Religioni come nascono e diverse tipologie

 


Religioni come nascono e diverse tipologie

 

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Religioni come nascono e diverse tipologie

  1. come nasce e come si struttura la religione ?

la religiosità naturale
E' una attitudine, una predisposizione dello spirito umano a cogliere un significato superiore, assoluto e totale nelle cose che l'uomo vive. Attraverso questa attitudine l'uomo intuisce la presenza di un mistero oltre la realtà visibile; all'origine di questo mistero che è presente all'interno di ogni esperienza umana viene vista una entità superiore e assoluta.
La religiosità umana è ciò che consente all'uomo di non sentirsi solo nell'universo, di percepire una legame che unisce la propria vita con quanto di più bello ed elevato possa esserci nella natura. Essa si esprime anche in ciò che di artistico e di poetico è nel nostro animo.

la religione e le religioni
Dal latino religio. “ Cicerone ricollega il termine al verbo relegere, cioè mettere insieme scrupolosamente e ripetere coscienziosamente quelle pratiche che hanno attinenza con il culto degli dèi; Lattanzio lo fa invece derivare da religare e pone quindi l’accento su quel legame che stringe in un nesso privilegiato uomo e Dio” (A. Fabris, Introduzione alla filosofia della religione, Laterza)

Non esiste la religione in sè, ma che esistono le religioni, cioè sistemi storici che nelle varie culture umane hanno proposto un modello di relazione con la divinità.
Voi potete trovare una città senza mura, senza legge, senza scuole, senza uso di monete; ma nessuno ha mai visto un popolo senza Dio, senza templi, senza riti religiosi” (Plutarco, storico greco del I sec a.C.)
L’esperienza religiosa consiste in “un insieme di credenze e di riti che collegano uno o più individui con uno o più esseri extra-umani”. (G.Filoramo, Dizionario delle religioni)
Le religioni sono sistemi di significato strutturate quasi sempre in comunità (→vedi manuale pag. 106) e istituzioni che fanno capo a persone aventi il ruolo di guida o di mediatore tra l’uomo e Dio.

  • Religione come teologia e antropologia. Una dottrina che spiega il rapporto dell'essere umano con tutto ciò che sta al di là della realtà materiale, ovvero con la sfera ultraterrena; essa viene codificata in un linguaggio (i testi sacri e le scienze religiose).
  • Religione come visione complessiva della vita. Una serie di credenze, un modello di comportamento, una concezione di ciò che è giusto/bene e ciò che è sbagliato/male e, in generale, una certa "visione del mondo".
  • Religione come pratica. Un insieme di tradizioni, di racconti, di abitudini , di cerimonie e di pratiche di culto (atti personali -preghiera- e collettivi – riti per celebrare l’ incontro tra l’uomo e Dio e tra i membri della comunità) che rievocano momenti fondamentali del rapporto uomo-divinità e che vengono trasmessi di generazione in generazione. Tale insieme viene organizzato nel tempo (feste) e nello spazio (luoghi per la preghiera e la meditazione),e  espresso attraverso molti strumenti di comunicazione (parola, immagine, suono, gesto).
  • Religione come atteggiamento spirituale. Un rapporto individuale che ciascuna persona sviluppa con ciò che è sacro. A volte le persone si identificano pienamente con una determinata religione, altre volte interpretano la tradizione a cui appartengono in maniera personale.E’ la dimensione della  fede personale, cioè l'accogliere, in modo personale e creativo, la proposta di vita propria di una religione

 

forme di religione
Nel corso dei tempi si è avuta una evoluzione delle strutture religiose, partendo dalle forme di animismo , di feticismo , di totemismo ,  per passare al politeismo, all'enoteismo , fino ad arrivare al monoteismo assoluto ebraico e islamico e al  monoteismo trinitario del cristianesimo.

la questione della vera religione

La favola dei tre anelli
Questa favola o parabola è presente in una novella del Decameron di Boccaccio e viene ripresa da  Gotthold Ephraim Lessing in una sua opera teatrale intitolata “Nathan il saggio”.A Gerusalemme, durante le Crociate, il SALADINO chiede all’ ebreo NATHAN quale sia la vera fede: l’Islam,l'Ebraismo o il Cristianesimo. NATHAN risponde raccontandogli la storia dei tre anelli:
 “Molti anni or sono un uomo in oriente possedeva un anello inestimabile, un caro dono.
La sua pietra, un opale dai cento bei riflessi colorati, ha un potere segreto:
rende grato a Dio e agli uomini chiunque la porti con fiducia.
Può  stupire se non lo toglieva mai dal dito,
e se dispose in modo che restasse per sempre in casa sua?
Egli lasciò l'anello al suo figlio più amato;
e lasciò scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio più amato;
e che ogni volta il più amato dei figli diventasse,
senza tenere conto della nascita ma soltanto per forza dell'anello,
 il capo e il signore del casato.
E l'anello così, di figlio in figlio, giunse alla fine a un padre di tre figli.
Tutti e tre gli ubbidivano ugualmente ed egli, non poteva farne a meno,
li amava tutti nello stesso modo.
Solo di tanto in tanto l'uno o l'altro gli sembrava il più degno dell'anello
quando era con lui solo, e nessun altro divideva l'affetto del suo cuore.
Così, con affettuosa debolezza, egli promise l'anello a tutti e tre.
Andò avanti così finché poté.
Ma, vicino alla morte, quel buon padre si trova in imbarazzo.
Offendere così due figli, fiduciosi nella sua parola, lo rattrista. - Che cosa deve fare? -
Egli chiama in segreto un gioielliere e gli ordina due anelli in tutto uguali al suo;
e con lui si raccomanda che non risparmi né soldi né fatica
perché siano perfettamente uguali.
L'artista ci riesce. Quando glieli porta, nemmeno il padre è in grado di distinguere l'anello vero.
Felice, chiama i figli uno per uno, impartisce a tutti e tre la sua benedizione,
a tutti e tre dona l'anello e muore.
Ho già finito.
Quel che segue si capisce da sé.
Morto il padre, ogni figlio si fa avanti con il suo anello, ogni figlio vuol essere il signore del casato.
Si litiga, si indaga, si accusa. Invano.
Impossibile provare quale sia l'anello vero.
(dopo una pausa, durante la quale egli attende la risposta del sultano)
Quasi come per noi provare quale sia la vera fede.”

 

 

  1. religione e religioni nel contesto socio-politico e culturale del nostro tempo

 

fondamentalismo

La difesa della propria appartenenza religiosa, delle proprie credenze e dei propri riti, perseguita con mezzi rigidi e intolleranti, dà origine a fondamentalismo di varia natura; oggi queste modalità di autoconservazione che escludono dai propri orizzonti di vita l’altro, l’infedele, lo straniero rappresentano l’ostacolo maggiore alla comprensione reciproca e alla pacifica convivenza tra le religioni.
E’ la tendenza esasperata di gruppi o correnti religiose a reagire anche con violenza al cambiamento culturale imposto dall’evoluzione dei tempi. E’ una posizione reazionaria, spesso emotiva, da parte solitamente di persone autoritarie che si sentono minacciate nelle loro sicurezze tradizionali .

