Futurismo scapigliatura emetismo
Futurismo scapigliatura emetismo
I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.
FUTURISMO RUSSO - SCAPIGLIATURA - ERMETISMO
Molto diverso il futurismo russo dal futurismo italiano. Come ricordiamo il futurismo italiano esalta la guerra Filippo Tommaso Martinetti afferma che LA GUERRA E’ BELLA, LA GUERRA E’ L’IGIENE DEL MONDO (ZANG TUMB TUMB).
Il futurismo è una corrente di non facile interpretazione non sempre esalta la guerra.
VLADIMIR MAJAKOVSKIJ è il massimo esponente futurista russo .
Vediamo che la grande differenza di pensiero tra il futurismo italiano e quello russo è FONDAMENTALE.
MAJAKOVSKIJ non è per la guerra risente della oppressione, della repressione operata da STALIN fino al suicidio; si suicida nel 1930 e molti intellettuali russi di questo periodo come BORIS PASSERMACH autore del “Dott. Zivago” , o dell’autore Michael Bulgacoff autore del “Maestro e Margherita” diverranno famosi dopo la fine dell’epoca staliniana.
Majakovskij esprime il proprio dissenso, il futurismo è all’avanguardia culturale.
Nella sua poesia LA GUERRA E’ DICHIARATA da una visione non certo felice della guerra. Da questa poesia si comprende che anche il futurismo non è un movimento di così semplice interpretazione. Al suo interno troviamo un anima che si oppone alla guerra, un anima antibellica.
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In italia, nasce un movimento che viene definito decadente, e si sviluppa soprattutto al nord.
LA SCAPIGLIATURA
Gli scapigliati sono soprattutto milanesi.
La scapigliatura è un movimento interessante, non solamente per la sua tradizione poetica che non può essere considerata di eccelso valore, quanto per lo spirito che anima la letteratura in questo periodo.
ARRIGO E CARLO BOITO sono considerati i massimi esponenti della scapigliatura.
CARLO BOITO in realtà fa l’architetto.
ARRIGO BOITO scrive molti libretti per il teatro, è un librettista.
La scapigliatura si esprime con un profondo senso del macabro.
Lo si vede particolarmente in uno scrittore IGINO UGO TACCHETTI che scrive testi come AL CIMITERO – CASA DI SCHELETRI. Si può capire come la scapigliatura ha una visione della vita non certo ottimistica, positiva. Le tendenze in letteratura sono come nella storia, a momenti di grande esaltazione della vita, dell’esistenza , di vitalismo, come nel caso di Gabriele D’annunzio, si contrappongono invece tendenze di chiusura, di pessimismo, di angoscia. Spesso questo vogliono rappresentare le avanguardie.
Il caso di TACCHETTI è emblematico, si nota nella sua letteratura paragonata a quella di D’Annunzio .
In realtà la scapigliatura fa parte del grande calderone del decadentismo.
anche i crepuscolari fanno parte del grande calderone decadente insieme a D’Annunzio a Pascoli insieme ai simbolisti francesi. La definizione di un movimento letterario è complessa, è difficile. All’interno di una stessa definizione ci sono correnti ed espressioni spesso completamente diversi, è difficile trovare l’elemento comune.
L’elemento comune del decadentismo è sicuramente un senso esasperato, il male di vivere lo si vede in d’annunzio , in parte in Pascoli , nei crepuscolari e nella scapigliatura.
Il male di vivere è l’elemento comune di tutta la letteratura del 900 . il disgusto per l’esistenza.
IGINO UGO TACCHETTI lo esprime in modo molto colorito nelle poesie Al cimitero e Il Sogno.
Il decadentismo, e quindi la scapigliatura esprimono un disgusto per la vita, una ricerca ossessiva della tomba della morte. La morte , unica certezza di vita.
Il decadentismo deriva da un pensiero romantico, deriva dal ROMANTICISMO.
