Storia economica

 


Storia economica

 

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APPUNTI DI STORIA ECONOMICA

 

Storia economica europea dal M.E. al XX secolo, fino al secondo dopoguerra.

Durata: V - XV sec., 1000 anni circa, dal 476 d.C. (caduta dell'Impero Romano d'Occidente) alla fine del 1400, con le grandi scoperte geografiche. L'anno 1000, tra X e XI sec., funge da spartiacque tra ALTO M.E. (476-1000) e BASSO M.E.
Dopo abbiamo l'ETA' MODERNA, tra le grandi scoperte geografiche e le rivoluzioni borghesi, e l'ETA' CONTEMPORANEA, nel XX sec.
Prima del M.E. c'è la "tarda romanità", la fase di declino dell'impero, dal II sec. d.C. alla caduta.

 

I primi secoli dell'alto M.E. segnano la transizione dalla civiltà romana a quella medievale. Il paesaggio offriva la sensazione di grande desolazione, degrado. I Romani avevano urbanizzato il territorio scegliendo la città come luogo di residenza.
Le città erano centri di organizzazione del territorio, sedi di mercato, centri di culto, centri culturali e luoghi d'incontro (piazze, terme, palestre), dopo la caduta dell'Impero anche le città sono DECADUTE, paiono aver esaurito le loro funzioni, paiono città deserte, famiglie scomparse, città abbandonate, logorate dalla guerra, dai saccheggi, dagli incendi. La popolazione rimasta si approvvigiona di derrate alimentari provenienti da appezzamenti di terreno entro le mura. Gli edifici sono più modesti, compare il legno à città ruralizzate.
Le campagne sono in larga misura incolte, invase da vegetazione spontanea, boschi, acque - non c'è più un controllo degli argini - e militarizzate, le residenze patrizie sono fortificate.


La civiltà romana si sta eclissando per due motivi:

  • Le grandi migrazioni di popoli, invasioni barbariche; dal II e III sec. si accentuano nel V secolo d.C., premendo sui confini dell'Impero da est e da nord. Popolazioni nomadi in cerca di terra per stanziarsi o popoli guerrieri che vivono di rapina. A causa di questo la gente fugge dalle città in cerca di luoghi più appartati. I popoli invasori portano anche la loro cultura, è un incontro/scontro, anche da qui la diffusione del legno, ecc. Si cerca di sfruttare i boschi, le paludi, la caccia e la pesca. Lo sfruttamento delle aree incolte prevale sulla coltura diretta. Le campagne sono militarizzate perché la popolazione cerca di difendersi tramite le fortificazioni.
  • Oltre le minacce provenienti dall'esterno dell'Impero, all'interno c'è crisi dell'economia romana e il dissolvimento delle istituzioni romane. Il deterioramento interno all'Impero è accelerato dall'arrivo dei barbari.

L'Impero Romano era diventato una compagine eccessivamente vasta causa di ingenti spese per la difesa dei confini, ma era anche una compagine fragile al suo interno, sottoposta a continue tensioni tra la capitale, Roma, considerata eccessivamente costosa, e le province romane, gravate da imposte, ne sopportano il peso.
C'era concorrenza tra province e territori italiani, tra centro e periferia dell'Impero. L'organizzazione amministrativo/militare era troppo pesante causa di un inasprimento della pressione fiscale. Le attività produttive sono in crisi per:

 

  • Eccessivo carico fiscale - fisco rapace e impietoso che scoraggia tutte le iniziative
  • Calo demografico frutto di carestie, epidemie, contrazione della natalità; la classe degli schiavi non si riproduce. La popolazione tende a invecchiare

Una nuova epoca si annuncia, la vita ricomincia dalle campagne, questo caratterizzerà tutto l'alto M.E., si impone la civiltà della campagna. Nelle campagne ci sono diverse realtà di vita associate:
MONASTERI: si va verso forme di convivenza diverse da quelle tradizionali, si cercano grandi spazi, nuova solidarietà. Il Monastero svolge molte funzioni della città: centro culturale, economico (di una certa proprietà, amministrazione). I beni di chi si faceva monaco andavano al monastero che riceveva anche eredità, donazioni, ecc. Giustiniano dichiarò inalienabili le terre ecclesiastiche. Il monastero è centro di una vera azienda agraria. La proprietà monastica era in uno spazio molto vasto e molto diffusa perché unione di patrimoni diversi, policentrica. C'è interscambio all'interno della proprietà monastica. Spesso sono riconosciute anche funzioni amministrative. Regola benedettina: obbligo di lavoro per il monaco. Il monastero supplisce alle città decadute.


COMUNITA' DI VILLAGGIO: vivono dello sfruttamento delle aree incolte, beni comuni, indivisi, amministrati collettivamente
CORTI DELL'ALTO M.E.: le grandi proprietà fondiarie che si estendono a scapito delle comunità di villaggio

Conduzione dei grandi possessi fondiari tra tarda romanità e M.E., come si attua?
In Occidente prevale la cosiddetta gestione mista, due gestioni che si combinano, la grande proprietà si scompone in due parti:

  • Parte centrale: gli edifici padronali, residenza del proprietario, abitazioni degli schiavi, complesso dei servizi e una quota delle terre gestite direttamente da proprietario e schiavi
  • Parte circostante: data in affitto ad affittuari coltivatori

Si tratta di due gestioni diverse, inizialmente nell'Impero s'erano formate grandi proprietà perché era facile acquisire schiavi per lavorare, quando l'impero va in declino, con meno schiavi e il calo demografico, il proprietario decide per la gestione mista perché manca la forza lavoro.
La situazione è EVOLUTIVA, non stabile. Con l'andare del tempo gli affittuari della parte circostante si indebitano e non pagano i canoni dovuti. Nella parte centrale il lavoro degli schiavi si riduce. Il cumularsi di arretrati di affitto porta a convertire il piccolo affitto in COLONIA.
La situazione cambia, il proprietario inizia a chiedere prestazioni di lavoro ai coloni (corvée). Nella parte centrale lavorano schiavi e coloni, le parti circostanti sono affidate ai coloni; le due parti cominciano a legarsi, tendono a formare un'unità. I coloni iniziano a entrare nella protezione del proprietario offrendo le prestazioni di lavoro.
La carenza di braccia durante la tarda romanità e l'alto M.E. non stimola l'avanzamento della tecnica perché si può sempre contare sulle prestazioni di lavoro dei coloni. In quest'epoca si assiste a uno sperpero della manodopera, nonostante sia scarsa à cattiva organizzazione del lavoro, tranne nei monasteri dove vige il motto "ora et labora".


La colonìa come forma di compartecipazione al prodotto ha origini nella tarda romanità e nell'alto M.E. La colonìa può derivare dal piccolo affitto [contratto proprietà/coltivatore; il grande affitto si ha quando il terreno è preso da un imprenditore che fa lavorare manodopera salariata] oppure dalla condizione di proprietario coltivatore [un piccolo proprietario di fronte al fallimento cede l'appezzamento pur di rimanere sotto la protezione di un potente. I grandi imprenditori cercavano di espandersi, i piccoli cercavano soprattutto protezione]
La situazione è ancora EVOLUTIVA. Grande azienda fondiaria o corte:

  • Parte centrale: schiavi + prestazioni coloniche
  • Parte circostante: lavoro coloni à i coloni diventano servi della gleba, per legge si stabilisce un vincolo perpetuo agli appezzamenti. I servi della gleba sono coloni privati della libertà di movimento.

La servitù della gleba deriva dalle riforme di Diocleziano e Costantino, III e IV sec., l'Impero Romano vacilla perché non ha mezzi finanziari a sufficienza per la guerra, non ha derrate alimentari a sufficienza per eccesso di terre incolte, mancano i soldati, l'Impero era venuto a patti lasciando terreni ai barbari in cambio del servizio militare. Con Diocleziano e Costantino inizia una rigida disciplina della vita economica, inquadramento di tutti i sudditi in categorie ereditarie organizzate secondo la professione. In questa maniera è garantito l'esercito e anche le altre attività.


Giustificazione: ognuno con la sua professione deve contribuire al mantenimento dello Stato, sudditi in funzione dello Stato, compresi i successori.
A questo punto viene introdotto il sistema della responsabilità collettiva, lo Stato per garantirsi ha come referente i gruppi, non i singoli. La categoria diventa responsabile del pagamento delle imposte di tutti i suoi componenti, lo Stato si cautela dalle inadempienze dei singoli, per avere maggiori mezzi finanziari.
La servitù della gleba è un vincolo perpetuo del coltivatore alla terra, deriva da questo inquadramento apportato da Diocleziano e Costantino. La servitù della gleba risponde alle seguenti esigenze:

  • Esigenze produttive: garantisce le braccia alla coltivazione in una fase di calo demografico
  • Esigenze militari: i coloni dovevano prestare servizio armato
  • Esigenze fiscali: le terre erano divise in unità fiscali che dovevano dare un contributo in natura, l'importanza è la certezza del gettito, garantito dalla fissità del colono

I contributi erano dovuti ai pubblici magazzini che poi ridistribuivano i prodotti, il mercato ha dimensioni ristrette, una parte dei beni era ridistribuita senza passare attraverso il mercato. Solo nella seconda metà dell'800 i mercati saranno pienamente sviluppati. I governanti si preoccupano della ridistribuzione. La corte è la grande azienda familiare, individua una comunità di individui, unità sociali, tendenzialmente bastante a se stessa e segna la concentrazione di funzioni economiche e funzioni militari.


C'è isolamento dell'economia, contrazione di traffici, per questo nascono spazi coltivati all'interno delle mura, solo in Italia le città sopravvivono.
I barbari costruiscono alcuni edifici nelle città, i vescovi costruiscono luoghi di culto, i mercanti rimasti sviluppano i sobborghi, sedi di fiere. Nelle città è rimasta una sparuta popolazione che fa riferimento al vescovo, rimasto nella diocesi. In occasione delle festività religiose i vescovi portavano le fiere, il sobborgo diventa anche centro di qualcosa di più grande, la ripresa urbanistica del X secolo.

Il sistema feudale: ordinamento della società
Dove? Francia, con il passaggio dai Merovingi ai Carolingi
Quando? Alto M.E., sec. VIII - XI
Motivi? Clima diffuso di insicurezza per il susseguirsi di invasioni barbariche; progressivo indebolimento dell'autorità dello Stato, lo Stato non è in grado di garantire la tranquillità ai suoi sudditi.
I sovrani, consci della debolezza, incominciano a concedere benefici fondiari - terre demaniali - a cavalieri del loro seguito, se faceva già come riconoscimento di servizi ricevuti, è pratica antica, in cambio di un giuramento di fedeltà, di vassallaggio e di servizio armato. In questo rapporto due sono gli elementi essenziali e complementari:

  • Beneficio fondiario
  • Giuramento di fedeltà

Il rapporto feudale è basato su consuetudini antiche. Il rapporto è destinato a creare tutta una serie di subconcessioni. I beneficati costituiscono a loro volta uno strato di fedeli, i quali terzi pur di avere terre sono disposti anch'essi a dichiararsi fedeli e cos' via. La concessione sovrana di terre dà diritto ad effettuare tutta la serie di subconcessioni. Anche dal basso i servi pur di avere protezione e usi della terra fanno atto di sottomissione, vassallaggio. Da qui deriva una struttura della società rigida perché gli strati sociali sono legati tra loro da obbligazioni reciproche. E' anche una società gerarchica perché lega il sovrano al più umile servo della gleba. L'autorità centrale è sempre più debole quindi i beneficati riescono ad avere sempre più spesso condizioni di favore.
Nel sec.IX le concessioni sovrane, che erano temporanee, diventano perpetuee, ereditarie, i benefici fondiari entrano definitivamente nel patrimonio dei beneficati.
Nel sec.X il sovrano è costretto a riconoscere dei poteri sovrani ai beneficati, cioè ai proprietari fondiari, il che avviene con la concessione delle immunità fiscali e giurisdizionali. Le immunità possono essere di due tipi: di diritto e di fatto. Le immunità di diritto erano riconosciute a enti religiosi. L'esattore delle imposte non poteva entrare in queste terre. L'ente religioso doveva difendere in proprio il territorio. Immunità fiscale e giurisdizionale. Queste immunità però portavano più vantaggi che oneri. La proprietà laica voleva anch'essa delle immunità acquisendo terre ecclesiastiche o sottraendole agli esattori fiscali e utilizzandole come se l'immunità di diritto ci fosse, per questo si parla di immunità di fatto.
Effetti di questo ordinamento sulla società:

  • Rafforzamento della classe fondiaria che ingrandisce i suoi possessi, quando le concessioni da temporanee diventano definitive; il rafforzamento avviene nei confronti dell'autorità centrale
  • La classe fondiaria viene investita di attribuzioni sovrane, diventano sostituti del re; l'ambito territoriale entro cui esercitano tali poteri è la signoria fondiaria, qualcosa di più complesso della corte: un circondario più vasto che comprende anche villaggi, terre di piccoli proprietari, ecc. ciò vuol dire che l'autorità del signore si estende oltre i confini della sua proprietà.

Si ha nel X secolo il fenomeno dell'incastellamento, le campagne si coprono di castelli, simbolo dell'autorità, che si impongono sulla corte padronale e individuano il circondario sottoposto all'autorità del signore. Le campagne sono governate da un mosaico di signorie fondiarie. Il signore gode allora di due tipi di entrate:

  • Rendite fondiarie derivanti dalla sua azienda - corte
  • Proventi bannali che derivano dai tributi che il signore impone ai residenti nella signoria

Il signore finirà per trascurare la conduzione delle terre che rendono poco, per concentrarsi sullo sfilare soldi ai residenti. Il castello è anche luogo di raccolta dei prodotti agricoli, in caso di carestia è il signore che deve provvedere alla sopravvivenza. Nella corte non c'è scambio, qualcuno ce n'è nella signoria, per la presenza di figure diverse.

  • Frazionamento dell'autorità statale, crisi profonda dello Stato

Ordinamento feudale della società e fondazione delle signorie avevano determinato una stabilità di rapporti e un clima di tendenziale sicurezza. I servi della gleba avevano garantito l'uso della terra e la protezione; ai signori era garantita forza lavoro in un periodo di calo demografico e uomini armati per la difesa. Il sovrano era così assicurato della difesa su tutto il territorio e aveva controllo delle aree più lontane. Stabilità di rapporti e sicurezza tendenziale gettano le basi della ripresa di tutta l'economia dopo il 1000 nei sec.XI - XII - XIII.
Segnali di ripresa economica:

  • incremento della produzione agricola
  • crescita demografica

L'incremento della produzione agricola è frutto di due tendenze: si espande l'area coltivata per effetto di bonifiche, sodamenti, disboscamenti; si recuperano alla coltivazione nuove terre [ordini monastici, i monaci avevano acquisito competenze ed erano quindi aperti alle tecniche agricole tramite i vecchi testi di agricoltura] e si compiono progressi della tecnica agraria à aumento della produttività [maggior prodotto per unità di superficie]; in passato si esprimeva con il rapporto prodotto/semente evitando le diverse unità di misura per la superficie. I progressi consistono in:
Perfezionamento attrezzi, gli attrezzi iniziano ad essere in ferro, non più in legno, la maggiore robustezza consente lavorazioni più profonde del terreno
Miglioramento delle tecniche di attacco degli animali per consentire il traino di attrezzi più pesanti. Il bue è l'animale da traino, il cavallo si diffonde lentamente perché costoso e troppo veloce. Miglioramenti riguardo anche al collare rigido e alla ferratura per il cavallo, il giogo frontale per il bue
Rotazioni agrarie o avvicendamenti colturali. La concimazione era un problema dell'agricoltura medievale, doveva contare esclusivamente su escrementi naturali, quindi le quantità erano insufficienti, c'era la necessità di effettuare rotazioni, alternare coltura e riposo, per consentire il reintegro delle sostanze perdute dal terreno sottoposto a colture e garantire il soddisfacimento delle esigenze alimentari della popolazione. Era in uso la rotazione biennale ma in questo modo si produceva solo per il 50% della terra:

Si riduce l'incolto, si riduce il rischio di annate sfavorevoli (se va male in autunno si può recuperare in primavera), consente una maggiore fertilizzazione.
Si dà impulso alle colture specializzate, dando impulso alle colture della vite e dell'ulivo, ciò consente un'alimentazione più diversificata. Nelle aziende monastiche si costruiscono strutture specializzate producendo vini non conservabili né trasportabili. Impulso all'allevamento, più carne, più latte e latticini in genere.
La crescita della popolazione è conseguente a un'alimentazione più abbondante e diversificata.

  • Una parte della produzione sovrabbondante prende la via dello scambio, si animano i mercati, riprende la vita urbana
  • Con la crescita della popolazione si viene a creare un esubero di braccia, parte resta in campagna e va a lavorare nelle bonifiche, parte affluisce in città ripopolando queste e dando impulso allo sviluppo di artigianato e commercio, mutamenti delle campagne modificano il quadro urbano

Tutto questo determina un declino del regime curtense, della corte come unità autosufficiente, si assiste anche a uno smembramento della grande proprietà.
Il basso M.E. ha fasi di crescita e depressione, X - XIII secolo in ripresa, poi XIV -XV di carestia, epidemia, quindi inizial'età moderna.
Risorgono le campagne e tutto ciò si trasmette al mondo urbano. Il frazionamento degli appezzamenti, dovuto allo sviluppo delle famiglie, comporta ugualmente la sussistenza dato l'aumento della produttività. C'è il rifiuto delle corvée, il signore ha sempre più difficoltà a trovare prestatori di lavoro. Il clima di libertà nelle città provoca l'intolleranza dei concessionari nei confronti delle prestazioni di lavoro obbligatorie. Si tende a chiedere la trasformazione delle corvée in canoni di denaro à commutazione. Anche i signori hanno cambiato idea, si inizia a comprendere l'importanza del denaro, accettano le commutazioni. I signori riducono la superficie gestita direttamente, cosa che non crea grandi danni, dato l'aumento di produttività. I terreni vengono ceduti con contratti a lunga scadenza, due sono le conseguenze interessanti, la grande proprietà inizia a smembrarsi.

  • Si forma uno strato di aristocrazia rurale formata da amministratori del signore, esattori di imposte, coltivatori arricchiti che prendono in affitto le terre
  • Comparsa di lavoratori salariati che sono richiamati a lavorare nelle bonifiche, soprattutto nelle aziende monastiche

La disgregazione del regime curtense porta alla chiusura dei laboratori curtensi, la corte come unità autosufficiente sta declinando, il regime curtense è ormai superato. C'è una nuova mobilità di uomini e merci. Se i laboratori curtensi chiudono, la domanda di manufatti si trasferisce dalla campagna alla città, risorge l'artigianato urbano e quindi c'è un richiamo di forza lavoro dalle campagne alla città. Le campagne mantengono un ruolo importante perché devono soddisfare le esigenze proprie e delle città. Il rapporto città-campagna si sta modificando, si stringe con un'egemonia della città sulla campagna, la città esige un approvvigionamento abbondante e a buon mercato di generi alimentari e materie prime tessili sfavorendo i produttori agricoli. Tutta la politica economica della città è tesa a evitare le carestie, per questo si parla di approvvigionamento abbondante, e a favorire l'artigianato urbano, è quindi necessario che l'approvvigionamento dalle campagne sia a basso prezzo. Tutto il prodotto delle campagne deve confluire sul mercato urbano, solo nel '700 ci saranno delle reazioni. I manufatti cittadini vengono inviati nelle campagne, le campagne sono luogo di approvvigionamento a buon mercato e mercato di sbocco per prodotti finiti, in questo senso la città assoggetta la campagna. La città fa divieto di impiantare lavorazioni nelle campagne, non vuole concorrenti, è sede di produzioni artigiane e di scambi. Le città favoriscono un indebolimento dell'autorità del signore anche se rimangono alcuni elementi di tipo feudale come alcuni tributi, dazi di mercato, ecc. Solo con Napoleone si inizia a spazzar via tutti i vecchi privilegi. La città e la campagna raramente si incontrano, diventano due mondi diversi.

Forme organizzative della produzione (di Bücher)

  • Produzione domestica, ha origini antichissime, per consumo immediato, si produce entro le pareti domestiche per soddisfare i bisogni familiari. Il ciclo produzione-consumo non prevede il passaggio dal mercato
  • Bottega artigiana, tipica della città medievale (i diversi stadi tendono anche a coesistere), alla sua testa c'è un mastro artigiano che coordina i diversi fattori produttivi. Fattore lavoro: l'apporto di lavoro del mastro è determinante, il mastro si è formato attraverso un periodo di apprendistato - è un periodo di trasmissione orale del mestiere - ha acquistato alta professionalità che consente all'artigiano di dominare tutte le fasi del processo; spesso ha come collaboratore l'apprendista, per la trasmissione orale del mestiere, o qualche lavorante, quasi sempre lavorano con lui i familiari, trattandosi di impresa familiare. Capitale e strumenti di lavoro: gli strumenti di lavoro sono manuali, poco costosi e spesso fabbricati all'interno della bottega, l'immobilizzo di capitale è modesto, l'impresa ha scarse disponibilità finanziarie. Non ha la solidità finanziaria per operare su mercati lontani, ne deriva che la bottega artigiana ha come mercato di sbocco quello urbano, un mercato di cui conosce i gusti per cui il periodo produzione à realizzo delle vendite è breve, spesso lavora su commissione, si produce e si vende. Gli strumenti di lavoro sono di proprietà del mastro artigiano, diversamente dal lavoro industriale; le materie prime possono essere anche del cliente, l'investimento di capitale è modesto.
  • Industria a domicilio, si rivolge al mercato internazionale, si sviluppa in modo particolare nel territorio fuori mura, per i seguenti motivi: eludere i divieti corporativi, disporre di manodopera a più buon mercato e possibilità di trovare forza motrice ed energia idraulica abbondante
  • Manifattura e fabbriche: produzione accentrata sotto uno stesso tetto; Manifattura: tipica preindustriale, tecniche tradizionali, poggia su una strumentazione manuale. Fabbrica (o Macchinofattura, secondo Marx): produzione accentrata, macchina essenziale, determina quantità e qualità della produzione. Processo scomposto in varie fasi, calano i prezzi, si riducono i tempi di lavorazione

L'artigiano non è libero, gli artigiani si organizzano in corporazioni d'arti e mestieri: associazioni di mestiere sorte nel sec.XI, diverse dai collegi professionali dell'antichità nati per creare momenti di incontro. In molte aree europee si sciolgono a fine '700. Le finalità delle corporazioni sono di tipo economico e sociale, nel tempo prevarranno le prime.

  • Finalità economiche
    • Assicurare il monopolio delle commesse agli associati, chi aveva bisogno di un certo lavoro doveva rivolgersi alla corporazione
    • Limitare la concorrenza tra gli iscritti, per assicurare parità di condizioni
  • Finalità sociali
    • Mutuo soccorso, provvidenze a favore degli iscritti in caso di bisogno, sopperiva alla carenza di servizi sociali
    • Formazione professionale, si preoccupava di impartire un'istruzione e un'etica professionale attraverso l'istituzione e la regolamentazione dell'apprendistato

La corporazione è un'aristocrazia tra pari [Luigi Einaudi]
Era vietata la pubblicità, in quanto contraria allo spirito di fraternità, i segreti tecnici andavano trasmessi, per lealtà. La politica delle corporazioni tende ad essere acapitalistica, tende a regolamentare la produzione nell'ambito dell'economia cittadina, ne controlla la quantità, erano le istituzioni cittadine ad affidargli questo compito, ricerca costante di un equilibrio offerta-domanda à NO sovrapproduzione; controllo della qualità a garanzia dei consumatori e per il prestigio dell'arte, l'associato doveva produrre secondo le norme degli statuti delle corporazioni. Gli statuti delle corporazioni codificavano delle tecniche produttive, finivano spesso per creare un immobilismo delle tecniche, da organismi democratici diventano in età moderna ('500-'600) monopolio ereditario di pochi, istituzioni sempre più chiuse. Le corporazioni si avviano al declino perché cominciano a sorgere delle organizzazioni che intaccano il monopolio, fanno concorrenza e indeboliscono le corporazioni. La città è anche sede del mercato, degli scambi, bisogna distinguere il piccolo commercio, di breve raggio, tra città e campagna, e il grande commercio, sulle lunghe distanze; ci sono centri urbani inseriti nei grandi mercati internazionali. Il campo di azione del grande mercante è il grande commercio, il grande mercante è la figura più emblematica dell'espansione dei sec.XI - XIII per la forza della personalità, l'attitudine ad affrontare il rischio [rischi dovuti all'isolamento dei mercati, strutture arretrate, grandi differenze di prezzo]. Grandi opportunità si accompagnano a grandi perdite, dopo aver conseguito una vasta preparazione in seguito a un periodo di tirocinio presso il fondaco delle merci il mercante inizia a viaggiare, era soprattutto un acuto osservatore, i diari dei mercanti sono infatti una buona fonte di conoscenza, gli appunti di viaggio stampati costituiscono le pratiche della mercatura, strumenti utili alle aziende operanti al tempo. Il grande mercante ha anche grossa disponibilità finanziaria che gli consente di poter variare tempi e spazi operativi.

Il grande mercante esercita tutte queste attività non specializzate:

  • Piccolo commercio
  • Grande commercio internazionale
  • Attività produttive nella forma dell'industria a domicilio
  • Operazioni finanziarie
  • Gare d'appalto
  • Investimenti immobiliari

Il grande mercante utilizza la sua organizzazione per più attività così da ridurre l'incidenza dei costi, ripartire i rischi e prestare garanzie al credito. Il grande mercante svolge varie funzioni per massimizzare i profitti.

Nuovi strumenti di credito di cui viene a disporre il mercante, nuove forme di credito commerciale:

  • Cambiale pagherò: promessa di pagamento da effettuarsi in un tempo e un luogo stabiliti
  • Cambiale tratta: ordine di pagamento che il traente dà al trattario affinché paghi il beneficiario, coinvolge tre persone anziché due, un compratore e un venditore intermediati da un trattario

I mercanti sono inizialmente itineranti, col tempo le organizzazioni si estendono e il mercante diventa sedentario, operando contemporaneamente su più piazze (in questa fase nasce la cambiale tratta, quando il mercante diventa sedentario)
Vantaggi della tratta: consente di effettuare un pagamento a distanza senza il trasporto materiale del denaro. Il trattario è un operatore che sta sulla piazza dove operano i venditori, nella maggior parte dei casi il terzo è un cambiavalute che spesso anticipa il denaro, è anche prestatore di denaro. Il compratore dà ordine al trattario di pagare e anticipare il denaro, la tratta permetteva di eludere il divieto della Chiesa che condannava il prestito ad interesse, con la tratta si maschera il contratto di mutuo con quello di cambio e il tasso di interesse veniva mascherato sotto forma di tasso di cambio. I mercanti si facevano così credito fra loro. La tratta semplifica i pagamenti perché le cambiali portano come data di scadenza le fiere per il saldo finale. Durante le fiere della Champagne crediti e debiti si compensano, le fiere sono stanze di compensazione in cui il pagamento riguarda solo il saldo finale, in questo modo sono possibili minori spostamenti di denaro.

La tecnica degli affari fa notevoli progressi nel basso M.E., i grandi mercanti creano nuovi strumenti di credito, nuove forme associative tra cui la compagnia, elaborano nuovi sistemi di rilevazione contabile, un nuovo modo di condurre gli affari, l'uso diffuso della scrittura, nuove forme organizzative nel campo della produzione come l'industria a domicilio, ecc. Fa la sua comparsa una forma di precapitalismo commerciale finanziario limitato ad alcune aree, nel suo complesso l'economia resta agricola con permanenza di rapporti feudali nelle campagne. Nella città produzione di tipo industriale ancora regolamentata dalle corporazioni. L'industria a domicilio è una forma organizzativa nuova però si seguono le tecniche tradizionali, non c'è meccanizzazione dei processi produttivi o formazione di nuovi rapporti, produce per piazze distanti, è questa la più grande diversità. Non si può ancora parlare di produzioni capitalistiche in età medievale. Le aree più dinamiche e a più forte connotazione urbana in Europa:

  • Area mediterranea, a sud, domina fino al '300 compreso, dopo le scoperte geografiche diventa area periferica
  • Area Mar Baltico - Mare del Nord, a nord, emerge nel '200-'300 finché nel '500 il Mare del Nord diventa il primo mare al mondo per importanza

AREA MEDITERRANEA: la leadership degli affari è degli italiani, veneziani e genovesi, con i catalani e i provenzali. Gli italiani sono intermediari con l'Oriente. Motivi del primato degli italiani:

  • Posizione geografica, dall'antichità fino alle grandi scoperte il commercio Oriente-Occidente avviene fra Mare Mediterraneo e Oceano Indiano
  • Partecipazione alle crociate, aveva fruttato la concessione di basi esclusive nel Mare Mediterraneo; avevano costituito "colonie commerciali": una banchina, un piccolo quartiere dove avevano la possibilità di commerciare e depositare merci senza l'intervento dell'autorità locale
  • Le città italiane si erano organizzate in liberi comuni, si erano dotate di un governo cittadino autonomo, godevano di un'autonomia politica ed economica che comprendeva anche tutto il contado, quasi come piccoli stati

La formazione dei comuni però non è tipica esclusiva dell'Italia, ma l'autonomia all'estero era solo amministrativa, in Italia il processo percorre tutto il suo sviluppo à autonomia politica ed economica. Questi piccoli stati hanno quindi grande forza, sono governati da mercanti e attenti agli interessi del ceto mercantile, centri motori della rivoluzione commerciale. Inizialmente il governo cittadino è aristocratico, poi arrivano i mercanti. Le città dell'area settentrionale sono città-mercato, inclini ai traffici, vivaci; al centro-sud ci sono città-residenza, in luoghi riparati, collinari, difesi, fuori dai circuiti commerciali, sono quindi sonnolente.
AREA BALTICA: spiccano le città anseatiche, dall'unione di città in origine tedesche, le quali si aggregano per difendere il mercante tedesco quando va ad operare all'estero à Lega di Hansa. L'Hansa tedesca a Londra, il Fondaco dei tedeschi a Venezia e altri sono formati da mercanti che si stabilivano sulla piazza, intrattenevano rapporti con le autorità locali e creavano un ambiente favorevole per i mercanti itineranti. Hansa: unione di città in origine tedesche, Lubecca e Amburgo, poi si aggiungono altre in zona baltica, città mercantili, si arriva ad una Hansa a carattere sopranazionale, si formalizza a metà del '300, decade con le grandi scoperte geografiche quando il traffico si sposta verso Ovest.
Ci sono momenti di incontro tra area Mediterranea e Baltica, occasioni di scambio, appuntamenti periodici; le fiere della Champagne, sulla direttrice che collega le due aree, emergono anche perché i conti delle zone concedevano agevolazioni ai mercanti. Decadute le fiera della Champagne il grande commercio si trasferisce a Bruges. Si scambiano spezie del levante portate dai veneziani, il vino, prodotti provenienti da latitudini settentrionali come legno, pesce salato o affumicato, cereali e lino del nord; oggetto di grande commercio erano anche i beni di lusso, come le spezie, ma anche prodotti poveri ed essenziali, come legno, cereali e il sale per la conservazione degli alimenti, nato a Venezia.

XIV - XV secolo
E' un periodo caratterizzato da una congiuntura depressiva di lungo periodo. Il '300 segna un'inversione di congiuntura.

  • XI - XIII secolo
    • Produzione agricola in aumento
    • Crescita demografica
  • XIV - XV secolo
    • Bonifiche e dissodamenti segnano il passo, si esauriscono i progressi, c'è quindi un calo produttivo
    • La popolazione inizialmente continua a crescere, poi cala; c'è calo demografico ma la produzione è insufficiente alle esigenze, a causa della carestia
    • Più guerre e devastazioni

 

E' un susseguirsi di carestie ed epidemie, nella maggior parte dei casi le crisi hanno quasi sempre origine nelle campagne, derivano da insufficienza alimentare, la più famosa è la peste nera di metà '300, morbo arrivato dalla Crimea su navi mercantili. 1/3 della popolazione è morta per questa peste, la più alta mortalità è nelle città perché c'è contagio, le città erano in condizioni igienico sanitarie cattive.
C'era la politica demografica delle città che cercavano di colmare i vuoti con l'immigrazione, aprendo le porte, per non far aumentare il costo del lavoro; appena si recuperavano le perdite le porte venivano di nuovo chiuse, le corporazioni volevano un rigido controllo della quantità di abitanti.
E' un'epoca di crisi demografica, caduta della popolazione, che diventa anche crisi economica: i prezzi tendono al ribasso, perché la domanda è poco sostenuta, con delle impennate in presenza delle carestie. Il costo del lavoro è in netto rialzo, per calo braccia, c'è crisi economica perché calano i ricavi e aumentano i costi à i margini di profitto sono ridotti.

Associazioni tra mercanti

  • Commenda: contratto tra due soggetti, un capitalista che vuole investire capitale in commercio marittimo e un mercante che cerca capitale disposto a fare il viaggio. E' un'associazione temporanea, finito il viaggio il contratto si scioglie, di capitale e lavoro, anticipa la nostra società. Si tratta di un'associazione, non di un contratto di prestito
  • Colleganza veneziana: il mercante conferisce lavoro quanto minore è il capitale (è anche una partecipazione finanziaria)
  • Compagnia, nel tardo M.E., si tratta di 20 o più famiglie mercantili che si associano, tutti i membri prendono parte agli affari. E' un'associazione di capitale dove tutti rispondono illimitatamente come nell'attuale società in nome collettivo

Commenda/compagnia: differenze
La compagnia ha carattere più stabile, è associazione a carattere continuativo, dispone di un capitale molto più rilevante, proveniente da due fonti principali:

  • Capitale sociale, della compagnia, dei soci
  • Depositi di terzi, su cui matura interessi rimborsabili a vista, capitale restituito a richiesta del titolare

All'interno della compagnia era presente una banca di deposito e cambi per aumentare la capacità finanziaria. I depositi di terzi però erano la maggior parte del capitale, le compagnie erano quindi colossi dai piedi d'argilla. La compagnia anticipa la struttura a holding.
Nuovo modo di condurre gli affari: la lettera di affari entra nella pratica corrente, nuovi strumenti contabili, viene introdotta la partita doppia. Registrare tutte le situazioni di credito e debito era esigenza delle associazioni di mercanti.

Dalla metà del '400 si ha la ripresa, è l'inizio dell'età moderna
Nella crisi c'è un impoverimento del mondo signorile e del mondo contadino, la crisi lascia delle tracce. Nel mondo signorile distinguiamo:
Nobiltà di alto rango, tende a dipendere sempre meno dalla rendita fondiaria perché per le relazioni che ha con le alte gerarchie trova incarichi ed uffici nella pubblica amministrazione e nell'esercito, forma uno strato di proprietari assenteisti.
Nobiltà minore, si aggrappa ai propri beni e cerca di ridurre il calo delle rendite dato che non ha altre opportunità all'esterno. Strategie di due tipi:

    • In alcune aree si va verso un rilancio dell'allevamento (Inghilterra, prima fase di recinzione; Spagna casigliana; Italia meridionale); si punta all'allevamento perché richiede poca manodopera in un periodo di rialzo del costo del lavoro per mancanza di braccia. Il prezzo della lana rimane alto mentre le quotazioni cerealicole sono al ribasso. Si verifica anche che è elevata la domanda di generi come latticini, carne, ecc. tipici di un'alimentazione ricca.
    • Dato che si è in epoca di epidemie, in altre aree si segue la strategia di diversificazione e specializzazione delle colture: si scelgono colture alternative ai cereali che non sono redditizi, in modo particolare la viticoltura in Francia, Italia centro-settentrionale, perché i turchi impediscono l'arrivo in Occidente dei vini del levante e i vini sono richiesti dal mercato. Si opta per la coltivazione del lino e del luppolo, in Germania, perché richiesti da industrie tessili e della birra. Si cerca la produzione di prodotti richiesti i cui prezzi non temono ribassi.

Nel mondo contadino c'è riduzione dei ricavi; proprietari, affittuari coltivatori e coloni si impoveriscono. La risposta del mondo contadino è cercare di integrare i magri redditi con prestazioni a domicilio per il mercante. L'industria a domicilio si svilupperà poi in modo dominante nel '500-'600.
Effetti della crisi sull'economia dei centri urbani: si creano tensioni, contrasti nel mondo artigiano tra mastri artigiani e lavoranti per il netto rialzo del costo del lavoro nonostante i prezzi industriali calino meno di quelli agricoli.
La fine del M.E. è periodo travagliato. La risposta alla crisi del mondo artigiano è il potenziamento dell'organizzazione corporativa, incremento numerico delle corporazioni al governo della città, rafforzamento del monopolio: da organismi democratici a organismi sempre più chiusi à esecuzione di un capolavoro sempre più difficile, incremento della tassa di accesso al grado di maestro, versamento di una cauzione, ereditarietà del grado di maestro.
La crisi determina anche un inasprimento dei rapporti città-campagna, si impongono al contado divieti sempre più pesanti. Si deteriorano i rapporti tra gli stessi centri urbani, sono i grandi centri ad applicare severe limitazioni alle città minori e ai villaggi.
Dalla metà del '400 inizia la ripresa, da metà '400 a metà '600 si svolgono fatti cruciali:

  • Grandi scoperte geografiche, da cui la formazione di imperi coloniali, dimensione transoceanica del commercio, incremento eccezionale delle risorse disponibili
  • Nuovi equilibri politici ed economici all'interno dell'Europa: perdono terreno le aree del Mediterraneo e del Baltico, trae vantaggio il nord-ovest; muta la leadership degli affari: protagonisti sono olandesi e inglesi, diminuisce l'importanza di italiani e anseatici
  • Affermarsi degli stati unitari: Paesi iberici, Olanda, Francia, Inghilterra che adottano politiche mercantilistiche, politiche di intervento dello Stato nell'economia
  • Declino della grande aristocrazia feudale, crescita dei ceti borghesi, grandi mercanti e banchieri, è l'età del capitalismo commerciale e finanziario. La tecnica produttiva non fa passi in avanti

I GRANDI STATI UNITARI

Economia ed espansione coloniale portoghese, fattori che ne hanno favorito l'ascesa:

  • Posizione geografica sulle rotte marittime che collegano Mediterraneo e Mare del Nord, i due mari a più alta intensità di traffico che in precedenza erano collegati via terra. Nel '400 si registrano progressi nella progettazione e nella costruzione di navi con maggiore capacità di carico e possibilità di intraprendere viaggi più lunghi. Progressi anche nella cartografia, le rotte marittime vennero preferite a quelle terrestri e il Portogallo, decentrato dalle rotte terrestri, viene a trovarsi al centro dei traffici marittimi
  • Unità politica raggiunta presto, nella seconda metà del '200, c'è un intervento dello Stato nell'economia; il Portogallo segue una politica mercantilistica, la Corona vuol fare dello stato una grande potenza marittima, promuove l'industria delle costruzioni navali. Lo Stato stesso si fa promotore e finanziatore di viaggi

Tratti essenziali dell'economia portoghese: economia agricola che si caratterizza per un impulso alle colture specializzate: vite e olivo. La produzione cerealicola è insufficiente, la viticoltura alimenta un importantissimo commercio di esportazione del vino verso Inghilterra e Fiandre, è il prodotto locale di maggior rilievo. I portoghesi iniziano i commerci per mare per queste esportazioni. Le zono rivierasche sono dedite all'attività peschiera, l'agricoltura trova il suo completamento nell'esportazione del vino e nell'attività peschereccia, frequentano il mare sia come pescatori che come esportatori.
Scopi della conquista, zone interessate dall'espansione e metodi della conquista:
I fase: Inizialmente lo scopo è costituito dalla volontà di arricchirsi, di oro, cuoio e schiavi, lungo le coste dell'Africa occidentale
II fase: Lo scopo si definisce meglio e diventa commerciale, la zona interessata è quella dell'Oceano Indiano, le Indie Orientali, attraverso la circumnavigazione dell'Africa. I portoghesi si inseriscono nel commercio delle spezie, intendevano monopolizzare l'esportazione dall'India del pepe e di alcune altre spezie a scapito di veneziani e arabi soprattutto. Le spedizioni dei portoghesi sono sempre contemporaneamente commerciali e militari contro altre potenze dell'Oceano Indiano, è un commercio molto oneroso, un commercio di Stato: quantità e prezzi sono fissati tra Stato e Stato, la negoziazione è affidata ad agenti del re, la Corona apre ai privati quando non riesce più a far fronte alle spese.
Sulla costa dell'India non si ha occupazione territoriale ma semplicemente creazione di basi commerciali di approvvigionamento di mercanti, marinai e soldati. Col tempo si formano nuclei stabili
III fase: Colonizzazione vera e propria, occupazione territoriale e avvio di un'agricoltura a piantagioni (zucchero, caffè, ecc.) La zona interessata è il Brasile, gli schiavi presi in Africa venivano portati a lavorare nelle piantagioni brasiliane
Declino della potenza portoghese da metà '600, motivi:

  • L'affermazione definitiva del Mare del Nord e la decadenza del Mediterraneo, il Portogallo si trova di nuovo decentrato, inoltre non ha il richiamo di importanti prodotti locali, l'unico è il vino, non c'è convenienza a passare per il Portogallo
  • L'annessione alla Spagna (1580-1642) provoca il coinvolgimento nella politica imperialistica e nelle guerre portate avanti dalla Spagna con la conseguente distruzione della marina portoghese. Rimangono sotto controllo portoghese le coste occidentali dell'Africa, dove si esercita il commercio degli schiavi; i portoghesi devono cedere le basi commerciali nell'Oceano Indiano agli olandesi, resta il Brasile, fonte di prodotti agricoli, minerari e preziosi, con cui si instaura un mercato. Il Portogallo tenta poi un avvicinamento all'Inghilterra, ne accetta l'egemonia commerciale per garantirsi dalla Spagna, si impegna ad utilizzare navi inglesi a preferenza di qualsiasi altra bandiera, a garantire parità di diritti nel commercio con le colonie portoghesi, ecc.

