tipi di scrittura

 


 

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La scrittura

  1. Cos'è la scrittura: Con questo termine si indica l'azione dello scrivere, la tecnica di registrare i concetti o i suoni di una lingua mediante segni convenzionali. La scrittura può essere intesa come sistema di rappresentazione grafica della parola. Si distinguono varie forme di scrittura in base all'alfabeto utilizzato: scrittura fonetica, scrittura cifrata, scrittura crittografica, scrittura geroglifica, scrittura ideografica e scrittura sillabica (ovvero una scrittura fonetica i cui caratteri corrispondono ciascuno a una sillaba).

 

  1. Nascita e sviluppo della scrittura: I primi esempi di scrittura, intesa come sistema di rappresentazione grafica della parola, non sono anteriori al IV millennio a.C.; l'esigenza e la capacità di creare un simile tipo di scrittura presuppongono infatti una società già piuttosto evoluta. Risalendo ancora più addietro si può cercare di ricostruire per induzione le tappe e le condizioni attraverso le quali si è giunti all'invenzione della scrittura. La scrittura è essenzialmente un disegno, al quale, probabilmente, si attribuiva all'inizio un valore magico. L'uomo primitivo tendeva a propiziarsi le forze misteriose della natura dapprima incarnandole in oggetti materiali, poi rappresentandole mediante figure simboliche, che potessero servire da amuleto o talismano. In seguito il disegno venne utilizzato, oltre che per fini mistici e rituali, per scopi profani e, in particolare, per sanzionare e tramandare comuni atti della vita sociale: contratti d'affari, scambi di doni, inventari, conferimento di compiti e cariche, ecc. Allorché si stabilì un'equivalenza tra la rappresentazione pittografica convenzionale di un oggetto e l'oggetto stesso, sorse la scrittura ideografica, che permetteva la reciproca comprensione anche tra popoli o tribù che parlavano lingue diverse e leggevano gli ideogrammi con parole differenti, ma di identico significato. La scrittura ideografica presentava tuttavia vari inconvenienti; innanzitutto quello di servire solo alla traduzione in immagine di oggetti concreti, mentre, per esprimere concetti astratti, era necessario attribuire ai pittogrammi un valore figurato, col conseguente rischio di equivoci. Inoltre era impossibile indicare con il disegno le cosiddette nozioni grammaticali che distinguono le varie parti del discorso fra loro e, in particolare, i prefissi, i suffissi e le desinenze che, in molte lingue, sono parte essenziale della parola. La pittografia si adattava quindi solo alle lingue dotate di una grammatica estremamente elementare, come per es. quelle monosillabiche, in cui il rapporto esistente tra le parole nella proposizione era indicato soprattutto dal posto da esse occupato. Vi era infine la necessità di moltiplicare all'infinito gli ideogrammi, man mano che si poneva il problema di rappresentare nuovi oggetti o di esprimere nuove idee. In realtà nessun tipo di scrittura rimase completamente ideografico: anche i più antichi esempi di scritture ideografiche contengono un certo numero di fonogrammi, ossia di segni di pronuncia fissa, indipendentemente dal concetto da esprimere. Il passaggio dalla scrittura ideografica ai vari tipi di scrittura di tipo fonetico costituì un enorme progresso: esso presentò minori difficoltà per le lingue monosillabiche, in cui era più facile l'associazione di un'idea a un suono unico, o considerato tale. In tutti i paesi, comunque, l'evoluzione della scrittura portò al sillabismo. Poiché però vi erano segni che potevano evocare concetti diversi, e che pertanto ammettevano diverse pronunce, o, inversamente, idee che potevano essere espresse con parole diverse e ammettevano quindi diverse espressioni grafiche, si evitò l'ambiguità aggiungendo un complemento grafico che indicasse l'esatta pronuncia dei segni polifoni o il significato di volta in volta appropriato dei segni omofoni. Questo fenomeno si presenta d'altronde in parte già in alcune delle più antiche scritture ideografiche, come la sumera, la mesopotamica e la geroglifica egiziana. In Mesopotamia, come in Egitto, l'antica scrittura, basata essenzialmente su ideogrammi, si semplificò, trasformandosi, più o meno rapidamente, in scrittura sillabica. In Cina il passaggio della scrittura da ideografica a fonetica non è completo: accanto a numerosi ideogrammi si ha una serie di combinazioni in cui a elementi usati con valore fonetico si accompagnano «chiavi», indicanti il senso delle varie parole. Da ciò l'elevato numero di caratteri: più di 80.000, considerando tutti i caratteri riportati dai vari dizionari indigeni, da 6.000 a 8.000 dei quali di uso corrente, mentre le chiavi, di valore puramente classificatorio, sono 214.
  1. Contabilità: Le scritture possono essere cronologiche se seguono le operazioni in ordine di tempo (scritture riportate nel libro giornale, prima nota, ecc.); sistematiche se classificano i dati relativi alle operazioni aziendali in gruppi omogenei, cioè in particolari sistemi con riferimento a un determinato fine (preventivi, inventari, ecc.); elementari e statistiche, costituite da registri, partitari, tabelle, grafici, più propriamente chiamate registrazioni, con le quali si effettua la rilevazione extracontabile. Questo ultimo tipo di scritture è di sussidio alle scritture complesse la cui attuazione con un dato metodo e sistema (rilevazione sistematica) consente di giungere alla determinazione di un risultato (per es. le scritture per la rilevazione del reddito d'esercizio). Le scritture sono contabili se si servono del conto come strumento di rilevazione, e rispetto alla loro estensione possono essere poi analitiche e sintetiche. Sono infine obbligatorie o facoltative se imposte dalle leggi generali o speciali o se tenute solo per utilità di rilevazione.

