Analisi logica e del periodo

 


 

Analisi logica e del periodo

 

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Analisi logica e del periodo

 

Analisi logica.

 

Soggetto.

 

Si dice soggetto la persona, l' animale e la cosa di cui si parla, o che compie l' azione.
1)  Giuseppe cominciò a passeggiare per la stanza. 
(Giuseppe = soggetto)
2) Il cane insegue il gatto  
(Il cane = soggetto)
Soggetto sottointeso:
3) Ero andato in giardino
In questa frase io = soggetto sottointeso.

 

Predicato verbale

 

Il predicato verbale e` costituito da un verbo che esprime una condizione, uno stato, un`azione del soggetto. I gruppi verbali formati con un verbo servile (potere,dovere,volere, solere, cominciare, continuare, cessare, osare, sapere, tentare, preferire, desiderare, bramare) o un verbo fraseologico (lasciarsi, sentirsi, stare + gerundio, essere sul punto di, stare per, andare + gerundio) costituiscono sempre un unico predicato verbale.
1) Lucia è voluta partire per le vacanze
2) Lucia è dovuta tornare dalle vacanze
3) Lucia ha cominciato a nuotare.
4) Non ti sei lasciato commuovere.
5) Mi son sentita commuovere.
6) Che stai facendo?
7) Che cosa vai cercando?
8) Stavamo per partire.

Anche il verbo essere svolge le funzioni di un predicato verbale quando significa: esistere, trovarsi, appartenere.
9) Il cane è (= si trova) nella cuccia.
10) Luca era (= si trovava) con i suoi genitori.
11) Le chiavi saranno (=apparterranno a) di Lucia.
12) Dio è (=esiste).

 

Predicato nominale

 

Il predicato nominale e` costituito da una voce del verbo essere (detta copula) accompagnata da un nome o da un aggettivo (nome del predicato) che completano il significato del verbo che si riferisce al soggetto.
1) Il Nilo è un fiume
Il Nilo = soggetto
è = copula
un fiume = nome del predicato
2) Il gatto è bianco
Il gatto = soggetto
è = copula
bianco = nome del predicato
3) Tua madre era triste
Tua madre = soggetto + attributo
era = copula
triste= nome del predicato

 

Complemento oggetto, verbi transitivi e intransitivi

 

Sono transitivi i verbi che indicano un'azione che per svolgersi richiede un complemento oggetto che la riceva.
Sono intransitivi i verbi che indicano un'azione che rimane nel soggetto.
Molti verbi possono essere transitivi o intransitivi.
1) Il fabbro batte il ferro >>> il ferro= complemento oggetto, dunque batte è verbo transitivo
2) Il professore loda Pierino >>> Pierino = complemento oggetto, dunque loda è verbo transitivo
3) Mario dorme di notte >>> non c'è complemento oggetto, dunque dorme è verbo intransitivo
4) Mario dorme un sonno tranquillo >>> un sonno tranquillo = complemento oggetto + attributo, dunque dorme è verbo transitivo

I verbi transitivi hanno forma attiva, quando il soggetto fa l'azione, o passiva quando il soggetto subisce l'azione. I verbi intransitivi hanno solo la forma attiva.

 

Complemento predicativo del soggetto

 

Alcuni verbi si dicono copulativi quando, come il verbo essere, uniscono al soggetto un sostantivo, un aggettivo, un pronome o un avverbio. La parte nominale che accompagna i verbi copulativi è detta complemento predicativo del soggetto.
Alcuni verbi copulativi:
1. sembrare, parere, diventare, stare, rimanere, riuscire
Pierino non sta fermo. Diventi sempre più alto. Non sembra più lui. Sono rimasto inebetito.
2. nascere, vivere, morire
E' nato settimino. Visse povero. Morì vecchio.
3. verbi appellativi (essere chiamato, nominato, detto, soprannominato...)
Cicerone fu chiamato padre della patria.
4. verbi elettivi (essere eletto, creato, proclamato...)
Cesare fu eletto console.
5. verbi estimativi (essere stimato, riputato, giudicato...)
Tu sei stimato onesto.
6. verbi effettivi (essere fatto, reso, posto...)
Le vestali erano poste come guardiane del fuoco.

Possiamo avere un complemento predicativo del soggetto anche con vari altri verbi, se è necessario completare il significato del verbo attribuendo al soggetto una particolare qualità:
>> Cammina svelto.
>> Arrivai stanco morto.
>> Va' cauto.

Il complemento predicativo può essere retto direttamente dal verbo, o può essere introdotto mediante per, a, come, di, da oppure con le locuzioni in qualità di, in conto di, a modo di.
>> Fu preso come aiutante.
>> Mario è tenuto in conto di uomo onesto.
>> Fui scelto in qualità di sindaco.

 

 

Complemento predicativo dell'oggetto

 

Con i verbi appellativi, elettivi, di stima e simili, usati nella forma attiva, dopo il complemento oggetto appare un'altra parola che ne chiarisce il senso: il complemento predicativo dell'oggetto.
>> I Romani proclamarono Cicerone padre della patria.
>> Giudico Leopardi un poeta sommo.
>> Ottenne Maria in moglie.

