Figure retoriche principali
Figure retoriche principali
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Figure retoriche
Figure retoriche di parola
- Antonomasia: figura consistente nel sostituire un nome comune con un nome proprio o viceversa, con un appellativo che ne mette in risalto una caratteristica universalmente conosciuta (es: Sei un Giuda)
per antonomasia = per eccellenza
- Iperbole: esagerazione di un concetto, al di là del credibile, per eccesso o per difetto per meglio colorirlo; è una delle figure retoriche maggiormente impiegate nella comunicazione quotidiana (es: E’ un secolo che non ti vedo. Ci metto un secondo ad arrivare)
- Litote: attenuazione di un concetto tramite la negazione dell’idea contraria, talvolta con intenzione ironica; è il contrario dell’iperbole (es: Don Abbondio non è nato con un cuor di leone)
- Metafora: sostituzione di un termine con un altro il cui significato è in rapporto di somiglianza con quello della parola sostituita. Costituisce una delle maggiori fonti di trasformazione della lingua e si usa chiamare “figurato” il termine sostituito e “figurante” il termine che lo sostituisce (es: E’ nata una stella)
- Metonimia: sostituzione di un termine con un altro che è in rapporto di somiglianza con il termine sostituito. Questo rapporto di dipendenza assume forme diverse: causa-effetto, effetto-causa, contenente-contenuto, materia-oggetto, astratto-concreto (es: Torno alle mie sudate carte)
- Perifrasi: gruppo di parole che indica una persona o designa un concetto che potrebbe essere espresso con un solo termine specifico (es: colui che governa ogni cosa)
- Sineddoche: designazione di una cosa non con il termine che le è proprio, ma con un altro che ha con il primo un rapporto di quantità: parte-tutto, tutto-parte, singolare-plurale, plurale-singolare, numero determinato-numero indeterminato, specie-genere (es: Il pane non ci manca)
Figure retoriche di pensiero (13)
- Allegoria: metafora continuata. La metafora riguarda solo una parola, mentre l’allegoria estende e sviluppa la metafora cosicché una descrizione o una narrazione contiene anche un significato più profondo e nascosto; sotto il velo del senso letterale se ne nasconde uno simbolico (es: Il viaggio di Dante, che rappresenta allegoricamente l’ascesa dal peccato alla beatitudine)
- Allusione: riferimento intenzionale ad espressioni famose senza citarne esplicitamente l’origine (es: E’ una vittoria di Pirro = è stata una vittoria inutile, come quella di Pirro contro i Romani, perché perse gran parte del suo esercito)
- Antifrasi: figura mediante la quale si vuole affermare esattamente l’opposto di quello che si dice; è la forma più esplicita di ironia (es: Ma bravo!)
- Antitesi: consiste nel contrapporre parole di significato opposto (es: Pace non trovo e non ho da far guerra - Montale)
- Apostrofe: figura per cui, interrompendo improvvisamente la forma narrativa o espositiva del discorso, chi parla o scrive si rivolge direttamente a persona o cosa personificata, anche se assente o lontana (es: Oh graziosa luna – Leopardi)
- Enfasi: consiste nell’accentuare l’espressione di un’idea, anche ponendo in particolare rilievo un termine o una frase (es: LUI si che ha capito! LUI sa cosa voglio dire!)
- Eufemismo: perifrasi che serve ad attenuare un concetto negativo o sgradevole. Spesso è una sostituzione linguistica dovuta alle convenienze sociali (es: E’ passato a miglior vita)
- Interrogazione retorica: frase interrogativa che richiede enfaticamente ad un interlocutore un consenso o un dissenso già impliciti nella domanda, in altri termini è una domanda che di interrogativo ha solo la forma (es: Vuoi ammalarti?! Ma non abbiamo già speso abbastanza?!)
- Ironia: sostituzione del pensiero che si vuole intendere con un altro che sta in rapporto di senso contrario al primo (es: Come sei bravo!)
