Giuseppe Parini

 

 


Giuseppe Parini biografia vita opere riassunto

 

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Giuseppe Parini
(1729 - 1799)

 

Biografia intellettuale dello scrittore nella Milano dell’Illuminismo

 

Giuseppe Parini  nacque nel 1729 a Bosisio, in Brianza, presso l’ameno lago di Pusiano. A nove anni andò a Milano, affidato alla  zia Anna Maria.
Dopo avere frequentato le scuole dei Barnabiti, il Parini, che dalla zia aveva ricevuto una eredità a patto che si facesse sacerdote, venne ordinato prete nel 1754.
Alla giovinezza  appartiene la prima raccolta di 52 poesie composte in stile classico, ricche di motivi pastorali ( la memoria della vita campestre e del dolce paesaggio della Brianza) e di argomenti morali; si intitolano Alcune poesie di Ripano Eupilino.


A Milano, città illuminista, tutta protesa verso una nuova cultura fondata sulla esaltazione dei valori morali, città inoltre ricca di moderne Accademie desiderose di aprirsi al dibattito, questa raccolta di poesie fu apprezzata e gli valse due passaggi importanti:
- l’ammissione all’Accademia dei Trasformati, un gruppo di intellettuali moderno, razionalista e disposto a lavorare per la trasformazione della letteratura
- l’ingresso come precettore (insegnante privato) in casa Serbelloni, una delle famiglie più in vista della città.
La sua presenza nel gruppo dei “Trasformati” e la vita presso i nobili Serbelloni maturano in Parini due fondanti riflessioni, la prima di natura letteraria, la seconda di natura sociale: a) che la lingua letteraria doveva essere svecchiata, resa più attuale, pur senza perdere la bellezza e l’equilibrio della tradizione classica; insomma egli matura il rifiuto della lingua arcaica; b) che troppo grande era la disparità delle classi sociali e che soprattutto la nobiltà viveva di privilegi vuoti e, soprattutto nella società aveva perso ogni funzione morale.


Intanto per l’Accademia dei Trasformati Parini compose le prime e più importanti Odi  : la Vita rustica  e la Salubrità dell’aria .
Nel 1762 il Parini si licenziò dai Serbelloni in seguito a uno screzio con la padrona di casa. L’anno successivo pubblicò anonimo il Mattino , seguito dal Mezzogiorno .
Nel 1769 divenne redattore della “Gazzetta di Milano”, il giornale del governo lombardo; inoltre ottenne la cattredra di eloquenza e belle lettere,  poi la docenza alla Accademia di belle Arti fondata dall’imperatrice Maria Teresa.


Intanto a Milano le cose cambiano: nel 1780 muore l’imperatrice Maria Teresa e si chiude la fase più interessante e ottimistica dell’illuminismo lombardo, l’eco della rivoluzione francese fa presagire in tutta Europa un periodo di profondi cambiamenti. Parini, moderato e saggio qual era, non poté mai apprezzare il periodo del terrore. Quando nel 1796 i francesi occupano la Lombardia egli fu chiamato a far parte del governo, ma dopo poco congedato.
Quando gli austriaci nel 1799 rientrarono a Milano Parini ne salutò il ritorno, ma non si può dire che il suo sia stato un atteggiamento servile; non entrò infatti a loro servizio, cercava soltanto una vita civile giusta e senza repressioni. Morendo, nel 1799, lasciò incompiuto il Giorno.

 

