Filosofia della scienza

 

 

 

Filosofia della scienza

 

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Filosofia della scienza

 

Crisi della razionalità nell’800

In specifico possiamo dire che è la crisi del meccanicismo.. La crisi coincide in gran parte con la crisi del positivismo. Nel passaggio dall’800 al ‘900 avviene un rilevante spostamento di prospettiva. Se l’800 era stato dominato dal positivismo e quindi dalla scienza, dalla ragione, dall’esperienza il ‘900 nasce con una critica a questa prospettiva, con l’apertura verso esiti anche irrazionalistici.

Questo mutamento è in parte dovuto a mutazioni interne allo sviluppo della scienza (progressi della fisica e della matematica , che producono una rottura del precedente modello scientifico).

Si parla di seconda rivoluzione scientifica affermatasi nel ‘900 attraverso:

Teoria della relatività, che mette in discussione alcuni capisaldi della meccanica newtoniana.

Affermarsi dell’indeterminismo della meccanica quantistica. Einstein lo rifiuta (Dio non gioca a dadi).

Queste rilevanti trasformazioni hanno acceso il dibattito epistomologico coinvolgendo filosofi e scienziati. Crisi dei fondamenti che mette in crisi la fiducia positivistica nello sviluppo progressivo e cumulativo della conoscenza  crisi dello scientismo (viene messa in dicussione la supremazia assoluta del modello scientifico nel campo della conoscenza)  crisi del positivismo (>l’unico vero metodo valido è il metodo scientifico)  rinascita di interessi filosofici che hanno avuto però esiti anche irrazionalistici.

La crisi dei fondamenti – a dire il vero - non è la crisi della scientificità razionalistica ma si risolve nella proposta un nuovo modello di razionalità scientifica. Un aspetto importante di questo rivolgimento è stata l’attenzione verso la metodologia  nascita della epistemologia ,che non coincide più necessariamente con la vecchia gnoseologia. Le trasformazioni più importanti avvengono nella fisica ed in particolare nel campo degli studi sulla struttura della materia. Gli sviluppi mettono in discussione il meccanicismo (Newtoniano - Laplaciano). Laplace elaborò un programma di ricerca che fissava le caratteristiche della scienza in chiave prettamente deterministica. Il programma di Laplace era molto semplice: tutta la scienza deve essere risolta nella meccanica, la meccanica è la scienza principale , il modello di scientificità. La meccanica era la parte della fisica che studiava lo spostamento locale di punti massa in uno spazio considerato in modo euclideo. I corpi si muovono nello spazio secondo le leggi della dinamica. Le forze agiscono a distanza, a seconda delle masse.

L’altro aspetto importantissimo del meccanicismo laplaciano era il determinismo: è possibile conoscere la configurazione di un sistema in ogni momento conoscendo la configurazione iniziale dei punti massa e la loro velocità. Se io ho i due parametri: posizione iniziale e velocità , posso calcolare l’evoluzione del sistema nel futuro e nel passato. Nella meccanica i processi sono reversibile. Se io avessi un intelletto pari a quello di Dio e fossi capace di compiere l’intero processo di calcolo, saprei conoscere il presente, il passato ed il futuro in modo perfetto. Il modello viene accettati dalla maggior parte degli scienziati nella prima metà dell’800. Alla domanda perché questo modo di intendere la natura funziona ?Si davano 2 tipi di risposta:

Empirismo (Newton) la spiegazione è fondata sull’esperienza

Visione di Kant: la spiegazione meccanica funziona perchè è fondata sulla ragione, cioè la ragione è struturata nel modo del meccanicismo.

Da un lato un modello dominante di scientificità, dall’altro lato due modi filosofici di giustificarlo. Sulla fine del secolo il modello meccanicista viene messo in discussione dagli sviluppi della fisica e della matematica.

Gli sviluppi della matematica

Per prima viene messa in discussione la geometria euclidea come unica geometria vera alla base del modello meccanicista .

Negli anni ’20 dell’Ottocento un russo( N. Lobacevskji) ed un ungherese ( J. Boljai) scoprono la prima geometria non euclidea. La geometria euclidea è basata su 5 assiomi (verità che si accettano in quanto evidenti):

I primi quattro assiomi non danno problemi perché risultano immediatamente evidenti , ma il 5° sì. IL 5° può essere così formulato :Per un punto fuori da una retta passa una ed una sola retta parallela alla retta data.

Nel ‘700 un italiano Girolamo Saccheri, un abate, decide di scrivere un libro, per difendere Euclide( Euclides ab omni naevo vindicatus ). Egli ritiene di aver provato che il 5° postulato è vero. Egli parte dall’idea della dimostrazione per assurdo  nego il 5° postulato, se ricavo una contraddizione, la mia negazione non è valida , allora il postulato è vero. Effettivamente Saccheri trovò una contraddizione tra i suoi teoremi sviluppati a partire dalla negazione del 5° assioma , ma egli aveva fatto un errore di cui non si era accorto ; per questo concluse che il 5° assioma è vero . Egli in realtà - aveva scoperto le geometrie non euclidee.

Due matematici non famosi ( Lobacevskij e Boljai ), dimostrarono che era possibile negare il 5° postulato ed ottenere una geometrie del tutto coerente  la geometria iperbolica. Poco dopo Bernard Riemann scopre un’altra alternativa. Accettando la versione del 5° assioma secondo cui per un punto esterno alla retta data che non passava nessuna retta parallela , inventò la geometria ellitittica. Quindi in base alle 3 versioni del 5° postulato di Euclide otteniamo:

Geometria euclidea

Geometria iperbolica

Geometria ellittica

Grazie anche all’italiano Beltrami si raggiunge un teorema che sostiene che se una contraddizione viene scoperta nel sistema euclideo diviene contradditorio anche quello non euclideo  reciproca convertibilità dei sistemi. Come è possibile convertire la geometria euclidea e non euclidea e viceversa ? Ridefinendo i termini fondamentali (grande risultato dell’assiomatica moderna  Peano, Hilbert) Invece di avere uno spazio piano abbiamo una sfera. Sulla sfera la retta diviene un arco di circonferenza  se l’universo fosse sferico accadrebbe che io posso disegnare infinite rette che non tocchino la retta. E’ cambiato il concetto di retta.Nella assiomatica moderna si supera l’assiomatica antica che tendeva a dare in modo univoco la definizione dei termini (risultato della logica moderna  la logica studia i linguaggi generali all’interno dei quali realizzare le dottrine matematiche). Le geometrie non euclidee mettono in discussione il piano euclideo di Laplace. Se sono possibili altre geometrie, il mondo vero sarà euclideo o non euclideo ? Poiché noi vediamo in modo euclideo la soluzione sarà rintracciata nella nostra psicologia e nel processo di adattamento alla realtà durante la nostra evoluzione. Poincarè ( grande matematico francese )sostiene che il mondo potrebbe anche non essere euclideo., noi possiamo pensare il mondo in modo euclideo o non euclideo se noi scegliamo quella euclidea lo facciamo per semplicità. Non possiamo dire che il mondo vero è euclidea ma all’interno delle nostre teorie, per ragioni di semplicità scegliamo la geometria euclidea. Viene in questo modo fatta cadere la giustificazione dello spazio sia empirista, sia razionalista perché Kant presupponeva che la forma dello spazio euclideo fosse la forma a priori, gli empiristi ritenevano che l’esperienza ci portasse a contatto con un mondo euclideo. Il problema dello spazio non è solo logico matematico , ma fisico.  liberalizzazione del modello geometrico.

Einstein farà tesoro delle tesi di Poincarè e nella relatività allargata farà uso di una geometria non euclidea., anzi egli dirà che lo spazio viene deformato dalla presenza delle masse (curvatura spazio temporale).

I

Crisi della razionalità : elettromagnetismo, Maxwell e i modelli

Il modello laplaciano viene messo in discussione anche dali sviluppi dell’elettromagnetismo (Maxwell). Le teorie dell’800 avevano visto l’unificazione dei fenomeni elettrici e magnetici. La teoria elettromagnetica di Maxwell unifica settori distantissimi, (l’ottica ed i fenomeni ellettromagnetici). Questa unificazione pone il problema del ruolo e della natura dei modelli della fisica. Per Laplace il modello meccanico è un modello semplice basato sulle forze delle masse. Per Maxwell va messo al centro della teoria il concetto di campo, che rappresenta una funzione continua ,i corpi sono perturbazioni del campo. Maxwell era condizionato dal modello meccanicista e cerca di dare del campo una teoria meccanica , genera il modello basato sui tubicini (il campo è una serie di tubicini che conducono le cariche dal polo positivo a quello negativo), ma si rese condo che questo modello idraulico non andava bene e ne creò uno nuovo a celle.  2 modelli per una stessa teoria (contro la versione meccanicistica, che concepiva un solo modello). Poincarè cerca di superare anche questa difficoltà  quando ci troviamo di fronte a leggi fenomeniche (rapporto tra variabili, rappresentanti da sistemi matematici) noi possiamo da esse derivare infinti modelli  liberalizzazione dei modelli  il modello non è la veriotà come per Laplace ma una strumento utile per elaborare teorie che funzionano. Il modello ha una funzione euristica di ricerca.