 

Complemento oggetto interno

 

Alcuni verbi intransitivi possono avere un complemento oggetto della loro stessa radice o dello stesso senso, spesso accompagnato da un attributo. Si dice complemento oggetto interno:
>> Ho vissuto una vita felice.
>> Ho dormito un lungo sonno.

 

Attributo

 

Ogni aggettivo, che non abbia funzione di predicativo o di nome del predicato, è considerato in analisi logica un attributo. Gli attributi possono riferirsi al soggetto, al predicato nominale, al complemento oggetto o a qualunque altro complemento.
>> Il nostro professore è bravo. nostro è attributo del soggetto
>> Il gatto è un animale domestico. domestico è attributo del nome del predicato
>> Ammiro la tua onestà. tua è attributo del complemento oggetto
>> Do l'acqua ogni mattina ai bei fiori del mio giardino. ogni è attributo del complemento di tempo, bei è attributo del complemento di termine, mio è attributo del complemento di specificazione.

 

Apposizione

 

L'apposizione è un sostantivo che determina meglio il significato di un altro nome. Può essere unito direttamente al nome che accompagna o essere preceduto da preposizioni, congiunzioni, locuzioni, come il predicativo:
>> Lo scrittore Vincenzo Monti tradusse l'Iliade.
>> Mio nonno, da vecchio, lavorava ancora.
>> Mio padre, come sindacalista, ha ascendente sugli operai.
>> Garibaldi, in qualità di condottiero, impose la resa ai nemici.
>> Lo scultore Michelangelo nacque presso Arezzo.
>> Ammiro Michelangelo, grande scultore. (grande è attributo dell'apposizione del complemento oggetto)

 

Complemento di agente e di causa efficiente

 

Il complemento d'agente indica la persona o l'essere animato da cui è compiuta l'azione espressa dal verbo di forma passiva. Risponde alla domanda da chi? ed è introdotto dalla preposizione da.
>> Pierino è punito dalla mamma.
>> Sono amato da tutti.

Se l'azione è compiuta da una cosa o da un essere inanimato, si chiama complemento di causa efficiente. Esso risponde alla domanda da che cosa? ed è introdotto dalla preposizione da.
>> La terra è illuminata dal sole.
>> Siamo perseguitati dalla sfortuna.

 

Complemento di specificazione

 

Determina il concetto generico espresso da un nome che lo regge. Risponde alla domanda di chi?/ di che cosa? ed è introdotto dalla preposizione di.
>> Il professore di francese è severo.
>> I banchi della scuola sono nuovi.

 

Complemento partitivo

Indica un tutto di cui il vocabolo reggente esprime una parte. Dipende ad es. da un superlativo relativo. Può essere introdotto da tra, fra, di.
>> Molti di voi non sono venuti.
>> La maggior parte degli operai è laboriosa.
>> Chi di voi l'ha visto?
>> Due degli alunni erano assenti.
>> Il migliore tra voi è Andrea.

 

Complemento di denominazione

Consiste in un nome proprio di persona o di luogo retto da un nome comune per mezzo della preposizione di.
>> Il nome di Andrea mi piace.
>> Amo la città di Roma.
>> Sono andato all'isola di Sicilia.

 

Complemento di materia

 

Indica la materia di cui un oggetto è composto. Risponde alla domanda di che cosa?
>> Ho comprato un tavolo di marmo.

 

Complemento di qualità

Indica qualità fisiche o morali di una persona o di una cosa. Risponde alla domanda di che tipo?, di che qualità? ed è introdotto da di, con, da, a.
>> Quello è un uomo di piccola statura, ma di grande ingegno.
>> E' un bimbo con i capelli biondi.
>> Ho un micio dal pelo nero.
>> Ha un carrettino a quattro ruote.

 

Complemento di colpa

Indica il delitto di cui qualcuno è incolpato. Risponde alla domanda di che cosa? ed è introdotto dalla preposizione di.
>>Una spia fu accusata di tradimento.

 

Complemento di pena

Indica la pena che viene inflitta a chi ha commesso una colpa. Risponde alla domanda a che pena? ed è introdotto dalla preposizione a.
>> Una spia fu condannata a morte.

 

Complemento di abbondanza e privazione

Indicano la cosa di cui uno è privo o abbonda. Rispondono alla domanda di che cosa? e sono introdotti dalla preposizione di.
>> La Puglia è povera d'acqua.
>> Pierino è pieno di fantasia.

 

Complemento di argomento

Indica l'argomento di cui si parla o si scrive. Risponde alla domanda di che cosa? ed è introdotto dalle preposizioni di, su e dalle locuzioni riguardo a, a proposito di.
>> Parliamo di politica.
>> Ho scritto a proposito della tua promozione.
>> Ho redatto un saggio sugli ufo.

 

Complemento di limitazione

Indica i limiti entro cui si deve intendere un'espressione. E' introdotto dalle preposizioni di, a, in, per, secondo. Risponde alle domande in che?, sotto quale aspetto?
>> Sei onesto a parole.
>> Gino è dotto in geografia.
>> Sono buono per natura.
>> Gaia è intelligente secondo me.

