento che procurano un reddito periodico e non ritardato.

Il risultato che un investitore si attende dalle sue azioni non si limita al dividendo, ma include anche un’aspettativa di capital gain, cioè un vantaggio economico derivante all’azionista dalla vendita delle azioni ad un prezzo superiore a quello da lui sborsato all’atto dell’acquisto; questo  avviene se è aumentato nel frattempo il valore dell’impresa, cioè se dalla data dell’acquisto è aumentato il prezzo delle azioni.
Può accadere che dividendi molto elevati non siano, di per sé, garanzia di buona salute in prospettiva dell’azienda: è il caso di dividendi resi possibili da un’insufficiente destinazione di risorse agli investimenti (o in alcuni casi limite addirittura alle manutenzioni) destinazione  necessaria perché l’azienda operi con successo sul mercato negli anni futuri. Questo tipo di gestione “miope” tende a prevalere quando il management è giudicato dagli azionisti solo sui risultati a breve per imprese quotate in borsa oggetto di partecipazioni del tipo “mordi e fuggi”, il cui azionariato non crede nella creazione di valore a medio e lungo termine.

Spesso le imprese più giovani pagano pay-out bassi perché debbono proseguire negli investimenti e contano di più sul capital gain, mentre imprese ormai consolidate (investimenti completati e ammortamenti fatti) si orientano su dividendi elevati e in genere danno luogo a modesti capital gain. In questo senso si usa dire che dividendi e capital gain sono in alternativa.

Si usa introdurre un indice, denominato pay-out ratio, definito come il rapporto tra l’entità dei dividendi distribuiti e il valore degli utili netti d’esercizio.

Gli ultimi anni hanno visto sui mercati occidentali una turbolenza tale che alcuni analisti hanno usato l’espressione “inferno degli utili”: prendendo a riferimento dodici dei titoli azionari maggiori di New York (distribuiti fra new economy  e old economy) è risultato:

 

 

Anno

Profitti annui globali
(miliardi $ USA)

Prezzo medio dell’azione
($ USA)

1999

71

33,7

2000

79

24,0

2001

39

49,2

Da: G. Turani, La Repubblica 23 aprile 2002

Per quanto si possa criticare la rappresentatività del campione, il paradosso rimane: i profitti sono caduti e il prezzo è salito. Anche stressando la circostanza che il volume degli acquisti è pilotato dalle aspettative di risalita delle quotazioni la sorpresa è del tutto giustificata.

 

DIVISIONI DI UN’AZIENDA

Con riferimento all’organizzazione di un’azienda si denominano divisioni le unità operative dotate di un buon livello di autonomia, caratterizzate o da una classe di funzioni o da una classe di prodotti loro affidati. L’autonomia attribuita a ciascuna divisione tipicamente riguarda obiettivi, ripartizione interna del budget, organizzazione interna, pur nel rispetto delle regole generali della “casa” cui ciascuna divisone riporta.

 

DOLLARO

Valuta degli Stati Uniti d’America che costituisce anche la valuta di riferimento per la finanza internazionale sia per le transazioni, sia per le riserve costituite da singoli paesi a sostegno della propria valuta locale. Il dollaro è anche la valuta di riferimento per le operazioni degli organismi internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI o WMF) e la Banca Mondiale (World Bank). Ne deriva che quando si parla di svalutazione di una valuta locale, salvo sia precisato diversamente, si intende rispetto al dollaro. Solo l’euro e la sterlina, della quale è in discussione l’adesione o meno all’euro, possono avere un rilievo confrontabile (solo lontanamente) con quello del dollaro.

 

DOMANDA

Disponibilità ad acquistare una certa quantità ad un certo prezzo: il consumatore sul mercato (domanda) cerca un bene attraverso un accordo con il produttore (o venditore) che esprime un’offerta (disponibilità a vendere una certa quantità ad un certo prezzo). Si chiama curva della domanda il legame tra quantità domandata e il prezzo che il consumatore è disponibile a pagare.

Il prezzo a cui si incontrano domanda e offerta si chiama prezzo di equilibrio.

Si definisce domanda aggregata  o domanda collettiva o domanda complessiva o domanda totale la somma delle domande individuali.

V. LEGGE DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA

 

DOMANDA DI MONETA

Si usa evidenziare tre ordini di motivi per i quali i soggetti economici decidono di detenere moneta:

  • motivo delle transazioni: far fronte alle prevedibili spese in un dato intervallo di tempo; in genere questa componente della domanda  di moneta cresce con il reddito;
  • motivo della precauzione: far fronte a spese imprevedibili; anche questa componente cresce con il reddito;
  • motivo della speculazione: disporre delle risorse che consentono operazioni di acquisto per successiva rivendita a prezzo maggiorato, per esempio di titoli obbligazionari; tanto più elevato è il tasso d’interesse tanto minore è la moneta detenuta per futura speculazione (quando il tasso d’interesse è alto non è il momento di speculare).

La domanda di moneta di ciascun soggetto sarà la somma dei tre addendi, mentre la domanda totale di moneta sarà pari alla somma delle domande espresse dai singoli soggetti economici.

La domanda di moneta è funzione dunque del tasso d’interesse e del livello di reddito con un andamento del tipo illustrato in figura dove I1< I2 < I3 .

 

Sul mercato di determina una condizione di equilibrio tra domanda ed offerta di moneta.

DOW JONES

 

Indice della borsa di New York

Una rappresentazione sintetica dell’andamento dell’indice Dow Jones dal 1962 ad oggi è data alla voce MACROTREND.

 

DUMPING

Nell’uso comune indica un comportamento distorsivo della libera concorrenza, consistente nella immissione sul mercato di prodotti a prezzi sottocosto allo scopo di mettere in difficoltà i competitori.

Etimologicamente il dumping indica la vendita di un surplus di produzione a clienti on abituali a prezzi molto inferiori rispetto a quelli praticati. In particolar indica la vendita all’estero a prezzi inferiori per conquistare nuovi mercati o per acquisire valuta. E’ evidente che se trattasi di operazioni in sé non remunerative, il consumatore che invece acquista a prezzi “normali” finanzia indebitamente l’operazione di dumping. Se poi nessuno paga a prezzo “normale” vuol dire che l’impresa è in questa fase in perdita, ma conta di rifarsi una volta sbaragliati i incorrenti, magari agendo in futuro da monopolista. Queste pratiche sono ovviamente illegali nella maggioranza dei paesi.

 

DUOPOLIO

Caso particolare di oligopolio con due soli operatori.

 

DUOPSONIO

Caso particolare di oligopsonio con due soli operatori.

E

 

ECONOMETRIA

Secondo  Oskar Lange l’econometria combina la teoria economica con la statistica economica e si sforza, mediante modelli matematici e statistici, di fornire espressioni quantitative dirette per le leggi della teoria economica.  Nella macroeconomia a partire da Keynes, sempre più frequentemente ci si è abituati a ragionare su sistemi di relazioni quantitative che legano tra loro grandezze economiche globali e che costituiscono le loro insieme i cosiddetti modelli economici.

I modelli econometrici ad esempio sono costruiti analiticamente in modo da permettere la formulazione di una previsione sull’andamento temporale delle variabili spiegate dal modello, variabili endogene secondo la teoria corrente, da contrapporsi alle variabili esogene che pur figurando esplicitamente nelle relazioni debbono considerarsi preassegnate ai fini delle previsioni.  Nel linguaggio delle scienze e della tecnologia più semplicemente si usano i termini variabili indipendenti per le variabili esogene (in quanto i loro valori sono dati, esternamente al modello) e variabili dipendenti per le variabili endogene che il modello si ripropone di calcolare.

La previsione delle reazioni di un certo sistema economico alle modificazioni operate nelle variabili strategiche di base costituisce un altro interessante campo di applicazione dei modelli econometrici.  Come esempio tipico prevedere le variazioni indotte nei consumi da un cambiamento nei prezzi o nei redditi, attraverso la stima econometrica dell’elasticità della domanda del consumatore.

 

ECONOMIA

L’economia studia i modi alternativi in cui vengono impiegate le risorse allo scopo di soddisfare i bisogni dell’individuo o di gruppi di individui; momenti chiave dell’attività economica dell’uomo sono la produzione, lo scambio e il consumo dei beni. Da questo punto di vista gli operatori economici si distinguono in produttori e consumatori. Gli accordi raggiunti tra operatori per lo scambio si definiscono transazioni; il mercato è il luogo dove si realizzano le transazioni. Ogni decisione economica è inevitabilmente una scelta tra due o più alternative (comprare o  non comprare, comprare un bene piuttosto che un altro comprare da un produttore piuttosto che da un altro; vendere o non vendere, vendere un bene piuttosto che un altro, vendere a un consumatore piuttosto che a un altro e così via).

La microeconomia studia i comportamenti di singole unità economiche (individui, imprese, proprietari di risorse), la macroeconomia si occupa di aggregati economici (un paese o un’area geografica studiandone ad esempio il prodotto lordo o il livello di occupazione).

L’economia politica studia le ricchezze atte a soddisfare i bisogni e la limitatezza di dette risorse.

La politica economica  si occupa della scelta degli strumenti appropriati per il raggiungimento di dati obiettivi e rappresenta pertanto l’aspetto applicativo dell’economia politica e dellìeconomia in genere.

 

ECONOMIA POLITICA

L’economia politica studia le ricchezze atte a soddisfare i bisogni e la limitatezza di dette risorse. Dallo squilibrio tra la dinamica dei bisogni e la limitatezza delle risorse deriva la necessità degli uomini di un impegno (si usava dire sacrificio, ma è termine fuorviante) per procurarseli, impegno che comprende anche quello mirato a minimizzare l’impegno stesso. Ne derivano due letture del significato dell’economia politica:

  • scienza delle ricchezze (cioè della loro produzione distribuzione e consumo)
  • studio della ripartizione dei mezzi disponibili tra più usi possibili (uso razionale del denaro e di qualsiasi risorsa limitata)

 

ECONOMIA DI MERCATO

v.  CAPITALISMO

 

ECONOMIA DI STATO

 

v.  CAPITALISMO

 

EFFICACIA

Capacità di conseguire i risultati prefissati, indipendentemente dal costo o dall’entità delle risorse impiegate per conseguirli.

V. EFFICIENZA

 

EFFICIENZA

Rapporto tra risultato ottenuto e risorse impiegate. E’ un concetto legato a quello di rendimento nel senso che l’efficienza è il rendimento delle risorse impiegate.

V. EFFICACIA

 

EFFICIENZA MARGINALE DEL CAPITALE

Espressione usata da Keynes per denominare il tasso interno di redditività di un investimento.

 

EFFETTI DI SOSTITUZIONE ED EFFETTI DI REDITO

La variazione del prezzo di un bene influenza il consumatore su due fronti:

  • modifica il reddito reale del consumatore in quanto gli consente, a parità di reddito monetario, di comprare più beni (effetto di reddito);

 

  • lo induce a sostituire i beni più convenienti al posto di quelli più costosi (effetto di sostituzione).

Vedi CURVA DELLA DOMANDA RICAVATA DALLE CURVE DI INDIFFERENZA
ELASTICITA’ RISPETTO AL REDDITO


  Lo stesso vale per gli Enti locali, dizione con la quale si comprendono Comuni e Province.

E’ importante sottolineare che la dizione comunemente usata “sistema decisionale” è impropria perché incompleta; la dizione più corretta è “sistema decisionale e operativo” in quanto è compresa l’attuazione delle decisioni.

In un’accezione diversa, per strategico si intende a medio lungo termine e per tattico a breve termine; spesso, ma non sempre, a lungo termine coincide con primario e breve termine coincide con secondario.

Non è stato inserito il termine di grado zero perché si suppone non ci sia generazione spontanea di elementi (non ci sia una sorgente esterna, cioè attiva anche se la popolazione è zero).

Per verificare che la logistica soddisfa l’equazione data basta osservare che
dq / dt   =   Q  . a1 . k e – a1. t    /   ( k e – a1. t   + 1 ) 2

  Per trovare il punto di flesso basta azzerare la derivata seconda   d2q / dt2   =
- Q  . a12 . k e – a1 . t  / ( k e – a1. t   + 1 ) 2  +  Q  . a12 . k e – a1 . t  /  ( k e – a1. t + 1 ) 3 = 0  ovvero  - 1    +    1  /  ( k e – a1. t + 1 )  =  0  cioè  ln ( k ) – a1 t  =  0  che dà  t  =  1/ a1 . ln (k).

 

Gli investimenti vanno, infatti, ad accrescere il patrimonio netto e quindi il tasso di autofinanziamento (cioè evitano o riducono il ricorso al credito); consentono inoltre di acquisire quelle capacità produttive e, in particolare tecnologiche che condizionano la competitività dell’impresa in prospettiva

Il legame tra quantità offerta e il prezzo che il produttore richiede per vendere quella quantità si chiama curva della offerta.

 

EFFETTO SCALA

L’effetto scala è una delle grandezze utilizzate per esprimere il rendimento di scala., cioè la risposta del sistema produttivo a un incremento della dimensione dell’azienda, più esattamente a un incremento nell’uso dei fattori di produzione. Dipende dall’andamento della funzione di produzione e quindi degli  isoquanti. Altre grandezze utilizzate per descrivere il rendimento di scala sono:

 

  • il fattore di scala;
  • il prodotto marginale dei fattori

 

  • il coefficiente tecnico di produzione.

 

EFP  Equivalent Full Power

 

Parametro utilizzato per esprimere la disponibilità di un impianto, tenendo anche conto del livello di prestazioni conseguito nel periodo di tempo preso in esame.

E’ facile comprendere, nel caso delle centrali elettriche, il significato del parametro EFPD (Equivalent Full Power Days) calcolato rapportando l’energia generata al livello di potenza di targa: si ottiene in tal modo il tempo (eventualmente espresso in giorni) che sarebbe stato necessario per generare quell’energia se l’impianto avesse funzionato sempre “a tavoletta” alla potenza nominale.


ELASTICITA’  

 

ELASTICITA’ RISPETTO AL PREZZO                                                             1.2.2             1.2.4

Variazione percentuale della variabile dipendente rapportata alla variazione percentuale della variabile indipendente. Ad esempio, dato un legame analitico tra la domanda di un bene qd e il prezzo di vendita p espresso dalla funzione   qd = qd (p)    risulta per l’elasticità della domanda rispetto al prezzo:
hd =  - d qd / qd   /   d p / p   ovvero hd  =   -  d qd  / d p  .  p / qd

Il segno meno deriva dalla circostanza che l’elasticità è definita positiva, mentre è negativa la derivata della quantità domandata rispetto al prezzo.  Si parla di domanda elastica se l’elasticità al prezzo è maggiore dell’unità, cioè la domanda risente molto di una variazione di prezzo, di domanda anelastica se l’elasticità al prezzo è minore dell’unità, cioè la quantità domandata varia poco con il prezzo. Si usa il termine isoelastica per indicare una domanda caratterizzata da elasticità unitaria.

Analogamente, ma senza il segno meno, in quanto la derivata è di per sé positiva, per l’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo hd qo / qo   /   d p / p        ovvero ho  =   d qo / d p  .  p / qo

Le definizioni sopra esposte si riferiscono al valore puntuale dell’elasticità. Se anziché usare le derivate si utilizzano i rapporti incrementali si ottiene l’elasticità arcuale in un dato intervallo di prezzo (p1, p2) :

h a   =   D q / q  /  D p / p    =   (q2  - q1) / (p2 – p1)  /  ( q2 + q1) / (p2  + p1)

Vediamo alcuni casi limite

h = ¥

  

 

 


La rigidità  r   è l’inverso della elasticità:    r  = 1 / h.

Si noti che il caso di prezzo non dipendente dalla quantità corrisponde in termini di curva della domanda ad elasticità infinita.

 

 

 

 


Vedi PUNTO DI COURNOT BENI SUCCEDANEI


 

ELASTICITA’ DELLA DOMANDA RISPETTO AL REDDITO

Ha interesse anche l’elasticità della domanda  (qd ) rispetto al reddito ( I ) :
 hI  =    d qd  / d I  .  I / qd

se hI  > 0 il bene è di tipo normale (detto anche superiore) cioè se cresce il reddito ne cresce la domanda;

se hI  = 0 il bene è insensibile al reddito;

se hI  < 0 il bene è di tipo inferiore cioè se cresce il reddito ne diminuisce la domanda.

Il concetto di elasticità della domanda rispetto al reddito può essere applicato ad un intero mercato, come a un consumatore individuale. In entrambi i casi si suppone che il prezzo di tutti i beni sia mantenuto costante. Nel caso di intero mercato ovviamente la domanda riguarda la quantità totale e il reddito riguarda il reddito totale.

 

Vedi   BENI INFERIORI E BENI SUPERIORI
CURVA DELLA DOMANDA RICAVATA DALLE CURVE DI INDIFFERENZA

 

ELASTICITA’ INCROCIATA DELLA DOMANDA

V. BENI SOSTITUTI

 

ELUSIONE FISCALE

Comportamenti dell’imprenditore (o del semplice contribuente, quale una famiglia) tendente a sfruttare quanto più possibile gli spazi legali esistenti per ridurre l’ammontare dovuto al fisco. A differenza dell’evasione non è penalmente perseguibile.

 

ENTI LOCALI

Una delle articolazioni, insieme con l’Unione Europea, lo Stato e le Regioni della pubblica autorità.

v. INTERVENTO PUBBLICO IN ECONOMIA  DECENTRAMENTO

 

EQUILIBRIO GENERALE DI UN SISTEMA ECONOMICO

La figura seguente espone un quadro di sintesi degli scambi che avvengono fra i due tipi principali di operatore economico (imprese e  famiglie ) nell’ipotesi di un equilibrio generale del sistema economico stesso.

 

 

 


Notare che i servizi comprendono sia il lavoro prestato che i prestiti effettuati dalle famiglie alle imprese e quindi che il reddito delle famiglie deriva sia da retribuzione del lavoro sia dall’interesse percepito sulle somme prestate). I pagamenti dalle famiglie alle imprese sono esborso dal punto di vista delle famiglie e ricavo dal punto di vista delle imprese. Nel modello proposto (che è semplificato e quindi non introduce tutte le grandezze definite alla voce macroeconomia) si adottano una serie di ipotesi semplificatrici:

  • tutta la produzione viene dalle imprese e tutti i fattori   vengono dai consumatori;
  • l’unica fonte di reddito per i consumatori è rappresentata dalla vendita alle imprese dei fattori in loro possesso;
  • il reddito è speso interamente nei prodotti venduti dalle imprese;
  • i coefficienti tecnici di produzione sono fissi.

L’equilibrio implica che il flusso monetario dalle imprese alle famiglie è uguale al flusso totale dei pagamenti dalle famiglie alle imprese.

Un sistema è in equilibrio generale quando i prezzi relativi e le quantità scambiate consentono, a tutti i soggetti economici, di effettuare gli scambi desiderati. Tra i fattori d’impedimento comunemente citati ricordiamo: l’inefficienza del sistema, la pubblicità, le mode .

Alcune teorie semplificate dell’equilibrio sono esposte alle voci TEORIA GENERALE DELL’EQUILIBRIO SEMPLIFICATA e ANALISI INPUT OUPUT. Nel seguito ci poniamo la questione più generale di quale sia il tasso di interesse i e il livello di reddito Y di un sistema economico. Keynes diede una risposta basata su due mercati: il mercato delle merci e il mercato della moneta.

 

EQUILIBRIO DEL MERCATO DELLE MERCI

L’equilibrio del mercato delle merci è dato dalla cosiddetta curva IS,

 

EQUILIBRIO DEL MERCATO DELLA MONETA

L’equilibrio del mercato della moneta è dato dalla curva LM.

