Psicologia dei processi cognitivi

 

 


 

Psicologia dei processi cognitivi

 

I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

PSICOLOGIA DEL PROCESSI COGNITIVI

PSICOLOGIA DELLE DIFFERENZE DI GENERE:

 

Differenze sessuali = interazione del contesto socio-culturale con 3 sistemi biologici:

  1. corredo cromosomico
  2. concentrazione ormonale
  3. struttura e organizzazione cerebrale (mutazioni nella struttura cerebralesono dipendenti da fattori genetici e ambientali).

 

  • EMISFERO SINISTRO: pensiero simbolico e analitico; aree linguistiche.
  • EMISFERO DESTRO: elaborazione percettiva e spaziale

 

Differenze di genere:

peso e volume del cervello superiore negli uomini;
flusso sanguigno nel cervello più veloce nelle donne; spessore del corpo calloso in media maggiore nelle donne (a fibre + larghe corrisponde una comunicazione + rapida fra i 2 emisferi; anche se i due emisferi sono separati, la rapida comunicazione fra di loro corrisponde a maggior emotività anche nei processi cognitivi).

ANDROGENI e TESTORERONE: ormoni maschili (presenti principalmente nei maschi).
ESTROGENI e PROGESTERONE: ormoni femminili.

Concentrazioni ormonali anomale influenzano il successivo sviluppo cognitivo.
Alti livelli di testosterone rallentano la crescita dell’emisfero sinistro (che controlla la parte destra del corpo), per questo, essendo più sviluppato l’emisfero destro, sono + frequenti negli uomini i mancini e negli uomini è + sviluppato il pensiero matematico e visuo-spaziale.

 

Differenza significativa se supera il 5%.
d = entità dello scarto per cui i gruppi differiscono;
+d = vantaggio maschile, -d = vantaggio femminile.

  • Abilità verbali = -d (soprattutto memoria verbale).
  • Abilità visuo-spaziali = +d. 4 categorie:
  1. percezione spaziale (test: road and frame test, water level test -> le donne sono + sfondo-contesto dipendenti)
  2. visualizzazione spaziale (test: paper folding test, hidden figures, embedded figures)
  3. rotazione mentale (massima ampiezza di vantaggio maschile)
  4. abilità spazio-temporali (giudizi su stimoli visivi in movimento)

 

orientamento: gli uomini memorizzano la mappa dall’alto, mantenendo la mappa centrata in quel punto per mezzo di rotazioni mentali; le donne si orientano dal basso, facendo riferimento a ciò che incontrano per strada.
Memoria per la posizione degli oggetti: a favore delle donne.
Problem-solving: gli uomini usano più spesso immagini mentali per la risoluzione dei problemi.

Fattori critici in ambito visuo-spaziale:
tridimensionalità
processi passivi (memorizzazione e successivo ricordo) e attivi (trasformazione e integrazione delle informazioni -> solo in queste prestazioni sono a favore i maschi).

  • Contare:

Abilità di calcolo = -d
Comprensione dei concetti matematici: non ci sono differenze significative
Risoluzione dei problemi = +d (dovuta anche al percorso educativo: se si attiva un training il miglioramento delle strategie è evidente anche, e a maggior ragione, nelle donne, che hanno livelli di miglioramento superiori).

Può darsi che non si debba parlare di capacità diverse ma di strategie diverse di risoluzione dei problemi.
Strategie generali: atteggiamenti a disposizione della persona che si appresta a svolgere il compito.

  • velocità di risposta e accuratezza (a minori capacità in un’abilità corrispondono tempi di risposta + lunghi).
  • Stile di apprendimento (maschi + indipendenti nella scelta del metodo di studio, femmine si attengono al metodo appreso a scuola)
  • Self-efficacy (fiducia nelle proprie capacità, che influenza la buona riuscita di un compito; le donne hanno meno fiducia in sé)
  • Metacognizione (conoscenza del proprio funzionamento mentale e controllo che si può esercitare sui propri processi cognitivi; inferiore nelle donne)

Strategie specifiche: legate a un determinato compito.