Economia ed espansione coloniale spagnola, fattori che favoriscono l'ascesa:

  • Posizione geografica (per gli stessi motivi del Portogallo, vedi sopra)
  • Conseguimento dell'unità politica raggiunta a fine '400 (1492) dopo un graduale processo di unificazione. Nel 1469 unificazione del Regno di Castiglia [Castiglia: Castiglia + Andalusia, nel centro-sud del Paese; l'Aragona è a nord] e d'Aragona in seguito al matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. Nel 1492 avviene la presa del Regno di Granada, l'ultimo baluardo arabo.

L'unità politica è molto fragile, coesistono più etnie, più religioni: gli spagnoli cattolici, i mori musulmani e gli ebrei. A metà '400 si sviluppa intolleranza della borghesia spagnola verso gli ebrei visti come rivali, la Corona emana due editti che prevedevano l'espulsione e la confisca dei beni per Ebrei e Mori anche se l'intento era quello della conversione di questi popoli. I Mori erano abili agricoltori ed artigiani, gli Ebrei mercanti e banchieri, la Spagna perde alcuni degli elementi più attivi, da quel momento avrà meno lavoro e meno capitale.
Tratti dell'economia spagnola, economia agricolo-pastorale diversificata per zone:
Castiglia, zona centrale, altopiani, clima arido, proprietà sconfinate, dedita alla pastorizia, grandi allevatori di armenti che si riuniscono nella corporazione della Mesta, riescono a spuntare grandi favori dalla Corona
Andalusia, regione meridionale, agricoltura mediterranea, notevole impulso a vite, ulivo e gelso, è praticato anche l'allevamento bovino ed equino. Economia molto più vivace della Castiglia. Le manifatture sono insufficienti al bisogno, riguardano la lavorazione della seta, del cuoio, la fabbricazione di armi e l'industria della lana che però non raggiunge uno sviluppo importante in quanto la Spagna è importatrice di panni esteri. Sviluppo moderato a causa del peso degli allevatori che puntano all'esportazione della lana grezza che ha prezzo elevato sul mercato, l'offerta di lana inglese si riduce e il prezzo della lana cresce, l'Inghilterra cerca di trattenere all'interno le materie prime e impone dazi sull'esportazione, vuole valorizzare la propria industria interna. La Spagna inoltre manca di radicate tradizioni artigiane. L'Andalusia diventa zona importante perché ha diretto collegamento con l'Atlantico tramite l'unico fiume navigabile della Spagna. Siviglia diventa l'unico porto autorizzato alla partenza dei convogli per l'America.
Aragona in origine era la zona più vivace per le risorse minerarie e l'aritgianato fiorente, ma è il territorio che viene meno favorito perché meno contribuisce a esercito ed erario

Scopi, modalità dell'espansione e zone interessate:

  • Inserirsi nel commercio delle spezie, si raggiungono le Antille, territorio fertile che non produce ricchezza nell'immediato se non dopo la colonizzazione agricola; i primi coloni sono castigliani avidi di ricchezza e in cerca di titoli nobiliari (la Corona stessa è assetata di ricchezza). Con Carlo V si riuniscono le corone di Spagna e Austria ai primi del '500, formando un blocco che comprendeva Spagna, Italia, Paesi Bassi, Boemia, Ungheria e parte dell'Europa centrale. Carlo V impegna il Paese in campagne militari dispendiose, 20 anni di guerra solo con la Francia.
  • Spostamento dalle Antille per la conquista dell'America centro- meridionale, sul versante dell'Oceano Pacifico, alla ricerca di metalli preziosi per il prelievo
  • Colonizzazione agricola delle Antille e dell'America spagnola meridionale

Rapporti madre patria-colonie:
Rapporti sotto diretto controllo dello Stato, disciplinati dalla Casa de contratacion istituita a Siviglia nel 1503, organo attraverso cui lo Stato controlla la materia coloniale; è anche stanza di compensazione dei pagamenti tra madrepatria e colonie. Per materia coloniale si intende: emigrazione verso le colonie, commercio, sfruttamento di suolo e sottosuolo.

  • Emigrazione: inizialmente possono emigrare solo i castigliani, poi anche tutti gli altri
  • Commercio: non è commercio di Stato, per commerciare con le colonie si deve essere provvisti di licenza, la facoltà di commerciare è subordinata alla concessione di licenze, alla fine il commercio con le colonie è monopolizzato da un ristretto numero di case commerciali sivigliane. Eccezionalmente gli stranieri sono ammessi a questo commercio perché la Corona ha costantemente bisogno di mezzi finanziari che possono essere ricercati da banchieri esteri (tedeschi e genovesi), ripagati tramite concessione, anche perché spesso la Corona spagnola non pagava i debiti.
  • Sfruttamento di suolo e sottosuolo: sono di proprietà della Corona, vengono dati in concessione a nobili castigliani. Il concessionario della miniera doveva una parte del prodotto allo Stato, dal 30 al 50%, le terre erano fatte coltivare dagli indigeni alla stregua di schiavi, si instaura una specie di società feudale, una rete di aziende sul modello castigliano. Le condizioni degli schiavi suscitano la protesta dei missionari, ascoltati dalla Corona, anch'essa cattolica, per cui gli schiavi diventeranno uomini liberi.

Il controllo della Corona si esercita anche sulle spedizioni fissando tempi, due all'anno, e luoghi di partenza e di arrivo: Siviglia e Cadice sono i porti autorizzati per le partenze, Porto Belo e Vera Cruz quelli di arrivo, sedi anche di fiere.
Articoli esportati dall'Europa verso le colonie: manufatti, articoli di lusso, schiavi
Articoli importati: argento e prodotti delle piantagioni

Cause del declino della potenza spagnola:

  • Politica espansionistica che ha sottratto mezzi finanziari e braccia valide alle attività produttive, i carichi che arrivavano in Spagna andavano a coprire i debiti con i banchieri di mezz'Europa
  • L'impero spagnolo era un aggregato di territori ciascuno dei quali teneva alla propria autonomia, l'impero spagnolo mancava di una struttura unitaria politica ed economica. Spinte centrifughe portavano a debolezza interna.
  • Eccessivo interesse per le questioni continentali trascurando le colonie, i problemi e i rapporti con esse

Il declino inizia a metà '600, ai primi del '700 la Spagna perde possedimenti in Italia e Paesi Bassi, esce quindi dal novero delle grandi potenze

Rivoluzione dei prezzi ('500)
Il flusso di metalli preziosi proveniente dall'America centro-meridionale determina degli effetti: alterazione degli equilibri monetari, l'incremento di circolante crea inflazione, la moneta perde valore, c'è riduzione della capacità di acquisto della moneta (ascesa dei prezzi)

 



1450              1520                  1550

Ripresa demografica               1520 - 1550 Prelievo metalli preziosi

L'ascesa dei prezzi inizia a metà '400, non è quindi dovuta soltanto alla componente metallistica. La rivoluzione dei prezzi è frutto di due componenti:

  • Ripresa demografica iniziata a metà '400, una maggior domanda ha provocato un aumento dei prezzi
  • Componente metallistica, agisce da metà '500

L'ascesa dei prezzi determina una ridistribuzione di ricchezza. Si possono distinguere nella società due classi: percettori di entrate fisse e percettori di redditi variabili (salariati, proprietari feudali, locatori, mercanti, manifattori e banchieri). I percettori di entrate fisse sono danneggiati dall'ascesa dei prezzi, il salario nominale è lo stesso, quello reale, in base al potere d'acquisto, cala. La proprietà feudale tende a gestire la terra in proprio e a darsi al pascolo. Coloro che percepiscono redditi variabili sono avvantaggiati, i mercanti riescono a scaricare l'aumento dei prezzi di acquisto su quelli di vendita. I manifattori sono favoriti da un approvvigionamento più a buon mercato delle materie prime dalle colonie, i salari sono stazionari, inoltre c'è molta liquidità à tassi di interesse in ribasso. I ricavi crescono più dei costi. I banchieri si trovano in situazione di favore per gli stati unitari che hanno grosse necessità di credito.
La grande proprietà feudale declina con la rivoluzione dei prezzi. E' l'era del capitalismo commerciale finanziario, non c'è ancora un capitalismo industriale.
Nel '500 il Mare del Nord è grande crocevia del traffico mondiale
Cause: si affacciano pianure densamente popolate (produttori e forza lavoro/consumatori e domanda sostenuta), sono regioni solcate da fiumi navigabili, diventano oggetto di commercio beni sempre più poveri, e sono aree ricche di risorse minerarie, come l'Inghilterra, la Francia del nord-est, Belgio e Germania, importanti perché le materie prime, i metalli tendono a sostituirsi al legno. Sono zone caratterizzate da un artigianato fiorentissimo. Stretto è il collegamento con l'Atlantico.
Anversa nel '500 è sede del grande mercato di ridistribuzione, si incontrano le rotte dall'Inghilterra, esportazione di lana e panni di lana, da Lisbona, prodotti orientali e spezie, dal Mediterraneo, dalla Germania e dal Baltico, con legno, cereali, ecc. Il Mare del Nord è il centro dei traffici internazionali. Venezia e Lisbona sono decentrate, ci si incontra tutti nei Paesi Bassi.

Fattori che favoriscono l'ascesa dei Paesi Bassi del Nord:

  • Conseguimento dell'unità politica
  • Strategie adottate
  • Disinteresse delle potenze rivali distratte da problemi interni

Unità politica nel 1579, le province settentrionali dopo 40 anni di guerra contro la Spagna si costituiscono in stati indipendenti; nell'Unione di Utrecht avviene il distacco dalle province del sud e assume il nome di Repubbliche delle 7 province unite. Il periodo di massima espansione va dal 1580 al 1650: ascesa marittima, commerciale, coloniale e finanziaria. Le province del sud restano sotto la Spagna.
E' un territorio che presenta un clima ingrato, terreno umido, non è in grado di produrre le derrate alimentari indispensabili, solo 1/4 della superficie è a seminativo, è carente di materie prime, il problema è ricercare l'equilibrio della bilancia commerciale visto che devono ricorrere a pesanti importazioni.

Olanda: necessità di importazione di derrate alimentari e materie prime, ricerca dell'equilibrio della bilancia commerciale.
Strategie: espandere le colture foraggiere per avere maggiore produttività del terreno, colture che restituiscono al terreno le sostanze perdute, eliminando il riposo. L'Olanda è il primo paese a introdurre le colture foraggiere accompagnato anche da un incremento dell'allevamento. Gli olandesi diedero anche impulso all'industria dei latticini destinati all'esportazione. Furono promosse colture specializzate, in modo particolare ortaggi e fiori, anche questi per l'esportazione. Utilizzo intelligente delle risorse del mare, pescoso; promozione della pesca e della lavorazione del pesce salato e affumicato, sempre per l'esportazione, utile anche ad abituare gli olandesi alla navigazione, al trasporto marittimo, al commercio per conto terzi. Le poche risorse sono utilizzate sapientemente.
Fattori che favoriscono l'ascesa dei Paesi Bassi del Nord è il disinteresse delle maggiori potenze che non ostacolarono l'ascesa olandese perché impegnati in problemi interni: i paesi iberici sono già in fase di declino con grossi problemi finanziari (Spagna); la Francia è impegnata nelle guerre di religione, ha problemi interni; l'Inghilterra si trova in mezzo alle guerre civili.
Espansione e politica coloniale francese (1580 - 1650):
Il movente è commerciale, diversamente dalla Spagna, e deriva dalla necessità di approvvigionarsi direttamente di quei prodotti orientali che si acquisivano sul mercato di Anversa, rimasto agli spagnoli in quanto nei Paesi Bassi del Sud. Non è più possibile frequentare il mercato di Anversa.
Il sistema delle compagnie privilegiate è alla base, l'espansione avviene tramite queste, le prime Società per Azioni si costituiscono per apporto di capitali privati, a queste compagnie è concesso l'esercizio in condizioni di monopolio della navigazione, del commercio e dell'amministrazione coloniale, eventualmente, in una zona ben definita e per un certo tempo. Queste S.p.A. operano anche in Inghilterra e in parte in Francia. L'espansione coloniale è affidata a privati, lo Stato si riserva solo un certo controllo nominando i governatori delle colonie e partecipando agli utili, tramite il pagamento di una tassa per il rinnovo della concessione del privilegio. Fare un commercio di stato voleva dire entrare in guerra, il sistema delle compagnie privilegiate consentiva alti profitti contro notevoli spese e sollevava lo Stato da molte incombenze. Si creano anche grossi organismi in grado di fronteggiare le potenze nemiche nel confronto che si sarebbe dovuto sostenere.
Compagnia olandese delle Indie orientali: 200 anni di vita, lo scopo è approvvigionarsi direttamente dei prodotti orientali, inizialmente non è una S.p.A., questa forma giuridica è il risultato di un'evoluzione. All'inizio è un'insieme di contratti di armamento, società occasionali, per armare singole spedizioni. Poi si vede che è necessario un organismo a carattere stabile: si facevano viaggi lunghi e gli impieghi non erano immediatamente liquidabili, era necessario costituire enti distinti dalle persone dei soci, con un patrimonio autonomi distinto da quello dei soci, il capitale sociale, diviso in quote uguali, cedibili, oggetto di compravendita nelle Borse. Da un insieme di società occasionali si passò ad una società a carattere stabile nella forma della S.p.A. Zona di operazioni: sud - est asiatico, fulcro delle operazioni nell'arcipelago della Malesia con il grande mercato di Batavia. Dal sud - est asiatico puntano verso l'India, dove sono i portoghesi, e l'Australia, nuova Olanda. Erano spedizioni molto lunghe, di un anno, un anno e mezzo, facendo anche servizi tra colonie.
Compagnia olandese delle Indie occidentali: 60 anni di vita, minore importanza, scopo politico, l'obiettivo è intaccare il monopolio portoghese, catturare con azioni di pirateria e guerra di corsa le navi portoghesi e spagnole cariche di metalli preziosi, da cui derivano gli utili.
La Borsa è un mercato, il termine deriva dal nome di una piazza di Bruges dove si riunivano i mercanti per regolare i pagamenti, la Place de la Bourse su cui si affacciava il palazzo dei Van der Bourse che ospitavano nella propria residenza i mercanti forestieri. I primi mercati finanziari operano nel '500 a Bruges, Anversa e, nel '600 ad Amsterdam; le Borse di Amsterdam e Londra sono istituzioni private collegate ad associazioni di mercanti,sono borse speculative, a differenza delle Borse in Francia, Italia e Germania, istituzioni pubbliche. Inizialmente sono miste, come ad Amsterdam, si trattano merci, valori e cambi, merci richieste su scala mondiale, merci coloniali come il caffè lo zucchero e il cotone. La Borsa grani era separata, lì si trattavano i cereali, i Paesi Bassi non erano produttori di cereali, la Borsa grani era il mercato di ridistribuzione della produzione cerealicola.
L'azione è il titolo di credito rappresentativo di una quota del capitale sociale. L'obbligazione è titolo di credito rappresentativo di una quota del debito, prestito obbligazionario. L'azionista è comproprietario della società, partecipa a utili e perdite, l'obbligazionista è un prestatore: ha diritto alla restituzione del capitale e a un interesse fisso. Non venivano trattati molti titoli: Titoli delle Compagnie, Titoli di Stato, infatti lo sviluppo delle S.p.A. è molto lento perché inizialmente si ha la tendenza ad investire in attività alle quali si prende parte attiva, per es. la compagnia medievale. Col tempo matura una nuova mentalità, il salto di qualità si ha con la formazione degli stati unitari e le emissioni di titoli del debito pubblico, i risparmiatori si avvicinano a questo tipo di investimento, ritengono lo Stato garante del rimborso del capitale e della corresponsione dell' interesse, è ritenuto abbastanza sicuro, passano lentamente da azioni ad obbligazioni, ma la diffusione delle S.p.A. risulta lenta anche perché manca tuttora il riconoscimento della responsabilità limitata verso terzi al conferimento della commessa. Bisogna aspettare metà '800 per il riconoscimento della responsabilità limitata dell'azionista. L'azionista risponde con il proprio capitale per attività che non si conoscono, il rischio è quindi notevole.
Vengono introdotti due tipi di negoziazioni alla borsa di Amsterdam:

  • Vendita al pubblico incanto: vendita all'asta, pubblica, che non prevede negoziazione diretta tra i due contraenti; è introdotta per la vendita di merci coloniali
  • Negoziazione a termine: i due contraenti stipulano un contratto e rimandano a termine l'esecuzione degli impegni assunti, è un contratto a esecuzione differita nel pagamento del prezzo e nella consegna della merce. Sorto per l'acquisto di generi di prima necessità che si suppone vengano a scarseggiare, per assicurarsi la merce e per evitare l'aumento dei prezzi






Il compratore cerca di comprare a termine in previsione di un rialzo, per vendere a maggior prezzo, il venditore vende in previsione di un calo.
Gli olandesi seppero valorizzare il capitale accumulato:
Effetti sull'agricoltura:

  • Capitale impiegato nell'acquisizione di terra da parte dei ceti borghesi
  • Opera di bonifica, sistemazioni idrauliche e conseguente espansione dell'area coltivata
  • Avanzamento della tecnica agraria (fiori, piante industriali)

Effetti sull'industria:

  • Potenziamento dell'industria delle costruzioni navali che assume la forma della grande impresa
  • Affermazione di nuovi settori, industria zuccheriera, lavorazione del tabacco
  • Avanzamento delle industrie tessili tradizionali, lino e lana

Amsterdam è al centro di una rete di relazioni commerciali di cui il commercio coloniale rappresenta solo una piccola parte (25%) del commercio complessivo. Fiorirono quindi specializzazioni nelle occupazioni: assicuratori marittimi, spedizionieri, trasportatori, sensari di nolo, ecc.
Le grandi operazioni finanziarie sono in mano a operatori olandesi, la banca dei cambi di Amsterdam finì per favorire le operazioni di pagamento: cambia le monete ed effettua i pagamenti tra mercanti tramite operazioni di giro di conto senza movimento di denaro.

MERCANTILISMO

Corrente di pensiero, indirizzo di politica economica. E' la corrente di pensiero che si collega alla politica economica degli stati unitari. L'epoca di riferimento è l'età moderna (sec. XVI - XVII). Sono politiche di intervento dello Stato nell'economia. Motivi politici, per rinsaldare l'unità politica di recente conseguita
Motivi finanziari: gli stati unitari hanno esigenze finanziarie nuove e pressanti, gli stati riprendono le competenze decentrate nell'alto M.E., quando aveva concesso una serie di poteri sovrani. Nell'età moderna il sovrano riassume i poteri decentrati, assolve una serie di funzioni di amministrazione, controllo e difesa del territorio caricandosi dei relativi oneri, in precedenza a favore dei titolari dei poteri sovrani. Amministrazione, esercito, creazione di infrastrutture e rete di comunicazioni.
Diventa molto importante studiare come incrementare la ricchezza delle nazioni visti i nuovi oneri da sopportare, c'è legame tra i pensatori mercantilisti e le politiche economiche. Vari mezzi possono essere impiegati per incrementare la ricchezza della nazione, si configurano pertanto politiche mercantilistiche diverse.

    • Politica che si incentra sul prelievo di oro e metalli preziosi dalle aree coloniali (Spagna e Portogallo). Questa politica si fonda sul concetto di ricchezza intesa come quantità assoluta di metalli preziosi esistente nel paese, implica uno sfruttamento delle aree coloniali.
    • Politica che dà rilevanza in particolare al commercio estero e che punta sulla bilancia commerciale attiva: Esportazioni - Importazioni > 0; così si incrementa la ricchezza, il flusso di denaro arriva attraverso il commercio (Olanda e Inghilterra). In materia di commercio interno, per quanto riguarda l'unificazione del mercato alla quale puntano gli stati mercantilisti, si ottengono risultati significativi solo in Inghilterra.
    • Politica della produzione che promuove soprattutto l'esportazione di prodotti finiti e favorisce l'occupazione interna (Francia). Le aree coloniali sono viste come luoghi di approvvigionamento a buon mercato di materie prime e sono mercato di sbocco aggiuntivo a quello interno.
    • Politica demografica degli stati mercantilisti: incremento della popolazione vista come soldati, contribuenti e forza lavoro importante nella politica della produzione (minor costo del lavoro). Particolarmente curata è l'immigrazione di professionalità qualificate, per es. i francesi favoriscono l'immigrazione di artigiani specializzati italiani.

INGHILTERRA

Basso M.E., l’Inghilterra è un’area periferica, il primato è del Mediterraneo. Dopo metà ‘600, esaurita l’ascesa olandese, l’Inghilterra è al centro dell’economia mondiale, del mondo civile, si sono già formate le prime colonie di popolamento, c’è stata una evoluzione le cui premesse si gettano nel ‘500. La realtà inglese ha dei punti di forza che si scorgono già nel basso M.E.: è un’unità geografica, un’isola, ha fiumi navigabili, facili approdi costieri. La navigazione pluviale unita a quella costiera hanno consentito continui contatti tra le colonie locali. E’ uno stato unitario che ha fortemente limitato le prerogative feudali, ha un’autorità centrale forte, e contenuto le autonomie cittadine. Es. l’amministrazione della giustizia è affidata a un funzionario regio. Le città inglesi sono più piccole di quelle mediterranee, prevale il villaggio attorno al quale si sono formati borghi che col tempo hanno prevalso sul nucleo originario. Sono città di tipo rurale, con vaste zone dedicate ad agricoltura e allevamento.
Le tendenze unitarie in economia si manifestano nella unità delle monete, unità dei sistemi di pesi e misure, nella mancanza di dogane interne, la politica doganale è rivolta a tutelare l’interesse, l’economia di tutto il Paese.
Nel basso M.E. l’economia non è sviluppata, il Paese è in larga misura bastante a se stesso. Commercio estero: esportazioni di materie prime come lana grezza e minerali, importa articoli di lusso, manufatti, spezie à sono le caratteristiche dei paesi arretrati. Importazione in larga misura dall’Italia e dalle Fiandre. Il commercio estero è in mano a operatori stranieri, in Inghilterra i mercanti non hanno ancora l’organizzazione tecnica commerciale di altri paesi, come gli Ebrei, poi espulsi, italiani, fiamminghi e tedeschi. Si stabilisce un rapporto tra Corona e operatori stranieri mal visto dai mercanti locali. La Corona ha bisogno di prestiti, gli operatori stranieri chiedono in cambio licenze di esportazione, da qui il commercio estero finisce nelle mani di operatori stranieri.
Alla fine del basso M.E. il quadro muta, si registrano progressi significativi dell’industria della lana. Tra le cause una immigrazione di artigiani specializzati dalle Fiandre insorti ed espulsi dal loro Paese (in Inghilterra mancavano conoscenze artigiane). Inoltre la protezione doganale accordata dallo Stato all’industria locale della lana limita l’esportazione di lana grezza. Si riduce l’offerta di lana inglese, si impone sul mercato internazionale la lana spagnola. Il movimento delle recinzioni e l’espansione dell’allevamento.

Recinzioni o enclosures, per tutta l’età moderna, da metà ‘400 ai primi dell’800; due sono le fasi cruciali:

  • Periodo ‘400 – ‘500, le recinzioni hanno motivi speculativi
  • Periodo secondo ‘700, contemporanee alla prima rivoluzione industriale, per necessità di ammodernare l’agricoltura, accrescere la produttività dei terreni

Terre interessate dal movimento delle recinzioni: campi aperti (open fields o seminativi) e terre comuni (common lands: incolte). In Inghilterra sopravviveva il sistema dei campi aperti, sistema che aveva mantenuto in vita la piccola proprietà coltivatrice ma aveva condannato l’agricoltura all’immobilismo: le proprietà non erano continue ma disperse, ogni innovazione richiedeva il consenso e il concorso finanziario di tutti i proprietari, per questo il sistema era immobile. Era prevalsa una sorta di coltivazione in comune, ogni proprietario contribuiva con sementi, attrezzi e bestiame. I campi aperti dal raccolto alla semina successiva diventavano proprietà indivisa aperta al pascolo, per rifertilizzare. Le terre comuni in origine erano del signore feudale, poi quando questi inizia a cedere terre, cede anche diritti di pascolo su queste terre comuni agli acquirenti degli open fields. Le terre comuni diventano “terre di nessuno” sulle quali sono concessi diritti di pascolo. Recintare significa:

  • Dare continuità alla proprietà, farne delle entità compatte
  • Ingrandire tali proprietà ripartendo le terre comuni tra i proprietari degli open fields
  • Cingere di siepi continue le terre così ottenute (campi aperti + quote di terre comuni)
  • Estendere l’allevamento, il pascolo sulle terre recintate

Motivi per i quali si convertono i seminativi in pascolo:

  • Incremento del prezzo della lana (‘400 – ‘500)
  • Flessione dei prezzi cerealicoli (‘400)
  • Aumento dei salari (‘400), il pascolo richiede meno manodopera

Le recinzioni inizialmente sono spontanee, per accordo fra privati, nella seconda ondata sono decretate per legge. C’è bisogno di reprimere gli abusi e di accelerare il processo. Le recinzioni danno luogo ad abusi perché chi aveva più terra riusciva ad influenzare le scelte e gli eventi, obbligava a recingere anche chi era contrario, perché non era in grado di pagare le spese di recinzione… Inoltre nelle terre comuni si era insediata povera gente che aveva costruito abitazioni, abusivamente, i cottages, che vivevano dei proventi di queste terre e ripartendo le terre comuni costoro vengono espulsi. La recinzione comporta l’espulsione della povera gente dalle terre comuni. La legge aveva l’obiettivo di reprimere gli abusi, corrispondere indennizzi ai danneggiati, prevedere agevolazioni per gli espulsi (terre comuni lasciate indivise), si va verso maggiore tolleranza. In realtà le leggi raggiungono risultati tra ‘700 e ‘800, alla fine del processo, all’inizio infatti erano solo principi generali, le clausole locali erano lasciate alla contrattazione tra privati. Alcuni sono costretti a cedere per debito.
La recinzione avveniva così: c’era una petizione che doveva portare la firma dei proprietari, petizione accolta se erano rappresentati i 4/5 delle terre da recintare, così i grossi proprietari potevano influire notevolmente sulle scelte e nascevano gli abusi. Inoltre alcuni proprietari nel corso delle recinzioni cercavano di accaparrarsi nuovi terreni tramite acquisto o per costrizione (debito).
Effetti della prima ondata di recinzioni:

  • Ingrandimento delle proprietà à concentrazione della proprietà fondiaria
  • Liberazione di forza lavoro, incremento della disoccupazione
  • Destinazione pascolo, conseguente minor richiesta di manodopera
  • Piccoli proprietari cedono il loro terreno al grande proprietario vicino
  • Espulsione dei cottages dalle terre comuni

Le recinzioni favoriscono da un lato un processo di accumulazione di capitale e dall’altro attivano un processo di proletarizzazione.
L’Inghilterra nella seconda metà del ‘500 è un Paese che partecipa all’espansione cinquecentesca e nel ‘500 getta le basi dello sviluppo successivo, dalla metà del ‘600. Presenta però vistose sacche di povertà.
Cause del diffuso pauperismo:

  • Effetto recinzioni
  • Effetti della rivoluzione dei prezzi
  • Effetto della riforma Protestante – soppressione di ordini monastici, confisca dei beni à nuove aggregazioni fondiarie à liberazione forza lavoro

[…]

Mercantilismo inglese in materia di navigazione: l’obiettivo dell’Inghilterra è diventare una grande potenza marittima, navale e commerciale. Rinuncia all’espansione sul continente. Nel 1651 viene emanato l’atto di navigazione: codice sistematico che raccoglie una serie di disposizioni in materia di trasporto marittimo e di pesca. Due osservazioni:
L’atto di navigazione è l’epilogo di tutta una politica abbracciata dall’Inghilterra fin dalla fine del ‘300, non è qualcosa di nuovo, già da tempo l’Inghilterra aveva emanato decreti che proibivano l’utilizzo di naviglio straniero; la Spagna a sua volta aveva escluso le navi inglesi dai propri porti. Questi decreti che venivano continuamente rinnovati tendevano a perdere efficacia perché la marina nazionale non era ancora sviluppata, non era in grado di far fronte a tutte le esigenze del commercio. Nel ‘500 i decreti proibitivi suscitano la rappresaglia spagnola sopra descritta escludendo la marina inglese da tutto l’impero spagnolo.
Elisabetta I allora revoca i decreti proibitivi (seconda metà del ‘500), ai primi del ‘600 questi vengono rimessi in vigore, a metà ‘600 viene emanato l’atto della navigazione, ancora proibitivo. L’atto della navigazione raccoglie le disposizioni precedentemente emanate, le completa, perfeziona, dando luogo all’atto stesso; è anche atto di intolleranza contro l’Olanda che a metà ‘600 è in piena ascesa e possiede una marina potentissima. Tra Olanda e Inghilterra che si stanno sviluppando nella stessa direzione sorgono una serie di ostilità in materia di industria della lana: si era creato un rapporto concorrenziale tra le due industrie della lana, l’Olanda vietava l’importazione di tessuti inglesi, l’Inghilterra vietava l’esportazione di lana grezza che veniva lavorata dagli olandesi. Allo stesso modo in materia di pesca: gli olandesi pescavano nelle acque territoriali inglesi; in materia di trasporto marittimo gli olandesi erano soprattutto trasportatori per conto terzi, si arriva all’atto di navigazione che non ebbe effetti miracolosi, non produsse effetti immediati però ebbe efficacia rispetto ai precedenti decreti proibitivi perché intervenne quando l’espansione della marina inglese era già in atto quindi ebbe il ruolo di sostenere questo sviluppo ponendolo al riparo dalla componente olandese che altrimenti avrebbe annullato i suoi sforzi di crescita. La marina inglese diventerà la prima al mondo ai primi del ‘700. Le reazioni immediate all’emanazione dell’atto della navigazione: rialzo dei noli per momentanee insufficienze della marina nazionale a coprire le esigenze del commercio. Ne derivò una reazione degli ambienti mercantili che lamentano un aumento del prezzo dei trasporti. Lo Stato risponde con una sospensione delle misure proibitive; queste deroghe provocano le proteste di costruttori e armatori inglesi. Lo Stato in risposta alle proteste di costruttori e armatori emana un secondo atto della navigazione (1660) che non è altro che un inasprimento del primo.
Il contenzioso Inghilterra – Olanda sfocia in un conflitto alla fine del quale l’Inghilterra detta le condizioni, è la fine della potenza olandese.

Mercantilismo francese: sotto il regno di Luigi XIV (1661 – 1715), amministrazione del responsabile dell’amministrazione finanziaria e dell’economia nazionale, Colbert. Colbert ebbe due meriti: mise ordine nelle finanze dello Stato in un periodo di guerra e fu uno dei periodi più splendidi della Francia. Politica di intervento dello Stato per consolidare l’unità politica e perché ci sono esigenze finanziarie che portano a dover intervenire in economia. La Francia ha problemi finanziari, Colbert privilegia l’industria a scapito dell’agricoltura perché ritiene che l’industria sia suscettibile di trasformazione e quindi più idonea ad incrementare la ricchezza nazionale. La politica francese in materia di industria:
Favorisce in modo particolare i settori di esportazione in modo che la bilancia commerciale risulti attiva cioè esportazioni > importazioni.
Esportazioni in Francia sono prodotti di lusso. Si voglio rinnovare procedimenti tecnici e forme organizzative per rendere più competitive le produzioni di lusso rivolte all’esportazione. Il problema è aggirare l’ostacolo delle corporazioni: Colbert pose questi settori produttivi sotto la protezione dello Stato sottraendoli al controllo corporativo e concesse loro particolari privilegi: diritti di privativa: monopolio di fabbricazione concessi a certe unità produttive dello Stato, per un certo tempo, protezione doganale, trattenendo materie prime all’interno e impedendo l’importazione di manufatti stranieri; partecipazione dello Stato al capitale d’impianto, esenzioni fiscali, talvolta concessione dei locali.
I settori che producono per il mercato interno rimangono sottoposti al controllo corporativo, c’è però la tendenza da parte dello Stato a ridurre il potere delle corporazioni e farne degli strumenti attraverso i quali lo Stato disciplina la produzione, si raggiungono risultati molto diversi da settore a settore, Lione diventa primo centro mondiale di tessitura, strappa il primato all’area italiana, nelle produzioni di lusso. L’eccessivo intervento statale ha causato una classe imprenditoriale scarsa di iniziative, lenta nell’agire, inoltre lo Stato ha privilegiato le produzioni di lusso, non è per questa via che si arriva al decollo industriale. Tra le agevolazioni vi sono privilegi (es. diritto di privativa à monopolio di fabbricazione) che portano l’economia verso il ritardo tecnico, venivano di fatto poste barriere all’entrata e le ditte monopolistiche non avevano interesse allo sviluppo. Nei settori rivolti al mercato interno si crea una sovrapposizione di norme laddove i regolamenti del governo si vanno a sovrapporre alle norme corporative. La politica francese tende a introdurre cambiamenti in una struttura produttiva ancora improntata alle tradizioni.
L’agricoltura risente di una normative estremamente vincolistica in materia di commercio dei prodotti agricoli. La politica francese appare dominata dalla preoccupazione di garantire gli approvvigionamenti interni visto che il ‘600 è secolo di carestie. Gli interessi dei produttori agricoli vengono sacrificati a questo scopo
In materia di commercio, commercio interno: per arrivare alla formazione di un unico mercato interno si devono praticare due vie: soppressione delle dogane interne e sviluppo delle comunicazioni. Colbert raggiunge risultati parziali nella soppressione delle dogane interne, non riuscì ad abbattere i potenti interessi locali, per cui la cinta doganale riuscì ad abbracciare solo una parte del territorio nazionale, le restanti province conserveranno le rispettive autonomie doganali; in materia di comunicazioni si raggiunsero risultati importanti, soprattutto si migliorò la navigazione interna. In materia di commercio estero si adotta il sistema delle compagnie privilegiate perché impegna meno lo Stato, dotate di grandissimi privilegi come la nomina dei governatori delle colonie. I risultati sono però molto modesti perché il capitale privato francese è reticente ad investire in queste iniziative à ci sono azioni invendute. Lo Stato partecipa in prima persona al capitale d’impiando delle compagnie. Le zone d’interesse son il Nord – America (San Lorenzo) e le Antille da cui ricavano lo zucchero.
Gli obiettivi della colonizzazione sono quelli di stabilire relazioni commercoiali con le colonie allo scopo di approvvigionarsi di certi generi come lo zucchero che in parte consuma all’interno, in parte riesporta dopo averlo lavorato.
Meno incisiva è la politica francese rispetto a quella inglese, sulla navigazione non ci sono misure protettive. Sviluppo della marina mercantile nazionale, il movimento portuale francese è in mano agli olandesi, i quali vengono limitati da questo sviluppo. Le vie praticate dallo Stato francese per potenziare la marina nazionale sono:

  • Premi di costruzione all’industria nazionale delle costruzioni navali
  • Applicazione di dazi al naviglio straniero in entrata e uscita dai porti
  • Creazione di porti franchi (Marsiglia, Bayonne, Dunkerque) tenuti fuori dalla cinta doganale riconoscendoli a regime speciale per favorire il commercio di transito: era riconosciuto a questi porti un regime speciale particolarmente favorevole a tutte le navi in transito, questi porti si configurano come grandi piazze internazionali fuori dalla cinta doganale e quindi non soggette alle tariffe protezionistiche per evitare di ostacolare consolidate tradizioni commerciali.

AREA ITALIANA ('500 - '600 - '700)

Il primato dei centri italiani è intaccato, i centri italiani risentono negativamente dei seguenti fatti:

  • Spostamento delle grandi rotte commerciali
  • Formazione dei grandi stati unitari e adozione di politiche mercantilistiche: politiche di esclusione in seguito all'erezione di barriere doganali che proteggono l'economia nazionale
  • Perdita di privilegi commerciali nel Mediterraneo orientale

Nel '500 c'è sostanziale tenuta dell'area italiana, nella seconda metà si registra una ripresa, nota come estate di San Martino, effimera, che prelude alla crisi del '600. C'è una sostanziale tenuta e un'effimera ripresa perché la rivoluzione dei prezzi è in quel periodo più intensa, la popolazione è in crescita, c'è flusso di metalli preziosi. Il '500 è secolo di ripresa caratterizzato da alti prezzi, anche le produzioni non competitive riescono a prosperare, è una fase di alta congiuntura, si conseguono profitti anche da parte dei produttori marginali. Le industrie della lana per es. sono in concorrenza con Olanda e Inghilterra ma gli operatori italiani hanno esperienza e professionalità, ci si orienta quindi a produzioni di lusso, come la Francia. L'Italia ha il primato delle produzioni artistiche, un primato che sarà ceduto alla Francia. L'industria della seta fu molto importante, qui si hanno le prime esperienze di produzione di fabbrica, i mulini da seta sono veri e propri sistemi di fabbrica, anche se non c'è un processo di rivoluzione. L'innovazione non si è estesa a tutto il processo, non ha coinvolto altri settori. La seta è elemento decorativo nell'edilizia rinascimentale, è un'industria che ha un mercato ma non porterà alla rivoluzione industriale.
L'Inghilterra avrà ragione favorendo la produzione di beni a largo consumo, lanificio, cotonificio, industria del ferro, ecc.
C'è tenuta nel campo degli affari di credito, ascesa dei banchieri genovesi, creditori della Corona di Spagna. Genova ha ruolo importante come anello centrale in tutte le comunicazioni tra le varie parti dell'impero spagnolo (escludendo la Francia). La crescita riguarda anche Roma come centro finanziario per gli uffici di cambio, è città cosmopolita ma in mano ad operatori stranieri.

Il '600 è secolo di declino, con il massimo ripiegamento nell'economia italiana, c'è una inversione di congiuntura, con la caduta della domanda e quindi anche dei prezzi vengono alla luce le carenze dell'apparato produttivo italiano. La produzione italiana non è competitiva, si produce a costi alti a causa di tecniche e criteri organizzativi superati mentre le economie europee più forti organizzano la produzione su basi nuove, più concorrenziali. C'è un aumento del costo del lavoro a causa della minor offerta di lavoro per effetto della caduta della popolazione dovuta alle epidemie. C'è infine una pressione fiscale onerosa, mal ripartita, che incide sui costi di produzione. La produzione italiana insiste con un'offerta di qualità mentre il mercato spinge nella direzione opposta. Tutto questo in un quadro di politiche di protezione portate avanti dai grandi stati unitari. La produzione degli stati italiani va incontro ad un restringimento degli sbocchi all'estero ma non può contare neppure sul mercato interno, dato il particolarismo economico che caratterizzava gli stati regionali. Sul piano dei servizi armatoriali i nostri operatori non reggono più alla concorrenza delle marine olandese e inglese che praticano prezzi più bassi. Livorno è una grande piazza internazionale, porto franco, diventa una base di operazione della marina inglese.
Nel settore "affari di credito" i nostri banchieri risentono della concorrenza di mercati organizzati come Amsterdam nel '600 e Londra nel '700. Quali prospettive per l'area italiana? A fine '600 l'area italiana è agricola, ormai esporta derrate alimentari, materie prime tessili e semilavorati, quando in precedenza era esportatrice di manufatti, servizi armatoriali e bancari, c'è stata una involuzione. Spostamenti di interesse verso l'agricoltura, si cerca sicurezza nell'agricoltura durante le crisi del '600. C'è una caduta dei prezzi nel '600 ma i prezzi agricoli cedono meno dei prezzi dei prodotti industriali, più elastici. Nel '600 si generano cambiamenti che però non portano una ventata di nuovo in quanto incrementano soprattutto le proprietà nobiliari e si forma una nuova nobiltà per il moltiplicarsi dei titoli nobiliari. Sono classi il cui potere e prestigio poggiano sul possesso della terra e dei privilegi, dall'assenteismo di queste classi derivano però germi di miglioramento, si forma uno strato di affittuari e amministratori che porteranno uno spirito nuovo nell'agricoltura del '700.

Il '700 è un secolo di ripresa dell'economia europea e un secolo di riforme auspicate, tentate ma non sempre riuscite per via delle resistenze.
Segnali di ripresa sono l'aumento della popolazione agricola, l'incremento demografico, l'espansione del commercio internazionale. L'aumento della produzione agricola è dovuto all'avanzamento della tecnica agraria in Paesi Bassi, Inghilterra, Lombardia, ecc. che consiste in progressi nelle rotazioni agrarie, si arriva all'abbandono del riposo, rotazioni continue tra colture cerealicole, leguminose e foraggiere (depauperanti e reintegrative), aumenta la produzione per unità di superficie. Aumento della superficie coltivabile in seguito a bonifiche e nell'est europeo aumento della pressione feudale dove si sono avuti processi di rifeudalizzazione.