REALISMO = ragione, richiesta di spiegazione scientifica
All’ILLUMINISMO si ispira il POSITIVISMO
Dal POSITIVISMO IL l NATURALISMO FRANCESE
DA CUI NASCE IL VERISMO Italiano a cui si ispira IL REALISMO
Nel 900 TUTTO SFOCIA NEL NEOPOSITIVISMO LOGICO (corrente filosofica)
SCIENZA SCIENTISMO RAGIONE
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IRRAZIONALISMO
Al ROMANTICISMO si ispira il DECADENTISMO a cui si ispira l’ IRRAZIONALISMO che
(scapigliatura – crepuscolarismo – simbolismo)
sfocia nell’ IRRAZIONALISMO e successivamente
nel 900 SFOCIA NELL’ ESISTENZIALISMO
Massimo esponente MARTIN HEIDEGGER (filosofo del Nazismo)
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TRA Realismo e Irrazionalismo LA CORRENTE PIU’ FORTE DEL 900 SARA’ L’IRRAZIONALISMO
CHE DARA’ ORIGINE A 2 GUERRE MONDIALI
LA SCIENZA LA RAGIONE SARA’ SFRATTATA DAL FASCISMO all’estero . il fascismo brucerà
Testi scientifici filosofici i realisti non potranno più vivere in Italia. Troverà vita negli STATI UNITI.
Nel 900 il REALISMO (la ragione) verrà isolata, sfrattata, uccisa, bruciata dall’ IRRAZIONALISMO
La scapigliatura rappresenta semplicemente un gusto estetico degenerato , ma la degenerazione è il frutto di un malessere costante sempre maggiore che sfocia spesso nel suicidio.
Ricordiamo Italo Svevo aveva nella sua poesia un senso auto-ironico come difesa.
Ermetismo
Ermetico tradotto significa oscuro a capirsi, ma in letteratura vuol dire “ INTERPRETATIVO” (dal greco).
La poesia ermetica non è descrittiva va interpretata , era considerata poesia difficile, alternativa.
E’ una grande corrente poetica che coinvolge poeti italiani importantissimi come:
GIUSEPPE UNGARETTI
EUGENIO MONTALE
SALVATORE QUASIMODO ( in parte).
Questi 3 grandi poeti ermetici hanno in comune l’esperienza della guerra.
La storia , la guerra entra prepotentemente nella poesia del 900. Ungaretti combatte la guerra e la descrive nelle sue opere.
Non c’è nulla di edificante nella guerra per gli ermetici, non c’è nulla di esaltante, quando questa è vissuta sulla propria pelle, fa male , è un’esperienza tragica, dolorosa. “ spesso il male di vivere ho incontrato” dirà Eugenio Montale.
Ungaretti dà grande importanza al concetto del “tempo”. In un opera importante di Ungaretti “Il sentimento del tempo” il tempo è percepito da questo poeta come in realtà lo percepivano gli antichi.
IL TEMPO
ABBIAMO AFFERMATO CHE IL TEMPO E’ FONDAMENTALE PER UNGARETTI
Il 900 vede la crisi del concetto di tempo in senso “vettoriale” (per la scienza il tempo è questo) un vettore.
Per la poesia il tempo è una percezione diversa della temporalità è la storia dei “corsi e ricorsi”, gli avvenimenti accadono e riaccadono. Questa visione del tempo è una visione che ricollega Ungaretti con i simbolisti francesi.
Una visione di questo genere del tempo è una visione scientifica obiettiva fredda impersonale. Una visione come questa è una visione vissuta, emotiva, personale, simbolica che apre a spazi di ricordi, di richiami. IL tempo non è inteso come concetto matematico , ma del tempo si ha un sentimento, una percezione , la scienza non interessa la poesia. E’ il corso e il ricorso degli eventi; quando noi ricordiamo, in effetti, riviviamo nel nostro cervello esperienze vissute in passato, le riviviamo nel presente. Questa scansione si rompe si spezza. Ad Ungaretti non interessa questa scansione , in generali ai poeti non interessa la visione scientifica ma interessa la visione emotiva, spirituale.
