Latino morfosintassi latina

 


 

Latino morfosintassi latina

 

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Latino morfosintassi latina

 

 

 Repertorio morfo-sintattico minimo

 

Prospetto di riepilogo delle declinazioni

 

 

 

I declinazione

II declinazione

II declinazione

III declinazione

 

M.F.

M.F:

N.

M.F.

 

 

 

 

 

NOM

-a  (-as)

-us (-er  -ir)

-um

vario

GEN

-ae

-i

-i

-is

DAT

-ae

-o

-o

-i

ACC

-am

-um

-um

-em (-im)

VOC

-a

-e  (-er  -ir)

-um

come nom.

ABL

-a

-o

-o

-e (-i)

 

 

 

 

 

NOM

-ae

-i

-a

-es

GEN

-arum (-um)

-orum

-orum

-um (-ium)

DAT

-is

-is

-is

-ibus

ACC

-as

-os

-a

-es

VOC

-ae

-i

-a

-es

ABL

-is

-is

-is

-ibus

 

 

 

 

 

 

III declinazione

IV declinazione

IV declinazione

V declinazione

 

N.

M.F.

N.

M.F.

 

 

 

 

 

NOM

vario

-us

-u

-es

GEN

-is

-us

-us

-ei

DAT

-i

-ui

-u

-ei

ACC

come nom.

-um

-u

-em

VOC

come nom.

-us

-u

-es

ABL

-e (-i)

-u

-u

-e

 

 

 

 

 

NOM

-a (-ia)

-us

-ua

-es

GEN

-um (-ium)

-uum

-uum

-uum

DAT

-ibus

-ibus (-ubus)

-ibus (-ubus)

-ebus

ACC

-a (-ia)

-us

-ua

-es

VOC

-a (-ia)

-us

-ua

-es

ABL

-ibus

-ibus (-ubus)

-ibus  (-ubus)

-ebus

 

 


Congiunzioni

 

La suddivisione di fondo è tra congiunzioni coordinanti e congiunzioni subordinanti . Le prime uniscono termini di una medesima frase oppure proposizioni coordinate di ugual grado; le seconde collegano tra loro proposizioni di diverso grado, nel caso più semplice una principale e una subordinata.

 

 

Congiunzioni coordinanti

 

 

- Copulative ( agggiungono semplicemente un nuovo elemento a quanto espresso in precedenza)

 

- et  -  atque  -  ac  -  -que  ( enclitico )

 

atque e ac hanno il valore rafforzativo di “e per di più ...”

 

Il -que  enclitico viene usato in genere per sottolineare  un rapporto  molto stretto tra i due termini uniti dalla congiunzione .

 

-  etiam, quoque  ( “anche”; quoque è posposto al termine a cui si riferisce )

 

               

-  Correlative

 

Hanno la funzione di segnare la coordinazione tra diverse proposizioni :

               

- Tum...cum   (“sia...sia”)

- Et ... Et  (“sia...sia”)

- Non modo ... sed etiam  (“non solo ... ma anche ...)

 

- Disgiuntive

 

Escludono o correggono quanto espresso in precedenza :

 

 

- Aut ( “o”, “oppure”)

- Vel  (“o”, “oppure”) . Diversamente da aut  non esclude quanto detto in precedenza, ma propone in genere una sorta di scelta :

 

Es. “ In ogni attività o interesse deve prevalere il senso etico”

(“attività”  e “interesse” non si escludono a vicenda, così la congiunzione da usare sarà “vel” e non “aut”).

 

 

- Seu, Sive   (“o piuttosto”): precisano quanto espresso in precedenza. Se si trovano correlati (seu...seu    /   sive...sive) assumono il significato di “sia... sia”.

 

 


- Avversative

 

 

Esprimono opposizione più o meno decisa con quanto espresso in precedenza:

 

- Sed, At, Verum  (“ma”):   la prima è la più diffusa, le altre esprimono un contrasto assai più deciso.

 

- Vero, Autem : in genere sono posposte e non indicano un reale contrasto, quanto piuttosto un nesso con quanto detto in precedenza. A volte tale nesso conserva il valore avversativo, in altri casi invece assume il valore di “ inoltre, poi”.

 

- Tamen (“tuttavia”): è in genere usato in corrispondenza con una congiunzione concessiva (”etsi, quamquam...”):

 

Anche se era l’occasione giusta, i nemici non seppero tuttavia coglierla”

 

- Atqui (“eppure”): si trova sempre all’inizio della frase.

 

- Immo (“anzi, al contrario”): ha la funzione di correggere quanto espresso in precedenza.

 

 

- Dichiarative

 

 

- Nam, enim, namque, etenim (“infatti”):  enim si trova sempre posposto e, come nam può essere reso in italiano con un segno di interpunzione, in genere i due punti:

 

“Marius ab omnibus laudabatur. Erat enim probus, prudens, modestus”

(“ Mario era lodato da tutti: era onesto, saggio, moderato”)

 

 

- Conclusive

 

-Ergo, igitur (“dunque”) : la prima si trova di preferenza all’inizio della frase, la seconda va posposta.

 

- Itaque (“e così, di conseguenza”)

 

 

 

Pronomi personali  soggetto

 

 

Generalmente i pronomi personali soggetto vengono sottintesi, a meno che non si voglia conferire al pronome stesso particolare enfasi. Ecco in ogni caso uno specchietto:

 

Io            Ø            Ego

Tu           Ø            Tu

Egli         Ø            Is

Ella         Ø            Ea

Noi         Ø            Nos

Voi         Ø            Vos

Essi         Ø            Ii

Esse        Ø            Eae          

Per l’elenco e il valore delle congiunzioni subordinanti  cfr. più avanti.

È opportuno ricordare che la lingua latina tende a fondere la congiunzione con l’avverbio di negazione che segue, per cui non si avrà in genere “et non”, ma “ nec” oppure “neque”. La stessa cosa avviene quando alla congiunzione segue un pronome negativo. In pratica, la negazione tende a spostarsi sulla congiunzione e il pronome diventa di senso positivo:

 

“ e nessuno “   Ø  “nec quisquam” ( né alcuno..)  e non “et nemo”

                          Ø  “nec ullus” e non “ et nullus”

 

 

Il verbo ausiliare ESSE

                              

 

 

Indicativo

Congiuntivo

Imperativo

Infinito

Presente

Sum

es

est

sumus

estis

sunt

Sim

sis

sit

simus

sitis

sint

Es !

Este!

Esse

Imperfetto

Eram

eras

erat

eramus

eratis

erant

Essem

esses

esset

essemus

essetis

essent

 

 

Futuro

Ero

eris

erit

erimus

eritis

erunt

 

Esto

esto

estote

sunto

Futurum,am,um

esse

( Fore )

Perfetto

Fui

fuisti

fuit

fuimus

fuistis

fuerunt

Fuerim

fueris

fuerit

fuerimus

fueritis

fuerint

 

Fuisse

Piuccheperfetto

Fueram

fueras

fuerat

fueramus

fueratis

fuerant

Fuissem

fuisses

fuisset

fuissemus

fuissetis

fuissent

 

 

Futuro anteriore

Fuero

fueris

fuerit

fuerimus

fueritis

fuerint

 

 

 

 

 


L’aggettivo

 

 

Dal punto di vista morfologico, gli aggettivi latini si dividono in due classi. La prima comprende aggettivi a tre uscite, una per il maschile, una per il femminile e una per il neutro. Le desinenze sono quelle della seconda declinazione (per il maschile e neutro) e quelle della prima declinazione (per il femminile):

 

La seconda classe di aggettivi usa invece, per tutti e tre i generi, le desinenze della terza declinazione e si presenta con tre, due oppure una uscita. Caratteristiche comuni alla declinazione degli aggettivi di seconda classe sono

 

- l’ablativo singolare in -i

- il genitivo plurale in -ium

- le forme comuni del neutro plurale in -ia.

 

 

Prospetto sintetico:

 

 

Aggettivi di prima classe

 

Casi

M

F

N

M

F

N

NOM

Bon-us

Bon-a

Bon-um

Pulch-er

Pulchr-a

Pulchr-um

GEN

Bon-i

Bon-ae

Bon-i

Pulchr-i

Pulchr-ae

Pulchr-i

DAT

Bon-o

Bon-ae

Bon-o

Pulchr-o

Pulchr-ae

Pulchr-o

ACC

Bon-um

Bon-am

Bon-um

Pulchr-um

Pulchr-am

Pulchr-um

VOC

Bon-e

Bon-a

Bon-um

Pulchr-e

Pulchr-a

Pulchr-um

ABL

Bon-o

Bon-a

Bon-o

Pulchr-o

Pulchr-a

Pulchr-o

 

 

 

 

 

 

 

NOM

Bon-i

Bon-ae

Bon-a

Pulchr-i

Pulchr-ae

Pulchr-a

GEN

Bon-orum

Bon-arum

Bon-orum

Pulchr-orum

Pulchr-arum

Pulchr-orum

DAT

Bon-is

Bon-is

Bon-is

Pulchr-is

Pulchr-is

Pulchr-is

ACC

Bon-os

Bon-as

Bon-a

Pulchr-os

Pulchr-as

Pulchr-a

VOC

Bon-i

Bon-ae

Bon-a

Pulchr-i

Pulchr-ae

Pulchr-a

ABL

Bon-is

Bon-is

Bon-is

Pulchr-is

Pulchr-is

Pulchr-is

 

 

Come norma generale, da questi aggettivi si formano i corrispondenti avverbi di modo mediante la terminazione -e:

 

Iustus,a,um          Ø            Iuste (“giustamente”)

Liber,a,um            Ø            Libere (“liberamente”).

 

Si comportano come aggettivi della prima classe anche i possessivi :

- Meus, a, um

- Tuus, a, um

- Suus, a, um ( “suo”, ma anche “loro” )

- Noster, a, um

- Vester, a, um

 


Alcuni aggettivi hanno le desinenze della prima classe, con l’eccezione del genitivo singolare e del dativo singolare, che assumono rispettivamente le terminazioni -ius e -i, proprie dei pronomi. Il loro nome è quello di aggettivi pronominali. I più diffusi sono

 

 

- Alius, alia, aliud  (“altro”; qui la differenza è anche nella terminazione del neutro singolare)

- Totus, tota, totum (“tutto intero”)

- Solus, sola, solum (“solo, unico”)

- Unus, una, unum (“uno, uno solo”)

- Alter, altera, alterum (“altro” - tra due persone o gruppi )

 

 

Ecco un esempio di declinazione:

 

 

 

Totus, a, um = “tutto” ( considerato nella sua interezza )

 

 

M

F

N

M. (plurale)

F (plurale)

N (plurale)

NOM

Tot-us

Tot-a

Tot-um

Tot-i

Tot-ae

Tot-a

GEN

Tot-ius

Tot-ius

Tot-ius

Tot-orum

Tot-arum

Tot-orum

DAT

Tot-i

Tot-i

Tot-i

Tot-is

Tot-is

Tot-is

ACC

Tot-um

Tot-am

Tot-um

Tot-os

Tot-as

Tot-a

VOC

Tot-e

Tot-a

Tot-um

Tot-i

Tot-ae

Tot-a

ABL

Tot-o

Tot-a

Tot-o

Tot-is

Tot-is

Tot-is

 

 

 

 

Gli aggettivi di seconda classe hanno, si è detto, tre, due oppure una uscita. Gli aggettivi a tre uscite hanno il maschile in -er, il femminile in -is, il neutro in -e:

 

 

 

Acer, acris, acre = “aspro”

 

M

F

N

NOM

Ac-er

Acr-is

Acr-e

GEN

Acr-is

Acr-is

Acr-is

DAT

Acr-i

Acr-i

Acr-i

ACC

Acr-em

Acr-em

Acr-e

VOC

Ac-er

Acr-is

Acr-e

ABL

Acr-i

Acr-i

Acr-i

 

 

 

 

NOM

Acr-es

Acr-es

Acr-ia

GEN

Acr-ium

Acr-ium

Acr-ium

DAT

Acr-ibus

Acr-ibus

Acr-ibus

ACC

Acr-es

Acr-es

Acr-ia

VOC

Acr-es

Acr-es

Acr-ia

ABL

Acr-ibus

Acr-ibus

Acr-ibus

 

 


Gli aggettivi a due uscite hanno il maschile e femminile in -is, il neutro in -e:

 

 

Omnis, omne = “tutto, ogni”

 

M. e F.

N.

NOM

Omn-is

Omn-e

GEN

Omn-is

Omn-is

DAT

Omn-i

Omn-i

ACC

Omn-em

Omn-e

VOC

Omn-is

Omn-e

ABL

Omn-i

Omn-i

 

 

 

NOM

Omn-es

Omn-ia

GEN

Omn-ium

Omn-ium

DAT

Omn-ibus

Omn-ibus

ACC

Omn-es

Omn-ia

VOC

Omn-es

Omn-ia

ABL

Omn-ibus

Omn-ibus

 

 

 

Gli aggettivi a una sola uscita hanno il nominativo in consonante (-l /-r / -s /-x)

 

 

 

Audax, audacis = “audace”

 

M. e F.

N.

NOM

Auda-x

Auda-x

GEN

Audac-is

Audac-is

DAT

Audac-i

Audac-i

ACC

Audac-em

Auda-x

VOC

Auda-x

Auda-x

ABL

Audac-i

Audac-i

 

 

 

NOM

Audac-es

Audac-ia

GEN

Audac-ium

Audac-ium

DAT

Audac-ibus

Audac-ibus

ACC

Audac-es

Audac-ia

VOC

Audac-es

Audac-ia

ABL

Audac-ibus

Audac-ibus

 

 


le coniugazioni regolari  attive e passive

 

 

Un verbo regolare latino ha tre temi, per mezzo dei quali si ottengono tutte le forme: tema del presente, del perfetto e del supino. Si assuma come esempio il paradigma di un verbo della prima coniugazione :

 

Amo, amas, amavi, amatum, amare   =   “amare”

(1. e 2. pers. sing. del presente - 1. persona sing. del perfetto, supino attivo, infinito presente)

 

 

Il tema del presente si ottiene dall’infinito presente, togliendo la desinenza ( -are in questo caso ); si ha il tema del perfetto togliendo alla prima persona del perfetto la desinenza -i, mentre il tema del supino si ottiene togliendo al supino attivo la terminazione -um.

 

Le coniugazioni latine sono quattro, sostanzialmente corrispondenti a quelle italiane, se si considera che la seconda coniugazione latina ha l’infinito presente in êre, mentre la terza ha l’infinito presente in -ere (con la penultima -e breve): le due coniugazioni latine sono confluite nella seconda coniugazione italiana, che presenta verbi come “avere”, ma anche “leggere”, in cui si conserva la pronuncia delle sillabe finali latine. Dunque, le quattro coniugazioni latine sono :

 

 

- verbi in -are  ( prima coniugazione )            Amo,as,amavi,amatum,amare

- verbi in -êre  ( seconda coniugazione)         Moneo,es,monui,monitum,monere

- verbi in -ere  (terza coniugazione)                Lego,is,legi,lectum,legere

- verbi in -ire  (quarta coniugazione)             Audio,is,ivi,itum,ire

 

 

 

Voci   verbali formate dal tema del presente

 

 

Si formano dal tema del presente le seguenti voci verbali :

 

- indicativo presente, imperfetto, futuro;   congiuntivo presente, imperfetto;  imperativo presente e futuro;

- infinito presente;  participio presente

- casi del gerundio

- gerundivo

 

 

Come regola generale, il presente indicativo si forma aggiungendo al tema del presente una vocale tematica ( caratteristica della coniugazione ) e le desinenze attive e passive. Tali desinenze sono:

 

 

 

Attive

Passive

(-o), -m

-r

-s

-ris

-t

-tur

-mus

-mur

-tis

-mini

-nt

-ntur

 

 


 

Presente indicativo attivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-o

Mon-e-o

Leg-o

Aud-i-o

Am-a-s

Mon-e-s

Leg-i-s

Aud-i-s

Am-a-t

Mon-e-t

Leg-i-t

Aud-i-t

Am-a-mus

Mon-e-mus

Leg-i-mus

Aud-i-mus

Am-a-tis

Mon-e-tis

Leg-i-tis

Aud-i-tis

Am-a-nt

Mon-e-nt

Leg-u-nt

Aud-iu-nt

Si declinano come aggettivi di prima classe anche le forme verbali del participio perfetto, del participio futuro, del gerundivo.

 

Si notino la -u al posto della -i alla terza persona plurale della III coniugazione e -iu, vale a dire l’aggiunta di una -u, alla terza persona plurale della quarta coniugazione.