 

Complemento di paragone

Il secondo termine di confronto si chiama complemento di paragone e dipende da un aggettivo di grado comparativo. E' introdotto da di, che, come, quanto. Risponde alle domande di chi/ che cosa?, come chi/ che cosa?
>> L'oro è più prezioso dell'argento.
>> Il gatto è meno fedele del cane.
>> Pierino è buono come il pane.
>> Pierino è più studioso che intelligente.

 

Complemento di termine

Indica la persona o cosa cui si rivolge o in cui ha termine l'azione espressa dal predicato verbale. Risponde alla domanda a chi? a che cosa? ed è introdotto dalla preposizione a, per.
>> Do un bacio alla mamma.
>> Questo libro è per Pierino.

 

Complemento di vantaggio e danno

Indicano le persone o le cose a vantaggio o a  danno delle quali si compie un'azione. Rispondono alla domanda a chi? per chi? e sono introdotti da a, per, a favore di, a danno di, verso, contro.
>> Il ponte fu costruito per gli abitanti.
>> La grandine è dannosa per i vigneti.
>> Hanno fatto una sottoscrizione in favore degli alluvionati.
>> Non agire a danno del prossimo.
>> E' stato buono verso di me.
>> Ha agito contro il suo interesse.

 

Complemento di fine

Indica il fine o lo scopo per cui si compie un'azione. Risponde alla domanda a che scopo?, per che cosa? ed è introdotto da per, da, in, a, a fine di.
>> Devi studiare per la vita, non per la scuola.
>> Andiamo in sala da pranzo.
>> Ho avuto in dono bellissimi fiori.
>> Mi hanno lasciato a guardia dell'accampamento.
>> Lo faccio a fin di bene.

 

Complemento di causa

Indica il motivo per cui è o non è compiuta un'azione. Risponde alla domanda per che motivo? ed è introdotto da per, da, di, a, a causa di, a motivo di.
>> Tremava per il freddo.
>> Ammutolisco dallo stupore.
>> Muoio di caldo.
>> Tutti risero a quell'uscita.
>> Arrossiva sempre a causa della sua timidezza.
>> Sono stato punito per colpa di mio fratello.
>> Non sono uscito a motivo della pioggia.

 

Complemento di modo

Indica il modo in cui avviene o si compie un'azione. Risponde alla domanda come? e dipende da un verbo o un sostantivo. Può essere introdotto da con, in, a, da, a modo di. E' sostituibile con un avverbio di modo.
>>Lavoro con gioia.
>> Studia in silenzio.
>> Fa' a modo mio.
>> Comportati da persona onesta, a modo di persona onesta.

 

Complemento di mezzo

Indica il mezzo o lo strumento con cui si compie un'azione. Risponde alla domanda con che cosa? ed è introdotto da con, per, in, di, a, per mezzo di, per opera di.
>> Si ottiene molto col denaro.
>> Te lo dirò per iscritto.
>> Mi ha narrato il fatto in poche parole.
>> Si nutre di latte.
>> Scrivo a macchina.
>> Ha superato la crisi per opera del dottore.
>> Ti avvertirò per mezzo di mio fratello.

 

Complemento di compagnia e unione

Indicano rispettivamente la persona o la cosa con la quale ci si trova o si compie un'azione. Rispondono alla domanda con chi/che cosa? e sono introdotti da con, insieme a, in compagnia di.
>> Vieni con me.
>> Va a caccia col fucile.
>> Esco insieme a mio padre.
>> Sono in compagnia di mio fratello.
>> Prendo il té col limone.

 

Complemento di luogo

stato in luogo: indica il luogo in cui si trova una persona o avviene un'azione. Risponde alla domanda dove? ed è introdotto da in, a, su, da presso, vicino a, intorno a, prima di, dentro, nei pressi di, nelle vicinanze di, dalle parti di.
>> Sono a scuola.
>> Gli uccelli hanno il nido sugli alberi.
>> Sono stato da lui.
>> Abito presso gli zii.
>> Passeggio nell'orto.
>> Cammino per la stanza.
>> I Romani affrontarono i Cartaginesi nelle vicinanze di Canne.
moto a luogo: indica il luogo nel quale si va o la persona cui ci si avvicina. Risponde alla domanda verso dove? da chi? ed è introdotto da a, in, da, verso, per, alla volta di.
>> Vado a scuola.
>> Vado dagli amici.
>> Mi muovo alla volta di Parigi.
moto da luogo: indica il luogo dal quale una persona o una cosa si allontana o esce. Risponde alla domanda da dove? ed è retto da da, di.
>> Vengo da scuola.
>> Esco di casa.
moto attraverso luogo: indica il luogo che si attraversa per arrivare a destinazione. Risponde alla domanda attraverso dove? ed è introdotto da per, da, attraverso, in mezzo a.
>> Annibale passò attraverso le Alpi.
>> Siamo passati per un valico.
>> Procedevano in mezzo alla calca.

Non sempre si tratta di un luogo reale: si può parlare talora di un luogo immaginario, o meglio luogo figurato:
>> Desideriamo gli amici nella solitudine.
>> E' precipitato nell'inerzia.
>> I bimbi passano dal pianto al riso facilmente.
>> Che ti passa per il capo?