 

Le donne sono + emotive, tranne per la rabbia, sia come capacità di autocontrollo, sia come empatia, sia come espressione e descrizione delle emozioni; non è questione di intensità, ma di modalità di manifestazione delle proprie emozioni.

Componente esperenziale/vergale: come gli individui valutano i propri stati emotivi.
Componente fisiologica: come il corpo manifesta lo stato emotivo.

La manifestazione dell’emozione dipende da vari fattori:

  • alti livelli di attivazione emotiva corrispondono a una maggior capacità di nascondere i propri stati emotivi
  • la sicurezza in sé permette di esprimere facilmente le proprie emozioni
  • il grado di femminilità e mascolinità, indipendentemente dal genere di appartenenza. Individui ANDROGINI hanno caratteristiche sia maschili, sia femminili non essendo legati a specifici modelli sessuali, questo comporta un comportamento emotivo più equilibrato.

L’educazione famigliare e scolastica incoraggia l’emotività femminile rispetto a quella maschile.
Nel manifestare le proprie emozioni, uomini e donne sono anche influenzati dagli stereotipi.
Nel gioco i maschi formano gruppi ampi, in cui prevalgono competitività e sfida, le bambine gruppi ristretti in cui prevale la cooperazione. Nell’interagire con l’altro sesso ci si adegua all’emotività dell’altro.

 

 

PSICOLOGIA DEL PENSIERO

MODELLO NORMATIVO: problema della scelta visto come un problema economico in cui l’individuo agisce razionalmente seguendo il principio del massimo risultato col minimo prezzo -> ottimizzazione
Questo modello ignora i limiti umani quali il desiderio, i limiti cognitivi (capacità attentive limitate, memoria che non è in grado di immagazzinare ed organizzare tutti i dati) e l’incapacità di conoscere tutte le alternative possibili in conseguenza anche del tempo ridotto; è stato constatato che il modo in cui viene strutturato un problema (focalizzandosi sui guadagni o sulle perdite), comporta la modalità in cui viene affrontato.

MODELLO DESCRITTIVO: l’individuo, a seconda dei limiti esterni ed interni si comporta nel modo + ragionevole possibile, scegliendo l’alternativa che raggiunge maggiormente i propri livelli di aspirazione -> soddisfazione (di contro all’ottimizzazione).
Considerando anche il fatto che la scelta viene fatta fermandosi sulla prima opzione che si presenta soddisfacente, si presuppone che se cambiasse l’ordine di presentazione delle opzioni la scelta potrebbe essere diversa; questo ci porta a concludere che non esiste una sola opzione ottimale e che il comportamento razionale consiste nel rispondere in maniera ottimale ai limiti cognitivi e ambientali.

EURISTICA: strategia di risoluzione dei problemi che si affida all’intuito e alle circostanze.
BIAS: errore sistematico.

INDUZIONE: dal particolare all’universale
DEDUZONE: dal generale al singolo
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APPROCCIO PROBABILISTICO (modello normativo): l’individuo farebbe un calcolo delle probabilità quando è di fronte ad una scelta che lo porterebbe alla decisione migliore. Alcuni errori di scelta contraddicono questo approccio ad es.
- il fenomeno del conservatorismo dei dati ottenuti a priori;
- l’euristica della disponibilità, cioè l’idea che episodi memorizzati perché già accaduti + volte o perché rimasti impressi sembra + probabile che accadano nuovamente
- la fallacia della congiunzione
Inoltre la teoria probabilistica è nata nel XVIII sec., è impensabile che prima non si ragionasse razionalmente per compiere delle scelte.

APPROCCIO FREQUENTISTA: l’uomo non ragiona col calcolo delle probabilità ma col calcolo della frequenza,di cui abbiamo esperienza nella realtà.

APPROCCIO PRAGMATICO: il modo in cui il problema viene posto può favorire la risoluzione.

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TEORIA DELLA LOGICA MENTALE (approccio normativo): la logica potrebbe essere utilizzata anche come ragionamento mentale umano. La logica stabilisce regole di ragionamento formale attraverso proposizioni; la validità di una determinata proposizione va al di là della sua veridicità. Per verificare la validità di una proposizione l’individuo procede per rappresentazioni mentali, verificando la regola. Tale verifica può avvenire seguendo 2 processi:

  • forward: (in avanti): da determinate premesse si formula una conclusione
  • backward (indietro): si verifica che sia vera la conclusione già esplicitata in partenza.