Attualmente esistono correnti fondamentaliste nelle comunità ebraiche e cristiane come in quelle musulmane.
Nel mondo cristiano le caratteristiche principali sono: la fede nell’assoluta inerranza della Bibbia che deve essere ascoltata e seguita alla lettera; il rifiuto di ogni forma di ragione, del senso della storia e delle affermazioni della scienza; l’opposizione alla modernità dominata dal materialismo e dell’ateismo.
Nel mondo ebraico esiste un fondamentalismo fondato sulla convinzione di fede che Jahvè ha dato al popolo ebraico tutto il territorio della Palestina. Da questa, per conseguenza, vanno espulsi tutti i non-ebrei quali sono i palestinesi musulmani.
Il fondamentalismo islamico consiste innanzitutto nel modo di comprendere il Corano. Si ritiene che il libro sia tutto e soltanto opera di Allah perchè dettato a Maometto; dunque il Corano va applicato alla letteran ed è immune da ogni errore in ogni campo.
In secondo luogo il fondamentalismo islamico si basa sulla convinzione che l’islam sia la rivelazione divina, unica e definitiva, fatta da Allah agli uomini per mezzo del profeta. Essa deve essere proposta a tutti gli infedeli con la chiamata a convertirsi all’Islam e deve essere imposta con il jihad a quelli che rifiutano di convertirsi.
In terzo luogo il fondamentalismo islamico fa della legge religiosa (la shari’a) la legge dello Stato, in modo che la vita della persona in tutte le sue espressioni si deve conformare alle sue prescrizioni; non c’è, infatti, nell’ Islam distinzione tra vita religiosa e vita politica, ma ogni espressione della vita umana deve conformarsi alla shari’a.

pluralismo

E’ la coesistenza di diverse concezioni della vita dentro una stessa società. Si chiama pluralismo etico-religioso se nella società esistono più modi di interpretare i valori morali, di regolare i comportamenti individuali e sociali, di vivere la religione.
Per esempio una società dove convivono – con stessi diritti e doveri- cristiani, musulmani, ebrei, buddisti ed atei, è una società pluralista.

  • Che cosa dovrebbe fare la società civile e, prima ancora, l’autorità politica e religiosa per garantire condizioni tra fedeli di diverse religioni coabitanti in uno stesso territorio?

 

sincretismo

Fusione di elementi eterogenei provenienti da una o più religioni, che finiscono per creare un nuovo insieme, solitamente ibrido e deviante rispetto alle matrici originarie. Il sincretismo religioso è generalmente discutibile e riprovevole perché strumentalizza elementi autentici e perenni della religione a fini utilitaristici e contingenti. Sincretista è il movimento filosofico-religioso della New Age, diffuso soprattutto negli Stati Uniti.

  • Perché tante religioni così diverse se davvero siamo d’accordo che esiste un solo Dio?
  • Qualcuno afferma che il porre ogni opinione sullo stesso piano di valore è il senso della democrazia. E’ così secondo te ?
  • Perché la paura dell’appartenenza ad una religione ?
  • L’individuo, invece di essere costituito dall’appartenenza ad una religione e ad una cultura si costruisce il mondo che preferisce…dove porta questo atteggiamento?
  • Hai sentito parlare della New Age? In che  termini?

 

ateismo e agnosticismo
(testi tratti dai documenti del Concilio Vaticano II)

 “ Il termine ateismo indica fenomeni molto diversi. Alcuni atei, infatti, negano esplicitamente Dio; altri ritengono che l'uomo non possa dir niente di Lui (agnosticismo) .  Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene  che l'uomo “ sia fine a se stesso, unico artefice della propria storia “.

  • “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Vangeli). Quali sono gli aspetti del materialismo che cogli nella nostra epoca? In che senso l’uomo non può essere “unico” artefice della propria storia? Quali i limiti più evidenti nella sua esistenza? L’uomo può davvero racchiudere bisogni e ambizioni  “entro i confini dello spazio e del tempo” ?

 

Umanesimo ateo
“Alcuni tanto esaltano l'uomo, che la fede in Dio ne risulta quasi snervata, inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo più che a negare Dio”.

  • Dio e l’uomo sono in concorrenza? Che cosa si toglie all’uomo affermando l’esistenza di Dio?

 
Ateismo scientista
“Molti, oltrepassando indebitamente i confini delle scienze, o pretendono di spiegare tutto solo dal punto di vista scientifico, oppure al contrario non ammettono ormai più alcuna verità assoluta”.

  • Si può spiegare tutto con la scienza? La verità della scienza è assoluta e definitiva o parziale e provvisoria? Che ruolo hanno la verità filosofica e quella religiosa?

Ateismo come disinteresse
“Altri nemmeno si pongono il problema di Dio: non sembrano sentire alcuna inquietudine religiosa, né riescono a capire perché dovrebbero interessarsi di religione”.

  • Che significa “ inquietudine religiosa”? Il clima di indifferenza culturale nel quale viviamo può smorzare o addirittura spegnere tale “inquietudine”?

 

 

Ateismo di rivolta
“L'ateismo inoltre ha origine spesso dalla protesta violenta contro il male nel mondo”.

  • Come inquadreresti il problema: Dio è all’origine di tutto quello che avviene nel mondo, davanti al male dunque diventa il “capro espiatorio”?

Ateismo come forma di critica alle religioni
“L'ateismo  deriva da cause diverse, e tra queste va annoverata anche una reazione critica contro le religioni, anzi, in alcune regioni, specialmente contro la religione cristiana.
Per questo nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione ingannevole della dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione”.

  • Attraverso quali atteggiamenti e comportamenti le istituzioni religiose o i singoli credenti possono diventare la causa del processo di genesi dell’ateismo?

 

secolarizzazione

  • A tutti sembra ormai giusto che la religione non sia più il punto di riferimento per la comprensione del mondo; che posto può allora assumere oggi?
  • La religione è destinata a sparire?
  • Che cosa sostituirà allora la religione? Che cosa la sta già sostituendo,oggi?
  • Con quali risultati?

definizione
E’ il processo culturale per cui si tende ad affermare l’autonomia dell’uomo da ogni norma religiosa.
E’ quindi l’atteggiamento conoscitivo e pratico di chi considera il mondo (saeculum) e la storia come un insieme di fenomeni puramente naturali, scientificamente descrivibili e tecnicamente dominabili e manipolabili.
E’ una visione della realtà che esclude il mistero e il trascendente.
Nel tentativo  di ridurre tutto alla dimensione profana, si corre il rischio di sacralizzare il profano. Ciò si verifica, per esempio, quando si assolutizza la Scienza, la Ragione, lo Stato, il Progresso: da realtà profane quali sono finiscono per essere sacralizzate e messe al posto del vero Dio.

Breve excursus sui concetti di sacro e profano
Il termine sacro fa venire in mente qualcosa di misterioso, di diverso dalle cose "normali" e quotidiane che conosciamo, qualcosa che sfugge al nostro controllo perché non dipende da noi. È proprio da questa esperienza dell'uomo che hanno origine le religioni: dal suo incontro con il sacro, con una dimensione più grande di lui che gli sfugge e lo supera, lo "trascende".
Il termine latino sacer significa ristretto, limitato, o anche iniziato. Una persona puo' essere indicata come sacra,o un oggetto o un luogo o un periodo di tempo. In questo caso sacro indica unicita' e straordinarietà. Opposto del sacro è il profano. Nell'antichità il tempio aveva una parte consacrata "fanum" ed un luogo che stava davanti o al di fuori del famum, che era cioè pro-fanum.
La parola profano è allora passata a significare tutto ciò che è estraneo alle cose sacre e alla religione.L'azione che invade, offende o distrugge una realtà considerata sacra (un luogo, un oggetto, una persona, ecc.) è detta "profanazione".

