Emozioni e sentimenti
Emozioni e sentimenti
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Emozioni e sentimenti




I diversi punti di vista sulle emozioni
- Definizioni generiche.
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- Definizioni maggiormente evolute.




Le principali categorie delle emozioni
Tipi di emozione |
Cosa segnalano |
Cosa favoriscono/ostacolano |
Esempi |
Emozioni positive piacevoli |
segnalano gratificazioni, consonanze fra oggetti o eventi dell'esperienza ed esigenze della persona |
favoriscono relazioni sociali gradevoli e costruttive. |
gioia, allegria, ammirazione, serenità, distensione, disinvoltura, orgoglio, interesse, ecc |
Emozioni negative: generalmente spiacevoli |
segnalano ostacoli, dissonanze fra oggetti o eventi dell'esperienza ed esigenze della persona |
ostacolano relazioni sociali gradevoli e costruttive, pur rivelando determinate funzionalità. |
dolore, tristezza, disgusto, rabbia, ansia, imbarazzo, vergogna, colpa, noia, ecc. |
Emozioni neutre non si accompagnano a chiari vissuti di piacevolezza o spiacevolezza, salvo casi particolari |
segnalano indifferenza, marginalità, ambivalenza, equilibrio o fasi di transizione nelle relazioni fra oggetti o eventi dell'esperienza ed esigenze della persona. |
consentono di indirizzare l'attenzione e di esercitare rigore, obiettività e lucidità in operazioni cognitive e decisionali (a volte a scapito di aspetti di energia e determinazione); favoriscono l'indipendenza e il distacco. |
calma, impassibilità, apatia, disimpegno, sorpresa, concentrazione, ecc... |
Influenza del contesto sul significato degli indici corporei di tensione emotiva.
Un caso tipico è il batticuore che può rientrare in varie "etichette" a seconda del contesto e quindi dell'agente presunto dal soggetto.
Esempi:
a) In presenza di un partner attraente: euforia, attrazione.
b) In presenza di un grave pericolo: paura, preoccupazione
c) In presenza di una macchina che non funziona: rabbia..
fonte: http://scg.itcilo.org/AreaPubblica/OrientamentoMobilita/Cognizione/emozioni2/attach/emozioni_ok.doc
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
Emozioni e sentimenti
Le nostre emozioni provengono da un’antica storia ?
Molti studiosi concordano sul fatto che le parti del cervello che i neuroscienziati associano alle emozioni esistano anche in specie più primitive, diversamente da altre parti del cervello, come la neocorteccia ("neo" significa "nuovo"), che è presente solo in specie più evolute. Quindi è possibile che l'uomo abbia un certo numero di esperienze emozionali e viscerali in comune con specie più primitive: certamente con gli altri mammiferi, ma forse anche con i rettili.
Sappiamo che i nostri riflessi, le nostre reazioni viscerali sono molto simili a quelle dei ratti o dei rettili. Se, ad esempio, uno sconosciuto ci piomba addosso inaspettatamente, la nostra reazione immediata sarà di scappare, di schivarlo o di proteggerci.
Non è, dunque, sorprendente il fatto che queste emozioni siano associate a parti simili del cervello in tutte queste specie diverse.
Qual è il ruolo delle emozioni ?
La nostra coscienza può essere paragonata ad una finestra aperta sul mondo, ma con una visuale stretta. Altre parti del cervello, tuttavia, controllano costantemente le informazioni sensoriali in entrata che magari non passano per la visuale della coscienza.
Così, se accade qualcosa d'importante che viene rilevato dai vari sistemi di percezione, ma non dalla coscienza, scatta un allarme nel corso del quale il sistema emozionale ordina al resto del cervello: "Fermati! Smetti di prestare attenzione a qualsiasi altra cosa, e prendi, piuttosto, coscienza di questo nuovo evento importante!". In parallelo il sistema emozionale invia segnali al sistema motorio, in modo da preparare l'individuo all'azione che può rendersi necessaria per rispondere in modo adeguato al segnale d'allarme.
Il sistema emozionale ha, dunque, una funzione di allarme e di riflesso, che serve a mettere in guardia l'organismo in situazioni in cui è in gioco la sopravvivenza. Questo è uno dei ruoli primari delle emozioni.
L'altro ruolo delle emozioni sembra essere quello di dare un valore, sia esso positivo o negativo, alle cose che ci riguardano.