- Ossimoro: associazione in un legame di stretta dipendenza di due termini con significato opposto. E’ una particolare forma di antitesi in cui si afferma la contemporanea esistenza e non esistenza di una qualità (es: Gridò sottovoce – Manzoni)
- Personificazione/prosopopea: consiste nel dar vita e parola a personaggi assenti, lontani o definiti oppure anche a concetti astratti e cose inanimate, che sono stati personificati (es: Mi riconobbero dissero ben torni ormai – Carducci)
- Similitudine: consiste nell’accostamento, in una medesima espressione, di due immagini aventi almeno una qualità in comune. Per compiere l’accostamento si ricorre all’impiego di una formula di paragone: come, simile a, a somiglianza di (es: Si sta come d’autunno, sugli alberi le foglie)
- Sinestesia: procedimento retorico che consiste nell’accostare, in una medesima espressione, termini che appartengono a sfere sensoriali diverse (es: L’urlo nero – Quasimodo)
Figure retoriche di sintassi (12)
- Anacoluto: si tratta di una vera e propria infrazione delle regole di sintassi, in quanto consiste in un mutamento di costruzione sintattica del periodo, si susseguono due proposizioni spesso con soggetto diverso, la prima delle quali rimane in sospeso (es: Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro. Un religioso che vale più un pelo della sua barba che tutta la vostra – Manzoni)
- Anafora: ripetizione di una o più parole all’inizio di due o più frasi o versi (es: Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente – Dante, Inferno III)
- Asindeto: consiste nel far seguire due o più parole o frasi sopprimendo le congiunzioni coordinanti (es: Egli solo Gramigna non era stanco, non si fermava mai – Verga)
- Chiasmo: disposizione incrociata di termini concettualmente o morfologicamente affini (es: Uomini fummo e or siam sterpi - Dante, Inferno III)
- Climax o gradatio: successione di termini aventi significato progressivamente più intenso (climax ascendente) o al contrario progressivamente meno intenso (climax discendente o anticlimax) (es: Novi tormenti e novi tormentati mi veggio intorno come ch’io mi mova, ch’io mi volga e ch’io guati – Dante, Inferno VI)
- Ellissi: omissione di una parte del discorso, che viene sottintesa per conferire maggiore efficacia e concisione nello stile (es: Quel giorno più nn vi leggemmo avanti – Dante, Inferno V)
- Iperbato: inversione di alcuni termini rispetto all’ordine naturale, di conseguenza può avvenire che vengano separate parole che costituiscano un sintagma (es: Mille fiori al ciel mandano incensi – Ugo Foscolo)
- Pleonasmo: impiego di una o più parole grammaticalmente o concettualmente superflue (es: A me mi)
- Polisindeto: unione di una o più parole o frasi successive mediante l’impiego di frequenti congiunzioni
- Preterizione: figura retorica mediante la quali si finge di voler tacere ciò che in realtà si dice, aumentandone così l’importanza (es: Non sto a dire che…..)
- Reticenza: interruzione voluta e improvvisa di un pensiero già iniziato, in modo da lasciar intuire la conclusione. Solitamente si raffigurano i tre punti.
Figure retoriche foniche e morfologiche (6)
- Allitterazione: ripetizione degli stessi suoni in due o più parole successive (es: Quel fruscio che fanno le foglie – D’Annunzio)
- Apocope o troncamento: soppressione di una lettere o di una sillaba in fine di parola. Non si confonda con l’elisione, in cui la caduta della vocale finale di una parola di ha solo davanti a un’altra cominciante per vocale (es: Nel mezzo del cammin di nostra vita – Dante, Inferno I)
- Assonanza: somiglianza di un suono tra le ultime sillabe di due parole quando sono uguali le vocali ma diverse le consonanti (es: Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino cape. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo – Cardelli)
- Consonanza: somiglianza di un suono tra le ultime sillabe di due parole quando sono uguali le consonanti ma diverse le vocali (es: …com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia - Eugenio Montale)
- Onomatopea: imitazione linguistica di un suono naturale (es: Don don di campane – Pascoli)
- Paronomasia: accostamento di parole molto simili tra loro nel suono ma diverse nel significato (es: Chi dice donna dice danno)
Fonte: http://www.myskarlet.altervista.org/Scuola/Figure%20retoriche.doc
Autore: non indicato nel documento
Figure retoriche principali
Le figure retoriche
Questa lista è tratta da Vickens, Storia della retorica, Il Mulino 1994, pp. 599-612.