Per farci un’idea di come cambiano il tasso di interesse e il livello di reddito osserviamo che la curva IS dedotta dall’equilibrio sul mercato delle merci mostra una dipendenza inversa tra reddito e tasso d’interesse; al contrario la curva LM dedotta dall’equilibrio del mercato della moneta mostra una dipendenza diretta tra il reddito e il tasso d’interesse.

 

La curva IS e la curva LM pongono condizioni di equilibrio e pertanto non descrivono comportamenti, né rappresentano ciò che accade, come è invece il caso della curva di  domanda e della curva dell’offerta.

 

Per i keynesiani la curva IS è poco elastica rispetto al saggio di interesse mentre al curva LM tende a diventare infinitamente elastica all’aumentare del saggio d’interesse (trappola di liquidità).

 

Per i neoclassici, invece, la curva IS determina il tasso di interesse mentre le variazioni del tasso d’interesse non influenzano la domanda di moneta.

 

EQUILIBRIO DEI DUE MERCATI DELLE MERCI E DELLA MONETA

 

Si possono determinare i  valori di equilibrio delle due variabili i e Y utilizzando le due condizioni di equilibrio in un unico diagramma denominato diagramma di Hicks.

I valori di Y e i mutano entrambi aggiustandosi in modo da assicurare gli equilibri simultanei dei due mercati. Consideriamo 5 casi tipici di non equilibrio per vedere come il sistema economico risponde a questo squilibrio tendendo ad eliminarlo.

1. Equilibrio LM
1.1 con investimento maggiore del risparmio
1.2 con investimento minore del risparmio.

2. Equilibrio IS
2.1 con domanda monetaria maggiore dell’offerta monetaria
2.2 con domanda monetaria minore dell’offerta monetaria

3. Non equilibrio LM e non equilibrio IS

 

Caso 1.1 Equilibrio LM con investimento maggiore del risparmio

 

E

 

. A

 
Partiamo dal punto A dove la domanda monetaria e l’offerta monetaria sono in equilibrio, ma l’investimento è maggiore del risparmio sul mercato delle merci. Nel punto A si ha un eccesso di offerta di merci che tende a far diminuire il livello di Y. La diminuzione di Y a sua volta spinge verso il basso i. Quindi le forze sul mercato tendono a spingere il sistema simultaneamente verso il basso e verso sinistra dal punto A verso il punto E.

 

Caso 1.2 Equilibrio LM con investimento minore del risparmio

E

 

. B

 
Partiamo dal punto B dove la domanda monetaria e l’offerta monetaria sono in equilibrio, ma l’investimento è minore del risparmio sul mercato delle merci. . Nel punto A si ha una carenza di offerta di merci che tende a far salire il livello di Y. L’aumento di Y a sua volta spinge verso l’alto i. Quindi le forze sul mercato tendono a spingere il sistema simultaneamente verso l’alto e verso destra dal punto B verso il punto E.

 

Caso 2.1 Equilibrio IS con domanda monetaria maggiore dell’offerta monetaria

C .

 

E

 
Partiamo dal punto C dove la domanda di merci e l’offerta di merci sono in equilibrio, ma il livello di reddito Y è maggiore di quello che occorrerebbe per portare in equilibrio il mercato della moneta. Nel punto C si ha una carenza di offerta di merci che tende a far salire il livello di i  mentre il reddito Y e l’offerta di merci diminuiscono. Quindi le forze sul mercato tendono a spingere il sistema simultaneamente verso l’alto e verso sinistra dal punto C verso il punto E.

 

 

Caso 2.2 Equilibrio IS con domanda monetaria minore dell’offerta monetaria

. D

 

E

 
Partiamo dal punto D dove la domanda di merci e l’offerta di merci sono in equilibrio, ma il livello di reddito Y è minore di quello che occorrerebbe per portare in equilibrio il mercato della moneta. Nel punto D si ha un eccesso di offerta di merci che tende a far scendere il livello di i  mentre il reddito Y e l’offerta di merci salgono. Quindi le forze sul mercato tendono a spingere il sistema simultaneamente verso il asso e verso destra dal punto D verso il punto E.

La configurazione 3 che vede il non equilibrio sia della curva LM sia della curva IS è una combinazione in sequenza dei casi precedentemente trattati.

 

SPOSTAMENTI NELL’EQUILIBRIO DEI DUE MERCATI

Con il diagramma IS LM si possono comprendere anche le variazioni delle grandezze principali del sistema economico (le cosiddette fondamentali) tra le quali:

  • la propensione al consumo;
  • la propensione al risparmio;
  • l’efficienza marginale del capitale;
  • la preferenza per la liquidità;
  • l’offerta di moneta.


Trasposizione della curva IS

Supponiamo che nel sistema economico la propensione al risparmio s aumenti; la curva IS si sposterà verso sinistra provocando una diminuzione di i e di Y. Conseguentemente si avrà una diminuzione del valore di equilibrio sia del reddito, sia del tasso d’interesse.

Supponiamo invece che nel sistema economico aumenti l’efficienza marginale del capitale e (influisce direttamente sugli investimenti aumentandoli); la curva IS si sposterà verso destra provocando un aumento di i e di Y. Conseguentemente si avrà un aumento del valore di equilibrio sia del reddito, sia del tasso d’interesse.

In definitiva per la teoria keynesiansa un aumento di s e una diminuzione di e provocano una diminuzione del tasso di interesse i e del livello di reddito Y

Trasposizione della curva LM

Supponiamo che nel sistema economico la preferenza per la liquidità aumenti; la curva LM si sposterà verso sinistra perché genera un eccesso della domanda sull’offerta di moneta provocando una diminuzione del reddito Y per riportare la domanda di moneta al livello iniziale. Conseguentemente alla diminuzione del valore di equilibrio del reddito, si avrà un aumento del tasso d’interesse.

 

Aumento di offerta di moneta

 

Variazione di prezzo

 

LEGGE DI WALRAS PER I MERCATI AGGREGATI

Si considerino tre grandezze principali:

  • consumi
  • investimenti
  • occupazione

e quattro mercati aggregati:

  • merci (domanda e offerta di tutte le merci prodotte) caratterizzato da un prezzo che è il livello generale dei prezzi;
  • moneta caratterizzato da un prezzo che è il tasso d’interesse della moneta
  • titoli di credito
  • lavoro caratterizzato da un prezzo che è il saggio di salario nel mercato del lavoro.

 

La legge di Walras (legge di Walras sui mercati) assicura che se ci sono quattro mercati e tre sono in equilibrio anche il quarto è in equilibrio. Assicura anche che se c’è disequilibrio allora almeno due mercati debbono essere in disequilibrio. Ad esempio, se c’è un eccesso di offerta in un mercato (potrebbe essere il caso di disoccupazione involontaria) allora ci deve essere altrove un eccesso “compensativo” di domanda (potrebbe essere un eccesso di domanda di merci). Questo risultato appare in conflitto con la conclusione dei Keynes che un eccesso di offerta di lavoro può essere un fattore stabilizzante e quindi una situazione persistente in un economia di libero mercato. 
Ogni soggetto economico si ripromette di disporre in un modo o nell’altro di tutto il reddito che intende ricevere dalla vendita di merci attività lavorativa risorse finanziare o quant’altro. Di conseguenza per ogni soggetto economico il volume totale dell’offerta pianificata deve essere uguale al volume totale della domanda pianificata. Se consideriamo il legame tra domanda aggregata di tutte le merci domandate da tutti i soggetti e il valore aggregato di tutte le merci fornite, questi debbono essere uguali. Ne consegue che se dovesse esserci un eccesso di domanda rispetto all’offerta per una merce, ci deve essere un corrispondente eccesso di offerta rispetto alla domanda (domanda in eccesso negativa) per almeno un'altra merce. Altrimenti non potrebbe essere più vero che sono uguali la domanda aggregata totale e l’offerta aggregata totale.
In altre parole, la somma della domanda in eccesso su tutti i mercati (inclusi gli addendi negativi) deve essere uguale a zero e questo vale indipendentemente dall’equilibrio di tutti i mercati.


 

EQUILIBRIO TRA DOMANDA E OFFERTA DI UN BENE

EQUILIBRIO DI BREVE PERIODO

 

Vedi PREZZO DI EQUILIBRIO

EQUILIBRIO DI LUNGO PERIODO

 

In un mercato soggetto a concorrenza, a causa dell’arco temporale preso in esame si deve considerare la possibilità che altre imprese entrino nel mercato (e che le imprese meno efficienti escano dal mercato).

La condizione teorica di equilibrio è quella in cui il prezzo tende al prezzo limite minimo cioè quello corrispondente al costo marginale di produzione (condizioni di utile zero). In questo senso si dice che sul mercato il prezzo di equilibrio di lungo periodo dipende dal costo di produzione.

In realtà giocano due fattori a limitare la possibilità che altre imprese entrino con successo sul mercato:

  • non è zero il tempo di ingresso di nuove imprese (debbono reperire capitali e tecnologia, nonché organizzare la produzione);
  • chi già occupa il mercato può introdurre innovazioni di processo o di prodotto) che rafforzano la sua posizione competitiva.

 

EQUILIBRIO DOMANDA OFFERTA DELLA MONETA

 

Per ogni valore del livello di reddito I si sul mercato di determina una condizione di equilibrio tra domanda ed offerta di moneta.
Il livello del tasso d’interesse è determinato dall’incontro tra domanda e offerta di moneta.

Se aumenta l’offerta di moneta il tasso d’interesse scende. L’effetto principale della caduta del tasso d’interesse è la riduzione degli investimenti con conseguente riduzione del reddito totale.

 La riduzione degli investimenti può causare anche una riduzione del livello dei consumi.

e l’Autorità monetaria sceglie di controllare l’offerta di moneta, fluttuazioni nella domanda di moneta danno luogo a fluttuazioni dei tassi di interesse.

 



Se l’Autorità monetaria sceglie di controllare i tassi d’interesse fluttuazioni nella domanda di moneta comporteranno che questa agisca sulla l’offerta di moneta, per mantenere il desiderato tasso d’interesse.

 

EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE

Vedi  PANIERE DEL CONSUMATORE

 

ESBORSO

ESBORSO DEL CONSUMATORE

 

L’esborso puntuale del consumatore è definito come il costo sostenuto (ovvero la spesa complessiva affrontata) dal consumatore per un acquisto e quindi è pari al prodotto della quantità acquistata per il prezzo corrisposto. Questa grandezza è d’interesse per la determinazione del surplus del consumatore.  Naturalmente il suo andamento dipende da quello della curva di domanda. Se il prezzo fosse costante, l’esborso sarebbe semplicemente proporzionale alla quantità acquistata.

Se la curva di domanda è tale che il prezzo della domanda scende molto velocemente con la quantità domandata si può arrivare al seguente apparente paradosso: si accetta una quantità maggiore di bene solo se la somma sborsata si riduce; vuol dire che dopo il punto di massimo aumentare ulteriormente la disponibilità di quel bene per il consumatore è un danno che vuole sia compensato da una riduzione di spesa.
Per eliminare l’anomalia dell’esborso decrescente occorrerà rallentare la caduta del prezzo con la quantità. Nell’esempio si è apportata la necessaria riduzione alla derivata negativa in modo che l’esborso continui a salire nel range di interesse. Naturalmente si sposta anche il punto di equilibrio.

Vediamo qualche caso analitico prendendo una curva di domanda di tipo potenza e usando la quantità come variabile indipendente: p = k q-a con a positivo altrimenti la funzione non è decrescente.
Calcoliamo l’elasticità h = - dq/dp p/q =  -( 1/ dp/dq) p/q =  ( 1/ (k a q-a-1) k q-a / q = 1/ a
L’esborso sarà    E = p(q) q =  k q1-a

Al concetto di esborso del consumatore è correlato quello di incasso del produttore. E’ evidente che in una transazione effettiva, e in particolare all’equilibrio, l’esborso del consumatore coincide con l’incasso reale del produttore (a parte le tasse). In altre condizioni occorre distinguere fra incasso reale e incasso potenziale.

Considerazioni analoghe possono essere formulate prendendo come variabile base il prezzo.

Si definisce punto di Cournot quel punto sulla curva di domanda in corrispondenza del quale l’esborso del consumatore in funzione del prezzo raggiunge il massimo. E’ facile verificare che in quel punto l’elasticità è uguale a 1.

Fissata una curva di domanda e quindi nota l’elasticità hD si può prevedere in ogni suo punto se un incremento del prezzo darà luogo a un incremento o a una diminuzione della somma spesa dai consumatori per l’acquisto del prodotto secondo la tabella seguente:

 

hD < 1
domanda anelastica

hD = 1

hD > 1
domanda elastica

Prezzo aumenta

Quantità diminuisce
relativamente poco.
Esborso aumenta

Quantità diminuisce
quanto il prezzo.
Esborso non varia

Quantità diminuisce
relativamente molto.
Esborso diminuisce

Prezzo diminuisce

Quantità aumenta
relativamente poco.
Esborso diminuisce

Quantità aumenta
quanto il prezzo.
Esborso non varia

Quantità aumenta
relativamente molto. Esborso aumenta

Nel confrontare questa tabella con i grafici precedenti si tenga presente che:

  • quando il prezzo aumenta la quantità diminuisce e viceversa;
  • a = 1/ h

ESBORSO DEL PRODUTTORE

 

Analoghe considerazioni possono essere formulate con riferimento al produttore nella sua funzione di acquirente dei fattori produttivi

 

ESPOSIZIONE DEBITORIA

L’esposizione debitoria è l’entità totale dei debiti di un’impresa. Al suo valore è legata l’entità degli oneri finanziari.

I limiti nell’esposizione debitoria.

 

ESPORTAZIONE

Vendita, sia come atto individuale che nell’esercizio del commercio, di merci capitali o servizi,  all’estero (cioè all’esterno del mercato allo studio).

 

ESTERNALITA’

DISECONOMIE ESTERNE

 

Danno economico indotto dalle attività di un’impresa all’esterno della stessa che l’impresa non assume a proprio carico. Se un’azienda per proprie esigenze di movimentazione materiali congestiona il traffico nelle strade limitrofe al suo stabilimento determina un danno economico che resta a carico della collettività (imprese o famiglie, in particolare).

ECONOMIE ESTERNE

 

Beneficio economico indotto dalle attività di un’impresa all’esterno della stessa per il quale  l’impresa non riceve contropartita. Se un’azienda per proprie esigenze forma del personale specializzato e questo con le normali leggi di mercato è a disposizione potenziale dell’intera area limitrofa all’insediamento dell’azienda determina un beneficio economico indiretto a favore della collettività (imprese o famiglie, in particolare). Analogamente si può dire per il cosiddetto indotto creato da un’azienda che con le proprie commesse fa crescere le capacità produttive e più in generale tecnologiche dei suoi fornitori; questi hanno il beneficio di rendere le competenze disponibili ad altri potenziali acquirente; non sempre il regime dei prezzi è tale da potersi sostenere che è correttamente contabilizzato questo tipo di beneficio per il subfornitore e per l’ambiente economico circostante.

 

ETICA IN ECONOMIA

 

ESTERO

 

Operatore economico che è esterno rispetto al mercato allo studio (mercato interno). Se il mercato è chiuso (caso limite concettuale) non esiste estero. Anche per un mercato totalmente globalizzato (altro caso limite concettuale) non esiste estero. I rapporti con l’estero sono riconducibili in prima approssimazione ai concetti di importazione ed esportazione. Per l’Italia i riferimenti per definire il mercato interno (e conseguentemente l’esterno) sono ovviamente il nostro territorio, ma anche, data l’unicità della moneta e tanti altri legami giuridici ed economici, l’Unione Europea. Non a caso l’Unione Europea chiama mercato interno quello corrispondente ai 15 paesi dell’Unione.

 

EUTOPICA (o sentiero di espansione)

Ripetendo la determinazione del punto di ottimo della produzione al variare del livello di spesa R (cioè al variare della retta di isocosto, ferma rimanendo la sua pendenza) è possibile ottenere dagli isoquanti di produzione un legame tra livello di spesa e livello di produzione. 

Il legame è espresso dai punti di tangenza in tal modo ottenuti, come mostrato in figura.  La curva descritta nel piano x , y (essendo x e y la quantità impiegata dei due fattori produttivi) al variare del livello di spesa R è denominata sentiero di espansione, o eutopica , e rappresenta per ciascun livello di spesa R, la migliore combinazione dei fattori possibile (il punto sul piano x, y ) e il corrispondente livello massimo di produzione possibile  L (il valore che si legge sulle linee di livello, cioè sugli isoquanti).

Dal punto di vista analitico, se nel sistema di tre equazioni, si considera come incognita anche R (quindi  una  quarta  incognita  rispetto  a  x, y  ed L,  allora  la  soluzione sarà espressa  da una funzione del tipo  L = L ( R ) . In altri termini si tratta di risovere l’equazione
L / x : px   =   L / y : py

E’ tradizionale l’analisi della eutopica con riferimento ai due fattori produttivi capitale e lavoro.
Con riferimento alla figura, l’eutopica mostra concavità verso l’alto (derivata seconda positiva); in tal caso si parla di produzione capital intensive (o using) per indicare che un’espansione della produzione richiede prevalentemente un ricorso al fattore produttivo capitale.

Più in generale, l’eutopica può assumere tre aspetti: rapporto dei fattori costante, rapporto dei fattori “labour intensive” e rapporto dei fattori “capital intensive”.

Il caso di rapporto dei fattori costante corrisponde alla funzione di produzione di Cobb-Douglas.

EURO


Nome della moneta unica europea introdotta a far data dal 1 gennaio 1999. In una prima fase …
Attualmente fanno parte dell’euro ……

COMPLETARE

Si sottolinea come in questo modello manchino tra gli operatori economici  il settore pubblico e l’estero

Questo implica che non si considerano beni intermedi.

Si potrebbe osservare che pubblicità e moda anche se forzanti hanno comunque per effetto una domanda desiderata dal consumatore e quindi non sono un impedimento al conseguimento dell’equilibrio, ma una sua determinante.

Si può infatti immaginare che se ci sono margini di profitto (il ricavo è maggiore del costo) possono entrare sul mercato altre imprese che si accontentano di margini minori e prendono il posto di quelle preesistenti.

L’aggettivo puntuale sta a  indicare che si considera la funzione esborso in corrispondenza ad un dato valore della variabile indipendente (in questo caso tipicamente la sua quantità) e non il valore medio in un dato intervallo di detta variabile indipendente. Analoghe distinzioni tra valore puntuale e valore medio si introducono per l’elasticità.

 

EVASIONE FISCALE

Comportamento illecito dell’imprenditore che non dichiara (e tantomeno versa) al fisco quanto dovuto in base alle norme vigenti.  A differenza dell’elusione è penalmente perseguibile.

Evasione parziale è il comportamento di chi sottostima deliberatamente il proprio reddito, eliminando alcune voci di reddito o dichiarando importi inferiori. Evasione totale è il comportamento di chi non dichiara redditi che pur percepisce.

Va sotto il nome di “sommerso” quella parte di attività economica, che non emerge a fini fiscali o comunque che non è formalizzata sul piano autorizzativo ed amministrativo in genere. Rientrano ad esempio in questa categoria le retribuzioni versate “in nero”; in questo caso l’evasione è non solo fiscale, ma anche contributiva (cioè previdenziale ed assicurativa).

