La radioattività

 


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La radioattività

 

     Nel 1898 il fisico francese Henry Becquerel (1852-1908), impegnato nello studio del fenomeno della fluorescenza aveva scoperto, quasi per caso, che l’uranio emetteva  radiazioni capaci di impressionare le lastre fotografiche.
Successivamente i coniugi Curie (Pierre e Marya Sklodowska, premi Nobel per la fisica nel 1903) dedicarono tutta la loro vita allo studio di questo fenomeno, che da loro venne chiamato "radioattività".
Alla fine di un lungo ed impegnativo lavoro, i Curie riuscirono ad estrarre da alcune tonnellate di pechblenda pochi decigrammi di due elementi altamente radioattivi, a cui essi stessi dettero il nome di polonio, per onorare la Polonia, terra natale di Marya Sklodowska, e di radio, sostanza 400 volte più radioattiva dell'uranio.
Lo studio sulla natura di queste radiazioni venne condotto soprattutto dal fisico inglese di origine neozelandese Ernest Rutherford, uno dei più grandi fisici sperimentali che il mondo scientifico abbia mai conosciuto.
Egli pose un pezzetto di una sostanza radioattiva in una cavità ricavata all'interno di un blocchetto di piombo, che aveva la funzione di trattenere la radiazione, ma che presentava un canalicolo attraverso il quale la radiazione stessa poteva uscire. All'esterno venivano poste due piastre elettriche (o anche le espansioni di un magnete) in modo che la radiazione venisse sottoposta all'azione di un campo elettrico (o magnetico).
Si poteva così osservare che la radiazione proveniente dalla sostanza radioattiva si divideva in tre parti: la prima subiva una forte deviazione verso il polo positivo del campo elettrico, la seconda risultava deviata dalla parte opposta, ma in minor misura; la terza, infine, procedeva in linea retta senza risentire dell'effetto del campo. Successivamente si chiarì che le radiazioni deviate dal campo elettrico erano di natura corpuscolare e possedevano carica elettrica, mentre quella che procedeva senza risentire della presenza del campo elettrico era una radiazione simile ai raggi X.
La prima radiazione venne chiamata "raggi b", ed identificata più tardi con un flusso di elettroni; la seconda venne chiamata "raggi a", e riconosciuta in seguito come un flusso di ioni elio (cioè atomi di elio privati dei due elettroni periferici); la terza venne chiamata "raggi g" (raggi gamma).
Il fenomeno della radioattività metteva in luce, fra l'altro, che l'atomo, oltre ad espellere elettroni, emetteva anche particelle positive. In questo modo la struttura uniforme del modello atomico di Thomson veniva ulteriormente messa in dubbio e il termine di "atomo" (nel senso di struttura indivisibile) andava perdendo, con sempre maggiore evidenza, il suo significato primitivo. Tuttavia, l'esperimento decisivo, quello che avrebbe cambiato radicalmente il modello, doveva ancora essere eseguito. 

 

Fonte: http://www.ianua.com/patrizia/scuola/file/2H/atomo3corretto.doc

Sito da visitare: http://www.ianua.com/patrizia/scuola/

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