  • L'incremento demografico avviene grazie a una migliore alimentazione, più abbondante e diversificata
  • L'espansione del commercio internazionale avviene con la formazione degli imperi coloniali francese e inglese, il commercio interno è ancora difficoltoso

Riforme auspicate dai governi: le guerre di metà '700 producono un effetto devastante sulle finanze degli stati, i tradizionali sistemi di aumento della pressione fiscale non sono sufficienti, si rende indispensabile la scelta riformatrice, una scelta d'obbligo: abolire le esenzioni fiscali di cui godevano le classi privilegiate come nobiltà e clero. L'azione è difficile, i sovrani utilizzano l'arma dell'illuminismo per liberare la società dai privilegi. L'unità politica deve tradursi in unità economica, lo Stato deve acquistare il controllo di tutte le risorse che non devono più andare a vantaggio dei singoli ma devono essere sfruttate per tutta la collettività, lo Stato deve riaffermare la sua sovranità anche andando contro gli interessi dei singoli. Le riforme sono anche volute dalla classe imprenditrice, agricola e industriale: nuclei di borghesia agraria che portano uno spirito nuovo nell'agricoltura, la classe imprenditrice agricola spinge ad una agricoltura di mercato, non più di sussistenza, sono disposti a investimenti, a rischio per il profitto, è una classe di affittuari, contadini arricchiti, ecc. classi che hanno approfittato della lontananza dei nobili proprietari.
I grandi proprietari affittano perché i canoni sono in aumento, questa borghesia agraria guarda alla terra come fonte di reddito, è un'agricoltura per il mercato, disposta a fare investimenti, migliorare le tecniche produttive. Questa borghesia agraria chiede che sia abolita la legislazione vincolistica che sacrifica i propri interessi:

    • Liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli, prima era privilegiato il rifornimento delle città a scapito dei prodotti agricoli; soppressione di dogane interne, pedaggi e vincoli alla circolazione delle merci
    • Liberalizzazione del commercio delle perle, gran parte delle perle sono fuori commercio, immobilizzate nelle manomorte ecclesiastiche, inalienabili, nei maggiorascati e nei fedecommessi, disposizioni di ultima volontà per cui l'erede ha l'obbligo di consegnare il bene a una terza persona à inalienabile e indivisibile. Questi sono istituti che garantiscono l'indivisibilità e l'inalienabilità dei patrimoni, questa borghesia chiede l'abolizione dei suddetti istituti
    • Equa distribuzione del carico fiscale, cioè l'abolizione delle esenzioni fiscali e quindi l'introduzione dei catasti. Censimento dei beni che serve da base per il riparto del carico fiscale, tiene conto della quantità di terra posseduta e dell'attitudine della stessa a produrre

Risultati importanti si raggiungono nella Lombardia austriaca, viene introdotto un nuovo catasto - il catasto di Maria Teresa, nella seconda metà del '700 - impersonale, non tiene conto dello stato sociale del contribuente ed è anche un catasto geometrico particellare: si fonda sulla misura e stima parcellare delle terre da parte di periti.
La borghesia industriale è costituita da mercanti imprenditori che organizzano l'industria a domicilio nelle campagne. Chiede l'abolizione degli organismi corporativi e della loro rigida regolamentazione, si schierano in favore della libertà di produzione e in favore della libertà del lavoro.
Sono le teorie fisiocratiche che si schierano in difesa degli interessi agricoli, teorie che criticano il mercantilismo, cioè la sopravvalutazione dell'industria e del commercio, l'eccessivo intervento/regolamentazione da parte dello Stato; le teorie fisiocratiche esaltano la funzione economica dell'agricoltura che è la solo attività a dare un prodotto netto, industria e commercio sono attività sterili, possibili solo in quanto l'agricoltura fornisce loro materie prime e derrate alimentari. Sul piano pratico queste teorie ispirano un movimento di idee in favore della libertà di commercio.

RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INGLESE

Cronologia: 100 anni di trasformazioni cruciali (1760/80 - 1851), nel 1851 c'è la grande esposizione industriale di Londra, in vetrina l'Inghilterra si mostra come l'officina del mondo.
Rivoluzione industriale: processo di modernizzazione, trasformazione e sviluppo, comprensivo di più rivoluzioni: demografica, agricola, dei trasporti, commerciale, industriale in senso stretto, ciascuna interagente con le altre nel determinare effetti cumulativi.
Cause: fattore decisivo per lo sviluppo è stata l'innovazione, l'applicazione al processo produttivo di nuove invenzioni. Lo sviluppo non è continuo, procede per accelerazioni e stasi. In realtà le innovazioni si manifestano a grappoli, cioè una invenzione dà luogo a più innovazioni (per es. il vapore, innovazione motore della prima rivoluzione industriale)
Perché ci sia sviluppo, una rivoluzione delle tecniche e dei criteri organizzativi, occorre che:

  • Si abbiano delle opportunità tecniche, dei nuovi ritrovati, accessibili alla gran parte degli operatori
  • Si sviluppi una diffusa propensione degli operatori ad investire in tecnologia

Situazioni diverse inducevano a non investire perché:

  • I procedimenti tecnici erano codificati negli statuti corporativi, il sapere tecnico si trasmetteva da mastro ad apprendista oralmente, di padre in figlio, sussisteva una tendenziale stazionarietà delle tecniche produttive, più che altro si avevano perfezionamenti
  • La sperimentazione delle prime macchine tende a provocare delle perdite, sono macchine rudimentali, difficili da manovrare, spesso soggette a guasti, non c'è quindi spinta a modificare la situazione
  • Nel '700 si ha un generale incremento della popolazione, disponibilità di manodopera, salari contenuti, quindi scarsa propensione a sostituire la macchina all'uomo

Riv.demografica

 1730                    1750    Riv.industriale


                            Riv. agricola

1730 - 1750 Serie di raccolti agricoli abbondanti à vantaggio per i consumatori perché trovano le derrate alimentari a prezzi più contenuti
1745 - 1816 Rivoluzione demografica data dal calo della mortalità, fino alla grande carestia del 1816/17; c'è maggiore nutrizione, più resistenza alla malattia, in seguito c'è un aumento del tasso di natalità perché a sviluppo avviato (fine '700) si hanno migliori prospettive, matrimoni precoci e maggior numero di figli. Si crea una congiuntura sfavorevole per i produttori agricoli, si ebbe un temporaneo ribasso dei prezzi agricoli, dovuto all'abbondanza di raccolti, e un aumento dei salari agricoli per la forte richiesta di manodopera. Il risultato fu quindi una riduzione dei margini di profitto per gli agricoltori.
Si diffonde temporaneamente una minore propensione ad investire in agricoltura, si crea maggior interesse per l'investimento industriale.
1760 - 1850 Rivoluzione industriale: bisogna portarsi su settori che garantiscono una maggiore remunerazione del capitale. La situazione è fortemente evolutiva dopo la metà del secolo:

  • Si esaurisce la serie di raccolti abbondanti
  • Di nuovo c'è un rialzo dei prezzi agricoli, la popolazione continua a crescere, ma c'è generale stazionarietà dei raccolti e conseguente pressione della popolazione sui generi alimentari

C'è inflazione di guerra, alterazione dei commerci, cessazione delle forniture d'oltremare, è periodo della guerra d'Indipendenza americana. Nella fase di guerra c'è riduzione della capacità d'acquisto della moneta, crescita dei prezzi, quindi alterazione dell'economia.
Gli agricoltori inglesi passarono a innovare l'agricoltura à incentivo a innovare, da qui nasce la Rivoluzione agraria (1760 - 1880)
La rivoluzione agricola è stimolata dal rialzo dei prezzi agricoli. Tratti essenziali:

  • Espansione area coltivata: bonifiche, dissodamenti incolti
  • Avanzamento delle tecniche produttive, aspetto caratterizzante della rivoluzione agricola: progressi delle rotazioni agrarie, abbandono del maggese, passaggio a rotazioni continue che alternano colture depauperanti (cerealicole) a colture reintegrative (leguminose e foraggiere)
  • Sperimentazione delle prime macchine agricole (Inghilterra): aratro triangolare in luogo del rettangolare, più maneggevole, minori costi di produzione (meno uomini e meno bestie), prime seminatrici che modificano il metodo della semina, interviene un sistema di semina per file parallele. Si può lavorare il terreno andando negli spazi liberi, è possibile la lavorazione sistematica del terreno anche dopo la semina, maggiore produttività del terreno. Sono introdotte le prime trebbiatrici, è l'inizio della meccanizzazione in agricoltura

Seconda ondata di recinzioni, per adeguare le dimensioni aziendali alle esigenze delle nuove tecniche produttive e destinare le terre recintate a seminativo.

I ondata à creare grandi aziende a pascolo, aumenta il prezzo della lana, cala quello dei prodotti cerealicoli, i motivi di fondo sono speculativi. Recinzione spontanea per accordi privati
II ondata à prezzi al rialzo inducono a rinnovare le tecniche che richiedono un adeguamento delle dimensioni aziendali, l'obiettivo è mettere le terre a seminativo, la recinzione è regolata da legge per reprimere abusi e accelerare il processo

La procedura di recinzione è la stessa. Gli effetti della seconda ondata di recinzioni, nel secondo '700, sono simili a quelli della prima:

  • Concentrazione della proprietà fondiaria, le piccole proprietà risentono la concorrenza di aziende molto avanzate dove si adottano tecniche progredite
  • Formazione di grandi unità aziendali a seminativo
  • Liberazione di forza lavoro che in parte affluisce nei distretti industriali come riserva di lavoro per l'industria, in parte resta in campagna dove lavora nelle bonifiche, nelle opere di recinzione e nelle grandi aziende a seminativo come salariati, le aziende a seminativo necessitavano infatti di lavoro, diversamente da quanto accadeva per il pascolo.

Tendenze di lungo periodo, fino ai primi decenni del 1800:
Grandi proprietà a seminativo frutto della seconda ondata di recinzioni. Piccole proprietà che sopravvivono grazie agli alti prezzi che si accentuano in corrispondenza delle guerre napoleoniche (primi '800).
A metà '800 le piccole proprietà tendono a scomparire per la caduta dei prezzi conseguente alla fine delle guerre napoleoniche; le grandi proprietà rimangono e sono sempre più meccanizzate per fronteggiare la discesa dei prezzi, si riduce così il numero degli occupati in agricoltura, carattere tipico dell'economia industriale ormai matura dove l'industria assorbe i fuoriusciti dalle campagne (dall'agricoltura). La rivoluzione agricola ha contribuito al successo della rivoluzione industriale per i seguenti motivi:

  • Ha alimentato una popolazione crescente che si distaccava via via dalla terra
  • Ha favorito l'avvento di un'agricoltura per il mercato diversa dalla precedente agricoltura di sussistenza
  • Ha fornito forza lavoro, spostandola verso le attività industriali, e ha fornito capitali e potere d'acquisto, ha contribuito a sostenere la domanda interna. Uno degli aspetti che si trova sempre nei paesi preindustriali è la ristrettezza della domanda interna

RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

II metà '700 - costruzione dei canali in Inghilterra (1750-1790)
Metà '800 - costruzione ferrovie
Causa della rivoluzione dei trasporti: necessità di ridurre il costo del trasporto del carbone. Inizialmente è preferito l'itinerario costiero per il trasporto di merci pesanti, da metà '700 cresce notevolmente la richiesta di carbone perché le città si sviluppano per crescita demografica ed inurbamento e chiedono carbone ad uso domestico e per la piccola produzione, dato che l'Inghilterra non ha legna. A partire dagli anni '60 sono soprattutto le industrie che domandano carbone, occorre quindi rapidamente procedere ad un miglioramento della navigazione interna realizzando nuove vie d'acqua, cioè costruendo canali. Inizia così un periodo di grandi opere, speculazione e grande richiesta di capitale. Da dove provengono i capitali per la costruzione di opere così costose? Sono capitali investiti dai proprietari fondiari e da industriali del luogo che in molti casi si costituiscono in S.p.A.
Nel frattempo in Inghilterra era intervenuto un altro fatto che aveva contribuito a ostacolare la diffusione delle S.p.A.: era stata emanata nel 1720 la cosiddetta legge della bolla (Bubble Act) che resta in vigore fino al 1825, la quale vietava la costituzione di S.p.A. tranne per espressa autorizzazione del parlamento, legge emanata per arginare la grande speculazione che si era scatenata intorno alla compravendita delle azioni a fine '600 e inizio '700. Gli imprenditori inglesi seguirono altre forme per gli investimenti. Per la costruzione dei canali il governo autorizzò la costituzione di S.p.A., la costruzione di canali contribuì al successo della rivoluzione industriale perché favorì un'offerta a prezzi ragionevoli di carbone; altri effetti della costruzione dei canali furono l'ampliamento della gamma di titoli quotati in Borsa, fecero il loro ingresso le società costruttrici di canali, si diffonde sempre più la figura dell'azionista che non prende parte attiva all'attività.

RIVOLUZIONE COMMERCIALE

Espansione del commercio internazionale. Cronologia: inizia negli anni '40, termina ai primi del 1800, con il blocco continentale del 1806. Il blocco continentale è il divieto decretato da Napoleone di commerciare con l'Inghilterra. Fase di incertezza e di crollo in corrispondenza della guerra d'Indipendenza americana ('70). L'Inghilterra aveva un grosso problema da risolvere: aveva una gamma di prodotti destinati all'esportazione poco diversificata. Inizialmente aveva lana grezza e minerali, in seguito si aggiungono manufatti di lana, conveniva esportare prodotti finiti rispetto a materie prime. I grandi partner commerciali dell'Inghilterra erano i paesi dell'Europa continentale - in zona temperata, è infatti difficile esportare prodotti di lana in paesi tropicali! - grandi consumatori di manufatti di lana inglese. L'Europa continentale assorbe i 3/4 delle esportazioni inglesi.
Ruolo del commercio coloniale: i possedimenti coloniali hanno offerto soprattutto alla madrepatria materie prime da trasformare (cotone e zucchero) e prodotti semplicemente da riesportare (the e spezie). Il commercio coloniale ha assolto una funzione molto importante: ha permesso di diversificare la gamma di prodotti destinata all'esportazione. Nel '700 Londra diventa un grande mercato di ridistribuzione, esporta prodotti inglesi ma ridistribuisce anche altri prodotti, sostituendo la piazza di Amsterdam ('600). Londra è il centro di una serie di traffici stabiliti a livello mondiale

Nel '700 l'Inghilterra acquisisce il mercato nord - americano, importante perché si estende a latitudini temperate, come l'Europa continentale, richiede manufatti e i salari sono alti, per via della molta terra e della scarsa popolazione, con alto potere d'acquisto, è popolazione di origine inglese e ha gusti inglesi, compra quindi prodotti inglesi. Tutti i prodotti ricavati dalle colonie entrano nel giro del commercio estero inglese. Col tempo il nord America invierà in Europa grano.

L'Inghilterra:

  • Con l'Europa continentale:
  • Esporta lana grezza, minerali e manufatti in lana
  • Importa legname, derrate alimentari, canapa e seta

 

  • Con le Indie occidentali, a nord, colonie di popolamento:
  • Esporta manufatti
  • Importa grano (più tardi)
  • Con le Indie occidentali, a sud, colonie di piantagioni:
  • Invia gli schiavi africani a lavorare nelle piantagioni
  • Importa cotone, zucchero e tabacco

 

  • Con le Indie orientali:
  • Paga le importazioni con oro e avorio africani
  • Importa the, spezie e tele di cotone
  • Con i possedimenti africani:
  • Esporta prodotti metallurgici
  • Importa schiavi, oro e avorio

 

La rivoluzione commerciale ha contribuito al successo della rivoluzione industriale, ha facilitato il reperimento di materie prime, riducendo i costi di produzione e rendendo così la produzione inglese più competitiva. Ha creato una domanda aggiuntiva a quella interna troppo ristretta, domanda che comprende anche quella dei paesi poveri che esportando materie prime hanno anche loro acquisito potere d'acquisto per importare. Ha fornito capitali. Ha sviluppato la formazione di una professionalità e di un'etica mercantile e tutta una serie di istituzioni mercantili si situano nella City londinese. Ha favorito lo sviluppo di alcuni grossi centri urbani come Londra, Liverpool e Glasgow.

 

RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (in senso stretto)

C'è trasformazione e sviluppo se si ha una diffusa propensione a investire in tecnologie - opportunità tecniche alla portata di gran parte degli operatori:

    • Perfezionamenti a strumenti già in uso, tecniche impiegate (es. la navetta volante, negli anni '30, è una spola munita di rotelle applicate al tradizionale telaio a mano, accelerò le operazioni di tessitura e permise di ottenere pezze più alte
    • Veri e propri meccanismi, macchine

L'applicazione di nuovi ritrovati avviene spesso in industrie giovani (cotoniera), nelle industrie laniere i procedimenti erano ormai codificati dalle corporazioni.
Sotto l'impulso di una forza motrice, prima idraulica, poi a vapore, le macchine eseguono un'operazione in precedenza fatta dall'uomo (es. le due macchine per filare: Jenny di Hargraves e il filatoio idraulico di Arkwright). Ci fu una diffusa applicazione di invenzioni al processo produttivo sia per gli incentivi economici a investire, sia perché queste invenzione permettevano di risolvere problemi pratici, superare strozzature. Gli inventori della rivoluzione industriale hanno contatto diretto con il mondo della produzione, conoscono i procedimenti in uso, le difficoltà del produttore, è una tecnologia semplice, c'è dialogo tra mondo della scienza e mondo dell'industria, c'è concretezza nella discussione tra esponenti di mondi diversi, tensione a migliorare. Ruolo importante anche per i dissidenti religiosi (Watt e gli scozzesi).
La navetta volante degli anni '30 si diffonde molto a rilento, è una innovazione di cui non si sente il bisogno, non c'è necessità di accelerare le operazioni di tessitura, il mercato dei tessitori è saturo. L'accelerazione delle operazioni di tessitura comporta un aumento del filo richiesto, vanno accelerate anche le operazioni di filatura: la diffusione della navetta porta ad un incremento del prezzo dei filati, ne deriva l'incentivo e la convenienza a meccanizzare le operazioni di filatura allo scopo di superare una strozzatura à grande diffusione delle due macchine per filare.
Ci vuole sempre un incentivo economico e un problema tecnico perché la macchina sia introdotta, crei sviluppo, nell'industria cotoniera come nella altre. Quando si meccanizza una fase della produzione si crea la necessità di meccanizzare anche le altre. Strozzatura à Aumento del prezzo à Necessità di accelerare la fase successiva della produzione. La Jenny è particolarmente rispondente alla fase della transizione dall'industria a domicilio al sistema di fabbrica. La Jenny era presentata in due modelli, di piccole dimensioni, a basso prezzo, installate a domicilio e di grandi dimensioni, più costose, che dovevano essere impiantate in uno stabilimento. Il filatoio idraulico di Arkwright risponde soprattutto alla fase successiva in cui è prevalente il sistema di fabbrica. Il filatoio idraulico risolve una strozzatura, permette di ottenere un filo resistente che serve da ordito e da trama, per la prima volta fu possibile ottenere un tessuto interamente di cotone, in precedenza si potevano produrre solo tessuti misti lino/cotone, il tessuto interamente in cotone è meno costoso, si creano le condizioni per un ampliamento del mercato. Il telaio meccanico di Cartwright viene brevettato negli anni '80, applicato nei primi decenni del 1800 ('20/'30), anche di questo non se ne sentiva il bisogno e da qui viene la sua lenta applicazione. Il mercato dei tessitori è saturo, l'introduzione del telaio meccanico suscita violenta opposizione da parte dei tessitori a mano, vedono in questo qualcosa che sottrae loro lavoro.
La rivoluzione industriale inglese ha portato a due innovazioni chiave:

  • Adozione di una tecnologia che fa uso crescente dei metalli in luogo del legno, viene superata la strozzatura della mancanza di legname in Inghilterra
  • Ricorso all'energia del vapore in luogo dell'idraulica che aveva due inconvenienti: localizzazione obbligata degli impianti lungo le vie d'acqua con conseguente aumento di costi; regime irregolare, discontinuo perché collegato all'andamento atmosferico

Si realizzano innovazioni che hanno consentito di superare due problemi importanti: l'introduzione delle macchine comporta l'avvento di nuove forme organizzative cioè l'affermazione del sistema di fabbrica

Classificazione organizzativa di Bücher

  • Produzione domestica
  • Bottega artigiana
  • Industria a domicilio
  • Manifattura
  • Fabbrica

 

Entrambe le ultime due individuano un tipo di produzione accentrata, attrezzi, maestranze, materie prime e lavorazioni sono concentrate sotto uno stesso tetto, nella manifattura è questa la forma organizzativa tipica dell'era preindustriale, una produzione che segue le tecniche tradizionali e che poggia su una strumentazione ancora manuale, nella maggior parte dei casi si hanno tanti processi che si svolgono parallelamente, tanti telai che battono uno di fianco all'altro. La fabbrica (macchinofattura secondo Marx): è la macchina che richiede la concentrazione sotto uno stesso tetto dei fattori della produzione, la macchina diventa fattore essenziale della produzione e determina quantità e aumenta la quantità di produzione per unità di tempo, determina la qualità che si uniforma, si standardizza, non c'è più individualità, originalità della produzione manuale, il prezzo cala perché i costi incidono su un maggior numero di unità prodotte, c'è quindi un'espansione del mercato.
Nella fabbrica è un processo scomposto in varie fasi (1) per ridurre i tempi di lavorazione, riducendo quindi anche i costi e creando in questo modo (2) le condizioni per un'ulteriore meccanizzazione perché si semplificano le operazioni che col tempo possono venire meccanizzate.
Il finanziamento della rivoluzione industriale inglese:
Nel '500 l'Inghilterra è una realtà periferica con vistose sacche di povertà
A metà '700 l'Inghilterra è un paese avanzato con sacche di ricchezza, c'è stata un'evoluzione, accumulazione originaria di capitale, secondo Marx, all'origine, prima del processo di industrializzazione.
Problemi finanziario / logistico / tecnico: la forza motrice è unica, le macchine devono quindi essere per forza sotto lo stesso tetto.
Provenienza dei capitali:

  • Dall’esercizio dell’agricoltura e dell’allevamento: recinzioni, concentrazione della proprietà fondiaria e liberazione di forza lavoro dalle campagne, formazione di grandi aziende a seminativo e a pascolo che conseguono larghi profitti
  • Dall’esercizio del commercio estero esercitato in condizioni di monopolio dalle imprese coloniali

Tecnologie molto semplici, macchine costruite all’interno dell’azienda, la rivoluzione industriale ha richiesto un immobilizzo di capitali di gran lunga inferiore a quello necessario ai successivi processi di industrializzazione.
Bisogna distinguere capitale investito a lungo termine da quello investito a breve.
Capitale investito a lungo termine, strategie diverse in tre momenti distinti:

  • Gli imprenditori contarono soprattutto sulle loro risorse finanziarie o al più di un ristretto giro di conoscenze, spesso si tratta di imprese familiari
  • Gli imprenditori cercano di attrarre l’attenzione di imprese che possono essere favorite dal successo dell’iniziativa, le imprese furono portate a finanziarsi tra loro
  • L’attività consegue dei profitti che vengono reinvestiti, si ricorre all’autofinanziamento

Quando però l’attività richiedeva grossi immobilizzi di capitale, come nel caso dei settori minerario, metallurgico, ecc. la via che ha prevalso è stata invece la costituzione di società che però non assumono la forma di S.p.A.

  • La banca non è entrata nel finanziamento a lungo termine durante l’industrializzazione inglese
  • La S.p.A. non ha costituito in genere una forma di finanziamento della rivoluzione industriale

L’origine della S.p.A. è con le Compagnie privilegiate nel XVII secolo, c’è una prima espansione delle S.p.A. nella seconda metà del ‘600, si diffondono nel settore del trasporto marittimo, bancario (Banca d’Inghilterra), minerario e, tra ‘600 e ‘700 si sviluppano grosse manovre speculative intorno alla compravendita delle azioni, da qui l’emanazione del Bubble Act per arginare la speculazione (1720 – 1825) con il divieto di costituire S.p.A. senza autorizzazione parlamentare. Nell’era dei canali (1760 – 1790) c’è il ricorso all’eccezione, il parlamento autorizza la costituzione di S.p.A. per finanziare la costruzione di canali. Nei primi anni del 1800 le guerre napoleoniche provocano grandi emissioni del debito pubblico, il risparmiatore si avvicina sempre più a questa forma di investimento, nei titoli di stato. Nel 1825, con la revoca del Bubble Act in Inghilterra, l’investitore guarda ad ulteriori forme di possibile investimento, nel 1856 si ha il riconoscimento giuridico della responsabilità limitata dell’azionista, l’investimento in S.p.A. è molto meno rischioso, si ha quindi grande diffusione nel settore ferroviario, bancario, assicurativo, industriale, il processo di industrializzazione si è ormai compiuto.

Capitale d’esercizio, investito a breve (acquisto materie prime, pagamento salari)
Reperimento capitale d’esercizio: gli imprenditori della rivoluzione industriale ricorsero alla banca, si tratta di banche di provincia disperse nel territorio, presentano aspetti positivi a aspetti negativi. Aspetti positivi: mobilizzano i risparmi della borghesia agraria di provincia e li impiegano fornendo liquidità alle imprese. Aspetti negativi: hanno facoltà di battere moneta, favoriscono quindi aumenti di circolazione. Lo Stato cercò di limitare i danni emanando una legge che limitava il numero dei soci a non più di sei per evitare che dalla loro rovina potesse essere danneggiata l’intera economia. Ne derivò che queste piccole società si occupavano di molti affari non solo bancari dando luogo a intrecci rischiosi e spesso illeciti.
Sistema creditizio inglese, primi ‘800

  • Banca d’Inghilterra, nasce nel 1694, S.p.A., nel 1844 diventa unico istituto di emissione, il primo in assoluto ad essere tale. Lo Stato è in difficile situazione finanziaria, lancia un prestito perpetuo, il parlamento dà facoltà ai sottoscrittori del prestito di costituirsi in S.p.A. con il diritto di esercitare affari di banca. Il capitale sociale di questa società è il prestito fatto allo Stato, si tratta di una banca che manca di liquidità. Ci sono alcune operazioni autorizzate: accoglie depositi e li impiega in operazioni a breve termine, la facoltà di battere moneta è concessa perché manca di liquidità e il capitale sociale consiste nel prestito fatto allo Stato. Sviluppo: lo Stato, poiché le banche di provincia hanno facoltà di battere moneta, rafforza la posizione della Banca d’Inghilterra come istituto di emissione, cioè si cerca di sottrarre spazio alle banche di provincia. A poco a poco il credito a breve termine esercitato dalle banche di provincia viene trasferito su altre banche più solide in quanto la legge che limita il numero dei soci viene revocata. Le banche di provincia svuotate delle loro funzioni finiscono per scomparire al termine del ‘800.
  • Banche private londinesi
  • Banche private di provincia

Gli imprenditori della rivoluzione industriale inglese e il fattore lavoro. Gli imprenditori disposero di forza lavoro relativamente a buon mercato, beneficiarono di una buona offerta di lavoro per:

  • Espansione della popolazione che ha dato luogo alla rivoluzione demografica
  • Processo di liberazione di forza lavoro dalle campagne a causa del movimento delle recinzioni

Nei decenni della rivoluzione industriale inglese si verificò una maggior offerta di lavoro ma anche una maggior domanda di lavoro perché le macchine pur sostituendosi all’uomo finirono per provocare una grande espansione del sistema che richiese maggiore manodopera. La rivoluzione industriale di per sé non determinò un calo delle retribuzioni.
Si crearono delle fasce salariali dove i tecnici, aristocrazia operaia, percepivano retribuzioni più alte, ci fu anche sfruttamento di lavoro minorile e femminile. Come si spiega il disagio delle classi lavoratrici durante la rivoluzione industriale inglese?
La meccanizzazione dei processi produttivi determina un aumento delle quantità prodotte, diventano più frequenti le crisi di sovrapproduzione, il posto di lavoro è più in pericolo. Nelle economie preindustriali le singole attività non danno la sussistenza, il reddito proviene in genere dallo svolgimento di più lavori (es. lavoro della terra, prestazione per il mercante nell’industria a domicilio, attività stagionali). Ha luogo un frazionamento del rischio, nell’economia industriale con l’ingresso del lavoratore in fabbrica invece la sussistenza dipende esclusivamente dallo svolgimento di una determinata attività, il reddito si lega a questa sola attività.
Nelle economie preindustriali la crisi è quasi sempre agricola e dovuta a carenza di produzione, in quella industriale la crisi è industriale di sovrapproduzione.
La concentrazione delle attività sotto lo stesso tetto, in fabbrica, esige una disciplina di fabbrica che soffoca l’autonomia di cui aveva fino ad allora goduto il produttore a domicilio. L’organizzazione di fabbrica sconvolge i tradizionali ritmi di lavoro stagionali, il ritmo da cui dipenderà il lavoratore sarà quello delle macchine; distrugge l’organizzazione familiare del lavoro, inizialmente i datori di lavoro cercavano di assumere non il singolo ma la famiglia, perché così era abituato il lavoratore. Due sono le fasi principali di questo processo:

  • Le macchine della fabbrica sono azionate da forza motrice idraulica, le unità produttive sono disperse nel territorio, obiettivo dell’imprenditore è attrarre e trattenere la manodopera, strategie saranno: salari più alti, approntamento alloggi, impiego degli altri membri della famiglia
  • Il vapore si sostituisce all’energia idraulica, le attività produttive tendono a trasferirsi nelle periferie urbane perché c’è vicinanza ai mercati, disponibilità di forza lavoro. Cambio di strategie: retribuzioni più contenute (la manodopera è più abbondante), il reclutamento diventa impersonale, il licenziamento più facile. Si utilizzano gli edifici esistenti dove si affollano le maestranze in locali spesso insalubri, gli speculatori offrono a canoni altissimi abitazioni di infimo grado, qui nasce il proletariato industriale.

ETA' NAPOLEONICA

1796 (inizio campagne napoleoniche) – 1815 (Congresso di Vienna)
Nella politica napoleonica è ravvisabile un disegno politico: estendere l’amministrazione francese all’Europa al fine di civilizzarla, a fine ‘700 si riconosceva alla Francia una superiorità culturale, il disegno di Napoleone è quello di estendere all’Europa il modello francese di Stato moderno. La Francia è stato moderno perché si ispira ai principi della legislazione rivoluzionaria depurata degli eccessi, legislazione che aveva ricevuto una sistemazione organica nel codice napoleonico del 1804, ai paesi satelliti dovrà essere imposto quel modello. La legislazione francese accoglie le istanze di riforme manifestatesi nel ‘700, abolisce le prerogative nobiliari, le immunità fiscali e giurisdizionali, le sopravvivenze feudali. Conseguenza è l’adozione di un sistema tributario che abolisce le esenzioni, sopprime i diritti di manomorte ecclesiastiche e di maggiorascato, si ha infatti l’immissione sul mercato dei beni degli ordini religiosi soppressi. Vengono soppressi i movimenti delle corporazioni d’arte e mestieri, sono riaffermate la libertà di lavoro e d’industria. La legislazione francese punta all’unificazione del mercato, si avrà quindi l’unificazione di pesi, misure e monete, l’abolizione delle dogane interne, una legislazione innovativa in materia di sanità nel campo della prevenzione (vaccinazione contro il vaiolo, ecc.), in materia di igiene (regolamentazione di attività insalubri, pericolose), affronta il problema delle sepolture. Stato dotato di notevole efficienza: si preoccupò di conoscere, controllare e mobilitare tutte le risorse perché si tratta di un’economia di guerra; risorse umane e materiali: si organizzarono i primi statistici pubblici [1806: istituzione degli uffici di Stato Civile, registravano nati, morti e matrimoni in precedenza tenuti dai parroci; 1811: istituzione dell’anagrafe della popolazione che poggiava su un censimento della popolazione tenuto settimanalmente aggiornato con i dati dello Stato Civile]. Relativamente alle risorse materiali si fecero le inchieste napoleoniche che riguardavano agricoltura, industria, istituti assistenziali, scolastici, ecc. Le rilevazioni statistiche hanno avuto un momento di svolta nelle indagini. Gli scopi a cui erano rivolte queste indagini demografiche rispondono ai seguenti punti: motivi fiscali, militari (ai fini della leva), conoscitivi, molto innovativo ai fini dell’elaborazione delle direttive di politica economica. E’ un’amministrazione che lasciò tracce profonde nelle istituzioni, negli ordinamenti e nell’amministrazione dei Paesi soggetti.
Il progetto politico di civilizzazione è entrato in contraddizione con la politica economica applicata dal regime francese ai Paesi soggetti e satelliti; questa politica ha calpestato gli interessi economici di questi Paesi a tutto vantaggio di quelli francesi. La Francia ha coinvolto i Paesi soggetti nella guerra economica contro l’Inghilterra, Paesi che ne erano estranei, in una guerra che si incentra sul blocco continentale (1806: divieto di stabilire rapporti commerciali con l’Inghilterra)
Finalità del blocco continentale:

  • Escludere prodotti inglesi dai mercati continentali, colpire le esportazioni inglesi e quindi ridurre drasticamente la ricchezza nazionale inglese – Napoleone ha una visione mercantilistica. Si vuole colpire l’Inghilterra con una guerra economica, obbligandola alla pace, si vuole anche impedire all’Inghilterra di importare materie prime, derrate alimentare, colpendo però così nelle loro esportazioni i Paesi soggetti e satelliti alla Francia. Il blocco del 1806 produsse effetti differenziati: danneggiò soprattutto le economie in ritardo (Italia) però favorì le aree continentali più avanzate (Svizzera) perché le pose al riparo dalla concorrenza inglese nel momento in cui potevano beneficiare del grande mercato dell’impero
  • Recuperare sbocchi commerciali sulle aree continentali per compensare le perdite subite dalla Francia nelle aree coloniali

Sul piano sociale la dominazione francese ha colpito la nobiltà, il clero, ha accelerato il ricambio sociale a favore dei ceti medi, i ceti meno abbienti sono soggetti all’operato contrario del regime.

DECENNI CHE SEGUONO L’ETA’ NAPOLEONICA

1815 – 1830 Età della Restaurazione
1830 – 1873 Massima espansione del commercio estero, avvio
dell’industrializzazione dei Paesi continentali
1873 – 1896 Grande depressione
1896 in poi, ripresa dell’economia mondiale

1815 – 1830; difficoltà di ordine politico/economico, la Restaurazione non viene bene accolta dalla borghesia. Per quanto riguarda l’economia il problema è convertire ad uso di pace le economie di guerra (ristrutturazione impianti, necessità di capitali, momenti di incertezza che favoriscono la disoccupazione)
Per singoli settori:
Agricoltura in crisi per l’andamento al ribasso dei prezzi agricoli fino a metà ‘800 perché finite le guerre napoleoniche si riduce l’inflazione, calano i prezzi; tutto questo non esclude impennate dei prezzi in corrispondenza di annate agrarie sfavorevoli
Industria registra un rallentamento dei ritmi produttivi, problemi di conversione a usi di pace, cessazione degli ordinativi militari, ritorno della concorrenza inglese per la fine del blocco continentale

1830 – 1873, motivi della massima espansione del commercio estero:
Rivoluzione dei trasporti è motivo di grande espansione del commercio estero. Costruzione di strade ferrate, applicazione del vapore alla navigazione fluviale, impiego di piroscafi oceanici. Effetti: accorciamento distanze, riduzione dei tempi di viaggio, abbassamento dei costi di trasporto.
Adozione di politiche doganali liberoscambiste: politiche che riducono le tariffe doganali, abbassano quelle barriere artificiali che gli stati introducono a protezione delle proprie economie.
Costruzione strade ferrate all'inizio degli anni '30, la prima linea è la Liverpool-Manchester. Tre ambiti territoriali: Inghilterra(1), Europa interna(2) (Belgio, Francia, stati tedeschi) ed Europa periferica(3) (aree più in ritardo).

  • Caso inglese: le strade ferrate sono costruite alla fine del processo di industrializzazione ('40-'50), strade ferrate à investimento redditizio, l'economia meccanizzata movimenta grandi volumi di merci. Forma di finanziamento: i capitali provengono da privati costituiti in S.p.A. Effetti costruzione delle strade ferrate: ulteriore stimolo al processo di industrializzazione in pieno sviluppo; il prodotto inglese divenne più competitivo, le strade ferrate sono anche un'occasione per l'esportazione di capitale inglese
  • Europa interna: le ferrovie sono costruite durante il processo di industrializzazione, gli effetti sono un processo di industrializzazione più dinamico, un'espansione dei settori pesanti (siderurgia, meccanica, edilizia), formazione di grandi unità produttive che dovevano soddisfare grandi commesse.

Belgio: finanziamento con capitale dello Stato e capitale estero (inglese)
Francia: processo più lento ma produsse un salto di qualità del sistema viario: si passò da un sistema incentrato sulla capitale (Parigi) a un sistema in cui entrarono nel circuito dei traffici aree minerarie, centri commerciali, porti e centri di consumo. Finanziamento regolato da una legge del 1842: appalto dello Stato che doveva contribuire con il terreno + impianto fisso mentre l'apporto privato doveva riguardare il completamento delle infrastrutture e l'esercizio della ferrovia, importante era anche il ruolo delle banche e del capitale straniero (inglese)
Stati tedeschi: forme di finanziamento e modalità di costruzione diverse da stato a stato, in alcuni fu lo Stato a costruirle, in altri le diede in appalto. Non ci fu ricorso a capitale straniero

  • Europa periferica: le ferrovie furono costruite prima del processo di industrializzazione, gli investimenti furono dunque poco redditizi, gli Stati dovettero fare ricorso ad agevolazioni in favore delle società costruttrici. In genere furono date in appalto, materiali e capitali provennero dall'estero. Furono costruite per ragioni militari, questioni di prestigio (adeguarsi agli standard del tempo) e per ragioni commerciali (trasporto materie prime e prodotti agricoli).

 

Politiche di libero scambio

Già nella seconda metà del '700 si era sviluppato un movimento in favore della liberalizzazione del commercio (borghesia agraria, dottrina à fisiocratici, governi). In genere non si andava oltre il libero commercio interno.
A fine '700 Adam Smith in "Della ricchezza delle nazioni" (1776) porta avanti argomentazioni teoriche in favore del libero commercio internazionale. Argomentazioni: l'industrializzazione determina una specializzazione regionale che a sua volta sviluppa una divisione del lavoro a livello internazionale da cui si rendono necessarie politiche doganali che facilitano lo scambio, politiche che riducono le tariffe doganali.
Il primo Paese ad orientarsi verso una politica di libero scambio è l'Inghilterra, si è meccanizzata, ha bisogno di esportare grandi volumi di produzione, è quindi alla ricerca di nuovi mercati. Al suo interno c'è però un ostacolo all'ampliamento del mercato, costituito dal protezionismo granario, con le corn laws. I proprietari fondiari erano riusciti ad ottenere delle leggi che applicarono un dazio di protezione all'ingresso di grani esteri, questi dazi vennero accresciuti dopo le guerre napoleoniche quando l'agricoltura entra in crisi per il ribasso delle quotazioni. Questi dazi limitarono le esportazioni di grani dei Paesi agricoli, che vedevano ridotto il loro potere d'acquisto e di conseguenza la loro capacità di importazione di manufatti inglesi. Gli industriali inglesi del cotone che avversavano queste leggi, diedero vita alla anti corn law league, che doveva esercitare una pressione sul governo e l'opinione pubblica; anima di questa lega è Richard Cobden. Risultati: la loro azione sarà vincente però nel frattempo si sviluppa in Irlanda una grande carestia per la perdita del raccolto di patate (1845), il Primo Ministro Peel che appartiene al partito dei tory, vicino alla classe fondiaria, sospende ugualmente le corn laws. Nel 1846 le corn laws sono definitivamente revocate, è la proclamazione del libero scambio in Inghilterra, con l'adozione di una politica doganale che riduce i dazi.
Questo processo di liberalizzazione del commercio a livello internazionale si completa negli anni '60 quando vengono stipulati una serie di trattati internazionali che prevedono una riduzione delle tariffe doganali, il trattato anglo-francese, nel gennaio del 1860, dei due mediatori Cobden e Chevalier, ridimensionò il protezionismo francese, un protezionismo che era applicato anche a materie prime e beni strumentali.
I trattati internazionali stipulati negli anni '60 contengono tutti la clausola della nazione più favorita: se tra due Paesi A e B viene stipulato un trattato e se un contraente di questo trattato (per es.A) addiviene a un secondo trattato con un terzoPaese (C), e questo trattato secondo è più liberaleggiante, il secondo trattato si applica anche all'altro contraente del primo (B). Si cerca in questo modo di liberalizzare sempre più il commercio a livello internazionale, la competizione tra paesi si fa sempre più aspra (grazie agli effetti della rivoluzione dei trasporti sommati a quelli delle politiche liberoscambiste). Per le economie più avanzate industrializzarsi diventa un imperativo, per l'Italia, area periferica dell'Europa, il discorso è diverso, l'Italia continua a ricercare un equilibrio agricolo commerciale, cioè continua a puntare sullo sviluppo dell'agricoltura e sul commercio dei prodotti agricoli.
L'economia italiana all'unificazione è un'economia agricola, l'agricoltura è il settore portante, un'agricoltura ancora tradizionale, caratterizzata da bassi rendimenti, non c'è ancora stata la rivoluzione delle tecniche, l'ammodernamento dei contratti agrari. Domina ancora la colonìa. L'agricoltura si sviluppa perché beneficia di una favorevole congiuntura: una domanda estera sostenuta che proviene dai centri industrializzati d'oltralpe, una domanda che favorisce le esportazioni dall'Italia, facilitate dalla politica di libero scambio adottata dall'Italia unificata.
L'agricoltura contribuisce al prodotto lordo per circa il 60%, l'industria per circa il 20% - c'è un ritardo nell'industria.
Cause del ritardo dell'industria italiana all'unificazione:

  • Carenza di capitali
  • Il risparmio è scarso
  • Si va verso investimenti alternativi alle industrie come terre o titoli di Stato
  • Lavoro: limitata proletarizzazione, l'Italia è un Paese ad alta densità demografica però fino alla fine del secolo non si compie quel processo di distacco dei lavoratori dalla terra perciò sono ancora diffuse forme di organizzazione preindustriale come l'industria a domicilio. Questo aspetto ritarda l'avvento del sistema di fabbrica. Manca in Italia una manodopera qualificata, si insiste su una istruzione di tipo umanistico, mancano i quadri tecnici
  • Materie prime: povertà di fonti energetiche, carenza di carbone che veniva importato ma a costi alti
  • Sbocchi: ristrettezza dei mercati, è diffuso l'autoconsumo, si produce per il consumo, c'è una parte di domanda che non va al mercato, è soddisfatta all'interno delle pareti domestiche. Basso potere d'acquisto di larga parte della popolazione: la domanda interna è insufficiente  (come in altri paesi preindustriali). Carenza di infrastrutture: comunicazioni poco sviluppate, sono scarsissimi i collegamenti nord-sud, non c'è l'unificazione del mercato.