Gli esempi letterari tra parentesi quadra sono tutti tratti da Shakespeare.
Adynaton, l’impossibilità di. trovare un’espressione adeguata all’argomento
[Terzo Gentiluomo. Avete assistito all’incontro tra i due sovrani?
Secondo Gentiluomo. No.
Terzo Gentiluomo, Allora avete perso uno spettacolo che era necessario vedere, di cui non è possibile parlare.] (Il racconto d’inverno, V, 2, 39)
Anadiptosi (o reduplicatio)
in cui l’ultima parola (o le ultime parole) di un periodo o di una frase diventa (o diventano) la prima di quella successiva
[Augurandomi d’essere simile a taluno più ricco di speranza, / come lui nelle fattezze, come lui circondato d’amici-] (Sonetto 29)
Anafora (o repetitio)
in cui la medesima parola viene ripetuta all’inizio di una serie di periodi o di frasi
[Alcuni menano vanto dei loro natali, altri del loro ingegno, / altri delle loro ricchezze, altri del vigore dei loro muscoli (Sonetto 91 )
Antanaclasi, allorché una parola viene usata due (o più) volte secondo due (o più) dei suoi sensi
[Prima spegnerò questa luce, e poi quest’altra (la vita).] (Otello, V, 2, 7)
Antbypophora (o rogatio), quando si pone una domanda a cui si risponde da soli
[E che cosa c’è in quella parola onore? Che cos’è quell’onore? Aria. Un gran bell’affare! Chi ce l’ha? Questo che è morto mercoledì. Se lo sente? No. Lo ascolta? No] (Enrico IV, parte prima, V, 1, 131)
Antimetabole (o commutatio)
quando due o più parole vengono ripetute invertendone l’ordine
[Perché, tu che sei musica a chi t’ode, ascolti la musica con tristezza?] (Sonetto 5)
Antitesi (o comparatio)
in cui vengono fra loro contrapposti e distinti due contrari
[Beatitudine mentre la si esperimento e, dopo provata, una vera
tribolazione; / prima, una gioia che vi si offre; dopo, un sogno.] (Sonetto 129)
Antonomasia (o pronominatio)
la sostituzione di un nome (1) mediante una frase descrittiva al posto di un nome proprio, o
(2) mediante un nome proprio in luogo di una qualità ad esso associata
1 [quel bastardaccio figlio di Venere... quel ragazzaccio cieco] (Come vi piace, IV, 1, 21 1)
2 [lo non sono mica il grande Nabuccodonosor, / signore, non mi intendo molto di erbe. / Gioco di parole fra “grass” (erba) e “grace” (grazia): secondo il racconto biblico del re, colpito dall’ira divina, impazzì, riducendosi a nutrirsi d’erba.] (Tutto è bene quel che finisce bene, IV, 5, 2 1 )
Aposiopesi (o praecisio)ovvero l’interruzione di una frase che ne lascia incompleto il senso
[lo su entrambe farò le mie vendette / tali che il mondo intero... farò cose... / quale siano ancora non lo so, ma spargeranno / terrore sulla terra.] (Re Lear, II, 4, 281)
Apostrofe (od aversio)quandoil discorso viene spostato da un argomento o da un personaggio a un altro, spesso per accentuare un tratto emotivo
[Un mese appena ... / e si sposò. O nefandissima fretta! ... / correre con passo cosi franco verso lenzuola incestuose] (Amleto, 1, 2, 153)
Asindeto (o dissolutio)la mancanza di congiunzioni tra periodi
[Ferii io stesso i miei propri sentimenti, / vendetti a vil prezzo ciò ch’è più caro; / con nuovi affetti arrecai offese ad affetti antichi-] (Sonetto 110)
Auxesis (o incrementum),
allorché si dispongono le parole secondo un ordine ascendente di importanza