 

LA TERMODINAMICA

Una nuova difficoltà nel modello laplaciano veniva dalla termodinamica, in cui attraverso la teoria del corpo nero si arriva, attraverso Planck alla ipotesi quantistica  meccanica quantistica. Secondo il programma laplaciano la meccanica doveva spiegare tutti i fenomeni fisici e quindi anche il calore. Il 2° principio della termodinamica pone grossi problemi. Il calore fluisce sempre in una direzione :dal punto più caldo al punto più freddo. IL modello di laplace dice che i fenomeni meccanici sono reversibili e ciò non avviene nell’ambito della termodinamica. I fenomeni legati al calore manifestano irreversibilità e ciò contrasta con la meccanica. Alcuni studiosi propongono di sostituire la meccanica come teoria principale della fisica con la termodinamica ( energetismo : Ostwald , Duhem etc. )

Boltzmann trova un modo per far rimanere la meccanica al centro della fisica . Essa è la teoria statistica  i fenomeni meccanici vengono spiegati in termini statistici  possiamo anche dare come intrepretazione della presunta irreversibilità in termini di bassissima probabilità. Il programma di Boltzmann che prevedeva un recupero dell’essenza del programma laplaciano viene abbandondato. Dagli sviluppi dello studio della radiazione del corpo nero  l’energia è discontinua  effetto fotoelettrico di Einstein  dualismo particella onda corpuscolo di De Broglie  meccanica quantistica  in determinismo

E: .MACH (1838-1916) 

Nato in Moravia, insegnò nelle università di Graz e di Praga, dal 1895 a  Vienna. Opere più importanti: La meccanica nel suo sviluppo storico critico(1883); Analisi delle sensazioni (1900), Conoscenza ed errore( 1905). 

All'inizio della sua attività Mach si occupa di fisica, poi si occupa di psicofisica=trattazione dei processi psichici su basi fisiche, cioè ridurre le dinamiche psicologiche a dinamiche del sistema nervoso. 

Mach è un empirista rigoroso: per lui ogni conoscenza nasce dall'esperienza. L'esperienza è inizialmente un insieme di sensazione (suoni forme ecceter.); all'inizio essa si presenta in modo caotico e disarticolato nelle sensazioni elementari. 

[=>EMPIRIOCRITICISMO : R. Avenarius: l'esperienza è costituita da sensazioni e relazioni tra sensi , essa è indifferenziata e antecedente a ogni distinzione tra soggetto e oggetto ,tra fisico e psichico, solo successivamente- per un processo di introiezione-vengono a generarsi tali erronee distinzioni che falsano il carattere dell'esperienza e danno luogo a falsi problemi filosofici, come a quello  del rapporto tra anima e corpo. Per Mach può essere utile classificare come fisici o mentali i fenomeni empirici, ma non esistono la materia e lo spirito come sostanza dotata di realtà propria, rifiuta i inoltre anche la nozione di spazio e tempo assoluti  poiché nella misurazione facciamo riferimento sempre a un qualche sistema ( terra , stelle fisse ). La scienza non può usare il concetto di causa ma deve solo descrivere i fenomeni, individuando le correlazione  tra essi. La causalità è sostituita dal concetto di funzione].

 

Mach caratterizza l'esperienza come caos di sensazioni elementari: tutto  ciò che facciamo per andare oltre questa base empirica è costruzione=cioè basata su scelte convenzionali, in altri termini per andare oltre il caos iniziale delle sensazioni elementari dobbiamo fare scelte e distinzioni: alla domanda che cos'è questa cattedra? Io devo rispondere che è  un insieme di momenti della mia esperienza, che io chiamo cattedra, cioè la cattedra è un insieme di elementi ( un certo odore , una certa forma , una certa consistenza etc ), che io chiamo corpo e che individuo e separo da altri . In base a quali criteri separo questi elementi? Li separo perché avverto che questo insieme di elementi, cui do nome di cattedra, si presenta in modo costante alla mia esperienza.  Quando dico che un corpo è un insieme costante di elementi in realtà faccio un'approssimazione. L'attribuzione di una individualità al corpo è una forzatura dell'esperienza ed è fatta per noi, per nostro comodo. 

[ Mach ritiene che la scienza non è in funzione di un obiettivo disinteressato, cioè di pura conoscenza delle cose, ha una precisa funzione  nel processo evolutivo=deve produrre miglior adattamento dell'uomo al proprio ambiente]. 

A maggior ragione noi non possiamo trovare nell'esperienza delle leggi di comportamento di questi corpi. Nell' esperienza abbiamo casi singoli: ad esempio-volendo restare aderenti a questa situazione -dovrei per studiare i moti fare una quantità enorme di osservazione: x è caduto dal quinto piano in 10 sec., y è caduto dal decimo piano in 15 secondi etc; ora tale informazione non ci servirebbe molto. È più comodo aver una legge che valga per tutti i corpi e poi applicare questa legge ai casi particolari. Occorre-però ricordare che in natura non esistono le leggi e i principi: è una convenzione umana  quella insorta sin dai tempi di Talete di ridurre la natura a poche leggi ,a pochi principi ;la legge scientifica ha un valore economico, ci consente di risparmiare esperienza e di prevederla in anticipo. 

Le teorie ,di cui le scienze è fatta ,sono sistemi di proposizione , di cui alcuni fungono da principi e altre, dedotte, sono  leggi. I natura ci sono solo casi particolari che possiamo descrivere con tante leggi( della caduta dei gravi, dei corpi galleggianti eccetera). Gli scienziati hanno stabilito una teoria della meccanica ,che parte da pochi principi ,da cui deducono teoremi  ; siamo noi che preferiamo organizzare le leggi in strutture assiomatiche, le scegliamo convenzionalmente e possiamo -per nostra comodità-buttarle via e  sostituirle, dando luogo a una diversa teoria meccanica.  I Concetti, che troviamo nei libri scientifici, partono si  dall'esperienza, ma non sono  nell'esperienza: le leggi e le teorie sono nostre costruzioni convenzionali. 

La concezione della scienza  di Mach è il primo esempio di come si possa giustificare, partendo dall'empirismo, il fatto che la scienza sia un'impresa convenzionale.

 

P.DUHEM (1861-1916)

E' stato un fisico, un epistemologo e storico della scienza di  formazione cattolica. Opere principali: il sistema del mondo (10 volumi), e La teoria fisica(  1906). 

La sua posizione e l'antitesi di quella di Mach. E gli un critico dell'empirismo, per il suo feticismo nei confronti dei fatti. Egli ha distrutto la concezione positivistica della scienza incentrata sui fatti.

Duhem osserva che occorre distinguere tra fatto pratico e fatto scientifico. Ciò che vediamo con gli occhi è un fatto pratico=è un insieme approssimato di valori che non possiamo far combaciare con l'uniformità della funzione matematica che costituisce la legge scientifica ( i libri di fisica contengono tabelle e funzioni numeriche). Se il fatto scientifico è  preciso ,il fatto pratico è impreciso ( ad esempio le misurazioni sono comprese all'interno di un intervallo numerico ). Il fatto scientifico non è legato a quello pratico in modo univoco: l'esperienza non ci fornisce  fatti scientifici, ma ci fornisce di fatti pratici. Sono le convinzioni teoriche che ci inducono a scegliere i fatti che selezionamo: ad esempio noi sappiamo di poter disporre  di strumenti scientifici precisi, quindi ci aspettiamo fatti precisi dalle misurazioni che compiamo con   essi; ma una qualunque misura dipende da tutto un insieme di teorie e se il meccanismo della misurazione dipende dalla teoria ogni misura dà risultati basati sulla teoria alla luce della quale è stato costruito lo strumento. La pretesa dei Positivisti di distinguere la prova fattuale da quell'ipotetica non regge : noi filtriamo l'esperienza attraverso le teorie. Duhem sostiene che ciò che importa nella scienza sono le teorie: esse vengono prima dell'esperienza e non nascono dall'esperienza. 