 

 

 

Presente indicativo passivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-o-r

Mon-e-o-r

Leg-o-r

Aud-i-o-r

Am-a-ris

Mon-e-ris

Leg-e-ris

Aud-i-ris

Am-a-tur

Mon-e-tur

Leg-i-tur

Aud-i-tur

Am-a-mur

Mon-e-mur

Leg-i-mur

Aud-i-mur

Am-a-mini

Mon-e-mini

Leg-i-mini

Aud-i-mini

Am-a-ntur

Mon-e-ntur

Leg-u-ntur

Aud-iu-ntur

 

 

 

L’imperfetto indicativo si forma dal tema del presente con l’aggiunta di una vocale tematica, del suffisso ‑BA e delle desinenze attive e passive :

 

 

Imperfetto indicativo attivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a-ba-m

Mon-e-ba-m

Leg-e-ba-m

Aud-ie-ba-m

Am-a-ba-s

Mon-e-ba-s

Leg-e-ba-s

Aud-ie-ba-s

Am-a-ba-t

Mon-e-ba-t

Leg-e-ba-t

Aud-ie-ba-t

Am-a-ba-mus

Mon-e-ba-mus

Leg-e-ba-mus

Aud-ie-ba-mus

Am-a-ba-tis

Mon-e-ba-tis

Leg-e-ba-tis

Aud-ie-ba-tis

Am-a-ba-nt

Mon-e-ba-nt

Leg-e-ba-nt

Aud-ie-ba-nt

 

 

 

Imperfetto indicativo passivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a-ba-r

Mon-e-ba-r

Leg-e-ba-r

Aud-ie-ba-r

Am-a-ba-ris

Mon-e-ba-ris

Leg-e-ba-ris

Aud-ie-ba-ris

Am-a-ba-tur

Mon-e-ba-tur

Leg-e-ba-tur

Aud-ie-ba-tur

Am-a-ba-mur

Mon-e-ba-mur

Leg-e-ba-mur

Aud-ie-ba-mur

Am-a-ba-mini

Mon-e-ba-mini

Leg-e-ba-mini

Aud-ie-ba-mini

Am-a-ba-ntur

Mon-e-ba-ntur

Leg-e-ba-ntur

Aud-ie-ba-ntur

 

 


Il futuro indicativo si forma con terminazioni diverse a seconda delle coniugazioni: in sostanza, si può dire che la I e II coniugazione seguono un modo di formazione, la III e IV coniugazione uno diverso:

 

 

 

Futuro  indicativo attivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a-b-o

Mon-e-b-o

Leg-a-m

Aud-ia-m

Am-a-bi-s

Mon-e-bi-s

Leg-e-s

Aud-ie-s

Am-a-bi-t

Mon-e-bi-t

Leg-e-t

Aud-ie-t

Am-a-bi-mus

Mon-e-bi-mus

Leg-e-mus

Aud-ie-mus

Am-a-bi-tis

Mon-e-bi-tis

Leg-e-tis

Aud-ie-tis

Am-a-bu-nt

Mon-e-bu-nt

Leg-e-nt

Aud-ie-nt

 

 

 

 

Futuro indicativo passivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a-b-o-r

Mon-e-b-o-r

Leg-a-r

Aud-i--r

Am-a-b-e-ris

Mon-e-b-e-ris

Leg-e-ris

Aud-i-e-ris

Am-a-bi-tur

Mon-e-bi-tur

Leg-e-tur

Aud-i-e-tur

Am-a-bi-mur

Mon-e-bi-mur

Leg-e-mur

Aud-i-e-mur

Am-a-bi-mini

Mon-e-bi-mini

Leg-e-mini

Aud-i-e-mini

Am-a-bu-ntur

Mon-e-bu-ntur

Leg-e-ntur

Aud-i-e-ntur

 

 

 

congiuntivo presente

 

 

La formazione del congiuntivo presente è analoga a quella dell’indicativo presente, infatti cambia la vocale tematica :

 

Congiuntivo presente attivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-e-m

Mon-ea-m

Leg-a-m

Aud-ia-m

Am-e-s

Mon-ea-s

Leg-a-s

Aud-ia-s

Am-e-t

Mon-ea-t

Leg-a-t

Aud-ia-t

Am-e-mus

Mon-ea-mus

Leg-a-mus

Aud-ia-mus

Am-e-tis

Mon-ea-tis

Leg-a-tis

Aud-ia-tis

Am-e-nt

Mon-ea-nt

Leg-a-nt

Aud-ia-nt

 

 

Congiuntivo presente passivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-e-r

Mon-ea-r

Leg-a-r

Aud-ia-r

Am-e-ris

Mon-ea-ris

Leg-a-ris

Aud-ia-ris

Am-e-tur

Mon-ea-tur

Leg-a-tur

Aud-ia-tur

Am-e-mur

Mon-ea-mur

Leg-a-mur

Aud-ia-mur

Am-e-mini

Mon-ea-mini

Leg-a-mini

Aud-ia-mini

Am-e-ntur

Mon-ea-ntur

Leg-a-ntur

Aud-ia-ntur

 

 

 

congiuntivo imperfetto

 

 

Si forma dal tema del presente, ma è più semplice ricordare come l’imperfetto congiuntivo derivi dall’infinito presente attivo, con la semplice aggiunta delle desinenze attive o passive:

 

 

 

Congiuntivo imperfetto attivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Amare-m

Monere-m

Legere-m

Audire-m

Amare-s

Monere-s

Legere-s

Audire-s

Amare-t

Monere-t

Legere-t

Audire-t

Amare-mus

Monere-mus

Legere-mus

Audire-mus

Amare-tis

Monere-tis

Legere-tis

Audire-tis

Amare-nt

Monere-nt

Legere-nt

Audire-nt

 

 

 

 

Congiuntivo imperfetto passivo

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Amare-r

Monere-r

Legere-r

Audire-r

Amare-ris

Monere-ris

Legere-ris

Audire-ris

Amare-tur

Monere-tur

Legere-tur

Audire-tur

Amare-mur

Monere-mur

Legere-mur

Audire-mur

Amare-mini

Monere-mini

Legere-mini

Audire-mini

Amare-ntur

Monere-ntur

Legere-ntur

Audire-ntur

 

 

imperativo presente

 

Si forma dal tema del presente con l’aggiunta delle desinenze proprie dell’imperativo :

 

Imperativo presente

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a

Mon-e

Leg-e

Aud-i

Am-ate

Mon-ete

Leg-ite

Aud-ite

 

Analoga è la formazione dell’ imperativo futuro :

 

Imperativo futuro

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

Am-a-to

Mon-e-to

Leg-e-to

Aud-i-to

Am-a-to

Mon-e-to

Leg-e-to

Aud-i-to

Am-a-tote

Mon-e-tote

Leg-e-tote

Aud-i-tote

Am-a-nto

Mon-e-nto

Leg-e-nto

Aud-iu-nto

 

 


participio presente

 

Il nome trae origine dal fatto che “partecipa” delle caratteristiche del nome e del verbo, dato che si declina e si accorda come un aggettivo, ma, come un verbo, può esprimere rapporti temporali, essere seguito da un’espansione o anche da una proposizione dipendente. Nel caso specifico del participio presente, siamo di fronte a un aggettivo verbale di valore sempre attivo ed esprimente “azione contemporanea a quella della proposizione reggente”.

 

Si forma dal tema del presente, con l’aggiunta di una vocale tematica, del morfema -nt ( solo -n per il nominativo singolare ) e dalle desinenze della terza declinazione. Particolare, nella declinazione, è il fatto che l’ablativo singolare esce in -i se il participio è usato come aggettivo, in -e se è usato come nome o verbo:

 

 

Participio presente

 

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

NOM

Am-a-n-s

Mon-e-n-s

Leg-e-n-s

Aud-ie-n-s

GEN

Am-a-nt-is

Mon-e-nt-is

Leg-e-nt-is

Aud-ie-nt-is

DAT

Am-a-nt-i

Mon-e-nt-i

Leg-e-nt-i

Aud-ie-nt-i

 

...

...

...

...

 

 

 

Nell’uso, se il participio presente è usato come aggettivo può essere reso in italiano mediante un aggettivo o sostantivo corrispondente:

 

 

Sidera viam navigantibus ostendunt  = “Le stelle mostrano la via ai naviganti” ( lett. “a coloro che navigano”)

Medii aegrotantes curant  =  “I medici curano gli ammalati” (lett. “coloro che stanno male” ).

 

 

( Come si vede dalla nota tra parentesi,  frequente è la traduzione con una subordinata relativa esprimente azione contemporanea a quella della reggente ):

 

Quando il participio presente è usato in funzione verbale viene in genere reso con una proposizione subordinata temporale o causale oppure, in forma implicita, con un gerundio semplice:

 

Luscinia canens animos delectat   =   “L’usignolo, cantando ( quando canta, poiché canta ) rallegra l’animo”.

 

 


Le forme dell’imperativo futuro, che ha le seconde e terze persone, possono essere rese in italiano con il congiuntivo presente (es. “Vinca, vinca, vinciate, vincano”).  Forme del tipo “amerai!”, “amerete!” vengono usate in documenti, iscrizioni e ovunque si voglia sottolineare con maggiore enfasi il tono imperativo.

 

gerundio

 

Il gerundio latino corrisponde alle forme non dirette dell’infinito sostantivato italiano. Si consideri una frase come “L’arte di amministrare lo stato è propria dell’uomo saggio e coraggioso” : “di amministrare” ha funzione di specificazione del sostantivo “arte” e va quindi reso con un genitivo. Trattandosi di un infinito che ha valore di sostantivo, ma che sostantivo strutturalmente non è, si ricorre appunto al gerundio:

 

 

Gerundio

 

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV Coniugazione

GEN

Am-a-nd-i

Mon-e-nd-i

Leg-e-nd-i

Aud-ie-nd-i

DAT

Am-a-nd-o

Mon-e-nd-o

Leg-e-nd-o

Aud-ie-nd-o

ACC. con prep.

Ad   Am-a-nd-um

Ad Mon-e-nd-um

Ad Leg-e-nd-um

Ad Aud-ie-nd-um

ABL

Am-a-nd-o

Mon-e-nd-o

Leg-e-nd-o

Aud-ie-nd-o

 

 

Come si può notare dalla tabella, il gerundio si forma dal tema del presente con l’aggiunta di una vocale tematica, del morfema -nd e delle desinenze della II declinazione. Ha valore attivo e lo possiedono tutti i verbi. Riguardo al valore, il genitivo ha valore di specificazione, il dativo esprime la funzione di fine, l’accusativo preceduto da preposizione indica direzione o scopo ( viene reso per lo più con una proposizione secondaria finale ), l’ablativo ha funzione strumentale:

 

Legendi                 Ø            “di leggere”

Legendo                               Ø            “ a leggere, per leggere”

Ad legendum        Ø            “per leggere”

Legendo                               Ø            “col leggere, con la lettura, leggendo”

 

 

 

gerundivo

 

È un aggettivo verbale, di valore passivo, formato dal tema del presente con l’aggiunta della vocale tematica, del morfema -nd, delle desinenze degli aggettivi di I classe:

 

 

GERUNDIVO

I coniugazione

II Coniugazione

III coniugazione

IV Coniugazione

Am-a-nd-us,a,um

Mon-e-nd-us,a,um

Leg-e-nd-us,a,um

Aud-ie-nd-us,a,um

...

...

...

...

 

 

Il gerundivo esprime l’idea di “dovere”, di qualcosa che non è ancora compiuto, ma che si ha la necessità di compiere;  può essere reso, in forma implicita, con “da + infinito”:  Amandus = “da amare”, Monendus = “da ammonire” ...

Si può anche usare una espressione passiva con la presenza del verbo “dovere”:  Amandus = “ (che) deve essere amato”   (Es.:  Virtus admiranda est = “Il coraggio deve essere ammirato”, “La virtù deve essere ammirata”). Sul gerundivo si tornerà in seguito.

 

 


Le preposizioni

 

Precisano la funzione di un nome o pronome all’interno della frase. In verità tale funzione è espressa in primo luogo dal caso, che però non sempre è sufficiente a chiarire tutti gli aspetti dell’espansione. La più semplice classificazione delle preposizioni è quella basata sul caso che esse richiedono  (per lo più accusativo o ablativo ). In questa sede si ritiene più funzionale, al fine di consentire più agili consultazioni, una classificazione puramente alfabetica:

 

 

Preposizione

Caso

Senso

Significato

a, ab, abs

Ablativo

Allontanamento e separazione

Da

ad

Accusativo

Avvicinamento

A, verso

adversus

Accusativo

Moto a luogo figurato

Di fronte, contro, verso

ante

Accusativo

Precedenza, superiorità

Prima, davanti, sopra, su

apud

Accusativo

Vicinanza

Presso, vicino a

circa

Accusativo

Luogo

Intorno, circa

cis, citra

Accusativo

Luogo

Al di qua

coram

Ablativo

Luogo

Davanti, in presenza di

cum

Ablativo

Compagnia, unione, modo

Con, insieme con

de

Ablativo

Movimento dall’alto, argomento

Da, a proposito di, su

e (ex)

Ablativo

Uscita da un luogo chiuso

Da, fuori da, tra

erga

Accusativo

Luogo figurato

Verso, nei confronti di

extra

Accusativo

Luogo

Fuori, oltre

in

Ablativo

Stato in luogo

In, nel, su, sul

in

Accusativo

Moto a luogo

Verso, contro

inter

Accusativo

Tempo,  partitivo

Tra, durante

infra

Accusativo

Luogo, Tempo

Sotto, al di sotto, dopo

iuxta

Accusativo

Luogo

Vicino, presso

ob

Accusativo

Causa, Luogo

A causa di, davanti

per

Accusativo

Passaggio, mezzo

Per, attraverso, per mezzo di

post

Accusativo

Luogo, Tempo

Dopo, dietro

prae

Ablativo

Luogo, causa

Davanti a, a confronto di, a causa di

praeter

Accusativo

Esclusione, luogo

Tranne, eccetto, davanti

pro

Ablativo

Luogo, favore, scambio

Davanti, in favore di, al posto di

prope

Accusativo

Luogo

Presso, vicino

propter

Accusativo

Luogo, Causa

A causa di, presso

sine

Ablativo

Esclusione

Senza

sub

Accusativo

Luogo (idea di movimento)

Sotto, verso, circa

sub

Ablativo

Luogo (con idea di stato), tempo

Sotto, al momento di, durante

super

Accusativo

Luogo (idea di movimento), tempo

Sopra, oltre, durante

super

Ablativo

Luogo (idea di stato)

Sopra

supra

Accusativo

Luogo, tempo

Prima, sopra, oltre

trans

Accusativo

Luogo

Al di là, oltre

ultra

Accusativo

Luogo

Al di là, oltre

 

 

 

 

È possibile che una preposizione abbia funzione di preverbo, vale a dire che concorra alla formazione di verbi composti. Così, ad esempio, in aufero (da ab+fero) c’è il senso dell’allontanamento, in addo (da ad+do) c’è il senso dell’aggiunta, in convenio (da cum+venio) quello dell’unione e della  completezza e così via.

 


Tempo e luogo

 

1. TEMPO

 

La determinazione del momento in cui avviene l’azione e la sua durata trovano espressione in latino con i casi ablativo e accusativo, con varie sfumature:

 

- tempo determinato          Ø            ablativo senza preposizione

- in quanto tempo?             Ø            ablativo senza preposizione o con IN

                                                               accusativo preceduto da INTRA

 

- ogni quanto tempo?        Ø            se non è presente il numerale, ablativo senza preposizione

                                                               con il numerale, ablativo dell’ordinale aumentato di una unità                                                                            unito a quisque che si accorda

                                                               Ogni giorno           Ø            singulis diebus

Ogni tre giorni      Ø            quarto quoque die

 

- quante volte in un tempo stabilito?             Ø            avverbio numerale seguito da IN e ablativo

                                                                                              Una volta all’anno             Ø   Semel in anno

 

- tra quanto tempo?           Ø            ablativo senza preposizione

                                                               ablativo del numerale seguito da POST ( anche interposto)

                                              

“Tra tre giorni”    Ø            Triduo  

                                                                              Ø            Tribus post diebus (Tribus diebus post)

 

 

- quanto tempo prima? quanto tempo dopo?             Ø            ablativo seguito da ANTE o POST

 (usati come avverbi)

                                                                                              accusativo preceduto da ANTE o POST

                                                                                                              (usati come preposizioni)

                                                                                              se è presente un attributo, ANTE o POST

                                                                                              si interpongono e si usano indifferentemente

                                                                                                              l’ablativo o l’accusativo

 

- tempo continuato            Ø            accusativo senza preposizione o preceduto da PER

 

- quanto tempo fa?            Ø            accusativo preceduto da ABHINC

 

- per quando? fino a quando?         Ø            accusativo preceduto da IN

 

- da quanto tempo (durata)?           Ø            accusativo preceduto da IAM

 

 

 

Alcuni esempi:

 

1. In bello fortuna multum prodest.

2. Bestiolae sunt, quae unum diem vivunt   

3. Semel in anno insanire licet                      

4. Paucis diebus post mortem patris, Marius Romam rediit.

5. Caesar paucis diebus in Galliam pervenit.            

6. Ab illo tempore annum iam tertium regina regnat.

7. Romulo rege, urbs in triginta annos tutam pacem habuit.  

 

2. LUOGO

 

- stato in luogo                    Ø            ablativo preceduto da IN;

                                                               con nomi di città e piccola isola singolari della I e II

declinazione si ha il genitivo (più propriamente

 detto caso locativo in -ae e in -i)

                                                               a Roma  = Romae               a Milano  =  Mediolani

                                                               con nomi di città e piccola isola pluralia tantum

o di III declinazione si ha l’ablativo senza preposizione

                                                               a Cartagine  =  Carthagine.

 

- moto a luogo                     Ø            se indica “avvicinamento”  si usa l’accusativo preceduto da

AD; se  indica “ingresso” si usa l’accusativo preceduto da IN;

                                                               con nomi di città e piccola isola, senza distinzione

di declinazione o di numero, si ha l’accusativo

senza preposizione.