[Poiché e bronzo e pietra e la terra e il mare interminato / soggiacciono al triste potere della morte... ](Sonetto 65)
Brachilogia (od articulus)
la mancanza di congiunzioni tra le singole parole, che sono pertanto separate unicamente dalle virgole
[... e, finché l’atto dura, la libidine / è spergiura, assassina, sanguinaria, infame, / selvaggia, insaziabile, brutale, crudele, infida... ](Sonetto 129)
Chiasmo
la ripetizione di alcuni concetti (non necessariamente con le stesse parole, in contrasto con l’antimetabole) in ordine invertito:
[Ma che vita dannata quella di chi ama / e cova fi dubbio, dí chi
sospetta e spasimo d’amore!] (Otello, III, 3, 169)
Climax (o gradatio)
quando l’ultima parola di un periodo o di una frase diventa la prima di quella successiva, come nell’anadiplosi, ma secondo un processo protratto per tre o più fasi, simili ai gradini di una scala
[La mia coscienza parla con mille lingue, / e ogni lingua racconta la storia, / e ogni storia mi bolla di infamia... ] (Riccardo Iff, V, 3, 193)
un’esclamazíone dettata da una forte passione, come l’ira, il dolore o l’ammirazione
O petto mio, / sei troppo forte, come fai a resistere?] (Re Lear, 11, 4, 197)
Epanalessi (o resumptio),in cui una medesima parola viene ripetuta all’inizio e alla fine di un periodo, di un verso, di una frase
[Gentile è oggi l’amor mio, e domani sarà gentile... 1 (Sonetto 105)
Epanodos (o regressio),
quando nel corso di un ragionamento se ne ripetono i termini principali
[Il mio occhio e fil mio cuore si fanno guerra feroce / disputandosi la conquista della tua vista: / il mio occhio vorrebbe cancellare la tua immagine dal suo cuore; / il mio cuore vorrebbe negare al mio occhio l’esercizio di tal diritto.] (Sonetto 46)
Epanorthosis (o correctio)
quando una parola o un concetto viene corretto e sostituito con uno più adatto
[Un cuore onesto, Cate, è il sole e la luna; o piuttosto, il sole, non
la luna; giacché splende fulgido e non cambia mai, ma mantiene
fedelmente il suo corso.] (Enrico V, V, 2, 162)
Epifonema (o acclamatio)un efficace riassunto di un intero ragionamento, spesso in forma di epigramma o di sententia
[Questo io giuro, ed è giuramento che sempre manterrò: / io sarò fedele, a dispetto di te e della tua falce.] (Sonetto 123)
Epistrofe (o conversio)
la ripetizione di una medesima parola alla fine di una serie di periodi o di frasi
[E questo è niente? / Ebbene, allora il mondo, e tutto ciò che contiene, è niente. / mia moglie è niente, e niente nasce da tutti questi niente, / se questo è niente.] (Il racconto d’inverno, 1, 2, 292)
Epizeusi (o subjunctio)
quando una parola viene ripetuta due o più volte senza che nessuna altra le sia frapposta
[Urlate, urlate, urlate!] (Re Lear, V, 2, 257)
Eufemismo
la sostituzione di un termine peggiorativo con uno più favorevole
[Falstaff... quando sarai re non permettere che noi paladini notturni (“i tagliaborse”) siamo chiamati ladri di diurne bellezze. Che ci chiamino sacerdoti di Diana, gentiluomini dell’oscurità, i favoriti della luna(Enrico IV, parte prima, I, 2, 13 ss.)
Homoioptoton (o similiter cadens - cfr. omoteleuto)
quando parole corrispondenti (spesso alla fine di una serie di periodi o di frasi) posseggono desinenze simili (impossibile in lingue prive di declinazioni)
Veni, vidi, vici.