Il mondo dell'esperienza senza le teorie non è leggibile. Le teorie sono una sorta di rete arbitraria ,dalla quale noi deduciamo teoremi e poi li orientiamo verso il mondo dell'esperienza. Questi sistemi astratti, le teorie, al compito di ordinare il mondo per ora; ora -poiché per ordinare la realtà si parte da   ipotesi-si può partire da qualunque insieme di ipotesi teoriche. Le teorie così concepite non sono affermazioni su ciò che è vero  o falso, cioè non sono il ritratto della realtà, sono solo strumenti per ordinare e prevedere. Così la celebre disputa tra teoria copernicana e tolemaica va rivista ,se le teorie sono strumenti di organizzazione dell'esperienza non ha senso dire che il sistema copernicano è vero, si potrà solo dire che il più semplice, quello che rende più facili il calcolo.Duhem può così difendere il cardinale Bellarmino contro Galileo, il quale non aveva capito il vero metodo scientifico, che non parte dall'esperienza. Bellarmino aveva ragione a sostenere che il sistema di Copernico era solo uno strumento di calcolo.

 

Per concludere, abbiamo visto:

 - il passaggio compiuto dalla scienza a cavallo tra l'800 e '900 dalla oggettività al convenzionalismo .

- e come la convenzionalità di ogni operazione scientifica e la natura sostanzialmente utilitaristica della scienza siano state motivate da Mach e Duhem da 2 prospettive opposte, rispettivamente da una posizione empiristico-induttivistica da Mach e una ipotetica-deduttivistica da Duhem .

 

 

IL Neopositivismo

Introduzione:

Nel dibattito filosofico dei primi decenni del Novecento, le tesi del Tractatus di Wittgenstein esercitano la loro influenza soprattutto attraverso l' interpretazione di un gruppo di studiosi, alquanto eterogeneo, dal quale a partire dagli anni Venti si sviluppa un nuovo orientamento di pensiero :l' empirismo logico, detto anche " neopositivismo" o " neoempirismo". La denominazione indica un forte legame sia con la tradizione empiristica, sia con il positivismo, e proprio come quest'ultimo, anche l'empirismo logico tenta di darsi vere e proprie forme organizzative, con l' ambizione di oltrepassare l' ambito ristretto del dibattito filosofico per esercitare un'in fluenza più generale sulla vita culturale e civile.

Questo gruppo di studiosi, provenienti in gran parte dalle discipline scientifiche, comincia a riunirsi, tra il 1923 e il 1925, intorno al filosofo e fisico Moritz Schlick (Berlino, 1882 Vienna, 1936), dando vita al cosiddetto "Circolo di Vienna". Uno sviluppo più intenso del dibattito e una maggiore diffusione delle tesi neopositivistiche si ha, tuttavia, soltanto a partire dal 1926, quando viene chiamato all' università di Vienna Rudolf Carnap (Wuppertal, 1891 Santa Monica, California, 1970) che, assieme a Otto Neurath (18821945), diviene una delle figure principali del circolo. I viennesi stabiliscono rapporti di collaborazione anche con un gruppo che si forma a Berlino nel 1928, soprattutto attorno alla figura di (1891-1953). I due gruppi fondano insieme un' importante rivista filosofica, Erkenntnis ( 1930-1940 ), e organizzano una serie di congressi internazionali. Il gruppo viennese costituisce una vera e propria associazione culturale intitolata al nome di Ernst Mach, riconoscendo nell' opera di questi una delle fonti ispiratrici del programma del movimento.

Tra il 1935 e il 1940 il gruppo si disperde, soprattutto a causa delle persecuzioni naziste. Schlick viene assassinato; Carnap ed altri emigrano negli Stati Uniti, dove i temi del neopositivismo si innestano su quelli della filosofia americana ( incontro col Pragmatismo: Peirce , Morris , Dewey ).

Anche in inghilterra avviene un' analoga assimilazione di alcuni aspetti dell' empirismo logico, secondo nuove interpretazioni. A conclusione di questo processo, al tempo stesso di evoluzione interna e di migrazione intellettuale, il neopositivismo tende sostanzialmente a coincidere con la filosofia angloamericana.

Le discussioni del Circolo di Vienna riguardano soprattutto i fondamenti della logica e della matematica e la logica della conoscenza empirica, mentre solo occasionalmente vengono affrontate questioni di scienza sociale e di etica. Il gruppo di Berlino, invece, mostra maggiore interesse per ricerche specifiche su concetti, teorie e metodi nell' ambito delle singole scienze ( importanti le ricerche di Reichenbach sulla relatività), esprimendo riserve sulla tendenza dei viennesi a costruire sistemi e a stabilire rigorose prescrizioni metodologiche.

Il Circolo di Vienna : la concezione scientifica del mondo

In una pubblicazione del 1929, La concezione scientifica del mondo, firmata da Carnap, da Neurath e dal matematico Hans Hahn (1879-1934), il gruppo di Vienna definisce le linee fonda entali del proprio programma : promuovere la formazione di una scienza unificata, capace di comprendere tutte le conoscenze della realtà accessibile all'uomo, mediante l'uso del metodo logico di analisi attribuito, tra gli altri, a Frege, a Wittgenstein e a Russell. La grande importanza di questo metodo sta nel fatto che esso serve da un lato a eliminare come privi di significato i problemi metafisici e, dall'altro, a chiarire il significato dei concetti e delle proposizioni delle scienze empiriche, riconducendoli al loro contenuto immediatamente osservabile. Il programma del Circolo di Vienna è quindi caratterizzato da un netto orientamento antimetafisico, da una prospettiva filosofica empiristica e dall'uso della logica.

I neopositivisti, a differenza dei positivisti dell' Ottocento, non si limitano ad affermare la falsità degli enunciati metafisici ma, in modo più radicale, sostengono che essi mancano totalmente di significato, in quanto sono enunciati linguistici non riconducibili a enunciati più semplici che denotino dati empirici. La metafisica nasce da errori di carattere logico: in primo luogo, da (una connessione troppo stretta con il linguaggio tradizionale e dalla mancanza di chiarezza intorno alle forme logiche del pensiero; in secondo luogo, dalla concezione secondo cui il pensiero può condurre a conoscenze da solo, senza utilizzare nessun materiale empirico. La critica non investe soltanto i sistemi metafisici classici; attraverso il metodo del l' analisi logica, viene confutata anche la metafisica occulta del l' apriorismo kantiano e di quello moderno: il rifiuto della conoscenza sintetica a priori è un aspetto essenziale della genesi dell'empirismo logico, per il quale esiste solo la conoscenza empirica, fondata sul dato immediato.

L' obiettivo dell' unità della scienza può essere raggiunto attraverso l' analisi logica degli enunciati delle scienze approdando, attraverso un processo di riduzione, al concetto di grado più basso, che si riferisce al dato. A questo fine, tuttavia, la logica tradizionale è del tutto insufficiente; i neopositivisti si servono della moderna logica simbolica, grazie alla quale è possibile rendere rigorosi i concetti, le definizioni e gli enunciati, e formalizzare le inferenze del pensiero in modo tale che esse discendano necessariamente solo dal meccanismo dei segni. Poichè la conoscenza coincide soltanto con il dominio delle proposizioni empiriche vere, non esiste alcun dominio di speciali verità filosofiche: la filosofia non un sistema di proposizioni e quindi non è una scienza. La filosofia consiste invece in un sistema di " atti", con i quali si chiarisce il senso degli enunciati. Secondo questa nuova divisione dei ruoli, le scienze trattano della verità degli enunciati, la filosofia di ciò che gli enunciati significano.

I membri del Circolo di Vienna riconoscono di avere dei debiti nei confronti della tradizione filosofica, in particolare verso Hume, Leibniz e Comte. Al primo attribuiscono il merito della critica alla metafisica e quello di avere progettato un programma di riduzione delle " questioni di fatto" a enunciati che riguardano esclusivamente l' esperienza. L'importanza di Leibniz consiste nel fatto che egli ha sviluppato l' analisi della struttura delle proposizioni logiche, ritenendo che il processo dimostrativo dell'inferenza dovesse essere costruito come il prodotto di semplici regole di calcolo, senza riferimento al contenuto delle proposizioni. Il merito di Leibniz consiste inoltre nell' avere progettato un linguaggio simbolico perfetto e nell' avere sostenuto la necessitàdi usare la logica formale per una rigorosa costruzione delle scienze. Comte, infine, viene apprezzato dai neopositivisti per avere affermato la primaria importanza del metodo empirico e il valore pratico della conoscenza per gli interessi umani. Il punto di riferimento più importante per i neopositivisti è comunque il programma epistemologico di Mach, volto a eliminare la metafisica latente nelle teorie scientifiche. Mach propone di fare appello a una sola fonte della conoscenza, la " sensazione", in quanto questa si offre immediatamente alla sensibilità. Il suo empirismo radicale si configura come un fenomenismo, poichè nega che le leggi scientifiche possano riflettere alcunchè di reale, riducendole a meri strumenti per organizzare la molteplicità dei dati sensoriali. Tuttavia, da Mach i neopositivisti riprendono soprattutto l' istanza metodologica interna alla scienza che si riassume nel progetto di ridurre tutte le proposizioni scientifiche a proposizioni che riguardano sensazioni.