                                                              

- moto da luogo                  Ø            ablativo preceduto da A,AB,E,EX,DE ( cfr. PREPOSIZIONI);

con nomi di città e piccola isola si ha l’ablativo senza preposizione.

 

- moto per luogo                 Ø            accusativo preceduto da PER.

Se si tratta di un passaggio obbligato (ponte, sentiero, porta...) si ha l’ablativo strumentale.

 

 

 

Prospetto degli avverbi di luogo

 

 

Stato in luogo                      Moto a luogo                   Moto da luogo                 Moto per luogo

 

Hic (“qui”)

Huc (“verso qua”)

Hinc (“di qua”)

Hac (“per di qua”)

Istic (“costì”)

Istuc (“verso costà”)

Istinc (“da costà”)

Istac (“per costà”)

Ibi (“lì”)

Eo (“là, verso là”)

Inde (“di là”)

Ea (“per di là”)

Illic (“lì”)

Illuc (“verso là”)

Illinc (“di là”)

Illac (“per di là”)

Ibidem (“nel medesimo luogo”)

Eodem (“verso il medesimo luogo”)

Indidem (“dal medesimo luogo”)

Eadem (“per il medesimo luogo”)

Ubi (“dove”)

Quo (“verso dove”)

Unde (“da dove”)

Qua (“per dove”)

Ubicumque (“dovunque”)

Quocumque (“verso ovunque”)

Undecumque (“da dovunque”)

Quacumque (“per ovunque”)

Alicubi (“in qualche luogo”)

Aliquo (“verso qualche luogo”)

Alicunde (“da qualche luogo”)

Aliqua (“per qualche  luogo”)

Alibi  (“altrove”)

Alio (“verso un altro luogo”)

Aliunde (“da un altro luogo”)

Alia (“per un altro luogo”)

 

Utroque (“verso un luogo e verso l’altro”)

Utrimque (“da un luogo e dall’altro”)

 

 

 

 

Si noti l’avverbio alibi, che in italiano è divenuto sostantivo, proprio del linguaggio giuridico e frequente anche nella letteratura cosiddetta “gialla”, con il significato di “prova di innocenza, in quanto non presente (altrove) rispetto al luogo del crimine”.


Voci verbali formate dal tema del perfetto

 

 

Si formano dal tema del perfetto le seguenti voci verbali ( solo attive):

 

- perfetto indicativo - piuccheperfetto indicativo - futuro anteriore indicativo

- perfetto congiuntivo - piuccheperfetto congiuntivo

- infinito perfetto.

 

Tutti questi tempi, indipendentemente dalla coniugazione, derivano dal tema del perfetto con l’aggiunta di terminazioni che vengono evidenziate nelle tabelle seguenti:

 

 

Perfetto indicativo attivo

Terminazioni

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

-i

Amav-i

Monu-i

Leg-i

Audiv-i

-isti

Amav-isti

Monu-isti

Leg-isti

Audiv-isti

-it

Amav-it

Monu-it

Leg-it

Audiv-it

-imus

Amav-imus

Monu-imus

Leg-imus

Audiv-imus

-istis

Amav-istis

Monu-istis

Leg-istis

Audiv-istis

-erunt (-ere)

Amav-erunt (-ere)

Mon-erunt (-ere)

Leg-erunt (-ere)

Audiv-erunt (-ere)

 

 

 

Piuccheperfetto indicativo attivo

Terminazioni

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

- eram

Amav-eram

Monu-eram

Leg-eram

Audiv-eram

- eras

Amav-ers

Monu-eras

Leg-eras

Audiv-eras

- erat

Amav-erat

Monu-erat

Leg-erat

Audiv-erat

- eramus

Amav-eramus

Monu-eramus

Leg-eramus

Audiv-eramus

- eratis

Amav-eratis

Monu-eratis

Leg-eratis

Audiv-eratis

- erant

Amav-erant

Monu-erant

Leg-erant

Audiv-erant

Futuro anteriore attivo

Terminazioni

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

- ero

Amav-ero

Monu-ero

Leg-ero

Audiv-ero

- eris

Amav-eris

Monu-eris

Leg-eris

Audiv-eris

- erit

Amav-erit

Monu-erit

Leg-erit

Audiv-erit

- erimus

Amav-erimus

Monu-erimus

Leg-erimus

Audiv-erimus

- eritis

Amav-eritis

Monu-eritis

Leg-eritis

Audiv-eritis

- erint

Amav-erint

Monu-erint

Leg-erint

Audiv-erint

 

 

 

Perfetto congiuntivo attivo

Terminazioni

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

- erim

Amav-erim

Monu-erim

Leg-erim

Audiv-erim

- eris

Amav-eris

Monu-eris

Leg-eris

Audiv-eris

- erit

Amav-erit

Monu-erit

Leg-erit

Audiv-erit

- erimus

Amav-erimus

Monu-erimus

Leg-erimus

Audiv-erimus

- eritis

Amav-erits

Monu-eritis

Leg-eritis

Audiv-eritis

- erint

Amav-erint

Monu-erint

Leg-erint

Audiv-erint

                                                              

 


 


Piuccheperfetto congiuntivo attivo

Terminazioni

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

- issem

Amav-issem

Monu-issem

Leg-issem

Audiv-issem

- isses

Amav-isses

Monu-isses

Leg-isses

Audiv-isses

- isset

Amav-isset

Monu-isset

Leg-isset

Audiv-isset

- issemus

Amav-issemus

Monu-issemus

Leg-issemus

Audiv-issemus

- issetis

Amav-issetis

Monu-issetis

Leg-issetis

Audiv-issetis

- issent

Amav-issent

Monu-issent

Leg-issent

Audiv-issent

 

 

Infinito perfetto attivo

Terminazione

I coniugazione

II coniugazione

III coniugazione

IV coniugazione

- isse

Amav-isse

Monu-isse

Leg-isse

Audiv-isse

 

 

 

 

i pronomi personali “complemento

 

 

 

I persona singolare

II persona singolare

I persona plurale

II persona plurale

GEN

Mei

Tui

Nostri (Nostrum)

Vestri (Vestrum)

DAT

Mihi

Tibi

Nobis

Vobis

ACC

Me

Te

Nos

Vos

ABL

Me

Te

Nobis

Vobis

 

 

  • - Le forme nostrum e vestrum hanno valore partitivo.
  • - Si ricordino le forme mecum, tecum, nobiscum, vobiscum ( “con me, con te, con noi, con voi”)
  •  

Il pronome di 3. persona non ha una forma specifica, ma usa il maschile e il femminile del dimostrativo is,es,id, di cui ecco la declinazione completa:

 

 

Is

Ea

Id

Eius

Eius

Eius

Ei

Ei

Ei

Eum

Eam

Id

Eo

Ea

Eo

 

 

 

Ii

Eae

Ea

Eorum

Earum

Eorum

Iis (Eis)

Iis (Eis)

Iis (Eis)

Eos

Eas

Ea

Iis (Eis)

Iis (Eis)

Iis (Eis)

 

 

 


Il pronome riflessivo di  terza persona

 

 

È sempre nella forma di complemento riferito al soggetto della frase e ha forma unica per la terza persona singolare e per la terza persona plurale:

 

 

Sui  ( di sé, di loro)

Sibi ( a sé, a loro)

Se (sé, loro)

Se    ( si ricordi SECUM = con sé, con loro)

 

 

 

 

I dimostrativi   ( Questo, codesto, quello )

 

 

 

Hic, Haec, Hoc = “Questo”

 

M

F

N

NOM

Hic

Haec

Hoc

GEN

Huius

Huius

Huius

DAT

Huic

Huic

Huic

ACC

Hunc

Hanc

Hoc

ABL

Hoc

Hac

Hoc

NOM

Hi

Hae

Haec

GEN

Horum

Harum

Horum

DAT

His

His

His

ACC

Hos

Has

Haec

ABL

His

His

His

 

 

 

 

 

Iste, Ista, Istud = “Codesto”

 

M

F

N

NOM

Iste

Ista

Istud

GEN

Istius

Istius

Istius

DAT

Isti

Isti

Isti

ACC

Istum

Istam

Istud

ABL

Isto

Ista

Isto

 

 

 

 

NOM

Isti

Istae

Ista

GEN

Istorum

Istarum

Istorum

DAT

Istis

Istis

Istis

ACC

Istos

Istas

Ista

ABL

Istis

Istis

Istis

 


 

Ille, Illa, Illud = “ Quello”

 

M

F

N

NOM

Ille

Illa

Illud

GEN

Illius

Illius

Illius

DAT

Illi

Illi

Illi

ACC

Illum

Illam

Illud

ABL

Illo

Illa

Illo

 

 

 

 

NOM

Illi

Illae

Illa

GEN

Illorum

Illarum

Illorum

DAT

Illis

Illis

Illis

ACC

Illos

Illas

Illa

ABL

Illis

Illis

Illis

 

 

 

i determinativi   ( “Stesso”, “Medesimo” )

 

 

 

Ipse, Ipsa, Ipsum (“stesso”)                    Idem, Eadem, Idem  (“medesimo”)

 

M

F

N

 

M

F

N

NOM

Ipse

Ipsa

Ipsum

 

Idem

Eadem

Idem

GEN

Ipsius

Ipsius

Ipsius

 

Eiusdem

Eiusdem

Eiusdem

DAT

Ipsi

Ipsi

Ipsi

 

Eidem

Eidem

Eidem

ACC

Ipsum

Ipsam

Ipsum

 

Eundem

Eandem

Idem

ABL

Ipso

Ipsa

Ipso

 

Eodem

Eadem

Eodem

 

 

 

 

 

 

 

 

NOM

Ipsi

Ipsae

Ipsa

 

Iidem

Eaedem

Eadem

GEN

Ipsorum

Ipsarum

Ipsorum

 

Eorundem

Earundem

Eorundem

DAT

Ipsis

Ipsis

Ipsis

 

Iisdem

Iisdem

Iisdem

ACC

Ipsos

Ipsas

Ipsa

 

Eosdem

Easdem

Eadem

ABL

Ipsis

Ipsis

Ipsis

 

Iisdem

Iisdem

Iisdem

 

 

 


I sostantivi DOMUS (“casa”) e RUS (“campagna”) hanno le forme domi e ruri per lo stato in luogo, domum e rus per il moto a luogo, domo e rure per il moto da luogo.

Gli avverbi di luogo si distinguono in avverbi derivati da pronomi e avverbi di altra derivazione. Nella tabella sono contenuti solo gli avverbi derivati da pronomi.


il pronome relativo

 

Ha genere e numero del sostantivo a cui si riferisce, mentre il caso è determinato dalla funzione che il pronome svolge:

 

“Ho visto molti amici che passeggiavano nella via”

(In questo caso il relativo ha funzione di soggetto e verrà tradotto al nominativo, con il genere e numero della parola latina corrispondente ad “amici”)

 

“Ho visto molti amici che ho salutato con affetto”

(In questo caso il relativo ha funzione di complemento oggetto e verrà tradotto in accusativo, sempre con genere e numero della parola latina corrispondente ad “amici”).

 

 

 

M              F              N

Qui

Quae

Quod

Cuius

Cuius

Cuius

Cui

Cui

Cui

Quem

Quam

Quod

Quo

Qua

Quo

 

 

 

Qui

Quae

Quae

Quorum

Quarum

Quorum

Quibus

Quibus

Quibus

Quos

Quas

Quae

Quibus

Quibus

Quibus

 

 

 

Assai semplice è la declinazione del pronome relativo  Quicumque, Quaecumque, Quodcumque  (“Chiunque, Qualunque, Qualunque cosa”) , che si ottiene dall’aggiunta a Qui,Quae,Quod del suffisso invariabile -cumque.

 

Notevole è anche il pronome Quisquis, Quidquid (“Chiunque, Qualunque cosa”), che si usa solo al nominativo e all’accusativo. Se ha funzione di aggettivo, si usa anche la forma dell’ablativo ( quoquo modo =  “in qualunque modo”).

 


gli interrogativi

 

 

- Quis ?  Quid ?  (“Chi?, Che cosa?”)

- Quisnam?  Quidnam?  ( “Chi mai?  Che cosa mai?” ;  si forma da Quis con l’aggiunta del suffisso -nam)

 

M.F.                                   N.

Quis ?

Quid ?

Cuius ?

Cuius rei ?

Cui ?

Cui rei ?

Quem ?

Quid ?

Quo ?

Qua re ?

 

 

Qui ?

Quae ?

Quorum ?

Quarum rerum ?

Quibus ?

Quibus rebus ?

Quos ?

Quae ?

Quibus ?

Quibus rebus ?

 

 

- Quinam, Quaenam, Quodnam?  (“Quale mai?”)

- Qui? Quae? Quod?  ( aggettivo, ha il significato di “quale?”)

- Qualis? Quale?  (“quale?” - si declina come gli aggettivi di II classe )

- Quantus,a,um? (“Quanto? Quanto grande?” - si declina come gli aggettivi della I classe)

- Quot? (“Quanti?” - aggettivo indeclinabile )

 

- Uter? Utra? Utrum? (“Chi dei due?, Quale tra i due?”):

 

M                F                 N

Uter?

Utra?

Utrum?

Utrius?

Utrius?

Utrius?

Utri?

Utri?

Utri?

Utrum?

Utram?

Utrum?

Utro?

Utra?

Utro?

 

 

 

Utri?

Utrae?

Utra?

Utrorum?

Utrarum?

Utrorum?

Utris?

Utris?

Utris?

Utros?

Utras?

Utra?

Utris?

Utris?

Utris?

 

 


gli indefiniti

 

Oltre agli aggettivi pronominali, che sono sette e di cui si è detto in precedenza, esistono in latino indefiniti composti da Quis ( o da Qui ),  da Uter e infine di senso negativo:

 

- Aliquis, Aliquid                Ø            “Qualcuno, qualche cosa”. Manca il femminile. Se la frase

                                                                              è negativa, si usa Quisquam, Quic(d)quam.

 

- Aliqui, aliqua, aliquod   Ø“ Alcuno, qualche” (Se la frase è negativa, si usa Ullus,a,um).

 

- Quispiam, Quidpiam       Ø“ Qualcuno, qualche cosa”. Come aggettivo, con lo stesso

                                                                              significato, si usa Quispiam, Quaepiam., Quodpiam.

 

- Quidam, Quaedam, Quiddam        Ø            “Un certo, un tale, uno”. Come aggettivo si usa la                                                                                                   forma Quidam, Quaedam, Quoddam.

 

- Quisque, Quidque            Ø            “Ognuno, ciascuno, ciascuna cosa”. Manca il femminile.

 

- Quisque, Quaeque, Quodque        Ø            “Ogni, ciascuno”. È aggettivo.

 

- Unusquisque, Unusquidque          Ø            “Ciascuno, ciascuna cosa”. Manca il femminile.

 

- Unusquisque,Unaquaeque, Unumquodque                               Ø            “Ciascuno”. È aggettivo ed

                                                                è formato da Unus+Quis+il suffisso indeclinabile -que.

 

- Quivis, Quaevis, Quidvis                Ø“Qualsiasi, qualsiasi cosa”. È pronome.

 

- Quivis, Quaevis, Quodvis               Ø            “Qualsiasi, qualsiasi cosa”. È aggettivo.

 

- Quilibet, Quaelibet, Quidlibet      Ø            “Chiunque piaccia, qualunque cosa piaccia”

 

- Quilibet, Quaelibet, Quodlibet     Ø            È aggettivo.

 

- Uterque, Utraque, Utrumque         Ø            “L’uno e l’altro dei due”.

- Utervis, Utravis, Utrumvis              Ø            “Qualsivoglia dei due”

- Uterlibet,Utralibet,Utrumlibet      Ø            “Quale dei due piaccia”

 

- Neuter,Neutra, Neutrum                 Ø            “Né l’uno, né l’altro”. È privo di suffisso.

 

- Nullus,a,um                                       Ø            “Nessuno”

- Nemo                                                  Ø            “Nessuno” (pronome).

- NihilØ            “Niente, nulla” (pronome).

 

 

 

Declinazione di Nemo e Nihil

 

 

Nemo

Nihil ( nil )

Nullius

Nullius rei

Nemini

Nulli rei

Neminem

Nihil (nil)

Nullo

Nulla re

 


L’intensivo: la comparazione di maggioranza

 

 

Diversamente dall’italiano, che usa l’avverbio più premesso all’aggettivo di grado positivo, il latino forma il comparativo di maggioranza aggiungendo al tema dell’aggettivo positivo le terminazioni -ior per il maschile e femminile  e -ius per il neutro (in realtà solo al nominativo, accusativo e vocativo singolare). Le desinenze sono quelle della terza declinazione, con l’ablativo singolare sempre in -e, il genitivo plurale in -um e le forme uguali del neutro plurale in -a:

 

Altus,a,um            Ø            tema = ALT

 

M.F.                       N.