 


 

F

 

FABBISOGNO DI CASSA

COMPLETARE

 

FALLIMENTO

Situazione di impossibilità da parte dell’impresa a far fronte agli impegni, talmente grave da comportare l’interruzione traumatica della sua attività. Si pongono le problematiche della liquidazione, cioè della gestione temporanea di debiti e crediti (più in generale di attività e passività) mirata restituire, almeno in parte, quanto spetta ai creditori. In questi casi un’azione di sorveglianza è esercitata dal Tribunale che può nominare un amministratore straordinario, detto curatore fallimentare, il cui obiettivo primario è soddisfare al meglio i diritti dei creditori.

 

FALSO IN BILANCIO

Reato commesso da chi amministra una Società e rappresenta dolosamente in bilancio dati diversi dal vero. La previsione di tale reato è mirata alla difesa, sia dei soci di minoranza (che non partecipano alla gestione), sia dei soggetti esterni (per esempio clienti, fornitori o potenziali acquirenti di quote societarie in particolare attraverso azioni quotate in borsa).

E’ oggetto di polemica la circostanza che sono state recentemente (2002) ridimensionate in Italia le fattispecie e le sanzioni n caso di falso in bilancio mentre si preparano negli USA (e forse in Francia) inasprimenti dopo gli scandali generati da scorrettezze commesse da grandi società quotate in borsa.

 

FAME NEL MONDO

Tragico esempio del dilemma di fondo tra intervento di emergenza (limitare e se possibile arrestare il genocidio di popoli al di sotto del limite di sopravvivenza alimentare) e intervento strutturale (creare le condizioni per lo sviluppo); questa scelta (o almeno un dosaggio accettabile) dovuta alla scarsità di risorse finanziarie e logistiche non a scarsità oggettiva di alimenti è tragica e mostra i limiti della nostra civiltà.

Gli aiuti ai PVS sono doverosi, ma non si può nemmeno fingere di ignorare che detti aiuti nei paesi di destinazione (per scelte criticabili, ma molto frequenti della loro classe dirigente) hanno alimentato la corruzione e la corsa agli armamenti, mentre nei paesi di provenienza hanno a volte visto la scorrettezza, fino al limite dell’illegalità, nella scelta dei contenuti e dei soggetti erogatori degli aiuti, per non parlare di frequente insipienza su usi e costumi dei destinatari, e di inadeguatezze logistiche e organizzative che hanno portato a sprechi di risorse di vaste proporzioni.

Tra gli organismi che tentano di combattere la fame nei PVS il più impegnato è la FAO. Più in generale la possibilità di commercio di derrate alimentari, anche nei suoi risvolti legati alla fame nel mondo, è fra i temi di competenza del WTO.

L’attuale fase di globalizzazione se, da una parte, con la specializzazione delle funzioni può esaltare gli handicap dei paesi poveri, dall’altra, con l’eliminazione delle barriere al commercio mondiale, crea opportunità di sviluppo che potrebbero avviare a soluzione questo tragico problema.

CANCELLAZIONE DEL DEBITO

 

FAMIGLIA

Operatore economico in genere collettivo (anche se cresce nelle società occidentali la tendenza a vivere da soli - i single -) che costituisce un aggregato di produzione di reddito e di consumo e quindi ha un uso comune di risorse, tipico esempio l’abitazione. Il concetto è di rilevo per la comprensione di fenomeni quali: le logiche di investimento (per esempio abitazione e auto) di consumo (per esempio alimentari) e di risparmio, oltre che dal punto di vista delle statistiche economiche, con riferimento particolare al censimento.

Si usa dire che mentre l’impresa massimizza il profitto, la famiglia massimizza il consumo, quest’ultima affermazione è vera se si tiene conto del risparmio considerato come una potenzialità di consumo differito.

Con riferimento alle famiglie si usa la distinzione tradizionale tra lavoratori (traggono il reddito  dal loro lavoro) e capitalisti traggono il reddito dal capitale). Ai fini della possibilità di consumo delle famiglie occorre considerare il reddito monetario che indica la totale disponibilità per i consumi.

 

FAO   Food and Agricolture  Organization

Organizzazione delle Nazioni Unite, con sede a Roma, che si occupa dei problemi del cibo e dell’agricoltura con riferimento particolare alla fame nel mondo.

 

FATTORE DI SCALA

Ricordiamo che L = L(x,y) è la funzione di produzione, dalla quale si possono ricavare gli isoquanti di produzione. Il fattore di scala è una delle grandezze utilizzate per esprimere il rendimento di scala. In formule, il fattore di scala Fx legato all’uso di un fattore la cui quantità indichiamo con x è fornito dalla derivata parziale rispetto a x del livello di produzione L, moltiplicata per il rapporto x/L in modo da far riferimento alle rispettive variazioni percentuali: Fx  = ∂L / ∂x   x/L .

Il fattore di scala si dice favorevole se Fx >1 (cioè se l’aumento di un punto percentuale della quantità impiegata del fattore di produzione x dà luogo a un aumento superiore a 1<% della quantità di prodotto), sfavorevole se Fx < 1. Un’espressione equivalente è quella di effetto scala (riconducibile al fattore di scala – 1), utilizzando la quale si parla di effetto scala positivo in corrispondenza a fattore di scala maggiore di 1 e di effetto scala negativo corrispondentemente a fattore di scala minire di 1.

Altre grandezze connesse con il fattore di scala sono il prodotto marginale dei fattori e il coefficiente tecnico di produzione e, infine, l’effetto scala.

 

FATTORI PRODUTTIVI

 

Risorse di cui dispone l’imprenditore per realizzare la propria attività. Sono anche denominati “input”. Nell’approccio classico le risorse caratteristiche dell’impresa sono capitale e lavoro. Si è in seguito sottolineata l’importanza della capacità imprenditoriale e successivamente anche il rilievo delle conoscenze necessarie per realizzare gli obiettivi imprenditoriali.

Appunto le conoscenze e in particolare la capacità di utilizzare al meglio i fattori produttivi sono espressione della tecnologia dell’impresa che, a sua volta può essere ritenuta una risorsa. A queste circostanze fanno riferimento dizioni quali capitale umano (è espressione poco felice, ma evidenzia bene l’importanza per l’impresa delle conoscenze che sono presenti in chi lavora nell’impresa stessa). E’ pur vero che, disponendo del capitale necessario, le conoscenze si possono acquisire, ma la loro disponibilità non è né infinita né immediata e comunque vanno difese e rinnovate.

Un approfondimento a parte meritano le materie prime soprattutto per le imprese di trasformazione: in prima approssimazione si può considerare siano semplicemente acquisibili facendo ricorso al capitale, ma non sempre sono disponibili senza vincoli (si pensi alla disponibilità di petrolio in situazioni di cartello) e spesso occorrono particolari accortezze per accedere alle materie prime a condizioni accettabili per l‘impresa.

Generalizzando il concetto di materia prima si può comprendere l’interpretazione dell’ambiente come risorsa preziosa e non rinnovabile: In una visione tradizionale, ma assolutamente riduttiva, risorse come l’acqua erano ritenute gratuite e in determinate località disponibili in quantità infinita: sappiamo bene che non è così.

Si usa distinguere i fattori produttivi fissi (disponibili in quantità costante nel periodo in esame) da quelli variabili (nel periodo in esame è possibile variarne a costi ragionevoli la quantità); corrispondentemente si definiscono i costi fissi e i costi variabili..

 

FEED-BACK

Retroazione (cioè utilizzo di parte del segnale di uscita) utilizzata per controllare un sistema.

 

FEDERALISMO

Un passaggio ulteriore nella direzione di attribuire rilevo prevalente alla realtà regionale (decentramento) è quello di adottare il federalismo cioè di considerare lo Stato come una realtà non dotata di propria individualità primaria, ma risultante di un atto associativo tra le Regioni, in analogia con il modello adottato in altri paesi, quali gli USA. Si è soliti osservare al riguardo che la storia ha visto finora soggetti originariamente distinti associarsi in un’entità integrata, attraverso un patto (in latino foedus donde il nome); non si sono viceversa verificati casi di uno stato nazionale unico che si frammenta in una molteplicità, ancorché ricollegata (meno strettamente) dal meccanismo federale.

 

FESCO

FESCO Forum of European Securities Commissions

Associazione costituita nel 1998, cui aderiscono le Autorità di controllo dei mercati mobiliari dei 17 paesi dello Spazio Economico Europeo


Fescopol

Gruppo di coordinamento istituito dal Fesco per lo scambio di informazioni e la vigilanza sulle attività di intermediazione mobiliare; riunisce i responsabili della vigilanza di ciascuna Autorità aderente al Fesco.

FINE DELL’IMPRESA

La teoria base è che fine dell’impresa sia la massimizzazione del profitto o meglio del profitto atteso nel medio termine. Si sostiene però che più esattamente il fine di chi gestisce un’impresa è massimizzare la propria utilità, funzione sia dei profitti sia di altre grandezze quali la soddisfazione per il tempo libero e i relativi interessi, l’immagine che l’imprenditore vuole proiettare di sé (utile componente della società, individuo di successo, attento alle questioni sociali) e simili obiettivi non economici in senso stretto . Hanno peso anche aspetti economici diversi dalla massimizzazione del profitto pur proiettato su di un arco temporale sufficientemente lungo: un esempio è il mantenimento di quote di mercato: lo si può leggere come un elemento che tende a far durare il profitto, ma riveste alcuni aspetti di capacità decisionale dell’azienda che vanno aldilà della massimizzazione del profitto. Oggi si tende a formulare questi concetti con l’espressione “creare valore per gli azionisti”. Una delle forme più dirette  e concrete di creare valori per gli azionisti è quella di far aumentare il valore delle azioni in modo da generare la possibilità di guadagni sul capitale (capital gain).

Se si vuole approfondire il fine dell’impresa nel caso delle grandi aziende occorre innanzitutto tenere presente  che le decisioni le prendono non un singolo imprenditore (figura che non esiste in quelle aziende) ma un insieme di dirigenti di diverso livello con vario potere decisionale. Più in generale si deve dunque tener presente che il controllo dell’impresa (i dirigenti) non coincide necessariamente con la proprietà (gli azionisti).  Il ruolo competitivo e gli interessi divergenti dei dirigenti possono dar luogo per esempio a conflitti interni all'azienda fra singoli o fra divisioni della stessa.

Secondo la visione di Herbert Simon (premio Nobel per l’economia) l’impresa tende a realizzare non un profitto massimo, ma un profitto soddisfacente cioè al di sopra di un livello prefissato come accettabile: essendo difficile e poco realistico per la complessità delle variabili e dei fenomeni in gioco la ricerca del massimo si procede a una verifica che il risultato sia accettabile in quanto superiore al minimo prefissato. Naturalmente il problema si sposta verso quello di definire quale debba essere il profitto minimo accettabile e soprattutto come questo vari al variare delle condizioni al contorno

A parere di William Baumol l’impresa cerca di massimizzare le vendite totali più che i propri profitti, sia perché molti analisti concentrano l’attenzione sulle quote di mercato sia perché le retribuzioni dei dirigenti sono correlate più spesso all’andamento delle vendite che a quello dei profitti; in tale situazione l’esistenza di un profitto diventa un vincolo alla dinamica delle vendite.

Secondo John Kennet Galbraith la grande impresa è condizionata dalla tecnostruttura (composta non solo dai massimi dirigenti, ma anche dai tecnici di alto livello) che ha come fine la propria sopravvivenza ed autonomia: ne deriva la scelta di privilegiare la programmazione e la stabilità evitando il rischio e di perseguire crescita e innovazione tecnologica.

 

FLESSIBILIZZAZIONE

Elevata dinamica dei mercati Costi fissi costi variabili Outsourcing Lean production. Rete Globalizzazione.

La sopravvivenza delle imprese impone loro di disfarsi della proprietà: venduto immobili, ridotto scorte, noleggiato attrezzature produttive, terziarizzato proprie attività.

Forse invece di parlare di produttori e consumatori dovremmo parlare più propriamente di fornitori ed utenti (meglio ancora clienti). Tra produttori non più semplici transazioni, ma accordi strategici per mettere in comune risorse.

 

FISCO

 

(Vedi ONERI FISCALI)

 

FIFO (First In First Out)

Modalità di contabilizzazione delle materie prime e dei lavorati provenienti dal magazzino, nell’ipotesi che si tratti di lotti approvvigionati in tempi diversi e a costi diversi, ma con caratteristiche  equivalenti.. A differenza del sistema LIFO si contabilizzano, per determinare i costi del prodotto finito, i costi dei semilavorati corrispondenti ai più vecchi ingressi in magazzino. Ne risulta che la rappresentazione del magazzino è realistica (rimangono da contabilizzare i prodotti che sono di più recente acquisto), mentre può essere irrealistica (datata) la rappresentazione dei costi del prodotto finito. La scelta fra i due metodi è rilevante in presenza di elevata dinamica dei costi delle materie prime o dei semilavorati.

 

FITTING

Indica l’operazione di approssimazione di una tabella di dati numerici per esempio determinati sperimentalmente mediante un’espressione analitica scelta in modo da rappresentare adeguatamente la tabella data. Il termine fitting (adattamento.) sottolinea la circostanza che occorre scegliere i valori dei parametri presenti nell’espressione analitica, in modo che la funzione riproduca (o, come si usa dire, “ribatta”) quanto meglio possibile i dati sperimentali. Per esempio determinare la retta che meglio approssima una tabella di punti (xi, yi) è un’operazione di fitting. Base teorica e strumenti di calcolo per il fitting con il metodo dei minimi quadrati sono forniti nella sezione TOOLS.

 

FLUSSI DI CASSA

Nella valutazione di un progetto d’investimento, valori del saldo fra ricavi e costi al netto delle imposte determinatisi nel corso dell’anno corrente k-esimo. Tali valori sono denominati flussi di cassa correnti o flussi di cassa non attualizzati, comunemente indicato con fk.
Si indica con il termine flussi di cassa attualizzati i valori  fk* che si ottengono dai valori non attualizzati   fk mediante l’espressione f*k   =  fk   / (1 + iA) k   dove iA  è il   tasso di attualizzazione  .

 

FLUSSO

Si intende per flusso il movimento di un insieme di oggetti o di valori determinato da un insieme di operazioni o di decisioni aventi la stessa direzione. Questa definizione può applicarsi alla movimentazione dei materiali in lavorazione in un’officina (material flow) come ai movimenti di danaro (capital flow) come alla sequenza delle operazioni in una procedura di calcolo (descritta da un diagramma di flusso). Il termine è spesso usato in antitesi con il termine stock che indica la quantità di un oggetto o di valori detenuta da un dato soggetto. Evidentemente variazioni di flusso determinano variazioni di stock. Lo stock è definito con riferimento a una data indicata, mentre il flusso ha senso solo se riferito a un intervallo di tempo. Dal punto di vista del bilancio lo stato patrimoniale fotografa lo stock, mentre il conto economico fotografa il flusso.

E’ immediata l’analogia idraulica: lo stock è la quantità di fluido detenuta in un bacino mentre il flusso è legato alla portata del fluido (in entrata o in uscita) attraverso un condotto collegato al bacino.

Tipico esempio i flussi di cassa.

 

FMI  FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Il fondo Monetario Internazionale (FMI in italiano e IMF, International Monetary Fund in inglese) è una struttura di collaborazione finanziaria tra paesi  finalizzata Alla Stabilizzazione dei tassi di cambio, la riduzione dei controlli sui cambi e i prestiti a paesi in temporanea difficoltà in particolare per quanto riguarda la bilancia dei pagamenti.  Il suo funzionamento è reso possibile dai versamenti in oro e valuta effettuati dai paesi membri a garanzia di una sorta di moneta artificiale: i diritti speciali di prelievo DSP (in inglese SDR Special Drawing Rights). Ad ogni paese l’FMI destina una massa di DSP in funzione della sua dimensione economica: i DSP possono essere usati per avere prestiti o per acquistare valuta straniera.

L’attuale ammontare dei DSP supera i 25 miliardi di dollari e non mancano le polemiche su come queste risorse vengono utilizzate, polemiche accentuate in questa fase di globalizzazione. Esempi di recenti polemiche sono le condizioni poste dall’FMI all’Argentina per concedere l’accesso alle risorse FMI allo scopo di superare l’attuale drammatica crisi economica o la logica con la quale le risorse FMI sono messe a disposizione dei PVS per progetti di sviluppo realistici ed efficienti. Su quest’ultimo punto si moltiplicano le proposte su come garantire l’equilibrio di poteri tra chi destina risorse e chi le usa e soprattutto sulle modalità di decisione di quali progetti vadano finanziati e con quali garanzie sull’effettiva destinazione delle risorse.

Sicuramente nel complesso l’FMI ha giocato un ruolo importante per ridurre ampiezza e conseguenze di crisi finanziarie internazionali; probabilmente alcuni aspetti del suo funzionamento vanno rivisti, ma non è condivisibile la tesi di alcune componenti del mondo no global che l’FMI sia piuttosto una causa di guasti che uno strumento di prevenzione e terapia.

 

FONDAMENTALI

Le condizioni di base dell’economia reale e finanziaria di un paese sono rappresentate da grandezze (dette appunto grandezze fondamentali o semplicemente fondamentali) quali:

  • il prodotto interno lordo
  • le importazioni e le esportazioni
  • i prezzi
  • il deficit del bilancio pubblico
  • l’ammontare del debito statale
  • i tassi di interesse
  • il livello di disoccupazione

Per descrivere le condizioni dell’economia sono soprattutto di interesse gli andamenti  nel tempo di tali grandezze

Con il diagramma IS LM si possono comprendere anche le variazioni dei fondamentali e alcuni rapporti mutui tra di loro.

 

FONDI

Dal punto di vista del bilancio i fondi fanno parte delle provenienze (o fonti) cioè delle passività dello stato patrimoniale. In genere costruiscono l’accumulatore delle quote pregresse (che sono registrate invece, per quanto riguarda ciascun esercizio, nel rispettivo conto economico).
-     fondi di ammortamento

  • fondo di svalutazione (serve a compensare l’incertezza su voci la cui consistenza potrebbe essere inferiore a quella nominale inserita tra le attività)
  • fondo rinnovamento impianti (si differenzia dal fondo di ammortamento perché ha l’obiettivo di consentire non il semplice rimpiazzo, ma un miglioramento degli impianti)

 

FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO

Patrimonio autonomo, suddiviso in quote, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte da una società di gestione del risparmio (art. 1, comma 1, lett. j), Tuf).

Fondo comune di investimento aperto
Fondo comune di investimento i cui partecipanti hanno diritto di chiedere, in qualsiasi tempo, il rimborso delle quote (art. 1, comma 1, lett. k), Tuf).

Fondo comune di investimento chiuso
Fondo comune di investimento in cui il diritto al rimborso delle quote viene riconosciuto ai partecipanti solo a scadenze predeterminate (art. 1, comma 1, lett. l), Tuf).

Fondi avvoltoio

Fondi comuni ad alto rischio sul mercato interazionale
v. VULTURE FUNDS

 

FONDO DI AMMORTAMENTO

Valore cumulativo delle quote di ammortamento annue.

E’ registrato in bilancio nello stato patrimoniale.

 

FONDO NAZIONALE DI GARANZIA

Istituzione avente lo scopo di tutelare i crediti vantati dalla clientela nei confronti dei soggetti autorizzati allo svolgimento dell'attività di intermediazione mobiliare (V. Sistemi di indennizzo). Interviene in caso di procedura concorsuale a carico di detti soggetti, rimborsando alla clientela una parte dei crediti accertati dalla procedura (art. 62, Tuf).


FONDI PENSIONE

 

Forme di previdenza che si prefiggono l'erogazione di prestazioni assicurativo-previdenziali aventi natura integrativa o sostitutiva del trattamento pensionistico pubblico.

