Messico
Il Messico
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Estados Unidos Mexicanos o Messico è uno stato dell’America settentrionale, delimitato a nord dagli Stati Uniti d’America, ad est dal Golfo del Messico e il Mar dei Carabi, a sud dal Belize e dal Guatemala e ad ovest dall’Oceano Pacifico. Ha una superficie di 1.964.400 Km2 contando anche le isole al largo della costa, circa sei volte l’Italia. La sua capitale è Città del Messico.
Territorio
Il paese è dominato dal vastissimo Altipiano Centrale fiancheggiato da due catene montuose, la Sierra Leone Occidentale ed Orientale. Le due catene si uniscono a sud nella cosiddetta Sierra Madre del Sud, una formazione vulcanica dove c’è il più alto picco del Messico il Pico de Orizaba (5.610m), in questa catena numerosi sono i vulcani attivi come il Paricutin e il Nevado de Colima.
L’Altopiano Centrale occupa la maggior parte del territorio lasciando spazio solo alla depressione di Bolson de Mapimi ad est. Nella regione centrale, si trova invece la Valle del Messico e a nord-est si trova il deserto di Sonora.
Le coste sono basse, piatte e sabbiose.
A nord-ovest si estende la stretta penisola della Bassa California, mentre a sud-est c’è la penisola dello Yucatàn formata da una piatta e uniforme pianura.
Il paese è percorso da un piccolo numero di grandi fiumi, soprattutto non navigabili. Il più lungo è il Rio Grande mentre il lago più grande è il Lago Chapala.
Essendo attraversato dal Tropico del Cancro, il paese ha zone climatiche diverse secondo l’altitudine. La stagione delle piogge dura da maggio ad ottobre ma nonostante le abbondanti piogge, il Messico ha un clima molto secco.
Popolazione
Ha 103.400.170 abitanti di cui 76.500.000 concentrati nelle città. Le etnie messicane sono molto varie, l’80% sono meticci, amerindi circa il 10%, l’ultimo 10% bianchi. La popolazione indigena è composta da oltre 50 gruppi etnici, per un totale di 9 milioni di persone circa. La lingua ufficiale è lo spagnolo, ci sono oltre 50 lingue amerinde di ceppi aztechi o maya. La religione cattolica è la più diffusa con circa il 90% con minoranze protestanti (4%) e anticlericale (6%). Dagli anni ’50, con campagne governative, l’alfabetizzazione, ha raggiunto nel 2001, con grandi sforzi, il 97,1%. La cultura è varia e le tradizioni amerinde si fondono con quelle spagnole e dei vicini Stati Uniti. In particolare le tradizioni indios si conservano nei villaggi dove vivono discenti di maya, aztechi e toltechi, mentre nelle città prevalgono le influenze europee e americane.
Divisioni amministrative e città principali
Lo stato comprende 32 divisioni amministrative cioè 31 stati e il distretto federale della capitale. Gli stati sono: Aguascalientes, Bassa California del Nord, Basa California del sud, Campeche, Chiapas, Chihuahua, Coahuila, Colima, Durango, Guanajuato, Guerrero, Hidalgo, Jalisco, Mexico, Michoacan, Moroles, Nayarit, Nuevo Leon, Oaxaca, Puebla, Queretaro, Quintana Roo, Sant Louis Potossi, Sinaloa, Sonora, Tabasco, Tamualipas, Tlaxcala, Veracruz, Yucatan e Zacatecas.
La capitale è Città di Messico, centro politico e culturale è anche una delle città più abitate al mondo; altre città di rilievo sono Guadalajara, dove c’è il polo minerario, l’antica Puebla, i centri commerciali e industriali di Monterrey e Ciudad Juarez, Tijuana e Mexicali importanti città di frontiera, Leon, Hermosillo, Chihuahua, Villahermosa, e Merida.
I principali porti sono Tampico, Veracruz Llave, Matamoros, Coatacoalcos, nel golfo del Messico, mentre sul Pacifico si trovano Acapulco de Juarez, Mazatlan e Manzanillo.
Economia
L’economia è basata sull’attività estrattiva e agricola e una minima industrializzazione.
Nonostante la dipendenza dagli Stati Uniti è fortemente autonoma nel settore secondario e aiutato dalla scoperta di pozzi petroliferi nel Golfo del Messico.
Nel 2000 il PIL era intorno ai 5.860 $.
L’agricoltura è trascurata a favore dell’industria ed è anche svantaggiata a causa della siccità e quindi resta un settore piuttosto arretrato. Infatti i prodotti agricoli non coprono il bisogno nazionale.
L’allevamento costituisce una discreta risorsa economica soprattutto di bovini.
La pesca con i crostacei, rappresenta una voce nelle esportazioni.
Una delle maggiori risorse del paese è la ricchezza del sottosuolo, infatti oltre all’argento (primo produttore mondiale) si estraggono ferro, fluorite, fosfato, uranio, oro, rame, piombo, zinco, antimonio, grafite, manganese, barite, zolfo e tungsteno. Grandi sono le risorse di gas naturale e petrolio.