 

Alt-ior                    Alt-ius

Alt-ior-is                Alt-ior-is

Alt-ior-i                  Alt-ior-i

Alt-ior-em             Alt-ius

Alt-ior                    Alt-ius

Alt-ior-e Alt-ior-e

 

Alt-ior-es               Alt-ior-a

Alt-ior-um             Alt-ior-um

Alt-ior-ibus           Alt-ior-ibus

Alt-ior-es               Alt-ior-a

Alt-ior-es               Alt-ior-a

Alt-ior-ibus           Alt-ior-ibus

 

 

 

Generalmente il comparativo è seguito dal secondo termine di paragone, che si esprime in latino con quam ( “che”, “di” ) e il caso del primo termine. Se il primo termine è in nominativo  o in accusativo, il secondo termine può essere reso con l’ablativo senza preposizione :

 

Marcus est fortior quam Paulus

Marcus est fortior Paulo

 

 

 

Il comparativo senza secondo termine di paragone viene detto comparativo assoluto ( Marcus est fortior...) e viene reso in italiano con “alquanto, piuttosto, troppo” seguiti dall’aggettivo di grado positivo:

 

Paulus robustior est          Ø            Paolo è piuttosto robusto

 

 

 

 


Il superlativo

 

 

Nella sua forma più comune , il superlativo latino presenta la terminazione -issimus,a,um e si declina come gli aggettivi della I classe in -us,a,um :

 

Fortis,e                  Ø            Fort-issimus,a,um

Altus,a,um            Ø            Alt-issimus,a,um

 

 

La forma latina è comprensiva dei due tipi del superlativo italiano, quello assoluto e quello relativo., quindi

 

Fortissimus          Ø            Valorosissimo, il più valoroso

Altissimus             Ø            Altissimo, il più alto

 

 

 

Il termine di relazione del superlativo è detto partitivo ( “Mario è il più valoroso tra i soldati...”) e viene espresso in latino

 

- con il genitivo

- con l’ablativo preceduto da e(ex)

- con l’accusativo preceduto da inter

 

Marius est fortissimus militum,( ex militibus, inter milites).

 

 


L’intensità ottenuta mediante temi diversi

 

La formazione di comparativo e superlativo comporta, per cinque aggettivi, l’uso di temi diversi:

 

 

Bonus,a,um

Melior, Melius

Optimus,a,um

Malus,a,um

Peior,Peius

Pessimus,a,um

Magnus,a,um

Maior, Maius

Maximus,a,um

Parvus,a,um

Minor, Minus

Minimus,a,um

Multus,a,um

Plus (solo neutro)

Plurimus,a,um

 

 

È semplice notare il parallelo con le forme italiane “migliore, ottimo, peggiore, pessimo, maggiore, massimo, minore, minimo, più, plurimo”.

 

 

l’intensitÀ rafforzata

 

Tra i modi di esprimere un grado ancora più forte di intensità, i più comuni sono quelli ottenuti premettendo all’aggettivo di grado superlativo

 

- longe, multo (“di gran lunga”)

- vel ( persino, davvero...)

 

Longe ditissimus ille fuit...               Ø            Egli fu di gran lunga il più ricco...

 

 


Forme verbali derivate dal tema del supino

 

 

Dal tema del supino ( si ricorda che tale tema si ottiene togliendo la terminazione -um alla voce del supino riportata nel paradigma ) si formano

 

- supino (attivo e passivo)

- participio perfetto

- participio futuro

 

Il supino attivo ( la forma in -um) è usato per esprimere la finalità dell’azione in dipendenza da verbi che indicano movimento:

 

Legati pacem petitum venerunt       Ø            “Giunsero ambasciatori per chiedere la pace”

 

Il supino passivo ( con terminazione -u: auditu, dictu, factu ) ha valore di limitazione e viene usato in dipendenza da aggettivi. In italiano si rende con la preposizione a seguita dall’infinito pronominale: “a farsi, a dirsi, a vedersi...”.

 

Facile dictu est, difficile factu        Ø            “È facile a dirsi, difficile a farsi”

 

 

 

il participio perfetto

 

Ha valore passivo ( si pensi ai participio passato italiani “amato, lodato, visto, udito”...) e si forma aggiungendo al tema del supino le desinenze -us,a,um:

 

Amat-us,a,um

Monit-us,a,um

Lect-us,a,um

Audit-us,a,um

 

 

Ø  Il supino e il participio perfetto sono particolarmente importanti, in quanto vengono usati per la formazione del passivo; il supino, insieme con la forma impersonale dell’infinito del verbo Eo (“vado”), determina l’infinito futuro passivo :

 

 

Amatum iri

Monitum iri

Lectum iri

Auditum iri

 

 

 

 

Anche l’infinito futuro attivo si forma dal tema del supino, con l’aggiunta del suffisso -ur  e delle desinenze dell’accusativo singolare e plurale degli aggettivi di I classe:

 

 

Amaturum,am,um esse

Moniturum,am,um esse

Lecturum,am,um esse

Auditurum,am,um esse

Amaturos,as,a esse

Monituros,as,a esse

Lecturos,as,a esse

Audituros,as,a esse

 

 


Il participio perfetto, a sua volta, insieme con le voci del verbo sum, dà luogo alle forme passive del perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore, del perfetto e piuccheperfetto congiuntivo, dell’infinito perfetto:

Gli aggettivi che esono in -er al nominativo maschile, formano il superlativo con la terminazione -rimus,a,um   (Acer Ø Acer-rimus ); sei aggettvi che escono in -ilis (facilis, difficilis, similis, dissimilis, humilis, gracilis) formano il superlativo con l’aggiunta (al tema) di -limus,a,um  (Facilis Ø Facil-limus); gli aggettivi in -dicus,-ficus,-volus usano per il comparativo -entior,entius e per il superlativo -entissimus,a,um (Malevolus   Ø   Malevole-entior, Malevol-entissimus); gli aggettivi  in -eus,ius,uus usano (con l’eccezione di antiquus) una perifrasi, vale a dire che formano il superlativo con l’avverbio maxime seguito dall’aggettivo di grado positivo ( Strenuus  Ø  Maxime strenuus).

Sull’uso dell’infinito futuro si tornerà nel paragrafo dedicato alle proposizioni infinitive.

 

 

 

PERFETTO INDICATIVO PASSIVO

Amatus,a, um sum

Monitus,a,um sum

Lectus,a,um sum

Auditus,a,um sum

Amatus,a,um es

Monitus,a,um es

Lectus,a,um es

Auditus,a,um es

Amatus,a,um est

Monitus,a,um est

Lectus,a,um est

Auditus,a,um est

Amati,ae,a, sumus

Moniti,ae,a sumus

Lecti,ae,a sumus

Auditi,ae,a sumus

Amati,ae,a, estis

Moniti,ae, a estis

Lecti,ae,a estis

Auditi,ae,a estis

Amati,ae,a sunt

Moniti,ae,a sunt

Lecti,ae,a sunt

Auditi,ae,a sunt

 

 

 

PIUCCHEPERFETTO INDICATIVO PASSIVO

Amatus,a,um eram

Monitus,a,um eram

Lectus,a,um eram

Auditus,a,um eram

Amatus,a,um eras

Monitus,a,um eram

Lectus,a,um eram

Auditus,a,um eram

Amatus,a,um erat

Monitus,a,um erat

Lectus,a,um erat

Auditus,a,um erat

Amati,ae,a eramus

Moniti,ae,a eramus

Lecti,ae,a eramus

Auditi,ae,a eramus

Amati,ae,a eratis

Moniti,ae,a eratis

Lecti,ae,a eratis

Auditi,ae,a eratis

Amati,ae,a erant

Moniti,ae, a erant

Lecti,ae,a erant

Auditi,ae,a erant

 

 

FUTURO ANTERIORE PASSIVO

Amatus,a,um ero

Monitus,a,um ero

Lectus,a,um ero

Auditus,a,um ero

Amatus,a,um eris

Monitus,a,um eris

Lectus,a,um, eris

Auditus,a,um eris

Amatus,a,um erit

Monitus,a,um erit

Lectus,a,um erit

Auditus,a,um erit

Amati,ae,a erimus

Moniti,ae,a erimus

Lecti,ae,a erimus

Auditi,ae,a erimus

Amati,ae,a eritis

Moniti,ae,a eritis

Lecti,ae,a eritis

Auditi,ae,a eritis

Amati,ae,a erunt

Moniti,ae,a erunt

Lecti,ae,a erunt

Auditi,ae,a erunt

 

PERFETTO CONGIUNTIVO PASSIVO

Amatus,a,um sim

Monitus,a,um sim

Lectus,a,um sim

Auditus,a,um sim

Amatus,a,um sis

Monitus,a,um sis

Lectus,a,um sis

Auditus,a,um sis

Amatus,a,um sit

Monitus,a,um sit

Lectus,a,um sit

Auditus,a,um sit

Amati,ae,a simus

Moniti,ae,a simus

Lecti,ae,a simus

Auditi,ae,a simus

Amati,ae,a sitis

Moniti,ae,a sitis

Lecti,ae,a sitis

Auditi,ae,a sitis

Amati,ae,a sint

Moniti,ae,a sint

Lecti,ae,a sint

Auditi,ae,a sint

 

PIUCCHEPERFETTO CONGIUNTIVO PASSIVO

Amatus,a,um essem

Monitus,a,um essem

Lectus,a,um essem

Auditus,a,um essem

Amatus,a,um esses

Monitus,a,um esses

Lectus,a,um esses

Auditus,a,um esses

Amatus,a,um esset

Monitus,a,um esset

Lectus,a,um esset

Auditus,a,um esset

Amati,ae,a essemus

Moniti,ae,a essemus

Lecti,ae,a essemus

Auditi,ae,a essemus

Amati,ae,a essetis

Moniti,ae,a essetis

Lecti,ae,a essetis

Auditi,ae,a essetis

Amati,ae,a essent

Moniti,ae,a essent

Lecti,ae,a essent

Auditi,ae,a essent

 

 

INFINITO PERFETTO PASSIVO

Singolare

Amatum,am,um esse

Monitum,am,um esse

Lectum,am,um esse

Auditum,am,um esse

Plurale

Amatos,as,a esse

Monitos,as,a esse

Lectos,as,a esse

Auditos,as, a esse

 

 

participio futuro

 

È proprio di tutti i verbi ed è un aggettivo verbale di valore attivo. Si forma dal tema del supino con l’aggiunta del suffisso -ur e delle desinenze -us,a,um:

 

Amat-ur-us,a,um                               Monit-ur-us,a,um               Lect-ur-us,a,um                  Audit-ur-us,a,um

 

 

Il participio futuro esprime un’idea di imminenza, di intenzione, di destinazione:

 

Oppugnat-ur-us                  Ø            “Che ha intenzione di assalire, che sta per assalire”

Morit-ur-us                          Ø            “Che sta per morire, che è destinato a morire”.

 

 

 

 

Participio futuro e gerundivo in unione con le voci del verbo sum

 

 

Tutti i verbi che hanno il participio futuro hanno la cosiddetta coniugazione perifrastica attiva, vale a dire l’unione del participio futuro con le voci di SUM; se l’unione avviene tra il gerundivo e le voci di SUM si ha la cosiddetta coniugazione perifrastica passiva.

La perifrastica attiva esprime, come si è detto a proposito del participio futuro, l’imminenza di un’azione, l’intenzione di compiere un’azione, la predestinazione:

 

Omnes morituri sumus                       Ø            “Tutti siamo destinati a morire”

Consul urbem oppugnaturus erat  Ø            “Il console aveva intenzione di (stava per) assalire la città”

 

 

La perifrastica passiva esprime invece l’idea di “dovere, necessità, obbligo” e si presenta in forma personale o impersonale. e si rende in italiano con l’aggiunta del verbo servile “dovere” oppure, in forma implicita, con “DA” seguito da infinito:

 

Arma capienda sunt                          Ø            “Le armi sono da prendere” - “Le armi devono essere prese”.

 

Si tratta, dunque, di un’azione subita per necessità, di qui il senso di passivo. La perifrastica può essere accompagnata da un complemento d’agente:

 

“Le armi devono essere prese dai cittadini”                 Ø            Arma capienda sunt civibus (dat.)

 

Ø   Solo nella perifrastica passiva il complemento d’agente viene reso con il dativo invece che con a(ab) + ablativo. Tale dativo viene chiamato dativo d’agente.

 

 

La forma impersonale si presenta con il verbo ESSE alla terza persona singolare e con il gerundivo nella forma del neutro singolare. In tal caso, anche in italiano si fa corrispondere una forma impersonale:

 

Moriendum est                    Ø            “Si deve morire” - “Bisogna morire”

Pugnandum est                   Ø            “Si deve combattere” - “Bisogna combattere”

 


verbi deponenti

 

 

Probabilmente sono esito di una antica forma media, cioè di una forma, tipica della lingua greca, in cui l’azione esprimeva un particolare interesse del soggetto. In ogni caso, si presentano con forma passiva, ma significato attivo. La coniugazione è quella dei verbi passivi, con alcune particolarità, di cui si dirà più avanti.

 

Il paradigma di un verbo deponente si presenta come segue:

 

Hortor, hortaris, hortatus sum, hortari

(I e II pers. sing. del presente indicativo, perfetto indicativo, infinito presente)

 

Le desinenze dell’infinito presente sono (per le quattro coniugazioni) -ari, -eri, -i, -iri.

La differenza più evidente nella coniugazione è la presenza dell’imperativo presente, che non viene usato nei verbi passivi:

 

 

IMPERATIVO PRESENTE DEI VERBI DEPONENTI

Singolare

Hortare

Verere

Séquere

Largire

Plurale

Hortamini

Veremini

Sequimini

Largimini

 

 

Alcune voci ( participio presente, participio futuro, infinito futuro, gerundio, supino attivo) hanno forma attiva e significato attivo; altre voci ( gerundivo, supino passivo ) hanno invece forma passiva e significato passivo.

 

 

verbi semideponenti

 

 

Alcuni verbi sono detti semideponenti, in quanto hanno i temi derivati dal tema del presente in forma attiva e i temi derivati dal tema del perfetto in forma passiva; il significato è sempre attivo:

 

 

Audeo,es, ausus sum audere (“osare”)

Gaudeo,es, gavisus sum, gaudere (“godere, essere felice”)

Soleo,es,solitus sum, solere (“essere solito”)    

Fido,is, fisus sum, fìdere (“fidarsi, avere fiducia”)

Confido,is,confisus sum, confidere (“confidare”)   

Diffido,is,diffisus sum, diffidere (“diffidare”)

 


Per comodità di consultazione si riporta di seguito l’intera coniugazione di un verbo deponente della prima coniugazione:

 

Hortor, hortaris, hortatus sum, hortari = “esortare”

 

 

 

INDICATIVO

CONGIUNTIVO

IMPERATIVO

INFINITO

Presente

Hortor

Hortaris

Hortatur

Hortamur

Hortamini

Hortantur

Horter

Horteris

Hortetur

Hortemur

Hortemini

Hortentur

Hortare !

Hortamini!

Hortari

Imperfetto

Hortabar

Hortabaris

Hortabatur

Hortabamur

Hortabamini

Hortabantur

Hortarer

Hortareris

Hortaretur

Hortaremur

Hortaremini

Hortarentur

 

 

Futuro

Hortabor

Hortaberis

Hortabitur

Hortabimur

Hortabimini

Hortabuntur

 

 

Hortaturum,a,um

esse

Hortaturos,as,a

esse

Perfetto

Hortatus,a,um sum

Hortatus,a,um es

Hortatus,a,um est

Hortati,ae,a sumus

Hortati,ae,a estis

Hortati,ae,a sunt

Hortatus,a,um sim

Hortatus,a,um sis

Hortatus,a,um sit

Hortati,ae,a simus

Hortati,ae,a sitis

Hortati,ae,a sint

 

Hortatum,am,um

esse

Hortatos,as,a

esse

Piuccheperfetto

Hortatus,a,um, eram

Hortatus,a,um eras

Hortatus,a,um erat

Hortati,ae,a eramus

Hortati,ae,a eratis

Hortati,ae,a erant

Hortatus,a,um essem

Hortatus,a,um esses

Hortatus,a,um esset

Hortati,ae,a essemus

Hortati,ae,a essetis

Hortati,ae,a essent

 

 

Futuro Anteriore

Hortatus,a,um ero

Hortatus,a,um eris

Hortatus,a,um erit

Hortati,ae,a erimus

Hortati,ae,a eritis

Hortati,ae,a erunt

 

 

 

Participio presente

Participio perfetto

Participio futuro

Hortans, hortantis...

Hortatus,a,um

Hortaturus,a,um

Gerundio

Gerundivo

Supino attivo

Supino passivo

Hortandi

Hortando

(ad) Hortandum

Hortando

Hortandus,a,um

Hortatum

Hortatu

 

 


il nominativo

 

 

È il caso del soggetto e di tutto ciò che gli si riferisce (attributo, apposizione, complemento predicativo del soggetto, nome del predicato). A volte è usato nelle esclamazioni (in alternativa all’accusativo) oppure nei titoli.

 

Se nella frase è presente un complemento predicativo del soggetto, si dice che si è di fronte al costrutto del doppio nominativo:

 

“Fabio Massimo fu soprannominato il temporeggiatore

“Egli visse felice

“ Socrate è detto giustamente padre della filosofia”

 

Socrates iure pater philosophiae dicitur

Beatus ille vixit

Fabius Maximus cunctator appellatus est.

