Definizioni termini economici dalla S alla Z

 


Definizioni termini economici dalla S alla Z

 

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GLOSSARIO ELEMENTARE DI TERMINI ECONOMICI
A LIVELLO INTRODUTTIVO PER GLI STUDENTI DI ECONOMIA APPLICATA ALL'INGEGNERIA

 

   

 

S

 

SAGGIO

 

Sinonimo di tasso. In questo glossario si usa piuttosto il termine tasso che non il temine saggio.

SALARI

 

Retribuzione dei lavoratori a bassa qualificazione. E’ una voce della colonna perdite del conto economico.

Per i salari si pone una questione generale se siano una grandezza endogena al mercato o a questo esogena (cioè esterna e non determinata dal mercato).  Il tentativo più noto di rappresentare il salario come una variabile endogena è stato svolto da Phillips che a seguito di complessi studi statistici è arrivato alla conclusione espressa dalla curva di Phillips secondo la quale il ritmo di crescita dei salari è basso se la disoccupazione è elevata.

V. STIPENDI

 

SCALATA

Si usa in gergo borsistico per indicare un tentativo di acquisizione aggressiva di un’azienda.

 

SCAMBIO

 

Una pluralità di soggetti economici scambia sul mercato l’uno con l’altro i beni  prodotti in modo da ottimizzare il soddisfacimento dei rispettivi bisogni. In questo senso lo scambio è l’incontro tra domanda e offerta.

Tra i vantaggi dello scambio rispetto ad uno schema di autoproduzione e di autoconsumo sono :

  • la riduzione delle situazioni di scarsità (insufficiente disponibilità rispetto ai bisogni) o di eccedenza (eccessiva disponibilità rispetto ai bisogni) di alcuni beni attraverso un’azione, non solo di ripartizione fra più soggetti, ma anche estesa nello spazio e nel tempo
  • la maggiore efficienza nella produzione attraverso la specializzazione produttiva.

Si introduce l’espressione zona di scambio (o estensione del mercato) per indicare la regione (o l’ampiezza della regione) entro la quale hanno luogo scambi consistenti.

Si indica con l’espressione apertura dei mercati il grado di facilità di scambio risultante in particolare dal quadro normativo e dall’attitudine dei produttori e dei consumatori.

La tendenza attuale è verso una sempre maggiore estensione dei mercati e  verso una sempre maggiore loro apertura fino alla globalizzazione .


 

 SCATOLA DI EDGEWORTH      

Strumento analitico per studiare la ripartizione sul mercato di risorse (disponibili ciascuna in quantità finita): la scatola del consumo analizza la ripartizione di due beni tra due consumatori, mentre la scatola della produzione analizza la distribuzione di due fattori produttivi tra due produttori (ciascuno dei quali produce uno e solo uno dei beni consumati).

CONSUMO

 

Siano disponibili sul mercato due beni indicati con le etichette 1 e 2 rispettivamente (ciascuno in quantità finita ) da ripartirsi tra due consumatori che indicheremo con le etichette CA e CB.
.

Iniziamo con la rappresentazione del piano delle quantità dei due beni (indicate con x1 e x2): le dimensioni della scatola indicano le quantità massime X1 e X2 esistenti sul mercato
 

 


Il punto S* sta ad indicare che il consumatore CA dispone della quantità x1 del primo bene e della quantità x*2 del secondo bene. Corrispondentemente il consumatore CB avrà a propria disposizione le quantità X1 - x*1  del primo bene e X2  - x*2  del secondo bene.


 
Rappresentiamo le curve di indifferenza dei due consumatori al variare del rispettivo livello di utilità.

Le curve di indifferenza del consumatore A sono quelle rappresentate con segno tratteggiato e hanno le caratteristiche che conosciamo: decrescenti con derivata seconda positiva (cioè concave). Muovendosi dall’origine di A verso l’alto le varie curve corrispondono a livelli di utilità di A crescenti.

Origine per il consumatore CA

 

Origine per il consumatore CA

   

 


Le curve di indifferenza del consumatore B sono quelle rappresentate con segno continuo:  ci appaiono convesse solo perché la loro origine è nel vertice opposto all’origine relativa al consumatore A . Per lo stesso motivo muovendosi dall’origine di A verso l’alto il livello di utilità di B diminuisce.

Ricordiamo che la tangente alle curve di indifferenza si chiama tasso di sostituzione nel senso che indica quante unità di un bene si debbano acquisire per rinunciare ad un’unità dell’altro, lasciando inalterato il livello di soddisfazione.

Il nostro obiettivo è stabilire come tende il mercato a ripartire le disponibilità dei due beni tra i due consumatori. Possiamo ora introdurre i concetti di punto di contratto e di curva di contratto.
Immaginiamo di trovarci nella situazione rappresentata da un generico punto P come in figura; il consumatore CA può aprire una trattativa con il consumatore CB tendente a convincerlo ad accettare il passaggio al punto Q, passaggio che effettivamente dà vantaggi a CA (che raggiunge un livello più elevato di utilità) senza danneggiare CB visto che lo spostamento avviene lungo la curva di indifferenza di CB

 

Il punto Q è caratterizzato dalla circostanza che in corrispondenza di Q le due curve di indifferenza (dei consumatori CA e CA) hanno la stessa tangente; è denominato punto di contratto in quanto risulta da una contrattazione del tipo descritto.

Sempre a partire dal punto P, se l’iniziativa fosse stata presa dal consumatore CB si sarebbe potuti arrivare ad un altro punto di contratto, indicato con R che vede migliorare l’utilità di CB senza ridurre l’utilità di CA.

Si definisce curva di contratto il luogo dei punti nel piano x, y che corrispondono a punti di contratto , cioè a situazioni di tangente in comune fra coppie di curva di indifferenza, una del consumatore CA e una del consumatore CB.

Ci si potrebbe domandare come mai sono “concordabili” situazioni variegate di livelli di soddisfazione dei due consumatori, dal punto Q (che vede elevata l’utilità del consumatore CA e bassa quella del consumatore CB) al punto R che vede la situazione inversa. La risposta è ovvia se si fa riferimento alle considerazioni esposte per la retta di bilancio: nel punto Q il consumatore CA  spende molto più di quanto spenda il consumatore CB, mentre la situazione si inverte nel punto R.

 

PRODUZIONE

 

Siano disponibili sul mercato due fattori di produzione indicati con le etichette a e b rispettivamente (ciascuno in quantità finita ) da ripartirsi tra due produttori che indicheremo con le etichette PA e PB. Il produttore PA produce solo il bene 1 mentre il produttore PB produce solo il bene 2 .
.

Iniziamo con la rappresentazione del piano delle quantità dei due fattori (indicate con fa e fb): le dimensioni della scatola indicano le quantità massime  Fa e  Fb esistenti sul mercato

 

 

 

 

 


Il punto S* sta ad indicare che il produttore PA dispone della quantità f*a del primo bene e della quantità f*b del secondo bene. Corrispondentemente il consumatore PB avrà a propria disposizione le quantità  F*a  - f*a del primo bene e  F*b  - f*b  del secondo bene.

Rappresentiamo gli isoquanti di produzione dei due consumatori al variare del rispettivo livello di produzione.

Gli isoquanti di produzione del produttore PA sono quelle rappresentate con segno tratteggiato e hanno le caratteristiche che conosciamo: decrescenti con derivata seconda positiva (cioè concave). Muovendosi dall’origine di PA verso l’alto le varie curve corrispondono a livelli di produzione di PA crescenti. Notare che i livelli di produzione leggibili sugli isoquanti sono proprio le quantità dei beni x1 e x2 disponibili per il consumo.

Origine per il produttore PB

 

Origine per il produttore PA

   

 


Gli isoquanti del produttore PB sono quelli rappresentati con segno continuo:  ci appaiono convessi solo perché la loro origine è nel vertice opposto all’origine relativa al produttore PA. Per lo stesso motivo muovendosi dall’origine di PA verso l’alto il livello di produzione di PB diminuisce.

Il nostro obiettivo è stabilire come tende il mercato a ripartire le disponibilità dei due fattori tra i due produttori. Possiamo ora introdurre i concetti di punto di contratto e di curva di contratto.
Immaginiamo di trovarci nella situazione rappresentata da un generico punto S come in figura; il produttore PA può aprire una trattativa con il produttore PB tendente a convincerlo ad accettare il passaggio al punto Q, passaggio che effettivamente dà vantaggi a PA (che raggiunge un livello più elevato di produzione) senza danneggiare PB visto che lo spostamento avviene lungo l’isoquanto di PB


 

Il punto Q è caratterizzato dalla circostanza che in corrispondenza di Q i due isoquanti (dei produttori PA e PB) hanno la stessa tangente; è denominato punto di contratto in quanto risulta da una contrattazione del tipo descritto.

Sempre a partire dal punto P, se l’iniziativa fosse stata presa dal produttore PB si sarebbe potuti arrivare ad un altro punto di contratto, indicato con R che vede migliorare l’utilità di PB senza ridurre l’utilità di PA.

Si definisce curva di contratto il luogo dei punti nel piano x, y che corrispondono a punti di contratto, cioè a situazioni di tangente in comune fra coppie di isoquanti, una del consumatore PA e una del consumatore PB. Ricordiamo che la tangente all’isoquanto si chiama tasso di sostituzione tecnica perché indica quanto si deve aggiungere di un fattore per togliere un’unità dell’altro senza alterare il volume di produzione.

Ci si potrebbe domandare come mai sono “concordabili” situazioni variegate di livelli di soddisfazione dei due produttori, dal punto Q (che vede elevata l’utilità del produttore PA e bassa quella del produttore PB) al punto R che vede la situazione inversa. La risposta è ovvia se si fa riferimento alle considerazioni esposte per la retta di bilancio: nel punto Q il produttore PA spende molto più di quanto spenda il produttore PB, mentre la situazione si inverte nel punto R.


 


Dalla scatola di Edgeworth della produzione si ricava la curva di trasformazione del prodotto riportando nel piano (x1, x2) le coppie di livelli di produzione dei due beni quali si leggono sugli isoquanti. Notare che la curva di trasformazione del prodotto è ricavata dalle sole informazioni che appaiono nella scatola della produzione.


La cosiddetta scatola di Edgeworth (o come alcuni preferiscono chiamarla scatola di Edgeworth-Bowley è in realtà dovuta Vilfredo Pareto.

Non è corretto l’uso dell’aggettivo fisso come se fosse un sinonimo di finito perché il significato è ben diverso, la quantità di ciascun bene può variare nei limiti fissati dall’intervallo che caratterizza la scatola

Non è corretto l’uso dell’aggettivo fisso come se fosse un sinonimo di finito perché il significato è ben diverso; la quantità di ciascun fattore può variare nei limiti fissati dall’intervallo che caratterizza la scatola.

 

 

x2

  I punti sulla curva sono quelli che corrispondono ad un uso ottimale dei fattori di produzione


in quanto i punti esterni indicano combinazioni di prodotto non conseguibili, mentre i punti interni alla curva danno luogo a quantità di prodotto inferiori a quelle che il sistema economico potrebbe generare.

La tangente alla curva di trasformazione del prodotto si chiama tasso di trasformazione del prodotto nel senso che indica per ciascun punto a quante unità del bene 2 si debba rinunciare per incrementare di un’unità la disponibilità del bene 1.

Se collochiamo la scatola della produzione all’interno della curva di trasformazione del prodotto possiamo svolgere alcune considerazioni sull’equilibrio tra produzione e consumo nel nostro mercato:

Tracciando la tangente alla curva di trasformazione del prodotto nel punto di contatto tra detta curva e la scatola del consumo troviamo il tasso marginale di trasformazione del prodotto.
Il punto di equilibrio tra i punti appartenenti alla curva di contratto è quello che ha il tasso marginale di sostituzione uguale al tasso marginale di trasformazione.

Si noti che il modello esposto non consente di determinare qual è la scelta ottimale del mix di beni da mettere a disposizione: le dimensioni della scatola della produzione non sono ricavate dal modello , ma sono assunte come note a priori. In altre parole il punto sulla curva di trasformazione non è determinato, ma è scelto dall’esterno.