Ungaretti nell’opera il sentimento nel tempo sintetizza tutto ciò.
IL MALE DI VIVERE DEL 900
Nella poetica di MONTALE invece è sempre presente IL MALE DI VIVERE IL DISGUSTO PER L’ESISTENZA
Il male di vivere, il dolore per l’esistenza, la perdita definitiva di tutti le certezze.
Al poeta rimane solo “ un meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto” un senso di disagio.
E’ il disagio che esprime l’ermetismo , l’ermetismo rompe completamente e definitivamente i temi classici della poesia anche laddove sono presenti delle rime
Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto è una rima, ma non siamo in presenza di poesia classica e tradizionale.
Non abbiamo più la visione tradizionale della poesia. Non ci sarà un ritorno al tradizionale.
Da questo momento in poi non avremo più esempi e tentativi di poesia tradizionale, classica.
Gli schemi classici della poesia saranno rotti definitivamente, non si ritorna più indietro.
Quello che conta nell’ermetismo è la parola. Il senso della ricerca stilistica diventa centrale, la parola acquista un peso anche quando si pronuncia. La parola è un peso in bocca, non è vero che le parole volano, rimangono a volte feriscono più di certi gesti.
Gli ermetici attraverso uno studio approfondito del lessico esprimono questa ricerca formale. L’ermetico rompe gli schemi della poesia tradizionale e si impegna alla ricerca formale.
Anche Quasimodo combatte e vive la guerra.
A differenza degli altri due poeti ermetici verso la fine della sua esistenza abbandona la poesia ermetica e ritorna su schemi poetici più tradizionali, più descrittivi.
L’ermetismo e il simbolismo sono vocativi , non descrittivi.
La poesia contemporanea non offre quadretti descrittivi, offre immagini, flash la cosa importante è che ciascuno di noi ha flash diversi , questa è la libertà della poesia contemporanea rispetto alla poesia tradizionalmente intesa, che lega in qualche modo al testo.
MONTALE
Montale è ligure spesso il paesaggio della Liguria viene descritto nelle sue poesie . Nella descrizione del paesaggio riecheggia il dolore dell’esistenza, questo male di vivere. In Montale sono presenti figure immagini che lo ricollegano al simbolismo francese. Il simbolismo francese ha avuto un peso notevole su tutta la letteratura non solo francese, ma anche europea.
Meriggiare pallido e assorto. Tratto dalla raccolta OSSI DI Seppia.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d' orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch' ora si rompono ed ora s' intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com' é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Il ritmo della poesia è lento perchè siamo nel meriggio tutto è rallentato lo scandire del tempo è afoso. L’uso dei verbi è all’infinito perché descrive la condizione di tutti. Usa metafore ( il mare a scaglie). La vita è una muraglia ed in cima ha anche i cocci di bottiglia.
I limoni
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall' azzurro:
piú chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell' aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest' odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed é l' odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s' abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l' anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità
Lo sguardo fruga d' intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità
Ma l' illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l' azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s' affolta
il tedio dell' inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l' anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d' oro della solarità.
Grande la polemica con i poeti “laureati” color che sono stati incoronati poeti (D’Annunzio Pascoli) polemica con la poesia solenne che utilizza nomi di fiori troppo complicati.
La poesia deve essere poesia per tutti , ama i limoni piante semplici ma colorate , ma nel grigiore della vita quotidiana abbiamo la speranza il colore dei limoni, o uno squarcio di cielo azzurro.
SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Questa è la classica poesia ermetica. Denota l’estremo pessimismo di Montale.
Spesso ho incontrato il male di vivere, il dolore dell’esistenza lo ho incontrato nelle cose apparentemente poco significative, poco importanti la foglia accartocciata; divina Indifferenza si coglie la disperazione in questo pezzo, notare Indifferenza scritto in Maiuscolo divina in minuscolo poche sono le speranza per la società contemporanea e tutto ciò accade nella indifferenza di tutti; la nuova divinità è l’indifferenza.