Nonostante questo la mente umana compie degli errori dovuti alla complessità del ragionamento o al fatto che le regole sono implicite o assenti.

TEORIA DEI MODELLI MENTALI: la mente umana di fronte a delle premesse formula delle rappresentazioni mentali, crea quindi una conclusione coerente con le premesse e infine la verifica con dei contro-esempi. Questa teoria si basa su due principi:

  • principio della parsimonia: l’individuo si rappresenta solo il numero minimo di modelli necessari allo svolgimento del ragionamento, per non occupare memoria.
  • principio di verità: sono esplicitati solo i modelli relativi a ciò che è vero, mentre ciò che è falso resta implicito; questo principio spiega perché è + facile ragionare con modalità di tipo modus ponens (se A allora B), piuttosto che modus tollens (se NON-B allora NON-A) che costringe a ragionare anche su proposizioni false.

Anche aspetti pragmatici e di contenuto facilitano o ostacolano le capacità inferenziali degli individui.
Matching-bias: l’individuo usa semplicemente i termini presenti esplicitamente nelle premesse.
Materiale familiare può portarci a conclusioni per noi plausibili ma non logicamente corrette.
Enunciati dentici: schemi mentali sottoforma di regole sociali che ci aiutano nel ragionamento.

Problem solving: strategia che ricerca la procedura corretta per la soluzione di un problema che non può essere risolto nell’immediato. Diversi approcci:

  • Approccio comportamentista: la mente è concepita come una scatola nera inaccessibile; importanza riposta solamente sul comportamento come risposta a stimoli ambientali; la risposta corretta si ottiene attraverso prove ed errori.
  • Approccio della Gestalt: il problema si risolve attraverso il concetto di insight (1. codifica selettiva delle informazioni utili 2. combinazione selettiva dei vari elementi 3. confronto selettivo rispetto a precedenti esperienze).
  • Approccio cognitivista: (HIP -> Human Information Processing) tiene in considerazione varie componenti = 1. il sistema di elaborazione delle informazioni coi suoi limiti 2. il task environment (strutturazione del compito) 3. problem space (la rappresentazione nella mente dell’individuo).

Da uno stato dato si procede verso lo stato meta prefiggendosi obiettivi intermedi (step by step).
Le varie fasi sono queste:

  1. identificazione del problema
  2. definizione e rappresentazione del problema
  3. formulazione della strategia (pianificazione rispetto alle proprie capacità)
  4. organizzazione dell’informazione (top-down -> cosa mi serve? / bottom-up -> questo dato mi serve?)
  5. allocazione delle risorse
  6. monitoraggio (in caso correggere il percorso)
  7. valutazione (in caso ripartire)

la risoluzione comporta anche un processo di metacognizione; alcuni aspetti come il contesto di presentazione, la struttura semantica e le abitudini e conoscenze del soggetto influenzano la risoluzione;
intrappolamento (conoscenze pregresse bloccano la soluzione)/analogia (conoscenze pregresse favoriscono la soluzione attraverso una fase di recupero, una di sovrapposizione analogica e una di adattamento).
la soluzione avviene attraverso 2 strade:

  • algoritmo: procedura analitica che analizza tutte le alternative e garantisce sempre risposte corrette
  • euristiche: scorciatoie cognitive. Esempi:
  • analisi mezzi-fini: problema diviso in sottoproblemi
  • esame a ritroso: problema risolto dal risultato corretto
  •  semplificazione: rappresentazioni semplificate di problemi complicati

 

 

 

 

PSICOLOGIA DELLA MUSICA

Percezione musicale: caratteri prenatali + cultura di appartenenza
PROSODIA: tono della voce, intensità, ritmi; è ciò che il bambino ricorda, + dei contenuti.
Il cervello analizza il suono e trasforma la materia sonora in materia musicale astratta.
Emisfero destro: preferenza nel riconoscimento di melodie, anche se si ha una sovrapposizione cerebrale delle aree per il riconoscimento della musica. Più utilizzato da soggetti senza training musicale che hanno un orecchio + globale.
Emisfero sinistro: preferenza nel riconoscimento sillabe cantate. Più utilizzato dagli esperti che hanno un’attenzione analitica.
Modularità = interazione e sovrapposizione cognitiva in alcuni aspetti come l’analisi del contorno melodico e l’analisi temporale; altri aspetti, come l’elaborazione musicale sembrano invece indipendenti.