 

SCHEDULING

 

Termine utilizzato in sede di organizzazione della produzione ad indicare la distribuzione periodo per periodo, delle quantità di produzione previste dai piani. Il termine  routing si riferisce alle stessa fattispecie, ma con riferimento a dove si eseguono le lavorazioni.

v. DISPATCHING    SEQUENCING

 

SCHEMA SEMPLIFICATO DEI RICAVI, DEI COSTI E DEGLI UTILI

(vedi CONTO ECONOMICO)

 

Ricavi lordi
-   Sconti abbuoni resi
Ricavi netti
          -  Totale costi variabili
Margine di contribuzione lordo
-   Costi fissi industriali
Margine di contribuzione netto
-   Costi fissi commerciali
-    Costi fissi operativi
=   Reddito operativo
±  Saldo gestione finanziaria
±  Saldo gestione extra / straordinaria
=   Utile lordo
-    Oneri fiscali
=   Utile netto

 

SCONTI

 

Riduzione del prezzo di vendita che il venditore accetta di praticare per una qualche motivazione, per esempio quando l’acquirente raggiunge una dimensione del lotto particolarmente rilevante.
Nel conto economico  del venditore i ricavi vanno registrati al netto di abbuoni, resi e sconti.

 

SCORPORO

Separazione all’interno di un’azienda di tutto quanto (risorse, strutture, mezzi di produzione contratti) si riferisce ad una specifica parte e collocazione di quanto scorporato in un’azienda (preesistente o meno) autonoma. E’ l’operazione inversa della fusione.

La separazione può essere per linee di prodotto (motori diesel da un’azienda motoristica generale) o per funzioni (elaborazione dati che non è più una divisione, ma diventa azienda distinta).

Spesso l’azienda così realizzata è destinataria di un rapporto di outsourcing

A volte lo scorporo precede un’operazione di cessione di ramo d’azienda.

 

SCORTE

Quantità di un bene che viene custodita in magazzino allo scopo di poterla utilizzare quando necessario o opportuno. La scorta si può immaginare un caso particolare del concetto di stock nel senso che rappresenta lo stock detenuto a sostegno di un furto uso

L’aumento delle scorte consente alla produzione di superare (temporaneamente) il volume delle vendite, mentre la diminuzione delle scorte consente di avere una produzione inferiore alle vendite.

Dal punto di vista dell’impresa scorta è sinonimo di giacenze; per l’esattezza giacenze è la dizione che sottolinea la rilevanza contabile, mentre il termine scorte sottolinea la rilevanza ai fini della gestione della produzione.

 

SCUOLE DI PENSIERO

Monetaristi
Neoclassici
Keynesiani

SEGMENTAZIONE DEL MERCATO

 

Tecnica di disaggregazione di un mercato allo scopo di capirne meglio i meccanismi e soprattutto di “aggredirlo” in modo più efficace. Per esempio nelle strategie di marketing di alcuni beni strumentali (immaginiamo il caso dei telefoni cellulari) si creano fasce di prestazioni del prodotto sostanzialmente   artificiali allo scopo do giustificare prezzi elevati per gli esemplari appartenenti alla fascia alta (più o meno fittizia) che si viene a creare.

 

SEQUENCING

Termine utilizzato in sede di organizzazione della produzione ad indicare la successione con la quale le lavorazioni (nelle quantità di produzione previste dai piani.) sono eseguite nella tempistica prevista dallo scheduling e utilizzando le varie risorse indicate dal routing.

v. DISPATCHIN

 

SERVIZI

Un tipo di bene che riguarda prestazioni di persone (consulenza, assistenza, prestazione di lavoro in genere).

L’attuale tendenza è verso un’economia con crescente peso dei servizi sia quelli rivolti alle presone, si pensi all’assistenza ai bambini agli anziani ai portatori di handicap) sia quella rivolta alle imprese (si pensi ai servizi finanziari, informatici di marketing, di logistica).

Dal punto di vista dell’azienda il ricorso ai servizi rientra nella logica della trasformazione da costi fissi a costi variabili.

Il settore dei servizi è detto terziario come contrapposto al settore primario (risorse agricole e minerarie) e settore secondario (industria della trasformazione e della produzione di beni).

Si usa parlare di terziario avanzato per fare riferimento alla parte più complessa e innovativa dei servizi (la consulenza aziendale contrapposta ai servizi di pulizia edifici). Oggi si usa anche il termine quaternario per attività quali la ricerca di fascia più alta, come si trattasse di “servizi ai servizi”.

Connesso al concetto di servizi è quello di outsourcing, come modalità per disporre dei servizi.

Servizio come alternativa al posesso del bene il caso della lavatrice che ripaga a consumo per e sue prestazioni.

v. SERVIZI PUBBLICI

 

SERVIZI PUBBLICI

Servizi rivolti al pubblico (o, come si usa dire, al grande pubblico per indicare che l’uso è previsto per la generalità dei cittadini) quali i trasporti urbani e ferroviari, la telefonia, l’energia elettrica, il gas naturale, l’acqua potabile e i servizi ambientali. Si indicano con il termine public utilities i soggetti economici (indipendentemente dal loro assetto proprietario) che eserciscono tale attività rivolta al pubblico.

Oggi si tende a privatizzare, cioè a cedere ai privati quote di società di proprietà pubblica, operanti nei servizi pubblici, attività che si tende a liberalizzare cioè a rendere terreno di libera concorrenza fra più imprese. Si pone la questione sul controllo del livello di prestazione e delle tariffe praticate da questi soggetti: i pubblici poteri hanno in molti paesi affidato questa ed altre funzioni ad organismi indipendenti (denominati organismi di regolazione) .

 

SIMULAZIONE DI UN SISTEMA

 

Impiego di un modello per dedurre dal comportamento del modello alcune informazioni sul comportamento del sistema modellato. Si usa parlare di esperimenti numerici per descrivere l’operazione di raccolta dei risultati dell’impiego dei modelli. A seconda dei modelli utilizzati si potranno condurre delle simulazioni deterministiche, stocastiche, aleatorie, adattive ecc.

 

SISTEMA

 Si può definire sistema un insieme di parti che formano un complesso: un evento nel sistema è un cambiamento del suo stato e il sistema coincide con l’insieme dei suoi possibili eventi.  Il termine sistema indica programma, metodo, ordine e il contrario di sistematico è caotico: una situazione nella quale tutto dipende da tutto il resto; in tali condizioni non sono possibili né descrizioni sintetiche, né spiegazioni, né predizioni.

Si intende per sistema aperto un sistema che ha scambi (di energia o materia o informazione) con l’ambiente esterno. In caso contrario il sistema si dice chiuso. Un sistema chiuso tende a degenerare perché inevitabilmente la sua entropia, cioè il suo disordine, aumenta con il trascorrere del tempo.

Vedi:      INGEGNERIA DEI SISTEMI         COMPONENTE DI UN SISTEMA  
CONTROLLO DI UN SISTEMA    DINAMICA DI UN SISTEMA   
GERARCHIA DI UN SISTEMA     MODELLO DI UN SISTEMA
SIMULAZIONE DI UN SISTEMA

 

SISTEMA INFORMATIVO

Vedi TEORIA DELL’INFORMAZIONE

 

SOCIALISMO

Sistema economico contrapposto al capitalismo, basato sull’economia di stato e focalizzato sulla priorità attribuita all’obiettivo della giustizia ripartitoria tra cittadini.

In varie forme il socialismo si è differenziato avendo come due posizioni estreme la socialdemocrazia e il comunismo. Ulteriore elemento di differenziazione è stata la posizione nei confronti dell’internazionalizzazione: socialismo nazionalista e il socialismo internazionalista.

 

SOCIETA’

Società di persone

 

Società in nome collettivo

Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali.
Il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi. (art. 2291 e segg.)
La società in nome collettivo agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di uno o più soci con l'indicazione del rapporto sociale (2563, 2567).
La società può conservare nella ragione sociale il nome del socio receduto o defunto, se il socio receduto o gli eredi del socio defunto vi consentono (att. 207).

 

Società in accomandita semplice

Nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente (2740) per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita.
Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni. (art. 2313 e segg.)
La società agisce sotto una ragione sociale costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con l'indicazione di società in accomandita semplice, salvo il disposto del secondo comma dell'art. 2292 (2564, 2567).
L'accomandante, il quale consente che il suo nome sia compreso nella ragione sociale, risponde di fronte ai terzi illimitatamente (2740) e solidalmente (1292) con i soci accomandatari per le obbligazioni sociali.

 

Società di capitali

 

Società per azioni (spa)

Nella società per azioni (art. 2325 e segg.) per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.
Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni (2346 e seguenti).
La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di società per azioni (2564, 2567).

 

Società in accomandita per azioni

Nelle società in accomandita per azioni (art. 2462 e seg.) i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti sono obbligati nei limiti della quota di capitale sottoscritta (2250).
Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni (2346 e seguenti).
La denominazione della società è costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari, con l'indicazione di società in accomandita per azioni (2564 e seguenti).

 

Società a responsabilità limitata (srl)

 

Nella società a responsabilità limitata (art. 2472 e segg. (att. 216) per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.
Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni.
La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di società a responsabilità limitata (2564 e seguenti).

 

Società bersaglio
Società quotata i cui titoli sono oggetto di una scalata ostile.

SOGGETTO ECONOMICO

 

(Vedi OPERATORE ECONOMICO)

 

SOLVIBILITA’

Capacità di un debitore (anche potenziale) di far fronte ai propri impegni.

 

SOMMERSO

(Vedi EVASIONE FISCALE)

COMPLETARE con Dati da Donna su classifica Europea sommerso

 

SOSTITUZIONE DEGLI IMPIANTI

 

7.11 Bellandi. Richiamo alla valutazione dei progetti di investimento

v.VITA TECNICA DELL’IMPIANTO  v.  INNOVAZIONE TECNOLOGICA

COMPLETARE

 

SPECULAZIONE

 

Operazione commerciale volta a conseguire un guadagno in base alla differenza tra prezzi attuali e prezzi futuri di un bene, entro un lasso di tempo solitamente breve.

La speculazione ha  l’effetto di far aumentare nell’immediato i prezzi del bene in questione in quanto la domanda aumenta perché alla domanda per l‘uso del bene si aggiunge quella speculativa; in un certo senso si tratta di un anticipo dei futuri aumenti e quindi se si guarda nel medio periodo la speculazione riduce l’escursione verso l’alto dei prezzi nel tempo.

L’arbitraggio è l’analoga operazione svolta però con riferimento allo spazio e non al tempo.

 

SPESA

In linea generale spesa è sinonimo di esborso: quantità di moneta trasferita dall’acquirente al venditore per acquisire beni o servizi.

La spesa del consumatore per acquistare i beni è un vincolo nella determinazione del paniere ottimale.

La spesa del produttore per acquistare i fattori produttivi è un vincolo nella determinazione dell’impiego ottimale dei fattori.

 

SPESA CORRENTE

COMPLETARE

SPESA IN CONTO CAPITALE

 

COMPLETARE

SPESA PUBBLICA

 

COMPLETARE

SPESA TOTALE

 

In macroeconomia la spesa totale è l’ammontare totale delle spese effettuate sia per consumi che per investimenti.

 

STABILITA’ DELL’EQUILIBRIO DOMANDA OFFERTA

(Vedi PREZZO DI EQUILIBRIO DOMANDA OFFERTA)


STATO

 

Una delle articolazioni, insieme con l’Unione Europea, le Regioni e gli Enti Locali, della pubblica autorità

v. INTERVENTO PUBBLICO IN ECONOMIA  DECENTRAMENTO

 

STATO PATRIMONIALE                                                                                                           3.3

Premessa

 

Schema, facente parte dei documenti di bilancio, nel quale sono rappresentati provenienze (passività) e impieghi (attività) delle risorse disponibili per l’impresa ad una certa data. Si dice pertanto che, a differenza del conto economico, lo stato patrimoniale dà una rappresentazione istantanea (alla data di riferimento che è tipicamente la fine dell’anno).

Le principali voci delle attività sono:

  • immobilizzazioni tecniche (strutture, quali fabbricati e impianti; mezzi, quali macchine e attrezzature, da utilizzare per la produzione); più propriamente, immobilizzazioni materiali
  • oneri pluriennali (immobilizzazioni immateriali, quali brevetti, pubblicità con effetto atteso per più esercizi); più propriamente, immobilizzazioni tecniche immateriali
  • magazzino (materie prime, semilavorati e prodotti finiti, costruzioni interne)
  • denari e altri valori (liquidità)
  • partecipazioni (quote di capitale di altre società detenute dall’azienda)
  • crediti (somme da ricevere per: fatture emesse, effetti ricevuti, anticipi ai fornitori)
  • ratei e risconti attivi

 

Le principali voci delle passività sono:

  • capitale sociale (le somme messe a disposizione della società da parte dei soci)
  • riserve (somme accantonate per fronteggiare eventuali future esigenze al momento non puntualmente prevedibili)
  • utili degli esercizi precedenti
  • fondi vari

-     fondi di ammortamento

  • fondo di svalutazione (serve a compensare l’incertezza su voci la cui consistenza potrebbe essere inferiore a quella nominale inserita tra le attività)
  • fondo rinnovamento impianti (si differenzia dal fondo di ammortamento perché ha l’obiettivo di consentire non il semplice rimpiazzo, ma un miglioramento degli impianti)
  • debiti (somme da versare per: fatture ricevute, effetti emessi, anticipi dai clienti)
  • banche passive (somme dovute alle banche a vario titolo)
  • fondo TFR
  • fondo imposte
  • ratei e risconti passivi

Schema di stato patrimoniale

(da Bellandi tab. 6.2)


Anche sullo stato patrimoniale, come sul conto economico, agisce l’operazione di riclassificazione. Il codice civile dispone come debba essere formulato la Stato patrimoniale riclassificato.