 

 

Una variazione di tale costruzione è quella del nominativo e infinito, che si ha quando nella frase è presente l’infinito del verbo ESSE (in funzione di copula) o l’infinito di un verbo copulativo . Il più noto dei verbi con tale costruzione è

 

Videor, videris, visus sum, videri                    Ø            “sembrare”

 

In italiano il verbo “sembrare” è usato di preferenza in forma impersonale (“ Sembra che tu sia felice”; “Sembrava che tutto fosse normale”...), mentre in latino si preferisce una costruzione personale, vale a dire con il verbo videor accordato a un soggetto:

 

Una frase come

 

“Sembra che egli sia felice”             

 

si trasforma ponendo come soggetto di “sembrare” il soggetto della proposizione dipendente e modificando di conseguenza tutto il resto. Si ottiene così una forma che, seppur poco usata in italiano, ricalca quella latina:

 

Ille  beatus esse videtur                    Ø            “Egli sembra essere felice”

 

Solem e mundo tollere videntur, qui amicitiam e vita tollunt (Cic.)

“Quelli che tolgono l’amicizia dalla vita, sembrano togliere il sole dal mondo”

 

 

Un altro esempio, partendo ancora dalla forma italiana:

 

“Sembra che i Galli avessero cento villaggi”

 

diventa

 

“I Galli sembrano aver avuto cento villaggi”

 

e in latino  :   Galli centum pagos habuisse videntur.

 

 


Ø Ci sono altri casi ( ad esempio, il predicativo di videor può essere rappresentato da un infinito ), ma la struttura di fondo della frase rimane invariata.Basteranno alcuni semplici esempi:

 

Mihi satis dixisse videor                   Ø            “Io sembro a me aver parlato abbastanza”, cioè

“ Mi sembradi aver parlato abbastanza”

 

Pompeius in Hispaniam iturus (esse) videbatur          Ø

“Pompeo sembrava essere per andare in Spagna”,

                                                                              cioè

“Sembrava che Pompeo sarebbe andato in Spagna”.

 

Ille beatus videtur                              Ø            “Egli sembra felice” (ESSE in funzione di copula

è sottinteso)

 

 

Videor ha anche una costruzione che viene definita impersonale. In realtà si tratta semplicemente del fatto che videor viene usato alla terza persona singolare, come in italiano. Il soggetto non è un sostantivo o pronome ( e questo ha fatto parlare di impersonalità ), ma l’intera frase dipendente:

 

 

Mihi aliquid de bello scribere videtur          Ø “Mi sembra opportuno scrivere qualcosa riguardo

                                                                                    alla guerra”.

Romanis visum est urbem delere                     Ø  “Ai  Romani sembrò opportuno distruggere

       la città”.

 

 

Il verbo videor esprime negli esempi una funzione di “decisione, deliberazione” e va reso in italiano con il significato di “sembrar bene, sembrare opportuno, sembrare conveniente”. I soggetti di videor sono rispettivamente scribere... e delere....

 

 

Altri casi in cui videor si presenta nella forma apparentemente impersonale sono i seguenti:

 

- se è accompagnato da un aggettivo neutro

- se è seguito da un verbo impersonale o comunque usato impersonalmente

- se è seguito dal costrutto  fore ut + congiuntivo

 

 

Omnibus utile visum est Romam proficisci         Ø      “A tutti sembrò cosa utile partire per Roma”

Mihi videbatur te paenitere tuae stultitiae        Ø      “ Mi sembrava che tu ti pentissi della

tua stoltezza”

 

Mihi videtur fore ut discas linguam latinam      Ø      “Mi sembra che imparerai il latino”.

 

 

 


Si chiamano copulativi  quei  verbi per i quali si richiede, per completarne il significato, la presenza di un infinito.

Si ricordi anche la forma incidentale “ut videtur” (“come sembra”).

Il costrutto fore ut + congiuntivo è usato per esprimere l’infinito futuro nei verbi che sono privi di supino, il cui tema è necessario per la formazione dell’infinito futuro.

Verba dicendi usati al passivo

 

 

I “verba dicendi”, cioè i verbi che significano “dire, tramandare, raccontare”, quando sono al passivo richiedono la costruzione personale al presente e nei tempi derivati; richiedono invece la costruzione impersonale al perfetto e tempi derivati oppure con la coniugazione perifrastica passiva :

 

“Si dice che tu sia felice”                                  Ø            Diceris beatus esse

(“Tu sei detto essere felice”

 

“Fu tramandato che Omero era cieco”         Ø            Traditum est Homerum caecum fuisse

 

“Si deve dire che sei felice”                              Ø            Dicendum est te esse beatum

 

 

 

Nominativo usato per esprimere un titolo

 

In genere per esprimere il titolo di un’opera si usa l’ablativo preceduto dalla preposizione DE, per indicare più precisamente il contenuto di un testo. Si tratta di un complemento di argomento, che appunto viene reso con il DE+ablativo. A volte invece il titolo viene espresso, con valore più generale, in nominativo:

 

Orator                   Aeneis                   Brutus

 

Cato Maior de Senectute                 ( in questo titolo sono presenti entrambe le forme).

 

 

 


Il genitivo

 

 

Il genitivo, caso del complemento di specificazione, viene usato per esprimere numerosi altri complementi.

 

 

Genitivo di qualità

 

Dipendente in genere da un sostantivo, ma presente anche in forma predicativa ( “...è di grande intelligenza” ), indica le qualità possedute da una persona :

 

Vir summi ingenii                               Ø            “Uomo di grande intelligenza”

Brevis aevi sumus                               Ø            “Siamo di vita breve”

 

 

 

Genitivo di pertinenza

 

È usato sempre in forma predicativa con il verbo ESSE e indica la persona a cui spetta, di cui è pertinenza una determinata azione. Indica anche il sostantivo astratto nel cui ambito rientra un particolare modo di agire, di comportarsi. Si rende in italiano dando al verbo ESSE il valore di “è proprio, è compito, è dovere”:

 

Oratoris est verbis explicare mentem nostram (Cic.)

( È proprio dell’oratore chiarire con le sue parole le nostre convinzioni )

 

 

 

Genitivo di stima

 

Dipende da verbi che significano “stimare, considerare” (Duco, Aestimo, Habeo, Facio...) e, se la stima è indeterminata (“Ti stimo, molto, poco, tanto...”), si usa il genitivo degli avverbi di quantità :

 

Magni                                   Ø            Molto

Pluris                                    Ø            Di più

Plurimi                                 Ø            Moltissimo

Parvi                                     Ø            Poco

Minoris                                 Ø            Di meno

Minimi                                  Ø            Pochissimo

Nihili                                    Ø            Per niente

...                                                            ...

 

Plurimi vitam ducimus, quamquam dies fluit...           Ø            “Valutiamo moltissimo la vita,

sebbene i giorni fuggano via...”

 

 

 

 


Genitivo della colpa

        

 

Si trova con il sostantivo reus (“imputato”) e con verbi propri del linguaggio giudiziario, come “accusare, chiamare in giudizio, citare” e indica la colpa, il crimine per cui si viene accusati, chiamati in giudizio :

 

Proditionis accusatus est                 Ø            “Egli fu accusato di tradimento

 

Reus pecuniarum repetundarum...  Ø            “Imputato di malversazione...”

 

 

 

Genitivo di pena

 

La pena a cui si viene condannati in seguito a un’accusa è espressa con il genitivo solo se è indeterminata oppure nell’espressione “capitis” (“A morte, alla pena capitale”). Negli altri casi (“all’esilio, a una multa..) si usa invece l’ablativo:

 

Omnes capitis damnati sunt             Ø            “Furono tutti condannati alla pena capitale”

 

Miltiades pecunia multatus est       Ø            “Milziade fu condannato a una pena pecuniaria”

 

 

 

6. Genitivo con i verbi “di memoria

 

Una prima distinzione va fatta tra i verbi che significano “ricordarsi, richiamare alla propria memoria” (memini, reminiscor, recordor) e quelli che significano “richiamare alla memoria di altri, far ricordare” (Moneo, commoneo, commemoro, mentionem facio).

 

 Memini, Reminiscor e il loro contrario, Obliviscor (“dimentico”) reggono il genitivo della persona e della cosa di cui ci si ricorda o dimentica :

 

Memini infirmitatis tuae                   Ø            “Mi ricordo della tua debolezza”

 

 

Moneo e Commoneo, se il loro complemento è una cosa, reggono generalmente de+ablativo, ma si trovano anche con il genitivo. Se il loro complemento è una persona o un pronome neutro richiedono invece l’accusativo:

 

Vos admoneo de meo adventu         Ø            “Vi ricordo il mio arrivo”

Vos admoneo id                                  Ø            “Vi ricordo ciò”.

 

 

 

 


Genitivo con interest e refert

 

I verbi Interest e Refert ( “importa, interessa, sta a cuore” ) si usano esclusivamente alla terza persona singolare e richiedono di norma il genitivo della persona a cui una cosa interessa o sta a cuore:

 

Quid eius interest?  (Cic.)                                Ø            “Che cosa importa a lui?”

Interest omnium recte facere (Cic.) Ø            “Sta a cuore a tutti agire bene”

 

Se la persona a cui una cosa interessa o sta a cuore si trova espressa mediante un pronome personale di prima o seconda persona (“A me, a te, a noi, a voi interessa, sta a cuore...”) si usano le forme mea, tua, nostra, vestra:

 

La cosa che importa, interessa, sta a cuore non viene espressa mediante un sostantivo, ma per mezzo di un  pronome neutro, di un infinito, di una proposizione infinitiva, di una proposizione completiva, di una proposizione interrogativa indiretta :

 

Mea id interest

Omnium vestrum interest hoc facere

Mea interest hanc rem publicam servari

Ad laudem civitatis interest ut homines probi sint

Mea interest quid ille velit.

 

La quantità dell’interesse (“molto, poco, di più, di meno...) viene espressa con avverbi di quantità che in gnere presentano la terminazione del genitivo ( Magni, Parvi.... ma anche  Nihil, Multum...):

 

Magni ad honorem nostrum interest quam primum ad urbem me venire  (Cic.)

Nihil mea interest id.

 

 


Il dativo

 

 

Nella sua forma più comune, il dativo indica il destinatario dell’azione espressa dal verbo e precisata dal complemento oggetto:

 

Librum tibi dabo                               Ø            “Ti darò un libro”

 

Corrisponde anche al complemento di vantaggio o svantaggio:

 

Hoc tibi facio                                      Ø            “Faccio questo per  te”

 

 

 

 

il dativo di  possesso

 

Unito al verbo ESSE il dativo esprime il possesso ( Est homini cum deo similitudo - Cic.); l’italiano usa invece, per esprimere il possesso, il verbo “avere”. Per passare dalla struttura latina a quella italiana, occorre quindi trasformare il dativo latino in soggetto, sostituire al verbo esse il verbo “avere” e, di conseguenza, trasformare il soggetto latino in complemento oggetto:

 

Est homini cum deo similitudo                        Ø            “L’uomo ha una somiglianza con Dio”

Mihi magnae divitiae sunt                               Ø            “ Io ho grandi ricchezze”

 

 

 

 

Il passivo dei verbi che reggono il dativo

 

 

Alcuni verbi (ricordiamo invideo, faveo...) richiedono il loro complemento in dativo, diversamente dai loro corrispondenti italiani (“invidiare”, “favorire”..). Quando tali verbi si presentano in forma passiva, si trovano esclusivamente alla terza persona singolare impersonale:

 

Mihi invidetur                                                                    Ø            Lett. “ a me si invidia”

 ( ma nella traduzione occorre rispettare la struttura della lingua italiana, così occorre trasformare il dativo in soggetto e accordarvi il verbo, ovviamente nella forma passiva: “ Io sono invidiato”).

 

A  pauperibus divitibus invidetu r                                 Ø            “I ricchi sono invidiati dai poveri”

 

 

 


Dativo di fine

 

 

Indica lo scopo dell’azione espressa dal predicato (“Vengo per un colloquio” ):

 

Consul diem colloquio dicit                            Ø            “Il console stabilisce una data per il colloquio”

 

In alternativa al dativo, l’espansione di fine può essere espressa con l’accusativo preceduto da ad oppure con il genitivo seguito dalle forme ablativali causa o gratia:

 

Communis libertatis causa ( ad communem libertatem ) arma ceperunt

 (“Presero le armi per la libertà comune”).

 

 

 

Il doppio dativo

 

Viene così definita una costruzione in cui il dativo di fine si trova unito al dativo di vantaggio. È comune con verbi con Esse, Dare, Tribuere, Mittere, Venire  e altri:

 

Consul copias auxilio nostris misit                               Ø            “Il console mandò truppe in aiuto ai nostri

Hoc mihi usui est                                               Ø            “Ciò mi è utile”

Hoc mihi cordi est                                             Ø            “ciò mi sta a cuore”

Nulla civitas Atheniensibus auxilio fuit praeter Plateenses

(“Nessun popolo fu di aiuto agli Ateniesi tranne gli abitanti di Platea”).

 

 

 


L’ ACCUSATIVO

 

L’accusativo è il caso del complemento oggetto o diretto e indica un movimento verso qualcosa o qualcuno. L’uso latino corrisponde in genere a quello italiano, ma esistono non pochi verbi transitivi  che hanno come corrispondente in italiano un verbo intransitivo. Si ricordano tra gli altri Iuvo,Adiuvo (“aiutare”), Spero (“sperare”), Fugio (“sfuggire a”, ma anche “evitare”).

 

 

verbi che reggono l’accusativo

 

Ricordiamo in primo luogo i verba affectuum, cioè verbi che indicano un sentimento dell’animo, come doleo (“mi dolgo”), gratulor (“mi congratulo”), miror (“mi meraviglio”):

 

Doleo mortem patris                                         Ø            “Mi dolgo della morte del padre”

 

 

Reggono l’accusativo anche verbi indicanti sensazione fisica (Oleo, Sitio = “Puzzo, Ho sete”) e verbi di moto composti con una preposizione che regge l’accusativo (Circumeo, Praetereo...):

 

Catilina honores sitiebat                                 Ø            “Catilina aveva sete di cariche pubbliche”

Tu curiam inire voluisti! (Cic.)                        Ø            “Proprio tu hai voluto entrare nella curia!”

 

 

Richiedono l’accusativo della persona che compie l’azione i verbi apparentemente impersonali Fallit, Fugit, Praeterit (“Sfugge”), Iuvat (“Piace”), Decet (“Conviene”), Dedecet (“Non è conveniente”), Latet (“È ignoto”):

 

 

Nihil Ciceronem fugiebat                                Ø            “Niente sfuggiva a Cicerone

Nec me animi fallit quam sint obscura          Ø            “Non mi sfugge la difficoltà di tali questioni” (Lucr.)

 

 

 

 

Verbi impersonali di sentimento

 

 

Si usano solo  alla terza persona singolare e sono:

 

Miseret, Miseruit (Miseritum est), Miserêre Ø            “Aver pietà, misericordia”

Piget, Piguit (Pigitum est), Pigere                                 Ø            “Provare rincrescimento”

Pudet, Puduit (Puditum est), Pudere                             Ø            “Vergognarsi”

Paenitet, Paenituit, Paenitere                                        Ø            “Pentirsi”

Taedet, Pertaesum est, Taedere                                      Ø            “Annoiarsi”

 

Questi verbi richiedono l’accusativo della persona che prova il sentimento e il genitivo della cosa per la quale si prova il sentimento :

 

Nos non pudet  veritatis                                                   Ø            “Noi non abbiamo vergogna della verità”

 

 

Richiedono invece SEMPRE la costruzione personale i verbi che significano “comandare, vietare” quando sono usati al passivo: Milites ire iubentur = “Si comanda ai soldati di procedere”.

In linea generale, se la qualità è fisica oppure viene considerata non duratura, al posto del genitivo si usa l’ablativo: Fuit magna vi  corporis (“Ebbe grande forza fisica”).

Se la stima è commerciale ( “La casa è stimata cinquecento sesterzi”, “I quadri vengono valutati moltissimo”), si usa l’ablativo, sia degli avverbi di quantità, sia dell’espressione indicante il valore: “Domus quingentis sestertiis constat” - “Tabulae plurimo ducuntur”. L’uso del genitivo rimane con Tanti, Tantidem, Quanti, Pluris, Minoris: “Quanti habitatis?” (Quanto pagate di affitto?).

La colpa può essere espressa, sia con il sostantivo reus, sia con i verbi che indicano accusa e condanna, con l’ablativo preceduto da DE: “De maiestate accusatus est” (“Fu accusato di lesa maestà”).

Oltre alla costruzione col genitivo, sono presenti costruzioni con l’accusativo e con de+ablativo. Se la cosa è espressa da un pronome neutro, si usa sempre l’accusativo. A sua volta, recordor  viene usato prevalentemente con de+ablativo ( si trova l’accusativo se il complemento è un pronome neutro ).

Interest è la terza persona singolare di “intersum”, che quando viene usato personalmente ha il significato di “essere in mezzo” o di “esserci differenza”; Refert non deriva dal verbo Refero, ma è probabilmente contrazione di un’espressione del tipo  Mea res fert (“Il mio interessse comporta...”).

Se al posto del verbo dare avessimo usato il verbo donare, avremmo potuto scegliere tra due costruzioni; la prima prevede l’accusativo della cosa che si dona e il dativo della persona a cui si fa il dono ( Librum tibi donabo), la seconda prevede l’accusativo della persona a cui si fa il dono e l’ablativo della cosa che si dona ( Libro te donabo ).

Per evitare confusioni, questi verbi esprimono il complemento d’agente con a(ab)+ablativo anche nella perifrastica passiva ( in cui occorrerebbe invece usare il dativo d’agente ): A pauperibus divitibus non invidendum est  (“I ricchi non devono essere invidiati dai poveri”).