Industria italiana: settori più importanti
Settori collegati con l'agricoltura: alimentare, tessile (produzione di vini, paste alimentari, seta, cotone e lana). La seta è un ramo di esportazione di semilavorati, non è competitivo per i lavorati, registra un ritardo tecnico. Il settore del cotone è il più avanzato da un punto di vista organizzativo, registra già forme di integrazione verticale (concentrazione nella stessa unità produttiva di lavorazioni successive), è più avanzato anche da un punto di vista tecnico in quanto durante la Restaurazione si hanno esperienze di filatura meccanica del cotone. Il settore della lana presenta alcune grosse iniziative circoscritte alle seguenti aree: Biellese, Vicentino e Pratese.
Problemi economici dell'unificazione:

  • Risanamento finanziario
  • Formazione del mercato nazionale
  • Costruzione delle strade ferrate

Risanamento finanziario

La classe politica, partito dei moderati (la Destra storica) è espressione di un ceto fondiario, una media e grande proprietà fondiaria di matrice borghese e aristocratica. E' un'élite economica e culturale. Il disavanzo era dovuto a due ragioni essenzialmente: c'era un forte debito ereditato dal Regno di Sardegna che aveva pagato indennità di guerra (Guerre d'Indipendenza, ecc.) inoltre Cavour aveva seguito una politica di sviluppo, di infrastrutture che aveva gravato sul bilancio dello Stato. L'economia italiana registra un aumento di spese per infrastrutture contro una stazionarietà delle entrate.
Nel 1875, un anno prima della caduta, la Destra storica raggiunge il pareggio del bilancio. Il problema del risanamento finanziario è risolto, la politica della Destra è condizionata dal risanamento, lo Stato altrimenti perderebbe di credibilità. "Il pareggio del bilancio è da raggiungere nel più breve tempo possibile per rendere disponibili capitali per investimenti produttivi, altrimenti parte dei capitali sono assorbiti dai titoli di Stato" [Sella].
Strategie di reperimento dei capitali al fine di arrivare al pareggio del bilancio:

  • Politica di forte pressione fiscale che va a gravare soprattutto sul ceto fondiario attraverso imposta fondiaria e sul ceto dei coltivatori agricoli con l'imposta sul macinato, a causa di questa pressione la Destra cadrà, è causa di tumulti
  • Emissione di titoli del debito pubblico, emessi a un valore inferiore a quello nominale per renderli più appetibili (sotto la pari), si tratta di prestiti irredimibili, per i quali lo Stato si impegna alla corresponsione dell'interesse ma non garantisce la restituzione del capitale

Strategie per il raggiungimento del pareggio finanziario:

  • Forte pressione fiscale
  • Emissione di titoli del debito pubblico
  • Vendita di beni demaniali - demanio degli stati preunitari, beni confiscati alla chiesa: estensione a tutto lo Stato di una legge sarda del 1855 con obiettivi di natura finanziaria ma anche politica, la questione romana era ancora aperta
  • Ricorso al capitale straniero: sottoscrive un terzo del debito pubblico, appalto della costruzione di opere pubbliche (es. le ferrovie), per quanto riguarda il settore del credito, va a costituire il capitale di alcune banche
  • Proclamazione del corso forzoso (1866): si ha il corso forzoso quando lo Stato obbliga di accettare in pagamento una carta moneta non convertibile in moneta metallica (sospensione della convertibilità). Quale situazione ha portato il corso forzoso? Nel 1866 si profila una guerra contro l'Austria, si diffonde una profonda sfiducia nei confronti della situazione finanziaria italiana cosicché nelle borse europee e anche all'interno non si trovano sottoscrittori dei titoli del debito pubblico italiano. All'interno i depositanti in conto corrente presi dal panico affrettano i ritiri dei loro depositi, li convertono in moneta metallica e li tesaurizzano. Il Ministro delle finanze, Scialoja, per inderogabili urgenze di cassa, chiede un'anticipazione al principale istituto di emissione (erano 6), la Banca Nazionale del Regno, e questa banca accetta di fare l'anticipazione purché vi possa provvedere con un aumento di circolazione di moneta cartacea, chiede una temporanea sospensione della convertibilità dei suoi biglietti in moneta metallica (il corso forzoso appunto). Il corso forzoso interessò gli anni 1866-1882

Effetti negativi: la misura determinò un aumento di circolante con conseguente perdita di potere d'acquisto della moneta e un aumento dei prezzi. L'aumento dei prezzi fu però contenuto, parallelamente all'aumento di circolazione cartacea ci fu una contrazione della circolazione metallica per via della tesaurizzazione. Negli anni 1873-1896 c'è la grande depressione, con una discesa generale dei prezzi sui mercati internazionali e conseguenti importazioni a prezzi più bassi.
Effetti positivi: il corso forzoso favorì un miglioramento della bilancia commerciale perché ne derivò un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli e tessili, era infatti conveniente per gli altri stati comprare da un paese a moneta svalutata.
Ci fu inoltre una politica finanziaria più responsabile da parte dello Stato italiano: con la fuga dei capitali esteri dall'Italia, lo Stato adottò una politica di forte contenimento della spesa pubblica, una politica deflazionistica dopo il 1866. Nel 1876 la Destra storica cade anche per questo contenimento della spesa pubblica, malvisto da tanti.
Oltre al risanamento finanziario, è importante l'unificazione economica del Paese, in particolare la formazione di un mercato nazionale: la Destra storica adotta una legislazione economica uniforme. Questa legislazione, indirizzandosi ad aree regionali a diverso livello di sviluppo, finì per accentuare gli squilibri esistenti (è comunque difficile parlare di unificazione economica). Passi importanti si fecero invece nella formazione del mercato nazionale, con l'abbattimento delle barriere doganali e l'applicazione di una tariffa di libero scambio ai confini (estensione allo Stato unitario della tariffa sarda)
Caratteri della tariffa sarda:

  • Dazi all'esportazione pressoché assenti, sono favoriti i  flussi di esportazione
  • Dazi all'importazione minimi, sono favoriti i flussi di importazione, è un'economia non protetta, è esente di dazi l'importazione di carbone e macchine per favorire il progresso tecnico

Effetti dell'introduzione del libero scambio sull'economia italiana:
L'agricoltura è favorita dall'introduzione del libero scambio, l'industria è danneggiata per l'importazione di prodotti stranieri più a buon mercato con la sola eccezione dell'industria cotoniera già abbastanza competitiva e che importava materie prime dall'estero.
AREE REGIONALI:
Meridione: è favorita la sua agricoltura d'esportazione (vino, olio, agrumi, paste alimentari), è colpita drammaticamente la sua industria organizzata ancora nella tradizionale forma a domicilio
Centro-Nord: queste aree avevano adottato già politiche doganali meno protezionistiche e avevano conosciuto fin dai secoli precedenti uno sviluppo mercantile dell'economia, erano aree caratterizzate da una fitta rete di centri urbani e di mercati
Costruzione strade ferrate: in Italia, tra 1865 e 1877. Lo Stato sceglie la via meno onerosa, cioè l'appalto a società private a capitale prevalentemente straniero, furono previste una serie di agevolazioni per attrarre queste società: un lungo periodo di esercizio (con l'appalto nel 1865, la riassunzione da parte dello Stato avviene nel 1905), la corresponsione di un reddito minimo ad esercizio appena iniziato.
Risultato: molte società minori dovettero ricorrere all'emissione di obbligazioni, prestiti, per portare a termine i lavori. Rimasero 4 società: Società Alta Italia, Società Vittorio Emanuele, Società Strade Ferrate Romane e Società Strade Ferrate Meridionali.
Effetti: la rete ferroviaria viene realizzata entro tempi brevi, le società straniere però rivolsero le loro commesse all'industria straniera, fu quindi un'occasione mancata per lo sviluppo dell'industria pesante italiana.
1876 - 1887 - Negli anni '80 una serie di fatti nuovi che modificano il quadro precedente:

    • L'agricoltura è investita da una crisi, diventa un settore in difficoltà
    • L'industria si espande, crescono i settori pesanti
    • Emerge e si chiude il triangolo industriale per l'ascesa del polo ligure
    • Muta l'indirizzo di politica doganale, dal libero scambio al protezionismo

CRISI AGRARIA:
Soprattutto dal 1882 al 1898, nel 1882 si comincia ad avvertire soprattutto dopo l’abolizione del corso forzoso. Causa della crisi: per effetto della rivoluzione dei trasporti (ferrovie, piroscafi transoceanici) un ingente flusso di grani americani e russi affluisce sui mercati europei e determina una caduta dei prezzi, c’è un eccesso di offerta di grani sui mercati europei. Reazione degli ambienti produttivi: contrazione della produzione cerealicola e alla fine di tutta la produzione agricola e zootecnica. Strategie: in alcuni Paesi europei, soprattutto i più avanzati, la crisi agraria è l’occasione per ammodernare, razionalizzare i piani colturali, cioè sostituire al grano colture più pregiate come la vite, la barbabietola da zucchero e le colture foraggiere.
In Italia prevalgono le seguenti strategie: richiesta di sgravi fiscali sotto forma di una riduzione dell’imposta fondiaria e l’abolizione dell’imposta del macinato; richiesta di perequazione dell’imposta fondiaria: si chiede l’aggiornamento di vecchi catasti meridionali che non censivano tutte le terre; richiesta di protezione doganale che sarà sancita dalla Tariffa del 1887.

ESPANSIONE INDUSTRIALE DEGLI ANNI '80

Beneficia di una maggiore disponibilità di capitali, si assiste a disinvestimenti in agricoltura, i capitali si spostano verso l’industria e l’edilizia in particolare (risanamento centri storici, crescita sobborghi)
C’è il ritorno del capitale straniero per l’abolizione del corso forzoso
C’è anche un interesse delle banche per le iniziative industriali [banche di tipo francese, che si rifanno al modello del Credit Mobilier dei fratelli Pèreire, si diversificano dal modello inglese. In Italia operano la Banca Generale e il Credito Mobiliare che sono banche di tipo francese: raccolgono fondi tramite emissione di obbligazioni, non accettando depositi, e impiegano i mezzi finanziari nella costruzione di infrastrutture e in iniziative industriali. La vecchia finanza privata è insufficiente.
L’industria beneficiò anche di un approvvigionamento più a buon mercato di materie prime d’importazione per la discesa dei prezzi sul mercato internazionale.
Settori in espansione: siderurgico, cantieristico, chimico

  • Siderurgico: la Terni (1864) è l’emblema del risveglio industriale di quegli anni. Il settore siderurgico ha punti deboli: consuma carbone, è svantaggiato dal punto di vista delle risorse, è gravato da onerosissimi crediti bancari. Il settore siderurgico non è competitivo, produce a costi alti ma è un settore che produce soprattutto per lo Stato, vive di commesse statali.
  • Cantieristico: si espande in seguito al rinnovo delle flotte, dalla vela al vapore, è sostenuto dallo Stato tramite la legge Boselli (1885) che prevede sgravi fiscali e premi di costruzione vincolando però la cantieristica alla siderurgia nazionale.
  • Chimico: produce fertilizzanti, beneficia della domanda dell’agricoltura che, in crisi, deve cercare di aumentare le rese produttive.
  • Ancora in ritardo il settore meccanico per carenza di capitali, piccole unità, mancanza di quadri tecnici, si utilizzano sempre tecnici stranieri

TRIANGOLO INDUSTRIALE:
Tante Italie agricole, dove l’agricoltura condiziona lo sviluppo industriale à complementarità tra sviluppo agricolo e industriale.

  • 3° polo: il polo ligure emerge per un’alta concentrazione di impianti siderurgici e di cantieri. Gli impianti siderurgici si approvvigionano via mare di ghisa e rottami esteri producendo per i vicini cantieri
  • Polo lombardo: è il primo ad emergere fin dai decenni preunitari, beneficia di più impulsi cumulativi per l’agricoltura vivace, la costruzione delle infrastrutture (collegamenti Italia/Austria), espansione del settore tessile, in particolare dell’industria cotoniera e della seta, in Lombardia si hanno gli inizi della filatura meccanica.
  • Polo piemontese: inizia ad affermarsi dai decenni preunitari, operatori stranieri sono attirati da una tariffa inizialmente protezionistica, danno vita a grossi lanifici nel biellese. Sono unità produttive che reggono bene ai contraccolpi del libero scambio, ai primi del ‘900 il polo piemontese si rafforza con l’avvento dell’industria automobilistica, la FIAT, un’industria ad alta concentrazione urbana, anche nel Piemonte si ha una complementarità dello sviluppo agricolo ed industriale.
  • Regno delle Due Sicilie: conosce un qualche sviluppo nei decenni preunitari per opera di uomini d’affari stranieri attratti da manodopera abbondante, materia prima (seta) abbondante, alta protezione doganale. Si dà vita ad iniziative non competitive che vanno in contro a carenze di sbocchi (domanda interna insufficiente, impossibilità di competere sui mercati internazionali), queste iniziative si esauriscono prima dell’unità d’Italia. Lo Stato crea grandi complessi che vivono delle commesse statali e che quindi mancano di competitività.

Anni ’80: cambiamento dell’indirizzo di politica doganale, si passa dal libero scambio al protezionismo, con la Tariffa del 1887. Causa: la crisi di quegli anni caratterizzati dalla discesa dei prezzi, si erigono barriere daziarie all’ingresso dei prodotti stranieri, si protegge il mercato interno alla produzione nazionale.
In Italia si forma un blocco di forze agrario industriali in favore del protezionismo: da un lato la cerealicoltura, dall’altro l’industria chiedono il protezionismo e vincono le ultime esitazioni del governo, il quale cede alle richieste per due motivi soprattutto:

  • il governo è preoccupato per i focolai di protesta che ha acceso la crisi agraria, ci sono problemi per la stabilità politica, le idee socialiste cominciano a far breccia sulle masse dei braccianti
  • cominciano a riapparire i deficit di bilancio, una tariffa protezionistica potrebbe far affluire nuovi mezzi alle casse dello Stato

Risultato: viene introdotta la tariffa protezionistica del 1887 che fa seguito a una moderatamente protezionistica (1878). La tariffa del 1887 protegge tre settori in particolare: l’industria siderurgica, cotoniera e cerealicola, grani in particolare.
Valutazioni critiche sulla tariffa del 1887:

  • Sul fronte dell’industria si è detto che sono stati protetti i settori politicamente influenti come la siderurgia a scapito dei settori economicamente promettenti, chimico e meccanico. Il siderurgico non sarebbe stato mai competitivo perché il carbone utilizzato è comunque d’importazione
  • Per quanto riguarda il dazio applicato sul grano si avanzano le seguenti critiche: applicare un dazio sul grano significa elevarne il prezzo e trattandosi di derrate di prima necessità si finisce per scaricare la crisi anche sui ceti meno abbienti. Elevare il costo del grano porta a elevare il costo della vita quindi prima o poi anche i salari e di conseguenza i costi di produzione; indirettamente i prodotti della nostra industria risultano meno competitivi. Il dazio applicato sul grano favorì un’agricoltura di tipo tradizionale a scapito dell’agricoltura di esportazione danneggiata dall’introduzione del protezionismo. L’introduzione del protezionismo doganale accentuò il divario nord/sud.

Nel meridione viene colpita la sua agricoltura d’esportazione (vino, olio, agrumi), fu costretto dalla tariffa protezionistica a comprare prodotti industriali nazionali che venivano a costare più di quelli esteri in precedenza importati via mare grazie al libero scambio.
Anni 1888 – 1896: sono anni di gravissime difficoltà per l’economia italiana, si susseguono le seguenti crisi
Crisi agraria: si accentua, la tariffa del 1887 produce solo qualche sollievo immediato; la crisi si accentua in seguito alla rottura dei rapporti commerciali con la Francia (1888) con gravi contraccolpi, infatti circa i 2/5 delle nostre esportazioni erano dirette verso la Francia, in particolare le esportazioni di vino e seta. Si rompono i rapporti commerciali perché in sede di rinnovo del trattato commerciale l’Italia vuole fare riferimento al trattato del 1887, la Francia su quello del 1881.
Crisi dell’edilizia: la città ottocentesca si sviluppa sul modello di Parigi, con la crescita dei sobborghi per soddisfare la domanda di abitazioni; è un settore che attrae capitali però parallelamente si sviluppa una grande speculazione, uomini d’affari improvvisati si gettano nella compravendita di suoli urbani (Roma e Napoli) e tutto questo porterà ad una grande crisi del settore con lo scoppio dopo il 1885. La crisi dell’edilizia favorisce l’avvento di una crisi industriale.
Crisi dell’industria: particolarmente in difficoltà il settore siderurgico con la Terni in prima linea, la crisi dell’edilizia sommata a quella industriale hanno lo sbocco nella crisi bancaria del ’94. In questa crisi le banche avevano le loro responsabilità.
Crisi bancaria (1894): le banche avevano seguito una politica del credito facile alimentando indirettamente la speculazione. Si aggiunge poi che lo Stato stesso aveva contribuito ad ampliare la crisi seppure ritardandola, aveva infatti autorizzato dei salvataggi permettendo alle banche di emissione di battere nuova moneta eccedendo i limiti imposti pur di venire incontro alle banche vacillanti. Risultato: crollo di parte del sistema creditizio, in particolare i due istituti rivolti al credito industriale, le banche di tipo francese Credito Mobiliare e Banca Generale. Si decide un riassetto del settore, bisogna risolvere due problemi:

  • Riordino della circolazione, occorre intervenire sugli istituti di emissione. Le banche di emissione erano 6, degli stati preunitari. In Italia non si era arrivati alla unificazione degli istituti di emissione per i seguenti motivi: per resistenze degli ambienti economici locali, ci sono poi convinzioni teoriche: la scuola liberista si era orientata in favore della pluralità degli istituti di emissione. Nel 1894 si decide la riduzione degli istituti di emissione da 6 a 3 tramite fusione tra banche, la Banca d’Italia comprende dopo la fusione la banca nazionale del Regno, la Banca nazionale toscana e la Banca toscana di credito. La Banca romana viene posta in liquidazione perché incorsa in un illecito, aveva emesso una serie falsa di biglietti. Rimangono la Banca d’Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia
  • Problema del credito industriale dopo la caduta di Credito Mobiliare e Banca Generale: il governo italiano si rivolge al mondo finanziario tedesco, con la Francia infatti c’era già stata la rottura nel 1888, per avere l’appoggio per costituire una grande banca in luogo delle due crollate. Nasce così la Banca Commerciale con capitale in larga misura tedesco a cui si aggiungeranno in seguito partecipazioni di capitale italiano. La Banca Commerciale è una banca mista, di tipo tedesco

Caratteri delle banche miste: sono banche che operano nel breve e nel medio – lungo termine, è una sintesi delle banche inglesi, che operano nel breve termine, e delle banche francesi, nel medio – lungo. Privilegiano il credito industriale e non solo fanno credito ma partecipano all’industria cioè acquisiscono partecipazioni azionarie, quote del capitale sociale, esercitano un’azione fortemente propulsiva sulle industrie alle quali partecipano, si legano preferibilmente ai settori produttivi ad alta intensità di capitale come l’industria siderurgica e ad alto contenuto innovativo, come quella elettrica. Sono banche che lasciano un’impronta sulla struttura produttiva in cui vanno ad operare:

  • Favoriscono la diffusione delle S.p.A.
  • Promuovono la formazione di grosse unità produttive e di vaste concentrazioni di affari, ricorrono alla formazione di fusioni, accordi, ecc.

à Trust (collusione):    orizzontale, tra imprese dello stesso tipo
verticale, tra imprese complementari nella produzione
à Cartello: accordo tra imprese dello stesso tipo
Trust e cartelli sono strategie dirette a ridurre la concorrenza e sostenere il prezzo, strategie queste particolarmente idonee in fasi di crisi quando i prezzi scendono. Sono banche che hanno aspetti positivi e aspetti negativi:
Aspetto positivo: poiché raccolgono anche i depositi a breve sono banche che operano una vastissima raccolta di mezzi finanziari, sono pertanto particolarmente idonee nelle prime fasi dell’industrializzazione quando i capitali sono scarsi e frazionati
Aspetti negativi: coinvolgono anche il piccolo risparmiatore nel rischio dell’investimento industriale, più rischioso e a medio – lungo termine. La corretta gestione vorrebbe una corrispondenza dei tempi: depositi a breve à impieghi a breve, depositi a lungo à impieghi a lungo. Di fronte a richieste di rimborso la banca non è in grado di rispondere.

INDUSTRIALIZZAZIONE CONTINENTALE

Belgio / Francia: da Restaurazione a Grande Depressione
Germania: 1850 – 1870, fase di preparazione dello sviluppo; 1870 – 1890, fase di slancio. Fattore decisivo per lo sviluppo è l’innovazione tecnologica, ci si sviluppa se si introducono innovazioni
Tecnologia: tecnologia inglese più apporti originali del continente
Tecnologia inglese: dopo il 1824 si è avuto il trasferimento della tecnologia inglese, inizialmente l’Inghilterra ha cercato di salvaguardare il proprio vantaggio tecnologico, poi alcune leggi difensive sono state mitigate; già prima del 1824 c’erano le spie industriali per ricercare una trasmissione clandestina delle tecnologie.
E’ stata una trasmissione di tecnologia senza adattamenti al contesto in cui doveva essere applicata, questo ha avuto due conseguenze: la diffusione della tecnologia inglese nel continente è stata di tipo regionale, sono state coinvolte innanzi tutto le aree che avevano condizioni e dotazioni di risorse simili a quelle inglesi di origine. L’industrializzazione continentale è stata anche graduale perché le aree rimaste indietro hanno dovuto aspettare una seconda ondata di innovazioni più adatte al loro contesto. Alsazia francese e Svizzera diventano centri di irradiazione di tecnologia inglese. Ci sono aree che devono aspettare la seconda ondata, in Francia il carbone non era facilmente estraibile, bisognava aspettare tecnologie che permettessero di sfruttare la risorsa.
Apporti originali: per quanto concerne le industrie leggere (cotoniera) c’è una stretta dipendenza dalla tecnologia inglese, invece nei settori pesanti e nei settori nuovi c’è sviluppo autonomo, a fine ‘800, collegato all’urbanizzazione (il telegrafo, le tramvie, l’illuminazione. Nel settore della chimica farmaceutica ci sono decisivi apporti  originali dal continente, soprattutto francesi e tedeschi.
Il processo di emulazione del modello inglese è stato però condizionato da alcuni fattori:

  • Il livello di arretratezza del paese in via di sviluppo, i paesi che erano più arretrati sono quelli che hanno avuto uno sviluppo più impetuoso
  • Assetto istituzionale, cultura e tradizioni del paese, rapporti sociali
  • Contesto internazionale

Ogni paese ha finito per seguire una sua via all’industrializzazione dove è possibile individuare aspetti comuni rispetto al caso inglese e caratteri peculiari.
Incentivi alla modernizzazione dei paesi continentali:

  • Rivoluzione dei trasporti, ha sviluppato i settori pesanti, ha contribuito alla formazione di grosse unità produttive e alla diffusione di forme societarie (S.p.A., ecc.)
  • Concorrenza internazionale sempre più agguerrita per la rivoluzione dei trasporti che ha accorciato le distanze abbattendo le barriere naturali e per il trionfo del libero scambio, si sono abbassate le barriere daziarie.
  • Espansione del sistema creditizio, importanza del fattore capitale cresce per lo sviluppo dei settori pesanti e per la presenza di tecnologie più avanzate che richiedono più mezzi.

In Belgio lo stato favorisce la creazione di due istituti: la Società generale e la Banca del Belgio, mobilizzano il risparmio del ceto fondiario, mettendolo a disposizione delle industrie, e le fortune del periodo napoleonico, ottenute con l’approvvigionamento degli eserciti, ecc. Tutto ciò favorisce la formazione di grossi complessi integrati.
In Francia nel complesso si caratterizza per una struttura creditizia debole, il che ha portato soprattutto alla diffusione di medie imprese costituite con l’apporto di patrimoni familiari
In Germania operano le banche miste, cioè banche che non solo fanno credito ma partecipano all’industria imprimendo un’azione fortemente propulsiva.
Sostegno dello Stato: politica di commesse (ferroviarie, rinnovo delle flotte) per allargare un mercato interno altrimenti insufficiente allo scopo di aumentare la domanda interna a scapito dei contribuenti, aumenta infatti la spesa pubblica. Politica di protezione doganale per riparare le industrie dalla concorrenza estera a scapito ancora dei consumatori sotto forma di prezzi più alti.
Fino a metà '800
Caso tedesco: politica doganale articolata. Prima della metà del '800 segue una politica liberaleggiante in campo doganale perché è ancora un'area agricola e intende favorire l'esportazione di prodotti agricoli
Gli altri paesi sono orientati al protezionismo

Anni '50 - '70
La Germania avvia l'industrializzazione, segue le idee economiche del List e adotta il protezionismo
Gli altri paesi in questo periodo si orientano al libero scambio

Dopo il '70
E' una fase di slancio per la Germania, la tariffa del 1879 è marcatamente protezionistica, la Germania sostiene il suo sviluppo con il protezionismo
Gli altri paesi si volgono anch'essi al protezionismo a causa della grande depressione

La tariffa del 1979 marcatamente protezionistica è mitigata da trattati commerciali internazionali e dalla politica di dumping: vendere sottocosto all'estero per favorire lo smercio e caricare la differenza sui prezzi interni giustificando questa condotta con la necessità di un sostegno allo sviluppo e all'occupazione.
Il sostegno dello Stato fu dato anche attraverso la promozione del sistema creditizio (in Belgio) e la promozione della ricerca scientifica e della formazione tecnica (Germania).
Fattori produttivi:
Il fattore capitale proviene dall'espansione del settore creditizio (banche), dalla diffusione delle forme societarie, in particolare la S.p.A. e dalla circolazione del capitale con afflusso di capitale estero.
Il fattore lavoro: la forza lavoro si collega alla dinamica demografica - molto sostenuta in Germania, stagnante in Francia per il calo della natalità, migrazioni (riguardanti soprattutto operai specializzati e tecnici dall'Inghilterra) - con migrazioni interne collegate alla diffusione regionale dell'industrializzazione.
Risorse: minerarie e umane (tecnologie più sofisticate, concorrenza più agguerrita)

CASO ITALIANO

Industrializzazione italiana: 1896 - 1908 - fattori che hanno favorito la modernizzazione: congiuntura internazionale favorevole, tariffa protezionistica del 1887, riorganizzazione dell'Alta Banca, cioè riassetto bancario del 1894.
Credito Italiano: accumulazione simultanea anziché originaria del capitale. L'intervento delle banche miste fa sì che il capitale venga accumulato e indirizzato allo sviluppo, sono creditrici dell'industria e azioniste di essa stessa.
Settori chiave dell'industrializzazione italiana: siderurgico, si evolve perché si formano nuclei di siderurgia a processo continuo però è un settore non competitivo in quanto consuma carbone, è gravato da oneri bancari, all'ombra del protezionismo sopravvivono impianti superati. Meccanico: si afferma brillantemente, due rami in particolare, la meccanica ferroviaria, perché nel 1905 c'è la nazionalizzazione delle ferrovie, l'industria automobilistica, che nasce su basi competitive e sulla capacità d'esportazione. Contribuisce alla formazione di risorse umane, formando i quadri tecnici che mancavano e favorendo la nascita di produzioni collaterali (pneumatici, meccanica di precisione, ecc.). Chimico: si espande, c'è l'industria dei fertilizzanti, dei pneumatici, c'è l'avvio della chimica tessile con la produzione di fibre tessili artificiali. Elettrico: nasce in questo periodo, per la fornitura di forza motrice a prezzi contenuti, riducendo il fabbisogno di carbone à la produzione nazionale diventa così più competitiva, è un settore che si lega alla banca. Ci sono anche i settori tradizionali, tessile e alimentare, l'industria cotoniera continua a maturare protetta dalla tariffa del '87, nel settore alimentare è fondamentale l'industria dello zucchero, collegata all'espansione della coltivazione della barbabietola da zucchero negli anni della crisi agraria. E' un periodo di rafforzamento del polo ligure, dove è concentrata l'industria zuccheriera.
In generale c'è uno spostamento verso i settori pesanti, la struttura produttiva presenta notevoli concentrazioni, trust e cartelli frutto dell'azione delle banche miste.
Sono intervenuti mutamenti nella composizione della classe operaia: verso fine '800 si assiste a una marcata proletarizzazione, scompare la figura del contadino operaio, aumenta il numero dei lavoratori dipendenti, dei tecnici, si formano strati di aristocrazia operaia, si riduce il lavoro minorile. Si accentua il divario nord-sud, il meridione non si aggancia al trend di sviluppo del nord nonostante per la prima volta nella storia dell'Italia unificata si senta il bisogno di varare leggi differenziate per il sud, leggi che prevedono agevolazioni fiscali e creditizie, come la legge del risorgimento di Napoli del 1904 che vuol fare di Napoli un polo di sviluppo. La politica di riequilibrio regionale non ha successo per alcuni motivi:

  • Si è adottato un modello di sviluppo non adatto al sud, era un modello ad alta intensità di capitale e basso richiamo di manodopera
  • E' mancata una diversificazione della produzione industriale, si sono costruiti impianti siderurgici non competitivi
  • Ci sono stati interventi isolati, è mancata una programmazione d'insieme, non nasce nel meridione una rete di produzioni collaterali come per l'industria automobilistica nel nord, i grandi impianti sono rimaste cattedrali nel deserto

ECONOMIA DI GUERRA

L'economia italiana alla vigilia della guerra è in una fase di ristagno (1908 - 1914), è stata investita dalla crisi del 1907/8, una crisi mondiale. Per effetto della grande ripresa produttiva il prezzo delle materie prime aumenta e così aumentano anche i costi di produzione. La crisi inizia perché l'aumento del costo di produzione non è seguito da un corrispondente aumento del prezzo dei prodotti finiti, i mercati cominciano a saturare con conseguenti riduzioni dei margini di profitto per le imprese e carenza di capitale. La carenza di capitale mette in crisi l'apparato produttivo delle grandi imprese in via di sviluppo. Questa crisi confluisce nella successiva crisi del '13, anche questa ha le sue radici nella carenza di capitali.
Mesi della neutralità (1914-1915), si manifestano le prime difficoltà:

  • Difficoltà per l'approvvigionamento di materie prime provenienti dall'estero
  • Difficoltà per il dilagare della disoccupazione, causa il ritorno degli emigrati
  • Aumento del debito pubblico, emissione di prestiti perché ci si prepara alla guerra
  • Uno degli aspetti più importanti è un intervento marcato dello Stato nell'economia, lo Stato deve mobilitare tutte le risorse affinché il paese regga lo sforzo bellico

Copertura spese di guerra, vie seguite:

  • Lo Stato punta ad un aumento di circolazione, la guerra è finanziata con l'inflazione, lo Stato preme sugli istituti di emissione perché battano nuova moneta
  • Emissione di titoli del debito pubblico
  • Aumento della pressione fiscale, utilizzata con moderazione in quanto non consente di reperire rapidamente mezzi finanziari

Risorse alimentari, andamento dell'agricoltura in fase di guerra:
Intervento dello Stato, i consumi alimentari sono molto alti, l'esercito ha bisogno di alimentazione, la produzione agricola deve essere abbondante, lo Stato impone certe coltivazioni, acquista macchine (calano le braccia, servono mezzi meccanici), promuove agevolazioni creditizie col risultato che l'agricoltura ha un andamento negativo, cala la produzione e la produttività, come spesso accade nelle economie di guerra. Gli agricoltori sono al fronte di guerra e per questo c'è carenza di braccia, c'è anche carenza di fertilizzanti, l'industria chimica produce esplosivi, farmaceutici, generi sostitutivi (chimico-tessile), una produzione rivolta alla guerra. Durante la Prima Guerra Mondiale ci sono anche requisizioni di bestiame per i trasporti in guerra.
I consumi sono abbondanti, la produzione insufficiente. Lo Stato risponde con una politica di tesseramento (razionamento) che è soprattutto a svantaggio della popolazione civile, privilegiando l'approvvigionamento per l'esercito. La politica di razionamento fa esplodere il mercato nero cioè un commercio clandestino, piaga di tutti i periodi di guerra.
Altro problema è quello di armare l'esercito
Andamento dell'industria, intervento dello Stato nell'industria, due problemi:

  • Approvvigionamento materie prime, lo Stato passa ad un controllo delle importazioni perché deve indirizzare i vari generi all'industria di guerra
  • Offerta di lavoro, lo Stato cerca di aumentarla con varie misure: abolizione dei riposi, imposizione di ore supplementari di lavoro, ritorno al lavoro dei pensionati, reclutamento lavoro femminile

Andamento industria in fase di guerra: congiuntura favorevole à i prezzi sono alti, ci sono spinte inflazionistiche, commesse urgenti dello Stato, ci sono quindi alti profitti, reinvestimento dei profitti, crescita delle dimensioni aziendali (forti concentrazioni di affari)
Ruolo delle banche miste: si arriva a una compenetrazione stretta banca-industria, l'industria ha bisogno del credito industriale, anche la banca ha interesse a legarsi all'industria perché è azionista ed intravede la possibilità di alti dividendi, industria di guerra:

  • Minerario / elettrico per ridurre il fabbisogno di carbone
  • Siderurgico / meccanico, nasce l'industria aeronautica
  • Chimico: esplosivo, farmaceutico, generi sostitutivi

Si sviluppa il settore laniero per l'equipaggiamento dell'esercito, il settore conserviero perché produce generi sostitutivi a quelli freschi che scarseggiano.
Danneggiati dall'evento bellico i settori che lavorano materie prime belliche (cotone) e settori che producono beni di lusso (serico).
Nell'industria è una crescita disordinata, senza una programmazione, non risponde a criteri di economicità e produttività, è una produzione a costi alti, in fase di guerra saltano tutti i meccanismi di mercato. Il commercio estero è sottoposto a un rigido controllo di Stato

DOPOGUERRA (1922-1925)

E' un periodo carico di difficoltà, persiste la carenza di generi alimentari per i primi tempi, il Paese dipende dall'estero, perdura l'inflazione e si riduce di conseguenza il potere d'acquisto delle categorie a reddito fisso. Dilaga la disoccupazione per il ritorno dei militari dal fronte. Atmosfera carica di tensione, si sviluppano forti agitazioni sociali, si chiedono aumenti salariali, riduzioni della durata della giornata lavorativa, partecipazione alla gestione aziendale attraverso l'istituzione di consigli di fabbrica, commissioni interne, ecc.
L'industria deve risolvere pesanti problemi:

  • Problemi di riconversione degli impianti a usi di pace, servono capitali
  • conflittualità con le maestranze, il clima è molto acceso
  • Problemi di competitività per il reinserimento delle industrie sul mercato internazionale, si produce a costi troppo alti

L'industria in difficoltà invoca l'intervento dello Stato, il quale:

  • Concede sovvenzioni
  • Interviene con misure di protezione doganale

L'intervento sistematico dello Stato determina un incremento della spesa pubblica, si delinea pertanto un nuovo rapporto banche-Stato. Lo Stato per coprire le spese ricorre alla emissione di prestiti pubblici e si serve della banca per collocarli presso i risparmiatori, la banca stessa può esserne acquirente. La banca d'altra parte ha bisogno dello Stato perché ricorre ad esso nei suoi momenti di il illiquidità. Verso la fine del quadriennio inizia la crisi del '20-'21, una crisi di sovrapproduzione che si manifesta nell'economia mondiale nel 1920, in Italia nel '21. Nell'economia mondiale è di facile soluzione, si caratterizza per una discesa dei prezzi. Gli alti prezzi dovuti alla perdurante inflazione stimolano la ripresa produttiva, prima di tutto in agricoltura, nel giro di un biennio si arriva alla sovrapproduzione. Crollano i prezzi e quindi anche i margini di profitto, c'è un cedimento dei titoli azionari industriali, si riduce l'attivo delle banche miste costituito in larga misura di titoli industriali, le banche miste vanno verso la il illiquidità, nel '21 cade la Banca Italiana di Sconto, Banca Commerciale, Banco di Roma e Credito Italiano sono le tre banche miste rimanenti

I PRIMI ANNI DI GOVERNO FASCISTA (1922-1925)

Età di De Stefani, Ministro delle finanze
Indirizzo di politica economica seguita dal governo: indirizzo tendenzialmente liberalizzante, è una risposta del governo fascista alle istanze che vengono dal mondo produttivo, la ripresa dell'economia mondiale dopo la crisi ha dato nuova fiducia agli ambienti produttivi
Andamento dell'economia: quest'epoca viene definita età del produttivismo, l'epoca si caratterizza per un'espansione della produzione e per uno sviluppo degli scambi.

  • Espansione della produzione: la produzione beneficia in particolare di due condizioni favorevoli: si ebbero maggiori capitali e minor costo del lavoro. Maggiori capitali perché De Stefani seguì una politica di forte contenimento della spesa pubblica, di ritocchi tributari che lo portano al pareggio del bilancio, i capitali si rendono disponibili per l'investimento industriale. Il minor costo del lavoro è frutto di revisioni salariali operate dal regime.
  • Sviluppo degli scambi: si era in un regime di forte protezione doganale in quanto durante la crisi del '21 era stata varata una tariffa fortemente protezionistica. De Stefani cercò di mitigare il rigore della tariffa del '21 stipulando trattati commerciali internazionali. Lo sviluppo dei traffici è dovuto alla stipulazione dei trattati commerciali e alle facili esportazioni dovute alla perdurante inflazione e al conseguente basso valore della moneta.

Gli anni di De Stefani si chiudono con un marcato intervento dello Stato che rende più complessa la questione del finanziamento industriale. La ripresa produttiva determina un rialzo dei titoli azionari ma anche una forte ondata speculativa per cui nel '25 De Stefani interviene sulla Borsa per arginare la speculazione e ordina che tutte le contrattazioni a termine in corso siano prontamente liquidate, ne consegue la fuga dei capitali dalla Borsa per cui diventa difficile il finanziamento industriale.
Si creano le condizioni per un intervento dello Stato nell'economia ad opera di Volpi, successore di De Stefani, nel 1926. Ci si orienta per una rivalutazione della lira, per aumentare la capacità di acquisto della moneta, ci si orienta quindi verso una politica deflazionistica, di riduzione della quantità di moneta in circolazione. Motivi:

  • In seguito ai provvedimenti di De Stefani il finanziamento industriale deve contare soprattutto sul capitale estero, quindi i risparmiatori / finanziatori esteri sono disponibili solo se la moneta offre garanzie di stabilità.
  • L'inflazione perdurante decurta salari e risparmi perciò ci sono motivi di instabilità sociale che preoccupano il regime.

La rivalutazione della lira, o stabilizzazione monetaria, con il cambio fissato a 90 lire per una sterlina, quota '90, doveva senz'altro portare a una crisi di assestamento che si verificò puntualmente negli anni 1927-1929, ma le motivazioni erano forti per cui Volpi procedette nelle misure di rivalutazione. Misure tecniche adottate:

  • Riforma degli istituti di emissione: la Banca d'Italia diventa unico istituto di emissione, diventa banca centrale con poteri ispettivi e di controllo su tutte le banche e sulla circolazione
  • Rafforzamento delle riserve auree
  • Chiusura del credito da parte della Banca d'Italia verso le altre banche e della stessa verso la clientela - stretta creditizia

L'inflazione ha preso il suo avvio con la guerra, nel 1914, quando viene istituito il Consorzio sovvenzioni su valori industriali, un braccio della Banca d'Italia che opera salvataggi bancari e industriali, il problema è fermare questa inflazione.
Queste manovre deflazionistiche rivalutano la moneta ma determinano conseguenze che vanno evitate come la corsa dei risparmiatori detentori di Titoli di Stato al rimborso dei prestiti alla scadenza anziché rinnovarli, questo fatto avrebbe creato seri problemi alla tesoreria dello Stato.

  • Consolidamento del debito: i sottoscrittori di Titoli di Stato furono obbligati a convertire il loro prestito nel cosiddetto prestito del littorio (interesse 5%, dava diritto alla rendita ma non necessariamente al rimborso del capitale). Viene tradita la fiducia dei risparmiatori
  • Istituto di liquidazione, viene creato, inizialmente temporaneo, per liquidare vecchie pendenze ereditate dalla politica dei salvataggi. Non si chiuse

CRISI DI ASSESTAMENTO (1927-1929)

La rivalutazione della moneta determina una discesa dei prezzi e quindi una riduzione dei ricavi dovuta ai minori margini di profitto, ci sono voci di costo che non si riducono (le quote di ammortamento, gli oneri fiscali). I settori più colpiti furono quelli dell'industria d'esportazione: l'industria automobilistica risente della concorrenza americana, l'industria chimico tessile della concorrenza giapponese, l'industria cantieristica è gravata da alte quote d'ammortamento.
Strategie seguite dall'industria per contrastare la crisi:
Si va verso una marcata concentrazione (trust, cartelli), si ricorre allo Stato che prevede misure di protezione doganale, si applicano dazi a protezione dell'industria automobilistica. Le banche miste sono coinvolte nella crisi: calo dei prezzi, riduzione dei margini di profitto per le imprese, cedimento dei titoli à riduzione dell'attivo delle banche.
Risposta delle banche: esercitano un'azione di sostegno delle quotazioni dei titoli in Borsa, ne comprano altri per sostenerne il prezzo immobilizzandosi sempre di più, in previsione di una crisi temporanea, il risultato è che ingigantiscono il fondo titoli.