Il programma della Concezione scientifica del mondo accoglie alcuni elementi fondamentali del Tractatus di Wittgenstein:l' analisi logica del significato, la dimostrazione dell' insensatezza della metafisica attraverso l' analisi logica dei suoi enunciati e la riducibilità delle proposizioni complesse a proposi ioni elementari. L'interpretazione neopositivistica di quest' opera si sviluppa tuttavia in una prospettiva empiristica radicale ispirata da Mach, secondo la quale esistono dati sensibili che costituiscono il significato delle proposizioni ele entari. Ciò che nel Tractatus è una struttura linguistica (il rapporto tra proposizioni complesse ed elementari), viene così tradotto sul piano empirico, in quanto si suppone che il mondo (totalità dei fatti) sia intuibile in modo tale da offrire un chiaro criterio di significanza per gli enunciati. Mentre per Wittgenstein c'è un unico linguaggio e la meta di un linguaggio ideale è irraggiungibile, al contrario per i viennesi è necessario costruire una lingua ideale, la quale non può essere altro che quella della fisica; infatti, le proposizioni di tutte le scienze devono essere ricondotte ai dati empirici e solo il linguaggio della fisica è in grado di trasformare i dati soggettivi in enunciati oggettivi.

Le basi della prima teoria neopositivistica del significato vengono poste da Carnap, prima del suo arrivo a Vienna, nella Costruzione logica del mondo (1928). I concetti devono essere derivati gradualmente, costituiti a partire da certi concetti fondamentali, cosicchè risulti un albero genealogico dei concetti, in cui ognuno di essi trovi il suo posto determinato. Secondo questo modello di riduzione, tutti i concetti utilizzati nella scienza possono essere definiti a partire dalle esperienze osservative: un oggetto (o un concetto) si dice riducibile a uno o più oggetti diversi, quando ogni asserto intorno a esso può venire trasformato in asserti intorno a tali ulteriori oggetti. L' insieme dei concetti prodotti con questa operazione viene chiamato "sistema di costituzione" e su di esso si fonda il progetto neopositivistico di unificazione del sapere: tutte le scienze, anche quelle sociali e dell' uomo, possono venire ricondotte al dominio delle scienze della natura.

DAL FENOMENISMO AL FISICALISMO

 La Concezione scientifica del mondo presenta un quadro unitario dei principi fondamentali dell' empirismo logico, ma appare anche come un compromesso tra due modi opposti, quello di Carnap e quello di Neurath, di affrontare la questione cruciale del criterio di significanza : come determinare il carattere empirico degli enunciati e che cosa bisogna intendere per esperienza. La soluzione di questo problema è decisiva, in quanto le teorie scientifiche di solito non rispettano il criterio di significanza inteso come riferimento al dato immediato, poichè esse sono costituite in gran parte da leggi e da principi; questi, in quanto proposizioni generali, non sono suscettibili di una "riduzione" completa. Una proposizione singolare concerne sempre circostanze individuali che sono interamente esprimibili in termini fisici; al contrario, una legge di natura ha il carattere di ipotesi; non può quindi essere derivata rigorosamente da un insieme finito di proposizioni singolari.

Nella Costruzione logica del mondo, Carnap risolve il problema mediante la ricostruzione razionale dei concetti, per gradi, a partire dalle " esperienze vissute elementari", ossia da processi psichici individuali. Egli compie questa scelta perchè ritiene inadeguato il modo in cui, nella tradizione ( filosofica, si analizzavano le cose materiali in dati sensibili. Le sensazioni, infatti, sono già frutto di un processo di astrazione e sono ulteriormente decomponibili in " esperienze istantanee globali"). La scelta di questo linguaggio fenomenista appare a Carnap necessaria per ridurre tutta la conoscenza a una base certa. Si tratta di dare una " giustificazione" della conoscenza scientifica attraverso una ricostruzione razionale del processo conoscitivo, quasi in senso kantiano. Viene così abbandonato un modo tradizionale di intendere il problema gnoseologico come sforzo di descrivere l' effettivo processo genetico della conoscenza, senza distinguerlo dalla questione della sua validità. Le " esperienze vissute" svolgono pertanto il ruolo di "principio di verifica" degli enunciati. Questa concezione è il presupposto della teoria del significato, basata sul " criterio di significanza empirica", che caratterizza il Circolo di Vienna. Il significato di una proposi zione -scrive Carnap -consiste nell'esprimere uno stato di fatto (pensabile, non necessariamente attuale); per specificare il significato della proposizione, quindi, è necessario e suffi ciente indicare le situazioni sperimentali (solo pensabili) in cui essa si potrebbe dire vera e quelle in cui si potrebbe dire falsa (Pseudoproblemi in filosofia, 1928). La precisazione sulla "pensabilità" è importante, perchè scinde il controllo empirico dalla dimensione storica delle tecniche di controllo, permettendo la formulazione di un criterio universalmente valido. Si presenta tuttavia il problema di spiegare come la scienza può pervenire a enunciati validi in modo intersoggettivo, dato che i suoi concetti sono costruiti a partire dalle esperienze di un soggetto individuale. La risposta data nella Costruzione logica del mondo si fonda sulla necessità di distinguere tra il contenuto "materiale" delle esperienze vissute, che muta da individuo a individuo, e le "proprietà strutturali" che invece sono identiche in quanto oggettive. La scienza deve limitare l' ambito dei propri enunciati a quelli che vertono sulle proprietà strutturali. Carnap definisce "solipsismo metodico" questa concezione, per indicare il carattere privato delle esperienze vissute a partire dalle quali va poi costruito un linguaggio intersoggettivo.

La posizione di Neurath è decisamente polemica verso ogni attività filosofica, poichè ritiene che il chiarimento dei concetti spetti alle scienze stesse e che sia in parte inseparabile dalla ricerca empirica. Neurath, che definisce la propria posizione fisicalismo, si distingue in particolare da Carnap per una diversa concezione del linguaggio, che non è inteso come simbolo di altro, ma come un fatto fisico esso stesso; il linguaggio è un insieme ordinato di segni, che ha la medesima natura dei fatti di cui la scienza si occupa. Il linguaggio è quindi un elemento primario: la scienza è la totalità degli enunciati significanti e l' enunciato è contemporaneamente l' oggetto di cui la scienza parla e lo strumento con cui essa si esprime. Non c'è alcun bisogno di uscire dal linguaggio per parlare di esso; il linguaggio fisicalista non si pone come un linguaggio ideale totalmente distinto da quello comune, ma come un suo affinamento. Compiere delle osservazioni significa per Carnap rifarsi a dati immediati; per Neurath, invece, vuole dire scrivere degli enunciati. Le proposizioni devono essere confrontate con altre proposizioni e non con l' esperienza, poichè qualsiasi riferimento all' esperienza è una forma sottile di metafisica. Quindi ogni proposizione nuova viene confrontata con la totalità delle proposizioni già accettate : una proposizione è   corretta quando può venire inserita in questo sistema. Le tesi di Neurath, che si allontanano notevolmente da quelle originarie del circolo, hanno successo e accelerano l' evoluzione del neopositivismo. Il fisicalismo, al contrario del fenomenismo di Carnap, permette di rendere conto in modo molto più appropriato dello sviluppo della scienza, poichè introduce un' istanza liberalizzatrice nel criterio di significanza empirica: viene respinta l'idea che la base empirica sia determinata in modo assoluto e pertanto si accetta una definizione non univoca dell' esperienza.