La cosa per la quale si prova il sentimento può essere espressa anche con un infinito o con una proposizione infinitiva o ancora con una proposizione introdotta da quod (quia) o da si: Me taedet vivere (“Ho in tedio la vita”) , Me piget fratrem erravisse (“Mi rincresce che mio fratello abbia sbagliato”), ...

Nella  perifrastica passiva, la persona che prova il sentimento va in dativo: Nobis paenitendum est (“Noi dobbiamo pentirci”).

Peto e quaero

 

 

Peto,is, petivi (petii),petitum, petere ha il significato di chiedere qualcosa al fine di ottenerla da qualcuno.

Quaero,is,quaesivi,quaesitum,quaerere significa invece “chiedere” un’informazione a qualcuno.

 

 

I due verbi richiedono l’accusativo della cosa che si chiede. Per quanto riguarda la persona a cui si rivolge la chiesa, Peto richiede a(ab) e l’ablativo, mentre Quaero richiede e(ex) e l’ablativo. Il costrutto latino privilegia la direzione da cui proviene la cosa richiesta o l’informazione:

 

 

Coriolanus auxilium a Volscis petiit                “Coriolano chiese aiuto ai Volsci” (lett. “dai Volsci”)

E philosophis discipuli doctrinam quaerunt   “I discepoli chiedono ai filosofi la loro visione del mondo”

 

 

Doceo e celo

 

 

Doceo,es,docui,doctum,docere e celo,as,avi,atum,are, rispettivamente “insegnare” e “nascondere”, reggono il doppio accusativo, quello della persona e quello della cosa:

 

 

Doceo vos linguam latinam                             Ø            “Vi insegno il latino”

Epistulam vos celo                                            Ø            “Vi nascondo una lettera”

 

 

 

Al passivo, Doceo è usato solo al participio doctus , accompagnato da un ablativo di limitazione:

 

Doctus latinis litteris                                        Ø            “Istruito nella letteratura latina”  

 

 

 

Celo, invece, al passivo si costruisce col nominativo della persona che viene tenuta all’oscuro e con de+ablativo della cosa che viene nascosta:

 

Mater celata est de morte fratris                    Ø  “La madre fu tenuta all’oscuro della morte del fratello

 

 

 


Accusativo di relazione

 

 

L’accusativo di relazione è detto anche accusativo alla greca, dato che si tratta di un costrutto assai comune nella lingua greca. Dipende in genere da un aggettivo ( meno di frequente da un verbo intransitivo) e serve a precisare in relazione a che cosa ha valore la qualità espressa dall’aggettivo reggente:

 

 

Rex inutile ferrum cingitur                                              Ø            “Il re si cinge l’inutile spada”

Mulieres, effusae capillos, victores supplicabant      Ø            “Le donne, con i capelli sciolti, supplicavano

                                                                                                              i vincitori”.

 

 

 

Accusativo di estensione

 

 

Dipende da aggettivi come longus (“lungo”), altus (“alto, profondo”) e da verbi come patêre (“estendersi”):

 

Ager quinquentos pedes in latitudinem patebat

(Il campo si estendeva per cinquecento piedi in lunghezza)

 

Milites aggerem pedes octoginta altum exstruxêrunt

(I soldati costruirono un baluardo alto ottanta piedi).

 

 

Accusativo di distanza

 

È retto da verbi come absum e disto (“distare, essere lontano”):

 

Castra tria milia a Mediolano aberant        Ø            “L’accampamento distava tre miglia da Milano”

 

Come si può dedurre dall’esempio, il luogo dal quale viene misurata la distanza va espresso con a(ab) e l’ablativo anche se si tratta di un nome di città.

 

 

 


Il complemento di età

 

 

“Annibale, all’età di nove anni, partì per la Spagna”

 

In latino il complemento di età può essere espresso in tre modi:

 

- con l’accusativo del numero cardinale seguito dal participio natus

 

(Hannibal, novem annos natus, in Hispaniam profectus est)

 

- con l’accusativo del numero ordinale aumentato di uno retto dal participio agens,ntis:

 

(Hannibal, decimum annum agens, in Hispaniam profectus est)

 

- con il genitivo del numero cardinale retto da sostantivi come puer, adulescens, vir, iuvenis, senex:

 

(Hannibal, puer novem annorum, in Hispaniam profectus est).

 


L’Ablativo

 

Esprime le circostanze esterne all’azione espressa dal verbo e corrisponde a numerosi complementi, alcuni dei quali già citati in queste pagine.

 

 

ablativo di privazione

 

Dipende da verbi che indicano mancanza, bisogno e può essere preceduto dalla preposizione a(ab), anche se nella maggior parte dei casi prevale l’uso senza preposizione:

 

Caremus pecunia                               Ø            “Abbiamo bisogno di denaro”

 

 

 

ablativo di origine e provenienza

 

Si usa senza preposizione per indicare la famiglia, la condizione, il nome proprio o comune dei genitori, richiede e(ex) se indica il nome generico della madre oppure nomi di fiumi o di origine figurata, a(ab) se indica origine remota:

 

Nobili genere natus                           Ø            “Nato da nobile famiglia”

Ex serva natus                                    Ø            “Nato da una schiava”

Mosa profluit ex monte Vosego      Ø            “La Mosa scorre dal monte Vosego”

Belgae a Germanis oriuntur            Ø            “I Belgi traggono origine dai Germani”.

 

 

ablativo di materia

 

Indica la materia di cui è fatta una cosa e si esprime con la preposizione e(ex) oppure con un aggettivo di significato corrispondente:

 

Anulus ex auro (Anulus aureus)      Ø            “Un anello d’oro”

 

 

ablativo con opus esse

        

L’espressione OPUS EST significa “bisogna, è necessario, occorre” e può avere una costruzione detta personale (usata preferibilmente quando ciò di cui si ha bisogno è rappresentato da un pronome neutro) e una detta impersonale. Nel primo caso l’espressione con OPUS è accompagnata da un soggetto in nominativo:

 

Haec mihi opus sunt                          Ø            “Ho bisogno di queste cose”;

 

nel secondo caso, il verbo ESSE va alla terza persona singolare, la persona a cui una cosa è necessaria va in dativo, la cosa di cui si ha bisogno va in ablativo:

 

Mihi libro opus est                            Ø            “Ho bisogno di un libro”.

 

 

ablativo con fruor, fungor, utor, potior, vescor

 

I verbi fruor (usufruisco), Fungor (adempio), Vescor (Mi cibo), Utor (faccio uso di), Potior (mi impadronisco), insieme con i loro composti, richiedono l’ablativo strumentale:

 

Fruimur vita tranquilla                    Ø            “Godiamo di una vita serena”

Nemo dexterius fortuna usus est     Ø            “Nessuno ha usato più abilmente un’occasione favorevole”

 

Ø   Si ricordi però l’espressione potiri rerum (“impadronirsi del supremo potere”), in cui il verbo potior è costruito con il genitivo.

 

 

ablativo con dignus e indignus

 

Gli aggettivi dignus (“degno”) e indignus (“indegno”) richiedono l’ablativo della cosa di cui si è degni o indegni , in genere quando tale cosa è espressa con un sostantivo:

 

Omnes laude digni fuerunt                              Ø            “Tutti furono degni di lode”.

 

È frequente anche la costruzione con una relativa al congiuntivo:

 

Carmina tua digna sunt quae legantur        Ø            “Le tue poesie sono degne di essere lette”.

 

 

 

ablativo assoluto

 

È un costrutto caratterizzato dal fatto di non avere alcun legame grammaticale con la proposizione nella quale è incluso e da quello di presentare in ablativo gli elementi che lo costituiscono. Si presenta nella forma di un participio presente o perfetto in ablativo, accompagnato da un nome o pronome anch’esso in ablativo:

 

Orta luce, Britanniam conspexit.

Hieme appropinquante, legiones in hiberna duxit.

 

Dato che il verbo esse non ha le forme del participio presente e del participio perfetto, è possibile trovare l’ablativo assoluto nella forma sostantivo+sostantivo oppure in quella di aggettivo (o pronome)+ sostantivo:

 

Romulo rege, Romani cum Sabinis conflixerunt.

Invito rege, flumen transire conati sunt.

 

 

All’ablativo assoluto corrisponde, in forma esplicita, una proposizione secondaria di valore derivante dal contesto, generalmente una causale, una temporale o una concessiva:

 

“Quando spuntò l’alba poté scorgere la Britannia”.

“Poiché si avvicinava l’inverno, condusse le legioni nei quartieri invernali”.

“ Quando Romolo era re, i Romani entrarono in guerra contro i Sabini”.

“Sebbene il re fosse contrario, tentarono di attraversare il fiume”.

 

In forma implicita, è possibile tradurre con un participio passato o un gerundio. È anche frequente la traduzione per mezzo di un complemento:

 

“ Spuntata l’alba  (allo spuntare dell’alba), poté scorgere la Britannia”.

“ Avvicinandosi l’inverno (all’avvicinarsi dell’inverno ) condusse le truppe nei quartieri invernali”.

“ Essendo re Romolo (sotto il regno di Romolo), i Romani entrarono in guerra contro i Sabini”.

“ Pur essendo contrario il re, tentarono di attraversare il fiume”.

 

 

 

 

Tempi e modi nella frase semplice

 

 

il passivo con i verbi servili

 

Si può leggere quel libro”

 

Verbi come possum (“potere”) , debeo (“dovere”), soleo (“sono solito”), che formano un unico predicato con l’infinito che li accompagna, conservano la forma attiva alla terza persona singolare , mentre assume quella passiva l’infinito che li accompagna:

 

Liber legi potest.

 

Ma con i perfetti coepi (“cominciai”) e desii (“cessai, smisi”), nonché  con i tempi da loro derivati, accade che anche il verbo servile venga attratto al passivo:

 

“Si cominciò a leggere il libro”         Ø            “Liber coeptus est legi”.

 

 

il presente indicativo

 

Come tutti i tempi dell’indicativo, esprime un dato di fatto, l’oggettività. Può avere comunque alcuni significati particolari:

 

- presente di conato  ( esprime il tentativo di compiere un’azione ):

 

Suadet nobis                       Ø            “Tenta di convincerci”.

 

- presente storico ( nelle narrazioni, per consentire maggiore incisività, viene usato al posto del perfetto ):

 

Consul urbem oppugnat   Ø            “Il console assale (assalì) la città”.

 

- presente letterario (si usa per indicare il contenuto di opere letterarie )

 

Homerus haec adfirmat     Ø            “Omero afferma queste cose”.

 

 

l’imperfetto di conato

 

Anche l’imperfetto indicativo può avere valore conativo, vale a dire che può esprimere il tentativo di compiere un’azione, ovviamente nel passato:

 

Suadebat nobis                   Ø            “Tentava di convincerci”.

 

 

 

il perfetto logico

 

Esprime il persistere delle conseguenze di un’azione passata. Ne ricordiamo tre:

 

Memini, Novi                       Ø            “so

Odi                                        Ø            “odio”.

 

 

 

 

perfetto gnomico

 

Si usa per proverbi, sentenze. In italiano occorre usare il presente:

 

Pedibus timor addidit alas              Ø            “La paura mette le ali ai piedi”.

 

 

Legge dell’anteriorità

 

In italiano sono corrette espressioni del tipo “Se verrai, ti darò quell’indirizzo”, in cui i tempi delle due proposizioni sono uguali, ma le azioni indicate non sono, a ben guardare, contemporanee: nel caso dell’esempio, infatti, l’azione del “venire” precede quella del “dare”. In latino occorre rispettare il tempo reale di svolgimento dell’azione, così che il pimo dei due fututi dell’esempio va reso con un futuro anteriore:

 

Si veneris, dabo...

 

Ovviamente la norma non si applica al solo futuro, ma a tutti i casi in cui la proposizione dipendente esprime un’azione logicamente antecedente a quella della reggente:

 

“Egli inviava aiuti a quelli che vedeva in difficoltà”

Ille subsidia mittebat illis, quos in difficultate viderat.

 

 

Congiuntivo esortativo

 

Come in italiano, il congiuntivo presente viene usato nelle proposizioni indipendenti per esprimere esortazione, ordine, divieto. Nel caso di proposizione negativa, si usa  ne:

 

Maiora optemus                                 Ø            “Aspiriamo a cose più grandi!”

Ne maiora optemus                            Ø            “No aspiriamo a cose troppo grandi!”

 

 

Imperativo negativo

 

Per esprimere un divieto, una proibizione alla seconda persona singolare e alla seconda plurale, esistono in latino vari costrutti, il più frequente dei quali è quello che usa la negazione ne seguita dal perfetto congiuntivo :

 

Ne id feceris !                                      Ø            “Non fare questo!”

Ne mendacium dixeris!                     Ø            “Non dire il falso!”

 

 


Congiuntivo potenziale

 

Esprime la possibilità che un’azione si verifichi o si sia verificata. In italiano la potenzialità è espressa con il condizionale, anche con l’ausilio del verbo “potere”:

 

Potresti dire una cosa vera...     Avresti potuto dire ciò..                  

Qualcuno potrebbe dire...         Qualcuno avrebbe potuto dire...

 

In latino si ha il congiuntivo presente (o perfetto) per esprimere la potenzialità “nel presente”, mentre si usa il congiuntivo imperfetto per esprimere la potenzialità “nel passato”. In caso di frase negativa, si usa la negazione non.

 

Aliquis dicat... ( Aliquis dixerit..)

Aliquis diceret...

 

Congiuntivo dubitativo

 

Esprime, in forma interrogativa, il dubbio riguardo a una decisione da prendere oppure già presa in precedenza:

 

Che cosa dovrei dire?

Che cosa avrei dovuto dire in quella circostanza?

 

Come si vede, in italiano si usa il condizionale di “dovere” seguito da un infinito. In latino si usa il congiuntivo presente per esprimere il dubbio su una decisione da prendere, il congiuntivo imperfetto per un dubbio riguardante il passato:

 

Quid dicam ?

Quid illo tempore dicerem ?

 

 

 

Congiuntivo desiderativo

 

Esprime il desiderio che una cosa avvenga o che sia avvenuta. Il desiderio può essere realizzabile o meno:

 

“Che gli dei ti proteggano!”

Voglia il cielo che venga quel giorno!”

“Voglia il cielo che mio figlio sia stato promosso!”

“Volesse il cielo che egli fosse ancora vivo!”

 

Come si vede, in unione con l’espressione di augurio, i tempi usati indicano la realizzabilità o meno del desiderio: il presente e il perfetto vengono usati per esprimere la realizabilità, mentre l’imperfetto e il piuccheperfetto si usano per esprimere l’irrealizzabilità.

 

In latino basta  il tempo del congiuntivo a indicare se si tratta di un augurio oppure di un rimpianto, mentre in italiano è necessaria l’aggiunta di un’espressione del tipo “voglia (volesse) il cielo che”, “oh, se”, “magari”. Avremo  dunque, in latino, il presente e il perfetto congiuntivo per il desiderio realizzabile rispettivamente nel presente e nel passato , l’imperfetto e il piuccheperfetto congiuntivo per il desiderio irrealizzabile, con la stessa distinzione precedente. Il congiuntivo latino è in genere preceduto dall’avverbio Utinam  (“Voglia il cielo che, Volesse il cielo che, Magari, Mi auguro che, Oh se...”):

 

Utinam illum diem videam...                            Ø “Voglia il cielo che io possa vedere quel giorno...”

Utinam Clodius viveret...                                 Ø “Volesse il cielo che Clodio fosse vivo!”

Utinam minus vitae cupidi fuissemus            Ø  “Volesse il cielo che fossimo stati meno avidi di vita”

 

Ø  Una forma molto usata di espressione del desiderio realizzabile è quella che ricorre ai congiuntivi Velim(“Vorrei”), Nolim (“Non vorrei”), Malim (“Preferirei”) seguiti dall’infinito o dal congiuntivo presente o perfetto ; per esprimere invece il desiderio irrealizzabile si usano i congiuntivi Vellem (“Vorrei”), Nollem(“Non vorrei”), Mallem (“Preferirei”) seguiti dall’infinito oppure dai congiuntivi imperfetto o piuccheperfetto .

 

 

    

Congiuntivo concessivo

 

In proposizioni indipendenti, a volte si dà per concesso un fatto o per vera una premessa anche se non li si ritiene tali (“Ammettiamo che ciò sia vero, a noi che importa ?”; “Concediamo pure che la vita sia un male, che cosa possiamo fare?”; “Facciano pure quello che vogliono, continuerò a dire il vero.”). Come si vede, l’italiano usa locuzioni (“Ammettiamo che, concediamo che...”) o l’avverbio “pure” accompagnati dal congiuntivo presente o passato. Il latino usa il congiuntivo presente o perfetto, a seconda che la concessione riguardi il presente o il passato. È possibile, anche se non obbligatorio, che il congiuntivo latino sia preceduto da avverbi come sane (“pure”) o licet (“pure”) :

 

Haec sint falsa sane, invidiosa certe non sunt

“Siano pure false queste cose (ammettiamo che siano false), certamente non sono causate da avversione personale”.

Dicatur sane Catilina eiectus esse a me, dummodo eat in exilium.

“Si dica pure che Catilina è stato scacciato con mio atto personale, purché se ne vada in esilio!”.

 

 

infinito storico o narrativo

 

L’infinito presente viene usato nelle narrazioni da alcuni autori (Sallustio e tacito soprattutto) per esprimere un’azione durativa nel passato (“ I senatori prendevano decisioni”, “Molti si tenevano nascosti”): come si vede, in italiano all’infinito narrativo corrisponde un imperfetto indicativo:

 

Catilina in prima acie versari, laborantibus succurrere...