Le attività sono distinte in due gruppi: a breve termine e a medio lungo termine. Analogamente sono distinte in due gruppi le passività.

 

Il risultato numerico è esposto nella tabella seguente (stessa fonte).

 

 

 


Schema di stato patrimoniale riclassificato

(da Bellandi tab. 6 3  )    (*) sta ad indicare che il valore deve essere negativo

 

In forma sintetica lo Stato Patrimoniale riclassificato assume il seguente aspetto

 

     

STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO (sintetico)

ATTIVITA’

 

PASSIVITA’

 

ATTIVITA’ FISSE

 

  Immobilizzazioni

 

 

 

PASSIVITA’
FISSE
(O PERMANENTI)

 

 

Capitale proprio (netto)

 

 

Mezzi di terzi

 

Debiti a medio lungo (passivo consolidato)

 

 

 

 

ATTIVITA’
CORRENTI

 
Giacenze

 

 

  Crediti

PASSIVITA’ CORRENTI
(O A BREVE)

Debiti a breve
(passività a breve)

 

  Liquidità

 

STILE DI DIREZIONE

 

Stile di direzione è una modalità di conduzione di un’azienda. Si definiscono vari stili di direzione in dipendenza sia delle tradizioni dell’impresa, sia delle preferenze della persona che assume la posizione di responsabilità di vertice e impronta l’azione del suo modo di gestire.

Si parla di stile di direzione partecipativo se i livelli sottoposti sono coinvolti nell'assunzione delle decisioni che li riguardano, di stile di direzione verticistico se il coinvolgimento è insufficiente.

Se il grado di autonomia assegnato alle unità operative (tipicamente le divisioni) è elevato si parla di stile di direzione decentrato (che favorisce il decentramento); in caso contrario si parla di stile di direzione accentrato.

MBO è uno stile di direzione che pone la priorità sull’identificazione e sul raggiungimento degli obbiettivi.

MBE è uno stile di direzione che pone la priorità sull’identificazione e sul superamento delle condizioni di emergenza mano a mano che si presentano.

V. ORGANIZZAZIONE IMPRESA

 

STIPENDI

Retribuzione dei lavoratori a elevata qualificazione. E’ una voce della colonna perdite del conto economico.

V. SALARI


In inglese asset.

In inglese liability.

 

STOCK


Il termine ha due famiglie di significati: il primo fa riferimento quantità di un bene detenuta da un dato soggetto (una derivazione è il termine italiano stoccaggio), il secondo alle azioni di una società quotata in borsa (l’etimologia è riconducibile al concetto di quota di capitale).

Quantità detenuta

 

Contesti tipici dell’uso del termine stock con quest’accezione sono il magazzino con riferimento alle disponibilità e alle giacenze ma anche le risorse in particolare finanziarie detenute da un’azienda o da un qualunque soggetto. Il termine è spesso usato in antitesi con il termine flusso che invece indica il movimento di un insieme di oggetti o di valori determinato da un insieme di operazioni o di decisioni aventi la stessa direzione; evidentemente variazioni di flusso determinano variazioni di stock. Lo stock è definito con riferimento a una data indicata, mentre il flussi ha senso solo se riferito a un intervallo di tempo. Dal punto di vista del bilancio lo stato patrimoniale fotografa lo stock, mentre il conto economico fotografa il flusso. E’ immediata l’analogia idraulica: lo stock è la quantità di fluido detenuta in un bacino mentre il flusso è legato alla portata del fluido (in entrata o in uscita) attraverso un condotto collegato al bacino.

Alcune considerazioni sulla gestione degli stock dal punto di vista del magazzino e più in generale della produzione sono esposte alle voci scorte e magazzino.

Azione

 

Stock exchange

Stock market

Stock dividend

Stock option

 

STOCK OPTION


Forma di remunerazione dei dipendenti, utilizzata per lo più da società quotate in borsa, realizzata tramite l'assegnazione di opzioni per l'acquisto di azioni della società. Mentre per i normali dipendenti l’incidenza percentuale sulla retribuzione totale delle stock option è limitata a cifre dell’ordine del 10 15 percento, per i top manager le stock option sono diventate spesso la forma prevalente di retribuzione. Questa situazione suscita alcune preoccupazioni: in particolare si teme l’insider trading e più in generale un pilotaggio della società mirato piuttosto a a valorizzare la gestione delle proprie azioni che l’intero pacchetto.

STRANDED COSTS (COSTI INCAGLIATI)

 

V. COSTI INCAGLIATI

 

STRATEGICO

Aggettivo abusato nel linguaggio organizzativo ad indicare l’elevato rilievo che l’oggetto cui si applica l’aggettivo strategico ha per l’impresa.  Più correttamente strategico sta ad indicare di alto rilievo per il futuro dell’impresa e quindi con riferimento al medio lungo termine per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo. In questo senso è contrapposto a tattico che sta ad indicare un comportamento ( o un rilievo) a breve medio termine, per evitare potenziali difficoltà immediate o per cogliere puntuali opportunità a carattere occasionale.

Si parla quindi di obiettivi strategici, funzione strategica, programmazione strategica, management strategico,  e simili.

A volte il termine strategie viene, erroneamente, usato come semplice sinonimo di scelte, perdendo quel significato di lungo termine e di alto impatto che dovrebbe invece caratterizzarne l’impiego.

 

STRUTTURA DELL’IMPRESA

Una rappresentazione (“anatomica”, v. ingegneria dei sistemi) della configurazione dell’impresa o di un suo particolare aspetto (produttivo, tecnologico, finanziario, commerciale). In altri termini quali sono le parti in cui un’impresa può essere articolata. E’ ovvio che esista una corrispondenza stretta tra funzioni e struttura; ma sarebbe riduttivo immaginare una corrispondenza biunivoca: In realtà un elemento della struttura può svolgere più funzioni e  simmetricamente  una funzione può essere affidata a più di un componente della struttura.

v. ORGANIZZAZIONE DELL’IMPRESA   GESTIONE DELL’IMPRESA
FUNZIONI DELL’IMPRESA


 

SURPLUS DEL CONSUMATORE

Se esaminiamo la curva di domanda appare evidente che il costo sostenuto dal compratore (o esborso del comparatore)  per disporre di una determinata quantità di beni dipende  dalle modalità con cui egli procede all’acquisizione: se in un’unica operazione si procura la quantità qB l’esborso sostenuto sarà e1 = pB x qB.  Se procedesse all’acquisto in due operazioni il consumatore sarebbe disponibile a un esborso  e2  =  qA x pA + pB x (qB - qA)  =   pB x qB + qA x (pA - pB) > e1 . Generalizzando nella direzione di un numero infinito di acquisti di quantità infinitesime si può comprendere come il consumatore riceva un “valore” pari a  v  =    ò0qB  p(q) dq  > e1. La differenza  v – e1 è denominata surplus del consumatore.
Immaginiamo ora che siano ridotte le disponibilità complessive del bene in questione, per esempio che siano ridotte le importazioni; allora sappiamo che la curva di domanda tende a salire verso l’alto e a spostarsi a sinistra (i prezzi salgono) e che il consumatore acquisterà minore quantità del bene (qA, invece di qB) a causa di questo aumento dei prezzi.

In prima approssimazione possiamo immaginare che il consumatore stanzi per l’acquisto di quel bene la stessa quantità di risorse; allora sarà qA = qB x pB / p’A. Dove l’indice sta ad indicare che ci troviamo sulla curva modificata. Conseguentemente, come si vede dal grafico, si ridurrà il surplus del consumatore.

 

SUSSIDIARIETA’

Il principio di sussidiarietà è un’impostazione di decentramento sistematico in base alla quale sono privilegiati i livelli decisionali a più diretto contatto con i cittadini, attribuendo ai livelli via via più complessi solo le funzioni che se esercitate al livello più elevato sono svolte più efficacemente (ad esempio la difesa a livello nazionale è certo svolta più efficacemente che a livello regionale). Quest’impostazione di decentramento sistematico (si potrebbe quasi dire decentramento primario, per definizione, ontologico) prende il nome di principio di sussidiarietà

In Europa il principio di sussidiarietà ha cominciato ad affermarsi con riferimento alla ripartizione dei compiti tra singoli stati e sistema europeo (prima comunità Europea ora  Unione Europea).

La sussidiarietà si applica anche all’intervento pubblico in economia

 

SVALUTAZIONE

Perdita di valore di un bene. Se il bene che perde valore è la moneta il fenomeno si chiama inflazione e determina l’aumento dei prezzi di tutti gli altri beni.

Lo stesso termine si usa (con qualche confusione) anche per indicare la perdita di valore di un bene dovuta al suo deterioramento per usura o all’obsolescenza, sia per invecchiamento, sia per l’introduzione nel mercato di oggetti più avanzati.

Alla perdita di valore per deterioramento dovuto a usura o a obsolescenza conseguente all’invecchiamento, quindi alla svalutazione in qualche modo fisiologica e distribuita nel tempo, mette rimedio il concetto di ammortamento.  Alla perdita di valore per obsolescenza dovuta a improvvise innovazioni tecnologiche o a fenomeni inattesi di mercato mette rimedio il fondo svalutazione.

Il termine svalutazione è usato anche con riferimento al valore relativo di una moneta (o valuta) rispetto all’altra. Si definisce svalutazione competitiva una situazione di valuta debole in quanto è conveniente dal punto di vista dei produttori, perché sono favorite le esportazioni (chi dispone di un’altra valuta trova vantaggiosi i prezzi quando convertiti nella sua valuta) e (per il motivo esposto) sfavorite le importazioni. Ma il quadro è più complicato:

  • la valuta debole penalizza anche l’acquisto delle materie prime che è necessario importare per la produzione e questo riduce la competitività delle imprese che operano in un paese a valuta debole;
  • non va trascurato un altro fattore di grande rilievo soprattutto nel medio termine: un paese a valuta debole è sottoposto all’acquisto dei suoi asset patrimoniali (edifici, terreni aziende) da parte dei possessori di valuta forte; in definitiva se la valuta continua ad essere debole si rischia di svendere la ricchezza del paese o addirittura pezzi del paese;
  • la valuta forte attira i capitali e ciò rende difficile reperire risorse per nuovi investimenti nei paesi a valuta debole.

Per molti anni le imprese italiane hanno scommesso sulla lira debole rispetto alle valute dei paesi nostri concorrenti, ma anche nostri clienti (per esempio il marco tedesco) e hanno sperato che non pesassero troppo negativamente le importazioni che per noi sono soprattutto in dollari. A parte i limiti di una tale politica sopra ricordati, l’avvento dell’euro come moneta comune di diversi paesi dell’UE ha reso significativo solo l’andamento dell’euro rispetto al dollaro (per esempio, nella competizione con le imprese tedesche non si potrà più applicare la vecchia tecnica della svalutazione competitiva).

Quanto al rapporto di cambio euro dollaro la recente debolezza del dollaro crea difficoltà di esportazione per le imprese manifatturiere europee, ma lascia opportunità di attrarre investimenti in euro sul territorio dell’Unione Europea, invertendo un’emorragia di risorse finanziarie che si erano rivolte agli Usa durante il periodo appena terminato di dollaro forte. Se ci si domanda in particolare quali paesi dell’UE siano in grado di attrarre investimenti “orfani del dollaro” per l’Italia la situazione finora non è stata rosea perché il 70 % degli investimenti diretti è andato finora a Gran Bretagna (28) Olanda (20) Spagna (12) e Irlanda (8). Conti pubblici in ordine e debiti limitati e quindi tasse basse al momento e in prospettiva sono tra i più importanti motivi d’attrazione.

 

SVILUPPO

Originariamente il termine sviluppo era sinonimo di crescita economica, ora assume significati più puntuali e impegnativi: in primo luogo si sottolinea che la crescita non deve essere solo economico in senso stretto, ma comprendere anche altri parametri di natura sociale e culturale e quindi comprende anche dati qualitativi oltre che quantitativi; in secondo luogo si osserva che la crescita deve soddisfare a una serie di vincoli di compatibilità che portano al concetto di sviluppo sostenibile.

