Benedetto croce vita opere e biografia

 

 

 

Benedetto croce vita opere e biografia

 

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CROCE, Benedetto (1866-1952)

VITA

  • Nacque a Pescasseroli, in Abruzzo
  • Si trasferì a Napoli, città che ispirò la scrittura del suo primo libro. Passò molti mesi negli archivi a studiare la rivolta di Napoli del 1799:
    • La plebe napoletana si era fatta strumentalizzare da Fabrizio Ruffo, cardinale che organizzò una rivolta contro i Borboni
    • Fu una rivoluzione “passiva”: il popolo non fu realmente partecipe dalla rivolta, che fu spinta dall’alto e fatta da pochi
    • La popolazione venne quindi definitivamente sfruttata da Ruffo per i suoi fini
  • Fondò la casa editrice “Laterza”, mentre Genile fondò “La Nuova Italia editore”
  • Nel 1833 il terremoto di Ischia distrusse tutta la sua famiglia
  • Fu ospitato a Roma dalla famiglia Spaventa.
  • All’università La Sapienza seguì le lezioni di Labriola, un eccellente studioso marxista italiano (come Gramsci)
  • Croce si appassionò al Marxismo, anche se non capì a fondo la politica economica, ma comprese il materialismo storico
  • Si sposò con Ada e acquistò una casa di villeggiatura a Meana
  • Fu esponente del pensiero liberale, parlò molto duramente della monarchia nel congresso di Bari del ‘44
  • Inizialmente fu molto vicino a Gentile, sia ideologicamente che dal punto di vista affettivo, ma con l’avvento del fascismo i loro pensieri politici mutarono radicalmente: Gentile appoggiò il fascismo, mentre Croce divenne uno dei pochi pensatori antifascisti liberi in Italia
  • Diventò ministro nel governo Badoglio
  • Scrisse circa 50 volumi
  • Morì a Napoli

 

CIO’ CHE E’ VIVO E CIO’ CHE E’ MORTO DELLA FILOSOFIA DI HEGEL

  • “Ciò che è vivo e ciò che è morto nella filosofia di Hegel” (1906): distinse due concetti fondamentali della filosofia hegeliana, di cui uno viene condiviso, mentre l’altro viene ripreso e corretto
  • Ciò che è vivo → il concetto, visto come universale concreto. Esso non è una cosa astratta, ma materiale, che esiste dopo che è stato vissuto nella realtà
  • Ciò che è morto → Croce non condivise la dialettica degli opposti, in quanto la riteneva incompleta: in alcuni campi non vi è necessariamente opposizione tra le categorie, ma distinzione; per questo parla di DIALETTICA DEI DISTINTI

 

SPIRITO

 

ATTIVITA’ TEORETICA (conoscenza)

 

ATTIVITA’ PRATICA (azione, volere)

 

Estetica (individuale)

 

Logica (universale)

 

Economia (individuale)

 

Etica (universale)

 

L’ESTETICA

  • Qui Croce parla del sentimento per l’arte, la quale dev’essere  libera e slegata dagli altri campi
  • Nell’ enciclopedia britannica e nel “Breviario di estetica” l’arte viene definita come intuizione e il sentimento come espressione
  • L’intuizione estetica rappresenta sempre il sentimento
  • Il sentimento è LIRICITA’ (= effusione del sentimento)
  • L’arte è una sintesi a propri estetica di sentimento (contenuto) e immagine (forma): il sentimento senza l’immagine è cieco ed un’immagine senza sentimento è vuota. Si devono equilibrare, bisogna trasformare il sentimento in qualcosa di visibile. Contenuto e forma devono FONDERSI
  • Universalità e comicità dell’arte: essa parla a tutti universalmente e tutti sono in grado di apprezzarla a prescindere da culture o religioni
  • L’arte abbatte le formalità dei generi letterari: quando si tenta di classificare le opere d’arte si cerca di dare parametri logici e razionali a qualcosa di estetico, ma non è possibile
  • La bellezza non appartiene alla natura, ma solo allo spirito
  • Non bisogna confondere l’ESPRESSIONE artistica con l’ESTRINSECAZIONE, ovvero le tecniche artistiche
  • Croce da una sua opinione sulla questione omerica: Omero è realmente esistito oppure no? Per lui questa disputa è priva di senso, poiché sostiene che “il poeta è la sua poesia”              [ NOSTOS → ritorno: nostalgia ]
  • C’è un’identità tra LINGUISTICA ed ESTETICA, poiché il linguaggio è anch’esso arte