L’industria messicana è tra le più sviluppate dell’America Latina, oltre ai comparti meccanici ed elettronici, l’economia nazionale può contare su industrie chimiche, siderurgiche, alimentari, cartarie, conciarie, tessili, del tabacco e zuccherifici.
Il fabbisogno energetico è soddisfatto da impianti termici e idroelettrici.
La moneta messicana è il Nuevo Peso.
Le maggiori voci di esportazione sono il petrolio, il gas naturale, il cotone, lo zucchero, i pomodori, il caffè, i gamberi, il bestiame, l’argento, lo zinco, prodotti tessili e chimici e veicoli e attrezzature meccaniche. Il Messico è sottoscritto al NAFTA (North-American Free Trade Agreement - Trattato economico inteso a rimuovere i dazi doganali e ogni altra barriera al libero scambio tra i paesi membri e a facilitare gli investimenti internazionali in quell'area) con Canada e Stati Uniti.
Ordinamento dello Stato
Il Messico è una Repubblica Federale Presidenziale, gli stati ed il distretto federale hanno un proprio governatore e un’assemblea legislativa.
Storia
Si pensa che tribù di cacciatori–raccoglitori abitassero questo territorio già circa 10.000 anni fa. Più tardi delle popolazioni cominciarono a coltivare mais, patate, pomodori sviluppando una cultura sedentaria come quella degli Olmechi, che durò dal 1600 al 600 a.C. inventando una scrittura ideografica e un calendario. Cominciarono, nei primi secoli dell’era cristiana, a nascere alcune civiltà, soprattutto città–stato molto sviluppate a livello commerciale, culturale e artistico, questi popoli venero a contatto con i Maja che abitavano nelle regioni del sud.
Nel XII secolo i Toltechi furono sconfitti da nuove genti venute dal nord che ne frammentarono il regno, lasciando spazio agli Aztechi (o Mexica), che nel 1325 sulla palude del lago Texcoco fondarono Tenotihtitlan (l’odierna città del Messico). Nel giro di un secolo la loro influenza si estese sull’intero Messico centrale.
Nel 1521 la capitale Azteca fu conquistata e nel 1535 divenne colonia della Nuova Spagna, ovvero viceregno che più tardi portò i suoi confini oltre il Texas, il New Mexico e la California.
Gli indios, nonostante la decimazione durante la conquista, erano comunque la maggioranza della popolazione della Nuova Spagna, ma furono sfruttati dai coloni, perché Madrid dava in concessione ai nobili, agli ecclesiastici e ai militari vaste terre con diritto sugli indios che vi abitavano.
Dopo l’arrivo dei conquistadores, arrivarono molti ecclesiastici e nel 1859 la chiesa possedeva un terzo delle terre del paese.
Gli spagnoli adottarono una rigida scala gerarchica dove i coloni spagnoli detenevano le principali cariche governative e amministrative, mentre i criolos, figli di genitori europei, ma cresciuti in suolo americano, rappresentavano la classe economicamente portante, i mestizos, figli di indios e di bianchi erano discriminati e dediti al piccolo commercio e infine gli indios, gli schiavi neri e gli zambos, figli di indios e negri erano le categorie maggiormente emarginate e sfruttate.
Questa amministrazione era inefficiente e corrotta e nemmeno delle riforme riuscirono a cancellare questa debolezza che si sommò all’idee politiche liberali provenienti dalla rivoluzione francese e dalla guerra d’indipendenza americana. Quando la Spagna fu invasa da Napoleone, scoppiarono in Messico e in tutta l’America latina grandi rivolte indipendentiste. Dopo di questo, crebbero tensioni fra le autorità coloniali. Il prete Miguel Hidalgo Y Costilla diede via alla rivolta che durò un anno, chiedendo l’abolizione delle discriminazioni verso gli indios nel 1810. La rivolta rinacque e nel 1813 si proclamò l’indipendenza del Messico. I capi del governo coloniale assunsero le redini del movimento rivoluzionario per adoperare loro stessi la separazione del Messico dalla Spagna. Nel 1821 il generale Iturbide stipulò un patto con il capo rivoluzionario e decisero l’indipendenza del Messico, ci fu un periodo instabile e nel 1822 Iturbide, fu proclamato imperatore, ma dieci mesi più tardi, una rivolta proclamò la repubblica.
Negli anni successivi il paese fu dominato da una lotta tra i centralisti (schieramento conservatore formato da ecclesiastici, proprietari terrieri, ricchi creoli e ufficiali dell’esercito che volevano un potere centralizzato) e i federalisti.
In seguito all’abolizione della schiavitù (1829) il Texas si ribellò e dichiarò la sua libertà dal Messico nel 1836.
A causa degli scontri tra messicani e statunitensi per il confine texano, gli Stati Uniti dichiararono guerra al Messico (1846-48), intenti a prendersi i territori della California. Il Messico perse i territori a nord del Rio Grande e le frontiere assunsero l’aspetto attuale.