Fondi pensione aperti
Fondi a cui possono aderire tutti coloro per i quali non operino o non sussistano le fonti istitutive di cui all'art. 3 del d.lgs. 124/1993. Possono essere istituiti da banche, Sim, società di gestione del risparmio, imprese assicurative.

Fondi pensione negoziali
Noti anche come fondi pensione "chiusi", sono fondi istituiti, ai sensi dell'art. 3 del d.lgs. 124/1993, da contratti o accordi collettivi promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro; da accordi fra lavoratori, fra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti promossi dai loro sindacati o associazioni di rilievo almeno regionale; da regolamenti di enti o aziende i cui rapporti di lavoro non sono disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali; da accordi fra soci di cooperative di produzione e lavoro, promossi da associazioni nazionali di rappresentanza.

FONTI

E’ la denominazione della colonna passività dello stato patrimoniale dove sono ordinate per provenienza le diverse tipologie di risorse finanziarie di cui dispone l’impresa.. E’ usato come sinonimo di fonti il termine provenienze.

 

FORME DI IMPRESA

Individuali

 

Societarie

Società di persone

 

Società di capitali

 

FORMULAZIONE DELLE LEGGI

Poiché con il termine legge, sia legge fisica, sia legge economica o di qualunque altra scienza, si intende un certo legame che è stato verificato esistere tra le grandezze che descrivono un certo tipo di fenomeni si pone la questione della modalità con la quale detto legame sia formulato.

Prendiamo come esempio la legge del prodotto marginale decrescente: il prodotto che si ricava da una data combinazione produttiva, quando si aumenta oltre un certo limite l’impiego di un fattore, tenendo costanti le quantità degli altri fattori, è meno che proporzionale all’aumentare del fattore variabile. Questa è la formulazione verbale del linguaggio comune.

Il ricorso al linguaggio della matematica, che è un linguaggio sintetico molto più elaborato del linguaggio ordinario e ha caratteristiche peculiari di chiarezza e univocità, diviene pressoché indispensabile quando si vogliano seguire fenomeni dipendenti da più variabili legate l’una all’altra.

In termini matematici la legge della prodotto marginale decrescente si può formulare dicendo che la dipendenza del livello di produzione L dalla quantità impiegata del fattore x produttivo è espressa da una curva L(x) del tipo rappresentato in figura.

Il corrispondente prodotto marginale p = dL / dx è anch’esso rappresentato in figura ed è immediato vedere che il prodotto marginale che inizialmente è crescente all’aumentare di x diventa invece decrescente con x, per x maggiore di 2

Realizzando questo grafico abbiamo quantificato il fenomeno, abbiamo cioè messo in relazione matematica quantitativa le grandezze che descrivono il fenomeno, avendo introdotto delle unità di misura che ci consentono di esprimere le quantità in gioco in termini numerici.

Alla rappresentazione grafica è equivalente una rappresentazione analitica; le curve in figura si possono esprimere come:
L(x)  =  0,6 . x2 – 0,1 . x3               p(x)  =  dL / dx  =  1,2 x – 0,3 . x2

Una rappresentazione di questo tipo si dice continua in quanto ad ogni valore comunque scelto della variabile indipendente x è possibile associare un valore della variabile dipendente L.

Sono molto spesso usate formulazioni dette numeriche (o digitali, dall’inglese digit: cifra) che consistono nella compilazione di opportune tabelle che legano la variabile dipendente alla variabile indipendente. Per compilare la tabella dobbiamo scegliere un passo (o step, o griglia, o mesh di integrazione) inteso come la distanza tra due valori contigui della variabile indipendente nella tabella, distanza che nella rappresentazione grafica per punti corrisponde alla distanza fra due punti contigui sull’asse delle x (variabile indipendente).

 

Questa formulazione è detta discreta (in contrapposizione a continua) per indicare che i valori della variabile dipendente sono noti solo in corrispondenza a certi valori della variabile indipendente. Per passare ad una rappresentazione discreta ad una continua si può usare la tecnica del fitting. Mentre il passaggio contrario (da analitica a discreta) è semplicemente una tabulazione di valori.

 

Legge della produttività decrescente espressa in forma tabellare

 

E’ anche importante notare che la precisione dei dati ottenibile è limitata dal numero di cifre decimali riportate nella rappresentazione numerica discreta di partenza.

 

FORZA LAVORO

Parte della popolazione occupata o disposta ad occuparsi che non ci riesce (inoccupati). E’ denominata anche popolazione attiva non comprende ad esempio i bambini, gli anziani che hanno deciso di non lavorare più le donne che hanno deciso di fare solo le casalinghe..

 

FRINGE BENEFITS

I fringe benefits, sono quei benefici legati alla posizione di dipendente, ma che non entrano nella retribuzione monetaria in senso stretto; tipici esempi l’auto aziendale, il cellulare aziendale, l’assicurazione medica integrativa. La tendenza in tutti i paesi è quella di considerare questi benefici come parte integrante della retribuzione e tassarli di conseguenza. In un certo senso la stock option fa parte dei fringe benefits.

 

FUNZIONI DELL’IMPRESA

Per realizzare i propri obiettivi l’impresa dovrà svolgere delle attività più o meno specializzate a seconda delle caratteristiche dell’impresa stessa: comprare le materie prime, fabbricare i prodotti, vendere i prodotti, amministrare i dipendenti, pagare le tasse sono esempi banali di attività che l’impresa deve svolgere. Nell’analogia con gli organismi viventi, respirare, alimentarsi, digerire, spostarsi sono funzioni che caratterizzano la vita di un organismo. Si definisce funzione un insieme di attività omogenee e/o fortemente collegate fra loro.

Si usa distinguere funzioni principali (o primarie) relative direttamente all’acquisizione delle risorse e alla loro trasformazione (funzioni tecniche, commerciali, finanziarie, …) da funzioni di supporto, relative al sostegno necessario perché funzionino bene le funzioni primarie (contabilità del personale, amministrazione, …).

La denominazione di funzione caratteristica distinta da funzione extra caratteristica è del tutto equivalente al concetto di gestione caratteristica e gestione extra caratteristica.
Quando le funzioni sono numerose occorre un’attività dedicata al loro coordinamento e al loro controllo.

V. STRUTTURA DELL’IMPRESA


FUNZIONE DI PRODUZIONE

 

Funzione che esprime il livello di produzione L (quantità di prodotto) al variare della quantità impiegata di ciascuno dei fattori produttivi  L =  F (x1, x2 ,…,  xn). 
Nell’ipotizzare tale legame si assume che:

  • i fattori variabili sono sostituibili;
  • la quantità prodotta aumenta se viene aumentato l’impiego di un fattore e la quantità dell’altro rimane costante;
  • la quantità prodotta aumenta se viene aumentato l’impiego di entrambi i fattori.

La funzione di produzione è legata alla tecnologia disponibile nel sistema economico in esame: in genere tanto più è avanzata la tecnologia tanto minore è il ricorso ai fattori produttivi a parità di livello di produzione; questa regola generale ha però un’importante eccezione nel senso che una tecnologia avanzata spesso richiede una quantità elevata dello speciale fattore produttivo che è il capitale, proprio per realizzare i sofisticati impianti necessari per una tecnologia avanzata.

La funzione di produzione  L =  F (x , y)nel sistema cartesiano tridimensionale (x, y, L) indica una superficie rappresentativa della quantità di prodotto ottenuta per ogni coppia di punti del piano x, y . Gli isoquanti di produzione rappresentano le sezioni della superficie della produzione con un piano L = k (parallelo al piano x, y) al variare del valore della costante k .

La superficie risulterà concava (tipo vela vista da dove soffia il vento) e avvolgente l’osservatore posto sotto di essa. Il fatto che la superficie sia avvolgente corrisponde alla circostanza che le proiezioni sul piano x,y danno luogo a curve tanto più lontane dall’origine quanto più è elevato il valore di L.
 


 

Quantità del fattore y

 

Quantità del fattore x

 
 

Livello di produzione L

  

   CLICCARE sull’icona per osservare il grafico da diversi punti di vista

Dalla funzione di produzione si può valutare il rendimento di scala e in particolare si possono ricavare i fattori di scala che indicano come varia il livello di produzione al variare della quantità impiegata di un dato fattore.

Un caso particolare di funzione di produzione è la funzione di Cobb Douglas.
Vedi anche RETTA DI ISOCOSTO

 

Alcuni sostengono la tesi che a voler essere molto realistici anche questi valori sono mossi da obiettivi di carattere economico differiti o indiretti.

E’ evidente che “adeguatamente” deve intendersi rispetto alle esigenze di approssimazione per i quali si userà la funzione risultante; da queste esigenze dipenderà in particolare il livello di sofisticazione” della funzione prescelta per esempio nel caso si usi un polinomio il suo grado. Un esame attento dei dati e/o una conoscenza delle caratteristiche base della grandezza da rappresentare può aiutare in misura determinante nella scelta della funzione: se trattasi della scarica di un condensatore in funzione del tempo sarà ovvio usare un’esponenziale, come sarà ovvio usare una sinusoide per l’andamento con il tempo della tensione di una corrente alternata.

Se supponiamo che nel nostro esempio il livello di produzione L sia la quantità di prodotto agricoli ricavato dall’appezzamento e che il fattore x impiegato in diverse quantità sia il fertilizzante, potremo adottare come unità di misura rispettivamente i quintali e i chilogrammi ed introdurre in tal modo i numeri segnati sul grafico.

Il termine numerico è usato in contrapposizione ad analitico

 


FUSIONE

 

Operazione di unificazione di due aziende, che scompaiono, in un’unica nuova azienda. La fusione per incorporazione è un caso particolare in cui una delle due aziende rimane in vita trasformata, mentre l’altra (la società incorporata) scompare. Il termine fusione è spesso usato in contrapposizione con il termine acquisizione; la differenza sta nella circostanza che nell’acquisizione sopravvivono entrambi i soggetti (quello che acquisisce e quello che è acquisito) e passa di mano solo la proprietà (il pacchetto di maggioranza delle azioni) della società acquisita;.la fusione invece porta alla scomparsa del soggetto acquisito.

L’operazione inversa della fusione è lo scorporo di ramo di azienda.

 

FUTURE (contratti a termine Fib e Mif)

I future sono contratti a termine ad alto rischio. Nei mercati mondiali sono quotati diversi tipi di future. Ci sono quelli sull'andamento del prezzo del succo d'arancia o della pancetta (su questi è specializzata la famosa Borsa merci di Chicago), sulle valute, sulle obbligazioni e sulle azioni.

La Borsa italiana quota alcuni future sull'andamento dei tassi dei Btp (Buoni poliennali del Tesoro), denominati Mif, e sull'andamento dell'indice di Borsa Mib 30, denominati Fib. Dal luglio 2000 c'è anche un cosiddetto Mini Fib, ovvero un contratto sull'indice Mib 30 sottoscrivibile con un investimento contenuto (per i dettagli su questo contratto vedere "La scommessa" su Euromail numero 11).

Fib30 e FibO30

Vedi alla voce "Future"

I future rappresentano un vero e proprio azzardo sull'andamento di un titolo o di un indice, il cosiddetto sottostante. I guadagni e le perdite, grazie all'effetto leva, sono infatti moltiplicati rispetto all'investimento iniziale. L'effetto leva è quel meccanismo moltiplicatore grazie al quale, per fare un esempio, si investe su 10 (il valore del sottostante) pagando 1 (il cosiddetto margine, l'investimento iniziale). Se il sottostante sale da 10 a 11 si guadagna tutta la differenza, cioè 1, ovvero il 100% dell'investimento iniziale. Il fatto è che a moltiplicarsi sono anche le perdite. Se il sottostante scende da 10 a 9, si perde 1, cioè il 100% dell'investimento. Quello che rende però i future ancora più rischiosi di altri contratti a termine quali opzioni o warrant è il fatto che la perdita potenziale è addirittura maggiore dell'investimento: se il sottostante va da 10 a 8 chi ha sottoscritto il future oltre ad avere perso l'1 investito dovrà risarcire all'intermediario un ulteriore 1. Quanto basta per mandare sul lastrico un investitore poco avveduto.

 

G

 

GAMMA

Si definisce gamma la varietà nel numero di modelli che l’azienda offre per una linea di prodotto. Per esempio all’interno della linea di prodotto, automobili, se la gamma è completa sono presenti più modelli dall’utilitaria, alla vettura media, alla berlina di prestigio che viene denominata alta di gamma, ma anche la fuori strada, la vettura elettrica e così via).

Al limite se la gamma ha variabilità molto elevata si arriva al concetto di produzione per commessa.

GATT

General Agreement on Trade Talks: (Colloqui per un accordo generale sul commercio). Un lungo negoziato tra i principali paesi importatori ed esportatori per convenire quantità scambiate condizioni di scambio, ragioni di scambio (cioè controvalori per le merci scambiate).
Ha dato luogo al WTO

 

GESTIONE DELL’IMPRESA

Le informazioni, il controllo le decisioni                                          2.6

 

Ricordiamo che l’impresa si propone di gestire risorse per ottenere un risultato che tipicamente è il profitto.

Presupposto per gestire l’impresa è la disponibilità di un sistema informativo (insieme di strumenti e procedure atti a reperire memorizzare trasmettere elaborare dati e informazioni.) che consenta di conoscere lo stato del sistema e delle sue parti.

E’ utile qualche richiamo di TEORIA DELLINFORMAZIONE

La voce INGEGNERIA DEI SISTEMI espone considerazioni generali su controllo di un sistema e teoria delle decisioni

Quanto alle azioni da svolgere per gestire un’impresa può essere utile far riferimento ai seguenti termini.

Programmare: definizione degli obiettivi e della loro sequenza temporale

Organizzare: definizione e dimensionamento di quanto serve al funzionamento dell’azienda (capitali persone macchinari, attrezzature)

Comandare:   guida degli uomini che costituiscono l’azienda

Coordinare:    armonizzazione continua degli elementi costituenti l’azienda per evitare conflitti e favorire la compatibilità, la tempestività e la coerenza delle azioni.

Controllare :    analisi (verifica o misura) degli scostamenti tra risultato programmato e risultato conseguito in modo da individuare le opportune azioni correttive

Intervenire:  azione correttiva che modifica l’allocazione delle risorse (o ridimensiona gli obiettivi) allo scopo di avvicinare il risultato conseguito e quello desiderato.

Il processo apparentemente segue la sequenza sopra riportata nella quale si usa distinguere una fase di progettazione (progettare e organizzare) e una fase di esecuzione (comandare o coordinare, controllare, intervenire); in realtà è un processo di tipo iterativo come un circuito che si ripete.

 

Gestione caratteristica

(vedi GESTIONE EXTRACARATTERISTICA)

 

Gestione extra caratteristica

Attività di un’impresa (e relativi effetti sul bilancio) che per natura e/o contenuto non rientrano in quella primaria, tipica dell’impresa stessa che è detta appunto gestione caratteristica. Ad esempio, fa parte della gestione extracaratteristica l’attività di gestione di  immobili svolta temporaneamente da un’impresa metalmeccanica che si trovi proprietaria di fabbricati non direttamente impiegati per la produzione. L’attività di gestione di  immobili è invece ovviamente caratteristica (e non extracaratteristica) per un’impresa di natura immobiliare.

 

Gestione finanziaria

Saldo tra le due componenti:

  • proventi finanziari (entrate derivanti dalla gestione delle risorse finanziarie disponibili in quanto non impiegate immediatamente per la necessità dell’azienda, per esempio il rendimento di titoli temporaneamente detenuti)
  • oneri finanziari (uscite derivanti dalla restituzione di capitale e interesse ai creditori che hanno prestato il loro denaro all’azienda)

 

Gestione straordinaria

Risultato di eventi eccezionali che non si ripetono nel corso della vita ordinaria dell’azienda. Rientrano in questa categoria la cessione di un cespite, per esempio un immobile, o la stessa cessione di un ramo d’azienda. Altro esempio è la soluzione di un lungo contenzioso che dia luogo a straordinarie entrate o uscite a carattere irripetibile.

Se il risultato è positivo si determina un provento straordinario, se il risultato è negativo si determina un onere straordinario.

Nell’esame del valore di un’azienda occorre distinguere fra un risultato positivo dovuto a eventi straordinari, magari irripetibili, o dovuto a eventi fisiologici.

V. ORGANIZZAZIONE DELL’IMPRESA

 

GIACENZE

Beni facenti parte del normale flusso di materiali che per qualche motivo restano nell’azienda. Si distinguono due categorie principali:

  • giacenze di materie prime e semi lavorati (giacenze in ingresso);

 

  • giacenze di prodotto finito (giacenze in uscita)

Dal punto di vista bilancistico del magazzino fanno parte anche le costruzioni interne.

La natura patologica o meno delle giacenze dipende ovviamente dalla loro entità, se sono in entità fisiologica si usa chiamarle scorte; al contrario, il termine rimanenze lascia in genere intendere che siamo al di fuori della fisiologia. 

Un altro concetto fortemente connesso è magazzino: il suo significato proprio è quello di luogo dove le giacenze sono custodite, ma molto spesso con il nome del contenitore si intende il contenuto.

Il concetto di giacenze interviene sia nella predisposizione dei documenti di bilancio sia nella organizzazione della produzione ambito nel quale si preferisce usare il termine  scorte;

Dal punto di vista del bilancio si deve distinguere tra giacenze iniziali e giacenze finali rispetto al periodo considerato nel conto economico: la consistenza delle giacenze finali figura sia tra le attività dello stato patrimoniale sia tra le attività (profitti) del conto economico;. il valore delle consistenze iniziali figura nel conto economico nella colonna perdite. E’ evidente che dal punto di vista dell’utile di bilancio   ha rilievo la differenza fra il valore delle scorte finali e quello delle scorte iniziali: si crea ricchezza nell’esercizio se il valore finale è maggiore di quello iniziale; si distrugge ricchezza nel caso contrario.

Si usa dire che le consistenze iniziali sono una sorta di prestito che l’esercizio in esame riceve dall’esercizio precedente nel senso che se non le avesse dovrebbe procurarsele in altro modo per esempio acquistandole.

 

GERARCHIA DI SISTEMI

Dato un sistema si può pensare ad un sovrasistema o sistema di più alto livello che comprenda il primo, più altri sistemi (il sistema. cardiocircolatorio ha come sovrasistema il corpo umano; il sistema di refrigerazione del nocciolo fa parte del sovrasistema ciclo termico della centrale nucleare). Il concetto di sottosistema è ovviamente simmetrico a quello di sovrasistema (il sistema cardiocircolatorio è un sottosistema del sistema corpo umano).Si definisce universo il sovrasistema ultimo.

Vedi COMPONENTE DI UN SISTEMA

 

GLOBALIZZAZIONE DELL’ECONOMIA

In senso stretto la globalizzazione è l’estensione della zona di scambio del mercato a comprendere l’intero pianeta, accompagnata da una notevole apertura dei mercato stesso.

Storicamente si sono alternate fasi di maggiore o minore estensione dei mercati: l’impero romano era per vari aspetti (per esempio le derrate alimentari) un mercato globalizzato mentre era molto più circoscritto il mercato (delle derrate elementari per rimanere nello stesso esempio) nel Medioevo. L’approvvigionamento delle spezie rappresenta un primo esempio di nuova estensione ed apertura del mercato, mentre un balzo in quella direzione è rappresentato dalle scoperte geografiche (tra le più importanti l’America) e conseguenti scambi.

Il progresso tecnologico (trasporti, telecomunicazioni, informatica, ma anche tecnologie di imballaggio e conservazione e più in generale la logistica) hanno favorito questo livello di globalizzazione. La rete come strumento che facilita la globalizzazione, contribuendo a ridurre l’effetto delle distanze e come strumento per favorire l’accesso in linea di principio di tutti a tutto, ma in pratica non sempre è così.

