Figure retoriche

 


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Figure retoriche

 

Le figure retoriche sono accorgimenti stilistici e linguistici utilizzati dai poeti per rendere più viva ed efficace una descrizione, un’immagine, una sensazione, una emozione, ecc.
Vi sono varie specie di figure retoriche:
1) figure di contenuto o traslati,
2) figure di parola e di pensiero,
3) figure di sentimento.

 

Figure di contenuto:

servono ad esprimere in modo più calzante e suggestivo un’idea, utilizzando un’immagine che ha con essa una relazione di somiglianza. Tra le più usate dai poeti troviamo: allegoria, antonomasia, catacresi, iperbole, metafora, similitudine,  metonimia, perifrasi,  personificazione, prosopopea, sineddoche, sinestesia.

  1. Allegoria:

Consiste nel nascondere, dietro il senso letterale delle parole, un contenuto diverso, per lo più di carattere astratto e ideale

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripingeva là, dove il sol tace.  (selva)   
(Dante, Inferno, I, 58-60)

 
Quando mi vidi giunto in quella parte (la vecchiaia)
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte
,
ciò che pria mi piacea allor m'increbbe:
e pentuto e confesso mi rendei.
(Dante, Inferno, XXVI, 79-83)

  1. Similitudine

 

Consiste nel paragonare persone, animali, cose, sentimenti per associazione di idee; è introdotta da come, sembra,
pare, è simile, somiglia, ecc…
 
Nella destra scotea la spaventosa
peliaca trave; come viva fiamma,
o come disco di nascente Sole
balenava il suo scudo…
(Omero, Iliade, Libro XXII, 171-174; traduzione di V. Monti)
 
Gli venne dunque incontro
con la nutrice che aveva in braccio il bambino,
il figlio amato di Ettore, simile a chiara stella.
(Omero, Iliade, Libro VI, 343-345; S. Quasimodo)
 
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. E’ come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
(C. Pavese, Incontro, 14-18)
 
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
(U. Saba, Ritratto della mia bambina, 5-8)
 
Un tappeto di smeraldo
sotto al cielo il monte par.
(G. Carducci, In Carnia, 3-4)

 

  1. Metafora

Consiste nel trasferire a un termine il significato di un altro termine con cui ha un rapporto di somiglianza. In breve, è una similitudine senza il termine di paragone: tu sei (simile a) un dio.

 

Metafora                                                        Significato

 

… e prego anch’io nel tuo porto quiete.                    morte
(U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni, 11)

 
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi                                  
in così verde etate! Ahi, per la via…                         gioventù
(G. Leopardi, La sera del dì di festa, 23-24)

 
…tutto ei provò: la gloria                                                                
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,                                             in disgrazia
due volte sull’altar.                                                   in trionfo
(A. Manzoni, Il Cinque Maggio, 43-48)

 
Tu fior de la mia pianta                                             figlio/padre
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,…
(G. Carducci, Pianto antico, 9-12)

 
Si devono aprire le stelle                                          sbocciare come fiori                          
nel cielo sì tenero e vivo.
(G. Pascoli, La mia sera, 9 -10)

 
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo di strade                                             vie che si intersecano
(G. Ungaretti, Natale, 1-4)
 
Alle sponde odo l'acqua colomba,                             l’acqua mormora come una colomba che tuba
Anapo mio; nella memoria geme
al suo cordoglio
uno stormire altissimo.
(Salvatore Quasimodo, L'Anapo, 1 - 4)

 
Piove senza rumore sul prato del mare.                     la superficie del mare è liscia
e verde scuro come un prato erboso
(C. Pavese, Tolleranza, 1)
 
Sono i tuoi puri occhi                                   
due miracolose corolle                                              gli occhi si aprono come due corolle
sbocciate a lavarmi lo sguardo.
(Antonia Pozzi, Notturno invernale, 29 - 31)

  1. Sinestesia

 