Hysteron proteron (o praeposteratio)
quando in una frase o in un periodo si pongono prima delle parole che per il loro significato dovrebbero giungere in seguito
[L’Antoníade, la nave ammiraglia egiziana, / con le altre sessanta
navi, è fuggita invertita la rotta.] (Antonio e Cleopatra, 111, 10, 2)
Ipallage (o submutatío)
“il cambiamento della costruzione autentica e dell’applicazione delle parole con cui se ne perverte e se ne rende del tutto assurdo il significato” (Puttenham)
[Non c’è occhio d’uomo che abbia mai sentito, non c’è orecchio d’uomo che abbia mai visto, non c’è mano d’uomo che abbia mai assaggiato, non c’è lingua che abbia mai toccato, e tanto meno cuore che abbia mai raccontato un sogno come il mio.] (Sogno di una notte di mezza estate, IV, 1, 21 1)
Iperbato (o transgressio)
l’alterazione dell’ordine delle parole al fine di conferirvi maggiore rilievo
[Eppure, non voglio spargere d suo sangue, / voglio lasciare intatta la più bianca sua pelle della neve... ](Otello, V, 2, 3)
Iperbole (o superlatio)
quando si esagerano le dimensioni per descrivere qualità eccezionali
[Le sue gambe scavalcavano l’oceano e il suo braccio / alzato era il cimiero del mondo. La sua voce, / quando parlava ago amici, era musicale / e in armonia al tono delle sfere celesti... ] (Antonio e Cleopatra, V, 2, 82)
Ipotiposi (o demonstratio, evidentia)
una vivida descrizione che fa appello al senso della vista
[Pensate, quando parliamo di cavalli, di vederli / stampare i superbi zoccoli sulla docile terra... ] (Enrico V, Prologo, I, 26)
Isocolon (o compar)
quando una serie di periodi o di frasi possiede pari lunghezza (e spesso anche pari struttura (vedi parison)
[Ci fu mai donna così corteggiata? / Ci fu mai donna così conquistata?] (Riccardo III, I, 2, 227)
Meiosi (o extenuatio)
una forma con cui si “rimpicciolisce” un argomento sminuendolo
[Ma quando lo specchio mi rivela a me stesso tale qual sono, / avvizzito e sciupato e reso coriaceo dagli anni... ](Sonetto 62)
Metalessi
l’attribuzione di un effetto presente a una causa remota
[Qui ha parlato mio fratello; qui la tomba di mio padre / ha dato voce] (Misura per misura, 111, 1, 86)
Metafora (o translatio)
allorché una parola viene trasposta da un oggetto all’altro, per un’esemplificazione e per una sottolineatura emotiva
[In me tu puoi vedere quella stagione dell’anno / in cui le foglie ingiallite, o poche, o nessuna, pendono / da quei rami che lottano tremando contro il freddo, / cori vuoti e in rovina, là dove pur dianzi cantavano dolcemente gli uccelli.] (Sonetto 73)
Metonimía (o transmutatio), la sostituzione di un nome con un altro, ad esempio l’autore per l’opera o il segno per il significato
[O mio bel fanciullo, tu che reggi nelle tue mani / l’orologio mutevole del Tempo, e la sua falce, l’ora... ](Sonetto 126)
Omeoteleuto (o similiter desinens)
quando parole corrispondenti (spesso alla fine di una serie di periodi o di frasi) posseggono terminazioni simili
[Mia madre piange, mio padre geme, mia sorella versa calde lacrime, / la serva si dispera, la gatta si torce le mani... ] (I due gentiluomini di Verona, II, 3, 6)
Onomatopea (o nominatio)
quando si usa il linguaggio per imitare il suono dell’animale o della cosa descritta
[Soffiate, venti, squarciatevi le guance! Infuriate! Soffiate! / voi, cateratte e uragani, sgorgate... ] (Re Lear, III, 2, 1)
Paralipsis (od occultatio)
quando si finge di sorvolare su una questione per richiamare l’attenzione su di essa