Si usa affermare che l’attuale globalizzazione non è solo commerciale, ma tende ad essere globalizzazione culturale.

L’industria dei media (cinema televisione) e più recentemente INTERNET contribuiscono ad attivare la globalizzazione culturale, soprattutto dei consumi e di alcuni moduli superficiali di comportamento, ma non va sottovalutata la circostanza che rimangono importanti differenze di natura profonda come testimoniato da alcuni fenomeni:

  • non si sopiscono le rivendicazioni etniche nemmeno nei paesi più evoluti (si pensi a fenomeni che arrivano al terrorismo quali IRA nell’Irlanda del Nord ed ETA in Spagna); questo fenomeno appare piuttosto di natura politico-economica che culturale, ma è innegabile che si appoggia su distinzioni etnico-culturali;
  • l’immigrazione in particolare in Europa vede notevoli difficoltà di coesistenza e non sembrano avere successo né i modelli di integrazione (si dovrebbe assorbire i nuovi arrivati nella cultura originaria del paese ospitante) né i modelli di multicultura (copresenza nello stesso territorio e in rapporti stretti di cittadinanza comune etnie diverse caratterizzate da convinzioni profonde diverse);
  • appare sempre meno realistica la fiducia che gli Stati Uniti, paese relativamente giovane, potessero rappresentare il “melting pot” cioè il crogiuolo in grado di realizzare la fusione di culture diverse: in realtà si assiste a una crescente rivendicazione delle rispettive origini e al rilancio dei rispettivi moduli culturali, sia dei neri, sia dei latino americani (forse è l’avvio di una vera civiltà multirazziale, ma il processo non è ancora ben assestato).

Va sottolineato che il grado di intolleranza delle diversità che differenzia le diverse culture ha un peso notevole nella velocità dì superamento dei conflitti e nella stessa possibilità che si raggiunga un punto di equilibrio. Un ruolo importante è svolto anche dalle dinamiche demografiche delle diverse popolazioni che interagiscono.

Non c’è accordo nell’identificazione e nella valutazione dei vantaggi e degli svantaggi derivanti dal processo di globalizzazione:

  • accelera la valorizzazione dei capitali che è un motore irrinunciabile dell’economia di mercato;

 

  • l’elevata dinamica dei capitali può indebolire alcune aree geografiche (tende ad arricchirsi di più il centro che dispone di capitali e a impoverirsi la periferia le cui già scarse risorse finanziare si spostano là dove i rendimenti sono maggiori) e alcuni settori (si favorisce la dimensione finanziaria rispetto alla dimensione industriale dell’economia):
  • aumenta la vulnerabilità; per esempio un singolo finanziere può spostare i propri capitali con un semplice ordine telematico approfittando di un momento di difficoltà di un paese (per esempio un rischio di svalutazione della sua valuta) e condizionarne l’evoluzione (per citare un caso che riguarda direttamente l’Italia, alcuni commentatori internazionali hanno addebitato al finanziere internazionale George Soros una responsabilità nella difficoltà della lira del 1992); ovviamente la vulnerabilità è minore per le monete forti che nel senso che hanno dietro una dimensione economica ragguardevole (l’euro è meno vulnerabile della lira);

 

  • viene proposta l’introduzione della Tobin tax per contenere gli effetti negativi della globalizzazione ma differiscono le valutazioni sulla sua battibilità e sui suoi potenziali effetti.
  • aaa;

 

Chi ci guadagna e chi ci perde. I rapporti di scambio materie prime, lavoro, prodotti high-tech, servizi e in particolare il credito.

Le regole del gioco e il tavolo da gioco. WTO. Protezione dei più deboli.

Il movimento dei no-global

In definitiva non globalizzazione sì, globalizzazione no, ma piuttosto quale globalizzazione.

C’è chi sostiene che con l’attentato terroristico alle Twin Towers di New York del giorno 11 settembre 2001 l’era della globalizzazione potrebbe anche essersi avviata alla chiusura o, almeno, al ridimensionamento.

Credibilità del sistema finanziario internazionale 

COMPLETARE

 

GRANDEZZE ECONOMICHE

Sia la microeconomia sia la macroeconomia introducono una serie di grandezze con le quali descrivere i fenomeni economici in vista di una loro possibile rappresentazione con modelli.

Tra le grandezze della macroeconomia ricordiamo:

  • reddito: flusso di moneta ottenuto dal sistema economico entro un determinato periodo di tempo;

 

  • produzione: valore della quantità di beni prodotta dal sistema economico entro un determinato periodo di tempo (in un sistema chiuso il reddito uguaglia la produzione);
  • consumo: quota venduta dei beni di consumo prodotti;

 

  • risparmio: differenza fra reddito e consumo;
  • investimento: somma dei beni strumentali acquistati (in un sistema chiuso uguale a quella dei beni prodotti);

 

  • scorte: quantità di un bene custodita allo scopo di poterla utilizzare quando necessario o opportuno;
  • moneta: bene di riferimento principale per gli scambi tra soggetti economici: può essere convertito agevolmente in ciascuno degli altri beni presenti sul mercato

 

  • tasso d’interesse entità della remunerazione che chi usa capitali di terzi paga annualmente al proprietario.
  • spesa totale: l’ammontare totale delle spese effettuate sia per consumi che per investimenti.

 

  • occupazione: numero di lavoratori occupati.

 

GRANDEZZE ECONOMICHE REALI E MONETARIE

 

Quasi tutte le grandezze della  macroeconomia sono espresse in moneta quindi sono grandezze monetarie. Ma anche la moneta è variabile ed e è soggetta da alterazioni pe esempio per fenomeni inflattivi. Si preferisce allora utilizzare le grandezze reali, cioè le grandezze monetarie divise per il livello generale dei prezzi


 

H

 

HEDGE FUNDS

Titoli di credito ……

 

COMPLETARE

 

I

 

ICI


Imposta comunale sugli immobili. E’ una tassa di proprietà. Varia da Comune a Comune tra il 4 e il 7 per 1000 del valore catastale, cioè della rendita catastale moltiplicata per 100.

 

ICT  (INFORMATION & COMUNICATION TECHNOLOGY)

L’espressione, che testualmente indica la combinazione delle tecnologie delle telecomunicazioni e dell’informatica, è venuta ad rappresentare più in generale un comparto dell’economia che si basa su queste tecnologie e che costituisce uno degli assi portanti della cosiddetta “new economy” e della stessa globalizzazione.

 

IMMOBILIZZAZIONI

Si definiscono immobilizzazioni quelle risorse che sono investite in modo tale che la loro trasformazione in liquido possa essere non immediata. Si usa distinguerle in materiali, immateriali e finanziarie.

Le immobilizzazioni nette sono date dai valori iniziali di acquisto dei beni in questione ridotte dei valori degli ammortamenti intervenuti. Tale calcolo costituisce uno degli elementi della riclassificazione del bilancio.

IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE

 

Si definiscono immobilizzazioni finanziarie quelle risorse che sono collocate in investimenti finanziari quali partecipazioni, e in particolare azioni, od obbligazioni e pertanto pertinenti alla gestione extracaratteristica e non fanno parte del capitale investito.

 

IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE

Si definiscono immobilizzazioni tecniche, il valore dei beni duraturi da utilizzare per la produzione. E’ sostanzialmente un sinonimo di capitale fisso. Il valore delle immobilizzazioni tecniche è il risultato di precedenti operazioni di investimento.

Nel bilancio figurano nello stato patrimoniale tra gli impieghi. Sono connessi ai valori degli ammortamenti.

Si distingue tra immobilizzazioni tecniche materiali (strutture, quali fabbricati e impianti, o mezzi, quali macchine e attrezzature) e immobilizzazioni tecniche immateriali (conoscenze tecnologiche, brevetti, know-how, pubblicità e altri investimenti analoghi caratterizzati da utilizzabilità protratta nel tempo, ma non consistenza fisica).

 

IMPONIBILE                                                                                                                                  3.3

Imponibile è l’importo (reddito o valore del bene a seconda del tipo d’imposta) in base al quale è calcolata un'imposta. L'ICI ad esempio si calcola sul valore catastale di un immobile, l'IRPEF sul totale dei redditi.

In prima approssimazione si può affermare che l’imponibile coincide con il reddito generato (o ricevuto), cioè, nel caso dell’impresa, con il profitto.

Approfondendo, va introdotto il concetto di detrazione fiscale: il fisco riconosce che certe tipologie di spese possono essere (entro limiti prefissati) defalcate dal reddito ai fini del calcolo dell’imponibile. Un esempio significativo sono, per le famiglie, le spese mediche o le spese per istruzione; per le imprese, gli ammortamenti possono (entro certi limiti) essere defalcati dall’imponibile.

 

IMPORTAZIONE

Acquisto, sia come atto individuale che nell’esercizio del commercio, di merci capitali o servizi,  all’estero (cioè all’esterno del mercato allo studio).

 

IMPOSTE

Somme che lo Stato (nella sua funzione fiscale) esige dai cittadini per sostenere le spese necessarie ad assolvere i suoi compiti.

Le imposte, sono un tributo dovuto senza corrispettivo diretto in quanto destinato in generale all’assolvimento da parte dell’autorità pubblica dei suoi compiti. Le tasse, invece , sono somme che i cittadini o le imprese pagano a fronte di una prestazione che ricevono dalla pubblica autorità (per esempio tasse scolastiche, tasse di concessione governativa). In passato era stretta la correlazione tra tasse e tariffe nel senso che la tariffa indicava il valore unitario della tassa dovuta per la prestazione di un servizio che poteva essere in misura diversa; tipico il caso della allora denominata tassa comunale per il ritiro dei rifiuti solidi urbani. Ne linguaggio comune il termine tasse (soprattutto al plurale) si riferisce genericamente a qualunque tributo ( e quindi viene a comprendere imposte e tasse).

Le imposte sono determinate come una quota (denominata aliquota) delle risorse generate o possedute dai soggetti economici ovvero su somme trasferite da un soggetto economico all’altro: tale quota è determinata aliquota.

Una prima distinzione fra diversi tipi di imposte e quella fra imposte dirette (legate al reddito, come l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o l’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), o legate alla proprietà) e imposte indirette (come il prelievo fiscale sui carburanti e sui combustibili o l’imposta sul valore aggiunto – IVA o l’imposta sull’incremento di valore degli immobili INVIM).

Si parla di accise per le imposte indirette sulla produzione e sui consumi, denominate anche imposta di fabbricazione o imposta di consumo, che sono commisurate alla quantità e non al valore del bene acquistato; tipico il caso della benzina sulla quale il carico fiscale è un tot per litro e non una percentuale del prezzo pagato.

Un’ulteriore distinzione riguarda il soggetto impositore: tasse statali, regionali e comunali: un esempio di tassa comunale è l’ICI (imposta comunale sugli immobili), mentre l’IRAP è una tassa regionale sulle attività produttive. Come linea di riflessione generale, nella logica di decentramento si tende a superare l’attuale distinzione di ruoli in base alla quale il centro (lo Stato) prevalentemente riscuote le tasse e la periferia (Regioni e Comuni) prevalentemente spendono: in tale direzione va la scelta di trasferire in periferia il potere impositivo.

Nei paesi industrialmente avanzati le aliquote sono progressive: la costante di proporzionalità tra prelievo e reddito non è fissa, ma aumenta per fasce (o scaglioni) di reddito. La progressività dell’aliquota è da ritenere un metodo di ridistribuzione delle risorse tra cittadini.

La maggior parte delle imposte indirette sono molto meno progressive che non le dirette: chi ha alto reddito consuma poco più gas per la cucina (tanto per far riferimento ad un esempio elementare) di chi ha reddito medio basso. Questa circostanza contribuisce a rendere particolarmente sgradite le imposte indirette alla pubblica opinione; d’altra parte si sostiene che un’eccessiva progressione scoraggia l’intraprendenza e l’impegno in quanto, secondo una frase che circola tra il popolo delle partite IVA “al di sopra di un certo livello di reddito si lavora per il socio occulto Stato”.


L’ampiezza della gamma si riflette ovviamente sulla numerosità dei prodotti a catalogo.

Si ricordi che l’utile di bilancio si ricava dal conto economico.

Può essere utile, per cogliere la differenza tra tasse e imposte, ricordare che la tassa di circolazione delle auto è stata trasformata in imposta sulla proprietà delle auto; prima era un corrispettivo per l‘uso delle strade ecc. ora è un prelievo fiscale su un bene patrimoniale: il  risultato è che ora paga anche chi tiene l’auto in garage.

Con quest’espressione si indica l’insieme dei piccoli imprenditori (professionisti consulenti, intermediari che realizzano un’attività in proprio e quindi debbono “aprire” una partita IVA cioè debbono registrarsi come impresa sul piano fiscale.

 

IMPOSTA DI REGISTRO

 
Imposta legata a scritture presso appositi uffici pubblici relative a beni mobili o immobili. In particolare, nel caso dell’acquisto di una casa se il venditore è un privato o un'impresa generica l'imposta è del 4-8% del valore catastale dell'immobile. Se invece acquista un'impresa di costruzioni o di compravendita immobiliare si paga un'imposta fissa di 250.000 lire.

IMPOSTE IPOTECARIE E CATASTALI


Sono a carico del compratore, e si pagano al momento della compravendita, in base al valore catastale dell'immobile. Se il venditore è un privato o un'impresa in genere l'imposta ipotecaria (che si paga anche se non c’è alcuna ipoteca) è del 2% e quella catastale dell'1% del valore catastale dell'immobile. Se invece acquista un'impresa di costruzioni o di compravendita immobiliare entrambe le imposte sono di 250.000 lire ciascuna.

IMPRENDITORE

Soggetto economico che gestisce l’impresa e come tale ha la responsabilità di organizzare i fattori della produzione, quest’espressione canonica non sottolinea a sufficienza le dimensioni rischio e investimento associate al ricorso a capitali propri dell’imprenditore.

 

IMPRESA

Numerose sono le chiavi di lettura disponibili per descrivere l’impresa.

Descrizione tradizionale  2.1

 

Una combinazione di fattori produttivi dipendente dalla tecnologia  di cui l’impresa dispone e guidata da un imprenditore che li combina al meglio per produrre beni  e/o servizi, venderli e generare profitto.

L’impresa opera sul mercato del quale rappresenta il lato offerta.

Fine dell’impresa è massimizzare i profitti, ma non tanto quelli correnti o di  breve periodo, quanto piuttosto quelli relativi ad un determinato arco di tempo, opportunamente attualizzati. In realtà si deve più esattamente parlare di profitti attesi, cioè stimati sulla base di valutazioni di probabilità perché non è possibile sapere con certezza come andranno i profitti a seguito di certe decisioni.

L’impresa si presenta sotto diverse forme quanto ad assetto della proprietà.

Dal punto di vista della tipologia di attività (e soprattutto della normativa che le regole) le imprese si distinguono in:
-      società operanti nella produzione di beni o nella prestazione servizi non finanziari

  • società operanti nella gestione di altre imprese (finanziarie di partecipazione o holding) o nella prestazione di servizi finanziari (istituti finanziari quali le banche).

Il valore dellimpresa dipende: dalle risorse di cui dispone; dalla sua capacità di produrre reddito; dal prezzo che riesce a spuntare sul mercato.

Vedi anche:
QUIZ 1; QUIZ 2

 

Impresa come sistema   2.6

Applichiamo all’analisi economica alcuni concetti tipici dell’ingegneria dei sistemi. Le componenti del sistema impresa da un certo punto di vista sono i fattori produttivi (ivi inclusi il lavoro, i materiali, la tecnologia)

L’impresa interagisce con l’ambiente esterno e trasforma le risorse in prodotti per ricavarne profitto secondo lo schema semplificato seguente:
 

 

 


L’impresa come sistema di trasformazione di risorse e il profitto

 

L’impresa mira al profitto sul mercato attraverso il rendimento della sua attività che deve essere maggiore dell’unità se l’impresa deve sopravvivere e generare ricchezza:

                                                      Ricavi
rendimento dell’impresa      =      -----     >  1.
Costi
La capacità di generare profitto sarebbe meglio fosse permanente; deve essere almeno tendenziale. Per esempio, l’obiettivo di avere un rendimento maggiore di 1 può non essere colto nel primo periodo di vita di un’azienda, ma occorre che lo si consegua appena possibile. Oppure durante la propria vita l’impresa può avere momenti di difficoltà durante i quali consuma ricchezza, ma occorre che tali periodi siano superati celermente e che la ricchezza prodotta successivamente compensi ampiamente la fase in cui la ricchezza è stata invece consumata.

L’impresa e l’ambiente

Tutto questo avviene in un contesto, cioè nell’ambiente del quale l’impresa è parte, nei suoi risvolti:

  • amministrativi (le autorizzazioni, i limiti nell’accesso alle risorse)

 

  • sociali (mezzi di comunicazione, cultura e più specificamente preparazione dei dipendenti, regole sul mercato del lavoro)
  • economico-finanziari (disponibilità di risorse finanziarie, regime di prezzi e struttura dei costi)

 

  • informativi (sistemi di comunicazione e marketing, flussi delle conoscenze)
  • altri

 

Approfondendo la composizione dell’elemento azienda
 

 

 

 


evidenziamo due classi di “leve” cioè di azioni che possono essere adottate sulla produzione e sul marketing rispettivamente. Possiamo interpretare le leve come i gradi di libertà, i margini di manovra di cui disponiamo per gestire l’azienda. Le leve possono anche essere viste come interfaccia di interconessione dell’azienda con le risorse e con il mercato rispettivamente.

 

Se nella conduzione dell’azienda si dà più peso alle leve di produzione si parla di azienda orientata al prodotto (“product oriented”);

 

La prima riga dello schema rappresenta un’azienda orientata al prodotto. Limitandoci alla prima riga siamo di fronte ad un sistema a catena aperta, senza retroazione: non è detto che il cliente accolga la produzione.

 

 

 

 


Se invece si dà più peso al mercato (e alle sue esigenze o opportunità) si parla di azienda orientata la mercato (“market oriented”) . La seconda riga dello stesso schema rappresenta appunto un’impresa orientata la mercato.


Ma la possibilità di essere competitivi nasce da una visone equilibrata tra i due approcci base che viene definita visione di sistema o “system oriented”; il corrispondente schema è:

 

 

 


Se analizziamo i bisogni potenziali dei consumatori (e li stimoliamo) attraverso un programma di marketing che vada ad influenzare l’azione di vendita allora abbiamo creato una retroazione (o feedback) che chiude il circuito: la produzione tiene conto delle aspettative del mercato, oltre che dell’ambiente.

 

L’impresa e le sue funzioni

 

Per realizzare i propri obiettivi l’impresa dovrà svolgere delle attività (denominate funzioni dell’impresa) più o meno specializzate a seconda delle caratteristiche dell’impresa stessa: comprare le materie prime, fabbricare i prodotti, vendere i prodotti, amministrare i dipendenti, pagare le tasse sono esempi banali di attività che l’impresa deve svolgere.

 

L’impresa e le sue strutture

Per rappresentare la configurazione dell’impresa o di un suo particolare aspetto (produttivo, tecnologico, finanziario, commerciale) si introduce il termine struttura (che come sappiamo insieme agli obiettivi e alle funzioni descrive un sistema). (V. ORGANIZZAZIONE)

 

Gli obiettivi dell’impresa

 

Obiettivo di un organismo è sopravvivere, crescere, riprodursi. Con riferimento alla sopravvivenza abbiamo già visto che se un’impresa non genera, almeno tendenzialmente, profitti non sopravvive.  Quanto alla crescita, non è certo che un incremento di produzione sia benefico ai fini della produzione del profitto : per esempio un aumento della produzione da  q   a   q + D q  ha  senso  solo  se  le  variazioni  nei Ricavi totali R t e nei costi totali C t sono tali che risulti:

Rt  + D R t – ( C t + D C t)
-------------------------------     ³    P*
R t + D R t

Essendo P* il profitto derivante da un investimento alternativo delle stesse risorse.