Rimane però una realtà che non si può ignorare: il benessere (e in particolare la dinamica dell’occupazione) sono legati alla crescita delle attività economiche (alla derivata, piuttosto che non al livello) e gli obiettivi della politica economica delle pubbliche autorità non può che rimanere e così si verifica nei fatti, quella dello sviluppo , con tutte le opportune specificazioni qualitative e quantitative, ma pur sempre dello sviluppo.

 

SVILUPPO SOSTENIBILE

Risorse
Riciclo
La ripartizione tra paesi poveri e paesi ricchi
Il mito della crescita zero nel lungo periodo.

T

 

TAKE OVER

v. ACQUISIZIONE

 

TARIFFA

E’ sostanzialmente un prezzo che viene praticato in modo generalizzato per una prestazione (tipicamente un servizio) codificata in modo univoco per esempio le tariffe dei servizi pubblici o le tariffe assicurative.

In passato le tariffe erano riferite a soggetti pubblici o destinatari di concessione pubblica e sottoposti a varie forme di controllo, dalle tariffe amministrate (autorizzate direttamente dalle pubbliche autorità) alle tariffe controllate (il prestatore del servizio decide autonomamente ma la pubblica autorità vigila sulle decisioni del produttore). In quel contesto era stretta la correlazione tra tasse e tariffe nel senso che la tariffa indicava il valore unitario della tassa dovuta per la prestazione di un servizio che poteva essere in misura diversa; tipico il caso ritiro dei rifiuti solidi urbani che era allora considerato contropartita di un’apposita tassa comunale.

Attualmente si tende per i servizi pubblici in primo luogo a realizzare situazioni che favoriscano la libera concorrenza (liberalizzazione) in modo che si posa parlare di prezzi in senso proprio (determinati dall’equilibrio domanda offerta in un sistema competitivo) e, nella misura in cui ciò non sia possibile, ad applicare il sistema del price cap; comunque si preferisce oggi parlare indistintamente di prezzi e indipendentemente dalla struttura dell’offerta.

Il sistema tariffario si applica ovviamente in primo luogo alle cosiddette utilities.

Un elemento significativo della struttura dei costi riconoscibili nella tariffa sono gli oneri di sistema

Il concetto di tariffa che è intrinsecamente a misura cioè legato alla quantità di servizio usufruito viene superato in una standardizzazione semplificazione che è quella della cosiddetta tariffa piatta (flat) – si pensi ad alcune tariffe telefoniche - una sorta di abbonamento. Per sottolineare il legame con il concetto di accesso (in particolare accesso alla rete) si preferisce addirittura usare il termine tassa di iscrizione - si pensi a certi servizi INTERNET - come se si fosse ammessi a un privilegio. 

 

TASK FORCE

V. ORGANIZZAZIONE

 

TASSE

Le tasse sono un tributo che i cittadini o le imprese pagano a fronte di una prestazione che ricevono dalla pubblica autorità (per esempio tasse scolastiche, tasse di concessione governativa). In passato era stretta la correlazione tra tasse e tariffe nel senso che la tariffa indicava il valore unitario della tassa dovuta per la prestazione di un servizio che poteva essere in misura diversa; tipico il caso della allora denominata tassa comunale per il ritiro dei rifiuti solidi urbani.
Le imposte, invece , sono somme dovute senza corrispettivo diretto in quanto destinate in generale all’assolvimento da parte dell’autorità pubblica dei suoi compiti   

Ne linguaggio comune il termine tasse (soprattutto al plurale) si riferisce genericamente a qualunque tributo ( e quindi viene a comprendere imposte e tasse).

 

TASSO

Termine di uso generale ad indicare una velocità di cambiamento, o una variazione percentuale di una grandezza economica.

Sinonimi di tasso sono saggio e rateo; il corrispondente termine inglese è: rate.

 

TASSO DI ATTUALIZZAZIONE ( O INDICE DI ATTUALIZZAZIONE)

L’indice di attualizzazione (o tasso di attualizzazione)  iA è il rendimento che l’investitore si attende da investimenti della stessa classe, vale a dire aventi caratteristiche analoghe (per tasso di rischio, dimensione e durata) a quello in esame.  In questo senso si può affermare che il tasso di attualizzazione è il tasso di interesse che l’investitore si aspetta dall’impiego del proprio danaro non in un semplice prestito, ma in quella classe di investimenti. A questo contesto fa riferimento al concetto di costo – opportunità.

 

TASSO DI INTERESSE

Il tasso di interesse, nei rapporti debito - credito, indica in termini percentuali l’entità della remunerazione che chi usa capitali di terzi paga annualmente al proprietario.

A parità di capitale prestato il tasso di interesse determina per il debitore l’entità degli oneri finanziari, che sono il prodotto tra somma prestata e tasso d’interesse convenuto, e, corrispondentemente, per il creditore l’entità dei proventi finanziari.

E’ un elemento importante nella dinamica dei consumi e nella dinamica dell’inflazione.

 

TASSO DI SCONTO

Tasso d’interesse applicato per compensare lo scarto in giorni tra la data di sconto della cambiale e la sua scadenza. L’ammontare del tasso di sconto dipende dalla situazione dei mercati finanziari, dalla solvibilità dell’obbligato cambiario e dalla solvibilità del cliente che presenta la cambiale.

 

TASSO INTERNO DI REDDITIVITA’   TIR

Il tasso interno di redditività di un investimento  (TIR) è quel valore del tasso di attualizzazione che rende il valore attuale di un investimento (VA) uguale all’esborso iniziale I0. In formule:

               n                     
I0   = S   fk   / ( 1 + TIR ) k 
                    k=1                 .

Keynes chiama questa grandezza efficienza marginale del capitale.

 

TASSO UFFICIALE DI SCONTO   (TUS)

Tasso di sconto applicato dalla Banca Centrale (Istituto di emissione) alle singole banche che ad essa si rivolgono per operazioni di rifinanziamento, tipicamente anticipazioni e sconto cambiali. E’ di regola il tasso più basso sul mercato finanziario che serve come parametro di riferimento per gli altri tassi, anche se la sua importanza si è ridotta perché questo tipo di operazioni tra banca centrale e singole banche non è più così esteso.

v. PRIME RATE

TASSO MARGINALE DI SOSTITUZIONE

 

Il tasso (o saggio) marginale di sostituzione tra due beni di interesse di un dato consumatore, le cui quantità sono indicate da x e y, rappresenta il rapporto tra variazioni infinitesime delle quantità dei due beni calcolato lungo la curva di indifferenza ed è espresso nel piano x, y dalla derivata t = dyu  / dx . Tali variazioni, in quanto vincolate alla curva di indifferenza, hanno effetto nullo sull’utilità; da ciò deriva la scelta del termine “sostituzione”.

Il tasso marginale di sostituzione, che è ovviamente negativo, ci dice di quante unità deve aumentare la disponibilità di un bene a fronte della rinuncia di un’unità dell’altro bene per lasciare inalterato il livello di soddisfazione del consumatore.

Il tasso marginale di sostituzione è decrescente (in modulo) perché quando la quantità di un bene (x nel nostro caso) è piccola, rinunciarvi è più difficile (e quindi si chiede una grossa quantità dell’altro bene per rimpiazzare un’unità di x); in altri termini si conferma che l’utilità marginale di x è decrescente. Va sottolineato decrescente in modulo perché, essendo t negativo, in realtà all’aumentare di x , t diventa sempre meno negativo e quindi cresce, perché il suo valore da negativo si avvicina allo zero. Dal fatto che, se si elimina il modulo, t cresca si deduce che è positiva la derivata prima di t vale a dire la derivata seconda di y(x) e quindi che y(x) è rappresentata da una curva concava.

Nel punto di ottimo il tasso marginale di sostituzione è uguale al rapporto tra i prezzi dei beni (a parte il segno):   d yL  / d x  =  py / px .  Sempre nel punto di ottimo, il tasso marginale di sostituzione è altresì uguale al rapporto tra le utilità marginali, quali risultano dalla funzione di utilità U =  F (x , y) :

dy/ dx     =      d U / d x   :   d U / d y                                      

 

TASSO MARGINALE DI SOSTITUZIONE TECNICA

 
In un sistema che preveda l’utilizzazione di due fattori produttivi nelle quantità x e y rispettivamente, il tasso marginale di sostituzione tecnica (cioè t =  d yL  / d x ) rappresenta il rapporto tra variazioni infinitesime delle quantità dei due fattori calcolato lungo l’isoquanto e, pertanto, con effetto nullo sul livello di produzione per cui si può  parlare di sostituzione.

Il tasso marginale di sostituzione tecnica, che è ovviamente negativo, ci dice di quante unità deve aumentare la disponibilità di un fattore produttivo a fronte della riduzione di un’unità della quantità dell’altro fattore per lasciare inalterato il livello di produzione.

Il tasso marginale di sostituzione tecnica è decrescente (in modulo) perché quando la quantità di un fattore (x nel nostro caso) è piccola, rinunciarvi è più difficile (e quindi si chiede una grossa quantità dell’altro fattore per rimpiazzare un’unità di x); in altri termini si conferma che il rendimento marginale di x è decrescente. Va sottolineato decrescente in modulo perché, essendo t negativo, in realtà all’aumentare di x , t diventa sempre meno negativo e quindi cresce, perché il suo valore da negativo si avvicina allo zero. Dal fatto che, se si elimina il modulo, t cresca si deduce che è positiva la derivata prima di t vale a dire la derivata seconda di y(x) e quindi che y(x) è rappresentata da una curva concava.

Nel punto di ottimo il tasso marginale di sostituzione tecnica  è uguale al rapporto tra i prezzi dei fattori (a parte il segno):   d yL  / d x  =  py / px .  Sempre nel punto di ottimo, il tasso marginale di sostituzione tecnica è altresì uguale al rapporto tra i prodotti marginali, quali risultano   dalla funzione di produzione L =  F (x , y) :

dy/ dx     =      d L / d x   :   d L / d y                                       

Per la dimostrazione vedi DETERMINAZIONE DEL PUNTO DI OTTIMO DELLA PRODUZIONE
 

 

TASSO MARGINALE DI TRASFORMAZIONE

Con riferimento al consumo, il rapporto tra i prezzi dei beni px / py (pendenza della retta di bilancio) assume il nome di tasso (o saggio) marginale di trasformazione dei beni .

Il nome deriva dalla circostanza che, essendo y = I / py - px / py x , -  px / py = dy / dx esprime a parità di spesa (siamo sulla retta di bilancio) di quanto occorre ridurre la disponibilità del bene y per aumentare di un’unità la disponibilità del bene x.

Analogamente, con riferimento alla produzione, assume il nome di tasso (o saggio) marginale di trasformazione dei fattori il rapporto tra i prezzi dei fattori px / py (pendenza della retta di isocosto).

Il nome deriva dalla circostanza che, essendo y = R / py - px / py x ,  -  px / py = dy / dx esprime a parità di spesa (siamo sulla retta di isocosto) di quanto occorre ridurre la disponibilità del fattore y per aumentare di un’unità la disponibilità del fattore x.

 

TASSO MARGINALE DI TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO

 

Il saggio marginale di trasformazione del prodotto si ricava dalla curva di trasformazione del prodotto e rappresenta le prestazioni del sistema economico: di quanto si deve ridurre la produzione del bene x2  se si vuole aumentare di un’unità la produzione del bene x1 .

 

TECNOLOGIA

TECNOLOGIA DELL’IMPRESA

 

Patrimonio delle capacità che l’impresa ha raggiunto con riferimento particolare ai suoi fattori produttivi. Dalla tecnologia dipende la produttività dell’impresa.

La tecnologia (che possiamo immaginare incorporata nelle macchine e attrezzature, nelle conoscenze e nelle procedure ) è determinante dell’andamento della funzione di produzione e quindi degli isoquanti di produzione. Si usa affermare che la tecnologia è fissa nel breve periodo mentre è variabile nel medio lungo periodo: in realtà l’accelerata dinamica della tecnologia consente, e in alcuni casi impone, che cambiamenti tecnologici, usando il necessario capitale, siano realizzati molto velocemente se si vuole mantenere l’impresa competitiva.

Nel bilancio dell’azienda un riflesso della tecnologia si ha nelle immobilizzazioni immateriali all’interno dello stato patrimoniale.

V. EFFICIENZA  EFFICACIA

TECNOLOGIA DEL SISTEMA ECONOMICO

 

La capacità tecnologica di un sistema economico nel suo complesso è rappresentata dalla scatola di Edgeworth della produzione; in particolare la quantità disponibile di ciascun fattore è data dalle dimensioni di detta scala, mentre l’efficienza è data dagli isoquanti dei due produttori. La curva di trasformazione del prodotto rappresenta in modo sintetico le potenzialità del sistema economico.