 

Complemento di origine

Indica la nascita, la provenienza, l'origine di una persona o di una cosa. Risponde alla domanda da dove?, da chi ha origine? ed è introdotto da da, di.
>> Il Po nasce dal Monviso.
>> Gino è di modesta famiglia.

 

Complemento di allontanamento

Indica la cosa o la persona dalla quale ci si allontana o ci si separa. Risponde alla domanda da chi?, da che cosa? ed è introdotto dalla preposizione da.
>>  Si è allontanato dagli amici.
>> Le Alpi separano l'Italia dalla Francia.

 

Complemento di quantità

Risponde alla domanda quanto? e dice quanto una cosa è distante, si estende, è alta, pesa, costa.
distanza: >> La mia casa dista dalla tua un chilometro.
estensione: >> Questo muro si estende per duecento metri.
misura: >> Vidi un uomo alto due metri.
peso: >> Questo pollo pesa due chili.
prezzo: >> Ho pagato la casa trentamila euro.
stima: >> Stimo pochissimo quel tuo amico.

 

Complemento di tempo

tempo determinato: indica in modo preciso il tempo in cui avviene, è avvenuta o avverrà un'azione. Risponde alla domanda quando? ed è introdotto da in, a, di, su o può essere unito al verbo direttamente.
>> La scuola inizia a metà settembre.
>> Arriverò lunedì.
>> Fa caldo d'estate.
>> L'uomo è arrivato sulla Luna nel 1969.
tempo continuato: indica per quanto tempo un'azione dura. Risponde alla domanda per quanto tempo? ed è introdotto dalla preposizione per o è unito direttamente al verbo.
>> Piovve per una settimana.
>> Regnò dieci anni.
età: può essere espresso in vari modi, ma indica sempre l'età di qualcosa o qualcuno.
>> E' un bimbo di quattro anni.
>> Sa già leggere a quattro anni.

 

Complemento di vocazione

Indica la persona o l'essere che si chiama o si invoca. Può stare in principio di frase, o fra due virgole; qualche volta, è preceduto dalla interiezione o.
>> Pierino, vieni a casa!
>> Vieni, Pierino, ti do la merenda!
>> O Dio, aiutami!


Analisi del periodo

Un periodo è quella porzione di testo la quale si trova tra due punti fermi. Ogni periodo è formato da almeno una proposizione (o frase). Ogni proposizione è retta da un verbo.  I verbi servili formano un unico predicato verbale con l'infinito che precedono.
All'interno di un periodo si possono distinguere due diversi tipi di proposizioni:

  • proposizioni indipendenti (principali), che hanno senso compiuto e che quindi, staccate da un periodo, possono grammaticalmente reggersi da sole;
  • proposizioni dipendenti (secondarie), che da sole non hanno senso compiuto, ma hanno bisogno di un'altra frase.

Esse possono essere esplicite, se il verbo è di modo finito (indicativo, condizionale, congiuntivo, imperativo); o implicite, se il verbo è di modo indefinito (infinito, gerundio, participio). Ogni proposizione implicita è sempre trasformabile in una equivalente proposizione esplicita. La proposizione implicita ha lo stesso soggetto (in genere) di quella che la regge.
>> Ti prometto di lavorare. = Ti prometto che lavorerò.
>> Mi pento di aver mentito. = Mi pento, perché ho mentito.
>> Trovato il libro, mi misi a studiare. = Quando il libro fu trovato, mi misi a studiare.
>> Gli uomini amanti della giustizia... = Gli uomini che amano la giustizia...

Come si uniscono fra loro le proposizioni di un periodo.

  • Il rapporto di coordinazione collega sintatticamente due o più frasi e le dispone sullo stesso piano mantenendo la loro autonomia grammaticale.

Possono essere collegate per asindeto (cioé con la punteggiatura) o per polisindeto (cioé con congiunzioni coordinanti).
>> Entrai dal portone, attraversai il cortile, bussai. (asindeto)
>> Vado a casa e tu te ne torni in studio. (polisindeto)

Copulative

Uniscono due frasi.

E, né, neanche, neppure, nemmeno

Giorgio salì sul tram e timbrò il biglietto.

Disgiuntive

Pongono in alternativa due elementi.

O, oppure, altrimenti, in caso contrario

Ringrazia subito Clelia del regalo, altrimenti si offende.

Avversative

Uniscono eventi o concetti che si contrappongono l'un l'altro.

Ma, anzi, d'altra parte, eppure, nondimeno, però, tuttavia

Aveva promesso di aiutarci, eppure non si è fatto vivo.

Conclusive

Introducono una conclusione o una conseguenza.

Allora, dunque, perciò, pertanto, quindi

Le valigie sono pronte, perciò possiamo partire.

Dichiarative

Introducono una spiegazione, una precisazione.

Cioè, infatti, difatti, ossia, vale a dire

Lisa adora il blu, infatti indossa sempre qualcosa di quel colore.

Correlative

Mettono in relazione due frasi

E... e; né... né; o... o; sia... sia; non solo... ma anche

O troviamo insieme una soluzione, o smettiamo di discutere

 

  • Il rapporto di subordinazione collega le proposizioni disponendole in ordine d'importanza. Dalla principale, dotata di senso compiuto, dipende una proporzione secondaria o subordinata, che da sola non ha compiutezza grammaticale.