 

Rudolph Otto [1869-1937], studioso di questi problemi, ritenne che il carattere più importante del sacro fosse il "numinoso" (dal latino numen=divinità), cioè la potenza avvolta di mistero. Nelle varie epoche l'uomo ha percepito questo incontro in modi molto diversi: per gli uomini primitivi tutto ciò che non era spiegabile (il fulmine, il fuoco, le stagioni, le eclissi, ecc.) nascondeva -e contemporaneamente rivelava- una realtà sconosciuta e "sacra", di fronte alla quale era pervaso da vari sentimenti: quello della "paura" al cospetto dei suoi poteri occulti, quello dell'attrazione esercitata del suo fascino, quello del "mistero" dinanzi alla sua inconoscibilità. La sua reazione è stata quella di cercare, in qualche modo, di comprendere questa presenza e di organizzare la sua vita intorno ad essa: egli ha così considerati "sacri" alcuni luoghi, tempi, oggetti, azioni, persone non per isolare questa dimensione e neutralizzarla, ma al contrario, per darle il massimo dell'importanza e in questo modo muoversi in sintonia con essa.

Noi "moderni" non ci sentiamo certo né minacciati, né impauriti, né attratti dal fulmine, dal fuoco, dalle stagioni: sappiamo dare un nome ad ogni cosa, spiegarla, prevederla. Il nostro incontro con il "numinoso" è altrove, sono altre le cose in cui intuiamo il "sacro", il "più grande di noi", la dimensione che ci trascende. È quando incontriamo la vita e la morte, quando ci chiediamo cosa è bene e cosa è male, quando ci chiediamo il senso delle cose o siamo sopraffatti da un dolore più grande di noi che intuiamo una dimensione diversa da quella che riusciamo a spiegarci e a controllare.C'è anche chi nega ed esclude del tutto questa dimensione "sacra" e chi -anche senza negarla- la isola, la "sterilizza", staccandola completamente dal resto della sua vita "profana".

 

la sfera dell’occulto

 

magia

La parola indica qualsiasi pratica tesa a dominare le forze occulte della natura contrapponendo ad esse altre forze occulte. In genere si distingue una magia bianca, vera o naturale, che rimane nell'ambito delle leggi e delle forze naturali e vorrebbe conseguire un beneficio (liberazione da maledizione o malattia) ottenendo fenomeni sorprendenti, da una magia nera, falsa, diabolica, che travalica questi limiti e per ottenere  effetti malefici per gli altri o utilitaristici per se stessi (successo,denaro, potere…) fa appello a spiriti maligni.
In molte culture, religione e magia si trovano intrecciate mentre di per sé sono due attività essenzialmente distinte e antitetiche. Infatti, mentre nella magia l'uomo si comporta da padrone e la realtà occulta viene trattata come oggetto da ridurre al proprio servizio, nella religione l'uomo si sente dipendente, debitore della divinità e considera questa come assolutamente libera, sovrana, trascendente; la visione di un Dio provvidente e onnipotente viene ad essere offuscata o addirittura negata.

superstizione

dal latino superstitio; designa etimologicamente qualche cosa che si aggiunge alla religione (super-stare) esagerando qualcuno dei suoi elementi; indica quell’atteggiamento per il quale si attribuisce a cause soprannaturali la spiegazione di fenomeni razionalmente spiegabili.
La superstizione è una forma di paura nei confronti di forze sconosciute ed è un tipo di fiducia in potenze non dimostrate; si esprime in comportamenti scaramantici, spesso abituali e quotidiani, presenti anche in società avanzate. Portare con sé amuleti, talismani o feticci, oggetti “magici”, pendagli ai quali si attribuiscono forze e poteri magici che procurano il bene o tengono lontano il male è la più diffusa forma di superstizione; sono spesso preoccupanti le interferenze e le contaminazioni che la superstizione porta nel campo religioso.

astrologia

L’astrologia, un’arte che lega il destino dell’uomo all’influsso delle posizioni astrali: deriva da una concezione mesopotamica secondo la quale il movimento regolare delle stelle sarebbe causato dalla presenza in loro di un’intelligenza che le renderebbe simili agli déi.
L’oroscopo (=che osserva l’ora della nascita) è la forma più diffusa e molto accreditata anche nella cultura contemporanea. Forme antiche di divinazione erano affidate agli àuguri (presso gli etruschi e romani osservavano il volo degli uccelli o proponevano l’interpretazione dei sogni), agli aruspici ( osservavano le interiora degli animali e ne traevano un responso per il futuro)

spiritismo

La dottrina spiritica afferma che l’uomo sarebbe composto di una parte materiale (il corpo) analoga agli animali, di una parte immateriale (l’anima) e di un principio intermedio semimateriale che farebbe da collegamento tra il corpo e l’anima (perispirito). Quando l’uomo muore il perispirito persisterebbe, fornendo all’anima un corpo etereo e astrale, che è invisibile agli incarnati e può da questi essere percepito solo nelle apparizioni spiritiche (ectoplasma).

La valutazione etica della Chiesa cattolica:  Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente contrarie alla religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli.
Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che « svelino » l'avvenire. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste.”

 

settarismo

Il termine «setta religiosa» ha una doppia interpretazione a seconda dell'origine etimologica che gli si attribuisce. Alcuni lo mettono in relazione con il verbo latino seco, inteso come "tagliare" o "dividere", e in tal senso indica gruppi distaccatesi da una religione-madre: movimenti eterodossi nati in seno ad altre religioni che si sono evolute nel tempo fino a divenire religioni a pari titolo con la religione-madre, con analoga forza e accettazione sociale. (prendono il nome di Nuovi Movimenti Religiosi) Altri con il latino sector, rafforzativo di sequor che significa "seguire". In tal senso indica la propensione a seguire l'insegnamento di un maestro o leader che si ritiene illuminato.

Motivazioni del successo delle sette e dei NMR

  • Bisogno di protezione da parte del gruppo: le sette sembrano offrire l’occasione di sentirsi valorizzati, accolti, compresi. Le sette sono comunità molto coese e strutturate.
  • Possibilità di uscire dall’anonimato e costruirsi una identità, personale e culturale; si ha il senso di appartenenza ad un gruppo elitario.
  • Desiderio di una nuova società, speranze per il futuro, bisogno di senso trovano una loro risposta veritativa, rassicurante: si ha la verità, se ne è convinti.
  • Proposta di salvezza spirituale e anche fisica; si favorisce l’espressione spontanea delle emozioni.
  • Bisogno di trascendenza, di “visione”, senso del mistero e dell’attesa di eventi capace di risolvere i drammi del mondo.
  • Critica e polemica contro le religioni tradizionali ritenute sclerotizzate, burocratiche, istituzionalizzate.
  • Forte polemica con la modernità oppure uso di conquiste della modernità (scienze psicologiche)
  • Forte azione di proselitismo (=fare nuovi seguaci, adepti ); si ha quindi un distacco dalla società e della famiglia.
  • Carisma aggregante dei capi; spesso si hanno forme di sudditanza dal leader della setta.

nota sulle sette legate al satanismo

Nel mondo gli adepti dei gruppi organizzati del satanismo degli adulti non sono più di cinquemila. Le organizzazioni più importanti si trovano (oltre che in Italia) negli Stati Uniti, Spagna, Scandinavia, Grecia, Russia, Australia e Nuova Zelanda, con qualche presenza anche in Germania e in Francia; alcuni anni fa in Francia ha destato scalpore la profanazione di cimiteri (in particolare di cimiteri ebraici, dal momento che alcuni gruppi giovanili associano satanismo e nazismo). Il fenomeno del satanismo giovanile appartiene più al mondo della devianza che a quello vero e proprio della religione.
A livello ideologico si possono distinguere due correnti di satanismo: esiste un "satanismo impersonale" (qualificabile anche come "razionalista" e "materialista"), il quale ritiene che Satana non è una persona e propone l’affermarsi dell’uomo contro Dio, contro la morale e contro ogni autorità e limite. Il "satanismo personale" (qualificabile come "occultista"), invece, pretende di poter dare all’uomo la felicità attraverso l’adorazione di Satana; da qui deriva l’esigenza di un culto che si esprime attraverso sacrifici e soprattutto con la "messa nera", che è fondamentalmente una parodia blasfema della Messa cattolica .

