La cresima, significato della cresima

 


 

La cresima, significato della cresima

 

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La cresima, significato della cresima

LA CRESIMA

PREMESSA
La nostra identità cristiana si fonda sui doni ricevuti da Dio Padre, Figlio e Spirito Santo nel Battesimo, si qualifica e si rafforza con l’annuncio e l’accoglienza della Parola di Dio, che si opera nella catechesi, con l’esercizio dell’amore concretamente attuato nella vitaanimata dalla fede, e con la celebrazione dei sacramenti, cioè nella liturgia.

La comunità può crescere nella sua identità cristiana solo se cerca di legare tra loro catechesi, liturgia e vita.
La liturgia senza catechesi rischia di diventare vuota ripetizione di riti che non incidono nella vita.
La catechesi isolata presenta il mistero globale di Cristo, ma rischia di esaurirsi in nozioni astratte.
La vita senza il nutrimento della Parola di Dio e senza la celebrazione della fede va avanti secondo criteri soggettivi perché manca del giusto riferimento al Dio rivelato.

Occorre promuovere la catechesi come itinerario di fede e conversione con cui l’uomo, mosso dall’annuncio del Vangelo, decide di cambiare vita, aderisce a Cristo e alla sua parola di salvezza, s’incontra con lui attraverso i santi segni della liturgia e si prepara ad essere testimone del Signore nel mondo.

È essenziale che la catechesi porti alla MATURITÀ DI FEDE, cioè:
- alla CONOSCENZA sempre più profonda, organica e personale del mistero di Cristo
- al LEGAME ESISTENZIALE, al rapporto personale con Cristo che dà senso pieno alla nostra vita
- alla CELEBRAZIONE della fede, del mistero di Cristo nella liturgia
- alla VITA ECCLESIALE, fatta di condivisione, servizio, sostegno reciproco, conversione, testimonianza
- all’acquisizione di una MENTALITÀ CRISTIANA che dà forma ad ogni aspetto della vita.

La CONFERMAZIONE o CRESIMA

Confermazione è il nome usato nel testo ufficiale del rito; traduce la parola latina confirmatio, originata in Gallia nel V sec.d.C. per indicare i riti conclusivi del Battesimo (imposizione delle mani, unzione e segno sulla fronte) che sottolineano il dono dello Spirito. È innanzitutto la “conferma” da parte di Dio del dono battesimale, mediante una nuova effusione dello Spirito Santo.

Nell’antico rito romano questo sacramento era chiamato consignatio, dall’atto di tracciare un segno di croce sulla fronte del battezzato.

Chrisma, italianizzato in Cresima, indica l’olio e l’atto di ungere. Si riferisce al gesto rituale dell’unzione mediante il quale si conferisce il dono dello Spirito. “Cresimato” equivale a “unto di Spirito Santo”, reso conforme a Cristo.

Evoluzione storica

Dalla Chiesa apostolica alla fine del IV secolo la Cresima forma un tutt’uno con Battesimo ed Eucaristia, nel quadro dell’iniziazione cristiana. Il catecumeno è battezzato e unto e partecipa per la prima volta in pienezza all’Eucaristia nello stesso rito, per lo più durante la veglia pasquale.

Dalla fine del IV sec. il rito dell’unzione o dell’imposizione delle mani con segno di croce sulla fronte, compiuto dal vescovo, viene separato dal Battesimo e diventa un rito autonomo.
Questo fa nascere tutta una riflessione sulla Cresima per spiegarne il significato e giustificare la nuova prassi.
Si fa strada l’idea che il dono dello Spirito nella Confermazione assicuri la forza per la lotta morale e l’impegno personale del battezzato in vista della TESTIMONIANZA DI VITA.
Ha molta fortuna l’accostamento col mondo militare: il rito della Cresima assume alcuni elementi tipici dell’investitura dei cavalieri (la mano sulla spalla, lo schiaffo) e fa del cristiano un “soldato di Cristo”.

S.Tommaso d’Aquino sottolinea l’analogia tra vita fisica e vita spirituale: alla nascita corrisponde la rinascita spirituale (Battesimo), alla crescita la maturità della vita spirituale (Cresima).
Nell’epoca della Scolastica, per approfondire la natura dei sacramenti, si ricorre alla distinzione aristotelica tra materia e forma, tra l’elemento materiale (es. l’acqua nel battesimo) e la formula, le parole che accompagnano il gesto (nel battesimo: Io ti battezzo nel nome del Padre…).