Nelle equazioni della teoria generale dell’equilibrio (in particolare quella in forma semplificata) la tecnologia del sistema è rappresentata dai coefficienti tecnici di produzione ucd cioè la quantità del fattore d necessaria per produrre un’unità del bene c; tali fattori sono ovviamente legati alla funzione di produzione che se è ipotizzata dipendere linearmente dalle quantità di ciascuno dei fattori stessi dà luogo a coefficienti tecnici di produzione costanti.

Nell’analisi di input output la tecnologia appare attraverso la grandezza prodotto marginale dei fattori che indica l’inverso dei coefficienti tecnici di produzione

 

TEMPO DI RITORNO DI UN INVESTIMENTO

Nella valutazione di un progetto di investimento  il tempo di ritorno di un investimento TR è il tempo raggiunto il quale la somma dei flussi di cassa attualizzati uguaglia l’esborso iniziale I0

               m                    m
I0=    S     f*k  = S   fk   /   (1 + iA) k 
            k=1                 k=1

in quest’espressione m (numero degli anni) è l’incognita; in pratica si trova il valore di m per il quale la sommatoria S si avvicina di più a I0 .  TR espresso in anni coincide con il valore di m. Volendo fornire TR con precisione superiore a un numero intero di anni si ripete il calcolo con il valore m+1 (se S è minore di /I0) o  con il valore m-1 (se S è maggiore di /I0) e si interpola per trovare il valore frazionario che dà esattamente  I0 .

 

TEORIA

Con il termine teoria (o sistema concettuale) si indica un ragionamento che connette logicamente tutte le proposizioni via via accertate a riguardo di un insieme di fenomeni diversi, ma intercorrelati. Più specificamente con il termine legge, sia legge fisica, sia legge economica o di qualunque altra scienza, si intende un certo legame che è stato verificato esistere tra le grandezze che descrivono un certo tipo di fenomeni. In tal senso si può affermare che una teoria è un’insieme di leggi. Poiché le leggi sono formulate attraverso parole e/o numeri e/o simboli, si può affermare che una teoria è un sistema costituito da parole numeri, simboli.

Un modello si differenzia da una teoria in quanto non si basa solo sulle conoscenze organiche relative al comportamento dei diversi componenti del sistema, ama anche su descrizioni di tipo empirico fenomenologico; descrizioni che condizionano e in parte costituiscono la sostanza stessa della rappresentazione del sistema da simulare. Inoltre spesso il modello si riferisce a un campo di applicazione più circoscritto di quello che si vuole affrontare con la teoria.

(Vedi ECONOMETRIA)

 

TEORIA DELLE DECISIONI

Siano dati:

  • un insieme di possibili stati dell’ambiente o possibili condizioni iniziali;
  • un insieme di esperimenti disponibili e un insieme di possibili risultati di ciascun esperimento che danno informazioni sulla situazione prima di prendere la decisione:
  • un insieme di azioni fattibili in connessione con gli esperimenti fatti e le loro conseguenze;
  • un insieme di possibili conseguenze delle azioni in cui ogni possibile azione assegna a ogni possibile stato iniziale qualche specifica conseguenza.

Il problema della “migliore decisione” si affronta definendo le probabilità di conseguenze legate alle differenti scelte di esperimenti e azioni e assegnando una funzione di utilità all’insieme delle conseguenze, secondo un dato schema di valore o preferenze di chi deve decidere. Una soluzione ottimale consiste nello scegliere una funzione di decisione ottimale che assegna ad ogni possibile esperimento un’azione ottimale (che massimizza l’utilità) e una scelta di un esperimento ottimale.
Per un’applicazione concreta vedi DECISIONI IN UN’IMPRESA


TEORIA DELL’INFORMAZIONE (cenni)

 

 



 

 

Dalla sorgente è originato un messaggio (insieme di dati) che viaggia su di un canale disturbato da rumore. Per poter viaggiare sul canale il messaggio deve essere codificato (per esempio in forma di numeri).  Il rumore è tutto quello che è presente (e viaggia sul canale) indipendentemente dalla volontà dell’utente.

Nel telefono:

  • chi parla all’altro capo del filo è la sorgente;
  • il cavo telefonico è parte del canale, insieme con le centraline (sia in partenza sia in arrivo) e con le altre apparecchiature utilizzate;
  • il microfono è un codificatore e l’auricolare è un decodificatore;
  • il rumore è dato sia da suoni emessi nello stesso luogo dove parla la sorgente, sia da disturbi raccolti lungo il percorso, sia da altre cause.

Si usa distinguere tra dati e informazione insistendo sul dato come elemento grezzo e sull’informazione come risultato di un’elaborazione. E’ preferibile riferirsi ai dati come elementi non mirati a soddisfare una specifica domanda potenziale, ma nella loro generalità (in questo senso i dati sono legati alla sorgente) mentre l’informazione è già predisposta, finalizzata ad un utente e quindi a una domanda (in questo senso è legata al ricevitore).

Informazione come insieme di dati codificati memorizzati da qualche parte e soprattutto organizzati (classificati, messi in relazione) per un utilizzo (interpretazione, trasmissione e consultazione) efficace ai fini della gestione dell’azienda.

Interpretazione dei dati come processo logico di correlazione tra grandezze: quella del segnale raccolto e quella rappresentata (vedi il caso della fisica nel voltmetro analogico, angolo di deviazione della lancetta, tensione elettrica)

Requisiti dei dati per una loro utilizzabilità:

  • completezza (non possono essere tralasciati dati significativi e non possono essere ignorate circostanze importanti)
  • omogeneità (coerenza nei modi di descrizione e compatibilità delle condizioni nelle quali sono stati rilevati: dati derivanti da sondaggi telefonici sull’intenzione di voto e dati ricavati dall’analisi delle schede votate non sono omogenei);
  • fasatura (coerenza temporale dei diversi dati e conoscenza del tempo a cui si riferiscono: non ha senso mischiare indiscriminatamente dati di vendita che si riferiscono ad esercizi diversi come se appartenessero allo stesso esercizio).

Possiamo definire il contenuto di informazione di un messaggio (indichiamolo con I) come il numero minimo di domande elementari necessarie per indovinarlo. Per esempio se dobbiamo indovinare un numero compreso fra  1 e  N, si vede che occorrono meno di N domande per indovinarlo. Basta immaginare di chiedere se il numero incognito è compreso nella prima o nella seconda metà dell’intervallo di residua possibilità dopo ogni domanda per comprendere che valgono le relazioni

I   =  log2 N   =   -  log2 P          N  =  2 I

dove  I  è il contenuto di informazione misurato in bit (binary digit),  N è il numero da indovinare,   P  =  1/ N  è la probabilità di ciascun messaggio.

Ridondanza è informazione ripetuta allo scopo di evitare perdita di messaggio per errori di trasmissione dovuti a rumore o ad altra causa.  Per esempio dopo una sequenza di numeri si può trasmettere anche la loro somma perché il ricevitore possa verificare se ci sono stati errori e chiedere eventualmente che il messaggio sia trasmesso di nuovo.

Caratteristiche dell’informazione:

  • contenuto (grandezza che si vuole quantificare: controvalore dello scambio di azioni)
  • destinatario (utente dell’informazione, ne fissa le caratteristiche desiderate: di quali azioni si desidera conoscere l’andamento, in quale Borsa e con che frequenza)
  • scopo (obiettivo atteso dalla disponibilità dell’informazione: quando comprare o vendere azioni)
  • origine (modi, luoghi e tempi)

Sistema informativo: insieme di strumenti e procedure atti a reperire memorizzare trasmettere elaborare dati e informazioni.

 

TEORIA GENERALE DELL’EQUILIBRIO SEMPLIFICATA

In macroeconomia  si descrivono le relazioni tra le principali grandezze attraverso un sistema di equazioni che va sotto il nome di teoria generale dell’equilibrio. L’elenco delle grandezze da considerare è riportato alla voce MACROECONOMIA, mentre la teoria generale in una forma più completa è esposta alla voce EQUILIBRIO GENERALE.

Qui ci si limita a considerare solo alcune grandezze, a descrivere la struttura delle equazioni e a verificare che il sistema ammette delle soluzioni.

Lo schema di riferimento è il seguente:
 


Notare che i servizi comprendono sia il lavoro prestato che i prestiti effettuati dalle famiglie alle imprese e quindi che il reddito delle famiglie deriva sia da retribuzione del lavoro sia dall’interesse percepito sulle somme prestate). I pagamenti dalle famiglie alle imprese sono esborso dal punto di vista delle famiglie e ricavo dal punto di vista delle imprese; ovviamente dipendono dal regime dei prezzi.

Abbiamo C beni, D fattori, A consumatori. Le grandezze prese in esame sono:

  • i prezzi di ciascun bene pc e i prezzi di ciascun fattore Wd   con c  = 1, …, C     mentre  d = 1,…, D

 

  • le quantità domandate rca di ciascun bene  c da parte del consumatore a con a =1, A
  • le quantità totali Rc domandate dal mercato di ciascun bene c (glossa11.doc - domanda_aggregatadomanda aggregata) che si ottengono da semplicemente sommando rca sull’indice a      Rc =   Σ rca .

 

  • le quantità totali X d offerte di ciascun fattore d da parte dei consumatori
  • i coefficienti tecnici di produzione ucd cioè la quantità del fattore d necessaria per produrre un’unità del bene c; tali fattori sono ovviamente legati alla funzione di produzione che (se i coefficienti sono costanti) è ipotizzata dipendere linearmente dalle quantità di ciascuno dei fattori stessi.

La scorta si può immaginare un caso particolare del concetto di stock nel senso che rappresenta lo stock detenuto a sostegno di un futuro uso.

In un certo senso la stock option fa parte dei fringe benefits , cioè di quei benefici legati alla posizione di dipendente, ma che non entrano nella retribuzione monetaria in senso stretto; tipici esempi l’auto aziendale, il cellulare aziendale, l’assicurazione medica integrativa. La tendenza in tutti i paesi è quella di considerare questi benefici come parte integrante della retribuzione e tassarli di conseguenza.

Se il consumatore non avesse “memoria”, cioè non fosse consapevole di aver già acquisito una quantità qA del bene, sarebbe disponibile a pagare per il secondo acquisto un prezzo pBA che corrisponderebbe alla quantità (qB - qA) e a subire corrispondentemente un esborso e3 > e2 , essendo e3   = qA x pA + pBA x (qB – qA) . Se qB = 2 qA allora (qB - qA)  = qA  e  pBA = pA .

Naturalmente situazioni contingenti possono suggerire interventi (per esempio attraverso le aliquote fiscali) volti a raffreddare temporaneamente l’economia nel senso di evitare che gli inevestimenti siano tropo facili e quindi venga meno la selezione (e si proceda ai nvestimenti iefficenti o in perdita) e soprattutto di evitare l’accendersi di processi inflattivi che potrebbero andare fuori ocntrollo

  Il corrispettivo pagato per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani rientra oggi nelle considerazioni sulle utilities..

Può essere utile, per cogliere la differenza tra tasse e imposte, ricordare che la tassa di circolazione delle auto è stata trasformata in imposta sulla proprietà delle auto; prima era un corrispettivo per l‘uso delle strade ecc. ora è un prelievo fiscale su un bene patrimoniale: il  risultato è che ora paga anche chi tiene l’auto in garage.

In questo glossario il rapporto px / py è frequentemente, indicato cona.

Da non confondere con il saggio marginale di trasformazione del prodotto che è la derivata della curva di trasformazione del prodotto.

Ricordiamo che I indica il reddito del consumatore.

Ricordiamo che R indica le risorse del produttore.

Le conoscenze sono materializzate nei progetti, nei brevetti, nel know-how a disposizione dell’azienda e sono di carattere più generale che non le procedure; queste ultime possiamo indicarle come le “regole della casa”, i dettagli di informazione sul che fare nelle diverse circostanze che si possono presentare. Nelle persone, più che non nei documenti sono in realtà conservate e valorizzate sia le conoscenze sia le procedure.

E quindi dagli isoquanti che si ottengono dalla funzione di produzione.

Per indovinare un numero compreso fra 1 e 8 bastano tre domande secondo lo schema:
maggiore di 4  ?
Se sì,  maggiore di 6  ?                                               Se no, maggiore di 2 ?
Se sì, maggiore di 7 ?   Se no, maggiore di 5        Se sì, maggiore di 3 ?   Se no, maggiore di 1 ? 

E quindi dagli isoquanti che si ottengono dalla funzione di produzione.