“Catilina rimaneva tra le prime file, portava aiuto a chi si trovava in difficoltà...”


Altri verbi che significano “domandare, chiedere” (verba rogandi) sono:

- Posco, Reposco, Flagito (“chiedere insistentemente”) - reggono il doppio accusativo, ma la persona si trova anche espressa con a(ab) e ablativo;

- Oro, Rogo, Interrogo (“Pregare, chiedere”) - reggono un solo accusativo, o della persona o della cosa. Si ha un doppio accusativo solo con un pronome neutro (Id te rogo) oppure nell’espressione Rogare aliquem sententiam (“Chiedere a qualcuno il suo parere”). La cosa viene in genere espressa con de+ablativo.

Nelle altre forme è sostituito dai verbi Instituor, Erudior, Imbuor (“vengo istruito”).

È frequente anche la costruzione che usa Noli (Nolite) seguiti dall’infinito: Noli id facere!   Ø   “Non fare questo!”; Nolite id facere!   Ø“Non  fate questo!”.

Questa seconda forma è di uso piuttosto raro.

Si usa l’infinito se il soggetto di Velim... è lo stesso del verbo dipendente; si usa il congiuntivo (senza congiunzione) se i soggetti sono diversi:

Velim dicere (“Vorrei dire”)    Velim dicas (“Vorrei che tu dicessi”).

La distinzione è la medesima della nota precedente:

Vellem dixisse (“Vorrei aver detto”)        Vellem dixisses (“Vorrei che tu avessi detto”).

 

  Licet non è propriamente un avverbio, ma una forma verbale di terza persona singolare. Ha comunque, nei casi citati, una valenza avverbiale.

 

La frase complessa o periodo

 

Prospetto delle congiunzioni subordinanti:

 

 

Congiunzione

Valore

In Italiano

 

 

 

Antequam

Temporale

Prima che, prima di

Cum

Temporale

Quando, allorché

Cum primum

Temporale

Appena che

Donec

Temporale

Finché

Dum

Temporale

Finché

Dummodo (dum modo)

Ipotetico, condizionale

Purché, pur di

Etsi (tametsi, etiamsi)

Concessivo

Anche se

Licet

Concessivo

Sebbene, benché

Ne

Finale

Affinché non

Nisi forte (nisi vero)

Ipotetico, condizionale

Tranne che, a meno che

Nisi, ni

Ipotetico, condizionale

Se non

Perinde ac si

Comparativo

Come se

Postquam

Temporale

Dopo che

Priusquam

Temporale

Prima che, prima di

Proinde ut (proinde si, proinde ac si)

Comparativo

Come se

Quamdiu

Temporale

Finché

Quamquam

Concessivo

Sebbene, benché

Quamvis

Concessivo

Sebbene, benché

Quando

Causale

Dal momento che

Quandoquidem

Causale

Dal momento che

Quasi

Comparativo

Come se

Quia

Causale

Poiché

Quia

Completivo

Il fatto che

Quin

Consecutivo

Che non

Quo

Finale

Affinché

Quoad

Temporale

Finché

Quod

Causale

Poiché

Quod

Completivo

Il fatto che

Quominus

Completivo

Che

Quoniam

Causale

Dal momento che

Si

Ipotetico, condizionale

Se

Si non

Ipotetico, condizionale

Nel caso che non

Si quidem

Ipotetico, condizionale

Se è vero che

Simul (Simul ac, simul atque)

Temporale

Appena che

Sin (Sin autem)

Ipotetico, condizionale

Se però, se invece, ma se

Tamquam

Comparativo

Come

Tamquam si

Comparativo

Come se

Ubi (Ubi primum)

Temporale

Appena che

Ut

Consecutivo

(così) che

Ut

Finale

Affinché

Ut (sicut, velut)

Comparativo

Come

Ut (Ut primum)

Temporale

Appena che

Ut non

Consecutivo

(così) che non

Velut si

Comparativo

Come se

 


La consecutio temporum del congiuntivo : schema riassuntivo

 

 

Proposizione reggente      Rapporto temporale                 Tempi della dipendente

Tempo principale

contemporaneità

congiuntivo presente

 

anteriorità

congiuntivo perfetto

 

posteriorità

participio futuro + sim,sis,sit...

 

 

 

Tempo storico

contemporaneità

congiuntivo imperfetto

 

anteriorità

congiuntivo piuccheperfetto

 

posteriorità

participio futuro + essem,esses,esset...

 

 

“Ti chiedo che cosa fai (che cosa tu faccia)”

“Ti chiedo che cosa hai fattoi (che cosa tu abbia fatto)”

“Ti chiedo che cosa farai

 

“Ti chiedevo che cosa facevi (facessi)

“Ti chiedevo che cosa avevi fatto (avessi fatto)

“Ti chiedevo che cosa avresti fatto

 

Ex te quaero quid facias, quid feceris, quid facturus sis

Ex te quaerebam quid faceres, quid fecisses, quid facturus esses.

 

 

 

proposizioni relative  proprie

 

 

Sono introdotte da pronomi relativi, da pronomi indefiniti con valore relativo (qualis, quantus, quot...), da alcuni avverbi  (quotiens, ubi, quo, unde, qua...) e richiedono il verbo al modo indicativo, stesso tempo che in italiano. Si può trovare anche il congiuntivo, con valore per lo più eventuale:

 

Remanet quod virtute consecutus sis

 “Resta ciò che hai conseguito per mezzo delle tue doti”

 

Erat in eis Sempronia, quae multa facinora virilis audaciae commiserat

“Era tra loro Sempronia, che aveva commesso molti atti di audacia tipicamente maschile”

 

 

 

proposizioni causali

 

 

Nella loro forma più semplice sono introdotte da quod, quia, quoniam e richiedono il modo indicativo. Il tempo è lo stesso richiesto in italiano. Si usa il congiuntivo, detto congiuntivo obliquo, quando si riferisce il pensiero o il punto di vista di altri:

 

Caesar consilium mutat quod urbem oppugnare non potest.

“Cesare cambia piano poiché non può (è un dato oggettivo) assalire la città.

Caesar consilium mutat quod urbem oppugnare non possit.

“Cesare cambia piano poiché (è l’opinione di Cesare) non può assalire la città.

 

Cercando di rendere in italiano ciò che in latino è espresso mediante l’uso del congiuntivo, il secondo esempio si potrebbe tradurre:

 

“Cesare cambia piano poiché si accorge (si rende conto, ritiene) di non poter assalire la città”.

 

 

 

 

proposizioni temporali

 

 

 

 Nella forma più comune, le temporali sono introdotte da una congiunzione subordinante temporale, seguita dall’indicativo ( meno di frequente dal congiuntivo con valore eventuale ), con gli stessi tempi dell’italiano. La più frequente delle congiunzioni subordinanti è Cum, che non è la preposizione con l’ablativo, ma una derivazione della forma arcaica Quom, connessa al tema da cui deriva anche il pronome relativo.

 

Notevole, nelle temporali, è la congiunzione Dum (“mentre”), la quale richiede il presente indicativo qualunque sia il tempo della reggente:

 

Dum ea Romani parant, Saguntum summa vi oppugnabatur.

“Sagunto veniva assalita in forze proprio mentre a Roma si preparavano quelle decisioni”.

 

 

 

 

proposizioni concessive 

 

 

 

Nella forma più comune le concessive sono introdotte da Quamvis (“sebbene”) e richiedono il congiuntivo, con gli stessi tempi dell’italiano. Se la congiunzione usata è Quamquam (oppure Etsi, Tametsi), i tempi restano gli stessi dell’italiano, ma il modo da usare è l’indicativo:

 

Quamvis Lesbiam amem, tamen eam laudare non possum

“Sebbene io ami Lesbia, tuttavia non mi è possibile lodarla”.

 

Quamquam haec gravia sunt, tamen pro nihilo habentur

“Sebbene queste cose siano gravi, tuttavia vengono considerate di nessuna importanza”.

 


Il cum  narrativo : schema riassuntivo

 

Nelle narrazioni, con valore per lo più causale, temporale o concessivo, viene usata la congiunzione Cum in unione con i tempi del congiuntivo. Se si considera che la forma implicita delle secondarie citate è in italiano un gerundio, si può costruire un semplice schema di corrispondenza:

 

 

Italiano

Tempo della reggente

Latino

Gerundio semplice

Principale

CUM + congiuntivo presente

Gerundio semplice

Storico

CUM + congiuntivo imperfetto

Gerundio composto

Principale

CUM + congiuntivo perfetto

Gerundio composto

Storico

CUM + congiuntivo piuccheperfetto

 

 

Così, rovesciando lo schema e partendo dalla forma latina, se per esempio abbiamo

 

Aedui, cum se suaque defendere non possent, legatos ad Caesarem mittunt

 

... osserviamo che il CUM + congiuntivo imperfetto latino corrisponde in italiano a un gerundio semplice. La prima traduzione potrà dunque essere:

 

“ Gli Edui, non potendo difendere se stessi e le proprie cose, inviarono ambasciatori a Cesare”.

 

A questo punto, interpretando il contesto, si potrà rendere esplicito il valore del gerundio. Nel caso in esame, sembra opportuno scegliere il valore causale:

 

“Gli Edui, poiché non riuscivano a difendere se stessi e le loro cose, inviarono ambasciatori a Cesare”.

 

 

 

 


proposizione infinitiva

 

 

Ha il soggetto in accusativo e il verbo all’infinito e traduce le proposizioni soggettive e oggettive (“Si sa che Sparta non era cinta di mura”; “I soldati riferirono che il console non era morto”). Il tempo dell’infinito viene scelto a seconda del rapporto temporale con la reggente: si userà l’infinito presente se reggente e infinitiva esprimono azioni contemporanee, l’infinito perfetto se l’azione dell’infinitiva è anteriore rispetto a quella della reggente, infine l’infinito futuro se l’azione dell’infinitiva è successiva a quella della reggente.

 

Dico te esse bonum           

“Dico che tu sei buono”

 

Constat Homerum caecum fuisse

“Si sa che Omero era cieco”

 

Puto Romanos proelium victuros esse

“Ritengo che i Romani vinceranno lo scontro”

 

Ø            La congiunzione “che” non è presente in latino.

 

Ø            Se il verbo dell’infinitiva è posse, debêre, velle (“potere, dovere, volere”), l’idea di futuro è già implicita nei verbi stessi, così, anche per un’azione posteriore, l’infinitiva avrà l’infinito presente:

 

Puto te linguam latinam discere posse

“Ritengo che potrai imparare il latino ”.

 

 

 

proposizione interrogativa  diretta

 

È introdotta da pronomi, avverbi o aggettivi interrogativi, oppure, in assenza di essi, da particelle interrogative, più precisamente da num? (“forse che...?”, nonne (“forse che non...?”), -ne (enclitico) :

 

 

Quid est?                                             Ø            “Che cosa c’è?”

Veniesne?                                            Ø            “Verrai?”   (non si sa se la risposta sarà sì oppure no)

Nonne mortales sumus?                    Ø            “Forse che non siamo mortali?” (la risposta

 è positiva)

Num falsum dico?                              Ø            “Forse che sto dicendo una bugia?” (la risposta

 è negativa)

 

 

 

La risposta alla domanda avviene ripetendo, nella forma affermativa o negativa, il termine su cui la domanda stessa verte:

 

 

Veniesne ?                                           Ø            Veniam.

Estisne vos Romani?                         Ø            Sumus.

 

 

Sono dette interrogative dirette doppie o disgiuntive quelle proposizioni interrogative poste in modo da proporre un’alternativa, nel senso che la risposta che si può dare a una di esse non può essere la stessa data all’altra:

 

 

“Sei buono o cattivo ?”

“Difendete la democrazia o la aggredite?”

 

 

Le interrogative doppie si presentano, nella forma più comune, con i funzionali Utrum (che non si traduce) e An (che corrisponde alla disgiuntiva “o”):

 

Utrum defenditis an impugnatis plebem ?

 

 

È frequente l’omissione di utrum ed è possibile che la prima interrogativa presenti il -ne enclitico:

 

Defenditis an impugnatis plebem?         Estne servus an liber? (“È uno schiavo oppure un uomo libero?”)

 

 

 

 

proposizioni interrogative indirette

 

 

Sono proposizioni subordinate dipendenti da verbi o espressioni verbali indicanti “domanda”:

 

“Ti chiedo se verrai”

“Vi domando che cosa speriate di ottenere”.

 

Sono introdotte da un pronome, avverbio o aggettivo interrogativo e hanno il verbo al congiuntivo secondo le norme della consecutio temporum:

 

Quaero quid de hac re sentias        Ø            “Ti chiedo quale sia il tuo parere su queste cose”.

(Si usa il presente congiuntivo perché viene espressa un’azione contemporanea a quella indicata dalla reggente, che ha il verbo al presente)

 

 

In assenza di pronomi, avverbi o aggettivi interrogativi, occorre che le proposizioni siano introdotte da particelle interrogative:

 

-Nonne                                                 Ø            “...Se non” (ci si aspetta una risposta affermativa).

- Num,  -ne                                           Ø            “...Se” (ci si aspetta una risposta negativa).

 

Quaero nonne oppressam rem publicam putes

(“Ti chiedo se non ritieni che lo stato sia oppresso”).

 

Disputatur num homines sine bello vivere possint

(“Si discute se gli uomini possano vivere senza guerre”)

 

 


Anche per le interrogative indirette, è possibile che si abbia una struttura doppia, vale a dire che si esprimano due domande alternative:

 

“Si discute se gli uomini possano vivere senza guerre oppure no”

 

I funzionali mediante i quali si esprime la disgiunzione sono gli stessi usati per le interrogative dirette:

 

Disputatur num homines sine bello vivere possint an non.

 

 

 

proposizioni finali

 

Esprimono il fine dell’azione espressa nella reggente e sono introdotte da Ut (Quo se nella finale è presente un comparativo) se sono positive, da Ne se sono negative. Il verbo va al congiuntivo presente o imperfetto a seconda che dipenda da un tempo principale o da un tempo storico:

 

Venerunt legati ut pacem peterent

 

Veniunt legati ut pacem petant

 

Legem brevem esse oportet, quo facilius ab imperitis teneatur (Cic.)

“Occorre che una legge sia breve, affichè più facilmente venga compresa da coloro che sono inesperti”.

 

 

Il valore finale della dipendente si trova espresso  anche in altri modi:

 

- con il genitivo del gerundio o del gerundivo in dipendenza da causa o gratia;

- con l’accusativo del gerundio o gerundivo preceduto da ad;

- con il supino attivo (solo in dipendenza da verbi che indicano movimento),

- con una relativa impropria ( in pratica, con qui,quae,quod + il congiuntivo presente o imperfetto);

- con il participio futuro;

- con il participio presente (raro).

 

 

 

Completive  di tipo finale

 

I verbi che significano “chiedere” (verba postulandi), “esortare” (verba hortandi), “comandare” (verba imperandi), “occuparsi di” (verba curandi”) hanno necessità di “saturare” il loro valore semantico mediante una proposizione secondaria completiva  (il nome deriva appunto dal fatto che tale proposizione completa il valore semantico del verbo) che si presenta nella forma Ut(Ne)+ congiuntivo presente o imperfetto:

 

“Li esortai perché non rifiutassero la loro collaborazione”

“Mi preoccupo che essi non facciano errori”

“Stabilii che i soldati si recassero nell’accampamento invernale”

 

Hortatus sum cives ne communi saluti deessent

Consul statuit ut decem milia hominum in oppidum mitterentur

Ante senectutem curavi ut bene viverem, in senectute ut bene moriar (Sen.)

 

Non seguono la consecutio temporum quelle proposizioni che usano i tempi del congiuntivo con valore proprio, vale a dire la proposizione consecutiva, la comparativa ipotetica, le parentetiche.

Si definiscono improprie quelle relative che hanno valore finale, causale, temporale, consecutivo, concessivo, avversativo, comparativo ipotetico, condizionale. Un esempio per tutti:  Patres conscripti, qui  Hannibale vivo numquam se sine insidiis futuros existimarent, legatos in Bithyniam miserunt  (“I senatori, poiché ritenevano che non sarebbero mai stati al sicuro finché Annibale non fosse morto, inviarono ambasciatori in Bitinia”).

Se l’idea di futuro deve essere espressa con un verbo privo di supino (ad es. disco (“imparare”), l’infinito futuro viene espresso mediante la perifrasi fore (futurum esse) ut+ congiuntivo presente o imperfetto: “Puto fore ut linguam latinam discas”(“Ritengo che imparerai il latino”).

Si usa num se ci si attende una risposta negativa, nonne se si sa che la risposta sarà affermativa, -ne se si è incerti riguardo alla risposta.

 

Completive finali con i verba timendi

 

 

I verbi e le espressioni che indicano “timore” sono sempre seguiti da una completiva al congiuntivo con Ut o Ne. L’uso di Ut e Ne è determinato dal tipo di timore che viene espresso; più precisamente, si userà

 

- Ut se si teme che qualcosa di desiderato non si verifichi;

- Ne se si teme che si verifichi qualcosa di non desiderato.

 

 

“Temo che i soccorsi non arriveranno”   (Si teme che qualcosa di desiderato non avvenga; il “che non” va reso con Ut).