Anche le nostre funzione cognitive sembrano importanti per comprendere le relazioni di causa e effetto che esistono nel mondo reale o, in altre parole, le relazioni fra eventi diversi, in modo che essi possano essere previsti. Ma questo di per sé non è sufficiente ad attribuire un valore a queste cose.
E', allora indispensabile che esista nel cervello un sistema che dica all'organismo: "Questo fatto è qualcosa che tu desideri che accada ancora; quest'altro fatto, invece non vuoi che accada più."
Se questo sistema mancasse, fuori di noi ci sarebbe un mondo retto dalla logica, dove non sapremmo più cosa desiderare e cosa evitare.
Dev'esserci, dunque, una parte del cervello che dà un significato agli eventi in termini di sopravvivenza. Sono in molti a credere che questo ruolo sia proprio del sistema limbico o, come si dice, del cervello emozionale.
La storia dell'uomo che non provava emozioni.
Una lesione del cervello emozionale può avere delle conseguenze drammatiche. Gli studiosi dicono che una lesione di questo tipo può avere un risultato disastroso sul comportamento, senza però compromettere il quoziente d'intelligenza, le facoltà mentali, la capacità di risolvere problemi o l'intelligenza pura e semplice.
Sono stati effettuati numerosi studi su pazienti con lesioni nelle regioni frontali profonde e inferiori, nei quali è compromesso il giudizio morale, ma non quello cognitivo. Queste persone sono in grado di ragionare normalmente sui problemi, ma sono incapaci di agire di conseguenza.
Un esempio per chiarire è stato descritto da uno studioso americano. Il Signor XY è un ragioniere molto stimato, è un esempio per fratelli e sorelle, è sposato, ha dei bambini e possiede uno studio commercialistico bene avviato. A un certo punto gli viene diagnosticato, fra i due emisferi cerebrali, un tumore frontale e inferiore, che gli viene asportato insieme a una buona parte della corteccia fronto-orbitale su entrambi i lati.
Dopo l'operazione per altro perfettamente riuscita, c’è una stupefacente sorpresa!
Il Signor XY si trasforma in una persona completamente diversa.
Nell'arco di qualche anno divorzia varie volte, perde il lavoro e rimane coinvolto in numerosi affari loschi con personaggi poco raccomandabili. Gioca d'azzardo, beve, picchia la moglie e i bimbi, insomma fa un mucchio di cose che non aveva mai fatto prima.
La sua personalità è completamente cambiata.
Il fatto interessante è che il suo alto Q.I. rilevato prima dell'operazione, attorno a 140, è rimasto intatto, nonostante il suo comportamento sia diventato a dir poco “strano” e contrario alla sua capacità di funzionare come un essere umano adulto e consapevole.
Il Signor XY è rimasto una persona intelligente ai sensi del suo Q.I., ma è diventato un imbelle totale nel suo modo di comportarsi e in particolare nei suoi giudizi emotivi sulle situazioni e sulle persone.
Quale è l’importanza del quoziente emozionale ?
Spesso si considerano le persone intelligenti, quelle con un Q.I. elevato, come individui superiori a noi e con la capacità di raggiungere successo e riconoscimento sociale.
Ma, chiediamoci se il Q.I. è davvero un fattore determinante ?.
L'esempio riportato sul Signor XY pare proprio dimostrare il contrario, e cioè che il Q.I. non sia poi così importante.
Ciò che sembra determinare la riuscita sociale di una persona non è tanto la potenza del suo intelletto, quanto la sua capacità di comunicare con gli altri, di valutare le situazioni sociali ed emozionali, di controllare le proprie emozioni, di non lasciarsi trascinare dall'ira, di controllare la propria aggressività, di trasmettre i giusti segnali emozionali, di rimanere sintonizzati con gli altri per navigare in armonia con la serie di relazioni umane di cui si è circondati.
Ciò che limita il successo delle persone non è tanto il loro livello di conoscenze filosofiche, matematiche o la capacità di destreggiarsi con concetti complessi, quanto piuttosto cose più semplici, come non riconoscere gli altri, rendere difficile il lavoro dei propri collaboratori o inasprire talmente i rapporti che il gruppo di cui si è parte non può più funzionare come una vera squadra.