Consiste nel creare un’immagine associando termini che appartengono a sfere sensoriali diverse

 

Non vi ster molto, ch'un lamento amaro       sfera uditiva (lamento) + sfera gustativa (amaro)
l'orecchie d'ogni parte lor feriva;
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso,
XXIII, XLIV, 5-6)

 

Ma per le vie del borgo                                  sfera gustativa (aspro) + sfera olfattiva (odore)
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini     
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

 

Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…  
(G. Pascoli, La mia sera, 35-36)                    sfera uditiva (voci) + sfera visiva (tenebra azzurra)

 

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.                                 sfera olfattiva (odore) + sfera visiva (fragole rosse)
(G. Pascoli, Il gelsomino, 9-10)

 

Per la fresca finestra
scorre amaro un sentore di foglie.                 sfera gustativa (amaro) + sfera uditiva (sentore)

(C. Pavese, Ulisse, 14-15)

 

  1. Metonimia

Consiste nella sostituzione di un termine con un altro, con cui è in rapporto: la causa per l’effetto, l’effetto per la causa, la materia per l’oggetto, il contenente per il contenuto, lo strumento al posto della persona, l’astratto per il concreto, il concreto per l’astratto, il simbolo per la cosa simbolizzata.

… s’accendon le finestre ad una ad una        le finestre sono illuminate    (la causa per l’effetto)
come tanti teatri.
(V. Cardarelli, Sera di Liguria, 5-6)

 

assursero in fretta dai blandi riposi,              
chiamati repente da squillo guerrier.              tromba                                   (l’effetto per la causa)
(A. Manzoni, Dagli atrii muscosi, dai Fori
cadenti
, Adelchi, 35-36)

 

Mentre Rinaldo così parla, fende
con tanta fretta il suttil legno l’onde,            barca                                       (la materia per l’oggetto)        (L. Ariosto, Orlando furioso,
Canto XLIII, LXIII)

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini                              dal mosto che bolle nei tini    (il contenente per il contenuto)
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
(G. Carducci, San Martino, 5-8)

 

Lingua mortal non dice                     un uomo                     (lo strumento al posto della persona)
quel ch’io sentiva in seno.
(G. Leopardi, A Silvia, 26-27)

Tutta vestita a festa
la gioventù del loco                                        i giovani          (l’astratto per il concreto)
lascia le case, e per le vie si spande;
(G. Leopardi, Il passero solitario, 32-34)

 

… porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
che percorrea la faticosa tela.                         faticoso lavoro  (il concreto per l’astratto)
(G. Leopardi, A Silvia, 20-22)

 

… e intanto vola
il caro tempo giovanil; più caro
che la fama e l’allor,…                                  gloria poetica  (il simbolo per la cosa simbolizzata)
(G. Leopardi, Le ricordanze, 43-45)

 

Figure di parola e di pensiero

Il poeta ottiene speciali effetti o disponendo con una tecnica particolare le parole nel verso, figure di parola, o arricchendo di sfumature personali le proprie idee, figure di pensiero.

  1. Figure di parola:

 

allitterazione, anadiplosi, anafora, anastrofe, asindeto, chiasmo, climax, enallage, endiadi, epanadiplosi, figura etimologica, ipallage, iperbato, onomatopea, paronomasia, poliptoto, polisindeto, raddoppiamento, ripetizione, zeugma

 

  1. Allitterazione:

Consiste nel ripetere le stesse lettere (vocale, consonante o sillaba) all’inizio, ma anche all’interno di due o più  parole successive legate dal senso.
 
e caddi come corpo morto cade.
(Dante, Inferno, Canto V, v 142)

  1. Anafora

 

Consiste nella ripetizione di una parola all’inizio di due o più versi.

 

 
 

 

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;

 

s’i’ fosse vento, lo tempestarei;

 

s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;

 

s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;

 

 

 

s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,

 

ché tutti ’ cristiani embrigarei;

 

s’i’ fosse ’mperator, sa’ che farei?