Si vede che torna il concetto di costo opportunità: il valore è quello della rinuncia all’alternativa più conveniente.

Nel caso un’impresa abbia una pluralidi obiettivi da perseguire occorre definire una funzione obiettivo che li comprenda tutti, opportunamente pesati.

Analoghe considerazioni abbiamo svolto con riferimento alle finalità della direzione dell’impresa rispetto a quelle della proprietà nell’ambito dell’approccio tradizionale all’impresa

 

Vedi anche GESTIONE DELL’IMPRESA

Controllo: Vedi CONTROLLO DI UN SISTEMA

Decisione: Vedi TEORIA DELLE DECISIONI e  DECISIONI UN’IMPRESA

 

INCENTIVO

Intervento tendente a stimolare un dato comportamento in un soggetto economico: ad esempio, il produttore di un bene incentiva i propri venditori ad espandere le vendite riconoscendo loro una percentuale sugli utili generati; il potere pubblico incentiva l’acquisto di automobili a basso impatto ambientale riducendo il prelievo fiscale (tassa di immatricolazione o IVA) sull’acquisto di nuovi veicoli con questa caratteristica.

Nel caso dell’incentivo pubblico è facile stimare l’effetto sul mercato: data la curva di domanda del bene incentivato, il consumatore si comporta come di fronte a una riduzione del prezzo totale che deve corrispondere per l’acquisto.

Se il prezzo totale (comprensivo delle tasse) si riduce di una quantità 0,5 (nella scala arbitraria utilizzata nel grafico) la nuova curva della domanda è uguale alla precedente calcolata però con il nuovo prezzo.  In formule, se fosse un andamento iperbolico del tipo q = k / p la nuova curva diverrebbe q = k / (p-i)   dove i è il valore dell’incentivo.

Due sottolineature ovvie: si è utilizzata per comodità la rappresentazione q = q (p) anziché la più usuale p = p(q); si tratta della curva della domanda aggregata (o del mercato) e non di quella del singolo consumatore.

 

INCASSO DEL PRODUTTORE

 

Somma percepita dal produttore, più comunemente indicata con il termine ricavo del produttore.

 


INCORPORAZIONE

E’ in caso particolare di fusione tra due aziende caratterizzato dalla circostanza che una delle due aziende fuse rimane in vita trasformata, mentre l’altra (la società incorporata) scompare.


Nei decenni scorsi si è passati da una visione product oriented ad una visione market oriented; negli ultimi anni si sta affermando una visione system oriented.

 

Sappiamo per esempio dalla teoria tradizionale dell’impresa che nota la struttura dei costi si può determinare la quantità di prodotto corrispondente al profitto massimo come sappiamo che per la legge dei rendimenti marginali decrescenti non sarà possibile aumentare indefinitamente la produzione e continuare a generare profitto.

 

INDICE DI ATTUALIZZAZIONE  (O TASSO DI ATTUALIZZAZIONE)

v. ATTUALIZZAZIONE

 

INDICE DI REDDITIVITA’

 

In un progetto di investimento l’indice di redditività (IR) è definito dalla  IR =  VA / Idove VA rappresenta il valore attuale dell’investimento, mentre I0 rappresenta l’esborso iniziale.

v. VALUTAZIONE PROGETTI D’INVESTIMENTO

 

INDICI DEL COSTO DELLA VITA

Per la valutazione dell’entità dei fenomeni inflattivi si fa riferimento a degli indici (indici del costo della vita) correlati agli andamenti dei prezzi di alcuni beni rappresentatitivi. L’indice risulterà tanto più realistico quanto più realistico sarà il mix di beni adottato come riferimento (vedi paniere). Consideriamo il caso di un arco temporale che va dall’anno 0 all’anno 1, di un acquirente che utilizzi solo due beni e partiamo dalla seguente tabella

Anno

Quantità del bene x

Quantità del bene y

Prezzo del bene x

Prezzo del bene y

0

x0

y0

Px 0

Py 0

1

x1

y1

Px 1

Py 1

L’indice è denominato indice di Laspeyres se fa riferimento alle quantità dell’anno finale

L   =  ( x0 Px 1  +  y0 Py 1 )  /  ( x0 P x 0   +  y0 Py 0 )

e indice di Paasche se fa riferimento alle quantità dell’anno finale

P  =  ( x1 Px 1  +  y1 Py 1 )  /  ( x1 P x 0   +  y1 Py 0 )

È evidente che in entrambi i casi al numeratore figurano i prezzi di fine periodo e al denominatore i prezzi d’inizio periodo.

 

INDICI DESCRITTIVI DI UN’AZIENDA

Gli indici di prestazione di un’azienda si ricavano dai dati di bilancio (eventualmente arricchiti da altre informazioni) e si usa distinguerli in indici di composizione ed indici di interrelazione, a seconda se si basano su aspetti relativi a una sola delle due tabelle di bilancio (conto economico e stato patrimoniale) o su una simultanea utilizzazione delle due tabelle.

Da un altro punto di vista, gli indici sono distinti in indici di:

  • struttura (capacità finanziaria e patrimoniale)

 

         sulla copertura delle immobilizzazioni menzioniamo gli indici

  • (CP+PM) /IN
  • CP/IN

 
sull’indebitamento (grado di dipendenza da mezzi di terzi) menzioniamo gli indici

  • CT/CP
  • CT/CI 
  • CI/CP

 

  • operatività (capacità gestionale e reddituale)
  • ROI
  • ROE
  • ROD
  • ROS

 

      Vale l’equazione: ROE = RN/CP  =  RO/CI . CI/CP . RN/RO  =  ROI . CI/CP . RN/RO; i due rapporti CI/CP e RN/RO possono essere interpretati come segue: CI/CP è l’indice della gestione finanziaria (rapporto di indebitamento) , mentre RN/RO è l’indice della gestioni extracaratteristica e straordinaria.

  • sviluppo (capacità di crescita e di autofinanziamento).

 

Leverage

Liquidità

Acidità

Uno dei limiti principali dell’analisi per indici è la sua natura statica, vale a dire la mancata visibilità dell’evoluzione temporale che deve invece completare ogni valutazione.

 

INDIFFERENZA

 

(Vedi CURVA DI INDIFFERENZA)

 

INFLAZIONE

Riduzione nel tempo del potere d’acquisto del denaro, vale a dire che la stessa quantità di moneta compra nel tempo quantità inferiore di beni. Una descrizione equivalente dello stesso fenomeno è l’aumento generalizzato dei prezzi. A volte per indicare l’inflazione si usa il termine svalutazione in quanto l’inflazione è causata dalla perdita di valore della moneta e si impiega svalutazione in modo sintetico per dire svalutazione della moneta.

Si possono individuare tipi diversi di inflazione, in relazione all'intensità del fenomeno:

  • inflazione strisciante se l'aumento dei prezzi rimane sotto il 10% annuo;
  • inflazione galoppante se l'aumento dei prezzi supera il 30-40% annuo.

E’ evidente che l’inflazione riduce il potere d’acquisto delle categorie a reddito fisso (per esempio impiegati e soprattutto pensionati) che non dispongono di modi efficaci per ottenere un tempestivo adeguamento delle loro entrate al mutato potere di acquisto del denaro.

Un altro modo di descrivere l’inflazione si basa sull’osservazione che anche la moneta è un bene: quando i consumatori gli preferiscono altri beni il “prezzo” del particolare bene moneta scende, cioè il valore (meglio il potere d’acquisto) della moneta scende.

I motivi dell’incremento generalizzato del livello dei prezzi possono essere disparati, tra i più frequenti:

  • aumenti dei costi di produzione, vale a dire del costo del lavoro e delle materie prime, tra cui le fonti di energia (inflazione da costi);

 

  • eccessivo sviluppo della massa finanziaria;
  • scarsa fiducia nella moneta (o meglio nel paese che la esprime) in particolare quando si temono crisi economiche del paese che potrebbe non essere più solvibile (non far fronte ai propri debiti); un caso particolare è quello della moneta non convertibile;

 

  • forte propensione al consumo (inflazione da domanda) alimentata da un basso costo del denaro (basso tasso d’interesse);
  • modesta efficienza del sistema economico che esprime quella moneta e quindi perdita di competitività;

 

  • forte squilibrio nella bilancia dei pagamenti

L'inflazione è misurata da vari indici dei prezzi, che considerano gruppi diversi di beni e servizi, o attribuiscono importanza diversa ai vari beni e servizi:

  • l'indice dei prezzi all'ingrosso tiene conto delle variazioni dei prezzi praticati dalle imprese alle altre imprese;

 

  • l'indice dei prezzi al consumo tiene conto dei prezzi pagati dalle famiglie per acquistare beni da imprese;
  • l'indice del costo della vita misura gli aumenti del costo della vita per una famiglia di operai o di impiegati.

L'inflazione comporta una riduzione progressiva e continua del potere d'acquisto della moneta e si accompagna con un aumento della massa monetaria in circolazione.
Tra l'inflazione e il tasso d'interesse esiste un legame diretto: se l'inflazione è bassa sono bassi anche i tassi d'interesse e viceversa.
In considerazione di quanto sopra il controllo dell’inflazione (è parte della politica economica e in particolare della politica monetaria) avviene attraverso una serie di interventi che spaziano dall’azione sui tassi di interesse (se salgono è più costoso prendere in prestito denari e si riducono i consumi ) alla ricerca dell’aumento della competitività internazionale del sistema produttivo.

Si sostiene che per imprenditori, commercianti e professionisti l’effetto dell’inflazione sia meno incisivo perché possono adeguare le proprie entrate. In realtà la situazione è più complessa: la “clientela” a reddito fisso vede comunque ridotto il proprio potere d’acquisto e quindi anche commercianti e professionisti vedono ridotto il loro volume d’affari con conseguenze negative generalizzate sul livello di attività economica .

L’Italia ha avuto nel decennio passato inflazione “a due cifre”, cioè superiore al 10 % annuo; in quegli anni si utilizzavano tecniche di indicizzazione, cioè di aumento automatico dei valori monetari per mantenere il potere di acquisto per esempio dei salari; è facile comprendere che meccanismi di questo tipo possono accelerare i processi inflattivi. Attualmente l’inflazione è sotto controllo (qualche punto percentuale) pur essendo più elevata di quella in atto nei principali paesi nostri partner nell’Unione Europea.

Un modo di vedere l’effetto dell’inflazione sui consumatori è quello di esaminare il paniere ottimale ricavato dalle curve di indifferenza: se salgono i prezzi di entrambi i beni, a parità di reddito del consumatore la retta di bilancio trasla parallela a sè stessa sul piano delle curve di indifferenza e quindi il risultato è esattamente lo stesso di una corrispondente diminuzione di reddito.

L’indice di inflazione indica l’incremento percentuale dei prezzi in un anno.

Notare che - essendo forte, per un intervallo di tempo abbastanza lungo la correlazione fra tasso di crescita dei salari monetari e tasso di inflazione – la curva di Phillips può anche essere interpretati come una correlazione fra livello di disoccupazione e inflazione.

Vedi anche PANIERE e INDICI DEL COSTO DELLA VITA

 

INFORMAZIONE

Valore distintivo della nostra società che non a caso molti chiamano ormai la società dell’informazione.

Il mercato dell’informazione è caratterizzato dalla circostanza che mentre l’offerta di informazione è praticamente infinita, la sua domanda è limitata al totale delle ore di veglia (o, meglio, di disponibilità a ricevere informazioni) di ciascun essere umano. Da questa ovvia considerazione nasce il valore economico dell’attenzione e dei mezzi per raggiungerla e incrementarla.

ICT

 

INFORMAZIONI CONTABILI

Il concetto di informazioni contabili è più generale (e più moderno) che non quello legato al termine contabilità.

Sono generalmente incluse tra le informazioni contabili:

  • le informazioni operative: è una generalizzazione del concetto di contabilità analitica nel senso che le informazioni operative comprendono tutte quelle tipicamente inserite nella contabilità analitica più altre (per esempio quelle relative a dati di marketing  che non entrano in contabilità); si noti che sono le informazioni operative ad alimentare gli altri tipi di informazione;
  • la contabilità generale e il bilancio;
  • la contabilità direzionale;
  • le informazioni fiscali.

 

INGEGNERIA DEI SISTEMI (cenni introduttivi)

L’obiettivo di questa disciplina è quello di comprendere e governare la complessità. Descrivere le parti, studiarle e capire le leggi che governano ciascuna di esse e le interazioni tra le parti. Si può definire sistema un insieme di parti che formano un complesso: un evento nel sistema è un cambiamento del suo stato e il sistema coincide con l’insieme dei suoi possibili eventi.

Nella descrizione di un sistema si presenta spesso l’esigenza di individuare un punto di equilibrio (trade-off) tra il beneficio della completezza e quello della gestibilità della descrizione: se la descrizione è troppo minuziosa si perde di vista l’insieme e comunque l’informazione è difficilmente utilizzabile. Spesso è utile introdurre aggregati di parti (sottosistemi). Se prendiamo l’esempio della bicicletta possiamo considerare i sottosistemi ruota, manubrio, cambio ciascuno dei quali è a sua volta composto di parti (camera d’aria copertone, cerchione, ecc). L’approccio si presta anche all’analisi di sistemi biologici.

La descrizione può essere con riferimento :

  • alla struttura (possiamo anche dire “anatomica”): come è fatta ciascuna parte e come è spazialmente correlata alle altre)
  • alle funzioni: a che serve ciascuna parte e come  è interconnessa con le altre dal punto di vista delle relazioni; l’approccio funzionale tende a costruire un modello che schematizzi il funzionamento del sistema, inteso come la sua prevedibile evoluzione e la sua prevedibile risposta a sollecitazioni esterne;
  • all’obiettivo: a cosa è finalizzato il sistema nell’ambito del contesto esterno (per esempio un sistema biologico è finalizzato alla sopravvivenza, alla crescita, alla riproduzione …) .

 

 


Sia  I  l’ingresso al sistema e sia  O  la sua uscita. In generale risulterà   O  =  F (I).  Ad esempio la quantità di materia prima impiegata (I) determina la quantità di prodotto finito (O).

In presenza di disturbi D avremo:

 

 

 


Si definisce controllo  del sistema ( vedi alla voce GESTIONE DELL’IMPRESA – in particolare la nota - per la terminologia )  l’insieme di programmazione verifica e intervento:

  • programmazione: definire gli obiettivi, cioè definire i valori desiderati dell’uscita O;

 

  • verifica: misurare le uscite effettive O’ per confrontarle con O (misurare anche le entrate I):
  • intervento: modifica dell’ingresso I per far tendere le uscite effettive O’ agli obiettivi O.

 

 

D

  Vediamo la regolazione a circuito chiuso (feedback) attraverso un circuito di retroazione si riporta l’uscita all’ingresso e  si usa la deviazione dell’uscita reale dal valore desiderato, come un ingresso aggiuntivo.

 

 

 

 


Unificando il blocco F e il blocco F ‘ si può schematizzare come segue:

 

 

 


Nel caso dei sistemi lineari avremo in assenza di reazione  y  =  T . x , mentre in presenza di reazione  si avrà  y  =  T . ( x  +  R . y) = T . x + T . R . y .  Ne deriva :

y  =   [ T  /  ( 1 – T . R ) ]  . x  dove  T  e  R  sono operatori lineari di trasformazione.

 

INGEGNERIA DEI SISTEMI AZIENDALI

 

Teorie (e relative tecniche) atte a progettare, costruire e gestire i sistemi aziendali.

 

INNOVAZIONE

S’intende in generale per innovazione l’introduzione in azienda di un cambiamento allo scopo di migliorarne le prestazioni; il termine innovazione si utilizza più propriamente quando il cambiamento da introdurre recepisce soluzioni, ritrovati, approcci con caratteristiche di novità, nel senso che sono state acquisiti, o comunque resi disponibili, solo in tempi recenti.

Il cambiamento può essere introdotto in una o più delle sue componenti dell’impresa: conseguentemente si parla di innovazione di processo, di prodotto, di sistema produttivo, di mercato, di marketing; ma oltre alla distinzione per fasi si introduce quella per tipologia di intervento, distinguendo l’innovazione tecnologica da quella gestionale e organizzativa, finanziaria e di strategia.

La diffusione dell’innovazione è più agevole nel contesto dei distretti industriali in quanto i collegamenti stretti e diffusi tra le imprese favoriscono processi imitativi e di apprendimento accelerato: un caso di successo si trasforma in un’adozione generalizzata dell’intervento innovativo.

 

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Con l’espressione innovazione tecnologica si fa ovviamente riferimento a cambiamenti (ammodernamenti) nelle tecnologie utilizzate dall’impresa. Non si deve pensare, però, che le tecnologie intervengano solo nella parte più squisitamente di produzione dell’azienda: per esempio la distribuzione e il marketing possono avere risvolti tecnologici non marginali e il loro miglioramento può dare all’azienda importanti benefici

Per innovazione di processo s’intende, fermo restando il prodotto o i prodotti che l’azienda realizza, mutare la tecnologia impiegata allo scopo, a livello di metodica, materie prime, impianti, conoscenze: un esempio tipico di innovazione di processo può essere quello degli scafi in materiale composito rispetto alla vecchia tecnologia basata sull’impiego delle vetroresina.

Per innovazione di prodotto s’intende un mutamento, più radicale che non l’innovazione di processo, a seguito del quale l’azienda modifica i propri prodotti per soddisfare nuove esigenze del consumatore o soddisfare in modo diverso esigenze già precedentemente soddisfatte; esempio tipico di innovazione di prodotto sono i telefoni cellulari: un apparecchio che assicura una funzione - comunicazione senza fili - prima impossibile o possibile solo con molte limitazioni:

Appare in molti casi la natura in parte solo convenzionale della distinzione; in particolare quando il nuovo modo di produrre porta a nuove prestazioni, di fatto si è innovato il prodotto insieme con il processo.

Anche per l’innovazione si pone l’alternativa make or buy, nel senso che l’impegno per realizzare in casa il prodotto innovativo (make) può, almeno in parte, essere sostituito con acquisizione dall’esterno dei risultati necessari attraverso opportuni rapporti commerciali (buy). Frequente è anche un terzo meccanismo (make together) cioè sviluppare insieme ad altro operatore compartecipando ai costi e ai potenziali ricavi dell’attività di sviluppo.


Ricordiamo le definizioni
  • CI : capitale investito, CP : capitale proprio, CT: capitale di terzi; (CI = CP + CT)
  • IN: immobilizzazioni nette
  • PM: passivo consolidato
  • RN : reddito netto,  RO: reddito operativo.

Si ricordi la definizione di reddito monetario del consumatore comprende anche le somme ricevute in prestito e destinabili al consumo.

Nel caso limite in cui tutte le categorie di un sistema economico possano istantaneamente adeguare i loro redditi alla dinamica dei prezzi questa sarebbe irrilevante; è evidente che questo vale solo per il caso teorico di un sistema chiuso autosufficiente, altrimenti la dinamica dei prezzi interni si riflette sulle ragioni di scambio con l’esterno.

Basta ricordare che l’intercetta sull’asse delle x e sull’asse delle y sono rispettivamente I / px  e I / py dove I  è il livello di reddito del consumatore e px ,  py sono i prezzi dei due beni.