“Temo che il nemico giunga presto” (Si teme che qualcosa di non desiderato si verifichi; il “che” va reso con Ne).

 

 

Omnes labores te excipere video; timeo ut sustineas (Cic.)

(“Vedo che ti sobbarchi ogni fatica; temo che tu non possa reggerle”)

 

Consul, metuens ne renovaret certamen, signum receptui dedit (Liv.)

“Il console, temendo che la battaglia ricominciasse, dette il segnale della ritirata.

 

 

proposizione  consecutiva

 

 

È una subordinata che esprime l’effetto di quanto affermato nella reggente. “Anticipata” nella reggente da avverbi come Sic, Ita, Tam, Tantum, Adeo,(“così, tanto, tale, a tal punto...”), o da aggettivi come Is, Talis...(“Tale”), è introdotta da  Ut (Ut...non se la frase è negativa) e seguita dal congiuntivo presente (se la conseguenza riguarda il presente) e imperfetto o perfetto (se la conseguenza riguarda il passato):

 

Nostri ita in hostes repente  procurrerunt, ut spatium non daretur (Ces.)

“I nostri così improvvisamente si slanciarono contro i nemici, che quelli non avevano via di scampo”.

 

Anche la consecutiva può essere espressa per mezzo di una relativa impropria al congiuntivo:

 

Is sum qui semper istos homines contempserim

(“Sono un uomo tale che ho sempre disprezzato codesti uomini” o, meglio, “Sono tale uomo da disprezzare codesti uomini”. Nella seconda traduzione si è scelto di rendere il perfetto contempserim con un presente, cosa possibile grazie alla presenza dell’avverbio “semper”).

 

Come si vede, se la reggente e la consecutiva hanno lo stesso soggetto, la consecutiva può essere resa in italiano nella forma “da+infinito”.

 

 

 


proposizioni comparative

 

 

Le proposizioni comparative hanno rispetto alla loro reggente lo stesso valore che il secondo termine di paragone ha rispetto al primo:

 

“Tanto più grave è il dolore, quanto più grande è la colpa”

“Parlavano più audacemente di quanto poi agissero”

“ Mi sembra che io debba parlare più liberamente di quanto questo governo vorrebbe permettermi”

 

Se la comparazione è reale, di norma si ha l’indicativo; se il paragone è invece suppositivo (le cosiddette comparative ipotetiche), si ha il congiuntivo presente (o perfetto) se il paragone è presentato come possibile, imperfetto (o piuccheperfetto) se il paragone è presentato come irreale:

 

Più in particolare, le comparative reali possono essere rette

 

- da aggettivi o avverbi di maggioranza, minoranza o uguaglianza;

 

- da aggettivi e avverbi indicanti “somiglianza e diversità” (similis, par, alius...); in tal caso sono introdotte dalle congiunzioni comparative ac, atque.

 

 

Plura fecit quam promisit                Ø            “Fece più cose di quante ne avesse promesse”

 

Idem es ac dixerant                            Ø            “Sei proprio come avevano detto

 

 

Le comparative ipotetiche sono introdotte in italiano da espressioni del tipo “come se, quasi che...”; in latino vi corrispondono ut si, velut si, quasi e simili, seguite dal congiuntivo secondo le norme della consecutio temporum :

 

Aristippus, quasi animum nullum habeamus, corpus solum tuetur (Cic.)

“Aristippo, come se noi non avessimo un’anima, si preoccupa solo del corpo”.

 

 


periodo ipotetico indipendente

 

 

Un periodo ipotetico indipendente consta di due enunciati, una reggente detta apodosi e una condizionale detta protasi. Se si assume come punto di riferimento la prospettiva di chi pone la condizione, un periodo ipotetico può essere di tre tipi:

 

- della realtà (se chi pone la condizione la ritiene come reale, oggettiva):

 

“Se non c’è libertà, a che serve vivere?

 

- della possibilità (se chi pone la condizione la ritiene possibile):

 

“ Se pensassi al mio vantaggio, prolungherei questo incontro”

 

- della irrealtà (se chi pone la condizione la esprime come impossibile a verificarsi, irreale):

 

“ Se avessimo scelto meglio, ora non avremmo un tiranno”.

 

                                           

prospetto riassuntivo del periodo ipotetico indipendente

 

 

I TIPO

Protasi

Apodosi

Si+indicativo

Nisi+indicativo

 

 

 

 

 

Indicativo

Congiuntivo potenziale

Congiuntivo dubitativo

Congiuntivo esortativo

Congiuntivo ottativo

Congiuntivo concessivo

Imperativo

II TIPO

Protasi

Apodosi

Si(Nisi) + congiuntivo

presente (possibilità nel presente o futuro)

perfetto (possibilità nel passato)

 

Congiuntivo presente (possibilità nel presente)

Congiuntivo perfetto (possibilità nel passato)

III TIPO

Protasi

Apodosi

Si (Nisi) + congiuntivo

Imperfetto (irrealtà nel presente)

Piuccheperfetto (irrealtà nel passato)

 

Congiuntivo imperfetto (irrealtà nel presente)

Congiuntivo piuccheperfetto (irrealtà nel passato)

 

 

Si volumus aequi rerum omnium iudices esse, hoc primum nobis persuadeamus, neminem nostrum esse sine culpa (Sen.).

“Se vogliamo essere obiettivi, convinciamoci innanzitutto del fatto che nessuno di noi è privo di colpa”.

 

Si amicus tuus moriens rogaverit ut hereditatem reddas suae filiae, nec umquam id scripserit nec cuiquam dixerit, quid facias? (Cic.)

“Se un tuo amico, in punto di morte, ti avesse chiesto di provvedere all’eredità per sua figlia, ma non lo avesse lasciato scritto, né lo avesse detto ad alcuno, che cosa faresti?”

 

Quae vita fuisset Priamo, si ab adulescentia scisset quos eventus senectutis esset habiturus ? (Cic.)

“Che vita avrebbe avuto Priamo, se fin da giovinetto avesse saputo quali eventi si sarebbero verificati nella sua vecchiaia?”

 

 

 

 

Periodo ipotetico dipendente con apodosi all’infinito

 

Se un periodo ipotetico dipende da un enunciato che pone l’apodosi all’infinito, avremo:

 

I TIPO

 

Verbo reggente

Apodosi

Protasi

Tempo principale

Infinito presente

Congiuntivo presente (o perfetto)

Tempo principale

Infinito perfetto

Congiuntivo perfetto

Tempo principale

Infinito futuro

Congiuntivo presente (o perfetto)

 

 

 

Tempo storico

Infinito presente

Congiuntivo imperfetto (o piuccheperfetto)

Tempo storico

Infinito perfetto

Congiuntivo piuccheperfetto

Tempo storico

Infinito futuro

Congiuntivo imperfetto (o piuccheperfetto)

 

 

 

 

 

 

                II TIPO

 

L’apodosi si trova solo all’infinito futuro e la protasi va al congiuntivo per attrazione modale, secondo le norme della consecutio temporum:

 

Dico te erraturum esse, si hoc facias

 

Dicebam te erraturum esse, si hoc fecisses

 

 

III TIPO

 

L’apodosi si trova solo all’infinito futuro (nella forma -urum,uram,urum fuisse ), la protasi va al congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto, come se il periodo ipotetico fosse indipendente:

 

Dicebam te erraturum fuisse, si hoc dixisses

 

 

 


Periodo ipotetico dipendente  con apodosi al congiuntivo

 

 

I e II TIPO

 

L’apodosi va al congiuntivo (secondo la consecutio temporum), la protasi va al congiuntivo anch’essa, per attrazione modale e secondo le norme della consecutio temporum:

 

Non dubito quin erres, si hoc facias

 

Non dubitabam quin erraveris si hoc feceris

 

Non dubito quin erraturus sis, si hoc facias

 

 

 

III TIPO

 

Apodosi e protasi hanno gli stessi tempi che avrebbero se fossero indipendenti:

 

Non dubito quin errares si hoc faceres

 

Non dubito quin erraturus fueris si hoc dixisses.

 

 

 

 


Discorso indiretto (oratio obliqua )

 

 

Il discorso indiretto pone le parole altrui in dipendenza di un verbo che significa “dire, raccontare, narrare, pensare, reputare” o anche “comandare, chiedere.  La prima conseguenza è un abbassamento di grado di tutte le proposizioni di ciascun periodo:

 

- la principale diventa una subordinata di I grado;

- le subordinate di I, II, III grado... diventano rispettivamente di II, III, IV grado.

 

Nel passaggio dal discorso diretto all’oratio obliqua le principali assumono tempi e modi delle subordinate, così le enunciative diventano infinitive, le volitive diventano subordinate al congiuntivo senza Ut (ma con Ne se negative), le eventuali corrispondono a subordinate al congiuntivo, le interrogative reali vanno al congiuntivo e quelle retoriche all’infinito:

 

Eum cohortantur ne dubitet proelium committere. (Ces.)

Is respondit se bellum non illaturum si in eo manerent, quod convenissent. (Ces.)

 

 

Modificazioni di pronomi, aggettivi, avverbi:

 

 

DISCORSO DIRETTO

DISCORSO INDIRETTO

Ego, Nos

Sui sibi se (ipse / ipsi)

Meus, Noster

Suus, sua, suum

Tu, Vos

Is,ea,id    Ille,illa,illud

Tuus, Vester

Eius, Illius    Eorum, illorum

Hic, Iste

Is, Ille

Nunc

Tum

Hic (avv.)

Illic

Hodie

Eo die

Cras

Postridie

Heri

Pridie

 

 


APPENDICE A

 

VOLO , NOLO , MALO (forme notevoli)

 

Presente indicativo

Volo

Vis

Vult

Volumus

Vultis

Volunt

Nolo

Non vis

Non vult

Nolumus

Non vultis

Nolunt

Malo

Mavis

Mavult

Malumus

Mavultis

Malunt

Presente congiuntivo

Velim

Velis

Velit

Velimus

Velitis

Velint

Nolim

Nolis

Nolit

Nolimus

Nolitis

Nolint

Malim

Malis

Malit

Malimus

Malitis

Malint

Imperfetto congiuntivo

Vellem

Velles

Vellet

Vellemus

Velletis

Vellent

Nollem

Nolles

Nollet

Nollemus

Nolletis

Nollent

Mallem

Malles

Mallet

Mallemus

Malletis

Mallent

Imperativo presente

manca

Noli

Nolite

manca

Imperativo futuro

manca

Nolito

Nolitote

manca

Infinito presente

Velle

Nolle

Malle

Participio presente

Volens,volentis

Nolens,nolentis

manca

 

 


appendice B

 

EO ,IS,IVI,ITUM,IRE  (“andare”)

                              

 

 

Indicativo

Congiuntivo

Imperativo

Participio

Infinito

Presente

Eo

is

it

imus

itis

eunt

Eam

eas

eat

eamus

eatis

eant

I !

Ite !

Iens, euntis...

Ire

Imperfetto

Ibam

ibas

ibat

ibamus

ibatis

ibant

Irem

ires

iret

iremus

iretis

irent

 

 

 

Futuro

Ibo

ibis

ibit

ibimus

ibitis

ibunt

 

Ito !

Ito !

Itote !

Eunto !

Iturus,a,um

Iturum,am,um

esse

(Ituros,as,a esse)

Perfetto

Ii (Ivi)

isti (ivisti)

iit (ivit)

iimus(ivimus)

iistis (ivistis)

ierunt (iverunt)

Ierim (Iverim)

ieris

ierit

ierimus

ieritis

ierint

 

 

Iisse (Ivisse)

Piuccheperfetto

Ieram (Iveram)

ieras

ierat

ieramus

ieratis

ierant

Issem(Ivissem)

isses

isset

issemus

issetis

issent

 

Gerundio:

Eundi

Eundo

Ad eundum

Eundo

Supino:

 

Itum

Futuro anteriore

Iero (Ivero)

ieris

ierit

ierimus

ieritis

ierint

 

 

 

 

 

               

              


appendice C

 

FERO ,FERS,TULI,LATUM,FERRE  (“portare”)

                              

 

 

Indicativo

Congiuntivo

Imperativo

Participio

Infinito

Presente

Fero

fers

fert

ferimus

fertis

ferunt

Feram

feras

ferat

feramus

feratis

ferant

Fer !

Ferte !

Ferens, ferentis

Ferre

Imperfetto

Ferebam

ferebas

ferebat

ferebamus

ferebatis

ferebant

Ferrem

ferres

ferret

ferremus

ferretis

ferrent

 

 

 

Futuro

Feram

feres

feret

feremus

feretis

ferent

 

Ferto !

Ferto !

Fertote !

Ferunto !

Laturus,a,um

Laturum,am,um

esse

Laturos,as,a esse

 

Perfetto

Tuli

tulisti

tulit

tulimus

tulistis

tulerunt

Tulerim

tuleris

tulerit

tulerimus

tuleritis

tulerint

 

Latus,a,um

Tulisse

Piuccheperfetto

Tuleram

tuleras

tulerat

tuleramus

tuleratis

tulerant

Tulissem

tulisses

tulisset

tulissemus

tulissetis

tulissent

 

Gerundio:

Ferendi

ferendo

ad ferendum

ferendo

Supino:

 

Latum

Futuro anteriore

Tulero

tuleris

tulerit

tulerimus

tuleritis

tulerint

 

 

 

 

 

 

                              
appendice D

 

FIO , FIS, FACTUS SUM, FIERI  (“Essere fatto, accadere, diventare”)

 

 

Indicativo

Congiuntivo

Imperativo

Participio

Infinito

Presente

Fio

fis

fit

fimus

fitis

fiunt

Fiam

fias

fiat

fiamus

fiatis

fiant

Fi !

Fite !

manca

Fieri

Imperfetto

Fiebam

fiebas

fiebat

fiebamus

fiebatis

fiebant

Fierem

fieres

fieret

fieremus

fieretis

fierent

 

 

 

Futuro

Fiam

fies

fiet

fiemus

fietis

fient

 

Fito !

Fito !

Fitote !

----

Futurus,a,um

Futurum,am,um esse

Futuros,as,a esse

 

Perfetto

Factus,a,um sum

factus,a,um es

factus,a,um est

facti,ae,a sumus

facti,ae,a estis

facti,ae,a sunt

Factus,a,um sim

factus,a,um sis

factus,a,um sit

facti,ae,a simus

facti,ae,a sitis

facti,ae,a sint

 

Factus,a,um

Tulisse

Piuccheperfetto

Factus,a,um eram

factus,a,um eras

factus,a,um erat

facti,ae,a eramus

facti,ae,a eratis

facti,ae,a erant

Factus,a,um essem

factus,a,um esses

factus,a,um esset

facti,ae,a essemus

facti,ae,a essetis

facti,ae,a essent

 

Gerundivo:

Faciendus, a,um

Infinito futuro passivo:

 

Factum iri

Futuro anteriore

Factus,a,um ero

factus,a,um eris

factus,a,um erit

facti,ae,a erimus

facti,ae,a eritis

facti,ae,a erint

 

 

 

 

 


Appendice  E

 

I COMPOSTI DI ESSE

 

 

L’unione di una preposizione e delle voci di SUM dà luogo ai cosiddetti composti di SUM. Tali verbi richiedono in genere il caso dativo e si coniugano senza particolarità, fatta eccezione per i due verbi POSSUM (“io posso”) e PROSUM (“io giovo”):

 

- Possum, potes, potui, posse

- Prosum, prodes, profui, prodesse

 

Se si osserva il paradigma di prosum, si può notare che le varie forme derivano dalla presenza di pro- davanti alle voci di  SUM che iniziano per “s” e di prod- davanti a quelle che iniziano per “e”. Sarà facile costruire la coniugazione, come si vede ad esempio dal presente:

 

prosum

prodes

prodest

prosumus

prodestis

prosunt

 

Simile, anche se in parte, è il discorso per possum: le forme del perfetto e dei tempi da esso derivati seguono la normale derivazione dal tema del perfetto potu-; le altre forme invece usano pos-davanti alle forme di SUM che iniziano per “s” e pot- davanti a quelle che iniziano per “e”. Infine, l’infinito presente (e di conseguenza l’imperfetto congiuntivo, hanno forma irregolare. Ecco una tabella con alcuni esempi (presente indicativo, perfetto indicativo, imperfetto congiuntivo):

 

Presente indicativo

Perfetto indicativo

Imperfetto congiuntivo

Possum

Potes

 Potest

Possumus

Potestis

Possunt

Potui

Potuisti

Potuit

Potuimus

Potuistis

Potuerunt

Possem

Posses

Posset

Possemus

Possetis

Possent

 

Più frequentemente, presente e imperfetto, ma ricorrono tutti i tempi del congiuntivo: si usano presente e perfetto in dipendenza da tempi principali, perfetto e piuccheperfetto in dipendenza da tempi storici. Un solo esempio, tratto da Cicerone: Naevius veretur ut res parata sit (“Nevio teme che la cosa non sia stata approntata”).

Invece che Ut è possibile trovare, con lo stesso significato, Ne non.

  Da ricordare anche ut qui(quae,quod)+ congiuntivo (secondo la consecutio temporum) : Loquitur ut qui omnia sciat (“Parla come se sapesse tutto”).

 

Fonte: http://www.pointcom.it/verbum/download/Morfosintassi%20latina.zip

visitate il sito http://www.pointcom.it/

Autore del testo: Giancarlo Giuliani

Parola chiave google : morfosintassi latina tipo file : doc

 

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