Nel caso della Cresima in che cosa consiste il segno sacramentale?
- Fin dalla chiesa apostolica, per alcuni secoli, in oriente e in occidente, è l’imposizione delle mani sui battezzati, unita ad una preghiera epicletica (= di invocazione dello Spirito Santo) (cfr.At.8,15.17; 19,6).
- A Roma, probabilmente dal III all’VIII sec., il segno sacramentale consiste nella imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera epicletica e seguita da un’unzione sulla frontecol crisma, fatta dal vescovo.
- Dal IV-V sec. in oriente sparisce l’imposizione delle mani; resta la preghiera epicletica seguita dalla sola crismazione.
- Nel XII sec. si diffonde una teoria, nata in Francia nei sec.VIII-IX: il gesto stesso dell’unzione col pollice sulla fronte ha anche il senso di un’imposizione delle mani. Di conseguenza l’orazione epicletica e l’imposizione delle mani che l’accompagna sono intese come riti secondari, non essenziali per il sacramento.

Il nuovo Rito della Confermazione del 1971 ha il merito di aver ricollocato la Cresima nel contesto dell’iniziazione cristiana e di aver dato l’avvio ad una nuova prassi celebrativa.
Però adotta la teoria dei teologi carolingi dei sec.VIII-IX, quando riconosce che nella Chiesa latina la materia di questo sacramento è solo l’unzione sulla fronte e che l’imposizione della mano, essenziale ai fini del sacramento, è quella racchiusa nel semplice contatto del pollice del vescovo con la fronte del cresimando.
Questa scelta è stata poco felice: non è affatto chiaro per i fedeli che quel gesto sia un’imposizione delle mani e certo non è di origine apostolica.

Sarebbe stato meglio dichiarare materia essenziale della Confermazione l’IMPOSIZIONE DELLE MANI congiunta con l’ORAZIONE EPICLETICA, e conservare anche la CRISMAZIONE, ma senza darle il valore di imposizione della mano, come era nell’antico rito romano.

a. L’unzione potrebbe essere considerata un rito essenziale, strettamente legata a quanto la precede. Come a dire che per conferire la Cresima sono richiesti, a pari titolo:

  • l’orazione epicletica con imposizione delle mani
  • l’unzione con la formula che l’accompagna

b. Ma potrebbe apparire anche come un rito secondario che illustra, con un gesto biblicamente significativo, ciò che il soggetto ha già ricevuto pienamente mediante l’imposizione delle mani e la preghiera epicletica.   

 

I riti della Cresima voluti dal Concilio Vaticano II sono due:
uno per gli ADULTI, facente parte del Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA), del 1978
uno per i FANCIULLI, “Rito della Confermazione” (RC) del 1972.

In quest’ultimo vengono precisati gli effetti della Cresima rispetto al Battesimo:
“Nel Battesimo i neofiti ricevono il perdono dei peccati, l’adozione a figli di Dio nonché il carattere di Cristo, per cui vengono aggregati alla Chiesa e diventano, inizialmente, partecipi del sacerdozio del loro Salvatore. Con il sacramento della Confermazione…ricevono il dono ineffabile, lo Spirito Santo stesso, per cui sono arricchiti di una forza speciale, e segnati dal carattere del medesimo sacramento, sono collegati più perfettamente alla Chiesa, mentre sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere, con la parola e con l’opera, la loro fede come autentici testimoni di Cristo”.

Si ribadisce, inoltre, che:
- la Cresima va celebrata con la partecipazione della comunità (genitori, padrini, intera assemblea)

- la preparazione alla Cresima compete a tutto il popolo cristiano e in primo luogo ai genitori

- il popolo di Dio è chiamato a partecipare attivamente alla celebrazione e a dar prova concreta della sua fede

- il padrino va scelto tra persone spiritualmente idonee a svolgere questo compito (abbiano ricevuto i sacramenti dell’iniziazione, siano appartenenti alla Chiesa e privi di impedimenti giuridici)

- ministro originario è il vescovo, per il suo ufficio di capo della Chiesa locale

- la sua presenza esprime il carattere ecclesiale della Cresima e l’unità della Chiesa

- va sottolineato lo stretto legame di questo sacramento con Battesimo ed Eucaristia, mediante:
la cosiddetta rinnovazione delle “promesse battesimali”
la scelta dello stesso padrino del Battesimo
la celebrazione della Cresima durante la messa

 

 

 

 

 