 

Il modello qui esposto assume che le grandezze pc, Rc Wd siano incognite , mentre sono ritenute note le grandezze Xd (quantità di fattori disponibile, cioè le dimensioni della scatola della produzione; si ricorda che questa grandezza dipende dai salari e dal tasso d’interesse) e ucd (i coefficienti tecnici di produzione, cioè la tecnologia del sistema economico). Le equazioni affermano che:

  1. la domanda dei consumatori dipende dai prezzi dei beni e dai prezzi dei fattori (questi ultimi perché i prezzi dei fattori tra i quali sono compresi sia i salari sia l tasso d’interesse, influenzano i livelli di reddito dei consumatori); sono c equazioni, una per ogni bene);

rca  =  rca (p1 ,…, pc ,…, pC , ,…,W1,…,Wd …,WD )    c  =  1, …, C

Rc  =  Rc (p1 ,…, pc ,…, pC , ,…,W1,…,Wd …,WD )    c  =  1, …, C

 

  1. la quantità totale di ogni fattore impiegata dalle imprese è uguale alla quantità totale del fattore offerta dai consumatori; sono d equazioni , una per ogni fattore);

X d  =   Σ Rc ucd     d  =  1, …, D

  1. nel lungo periodo si raggiunge l’equilibrio di concorrenza perfetta che porta all’annullamento del profitto, cioè all’uguaglianza costi ricavi per ciascun bene; sono c equazioni, una per ogni bene);

 

Σ Wd ucd  =  pc  per l’esattezza, stiamo uguagliando prezzi e costi medi

Il conteggio del numero delle incognite (pc , Wd , Rc) e del numero (2 C + D) delle equazioni  porta ad affermare che, sotto condizioni normalmente soddisfatte sulla struttura delle equazioni, il sistema ha soluzioni: infatti il numero delle equazioni indipendenti è uguale al numero delle incognite meno uno, il che significa che si trova una soluzione se si fissa convenzionalmente il livello di un prezzo .  La circostanza che la teoria generale dell’equilibrio porti a fissare i prezzi a meno di un fattore si presta a varie considerazioni: riflette il significato sostanziale che sono significativi i prezzi relativi perché contano le ragioni di scambio e non i valori assoluti dei prezzi (ricordiamoci che parliamo simultaneamente di prezzi dei beni consumati e prezzi dei fattori, incluso il reddito delle famiglie); è coerente con l’affermazione che, in un sistema teorico chiuso, il livello dei prezzi non ha rilievo, riportata con riferimento al fenomeno dell’inflazione; trova un’applicazione formale nel recente cambio di valuta dalla lira all’euro che ha visto cambiati i valori monetari di tutte le grandezze economiche senza un effetto sull’attività economica (a parte eventuali perturbazioni indotte dal cambiamento come processo non del tutto controllabile).

 

TERZIARIO

V. SERVIZI

 

TESORO

Struttura preposta alla spesa dello Stato; in questo senso agisce sulla circolazione monetaria come gli altri soggetti economici.

Questa struttura ha anche la funzione di emettere certificati di debito  (comunemente noti come BOT, BTP, CCT …), paragonabili alle obbligazioni emesse dalle imprese nel senso che si tratta di debito contratto dallo Stato nei confronti degli acquirenti che alla scadenza riceveranno lka somma nominale più l’interesse convenuto nel frattempo maturato.

Attraverso la Cassa Depositi e Prestiti svolge anche una funzione di Istituto bancario che si approvvigiona dei capitali attraverso il risparmio postale ed eroga prestiti, prevalentemente alla Pubblica Amministrazione

Svolge il ruolo dell’azionista per le società cui lo Stato partecipa.

Un tempo, il Tesoro era un Ministero distinto oggi è unificato con il Bilancio e con le Finanze nel più grande Ministero dell’economia.

 

TITOLO DI CREDITO

Documento mediante il quale è possibile esercitare un diritto con contenuto economico e cedere ad altri il diritto stesso. Tra i principali titoli di credito sono:

  1. l’assegno
  2. la cambiale
  3. le obbligazioni

 

TOBIN TAX

Tassa sulle transazioni internazionali di capitale (quindi sulle operazioni del mercato borsistico internazionale) proposta da James Tobin (premio Nobel per l’economia il quale peraltro si sé sempre dichiarato scettico sulla probabilità che la sua proposta fosse accolta) come strumento di orientamento delle risorse verso fini non speculativi e verso la protezione dei soggetti più deboli sullo scenario internazionale, resi ancora più deboli dalla globalizzazione.

L’introduzione di una tassa di questo tipo è da tempo cavallo di battaglia degli ambientalisti ed è ora adottata come rivendicazione dal movimento no-global; non è stata finora accolta dall’economia ufficiale e tanto meno da governi dei paesi industrializzati.

Le ragioni sottolineate dai proponenti sono molteplici:

  1. il mercato borsistico internazionale è il mercato più speculativo che esista ed ha dimensioni tali da destabilizzare potenzialmente l’economia di un intero paese in un’unica sessione di borsa;
  2. il gettito (stimato tra 50 e 250 miliardi di dollari all’anno, a seconda dell’aliquota adottata e quindi molto superiore all’intero budget destinato ad aiuti per i paesi in via di sviluppo ) potrebbe essere destinato ad azioni di riequilibrio delle situazioni economico-finanziarie dei PVS anche con riferimento al drammatico tema della fame nel mondo;
  3. esistono limitati precedenti di prelievi sui movimenti di capitale .

Molto concrete le obiezioni mosse dagli oppositori:

  1. gli operatori si trasferirebbero verso i cosiddetti paradisi fiscali che anziché essere contenuti, come è necessario, riceverebbero così un impulso;
  2. la tassa rallenterebbe i movimenti di capitale che sono il motore dell’economia;
  3. è difficile stimare non tanto l’effetto a regime che potrebbe anche essere tollerabile, ma l’effetto di transitorio che rischierebbe di innescare fenomeni molto pericolosi nel breve medio termine, la cui evoluzione potrebbe sfuggire di mano.

METTERE QUALCHE CIFRA PER DIMENSIONARE IL MERCATO BORSISTICO INTERNAZIONALE E SUL GDP MONDIALE

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TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO (curva della)

v. CURVA DI TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO

v. SCATOLA DI EDGEWORTH DELLA PRODUZIONE

 

TRADE OFF

Termine che indica scelta all’interno di un numero definito di alternative (in genere una coppia) o, meglio, compatibilizzazione, ricerca del punto di equilibrio tra due esigenze contrastanti. Frequentemente tradotto con il termine italiano arbitraggio che però può assumere anche altri significati.

 

TRATTA

Ordine incondizionato impartito dal sottoscrittore a un terzo di pagare una certa somma, a una data scadenza in un dato luogo, a un dato soggetto beneficiario . In genere viene emessa a fronte di una fornitura non altrimenti saldata e assume piena validità giuridica solo con l’accettazione da parte della persona che deve effettuare detto pagamento.

v. CAMBIALE

 

TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO  TFR

Quota di retribuzione differita: l’azienda accantona annualmente una somma a favore del dipendente che gli verrà versata quando lascerà l’azienda. L’importo è orientativamente una mensilità per ogni anno di servizio e viene “rivalutato” con il crescere della retribuzione. In genere questo meccanismo è meno oneroso per le imprese che non l’equivalente del tasso di interesse accessibile nel caso di credito ordinario.

Il TFR è un debito dell’azienda a favore del dipendente: debito a medio-lungo termine per i dipendenti che non si prevede stiano per lasciare l’azienda; debito a breve per quelli che hanno presentato dimissioni o si prevede vadano in pensione.

Dal punto di vista bilancistico si tenga presente che vanno considerate:

  1. le quote TFR che corrispondono all’importo versato annualmente dal datore di lavoro come retribuzione differita accantonata; nel bilancio le quote TFR sono registrate tra le perdite del conto economico;

 

  1. il fondo TFR che, come tutti i fondi, indica l’accumulo delle quote pregresse via via versate; nel bilancio il fondo TFR appare tra le passività dello stato patrimoniale; quando il dipendente cessa il suo rapporto di lavoro con l’azienda (per pensionamento, dimissioni, licenziamento) e gli è quindi versata la somma maturata, il fondo si viene a ridurre di pari importo .

Questione di attualità: conviene o meno mantenere questo meccanismo ?

Dal punto di vista delle imprese la risposta è sostanzialmente affermativa, perché il TFR è un prestito di cui usufruiscono a condizioni favorevoli e comunque un incremento delle loro capacità di accesso al credito. Dal punto di vista dei dipendenti la convenienza non è certa perché potrebbero meglio investire le loro risorse. La legislazione italiana prevede la possibilità di avere anticipazione sulla futura liquidazione qualora occorrano condizioni particolari. La linea di tendenza in prospettiva sembra essere l’eliminazione della liquidazione o la sua destinazione a meccanismi pensionistici integrativi.

 

TRATTATI REGOLANTI L’UNIONE EUROPEA

ROMA

 

Sono i trattati con cui furono istituite la Comunità economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell'Energia Atomica ( Ceea o Euratom). Controfirmati dai rappresentanti dei sei paesi partecipanti - Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo - il 25 marzo 1957, entrarono in vigore il 1° gennaio 1958, avviando così la costruzione di un mercato comune attraverso l'unione doganale e l'utilizzo comune a scopi pacifici del nucleare. I Trattati di Roma sono stati sensibilmente modificati dall'Atto Unico Europeo.

MAASTRICHT

Ha profondamente modificato i contenuti del Trattato di Roma, istitutivo dell’entità sovranazionale che ha poi dato luogo all’Unione Europea. Il 9 e il 10 dicembre 1991 si svolse a Maastricht, in Olanda, il vertice tra i Paesi della CEE che portò, il 7 febbraio 1992, alla firma del "Trattato sull'Unione europea". L'accordo raggiunto prevedeva:
- l'adozione dell'euro entro il 1999;
- la creazione di una Banca Centrale Europea (BCE);
- la nascita di una nuova dimensione chiamata "cittadinanza europea" che implica la coscienza di una nuova appartenenza politica, geografica, culturale, sociale ed economica;
- una politica di crescita economica e di sviluppo dell'occupazione e una politica estera e della difesa comuni;
- l'armonizzazione dei sistemi fiscali e delle normative pubblicitarie;
- la caduta dei monopoli nazionali nel settore dei trasporti.

Regole di convergenza

Moneta unica

AMSTERDAM

 

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TRIBUTO

Termine generale che comprende ogni tipo di versamento (imposte e tasse) dovuto alla pubblica autorità.

U

 

UNDERPRICING

 

Nel caso di offerte finalizzate all'ammissione a quotazione, la variazione percentuale tra il prezzo di mercato, riferito a una certa data, e il prezzo di offerta, corretta per la variazione dell'indice di borsa.

UNIONE EUROPEA

 

Una delle articolazioni, insieme con lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali della pubblica autorità

v. INTERVENTO PUBBLICO IN ECONOMIA  DECENTRAMENTO

 

USO OTTIMALE DELLE RISORSE

 

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USUFRUTTO

 

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UTILE

E’ il risultato di un’attività economica e come tale coincide con il profitto. Il termine si applica comunemente alla gestione di impresa e quindi figura nell’analisi di bilancio e in particolare del conto economico. Se i ricavi sono maggiori dei costi si ha un utile, altrimenti siamo in presenza di una perdita.

Utile netto è il valore che si ottiene dopo aver sottratto ai ricavi, oltre alle varie tipologie di costo, anche le tasse secondo lo schema illustrato alla voce SCHEMA SEMPLIFICATO DEI RICAVI, DEI COSTI E DEGLI UTILI.

Utile operativo è sinonimo di reddito operativo.

 

UTILITA’ DEL CONSUMATORE                                                                                            1. 3. 2

Livello di soddisfazione del consumatore nel disporre di opportune quantità di uno o più beni. Il livello di soddisfazione del consumatore è legato alle sue preferenze.

E’ controversa la possibilità di quantificare numericamente con numeri cardinali i livelli di soddisfazione del consumatore (rappresentazione cardinale dell’utilità); nell’ambito di una rappresentazione cardinale si usa un’unità di misura convenzionale e simbolica denominata utils. E’ invece universalmente accettato che i livelli di soddisfazione si possano ordinare (rappresentazione ordinale). Le più importanti considerazioni espresse dalla teoria economica sull’utilità possono basarsi anche sulla semplice rappresentazione ordinale dell’utilità.

Con una rappresentazione cardinale e in un sistema composto da un consumatore e un bene (la cui quantità è rappresentata da x) si può introdurre la funzione di utilità u = u(x).

L’andamento presenta un quadro di saturazione: superata una certa disponibilità, incrementi ulteriori di quantità disponibilità non danno luogo a un aumento dell’utilità.