Benito Juarez, dal 1858, decretò la nazionalizzazione dei territori della chiesa e la soppressione degli ordini religiosi e poi fu eletto presidente. Ma Napoleone III voleva conquistare il Messico facendolo diventare una sua colonia e nel giugno 1863 i francesi entrarono a Città del Messico, costringendo Juarez a scappare. Napoleone III proclamò la nascita dell’impero messicano dandolo in mano a Massimiliano d’Asburgo. Il quale governò fino al 1865, quando la Francia si ritirò dal Messico lasciando il posto alle truppe repubblicane di Juarez, guidate da Porfirio Diaz che presero il governo. Massimiliano fu condotto di fronte alla corte marziale e fucilato. Dopo una breve presidenza Juarez morì e il presidente che lo sostituì rimase in carica fino a quando Diaz, con un colpo di stato prese il potere. Egli governò in maniera assoluta fino al 1911. Sotto la sua dittatura, però, il paese crebbe a livello commerciale ed economico, ma crebbe anche un forte malcontento della popolazione esclusa dalla crescita economica che andava a vantaggio delle classi alte. Nel 1910 Diaz permise libere elezioni, ma rimase al governo poiché l’elezioni erano truccate. Questo fatto divenne il cuore del movimento rivoluzionario che obbligò Diaz a lasciare per sempre il Messico.
Nel 1914 il presidente in carica fu costretto a dimettersi per via delle insurrezioni del movimento di Venusiano Carranza, aiutato dall’esercito statunitense. Carranza si mise a capo di un governo provvisorio, ma due eserciti del suo stesso movimento (comandati da Villa e Zapata) marciarono su Città del Messico costringendolo alla fuga. Dopo due anni di guerra civile nel 1916 , il Governo di Washington inviò un contingente per placare le truppe rivoluzionarie. Questo intervento assieme al nuovo tentato colpo di stato di Diaz, fece riunire il fronte rivoluzionario sotto la guida di Carranza e nel 1917 le truppe americane dovettero lasciare il paese.
Carranza non mantenne le promesse e il malcontento della popolazione scatenò nel 1920 la sue deposizione e la sua uccisione.
Dopo l’assassinio di un altro presidente nel 1928, lo stato fu governato da presidenze provvisorie. Nel 1932, il partito nazionale rivoluzionario istituì il sistema economico cooperativo volto verso il socialismo, basato sulla riforma agraria, l’industrializzazione, l’alfabetizzazione e poi anni dopo furono tolte le proprietà private e date al benessere pubblico. Infine nel 1938, furono confiscate le compagnie petrolifere straniere.
Camacho, presidente nel 1940, portò una linea politica più morbida, contrastando i cattolici e instaurando una collaborazione economica con gli USA.
Nel maggio del 1942, il Messico dichiarò guerra alla Germania, Italia e Giappone per via della cooperazione con gli Stati Uniti, che adoperò il territorio messicano per scalo aereo militare.
Divenne uno dei primi membri dell’ONU.
A causa di un’immigrazione clandestina i rapporti tra USA e Messico entrarono in crisi.
Anche negli anni a venire ci furono molte proteste a volte represse duramente dal governo.
Eletto nel 1970, il presidente Alvarez, cercò di riconciliare la situazione sociale, adottando misure sul controllo straniero dell’economia per accrescere le esportazioni, cercando di stabilire rapporti economici con l’America Latina, il Canada, il Giappone e la CEE.
Nel 1988 il presidente De Gortari fece una politica di privatizzazione e accentuò il neoliberismo della politica economica per attirare capitali stranieri e nell’ottobre 1992 sottoscrisse il più grande accordo commerciale tra USA e Messico il cosiddetto NAFTA. Pur ottenendo un calo dell’inflazione, non si riuscì a ridurre il debito estero che provocò l’estendersi della povertà.
Nel 1994, gli indios dell’esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN dal leader rivoluzionario Emiliano Zapata), occuparono quattro città dello stato del Chiapas, reclamando il rispetto dei diritti degli indios, un’equa distribuzione della terra e la democratizzazione dello stato.
Dopo una tregua l’insurrezione del Chiapas continuò, guidata da Marcos, che conquistò una vasta popolarità nel mondo. Il conflitto si ingrandì nel 1995, quando il governo inviò l’esercito federale per schiacciare i ribelli, riconquistando alcuni centri e respingendo la guerriglia, tuttavia non riuscì a distruggere i zapatisti che aumentarono.
Nel 1994 il presidente Zedillo si trovò di fronte alla peggior crisi finanziaria messicana, causata dal debito estero. Nonostante un grosso prestito del fondo monetario internazionale, alla fine del ’95 il Messico, ancora in piena crisi viveva in condizioni di povertà.