ANALISI DEL RITO DELLA CRESIMA

LITURGIA DELLA PAROLA
Letture bibliche
Presentazione dei candidati al vescovo
Omelia

LITURGIA DEL SACRAMENTO
- Professione di fede:
comunemente detta “rinnovazione delle promesse battesimali”, è disposta per riaffermare il legame col Battesimo. In realtà non si tratta di una “rinnovazione”, ma della personalizzazione della fede, e non di “promesse”, perché il giorno del Battesimo del figlio, i genitori più che promesse hanno espresso la loro fede, la fede della Chiesa, consapevoli di dover educare il figlio alla vita di fede in Gesù Cristo.
La parola promesse comunica inoltre l’erronea convinzione che sia l’uomo ad impegnarsi con una promessa davanti a Dio; in realtà noi accogliamo un suo dono, aderiamo alla sua proposta di vita.
La professione di fede si sviluppa in quattro interrogazioni, con particolare estensione della terza:    
“Credete nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e che oggi, nel sacramento della Cresima, è dato a voi con una rinnovata effusione dei suoi doni, come agli apostoli nel giorno di Pentecoste?”
La Cresima vi appare come la PENTECOSTE DEL BATTEZZATO, come l’attuazione per lui dell’effusione dello Spirito, simile a quella verificatasi per gli apostoli.

- Imposizione delle mani su tutti i cresimandi:
preceduta da un invito alla preghiera (“Preghiamo Dio per questi suoi figli: effonda ora lo Spirito Santo che li confermi con la ricchezza dei suoi doni e con l’unzione crismale li renda pienamente conformi a Cristo”).
L’imposizione delle mani è accompagnata da una preghiera in cui si chiede lo Spirito per la conferma, il rafforzamento dei battezzati e la loro piena conformità a Cristo.
La conferma è dunque dei battezzati e non del battesimo e consiste nello Spirito dato in pienezza (i sette doni di Is.11,2) perché li renda pienamente conformi a Cristo.
Il significato dell’imposizione delle mani come invocazione dello Spirito è chiarito dalla preghiera che l’accompagna (RICA, 230).

- Crismazione, il segno sacramentale propriamente detto:
il vescovo traccia sulla fronte del candidato un segno di croce col pollice intinto nel crisma, mentre dice: “(nome) ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono” (questa formula proviene dal rito bizantino che la usa dal V sec). “Sigillo” significa che lo Spirito effuso marchia, segna nella profondità del suo essere chi lo riceve. Questi appartiene così, in modo definitivo, a Cristo e alla Chiesa animata dallo Spirito.
Il gesto dell’unzione col crisma sulla fronte è espressamente il rito essenziale. È un gesto di origine biblica:  era il rito fondamentale dell’incoronazione del re e, dopo l’esilio a Babilonia, della consacrazione dei sacerdoti. Nell’AT si parla di unzione anche in senso figurato a proposito dei profeti (Is.61,1; Sal.105,15).
Nel NT unzione è termine legato all’idea di consacrazione da parte dello Spirito in vista di una missione (Lc.4,18): l’unzione, metaforica, di Gesù al Giordano ha carattere essenzialmente profetico, in quanto prepara e inaugura il ministero di Gesù per l’annuncio del Vangelo.
La parola stessa crismazione evoca conformità del cristiano al Cristo, l’Unto.
- Saluto di pace (“la pace sia con te”):
è il saluto pasquale del Risorto ai discepoli, accompagnato da un gesto fraterno.
- Preghiera universale o dei fedeli: si prega per i cresimati, per genitori e padrini, per tutti i fedeli.
LITURGIA EUCARISTICA
Per far risaltare il legame della Cresima con l’Eucaristia, culmine dell’iniziazione cristiana, si suggerisce di:
- far portare all’altare i doni da alcuni cresimati
- utilizzare il prefazio proprio dello Spirito Santo o della Confermazione
- inserire nella preghiera eucaristica un’intercessione particolare per i cresimati, dopo il ricordo dei defunti
- pronunciare una monizione appropriata prima del Padre nostro
- distribuire la comunione sotto le due specie

BENEDIZIONE FINALE propria.

 

PER UNA CATECHESI DELLA CRESIMA

La catechesi in genere presenta brevi ed incisive definizioni per far capire il significato proprio di un sacramento. La domanda a cui la catechesi in passato cercava di rispondere era: Quale effetto produce in me la Cresima? Che cosa ricevo?
Dopo il Concilio Vaticano II questa prospettiva angusta è stata allargata sottolineando che ogni sacramento:
- è un’azione simbolica, che richiama e attualizza un particolare aspetto del mistero pasquale

- è compiuta dalla Chiesa riunita in assemblea e il suo effetto riguarda direttamente il singolo e la comunità.