 

  1. Diritto: Scrittura  privata. La scrittura privata è un documento che prova che le dichiarazioni in esso contenute provengono da chi l'ha sottoscritto. La sua redazione, a differenza dell'attopubblico, non è sottoposta ad alcune formalità: infatti il testo può essere scritto a mano direttamente dalla parte o da una terza persona, può essere dattiloscritto o stampato; l'unica cosa essenziale, ai fini della prova, è la sottoscrizione della parte. Inoltre, mentre l'atto pubblico fa sempre fede fino a querela di falso, la scrittura privata ha la stessa forza di prova legale (cioè fino a querela di falso) solo se la sottoscrizione è stata riconosciuta come propria dalla parte contro la quale la scrittura viene usata come prova in giudizio, oppure se la sottoscrizione è stata autenticata da un notaio o da un altro pubblico ufficiale, il quale attesta che la sottoscrizione è stata posta sul documento in sua presenza (scrittura privata autenticata). Se non si tratta di scrittura privata autenticata, o se la parte nega di avere sottoscritto il documento, spetta a colui che vuole servirsene di provare la provenienza della scrittura mediante il procedimento di verificazione, proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e indicando scritture che possano servire per comparazione. Dovendo valere come mezzo di prova, è molto importante stabilire la data esatta in cui la scrittura è stata redatta. Per le scritture autenticate la data certa è quella dell'autenticazione; se la scrittura viene registrata, la data è quella della registrazione; negli altri casi si considera data certa quella in cui si verifica un fatto che rende impossibile la formazione del documento posteriormente a tale data (es. morte o sopravvenuta impossibilità fisica della parte a sottoscrivere, giorno in cui il contenuto della scrittura è stato riprodotto in atti pubblici, data del timbro postale, ecc.). Alcuni documenti, sebbene non sottoscritti, hanno la stessa efficacia delle scritture private: i telegrammi, i libri contabili delle imprese, le carte e i registri domestici.
  1. Storia: L'esame  e lo studio approfondito delle scritture nei testi e documenti antichi offrono preziosi elementi per la datazione e la comprensione di quelle fonti. Questo studio quando è rivolto alle iscrizioni lapidarie prende nome di epigrafia, quando riguarda la scrittura su papiro, pergamena o carta si chiama paleografia.

 

L'antica scrittura egiziana o geroglifica:

  1. geroglìfico: (Dal greco: hieroglyphikà grámmata, ovvero lettere sacre incise, da hierós, sacro e glýphein, incidere). Con questo termine si indica ciascuno dei segni che servivano agli antichi Egizi per scrivere le parole della loro lingua. Può essere inteso anche come ogni elemento di scrittura che si realizza per mezzo di figure. Si distinguono vari tipi di questo sistema grafico in base alla loro struttura e alla loro origine: geroglifici ittiti, messicani ed egiziani.

 