Il regime priista (da PRI, il partito che ebbe il poter dagli anni ’20) fu lacerato da lotte fra partiti e dalla corruzione, cominciando a vacillare e dando spazio al partito rivoluzionario democratico. Intanto, in Chiapas si aggravò il conflitto e la nuova strategia del governo centrale causò l’abbandono di centinaia di villaggi, i cui abitanti si rifugiavano nella giungla o nelle città. L’episodio più grave di questa guerra si verificò il 24 dicembre 1997, nel villaggio di Acteal, dove quarantacinque persone, soprattutto donne e bambini furono massacrate dai militari all’interno della chiesa. Nonostante le proteste internazionali, le pressioni militari nel Chiapas aumentarono, e nel 1998 il governo espulse centinaia di osservatori e volontari e impedì l’ingresso di organizzazioni umanitarie e religiose. L’EZLN, lanciò un referendum nel 1999 e tutti si espressero in favore per la ripresa dei negoziati, chiedendo il ritiro dell’esercito e il ripristino delle garanzie costituzionali nel Chiapas.
Il PRI crollò con l’elezione del 2000. Con la vittoria del Partito di azione nazionale (PAN) guidata da Fox, si riallacciarono i contatti con l’EZLN e nella primavera del 2001 ci fu una marcia, composta da un esercito di giovani e lavoratori provenienti da tutto il mondo, che raggiunta Città del Messico è stata accolta nel Parlamento Messicano dove per la prima volta sono state esposte le loro ragioni davanti ai parlamentari e agli osservatori stranieri.
È in fase di attuazione, infatti, una legge sui diritti e la cultura dei popoli indigeni, in parte accettata dell’EZLN.
Fonte: http://mirwen.altervista.org/file/medie/Messico.doc
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
Messico
(Estados Unidos Mexicanos)
Repubblica americana, confinante a nord con gli Stati Uniti, ad est con il golfo del M. e il mar Caraibico, a sud e ad ovest con l'oceano Pacifico, a sud-est con il Guatemala e il Belize. La superficie è di 1.972.547 kmq; gli abitanti sono 81.140.922. La capitale è Città del Messico (Ciudad de México), che ha oltre 18 milioni di abitanti. Configurazione fisica. Gran parte del M. è occupato da un esteso altipiano, chiamato Meseta Central, interrotto a sud e sui fianchi da elevazioni montuose. Tale altipiano, costituito di pianure intermontane e di alti bacini o bolsones, che nell'area meridionale s'avvicinano anche ai 2000 m e a nord sono a volte letti di laghi salati (Bolson de Mapimi e Bolson de Mayran), è dominato a sud da una serie di coni vulcanici. Sempre a sud dell'altipiano si estende la cosiddetta Central Region, centro della vita messicana, formata da bacini circondati da colline e interrotti da vallate. In questa regione vi è la Valle del M., dove si trova la capitale.
Dal punto di vista orografico il M. rappresenta la continuazione del vasto complesso di sollevamenti che vanno sotto il nome di «cordigliere». La fascia di monti che costeggiano ad ovest l'altipiano, la Sierra Madre Occidental, forma un massiccio sistema largo a volte anche 300 km e per vasti tratti poco accessibile. Alcune cime superano anche i 3000 m. I monti ad est dell'altipiano, la Sierra Madre Oriental, sono meno aspri e alti in genere dai 2000 ai 2500 m. La sola Pena Nevada, a nord del Tropico, arriva ai 3664 m. Le maggiori altezze del M. si trovano però nella parte meridionale dell'altipiano, orlato in quella zona, come si è detto, da enormi vulcani, che superano anche i 5000 m. Tra essi vi sono il Citlaltepetl o Pico de Orizaba (5700 m), il Popocatepetl (5450), l'Ixtaccihuatl (5280), il Nevado de Toluca (4578), il Cofre de Perote (4281), il Malinche (4115), il Volcán de Colima (3860). Vari sono i vulcani ancora attivi e tutta la regione è spesso funestata da terremoti. Ancora a sud dell'altipiano si incontra un'altra elevazione montuosa, la Sierra Madre del Sur, in genere non molto alta, ma aspra e povera di passi.
Coste
Lunghe ca. 8800o km, le coste del M. si presentano basse e prive di ancoraggi ad est, alte invcce e con buoni approdi ad ovest. La costa orientale, che è lunga ca. 2500 km, è in genere piatta sabbiosa, tranne nel golfo di Campeggio (golfo de Campeche).
I maggiori porti sono Tampico, Veracruz, Puerto México e Progreso. La costa occidentale, sul Pacifico, lunga oltre 6000 km, è per lo più formata da fasce alluvionali ricche di dune e lagune ma in compenso offre ampie e sicure baie, di scarsa importanza economica però a causa delle difficoltà di comunicazione con l'interno, dovute al carattere poco accessibile della Sierra Madre Occidental. Le uniche due grandi penisole del M. sono quella della Bassa (Baja) California, arida e assolata, e la penisola dello Yucatán, circondata da un lungo cordone sabbioso.
Idrografia
Gran parte dei fiumi messicani scorrono lungo i fianchi scoscesi delle Sierre, incidendo profonde gole. La vicinanza dei monti alla costa fa sì però che il M. non abbia grandi fiumi. Si versano nel golfo del M. il Río Grande del Norte, chiamato nel M., cui appartiene solo in parte, Río Bravo, che ha tra i maggiori affluenti il Rio Conchos, e inoltre il Soto la Marina, il Pánuco, il San Juan, il Coatzacoalcos, il Grijalva, l'Usumacinta. Tra i fiumi del versante occidentale, utili in genere solo per l'irrigazione, vi sono il Colorado, l'Yaqui, il Nazas, il Lerma e il Las Balsas.