 

STORIA DELLA LIBERTA’

  • Vi è un filo conduttore che collega la storia dell’umanità. Se essa si imbatte in una crisi ( come una guerra) non bisogna preoccuparsi, in quanto la libertà vincerà sempre
  • La storia del passato è quella del presente: solo interrogando il passato possiamo capire l’epoca attuale interrogando i suoi bisogni
  • Scrisse due grandi libri storici: “Storia d’Italia dal 1871 al 1915” e “Storia d’Europa nel secolo XIX”
  • STORIOGRAFIA: l’interpretazione dei documenti, riflessione dei fatti. È la conoscenza dell’universale concreto, si usano categorie applicate ai fatti storici
  • Croce afferma che la conoscenza storica è catartica, purificante; scrivere la storia ti permette di affiancarti ad essa, e purificare il proprio spirito
  • Quando si riflette come storici si deve soltanto capire, senza giudicare due volte, lodare o biasimare. Si giudica quando si agisce, non quando si rivive la storia

 

Fonte: http://firemusic.altervista.org/appunti/filo/15-croce.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 


 

Benedetto croce vita opere e biografia

 

ERNESTO PAOLOZZI

Il liberalismo metodologico di Benedetto Croce

 

        Benché in Italia ci siano state quattro o, forse, cinque generazioni di studiosi di Croce e la bibliografia sia smisurata, egli rimane tra i filosofi più fraintesi, soprattutto per quanto riguarda la logica e la filosofia della politica. Per troppi anni, non ci si è preoccupati di comprendere cosa sia il pensiero liberale, ma semplicemente lo si è accantonato. All'inizio del secolo, per così dire, Croce era liberale nelle cose; era giolittiano, ma non si era mai profondamente occupato del pensiero liberale.
La Filosofia della pratica, e dunque, la sua filosofia politica, risentiva fortemente dell'influenza hegeliana, vichiana e anche marxista e machiavelliana. Croce polemizzò con il moralismo e il democraticismo che non sono la democrazia e la moralità, in nome del moralismo politico che aveva appreso dai suoi "autori". Per Croce, come per Machiavelli, la politica ha leggi sue, che non possono e non devono essere confuse con quelle che regolano le altre categorie della vita. Croce insomma, sancisce l'autonomia delle categorie storiche, dell'arte, della moralità, della logica, della politica. La storia, certo, non è astrattamente divisa, ma tutte le sue funzioni si collegano in stretto rapporto. In sede però, di giudizio storico, è possibile, anzi doveroso, distinguere. Stabilita l'autonomia della politica e anche in conseguenza di essa, il filosofo considera l'attività politica come fondata essenzialmente sulla forza, sui rapporti di forza, come aveva già teorizzato Marx, da Croce conosciuto attraverso la lezione di Antonio Labriola. Ma ciò non significa che la politica, l'economia, l'utile, siano separati dall'etica. Al contrario, la politica si muove nel solco della moralità e la moralità si serve della politica per attuarsi concretamente.
Quando, infatti, Machiavelli, se così possiamo esprimerci, viene "utilizzato" da Mussolini, quando il realismo diviene strumento del nazismo e la politica come forza fondamento della dittatura comunista, così che la libertà è accerchiata in tutta l'Europa, Croce ritorna sui suoi pensieri ed elabora una vera e propria teoria della libertà. Sono gli anni in cui ritorna sul rapporto tra etica e politica, tanto che alcuni interpreti hanno voluto rinvenire un radicale ripensamento: la fondazione del primato dell'etica. La politica, insomma, deve rientrare nell'argine forte dell'etica. Naturalmente per Croce l'etica non è un'insieme di particolari dettami, non è un catechismo, sia pure laico, ma un imperativo della coscienza, un Kantiano opporsi dialettico al negativo. L'etica è ciò che si oppone a quella che negli ultimi anni della sua vita, il filosofo denominerà vitalità. Se quest'interpretazione è giusta, la libertà finisce con l'identificarsi con la moralità, ossia con quella funzione dello spirito umano che tende a disciplinare, a combattere, l'eterna, ritornante, forza delle barbarie, dell'inciviltà, della vitalità cruda e verde.