Alcuni temi  illuministici:
Il problema della lingua, l’essenza e lo scopo della letteratura, i valori sociali.
a) Parini in area illuminista italiana è il primo grande scrittore; prima di lui ci sono stati fenomeni come il barocco, tutto diretto alla ricerca della forma, della straordinarietà delle immagini, poi l’arcadia che aveva come intento di ricomporre un equilibrio classico; in realtà la lingua dell’arcadia risultava arcaica, antiquata, fuori luogo per la società presente.
Parini avverte con urgenza la necessità dello svecchiamento della lingua, ma soprattutto ha ben chiaro come la forma, colta, classica, ma moderna debba corrispondere a dei contenuti altrettanto significativi, attuali, densi di moralità; insomma che la forma debba contenere cose vere  e cose utili .
Una lingua classica, colta, ma moderna presiede infatti alla pubblicazione delle prime Odi , La Vita rustica e la Salubrità dell’aria ; a questa lingua corrisponde un contenuto di grande significato e di grande attualità e che furono proprio gli illuministi, francesi prima e italiani poi, a individuare: il rapporto o la diversità tra città e campagna.
Il poeta medita sui valori della vita campestre che permette all’uomo ritmi naturali, che lascia lo spazio della contemplazione, che lascia intatta l’integrità dell’individuo; e della campagna loda la salubrità dell’aria differenziandola da quella della vita cittadina. Già alla fine del settecento Parini inizia a intravedere, con spirito moderno, la città come un turbinìo di folle, di rumori, come un luogo di lavoro, di produzione, di traffici, ma anche di alienazione e soprattutto insalubre.
Questo messaggio delle Odi non era certo retorico, anzi rifiutava la retorica ; era un  messaggio attuale, moderno, ricco di sensibilità illuminista e per questo tipo di contenuto la lingua pur mantenendo una eleganza classica, deve essere attuale e coinvolgente “dipingendo le cose in modo che siano gli affetti di chi legge”; così scrive l’autore.

 

b) S’individua così l’altro punto centrale della poetica di Parini: l’essenza e il fine della letteratura. La letteratura persegue contenuti di alto significato morale ( l’analisi della società, l’educazione, i valori della società, i valori dell’uomo, come la libertà e la giustizia ) tanto che il suo fine non è il diletto, bensì un fine educativo; attraverso il diletto, però, cioé la bellezza della forma, l’equilibrio della stessa, la letteratura attrae e coinvolge all’argomento. In Parini si verifica una interessante congiunzione tra modernità illuminista, rappresentata dai temi dell’attualità, e uso della tradizione classica. Ne deriva un classicismo moderno, illuminato, usato per dare messaggi di grande attualità contro i pregiudizi, ed anche per diffondere le moderne nozioni. Naturalmente è chiaro quanto Parini si distingua, per questa sua moderata modernità, dagli illuministi dell’Accademia dei Pugni e dagli illuministi del “Caffé”, molto più dinamici e spregiudicatamente anticlassicisti.

c) Lo stesso spirito moderato lo si ritrova nelle considerazioni sociali che egli ha modo di elaborare a contatto, lui  sacerdote e maestro non ricco, ovvero ricco solo di cultura,  a contatto con la società nobiliare.


Parini è lucidissimo nel suo giudizio critico sulla classe nobiliare che domina la società del suo tempo; ne riconosce l’inutilità, i privilegi,  la vita dispendiosa che la nobiltà conduce senza dare alcun apporto, né culturale, né economico, alla società. Dietro questo suo giudizio si intravedono gli stessi valori che ispirano l’illuminismo e la rivoluzione francese: l’eguaglianza degli uomini,  la giustizia, il rispetto della libertà.
Però egli non abbraccia mai una ideologia rivoluzionaria; infatti egli non aspira alla distruzione della nobiltà, ma alla critica del suo comportamento effimero, immorale e parassitario. Vorrebbe una nobiltà, piuttosto che fosse portatrice e interprete di valori positivi e di ideali. Una nobiltà che invece di succhiare le ricchezze vitali della società, le ispirasse e le promuovesse per il bene comune. Per questo all’ozio della nobiltà Parini oppone gli antichi modelli classici di laboriosità e di autentico eroismo.
In definitiva nella visione sociale moderata del Parini le classi più umili hanno  il compito di eseguire il lavoro manuale e di prestare la fatica; la classe nobile dovrebbe avere il compito di offrire un modello morale ed educativo basato sull’esercizio della ragione. Questa prospettiva classicista- moderata è evidente nel Dialogo sopra la nobiltà (1757).

 

Il Giorno
Il Giorno  è l’opera di un’intera vita senza che il Parini sia riuscito a concluderla. Così come noi lo leggiamo, articolato in quattro parti, Il Mattino, Il Meriggio, Il Vespro  e La Notte , fu stampato nel 1801 a cura di un fedele allievo del Parini, Francesco Reina.
L’opera intera si può dire che sia un’opera in movimento, dove l’autore ha continuamente apportato delle modifiche e delle aggiunte; un’opera per cui il poeta ha trovato sempre nuove soluzioni, senza mai riuscire a compierla.