CRISI DEL '29 (1929-1932)

Per l'Italia gli anni più difficili sono il '31 e il '32, con il '33 c'è già un avvio di ripresa. La crisi si manifesta con una caduta delle quotazioni alla Borsa di New York, questo è il segnale della depressione, non l'inizio, avvenuto nel '28. Nel '28 le banche e gli investitori americani trasferiscono capitali dall'investimento estero alla speculazione interna, dato il forte boom della Borsa, operano quindi un ritiro dei prestiti esteri.
1° sviluppo: Ritiro dei prestiti americani, i paesi debitori si trovano in difficoltà a saldare i debiti internazionali; sono in larga misura paesi produttori di generi primari
2° sviluppo: Caduta dei prezzi agricoli. I paesi produttori dei generi primari vengono colpiti anche dalla caduta dei prezzi agricoli per cui questi paesi, debitori, danneggiati dal ritiro dei prestiti e dalla caduta dei prezzi agricoli, sono costretti a ridurre le loro importazioni danneggiando così i paesi industriali. I paesi industrializzati d'altra parte restringono le loro importazioni di prodotti agricoli, generi primari, allo scopo di sostenere le agricolture nazionali colpite dalla caduta dei prezzi agricoli.
3° sviluppo: Contrazione del commercio internazionale dovuta alla crisi e anche alle restrizioni del commercio introdotte unilateralmente dai singoli paesi allo scopo di fronteggiare la crisi. La crisi del commercio internazionale, con la riduzione delle importazioni, mette in difficoltà anche la produzione dei paesi esportatori con conseguenze sulla disoccupazione
4° sviluppo: Crisi monetaria, nel '31 si ha il tracollo finanziario dell'Europa centrale, buona parte delle banche austriache e tedesche colpite dal ritiro di fondi (prestiti), sono costrette a chiudere gli sportelli. Nell'ottobre del '31 la crisi si trasferisce all'Inghilterra che risente dell'insolvenza dei paesi debitori e registra un grave deficit della bilancia dei pagamenti per cui il governo autorizza  la Banca d'Inghilterra a sospendere i pagamenti in oro, non converte più le proprie banconote in oro.
In Italia: nel '31 chiudono le banche tedesche e austriache che erano solite concedere crediti alle banche miste italiane, crediti a breve termine costantemente rinnovati. Le banche miste italiane nel '31 marciano verso la illiquidità perché la raccolta dei mezzi finanziari si riduce: le banche straniere cessano di fare credito, i depositanti allarmati dalle crisi operani dei ritiri. Gli impieghi sono investimenti di difficile realizzo perché fatti in un'industria in crisi. Nel '31 Alta Banca e Governo decidono un colossale salvataggio: la Banca Commerciale è completamente immobilizzata, non ha più liquidità; la Banca Commerciale e le altre banche miste dal '30 avevano esercitato un'azione di sostegno delle quotazioni immobilizzandosi sempre di più. Si decide lo smobilizzo della Banca Commerciale, occorreva cioè sgravare questa banca di tutte le operazioni a medio - lungo termine, si trasferì con un procedimento tortuoso il portafoglio titoli industriali della Banca Commerciale all'Istituto di liquidazione il quale avrebbe provveduto alla liquidazione dei titoli industriali, se e quando possibile. L'operazione avrebbe senz'altro comportato delle perdite che andavano tutte a gravare sulla circolazione. Nel '31 viene creato l'IMI, istituto mobiliare italiano, il quale andò a sostituire nel credito all'industria al Banca Commerciale che era divenuta ormai una banca che faceva credito solo a breve termine. L'IMI segue una corretta gestione a differenza delle banche miste, infatti la raccolta è gestita attraverso l'emissione di obbligazioni a medio e lungo termine, garantite dallo Stato per via del periodo di crisi, gli impieghi allo stesso modo nel credito industriale a medio - lungo termine, è importante la corrispondenza dei tempi.
Nel '33 si presenta l'urgenza di completare lo smobilizzo delle banche miste, Banco di Roma e Credito Italiano sono immobilizzati, si crea a questo scopo l'IRI, istituto per la ricostruzione industriale, che avrà due sezioni: la sezione smobilizzi e la sezione finanziamenti. La sezione smobilizzi dovrà liquidare il portafoglio titoli industriali delle due banche, si sostituirà cioè in questo ruolo all'istituto di liquidazione che viene soppresso. La sezione finanziamenti dovrà ricostruire, fare credito all'industria a medio - lungo termine allo scopo di farla uscire dalla crisi. La raccolta, come nel caso dell'IMI, si effettuerà tramite l'emissione di obbligazioni a m-lungo termine garantite dallo Stato. Le conseguenze della crisi del '29 sono principalmente due:

  • Viene liquidato il sistema creditizio imperniato sulla banca mista, sistema sorto in occasione della crisi del 1893-94. Si scioglie il rapporto banca-industria, l'industria si svilupperà con il reinvestimento dei profitti e ricorrendo al mercato finanziario. L'economia italiana si avvicina pertanto alle economie più mature dove si opera una netta distinzione tra l'esercizio del credito a breve termine effettuato dalle banche commerciali (banche di deposito e sconto) e il finanziamento a medio e lungo termine.
  • Tendenza dell'industria a concentrarsi, a creare posizioni monopolistiche che perpetuano il ritardo tecnico e gli alti prezzi a scapito dei consumatori.

Secondo la legge bancaria del '36, varata per porre fine alle varie crisi bancarie (1894, 1921, 1931) e per finanziare i piani autarchici, fissa i compiti delle singole banche e fornisce un assetto definitivo alla materia creditizia. Essa prevede che le tre ex banche miste, Banca Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma, si convertano in banche di credito ordinario, deposito e sconto, abilitate all'esercizio del credito a breve termine. I due nuovi istituti, IMI e IRI, sono invece rivolti all'esercizio del credito industriale a m-lungo termine con una distinzione tra i due istituti:

  • IRI rivolto alle industrie nelle quali lo Stato intende conservare una partecipazione, l'IRI cioè faceva credito alle cosiddette industrie chiave, inoltre gestiva il portafoglio titoli industriali che lo Stato voleva conservare
  • IMI era tenuto a fare credito alla restante industria

APPENDICE 1: LE BANCHE

Banche di tipo francese: operano a medio - lungo termine. Raccolta tramite emissione di obbligazioni, impiego in infrastrutture e industria
Banche di tipo inglese: operano a breve termine
Banche di tipo tedesco (banca mista): operano nel breve e nel m-lungo periodo. Credito industriale / partecipazione all'industria, azione propulsiva sulle industrie a cui partecipano, settori produttivi ad alta intensità di capitale e alto contenuto innovativo.

In Italia: Credito Mobiliare e Banca Generale sono banche di tipo francese, rivolte al credito industriale; cadono nel 1894 con la crisi bancaria. Si riducono gli istituti di emissione da 6 a 3 (Banca d'Italia, Banco di Napoli, Banco di Sicilia), nasce la Banca Commerciale per sostituire le due cadute, una banca mista di tipo tedesco in cui vi è compenetrazione nel rapporto banca-industria.
Nel dopoguerra c'è incremento della spesa pubblica, le banche collocano sul mercato i prestiti pubblici dello Stato.
Prima della crisi d'assestamento (Ministro Volpi) c'è la riforma degli istituti di emissione, la Banca d'Italia diventa unico istituto con poteri di controllo sulle altre banche, chiusura del credito da parte di questa, rafforzamento delle riserve auree à rivalutazione della moneta (1926). Con la crisi d'assestamento ('27 - '29) c'è una riduzione dei profitti e conseguente cedimento dei titoli. Le banche sostengono le quotazioni dei titoli immobilizzando di più, sembrava infatti una crisi temporanea, con la crisi del '29 l'immobilizzo diventa totale e soffrono di il illiquidità. Nel '31 inizia il salvataggio della Banca Commerciale immobilizzata tramite l'Istituto di liquidazione. Nasce l'IMI che sostituisce la Banca Commerciale nel credito industriale. Nel '33 si crea anche l'IRI per smobilizzare le altre banche miste e per il credito industriale a m-lungo termine. Si scioglie in questo modo il rapporto banca-industria. Nel '36 viene emanata la Legge bancaria rimasta invariata fino agli anni '90. Le tre banche miste (Banca Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) diventano banche di credito ordinario, IMI e IRI diventano istituti di credito industriale a m-lungo termine, l'IRI per le industrie nelle quali lo Stato manteneva una partecipazione, l'IMI per le altre.

APPENDICE 2: PERIODIZZAZIONE STORICA

1796 - 1815                  Età napoleonica
1815 - 1830                  Restaurazione
1830 - 1873         Massima espansione del commercio estero, avvio dell'industrializzazione dei Paesi continentali
1873 - 1896         Grande depressione
1896 in avanti      Ripresa dell'economia mondiale

1860 Si completa il processo di liberalizzazione del commercio (trattato anglo-francese)

In Italia: Destra storica à risanamento del bilancio (1875)
1866 - 1882         Corso forzoso
1882 - 1898         Crisi agricola, l'industria si espande, si passa dal liberismo al protezionismo con la tariffa del 1887.
Industria: siderurgica, cantieristica, chimica. La tariffa del 1887 va a proteggere i settori meno competitivi, (siderurgico, cantieristico e cerealicolo). Il protezionismo colpisce l'agricoltura d'esportazione, al sud, e l'industria più promettente, meccanica e chimica.
Crisi agricola ('88) in seguito alla rottura dei rapporti commerciali con la Francia
Crisi dell'edilizia ('85) a causa della grande speculazione sui suoli urbani
Crisi industriale, coinvolge soprattutto il settore siderurgico, poco competitivo
Crisi bancaria ('94) a causa delle politiche di credito facile (causa di speculazione su industria ed edilizia) e dei salvataggi

  • si riducono a 3 gli istituti di emissione
  • problema del credito industriale à Banca Commerciale

1896 - 1908                  Modernizzazione, industrializzazione italiana
Crisi economica mondiale nel 1907-1908, aumentano i prezzi delle mat. prime
Crisi nel 1913
Economia di guerra:
Agricoltura in negativo, calano produzione e produttività per il calo delle braccia. Razionamento industria, congiuntura favorevole, alti profitti.
Dopoguerra:
De Stefani e Volpi

  • Banca d'Italia diventa unico istituto di emissione

Crisi di assestamento
Crisi del '29 (in Italia nel '31 - '32)

 

Fonte: http://digilander.libero.it/gazzettino/Appunti%20di%20Storia%20Economica.doc

link sito web: http://digilander.libero.it/gazzettino/

Appunti di lezione prof. Cristoferi

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Problemi economici nell'età della destra storica

Organizzazione Amministrativa.
Il 17 marzo 1861 si ha la proclamazione del Regno d'Italia. Il problema più urgente è quello della Organizzazione Amministrativa: scartato il federalismo e l'assemblea costituente si opta per il MODELLO ACCENTRATO GERARCHICO PIEMONTESE:

  • regno diviso in province, circondari e comuni (legge RATTAZZI)
  • consigli comunali e provinciali eletti su base censitaria (21 anni più reddito da 5 a 25 lire)
  • elettorato politico su base censitaria (25 anni, leggere e scrivere, 40 lire)
  • sindaco di nomina regia scelto tra i consiglieri eletti
  • prefetto di nomina regia
  • il prefetto presiedeva la deputazione provinciale e molteplici attribuzioni
  • normativa sulle opere pubbliche: criterio di costruzione e di esercizio delle ferrovie, distinzione tra organizzazioni pubbliche e private, servitù legali in organizzazioni pubbliche e modalità di concessione a privati
  • legge sostitutiva alla corte dei conti 1862

L'unificazione legislativa viene ottenuta applicando la legge del 2 aprile del 1865:

  • codice civile napoleonico (comporta laicità dello stato)
  • codice penale esteso a tutto il regno tranne la toscana (pena di morte eliminata)
  • codice di procedura penale esteso al regno comporta però scarse garanzie alla difesa più vasti poteri al giudice
  • codice commerciale sardo con modifiche tratte dall'ex regno delle 2 sicilie viene esteso a tutto il regno.

Liberoscambismo
Si deve affrontare il problema doganale.

  • abolizione di ogni dogana interna
  • applicazione immediata della tariffa dell'ex Regno di Sardegna (con deroghe alla toscana con il dazio d'importazione del cotone greggio e dazio d'uscita sugli stracci al meridione)

ciò però comporta dei contraccolpi devastanti al Sud  dove:

  • l'apparato industriale sopravviveva grazie al regime di protezione
  • si salvano solo pochi nuclei industriali come le cotoniere (grazie a capitali alti e competenze tecniche e amministrative elevate)
  • declino dell'industria laniera (non è un prodotto competitivo) dell'industria siderurgica nella sicilia e metallurgica nel napoletano.

Nel 1863 viene stipulato il trattato commerciale con la Francia ispirato al trattato Cobden-Chevalier del 1800 tra Francia ed Inghilterra. Esso Agevolò e accrebbe i traffici italiano- francesi, ma d'altra parte comportò dei contraccolpi negativi sull'economia del mezzogiorno subordinata a quella del settentrione.

Il bilancio dello stato:
viene intrapresa l'Unificazione Finanziaria Pubblica da Bastogi il quale:

  • istituisce il Gran Libro del Debito Pubblico conformandolo a quello dell'ex regno di sardegna modellato a sua volta su quello francese
  • unificazione degli antichi stati preunitari riconoscendoli, iscrivendoli e convertendoli in rendita italiana al 5 o 3 %
  • capitale nominale dei nuovi titoli a 2.051 milioni di lire con rendita annua di 98 milioni netti
  • debito consolidato più debito redimibile pari a 351 milioni cn una rendita annua di 13 milioni netti

Nel 1861 si riscontra un Inasprimento del debito pubblico (dal 45% al 95% del PIL), causato da

  • deficit strutturali di bilancio
  • spese militari straordinarie.

Il disavanzo di cassa è assai rilevante, riscontrando un aumento del 17% delle spese e un basso livello delle entrate (coprivano solo il 60% delle uscite) le quali aumentarono negli anni seguenti a causa di nuovi oneri fiscali, un aumento delle aliquote impositive e cespiti extra tributari.

Nel 1861 si riscontra il primo prestito del Regno d'Italia.
L'obbiettivo era quello di raccogliere 500 milioni di lire netti. Venne collocato sul mercato estero (Piazza di Parigi) attraverso la mediazione delle banche (questo favorì l'afflusso di capitale straniero) e il valore nominale dei titoli era di 714 milioni, venduti al prezzo unitario del 70,5 lire(il tasso d'interesse effettivo pagato dallo stato era del 7% e non del 5%)

L'unificazione monetaria
Riordino monetario, attraverso vari decreti:

  • decreto del 2 maggio 1861 n°16 e 17           =          disciplinava la nuova impronta delle                                                                                                valute d'oro, argento e bronzo
  • decreto del 17 luglio 1861 n°123                  =          conferisce valore legale alla nuova lira
  • decreto 10 gennaio 1862 n°419                    =          corso legale in meridione alle valute                                                                                    decimali d'oro e d'argento belghe e                                                                                                 francesi
  • Legge del 23 marzo 1862 n° 506                  =          corso legale delle valute d'oro secondo il                                                                                         loro valore nominale
  • Legge del 24 agosto 1862 n°788  o Legge Pepoli

- la lira italiana diventa l'unità monetaria legale per i pagamenti, più l'unità di conto per le   
contabilità pubbliche e private
- ha l'obbiettivo di ritirare e cambiare tutte le precedenti monete (da inizio agosto 1862 a  
fine 1865 tranne il meridione
- è basata sullo standard della bimetallica francese, la quale aveva un rapporto legale di 1:   
15,5. Scelto perchè:
1) si ha frequenti ed importanti relazioni commerciali con la Francia, Germania e altri
2) i titoli del nostro debito pubblico sono negoziati sui principali mercati in cui si usa la moneta d'argento.

Il 23 dicembre del 1865 nasce l'Unione Monetaria Latina tra Francia, Italia, Belgio e Svizzera che:

  • fissò caratteristiche uniformi per il conio delle monete d'oro e d'argento
  • le monete divisionali dovevano essere proporzionali al numero di abitanti di ciascun paese
  • le monete dovevano essere coniate dallo stato e non da privati
  • ogni stato ha il diritto di chiedere che le divisionali di altri paesi da esso possedute fossero cambiate in oro dal paese emittente
  • può entrarci solo chi ha adeguato il sistema monetario a quello prescritto dalla convenzione.

La pluralità dell'emissione
L'unificazione monetaria però non porta all'unificazione dell'emissione, a causa di:

  • conflitto interno all'equilibrio tradizionale delle forze bancarie del paese(privatismo vs centralismo)
  • dottrine liberiste
  • natura semipubblica dei banchi meridionali
  • stretti rapporti tra gli interessi economici locali ed esigenze della finanza statale

 

Gli istituti di emissione (ovvero coloro che emettevano carta moneta al portatore) erano:

  1. Banca nazionale degli stati sardi (banca nazionale del regno d'Italia)
  2. Banca nazionale toscana
  3. Banca toscana di credito per le industrie e il commercio
  4. Banca Romana
  5. Banco di napoli
  6. Banco di sicilia

1. Banca Nazionale degli stati Sardi:

  • nasce nel 1848 (banca di genova più banca di torino)
  • l'amministrazione è formata da: assemblea generale dei soci + consiglio di reggenza per ogni sede + consiglio superiore + direttore generale
  • sconto di cambiali, buoni del tesoro e titoli di stato
  • anticipazioni su pegno di monete d'oro e d'argento (anche non monetario)
  • anticipazioni sul pegno di sete
  • deposito in conto corrente
  • custodia di titoli, documenti e preziosi
  • il fondo metallico è maggiore ad un terzo dei biglietti emessi (garanzia)
  • lo stato non era obbligato ad accettare i suoi biglietti
  • era obbligata ad anticipare allo stato sul pegno di titoli del debito una somma pari ai 2/5 del capitale depositato con interesse minore del 3%

2.  Banca Nazionale Toscana

  • Nasce nel 1857 come società per azioni (banca di sconto di Firenze e banca di sconto di Livorno)
  • assorbì nel 1860 alcune piccole case di sconto toscane che diventarono sue succursali
  • azionisti di spicco
  • operava in ambito prevalentemente regionale
  • due sedi principali (Firenze e Livorno)
  • l'amministrazione è formata da:  collegio di direzione (3 direttori) + consiglio superiore (9 membri) + 2 sindaci (approvano il bilancio)
  • principali operazioni “regali” alla nazionale
  • l'emissione non poteva superare il triplo del capitale versato
  • la riserva metallica era pari ad un terzo della somma emessa.

3. Banca Toscana di credito per le industrie e il commercio

  • nasce sottoforma di società “anonima” nel 1860
  • comincia a operare nel 1863
  • sede unica a Firenze
  • azionisti: esponenti del grande capitale finanziario (industriali)
  • capitale costitutivo 40 milioni
  • amministrazione: consiglio direttivo + consiglio esecutivo + direttore + vicedirettore + assemblea generale dei soci (approvava il bilancio)
  • emetteva buoni di cassa con carattere fiduciario sino al triplo del capitale versato
  • non c'era obbligo di rapporto minimo tra riserva e ammontare della circolazione
  • anticipazioni sui titoli di rendita pubblica e valori industriali
  • prestiti allo stato ed ai comuni
  •  depositi in conto corrente e sconto di cambiali
  • collocava azioni ed obbligazioni
  • compravendita di valori mobiliari e divise estere

 

4. Banca Romana

  • fondata nel 1850
  • entra a far parte degli istituti di emissione nel 1870
  • sconti di buoni del tesoro, lettere di cambio, biglietti ed altri effetti all'ordine
  • apriva conti correnti
  • teneva depositi
  • concedeva anticipazioni
  • riscontava il proprio portafogli all'interno ed all'esterno
  • fino al 1875 vigilanza estera da parte dello stato.

5. Banco di Napoli

  • organo supremo: consiglio generale (17 membri che esaminano il bilancio)
  • amministrazione: direttore generale più consiglio di amministrazione
  • scontava cambiali a 3 firme
  • anticipazioni su pegno di titoli del debito pubblico, di debiti ammortizzabili di comuni e province, di azioni ed obbligazioni in cui lo stato garantiva un interesse, di ordini in derrate recanti 3 firme, su pegno di oggetti preziosi o mercanzie varie o metalli grezzi.
  • Riceveva senza interesse depositi restituibili a richiesta emettendo dai nomi diversi emesse all'ordine del depositante, trasmissibili con girata, pagabili presso tutte le sedi del banco.
  • Le fedi di credito (maggiore o uguale a 50 lire) potevano essere trasformate in madre-fede e servire come base dell'apertura di un conto corrente senza interessi.
  • Rilasciava fedi nominative di depositi in contanti emetteva veri e propri biglietti di banca al portatore anche se accolti come tali dal pubblico.

6. Banco di Sicilia

  • due sedi (palermo e messina)
  • consiglio formato da 3 governatori di nomina regia
  • emetteva fedi di credito..
  • apriva conti ordinari e su madre fedi
  • i depositi ( sia in conto corrente che su cambio di titoli) rimanevano interamente nelle casse dell'istituto e non venivano utilizzate per altri scopi.

La banca Nazionale del Regno d'Italia dovette far fronte a difficoltà e resistenze da parte della banca nazionale toscana e dai banchi meridionali. Tra il 1860 e il 62 estese le sue dipendenze a Napoli e Palermo, nel 65 a firenze.
I rapporti con il tesoro sono stretti e diversificati ma collaborativi per conciliare l'obbiettivo dato dall'interesse aziendale; di conseguenza si ottiene la partecipazione da parte del tesoro ai prestiti pubblici (progressivamente crescente).

 

Il settore primario
Nel 1861 il 70% della popolazione attiva lavorava nei campi, vi era una pluralità di agricolture nell'Italia unita la quale accentuava ulteriormente gli squilibri.
Solo una parte dell'Italia era toccata dalla “Nuova Agricoltura” , ovvero utilizzava nuovi metodi e tecniche di coltivazione finalizzate ad accrescere il rendimento della terra, dove l'imprenditoria agraria era direttamente impegnata nella coltivazione dei terreni e la produzione iniziava a rivolgersi al mercato tramite economie di scala; questa parte era formata dai produttori di cereali, prodotti dell'allevamento e delle materie prime per il tessile.

Il problema principale come sopra accennato erano appunto gli squilibri.
Il liberismo non ammetteva correttivi agli squilibri, i quali fecero in modo che i diversi fattori che producevano gli squilibri rimasero immodificati, portando anche ad un aggravarsi della situazione.
I principali fattori di squilibrio sono:

  • arretratezza tecnica
  • scarsità di capitali investiti nel primario
  • rapporti contrattuali
  • forme di colonia (mezzadria). Non offriva stimoli adeguati al miglioramento culturale, all'intensificazione produttiva, all'inserimento nel grande mercato.
  • Diversa dotazione di infrastrutture, da cui deriva il Deficit della Bilancia (mercantilizzazione abbastanza adeguata dell'agricoltura ma che non compensa l'importazione di prodotti industriali).

L'andamento della produzione agricola variò tra il 59 e il 61.  Zanardelli ,riprendendo lo stile e le valutazioni dei romani, portò le seguenti coclusioni.

  • Diminuzione, nonostante gli sforzi per recuperare la caduta dovuta alla crisi della bachicoltura e viticoltura
  • stabilità tendente alla crescita per pochi anni della cerealicoltura
  • staticità a bassi livelli dei rendimenti unitari delle produzioni del seminato.

La situazione è dunque di sostanziale debolezza, con il 49 e 59 (IMMOBILISMO).

A differenza di Zanardelli un altro studioso, Rosario Romeo posando sulle statistiche ufficiali ottocentesche elaborate dall'istat prospetta un incremento consistente della produzione di tutte le colture più importanti nonché del patrimonio zootecnico e dei suoi derivati. Tale incremento è confermato da:

  • trend demografico
  • curva dei prezzi agricoli
  • flusso dell'import-export
  • variabili dei canoni d'affitto e della rendita fondiaria

da ciò conclude che:

  1. solo una parte di questa accresciuta produzione sarebbe andata a soddisfare i bisogni dell'incremento demografico dati i bassi salari e i modesti consumi del primario
  2. la differenza tra produzione e consumi avrebbe ingrossato la rendita fondiaria ed il profitto agrario , ed ha reso possibile, attraverso il risparmio volontario e forzato, quell'accumulazione positiva di capitale che unitamente ai capitali di provenienza estera avrebbe innescato la modernizzazione delle infrastrutture (= trasformazione dell'economia nazionale in senso industriale)

Un altro studioso chiamato Gerschenkron riconduce tutto a dimensioni più modeste: la crescita della produzione agricola, l'accumulazione primitiva e la modernizzazione delle infrastrutture porta poi all'industrializzazione tra il 1896 e il 1908.

Il corso forzoso
Il 1° MAGGIO 1866 si ha l'adozione del corso forzoso (ovvero la sospensione della convertibilità).
Con il corso forzoso si arriva al punto culminante della CRISI DEPRESSIVA ITALIANA cominciata nel 63 grazie alla politica finanziaria dell'epoca. Non solo l'Italia si trova in forte difficoltà, ma il mondo intero è piegato da una forte crisi economica dovuta dalla richiesta degli usa dei loro crediti a causa della guerra di secessione americana, per non parlare della cessata fornitura  di cotone all'europa inasprendone il prezzo.
La politica finanziaria italiana purtroppo aveva puntato troppo sul credito per fronteggiare i disavanzi del bilancio e le spese straordinarie.

 

Un'altra causa del sopraggiungere del corso forzoso è data dalla TARIFFA LIBERISTICA PIEMONTESE, la quale rendeva il paese più esposto alle fluttuazioni del ciclo economico.

In fine troviamo la SPECULAZIONE BORSISTICA, la quale aveva portato il corso della speculazione borsistica a livelli bassissimi.

 

La decisione di intraprendere il Corso Forzoso portò ai seguenti avvenimenti:

  • il tesoro dovette ricorrere in misura crescente al credito bancario sotto forma di somministrazione di biglietti da parte della Nazionale (privilegio dell'emissione rispetto agli altri)
  •  alla nazionale (svincolata dall'obbligo di conversione dei biglietti in oro ed argento) fu permesso di accrescere il valore della circolazione (pur rimanendo il vincolo del triplo della riserva)
  • i biglietti degli altri istituti avevano corso legale e potevano essere cambiati in moneta metallica o in biglietti della stessa nazionale
  • i 2/3 della massa metallica di ciascun istituto di emissione fu immobilizzato
  • sia i biglietti forniti per la “riscontrata” sia i biglietti consegnati al Tesoro per coprire il debito  da esso contratto non vennero valutati ai fini del tetto di circolazione
  • successive disposizioni diedero al corso forzoso anche alle fedi di credito e alle polizze degli istituti meridionali con restrizione alle province napoletane e siciliane e alle 2 banche toscane nell'ambito territoriale in cui operavano.

Reazioni e conseguenze.
Per impedire un'espansione eccessiva dello stock di biglietti la variazione dei saggi monetari non fu ammessa senza l'assenso preventivo del competente ministero. Viene dato il potere di controllo al governo sulle operazione e la facoltà di opporsi ad ogni delibera contraria agli statuti, agli interessi generali e alle leggi. Ciò   comportò:

  • determinazione del prezzo del denaro e conseguente regolazione della politica creditizia
  • vigilanza organica sull'amministrazione delle banche.

Ci furono varie critiche al corso forzoso da parte degli avversari della banca nazionale e dei liberisti (lla ferrara????)

Nel marzo 1868 viene creata la commissione parlamentare d'inchiesta sul corso forzoso. Nella relazione essa dice che non era giustificata  perchè:

  • non economica: la crisi aveva colpito solo alcune banche
  • non finanziaria: il Tesoro era in grado di far fronte alle urgenze immediate
  • non politica: il consenso dell'opinione pubblica alla guerra avrebbe consentito un ricorso ad un prestito straordinario.

Questa relazione lascia in ombra però la vera natura della crisi non solo congiunturale bensì strutturale ( bilancia commerciale in deficit e bilancia dei pagamenti in equilibrio solo grazie ai crediti esteri).

Le conseguenze del corso forzoso sono le seguenti:

  • mancanza di moneta divisionale
  • svalutazione media del biglietto cartaceo intorno al 10%
  • beneficio per le esportazioni di merci italiane
  • compare l'aggio (eccedenza del valore di mercato delle monete d'oro e d'argento rispetto alla lira cartacea) che comporta alla tesaurizzazione delle monete metalliche
  • aggio anche tra i biglietti di piccolo e grosso taglio per un motivo tecnico(sistema ancora in rodaggio) e psicologico (scarsa abitudine dell'uso dei biglietti di banca)
  • obbliga le persone ad usare la lira cartacea

 

Il riordino dell'emissione
il riordino della materia complessiva dell'emissione avvenne grazie a:

  • crescita debordante della circolazione bancaria
  • diversa copertura dei biglietti nei vari istituti
  • esigenza di controlli più adeguati
  • catena normativa in materia di controlli interbancari
  • importanza sempre maggiore della Nazionale
  • inasprimento dell'aggio
  • urgenza di bloccare la spirale inflazionistica
  • assenza di segni distintivi per i biglietti a corso forzoso

in più:

  • spese straordinarie (come trasferimento della capitale a Roma, debito pubblico relativo al Lazio) comporta un dficit aggravato nel 72-73
  • piano quinquennale del 1872-1876 di Sella

- nuovo prestito di 300 milioni da chiedere alla Nazionale (con emissione di somma corrispondente           
in biglietti)
- sospensione dell'ammortamento del debito verso la Nazionale
- conversione del debito consolidato dei debiti redimibili del 1866
- cessione del servizio di tesoreria ai 4 maggiori istituti di emissione (nazionale, toscana, napoli e
sicilia) e aggiornamenti fiscali nel limite di 30 milioni in 5 anni. Ma ciò venne bocciato dalla
commissione della camera (tranne tariffe sul caffè e sul petrolio)
-  rinuncia a nuove economie di spesa.
Tutto ciò avrebbe consentito l'eliminazione del disavanzo e l'ammortamento dei debiti redimibili per 400 milioni.
Nel 1873  il livello di inflazione cresce e il capitale circolante viene convogliato non tanto verso la produzione ma verso la specializzazione. Sella propone un progetto di legge che pone un freno alla circolazione cartacea, ma non giunge a buon fine per le difficoltà in cui versava in quel momento l'esecutivo. Nel  luglio 1873 si ha il nuovo governo Minghetti (fallito il connubio con la sinistra moderata di DePretis). I problemi analizzati mettevano la circolazione i primo piano, che comportò una notevole pressione da parte di uomini d'affari e speculatori che chiedevano un aumento della circolazione. Le motivazioni principali erano date da:

  • inasprimento delle condizioni di via dei ceti più bassi
  • scontento della maggioranza della borghesia agraria e industriale e dei gruppi del centro-sud

il progetto di legge del Minghetti mirava a regolare la circolazione, ridurre il regionalismo dei biglietti, pareggiare le condizioni degli istituti tramite:

  • biglietti a corso legale distinti per colore e taglia
  • consorzio da 6 banche con compito di emettere biglietti circolanti per conto dello stato con limite massimo di un miliardo a corso legale
  • gli istituti potevano emettere anticipi allo stato fino a 103 milioni e mezzo
  • le banche potevano emettere biglietti nel limite del triplo del patrimonio posseduto o del capitale versato in data 31.12.1873
  • i 6 istituti non potevano modificare il tasso di sconto senza autorizzazione governativa
  • riserve metalliche mobilizzate e rese utilizzabili
  • divieto a privati di emettere biglietti per tutta la durata del corso forzoso.

Ciò ebbe delle conseguenze:

  • rallentò il processo di centralizzazione dell'emissione
  • non rispose alle esigenze di conferire elasticità di offerta al circolante cartaceo
  • non affrontò il nodo della vigilanza preventiva
  • era un compromesso.

 

 

 

 

 

 

Dalla crescita moderata alla Crisi

Il recupero produttivo
nel 1873 la caduta dell'indice generale dei prezzi(nelle materie prime industriali e nei prodotti finiti per l'industria) porta alla nascita di una nuova crisi, superata grazie alla Legge Bancaria del 1874 e al pareggio di bilancio dello stato nel 1875 (dal 1876 al 1881 anche lievi disavanzi).
Così venne eliminata una delle cause che maggiormente avevano inciso sulla crescita della circolazione cartacea, MA altri elementi continuano a fare da pandant:

  • andamento non positivo del commercio con l'estero
  • arresto dell'offerta di moneta
  • ascesa delle quotazioni nella rendita che invogliava il risparmiatore a preferire il titolo pubblico alle azioni indstriali

Nel 1878 viene utilizzata una Tariffa Protezionistica per ottenere una maggiore difesa alla produzione industriale (tessitura laniera, filatura e tessitura cotoniera e serica). I segnali di recupero diventarono più evidenti, tanto che nel 1880 vennero superati i livelli produttivi del 73:

  • aumentano i depositi
  • aumento dei crediti erogati
  • aumento dell'importazione di carbon fossile
  • aumenta la popolazione occupata in produzioni industriali
  • in meccanica aumentò il numero degli operai e si prese la via della specializzazione (caldaie, macchine a vapore fisse, telai, macchine per legno, olio, ferro...)

Verso l'abolizione del corso forzoso
grazie ai progressi economici il 15 novembre 1880 Magliani presenta un progetto di legge per l'abolizione del corso forzoso. Vennero enfatizzati gli elementi di ripresa, lasciando in disparte il prevalere dei vari e gravi squilibri (grano, riso e seta non reggevano contro la concorrenza europea. Alcuni glie lo fecero notare e giudicarono il paese non ancora pronto MA Mogliani voleva:

  • dei 940 milioni di biglietti consorziali circolanti a corso forzoso per conto dello stato era prevista la sostituzione di non tutta la somma:
  • 600 milioni venivano sostituiti
  • 340 milioni sostituiti con nuovi biglietti emessi direttamente dallo Stato, aventi circolazione obbligatoria convertibilità a vista in metallo monetario.

             Allo stato sarebbe spettato il compito di procurarsi il metallo necessario alla conversione ricorrendo:  
alla tesoreria e alle anticipazioni sulla rendita in deposito. A garanzia di questi biglietti sarebbe stato
collocato un deposito presso la cassa depositi e prestiti di rendita consolidata del 5% nella
corrispondente misura di valore nominale

  • i biglietti emessi da ciascun istituto vengono emessi a corso legale fino al 31.12.83 con convertibilità
  • scioglimento del consorzio delle banche di emissione
  • Stato unico debitore dei biglietti già emessi con corso frorzoso.

I 600 milioni sostituiti vengono trattati con un accensione di un mutuo all'estero di 644 milioni (600 importo dei biglietti e 44 rimborso in oro del mutuo concesso dalla nazionale al tesoro), di cui 400 in oro da procurarsi con emissione di rendita (tasso annuo 5%) e 200 in argento.

I 340 milioni restanti per Magliani sono un “debito fluttuante” per dare respiro alla finanza pubblica in vista di una loro progressiva riduzione fino alla completa eliminazione grazie all'utilizzo degli annuali avanzi di bilancio.
Ferrara invece li definisce un “fondo morto” poiché non sarebbero mai stati davvero distrutti ma condannati a stare sempre in giro.

 

 

Contraccolpi e primi esiti
le reazioni al progetto di legge Magliani arrivano inizialmente dalla borsa, la quale cade nel panico temendo una rapida caduta dell'aggio:

  • coloro che si erano spinti nella speculazione al rialto cominciarono ad attendersi una discesa dei prezzi e un conseguente ribasso dei titoli rappresentativi dei valori industriali.

- il tentativo di liberarsi delle posizioni speculative fece degenerare in crisi acuta un processo di assemblamento dei valori che nelle previsioni del governo sarebbe dovuto avvenire in modo graduale.

  • gli operatori presero a scontare i forti realizzi di titoli pubblici da parte del governo e delle banche che dovevano procurarsi valute metalliche per essere pronti al cambio dei biglietti
  • le banche non riuscivano a far fronte a tutte le richieste di crediti. Questo è un fenomeno a carattere endogeno poiché il lieve aumento del tasso di sconto registratosi nel 1880 dipese da un'accresciuta richiesta di oro da parte degli USA.

Nel 1881 le apprensioni nei confronti della manovra vennero meno quando alla borsa di Parigi si produsse una tendenza al rialzo dei titoli italiani ( l'incertezza dei prezzi delle merci durò ancora qualche mese)

Il 7 aprile 1881 il progetto Magliani viene convertito in legge (si riinvia però la fissazione per l'apertura del cambio e la sostituzione dei biglietti con moneta divisionale).
Si comincia però la trattativa per collocare all'estero il prestito di 644 milioni (prestito da parte di un gruppo anglo-franco-americano: banca nazionale, credito mobiliare, comptoir d'escompte, Being e Hambro).
Non giunsero a buon fine le trattative con una banca tranne per:

  • gestione di flussi
  • contrastanti valutazioni sui risultati monetari, tecnici, politici del prestito
  • divergenti concezioni in materia di metro monetario
  • controverso giudizio sull'entità dello stock metallico
  • sovrastima della quantità di metallo per il ritorno alla convertibilità.

Andamento dei cambi esteri ed errori di valutazione
il 7 aprile del 1881 c'è l'approvazione della legge, mentre il 12 aprile del 1883 si ha l'apertura degli sportelli, grazie alle banche di emissione che nel mentre rafforzano le riserve metalliche.
Il biennio successivo all'abolizione del corso forzoso si presenta una fuggevole prosperità economica e degli andamenti favorevoli dei cambi. Da qui si presenta una “gara” dell'estero al risconto del nostro portafoglio: le cambiali riscontate fuori confine alimentarono una corrente metallica in direzione dell'Italia: una somma destinata ad accrescersi per l'acquisto di titoli pubblici e privati (servono a compensare i debiti all'estero rendendo conveniente mandare in Italia valute metalliche piuttosto che titoli).Ciò comportò però:

  • progressivo aumento dello stock metallico per un flusso costante di monete che cessò soltanto nel 1885
  • il cambio sulla piazza di Londra e Parigi salì (1885)
  • i saggi di cambio diminuirono (1885)

Come conseguenza nel 1885 si riscontrò un TREND NEGATIVO DEI CAMBI ESTERI. La principale causa fu lo sbilancio commerciale del 1884-1885 dovuto a:

  • crisi agraria
  • errore economico compiuto nell'atto di abolizione del corso forzoso (conversione dei biglietti in moneta metallica a valore nominale e non con la maggioranza dell'aggio)

- circolazione di un'eccedenza cartacea mascherata nella forma ma effettiva nella sostanza
- () sulla crescita interna dei prezzi (rimasti gli stessi solo nominalmente)
- portare l'industria nazionale della protezione del 10% concedendo in pari tempo un premio per le   
importazioni dall'estero pagato dai consumatori
- influire sulla circolazione metallica interna che prese a contrarsi

  • sopravvalutazione degli effetti deflattivi della caduta dell'aggio e della rivalutazione della lira
  • non aver considerato che la scarsa elasticità della circolazione degli istituti di emissione avrebbe creato difficoltà al mantenimento della convertibilità metallica
  • l'aver trascurato che la debolezza del sistema creditizio nazionale avrebbe indetto gli istituti a tralasciare i loro compiti specifici e a sconfinare sul credito industriale e fondiario
  • non aver risanato patrimonialmente gli istituti
  • sottovalutato il problema dei rapporti con l'unione monetaria latina

Riscontri positivi e negativi
il ritorno alla convertibilità ebbe dei riscontri positivi e negativi.

COMBINAZIONI IN POSITIVO:
portò un sussulto intenso determinato da:

  1. afflusso di capitale straniero
  2. rialzo dei prezzi dei valori pubblici
  3. lo stato come principale operatore finanziario:
  • intervento nella spesa pubblica, statale e locale coperto con l'imposizione indiretta e con nuovi debiti
  • espansione dei crediti e dei sconti bancari
  • stanziamenti militari
  • sostegno agli interessi amatoriali per la sostituzione del traviglio a vela con quello a vapore
  • rammodernamento di alcuni porti
  • costruzione di nuove linee ferroviarie
  • supporto del settore secondario (altiforni acciaieria e fonderia di Terni

    4.   febbre edilizia di numerose banche, che conseguono guadagni del 200-300% in tempi   
brevissimi con la compravendita di aree fabbricabili (banca tiberina, di torino, generale, società
generale di credito mobiliare e banca esquilinio)
la situazione diviene drammatica nel 1888 quando il numero delle costruzioni messe in cantiere superava le reali esigenze di espansione urbanistica non rispondendo con la qualità dell'offerta alle effettive possibilità della domanda.
Di conseguenza si ebbe la chiusura di centinaia di cantieri che si ripercosse sui livelli occupazionali e sul grado di solvibilità e stabilità degli istituti di credito, le banche di emissione restringevano gli sconti, i titoli delle società crollavano e si moltiplicavano i fallimenti.

COMBINAZIONI IN NEGATIVO:

  1. vennero incoraggiate le operazioni improduttive di vario genere. Il capitale finanziario imboccò altre strade come la speculazione edilizia non solo sotto la spinta degli imput che abitualmente stanno alla base del fenomeno ma anche da fattori congiunturali (leggi speciali per l'edilizia a napoli e a roma).

La Fonderia di Terni nasce nel 1866. Il ruolo dello stato è quello di anticipatore senza interessi in conto ad una fornitura futura. L'apporto finanziario era dato dalla nazionale toscana e della nazionale, della generale e del credito mobiliare, le quali avevano una compartecipazione nell'impresa.

Allo scenario negativo va ad aggiungersi anche uno SCENARIO FINANZIARIO INTERNAZIONALE INSTABILE, dato da:

  • crac finanziari e di borsa degli anni 1880 (regno unito, francia, impero asburgico)
  • massicci collocamenti all'estero di rendita italiana
  • riduzione dell'assistenza all'Italia
  • pretesa delle banche nazionali di spostare all'estero il finanziamento delle speculazioni edilizie
  • divario tra quotazioni interne ed esterne della rendita italiana, che comporta a rientri di titoli italiani e uscita di capitale all'estero
  • contrazione delle riserve metalliche.