Anche Carnap recepisce l' istanza liberalizzatrice e, pur mantenendo il principio che la base empirica sia l' unica garanzia del significato, elabora una nuova impostazione nel saggio Il linguaggio fisico come linguaggio universale della scienza (1931). Questo testo appartiene alla prima fase di un lungo dibattito sul problema della "base empirica" che condurrà alla dissoluzione del neopositivismo stesso. La " conversione" di Carnap al fisicalismo indica il maturare di una difficoltà latente nel programma del circolo: l' approccio alla conoscenza scientifica è così rigidamente prescrittivo da risultare estraneo alla natura e alla pratica reali della scienza. Nella nuova posizione di Carnap, si può osservare lo sforzo di conciliare le esigenze del criterio di significanza empirica con l' evidente complessità delle teorie scientifiche mediante l'uso della nuova nozione di "protocollo" o "proposizione protocollare". Si tratta di una proposizione di natura privilegiata che esprime fatti, concepita come un enunciato che contiene il resoconto fatto da un individuo della propria esperienza personale; l' elaborazione successiva deve avvenire sempre in connessione con le proposizioni protocollari. Il riferirsi del linguaggio a qualcosa di extra linguistico introduce qualcosa di non osservabile in modo intersoggettivo. Il protocollo ha la funzione di aggirare il soggettivismo del riferimento agli atti percettivi grazie alla creazione di un linguaggio capace di registrare oggettivamente l' esperienza immediata. La giustificazione di una qualsiasi proposizione della scienza comporta quindi il confronto con questi enunciati originari; il controllo empirico non è più riferito a ogni singola proposizione della scienza, ma all'intero sistema delle proposizioni e viene effettuato mediante i protocolli, che costituiscono la base per verificare tutte le proposizioni complesse. Le proposizioni di un sistema scientifico non sono ricavate immediatamente dai protocolli, ma attraverso un processo indiretto: prima quelle singolari e poi quelle generali, le leggi, che hanno un carattere ipotetico. Questa concezione del processo di verificazione permette di escludere la metafisica, perchè le sue pseudoproposizioni non hanno alcun rapporto con il linguaggio dei protocolli; permette di spiegare la validità delle leggi di natura; per mette di superare il " solipsismo linguistico" (che pensava i fatti come dati alla coscienza di un individuo), attraverso una serie di confronti tra le esperienze individuali per identificarne le costanti strutturali. Una teoria scientifica non è più pensata come una struttura gerarchicamente costruita a partire dalla base empirica, ma come un sistema articolato di diversi tipi di proposizioni (leggi generali, enunciati osservativi, regole di inferenza ecc.), il quale presenta un forte aspetto convenzionale.

LA POLEMICA SUI PROTOCOLLI

L' interpretazione del fisicalismo sviluppata da Carnap non appare tuttavia soddisfacente a Neurath(La sociologia del fisicalismo, 1931-1932), perchè mantiene una forte opposizione tra linguaggio ed esperienza. Secondo Neurath, se si accetta la mancanza di corrispondenza tra simboli (linguaggio) e fatti, non vi è alcuna necessità di cercare "proposizioni atomiche" che corrispondano a "fatti atomici". Il criterio di verità non deve essere più la corrispondenza delle proposizioni ai fatti, ma deve fondarsi su un metodo di confronto adeguato tra proposizioni e proposizioni; l' accento si sposta così dal problema della verificazione a quello della coerenza. Inoltre, anche le proposi zioni protocollari, che prima si pretendeva di definire in modo assoluto, vengono ora riconosciute come soggette a mutamenti, poichè la base empirica non è un dato individuato una volta per tutte.

Questa discussione tra Carnap e Neurath costituisce la premessa della cosiddetta " polemica sui protocolli", accanita mente dibattuta su (Erkenntnis'. Le tesi di Carnap e di Neurath appaiono in effetti inconciliabili e segnano, entrambe, un progressivo e irreversibile allontanamento dal programma originario del circolo di Vienna, difeso ancora da Schlick, che critica sia il concetto di "protocollo", sia la centralità della coerenza in Neurath.

Proprio la tesi di Neurath scinde, secondo Schlick, il fecondo intreccio tra empirismo e logica che era a fondamento della Concezione scientifica del mondo e che aveva la sua istanza più importante nel ricercare una garanzia di assoluta certezza della conoscenza. Le proposizioni protocollari solo in apparenza costituiscono questo criterio di verità, poichè non si può escludere per principio che, nel processo di traduzione di determinati " atti psichici" in un sistema fisico di segni, non si insinui un errore. Ne consegue che i protocolli non sono un saldo fondamento e quindi perde significato anche la distinzione tra queste proposizioni, che dovrebbero essere in una posizione privilegiata, e le proposizioni derivate. Neppure la concezione proposta da Neurath appare soddisfacente a Schlick, poichè essa garantisce una verità soltanto formale (coerenza interna), ma non materiale (corrispondenza ai fatti). La corrispondenza ai fatti richiede, coerentemente con l'impostazione originaria dell'empirismo logico, che alcune tra le proposizioni confrontate abbiano uno statuto speciale che consenta loro di fungere da criterio di verità. Si propone quindi il problema dell'origine di queste proposi zioni, problema che non è stato affatto risolto dai protocolli. Schlick propone il concetto di " proposizioni osservative", come vero e proprio punto di contatto tra conoscenza e realtà e come fondamento ultimo del sapere. Le proposizioni osservative non possono neppure essere scritte dal soggetto che le enuncia: per la loro natura istantanea, non appena trascorrono, esse vengono sostituite da registrazioni che assumono già valore di ipotesi. La funzione di queste proposizioni non è quindi tanto costruttiva o generativa, quanto di "verifica",il controllo di una previsione passa attraverso il ricorrere di queste " constatazioni", che rispondono chiaramente con un si o con un no alla verifica di un'ipotesi. E' il carattere della immediatezza a conferire alle proposizioni osservative il valore di un fondamento assoluto della conoscenza.

La "polemica sui protocolli" segna una frattura non ricomponibile tra i componenti del circolo di Vienna; dopo alcune parziali correzioni di Carnap alla concezione dei protocolli, si giunge a una svolta duplice e divergente. Se come linea di demarcazione tra scienza e metafisica si ritiene imprescndi bile il criterio di significanza empirica, appare ormai evidente la necessità di una sua radicale liberalizzazione. E' questa la via seguita da Carnap, che approda a quella che è stata definita la "svolta sintattica". Una via diversa è quella percorsa da Popper che, già in una posizione esterna al circolo, procede verso un rovesciamento dei termini del problema della base empirica e quindi verso la sostituzione del criterio di verifica zione.

Liberalizzazione e crisi

La fase sintattica di Carnap Nella Sintassi logica del linguaggio (1934), Carnap porta alle conseguenze più radicali le implicazioni del fisicalismo, approdando a posizioni di tipo convenzionalista. L'opera si sviluppa su tematiche diverse : logica, analisi linguistica, metodologia delle scienze (specie la matematica), filosofia. Il presupposto fondamentale è che l' unica dimensione della scienza è quella del linguaggio. Diversamente da Wittgenstein, Carnap sostiene la possibilità e la necessità di sviluppare un linguaggio che parli del linguaggio. Egli è convinto che, accanto al linguaggio che ha per contenuto l' oggettualità, è possibile costruirne un altro, sintattico, che esprime la forma e la struttura della lingua oggettuale. Poichè già nel linguaggio comune, anche se in forma rozza, esiste questa duplicità di livelli, è necessario sviluppare una sintassi chiara e rigorosa per evitare che le proposizioni sintattiche vengano confuse con quelle oggettuali; spesso è da questa confusione che nascono le pseudoproposizioni della filosofia tradizionale.

La struttura logica può dunque essere descritta; bisogna elaborare il metodo della " sintassi logica", all' applicazione del quale si riduce il compito del filosofo. L' analisi logica prende in considerazione solo i segni e le loro relazioni formali, prescindendo da ogni contenuto, ed esplicita così la sintassi di quei sistemi linguistici che sono le scienze. Il lavoro filosofico coincide con il chiarimento dei rapporti strutturali tra gli enunciati delle scienze e della filosofia. Rispetto alla Costruzione logica del mondo, la funzione della logica è profondamente mutata: mentre prima aveva il compito di " costituire" il sistema dei concetti, ora la logica è divenuta lo strumento di analisi delle strutture in cui sono ordinati i segni. In piena coerenza con questo primato dell'aspetto formale, Carnap formula il cosiddetto "principio di tolleranza": anche la logica con cui si costruiscono i sistemi scientifici è il frutto di una libera scelta, in quanto esistono più logiche. Quindi non si tratta più di giudicare questa o quella forma di ragionamento, ma di individuare chiaramente i principi logici osservati, le regole sintattiche del linguaggio in questione. In logica non ci sono morali. Ognuno è libero di costruire la propria logica, cioè la propria forma di linguaggio, nel modo che vuole. Tutto quello che si esige da lui, se egli intende dar ragione del proprio metodo, è che egli lo espliciti chiaramente e suggerisca regole sintattiche invece di argomentazioni filosofiche (Sintassi logica). Esistono infiniti linguaggi, differenziati per segni e strutture, ma tutti leciti in base al principio di tolleranza. Contro le prime concezioni del neopositivismo, ma anche contro Wittgenstein che concepisce il linguaggio come qualcosa di assoluto, Carnap giunge così ad affermare il carattere convenzionale delle strutture linguistiche e logiche. In questa nuova prospettiva, il significato di concetti come "verificabile", " privo di senso", " contraddittorio" dipende dalle regole di una particolare struttura linguistica, non dal confronto con una base empirica assoluta. L' attenzione alle strutture sintattiche permette inoltre di comprendere meglio il ruolo e la natura delle teorie scientifiche. La metafisica comunque rimane sempre esclusa, poichè le sue pseudoproposizioni non hanno contenuto logico, infatti nascono da semplici espressioni di sentimenti, che tendono a loro volta a suscitare sentimenti o volizioni in coloro che le ascoltano .