La situazione si riflette sull’utilità marginale vale a dire sulla derivata dell’utilità rispetto alla quantità:

L’andamento è coerente con la  LEGGE DELLUTILITA’ MARGINALE DECRESCENTE.

Con una rappresentazione cardinale e in un sistema composto da un consumatore e due beni (le cui quantità sono rappresentate da x e da y rispettivamente) si può introdurre la funzione di utilità   u = u (x, y) Tale funzione nel sistema cartesiano tridimensionale (x, y, u) indica una superficie rappresentativa del valore dell’utilità per ogni coppia di punti del piano x, y . Le curve di indifferenza rappresentano le sezioni della superficie dell’utilità con un piano u = k (parallelo al piano x,y) al variare del valore della costante k .

 La superficie risulterà concava (tipo vela vista da dove soffia il vento) e avvolgente l’osservatore posto sotto di essa. Il fatto che la superficie sia avvolgente corrisponde alla circostanza che le proiezioni sul piano x,y danno luogo a curve tanto più lontane dall’origine quanto più è elevato il valore di U.

 

Quantità del bene x

 

Quantità del bene y

 

Funzione di utilità

 

 


E’ considerata nota la funzione Rc che esprime la curva di domanda, ma è incognito quale valore fra i possibili sia effettivamente assunto dalla domanda.

Sono D equazioni, ma una di queste è conseguenza delle altre quindi solo D-1 sono tra loro indipendenti come si può facilmente dimostrare.

Può essere fissato indifferentemente il prezzo o di un bene o di un fattore.

Una versione più sofisticata è quella proposta da Spahn che prevede un sistema a due livelli: piccolo prelievo tipo Tobin tradizionale più forte prelievo, anche oltre un terzo delle somme movimentate se movimenti speculativi causano per una moneta fluttuazioni aldilà di una prefissata banda di oscillazione consentita.

Nonostante solenni impegni ad arrivare al valore di 0,7 % del GDP mondiale tale importo è sceso a solo lo 0,2 % di detto GDP.

In realtà si tratta di modesti prelievi destinati al funzionamento dei mercati stessi, quindi è più un pagamento per i servizi ricevuti che una vera e propria imposizione fiscale.

Il titolo è trasferibile quindi il beneficiario può indicare un altro beneficiario in sua vece.

Naturalmente per poter effettivamente procedere al versamento la azienda dovrà avere la corrispondente somma nella liquidità

Occorre tener conto altresì del saldo della gestione finanziaria e del saldo della gestione extra / straordinaria,

 

UTILITIES

 

Si tratta di utenze varie – in inglese utilities – quali acqua potabile e industriale, energia elettrica, vapore, aria compressa, messe a disposizione, attraverso sistemi a rete, su base tariffaria da soggetto esterno all’azienda . In alcuni casi il fornitore è l’operatore di servizi pubblici

Le utenze pagate da un’azienda contribuiscono ai costi variabili della produzione. Per l’esattezza, si può definire costo fisso una componente di tariffa che sia fissa (quale in certe tariffe elettriche il corrispettivo per la potenza impegnata) in quanto non dipende dal consumo effettivo di energia elettrica che è a sua volta legato al volume di produzione.

Se l’azienda si avvale non di forniture esterne a tariffa, ma di autoproduzione, si tratta di una voce di costo che ha componenti di costo fisso (ammortamento impianti) e componenti di costo variabile per esempio il combustibile.

Nel contesto delle utilities si pongono due questioni di carattere generale: esternalità e outsourcing.


V

 

VALORE ATTUALE  VALORE ATTUALE NETTO

 

Per confrontare flussi finanziari che avvengono in tempi diversi se ne corregge il valore riportandoli ad un tempo zero comune (ad oggi, donde il nome) attraverso il tasso di attualizzazione.

Il valore attuale di un investimento si ottiene dai flussi di cassa fk, conoscendo il tasso di attualizzazione iA mediante l’espressione:

               n                      n
VA=  S     f*k  = S   fk   /   (1 + iA) k 
            k=1                 k=1

Il valore attuale netto si ottiene dal valore attuale sottraendo l’esborso iniziale sostenuto per realizzare l’investimento:

VAN  = VA - I0

Se il valore attuale è uguale all’esborso iniziale (e quindi il VAN è uguale a 0) significa che l’investimento rende esattamente quanto ci si aspetterebbe da investimenti alternativi equivalenti; infatti è esattamente questo è il significato del tasso di attualizzazione. Quindi in questo caso particolare, il nostro investimento è in media, è “standard” rispetto a quello che offre il mercato. In questo senso va intesa l’espressione colloquiale “se il VAN = 0 vuol dire che riprendiamo i nostri soldi”, li riprendiamo incrementati di quanto ci darebbe un investimento alternativo corrispondente allo standard del mercato di riferimento.

v. VALUTAZIONE DEI PROGETTI DI INVESTIMENTO

 

VALORE CATASTALE

 

Si ottiene moltiplicando per 100 volte la rendita catastale. Questa regola si applica alle abitazioni e agli altri immobili, tranne che agli uffici (per i quali si moltiplica per 50), e per i negozi (per 34). Il valore catastale è la base per il calcolo di tutte le imposte sulla compravendita e dell'ICI.

VALORE DI LIBRO

 

Il valore di libro di un bene (o il valore contabile di un bene) è il valore di un bene riportato nello stato patrimoniale; si intende non il valore iniziale, ma il valore netto che risulta dalla differenza fra il valore iniziale e il valore ammortizzato.

Il valore di libro ad una certa data rispecchia la normativa applicabile per il bilancio (per esempio sugli ammortamenti) e quindi riflette considerazioni di natura più contabile che sostanziale; il valore del bene a quella data come strumento di produzione è più esattamente denominato valore residuo.

In caso di vendita del bene: se il prezzo di vendita è superiore al valore di libro si determina una plusvalenza; se il prezzo di vendita è inferiore al valore di libro si determina una minusvalenza. In entrambi i casi si ha un effetto sul conto economico; la vendita non ha invece effetto sul conto economico se avviene al prezzo corrispondente al valore di libro .

 

VALORE RESIDUO

Un bene d’investimento utilizzato per la produzione vede il proprio valore normalmente scemare nel tempo rispetto al suo valore iniziale I0; ciò avviene a causa di effetto combinato di usura, perdita di efficienza, obsolescenza tecnica; valore residuo è, come dice il nome quello che resta dopo un certo periodo. Se il periodo è la vita tecnica dell’impianto il valore residuo (in questo testo indicato con If) assume la denominazione di valore terminale. Se m è la vita tecnica dell’impianto espressa in anni, dopo n anni (con n < m) il valore residuo  sarà If = I0 (m-n)/m. Il valore terminale è spesso convenzionalmente assunto uguale a zero. In realtà si debbono confrontare il valore dei materiali recuperati dallo smantellamento con i costi di smantellamento, inclusi la sistemazione definitiva dei rifiuti generati dall’esercizio e non già sistemati, nonché dallo smantellamento stesso.

La procedura di ammortamento consente all’impresa di disporre tempestivamente delle risorse necessarie per rimpiazzare il bene d’investimento quando sia necessario sostituirlo.

Il valore residuo ufficiale ai fini del bilancio è quello denominato valore di libro.

 

VALUTA

Moneta con riferimento al rapporto con monete di altri paesi.

In prima approssimazione si può affermare che una situazione di valuta debole sia conveniente dal punto di vista dei produttori, in quanto sono favorite le esportazioni (chi dispone di una valuta forte trova vantaggiosi i prezzi quando convertiti nella sua valuta) e (per il motivo esposto) sfavorite le importazioni. In questo senso si usa parlare di svalutazione competitiva.  Ma il quadro è più complicato come brevemente illustrato alla voce svalutazione

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VALUTAZIONE DEI PROGETTI DI INVESTIMENTO                                                   4.2

Procedura che consente di stimare la redditività attesa  dall’investimento di una certa somma di danaro in un’attività produttiva.

I parametri caratterizzanti l’investimento da valutare sono:

  • n   anni di durata dell’investimento
  • iA   tasso di attualizzazione
  • ii   tasso di inflazione
  • I0   ammontare dell’investimento e quindi esborso monetario da sostenere per realizzarlo
  • If   valore residuo, a fine periodo, del bene acquisito con l’investimento (p.e. impianto)
  • a aliquota fiscale applicabile
  • C  contributo pubblico eventualmente disponibile in uno o più anni j.
  • ricavi generati nell’anno corrente k-esimo rk 
  • costi vivi (esborsi effettivi) sostenuti nell’anno corrente k-esimo ck 

I ricavi rk  sono tipicamente composti da entrate derivanti da vendite di beni o servizi, mentre le voci principali dei costi vivi ck  sono le materie prime, il costo del lavoro, le manutenzioni.

Grandezze economiche da considerare ai fini della valutazione sono:

  • ammortamenti (ricordare che gli ammortamenti non sono costi vivi, ma hanno il senso di una detrazione fiscale ammessa dalla legge)

        nel caso di ammortamenti costanti ak  =  ( I0 – If )  /  n 

  • imponibile ik : reddito convenzionale definito a fini fiscali, convenzionale perché alla differenza ricavi – costi vivi si sottraggono anche gli ammortamenti

ik = rk  –  c- a

  • imposte t(si applica all’imponibile l’aliquota a ; ovviamente le imposte si pagano solo se l’imponibile è positivo)

tk =  a i

  • flussi di cassa non attualizzati fk: saldo fra ricavi e costi al netto delle imposte nell’anno corrente k-esimo

fk   =  rk  –  c- tk ( rk  –  ck )  - a (rk  –  c- ak ) = (1 - a) (rk  –  ck )  +  a . a

l’ultima espressione rende evidente come il saldo ricavi – costi vivi sia ridotto per effetto del prelievo fiscale e come gli ammortamenti siano un contributo positivo al profitto proporzionale all’aliquota.

  • flussi di cassa attualizzati nell’anno corrente k-esimo  (f*k)

f*k   =  fk   / (1 + iA) k

  • valore attuale (VA)

 

               n                      n
VA=  S     f*k  = S   fk   /   (1 + iA) k 
            k=1                 k=1

  • valore attuale netto (VAN)

 

 VAN= VA - I0

  • indice di redditività (IR)

 

IR =  VA / I0

  -   tempo di ritorno degli investimenti TR : tempo raggiunto il quale la somma dei flussi di cassa attualizzati uguaglia l’esborso iniziale

               m                    m
I0=    S     f*k  = S   fk   /   (1 + iA) k 
            k=1                 k=1

in quest’espressione m (numero degli anni) è l’incognita; in pratica si trova il valore di m per il quale la sommatoria S si avvicina di più a I0 .  TR espresso in anni coincide con il valore di m. Volendo fornire TR con precisione superiore a un numero intero di anni si ripete il calcolo con il valore m+1 (se S è minore di /I0) o  con il valore m-1 (se S è maggiore di /I0) e si interpola per trovare il valore frazionario che dà esattamente  I0 .

  • tasso interno di redditività (TIR)

e’ quel valore del tasso di attualizzazione che annulla il VAN ovvero che rende VA = I0
n                     
I0   = S   fk   / ( 1 + TIR ) k 
            k=1                 .

 

E’ immediato osservare che, a parità di altre condizioni,  il valore attuale (VA) decresce all’aumentare del tasso di attualizzazione.

 


Nel caso in figura il TIR è pari a 0,1339

 

L’imprenditore è ovviamente interessato ad operare in condizione di indice di redditività (IR = VAN / I0 ) sensibilmente superiore ad uno e quindi con un tasso di attualizzazione inferiore al valore del TIR (Tasso Interno di Redditività). Corrispondentemente si dice che un investimento è conveniente se il suo TIR è superiore al tasso di attualizzazione.

E’ interessante esaminare la convenienza o meno per l’imprenditore ad accelerare gli ammortamenti. Premesso che le norme fiscali fissano comunque dei limiti alla velocità di ammortamento, è evidente che in conseguenza dell’effetto dell’attualizzazione (che rende meno incisivi le entrate lontane) converrebbe in linea generale anticipare gli ammortamenti. Tuttavia se si tiene conto di due circostanze:

  • l’imposizione fiscale scatta solo se l’imponibile è positivo;
  • nei primi anni è difficile , essendo l’impresa in fase di avviamento, che si determinino utili consistenti

ci si può trovare di fronte alla convenienza a differire quanto possibile gli ammortamenti in modo che contribuiscano ad abbattere gli utili potenzialmente elevati degli ultimi anni.