Laura mi ha detto che non potrà venire.
"Laura mi ha detto" = proposizione principale
"che non potrà venire" = proposizione secondaria di primo grado, collegata alla principale dalla congiunzione subordinante che
Siccome le subordinate sono ordinate in ordine gerarchico, esse vengono associate ad un numero ordinale, che sta a significare il grado, ovvero l'importanza della subordinata. Perciò la prima subordinata sarà la subordinata di primo grado, la subordinata alla subordinata di primo grado sarà quella di secondo grado e via di seguito.

Proposizioni subordinate

Le proposizioni subordinate si dividono in tre gruppi:
Completive        se completano la frase, come argomenti del verbo; hanno funzione di soggetto e complemento oggetto.
Attributive         se svolgono la medesima funzione dell'attributo e dell'apposizione.
Avverbiali           se arricchiscono la reggente, svolgendo la stessa funzione dei complementi indiretti e degli avverbi.

Subordinate completive

LE SUBORDINATE SOGGETTIVE
Le proposizioni soggettive svolgono la funzione di soggetto. Le frasi reggenti sono costruite su verbi impersonali (cioé che non hanno alcun soggetto) o su forme impersonali con il si o su espressioni  impersonali ottenute facendo seguire al verbo essere un aggettivo, un nome, un avverbio:
Bisogna che ve ne andiate.
Si ritiene che voi siate furbi.
E' bello che mi stiate ascoltando.
E' un'assurdità che tutti ridano adesso.
E' bene che tu venga con me.
Le soggettive esplicite sono introdotte da che. Il verbo è generalmente al congiuntivo. Si usa però talvolta l'indicativo, quando si vuole evidenziare che un fatto è certo.
E' certo che tu sei stupido.
E' sicuro che tu andrai all'università.
Le soggettive implicite possono presentare la costruzione di + infinito, o il solo infinito:
Bisogna andare a casa.
E' bello giocare con gli amici.
Si crede di poter tornare in tempo.

LE SUBORDINATE OGGETTIVE
Le proposizioni oggettive svolgono la funzione di complemento oggetto. Ciò risulta evidente se proviamo a sostituire la proposizioni con un pronome equivalente:
Gli ho detto che sarei andato da lui.
Gli ho detto ciò.
I verbi delle frasi reggenti hanno sempre forma personale e sono transitivi.
Le proposizioni oggettive si trovano spesso alla dipendenza dei seguenti verbi:

  • verbi che indicano un'azione di discorso (es. dire, raccontare, riferire, promettere, assicurare, consigliare, giurare, comunicare, obiettare, dichiarate, ecc.)
  • verbi che esprimono una percezione o un ricordo (es. vedere, sentire, udire, capire, ricordare, rammentare, dimenticare, ecc.)
  • verbi che esprimono un'opinione o un giudizio (es. pensare, credere, ritenere, essere dell'idea, ipotizzare, ecc.)
  • verbi che indicano una volontà o un desiderio (es. volere, desiderare, sperare, ordinare, concedere, pregare, impedire, ecc.)

Ti prometto che verrò da te domani.
Sento che sarai felice anche senza Maria.
Ritenevamo che tu potessi venire lo stesso.
Voglio che tu venga immediatamente.
Le oggettive esplicite sono introdotte dalla congiunzione che, alla quale segue il verbo all'indicativo (quando si esprime una certezza e il predicato reggente non è preceduto dalla negazione non), al congiuntivo (quando si esprime un'opinione o un'ipotesi) e, talora, al condizionale (quando si esprime una ipotesi).
Sono sicuro che tu sei stupido. (indicativo)
Non sono sicuro che tu sia stupido. (congiuntivo)
Ipotizzo che tu sia stupido.
Ti assicuro che le scriverei, se sapessi il suo indirizzo. (condizionale)
Le oggettive implicite presentano la costruzione di + infinito.
Penso di aver deciso per il meglio.
Marta ha chiesto al suo amico di rimanere.


La costruzione implicita è possibile solo quando il soggetto della oggettiva è lo stesso della reggente (come nel primo esempio), oppure quando con verbi come pregare, richiedere, ordinare il soggetto corrisponde al complemento di termine (come nel secondo esempio).

Alcuni verbi che indicano percezioni fisiche possono fare a meno della proposizioni di. Ad esempio:
Ascoltavo cadere la pioggia.

