Iconografia cristiana

 


 

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Iconografia cristiana

I - LE ICONE
SIGNIFICATO E FUNZIONE NELLA CHIESA ORIENTALE

1. Arte religiosa in occidente

Nel mondo occidentale all’arte è riconosciuta per lo più una funzione rappresentativa: l’opera d’arte riproduce la realtà e testimonia il punto di vista dell’artista.

In campo religioso l’arte ha soprattutto un valore illustrativo (didascalico): le immagini sacre, rappresentando una scena biblica oppure un episodio della vita dei santi, vogliono sostenere e aiutare la mia conoscenza (“vedendo, capisco meglio l’episodio”).

Nell’arte religiosa occidentale, soprattutto a partire dal Rinascimento, l’attenzione è posta sugli aspetti umani, sui sentimenti dei personaggi, sulla ricostruzione storica degli avvenimenti. L’apporto dell’artista è fondamentale.

2. Arte religiosa in oriente

La tradizione orientale invece ha conservato non solo una tecnica specifica, ma anche una concezione diversa dell’arte religiosa e della sua funzione.

L’arte ha innanzi tutto un valore simbolico: richiama il mistero di Dio. Essa non pretende solo di essere ammirata, ma porta alla preghiera, alla contemplazione di Dio.
Dio è considerato soprattutto nella sua gloria, nella sua maestà, nella sua potenza: Egli è la meta finale verso la quale tende tutta l’esperienza umana nella sua ansia di perfezione e di liberazione da tutti i limiti.

L’artista si pone al servizio dell’intento della chiesa di esprimere la sua fede; ridimensiona la sua personalità e il suo intervento per far parlare la chiesa; è lei, infatti, che vede l’oggetto della fede.

L’icona non solo porta alla preghiera servendosi di un’ispirazione, ma attua un contatto con il mistero e lo rende presente: ”Ciò che il vangelo ci dice con la parola, l’icona ce lo annuncia con i colori e celo rende presente”.

Ecco perché il riconoscimento dell’icona prevede un processo articolato: prima viene giudicata la sua conformità al dogma e alla tradizione e la sua validità artistica, poi viene consacrata e riconosciuta “miracolosa”, cioè “piena di presenza divina, testimonianza della divinità e canale della grazia che ha forza santificatrice”.

 

II –L’ICONA DELLA TRINITA’

L’icona della Trinità fu eseguita dal monaco Andrei Rublev nel 1425.
Centocinquant’anni dopo, il “Concilio dei cento capitoli”la erige a modello dell’iconografia e di tutte le rappresentazioni della Trinità.
Si trova nella cattedrale ortodossa dell’Assunzione a Mosca.

Si possono distinguere tre piani sovrapposti:

1. In primo piano vi è la reminiscenza del racconto biblico di Genesi 18:
nell’ora più calda del giorno Abramo siede davanti alla porta della sua tenda presso la quercia di Mamre, quando riceve la visita di tre pellegrini che vengono ospitati da Abramo e invitati a pranzare con lui e che alla fine annunciano la nascita del figlio desiderato.

2. La scena poi si offre anche con un secondo significato:
- Abramo e Sara non sono rappresentati;
- i tre pellegrini diventano le persone della Trinità;
- la quercia di Mamre diventa l’albero della vita,
- il vitello offerto è sostituito dalla coppa eucaristica

3. Il terzo piano è soltanto suggerito:

3.1.La Trinità
- Ogni angelo è rivolto verso l’altro, formando come un cerchio: la Trinità è la comunione profonda delle persone divine che insieme si mettono al servizio della salvezza dell’uomo.
- Gli angeli sono uguali e dotati di uguali segni di potere regale.
- Il Padre, al centro, è riconoscibile dal simbolo dell’albero della vita; il Figlio, a sinistra, con l’immagine della chiesa; lo Spirito a destra, con l’immagine della montagna simbolo di elevazione e di estasi.
3.2. Il mondo
La tavola è in realtà la terra, pensata a quel tempo come ad un rettangolo, con i suoi quattro punti cardinali che rappresentano anche i quattro vangeli, cioè la parola proclamata in tutta la terra.
Le mani degli angeli convergono verso il segno della terra: su essa si concentra l’amore di Dio; pur essendo estranea alla Trinità, la terra è racchiusa nel cerchio della comunione divina.
3.3. La fede nel mistero trinitario
Una linea verticale, invisibile, divide in due l’icona e va ad incrociarsi con un’altra linea invisibile orizzontale che unisce i cerchi luminosi degli angeli ai lati e forma la croce. Tale linea verticale tocca  il segno della terra, la coppa e l’albero; appunto dall’albero della vita è stato tratto il legno della croce: essa è l’asse vivente dell’amore trinitario.
Se si uniscono le estremità della tavola nel punto che si trova sopra la testa dell’angelo di mezzo, si vede che gli angelici si pongono esattamente in un triangolo equilatero: esso significa l’unità e l’uguaglianza della Trinità, il cui vertice è il Padre.
La linea tracciata secondo i contorni esterni dei tre angeli forma un cerchio perfetto, segno dell’eternità divina: il centro di questo cerchio è nelle mani del Padre.
I contorni degli oggetti (trono, predelle, montagna) formano l’ottagono, simbolo dell’ottavo giorno, il giorno della vita futura in paradiso.
Le figure sono mobili, ma nell’inclinazione delle teste si nota anche un movimento: il Padre parla e si rivolge al Figlio, il Figlio ascolta e, come il Padre, con la sua mano benedice; la benedizione è portata dal terzo angelo verso il mondo (la sua mano, infatti, è rivolta alla terra).
La densità dei colori della figura centrale è messa in risalto dal contrasto con il candore della tavola: la porpora scura (l’amore divino), l’azzurro denso (verità celeste) l’ora intenso delle ali (abbondanza divina) formano un accordo perfetto che gradatamente investe ciò che lo circonda.
Il credente osserva e contempla: egli, fatto ad immagine di Dio, è chiamato a riunirsi nella chiesa attorno alla medesima coppa e a vivere per grazia quella comunione.

 

Fonte: http://collegiobentivoglio.it/Resource/icone.doc

Sito web da visitare: http://collegiobentivoglio.it

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