Le prime due parti, Il Mattino  e Il Mezzogiorno , apparvero a Milano nel 1763 e nel 1765. Esse riprendevano la polemica contro la società nobiliare già affrontata nel Dialogo sopra la nobiltà. Il contenuto di tutto il poema è comunque la narrazione, sapientemente sceneggiata, della vita che quotidianamente conduce un “giovin signore”, cioè un giovane aristocratico. Il racconto si snoda lungo tutti i particolari della giornata, mettendo in luce l’inutilità e la vanità di ogni momento. La critica è però sempre condotta non sul filo della polemica, bensì dell’ironia sottile e tagliente. Apparentemente sembrerebbe che Parini voglia fare la glorificazione del “giovin signore”, come di un illustre campione, in realtà opera il totale svuotamento del personaggio, illuminandone tutta l’inutilità e il vuoto morale.
Il Mattino inizia con il “risveglio” del giovin signore che è rincasato a notte alta dopo il ballo e si alza faticosamente quando il sole è già alto e da tempo gli uomini della campagna hanno iniziato il lavoro quotidiano.


Seguono la descrizione minuziosa della vestizione, delle conversazioni col maestro di ballo, di musica, di violino, di francese; la descrizione della lunga e laboriosa pettinatura, quindi l’uscita dal palazzo e la lunga e frenetica corsa in carrozza verso il palazzo della dama prediletta.
Nel Mezzogiorno l’ambiente muta  e i personaggi si moltiplicano intorno al protagonista. Siamo infatti alla tavola della dama e le conversazioni si intrecciano nei modi più stravaganti:arte, commercio, industria, scienze, ma tutto con molta fatuità. Si ha così un chiaro esempio di enciclopedismo salottiero, di cultura ridotta a futile mondanità. Tra tante chiacchiere e racconti, il più magistrale è certo quello della “vergine cuccia”: la dama narra come un suo servitore avesse osato, con un involontario calcio, far guaire la sua “divina cagnetta” e come per questo fosse stato giustamente punito con la espulsione dalla casa. Con questo frammento Parini aspramente ironizza sul totale capovolgimento di valori  presso la classe nobiliare: gli animali vengono adorati; gli uomini impietosamente cacciati.
Dopo il pranzo il caffé, mentre fuori dal palazzo s’ingrossa la turba degli infelici che attendono di che sfamarsi.
Il quadro narrativo si chiude con il gioco del tric-trac.


nel Vespro , uscito postumo come la Notte , si assiste alla corsa della carrozza dei due amanti attraverso la città per le visite di dovere o di semplice curiosità agli amici e quindi alla grande sfilata nel corso dei cocchi. E’ una interessante mostra dei tipi più diversi: dal bellimbusto al nuovo titolato, dalle vecchie madri che esibiscono le figlie da marito, alle dame d’alta nobiltà. Ma la notte incalza e scendono le prime tinte scure che precedono la Notte con la sua lugubre intensità.
Nella Notte  subentra la descrizione del ridotto notturno e della folla che lo frequenta. La scena qui si fa grottesca. A notte alta compaiono le carte, la disposizione delle coppie, la varietà dei giocatori. La giornata si chiude con la vanità del gioco, come si era aperta con la vanità dell’imbelletamento. Sui giocatori disposti a cerchio circolano i gelati ristoratori, i caffè, le cioccolate. Tanti eroi disposti a cerchio splendono, nelle tenebre, della loro luce fatua. L’inutile rito della giornata della classe aristocratica così si conchiude.

Fonte: http://www.istitutomontani.it/appunti/132/PARINI.DOC

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 


 

Giuseppe Parini biografia vita opere riassunto

Giuseppe Parini nacque a Bosisio in Brianza  nel 1729 da famiglia di condizioni modeste (commercianti di seta); la zia gli promise una rendita nel caso si fosse avviato al sacerdozio.   
Esistevano a Milano due accademie, quella dei Pugni (particolarmente aggressiva e battagliera, come dichiara il nome) e quella dei Trasformati: delle due Parini preferì la seconda, perché più moderata e legata al mondo classico, greco-latino.
Nel 1754 entrò al servizio dei duchi Serbelloni come precettore dei figli, ma nel 1762 si licenziò perché aveva contestato la padrona (amante di Pietro Verri, tra l’altro!) che aveva schiaffeggiato la figlia del maestro di piano. Fu comunque in quegli anni che conobbe l’ambiente dei nobili che poi ritrasse nel suo capolavoro.
L'opera per cui è rimasto famoso è una satira in endecasillabi sciolti (cioè non in rima) intitolata IL GIORNO: si tratta di un poema  didascalico (inteso cioè ad insegnare, istruire), che originariamente doveva constare di tre parti MATTINO (1763), MEZZOGIORNO(1765) e SERA, ma l'ultima si sdoppiò in  VESPRO e NOTTE, per altro incomplete.
Parini collaborò col potere finché al governo fu Maria Teresa: fu incaricato dal rappresentante della sovrana, il Firmian, di dirigere la “Gazzetta di Milano” ed ebbe una cattedra di eloquenza presso le Scuole palatine. Diverso il suo atteggiamento sia quando subentrò Giuseppe II, sia all'avvento dei Francesi, portatori, a suo avviso, di metodi violenti. Morì nel 1799.