La Sintassi logica opera una netta distinzione tra l' aspetto formale della teoria della conoscenza e quello empirico. Tuttavia, il problema del significato non è affatto risolto e l'evoluzione delle tesi neopositivistiche entra in un'ultima fase che coincide con la vera e propria dissoluzione del movi mento. Se la storia delle posizioni neopositivistiche coincide in gran parte con l' evoluzione del pensiero di Carnap, ora tuttavia mutano anche le tesi di Schlick, che era stato il più strenuo difensore dell' ortodossia del Circolo di Vienna. In stretto contatto con Wittgenstein che dal 1927 era tornato all' attività filosofica rivedendo criticamente le tesi del Tractatus - in uno scritto del 1936, Significato e verificazione, Schlick propone di rinunciare al concetto chiave di "proposizione" così come era formulato proprio nel Tractatus. La proposizione è costituita da due aspetti: l' enunciato 1inguistico e il suo contenuto. Una proposizione di cui non si comprende il significato può essere indicata invece come una"frase", un insieme di segni legati da regole. Indagare sul significato vuole dire allora stabilire le regole secondo cui la frase deve essere usata. Schlick individua così la dimensione sintattica del significato, per la quale il significato di una certa parola è definito solo nell' ambito del preciso contesto in cui essa è inserita. Definire le regole di un determinato linguaggio equivale a stabilire il modo in cui una frase può venire verificata. Pertanto si deve sostituire il criterio di verificazione con quello di " possibilità di verificazione" o " veri ficabilità". Non bisogna intendere la verifica nel senso di un' operazione immediata, ma come una possibilità eminentemente logica e non solo empirica. Se la verificabilità fosse solamente empirica, le leggi di natura non sarebbero verificabili, in quanto non se ne avrebbe mai una conoscenza completa. Che la verificabilità sia una possibilità logica significa che essa dipende dalle regole della grammatica logica con cui una frase è costruita. Pertanto, se una frase obbedisce alle regole della grammatica logica, stabilite convenzionalmente per il linguaggio usato, essa è "logicamente possibile". Si ha invece " impossibilità logica" quando le regole del linguaggio usato non prevedono l'uso di certe combinazioni di segni, le quali quindi non descrivono alcun fatto. Secondo questa impostazione, l'esperienza non è più stabilita una volta per tutte, ma dipende dalle regole del linguaggio.

Un'operazione simile viene compiuta da Carnap in Controllabilità. e significato (1936-1937), la prima opera scritta negli Stati Uniti, dove egli si era trasferito nel 1936. Questo testo affronta il problema dell'incompatibilità tra il rispetto rigoroso del criterio di verificazione e la natura delle ipotesi scientifiche : se per verificazione si intende una dimostrazione assoluta di verità, allora un enunciato universale, ad esempio una legge fisica o biologica, non potrà essere mai verificata. Al concetto di verificazione vanno sostituiti quel li di controllo e di conferma. Un enunciato è controllabile quando si può indicare un metodo per la conferma e questa si ottiene se in una serie prolungata di tali esperimenti di controllo non si scopre alcun caso negativo ma, anzi, il numero dei casi positivi via via aumenta. Cosi, anzichè di verificazione, qui possiamo parlare di conferma gradualmente crescente.

Sviluppando la linea interpretativa della Sintassi logica, Carnap sottolinea i limiti della prima impostazione dell'empirismo logico e dichiara di perseguire una formulazione più aperta del fisicalismo, secondo la quale non è più possibile ridurre tutti i linguaggi scientifici all' esperienza di base registrata nei protocolli. Si riconosce così che anche l'esperienza viene determinata dalla struttura sintattica, rinunciando a pensare che il linguaggio scientifico sia la riproduzione fedele del mondo. Il problema che ora si apre riguarda la possibilità di quantificare il grado di conferma, un compito che Carnap affronterà molto più tardi nei Fondamenti logici della probabilità (1950). Nel frattempo, dopo il trasferimento negli Stati Uniti, egli viene elaborando nuovi punti di vista sull' articolazione della teoria della conoscenza che preludono a una nuova fase del suo pensiero. Questa volta però non Si tratta di una pura evoluzione interna dell' ambiente neopositivista, ma bisogna registrare l' importante influenza di una tradizione diversa, quella della filosofia americana denominata pragmatismo.

La filosofia di Popper

                            

RAPPORTO TRA POPPER E IL NEOPOSITIVISMO

Ci sono 3 linee principali dell'interpretazione dell'epistemologia di Popper :

  • sino all'edizione inglese della logica della scoperta scientifica nel '59, in cui la teoria di Popper è stata vista come una variante del neopositivismo à il criterio di falsificabilità proposto da Popper , alternativo a quello di verificazione , veniva letto anche qui come un criterio di significanza e non solo di demarcazione tra scienza e metafisica à Popper veniva presentato come un neopositivista dissidente
  • questa visione è stata rovesciata negli anni '60 : Popper è visto come un critico radicale del neopositivismo
  • più di recente si è affermata l'interpretazione che vede l'epistemologia di Popper né riconducibile al neopositivismo , né un'alternativa radicale ad esso , ma piuttosto una  posizione intermedia in cui si combinano elementi neopositivistici con antineopositivistici

 

l'epistemologia popperiana è stata vista come un passaggio fondamentale verso la recente epistemologia postpositivistica (che sorge negli anni '70 e prosegue il discorso dopo Popper )

L'epistemologia popperiana- comunque venga interpretata- ha come punto di riferimento un confronto col neopositivismo , però questo confronto è solo un aspetto della complessa concezione popperiana .

 

Se seguiamo le indicazioni biografiche che P. ci ha dato siamo portati a proiettare molto nel passato l'esordio dell'atteggiamento critico di P. ( che parla del 1919 e dell'influenza di Einstein )

 

 

Popper non fece mai parte del circolo di Vienna ma incontrò alcuni esponenti neopositivistici in alcune discussioni .

P. fin dall'inizio rifiutò il criterio di verificazione , come criterio di significato , e distinse il problema della demarcazione tra scienza e metafisica da quello della significanza .

P. sostenne che la sua epistemologia era figlia del tempo , cioè degli sviluppi della scienza ( della fisica soprattutto ) e delle crisi che esse determinarono nel modo tradizionale di concepire la scienza .

E' portato ad attribuire una influenza determinante ad Einstein : secondo P. da Einstein lui avrebbe ricavato 2 problemi fondamentali :

  • la demarcazione tra scienza e pseudoscienza                     questi problemi porteranno P. alla formazione della sua                                                                             posizione falsificazionista
  • la storicità dell’impresa  scientifica

 

In altri termini P. dice che all'origine della sua epistemologia vi è il tentativo di chiarire  che cosa significasse la rivoluzione introdotta da Einstein per la teoria della conoscenza .

La rivoluzione nella fisica prodotta da E. innesca in P. un tentativo di rivoluzione nel campo dell'epistemologia così come Kant aveva fatto nel tentativo di giustificare , nella teoria della conoscenza , la rivoluzione scientifica newtoniana.

 

Ma dove stava questo stimolo che proveniva da Einstein ?

Stava nel fatto che E. faceva delle previsioni rischiose : come per esempio la previsione che nel 1919 confermò la teoria di E. che i raggi di luce si sarebbero curvati in corrispondenza di una grande massa , in questo caso la massa del Sole e ciò che gli astronomi inglesi verificano .

Popper ha osservato che mentre la teoria della relatività è una teoria genuiamente scientifica proprio perché pone delle previsioni azzardate che però poi vengono confermate , altre teorie che hanno questa pretesa , come la psicanalisi o il marxismo o la psicologia di Adler  , non hanno questa caratteristica e quindi la loro pretesa di dichiararsi teorie scientifiche è infondata à su questa base creerà il falsificazionismo

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Da Einstein , Popper ricava che le teorie scientifiche non sono verità assolute , ma congetture , ipotesi che possono essere sottoposte a smentita , come era accaduto per la teoria di Newton ( valida solo per velocità molto minori di quella della luce ) che era stata superata dalla relatività di Einstein . 

 

Dall'analisi del rapporto con Einstein , emergono 2 capisaldi del pensiero di Popper :

  • falsificazionismo
  • fallibilismo

 

Al contrario le dottrine pseudoscientifiche come il marxismo e la psicanalisi , si presentano non come dottrine dal potere esplicativo limitato  , ma come omni esplicative à trovano sempre il modo di essere confermate dai fatti perché ricorrono all'uso di ipotesi di salvataggio che rendono inconfutabili queste teorie , ma questa non è la caratteristica della scienza , ma è la caratteristica della pseudoscienza . La caratteristica della scienza è fare delle teorie che possono essere falsificate .