 

 

  1. Le religioni in cammino verso l’Assoluto

documento : Dichiarazione  “Nostra aetate” del Concilio Vaticano II  sulle relazioni della chiesa cattolica con le religioni non-cristiane,   28 ottobre 1965

Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo.

Le diverse religioni
Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso.

Così, nell'induismo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza.

Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto.

La religione musulmana
La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.

La religione ebraica
Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.
La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.
Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima,

 

 

analisi comparata delle religioni /1


La realtà ultima e prima; la concezione di Dio

Gli approdi religiosi dell'umanità sull' "orizzonte ultimo" si ripartiscono in due grandi categorie: le tradizioni religiose che si possono denominare della trascendenza e del monoteismo storico, dove l'uomo si fronteggia con un Assoluto personale creatore e provvidente, diverso dal cosmo e dall'uomo e tuttavia vicino ad essi, in virtù di un intervento effettuato liberamente nella storia a loro favore. Tale è Dio nell'esperienza religiosa ebraica, cristiana e musulmana.
Accanto a questo filone ci sono le religioni orientali che si caratterizzano per l'impersonalismo, cioè l'Assoluto non è distinto dal cosmo e dall'uomo, ma è energia, "vuoto", Uno , il Tutto nel quale l'uomo si fonde totalmente dopo il ciclo delle vite.

 Induismo   C'è il Brahman, realtà invisibile, neutra, eterna, supporto di tutte le cose; è l'Uno a cui si dara' l'appellativo della sillaba sacra "Om"; "egli è colui che comprende tutto il mondo.
Si manifesta in una Trimurti, nella quale vengono configurate le attività e attribuzioni fondamentali: Brahma, in quanto creatore, Vishnu in quanto potere di conservare e Shiva in quanto distruttore e rigeneratore. Nell' India ci sono molte immagini divine, perchè molte sono le "avatare" (discese) e molte sono le correnti devozionali.

 Buddismo   Rigetta le affermazioni più care all'Induismo e rifiuta ogni valore liberatorio all'idea di Dio. Buddha è stato per certi aspetti avvicinato ai cosiddetti "maestri del sospetto" della irreligiosità europea.
Viene affermata l'idea del nirvana, l' "altra riva " della vita, dove si raggiunge l'estinzione assoluta di quella sete di vivere che si manifesta con l'avidità, la collera e l'ignoranza: là,solo, si può raggiungere la tranquillità e la compenetrazione profonda con la Realtà ultima.

 Ebraismo   Pone l'accento sull'unità di Dio, sulla sua sovranità, sul cosmo da lui creato e sull'alleanza stipulata con il popolo ebraico, a cui ha affidato il compito di essere suo testimone e mediatore su tutta la terra. La fede ebraica conosce la sottomissione a Dio ma anche la confidenza il dialogo e la certezza che l'alleanza non verrà mai meno.

 Islamismo  Insiste parimenti sulla unicità e non raffigurabilità di Dio, ma ne sottolinea in modo così radicale la trascendenza da escludere qualsiasi familiare conversazione con gli uomini; il Profeta ha semplicemente registrato e trasmesso agli uomini la sua volontà sovrana; musulmano significa appunto "sottomesso" (muslim). Islam = sottomissione alla volontà di Dio.
Nel mondo islamico Allah viene invocato con "novantanove bei nomi" che il musulmano recita su una corona di grani. Il centesimo nome rimane prerogativa di Allah stesso, per indicare che comunque la realtà di Dio resta avvolta nel mistero.

Cristianesimo  Il messaggio cristiano dilata a tal punto il concetto di alleanza da annunciare una vera autocomunicazione di Dio all'umanità nella persona di Gesù Cristo; attraverso l'incarnazione il cristianesimo ritiene di poter gettare uno sguardo nella luce trascendente del Mistero che si presenta come Trinità, cioè una realtà di comunicazione e di amore. Il concetto di Trinità non distrugge ovviamente l'Unità di Dio.

analisi comparata delle religioni /2


La concezione dell’uomo

Induismo  C'è una stretta corrispondenza tra l'uomo e il cosmo, tra la sostanza profonda dell'io (atman) e quella dell'universo (brahman). Ma la maggioranza degli uomini non se ne rende conto e vive le illusioni dell'io di cui ha esperienza, prigioniero del mondo dei nomi e delle forme. Questo io "superficiale" e illusorio è frutto di un karma individuale ( azioni) che lo assegna ad un determinato stato di vita a seconda delle azioni compiute nel precedente stato di vita. Questo ciclo di vite (samsara) va avanti fino a che non si prende coscienza di essere Atman; allora avviene la Liberazione, cioè il rientro nel senso del Brahman, Origine di tutte le cose.
Lo "yoga" (=unione) comprende un insieme di tecniche fisiche e psichiche che mirano al perfetto raccoglimento in sè, alla totale unione col proprio Atman, al completo possesso di sè. La perfezione si raggiunge passando attraverso quattro fasi di vita: il discepolo, il capo-famiglia che assolve i suoi doveri, colui che va a meditare e si ritira nei santuari, il sannyasin  libero da ogni legame con il mondo, per raggiungere la fusione con il Tutto.
Al momento della morte il cadavere viene bruciato perchè ciascuno dei cinque elementi (acqua, aria, fuoco, terra, etere) ritorni alla sua matrice originaria; rimane il "corpo sottile" che si reincarna in esseri diversi a seconda del suo karma. C'è dualismo anima-corpo.

Buddismo  L'uomo è un essere inseguito dal dolore; il dolore è la chiave di lettura per entrare nel mistero dell'esistenza, perché mostra come questa sia segnata da una insoddisfazione costante, spesso fraintesa dalla maggior parte degli uomini, i quali non riescono a vederne la causa. Per il Buddha, la causa decisiva della presenza continua della sofferenza nella vita è la tendenza che l'uomo ha di porre al centro dell'esistenza un io permanente.

«Questa, o monaci, è la nobile verità circa il dolore (dukkha): la nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore, l'unione con quel che dispiace è dolore, la separazione da ciò che piace è dolore, il non ottenere ciò che si desidera è dolore, dolore in una parola sono i cinque elementi dell'attaccamento all'esistenza.
Questa, o monaci, è la nobile verità circa l'origine del dolore: essa è quella sete che è causa di rinascita, che è congiunta con la gioia e col desiderio, che trova godimento or qua or là; sete di piacere, sete di esistenza, sete di prosperità.
Questa, o monaci, è la nobile verità circa il sentiero che conduce alla soppressione del dolore: la soppressione di questa sete, con il bandirla, il reprimerla, il liberarsi da essa annientando completamente il desiderio.
Questa, o monaci, è la nobile verità circa il sentiero che conduce alla soppressione del dolore: è l'augusto ottuplice sentiero: retta fede, retta decisione, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retta attenzione e retta concentrazione ».
L'ideale buddista è quindi quello della purificazione dello spirito fino al distacco e alla estinzione totale di ogni desiderio, passione, sete di vivere esistente nel cuore umano. Questa perfezione è raggiunta dal monaco (bhikku).

Islamismo  Per l'antropologia del Corano l'uomo è creato per adorare il Dio unico, per glorificarlo e servirlo. egli è quindi il servitore-adoratore di Dio per definizione; tuttavia l'uomo è ingrato e infedele, violento e impaziente, sparge il sangue, è un essere di carne fragile e mortale, composto di un principio vitale , sede delle passioni e delle tentazioni, e di un cuore, sede delle attitudini religiose. L'uomo non ha valore che in quanto credente, cioè musulmano (“ Ogni uomo nasce con la natura musulmana”); non ci sono settori dell vita “sacri”, interessati dall’esperienza della fede e settori che ne sarebbero estranei. La fede costituisce l'uomo come essere . Il primo pilastro della fede islamica è la professione di fede  ( shahada): “Non c’è dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”.