Nel poema IL GIORNO Parini tratteggia la decadenza dei costumi nobiliari attraverso la figura del "giovin signore", di cui si finge "precettor d'amabil rito": in particolare, attraverso l’ironia, ne stigmatizza l’ozio, il fatto che perda tempo in attività vuote e senza senso, contrapponendone per es. il risveglio a tarda ora con quello di un contadino e di un artigiano, laboriosi e utili nel sociale (Mattino, vv. 1-64).Con la sua opera il poeta mira però a rieducare l'aristocrazia, additandone i limiti e i difetti, non a scalzarla dal potere.

La tecnica alla base del poema è quella antifrastica (o appunto ironica), come per es. testimoniato dal passo de “La vergin cuccia” (Mezzogiorno, vv.652-697): essa consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa. Se perciò il nostro autore afferma che il suo discepolo fa bene a svegliarsi quando il sole è già alto, in realtà sta pensando il contrario…
A rivelarlo sono le iperboli, ossia le frequenti esagerazioni: per es. i nobili sono chiamati “Semidei terreni”, le loro attività come l’incipriarsi o il pettinarsi sono definite “imprese” ecc.

Tipicamente settecenteschi sono pure il gusto sensistico e quello neoclassico di questo scrittore.
Il primo induce l’autore a insistere su termini che abbiano a vedere con i sensi: per es. parlando del fabbro chiama la sua “officina” “sonante” (udito…); parlando di una cagnetta che cade nella polvere e perciò starnutisce, qualifica la “polve” “rodente” (olfatto…) e così via.
Il neoclassicismo lo porta invece sempre a travestire i fatti presenti con l’aspetto antico e mitologico: così per es. designa le case da gioco e quelle di piacere come “are” sacre rispettivamente a “Mercurio” e a “Venere”…

"Che se altri richiedesse se la poesia sia utile o no, io a questo risponderei ch'ella non è già necessaria come il pane, né utile come l'asino o il bue; ma che, con tutto ciò, bene usata, può essere d'un vantaggio considerevole alla società. E, benché io sia d'opinione che l'instituto del poeta non sia di giovare direttamente, ma di dilettare, nulladimeno son persuaso che il poeta possa, volendo giovare assaissimo.  […] Egli è certo che la poesia, movendo in noi le passioni, può valere a farci prendere abborrimento al vizio, dipingendocene la turpezza, e a farci amar la virtù, imitandone la beltà.[…] La poesia che consiste nel puro torno del pensiere, nella eleganza dell'espressione, nell'armonia del verso, è come un alto e reale palagio che in noi desta la meraviglia ma non ci penetra al cuore."
(dal Discorso sopra la poesia)

 

fonte: http://www.liceogrigoletti.it/docenti/doc07/files/Giuseppe%20Parini.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Letteratura Italiana
GIUSEPPE PARINI (1729-1799)