 

CRITERIO DI DEMARCAZIONE TRA SCIENZA E NON SCIENZA = IL PRINCIPIO DI FALSIFICABILITA'

Popper rifiuta il verificazionismo del circolo di Vienna che serviva per demarcare scienza da pseudoscienza . Popper doveva offrire un nuovo principio di demarcazione .

Secondo P. una teoria è scientifica quando può essere sottoposta al principio di falsificabilità à una teoria è scientifica quando è in grado di indicare quali esperimenti potrebbero falsificarla , come fece Einstein che indicò un modo per verificare se la sua teoria corrispondeva alla realtà . La controllabilità di una teoria coincide con la sua falsificabilità , nel senso che se una teoria può essere falsificata dall'esperienza dice veramente qualcosa a proposito di essa , qualcosa che l'esperienza stessa può smentire . Ma se una teoria non può mai essere smentita con l'esperienza vuol dire che non ha nessun rapporto con questa .

Per P. il verificazionismo è un mito : per verificare definitivamente una teoria dovremmo aver presente tutti i casi in cui essa è applicata ma questo non  è possibile , infatti mentre le conseguenze di una teoria sono infinite ,  i controlli che possiamo fare su di essa saranno sempre finiti à una teoria è scientifica se dispone di un sistema di controlli empirici , cioè si possono ricavare da essa una serie di asserzioni base da confrontare con l'esperienza à si possono ricavare da essa esperienze falsificanti .

 

Per esempio : la proposizione " Domani piove o non piove " non è scientifica perché non ha falsificatori , ma è una tautologia ; in logica una frase così è una tautologia perché è sempre vera . Io non posso avere una teoria scientifica che ha la forma logica della tautologia perché non può essere falsificata .

 

Più una teoria ha falsificatori potenziali più è ricco il suo contenuto empirico e scientifico .

 

La differenza tra questa concezione falsificazionista e quella verificazionista di Vienna sta nella asimmetria che P. fa notare tra verificabilità e falsificabilità .

 

Non esiste una conoscenza epistemica , cioè valida una volta per tutte e quindi ammette la storicità nel succedersi delle teorie scientifiche .

 

Il falsificazionismo di Popper ha dato luogo a fraintendimenti e ci sono stati dei progressi nella concezione di P . : gli studiosi vedono un passaggio da un falsicazionismo ingenuo all'inizio a un falsificazionismo sempre più sofisticato .

Se da un punto di vista logico la falsificazione , cioè la smentita di una teoria , è definitiva , non lo èda un punto di vista metodologico concreto , infatti nessuna falsificazione può essere definitiva , perché noi dobbiamo per coerenza ritenere falsificabili le nostre stesse falsificazioni à se una teoria è confutata non è esclusa immediatamente dalla scienza , bisogna che ci sia un'alternativa , un'altra teoria che sia non falsificata ma falsificabile . ( falsificazione = dimostrazione della falsificabilità à la teoria non corrisponde a realtà  ) . Elimino la teoria di Newton à allora creo una nuova teoria , quella di Einstein più generale di quella di Newton .

 

La falsificabilità non è un criterio di senso , ma solo di demarcazione all'interno teorie significanti à c'è un diverso modo di concepire la metafisica da parte di P. rispetto al Neopositivismo :

  • per i neopositivisti la metafisica è priva di senso
  • per Popper la metafisica non è insensata , non è scientifica solo perché noi non possediamo gli strumenti per controllarla : la metafisica viene recuperata come sfondo psicologico e storico da cui si ricavano le teorie scientifiche . La metafisica non è da respingere , ha un valore conoscitivo , non è empiricamente controllabile , tuttavia è criticabile razionalmente

 

RIFIUTO DELL'INDUZIONE ( dal particolare all'universale )

La tradizione empiristica ha al suo centro l'affermazione che la conoscenza scientifica è ottenuta attraverso l'induzione : si parte dall'esperienza e si ricava il resto .

Per Popper l'induzione non esiste , sia nella forma dell'induzione per enumerazione semplice (Aristotele) , sia nella forma di induzione per eliminazione (Bacone) . Infatti asserzioni singolari , per quanto numerose , non sono capaci di produrre teorie generali , per quanti cigni bianchi io possa incontrare non potrò mai giustificare sulla base di cigni bianchi incontrati l'affermazione universale  " per tutti i cigni i cigni sono bianchi " .

La scienza fa questo ma non lo fa attraverso l'induzione perché noi non potremo mai da un numero grande di asserzioni singole , generalizzare à il meccanismo è un altro : parto da ipotesi , non da fatti , parto da congetture .

 

Col rifiuto dell'induttivismo cade il modello tradizionale secondo cui le teorie vengono costruite a partire dai fatti . Popper invece opta per il modello ipotetico-deduttivo . Alla base della ricerca ci sono idee , ipotesi , da cui poi deduttivamente vengono ricavate conseguenze da confrontare con i fatti à fonde empirismo e deduttivismo . Popper rifiuta l'osservantismo , cioè quella concezione per cui lo scienziato osserverebbe la natura senza presupposti , senza ipotesi precostituite : la mente vuota non esiste , quando osserviamo lo facciamo attraverso una teoria .

Questa concezione avvicina Popper a Kant : K. sosteneva che il nostro intelletto non deriva gli schemi dalla natura , ma li impone . Però c'è una differenza : gli schemi per K. sono necessariamente veri e la natura non può smentirli . Invece per Popper gli schemi sono solo delle ipotesi che possono essere anche falsificati .

PROBLEMA DELLA CRESCITA DELLA CONOSCENZA

Com'è possibile giustificare che le teorie cambiano ciònonostante esse hanno un valore scientifico ?

P. dice che non c'è un metodo per scoprire una teoria scientifica ; le teorie sono frutto di congetture audaci , di ipotesi che nascono su un terreno extrascientifico àPopper distingue il contesto della ricerca dal contesto della giustificazione. Non c'è un metodo per trovare le teorie , ma c'è un metodo per controllare le teorie una volta formulate : esso è il metodo delle congetture - confutazioni (metodo prova-errore).

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Come si formano le teorie ? Le teorie nascono da problemi à ipotesi à prove

Per P. la base empirica della scienza non è qualcosa di assoluto , per cui Popper dice che "non si può dire che la scienza poggia su un terreno fatto da solida roccia , ma la scienza poggia su palafitte " . Le teorie sono " reti gettate per catturare il mondo : più una rete è sottile più prende pesci " .

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Come è possibile che le teorie colgono il mondo ? Lo colgono attraverso la critica : sottoporre a dura prova ( prove empiriche ) le ipotesi spinge a migliorare la rete , a renderla più stretta .

 

 


La scienza risulta così caratterizzata dal progresso . Anche tra le teorie c'è una " lotta per la vita darwiniana " che conduce alla selezione e alla sopravvivenza delle più adatte : la competizione tra teorie rivali da luogo alla selezione à chi è più in grado di adattarsi alla realtà sopravvive .

La conoscenza umana non parte mai da zero : lungi da lui la tesi empirista della tabula rasa , per lui si parte sempre da una tradizione . Dalle confutazioni scaturiscono altri problemi che porteranno a nuove teorie à la verità non è la proprietà definitiva di specifiche teorie che restano sempre  congetture , ma è una sorta di ideale regolativo che guida verso la crescita della conoscenza . Io ho di mira una verità sempre più profonda ma non mi posso mai arrestare e dire questa è la verità definitiva , perché nulla vieta che ci sarà una teoria più stretta .

 

La conoscenza = approssimazione alla verità . Per Popper la conoscenza scientifica non è epistemica , definitiva , ma è sempre ipotesi ( doxa ) . La conoscenza umana è fallibile , autocorreggibile .

Secondo teorie sempre più verosimili ci si può avvicinare sempre di più alla verità : ecco perché Popper usa il termine fallibilismo à sostiene che il carattere della conoscenza umana è fallibile , può essere messo in discussione e la conoscenza umana progredisce attraverso la critica che consente di sostituire quelle che venivano considerate verità con altre .

Popper ha anche cercato un criterio  logicoper stabilire la verosomiglianza delle teorie ma è stato confutato .

 

La verità non può essere confusa però con la semplice coerenza interna oppure con l'utilità ( la teoria deve essere uno strumento utile ) à Popper si dichiara realista = la verità è una corrispondenza tra la mia rappresentazione e la realtà . Popper ritiene di aver potuto  rinverdire  il realismo che era stato messo in discussione alla fine del secoloprecedente . Essendo realista rifiuta ogni relativismo .