Fin qui quella che potremmo definire la filosofia complessiva della libertà di Croce.        Ma, per meglio comprendere l'originalità del suo pensiero, occorre segnalare subito che il liberalismo di Croce, come, del resto, il liberalismo italiano, è profondamente diverso dalla tradizione classica del pensiero liberale, ossia quella anglosassone fondata sull'empirismo e il razionalismo. Da Locke in poi, la sensibilità liberale è di tipo giusnaturalista, fondata, dunque, sull'idea che esiste una "natura umana" dalla quale derivare i principi fondamentali del diritto e della politica. Croce, come si è visto, appartiene ad una tradizione completamente diversa. I giusnaturalisti ritengono che sia possibile stipulare un contratto sociale fondandosi su quelli che sono gli ineliminabili principi naturali. Lo storicista ritiene invece che non esistano principi naturali, ma solo valori storici, valori che la storia, di volta in volta, propone o condiziona. Non è casuale che, all'interno del contrattualismo stesso si concepisca poi la natura umana in maniera assai diversa. Se per Locke l'uomo è essenzialmente ragionevole, e quindi degno di stipulare un contratto con i suoi simili, per Hobbes la natura umana è ferina, ragion per cui, al contrario, il contratto può essere stipulato soltanto tra sudditi e potere assoluto, al quale viene demandato per sempre il compito di governare. Dal seno stesso del contrattualismo, dunque, nascono due teorie politiche contrapposte: si insinua, quindi il realismo politico e il concetto machiavelliano della politica come forza.
I limiti, quindi, del liberalismo classico sono evidenti. E non è un caso che per più di un secolo il socialismo marxista abbia avuto buon gioco nel criticare le cosiddette libertà formali, o borghesi, fondate, appunto, sull'idea del diritto naturale. Perfino il diritto dei diritti, infatti, può essere messo in discussione, quello alla vita. Perché vi sono momenti nella storia nei quali altri valori, come quello, ad esempio, della patria e della nazione, sono stati ritenuti più importanti del diritto individuale alla vita. Era, ed in parte ancora lo è, un valore positivo sacrificare la propria vita per la nazione o comunità di cui si è parte.
Sottolineare i limiti del liberalismo classico, non vuol dire assolutamente disconoscere o sottovalutare la sua grandissima importanza. Anzi, proprio da un punto di vista storicistico, si può affermare che quelle teorie nate nel Seicento e prosperate nel Settecento, più che teorie filosofiche in senso stretto, concretamente erano posizioni etiche e politiche. La difesa di quelle presunte libertà naturali era in realtà una rivendicazione di autonomia, di concreta libertà da antichi e ingiusti privilegi.
Il liberalismo fu messo parzialmente da parte perché il socialismo e il marxismo aveva formulato teorie nuove che tenevano conto di nuovi elementi: essenzialmente della storicità e del realismo politico. Croce cerca di fondare un liberalismo senza giusnaturalismo fondato su un nuovo storicismo. La riforma, infatti, che lo storicismo del '900 crociano e tedesco opera nei confronti dello storicismo di tipo hegeliano o marxista, è fondamentale. Croce ritiene che la filosofia della storia di Marx e di Hegel sia viziata nel fondamento, nel ritenere che il divenire della storia proceda secondo un disegno, una logica interna, sia essa la logica dialettica di Hegel, della contraddizione e dell'urto che determinano il progresso della storia stessa, oppure in ambito marxista l'idea che la storia proceda realizzando un processo economico ineluttabile, guidato da una sorta di provvidenza laica tesa a realizzare un fine, il comunismo, il regno della libertà. Croce argomenta che se la storia è movimento, se il principio è il divenire, come si può pensare che essa si arresti? La fine del divenire si tramuterebbe nella contraddizione stessa del principio iniziale.
La storia è il principio del continuo divenire, del continuo mutare: le idee giusnaturaliste, le idee sostanzialiste della storia vanno accantonate, ma diventerebbe una metafisica essa stessa, una nuova idea assoluta, il pensare che la storia si fermi una volta raggiunto il punto terminale verso il quale quel divenire era proteso. La storia va avanti: è storia della libertà perché la libertà non può confinarsi in nessun'epoca. Concetto molto diverso dalla storia della libertà che per Hegel si realizzerebbe dall'esterno della storia stessa. Lo storicismo di Croce dunque non è da confondere con le filosofie della storia di stampo hegeliano o marxista.