Vale a dire espressi in moneta e non in termini reali quindi senza correggere per il valore del livello generale dei prezzi.

Il termine sistema indica programma, metodo, ordine ed il contrario di sistematico è caotico: una situazione nella quale tutto dipende da tutto il resto; in tali condizioni non sono possibili né descrizioni sintetiche, né spiegazioni, né predizioni

Trade-off (negoziato) è un’espressione che si usa per indicare un bilanciamento tra esigenze opposte.

Notare la differenza di significato della parola inglese control (che vuol dire la somma di verifica e di comando) rispetto al termine italiano controllo che nell’uso proprio sta ad indicare la sola verifica; nel linguaggio tecnico italiano spesso si usa il termine italiano controllo come se fosse la traduzione di control (per esempi si traduce control room con sala di controllo, mente si dovrebbe tradurre con sala di comando). Analogamente si parla di teoria del controllo (traducendo control theory) per la guida o il comando dei sistemi.

Si usano anche altre due espressioni che non sono del tutto equivalenti:

  • scienza dei sistemi aziendali: formulazione delle teorie della microeconomia di impresa (domanda offerta, mercato)
  • analisi dei sistemi aziendali: teorie e tecniche induttive di raccolta ed elaborazione di dati sul funzionamento dell’impresa.

 

INNOVAZIONE GESTIONALE  E ORGANIZZATIVA

 

Questione di attualità: L’innovazione nella “new economy”

 

INOCCUPAZIONE

V. DISOCCUPAZIONE

 

INSIDER TRADING

Comportamento scorretto di chi ricava un utile (o contiene le perdite) commerciando (in inglese trading) i titoli di un’impresa in merito alla quale ha informazioni riservate in conseguenza dei compiti che svolge all’interno (in inglese inside) dell’impresa stessa. Corrisponde in italiano ad abuso di informazioni privilegiate.

La possibilità di insider trading fa parte delle polemiche sulla credibilità del sistema finanziario internazionale e più in particolare della discussione sulla opportunità o meno delle stock option.

 

INTERESSE

 

Remunerazione (è un caso particolare di reddito) del denaro dato in prestito cioè messo in disponibilità temporanea di un altro soggetto economico che lo usa per i propri fini economici. Il tasso di interesse annuo è il prezzo espresso in percentuale del valore del capitale prestato per un anno. Come tutti i beni, anche il capitale è soggetto alla legge della domanda e dell’offerta per cui quanto più sarà desiderato nel mercato il bene capitale, tanto più elevato sarà il suo prezzo e quindi il tasso di interesse. Tanto è più elevato è l’interesse corrispondente a un titolo di credito, tanto più ambito sarà quel titolo di credito .

Il valore del tasso di interesse è altresì legato al tasso di inflazione nel senso che un tasso di inflazione elevato comporta un incremento del tasso di interesse perché chi presta il capitale vuole una remunerazione reale e non solo apparente cioè una remunerazione che vada oltre il recupero dell’effetto dell’inflazione.

V. ATTUALIZZAZIONE

 

INTERNO

V. ESTERO

 

INTERVENTO PUBBLICO IN ECONOMIA

 

La motivazione di fondo per un’azione dello stato (nelle sue diverse articolazioni) nell’economia è quello di assicurare il conseguimento, tra gli obiettivi definiti dalla Politica economica,  di quelli che non sono altrimenti non raggiungibili.

A seconda del tipo di sistema economico adottato come riferimento saranno maggiori o minori ampiezza e intensità dell’intervento della pubblica amministrazione in economia

Con riferimento agli obiettivi da conseguire si possono sottolineare:

Prestazione di servizi.

Per alcuni servizi (come la difesa, la giustizia, l’ordine pubblico) c’è accordo che debbano essere assicurati dallo Stato; per altri (come la scuola, le strade e le altre infrastrutture, la salute, la previdenza) sono diversificate le opinioni sull’opportunità o meno (o sulla misura) dell’intervento pubblico. Ad un estremo si ha liberismo puro, all’altro si ha lo statalismo. Dalla culla alla tomba fino alla statalizzazione dei mezzi di produzione. Queste tematiche sono accennate alla voce  CAPITALISMO .

Già per assolvere l’elementare compito dei servizi essenziali allo stato occorrono risorse: la modalità per reperirle è l’imposizione fiscale cioè il versamento da parte dei cittadini allo Stato di somme destinate a sostenere le spese necessarie perché lo stato possa assolvere i suoi compiti.

 

Ridistribuzione del reddito.

Nella maggior parte dei paesi moderni si è affermato il principio della progressività delle imposte, vale a dire si ammette che i più abbienti debbono pagare imposte più che proporzionalmente rispetto al loro reddito, allo scopo di eliminare le fasce di reddito più basso e di contenere all’altro estremo le fasce di redito massimo.

Altra forma di ridistribuzione del reddito reale è prestare servizi differenziati privilegiando le categorie a minore reddito.

Vedi DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

 

Presenza diretta in campo economico

Svolgimento diretto di attività di rilievo economico attraverso organi dello stato (per esempio la ricerca nelle Università pubbliche) o enti pubblici (per esempio la ricerca svolta da Enti pubblici quali il CNR- Consiglio Nazionale delle Ricerche) o società possedute - in tutto o in parte - dallo stato anche se hanno la forma di strutture privatistiche (per esempio l’ENEL è una di queste società e lo stato ne ha la maggioranza)

Erogazione di incentivi: anziché perseguire i propri obiettivi di politica economica attraverso azioni dirette lo stato può scegliere di incentivare i privati ad agire nel senso auspicato per esempio attraverso l’erogazione di contributi in danaro alle imprese che svolgano attività di ricerca o realizzazione di iniziative di innovazione tecnologica.

E’ evidente che in una certa misura le diverse linee di azioni (sgravi fiscali, presenza diretta, promozione dell’azione privata attraverso erogazione di incentivi) possono coesistere e integrarsi in modo complementare).

 

Si pone un’altra questione relativamente alla definizione dei diversi soggetti che contribuiscono all’intervento pubblico in economia e alla ripartizione delle funzioni tra di loro. Questo tema è affrontato alle voci DECENTRAMENTO e  SUSSIDIARIETA’

 

INTESE RESTRITTIVE DELLA LIBERTA’ DI CONCORRENZA

Comportamento sanzionato dalle norme antitrust. Sono vietate le intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel:

a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi d'acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali; (cosiddetto cartello)

b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico;

c) ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento;

d) applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza;

e) subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun rapporto con l'oggetto dei contratti stessi.

 

INVESTIMENTI

Dal punto di vista dell’azienda investimento è l’acquisto di beni di investimento cioè di beni riconducibili alle categorie di beni destinati alla produzione, nonché durevoli e in quanto tali suscettibili, a fronte di un esborso immediato per il loro acquisto, di un utilizzo protratto nel tempo. Possono essere investimenti materiali o immateriali con la stessa logica descritta relativamente alle immobilizzazioni tecniche,  la voce di  bilancio dove i beni d’investimento sono registrati.

Dal punto di vista delle famiglie è investimento l’acquisto di un bene durevole il cui utilizzo possa essere ripetuto per un significativo lasso di tempo. Per i beni durevoli si pone, anche dal punto di vista pratico, la possibilità di rivendita e quindi, in un’accezione semplificata, si applicano i concetti di ammortamento e di valore residuo. Per esempio, nel caso di un’automobile il valore residuo è quello registrato dalle riviste specializzate che danno le quotazioni dell’usato; il concetto di ammortamento è legato alle somme che periodicamente una famiglia mette da parte per poter al momento giusto ricomprare una macchina nuova quando l’attuale sarà inservibile o comunque da sostituire.

Dal punto di vista macroeconomico  l’investimento totale è dato dalla somma degli investimenti fatti dai singoli soggetti economici. Vale l’uguaglianza Investimenti = Risparmio, nonché l’uguaglianza  Investimenti = Beni strumentali prodotti  +  Scorte dei beni di consumo

Decidere di effettuare o meno un investimento comporta prendere in considerazione parametri quali il prezzo d’acquisto del bene strumentale, i costi da sostenere per la produzione e i ricavi che si prevede di ottenere vendendo i prodotti. Per tenere conto della circostanza che i flussi in entrata e in uscita sono distribuiti nel tempo occorre adottare una procedura descritta alla voce  VALUTAZIONE PROGETTI D’INVESTIMENTO.

Gli investimenti sono motivati dall’attesa di un ritorno (ossia dall’interesse). Se aumenta il volume globale degli investimenti, il tasso d’interesse possibile (che si riesce a conseguire) diminuisce : un modo elementare di comprendere la situazione è quello di immaginare cha gli investimenti “buoni” finiscono rapidamente e se si hanno ancora danari da investire occorrerà accontentarsi di accettare anche quelli meno buoni. La funzione che descrive questa situazione è detta curva di opportunità di investimento.


Un altro parametro importante è il livello di consumo: se aumenta il livello di consumo aumenta la possibilità di investimenti in grado di assicurare un’elevata remunerazione.

Vale la relazione C1< C2 <C3
Come agisce il consumo così agisce  il prodotto interno lordo: se aumenta, la curva che lega il tasso d’interesse possibile al livello d’investimento si sposta verso l’alto.

Si distinguono vari tipi di investimento; qui basti citare:

  • gli investimenti di sostituzione (ossia ammortamenti) che mirano a conservare la capacità produttiva, contrapposti agli investimenti netti che espandono o migliorano la capacità produttiva;
  • gli investimenti fissi da quelli destinati all’incremento delle scorte.

 

INVIM

Imposta sull'incremento di valore degli immobili: viene pagata in sede di vendita dell’immobile dal venditore in base alla differenza tra il prezzo che aveva pagato a suo tempo per acquistarlo e quello a cui lo ha venduto.

 

IRAP

Imposta  regionale sulle attività produttive.

 

IRPEF

Imposta  sui redditi delle persone fisiche. Imposta che deve essere pagata da tutte le persone residenti in Italia, e che si paga sul reddito complessivo netto avuto durante l'anno.

 

IRPEG

Imposta  sui redditi delle persone giuridiche.

ISOQUANTI DI PRODUZIONE

 

In un sistema composto da un produttore che produca un unico prodotto utilizzando due fattori di produzione (le cui quantità sono rappresentate da x e da y rispettivamente), l’isoquanto di produzione rappresenta nel piano x, y la curva luogo dei punti che individuano un livello predefinito di produzione. La funzione y = y (x)  è una curva di livello, nel senso che è fissato il livello di produzione e risulta irrilevante per il produttore (non cambia la sua produzione) spostarsi da un punto all’altro di detta curva. Al variare del livello di produzione L si descrive una famiglia di curve nel piano x, y indicate con  y  =  yL (x) . Gli isoquanti di produzione descrivono nel loro complesso la mappa delle possibili produzioni e dipendono dalla tecnologia disponibile nel sistema produttivo, come illustrato a proposito della funzione di produzione. Dal punto di vista analitico essi rappresentano le sezioni della superficie della funzione di produzione con un piano  L =  k  (parallelo al piano x, y)  al variare del valore del parametro k .
Per avere un senso economico, gli isoquanti di produzione debbono:

-  essere decrescenti perché in condizioni normali l’aumento della disponibilità di un fattore è compensa una diminuzione della quantità disponibile dell’altro fattore;

-  con concavità verso l’alto perché l’asintoto deve essere orizzontale per grossi valori di x (situazione di sovrabbondanza di x che quindi si cede volentieri anche per piccole quantità di y che invece è scarso); per considerazioni analoghe scambiando x con y si vede che l’asintoto deve essere verticale per grosse quantità di y (ora è y che è sovrabbondante e lo si cede volentieri anche per piccole quantità di x che è scarso); è una conseguenza della legge del rendimento marginale decrescente;

-  non intersecare gli assi perché altrimenti si individuerebbero come accettabili anche punti in cui è zero la disponibilità di uno dei due fattiri pur in presenza di una quantità solo finita dell’altro (questa considerazione è legata a quella sull’asintoto)

La derivata dyL  / dx è denominata tasso o saggio marginale di sostituzione tecnica,in quanto rappresenta il rapporto tra variazioni infinitesime delle quantità dei due fattori calcolato lungo l’isoquanto; tali variazioni hanno pertanto effetto nullo sul livello di produzione; da ciò deriva la scelta del termine “sostituzione”. Il tasso marginale di sostituzione tecnica, che è ovviamente negativo, ci dice di quante unità deve aumentare la disponibilità di un fattore a fronte della rinuncia di un’unità dell’altro fattore per lasciare inalterato il livello di produzione.

La porzione del piano x,y dove gli isoquanti soddisfano il vincolo appena indicato si chiama regione economica di produzione.

Vedi anche RETTA DI ISOCOSTO  DETERMINAZIONE DEL PUNTO DI OTTIMO DELLA PRODUZIONE     RENDIMENTO DI SCALA
 

IVA


Imposta sul valore aggiunto: si applica al prezzo di beni e al prezzo di servizi resi in un determinato lasso di tempo al di fuori di un rapporto di lavoro subordinato. E' caratterizzata dal pagamento frazionato dei soggetti in proporzione al valore aggiunto da ciascuno generato nelle diverse fasi dalla produzione al consumo: ad ogni successivo passaggio del bene o del servizio viene evidenziato in fattura l'importo dell'IVA, determinando per l'acquirente un IVA a credito (a credito in quanto detti beni e servizi saranno incorporati in qualcos’altro che sarà venduto), per il cedente un IVA a debito proporzionata al valore. Ciascun operatore economico versa in sostanza al fisco la differenza tra il proprio valore a debito e il proprio valore a credito che risulta proporzionato alla ricchezza (o meglio al valore) da questo creata. Il consumatore finale famiglia non può però esigere il proprio credito perché non ha attività produttive su cui “scaricarlo” come si dice in gergo.


 

J

 

JOINT VENTURE

E' un accordo di collaborazione tra due o più imprese: può dar luogo alternativamente o ad una singola iniziativa congiunta (la forma giuridica di uso prevalente in Italia è in questo caso l’associazione temporanea d’imprese) o a vera e propria fusione in una nuova società che controlleranno insieme.

 

JUST IN TIME

Tecnica di produzione, ma anche di commercializzazione (a valle della produzione) e di approvvigionamento dei semilavorati (a monte della produzione) basata sulla minimizzazione dei tempi morti e sulla minimizzazione delle scorte.

Vantaggi e svantaggi

I rapporti con i subfornitori.

COMPLETARE

 

K

 

KNOW-HOW   KNOW-WHY

Insieme di conoscenze, detenute dall’azienda, che sono utili per le sue attività; per esempio può trattarsi di conoscenze tecnologiche. Tali conoscenze possono essere state generate in azienda o a questa vendute da un soggetto esterno o, sempre da un soggetto esterno semplicemente date in uso (quest’ultima forma va sotto il nome di licenze).

Come per i brevetti, anche il valore del know-how nel bilancio è tipicamente registrato all’interno dello stato patrimoniale tra le immobilizzazioni tecniche immateriali che danno luogo sul conto economico a quote di ammortamento.

Il know-how si differenzia da un brevetto in quanto non è necessariamente codificato di elementi sottoposti a difesa giuridica: si può trattare di informazioni contenute in rapporti tecnici che vengono messi a disposizione in forma riservata.

Il know-why è un livello di competenza nell’uso di una tecnologia superiore al know-how in quanto consente di comprendere le motivazioni alla base delle scelte operative di natura tecnologica (per esempio la fenomenologia di base, la stabilità del processo, quali sono gli effetti di pur piccole modifiche dei parametri descrittivi, del processo, la gestione delle non conformità e così via).


L

 

LAVORAZIONI ESTERNE

 

Attività commissionate da un’azienda ad un'altra. Rientra nel fenomeno outsourcing. Il loro valore si registra tra i costi del conto economico.

 

LAVORO

Uno dei principali fattori produttivi insieme al capitale

Il costo del lavoro si contabilizza tra i costi del Conto Economico

A seconda delle circostanze può essere considerato un costo fisso o un costo variabile.

LAVORO DIPENDENTE

LAVORO INDIPENDENTE

La grandezza macroeconomia che quantifica il lavoro utilizzato è denominata occupazione.

 

LEASING

Contratto (denominato anche locazione finanziaria) di uso diffuso in campo immobiliare e veicolistico, ma anche, più in generale per le attrezzature che rientrano nelle immobilizzazioni tecniche immateriali, per disporre di un bene che ha simultaneamente caratteristiche di acquisto e di affitto: una parte si impegna sia a consentire alla controparte l’uso per un lungo periodo di tempo di un bene materiale a fronte di un canone annuo (e fin qui siamo a condizioni equivalenti all’affitto), sia a consentire alla controparte a fine periodo l’acquisto del bene a condizioni per quest’ultima vantaggiose, tenendo conto sia dell’intervenuta perdita di valore del bene sia della circostanza che la controparte ha versato nel frattempo il canone di leasing.

Nel caso del leasing il locatore mette a bilancio (alla voce costi del conto economico) il valore del canone che è conveniente (ai fini di abbattere gli utili) rispetto alla soluzione alternativa dell’acquisto immediato che comporterebbe a bilancio le quote di ammortamento calcolabili sui costi storici d’acquisto. E’ evidente che un oggetto in leasing entra nello stato patrimoniale dell’azienda solo quando sia stata esercitata l’opzione d’acquisto.

Per il locatario34 il beneficio del contratto di leasing è duplice: aumenta il volume di vendite coinvolgendo anche chi non avrebbe risorse per un acquisto tradizionale; assicura un flusso di entrata prolungato nel tempo il cui valore totale attualizzato supera il prezzo di vendita del bene in questione.

Lease back 

Il lease back  è una particolare modalità di realizzazione del leasing: un‘impresa che ha bisogno di liquidità (e/o che vuole usufruire dei benefici fiscali sull’utile derivanti dal leasing sopra accennati) vende un proprio bene a una società di leasing che glielo ridà indietro in leasing (donde il nome).

LEGGE DESCRITTIVA DI UN FENOMENO

 

Con il termine legge, sia legge fisica, sia legge economica o di qualunque altra scienza, si intende un certo legame che è stato verificato esistere tra le grandezze che descrivono un certo tipo di fenomeni.  Più in generale con il termine teoria si indica un ragionamento che connette logicamente tutte le proposizioni via via accertate a riguardo di un insieme di fenomeni diversi, ma intercorrelati. Un modello si differenzia da una teoria in quanto non si basa solo sulle conoscenze organiche relative al comportamento dei diversi componenti del sistema, ama anche su descrizioni di tipo empirico fenomenologico; descrizioni che condizionano e in parte costituiscono la sostanza stessa della rappresentazione del sistema da simulare. Inoltre spesso il modello si riferisce a un campo di applicazione più circoscritto di quello che si vuole affrontare con la teoria.

(Vedi FORMULAZIONE DELLE LEGGI)

LEGGE DELL’UTILITA’ MARGINALE DECRESCENTE                                              1. 3. 1

 

Al crescere del consumo di un certo bene da parte di un consumatore, ci si può aspettare una diminuzione dell’utilità aggiuntiva derivante dal consumo dell’ultima unità di bene disponibile. E’ un tipico fenomeno di saturazione della risposta, che ha analogie con la legge (economica e fisica) dei rendimenti marginali decrescenti.

Nella zona di limitata disponibilità l’utilità marginale potrà risultare crescente (per esempio quando si è in presenza di fenomeni di soglia da raggiungere), ma raggiunto un opportuno livello di disponibilità si entrerà in una zona di utilità marginale costante per poi incontrare una zona di utilità marginale decrescente.