Allora la domanda da porre è piuttosto: Quale evento di salvezza viene celebrato? Che significa questo sacramento per il singolo e per la Chiesa? Che cosa rappresenta per la mia vita di credente?

Esaminiamo alcune formule in uso per la catechesi sulla Cresima:

  • La Cresima ci fa PERFETTI CRISTIANI

Per i Padri della Chiesa il “perfezionamento” riguardava il Battesimo o il suo oggetto restava nel vago; invece in epoca moderna è stato attribuito al battezzato.
Di quale perfezione s’intende parlare? La formula non è chiara.
Resta comunque che il battezzato non cresimato è un cristiano incompleto sul piano della conformità a Cristo

  • La Cresima ci fa SOLDATI DI CRISTO

Anche questa, come la precedente, è nel catechismo di Pio X, ispirato al catechismo del concilio di Trento. Attualmente, la scomparsa dello schiaffetto dal rito della Cresima ha fatto decadere l’immagine del soldato.

  • La Cresima ci rende CRISTIANI ADULTI

Nel catechismo del concilio di Trento questa frase era lo sviluppo della prima (“perfetti cristiani”). Si fonda sul pensiero di san Tommaso, che vede nella Cresima il sacramento della crescita e dell’età adulta.
Che cosa vuol dire? Si riferisce alla maturità anagrafica e psicologica o a quella della vita di fede?
Il nuovo rito dichiara esplicitamente che la maturità cristiana è frutto dei sacramenti dell’iniziazione nel loro complesso. Solo continuando a partecipare all’Eucaristia si raggiunge questa maturità, cioè l’inserimento pieno nel mistero di Cristo e della Chiesa, che si traduce in una vita coerente, sotto l’azione dello Spirito.
Anche se distanziata nel tempo, la Cresima appartiene al sacramento della “NASCITA” del cristiano. Non è il sacramento dell’adolescenza e della maturità.

  • La Cresima CONFERMA IL BATTESIMO

Inizialmente la confirmatio si riferiva al rito conclusivo del Battesimo. Successivamente la Cresima ha indicato il completamento, il perfezionamento, il rafforzamento del Battesimo col dono dello Spirito in vista della lotta.
Oggi ha il valore di convalida o assunzione in proprio del Battesimo da parte del fanciullo o dell’adulto.

  • La Cresima rende TESTIMONI DI CRISTO

La testimonianza legata al dono dello Spirito è un’idea profondamente radicata nel NT, specie in Atti.
Ma questa formulazione è molto recente e ha sostituito l’immagine del soldato.
La frase è vera, ma riduce ad un solo effetto la ricchezza del dono dello Spirito (ciò vale anche per le precedenti affermazioni prese isolatamente). Un difetto comune a tutte è quello di non richiamare l’effetto proprio della Cresima: il DONO PENTECOSTALE DELLO SPIRITO SANTO.
L’evento di salvezza operato da Cristo a Pentecoste si compie ora nell’azione del sacramento.

È piuttosto discutibile distinguere la Cresima dal Battesimo nei suoi effetti sul candidato. L’orientamento corretto, nella riforma liturgica e nella teologia attuale, consiste nel sottolinearne il rapporto reciproco.
“Col sacramento della Confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo” (Lumen Gentium n.11).

Il “di più” della Cresima indica semplicemente un rapporto di CONTINUITÀ e SVILUPPO col Battesimo.
Dunque si diventa cristiani, partecipi del mistero pasquale di Cristo ed incorporati alla Chiesa mediante:

  • l’adesione di fede a Cristo morto e risorto
  • la celebrazione di tre sacramenti: Battesimo, Cresima, Eucaristia.