Il M. non ha molti laghi, anche perché molti di essi si sono prosciugati naturalmente e sono stati utilizzati per le colture agricole.
Tra i principali vanno ricordati quelli di Chapala, Pátzcuaro, Cuitzeo e Texcoco.
Clima
Il clima del M. è condizionato dall'esposizione e dalla configurazione orografica. In genere però quasi la metá del paese è arida o semiarida. Tutta la parte settentrionale del M. si presenta estremamente povera d'acqua. Procedendo verso il sud, le piogge, che cadono in estate, aumentano sensibilmente. Solo però nell'area di Tabasco e di Veracruz e per un tratto della costa del Pacifico, nello stato di Chiapas, si hanno precipitazioni sufficienti e regolari. In tutto il M. l'altitudine ha un peso determinante. Oltre i 3000 m si estende la regione fredda, la tierra fría, tra i 1000 e i 2000 m vi è la tierra templada l'area temperata, e dal livello del mare fino alle altezze collinari la tierra caliente, la terra calda. Sull'altipiano, dove non giungono brezze marine, si hanno le maggiori escursioni diurne e annue.
Flora
La molteplicità delle condizioni di clima si riflette sul paesaggio e sulla vegetazione naturale. Sia sulla costa occidentale che orientale, dove soffiano venti caldi e il suolo è in genere sabbioso, predominano le piante xerofile, interrotte lungo le lagune da mangrovie. Nelle zone al di sotto dei 1000 m vi sono specie tropicali, particolarmente felci, orchidee, palme, liane. Oltre i 1000 m si ha la foresta subtropicale, cui succedono estensioni di prati d'alta montagna. Nel M. settentrionale, del tutto privo d'acqua, vi sono cactus e altre piante spinose.
Fauna
Vivono ancora nel M. grandi camivori e erbivori, quali giaguari, lupi, puma, bufali, antilopi. Numerosissimi sono gli insetti, mentre le acque dolci abbondano di varie specie di pesci. Gli uccelli, sia di passaggio che sedentari, presentano una grande quantità di specie, alcune delle quali molto belle.
Abitanti
Da vari anni il M. è soggetto ad un continuo aumento demografico, cui le correnti migratorie danno un apporto del tutto irrilevante. Secondo il censimento nel 1940 il M. aveva 19.653.552 ab., saliti nel 1950 a 25.791.017 e nel 1957 a ca. 31.000.000. La maggiore densità si ha nella parte meridionale dell'altipiano, sulla costa nord-occidentale dello Yucatán e nell'area di Chiapas. Tutto il M. settentrionale è per vasti tratti disabitato. L'incremento demografico è dovuto, più che all'aumentato tasso di natalità, alla diminuzione della mortalità, particolarmente evidente dopo il 1940.
Predominano nel M. gli individui razzialmente misti e in genere si può dire che il M. sia più indiano che spagnolo. Questo è dovuto al fatto che gli Spagnoli del periodo coloniale costituivano rispetto agli Indiani solo un'esigua minoranza. Comunque la classificazione più comune è quella che divide i Messicani in indios, meticci e bianchi.
La lingua ufficiale e parlata dal 90% della popolazione è lo spagnolo. Solo alcune comunità, meno del 4%, parlano dialetti indii, come il maya-quiché nello Yucatán e nel Chiapas, l'otomí e il tarascan nell'altipiano centrale, il nahautl, l'antica lingua degli Aztechi, in varie parti.
La religione predominante è la cattolica, ma sopravvivono nelle campagne credenze animistiche. Per secoli il M. è stato in parte dominato dalle missioni cattoliche. Le prime restrizioni al potere del clero si ebbero nel 1857. Seguirono poi, nel 1917, leggi molto più drastiche, alcune delle quali furono però in un secondo momento più drastiche, alcune delle quali furono però in un secondo momento attutite. In base tali leggi le organizzazioni religiose non possono possedere o ereditare proprietà, nè mantenere proprie scuole. Inoltre le legislazioni dei vari stati in cui è diviso il M. stabiliscono un numero limitato di preti. L'insegnamento religioso è escluso dalle scuole.
Città
Il fenomeno dell'urbanesimo è stato nel M. moderno lento e diverso a secondo delle regioni. Città del Messico è oggi una megalopoli, con oltre 15 milioni di abitanti (come agglomerato urbano). Tra le altre maggiori citta vi sono Guadalajara, Monterrey, Puebla, Ciudad Juarez, Mérida, Chihuahua, Veracruz, Tampico, Acapulco.