Per garantire la razionalità dell'impresa scientifica occorre poter dichiarare vere o false le teorie facendole cozzare coi fatti à solo una posizione realista ci permette di distinguere tra teorie e fatti e di dire se una teoria è vera o falsa .

 

Il fallibilismo lo porta a combattere :

  • l'essenzialismo (Galileo): la concezione che ripone lo scopo della scienza nella scoperta di spiegazioni ultime . Le teorie che alla domanda "cos'è X" rispondono giudicando l'essenza di X . Questa concezione è dogmatica e incoraggia l'oscurantismo e impedisce la critica . Se colgo l'essenza colgo la verità definitiva .
  • lo strumentalismo (Bellarmino): le teorie sono solo degli utili strumenti di calcolo e di previsione e non mirano a fornire spiegazioni à non vogliono rappresentare la realtà , si limitano a poter essere semplicemente usate per fare previsioni o per dominare la natura . Contro questa concezione P. rivendica il carattere conoscitivo e non puramente strumentale delle teorie scientifiche à lo scopo delle teorie è condurre a problemi sempre più profondi e interessanti ; scopo della scienza è comprendere il mondo .

 

CONCEZIONE DEI 3 MONDI

Nel libro "Conoscenza oggettiva" P. ha elaborato la concezione dei 3 mondi . Vi è un :

  • mondo UNO : quello delle cose , degli oggetti fisici
  • mondo DUE : quello dell'esperienza soggettiva , degli stati di coscienza ( pensieri )
  • mondo TRE : mondo dei contenuti del nostro pensiero , quindi delle teorie di qualunque prodotto culturale . Questo mondo è costituito da entità che sono oggettive perché non dipendono dai nostri stati di coscienza ( per esempio , la teoria della relativià c'è anche se io non la conosco ) e hanno realtà come gli oggetti fisici , pur non avendo consistenza fisica , potendo vivere solo trasmessi nella mente .

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C'è una somiglianza col mondo delle idee di Platone , ma c'è una differenza : il mondo TRE  ( diversamente dalle idee di Platone che esistono da sempre , indipendentemente dagli uomini )è sempre un prodotto dell'uomo e quindi è sempre storicamente determinato.

Una teoria scientifica per essere criticata deve essere formulata oggettivamente , cioè in termini linguistici e in quanto tale fa parte del mondo tre , cioè del mondo dei contenuti del pensiero , che sono indipendenti dalla mente dell'uomo che li ha prodotti .

I 3 mondi hanno esistenza oggettiva , sono riducibili l'uno all'altro , ma possono interagire tra di loro : il terzo mondo sviluppa retroagendo sugli altri determinando effetti imprevedibili .

 

L'Io stesso è una novità che emerge dall'interazione con gli oggetti del mondo TRE à l'Io è un prodotto culturale e storico ……

……..una volta che io creo un'idea questa sopravvive , una volta che è comunicata ha un'esistenza indipendente .

 

In questo contesto si può riferire al modo come Popper affronta il problema del rapporto tra mente e corpo .  Lui rifiuta il monismo materialistico che riduce gli stati della mente a stati motorii à è un dualista , ma non nel senso che la mente e il corpo sono 2 sostanze bensì nel senso che tra 2 stati di eventi mentali esiste e questa interazione tra l'IO , come abitante del mondo2,  e il cervello , come abitante del mondo 1 è l'IO che ha la funzione attiva nel programmare il cervello .

RAPPORTO TRA EPISTEMOLOGIA E FILOSOFIA POLITICA

 

Popper non si è limitato solo all’epistemologia, che rimane comunque al centro del suo pensiero, ma ha usato i risultati delle indagini sulle teorie scientifiche per affrontare i problemi di filosofia politica e sociale.

In particolare durante la II guerra mondiale ha cercato di esaminare la scientificità delle teorie della storia della società che stavano a fondamento delle varie forme di totalitarismo.

Popper è un critico di ogni forma di assolutismo teorico e pratico ed è un difensore della società aperta (termine mutuato da Bergson)àPopper mentre ha criticato ogni forma di assolutismo, anche nel terreno politico e sociale, ha difeso la società aperta e la democrazia.

 

CRITICA ALLO STORICISMO

 

I testi di partenza sono: Miseria dello storicismo (1944-45), La società aperta e i suoi nemici (1945).

Popper è convinto che il totalitarismo sia figlio dello storicismoàper storicismo Popper intende quella filosofia della storia che ha preteso di cogliere il significato della storia.

Popper considera la storicismo come un derivato della teoria sociale  primitiva della cospirazioneàcosa vuol dire “la teoria della cospirazione?”: significa che esso è stata il risultato di  una secolarizzazione di una superstizione religiosa secondo cui tutto ciò che accade è il risultato di azioni di qualche agente che agisce di nascosto .

Una concezione di questi tipo porta allo storicismo , infatti porta alla credenza che la storia sia una totalità retta da leggi necessarieàda questo punto di vista lo storicismo è una forma di olismo, una concezione che vede il tutto superiore alle parti.

Vi sono due tipi fondamentali di storicismo e sono caratterizzati dal diverso tipo di direzione del cammino della storia:

  • forma di storicismo che considera il cammino della storia come regressoàa questo tipo di storicismo appartiene Platone perché voleva ritornare alla società originaria  ideale;
  • forma di storicismo che considera il cammino della storia come progresso necessarioàa questo storicismo appartengono Hegel e Marx;

entrambe le forme di storicismo hanno in comune la convinzione che le leggi dello sviluppo storico possono essere scoperteàuna volta scoperte le leggi si possono fare previsioni ad ampio raggio.

 

Proprio per questo carattere profetico Popper parla di filosofie oracolari.

 

Popper stabilisce una stretta connessione tra storicismo, essenzialismo e totalitarismoàse si ritiene (come fa l’essenzialismo) che la verità (in particolare quella riguardante lo sviluppo della storia della società) può essere integralmente raggiunta la conseguenza sarà l’autoritarismo fondato sulla convinzione che chi è malvagio rifiuta la verità e quindi va represso .

 

Il totalitarismo non vuole  avere sudditi passivi ,ma vuole che perseguano le finalità stabilite da chi ha il potereàchi ha il potere dal momento che ritiene di avere la verità (ecco l’essenzialismo)

Ecco che si arriva all’autoritarismoàla pretesa di cogliere le leggi obiettive dello sviluppo sociale porta al fanatismo della violenzaàl’utopismo è figlio di questo.

L’utopismo è tipico di  chi pretende di prevedere il futuroàse chi pretende di prevedere il futuro pensa di possedere la verità e quindi di essere chiamato a delineare l’unico percorso sociale che discende dalla verità   è portato a essere violento e intollerante .

 

CONCEZIONE DELLA DEMOCRAZIA

 

Popper riprende da Bergson la distinzione tra:

  • società chiusa: società organizzata secondo norme rigide di comportamnetoàè fondata sul controllo soffocante della collettività sull’individuo per cui impone una serie di credenze compatte e indiscutibili
  • società aperta: società fondata sulla libertà dei suoi membri mediante istituzioni democratiche aperte alla critica sociale e quindi al fatto che le istituzioni sono sottoponibili a riforme.

 

La società aperta presuppone l’idea che noi dovremmo saper vivere anche in una società imperfetta e che nessuna società può esistere senza conflitti di valore.

La concezione della democrazia di Popper appare un aggiornamento della visione liberaleàper Popper la democrazia non si qualifica come governo della maggioranza del popolo ma come la capacità che hanno i governati di poter controllare i governanti attraverso una serie di istituzioniàin primis le elezioni poi i diritti costituzionali quindi la possibilità che hanno i governati di licenziare i governanti senza usare la violenza.

 

La domanda non è: “chi deve governare” ma è: “come organizzare le istituzioni politiche  in modo da impedire che governanti cattivi o incompetenti facciano dei danni?”àin questi tipo di società l’agire politica si configura come tecnologia sociale che non pretende di organizzare in modo definitivo e globale la società ma affronta problemi specifici cercando soluzioni adeguate: è il gradualismo o riformismo o tecnologia sociale a spizzico perché pretende di cambiare singoli pezzi della macchina in modo da aggiornarla.

 

L’obiettivo di Popper è consentire l’autocorrezione della società non quello di cambiarla completamente.

 

L’atteggiamento rivoluzionario, cioè di chi pensa che la società vada cambiata radicalmente, nasce da una sorta di estetismo, cioè da un sogno utopico di perfezione e armonia.

 

Popper è stato accusato di conservatorismo perché riconosce la bontà delle istituzioni esistenti nel mondo occidentale e si limita a interventi sporadiciàin realtà Popper non pone limiti agli interventi di riforma ma l’unico limite è che questi devono avvenire nel rispetto della democrazia .

 

 

 

Fonte: http://digilander.libero.it/terzacmanzoni/Filosofia/filosofia.zip

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