Non chiederci parola che squadri da ogni lato
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Non chiederci parola precisa, non sappiamo quello che vogliamo, non siamo poeti laureati , non siamo sicuri, non siamo certi, possiamo solo dirti ciò che non vogliamo, possiamo solo suggerire, possiamo solo suggestionare non abbiamo ricette ne risposte.
Inserire Lezione del 19 novembre 2005
Elisabetta
Lezione del 26 novembre 2005
UNGARETTTI
Giuseppe Ungaretti nella prefazione alla raccolta “l’allegria “ ha un tono polemico verso il decadentismo e verso quei poeti che Montale chiama “Laureati” e anche con il futurismo, che ha avuto il merito di far nascere una poesia che rompe con la tradizione, ma ha avuto il demerito di aver considerato il progresso scientifico e tecnologico fine a se stesso, non legato all’esperienza umana.
Ungaretti lo afferma in modo chiaro:
quello che conta è la coscienza degli uomini, non il progresso in se e per se. C’e una forma di delusione profonda da parte di alcuni intellettuali del 900 verso il cosiddetto progresso scientifico. Un eccessiva esaltazione della scienza e della tecnica finalizzata a se stessa, non porta a nulla di positivo per l’essere umano. La scienza deve essere uno strumento non un fine. Deve aiutare a vivere, non deve essere essenziale ed assoluta.
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NON GRIDATE PIU‘
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È un’esperienza tragica, devastante, non può più essere risanata. I morti non possono più essere ammazzati. In guerra non c’è ne vincitore ne vinto. Non vince nessuno, perdono tutti. Non si sente più il rumore dell’erba, si sente solo la morte.
Giorno per giorno. (Da Il dolore)
Mai, non saprete mai come m'illumina
L'ombra che mi si pone a lato, timida,
Quando non spero più...
7
In cielo cerco il tuo felice volto,
Ed i miei occhi in me null'altro vedano
Quando anch'essi vorrà chiudere Iddio...
8
E t'amo, t'amo, ed è continuo schianto
9
Inferocita terra, immane mare
Mi separa dal luogo della tomba
Dove ora si disperde
Il martoriato corpo...
Non conta... Ascolto sempre più distinta
Quella voce d'anima
Che non seppi difendere quaggiù...
M'isola, sempre più festosa e amica
Di minuto in minuto,
Nel suo segreto semplice...
13
Non più furori reca a me l'estate,
Né primavera i suoi presentimenti;
Puoi declinare, autunno,
Con le tue stolte glorie:
Per uno spoglio desiderio, inverno
Distende la stagione più clemente
Giorno per giorno , le settimane , le stagioni, nonostante tutto Ungaretti possiede una speranza, parla di Dio.
La differenza fondamentale è che Ungaretti rispetto a Montale ripone qualche speranza, si rivolge a Dio. Montale non ha più fiducia, speranza nemmeno in una futura vita.
Differenze stilistiche
Montale |
Ungaretti |
Utilizza l’infinito, nelle poesie afferma che il dolore, il male di vivere interessa tutta l’umanità. |
Parla di se stesso, del suo dolore del tempo. |
Si sente la parola dura. Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto. |
Utilizza spazi nei versi poetici, per far riflettere, per dare una speranza. L’INFINITO. |
Ungaretti è un poeta che ha raggiunto la serenità davanti al dolore, mentre Montale non l’ ha mai raggiunta. Riesce nel dolore della guerra vissuta a dare sempre un pensiero di speranza, accetta il dolore con serenità, Montale non riesce, è lacerato dal dolore non si capacita che la sofferenza dell’uomo debba essere la condizione normale dell’uomo. Di fronte ad un medesimo evento ognuno reagisce secondo il proprio carattere.
Montale
Cigola la carrucola del pozzo
Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide.
la parola nella poesia di Montale non è definita, non squadra, mette in relazione il dolore per la fine di un amore con il rumore, Il suono della carrucola che cigola.