Economia
Fino alla Rivoluzione del 1910 il M. conservò inalterate le forme d'una economia feudale, in quanto l'agricoltura, condotta con sistemi primitivi, aveva una prevalenza assoluta e la terra apparteneva a poche migliaia di famiglie. La massa contadina, costituita dai miserabili peones tenuti lontani da ogni possibilità di progresso, lavorava la terra dei padroni in condizioni servili. Furono però proprio i peones a battersi durante la Rivoluzione del 1910, che portò alla fine del sistema delle grandi proprietà agrarie stabilito dai conquistatori spagnoli. Oltre all'inizio della moderna civiltà nel M., la Rivoluzione stabilì anche una maggiore giustizia razziale, perché pose fine al monopolio d'ogni attività pubblica tenuto dai bianchi. Dopo il 1915 cominciarono ad essere costituiti gli ejidos, villaggi comunali cui veniva concessa una certa estensione di terra che doveva essere lavorata cooperativisticamente. Dal 1936 furono formate anche grandi comunità agricole, raggruppanti ciascuna diversi ejidos. Contemporaneamente i vari governi si adoperavano per risolvere il problema dell'irrigazione, molto grave in talune regioni, e per introdurre moderni sistemi di irrigazione. A tutt'oggi però i piani di irrigazione non sono stati completati e in molti luoghi i peones coltivano la terra secondo i metodi dei loro padri, bruciando ogni anno campi e boschi per fertilizzare il suolo. Anche l'industrializzazione procede a rilento o almeno non con il ritmo che sarebbe nccessario. In sostanza perciò il M. resta un paese con reddito irregolarmente distribuito, bassissmi nelle campagne, nelle aree proletarie cittadine e nelle regioni aride del nord, dove per i peones vi è il problema quotidiano di trovare di che sfamarsi.
Agricoltura
La latitudine e il rilievo permettono nel M. d'avere i prodotti delle zone tropicali e quelli delle zone temperate. I principali sono il mais, fagioli (che hanno una parte fondamentale nell'alimentazione messicana), il frumento, l'orzo, il riso, la frutta, le piante industriali, come alcune varietà di agavi, tra cui la pianta sisalana, dalla quale si ricava la fibra henequén che dà luogo ad una forte esportazione, il cotone, i semi oleosi, il tabacco, il caffè, il cacao.
Allevamento
Ha grande importanza particolarmente nelle regioni meno abitate, dove costituisce la risorsa maggiore della popolazione, ed è condotto con sistemi moderni, soprattutto intorno a Città del M., dove esistono industrie casearie e industrie per la conservazione della carne.
Sfruttamento forestale
Almeno il 18% della superficie totale è occupato da foreste, che danno legni pregiati, come ebano, mogano, cedro.
Risorse minerarie
Per quanto molti giacimenti messicani si presentino molto meno ricchi d'una volta, l'estrazione mineraria; è tuttora rilevante. Il primo posto è occupato dall'argento. Seguono piombo, zinco, cadmio, oro, rame, ferro, antimonio, manganese, mercurio, stagno, zolfo, carbone. La produzione petrolifera ebbe fino a 1920 un'importanza preponderante (ca. il 20% di quella mondiale); in seguito, con la scoperta dei pozzi venezuelani, si ridusse grandemente. Ha acquistato di nuovo un'enorme importanza con l'inizio della crisi energetica degli anni settanta. Si estraggono oggi nel M. circa 140 milioni di t di petrolio. Rilevante anche l'estrazione di gas naturale. Solo una parte del petrolio è raffinato nel paese.
Industrie
L'industrializzazione, iniziata con piani sistematici dopo il 1940, è stata condotta in stretta connessione con la risoluzione di altri problemi, quali soprattutto la costruzione di strade e ferrovie e di centrali elettriche. Vi sono oggi nel M. ca. 90.000 complessi industriali, tra grandi e piccoli, addensati però nel Distretto federale e negli stati di México e Puebla. Restano ancora al di fuori d'ogni sviluppo industriale numerose regioni, considerate perciò «depresse». Numerose sono le società europee e nord-americane le quali, profittando delle facilitazioni governative, hanno impiantato nel M. industrie di vario genere.
Commercio estero
Il M. esporta soprattutto cotone, caffè, argento, rame, zinco, petrolio, fibre vegetali, zucchero, frutta ed importa macchinari industriali e prodotti chimici. Sia le esportazioni che le importazioni si svolgono in gran parte, almeno per il 75-80%, con gli USA. Seguono la Gran Bretagna, la Germania, il Giappone, l'Italia. La bilancia dei pagamenti, attiva fino al 1940, e adesso in costante deficit, in seguito all'aumento dei consumi, che ha costretto il governo ad incrementare le importazioni.
UNITA' MONETARIA E FINANZE.
L'unità monetaria messicana è il peso. La banca centrale, il Banco del Messico, controlla l'emissione monetaria e le principali operazioni finanziarie di Stato.
Dagli anni settanta in poi si è avuta nel M. una forte inflazione, i cui motivi sono diversi. Aumento, a esempio, delle importazioni dei prodotti industriali e aumento in un certo senso intollerabile delle spese pubbliche. Tra il 1985 e il 1987 il tasso d'inflazione si manteneva intorno al 25 per cento.