La grande crisi
tra il 1880 e 1887 il valore della produzione agricola e zootecnica si ridusse quasi del 22% e la partecipazione delle attività primarie alla formazione del reddito nazionale scese.
Le cause sono sia esogene che endogene:

 

ESOGENE:
processo di integrazione delle economie mondiali. Afflusso sulle piazze europee di enormi quantitative di cereali (grano) provenienti dal nord america e dalla russia e di altre materie prime (seta, riso) dalla cina, giappone e india, reso possibile da coltura di sterminate distese di terra vergine rese accessibili dalla rete ferroviaria, dal calo dei moli marittimi e dei costi di trasporto, dal passaggio dalla navigazione a vela a quella al vapore (trasporto di persone e merci in quantità superiori e più velocemente)

ENDOGENE:
1. Peculiarità strutturali dell'agricoltura nazionale.
Il marcato italiano non era in grado di reggere la concorrenza dei prodotti provenienti da oltreoceano da
coltivazioni di forma intensiva, senza l'ausilio di molta manodopera e di particolari cure grazie alla fertilità del suolo e alle favorevoli condizioni meteo-ambientali, diverse dal sistema agrario italiano a causa di:
- morfologia del terreno
- tipicità degli aspetti culturali
- particolari rapporti di produzione
terreni sfruttati da secoli in forma despecializzata e promiscua assoggettati ad un eccessivo carico fiscale che comporta una sensibile contrazione del profitto agrario e della rendita fondiaria che portò ad un freno agli investimenti e riduzione di capitali nell'attività corrente.
2. compresenza di alcuni agenti patogeni.
effetto deleterio su alcune fondamentali colture che porta a una contrazione dei livelli produttivi
(vigneti colpiti dalla fillossera , una cocciniglia che infetta i gelsi).Solo i vini conobbero una  fase 
iniziale dei prezzi in ascesa perchè i vini italiani (sicilia e puglia) trovavano sbocco sul mercato
francese (i loro vini erano colpiti dalla fillossera)

EFFETTI:
si riscontrarono effetti di vario tipo nello spazio e nel tempo a causa della profonda diversità del paese:

  • natura del paesaggio
  • struttura della proprietà e del possesso fondiario
  1. effetti macroeconomici,

possiamo parlare di un brusco ribasso dei prezzi dei cereali che colpì le principali piazze europee (in Italia riguardarono mais e frumento) che portò ad un aumento delle importazioni. Ciò è importante perchè il 20% della superficie agraria era la base della rendita fondiaria e del reddito agrario, per non parlare della dieta del contadino..
Per pagare l'affitto, i costi monetari di coltivazione e le imposte fondiarie il contadino si trovò costretto a destinare al mercato una quota maggiore del raccolto, e di conseguenza si ebbe una contrazione dei già bassissimi livelli di consumo alimentare (portò alla pellagra).

Il crollo dei prezzi più l'aumento delle importazioni portò alle seguenti conseguenze:

  • i contadini sono costretti a sostituire le coltivazioni cerealicole con altre a bassa intensità (foraggio, patate, canapa, barbabietola..)
  • limitare al minimo indispensabile le opere e gli investimenti in migliorie e per la conservazione del capitale fondiario (sospensione dei lavori di  bonifica e di ammodernamento del sistema di scolo delle acque). Ciò comporta disoccupazione e emigrazione transoceanica.
  1. aggravarsi della bilancia commerciale e della bilancia dei pagamenti con l'estero

saldi passivi, la soglia critica si riscontra nel 1887, in cui si ha la svolta del protezionismo. Le cause che portarono a questa decisione, oltre le sopra citate, sono:

  • coloniali,  si rafforzano le strutture militari
  • perturbazioni finanziarie e politiche internazionali
  • svalutazione dell'argento e minore competitività della sterlina
  • consolidarsi della triplice alleanza
  • perfezionarsi del sistema bismarkiano (patto di controassicurazione)

  Il protezionismo  pone una tariffa doganale con protezione speciale per i cereali e i prodotti dell'industria siderurgica, metallurgica, meccanica e tessile. In questo modo  si salva l'agricoltura latifondista del mezzogiorno e si forma un'alleanza di interessi tra borghesia terrena meridionale e industriali del nord, i quali rafforzano il loro potere locale e l'influenza in parlamento.
Le ripercussioni gravi sulla scelta del protezionismo nascono dando il via alla guerra commerciale con la francia, penalizzando così le colture specializzate nel mezzogiorno poiché si riforma altrove.

Nel 1877 nasce la Giunta per l'inchiesta agraria (Jacini)

  • aliquota troppo estesa di spazi improduttivi
  • quelli produttivi lo sono più di nome che di fatto
  • media di produzioni di frumento per ettaro al di sotto delle altre nazioni
  • scarsa produttività data da:

- arretratezza dei sistemi
-miseria della classe contadina
- eccessivo carico delle imposte e dei debiti sui contadini.

 

Il dissesto bancario
la situazione degli istituti di credito è disastrata (1889)
gli istituti di credito erano la società dell'esquilinio, il banco di sconto e sete e la banca tiberina.
La Nazionale (spinta e guidata dal governo) si dichiarava disponibile ad intervenire a patto che

  1. ottenesse una deroga speciale dei privilegi degli istituti di emissioni ormai in scadenza,
  2. una proroga del corso legale dei biglietti,
  3. l'immediata autorizzazione a superare i limiti di circolazione per 5o milioni.

Le richieste vengono accolte però l'ispezione agli istituti di emissione viene affidata ad Alvisi.
Alvisi ottenne un quadro di gravità sopratutto per la banca Romana, non vengono resi pubblici i risultati per il discredito interno e internazionale del paese (Governo Crispi)

Il Governo Rudini (Luzzatti ministro del tesoro):

  • proroga di 18 mesi del privilegio dell'emissione agli istituti che lo detenevano
  • innalzato il limite legale della circolazione
  • abolizione della riscontrata (obbligo della periodica compensazione dei biglietti tra le banche) sostituita con la “rispedita” (ogni banca era obbligata a mettere subito in circolazione i biglietti delle altre banche)

In questo modo si ebbe l'eliminazione del principale meccanismo di controllo sulla circolazione cartacea con conseguente:

  • inasprimento dell'aggio
  • le banche cessarono di cambiare alla pari i biglietti in moneta metallica e presero a detrarvi l'aggio (si torna al corso forzoso)

Durante  Governo Giolitti (Grimaldi ministro del tesoro, legato alla banca romana) nel 1892
La situazione precipita quando vengono in possesso delle camere i risultati dell'inchiesta Alvisi.
Si decide dunque di effettuare un'ispezione amministrativa sugli istituti di emissione presieduta da Finali (1893) conclusa in due mesi e consegnata a Giolitti.
La situazione più compromessa risultò quella della banca romana:

  • deficienza mascherata da vari artifizi
  • portafoglio immobilizzato per 4/5
  • effetti rilasciati a scadenza lunghissima senza garanzia
  • sconti per somme cospicue

Anche il banco di Napoli, di Sicilia, la Nazionale non erano in situazioni ottime ma in minor rilievo; solo la nazionale toscana e la banca toscana di credito per le industrie e il commercio si presentavano abbastanza in ordine. Si presero provvedimenti:

  • Giolitti per evitare una crisi generale del sistema dichiarò che circolando i biglietti a corso legale lo stato se ne rendeva garante
  • la banca romana fu messa in liquidazione
  • il governo promosse e fece approvare la legge da cui nacque la banca d'italia.

Situazione economica e monetaria italiana:

  1. il cambio di parigi salì
  2. il corso della rendita in oro subì un ribasso. Causò un forte rientro dei titoli essendo più alte le quotazioni in Italia per il sostegno ricevuto attraverso le banche di emissione più deflusso di moneta d'oro e argento
  3. l'aggio dell'oro sulla lira cartacea aumentò
  4. le banche e i commercianti furono indotti ad emettere abusivamente buoni di pagamento in carta a causa della carenza di moneta divisionale
  5. il governo dovette ricorrere all'emissione di 30 milioni di buoni di cassa da 1 lira e alla coniazione di 10 milioni di monete di bronzo
  6. rientro massiccio di depositi per le banche
  7. alcune banche furono travolte:

- società generale di credito mobiliare
- Banca generale
entrambe nate come banche di credito mobiliare, erano diventate delle banche di deposito attraverso le quali passava quasi l'intero commercio d'importazione ed esportazione del paese-

Società Generale di Credito mobiliare:

  • fu superato nel '66 grazie al corso forzoso e alla valida direzione di Balduino che aveva garantito un lungo periodo di prosperità.
  • Negli anni '80 l'istituto si era lasciato coinvolgere da una speculazione edilizia di Roma e Napoli che portò alla scomparsa della riserva nel 1891
  • Frascara ( direttore generale nel 91)aveva tentato di salvare la banca trasformandola in una banca di credito commerciale a breve termine e impegnandola a lavorare con i depositi e i crediti aperti all'estero. Esso cercò infatti di imporre una concezione ampia del sistema bancario:

- estensione della rete territoriale
- ampliamento dei servizi parabancari in senso stretto
- commercio diretto in granaglie

  • i risultati furono dapprima favorevoli e poi fallimentari:

- mancanza di titoli di plein repos
- inefficienza dei soccorsi da parte degli istituti di emissione
- inadeguatezza della politica finanziaria e bancaria del governo

  • la situazione precipita perchè:

- richiesta di chiusura dei titoli da parte delle banche estere ( l'aggio era salito e i titoli italiani continuavano a perdere terreno e cominciavano ad essere svenduti sul mercato)
- ritiro dei depositi da parte del pubblico

  • Conseguente “RUN” a causa del ribasso che stavano subendo le azioni dell'istituto dovuto ad una manovra speculativa =30 Novembre 1893 chiusura degli sportelli.

 

 

Il Riordino delle strutture creditizie e il Risanamento della Finanza Pubblica

La nascita della Banca d'Italia
LEGGE 10 AGOSTO 1893 N° 449: legge che diede vita alla Banca d'Italia che cominciò ad operare nel  gennaio 1894:

  • sorta dalla fusione della banca nazionale del regno d'Italia con la banca Toscana di credito per le industrie e il commercio e con la banca nazionale toscana
  • forma giuridica di società per azioni con un capitale sociale di 300 milioni di lire versato nella misura di 7/10 e diviso in 300000 azioni nominative da 1000 lire l'una
  • privilegio di emettere biglietti (mantenuto dal banco di napoli e di sicilia) a corso legale per la durata di un quinquennio nelle provincie in cui l'istituto emittente disponeva una sede, una succursale o una rappresentanza
  • entro un anno la riserva doveva essere portata al 40% della circolazione con parte metallica composta per ¾ d'oro. Non si conosceva in quale misura il suo attivo patrimoniale fosse gravato da immobilizzazioni né l'ammontare delle perdite

Gli altri 3 istituti di emissione:

  • le operazioni autorizzate vennero dettagliatamente elencate (sconto, anticipazioni, compravendita in contanti per proprio conto di tratte, assegni e cambiali all'estero, ricevimento in depositi in conto corrente fruttifero)
  • furono vietate operazioni di credito fondiario e operazioni in conto corrente allo scoperto
  • tasso di sconto uguale per tutti e 3 gli istituti e ogni variazione era subordinata alla variazione del ministro del tesoro
  • il Tesoro aveva il controllo, e autorizzava l'apertura o la chiusura di sedi succursali
  • la nomina del direttore generale era sottoposta ad approvazione del governo (tripolio=compromessso)

Nel 1894 si ha la prima ispezione governativa: partite immobiliari pari a 450 milioni (superava il capitale sociale di 150 milioni e costituiva ¼ dell'attivo, assorbendo oltre la metà della circolazione massima) che derivano da operazioni di salvataggio della Nazionale e da prestiti connessi durante la speculazione edilizia difficilmente esigibili (crisi).
Secondo Sonnino e Luzzatti si doveva lasciare un lasso di tempo adeguato per liquidare le immobilizzazioni, e procedere con gradualità.
Sonnino:

  • portò da 10 a 15 anni il periodo di tempo utile per liquidare le immobilizzazioni
  • affidò una gestione diretta alla banca per le parti immobilizzate:

Il 30.10.1894 = CONVENZIONE TRA GOVERNO E BANCA D'ITALIA:

  • attribuì alla banca la gestione e liquidazione della banca romana
  • contropartita il servizio di tesoreria per tutte le province del regno
  • per proteggere le perdite derivanti dalla liquidazione si doveva accantonare in un fondo speciale una quota degli utili annuali, somme che dovevano essere investite in titoli di stato o garantiti dallo stato
  • il dividendo non poteva superare le 40 lire per azione, l'eccedenza andava in riserva
  • svalutazione di capitali di 30 milioni di lire chiedendo agli azionisti il versamento di 100 lire per azione
  • nel 1896 vi furono altre svalutazioni per altri 30  milioni

da qui si ottenne un risanamento patrimoniale dell'istituto (grazie anche alla direzione di Marchiori e Stringher):Stringher:
-scena politica di riassetto patrimoniale

  • 1900-1928 = stringher direttore generale; dal 28 al 30 Governatore
  • severa politica di bilancio che accrescono gli accantonamenti
  • tutto comportò una congiunzione degli interessi privatistici dell'azienda con il corretto e efficace funzionamento del sistema creditizio nazionale.

Il capitale tedesco e le banche miste:
Riorganizzazione del credito ordinario (dopo la caduta della banca generale e del credito mobiliare). Nella riorganizzazione ha un ruolo fondamentale il capitale tedesco, il più attivo in Italia da almeno 10 anni grazie:

  • prestito alla città di roma
  • partecipazione al capitale nominale della società italiana per le strade ferrate del mediterraneo
  • diedero vita a un consorzio per gli affari italiani
  • apporto di capitale in occasione del crollo della rendita italiana alla borsa di parigi
  • prestiti per pagare gli interessi semestrali delle cedole in scadenza all'estero

grazie a ciò si potè osservare l'accrescersi e consolidarsi del ruolo finanziario della germania, che portò alla formazione della triplice alleanza.
Ma dopo la caduta delle due maggiori banche italiane di credito, vedendo aprirsi la possibilità di realizzare buoni affari finanziari, la germania decise di impegnarsi nel settore del credito: la Compagnia d'Italia la quale effettuava investimenti di portafoglio e investimenti diretti da parte di imprese e di società finanziarie in attività industriali italiane. Così nascono:

COMIT (banca commerciale italiana)

  • nasce a milano nel 1894
  • ha un capitale di 5 milioni (poi 20, poi 156 milioni)
  • apporto di uomini e mezzi forniti dal gruppo tedesco
  • Joel è un direttore di famiglia ebreo-tedesca, un interlocutore ideale per discutere e trattare per le banche tedesche e italiane, poiché aveva maturato un'approfondita conoscenza delle strutture, delle tecniche, e delle funzioni della realtà delle banche dei 2 paesi

CREDIT ( credito italiana)

  • nasce a genova nel 1895
  • concorso della banca di genova  e l'appoggio della banca manti e c di roma, di una banca milanese di origine svizzera e di altre banche tedesche
  • Rava è il direttore, formatosi presso la banca generale.

L'esperienza formativa italiana di Joel e Rava è molto importante, gli uomini tedeschi erano già nel nostro paese e avevano tratto frutto dagli avvenimenti.

Le Banche miste Italiane: ( credit, comit, banco di roma, società bancaria italiana) diventano Banche Depenalizzate( su modello tedesco, no istituti specializzati- regolati).
Effettuavano sia operazioni ordinarie ( a breve termine) che straordinarie (a medio-lungo)

  1. delle operazioni a medio lungo termine beneficiavano sopratutto le imprese industriali verso le quali le banche miste indirizzarono capitali prima impegnati in titoli di stato e in prestiti a enti locali.
  2. Le operazioni a breve termine (credito in conto corrente) venivano trasformate in operazioni a medio-lungo termine con l'escamotage dei continui rinnovi.

Ciò era oggetto di obbiezioni gravissime da parte dei liberisti (Einaudi e Pantaleoni) perchè i depositi versati dai piccoli risparmiatori venivano impiegati in crediti alle imprese contraddicendo il principio che vieta di compiere movimenti a scadenza superiori a quelli a cui la banca deve far fronte nei riguardi dei depositari (si giocava con la buona fede dei risparmiatori)
Ma non consideravano un aspetto essenziale della funzione delle banche miste nello sviluppo industriale italiano: per un paese afflitto da una radicale carenza di capitale disponibile per l'innovazione industriale l'appello su larga scala al risparmio nazionale era una condizione della crescita e dello sviluppo (non per l'inghilterra, con capitali provenienti da agricoltura e commercio)
dunque le banche miste hanno un ruolo non indifferente anche se non decisivo nella crescita industriale italiana, è un cofattore della crescita assieme a:

  • capitale d'investimento
  • stato

poiché finanziarono progetti specifici e non una strategia d'industrializzazione.

 

L'inversione del Ciclo Economica Mondiale
Tutto parte dalla riforma del sistema di emissione e alla nascita delle banche miste che, tramite l'opera di Luigi Luzzatti (ministro del tesoro 1896-1898) porta a degli effetti positivi, grazie al risanamento della finanza pubblica.
Il 14 Luglio 1896 nel terzo governo Rudinì, Luzzatti assume la guida del Tesoro. In questo periodo sono avvertibili i primi segni d'inversione del ciclo economico mondiale (l'italia è un paese ritardatario). Tali segnali non riuscivano così evidenti relativamente a:

  • oscillazioni del costo del denaro
  • immissioni di liquidità nel mercato dei capitali
  • andamento della domanda interna

poiché

  • la tendenza al rialzo dei prezzi internazionali non si era ancora trasformata in un ampio movimento di ripresa lungo tutta la struttura verticale e orizzontale della produzione => il PIL a prezzi correnti assumeva una dinamica stagnante
  • il costo del lavoro continuava ad essere ancora basso per fasce molto esterne del ploretariato

Il sistema finanziario Internazionale andava trasformandosi in senso più dinamico:

  • il ruolo dell'inghilterra come centro di intermediazione finanziaria internazionale stava subendo un processo di perdita di importanza relativa
  • andavano emergendo ed imponendosi altri centri (parigi, berlino, new york)
  • Londra ha comunque un monopolio sull'oro proveniente dall'australia, klondike e sud africa
  • la banca di francia agisce da serbatoio d'oro di riserva aurea dell'intero sistema monetario internazionale, avendo un rapporto privilegiato con il governo russo e una massiccia collocazione della rendita italiana.

L'eredità finanziaria Sonniniana
l'amministrazione economico-finanziaria crispina porta un'eredità complessa.
Sonnino aveva cercato di tenere la barra del tesoro in direzione del pareggio attraverso la depurazione del bilancio e l'eliminazione di sperperi e spese improduttive. Si ottenne:

  • avanzo di 15 milioni
  • beneficio per il tesoro di 18 milioni
  • surpluss totale di 47 milioni assorbito dal deficit per le costruzioni ferroviarie
  • entrate del 30% da imposte dirette, poi dogane e diritti marittimi e sui tabacchi
  • uscite: 51% ministero del tesoro(oneri sul debito pubblico, oneri sul debito vitalizio); 15% ministero della guerra, 11% ministero delle finanze

il 92% della spesa ministeriale era una spesa RIGIDA, difficile da ridurre.

Le spese d'africa arrivano all'8,1%. Il 2° governo Roudinì per fronteggiare le urgenze finanziarie ha 2 alternative:

  • imposte straordinarie
  • ulteriore ricorso al debito pubblico:
          • prestito assunto tramite la banca d'italia per 89 milioni
          • 140 milioni al 4,5% netto
          • una pubblica sottoscrizione che aveva riposto al di là di ogni ottimistica attesa, coprì 22 volte l'ammontare della somma.

Venne scelta la seconda opzione perchè:

  • vantaggio di un prelevamento di liquidià presente nel paese
  • un'imposta straordinaria avrebbe colpito anche i contribuenti privi della possibilità di monetizzare il loro patrimonio se non mediante svendite o stipulazioni di prestiti privati a condizioni meno vantaggiose di quelli del prestito pubblico.

La restaurazione delle forze economiche
Luzzatti voleva puntare al risanamento finanziario del paese il quale non era solo un presupposto per raggiungere finalità più generali, ma anche un inizio della restaurazione delle forze economiche nazionali per:

  • richiamare in italia il capitale straniero
  • stimolare l'attività industriale
  • innalzare le condizioni di vita e di lavoro delle fasce deboli della popolazione

La linea di fondo di Luzzatti (che capovolgeva guella di Sonnino) era:

  1. risanamento affidato più al taglio delle spese che all'aumento delle entrate(taglio da effettuarsi in tutti i ministeri: guerra, lavori pubblici, africa)
  2. fare qualcosa per la finanza locale
  3. fare qualcosa per la circolazine cartacea
  4. aggiustamento dell'imposta di ricchezza mobile
  5. riforma fiscale: riequilibrio di rapporti imposizione diretta e sui consumi.

2. Fare qualcosa per la finanza locale
La situazione dei bilanci di numerosi comuni (meridionali) era preoccupante, gravati da debiti e mutui con gli istituti di credito. Gli interessi e gli ammortamenti erano così cospicui da indurre gli amministratori a ricorrere ad ogni forma di tassazione consentita dalla legge (violandola anche, sui generi di prima necessità).
=> Luzzatti Caldeggiò l' istituzione di una speciale Cassa di Credito per i comuni e le province appoggiata dalla cassa depositi e prestiti (saggi di interesse inferiori a quelli correnti e sovvenzionare opere di valorizzazione del territorio come bonifiche...)
Non venne accolta, ma fu approvata un'unificazione di debiti comunali e provinciali della sicilia, sardegna, elba e roma.

3. Risanamento della circolazione
occorreva che ai biglietti fosse assicurata una garanzia indipendente dall'andamento degli affari di banca e rappresentata  da riserve metalliche, da valori di stato o garantiti dallo stato, da crediti per anticipazioni su pegno di valori pubblici e da portafoglio liquido e commerciale di primo ordine da sostituirsi gradualmente con titoli di stato.
Gli istituti di emissione dovevano assicurare un minimo di riserva irriducibile indipendente da qualsiasi diminuzione della circolazione (300 -> banca d'italia; 21 ->  banco di sicilia, 90,5 → banco di napoli).
A partire dal 1 gennaio 1898 la circolazione sarebbe dovuta diminuire secondo precise scadenze (mancata o carente percezione di come il ciclo economico stesse mutando in espansione).
Si voleva ridare al paese credibilità interna ed Internazionale (era assolutamente necessario).

Risanamento della circolazione e il problema delle pensioni
Luttazzi è l'ideatore di 4 decreti legge emessi il 6 DICEMBRE 1896. essi :

  • assicuravano i creditori del banco di napoli per circa 500 milioni tra biglietti, depositi e carte fondiarie
  • imponevano al governo:

- di garantire il rimborso dei biglietti
- anticipare la graduale riduzione della circolazione autorizzata
- separare nettamente l'amministrazione dell'azienda bancaria da quella del credito fondiario in liquidazione
- affrettare la liquidazione delle parti immobilizzate.
I quattro decreti vennero applicati il 1 Gennaio 1897.
Per completare il risanamento Luttazzi riteneva che si dovesse:

  1. porre il freno alle pensioni
  2. trasformare e alleggerire il debito pubblico
  3. sistemare le spese coloniali

 

1. le pensioni:
le pensioni erano un problema grave, perchè:

  • più organi delle pubbliche amministrazioni erano molto cresciuti e continuavano a crescere
  • i limiti dell'età pensionabile erano stati abbassati
  • l'istituto delle pensioni aveva perduto la sua fisionomia (non era più un premio alla carriera quando diventavi troppo vecchio)

ciò si poteva ritenere un Debito Vitalizio.
Luzzatti volle frenare l'onere delle pensioni agli impiegati in servizio senza eludere i diritti connessi dalla legge ma ridistribuendo i carichi; e diede vita ad una cassa di prevenzione per i nuovi impiegati.

2. Il debito pubblico
Il debito pubblico nel 1895 era di 12,6 miliardi (109% del PIL), e il peso reale cresceva (il valore nominale).
Esso era formato da:

  • 9,4 milioni di debito consolidato (74%), il quale non ha rilevanza sotto il profilo del rischio di insolvenze eventuali da parte dello stato, ma solo sui problemi dei pagamenti degli interesse (rendita perpetua); ovvero fa studiare il problema d'impatto sulla spesa pubblica e non un problema di rimborso.
  • 2,8 milioni di debito redimibile. Per trasformarlo ed alleggerirlo viene utilizzata una Politica di conversione che comporta delle conseguenze sul valore del debito stesso e sulla spesa per interessi (bilancio pubblico) ed ebbe effetti negativi per i portatori di titoli (vedono svanire la possibilità di ottenere un rimborso del capitale o tenersi il tasso d'interesse percepito)e vantaggi per lo stato e l'investitore.

La politica della conversione venne attuata attraverso la conversione di 229 milioni tra il 1896 e il 1897 (le rendite scritte erano superiori a quelle cancellate, quindi per la gestione della liquidità il vantaggio era evidente) di cui 169 redimibile in consolidato 4,5% netto e 60 in con solidato di un tipo in consolidato di un'altro.
Le conseguenze furono le seguenti:

          • annullamento di un importo di rendite (estinzione del debito redimibile)
          • iscrizione nel bilancio di nuove rendite (accensione del debito consolidato)

          così si ottenne un risarcimento per i possessori della rendita essendo aumentato il valore assoluto degli   
interessi percepiti.

Dal punto di vista finanziario la perdita rappresentava in media il 6 per 1000 del capitale (quota nel complesso sopportabile). In più lo scenario macroeconomico orientava le aspettative verso la deflazione e il calo dei tassi d'interesse. Dunque i finanziatori potevano attendersi guadagni anche consisteni in conto capitale se il corso del consolidato fosse salito nelle varie piazze oppure in termini reali se il prezzo fosse rimasto calante.

3.Il capitale coloniale e le nuove riforme
Le spese d'africa Rudinì le concluse alla partita con l'Etiopia (pace di Addisabeba nel 1896) dove si vide:

  • una graduale riduzione delle truppe oltremare
  • l'istituzione della tesoreria a Massana
  • pone fine all'arbitrio di quei governatori che ordinavano e davano battaglie senza il consenso del parlamento.

Luzzatti invece riduce da 9 a 5 milioni il contributo statale per la colonia.
Il bilancio coloniale dal 1896-1897 non era certo poiché Luzzatti non disponeva ancora di dati certi, ma poteva solo dire che la disponibilità del tesoro non era superiore a 2,6 milioni

il 6 DICEMBRE 1896:

  • i biglietti di banca in circolazione erano quasi interamente garantiti dallo stato
  • la fiducia dei depositanti e dei portatori di cartelle fondiarie non era venuta meno di fronte ad un calo dei tassi d'interesse
  • i crediti fondiari, resi autonomi grazie ai banchi meridionali, avevano registrato un rafforzamento delle cartelle
  • il banco di napoli non solo si era salvato ma era in ripresa.

A vista di ciò Luzzatti progetta le seguenti riforme:

  • impegni in materia di emigrazione
  • modifiche all'ordinamento dell'imposta sulla ricchezza mobile
  • operatività della cassa di credito comunale e provinciale
  • anticipata la consegna ai comuni dei beni delle chiese ricettizie
  • aumento della congrua ai parroci
  • costituzione di un fondo degli sgravi amministrato in modo autonomo e intangibile per legge alimentato da:
        • avanzi di bilancio utilizzabili entro un triennio
        • economie nei lavori pubblici, sugli esercizi ferroviari, nelle convenzioni marittime
        • abolizione delle sottoprefetture
        • riforme dell'amministrazione giudiziaria e dell'interno
        • fusione dei demani e limitazione nell'assunzione di nuovi impiegati
        • economie nella pubblica istruzione
        • marchio obbligatorio per gli oggetti in oro ed argento
        • tasse di borsa
        • revisione di tasse di concessione dei titoli nobiliari e ritocchi nelle imposte di successione, nei gravanti fiscali per gli appalti della pubblicità sugli involucri dei tabacchi e delle sigarette.

 il fondo degli sgravi fiscali avrebbe avuto a disposizione 43 milioni e avrebbe erogato i mezzi finanziari per:

  • esonero dell'imposta fondiaria sui terreni colpite da quote inferiori a 10 lire e la restituzione dei minimi poderi agli espropriati dal fisco (consolidamento dei piccoli proprietari nei loro modesti possedimenti)
  • aiuto a quanti, gravati da un imposta compresa tra 10 e 20 lire, si fossero adoperati per sciogliersi dal vincolo delle ipoteche e per migliorare i propri fondi
  • sostegno alla colonizzazione interna, destinando per legge concessioni di beni patrimoniali incolti o mal coltivati dei comuni, delle province e dello stato e beni degli enti morali o privati per contrattazione.
  • Esenzione del lavoro industriale da ogni imposta di ricchezza mobile
  • innalzamento ed una più esatta determinazione del minimo imponibile sul lavoro espletato nell'ambito delle arti minori e dei piccoli commerci.

N.B: dato che il costituirsi del fondo avrebbe richiesto tempi non brevissimi la conversione dei benefici doveva essere graduale, non si doveva perdere di vista le esigenze del bilancio.

La politica fiscale
la metodologia redazionale del bilancio del Luzzatti rispondeva a criteri prudenziali (sottostimò il flusso delle entrate. Tra il 1896 e il 1897 la struttura interna dei grandi capitali delle entrate rimase invariata. La dinamica delle singole voci:

  • gli importi delle tasse sugli affari e delle privative superarono quelli accertati nel 1895-1896
  • a livello di singole imposte aumentarono le tasse di fabbricazione
  • impatto sociale sull'aumento delle privative

la voce di entrata che subì la maggiore variazione assoluta e percentuale fu quella delle dogane e dei diritti marittimi nelle imposte dirette.

La fine della guerra doganale con la Francia
L'accordo commerciale tra italia e francia prevedeva:

  • OTTOBRE 1896: concordano di applicare gli stessi diritti delle massime nazionali alle navi italiane nei rapporti franco-algerini e quelle francesi nei porti italiani.

 

  • NOVEMBRE 1898: applicazione da parte dei francesi dei prodotti italiani del trattamento della tariffa minima, e dalla parte degli italiani il riservare ai prodotti francesi il regime della nazione più favorita (erano esclusi i filati e i tessuti serici), in più:
        • per il vino si stabilì un aumento dei dati in entrambe le tariffe e alla tassazione ragguagliata al grado alcolico si sostituì la tassazione al volume. Ciò portò ad aggravi per alcuni vini italiani di debole forza alcoolica, degli sgravi per i vini più robusti e dei considerevoli vantaggi per il Vermont
        • favorite le paste alimentari che videro ridotto il loro dazio in entrata in francia e vantaggi maggiori ottennero i frutti meridionali e l'olio d'oliva.

 

Espansione Economica in Età Giolittiana

Stime della crescita industriale
Gershenkron: dice che dal 1896 al 1907 il saggio medio di crescita della produzione industriale passò da                    
0,3% a 6,7% mentre dal 1908 al 1913 scende al 2,4%
Fenoaltea: 1896-1907 = 7,6%; 1908-1913 = scende al 2,3%
Istat: 1897-1908 = 5%; 1908-1913 = 1,5%

L'espansione presentava fattori endogeni ed esogeni:
FATTORI ESOGENI:

  • inversione del ciclo economico
  • sviluppo dei sistemi di comunicazione
  • notevole afflusso d'oro proveniente dalle miniere del Transvaal = affermazione del Gold Standard
  • Incremento degli scambi Internazionali
  • presenza di dati protezionistici attenuati da:

- aumento dei prezzi
- progressi nei trasporti
- nuove direttrici di scambio
- riduzione dei moli
- revisione dei trattati di commercio
FATTORI ENDOGENI

  • risanamento della finanza pubblica
  • rafforzamento della banca d'italia
  • stabilità della lira
  • maggiore propensione al risparmio
  • intervento dello stato
  • crescita sotto il profilo demografico che portò a:

- urbanizzazione (muta la distribuzione della popolazione tra città e campagna)
- flusso emigratorio verso i centri europei più industrializzati e verso le americhe

Banche, Cambi esteri e Conversione della rendita
i rapporti tra la banca mista e l'industria ( dopo il crollo dei 2 grandi istituti di credito)varia:
si modifica il sistema bancario favorendo in modo spesso incontrollato l'accesso al credito e il conseguente indebitamento delle imprese industriali (peculiarità dell'azione delle banche miste).
Ciò portò ad un grande aumento delle società per azione e del capitale in esse investito (capitalismo).
Come conseguenza della modifica del sistema bancario , si ha una sua evoluzione, con un rafforzamento della banca d'italia (che fu da sostegno alla crescita economica) grazie a:

  • liquidamento in anticipo sui tempi fissati dalla legge con perdite contenute e partite immobilizzate.
  • Accentuò le riserve metalliche
  • margini sempre più alti di discrezionalità e libertà operativa
  • consolidamento dei rapporti con il tesoro

I risanamento degli altri due istituti di emissione influì in positivo sulla bilancia dei pagamenti che portò ad un accumulo di ingenti riserve metalliche a copertura della crescente circolazione monetaria, e le immobilizzazioni seguirono una netta contrazione.

La Lira:per l'aggio sull'oro e sulla sterlina vi fu una grande conversione della rendita 5% lordo (GIUGNO 1906) che fu preparata da Luzzatti, diretta dalla Banca d'Italia e sostenuta da un consorzio bancario internazionale. Essa portò ad una riforma strutturale della finanza pubblica(significativa rivoluzione dell'incidenza degli interessi sul debito consolidato e fluttuante).
L'operazione venne resa possibile grazie a:

  • prolungato attivo della bilancia dei pagamenti
  • flessioni dei tassi d'interesse in europa
  • aumento delle riserve metalliche degli istituti di emissione
  • rientro dei titoli di stato collocati all'estero
  • conversione nel 1903 dei vecchi titoli di rendita a 4,5% in nuovi certificati 3,5%

L'industria tessile
muta il quadro monetario e finanziario, che porta benefici nel:

  • settore industriale
  • agricoltura (sviluppo delle tecniche e dei sistemi di coltura, revisione dei rapporti di produzione e meccanizzazione)
  • commercio internazionale (crescita di esportazione di prodotti finiti)

Nel settore industriale il tessile ha una notevole capacità propulsiva:

  • più diffusa e consolidata presente sul mercato mondiale
  • limiti strutturali
  • concorreva in modo determinante alla formazione del prodotto industriale
  • dava lavoro al 15% degli addetti al secondario
  • voce significativa nella bilancia commerciale

L'industria del cotone ha una crescita più intensa, e viene sostenuta da:

  • forte protezionismo
  • basso costo della manodopera
  • notevole incremento dei telai meccanici
  • impiego di fonti di energia alternative a quella idrica
  • cospicui investimenti sia in termini di capitale circolante che quello fisso
  • moderata ma costante crescita dei prezzi
  • rinnovata domanda.

Molte imprese investirono in modo incontrollato, e questo portò ad uno squilibrio tra l'espansione degli impianti e la potenzialità di assorbimento del mercato, contraddizione che emerse in tutta la sua gravità con la crisi del 1907.
La difficoltà di smaltire le eccedenze impose:

  • una rivoluzione degli orari di lavoro
  • stipula di accordi interni per limitare la produzione

L'industria laniera non ebbe uno sviluppo paragonabile a quello cotoniero ma più lineare ed equilibrato, grazie alla propensione al consumo e al più ampio orientamento della domanda.
Essa era:

  • condizionata dagli effetti della politica protezionistica
  • importazione produttiva che privilegiava le botteghe artigiane e i piccoli opifici.
  • Manodopera non specializzata e mal retribuita

Marzano di Valdagno: fu l'azienda che meglio riuscì a svincolarsi dal tradizionalismo produttivo approdando ai più alti schemi dimensionali e puntando su un maggiore grado di meccanizzazione e su una solida rete commerciale
Schio di A.Rossi puntò sull'innovazione efficacemente congiunta con la tradizione trasformando l'azienda in società anonima con l'intento di dar vita ad uno stabilimento modello.
nel Biellese ci furono resistenze nella meccanizzazione: il lavoro a domicilio e i piccoli insediamenti manifatturieri si integravano in modo ottimo con alcune grandi imprese.
L'industria serica presentava un alto numero di addetti e un basilare contributo alle esportazioni.
Maggiori difficoltà si ebbero nei segmenti più affermati i quali avevano conservato un impostazione tradizionale e facevano largo uso di manodopera rurale:

  • aumento del costo della manodopera
  • gravi malattie che colpirono i bachi e i gelsi
  • disaffezione dei contadini per l'allevamento dei bachi
  • concorrenza dei prodotti asiatici e delle prime fibre tessili

Siderurgia
La siderurgia è un'industria innaturale per l'Italia a causa della scarsità di materiale ferroso e mancanza di carbon fossile.  Essa viene protetta dalla tariffa del 1887 e sorretta dalle commesse stradali (=i progressi).
L'aumento della produzione comporta un aumento della richiesta di combustibile e di materie prime, e per soddisfare tale domanda si ritiene utile dover procedere ad un diverso e più intenso utilizzo delle miniere di ferro Elbane (prodotto fino ad allora esportato)

ELBA:

  • società anonima nata nel 1899 con il supporto di azionisti francesi e belgi e con il sostegno di un pool di banche capeggiate dal Credito Italiano.
  • Le viene affidato lo sfruttamento del giacimento di ferro elbano
  • costruì nel 1902 nel porto ferraio il primo altoforno a calce a servizio di un impianto a ciclo integrale= da il via ad un complesso processo di partecipazioni a catena, di spregiudicate manovre finanziarie.

Odero e Orlando sono protagonisti di operazioni finanziarie e societarie, e riusciranno a controllare il pacchetto di maggioranza della Terni formando un potere post siderurgico guidato dalla Terni, dall'Elba e dal Ilva.

Società Altiforni e Fonderie di Piombino: sotto la guida di un gruppo finanziario capitanato da Bondi ideò la costruzione a Portovecchio un impianto per la produzione di ghisa e laminati. Così si innesca un accesa contesa per lo sfruttamento delle miniere d'Elba.
Si risolve nel 1904 quando ragioni di opportunità connesse ai vantaggi offerti dal provvedimento governativo per il risorgimento economico di Napoli indusse i contendenti ad un accordo.
All'interno della società vi era una fissa rete di relazioni ed interessi, che invece di portare ad una sana ed equilibrata crescita del comparto finì per minare le deboli fondamenta su cui esso poggiava:
→ vi era il falso convincimento che l'elevato corso dei titoli aziendali fosse un indicatore di solidità e non piuttosto il risultato di gravosi immobilizzi e ambigue coalizioni stipulate all'ombra delle grandi banche per sfruttare i vantaggi offerti dal regime doganale e dalla protezione dello stato e per realizzare cospicui guadagni con spericolate manovre borsistiche.
Ciò portò ad una SPROPORZIONE tra le caratteristiche dimensionali delle aziende e la richiesta proveniente dal mercato.
La Banca d'Italia fu costretta ad intervenire su più fronti:

  • consorzio per alleggerire le posizioni delle società siderurgiche verso le banche miste (credito italiano e commerciale)
  • progetto di riordino industriale e commerciale → blocco per la costruzione di nuovi stabilimenti per 5 anni
  • sindacato per la disciplina dei prezzi
  • affidamento al Ilva degli impianti appartenenti all'Elba, alle Ferriere Italiane, alla Ligure metallurgica, alla Piombino e alla Savona-

Acciaierie e ferriere Lombarde: terreno lombardo fertile dove produrre grazie all'iniziativa di abili imprenditori.

 

L'industria Elettrica:
Nasce l'Edison, la società generale di energia elettrica. Nasce a Milano nel 1884, è gestita da un gruppo di imprenditori capeggiati da Colombo e sostenuti dall'appoggio finanziario della Banca Generale, di altri istituti minori e di banchieri privati Lombardi. Il capitale iniziale è di 3 milioni di lire.
Solo in Età Giolittiana prese a crescere grazie a:

  • perfezionamento dei sistemi di trasporto a distanza
  • risorse finanziarie rese disponibili dalle banche miste che sostennero la costruzione dei promi impianti
  • dopo il crollo della banca generale fu decisiva la Banca Commerciale Italiana (anche il credito italiano e importanti società finanziarie e di capitali)

In più nacquero le centrali Idroelettriche che contribuirono all'affermazione di tale industria:

  • ciò permise se non di soppiantare il carbon fossile almeno di limitare sensibilmente l'incidenza sul fabbisogno totale di fonti di energia
  • vi fu un decisivo apporto d'offerta di forza motrice
  • assicurazione di una maggiore libertà di scelta nella localizzazione di opifici

Come conseguenze le industrie di trasformazione si giocavano i progressi compiuti dall'industria elettrica. Vennero fatti passi avanti da:

  • Franco Tosi: alla produzione di caldaie al vapore affiancò quella di turbine
  • Riva, Monneret e co: fama internazionale nella costruzione di turbine
  • Ercole Marinelli: strumenti di previsione, piccoli motori elettrici e ventilatori e accumulatori
  • Richard Ginori: isolanti in ceramica
  • Silvio de Pretto e Togni:  condotte forzate

Nascono inoltre:

  • società adriatica di elettricità (SADE)
  • società idroelettrica del Piemonte (SIP)
  • società meridionale di elettricità (SME)
  • società ligure- toscana di elettricità.