 

Corrispondentemente, l’utilità avrà una zona iniziale di crescita con lieve concavità verso l’alto, per poi entrare in una zona quasi lineare (che comprende un flesso) e infine raggiungere la zona di saturazione, caratterizzata da concavità rivolta verso il basso.

 

LEGGE DEI RENDIMENTI MARGINALI DECRESCENTI

Formulazione di una legge generale dei sistemi economici equivalente a quella detta del prodotto marginale decrescente: raggiunto un certo livello di disponibilità di un fattore produttivo, la sua capacità di contribuire alla produzione (il rendimento che si ottiene dall’uso del fattore) si viene riducendo, fino ad arrivare alla condizione di saturazione, raggiunta la quale l’incremento nell’impiego di quel fattore è del tutto inefficace se non addirittura nocivo.

 V. RENDIMENTO  FATTORE DI SCALA

 

LEGGE DEL PRODOTTO MARGINALE DECRESCENTE

Legge generale dei sistemi economici in base alla quale, raggiunto un certo livello di disponibilità di un fattore produttivo, la sua capacità di contribuire alla produzione (il prodotto marginale che si ottiene) si viene riducendo, fino ad arrivare alla saturazione dove l’incremento nell’impiego di quel fattore è del tutto inefficace se non addirittura nocivo. Questa situazione rispecchia del resto il comportamento dei sistemi fisici la cui risposta alla variazione di un dato parametro tende a saturare.

La legge della produttività decrescente è alla base del fatto che i costi marginali di produzione, raggiunto un certo livello di produzione, tendono inevitabilmente a salire.

Per l’esattezza si intende per produttività media (o semplicemente produttività) il rapporto L/x e per prodotto marginale la derivata dL/dx.


V. RENDIMENTO  FATTORE DI SCALA

 

LEGGE DELLA DOMANDA E DELLA OFFERTA

Se un bene è richiesto da più soggetti in misura tale che l’offerta non riesce soddisfare compiutamente la domanda, questo bene tende a divenire scarso sul mercato e il suo prezzo sale perché i consumatori, pur di averlo, accettano di pagare un prezzo superiore.

Da questa legge derivano una serie di comportamenti del mercato e in particolare dei venditori che tendono, per certi beni, a non soddisfare mai integralmente la domanda allo scopo di lasciare una tensione dei prezzi verso l’alto. Naturalmente quando sono presenti più produttori occorre un accordo tra di loro (cartello) per realizzare questo comportamento che viola il principio della libera concorrenza.

E’ solo apparente la contraddizione tra quanto si deduce dalla curva della domanda (un enunciato grossolano potrebbe essere “se sale la domanda il prezzo scende”) e quanto si deduce dalla  legge della domanda e dell’offerta (un enunciato grossolano potrebbe  essere “se sale la domanda il prezzo sale”). Infatti nel primo caso si parla di un unico consumatore che decide a quali condizioni comprare quale quantità, nel secondo si tratta di più domande individuali che entrano in competizione in condizioni di offerta insufficiente.

Vediamo prima l’effetto di un incremento di domanda in condizioni normali, immaginando prima uno poi due consumatori con riferimento al grafico seguente. Se la domanda raddoppia aumenta non solo la quantità, ma anche il prezzo di equilibrio.

Il fenomeno è esaltato se il produttore è in grado di tenere strumentalmente alta la curva dell’offerta la nuova curva ha quantità diverse da zero solo se il prezzo è circa cinque volte quello minimo accettato secondo la precedente curva dell’offerta; egli infatti sa che volente o nolente il consumatore è costretto a comprare. Ora la domanda deve accettare di salire: se i due consumatori restano sulla loro precedente curva non trovano il bene disponibile a quel prezzo. Debbono far salire i prezzi della loro curva di domanda fino a che incrociano la curva dell’offerta in corrispondenza alla quantità loro necessaria. Immaginando che la quantità necessaria sia ancora un’unità, la disponibilità all’acquisto (curva di domanda dovrà salire come mostrato in figura).

 

LEVERAGE

Il leverage misura il grado di indebitamento di un’impresa come rapporto tra il totale dei suoi debiti e il valore dell’impresa sulla base dei prezzi di mercato.  Se il leverage è elevato l’impresa è molto esposta e difficilmente otterrà altri crediti.

Il leverage fa parte degli indici descrittivi di un’azienda.

 

LIABILITY

Il termine liability si riferisce a qualsiasi passività registrata in bilancio stato patrimoniale) . Il termine di significato opposto rispetto a liability è asset  che si riferisce a qualsiasi attività registrata in bilancio. External liabilities sono i debiti verso terzi, mentre current liabilities e deferred liabilities sono i debiti a breve e a lungo termine rispettivamente.

 

LIBERALIZZAZIONE

Apertura di un mercato a più operatori, per favorire la concorrenza, e quindi eliminazione di un monopolio. Un famoso esempio fu quello della frammentazione della ESSO, società petrolifera americana in varie compagnie allora individuate su base territoriale (singoli stati degli USA). In tempi più recenti si fa datare l’attuale fase di liberalizzazione dalla frammentazione nel 1984 della grande compagnia telefonica ATT che diede luogo a più compagnie, anch’esse all’inizio individuate su base territoriale.

In molti casi la liberalizzazione è il risultato di un’innovazione tecnologica che fa cadere la giustificazione, vera o presunta che sia, dei cosiddetti monopoli naturali cioè di quelle situazioni che “necessariamente” impongono, per effetto di fattori di scala favorevoli particolarmente elevati, la presenza sul mercato di un solo operatore.

Esempi recenti di liberalizzazione realizzata o in corso sono per l’Italia il mercato della telefonia mobile, quello dell’energia elettrica, quello del gas naturale e, più recentemente ed entro certi limiti, quello della telefonia fissa.

Diverso è il significato del termine privatizzazione che indica la cessione a privati di quote azionarie (totali o parziali, di maggioranza o meno) di società – in particolare operanti nel settore dei servizi pubblici - possedute da soggetti pubblici. Se si parte da situazioni di monopolio pubblico (questo era il caso in Italia fino a qualche anno fa) è necessaria una fase di liberalizzazione del mercato prima di procedere alla privatizzazione:una privatizzazione “in blocco” non preceduta da liberalizzazione si risolverebbe nella trasformazione di un preesistente monopolio pubblico in un monopolio privato.

Un mercato liberalizzato non vuol dire un mercato “selvaggio”: opportune regole fissate dai pubblici poteri (Unione Europea, Stato, Regioni) dovranno garantire alcuni obiettivi di equità, pari condizioni, efficienza minima garantita ecc.. E’ questo il ruolo dei soggetti regolatori quali l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.

V. TARIFFA  PRICE CAP

 

LICENZE

Formula contrattuale riferita ai contratti con i quali chi (il licenziante) ha sviluppato conoscenze tecnologiche richieste da terzi (licenziatari) le rende loro disponibili (codificate in brevetti e/o in know-how, know-why), per un tempo definito e per l’impiego in una regione geografica definita. Naturalmente la concessione di licenze è a titolo oneroso per chi riceve l’informazione e spesso gli pone una serie di limitazioni sull’autonomia e sulla commerciabilità dei prodotti realizzati su licenza).

Accordi di licenza particolari sono quelli di continuous know-how che prevedono l’obbligo per il licenziatario di informare il licenziante sulle nuove conoscenze che si ottengono dall’applicazione della licenza e simmetricamente dà diritto al licenziatario di ottenere le nuove informazioni che il licenziante continua a sviluppare in quell’area tecnologica.

La scelta di utilizzare le licenze è tipica di un approccio che tra make or buy preferisce la linea buy o make together

 

LIFO (Last In First Out)

Modalità di contabilizzazione delle materie prime e dei semilavorati provenienti dal magazzino, nell’ipotesi che si tratti di lotti approvvigionati in tempi diversi e a costi diversi, ma con caratteristiche equivalenti.. A differenza del sistema FIFO si contabilizzano, per determinare i costi del prodotto finito, i costi dei semilavorati corrispondenti ai più recenti ingressi in magazzino. Ne risulta che la rappresentazione del magazzino può essere irrealistica (datata) in quanto rimangono da contabilizzare i prodotti che sono di più antico acquisto, mentre è realistica la rappresentazione dei costi del prodotto finito. La scelta fra i due metodi è rilevante in presenza di elevata dinamica dei costi delle materie prime o dei semilavorati.

 

LIQUIDAZIONE

La liquidazione di un’impresa, in caso di semplice conclusione delle attività consiste nell’incassare le somme cui l’impresa ha diritto, pagare quanto dovuto, vendere al meglio le immobilizzazioni e distribuire pro-quota ai soci la somma residua. In caso di difficoltà, non così gravi da comportare automaticamente il fallimento, si procede a una gestione temporanea di attività e passività (Amministrazione controllata) mirata a superare la situazione di crisi. Sia in Amministrazione controllata sia in caso di fallimento, obiettivo primario è restituire, almeno in parte quanto spetta ai creditori. In questi casi è esercitata dal Tribunale un’azione di sorveglianza e si persegue il consenso di creditori.

Liquidazione coatta amministrativa


Provvedimento con cui il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, su proposta della Banca d'Italia o della Consob, ciascuna per le materie di propria competenza, dispone con decreto la revoca dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività e la messa in liquidazione delle Sim, delle società di gestione del risparmio e delle Sicav (art. 57, comma 1, Tuf). Il provvedimento, che può essere assunto anche quando sia in corso l'amministrazione straordinaria (V.) o la liquidazione secondo le norme ordinarie, è adottato quando le irregolarità nell'amministrazione ovvero le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie o le perdite previste siano di eccezionale gravità. Le funzioni amministrative e di controllo sono svolte da uno o più commissari liquidatori e da un comitato di sorveglianza nominato dalla Banca d'Italia. Il provvedimento può altresì essere assunto nei confronti delle succursali italiane di imprese di investimento extracomunitarie nonché, quando sia stata revocata l'autorizzazione all'attività da parte dell'autorità competente dello Stato membro di origine, nei confronti delle succursali italiane di imprese di investimento comunitarie (art. 58, Tuf). La direzione della procedura e tutti gli adempimenti a essa connessi spettano alla Banca d'Italia.

In tutt’altra accezione, liquidazione è sinonimo di trattamento di fine rapporto (TFR).

 

LIQUIDITA’

Ammontare delle disponibilità dell’azienda in danaro o in forma agevolmente e rapidamente convertibile in danaro. Questa voce fa parte delle attività dello stato patrimoniale e più precisamente del capitale circolante.

Il codice civile precisa quali voci compongono la liquidità:
1) depositi bancari e postali;
2) assegni;
3) danaro e valori in cassa.

 

LINEA DI PRODOTTO

Insieme di prodotti di una singola impresa che hanno connessioni sia tecnologiche sia di impiego. Tipico l’esempio di un’impresa veicolistica che abbia le linee di prodotto automobili; autocarri; veicoli industriali. All’interno di una singola linea di prodotto, per esempio automobili, sono presenti più modelli (dall’utilitaria, alla vettura media, alla berlina di prestigio); la varietà nel numero di modelli caratterizza la gamma che l’azienda riesce ad offrire per quella linea di prodotto.

 Spesso la linea di prodotto è anche una logica di organizzazione di un’impresa in divisioni con riferimento sia alla produzione sia alla commercializzazione.

 

LIVELLO DI PRODUZIONE

Sinonimo di volume di produzione .


LIVELLO DI RIORDINO

 

Nella gestione del magazzino delle materie prime e dei semilavorati (e più in generale con riferimento all’ottimizzazione della logistica) di un’azienda si pone la questione della scelta di quando si debba procedere a un nuovo ordine (livello di riordino), oltre che quella relativa all’entità del lotto da ordinare (quanto ordinare).

Le giacenze del magazzino in caso di utilizzo costante nel tempo avranno un andamentoi lineare del tipo seguente

Al tempo zero la giacenza è pari all’entità q del lotto d’ordine. Ricordiamo che vale la  Q = n q dove Q è la quantità totale di materie prime necessaria nel periodo assegnato e n è il numero di ordini effettuati nel periodo assegnato; pertanto assegnati Q e q risulta individuato n. Nota la durata del periodo di riferimento risulta individuata anche la distanza temporale fra due ordini. Il grafico risultante è definito a dente di sega e risulta ovviamente che la giacenza media è pari alla metà del lotto d’ordine.

Se si procedesse al riordino solo quando le scorte fossero esaurite (nel nostro esempio al decimo giorno) si rischierebbe di arrestare la produzione per un qualunque disguido (e poi ci sarebbe il tempo necessario per effettuare l’ordine e ricevere il materiale ordinato, che non può essere trascurato).

E’ più prudente anticipare l’ordine secondo lo schema seguente.

Arrivati a giacenza uguale a 10  (pari al 20 % del lotto d’ordine) si procede a un nuovo acquisto in modo da ridurre fortemente il rischio di mancanza di materiali. Si definisce livello di riordino appunto la giacenza ritenuta minima compatibile con la scelta di minimizzare il rischio di dover interrompere la produzione.

 

LIVELLO GENERALE DEI PREZZI

Definito il mercato delle merci come la domanda e l’offerta di tutte le merci che il mercato produce, il prezzo che lo  caratterizza  è denominato livello generale dei prezzi;

E’ di notevole interesse la dinamica nel tempo del livello generale dei prezzi che è un sinonimo di inflazione .

 

LOCALISMO

Rapporti con globalizzazione decentramento  UE

COMPLETARE

 

LOCALIZZAZIONE

Scelta del luogo dove realizzare un’iniziativa produttiva, in correlazione con una molteplicità di parametri:
-
-
-

v. COMPETITIVITA’

COMPLETARE

 

LOCAZIONE

Nella sua versione più semplice la locazione non è altro che un affitto o, se si preferisce un’altra espressione, un noleggio. Per esempio nel caso di un macchinario un "locatore" concede a un'impresa l'utilizzo di detto macchinario, di solito per un periodo di qualche anno. Generalmente, alla fine, non c'è possibilità di diventare proprietari del bene noleggiato.

Locazione finanziaria

La locazione finanziaria (detta anche leasing) è un'operazione a cui può ricorrere un'azienda quando deve disporre di macchinari o beni immobili, troppo costosi rispetto alle sue disponibilità, o più in generale il cui acquisto non è coerente con le scelte di gestione dell’azienda stessa, ma non vuole sborsare attraverso l’affitto somme che rappresentano un puro costo, senza alcun vantaggio patrimoniale. In sintesi, un operatore economico, venditore del bene o intermediario finanziario anticipa le somme necessarie, si assicura la proprietà dell'oggetto in questione e lo dà in uso all'impresa che pagherà per questo un affitto, generalmente per un periodo tra i 5 e i 15 anni; alla fine del periodo l’impresa avrà l’opzione di diventare proprietaria del bene valorizzando, ai fini dell’acquisto finale, in tutto o in parte, il contro valore degli affitti versati.

 

LOGISTICA

Studio della movimentazione di beni al fine di massimizzare l’efficienza. Sono fasi della logistica:

  • a monte della produzione, approvvigionamento e immagazzinamento;

 

  • durante la produzione, movimentazione e immagazzinamento;
  • a valle della produzione, confezionamento, immagazzinamento, trasporto, distribuzione.

 

La logistica è di grande rilievo nell’organizzazione della produzione

Nell’era della globalizzazione assume un ruolo determinante in generale nel commercio internazionale.

Da non confondere con curva logistica in DINAMICA DI UN SISTEMA

 

LOTTO OTTIMALE D’ORDINE (O DI APPROVVIGIONAMENTO)

Nella gestione del magazzino (e più in generale con riferimento all’ottimizzazione della logistica) di un’azienda si pone la questione della frequenza con la quale conviene alimentare il magazzino delle materie prime (e conseguentemente del numero n di ordini da effettuare in un dato periodo). Questa decisione (quanto o ordinare) è connessa con la questione del livello d’ordine (quando ordinare).

Ovviamente vale al relazione Q = n q dove Q è la quantità totale di materie prime necessaria nel periodo assegnato e q è la  quantità ordinata ciascuna volta (lotto d’ordine).

Obiettivo dell’imprenditore è minimizzare il costo totale della gestione del magazzino che sarà composto da due addendi:

  • uno relativo allo stoccaggio nel magazzino e quindi proporzionale alla quantità in esso contenuta a causa di voci quali il valore dei locali impiegati, la vigilanza , l’eventuale condizionamento e gli oneri finanziari conseguenti all’immobilizzo del contro valore del magazzino;

 

  • l’altro relativo all’operazione di approvvigionamento (gestione amministrativa dell’ordine; invio del mezzo per il ritiro; operazione di stoccaggio in magazzino e simili).

La prima voce sarà proporzionale al lotto d’ordine secondo un’espressione del tipo C1 = h . q, mentre la seconda sarà proporzionale al numero di ordini da effettuare secondo un’espressione del tipo C2 = k . n  ovvero C2 = k  . Q / q .  Il costo totale da minimizzare scegliendo un opportuno valore di q sarà:
C    =    h . q  + k  . Q / q    ;  ponendo uguale a zero la sua derivata si ottiene :
_______
h   –   k  . Q / q2  =  0   ovvero   q = √ k .Q / h

Comprensibilmente il lotto d’ordine aumenterà con il consumo annuo di materie prime Q e con il costo unitario di approvvigionamento k mentre diminuirà con il costo unitario di stoccaggio h .

 

LOTTO OTTIMALE DI PRODUZIONE

Nel caso di produzione a magazzino con flusso intermittente su di una stessa linea impianto o macchina si producono alternativamente  più tipi di prodotti o componenti, in modo discontinuo (lotti, in inglese batch); è questo il caso di molte imprese manifatturiere. Ciò richiede tempi di disattrezzaggio e riattrezzaggio delle macchine ad ogni cambiamento. Ne discende la necessità di determinare il quantitativo più conveniente (lotto ottimale di produzione o lotto economico) bilanciando due effetti:

I due tipi di costo hanno andamento opposto con le dimensioni del lotto, in quanto, mentre i primi decrescono all’aumentare dell’entità del lotto (per fare una stessa quantità annua ci vogliono meno lotti e quindi minori costi di set-up) i secondi aumentano con le quantità di scorta e quindi per lotti di produzione più grandi.  La dimensione economica del lotto resterà perciò determinata dal valore che rende minima la somma dei due costi.

 


E’ questo il meccanismo che guida le quotazioni dei titoli obbligazionari.

Per prevedere i ricavi occorre considerare: la situazione attuale; i possibili sviluppi futuri della domanda e dell’offerta dei beni che s’intende produrre; i possibili sviluppi del mercato per i beni succedanei; la possibile evoluzione del progresso tecnico; i possibili andamenti del tasso d’interesse.

E’ una tipica situazione di curva di domanda se la si guarda dal punto di vista di chi riceve i denari investititi: se aumenta la quantità domandata (quantità di investimenti che si è disposti a ricevere), il prezzo (cioè l’interesse che si è disposti a pagare) scende.

Gli investimenti netti possono risultare negativi se gli investimenti totali (detti anche lordi) sono insufficienti a mantenere la capacità produttiva preesistente.

Ricordiamo che locatore è colui che prende un bene in locazione e locatario è il proprietario che concede l’affitto.

Ricordiamo che fissare regole sul mercato è tra i compiti dello Stato (e degli altri livelli di pubblico potere)

 

Fonte: Fonte: http://host.uniroma3.it/docenti/iacobone/testi/glossario%20parte%203_.doc

Autore del testo: Prof. Fabio PISTELLA ?

 

 

Definizioni termini economici dalla D alla L

 

 

Visita la nostra pagina principale

 

Definizioni termini economici dalla D alla L

 

Termini d' uso e privacy

 

 

 

 

Definizioni termini economici dalla D alla L