Comunicazioni
Il M. conta oggi un discreto sistema stradale e ferroviario, ampliato e rimodernato soprattutto dopo il 1940, in concomitanza con l'azione svolta dal governo per uno sviluppo in senso moderno del paese. Una delle principali arterie di comunicazioni è la Panamericana, che, passando per il M., unisce gli USA al Guatemala. Numerosi sono i porti, ma pochi quelli adatti anche per le navi di grosso tonnellaggio. Tra questi hanno adeguati impianti Veracruz, Tampico e Acapulco. Particolarmente efficienti sono le comunicazioni aeree, per le quali esiste una rete di aeroporti grandi e piccoli, tra i quali quelli di Città del M., Monterrey e Guadalajara.
Governo e amministrazione
In base alla costituzione adottata a Querétaro nel gennaio 1917 e proclamata dal presidente Venustiano Carranza, il M. è una repubblica federale presidenziale, composta da stati i quali godono d'una completa autonomia amministrativa interna. Il Presidente della Repubblica, eletto per 6 anni con diretto voto popolare, rappresenta il potere esecutivo. Egli nomina un consiglio di 9 ministri e 8 capi-dipartimento, dipendenti direttamente da lui. Non esiste, come negli USA, un vice-presidente. Il potere legislativo è composto da una camera di 161 deputati eletti a suffragio universale per 3 anni e da un senato di 60 membri. Gli stati, che hanno proprie legislature e un proprio governatore, si dividono in municipalità e villaggi. Complessivamente il M. è diviso in 32 stati e in un distretto federale. Gli Stati sono i seguenti: Aguascalientes, Baja California Norte, Baja California Sur, Campeche, Chihuahua, Chiapas, Coahuila, Colima, Durango, Guanajuato, Guerrero, Hidalgo, Jalisco, México, Michoachán, Morales, Nayarit, Nuevo León, Oaxaca, Puebla, Queretaro, Quintana Roo, San Luis Potosí, Sinaloa, Sonora, Tabasco, Taumalipas, Tlaxcala, Veracruz, Yucatán, Zacatecas. Il distretto federale (Distrito Federal) ha una superficie di 1499 kmq e costituisce in pratica l'area territoriale della capitale, Città del Messico. E' da ricordare che Baja California Sur e Quintana Roo erano nel passato considerati amministrativamente come territori. Vi è poi da considerare lo Stato di Pacifico Sur.
Partiti politici e organizzazioni sindacali. Il partito dominante nel M., che segue una politica quasi di regime, è il Partido revolucionario institucional (PRI), il partito della Rivoluzione del 1910, organizzato nel 1928 col nome di Partido revolucionario nacional, poi mutato in quello attuale. Tale partito ha dato al paese tutti i presidenti e la maggioranza dei deputati delle varie legislature. Gli altri partiti sono ammessi, ma hanno un'influenza molto relativa. Tra essi vi sono il partito comunista, grandemente decaduto in questi ultimi anni, il Partido popular, che raccoglie membri dissidenti di sinistra del PRI, e il Partido de acciòn nacional a carattere conservatore. Sono del tutto scomparsi dalla scena politica alcuni raggruppamenti clericali reazionari, quali il partito dei Sinarquistas.
La maggiore organizzazione sindacale del M. è la Confederazione dei lavoratori messicani, alla quale sono iscritti ca. 1.000.000 di lavoratori, legata al PRI. Altri importanti sindacati sono la Confederazione dei lavoratori latino-americani di sinistra e la Confederazione inter-americana del lavoro, centrista.
Il Messico precolombiano.
Quando gli Spagnoli giunsero nel M. vi trovarono due popoli principali, i Maya, nella penisola dello Yucatàn, e gli Aztechi nell'Anahuac. Su entrambi questi popoli esiste oggi un'imponente massa di materiale archeologico, comprendente rovine di città e di grandi templi, i famosi teocalli, e numerose iscrizioni, non tutte però, specie quelle in lingua maya, facili a decifrarsi. Gli Spagnoli, occupato il M., cancellarono rapidamente la cultura dei Maya e degli Aztechi, distruggendo città, templi e imponendo conversioni forzate. Assetati di metalli preziosi, essi si stabilirono presso le miniere d'argento e d'oro, in aree densamente popolate, e si servirono degli indios per il lavoro d'estrazione. Primi centri furono Città del M. e Guadalajara. Numerose altre città sorsero successivamente, tutte con una precisa ubicazione mineraria. Le regioni settentrionali vennero divise tra le missioni cattoliche. Sottoposti ad un lavoro bestiale, contagiati da malattie contro cui non avevano immunità, gli indios cominciarono a morire a decine di migliaia. Solo piccoli gruppi di maya fuggiti nelle foreste e in altri luoghi inaccessibili sopravvissero.
Storia
La storia del M. dalla conquista spagnola alla Rivoluzione del 1910 è stata condizionata dal sistema coloniale di sfruttamento stabilito fin dall'inizio dagli Spagnoli e consistente nella divisione del territorio in grandi lotti assegnati a poche famiglie e missioni. In tali lotti vi fu sempre una situazione di latifondo, in quanto i proprietari li sfruttavano per quel tanto che ad essi occorreva, lasciando incolte enormi estensioni di terra. La Rivoluzione del 1910 fu dovuta ad una grande spinta popolare, nella quale ebbero il loro peso sia i peones delle campagne che gli strati proletari formatisi nelle città, per spezzare le catene con cui una minoranza teneva da secoli avvinto un grande paese.