 

a tutti mozzarei lo capo a tondo.

 

 

 

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;

 

s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:

 

similemente faria da mi’ madre.

 

 

 

S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,

 

torrei le donne giovani e leggiadre:

 

le vecchie e laide lasserei altrui.

 

(Cecco Angiolieri, S’i’ fosse foco…)

 

 

 

 

 

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.

 

Piove su le tamerici

 

salmastre ed arse,

 

piove su i pini

 

scagliosi ed irti,

 

piove su i mirti

 

divini,

 

su le ginestre fulgenti

 

di fiori accolti,

 

su i ginepri folti

 

di coccole aulenti,

 

piove su i nostri volti

 

silvani,

 

piove su le nostre mani

 

ignude,

 

su i nostri vestimenti

 

leggieri,

 

su i freschi pensieri

 

che l’anima schiude

 

novella,

 

su la favola bella

 

che ieri

 

t’illuse, che oggi m’illude,

 

o Ermione.

 

(G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto, vv8-32)

  1. Anastrofe

Consiste nell'invertire l'ordine naturale delle parole all'interno di un verso.
Mi scosse, e mi corse
le vene
il ribrezzo.
Passata m'è forse
rasente
, col rezzo
dell'ombra sua nera,
la morte...

(G. Pascoli, Il brivido, vv 1-6)

  1. Chiasmo

 

Consiste nel disporre in modo incrociato, secondo la forma della lettera greca c (chi), due termini o due frasi.


Quell'uno e due e tre che sempre vive
e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno,
(Dante, Paradiso, C. XIV, vv 28-29)

 

Oh! dormi col tremolio muto
dell'esile cuna che avesti!
non piangerlo tutto, il minuto
che avesti, dell'esile vita!

(G. Pascoli, Il sogno della vergine, vv 55-58)

 

  1. Climax

Consiste nell'ordinare i concetti in modo che dall'uno si passi all'altro come per gradi. Può essere ascendente o discendente.


O mia stella, o fortuna, o fato, o morte,
o per me sempre dolce giorno e crudo,...
(F. Petrarca, Canzoniere, CCXCVIII, 12-13)


Ecco sono agli oltraggi, al grido, all'ire,
al trar de' brandi, al crudel suon de' ferri;

(L. Ariosto, Orlando furioso, c. XXIV, 785-786)

 

  1. Figure di pensiero:

antitesi, eufemismo, ironia, ossimoro

 

  1. Antitesi

Consiste nell'accostare due parole o concetti di senso opposto.


Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,...-
(Dante, Paradiso, C. XXXIII, vv 1-3)

 

  1. Ossimoro

Consiste nell'accostare due termini che hanno significato opposto.

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
(G. Leopardi, A Silvia, vv. 1-6)

 

  1. Figure di sentimento:

Il poeta, modificando un suono o trasformando la struttura del verso, pone in rilievo, in modo più marcato, l’intensità del suo stato d’animo.
Le principali sono: apostrofe, epifonema, esclamazione, interrogazione, ipotiposi

 

  1. Esclamazione

Consiste nell’esprimere con enfasi uno stato d’animo in forma esclamativa

 

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio bianco per antico pelo,
gridando: - Guai a voi, anime prave!
Non isperate mai veder lo cielo!.


(Dante, Inferno, Canto III, vv 82-85) 

 

  1. Interrogazione

 

Consiste in una domanda in cui è insita la risposta: interrogazione fatta non per rivolgere una vera domanda, ma per esprimere ironia, meraviglia, sarcasmo, rimprovero o altri sentimenti.

 

Chi è più scellerato che colui
che al giudicio divin passion porta
?

(Dante, Inferno, Canto XX, vv 29-30)

 

Fonte: http://federicozucchini.altervista.org/text/figure_retoriche.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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