La Meccanica:
La meccanica andò incontro a delle trasformazioni, ma non riuscì a compiere il grande balzo a causa di inadeguatezze:

  • modesta specializzazione del personale
  • difetti organizzativi
  • elevati costi di produzione
  • protezione doganale minore rispetto a quella offerta alla siderurgia (concorrenza estera difficile da sostenere)

in ogni caso sorgono nuove realtà produttive grazie a:

  • diffusione delle macchine agricole
  • meccanizzazione di alcuni comparti
  • sviluppo dell'elettromeccanica grazie alla diffusione dell'energia elettrica
  • sostegno dello stato grazie a provvedimenti mirati

Le fabbriche destinate alla produzione di materiale ferroviario vide un grosso potenziamento grazie a cause esogene ed endogene:
CAUSE ESOGENE: sviluppo e integrazione delle reti e dei mezzi di trasporto
CAUSE ENDOGENE: nazionalizzazione delle ferrovie (fino ad allora in concessione di privati)
nel 1905 vi fu un rinnovo del parco macchine e il lavoro venne diviso tra:

  • Breda: sorta nel 1846 a Milano con la denominazione di Elvetica legata dal 1886 ad Ernesto Breda
  • Ansaldo: fondata a Genova nel 1853, nel 1903 passa sotto la guida della famiglia Perrone (principale azienda metallurgica-meccanica del paese)

I progetti delle due aziende erano notevoli e vi fu un allargamento dei propri interessi.
L'Industria degli autoveicoli è principalmente rappresentata dalla Fiat, la quale nasce nel 1899 con un capitale iniziale di 800'000 lire e con un comitato promotore guidato da Giovanni Agnelli.
L'industria degli autoveicoli vede nel 1905-1907 un primo periodo di espansione a Milano e a Torino, ma nel 1907 con la CRISI si ha una BATTUTA D'ARRESTO dopo un periodo di forte crescita (specialmente borsistica sui titoli delle maggiori aziende) favorita dall'eccessiva FRAMMENTAZIONE DEL COMPARTO ( ancora di impronta artigianale), dalla CONCORRENZA STRANIERA  e dalla DEBOLEZZA DELLA DOMANDA INTERNA di un bene accessibile ad una fascia limitata di consumatori, per non parlare della Difficoltà di costruzione. Da qui si ha un fenomeno di ristrutturazione:

  • chiusura di diversi impianti
  • diversificazione produttiva
  • concentrazione societaria
  • nascono nuove aziende (Alfa)
  • si salvano: Fiat, Fraschini, Lancia, Bialetti.

La meccanica diede maggior impulso sia all'Industria tessile che a quella Agricola., ma diede anche sensibili progressi in altri campi:

  • cicli
  • motocicli
  • motori elettrici
  • macchine per la stampa e la scrittura
  • strumenti di previsione
  • utensili di varia natura

capacità delle aziende:

  • prezzi competitivi
  • flessibilità alle richieste del mercato
  • esperienze learning by doing

La Chimica
la chimica ebbe il più alto saggio di sviluppo fino il 1907 dovuto all'aumento di produzione di concimi, cera, inchiostro, vernici, acido solforico, soda.
Montecatini:

  • nasce nel 1888 come impresa mineraria
  • approda alla chimica con Donegani grazie al sostegno della COMIT
  • si distinse per la produzione di acido solforico, carburo di calcio e concimi chimici
  • anni 30 = principale gruppo industriale.

Nel settore elettrochimico troviamo Caffaro che nel 1912 arriva a Brescia e produce soda caustica e cloro

I comparti Minori
Cementifero: triplica la sua produzione sotto la spinta dell'urbanizzazione e grazie anche agli sviluppi nel campo infrastrutture pubbliche e industriali. Il mercato degli agglomerati Idraulici finì per concentrarsi nelle mani di pochi quindi in grandi aziende come Società Calce e Cemento di Bergamo e oggi l'Italcemento.
Agroalimentare: le esperienze di questo settore sono scaturite all'interno di piccoli commercianti che si giocarono delle nuove potenzialità, caratterizzato da una domanda interna in continua crescita e da una presenza meno aggressiva della concorrenza estera:

  • Cirio:commerciante all'ingrosso di frutta e verdura riuscì ad ampliare la propria attività, affiancandoci 2 fabbriche di conserve e acquisendo già il monopolio nel comparto
  • Galbani:venditore di formaggi stagionati, si specializzò nella produzione di prodotti lattiero-caseari
  • buitoni e barilla: passaggio dalla bottega alla fabbrica

anche l'industria dello zucchero ne fa parte, e i due princiali esponenti sono Erielania e Società Ligure Lombarda. Grazie ad autorevoli appoggi governativi riuscirono a proteggere lo zucchero ottenendo un inasprimento del dazio.

 

Agricoltura
nel 1901 il 61,7% della popolazione attiva trova impiego nell'agricoltura, che portò a dei benefici nel settore:

  • ascesa dei prezzi
  • aumento della popolazione urbana
  • crescita dei salari industriali
  • incremento della domanda sia interna che esterna

ciò portò ad un riassetto del settore primario, portandolo gradualmente a svincolarsi dal carattere di autosussistenza e favorendo la venuta di una nuova borghesia imprenditoriale che investiva ingenti capitali nella meccanizzazione e nello sviluppo dei sistemi e delle tecniche colturali.
I segni positivi del progresso:

  • produzione di vino olio agrumi e seta greggia (non fu solo sufficiente al consumoma in alcuni casi rappresentò una voce significativa delle esportazioni)
  • crescente impiego di concimi chimici e di macchine agricole
  • sperimentazione colturale
  • diffusione delle tecniche agronomiche, determinazione delle cattedre ambulanti di agricoltura e delle numerose associazioni agrarie sorte nel periodo
  • interesse di nuove terre da destinare a coltura
  • sistemazione idraulica dei bacini montani
  • sempre più ingenti capitali investiti nei miglioramenti fondiari e nel patrimonio zootecnico
  • nuovo “testo unico sulle bonifiche” pubblicato nel 1900

La Crisi del 1907
all'inizio del 900 vi era una favorevole congiuntura economica e monetaria (grazie alla sua stabilità):

  • il crescente saggio di accumulazione
  • il risanamento del bilancio dello stato
  • facilità di accesso al credito
  • incremento della spesa pubblica (leva per ridurre la disoccupazione e aumentare la produzione)
  • aspettative di una domanda crescente

Funzionarono come un moltiplicatore degli investimenti.
Nei primi anni del 900:

  • crescente domanda di capitali per finanziare nuovi progetti di investimento
  • intensa attività speculativa aumentata dalle banche miste, le quali ,contravvenendo al principio fondamentale che vietava di compiere operazioni di durata superiore a quella degli impegni assunti nei riguardi sei depositanti, sostennero in un clima eccessivamente euforico la corsa al rialzo dei titoli industriali favorendo l'emissione e il collocamento di nuove azioni.

Come effetto della frenesia innovativa nel 1906 alcune banche cominciarono a manifestare difficoltà nel recupero dei loro crediti e videro contrarsi in maniera significativa la loro raccolta, divenuta ormai insufficiente per le crescenti necessità finanziarie delle imprese.
→ Per arginare la speculazione la Banca di Francia e quella d'Inghilterra aumentarono il taso di sconto seguite a ruota dalle principali banche europee.
Gli STATI UNITI videro il fallimento di alcuni istituti troppo esposti nel finanziamento del settore industriale, che cercarono di smobilizzare le proprie partecipazioni da parte degli USA e di interrompere le linee di credito.
Ciò portò ad un CROLLO DEL VALORE DEI TITOLI e ad una CORSA ALL'ORO, portando la borsa nel panico e la chiusura degli sportelli da parte di molti istituti.
Tutta la situazione portò la crisi anche in EUROPA, dove le banche di emissione si impegnarono nel tentativo di proteggere le loro riserve metalliche e furono innalzati i tassi di sconto → aumento del costo del denaro e sensibile riduzione del circolante → programmi di investimento ridimensionati → crollo della domanda, contrazione dei prezzi e caduta dei livelli occupazionali. Così si smorza il clima euforica e si inverte il corso dei titoli portando alle liquidazioni.
L'ITALIA vide una battuta d'arresto al processo di crescita economica, in più ingenti capitali di origine bancaria erano stati impiegati nella costruzione di impianti sovradimensionati rispetto alle capacità di assorbimento del mercato.
Le vendite (liquidazioni) colpirono indistintamente tutti i comparti, e a farne le spese furono le banche miste: la società bancaria italiana era sull'orlo del fallimento, evitato solo grazie all'intervento della Banca d'Italia che agì indirettamente costituendo un consorzio bancario partecipato sia dalla commerciale che dal credito bancario.
La Crisi colpisce pesantemente il sistema bancario e finanziario, ripercuotendosi di riflesso sulla base industriale. L'economia del paese resse bene, infatti nel 1908 ci fu una ripresa dovuta a:

  • rimesse degli emigranti
  • turismo d'elite
  • domanda, cresciuta ma ancora limitata nelle quantità di beni e servizi consumati.

Una valutazione di sintesi
prima dell'età giolittiana si ebbe un'espansione:

  • crescita dei settori tradizionali
  • emergere di nuovi comparti
  • rafforzamento di strutture creditizie
  • risanamento dei conti pubblici
  • diffusione del sistema di fabbrica

in età giolittiana:

  • si viene a formare la prima base industriale
  • si inizia a colmare il divario pesante che la separava dagli Usa, Inghilterra, Francia, Germania

nel 1914 l'apparto industriale è mutato:

  • è in grado di ridurre, almeno in alcuni comparti, il ruolo dei produttori stranieri sul mercato interno
  • in grado di accrescere la capacità degli imprenditori nazionali di esportare una quota delle loro produzioni

ciò comportò diversi problemi:

  • permanenza dello stato
  • alla vigilia della guerra d'italia era ancora lontana da un assetto economico solido e non c'era confronto con i paesi più evoluti
  • bassi consumi a causa delle misere condizioni in cui continuava a vivere una parte troppo estesa della popolazione
  • sovraproduzione
  • scarsità di capitali → ruolo importante delle banche.

 

Grande Guerra e Primo Dopoguerra

La fase Neutralista:
il 28 LUGLIO 1914 (un mese dopo l'attentato di Sarajevo) l'austria chiedeva guerra alla serbia, il conflitto dilaga in tutta l'Europa e fece sbocciare delle tensioni internazionali alimentate da crescenti nazionalismi economici tra triplice intesa e alleanza.
In ITALIA c'era una posizione neutralista, non avendo il governo causato gli estremi applicativi del trattato di Alleanza con gli imperi centrali (l'austria aveva compiuto un'azione aggressiva senza prima consultare l'alleanza e il patto era difensivo). In questa fase le industrie italiane riuscirono a smaltire gli stock di merci accumulate nei mesi precedenti e alcuni comparti attraversando una congiuntura espansiva.
I Neutralisti:

  • maggioranza parlamentare giolittiana
  • socialisti
  • cattolici

Gli Interventisti:

  • irredentisti democratici (ideali risorgimentali)
  • liberali conservatori (Salandra)
  • nazionalisti (mire imperialistiche)
  • sindacalisti rivoluzionari
  • circoli culturali irrazionalisti  e antipositivisti
  • industriali che vedevano nella guerra la soluzione alla fase recessiva del 1913-1914 (rianimare l'economia smerciando prodotti industriali

ma la previsione degli industriali era infondata: l'Italia avrebbe corso il rischio, se non avesse compiuto una scelta di campo, di ritrovarsi in una situazione economica di isolamento sui mercati internazionali delle fonti energetiche e delle risorse alimentari. In più:

  • gli scambi erano diventati meno sicuri e più costosi → difficoltà nel trovare i mezzi di trasporto
  • limitata esportabilità delle materie prime di interesse strategico
  • complicazioni monetarie e creditizie
  • aumento dei prezzi conseguente all'accresciuta domanda
  • contestuale diminuzione dell'offerta

il potenziale industriale era relativamente modesto nonostante i passi avanti fatti in età giolittiana:

  • ritardi da colmare
  • carattere marcatamente dualistico dello sviluppo (nord a livello europeo a sud arretrato)

le rimesse degli espatriati e il turismo vennero meno in concomitanza con la necessità di accrescere le importazioni.
Lo scoppio della guerra nel 1914 portarono a panico e incertezza, ciò portò ai seguenti provvedimenti:

  • sospensione della convertibilità della lira per tutelare le riserve auree
  • abbandono del gold standard (anche da parte degli altri paesi tranne gli Usa), sistema internazionale monetario passa da cambi fissi a cambi fluttuanti → difficoltà per il commercio mondiale
  • aumenta il tasso di sconto

si preparò un decreto di moratoria che consentiva alle banche esclusi gli istituti di emissione di limitare i rimborsi dei depositi al 5% dell'ammontare di ciascun conto e di prorogare di 20 giorni la scadenza delle cambiali.
Ciò fu una prova difficile per il sistema bancario italiano, brillantemente superata in virtù della tempestiva e prudenziale azione della banca d'italia (assicurò la stabilità di sistema) Fiducia degli intermediari finanziari.

Il Finanziamento della guerra e il ruolo dello Stato
Il 24 MAGGIO 1915 l'Italia entra in guerra a fianco della francia e della Gran Bretagna in seguito al Patto di Londra il 16 APRILE, che da una guerra di movimento diventò una guerra di trincea. La guerra portò a delle implicazioni finanziarie:

  • finanziamenti per le operazioni belliche fecero aumentare considerevolmente il debito pubblico e l'offerta di moneta riducendo le riserve metalliche delle banche
  • si spese 1/3 del intero reddito nazionale
  • l'economia venne sottoposta ad un sempre più diretto controllo dello stato e trasferisce così le risorse dall'ambito privato a quello pubblico

ci fu una riorganizzazione del sistema produttivo:

  • fissa prezzi e salari
  • blocca i tradizionali meccanismi di mercato

le fonti di finanziamento (politica di finanziamento tedesca no inglese che utilizzava in via prioritaria lo strumento fiscale) erano:

  1. indebitamento pubblico (prestiti nazionali) 2/3: tra la fine del 1914  e la fine del 1917 furono emessi 5 prestiti nazionali collocati sul mercato da un consorzio guidato dalla banca d'italia, sommato ad un indebitamento estero (prestito dall'accordo con gli alleati) di 24 miliardi (2/3 GB e 1/3 USA per finanziare le importazioni di materie prime e derrate alimentari). Il debito pubblico passò dall'81% del PIL al 125% nel 1920.La sottoscrizione dei prestiti attuata dal consorzio ebbe successo grazie a:

- propaganda patriottica
- incentivi più o meno espliciti prospettati alle imprese (mancato aggravo di imposte  in caso di positivo collocamento del debito e generare anticipazioni garantite sui titoli di stato da parte degli istituti di emissione).

  1. Impostazione tributaria 1/6
  2. Emissione di moneta a corso forzoso 1/6 avrebbe il disaggio nei confronti dell'oro che comportò la perdita di potere della lira. La valuta italiana si svalutò su tutte le piazze. Nitti creò nel 1917 l'ISTITUTO NAZIONALE DEI CAMBI con lo scopo di gestire il regime di monopolio le operazione di compravendita delle divise estere per tenere sotto controllo le differenze di cambio → solo nel 1918 grazie agli Usa  la lira potè rialzarsi.

Con la Guerra la circolazione cartacea quadruplicò. Con i decreti governativi si elevò il limite delle anticipazioni che gli istituti di emissione erano tenuti a fare al Tesoro senza obbligo di copertura metallica.

  • L'accresciuta domanda di beni di consumo di fronte ad una diminuzione di produzione
  • più elevati costi dei trasporti marittimi
  • incremento della circolazione cartacea

fecero salire i prezzi, a poco valsero i provvedimenti presi per contenere i prezzi e assicurare il rifornimento alla popolazione, così nacque il mercato nero, l'incetta di prodotti.

Un'Industrializzazione a Tappe Forzate
anche l'economia di guerra era in fase neutralista:

  • rarefazione di numerose merci
  • difficoltà di approvvigionamento di carbone e derrate alimentari

portarono a provvedimenti per assicurare un sufficiente livello di generi alimentari

  • aumento della produzione nazionale
  • riduzione del dazio d'importazione sul grano (aumentarono le importazioni nette)
  • mobilitazione agraria

riguardo quest'ultima, la produzione agricola subì una grave diminuzione complessiva a causa di:

  • riduzione delle aree coltivate a causa dell'occupazione nemica
  • calo delle rese di diversi prodotti
  • spopolamento delle campagne per la leva obbligatoria
  • diminuzione di disponibilità di fertilizzanti e di forza motrice animale

la MOBILIZZAZIONE INDUSTRIALE enfatizza il nuovo ruolo economico assunto dallo stato, visto come un'azienda economica colossale dalla quale dipendono moltissime aziende individuali.

  • Le fabbriche ausiliarie erano privilegiate nella fornitura di materie prime e nell'esecuzione delle maestranze del servizio militare
  • comitati regionali per la m.i. Che ripartivano commesse e vigilavano sulla disciplina degli operai
  • lavoro subordinato alle prioritarie esigenze produttive belliche
  • abolito il diritto di sciopero per i dipendenti delle industrie ausiliarie

L'ideatore della mobilizzazione fu il generale Alfredo Dallolio a capo del sottosegretariato per le armi e munizioni trasformato nel 1917 in ministero con le seguenti competenze:

  • fissare e far rispettare le scadenze delle forniture militari
  • requisire le risorse ritenute necessarie per l'equipaggiamento dell'esercito e della marina
  • attivare nuovi impianti in grado di affiancare le imprese private nella produzione bellica

Le commesse statali rilanciarono il settore industriale oltre a consentire agli imprenditori di realizzare ingenti profitti grazie anche ad:

  • accettazione senza discussione dei prezzi richiesti
  • anticipazioni
  • contribuire all'ammortamento dei nuovi impianti
  • in più l'aumentata quota non tassabile degli utili destinati all'investimento fece si che questa fu reinvestita → aumentano gli investimenti

in più aumentano i vantaggi per le imprese di notevoli dimensioni già alla vigilia del conflitto, che erano più arretrate sul piano tecnologico e amministrativo. Esse assorbirono numerose altre società, dando il via ad un decollo in italia della grande industria.

I progressi nel comparto chimico, meccanico, elettrico e siderurgico vennero ottenuti grazie a ingenti profitti conseguiti e all'abbondante liquidità:

  • Terni: ghisa e acciaio
  • Ilva: ghisa e acciaio, robusta integrazione orizzontale e verticale
  • Ausaldo: (perrone) colosso siderurgico, sistema verticale a ciclo completo, formato da 3 poli: meccanico, siderurgico e marittimo
  • Fiat: meccanico
  • Breda: assunse carattere polisettoriale, dalle locomotive a produzione bellica
  • Caproni: aereoplani
  • Montecatini: chimico, necessità di esplosivi a scopo bellico. È il perno dello sviluppo della chimica italiana, incorporando società e assumendo una posizione alta nella fabbricazione di fertilizzanti e vari prodotti tipici nel dopoguerra
  • Comparto elettrico. Raddoppia la produzione con l'energia idroelettrica (italianizzate le società controllate dai tedeschi).

Le esigenze belliche imposero al settore secondario di superare a tappe forzate i problemi ancor presenti in alcuni comparti. Grazie al dinamismo di non pochi imprenditori privati e al notevole sforzo dello stato il potenziale produttivo potè essere incrementato e riqualificato. Il rafforzamento delle basi industriali del triangolo veneto, emilia e toscana però rafforzarono il divario nord e sud.

Durante la guerra il sistema bancario constatò una crescita dell'attivo degli istituti di emissione connessa all'aumento della circolazione cartacea, ed un'espansione delle banche di credito ordinario.
Banca Italiana si sconto (bis): si legò strettamente all'Ausaldo alla quale erogava crediti illimitati e i Perrone   acquisirono il 40% del capitale azionario della banca
Credit: tentò di essere scalata dalla Fiat. Dietro questi interessi era evidente l'obbiettivo di far pendere a favore dei maggiori industriali l'ago della bilancia nei rapporti con le banche e du consolidare le posizioni acquisite a scapito delle industrie riali.

Le conseguenze economiche della guerra in Europa.
La guerra portò:

  • 20 milioni di morti
  • milioni di ivalidi
  • traumi psichici (disagio sociale e disadattamento)
  • danni materiali, volontà dei vincitori di quantificare ogni tipo di distruzione e far pagare ai vinti.

Venne imputata alla Germania (all'epoca nel 1918 repubblica di Weimar e formata da un assemblea costituente a maggioranza social-democratica) la responsabilità della guerra e dunque vennero effettuate le varie ripartizioni con il TRATTATO DI VERSAILLES, riparazioni in :

  • natura
  • contanti

Vennero stabiliti in contanti ben 132 milioni di marchi-oro (il doppio del reddito nazionale della germania.
Keynes nel suo libro “the economy conseguences of the peace” del 1919 esprime il suo disaccordo. Nel libro lui dice che i vincitori non sisono preoccupati di ricreare le condizioni per una ripresa dell'economia europea e per garantire una pace duratura, e che avrebbe innescato una forte tensione.
In più la germania già nel 1922  a seguito di restrizioni economiche imposte non fu più in grado di ricavare quel surplus sufficiente a versare le rate annuali delle riparazioni, così chiese la moratoria e le truppe francesi e belghe invasero il bacino della Ruhr (resistenza passiva della popolazione)
Da entrambe queste cause derivò il Tracollo del Marzo:

  • abbandono del regime a cambi fissi
  • deprezzamento delle monete
  • difficoltà dei sistemi bancari
  • cessata stabilità dei rapporti economici finanziari
  • devastazione delle reti dei trasporti ferroviari e marittimi
  • frammentazione dei grandi imperi

La guerra fu uno spartiacque tra i 19esimo e il 20esimo secolo sotto il profilo economico. L'europa è indebolita e con molti problemi. Durante la guerra la dipendenza economico-finanziaria dagli USA ridimensionò il ruolo della Gran Bretagna (si sposta il baricentro). Gli USA ebbe i maggiori benefici della guerra: creditori e avanzi commerciali.

  • Gran bretagna, francia e italia hanno debiti con gli Usa
  • la Francia e l'Italia hanno debiti con la Gran Bretagna

GB,F e I credevano che gli USA non reclamassero il pagamento dei crediti connessi durante la guerra (non superavano comunque i soldi che dovevano per la riparazione), ma gli Usa forzarono i debitori a regolare le loro pendenze pena la rinuncia a intrattenere rapporti con il mercato americano (indispensabile erogatore di capitali).
Ci fu una riconversione difficile dell'apparato industriale per ripristinare la produzione di pace, a causa di:

  • concorrenza dei paesi neutrali che stimolati dalla crescente domanda di materie prime, derrate alimentari e prodotti finiti accrescono il proprio sviluppo industriale e invasero i mercati europei
  • i paesi europei furono costretti a disinvestire buona parte dei loro capitali privati all'estero

La mano dello stato è più forte sull'economia, e anche lo smantellamento dell'impalcatura bellica non limita una limitazione dell'intervento statale.
Il TRATTATO DI PACE DI PARIGI ebbe rilevanti conseguenze economiche:

  • mutamenti territoriali: mappa politica dell'europa ridisegnata (crollo impero russo, tedesco, ottomano e austroungarico). La modificazione delle frontiere, nonostante ci si dovesse ispirare ai 14 punti di Wilson ai quali stava alla base il principio di autodeterminazione dei popoli molte minoranze rimasero soggette alla dominazione straniera → difficoltà d'integrazione economica e sociale).
  • Alterazione dei rapporti di scambio: all'indomani della rivoluzione bolscevica era stato compromesso il commercio del porto del baltico. Importanti centri di sostamento delle merci russe con l'occidente europeo.

Con la guerra si sviluppò il Protezionismo (non ci si poteva più indebitare con l'estero):

  • barriere tariffarie per proteggere le industrie nazionali prosperate durante la guerra
  • accentuazione dell'autosufficienza economica attraverso la sostituzione di prodotti tradizionalmente importati con produzioni proprie → NAZIONALISMO ECONOMICO

Nel Dopoguerra l'ambiente economico quindi è più rigido. La diminuzione della flessibilità salariale, ascrivibile alla crescente forza delle organizzazioni sindacali e di sempre più diffusi metodi di contrazione collettiva (venne meno la valvola di sfogo rappresentata dall'emigrazione, causa politiche limitative dei flussi migratori). La smobilizzazione delle truppe incise sul mercato del lavoro ma era una massa non sempre adeguata agli impieghi in tempo di pace, gran parte però dei soldati congedati riuscì ad essere assorbita grazie ad una frenetica politica di creazione di posti di lavoro sorretta da una forte domanda
aggregata.

 

Il ciclo monetario presentava un'inconvertibilità della carta moneta in oro (fino al 1923):

  • crollarono molte monete come il rubio, la corona austriaca e il marco
  • le monete dei vincitori persero l'80% del loro potere d'acquisto (portano a fluttuanti oscillazioni che ostacolano gli scambi commerciali)
  • le potenze dell'INTESA avevano sviluppato un sistema di pagamenti sorretto da prestiti interalleati. Ciò portava ad un livello di importazione adeguato e all'assistenza finanziaria che ha termine alla fine della guerra (si presenta il conto per essere rimborsati). Crollano così i tassi di cambio dei paesi dell'intesa
  • instabilità dei mercati finanziari data dall'incertezza dell'entità delle riparazioni sui tempi e modi dei rimborsi dei debiti interalleati

nel dopoguerra il problema è ottenere sovvenzioni sufficienti a far fronte al generale impoverimento della popolazione e alla scarsa disponibilità di dei mezzi di sussistenza (pessime condizioni dei paesi centro-orientali sull'orlo del collasso, anche a causa della carestia del 1918).
Grossi aiuti arrivavano da organizzazioni americane =American Relief Administration: agenzia del consiglio supremo alleato, che tramite atti ufficiali ridimensionati ai quali subentrarono organizzazioni private. Ma gli aiuti furono insufficienti e limitati nel tempo a causa della debolezza della società delle nazioni.

Nel 1919 si ebbe la ripresa della produzione industriale negli Usa, Giappone e Paesi neutrali, che causò un boom che durò poco più di un anno, seguito dalla depressione  tra il 1920-1921 (una crisi di assestamento inevitabile per il passaggio da un economia di guerra ad una economia di pace). L'esplosione della domanda portò ad un aumento dei prezzi conseguente alle abolizioni delle restrizioni belliche, così da produrre un capovolgimento nel rapporto tra domanda e offerta:

  • la domanda si restrinse dopo che erano stati soddisfatti i bisogni più urgenti
  • l'offerta si ampliò mano a mano che le attrezzature produttive venivano ricostruite

ciò portò ad una grave crisi di sovrapproduzione che comportò:

  • caduta dei prezzi
  • fallimenti di banche e industrie
  • aumento di disoccupazione

Politiche fiscali e Problemi di Finanza Pubblica
L'italia nel dopoguerra:

  • indebitameno triplicato
  • circolazione cartacea triplicata
  • debito estere con ex alleati inglesi e americani per finanziare la guerra era di 19,5 miliardi di lire-oro → quota annua di lire-oro di un miliardo
  • aumento delle importazioni dagli usa
  • sistema economico più debole rispetto alla Francia,e Gran Bretagna che potevano contare su riserve auree notevoli, maggiore disponibilità di materie prime e fonti energetiche, efficiente sistema fiscale.

Il sistema economico italiano:

  1. è più dipendente dall'estero attestato dal deficit della bilancia commerciale. Tale squilibrio non poteva essere causato come in passato dalle rimesse degli emigranti (causa blocco immigrazione). Quota Act americano riporta il rientro dei braccianti. Così si ebbe un esubero di Forza lavoro, sommato ai licenziamenti degli industriali causati dalla riconversione portarono alla sottoccupazione nelle campagne e alla disoccupazione.
  2. Il rialzo dei prezzi non più legato alla scarsità dei prodotti ma all'abnorme incremento di massa monetaria più acquisto di merci dall'estero. Da qui partirono richieste di adeguamento salariali che vennero accolte a causa dei continui scioperi e un incessante mobilitazioni dei lavoratori. Ma il rincaro dei prezzi continua, cadendo in una spirale inarrestabile.
  3. L'inflazione non si arrestò dopo la guerra ma continuò a crescere sensibilmente fino al 1920.
  • ne risentono di più i ceti medi che dopo aver sottoscritto prestiti nazionali e vedevano assotigliarsi le loro fonti di reddito anche per il mancato adeguamento degli stipendi. Ciò comportò un insofferenza verso chi si era arricchito con le forniture belliche  e con i contadini che riuscivano a strappare continue concessioni sul piano salariale e normative con rivoluzioni.
  • L'inflazione era alimentata da un fabbisogno finanziario dello stato che continuava ad espandersi e  che comporta la lievitazione del disavanzo di bilancio, ciò comportò un aumento della spesa pubblica dato da:

- livello ancora elevato delle spese straordinarie di guerra
- pensioni erogate a militari e invalidi
- risarcimenti corrisposti alle popolazioni danneggiate dalla guerra
- ricostruzione delle terre liberate
- mantenimento del prezzo politico del pane volto a colmare il prezzo di requisizione del grano e il prezzo di vendita del pane
- esenzione di importanti lavori pubblici
era necessario tentare di placare la delusione e la protesta degli ex combattenti smobilitati che stentavano a trovare lavoro.

Nel dopoguerra ci fu un inasprimento del cambio della lira nei confronti delle principali valute. Nel 1919 cessò da parte di inglesi e americani l'impegno a mantenere stabile sui mercati internazionali il cambio della lira italiana che, liberamente negoziabile all'estero vide crollare il suo corso. In più non viene condivisa la rivendicazione adriatica avanzata dall'Italia durante la conferenza di Parigi e portò al raffreddamento dei rapporti:

  • si correva il rischio di non ottenere altri prestiti americani
  • non si abbandonava da una generale remissione dei debiti fra tutti i paesi che avevano combattuto per la stessa causa o compensazione tra debiti davanti e riparazioni imposte dai nemici
  • si attendeva che venissero definite le riparazioni spettanti all'Italia. Chiese di ridurre l'entità dei debiti guerra da rimborsare e di sospendere l'esazione degli interessi poiché si trovava in esigenze finanziarie e il prelievo fiscale non era sufficente. Quindi si ricorse a un nuovo prestito nazionale almeno finchè non si fossero riaperti i canali del finanziamento internazionale

Il disavanzo di bilancio diminuì negli esercizi successivi grazie a:

  • introduzione di imposte straordinarie (sul patrimonio)
  • opera di risanamento del governo Giolitti (abolizione del prezzo politico sul pane)
  • libertà del commercio dei cereali → liquidazione dell'onerosa gestione a
  • rientro dell'indebitamento bellico.

La Conversione post-bellica, La scalata alle banche e i Salvataggi.
La guerra aveva prodotto un processo di industrializzazione squilibrato. Alcuni comparti produttivi erano privilegiati rispetto ad altri solo al nord, e ciò comportò un espansione disordinata ed artificiosa.
Il riassetto e il Rinnovo degli impianti per consentire la produzione di pace fu un compito arduo per le imprese specializzate nella produzione bellica, e ciò portò in una CRISI DEL RIORDINO INDUSTRIALE, che coinvolse i principali gruppi siderurgici e meccanici.
Questi gruppi avevano tentato di scalare le banche miste per garantirsi fonti illimitate di credito e perseguire un'ambiziosa strategia espansiva.
Le due banche erano la Credit e Comit  le quali nel 21 riescono a imporre all'Ilva (paralizzata da una situazione di dissesto finanziario) l'allontanamento dei vecchi amministratori ed un drastico ridimensionamento (riduzione del capitale sociale & liquidazione di tutte le attività non siderurgiche).
Le industrie siderurgiche e meccaniche che tentarono così la scalata erano:

  • FIAT con CREDIT
  • ANSALDO con BIS e COMIT

Le due banche riuscirono a mantenere la propria autonomia, mentre la Bis eccessivamente esposta nel finanziamento dell'Ansaldo subì un progressivo immobilizzo e rimase travolta dal crollo dell'impero dei fratelli Perrone → fu messa in liquidazione nel 1921 dopo un tentativo di salvataggio (riuscì a rimborsare gran parte dei suoi creditori, ma non a salvarsi per il timore delle banche concorrenti e l'incertezza dello stato).
L'Ansaldo è la prima causa del crollo della BIS, fu sottoposta ad una globale risistemazione e la rimozione dei Perrone. La Nuova Ansaldo

  • conservava le officine meccaniche
  • gli altri comparti andarono a formare società separate controllate dallo stato attraverso partecipazioni.

CSVI:

  • consorzio per le sovvenzioni sui valori industriali
  • creato alla fine del 1914
  • capitale conferito dalle banche di emissione
  • braccio operativo Banca d'Italia
  • scopo: finanziamento di banche e industrie in difficoltà
  • nel 1919 affiancato dal Consorzio del Credito per le Opere Pubbliche (CREDIOP)

Sezione autonoma CSVI:

  • nasce nel 1922
  • scopo: liberare il consorzio dal peso degli smobilizzi legate alle operazioni di salvataggio della banca d'italia consentendogli di esercitare il credito industriale.

CREDIOP:

  • fondatore Beneduce (socialista riformista)
  • scopo: sottrarre ai privati facili guadagni nel finanziamento delle grandi opere pubbliche. riforma del sistema bancario e ridimensionamento del sistema delle banche miste
  • fondi: emissione di obbligazioni acquisibili dagli alti (temuti) a impiegare in titoli di stato o da esso facenti parte del loro patrimonio.

BANCO DI ROMA:

  • tra il 1921 e il 1922 è gravato da forti immobilizzi per cospicue perdite di attività all'estero e per essersi eccessivamente esposto a investimenti per bonifiche agrarie e crediti alle industrie in crisi
  • ricorso al risconto della banca d'italia → indebitamento
  • si trovò sull'orlo del dissesto anche a causa dell'assottigliamento dei depositi
  • non ci si poteva permettere dopo la BIS la caduta di un'altra banca mista, così Mussolini impose alla banca d'italia il salvataggio del banco di Roma raccogliendo consensi nel mondo cattolico. E tramite un programma di ristrutturazione il salvataggio riuscì anche se con tanti soldi e molto tempo.

Giolitti → equilibrio tra banca e industria
Guerra → squilibrio a favore dell'industria
Dopoguerra → squilibrio a favore delle banche sopravvissute alla crisi
lo stato si limitò ad intervenire nelle situazioni più drammatiche. Nel 1921 tariffa protezionistica, aumentano i dati a favore della produzione siderurgica, meccanica e chimica.

Crisi dello stato Liberale, Lotte sociali e Ascesa al Fascismo
nel dopoguerra politico si ha l'affermazione di due partiti di massa:

  • Psi
  • Ppi: fondato nel 1919 da Sturzo. Partito moderno a struttura rigida con una segreteria che dettava la linea da seguire e non ammetteva più accordi personali di tipo parlamentare. Aveva un orientamento cattolico-sociale (superato il non-expedit) , ma era un partito laico autonomo dalla gerarchia ecclesiastica, democratico, interclassista, con un programma organico e non limitato agli interessi religiosi (diritto del lavoro, sviluppo della cooperazione, assicurazioni sociali, decentramento amministrativo).

Le elezioni del 1919 (con sistema proporzionale) videro proporsi:

  • Liberali: molto divisi all'interno del partito, predominavano i massimalisti suggestionati dalla rivoluzione bolscevica → promulgava lotta contro la borghesia capitalistica e la presa violenta del potere
  • Psi → 156
  • Ppi → 100
  • Confederazione generale del lavoro (socialista)
  • Confederazione generale dei lavoratori (cristiana)

dal 1919 al 1922 si succedettero 7 governi liberali con 5 diversi presidenti del consiglio (Orlando, Nitti, Giolitti, Bonomi, Facta)
Nel marzo 1919 Mussolini fonda a Milano i Fasci Italiani di Combattimento:

  • fondati da ex combattenti, nazionalisti, sindacalisti rivoluzionari e dannunziani.
  • Alimentavano il mito della vittoria rubata e il risentimento contro il socialismo neutralista
  • anticapitalista, anticlericale, antimonarchico

le elezioni del 1919 portarono a poche migliaia di voti per il partito, ma alla fine del 1920 andò peggio.
Nel 1921 i fascisti si riunirono nei blocchi nazionali favoriti da Giolitti, così ottennero 35 seggi e un posto in parlamento. Nel NOVEMBRE 1921 il fascismo si trasforma in Partito senza rinunciare alle squadre armate.

Il biennio 1919-1921 viene chiamato anche BIENNIO ROSSO, poiché vi è un'impennata di scioperi e agitazione a causa di:

  • ex-combattenti che associavano il ritorno della pace ad una prospettiva di vita migliore
  • promessa della terra ai contadini
  • inflazione galoppante
  • maggiore consapevolezza dei propri diritti da parte dei lavoratori → livello di scolarizzazione cresciuto
  • aggravarsi della disoccupazione

Nel dopoguerra si ebbe:

  1. aumento delle tasse: gravava pesantemente oltre che sulle famiglie operaie anche sulla piccola borghesia urbana. Gli stipendi erano ben lontani dall'allinearsi alla curva ascendente dei prezzi. Gravava anche sui precettori di rendita fondiaria e i proprietari di immobili. Da qui si ebbe una drastica concentrazione del loro potere d'acquisto e nel 1919 delle folle assaltarono i negozi in parecchie città.
  2. In campagna le tensioni sociali sfociarono nell'occupazione delle terre (operazioni gestite dall'opera nazionale dei combattenti.

Il decreto del ministro Visalli che concedeva ai prefetti la facoltà di autorizzare la requisizione temporanea dei terreni incolti o mal coltivati a vantaggio delle associazioni di coltivatori, ma non risolse in modo soddisfacente l'aspirazione dei contadini al possesso delle terre. Quindi le lotte agrarie si scontrarono tra:

  • Leghe Rosse: Federterra: combattere la disoccupazione bracciante; propugnavano le affittanze collettive e l'imponibile manodopera
  • Leghe Bianche: Sindacalisti di ispirazione cattolica:

- miravano a creare imprese agricole gestite dai consigli di cascina → assunzione diretta di responsabilità imprenditoriali da parte dei coltivatori e la loro compartecipazione ai profitti
- migliorare i patti agrari
- rendere il conduttore indipendente dal proprietario
- diffusione della piccola proprietà coltivatrice
3.    le lotte degli operai toccano l'apice nel 1920. Nel 1919 recuperano i lavoratori il potere d'acquisto
perduto a causa dell'inflazione, più la riduzione delle ore di lavoro passato a 8 ore( rilevante per il problema della disoccupazione). Le elites operaie maggiormente ideologizzate spinsero il rivendicazionalismo verso sbocchi rivoluzionari → consigli di fabbrica e autogestione delle imprese.
La FIOM (federazione operai metallurgici) ebbero l'iniziativa dell'agitazione, tramite l'ostruzionismo per ottenere un aumento dei salari. Gli industriali reagirono con la serrata → gli operai occuparono gli stabilimenti cercando di continuare l'attività produttiva → passaggio dei mezzi di produzione dai capitalisti ai lavoratori:

  • direzione delle fabbriche assunta da commissioni interne
  • tecnici e impiegati abbandonano il posto di lavoro

Giolitti a riguardo ha un atteggiamento neutrale rifiutando di intervenire con mezzi repressivi e limitandosi a fare controllare dalle forze dell'ordine le istituzioni e i servizi pubblici ritenuti di importanza strategica, scatenando negli industriali che non si sentivano abbastanza tutelati un gran scontento.
L'occupazione delle fabbriche si esaurì in tempi brevi e senza scontri sanguinosi. Fu un fallimento per la classe operaia perchè:

  • incapacità delle organizzazioni sindacali (rivoluzionari vs riformisti) di agire con unità
  • crescita dello squadrismo fascista → seppe interpretare il disagio sociale dei ceti medi e la loro aspirazione a ristabilire l'ordine
  • crisi economica 1921 portò la disoccupazione e alla perita di molte conquiste

Mussolini invece fu in grado di:

  • supportare grandi proprietari terrieri grazie alle corporazioni sindacali che ribassarono i salari ai braccianti
  • seppe abilmente cavalcare il complesso di interessi e passioni del tempo
  • competenze militari
  • consensi della borghesia
  • consenso della famiglia reale
  • capacità del RAS (capi locali) che seppero crearsi una forza personale mobilitando le squadre d'azione in spedizioni punitive verso scioperanti, sezioni di partiti, sedi di sindacati e cooperative antinazionaliste (Farinacci, Balbo, Grandi)
  • simpatia degli agrari che strumentalizzarono lo squadrismo per stroncare la riduzione dei lavoratori agricoli
  • simpatia degli industriali

Come epilogo si arrivò alla CRISI POLITICA DEL 1922, in economia niente ciclo espansivo ma crescono insistentemente le esportazioni.

 

Economia e Politica Economica in età Fascista

Il neomanchesterismo di Alberto de Stefani
il 28 OTTOBRE 1922 → MARCIA SU ROMA: Vittorio Emanuele III si rifiuta di firmare lo stato d'assedio e affida a Mussolini il compito di formare un nuovo esercito. Mussolini nomina ministro delle finanze Alberto de Stefani (formazione liberale convinto della libertà d'impresa) e poi assunse il dicastero del Tesoro che venne accorporato a quello delle finanze.
Il programma di ristrutturazione economica era di stampo liberista, ma di un neoliberismo autoritario ispirato ad un eclettismo. Gli obbiettivi della ristrutturazione:

  1. colmare il disavanzo di bilancio pubblico: successo, pareggio di bilancio nel 1924-1925
  2. perseguire un indirizzo economico-produttivistico: più spazio all'imprenditoria privata e trainato dalle esportazioni, da incrementare attraverso:

- favorevole andamento del cambio
- attenuare il regime tariffario protezionistico
- contenimento dei salari
- elevata elasticità dell'offerta di lavoro

  1. rendere possibile una quota maggiore di risparmio nazionale per gli investimenti privati per:

- accrescere produzione e produttività delle imprese
- creare nuova occupazione
era un'alternativa alla crescente pressione demografica e agli sbocchi migratori pressochè chiusi
la POLITICA FISCALE  portò all'eliminazione del carico fiscale straordinario e ad un alleggerimento per le imprese e i ceti proprietari tramite:

  • abolizione nominatività dei titoli azionari
  • abolì le imposte sui sovraprofitti di guerra, sui proventi di amministratori e dirigenti di società commerciali e quella di successione del nucleo familiare
  • attenuò l'imposta sul patrimonio
  • ridusse le aliquote delle imposte sui fabbricanti
  • aggiunta l'imposta di ricchezza mobile sui salari degli operai e l'imposta sui redditi agricoli
  • crebbe il getto globale delle imposte sui consumi

il criterio era di far pagar tutti ma far pagar meno → accentuata regressività del sistema tributario in coerenza con l'obbiettivo di favorire l'accumulazione di capitale.