  1. Struttura linguistica ed evoluzione dei geroglifici:I geroglifici, che sono più di settecento con innumerevoli varianti, rappresentano gli esseri e gli oggetti più vari, disegnati con precisione e senso della realtà mirabili, almeno nella scrittura epigrafica o monumentale. Furono usati in Egitto dall'inizio della storia del paese, nel IV millennio a.C., fino alla fine del IV sec. d.C. Il segreto della loro lettura fu scoperto da Champollion nel 1822: «Si tratta di un sistema complesso, di una scrittura contemporaneamente figurativa, simbolica e fonetica, nello stesso testo, nella medesima frase, in una stessa parola», egli scrisse nel suo Sommario del sistema geroglifico(1824). Il sistema geroglifico, la cui origine, come quella di molte altre scritture primitive, va ricercata nella pittografia, è in realtà il risultato della combinazione dei due princìpi dell'ideografia e del fonetismo. Ad es., quando gli Egiziani raffiguravano il Sole con un disco, il bue e il falco con l'immagine del quadrupede e dell'uccello relativi, scrivevano con segni che si definiscono ideogrammi; ma poiché un sistema di scrittura basato su tale principio permette di raffigurare solo un piccolo numero di parole, e tutte concrete, il medesimo segno fu usato per indicare altri concetti, affini a quello originale: ad es. il disco solare designò, oltre al Sole, il giorno e, genericamente, termini di tempo; i segni di questa seconda serie vengono detti determinativi e sono essi pure di tipo ideografico. A poco a poco, si pensò di usare ogni segno, oltre che per raffigurare direttamente un oggetto o un'idea, per indicare i suoni corrispondenti al nome dell'oggetto o dell'idea: i segni assunsero così un valore fonetico definitivo. Si poteva quindi usare un segno per indicare il suono o i suoni del vocabolo raffigurato, ma senza più riferirsi all'oggetto o all'idea originaria, come se noi per indicare l'avverbio «ancora» disegnassimo un'ancora. In tal modo, il segno è ormai divenuto un fonogramma: indica solamente suoni e non allude più all'oggetto o all'idea raffigurati. Così, poiché in egiziano il vocabolo «scarabeo» comprendeva le stesse consonanti (kh + p + r) del verbo «divenire», ci si serviva dell'immagine dello scarabeo per scrivere questo verbo. Le vocali propriamente dette venivano omesse e si scriveva soltanto lo scheletro consonantico delle parole; secondo il numero di consonanti che rappresentava, un segno poteva essere trilittero (fonema triconsonantico), bilittero o monolittero: i segni di quest'ultimo gruppo finivano con l'avere un valore già molto vicino a quello delle lettere alfabetiche, ma un alfabeto vero e proprio non ci fu mai nell'egiziano antico.Dalle diverse possibilità di lettura di alcuni segni (polifonici) e dall'uguale pronuncia di diversi vocaboli (omofoni) potevano sorgere confusioni e dubbi di interpretazione: perciò si aggiunsero a quelli fondamentali altri segni fonetici complementari (complementi fonetici) e, alla fine del vocabolo, uno o più determinativi che ne caratterizzassero il significato. Il disegno rimaneva sempre uguale, per uno stesso segno, qualunque fosse la sua funzione (fonogramma, complemento fonetico, ideogramma, determinativo). A partire dal Nuovo Regno il sistema si complicò sempre di più, fino alle vere e proprie crittografie dell'età tolemaica e romana. Lo scopo era in parte quello di accrescere l'effetto decorativo della scrittura, in parte quello, nazionalistico, di esasperare il «tipico» della civiltà egiziana.In contrasto con i corsivi (ieratico e demotico) la scrittura geroglifica fu essenzialmente epigrafica o monumentale, riservata cioè alle iscrizioni dei templi e delle tombe. Solitamente si dedicava gran cura all'esecuzione dei segni (disegnati, incisi e dipinti); i particolari del disegno e del rilievo erano spesso fatti risaltare con diversi colori specifici. Benché raffigurazioni di esseri reali e di oggetti concreti, i geroglifici venivano tuttavia usati come elementi astratti di scrittura: per es. le proporzioni e le posizioni degli oggetti raffigurati potevano essere diverse da quelle della realtà; a volte erano aggiunti nuovi particolari, a volte venivano soppressi taluni elementi. Inoltre, preoccupazioni estetiche e magico-religiose influenzarono sempre il sistema geroglifico. Innanzitutto i segni erano disposti in modo da presentare una serie di gruppi il più possibile omogenei, ciascuno dei quali inscrivibile idealmente in un quadrato, secondo gli schemi in uso nella pittura egizia. D'altro canto, sia che rappresentassero esseri animati od oggetti inerti, i geroglifici erano ritenuti avere una vita propria: per questo, nelle tombe, se ne martellavano taluni per impedir loro di nuocere (a volte i serpenti erano troncati in due, la testa degli uccelli veniva separata dal corpo). La trascrizione convenzionalmente adottata dagli egittologi per l'analisi dei testi geroglifici consiste nel presentare al lettore lo scheletro consonantico delle parole, senza fissare la collocazione, il timbro e la qualità delle vocali che, data la particolare natura della scrittura geroglifica, sono ricostruibili solamente per via glottologica. Altrettanto convenzionale la lettura che gli egittologi fanno dei testi geroglifici: intercalando una e tra le consonanti e pronunciando i e u la j e la w, a le consonanti 'e‘.

 

Fonte: http://www.sacrocuore.org/iscweb/files/materiale/la%20scrittura.doc

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