[Basta che i cittadini sentano il testamento di Cesare - / che però io, scusate, non ho intenzione di leggere - / e andranno a baciare le ferite del suo cadavere... / Abbiate pazienza, buoni amici: non devo leggerlo. / Non è bene che sappiate quanto Cesare vi amava... ] (Giulio Cesare, HI, 2, 130)
Parison (o compar)
ovvero la struttura corrispondente o simmetrica di una serie di periodi o di frasi
[Perché Cesare mi amava, lo piango; poiché gli arrise la fortuna, mi rallegro; poiché era valoroso, l’onoro; ma poiché era ambizioso, l’ho ucciso.] (Giulio Cesare, III, 2, 24)
Paronomasia (agnominatio od allusio), quando vengono poste vicine fra loro due o più parole dal suono simile ma dal significato diverso
[Pazza nella ricerca e tale durante il possesso.] (Sonetto 129)
Perifrasi (o circumlocutio)
l’uso di più parole per descrivere con più spazio ed enfasi ciò che poteva essere enunciato con molta maggiore brevità
[... quando la fatale sentenza / contro cui non v’è cauzione mi toglierà di quaggiù... ](Sonetto 74)
Ploche (o conduplicatio, diafora)
la ripetizione di una o più parole
[Perché tu che sei musica a chi t’ode, ascolti la musica con tristezza? / Eppure le dolcezze non sono nemiche alle dolcezze; la gioia si compiace nella gioia.] (Sonetto 8)
Poliptoto (paragmenon, traductio, o adnominatio)
la ripetizione di una parola in forma diversa
[E una volta morta la Morte, cesserà di morire.] (Sonetto 146)
Polisindeto (o acervatio)
l’abbondanza di congiunzioni tra i periodi
[Allora, dalle lodi ch’esse fanno del supremo tipo di bellezza, /della mano, del piede, delle labbra, dell’orecchio, del volto, / io m’accorgo che quelle antiche penne si sforzavano di rappresentare / per l’appunto tale tipo di bellezza quale voi impersonate adesso. ](Sonetto 106)
Prosopopea (o confirmatio)
quando una persona immaginaria o assente viene rappresentata come se fosse lei a parlare o ad agire; e quando a cose mute o inanimate vengono conferite la vita, la parola o altre qualità umane
[Mi sembra di sentire / Antonio che mi chiama. Lo vedo alzarsi / per lodare il mio nobile gesto. Sento che si burla / della fortuna di Cesare... Ecco, vengo da te, mio sposo.] (Antonio e Cleopatra, V, 2, 283)
Sillessi (o conceptio)
allorché una parola viene usata una volta sola, ma in un contesto e in un tono che suggeriscono due diversi significati
[Perciò io mento (o “giaccio”) (lie) con lei, ed essa con me... ] (Sonetto 138)
Sineddoche (o subintellectio)
quando si sostituisce una cosa con un’altra, la parte per il tutto, il genere per la specie, e viceversa
[Sono gli araldi di Marzio: davanti a lui il frastuono del trionfo, dietro di lui le lacrime... ] (Coriolano, II, 1, 158)
Sineciosi (ossimoro o contrapositum)
l’unione (e non l’opposizione, come nell’antitesi)di situazioni o di termini opposti e apparentemente incompatibili
[Per tale ragione, con incerta gioia / lieto da un occhio e piangente dall’altro, / come chi dicesse aflegria in un funerale e requiem dei morti per un matrimonio, / mettendo gioia e dolore sulla bilancia, / ho tolto in moglie colei.] (Amleto, 1, 2, 10)
Zeugma (o adjunctio), in cui un verbo sostiene due o più periodi
[E poiché quegli sfacciati ci godono tanto, / dà a baciare ad essi le tue dita, e le tue labbra a me.] (Sonetto 128)
Fonte: http://www.argomentare.it/retorica/figure%20retoriche.doc
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