Nato in Brianza, appartenente ad una famiglia assai modesta, poté studiare solo come potevano i ragazzi del suo ceto: per gli aiuti di una zia e in collegi ecclesiastici. Per ricevere l’eredità della zia dovette farsi prete, e, per vivere, dovette fare il precettore presso famiglie aristocratiche: in casa del duca Serbelloni prima, in quella del conte Imbonati poi. Queste furono due esperienze decisive, perché gli permisero di osservare da vicino la società aristocratica, e poiché il conte Imbonati ricostituì in quegli anni l’accademia dei Trasformati, uno dei più prestigiosi centri culturali attivi a Milano, il Parini poté esservi ammesso, per entrare così nella società letteraria.
Nel ’52, pubblicò un primo volumetto di versi, Alcune poesie di Ripano Eupilino, e cominciò la sua carriera di scrittore. Parini, naturalmente, parte dalla formazione arcadica. La sua, all’inizio, è una produzione da giovane paesano appena inurbato, formatosi sui libri della generazione precedente. Ma in seguito cominciò ad avere contatti letterari, si aggiornò nei rapporti sociali e nelle idee. Ricordiamo che nel 1764 escono Dei delitti e delle pene di Beccaria e il “Caffè”.
Tra le prime opere, due sono interessanti perché configurano i limiti nei quali Parini può dirsi “illuminista”: una parola dal significato assai largo, che può comprendere personalità assai diverse. Parini fu illuminista perché di questo movimento accolse alcuni presupposti, quelli che poteva accettare lui, milanese, cristiano, prete, educato in Arcadia, sdegnato delle ingiustizie sociali ma non rivoluzionario, ostile ai cambiamenti traumatici, sia venissero da rivoluzioni popolari, sia li provocasse un sovrano “illuminato”.Così il suo Dialogo sopra la nobiltà è un pamplet vivace contro i privilegi connessi alla nascita, a favore di una nobiltà interiore, non ereditata, ma conquistata con l’educazione e lo studio. Nel Dialogo sopra la poesia, Parini si dichiara d’accordo con i sensisti nell’assegnare all’arte, imitazione della natura, il compito di muovere in noi sensazioni ed impressioni. Afferma, inoltre, che l’arte è utile: “Che se altri richiedesse se la poesia sia utile o no, io a questo risponderei ch’ella non è già necessaria come il pane, né utile come l’asino e il bue; ma che, con tutto ciò, bene usata, può essere d’un vantaggio considerevole alla società…”.
LE ODI
La composizione delle odi abbraccia gli anni dal 1757 al 1795. In queste opere, Parini ripete che la poesia deve unire al “vanto di lusinghevol canto” l’utile, inteso in senso illuministico, ossia sociale e civile, e non astrattamente morale. L’aggettivo “lusinghevol”, altrove “dolce” rimanda alle indicazioni del sensismo, indicando la scelta di sostantivi ed aggettivi che destino impressioni forti e vive.
I temi delle poesie sono tutti nuovi, moderni, civili: la celebrazione dell’aria salubre dei campi e la denuncia della cupidigia egoistica che ammorba l’aria di Milano (La salubrità dell’aria); difesa dei poveri che delinquono cedendo al bisogno (Il bisogno); protesta per l’evirazione dei giovani, che ancora si praticava per ottenere le voci bianche (La musica); difesa delle nuove tecniche di immunizzazione del vaiolo (L’innesto del vaiolo); delineazione di una pedagogia che educasse nello stesso tempo il corpo e l’animo, e preparasse un cittadino ed un uomo (L’educazione).
Le odi, in conclusione, testimoniano l’adesione del poeta alle battaglie civili e culturali che altri combattevano intorno a lui. Se importante e profondo è il rinnovamento della materia trattata, le forme sono debitrici della tradizione arcaica. È inoltre presente il recupero della tradizione classica. Le strutture metriche, (settenari, soprattutto) eleganti e raffinate, vengono portate al massimo grado della tensione espressiva, attraverso l’introduzione di un lessico crudo,cioè piuttosto realistico che letterario.


IL POEMA: “IL GIORNO”
Il capolavoro del Parini è un poema didascalico-satirico, in endecasillabi sciolti, Il giorno, diviso in tre parti (Il mattino; Il mezzogiorno; La sera). Furono pubblicate le prime due parti nel 1763 e nel 1765. Il tema è un attacco (un tema dibattuto in quegli anni) contro il cicisbeismo: un costume che nella classe aristocratica sanciva il diritto della moglie ad avere un “cavalier servente”, cioè un giovane che la assistesse nei suoi doveri mondani, pratica che, solitamente, nascondeva l’adulterio. Ma il poema di Parini va al di là di questa polemica, e si allarga al racconto della giornata del “giovin signore”. Il racconto, a sua volta, diventa occasione per offrire un quadro satirico della vita oziosa e parassita della nobiltà e per affermare la dignità dell’uomo, a qualsiasi ceto appartenga. In questo modo, le vanità, i vizi e la corruzione del mondo aristocratico divengono oggetto di una denuncia in linea con le posizioni antinobiliari degli illuministi europei.
Nel Giorno, il narratore si presenta nei panni di “precettor d’amabil rito”, cioè di educatore al piacere e al divertimento. Destinatario dei suoi insegnamenti è un “giovin signore”, che il precettore intende guidare attraverso le tappe della giornata, ovviamente tutta dedicata a frivolezze e divertimenti. Mentre finge di aderire a quel mondo e anzi di celebrarne i meriti e i pregi, il precettore incarna una prospettiva critica e dissacratoria, manifestata attraverso il taglio ironico e parodistico dominante. Lo sfasamento, tra ciò che il precettore dice e il significato che le sue parole acquistano, è ottenuto mediante strategie retoriche, quali l’ironia e l’antifrasi.