Nel 1517 il primo spagnolo, Hernández de Córdoba, sbarcò sulla costa dello Yucatán. Da quel momento aveva inizio una nuova storia per il M. Due anni dopo Hernán Cortés, un audace avventuriero, prendeva terra presso l'attuale Veracruz e iniziava la penetrazione nell'interno. Tra pericoli e temerarie avventure il 13 agosto 1521 si impossessava di Tenoxtitlán, capitale dell'impero azteco. L'anno prima era stato messo a morte Montezuma II, imperatore degli Aztechi. Impadronitosi del paese, Cortés distribuì migliaia di acri di terra ai suoi uomini; gli indios, considerati non uomini ma animali, furono costretti a lavorare nei campi e nelle miniere dei loro padroni. Il sistema di Cortés venne seguito dai conquistatori venuti dopo di lui e dalle stesse autorità spagnole. Il clero delle missioni, rapidamente diffusesi, sostenne sempre l'organizzazione coloniale di sfruttamento, anche se, d'altro lato, collaborò per la fondazione di città, chiese, università e scuole, dalle quali ultime gli indios restarono sempre esclusi.
Sia pure però in un mondo così chiuso col tempo si levarono voci di simpatia e pietà per gli indios e gli stessi Spagnoli discendenti dagli antichi coloni mostrarono spesso, per altri motivi, segni d'insofferenza al governo della lontana Spagna. Nei primi anni del sec. XIX un umile prete di nome Hidalgo si schierò dalla parte degli indios e iniziò un'azione tendente ad ottenere per essi più umane condizioni di vita. Venne però arrestato e giustiziato. La sua opera fu continuata da un altro prete, José Maria-
Morelos, legato ai gruppi indipendentisti spagnoli. Nel 1821 gli Spagnoli messicani condotti dal generale Augustín de Itúrbide si ribellavano contro le autorità ufficiali e proclamavano l'indipendenza. Itúrbide si faceva allora incoronare imperatore. L'anno seguente però, in seguito alla rivolta ca peggiata dal generale Antonio López de Santa Ana, il M. diveniva una repubblica. Solo nel 1836, il 28 dicembre, dopo un fallito tentativo di riconquista, la Spagna riconosceva l'indipendenza del M. Nel 1836 s'ebbe una vera e propria guerra tra il M. e i coloni del Tezas, che non intendevano essere considerati sudditi messicani; nel 1846 vi fu poi il conflitto tra il M. e gli USA per la cosiddetta controversia del Rio Grande. Con tale conflitto il M. perse vaste estensioni territoriali.
Nel 1857 Benito Juárez, detto El Benemérito, diede al M. una costituzione liberale, che tra l'altro prevedeva la separazione della Chiesa dallo Stato e l'abolizione d'una serie di privilegi. I grandi proprietari e l'alto clero scatenarono allora una guerra civile, ma le forze da essi messe insieme vennero definitivamente battute nel 1861. Nello stesso tempo vi fu il tentativo di Napoleone III di fare del M. una grande colonia franccse. Il 12 luglio 1864, scortato da truppe francesi, entrava a Città del M. Massimiliano d'Asburgo, proclamato imperatore. Nel 1867 era però fucilato dai repubblicani. Nel 1877 diveniva presidente il generale Porfirio Díaz, il quale instaurava un regime dittatoriale, restando al potere per molti anni. In effetti durante la dittatura di Díaz il M. subì una vera e propria trasformazione in vari settori, ma la vita nelle campagne restò immutata. Nel 1910 un'ondata rivoluzionaria scosse tutto il paese e l'anno seguente Diaz lasciava il M.
Dopo la Rivoluzione il M. non ritrovò la pace, in quanto continuarono disordini e congiure. Tuttavia lentamente problemi fondamentali sia politici che economici e sociali vennero affrontati e risolti. Nel 1917, soprattutto ad opera del presidente Carranza e dei suoi collaboratori, fu redatta la costituzione democratica, dalla quale doveva nascere il M. odierno.
Nella Storia del M. contemporaneo il Partito rivoluzionario istituzionale (PRI) ha mantenuto costantemente il potere. Nel luglio del 1982 diveniva presidente Miguel de la Madrid Hurtado. La sua elezione segnava ancora una schiacciante vittoria del PRI.
Uno dei fenomeni dell'attuale M. è l'emigrazione clandestina verso gli Stati Uniti. Nel grande paese vicino i Messicani travano in genere occupazione sotto forma di "lavoro nero". Nel 1987 una drastica legge delle autorità federali statunitensi stabiliva il ritorno nel M. di oltre 4 milioni di immigrati. Era un provvedimento doloroso che colpiva l'economia già povera di città e paesi messicani.
Fonte: http://spazioinwind.libero.it/zanzibarre/download/messico.zip
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