LE SUBORDINATE INTERROGATIVE INDIRETTE
Le proposizioni interrogative indirette sono domande poste alle dipendenze di un'altra frase.
Non si sa chi ha incominciato la lite. (Chi ha incominciato la lite?)
Possono trovarsi dopo verbi che indicano azioni comunicative come domandare, chiedere, dubitare, ignorare, dire, pensare, sapere.
Le interrogative indirette sono introdotte dagli stessi pronomi, aggettivi, avverbi che si trovano all'inizio delle interrogative dirette. Quando l'interrogativa in forma diretta richiede una risposta "sì / no", le interrogative indirette iniziano con se.
Mi chiedo quando partirà l'autobus.
Mi domando chi sia Giovanni.
Ti chiedo se era lui.
Le interrogative indirette possono essere implicite o esplicite. Nella forma esplicita, possono avere il verbo al congiuntivo o all'indicativo. Ad esempio:
Non capisco perché tu l'abbia fatto. (congiuntivo)
Non capisco perché l'hai fatto. (indicativo)
Nella forma implicita, hanno il verbo all'infinito.
Mi chiedo se andare.
Le proposizioni interrogative indirette presentano talora un'alternativa.
Siamo incerti se andare al cinema o restare a casa. (due interrogative indirette coordinate)

LE SUBORDINATE DICHIARATIVE
Le proposizioni dichiarative si legano a pronomi e aggettivi dimostrativi e, talvolta, anche a nomi.
In ciò ti sbagli, che l'esperienza gli insegni qualcosa.
In sostanza la proposizione spiega cosa significhi il pronome dimostrativo ciò.
Le proposizioni dichiarative esplicite sono introdotte dal che ed hanno il verbo all'indicativo o al congiuntivo, mentre la forma implicita è introdotta da di + infinito.
Ti chiedo questo, di andartene via al più presto.

 

LE SUBORDINATE ATTRIBUTIVE O RELATIVE

Le subordinate attributive (delle quali fanno parte solo le relative) svolgono la funzione dell'attributo e dell'apposizione.
Mi piace la compagnia delle fanciulle che amano l'allegria.
La donna che è salita sulla Maserati è una nota attrice.
Ha invitato un olandese che studia archeologia.
Esse sono introdotte da un pronome relativo, che la congiunge con l'elemento della reggente dalla quale dipende.
Una proposizione relativa, quando è impropria, può assumere anche altri valori ed in genere ha il verbo al congiuntivo:
valore causale: Lo affido a te, che sai come prenderlo. (perché sai come prenderlo)
valore concessivo: Rossi, che saprebbe come tenerlo a bada, non interviene. (sebbene saprebbe come tenerlo a bada)
valore finale: Cercava qualcuno che lo curasse. (affinché lo curasse)
valore consecutivo: Vorrei una penna che non mi macchiasse le dita. (tale che non mi macchiasse le dita)
Le relative esplicite sono introdotte da un pronome relativo. Il verbo può essere all'indicativo (se il fatto è reale), al congiuntivo (se è possibile o quando il pronome relativo è chiunque) o al condizionale (se si esprime una ipotesi).
Ho letto il libro che mi hai consigliato (è un fatto certo che me l'hai consigliato).
Attendo il giorno in cui ti decida. (è solo una possibilità che tu decida)
Chiunque entri deve mostrare i documenti.
È un viaggio che farei con piacere. (se potessi)
Le relative implicite si incontrano con quale e cui + infinito, o con il participio presente o passato:
Ho un parente dal quale fermarmi.
Non c'è nessuno su cui contare.
L'affresco, raffigurante una scena di caccia, è stato recentemente restaurato. (raffigurante= che raffigura)

 

LE SUBORDINATE AVVERBIALI

LE SUBORDINATE FINALI
La proposizione finale serve per indicare lo scopo o il fine per cui avviene ciò che si indica nella reggente. Si distingue dalla causale, perché la causale ha l'indicativo, la finale il congiuntivo.
Ho aiutato Teresa, perché non ce la faceva. (proposizione causale)
Ho aiutato Teresa, perché ce la facesse. (proposizione finale)
Le finali esplicite sono introdotte dalle congiunzioni perché e affinché + congiuntivo.
Lo cuocio a fuoco lento, perché non si bruci.
Staccò il telefono, affinché non lo disturbassero.
Le finali implicite sono introdotte da per, a, allo scopo di, al fine di, pur di + infinito presente.
Parla per ascoltarsi.
Compila la domanda al fine di ottenere l'esenzione.
Vado a mangiare.


Il soggetto della subordinata implicita deve essere lo stesso della reggente.

 
LE SUBORDINATE CAUSALI
La proposizione causale indica la causa di ciò che è descritto nella reggente. Ha perciò la stessa funzione del complemento di causa.
Le causali esplicite sono introdotte dalle congiunzioni perché, poiché, siccome, giacché o da locuzioni come per il fatto che, dal momento che, visto che, per cui, in quanto che.
La strada è interrotta, perché stanno facendo dei lavori.
L'albero, poiché soffiava un forte vento, è caduto.
Vado a piedi, poiché la strada è poca.
Il verbo è all'indicativo. Si usa talvolta il condizionale quando si indica un fatto che costituisce solo un'ipotesi.
Lo cerco da tre giorni, perché vorrei parargli.
Le causali implicite possono essere costruite con per , di, a + l'infinito o con il gerundio:
Franco ha preso una bronchite per aver sudato troppo.
È contento di abitare qui.
Ha fatto male a non ascoltare suo fratello.
Essendosi rotta la serratura, decidemmo di sostituirla.


Quando la causale è in forma implicita, il soggetto dev'essere lo stesso della reggente. Col gerundio, si può anche avere un soggetto diverso, purché non resti sottinteso.