Ebraismo  Per l'antropologia ebraica, come del resto per quella cristiana, è fondamentale  la creazione dell'uomo da Dio a sua immagine e somiglianza (Gb 34,13.. chi ha disposto il mondo intero? 14 Se egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe in polvere.) e il rapporto paritetico dell'uomo con la donna in funzione della famiglia e della società; esistenzialmente il soggetto umano è inclinato al male e quindi esposto continuamente alla rottura del giusto rapporto verso Dio, suo creatore, verso l'uomo e la donna suoi pari e verso le creature della terra.L’uomo è basar (essere fragile e caduco), nefesh (essere pervaso dalla forza della vita) e ruah (spirito aperto a Dio). La Bibbia documenta dalla prima all'ultima pagina le sofferenze e le lacerazioni alle quali l'uomo si espone facendo uso cattivo della propria libertà.
Ma la Bibbia canta anche la grandezza dell'uomo vertice dell'universo e termine dell'amore di Dio


“Se guardo il cielo,
opera delle tue mani,
la luna e le stelle che vi hai posto,
chi è mai l’uomo
perché ti ricordi di lui?
chi è mai ,
che tu ne abbia cura ?
L’hai fatto di poco inferiore 
a un angelo,
coronato di forza e splendore
signore dell’opera delle tue mani.
Tutto hai messo
sotto il suo dominio:
pecore, buoi e bestie selvatiche,
uccelli del cielo e pesci del mare
e le creature degli oceani profondi.”
(Bibbia, salmo 8)


Dio si prende cura dell'uomo, sia del giusto che del peccatore; la vita dell'uomo appartiene a Dio. Venuto da Dio, segnato dall'immagine di  Dio, l'uomo sarà giudicato da lui quanto alle sue opere, secondo il bene e il male che avrà compiuto.

Cristianesimo  Tutti i temi dell'ebraismo sono ripresi; nel Nuovo Testamento si descrive con passione tutto il movimento di Dio verso l'uomo per liberarlo, salvarlo e chiamarlo ad un profondo rapporto con sè. Cristo è il modello di uomo perfetto; egli invita a seguirlo ("amatevi come io vi ho amato"), passando anche attraverso il dolore e la morte per poter raggiungere , come lui, la resurrezione.


 “(Cristo Gesù) era come Dio
ma non conservò gelosamente
il suo essere uguale a Dio.
Rinunziò a tutto:
diventò come un servo,
fu uomo tra gli uomini
e fu considerato come uno di loro.
Abbassò se stesso, fu obbediente fino alla morte, alla morte di croce”.
San Paolo, lettera agli abitanti di Filippi


analisi comparata delle religioni /3


Una vita oltre la morte

Induismo  Gli induisti credono che quando una persona muore la sua anima vien giudicata: se sdarà trovata libera da azioni (karma) negative potrà raggiungere la salvezza definitiva ( unione con l’Assoluto o Brahman) altrimenti dovrà reincarnarsi nei vari mondi (legge del samsāra). Ci sono  vari piani dell’universo: fisico , in cui vivono essere sensienti e non, di cui fa parte la terra, astrale,  in cui vivono i deva (esseri riplendenti cioè divinità, gli angeli, i demoni) e spirituale , in cui vivono le grandi divinità. Sulla terra si può raggiunger la salvezza definitiva (moksha). Per non essere più condannati a rinascere occorre seguire le vie indicate dalla dottrina induista che consistono nell’amore verso Dio, nel praticare opere buone e di conoscenza e nella pratica dello yoga. Mentre la salvezza è definitiva ed eterna, l’induismo non prevede una condanna definitiva o pena eterna.

Buddhismo  Il Buddhismo ha ereditato dall’induismo la fede nella trasmigrazione attraverso il ciclo di nascite e rinascite successive in 31 sfere d’esistenza a seconda del proprio karma. Ma questo ciclo monotono della vita è destinato a durare per sempre?  C’è una meta finale: il  Nirvana ; esso viene considerato come uno stato della mente e del cuore, in cui ogni desiderio, ogni sete di vivere o di annichilirsi, ogni brama egoistica è stata estinta e con essa ogni passione, ogni timore, ogni voglia cattiva, ogni dolore e ogni sofferenza. Si tratta di uno stato di beatitudine suprema, di pace e di tranquillità interiore, perfetta, accompagnato dalla certezza imperturbabile di aver ottenuto la liberazione, uno stato che non può essere descritto a parole. Il termine “nirvana” significa letteralmente “scomparsa” o “estinzione”. Si può raggiungere anche in questa vita, ma ci riescono solo in pochi. L’ultimo stato del Nirvana è chiamato Parinirvana, nel quale tutti gli attributi personali scompaiono.

Islamismo  La concezione islamica è caratterizzata dalla idea dell'Ultimo Giorno, nel quale verranno attribuiti al giusto le delizie del giardino-paradiso e al malvagio i castighi dell'inferno. L'obiettivo di questo dogma fondamentale è rendere consapevoli gli uomini che la vita dell'aldilà è legata alle scelte di ogni giorno. Ma, ancor più, secondo la Tradizione islamica, il vero criterio nel Giudizio Finale rimane la fede.  In Paradiso gli uomini verrano ricompensati per la fede e le buone opere:

«Coloro che osservano gli impegni verso Dio e non violano il patto; coloro che sono costanti per desiderio di vedere il viso del loro Signore, eseguono la preghiera, elargiscono privatamente e pubblicamente di ciò che abbiamo loro fornito e respingono il male col bene: costoro avranno la ricompensa della Dimora: avranno i giardini di Eden in cui entreranno con quelli che saranno stati buoni dei loro padri e coniugi e discendenti. Da ogni porta accorreranno a salutarli gli Angeli. "Che la pace sia su di voi -diranno- per essere stati costanti"» (Sura 13, 20-24).

L’immagine coranica del Paradiso abbonda di gioie terrene: in splendidi giardini gli eletti indossano vesti preziose e banchettano con cibi squisiti e vino abbondante; ci sono quattro ruscelli , uno di acqua, l’altro di latte, il terzo di vino che non ubriaca mai e l’ultimo di miele.
La mistica islamica invita ad una lettura meno antropomorfica del Paradiso.

Ebraismo  La Torah o Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia) non precisa cosa accadrà alla persone dopo la morte, anche se parla di una resurrezione collettiva dopo il giudizio. L’ebraismo antico pensava che al momento della morte l’anima del defunto andasse nello Sheol ,il regno delle tenebre; l’idea di un giudizio ultraterreno si afferma nel I sec. d.C. quando si comincia a pensare che, dopo un soggiorno comune nello Sheol, le anime dei giusti saranno condotte nei giardini dell’Eden e quelle dei malvagi all’inferno; alcune scuole rabbiniche pensano tuttavia che le pene siano temporanee.
L’anima non è immortale per natura, come nel mondo greco ma è Dio a mantenerla nell’essere; per l’ebraismo credere che Dio è il Dio della vita vuol dire credere che l'anima, il desiderio cosciente ed autosciente di vivere [nefesh] che è l'uomo , non è fatalmente destinata al fallimento.

Cristianesimo  Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini. 

«Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede... Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti »(1 Cor 15,12-14.20)

La « risurrezione della carne » significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima-nefesh immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8,11) resusciteranno guariti da ogni male.
La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che « non è un Dio dei morti, ma dei viventi! » (Mc 12,27). Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona:  «lo sono la Risurrezione e la Vita » (Gv 11,25). Cristo è risorto con il suo proprio corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! » (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, « tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti », ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, in « corpo spirituale » (1 Cor 15,44).
L’uomo raggiungerà la vita piena senza venir meno alla sua individualità: ognuno sarà riconoscibile nel proprio io e determinato nella sua personalità.  Diversa sarà la sua condizione a seconda dell’ orientamento che ha voluto dare alla propria esistenza terrena: il “giudizio” è la verità di Dio su di noi.

 

analisi comparata delle religioni /4


 la concezione del bene e del male

 Induismo  E’ bene ciò che conduce all'identificazione con il Brahman o all'immersione in lui, male è quello che affoga l'uomo nelle concupiscenze, sospingendolo nell'illusione effimera e dolorosa delle cose apparenti e fallaci.
Data questa concezione degli esseri sensibili come realtà illusoria, è stato facile nell'India far passare la linea di demarcazione del bene e del male tra le coppie materia-spirito, tempo-eternità, mondo-io, corpo-mente, passione-intelletto, relegando il primo elemento nel regno dell'impuro, del peccaminoso, del male per identificare il secondo con il regno del bene.

 Buddismo   E’ bene tutto ciò che sradica dal desiderio e porta alla eliminazione dell'io e delle sue pulsioni, quinde della sofferenza. Nel buddismo c'è anche l'idea del perdono del nemico e l'invito a vincere l'odio con l'amore.
Le virtù morali  da coltivare  sono quattro: aruna=compassione (percepire dentro di sé la gioia e il dolore dell'altro); aitri=amorevolezza verso tutti gli esseri viventi;udita-letizia e considerazione del lato positivo delle cose; peksha-imparzialità nel considerare la realtà  Esse realizzano l'apertura dell'uomo verso tutti e sublimano ogni atto umano etico
in un Amore Universale.
Il  Buddhismo insegna l'Amore come etica umana

«Il pensiero dell'uomo può volgersi in ogni direzione. Ma ovunque esso si volga non incontrerà mai niente di più amabile di sé . Così è per gli altri. Di conseguenza chi ama se stesso non deve recar danno agli altri.» 

I cinque divieti fondamentali: non uccidere (i monaci fanno voto di ahimsa =nonviolenza assoluta), non mentire (i monaci fanno voto di  satyagraha=forza della verità ), non rubare (i monaci fanno voto di povertà) , non commettere adulterio (i monaci fanno voto di castità assoluta), non fare uso di bevande inebrianti (o droghe ).

 Islamismo   Il bene consiste chiaramente nell'obbedienza alla Legge rivelata (shari'a), il male nella disobbedienza e nel rifiuto della fede. I termini bene-male significano ciò che è lodevole, approvato, s'intende agli occhi di Dio, e ciò che è biasimevole, disapprovato. La legge rivelata è espressa dal Corano, che è il criteri di distinzione tra bene e male.  Il musulmano i osserva, più o meno fedelmente i diversi “ interdetti alimentari” (bere vino o alcool, mangiare carne di maiale..) . Egli si impegna con energia nella vita morale e cerca di attuare i consigli di Maometto il quale ha detto:

“ Il mio Signore mi ha comandato nove cose: di essere sincero in privato e in pubblico, moderato nella ricchezza e nella povertà, giusto nella collera e nella soddisfazione, di perdonare chi mi opprime, di riallacciare i rapporti con chi li rompe con me, di dare a chi mi priva di qualcosa, di fare del mio silenzio una “meditazione”, dei miei discorsi una “edificazione”, del mio sguardo una “considerazione” per imparare dagli avvenimenti e dalle cose che mi cadono sotto gli occhi.”

L'islam distingue tra piccole colpe e grandi colpe (apostasia della fede, ingiurie contro il Profeta, adulterio, i peccati contro natura, l'omicidio, l'usura, la magia) . La grande colpa per eccellenza è il peccato di infedeltà , il rifiuto deliberato o il rinnegamento dell'Islam, colpa che Dio stesso non potrebbe mai perdonare.

 Ebraismo   Bene è seguire la legge, la Torah e le "dieci parole" (Decalogo);  ad essa è necessario rivolgere la propria meditazione e la propria osservanza. Fondamentale è fare la volontà di Dio, inscritta anche nel cuore dell'uomo.
La descrizione più vivida di ciò che l’Ebraismo richiede è contenuta nel libro del Deuteronomio :

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.”

Questi versetti, insieme con Dt 11,13-21 e Nm 15,37-41, formano lo Shemà, la preghiera che il pio Israelita recita al mattino e alla sera.
Al centro dell’ebraismo sta una riflessione etica: l’uomo può imitare Dio praticando la giustizia, la rettitudine e la santità e mostrando cura verso poveri, i dipendenti e gli stranieri, essendo giusti nelle attività e nelle relazioni economiche. I maestri di ebraismo, inoltre, hanno sempre insistito su la formazione del carattere: l’odio del prossimo, la superbia, la sensualità, l’ira, il disprezzo, l’invidia e la gelosia vanno combattuti mentre bisona coltivare lo spirito di compassione, la gentilezza, la benevolenza, l’amore per il prossimo e per il sapere. Un grande maestro, A. Hillel, ebbe a dire : Non fare al prossimo tuo quello che non vorresti fosse fatto a te. Questa è tutta la Torah; il resto è commento”.

 Cristianesimo    Rispetto all’impianto etico ebraico c'è una novità, che mantiene e al contempo  rivede la logica del Decalogo: è la legge nuova dell'amore. E' la nuova allenza scritta "non su tavole di pietra, ma in un cuore di carne". Il bene e il male coincidono quindi concretamente nella docilità o nella chiusura a questo spirito di amore.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri". (Gv. 13, 34-35)

Questo comporta l’atteggiamento del dono e del perdono:

“Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.  Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio". (Lc 6,35-37)

 

analisi comparata delle religioni /5


La preghiera e la meditazione nella vita delle religioni

Induismo  E’ difficile dire se sia più vigoroso il suono della preghiera, spesso effusa nel canto, o l silenzio prolungato della meditazione. Si può dire, grosso modo, che la preghiera prevale nei templi e nelle espressioni religiose popolari, mentre la meditazione è di casa nelle dimore religiose e presso gli spirituali, i sannyasin sparsi nelle strade dell’India.
Si legge in un testo induista : “lo stato più alto è la realizzazione della presenza di Dio in noi, il secondo è la meditazione e contemplazione, il terzo è l’adorazione di simboli che rievocano il Supremo e il quarto è la pratica di riti e prellegrinaggi ai luoghi sacri”. La posizione classica dell’orante nell’induismo è quella delle mani giunte portate all’altezza degli occhi; l’adorazione intensa si esprime sollevando le mani congiunte sopra il capo: si prega sempre ad occhi chiusi per favorire la concentrazione interiore. Da sempre si è attribuito una grandissima importanza alla pronuncia del nome di Dio: il nome sacro per eccellenza è la sillaba Om (a-u-m). nella ripetizione del nome si può raggiungere l’elevazione. Altra forma è il puja o adorazione della divinità (nella case o nei templi) offrendo davanti all’immagine divina fiori, acqua, incenso; nei puja solenni un coro canta, risuonano sitar e tamburi, si rievocano le gesta del dio o della dea. Dalla nascita alla morte la vita dell’indù è accompagnata dalla preghiera.