Uno schema utile per procedere alla valutazione è fornito qui di seguito:

 

VALUTAZIONE DELL’IMPRESA

Occorre applicare simultaneamente diversi punti di vista e saperne combinare i risultati in un giudizio complessivo che ovviamente dipende anche dalla scelta di fondo se si procede all’acquisto per gestire l’impresa per un significativo periodo di tempo o se invece la si acquista per rivenderla a breve a miglior prezzo, eventualmente dopo averne migliorato i parametri più significativi. Analogo ragionamento si applica anche solo alla decisione se acquistare o meno le una piccola quota di azioni di una società quotata in borsa nel senso che i criteri di scelta possono essere diversi per un investimento a breve rispetto  a un investimento a medio lungo termine. Si usa far riferimento a tre criteri tradizionali e ad uno più innovativo che è più direttamente legato alla logica della aspettative.

 

La possibilità di generare profitti.

Si usa dire che dovrebbe essere la valutazione principe in quanto un‘impresa nasce proprio per generare profitti e quindi dividendi. E’ detta anche valutazione economica o reddituale e le informazioni base per stimare detto valore si acquisiscono dal conto economico. Ovviamente non basta fermarsi all’ultima riga che fornisce il risultato economico (profitto o perdita). Questo valore va commensurato con l’entità delle risorse impegnate (vedi INDICI); soprattutto va verificato se trattasi di una situazione straordinaria dell’esercizio in esame o meno. Per esempio la cessione con plusvalenze di cespiti patrimoniali può migliorare sensibilmente il risultato dell’esercizio in cui avviene la vendita, ma questa è una tipica condizione irripetibile. Irripetibile è anche la situazione di una vendita straordinaria per una commessa eccezionale. Il punto più delicato della valutazione economica è che, in base a dati passati (l’esercizio precedente), bisogna stimare la capacità di produrre ricchezza in futuro (dopo che l’azienda è stata acquistata).

 

L’entità della risorse presenti nell’impresa.

 

E’ una valutazione (detta patrimoniale) complementare e simmetrica a quella reddituale. I dati di interesse si ricavano dallo stato patrimoniale dei cui dati va verificata l’attendibilità; in particolare:

  • dei crediti va verificata la consistenza e l’esigibilità;
  • del magazzino va verificata la consistenza e soprattutto il realismo dei valori stimati;
  • dei beni strumentali va valutata ponderatamente la valorizzazione: possono anche essere correttamente registrati a valori storici di acquisto opportunamente aggiornati per gli ammortamenti, ma va giudicato il grado di pertinenza ai fini delle produzioni in corso e previste e/o la cedibilità eventuale sul mercato e il prezzo che si potrebbe ottenerne in cambio.

Il prezzo che si può spuntare sul mercato.

 

L’impresa è untene come tutti beni è commerciabile sul mercato e ad essa si applica la legge della domanda e dell’offerta. Conseguentemente da questo punto di vista il suo valore è il prezzo che un acquirente è disponibile a pagare e si può pertanto stimare il valore di un’impresa dai dati disponibili sui prezzi spuntati in tempi recenti sul mercato in occasione di vendita di imprese in qualche modo confrontabili con quella in esame.

 

La capacità di generare valore.

E’ il criterio più moderno ………..

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VELOCITA’ DI CIRCOLAZIONE DELLA MONETA

La velocità di circolazione della moneta indica il numero degli scambi nei quali si utilizza la moneta in un determinato periodo di tempo. Si calcola in base al rapporto fra il volume degli affari nei quali è stata utilizzata e la quantità di moneta esistente sul mercato.

La circolazione può essere più o meno veloce a seconda dei luoghi (massima nelle zone commerciali), del tipo di moneta (massima per la moneta di taglio piccolo) e dei periodi di tempo considerati (massima nella stagione degli acquisti).

 

VENDITA

Nel caso di un bene materiale la vendita è un contratto con il quale i diritti di proprietà di un bene passano dal venditore all’acquirente (dal produttore al consumatore, nel modello di mercato supersemplificato). Si possono porre una varietà di situazioni, per esempio la vendita di una nuda proprietà che lascia alla parte venditrice il diritto d’uso del bene in questione.

Occorre in particolare distinguere la proprietà del bene dal possesso del bene che vuol dire detenerlo: per esempio un rivenditore d’auto che tiene nel proprio autosalone la vettura di un cliente per venderla ne ha legittimamente il possesso, ma non la proprietà.

Perfezionamento del contratto di vendita, trasferimento del possesso e pagamento sono tre eventi connessi, ma distinti: per esempio nella vendita a credito il pagamento può essere differito (dilazionato), ma comunque il contatto di vendita è perfettamente valido e il possesso è in genere trasferito prima che il pagamento si completato.

Nel caso della vendita di un servizio la vendita è il contratto con il quale il prestatore di servizi si obbliga a prestarli a determinate condizioni.

L’operazione simmetrica della vendita è ovviamente l’acquisto.

 

VENTURE CAPITAL

Forma di finanziamento, a titolo di capitale di rischio, generalmente ottenuta da imprese giovani o di nuova costituzione operanti in settori a elevata crescita, concessa da investitori istituzionali specializzati che , scommettono sui loro progetti e sulla loro capacità di far profitti in futuro. In cambio dell'alto rischio, il finanziatore spera in guadagni superiori alla media.

A differenze di altre forme di finanziamento (per esempio l'ingresso in società di un grande gruppo industriale) i venture capital non condizionano in modo la gestione dell'attività dell'impresa. Negli Stati Uniti, dove il meccanismo è diffusissimo nel settore delle nuove tecnologie, i venture capital sono stati una delle molle che hanno fatto scattare la 'new economy'.


VITA TECNICA DELL’IMPIANTO

 

Intervallo di tempo trascorso il quale un impianto, o più in generale un bene strumentale oggetto di immobilizzazione tecnica, non è più utilizzabile per effetto di deterioramento fisico o di obsolescenza, se non dopo molto consistenti interventi di natura tecnica. A quel punto il suo valore residuo diventa valore terminale, spesso convenzionalmente assunto uguale a zero. In realtà si debbono confrontare il valor dei materiali recuperati dallo smantellamento con i costi di smantellamento, inclusi la sistemazione definitiva dei rifiuti generati dall’esercizio e non già sistemati, nonché dallo smantellamento stesso.

Naturalmente l’imprenditore cerca di prolungare con opportune azioni la vita tecnica ( e di migliorare le prestazioni) del suo impianto: revamping, upgrading, stretching sono termini tecnici che indicano linee di intervento in questa direzione. E’ evidente che oltre alle considerazioni tecnico-impiantistiche ed economiche per decidere al riguardo sono di rilievo i vincoli normativi e più specificamente le prescrizioni di sicurezza e di protezione dell’ambiente e della salute.

La decisone economica che si pone (come sempre alternativa a due o più vie) è quella se prolungare la vita del vecchio impianto o procedere alla sua sostituzione.

La vita tecnica di un impianto è parametro importante per la determinazione del suo ammortamento.

 

VOLATILITA’

Misura la variabilità (ampiezza delle variazioni) del prezzo o dei rendimenti rispetto alla media, all'interno di un periodo temporale. Dà indicazioni sul rischio che si corre quando si fa un investimento. Se si compra un titolo che ha presentato alta volatilità, è prevedibile che il suo valore continui ad oscillare fortemente nel tempo, generando grossi guadagni o grosse perdite.


VOLUME DI PRODUZIONE

 

Il volume o livello di produzione è la quantità di prodotto realizzato da un’impresa; a differenza della produttività è una quantità assoluta e non relativa e quindi non tiene conto dell’entità delle risorse necessarie per ottenerla. Il volume di produzione è la grandezza rappresentata dalla funzione di produzione, nonché il livello che caratterizza ciascun isoquanto di produzione, come pure la variabile indipendente utilizzata nella ricerca del massimo profitto e la variabile che interviene nel fattore di scala. La capacità produttiva è invece il volume massimo di produzione teoricamente possibile per un’azienda (o per un impianto); il volume di produzione effettivamente realizzato è in genere minore della capacità produttiva (valore di targa).


VULTURE FUNDS

 

I fondi avvoltoio (come in modo colorito suggerisce il loro nome) sono fondi comuni, soprattutto americani, specializzati nell'investire su società fallite o 'decotte'. Il rischio, evidentemente, è altissimo, ma in caso il fondo riesca a risollevare la società e a pagare i suoi debiti, può realizzare grandi profitti.

 

W

 

WALL STREET

 

Strada di Manhattan in cui ha sede la Borsa di New York (NYSE) oltre a varie istituzioni finanziarie statunitensi. E' il "cuore" dell'economia mondiale.

 

WARRANT


Opzione attestata da un certificato che attribuisce la possibilità (ma non l'obbligo) di acquistare (o vendere) azioni in una data futura a un prezzo stabilito. Anche se, ad esempio, il prezzo di un'azione è molto salito, il warrant permette di acquistarla al prezzo (inferiore) fissato al momento della sottoscrizione. Quando scade il tempo prefissato per comprare il titolo, il warrant non ha più alcun valore.

I warrant sono spesso legati a un'emissione di obbligazioni (permettendo al sottoscrittore di queste ultime di divenire anche azionista, se lo ritiene conveniente) o a un aumento di capitale sociale. In altre parole, l’associazione di un warrant ad un’obbligazione la rende obbligazione convertibile.

 

WRITE-OFF


Letteralmente cancellazione, sta a indicare la cancellazione (o semplicemente una sensibile riduzione) del valore di un asset patrimoniale (per esempio una partecipazione azionaria) inserita tra le attività dello stato patrimoniale, che ha perso (del tutto o in parte) il suo valore. Da questa operazione consegue inevitabilmente una minusvalenza nel conto economico (fa parte della gestione extracaratteristica e va iscritta a bilancio tra gli oneri straordinari).

 

WTO World  Trade Organization

L’organizzazione mondiale del commercio, che ha sede a Ginevra, nata dal GATT, con il compito di promuovere e coordinare i negoziati sulle regole del commercio internazionale, di verificare l’applicazione di dette regole nella pratica degli scambi tra paesi e di dirimere eventuali controversie in merito. Il recente ingresso della Cina ne ha rafforzato il peso. Tra i temi caldi sono l’applicazione effettiva delle regole contro il lavoro minorile (fece scalpore la polemica sui palloni da foot-ball da bandire perché fabbricati da bambini in alcuni paesi del Terzo Mondo) e la verifica di impatto ambientale di alcune produzioni. Il WTO è al centro delle polemiche del movimento no-gobal che considera questa organizzazione uno strumento in mano alle multinazionali o comunque non sufficientemente critico nei confronti della globalizzazione che questo movimento combatte.


 

Z

 


Alcune utilities (per esempio la raccolta e il trattamento dei rifiuti) potrebbero anche rientrare tra i servizi tecnici commissionati all’esterno.

Nel caso di vendita a valore di libro non c’è un effetto diretto della vendita stessa sul conto economico, ma rimangono comunque effetti indiretti quali: il prelievo fiscale; la riduzione degli ammortamenti nel periodo successivo alla vendita e l’eventuale insorgere di canoni d’affitto per il bene sostitutivo di quello ceduto; la disponibilità di liquidità e le conseguenti riduzioni degli oneri finanziari o addirittura l’insorgere di proventi finanziari a seconda di come la liquidità è impiegata.

Solo in casi eccezionali il valore di un bene d’investimento usato per la produzione non diminuisce nel tempo: un esempio è il valore dei fabbricati, in particolari condizioni quale può essere un immobile di pregio utilizzato per uffici che addirittura si rivaluta.

  Se il valore attuale è uguale all’esborso iniziale (e quindi il VAN è uguale a 0) significa che l’investimento rende esattamente quanto ci si aspetterebbe da investimenti alternativi equivalenti; infatti è proprio questo il significato del tasso di attualizzazione. Quindi in questo caso particolare, il nostro investimento è in media, è “standard” rispetto a quello che offre il mercato. In questo senso va intesa l’espressione colloquiale “se il VAN = 0 vuol dire che riprendiamo i nostri soldi”; li riprendiamo incrementati di quanto ci darebbe un investimento alternativo corrispondente allo standard del mercato di riferimento.

 

Da questo punto di vista aiuta la distinzione tra gestione ordinaria e gestione straordinaria, e anche la distinzione tra gestione caratteristica e gestione extra caratteristica.

Per esempio è competenza del WTO la controversia tra Europa e USA sui dazi imposti da questi ultimi sulle importazioni di acciaio negli USA. Se i dazi  non saranno rimossi l’Europa minaccia ritorsioni.

 

Fonte: http://host.uniroma3.it/docenti/iacobone/testi/glossario%20parte%205_.doc

 

Autore del testo: Prof. Fabio PISTELLA ?

 

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