L'insieme di queste capacità è chiamato "quoziente emozionale", in contrapposizione al quoziente intellettivo: il Q.E. al posto del Q.I.
E' emerso che il Q.E. determina il successo sociale di una persona molto più del Q.I., che può solo prevedere la prestazione scolastica di una persona, ma non va oltre.
Le emozioni hanno che vedere con l’inconscio ?
Probabilmente esiste un sistema emozionale, cioè un insieme di strutture cerebrali altamente interconnesse e dedicate alla gestione dell'esperienza emozionale. E poi c'è il resto del cervello, che è responsabile della cognizione, della comprensione delle relazioni causali della realtà, del modo in cui le cose si armonizzano fra loro e così via. Questi due sistemi possono operare in modo semi-indipendente. Naturalmente sono collegati l'uno all'altro e si parlano in continuazione, ma possono anche svolgere funzioni durante le quali non comunicano facilmente.
Probabilmente ciò che gli psicoanalisti chiamano “inconscio” è da mettere in relazione con questa regione emozionale, profonda, del cervello, che può non essere immediatamente accessibile dalla parte cosciente e cognitiva.
Così, può ad esempio succedere di sentire o provare qualcosa senza sapere il perché.
Con la psicoanalisi si cerca di capire perché improvvisamente sentiamo delle emozioni che provengono dal nostro passato e che non sono più appropriate. Per molte persone questo può essere uno dei modi con cui possono imparare a controllare i sentimenti senza emozioni non appropriate.
Questo significa che se riusciamo a capire precisamente da dove provengono queste emozioni, possiamo trovare delle buone ragioni per controllarle e possiamo dire a noi stessi: "Ok, questa persona ha la stessa struttura fisica di mio padre, porta occhiali come i suoi, ed è una figura autorevole perché è il mio capo, ma devo ammettere che non ha mai avuto nessuno dei comportamenti che mio padre aveva verso di me e che tanto mi hanno fatto male". Quindi, identificando le proprie reazioni, comprendendone l'origine e convincendosi che tali reazioni non sono più appropriate, si diventa bravi nel controllarle.
fonte: http://scg.itcilo.org/AreaPubblica/OrientamentoMobilita/Cognizione/emozioni1/attach/Emozioni.doc
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
LE EMOZIONI PRIMARIE
Esistono elementi nel modo in cui l’essere umano esprime le proprie emozioni che sono costanti in tutte le culture del mondo
Questo fattore è ancora più accentuato se si prende in esame un ristretto gruppo di emozioni che sono primitive, definite appunto emozioni primarie
- Esistono delle zone del cervello che attraverso la produzione di sostanze chimiche generano quelle condizioni che sono poi percepite dal soggetto come emozioni. In particolare distinguiamo nella parte mediale degli emisferi cerebrali, intorno al talamo, una zona detta corteccia congolata a cui sono annesse diverse strutture come i talamo, l’ipotalamo, l’ippocampo, il fornice, il corpo mammillare, l’amigdale, l’area del setto, il fascio mediale del proencefalo.
- L’unione di queste strutture forma il sistema libico.
- La valutazione del significato affettivo degli stimoli è eseguita la maggior parte delle volte dalla cooperazione delle strutture sottocorticali con quelle corticali appartenente ai circuiti della corteccia superiore che permettono al soggetto di apprendere il valore simbolico degli stimoli emotigeni e di produrre una risposta emozionale volontaria (livello consapevole).
- Quando le due strutture non cooperano l’elaborazione delle emozioni e la loro espressione avviene esclusivamente mediata dalle strutture sottocorticali a livello inconsapevole.
LE EMOZIONI PRIMARIE
- In particolare gli studi di Darwin (1872) hanno dimostrato l’esistenza di elementi costanti nell’espressione emotiva umana che si trovano in tutte le culture del mondo.questa continuità diventa molto più marcata se si prendono in considerazione principalmente un gruppo di emozioni che rappresentano i nucleo emotivo degli individui e che sono definite le emozioni primarie.
- Le emozioni primarie sono così indicabili:
1. rabbia
2. disgusto
3. tristezza
4. gioia
5. sorpresa
6. paura
L’ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI PRIMARIE
L’espressione delle emozioni nell’uomo avviene principalmente attraverso due canali:
- Facciale: è la via privilegiata nella comunicazione umana: può veicolare il contenuto dell’emozione stessa. L’espressione facciale fornisce elementi fondamentali per il riconoscimento di un’emozione, mentre i gesti, la postura e la prossemica non danno sufficienti elementi altrettanto utili per individuare l’emozione che si sta provando. Queste altre modalità di espressione dell’emozione forniscono prevalentemente informazioni circa dell’emozione, piuttosto che sull’emozioni in sé.