Tirando su il secchio un immagine ride e come se stesse immaginando di vedere una donna evanescente, ed il passato si fa vecchio, appartiene ad un altro. L’acqua e il pozzo sono la metafora di un amore finito.
Montale
L’anguilla
L'anguilla, la sirena
dei mari freddi che lascia il Baltico
per giungere ai nostri mari,
ai nostri estuari, ai fiumi
che risale in profondo, sotto la piena avversa,
di ramo in ramo e poi
di capello in capello, assottigliati,
sempre piú addentro, sempre piú nel cuore
del macigno, filtrando
tra gorielli di melma finché un giorno
una luce scoccata dai castagni
ne accende il guizzo in pozze d' acquamorta,
nei fossi che declinano
dai balzi d' Appennino alla Romagna;
l'anguilla, torcia, frusta,
freccia d'Amore in terra
che solo i nostri botri o i disseccati
ruscelli pirenaici riconducono
a paradisi di fecondazione;
l'anima verde che cerca
vita là dove solo
morde l' arsura e la desolazione,
la scintilla che dice
tutto comincia quando tutto pare
incarbonirsi, bronco seppellito:
l'iride breve, gemella
di quella che incastonano i tuoi cigli
e fai brillare intatta in mezzo ai figli
dell' uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
non crederla sorella?
E una poesia delle più strane di Montale.
E la metafora della sopravvivenza dell’uomo.
L’anguilla parte dal mare dei sargassi percorre migliaia di km per riprodursi, attraversa luoghi desolati fangosi, ce la mette tutta per potersi riprodurre, e……………….
Puoi tu, non crederla sorella?
Questa è la storia dell’uomo.
L’anguilla striscia, è piccola nell’immensità e nella vastità del mondo, facilmente può essere calpestata, facilmente può trovare davanti alla sua strada percorsi ardui, percorsi difficili, passa attraverso tutte le intemperie a tutte le stagioni sempre con immensa fatica. Come si fa a non considerarla sorella dell’uomo?
http://utenti.multimania.it/assodeli/futurismo.doc
12 novembre 2005
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
Futurismo scapigliatura emetismo
Il Futurismo (1909-1925)
Il Futurismo fu un movimento letterario e artistico, sorto in Italia nel primo decennio del Novecento.
Il “Manifesto del Futurismo” venne pubblicato sul “Figaro” di Parigi nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti.
Per i Futuristi le forme di espressione sono l’aggressività, la temerarietà, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno. Queste idee nella letteratura si tradussero nell’abolizione della sintassi, della punteggiatura, delle parti qualitative del discorso (aggettivi e avverbi), proclamando le “parole in libertà”.
Le nuove teorie vennero trasferite ed adattate a tutti i settori della cultura, alla pittura, alla musica, alla scultura e al teatro.
I Futuristi coltivarono il mito della vittoria, della macchina, della velocità e della tecnica, temi questi che furono esasperati fino a degenerare nell’esaltazione della violenza, dell’imperialismo, della guerra come “igiene del mondo”e, almeno con Marinetti, nel Fascismo.
Nell’ambito letterario, il Futurismo italiano ebbe i suoi maggiori esponenti, oltre che in Marinetti, in A. Palazzeschi, C. Govoni, A Soffici; ma i risultati più importanti raggiunti dal movimento furono nel campo delle arti figurative con l’introduzione di un nuovo senso dello spazio che influenzerà le avanguardie europee (Cubismo, Dadaismo e Surrealismo).
IL CREPUSCOLARISMO (1900-1920)
Il termine poeta crepuscolare fu usato per la prima volta nel 1909, quando Giuseppe Antonio Borgese pubblicò sul quotidiano "La Stampa" un articolo, intitolato Poesia crepuscolare, parlando di “una voce crepuscolare, la voce di una gloriosa poesia che si spegne”.
L’aggettivo "crepuscolare" alludeva ad una presunta insufficienza della poesia, che chiudeva in tono sbiadito la grande stagione della tradizione ottocentesca, quella dannunziana e pascoliana.