Il mistero di Cristo è uno solo e culmina nella sua morte e risurrezione. In ogni azione liturgica si celebra sempre questo suo mistero: lo si rende presente perché sia comunicato a quanti partecipano.
La nuova nascita del cristiano è espressa in più gesti significativi, formanti però un tutto unico:

  • mistero di passaggio da morte a vita, celebrato a Pasqua e significato nel Battesimo
  • mistero di sviluppo come dal seme alla spiga, celebrato a Pentecoste e significato nella Cresima
  • mistero di comunione degli uomini con Dio e tra di loro, celebrato e significato nell’Eucaristia

La Cresima sta al Battesimo come la Pentecoste sta alla Pasqua. La Pentecoste non si aggiunge alla Pasqua (quando muore, Cristo risorge e dona lo Spirito), ma manifesta la potenza del Risorto. Allo stesso modo, la Cresima non si aggiunge al Battesimo, ma lo sviluppa, fa prendere coscienza che la vita cristiana è vita animata dallo Spirito in una comunità ecclesiale.

La Cresima orienta all’Eucaristia, terzo momento e punto di arrivo sacramentale. L’Eucaristia non va intesa come festa di prima comunione, ma come primo ingresso nell’assemblea eucaristica e come celebrazione dell’intero mistero di Cristo e della Chiesa.

Solo per azione dello Spirito Santo donato in pienezza è possibile l’esercizio del sacerdozio battesimale, l’offerta della propria vita in unione a quella di Cristo e la partecipazione ai frutti della mensa eucaristica.
Nella Cresima si riceve in dono lo stesso Spirito: la sua azione non è riducibile ad un solo effetto. Non si tratta principalmente della forza nella lotta, né della prontezza nella testimonianza, né solo dei suoi sette doni. Egli in persona dimora in noi, ci rende tempio di Dio, ci fa assumere l’immagine piena di Cristo.
Lo Spirito Santo è autore e maestro della nostra santità; in altre parole, in forza dello Spirito, noi diventiamo altrettanti cristi se ci lasciamo rinnovare nella vita e coinvolgere nella missione di salvezza che Cristo ha affidato ai suoi discepoli.
Lo Spirito di Pentecoste è per la costruzione della Chiesa in Corpo di Cristo, con la molteplicità dei carismi.
La Cresima, celebrazione attuale dell’evento di Pentecoste, inserisce il battezzato nell’esperienza della Chiesa, nella sua vita, nella sua missione.
Appare così evidente che la Cresima non è un fatto individuale, privato, ma una realtà che coinvolge la comunità cristiana, di cui il vescovo è un segno espressivo.
C’è da aggiungere che la stessa Chiesa, celebrando la Cresima, è chiamata a rivivere il mistero di Pentecoste, a riscoprire la sua realtà di comunità animata dallo Spirito, inviata nel mondo come testimone del Risorto, a riprendere coscienza di essere popolo profetico, sacerdotale e regale con Cristo morto e risorto.

In questo modo, si sposta l’attenzione dalla prospettiva individuale e dall’analisi degli effetti della Cresima sul singolo, alla prospettiva evangelica ed ecclesiale:

  • lo Spirito Santo al Giordano ha dato a Gesù l’investitura per la sua attività  missionaria
  • lo Spirito Santo è stato effuso sulla Chiesa dando inizio alla sua missione
  • lo Spirito di Pentecoste effuso nella Cresima sui battezzati li rende pienamente partecipi della missione della Chiesa
  • ogni cresimato è chiamato ad assolvere, per la sua parte, a questo compito

Con la Cresima non finisce niente, comincia tutto…

ALCUNE CONSIDERAZIONI
Oggi la Cresima, come altri o più di altri sacramenti, è fuori dell’orizzonte dei battezzati, che non ne comprendono il perché e che spesso accettano di riceverla solo per avere tutti i certificati in regola in vista di un possibile matrimonio (anche se oggi le nozze si possono celebrare prima della Confermazione).

Il vero problema non è il sacramento della Cresima, ma la formazione alla fede degli adolescenti e dei giovani, la loro perseveranza nella fede di fronte all’urto dirompente di una società che di cristiano ha perduto il nome e il ricordo.
La fede è fede se è risposta personale e consapevole alla proposta divina: se accettiamo la rivelazione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e lasciamo loro spazio perché indirizzino la nostra vita, nelle grandi scelte di fondo e nelle azioni concrete di ogni giorno; se manteniamo con loro un dialogo fatto di fiducia, affetto, riconoscenza, richiesta d’aiuto e di perdono, adorazione; se riconosciamo che sono presenti nella Chiesa e continuano ad agire nella vita degli uomini in molti modi; se accettiamo che siano loro, e non i nostri criteri, il nostro tornaconto o le tendenze dell’ambiente, a stabilire ciò che è bene e ciò che è male per noi. Tutto questo perché la storia – nostra personale, comunitaria, nazionale, mondiale – evolva in maniera diversa da come si costruisce abitualmente.