È possibile, pertanto, formulare una teoria del liberalismo storicista se si comprende che questo storicismo non è uguale a quello classico. La differenza teoretica, rispetto al liberalismo classico, è che per Croce la libertà è un principio morale attivo nella storia: essa giudica concretamente la condizione della sua epoca e si attua in una precisa forma di libertà. Nel saggio Il partito come giudizio e come pregiudizio afferma, ad esempio, che un partito non può essere un pregiudizio, il partito che costringe la verità e la realtà ai suoi scopi come se fosse il fine stesso da raggiungere. Il partito è un giudizio, cioè il concreto mettersi insieme di uomini secondo affinità ed interessi che giudicano di volta in volta qual è il principio della libertà da difendere. Qualunque partito si arroccasse come "pregiudizio", non svolgerebbe più il ruolo di strumento e d'attuazione della libertà.
La libertà, per Croce, dunque, è un metodo d'interpretazione della storia, ed è, al tempo stesso, un principio attivo della storia. È importante comprendere cosa si vuol dire con ciò. La libertà non può essere identificata, lo abbiamo visto a proposito del giusnaturalismo, con un'istituzione, o con un insieme d'istituzioni, e nemmeno con una particolare dottrina politica o sistema economico. Croce non nega che, sul piano strettamente politico, la libera concorrenza economica si accompagni alle libertà politiche, e che nel nostro secolo essa sia stata spesso garante della libertà. Ma non può accogliere l'idea, che il libero mercato produca da solo tutte le altre libertà. Sarebbe, questa teoria, una forma mascherata di marxismo. Non sembri paradossale ma è proprio così. Come Marx sosteneva, infatti, che l'economia è il fondamento delle altre sovrastrutture storiche, anche i liberali finirebbero col costringere il liberalismo in una particolare e sia pure apprezzabilissima teoria economica. Ma su questo punto, alla fine, Croce ed Einaudi s'intesero, perché entrambi concordarono su un punto essenziale, ossia sul fatto che il liberalismo è sempre, essenzialmente, una concezione generale della vita, e se si vuole una concezione etica della vita (cfr. E.P., Benedetto Croce, Cositto, Napoli, 1998).
Così pure per la vexata questio del rapporto fra libertà, giustizia e democrazia. Noi oggi ci denominiamo liberal-democratici per intendere una sensibilità morale e politica comune, e come connotazione storica essa è precisa e rigorosa. Ma da un punto di vista concettuale, il liberalismo non può identificarsi o appiattirsi sulla democrazia. Proprio nel nostro secolo si sono fregiate dell'aggettivo democratico le società più chiuse che forse la storia ricordi, e i più feroci totalitarismi si sono detti a favore del popolo, della democrazia. L'importanza, dunque, del liberalismo come metodo, come preferisco denominare il liberalismo moderno, consiste proprio, da questo punto di vista, nella sua estrema laicità, ossia nella capacità di poter mantenere una forte identità la qual è, al tempo stesso, in grado di dialogare seriamente e profondamente con le altre aspirazioni ideali e politiche. Se, ad esempio, il socialismo abbandona l'impalcatura filosofica e perfino metafisica e si presenta come uno dei possibili modi di governare nella libertà una società moderna, il liberalismo metodologico può, con esso, confrontarsi e dialogare. Allo stesso modo ci si può incontrare sul terreno della pratica politica con quei cattolici liberali che hanno chiaramente e francamente deciso di distinguere gli aspetti teologici in sede di concreto atteggiamento nei confronti dello Stato. Un liberalismo inteso come metodo non può essere accusato di conservatorismo, né gli si può attribuire una funzione solamente storica, tutta chiusa nel sia pur nobile passato dell'Europa. Esso è, per sua natura, sempre aperto al nuovo, così com'è pronto a riconoscere la validità della storia passata. Come dice pressappoco Croce, esso è pronto a battersi per conservare le libertà già acquisite, ove fossero messe in pericolo; ma è altresì pronto a lottare contro l'ordine costituito per promuovere sempre nuove libertà. Ciò è quanto mai attuale se si guarda al panorama mondiale: caduto il comunismo, sembra essere in crisi anche il sistema capitalistico, e la dignità dell'individuo è messa in discussione dalla nuove, sofisticate tecnologie le quali a volte soccorrono e altre volte minacciano la libertà.

 

Fonte:http://www.fondazione-einaudi.it/Download/lezione%20Paolozzi%20su%20Croce.doc
Autore: ERNESTO PAOLOZZI

 

 

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