LA FORTUNA Il Parini divenne, subito dopo la morte e per tutto l’Ottocento, il simbolo del letterato impegnato in senso civile e morale, un simbolo cioè di significati

patriottici o illuministici. Oggi la personalità pariniana si presenta complessa e problematica. In Parini, temi e materie nuovi si incanalano entro strutture e forme largamente tradizionali (l’ode in primo luogo). La critica più feroce si affida alla figura sobria ed equilibrata dell’ironia. Così è tutta la personalità del poeta: l’impressione è quella di una forza di continuo ridotta a misura, di un’energia domata con tanto maggior rigore quanto più è dirompente.

 

Fonte: http://www.liceicarbonia.it/public/pagine/allegati/Giuseppe%20Parini.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Giuseppe Parini (1729 – 1799)

 

 

Giuseppe Parini è definibile come primo poeta italiano con intendimento civile e politico in Italia, dopo Dante Alighieri.
Tra questi due personaggi ricordiamo però Machiavelli, autore del saggio sul buon governo Il Principe, e Ariosto che, poeta, canta l’uomo nelle sue forme diverse, ma sempre alla ricerca di qualcosa. Dopo la remissività della Controriforma, Beccaria può combattere la sua battaglia per i diritti del colpevole, ma non è certo definibile “poeta”.
Parini, al contrario, intende svergognare la classe dominante, l’aristocrazia, attraverso la satira e l’ironia. Tutto ciò partendo dalla povertà: è stato uno dei pochissimi autori italiani a condurre una vita misera.

Nato a Milano quasi povero, Parini rischia di non poter finire gli studi, per i quali è veramente portato. Ottiene un’eredità da una zia, ma solo a costo che Giuseppe si ordini prete: e così è. Parini diventa, oltre che prete, gran studioso e uomo di cultura, ma l’eredità non gli consentiva di compiere la vita agiata cui ambiva.
Deve lavorare, per cui diventa precettore della nobile famiglia Serbelloni. Vivendo con loro ogni giorno per anni, impara a conoscere tutte le caratteristiche, positive e negative, della classe aristocratica. Quando, un giorno, il padrone di casa schiaffeggia il maestro di musica dei figli, si apre un aperto contrasto tra Parini e la famiglia, che porta il poeta a partire.
L’impegno civile di Parini lo porta ad assumere incarichi sociali e politici a Milano (che gode della situazione di benessere provocata dalla riforme austriache). Prima dirige un giornale, poi entra nella municipalità dopo la Rivoluzione Francese, di cui (solo inizialmente) è fervente ammiratore: qui scopre che l’uomo, una volta raggiunto il potere, perde facilmente di vista i suoi obiettivi. Lascia, con sgomento, l’incarico; l’amico Ugo Foscolo, fuggito da Venezia, nel suo Ultime lettere di Jacopo Ortis attribuirà a Parini frasi sconfortanti sulla situazione vissuta, in cui ormai tutto è perduto e veramente poco è possibile fare. Un quadro altamente pessimistico per un Parini ormai alla fine dei suoi giorni.

 

Il Giorno

L’esperienza di Parini dà l’idea per la sua opera più famosa. In essa il poeta descrive la giornata di un giovane nobile, dal risveglio alla notte, con l’obiettivo finale di evidenziare l’inutilità di una vita così condotta.

 

fonte: http://marcodaforli.altervista.org/TRIENNIO/libri/Letteratura%20Italiana%20dal%201200%20a%20oggi.doc

Autore del testo: M. Alessandrini

 

 

 

 

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