 
LE SUBORDINATE CONSECUTIVE
La proposizione consecutiva indica un fatto che è la conseguenza o l'effetto di un altro fatto, espresso nella reggente.
Le consecutive esplicite sono introdotte di solito dalla congiunzione che. Nella reggente un altro elemento anticipa la consecutiva e si collega al che: tanto, così, talmente, a tal punto, tale.
Paola sembra così severa che tutti la temono.
La consecutiva può essere introdotta talvolta da talché, sicché, cosicché:
Anna non mangia, cosicché dimagrisce a vista d'occhio.
Nelle consecutive esplicite, il verbo è di solito all'indicativo. Si ha talvolta il congiuntivo, quando la conseguenza indicata è una possibilità o è impossibile.
Fate in modo che nessuno ci veda. (non è sicuro che nessuno ci vedrà)
Si trova talora il condizionale, se vi è una condizione «nascosta»:
È così disponibile che aiuterebbe chiunque. (se glielo chiedessero)
Le consecutive implicite hanno la costruzione da/ per + infinito:
Gennaro era troppo furbo per cascarci.
È matto da legare.

 
LE SUBORDINATE MODALI
Le proposizioni modali indicano il modo in cui si svolge un evento o in cui viene eseguita un azione, indicati nella reggente. In forma esplicita sono introdotte da come, come se, quasi che, comunque + di solito indicativo. Viene usato il congiuntivo quando si indica un evento possibile o irreale. In forma implicita, si impiega il gerundio.
Prepara la tavola, come ti ho spiegato.

 
LE SUBORDINATE TEMPORALI
Le proposizioni temporali servono ad esprimere un rapporto di tempo (di anteriorità, posteriorità, contemporaneità).
anteriorità: le temporali in forma esplicita sono introdotte da prima che + congiuntivo; quelle in forma implicita sono introdotte da prima di + infinito.
Ho salutato Gianni prima di partire.
Prima che arrivi, mettiamo in ordine.
Ripassa le lezioni prima di andare a scuola.


Il soggetto della subordinata deve essere lo stesso della reggente.

contemporaneità: le temporali in forma esplicita sono introdotte da quando, allorché, come, al tempo in cui, nel momento che, non appena, ogni volta che, tutte le volte che, fino a che, finché, fin quando, da, da quando, mentre, per tutto il tempo che; le temporali in forma implicita sono costruite col gerundio o con in + infinito, qualche volta anche con al/sul + infinito.
Ascolta la radio, mentre cena.
Quando lo vide, restò sorpreso.
Mentre lavorava nell'orto, udì un rumore.
Lavorò, finché ebbe forza.
Uscendo di casa, l'ho incontrato.
Al sorgere del sole, andremo a pesca.
posteriorità: le temporali in forma esplicita sono introdotte da dopo che;quelle implicite usano il participio passato, spesso preceduto da una volta.
Ascolta la radio, dopo che ha cenato. (posteriorità)
Potranno rivedersi, dopo che si siano appianati i loro contrasti. (non è certo che si appianeranno).
(Una volta) Risolte le attuali difficoltà, potremo risanare l'azienda.
Finito che ebbe di lavare i piatti, si riposò.

 

LE SUBORDINATE COMPARATIVE
Le proposizioni comparative servono ad effettuare un confronto con quanto è detto nella reggente. Nelle comparative esplicite il verbo è all'indicativo, al congiuntivo e al condizionale; in quelle implicite, si usa l'infinito.
Mario è vecchio come pensavo.
Gennaro è più vecchio di quanto pensavo.
Mio cognato è meno vecchio di quanto pensassi.
Non è così bravo come dicono.
Fracassava lo strumento, più che suonarlo.

LE SUBORDINATE ECCETTUATIVE
Le proposizioni eccettuative presentano un'eccezione rispetto a quanto detto nella reggente. Se esplicite, sono introdotte da tranne che, eccetto che, fuorché, se non che, a meno che + indicativo o congiuntivo;se implicite, usano l'infinito.
Mi ha regalato di tutto, fuorché ciò che desideravo.
Farò tutto quello che vuoi, tranne cucinare.

LE SUBORDINATE LIMITATIVE
Le proposizioni limitative indicano un ambito limitato entro il quale vale ciò che è detto nella reggente. Queste proposizioni possono essere esplicite, se sono introdotte da per quanto, per quello che + indicativo, o implicite, se sono introdotte da quanto a, per quanto riguarda + infinito.
A quanto ne sappiamo, vivono ancora a Roma.
Quanto ad aumentare le paghe, non se ne parla.

 

LE SUBORDINATE CONCESSIVE
La proposizione concessiva esprime un fatto che crea l'attesa di certe conseguenze: esse però vengono negate, proponendo nella reggente un effetto contrario.
Le concessive esplicite sono introdotte da benché, sebbene, quantunque, nonostante, malgrado, per quanto, con tutto che, quand'anche + congiuntivo e anche se + indicativo.
Anche se parlo, non mi crederanno.
Per quanto parli, non mi crederanno.
Nonostante fosse stato installato un sofisticato impianto d'allarme, la villa è stata svaligiata dai ladri.
Malgrado fosse già un uomo fatto, tuttavia amava ancora ascoltare le fiabe e racconti fantastici.
Le concessive implicite sono espresse per mezzo di pur + gerundio.
Pur avendo dei dubbi, lo farò.