RISANAMENTO DEL BILANICIO grazie a:

  • drastici tagli alla spesa pubblica ritenuta improduttiva (licenziamento di migliaia di impiegati pubblici non di ruolo)
  • si aprirono ai privati le assicurazioni sulla abolendone il monopolio statale
  • si cedette la rete telefonica urbana
  • furono costituiti enti autonomi per la gestione di alcuni servizi

 

Dal 1922 al 1925 seguì il Rilancio dell'Economia, che portò ad un aumento medio annuo del PIL del 5,3% grazie a:

  • completamento del processo di riconversione industriale
  • ripresa delle esportazioni
  • alleggerimento della pressione fiscale

Ma:

  • bilancia dei pagamenti aggravata dalla crescente espansione delle importazioni
  • aumentata la domanda specie di beni di investimento
  • basso costo delle erogazioni creditizie
  • cospicua liquidità immersa nel sistema per le operazioni di salvataggio

portò ad un aumento della circolazione monetaria e ad un emergere di tensioni inflazionistiche.
La politica monetaria non soddisfacente volta a:

  • rigoroso controllo del mercato finanziario
  • bloccare la speculazione borsistica
  • limitare il credito

porta ad un crac borsistico dopo mesi di aumenti continuativi dei corsi dei titoli e fallimenti d'imprese.
LUGLIO 1925 Mussolini sostituisce De Stefani con Giuseppe Volpi (per 3 anni) con il quale Mussolini ottenne il diretto appoggio degli industriali.

La Battaglia della Lira e la Quota 90
nel 1925 la priorità principale era quella di bloccare l'inflazione interna e abolire il cambio della lira, svalutatasi a causa della debolezza della bilancia dei pagamenti (disavanzo + fattori speculativi)
Volpi per bloccare gli esborsi di valuta reintrodusse i Dazi Cerealicoli (poiché le importazioni cerealicole insostenibili).
Un'altra urgenza era la sistemazione dei debiti di guerra e normalizzazione delle relazioni finanziarie con i paesi creditori.
Gli USA vincolavano a questa questione l'apertura di linee di credito costituivano la precondizione indispensabile per la stabilizzazione monetaria e l'ingresso nel GOLD EXCANGE STANDARD
Trattative avviate con Mellon che si conclusero nel 1925 e si ottenne di rateizzare il rimborso del debito in 62 anni e di pagare nei primi anni le 5 quote pressochè simboliche aumentando i versamenti molto lentamente con tassi di interesse quasi irrisorio

Volpi ottenne dalla banca Morgan un prestito di 100 milioni di dollari spianando la strada a ulteriori cospicue operazioni di finanziamento a favore del nostro paese da parte di gruppi americani rassicurati dal buon esito della missione italiana.
Nel 1926 riuscì a siglare un ottimo accordo con Churchill in cui ottenne una riduzione del debito dell'85%, nonché vantaggiose condizioni di pagamento.
Così gli oneri pur notevoli derivanti dall'Italia furono più apparenti che reali perchè le riparazioni di guerra incassate in base al piano Dawes del 1924 dalla Germania e dall'Austria consentirono di compensare le rate di ammortamento dei debiti l'amministrazione dei quali fu affidata ad una cassa di ammortamento nel 1926 (cessò di funzionare nel 1932 dopo la moratoria internazionale deliberata nel 31 che pose fine al pagamento sia delle riparazioni che dei debiti di guerra.

La sistemazione del debito estero non bastò per attenuare le tensioni inflazionistiche interne e la speculazione al ribasso della lira, così venne inviata una decisa politica deflazionistica finalizzata alla stabilizzazione monetaria. Iniziò la BATTAGLIA DELLA LIRA, ovvero una drastica rivoluzione della moneta nazionale a QUOTA 90 rispetto alla sterlina (livello vigente all'indomani della marcia su Roma).
Per conseguire l'obbiettivo:

  1. riordino strutturale dell'economia. decreto 7 settembre 1926 con cui la Banca d'Italia divenuta una moderna banca centrale ha il compito di vigilare sull'attività delle banche commerciali è di autorizzare l'apertura di nuove banche  e la realizzazione di fusioni, assumendo il governo della moneta e del credito.+ Vennero intrapresi provvedimenti finalizzati a ridurre la massa monetaria e a dimensionare il credito ordinario imponendo limiti ai titoli bancari per limitarne i rischi.+ disposizioni volte al fatturamento  patrimoniale delle banche.
  2. Risanamento della finanza pubblica
  3. riformare il sistema di emissioni: decreto legge 10 maggio 1926 monopolio dell'emissione alla banca d'italia a cui vennero trasferite le riserve del banco di napoli e banco di sicilia

Gli americani in realtà non esercitarono alcuna pressione per una rivalutazione della lira e anche Volpi e vari economi suggerirono un cambio a quota 120. A spingere Mussolini a fare di più furono considerazioni di prestigio intenso e internazionale:

  • i borghesi avrebbero visto rivalutare i loro risparmi
  • le importazioni sarebbero state meno costose
  • necessità di far affluire capitali stranieri all'italia

Il problema era presentato dalla crescente massa di titoli del debito pubblico di breve durata (BOT) emessi per fronteggiare squilibri di cassa. Le richieste di Rimborso avevano costretto il Tesoro a  chiedere alla banca d'Italia cospicue anticipazioni che gonfiarono la condizione monetaria (Bot = Veicolo Inflazionistico).
Per arginare tale problema fu decretata la Conversione obbligatoria di 20 milioni di debito fluttuante in cartelle di prestito consolidato (littorio) che portò alla riduzione della circolazione interna e un netto miglioramento nella struttura del debito pubblico. L'Unione di tali misure:

  • ridusse la velocità di circolazione della moneta → ribasso dei prezzi
  • adeguamento del cambio: nel 1927 il rapporto lira-sterlina raggiunse la QUOTA 90

In più:

  • decreto legge del 21 dicembre del 1927 pose fine al corso forzoso dei biglietti
  • si fissò un nuovo contenuto aureo della lira e quindi il rapporto di cambio con le monete estere commerciabili in oro
  • la banca d'Italia fu obbligata a detenere riserve in oro e in valuta convertibile pari al 40% dei biglietti in circolazione

si ebbe l'ingresso della lira nel gold excange standard

la quota 90 non portò alla stabilizzazione della lira, ma alla sua rivalutazione, ebbe un duro impatto deflazionistico non accettabile da un paese demografico (anche se la dittatura fascista sopravvisse senza difficoltà alla pesante deflazione), e grazie a ciò l'economia franò nel suo complesso, che già aveva arrestato la congiuntura espansiva cominciata ne 22. Il 27-28 furono anni di regressione:

  • importazioni meno costose e afflusso di capitali esteri

ma

  • ribasso dei prezzi e dei salari non fu indolore, sommato al triplicarsi del numero di disoccupati a causa di un'ondata di licenziamenti. I salari diminuirono anche realmente, attraverso detrazioni salariali, e si concorse ad abbassare i costi di produzione avvantaggiando principalmente i comparti che lavoravano materie prime di importazione e producevano per il mercato nazionale.

Dei vantaggi della rivalutazione della lira che erano:

  • favorevole afflusso di capitali stranieri
  • formazione del risparmio interno

ne beneficiarono le grandi industrie che riuscirono a fronteggiare la crisi grazie ai prestiti americani sui quali fu offerta la garanzia dello stato e a un più facile accesso al credito, alla politica protezionistica, all'incremento delle commesse statali per le ferrovie e le forze armate, alle agevolazioni tributarie, e au una legislazione sostanzialmente favorevole alla concentrazione delle imprese.
Lo stato così moltiplica le forme di presenza nell'economia passando ad un orientamento intercessista → ripresa economica tra il 1928 e il 1929.

 

La battaglia del grano e la Bonifica integrale
nel dopoguerra si ha un mutamento dell'assetto proprietario delle campagne italiane. L'espansione della proprietà diretta fu resa possibile dai risparmi dei contadini negli anni di guerra e nel dopoguerra fino al 1925-26 a seguito:

  • vendita dei loro prodotti al di fuori del loro circondario
  • blocco dei fitti
  • aumento dei prezzi agricoli nel contesto dell'inflazione
  • disponibilità di vendere di molti proprietari terrieri assenteisti (non ritenevano remunerativo il lavoro)

così i contadini avevano acquistato queste terre indebitandosi nel periodo dell'inflazione si trovarono in difficoltà perchè videro il loto debito consolidarsi e i loro redditi ridursi subentrata la deflazione. Sono così costretti a vendere le terre nel 1926.
La politica fascista sbandierava la propria vocazione ruralista e esaltava il mito della terra e il ritorno alla campagna MA finì per privilegiare i grandi gruppi industriali.
Con la crisi deflazionistica i contadini, a seguito della maggior contrazione dei prezzi dei prodotti agricoli rispetto a quelli industriali vennero penalizzati, e quindi non riuscivano a vendere i loro prodotti in maniera remunerativa. Il divario tra i prezzi dei prodotti venduti e acquistati si accentuò negli anni 30 (mantennero tale andamento gli elevati costi delle macchine), ciò portò al rallentamento del processo di meccanizzazione e modernizzazione.

Il 15% delle importazioni erano date dall'acquisto di prodotti cerealicoli, ed avevano una grossa incidenza sul deficit della bilancia commerciale, così Volpi reintrodusse il dazio sul grano, sommando la politica di sostegno dei prezzi (che assicurava discreto livello remunerativo) portò alla Battaglia del Grano:

  • aumento massiccio della produzione cerealicola nazionale
  • voleva fronteggiare l'aggravamento del problema connesso alla rivalutazione della lira che avrebbe facilitato le importazioni
  • in contrasto con la politica di specializzazione culturale degli ultimi 10 anni

 con la Battaglia del grano:

  • fu istituito un comitato permanente del grano (per individuare i mezzi atti a incrementare la produzione cerealicola)
  • propaganda a combattere questa battaglia
  • ridurre i pesanti esborsi finanziari
  • nazionalismo economico (autosufficienza alimentare in caso di guerra)
  • premi e assistenza finanziaria agli agricoltori per l'uso di fertilizzanti, macchine e sementi selezionate
  • agenzie di demanio e di collocamento della produzione

diede dei risultati soddisfacenti nel lungo periodo. Solo dal 1929 con un incremento della produzione interna si registrò una sensibile riduzione delle importazioni. Nel mezzogiorno si aumentò la superficie coltivata, e accrebbe la resa media del frumento del 20% in virtù di più abbondante utilizzo dei concimi chimici e l'intensificata meccanizzazione agricola.
I lati negativi della Battaglia del grano erano i seguenti:

  • discapito di altre produzioni di pregio (ortofrutticole)
  • freno allo sviluppo capitalistico delle campagne
  • costi connessi alle mancate produzioni alternative
  • costi al sostegno del mercato interno del prezzo del grano → consumatori penalizzati

le trasformazioni fondiarie iniziarono con il 30 dicembre 1923 con l'approvazione del TESTO UNICO SULLE BONIFICHE: nasceva la bonifica integrale come scienza della pianificazione territoriale, basate su tradizionali opere di prosciugamento e sistemazione naturalistica a monte e a valle, costruzione di canali di irrigazione, acquedotti, strade, insediamenti abitabili, lotta antimalarica.
Vi era di base un Orientamento ANTILATIFONDISTICO (70% del contributo statale per le opere da realizzare nel mezzogiorno) MA le leggi limitavano le concessioni delle opere di bonifica ai soli consorzi dei proprietari. Successivamente gli interventi di bonifica furono rilanciati dalla Legge Mussolini del 24 Dicembre 1928, che promuoveva finanziamenti per 6,5 miliardi di lire destinati ad agevolare le opere di trasformazione fondiaria spettanti ai proprietari → estensione degli appezzamenti sottoposti ad opere di bonifica.
La bonifica integrale prevede un vasto programma di lavori pubblici nell'interesse della grande proprietà terriera. Quando però si pose il problema del passaggio della trasformazione  agraria di competenza strettamente privata, i proprietari e le imprese capitalistiche si defilarono facendo arenare parecchi progetti di completamento. Serpieri fu rimosso da sottosegretario alla bonifica avendo nuovamente presentato un disegno di legge che autenticava l'espropriazione dei proprietari assenteisti, così le bonifiche registrarono una fase di sensibile rallentamento.
La bonifica ebbe effetti limitati sull'aumento dei rendimenti agricoli, ma i risultati non sono sottovalutabili in termini di superficie bonificata (Nord, paludi pennine, tavoliere delle puglie) e contribuì ad una drastica riduzione della malaria.
La politica di sbracciantizzazione (colonizzazione interna attuata mediante il trasferimento di braccianti sopratutto padani alle aree di bonifica) aveva i seguenti obbiettivi:

  • controllo sociale
  • smantellamento delle organizzazioni bracciantili socialiste
  • estensione dei contratti di compartecipazione
  • legare più strettamente i lavoratori alla terra

La Crisi degli anni 30 impoverimento dei piccoli mezzadri e fittavoli e i contadini dovettero rivendere almeno in parte i loro terreni. Tali disagi si accentravano in concomitanza con l'incremento della popolazione e la chiusura delle frontiere.
Anche il regime perseguì una politica tesa e scoraggiare l'emigrazione e a incentivare la crescita demografica (il numero è potenza). Ciò portò ad un Intensificato Movimento Migratorio Interno che portò a:

  • lievitazione della popolazione urbana (nord e roma)
  • nonostante il mito della ruralità non ci fu una rilevante diminuzione della popolazione agricola.

Le campagne avevano manodopera eccedente → sottoccupazione → sfogo.

Il corporativismo
Nel 1925 il fascismo pone fine al pluralismo sindacale e stronca le ultime forme di resistenza operaia nelle fabbriche. Con il Patto di Palazzo Vidoni  la Confederazione dei sindacati fascisti e Confindustria si riconoscevano reciprocamente rappresentanti esclusive dei lavoratori e degli industriali → fine libertà sindacale.
Il GRAN CONSIGLIO stabilì che il fenomeno sindacale doveva essere controllato e inquadrato dallo stato che assunse il ruolo ulteriore di configuratore di un nuovo assetto sociale con scelte di tipo coercitivo. La Legge Rocco del 3 aprile 1926 lo stato riconobbe ai sindacati fascisti il monopolio della rappresentanza professionale di ogni categoria produttiva (i contratti collettivi da essi stipulati valevano per tutti anche i non iscritti) con lo scopo di:

  • armonizzare gli interessi industriali con quelle supreme dello stato
  • non si riteneva più ammissibile la lotta di classe
  • illegale lo sciopero e la serrata

la Legge Rocco

  • consentì alle imprese di controllare rigidamente il costo del lavoro
  • consentì al regime di manovrare il livello dei salari in funzione della stabilizzazione monetaria

Fu istituita la magistratura del lavoro per dirimere eventuali controversie tra imprenditori e operai.
pressioni ai lavoratori affinchè si iscrivessero ai sindacati fascisti se volevano trovare lavoro.

Nell'Aprile 1927 venne ideata la Carta del Lavoro ( un manifesto dello stato corporativo che trattava della collaborazione di classe e dell'armonia tra i fattori di produzione). Era composto da 4 Capitoli:

  • stato corporativo
  • contratto collettivo del lavoro
  • uffici di collocamento
  • apprendistato, educazione e istruzione

La vita economica veniva a dipendere dallo stato totalitario.

  • Lavoro = dovere sociale tutelato dallo stato
  • obbiettivi = benessere dei singoli + sviluppo potenza nazionale

Corporazioni (alla fine utilizzate per fini di organizzazione di consenso):

  • rappresentanza integrale degli interessi della produzione nazionale
  • non avevano personalità giuridica
  • organi di stato
  • funzioni di conciliazione, coordinamento, organizzazione per la produzione
  • gestione affidata ai sindacati fascisti sotto la sorveglianza del ministro delle corporazioni

il ministro Bottai avverò l'aspirazione del leader sindacalista Rossoni a salvaguardare la prerogativa della piena rappresentanza dei lavoratori, anche se Rossoni temeva che i sindacati fossero sormontati della loro autonomia e burocratizzati dal regime.
Le corporazioni per 5 anni rimasero sulla carta, e furono istituite solo con la legge del 5 febbraio 1934  in numero 22 corrispondenti ad altrettante attività produttive:

  • ogni corporazione era presieduta dal ministro delle corporazioni (Mussolini dal 32)
  • obbiettivi dichiarati: pace e giustizia sociale e potenza della nazione
  • facoltà di elaborare norme per la regolamentazione collettiva dei rapporti economici
  • compiti costruttivi e conciliativi nelle controversie collettive di lavoro

di fatto furono per lo più luoghi di dibattito e ratifica di decisioni prese altrove.
A limitare le decisioni furono:

  • la loro pesantezza burocratica e organizzativa
  • scarsa attenzione alle istanze di base
  • mancata corrispondenza tra incarichi e competenze dei membri nominati

Le corporazioni rappresentavano i lavoratori subordinati alle categorie padronali, perciò avevano un ruolo marginale nella determinazione politico-economica, infatti gli interlocutori del regime furono i grandi gruppi privati, confindustria e l'istituto per la ricostruzione industriale.
Esse non seppero esprimere una collaborazione tra capitale, lavoro e guida politica, e non portarono a una realizzazione di una terza via tra socialismo e corporativismo → espressione dell'interventismo statale fascista.

Legge del gennaio del 1939 si ha il riordino del consiglio nazionale delle corporazioni per renderlo idoneo a partecipare all'attività legislativa. Esso era formato dai 22 consigli corporativi e dal comitato cooperativo centrale.
Tali membri sommati agli esponenti del Consiglio Nazionale del PNF costituirono la Camera dei Fasci e delle Corporazioni inaugurata il 23 marzo  1939, la quale subentrò alle funzioni legislativa della camera dei deputati come un organismo nominato dall'alto e composto da funzionari fascisti (radicale modifica della costituzione dello stato). Già con la legge elettorale del 1928  il carattere elettivo della camera dei deputati era divenuto puramente formale (i candidati presentati in un'unica lista al plebiscito popolare venivano prima approvati dal Gran Consiglio del Fascismo).

Il Piano per la legislazione per prevenzione e politica assistenziale: il regime accentrava la propria azione per:

  • tradurre in atti le enunciazione della Carta del Lavoro
  • offrire alle classi meno abbienti quei benefici extrasalariali capaci di sopperire ai negativi effetti della grande crisi

in più:

  • viene riorganizzata la Cnas e trasformata nell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale → ente di diritto pubblico che assunse la gestione dell'obbligo assicurativo contro la disoccupazione e contro la tubercolosi del 1934 e anche degli assegni familiari e infine della cassa integrazione guadagni → per riequilibrare il potere d'acquisto delle classi medio-basse e per non perdere consensi.
  • Nel 1933 da vita all'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) che unificò la gestione dell'assicurazione antinfortunistica assorbendo tutti i principali enti e sindacati.
  • Nel 1943 fu creato l'Istituto Nazionale per l'Assistenza di Malattia (Inam) → unificazione parziale delle numerose casse neutre preesistenti
  • Lotta contro le malattie sociali → combatte sopra il profilo curativo che quello preventivo (miglioramento condizioni igeniche e ambientali)
  • fondazione nel 1915 ONMI (opera nazionale maternità e infanzia) come strumento di sostegno della politica di espansione demografica
  • Ente Opere Assistenziali (EPA)
  • patrimonio nazionale per l'assistenza sociale (PNAS)

 

 

La Crisi del 1929
nel 1929 iniziano dei segnali recessivi negli USA,partendo dal Crac Borsistico di ottobre che portò al collasso del mercato azionario di Wall Street, continunando con un processo a catena di fallimenti di banche e imprese per arrivare ad una sfiducia nei confronti del sistema capitalistico.
In Italia nel 1929 si vide interrompersi l'andamento espansivo del paese portando alla crisi:

  • caduta dei prezzi
  • diminuzione degli scambi internazionali

tutto riconducibile alla teoria del ciclo economico: nel 1914 infatti i paesi industriali entrano in una fase recessiva, rimandata dallo scoppio della guerra, per poi ottenere un proseguimento distorto della fase ascendente, interrotta a sua volta dalla depressione del 1920-1921, seguita poi da una fase espansionistica. Quindi un'altra crisi era prevedibile → Crisi di Juglar
Le cause della crisi erano numerose e complesse:

  • sovrapproduzione → domanda non più corrispondente all'incremento della base produttiva
  • venir meno delle aspettative di un adeguata remunerazione del capitale investito
  • caduta degli investimenti.

L'origine della crisi deriva dagli USA che subirono l'impatto maggiore, e si differenziò in 4 fasi:

  1. 1928-1929 → riduzione dei prestiti esteri, che ebbe un effetto destabilizzante per molti paesi dell'Europa centro-orientale che facevano ricorso ai loro capitali per mantenere in equilibrio la bilancia dei pagamenti. La Germania si trovò in una situazione complicata dalle riparazioni di guerra, a causa del suo indebitamento in larga scala che portò al suo indebolimento.
  2. Estate 1929 → inversione della tendenza dell'attività economica, e quindi rallentamento della frenetica espansione in atto (edilizia e beni durevoli)
  3. Severa contrazione monetaria decretata dal Federal Reserve Board nel 1928 che per comprimere la sovrabbondante domanda di credito e di moneta aveva aumentato i tassi di interesse, e a causa della contrazione dei compensi e quindi degli interessi si ebbe una carenza di liquidità.
  4. 24 ottobre 1929 → detto anche giovedì nero ci fu un'ondata di vendite di borsa e un crollo delle quotazioni dei titoli (non a causa della crisi che era già in atto). Le banche chiesero il rimborso dei prestiti connessi, obbligando molti investitori a disfarsi delle azioni possedute a qualsiasi prezzo (determinata dalla spettacolare ascesa del mercato azionario statunitense).

La frenesia speculativa non solo fece rientrare cospicui capitali precedentemente investiti all'estero, ma indusse anche la classe media americana a ricorrere al credito bancario per finanziare l'acquisto di azioni che, emesse in misura crescente dalle aziende, promettevano rapidi guadagni.
I paesi costretti a sopportare una forte caduta degli investimenti dovettero intervenire sul piano fiscale e commerciale se intendevano rimanere nel Gold Excange Standard per contenere i consumi interni e le merci importate: l'unico modo per pareggiare i conti con l'estero fu il ricorso alle limitate riserve auree e valutarie, ma al loro esaurimento si rese necessario prendere provvedimenti più drastici → restrizioni protezionistiche  penalizzando le importazioni di prodotti americani.

Con la Crisi Economica si ebbe un Crollo dei valori metallici → bruciati ingenti risparmi → caduta della domanda → svalutazione delle monete, protezionismo, controllo dei cambi, controllo dei movimenti dei capitali. Sul piano sociale portò elevati livelli di disoccupazione e un alta povertà e indigenza materiale per operai e borghesi.
La crisi colpì maggiormente i paesi ad economia agricola, perchè i prezzi dei prodotti agroalimentari subirono contrazioni maggiori, ma a risentire della gravità furono principalmente :

  • Usa: riluttanti ad assumere il ruolo di guida, a causa di:

- restrittiva politica migratoria
- rigide direttive commerciali
- stretta fiscale e monetaria
- Atteggiamento poco costruttivo verso i paesi e le collaborazioni internazionali

  • Gran Bretagna: ha perso il suo ruolo guida sul profilo tributario, commerciale e stabilitrice dell'economia mondiale.

A Londra nel 1933 ci fu l'estremo tentativo per trovare una via d'uscita comune alla crisi, ma si fallì per  la mancanza di volontà collaborativa di una leadership economica illuminata. Così vennero attuati meccanismi di difesa senza consultazioni né accordi internazionali, così:

  • il deficit si appesantisce nelle bilance dei pagamenti
  • riduzione degli scambi
  • precipitazione del livello delle attività produttive
  • rivalità e incomprensioni
  • declino del PIL
  • variazione percentuale negativa nella produzione industriale
  • tendenza delle banche a privilegiare l'oro come riserva (fine del Gold Excange Standard)

portò alla fine degli scambi e dei pagamenti multilaterali, della libera circolazione delle merci, di capitali e lavoro. La Francia e la Gran Bretagna arrivarono a tali difficoltà in parte operando nell'accordo del Commonwealth, mentre l'Unione Sovietica era isolata dalle bufere del sistema capitalistico (primo piano quinquennale).
Nel 1930-1931 la situazione economica si deteriorò ovunque. Nell'estate del 1931 la crisi finanziaria raggiunge il suo culmine a causa:

  • incapacità dei creditori di fornire mezzi finanziari per fronteggiare gli effetti della crisi
  • politiche espansive attraverso la richiesta di prestiti internazionali impedite dall'indebitamento ormai troppo elevato
  • fenomeni inflazionistici
  • banche eccessivamente esposte verso le industrie in difficoltà → dilagare dei fallimenti → panico dei risparmiatori.

Lo sganciamento dall'oro della Gran Bretagna sommato alla svalutazione della sterlina portò all'adozione di una politica monetaria di reflazione volta a contrastare la crisi → effetti negativi per i paesi che collocavano i prodotti nei mercati inglesi → molti seguirono l'esempio inglese.
L'abbandono del metro aureo negli USA nel 1933 con la conseguente svalutazione del dollaro, assieme alla svalutazione della sterlina portò il sistema valutario internazionale sostituito da sistemi regionali che riflettevano legami commerciali e politici:

  1. AREA DELLA STERLINA (GB, Portogallo, paesi scandinavi e del Commonwealth)
  2. AREA DEL DOLLARO (USA, Canada e alcuni paesi latino americani)
  3. AREA DELL'ORO (Francia, Italia, Belgio, Olanda, Svizzera) rimasti legati all'oro fino al 1936, ma svantaggiate con i rapporti verso le altre aree monetarie
  4. AREA DEL REICHSMARK (Germania e paesi dell'Europa centro-orientale)

Ciò comportò nuovi ritardi alla ripresa del commercio nell'instabilità dei cambi, nelle svalutazioni competitive e nei debiti.

Nel 1930 il piano Young entra al posto del piano Dawes. Esso prevede un alleggerimento dei 2/3 dell'ammontare delle riparazioni ancora dovute dai tedeschi. Venne sospeso quasi subito poiché la germania non era più in grado di onorare gli impegni prestabiliti e dopo la moratoria di un anno nella fine del 1932 ci fu la cancellazione dei debiti interalleati.
Nel 1932 si ha anche: in agricoltura un crollo pesantissimo dei prezzi più che della produzione fisica, e un notevole calo dei prezzi anche in industria.
Nel 1933 → ripresa.

Le ripercussioni in Italia e i Primi interventi Pubblici
La Crisi del 1929 colpì con grande ritardo l'Italia (sistema industriale) a causa della politica deflazionistica che aveva già concorso a ridurre le esportazioni e della concentrazione di lavoro nei servizi e nell'edilizia.

Agricoltura: permanevano carenze strutturali. Fu subito esposta alla drastica caduta dei prezzi (ma i livelli produttivi non diminuirono per la rilevante flessione dei redditi agricoli per la conseguenza della caduta dei prezzi). D'altro canto la produzione cerealicola registrò un costante aumento in virtù del sostegno assicurato ai prezzi del grano nazionale che comunque non fu in grado di colmare del tutto il fabbisogno interno. Ciò portò un disavanzo tra il valore delle importazioni e quello delle esportazioni si attenuò per una lieve flessione delle prime rispetto alle seconde.

Industria: dopo un biennio di prosperità del 1928-1929 la produzione diminuisce del 20% per:

  • caduta della domanda estera
  • caduta dei consumi interni.

Nel 1929 aumentano i dazi d'entrata sulle automobili per soccorrere la Fiat → estromissione della Ford.
I comparti che si erano caratterizzati o avevano promosso forme di concentrazione riuscirono a limitare la caduta dei prezzi anche grazie alle commesse dello stato.
Nel 1932 venne promossa la legge sui consorzi industriali obbligatori  per frenare la caduta dei prezzi. Puntava alla spinta alla concentrazione produttiva sostituendo agli studi concorrenziali accordi di spartizione del mercato mettendo così un freno alla caduta dei profitti (oligopolismo dei prezzi e limitazione dell'offerta che portarono a una riduzione delle possibilità di ammodernamento).
Il diretto intervento dello stato nella politica industriale si concretizzo nel 1933 con la legge sull'autorizzazione ministeriale per l'ampliamento e l'impianto di stabilimenti industriali, che portò un regolare afflusso di risorse finanziarie al settore industriale in una fase di profonda ristrutturazione.
Ma il processo di riadattamento delle più difficili condizioni di mercato non era semplice:

  • aumento del carico di lavoro individuale
  • riduzione del personale
  • no rinnovamento degli impianti e ammodernamento delle tecnologie

portò ad una contrazione della domanda dei beni d'investimento maggiore che a quella dei beni di consumi, tendenza contrastata con un incremento della spesa pubblica.
Le intese dei consorzi ressero:

  • cartello siderurgico
  • comparti della chimica (Montecatini)
  • meccanica
  • cemento
  • fibre tessili artificiali

La crisi del 1929 portò ad un deflusso dei capitali americani (aveva fatto ricorso per la rivalutazione della lira) e ciò portò ad insolvenze e fallimenti, disoccupazione e diminuzione di salari e stipendi.

Il settore tessile risentì più di altri della diminuita domanda interna e della diminuzione delle vendite all'estero:

  • cessa la sua funzione di volano dell'industrializzazione italiana
  • aumenta la disoccupazione (era un assorbimento di manodopera)

in più la recessione internazionale ostacolò la possibilità di riversare all'estero la manodopera rimasta senza impiego. Così la mancanza di rimesse da parte degli emigranti venne sommata alla flessione del movimento turistico (era stata creata anche la lira turistica).

Il commercio di esportazione fu penalizzato malgrado la concessione di crediti agevolati e premi agli esportatori e l'attivazione del dremback (restituzione ai produttori dei dazi pagati sulle materie prime); peggiorano i rapporti con i paesi usciti dal cambio fisso con l'oro (avevano svalutato la loro moneta).

Con Mussolini si ebbe una ripresa economica poichè:

  • non venne rivista la quota 90 ma tagli salariali che potevano essere plusvalenze imposta sa un regime totalitario
  • per contenere il deficit nel 1931 costo societario del 15% sulle generalità delle merci, così scesero le importazioni e le esportazioni, ottenendo una bilancia commerciale passiva

la ripresa economica fu faticosa perchè le maggiori voci nelle esportazioni erano costituite dai prodotti tessili e alimentari maggiormente colpiti dalla caduta dei prezzi  e oggetto della più drastica riduzione degli scambi.
I rapporti con l'estero erano migliori grazie a:

  • meno costosa acquisizione delle materie prime dato il cambio sopravalutato della lira
  • riduzione delle importazioni di grano e di beni alimentari

ciò portò ad un equilibrio nella bilancia dei pagamenti: prima con rimesse degli emigrati o provenuti dal turismo, poi si dovette mettere mano alle riserve della Banca d'Italia che si assottigliarono.
Mussolini tardò ad adottare specifiche misure congiunturali mantenendo:

  • un indirizzo deflattivo
  • parità aurea
  • riduzione dei costi
  • razionalizzazione della produzione
  • sostegno dei prezzi del mercato interno
  • elevato protezionismo doganale
  • incremento della spesa pubblica → lavori di bonifica e infrastrutturali contro la disoccupazione (non sufficiente)
  • costituzione di movimenti e associazioni produttive e commerciali per tutelare la produzione agricola.

 

Lo stato Banchiere e imprenditore.
Il crac borsistico del 1929 sommato alla difficoltà finanziaria dopo la quota 90 ebbe ripercussioni sulla solidità di molteplici banche, che alla crisi del 29 si presentarono già indebolite dalle eccessive esposizioni per finanziare imprese e sostenere consorzi azionari.
Negli Anni 30 ci furono dei rivolgimenti che alterarono la struttura e il funzionamento del sistema bancario italiano. Tale processo ebbe inizio in precedenza grazie a:

  • legge bancaria 1926
  • istituti di credito speciale vanno ad affiancare il Credito p e il Csn (Icipu, Imi conosciuti anche come Istituti Beneduce)

gli Istituti Beneduce erano:

  • strumenti di un crescente intervento statale nell'economia volto ad integrare l'insufficiente ruolo delle banche miste nel finanziamento industriale
  • attingevano il capitale di fondazione alla Cassa depositi e Prestiti e agli istituti pubblici assicurativi e previdenziali
  • emettevano sul mercato finanziario obbligazioni garantite dallo stato → più disponibilità dei privati ad investire nel mercato azionario.

La crisi del 1929 fu la crisi definitiva delle banche miste e l'acceleramento del processo di concentrazione bancaria già innescato nel 1926-1927. a favorire tale ridimensionamento concorse più che la disciplina di tipo restrittivo introdotta la crisi da cui furono attanagliati gli istituti più deboli.
La Concentrazione numerica degli sportelli che portano all'assorbimento e fusioni sommata alla rivalutazione della lira portano ad un elevato rapporto tra sportelli e aziende. Da ciò si arrivò all'aumento delle dipendenze dei maggiori istituti e riduzione delle piazze bancabili.
Le banche che si estinsero per la loro espansione:

  • Banco di Napoli
  • Banca Nazionale del Lavoro
  • Istituto s.Paolo di torino
  • Monte dei Paschi di Sicilia

le banche penalizzate furono le banche intermedie
Le banche che imposero maggiore resistenza furono le Banche Minori e le Banche Monocellulari grazie al loro radicamento locale.
Nel Mezzogiorno il risparmio affluiva nelle casse di Risparmio postali che alimentavano la Cassa Depositi e Prestiti che non operava direttamente nel sostegno delle economie locali.
La Banca d'Italia si era dovuta impegnare con cospicue sovvenzioni per fronteggiare la crisi di liquidità delle principali banche oberate da immobilizzazioni in titoli azionari in cui i titoli stavano precipitando dai crediti incagliati per le difficoltà. I depositi delle maggiori banche diminuirono e si chiusero le linee di credito estero (necessità di ulteriori erogazioni da parte del Tesoro per il secondo ciclo di salvataggio).

 

Viene effettuata un'operazione di consensi finanziaria per ridare la liquidità delle banche miste attraverso lo smobilizzo delle partecipazioni e dei creditori ormai inesigibile verso le imprese:
→ La Credit trasferì a favore di 2 trading:

  • la società finanziaria italiana
  • la società elettrodinanziaria
  • i pacchetti azionari delle imprese controllate

ciò era un espediente tecnico per sistemare i bilanci delle 2 banche miste e consentire loro di recuperare qualche libertà d'azione.
→ La Comit effettuò operazioni di smobilizzo verso la società di finanziamento industriale. Ma le convenzioni della banca d'Italia per lo smobilizzo della Credit e della Comit limitavano la loro attività. Così la Banca d'Italia si impegnò in un operazione onerosissima di sostegno tenuta segreta al pubblico per evitare il panico tra i risparmiatori e il rischio di Run.

Il Credicop, l'Icipi, il Credito Navale, il Csvi (risorse della banca d'Italia) → ospedale per le imprese fallite; continuarono tutte a sostenere le imprese negl anni della crisi.

→ occorreva fondare un ente di finanziamento distinto dagli istituti bancari di cui era in atto il salvataggio ma ancora immobilizzati. Così nacque l'Imi presieduta da Mayer seguendo i collaudati principi degli istituti beneduce. Le operazioni erano di tutta sicurezza, come le erogazioni di credito a grandi imprese nella forma di mutui a medio-lungo termine. Furono accolte solo 358 domande di finanziamento poiché si doveva assicurare sicurezza, e nel 1932-33 raccolse i mezzi finanziari da impiegare attraverso 5 emissioni di obbligazioni.

Nel 1932 ci fu una svalutazione gravosa delle 3 grandi banche miste (meglio il banco di roma e peggio la Commit). Si trovarono in una situazione in cui erano immobilizzate dagli investimenti ai maggiori clienti e con depositi fortemente intaccati → illiquidità: portò ad un danneggiamento per le piccole medie imprese che anziché ottenere i crediti richiesti venivano pressate per effettuare i rimborsi dei prestiti prevenuti. Bisognava evitare il crollo dell'intero sistema creditizio che avrebbe esposto a gravi rischi i depositi bancari gettando sul lastrico i piccoli risparmiatori (alla base dei consensi).
Era necessario sciogliere il ruolo dell'ormai insostenibile esposizione della banca d'Italia nei confronti dei maggiori istituti e enti di salvataggio.

Jung (ministro delle finanze dal 1932 al 1935) progettò un progetto di intervento pubblico per Risanare il sistema bancario & Garantire la sopravvivenza delle aziende industriali più dissestate:

  • Gennaio del 1933 Costruzione dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI):

- lo stato da a disposizione i capitali necessari a coprire le perdite → acquisto dei titoli e delle proprietà industriali delle banche da risanare provvedendo poi alla loro gestione e al successivo smobilizzo (lo stato è garante della politica del credito affiancando le banche miste.
- capitali di primo funzionamento della Banca d'Italia → l'istituto fu poi autorizzato a provvedersi di risorse sul mercato finanziario con l'emissione di proprie obbligazioni

  • le banche di deposito furono ricondotte alle loro normali funzioni senza più esposizioni creditizie a lungo termine e senza più responsabilità di gestioni extrabancarie effettuate con il denaro dei depositi
  • ottenuta la vigilanza delle autorità monetarie sull'attività bancaria.

L'Iri era composto da:

  1. Sezione Finanziaria: credito industriale a piccole e medie imprese (prestito a 20 anni) dal momento che l'Imi era orientato all'erogazione di grossi mutui nel 1936 venne soppressa e trasferita all'Imi stesso.
  2. Sezione Smobilizzi: gestione già affidata all'istituto liquidazioni (fu sciolto) e acquisì la gestione delle banche miste e delle imprese da esse non controllate. Quindi essa ottenne il pacchetto di maggioranza delle imprese:

- 100% dell'industria siderurgica bellica e dell'estrazione del carbone
- 90% cantieri navali
- 80% società di navigazione e delle industrie meccaniche di locomozione
- 40% sinergia civile
- 30% industria elettrica
- 90% telefonia

Nel 1932-1933: crisi imprenditoria privata la quale non potè che assistere passivamente alla fondazione del sistema di partecipazioni statali, pensato e diretto da uomini della finanza e della banca. I protagonisti furono Beneduce e Menichella . Non si pensava in principio di dare il via ad un sistema di gestione pubblica della produzione, l'IRI infatti conservò criteri personali essenzialmente privatistici senza aspirare a farsi perno di una politica economica di programmazione e non concerne con l'istituto corporativo.

Nel 1937 IRI con i vasti smobilizzi effettuati aveva potuto incassare 4 miliardi di lire utilizzati per alleggerire l'indebitamento con la Banca d'Italia. Le sue altre acquisizioni controbilanciavano le riprivatizzazioni effettuate (Italgas ceduta alla Bastogi, diverse società elettriche come Edison); così l'IRI diventò un ente permanente con un proprio fondo di dotazioni( assenza di capitali privati in grado di acquisire le aziende risanate) e diventò la più Grande Holding (40% del capitale azionario italiano).
Da lei arrivavano:

  • attività più dissestate e costantemente in passivo
  • attività che presentavano un elevato rischio e già periodicamente sussidiate dallo stato + ammodernamento e razionalizzamento delle più strategicamente importanti e maggiori imprese gestite.

L'IRI quindi trattava quadri industriali non solo in fase critica. Aveva infatti ereditato un gruppo manageriale capace di elaborare programmi di razionalizzazione finanziaria e di ristrutturazione industriale.

Negli anni 30 in Italia l'intervento pubblico ebbe le dimensioni più estese. Lo stato divenne Banchiere e imprenditore: con l'affermarsi di un settore pubblico dell'economia si delineò una sorta di terza via tra quelle antiche del puro capitalismo e del puro stalinismo. Questa posizione non incrinò quella dei maggiori imprenditori privati (Agnelli, Cimi, Volpi, Pirelli....) che conservarono il predominio di alcuni principali comparti della produzione industriale.

Il Fascismo  quindi portò un:

  • potenziamento della produzione bellica
  • conseguimento dell'autarchia
  • valorizzazione agricola e industriale dell'africa orientale italiana.

Con la legge bancaria del 1936 si ebbe la premessa per far passare le 3 ex banche miste all'Iri. Essa volgeva al completamento del passaggio logico tra banca e industria:

  • le banche di deposito si occupano del credito ordinario (a breve)
  • istituti di credito fondiario, edilizio e agrario, e istituti speciali si occupano del credito industriale (medio-lungo)

con questa riforma bancaria (simile alla specializzazione bancaria anglosassone) si ebbe il completamento della legge bancaria del 1926:

  • la Banca d'Italia fu trasformata da società per azioni in un istituto di diritto pubblico di durata illimitata con capitale detenuto dai maggiori istituti bancari e dagli enti previdenziali e assicurativi dello stato (la banca delle banche)
  • alla Banca d'Italia fu vietato di intrattenere rapporti con i privati, vide rafforzarsi i suoi poteri di controllo sul sistema bancario di cui poteva determinare la configurazione e le forme di esercizio del credito. Si entra in una logica di moneta manovrata (non più gold standard) che porta ad una possibilità di intervento efficace
  • raccolta di depositi e esercizio del credito, acquisendo una funzione di interesse pubblico: viene istituito l'Ispettorato per la Difesa del risparmio e dell'esercizio del credito che unificò i poteri di vigilanza e controllo su tutti gli istituti del credito.

 

 

 

Fonte: http://ecoways.altervista.org/appunti/Storia_Eco/Appunti_Lez_StoEco.doc

Sito web da visitare: http://ecoways.altervista.org

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

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