- Vocale: fornisce informazioni qualitative sull’emozione, piuttosto che sull’emozione in sé. Nell’espressione vocale gli strumenti motori non sono visibili e quindi non possono essere indagati direttamente. I loro schemi d’azione devono di conseguenza essere dedotti sulla base delle caratteristiche acustiche delle onde sonore prodotti dai muscolari fonatori e articolatori.
LE EMOZIONI dunque:
- Sono elementi imprescindibili delle relazioni umane
- Hanno una natura corporea
- allo stesso tempo, hanno contenuti mentali che spesso non sono del tutto rappresentabili
LE CAPACITÀ RELAZIONALI
- L’acquisizione di determinate capacità relazionali risulterà determinante ai fini di un miglioramento della relazione
- Queste capacità non consistono in semplici tecniche procedurali acquisibili con la pratica
- Esse presuppongono una conoscenza emotiva di sé e della propria storia e richiedono a chi le possiede di mettersi in gioco integralmente: mentee corpo
COMPONENTI DELLA
COMUNICAZIONE NON VERBALE
- Setting (ambiente)
- Aspetto esteriore
- Atti non verbali
- Aspetti cinesici
- Aspetti prossemici
ASPETTI CINESICI
DELLA COMUNICAZIONE UMANA
- Gestualità
- Modo di muoversi e camminare
- Posizioni del corpo
- Sguardo
- Mimica facciale
- Caratteri sessuali
COMUNICAZIONE NON VERBALE
e
LINGUAGGIO VERBALE
La comunicazione non verbale:
- Fornisce continuamente informazioni circa le caratteristiche fisiche, sociali e la disponibilità relazionale di un individuo
- Illustra e commenta costantemente la comunicazione verbale
à fornisce una cornice pragmatica alla comunicazione umana
RIEPILOGO
La comunicazione non verbale ha tre funzioni importanti:
- Metacomunica ciò che si esprime attraverso il linguaggio verbale
- Esprime emozioni, sentimenti, e atteggiamenti inconsapevoli che ciascuno ha di sé e della propria immagine corporea
- Trasmette prevalentemente atteggiamenti che riguardano la relazione nei suoi molteplici aspetti
SCHEMA CORPOREO
Il neonato dispone di due tipi di informazioni riguardanti il proprio corpo che provengono da due fonti diverse:
- Percezioni interne: l’attività di alcuni organi e le sensazioni muscolari ed articolari forniscono informazioni cinestetiche, temporali (esempio: il tempo scandito dal battito cardiaco) e circa la posizione del corpo e degli arti
- Percezioni esterne: i cinque sensi forniscono informazioni principalmente riguardanti lo spazio circostante e la posizione che il bambino assume nello spazio
- Percezioni interne + Percezioni esterneà coscienza immediata dell’unicità del proprio corpo nel tempo e nello spazio
IMMAGINE CORPOREA
- Termine introdotto da Schilder nel 1935. Schilder era un medico psichiatra. Dal 1918 egli fece parte della gruppo di Freud e nel 1919 diventò membro della Società Viennese di Psicoanalisi. Egli è il primo psicoanalista ad aver introdotto lo schema corporeo e l’immagine corporea come concetti all’intenro della teoria psicoanalitica.
- Per schema corporeo si intende l’esperienza immediata di un’unità corporea che se è vero che viene percepita è da’altra parte qualcosa di più di una percezione: lo schema corporeo è dunque l’immagine tridimensionale che ognuno ha di se stesso.
- Con il termine immagine corporea si intende invece l’aspetto relazionale della rappresentazione mentale del proprio corpo. Shilder considerava l’immagine corporea come un luogo di scambi oggettuali privilegiati. Essa non si limita al proprio corpo: i vestiti, le sostanze prodotte da esso fanno parte dell’immagine. Essa si costituisce a partire dal sé e dall’ambiente circostante,
fonte: http://utenti.multimania.it/eduprof/Docenti/LUCIDI%20CORPOREO.doc
Autore del testo: non indicato nel documento di origine
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