 Buddhismo   La meditazione come mezzo di liberazione e purificazione dello spirito ma anche del corpo e del comportamento è centrale nel buddhismo che ne ha elaborato deiverse tecniche: in tutte lo scopo è liberarsi dalla mediocrità quotidiana della vita, consolidarsi nel distacco interiore, stabilirsi nella pace e favorire negli altri il conseguimento della pace. Il termine yoga significa “congiungimento” ed evoca l’idea di controllo, sforzo, disciplina. E’ un metodo di controllo delle energie fisiche e intellettuali mira a concentrare lo spirito in sé, spezzando l’illusione del mondo dei sensi; nelle tradizioni successive è diventato un modo di ricerca dell’Assoluto
Tuttavia la pratica della meditazione insegnata dal Buddha come l’unica via per raggiungere il termine ultimo del Nirvana, non ha spento nel cuore dei seguaci la tendenza alla preghiera: si invoca Buddha e si levano preghiere a spiriti e ad altri esseri divini.

 Islamismo   Il rito più importante della religione islamica è la salat ossia la pratica delle "preghiere rituali e quotidiane". Le preghiere sono cinque: si prega all'alba, poco prima del sorgere del sole, dopo il mezzogiorno; al pomeriggio, quando il sole comincia a calare, al tramonto e alla sera, dopo che si è fatto buio.
Dopo essersi rivolto verso la direzione della Mecca, il credente, in piedi, deve pronunciare una intenzione seguita dalla frase "Allahu akbar", "Allah è il più grande", con le mani alzate fino alle spalle, con le palme rivolte in avanti.
Si procede, restando fermi nella stessa posizione, con la mano destra che stringe il polso della sinistra. Si continua con la lettura della prima sura del Corano. Poi, il corpo si piega in avanti in modo tale che le palme delle mani poggino sulle ginocchia pronunciando tre volte una breve formula di glorificazione. Recuperata la posizione eretta, si assume poi la posizione della "prostrazione". Questa consiste nel poggiare le mani a terra, e poi la fronte fra le mani, pronunciando tre volte una formula di glorificazione. A questo punto segue la posizione "seduta": si sta seduti sui calcagni, tenendo le mani sulle cosce. Ci si riporta in posizione eretta per dare inizio alla seconda parte. Alla fine della seconda parte, recita la preghiera detta "elogio del Profeta", seguita dalla pronuncia della professione di fede, la shahadah.
Il venerdì a mezzogiorno la preghiera deve essere,di norma, eseguita in comune nella moschea.

 Ebraismo   La preghiera del popolo ebraico si caratterizza per uno spiccato carattere dialogale. La fede in Dio, creatore dell’uomo e dell’universo, e la coscienza dell’alleanza di Dio con il suo popolo concorrono a fondare un dialogo nel quale si intrecciano l’adorazione e il ringraziamento, il pentimento e la richiesta, il ricordo e la speranza. La preghiera (Tefillah) è profondamente radicata nella tradizione ebraica. Quando l’ebreo prega nella sinagoga mette sulle spalle il tallit, uno scialle con frange e spesso indossa i tefillim, scatolette di cuioi contenenti brani biblici fissate sul braccio e sulla fronte.
Per rispetto alla Shekinah (presenza divina) l’ebreo porta, almeno durante la preghiera, il cappello o uno zucchetto (kippah). L'ebreo recita di norma tre preghiere al giorno, al mattino (shaharit), al pomeriggio (minha) e alla sera (arbit).
Le preghiere pubbliche possono essere svolte solo in presenza di almeno dieci adulti maschi. Quando l'uomo mangia, beve o accoglie qualcosa della creazione (come pure una notizia) ha l'obbligo di recitare una benedizione per ringraziare Dio del bene che riceve.

 Cristianesimo     La preghiera cristiana appare come il modo più normale per esprimere e dare spazio alla fede in Dio e al rapporto con lui: vivere la fede senza pregare mai sarebbe come avere con una persona un rapporto "virtuale", teorico, un rapporto destinato ad affievolirsi e a morire. La certezza di rivolgersi ad un Dio che "conosce anche il numero dei capelli del vostro capo" e che è come un "Padre che sa bene quello di cui avete bisogno" rende la preghiera del cristiano serena e fiduciosa: se dunque Dio è buono e saggio, egli sa cosa è "bene" per i suoi figli al di là delle apparenze.  Il più esplicito, completo e originale insegnamento di Gesù sulla preghiera nel Nuovo Testamento è nel capitolo 6 del vangelo di Matteo:

«Quando pregate, non usate tante parole come fanno i pagani: essi pensano che a furia di parlare Dio finirà per ascoltarli. Voi non fate come loro, perché Dio, vostro Padre, sa di che cosa avete bisogno, prima ancora che voi glielo chiediate. Dunque, pregate così:Padre nostro che sei in cielo, fa' che tutti ti riconoscano come Dio, che il tuo regno venga, che la tua volontà si compia in terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario. Perdona le nostre offese come noi perdoniamo a chi ci ha offeso. Fa' che non cadiamo nella tentazione, ma liberaci dal maligno»

analisi comparata delle religioni /6


I luoghi di culto

InduismoNella religiosità indù il tempio (mandir = casa) è un luogo d’incontro tra il fedele e la divinità a cui esso è dedicato, ma è anche il luogo in cui si può sperimentare una visione o la manifestazione del divino. Nel tempio si celebrano le feste e le cerimonie quotidiane (puja) accompagnate da musica e canti sacri. Vi è sempre la presenza di una murti (immagine) del deva (divinità) a cui l’edificio è dedicato.

Buddhismo
Un tipo di tempio buddhista è il gompa, tipico del Tibet e Nepal; detto più comunemente pagoda è simile ai monasteri ed abbazie occidentali. All’interno vi è una sala per la preghiera con una statua del Buddha, dei luoghi adibiti alla meditazione e poi le stanze dei monaci. I gompa possono essere accompagnati dagli stupa che in origine erano monumenti funerari destinati a contenere le reliquie del Buddha o di santi monaci. Intorno agli edifici buddhisti si cammina in senso orario.

 

Islamismo   
La moschea è il luogo dedicato in particolare alla preghiera pubblica, ma ha anche funzione di aggregazione, formazione e incontro per i fedeli dell’Islam la parola “moschea” deriva dallo spagnolo mezquita che, a sua volta, è originata dall’arabo masjid che indica il luogo ove si compione le prosternazioni. Al venerdì per la preghiera del mezzogiorno (zuhr) i fedeli musulmani si radunano in moschea per adempiere all’obbligo della pregiera (salāt). Tuttavia nell’islam non c’è obbligo di recarsi in moschea per pregare, si può farlo anche all’aperto o dentro un luogo qualsiasi, purchè sia delimitato da qualche oggetto (tappetto, stuoia, mantello, sassi) e esente da sporcizia.
All’interno della moscheca c’è un mirhrāb, cioè una nicchia che indica la direzione de La Mecca, un pulpito detto minbar, da cui un imām pronuncia la khutba, un discorso che può toccare argomenti vari. Un muezzin richiama alla prghiera dall’altro di un minareto (dall’arabo manār, faro). Per abluzioni rituali nei pressi della moschea c’è una fontana e al centro abbiamo l’area della preghiera (musalla) di forma rettangolare. Sono proibite raffigurazioni umane e di animali; le decorazioni riproducono soggetti del mondo vegetale e verdetti del Corano (arabeschi).