Elettrocardiogramma e magnetoencefalografia studiano l’attività elettrica nella corteccia cerebrale.
Tomografia e risonanza magnetica studiano l’afflusso di sangue (che va nelle zone dove c’è bisogno di rifornimento energetico, quindi sono le zone che si attivano.

Canto materno: una delle prime forme d’interazione che permetto lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo dell’interazione madre-bambino.

Orecchio assoluto = capacità di riconoscere e riprodurre i suoni in maniera specifica. Può essere sviluppato entro i 5-6 anni.

Disturbi acquisiti: malattie patologiche conseguenti ad un danno cerebrale
Disturbi congeniti: non conseguenti a patologie; ad esempio la sordità tonale, individui incapaci musicalmente senza spiegazione precisa.
Agnosia: causata da un danno alla corteccia cerebrale di entrambi gli emisferi; può essere acquisita o congenita: l’incapacità di riconoscere suoni musicali, pur mantenendo l’abilità nel riconoscere altri suoni e il linguaggio.

Più che di talento si dovrebbe parlare di motivazione nello sviluppo di determinate capacità, motivazione interna (piacere nell’applicarsi ad una certa attività) ed esterna (successo ottenuto), associato ad altre condizioni favorevoli, ad esempio lo stimolo ambientale, il tempo a disposizione da dedicare e oltre alla quantità anche la qualità degli esercizi svolti, oltre che a fattori biologici e predisposizione musicale.
Oltre al miglioramento dell’abilità musicale, l’esercizio produce anche miglioramenti in altre aree tipo memoria verbale, abilità matematiche, lettura, attenzione, umore, la capacità d’interazione, la coordinazione motoria.
Si parla in questo caso di plasticità cerebrale: aree del cervello possono essere modificate con l’esercizio. Esistono 2 tipi di modificazione cerebrale:

    • un’area neuronale particolarmente sollecitata chiede manforte ai neuroni adiacenti. (modificazione strutturale)
    • un’area particolarmente sollecitata si organizza in modo da essere + efficiente. (modificazione funzionale)

musica e linguaggio hanno caratteri comuni: sono prerogativa dell’uomo e hanno una sintassi simile a livello di suoni e di processi cognitivi implicati.

Memoria musicale: 3 fasi

  1. processo percettivo (memoria eroica) -> corrisponde alla continuità degli eventi: il suono viene percepito nell’orecchio e trasformato in impulso nervoso. Avvengono 2 processi:
  • estrazione delle caratteristiche
  • congiunzione percettiva
  1. processo di elaborazione (a breve termine) -> analisi della melodia e del ritmo: 2 processi:
  • processo di raggruppamento di elementi simili
  • processo di categorizzazione
  1. processo di immagazzinamento e memorizzazione (a lungo termine) -> analisi delle forme musicali: si creano conoscenze concettuali e semantiche.

 

Emozioni primarie (innate) secondarie (risultato dell’esperienza).
Risposte emozionali di diverso tipo: fisiologiche, motorie strumentali, motorie espressive, modifiche interne della soggettività.
In genere vi è un legame fra percezione musicale e funzionamento del sistema nervoso autonomo.
Emozioni in musica dipendono da 2 dimensioni: la valenza (negativa/positiva), l’intensità (alta/bassa). Influiscono anche il tempo, il modo, la complessità del brano, il timbro degli strumenti e l’influenza esterna.
Le emozioni in musica hanno una valenza soggettiva (ciò che ci suscita) e oggettiva (come è il brano musicale in sé).

 

Fonte: http://appunti.buzzionline.eu/downloads/processicogn0607.doc
Autore: Yle
Appunti del corso di Psicologia del processi cognitivi tenuto dal professor Vecchi.

 

 

 

 

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