Il dramma della Cresima è iniziato quando è stata separata dal Battesimo, ma è peggiorato nel corso della storia quando ha scavalcato l’Eucaristia, diventando il terzo, in ordine di tempo, dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Non è corretto presentare la Cresima come sacramento autonomo, staccato dal Battesimo, da cui invece dipende e di cui è lo sviluppo, e dall’Eucaristia, a cui orienta come a culmine e compimento.
Non è corretto definirla come il sacramento della maturità, dell’adolescenza, della conferma personale del Battesimo, della testimonianza o come il sacramento del perfetto cristiano. Ognuno di questi aspetti ha in sé qualcosa di vero ma non è affatto esclusivo né in grado di qualificare o definire il sacramento. Il suo significato, come abbiamo già visto, consiste nella partecipazione al dono pentecostale o al mistero pasquale in pienezza, per vivere sotto l’azione dello Spirito di Cristo. 
Non è corretto presentare il sacramento in prospettiva prevalentemente individuale e privata: occorre riaffermare che la Cresima incorpora pienamente il battezzato alla comunità, animata e guidata dallo Spirito, perché ne condivida la fede, la vita e la missione.
Più che guardare a ciò che il sacramento dona o fa del candidato, si deve guardare a ciò che l’effusione dello Spirito significa per il singolo e per la Chiesa: una esistenza nuova nello Spirito di Cristo.
Non è corretto aggrapparsi a questo sacramento come ad un’occasione per ritardare la fuga degli adolescenti dalla Chiesa.
Si va facendo strada la convinzione che sia necessario spostare la Cresima a 16-18 anni se si vuole suscitare nel giovane la consapevole accettazione del suo Battesimo per vivere da cristiano e l’impegno di fedeltà per l’età adulta. Si sa che spesso si chiedono i sacramenti più per abitudine che per fede e quindi non si risolve il problema rimandando la Cresima.
Oltre tutto, questa soluzione è in aperta contraddizione con tutta la tradizione precedente, con il RICA, con la tradizione orientale (che continua a celebrare la Cresima subito dopo il Battesimo), con la stessa natura della Cresima (sacramento dell’iniziazione).
Vale la pena stravolgere l’iniziazione cristiana solo per ritardare di qualche anno il congedo dei giovani, visto che dopo la Cresima c’è comunque la fuga e in più tanta confusione in testa?
Il tentativo di salvare il salvabile non giustifica il compromesso. È necessario perciò e doveroso trovare altre soluzioni non offensive della tradizione e della teologia.
Senza una costante catechesi degli adulti, senza la loro presa di coscienza che la fede in Cristo esige una risposta personale all’azione di Dio, senza il loro coinvolgimento nella vita e nella missione della comunità cristiana, senza un coraggioso cambiamento delle nostre comunità parrocchiali, sarà ben difficile che i giovani possano fare la scelta esistenziale di Cristo solo perché qualche prete e catechista di buona volontà dedica loro tutto lo spazio catechetico esistente in parrocchia.
È necessario cominciare a formare comunità ecclesiali animate da fede genuina e non solo da devozioni e pratiche tenute in piedi dall’abitudine. È compito dei parroci, ma anche dei laici adulti, catechizzare e, per quanto riguarda l’iniziazione dei giovani alla fede, è impegno particolare dei genitori e dei padrini.
Nella tradizione autentica della Chiesa il padrino/madrina è un cristiano scelto all’interno della comunità per aiutare il battezzando nel suo cammino verso Cristo e verso una responsabile accoglienza del suo Vangelo. Per questo è presente al rito del Battesimo e della Cresima (che del Battesimo è il completamento). E proprio per sottolineare maggiormente il legame stretto tra questi due sacramenti, oggi la Chiesa consiglia di scegliere come padrino/madrina della Cresima lo stesso del Battesimo.
Il padrino/madrina, inoltre, rappresenta in qualche modo la Chiesa nel suo compito di madre che genera e accompagna i suoi figli al pieno sviluppo della vita in Cristo. Per questo è chiamato a sostenere il battezzato anche dopo il compimento dei riti, per aiutarlo a perseverare nella fede.
Perché questo ruolo importante sia svolto in modo appropriato, si scelga un credente che dia una chiara testimonianza di vita cristiana, lasciando da parte considerazioni e criteri di selezione di altra natura. 

 

Fonte: http://digilander.iol.it/amicalucis/cresima.doc

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