Ebraismo
Il luogo tradizionale di culto ebraico era il Tempio di Gerusalemme distrutto e ricostruito più volte; oggi, dopo la distruzione ad opera dei Romani nel 70 d.C., rimane solo il muro occidentale (Muro del pianto).
Già con l’esilio babilonese (597-537 a.C.) ma soprattutto con la diaspora luogo di culto diviene la Sinagoga, non più casa del Signore, come il Tempio, ma luogo di preghiera ,di riunione e di studio della Torah.
Avre una sinagoga bella e riccamente decorata è considerato non solo un obbligo religioso ma anche un kotivo di orgoglio per la comunità locale.; spesso venina usata anche come ostello per i viaggiatori.
La maggior parte delle sinagoghe è a tre navate, orientate verso Gerusalemme.
Elementi presenti nella sinagoga: l’arca-armadio (aròn hakkodeš) contenente i rotoli della Scrittura; sopra vi è posta una luce sempre accessa, il ner tamìd (lampada eterna) che ricorda la menorah (candelabrio a sette braccia) del Tempio di Gerusalemme. Di fronte si trova il pulpito del lettore (ammùd), su una piattaforma leggermente alzata (bimàh).

Cristianesimo  Il termine chiesa deriva dal greco ἐκκλησία, ekklesía, "assemblea", in latino ecclesia. Entrambi i termini vengono resi in italiano con Chiesa, che è la comunità frutto dell'annuncio del Vangelo di Gesù Cristo.  Il termine Chiesa ha continuato ad indicare la comunità dei discepoli di Gesù, ma a tale prima e fondamentale accezione si è aggiunta quella secondaria, relativa all'edificio dove la Chiesa-comunità si riunisce.
Tipologie di luoghi di culto cristiani
La Basilica: in origine era un edificio pubblico utilizzato nell'antica Roma. Nel Cristianesimo è passata a significare una chiesa di particolare rilevanza per motivi storici, architettonici o pastorali.
Le antiche basiliche romane erano edifici pubblici enormi con colonnati interni aperti. Esse servivano come sale pubbliche di riunione per le transazioni, le cause legali e l'amministrazione dei servizi.
Si dice cattedrale la chiesa cristiana più importante di una diocesi, di cui costituisce il centro liturgico e spirituale.
Il termine viene dal fatto che in essa c'è la cattedra del vescovo: la cattedrale, o, più correttamente, la "chiesa cattedrale" (ecclesia cathedralis in latino), è il luogo da cui il vescovo predica il Vangelo alla comunità diocesana.
"Duomo" è l'esito italiano del vocabolo latino domus che nell'antica Roma significava semplicemente casa.
Il duomo nelle città a capo di una diocesi era anche cattedrale, cioè chiesa dotata della "cattedra vescovile". Nelle aree particolarmente ricche o attraversate da forti competizioni campanilistiche, ogni città volle il suo "duomo" e per questo non si deve confondere il termine duomo con cattedrale.
Pieve: chiesa rurale in cui poteva essere conferito il battesimo con speciali diritti sulle chiese filiali.
Il santuario è un luogo di culto dove sono venerate le sepolture dei santi e dei beati e/o le loro reliquie, o dove la tradizione vuole si sia verificato almeno un fatto miracoloso
Spazi liturgici e architettonici
altare L'altare era ed è tuttora il luogo sacro per eccellenza, dove si compie il sacrificio. Ne conosciamo diversi tipi: "altare a mensa", "a blocco", realizzato con un blocco di muratura su cui all'occorrenza si poneva sopra una tavola; "a sarcofago", simile nella forma ad un'arca funeraria; "a cofano", simile ad una cassetta destinata a contenere delle reliquie.  Sopra o accanto all’altare deve sempre esserci la presenza della croce.
ambone L'ambone e’ una specie di tribuna soprelevata sostenuta da colonne o da un basamento, con balaustra perimetrale, destinata alla lettura dei testi sacri e alle omelie.
fonte battesimale, luogo dove si somministra il battesimo.
presbiterio E’ riservato al clero lo spazio del presbiterio, situato nella parte terminale della navata maggiore. Il presbiterio, per evidenti ragioni di visibilità, era spesso sopraelevato rispetto al livello pavimentale della chiesa per mezzo di alcuni gradini.
Inoltre talora isolato da cancelli, o dall'iconostasi che ne sottolineavano la sacralità (in modo particolare l’iconostasi è presente nelle chiese orientali)
abside  L'abside e’ lo spazio della chiesa alle spalle del presbiterio. Nell'architettura romana absidi semicircolari coperte erano largamente impiegate in diversi tipi di costruzioni (basiliche forensi, ninfei, mausolei, ambienti termali ecc.). Si trattava di uno spazio a pianta semicircolare, coperto da una calotta emisferica in muratura o in blocchi, che ospitava la "cattedra" o sede del celebrante.  
navate L'interno della chiesa è costituito da una grande sala rettangolare, suddivisa per mezzo di colonne o pilastri. Queste suddivisioni presero il nome di navate, dalla metafora che assimilava la chiesa alla nave di Cristo, dove a ciascun membro viene assegnato un posto ben preciso in base al ruolo da lui svolto. Il numero delle navate era sempre dispari ma non era fisso: una, tre, cinque, sette, nove.
transetto  Talvolta, tra le navate e l'abside s'inseriva una navata trasversale, che veniva chiamata transetto per il fatto di trovarsi oltre i cancelli che delimitavano il presbiterio. Il transetto poteva avere la stessa larghezza dell'edificio oppure sporgere oltre il muro perimetrale.

 


Il termine animismo è usato in antropologia per classificare le tipologie di religioni o pratiche di culto nelle quali vengono attribuite qualità divine o soprannaturali a cose, luoghi o esseri materiali. Queste religioni cioè non identificano le divinità come esseri puramente trascendenti, bensì attribuiscono proprietà spirituali a determinate realtà materiali.

In etnologia si definisce feticismo una forma di religiosità primitiva che prevede l'adorazione di feticci, ovvero di oggetti - spesso manufatti antropomorfi o zoomorfi - ritenuti dotati di poteri magici.

Il totemismo è comunemente considerato una pratica religiosa tribale, basata su un oggetto di forte valore simbolico, detto totem. E’ un'espressione del culto degli antenati e, più generalmente, del legame dell'uomo con la natura e ciò che lo circonda.

L'Enoteismo o Monolatria è una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo in cui viene venerata in particolar modo una singola divinità senza tuttavia negare l'esistenza di altri dèi accanto ad essa: non viene quindi negata l'esistenza di altre divinità, ma ne viene sottolineata l'inferiorità. Si adora un solo Dio, ma non unico, con la possibilità che rimanga l'adorazione di altri dei a seconda delle tradizioni locali.

Gotthold Ephraim Lessing ( 1729 –  1781) poeta, drammaturgo e scrittore tedesco, ritenuto il massimo esponente dell'Illuminismo letterario tedesco.

  Il vocabolo sincretismo deriva dal greco συγκρητισμός (synkretismos), con il significato di "coalizione cretese". Il termine compare per la prima volta nel "De fraterno amore", 19 di Plutarco, che cita l'esempio dei Cretesi che hanno messo da parte le differenze per coalizzarsi in vista dei pericoli esterni.
La parola latina sincretismus, ripresa da Erasmo da Rotterdam, nella lettera a Melantone del 22 aprile 1519, passò ad indicare le tendenze eclettiche e conciliatrici tra scuole di pensiero diverse, nel senso moderno di "fusione" (dalla falsa etimologia di synkerrannymi, "mescolo").

L'agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l'agnostico non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla.
L'agnosticismo può talvolta racchiudere la ricerca di Dio, ma può anche costituire un certo indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticismo equivale a un ateismo pratico.

 

Il concilio ecumenico è una riunione solenne di tutti i vescovi della Chiesa cattolica per definire dogmi di fede o indicare orientamenti generali di morale o disciplina ecclesiastica. L'etimologia del termine risale a ecumene, la "casa dove tutti viviamo".

 

Fonte:

http://www.lcgalilei.pisa.it/NS/docs/dispense/schede%20IV%20ginnasio.doc

Sito web da visitare: http://www.lcgalilei.pisa.it

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