Oggi definiamo «crepuscolare», senza alcuna intenzione negativa, un modo particolare di sentire la vita e di scrivere poesia. La definizione di Borgese ebbe fortuna, ma non fu mai accettata dai poeti a cui si riferì, poiché essi non costituirono mai un gruppo o una corrente, rimanendo ciascuno isolato nella propria individualità. Il termine “crepuscolare” servì piuttosto a indicare uno stato d'animo di ripiegamento e di abbandono ed una lirica dai toni languidi e malinconici che registrava fatti e volti della realtà quotidiana, anche la più comune e banale. Alle antiche gerarchie di valori, ormai venute meno, i poeti “crepuscolari” sostituiscono una visione malinconica della vita, spesso autoironica, che tende a mettere in crisi ogni certezza.
La poesia crepuscolare è piena di cose, avvenimenti, personaggi modesti, di “buone cose di pessimo gusto” come le definì Gozzano, “povere piccole cose” come le chiamò Corazzini (corsie di ospedali, monachelle, fiori finti, animali imbalsamati, amori adolescenziali).
L'assenza di un programma poetico unico spiega la diversità degli atteggiamenti dell'uno e dell'altro dei crepuscolari (Sergio Corazzini, Guido Gozzano, Marino Moretti, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi) e il passaggio di alcuni di essi ad esperienze d'arte di altro tipo, per esempio al futurismo o all'ermetismo. Le loro composizioni sono accomunate da un tenue pessimismo, da una malinconia senza scosse e senza ribellioni, da una stanchezza di vivere che in alcuni, come Corazzini e Gozzano, è connessa con malattie fisiche.
L’ Ermetismo
L’Ermetismo fu una corrente poetica del Novecento italiano. Sorse nel primo dopoguerra ed ebbe il suo periodo di massimo sviluppo negli anni Trenta.
L’Ermetismo risponde da un lato all’esigenza di superare la tradizione enfatica e morbosa di D’Annunzio (dannunzianesimo) e quella più flebile e pacata di Pascoli (pascolismo), dall’altro al desiderio di rifarsi alle esperienze del simbolismo e postsimbolismo francese.
Tra i cosiddetti poeti “ermetici” vanno annoverati G. Ungaretti, S. Quasimodo, A. Gatto, L. Sinisgalli, M. Luzi.
Questi nuovi poeti sono tutti accomunati dalla ricerca di una poesia “pura”. Alla poesia tradizionale gli ermetici rimproverano la facilità di espressione, caratterizzata da un discorso chiarificatore ed analitico. La loro poesia, invece, si caratterizza per il suo essere, appunto, ermetica ( chiusa, quasi enigmatica).
La parola, negli ermetici, viene sfrondata dei caratteri comunicativi, per conservare quello puramente evocativo; isolata dal contesto attraverso la rottura dei legami logici, popolata di metafore ed analogie, che sembrano caratterizzare una sorta di scuola poetica, rivolta a pochi, quasi incline all’esoterismo.
Fu naturale, quindi, che in un epoca di totalitarismo e di mancanza di libertà, come quella fascista, questa forma di poesia trovasse terreno fertile per essere praticata e assumere un posto di rilievo come espressione artistica e poetica, in particolar modo, tra i poeti non allineati col regime.
Nel suo complesso, l’Ermetismo, costituì un momento di rilievo nell’avvicinamento della cultura italiana a quella europea, anche se, per questo suo modo di essere, rischiò di costituire un clamoroso esempio di letteratura senza destinatario.
Nonostante questo il suo influsso fu profondo e duraturo, anche sulla prosa narrativa e di memoria (Pratolini, Vittorini, ecc.).
Fonte: http://www.liceoodierna.it/default,htm/LETTERATURA%20ITALIANA/FUTURISMO%20-%20CREPUSCOLARISMO%20-%20ERMETISMO.doc
autore: Prof. A. Amato
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