Il soggetto della proposizione implicita deve essere lo stesso della reggente.

Si incontra talvolta anche la costruzione: con tutto il + infinito.
Con tutto il tuo pregare, non riuscirai a impietosirlo.

 
LE SUBORDINATE AVVERSATIVE
Le proposizioni avversative indicano una situazione opposta a quella espressa nella reggente.
Queste proposizioni si possono trovare:
in forma esplicita. Sono introdotte da mentre, quando, quando invece, laddove, ecc. Il modo verbale impiegato è il condizionale.
in forma implicita. Si usa qui l'infinito. Ad esempio:
Invece di aggiustarmi l'auto, l'ha rotta del tutto.
Ha voluto andare al cinema mentre io avrei preferito starmene a casa.

 

LE SUBORDINATE STRUMENTALI
Le proposizioni strumentali indicano l'azione o la circostanza per mezzo della quale si realizza quanto è espresso nella reggente. La proposizione strumentale si presenta solo in forma implicita utilizzando il gerundio o, talvolta, l'infinito.
Studiando giorno e notte, è riuscito a superare l'esame.

 

LE SUBORDINATE CONDIZIONALI
La condizionale indica un fatto, che è la condizione necessaria perché possa verificarsi un altro fatto, espresso dalla reggente.
Le condizionali esplicite sono in genere introdotte dalla congiunzione se e hanno il verbo all'indicativo o al congiuntivo.
Se esci, chiudi la porta.
Se vengo a Roma, ti vengo a trovare.
La condizionale può essere introdotta anche da qualora, purché, nel caso che, posto che, a patto che, ammesso che, nell'ipotesi che, a condizione che + congiuntivo.
Qualora ci fosse traffico, potremmo partire più tardi.
Laveremo i piatti, a patto che poi ci aiutiate a fare i compiti.
Le condizionali implicite usano di solito il gerundio.
Studiando così poco, non può farcela.
Uscendo con quel tempaccio, si sarebbe preso un raffreddore.
Le condizionali implicite sono realizzate talvolta con participio passato o a + infinito.
Vestita bene, fa un'altra figura.
A guardarlo meglio, non è un brutto quadro.

 

Si distinguono tre tipi di periodo ipotetico a seconda dell'ipotesi:

  • periodo ipotetico della realtà

Se Giorgio viene in macchina, ci può dare un passaggio.
L'ipotesi che Giorgio venga in macchina è molto probabile. La frase significa dunque: «Giorgio quasi certamente verrà in macchina e ci darà un passaggio». Ciò è segnalato dall'uso dell'indicativo sia nella condizionale che nella reggente.
Se la balena è un mammifero, allora allatta i suoi piccoli.
Che la balena sia un mammifero, è sicuro. La congiunzione se, perciò, vuol dire qui «dato che».

  • periodo ipotetico della possibilità

Se Giorgio venisse in macchina, allora potrebbe darci un passaggio.
L'ipotesi che Giorgio venga in macchina è incerta. La frase significa dunque: «Giorgio difficilmente verrà in macchina e ci potrà dare un passaggio». Ciò è segnalato dall'uso del congiuntivo imperfetto nella condizionale e del condizionale nella reggente.

  • periodo ipotetico dell'irrealtà

nel passato:
Se Giorgio fosse venuto in macchina, ci avrebbe dato un passaggio.
L'ipotesi riguarda un fatto del passato che non è avvenuto. La frase significa dunque: «Giorgio non è venuto in macchina e non ci ha dato un passaggio». Ciò è segnalato dall'uso del congiuntivo trapassato nella condizionale e del condizionale passato nella reggente.
nel presente:
Se fosse in casa, risponderebbe al telefono.
L'ipotesi, che è falsa, perché lui non è a casa, si riferisce al presente. Si ha allora il congiuntivo imperfetto nella condizionale e il condizionale presente nella reggente.
L'ipotesi può però riferirsi contemporaneamente al presente e al passato, la conseguenza al passato. Si ha allora il congiuntivo imperfetto nella condizionale e il condizionale passato nella reggente:
Se amasse i libri, non si sarebbe disfatto della sua biblioteca.

 

LE SUBORDINATE ESCLUSIVE
Le proposizioni esclusive indicano un fatto o una circostanza che vengono esclusi. Se esplicite, sono introdotte da senza che + congiuntivo; se implicite, da senza + infinito.
È entrato senza che me ne accorgessi.

 

LE SUBORDINATE AGGIUNTIVE
Le proposizioni aggiuntive presentano un fatto che si aggiunge a quello espresso nella reggente. Queste proposizioni si presentano in forma esplicita con il congiuntivo passato o in forma implicita, se sono Introdotte da oltre a, in più + infinito.
Oltre che a fare la pizza, so anche cucinare un'ottima carbonara.

 

fonte: http://alumniterribiles.files.wordpress.com/2010/09/analisi-logica-e-del-periodo-appunti.docx

sito web: http://alumniterribiles.files.wordpress.com/

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

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