La Sera Fiesolana, di Gabriele D’annunzio analisi del testo

 

 


 

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La Sera Fiesolana, Di Gabriele D’annunzio

 

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscío che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pè tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e su 'l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incúrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

 

 

..Contenuto..

 

Questa poesia, composta nel 1889, descrive una sera di inizio giugno. È divisa in tre strofe, che descrivono in tre quadri diversi, i tre momenti della sera (la fine del pomeriggio, la sera, e l’inizio della notte). Leggendo l'opera si percepisce la presenza di due figure: una maschile, rappresentata da un uomo che coglie le foglie di un gelso, e una femminile, l’amante del poeta, a cui D'Annunzio si rivolge durante tutta la poesia. Le strofe sono separate da tre versi, i quali iniziano a tutti con la fase “laudata si”, queste parole sono tratte dal cantico delle creature di San Francesco, a cui tutta la poesia è ispirata. Possiamo notare analogie e differenze tra le due opere: Francesco, in chiave cristiana, esaltava l'unità tra di Dio e le sue creature, D'Annunzio, laico, quella tra la natura e i suoi elementi.

 

 Fiesole : località toscana

La poesia è tratta dall’Alcycone, il terzo e più importante dei libri delle Laudi.

Il tema delle prime due strofe della poesia è la personificazione della sera, vista come una creatura mitica; il tema della terza strofa è invece l’avvicinamento tra la natura e l’uomo in quanto la prima, sempre misteriosa ed inesplorata, sembra aprirsi alla comprensione umana svelando i suoi segreti.

Il poeta in una sera di giugno, sulle colline dello splendido paesaggio di Fiesole, si lascia incantare dalla serenità del crepuscolo, dalla bellezza del cielo illuminato dalla luna che sta sorgendo, dal profumo della rugiada sulla campagna, dalla pioggia che bagna la vegetazione (gelsi, olmi, viti, pini, ulivi) segnando il passaggio dalla primavera all’estate. Il poeta, nella speranza che la descrizione di questa dolce sera fiesolana possa generare delle piacevoli sensazioni nella donna amata ed ispirato da questa magica atmosfera, s’immerge nella natura che sembra intenzionata a svelare i propri arcani segreti.

La poesia, da un punto di vista sintattico, è caratterizzata dalla musicalità dei suoni e dal fluire delle immagini, sovente leggere ed evanescenti.

Nei primi tre versi il poeta si augura che le sue parole possano suscitare di frescura come le foglie del gelso danno al contadino quando le raccoglie all’imbrunire.

Le allitterazioni dei primi due versi sono relative alla ripetizione della consonante s (“fresche”, “sera”, “sien”,) e della lettera f ( ‘ “foglie”), che rende il secondo verso onomatopeico.

La sera viene personificata con il ricorso ad espressioni che la descrivono come se avesse un “viso di perla”, “grandi umidi occhi” e le “vesti aulenti”.

La parola poetica diventa mezzo per produrre molteplici risonanze e stimolare nuovi richiami. E’ la poesia che dà la voce all’anima ed alle cose, creando un’atmosfera d’incanto e di dolce rapimento ed instaurando una completa fusione con la natura. In Quest’ultimo caso abbiamo il cosiddetto sentimento “panico”, da Pan, il mitico Dio Greco dei campi (della natura). Tutto ciò ci fa capire che la parola viene  impiegata da D’Annunzio non solo per i suoi significati, quanto soprattutto per il suo valore fonico e per i caratteri allusivi e simbolici.

 

 

Fonte: http://digilander.libero.it/area_2008tst2gruppo/Guenzati/Italiano/Italiano%20La%20sera%20fiesolana.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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