Pensieri dalla parola di Dio e dalla vita

 


 

Pensieri dalla parola di Dio e dalla vita

 

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Pensieri dalla parola di Dio e dalla vita

 

SCHEGGE E SCINTILLE

PENSIERI, SPUNTI, RIFLESSIONI

DALLA PAROLA DI DIO E DALLA VITA

http://digilander.libero.it/don_franco_web

a cura di: don_franco_locci

 

GENNAIO 2013

 

 

MARTEDI’ 1 GENNAIO:  MARIA SANTISSIMA, MADRE DI DIO

Tra i santi ricordati oggi: San Fulgenzio, vescovo; Santa Franca; San Guglielmo da Volpiano.

Una scheggia di preghiera:

BENEDETTO SEI TU, DIO DELL’UNIVERSO E PADRE NOSTRO

Hanno detto: Tutte le cose che ora si credono antichissime furono nuove un tempo. (Tacito)

Saggezza popolare: L'inverno é la stagione in cui la gente cerca di tenere la casa calda come era d'estate, quando si lamentava per il caldo.

Un aneddoto: Mia mamma aveva modi di fare e di dire molto semplici che qualche volta ti lasciavano perfino perplesso: Quando morì un suo fratello l’accompagnammo alla sepoltura durante la quale si commosse e anche pianse. All’uscita del Camposanto, dopo essersi fatta il segno di croce disse i dialetto: “Anche questa l’abbiamo fatta”. Subito mi venne voglia di sorridere e stavo per dirle: “Ma dai, mamma, sembra quasi che dici di aver fatto per dovere una cosa così difficile!” Ma poi mi trattenni e cominciai a capire la fede profonda che c’era dietro a quella parole apparentemente irridenti: “Il Signore mi ha chiesto di passare attraverso questo lutto, ma Lui mi ha dato la forza per farcela”.

Parola di Dio: Nn. 6,22-27; Sal. 66,2-3.5-6.8; Gal. 4,4-7; Lc. 2,16-21

 

2^ Lettura (Gal. 4, 4-7)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati.

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio. Parola di Dio

 

“SE SEI FIGLIO, SEI ANCHE EREDE PER VOLONTA’ DI DIO.” (Gal. 4,7)

Quante volte tra stanotte e oggi abbiamo sentito la parola: “Auguri!”. Per la convenzione dell’inizio del nuovo approfittiamo per dirci (speriamo sinceramente) il bene che ci auguriamo a vicenda. Ma il vero augurio per oggi, per l’anno nuovo è proprio Maria a farcelo: essa donandoci Gesù ci dà la benedizione stessa di Dio. La benedizione dell’Antico testamento che abbiamo ascoltato: “Ti benedica Dio e ti protegga, faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio”, viene completata da Maria in modo stupendo, in quanto mostrandoci il volto di suo Figlio Gesù, concretizza la benedizione stessa: è Gesù la benedizione di Dio per ciascuno di noi. E’ una benedizione, un augurio ben più importante di quello che oggi ci facciamo tra di noi: “Ti vada bene!”, oppure: “Mangia zampone e lenticchie, avrai  fortuna e  denari”, “Mettiti le mutande rosse, farai grandi conquiste”. La benedizione di Dio concretizzata in Gesù è: “Che il Signore possa dire bene di te!”. Il Signore ha detto bene di Maria in quanto Lei era totalmente sua ed ha potuto così fare “cose grandi in lei”. Dio può dire altrettanto bene di me? Mi trova disponibile per poter, nel tempo che mi regala, operare cose grandi in me?

 

MERCOLEDI’ 2 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Santi Basilio e Gregorio Nazianzeno; Sant’ Adalardo di Corbie.

Una scheggia di preghiera:

TUTTA LA TERRA HA VEDUTO LA SALVEZZA DEL SIGNORE.

Hanno detto: Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde. Non indulgere in vani desideri. (Rabindranath Tagore)

Saggezza popolare: Prova a guardare il mare; il mare nudo e crudo. Ed ora prova ad aggiungervi barche e bagnanti, aurore e tramonti, tempeste e bonacce. Quando guardi qualcosa non ti arrestare a ciò che vedi al primo colpo d'occhio: aggiungi tante cose con la tua fantasia. Avrai la vita a colori.

Un aneddoto: Davvero devo ringraziare il Signore perché nel cammino della mia vita mi ha permesso di incontrare persone meravigliose: Per un certo periodo ho avuto più volte occasione di mangiare con un anziano vescovo missionario: Era stato vescovo per più di 40 anni, in Africa. Il suo arcivescovado non era neppure una casa, ma una tenda di beduini. Era tornato in Italia perché gravemente malato (morì nell’arco di un paio d’anni). Mi diceva: “Quanti passi ho fatto nella mia vita per andare dai miei cristiani, a volte si stava in giro per mesi interi. Oggi non riesco quasi più neanche a star dritto. Però dai miei cristiani ci vado ancora, con la preghiera, tutti i giorni”. Quanti anziani che non possono fare più quello che vogliono, potrebbero “visitare i fratelli con la preghiera”.

Parola di Dio: 1Gv. 2,22-28; Sal. 97; Gv. 1,19-28

 

Vangelo Gv 1, 19-28
Dal vangelo secondo Giovanni.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: "Chi sei tu?". Egli confessò e non negò, e confessò: "Io non sono il Cristo". Allora gli chiesero: "Che cosa dunque? Sei Elia?". Rispose: "Non lo sono". "Sei tu il profeta?". Rispose: "No". Gli dissero dunque: "Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?". Rispose: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia". Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: "Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?". Giovanni rispose loro: "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo". Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. Parola del Signore

 

“IN MEZZO A VOI STA UNO CHE NON CONOSCETE”. (Gv. 1,27)

La prima persona che si incontra nel Vangelo di Giovanni è il Battista, uomo giusto e austero. Vive nel deserto, lontano dalla capitale religiosa e politica. Eppure, in molti vanno da lui per ricevere un battesimo di penitenza ed essere così rigenerati. Tutti lo stimano, al punto da indicarlo come il Messia, o come Elia, o comunque come un grande profeta. Egli si schernisce e insiste nel dire: «Non sono il profeta, non sono il Messia». Di se stesso dice solo: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: raddrizzate la via del Signore». E cos’è una voce? Poco più che nulla. Eppure le parole che il Battista pronuncia non sono vane: Sono parole vere che giungono sino al cuore. Questa è la sua forza: una forza debole, che riesce però a toccare il cuore di chi lo ascolta. Giovanni è figura dei testimoni del Vangelo, potremmo dire figura della stessa Chiesa: essere cioè una voce che indica agli uomini Gesù. Giovanni non si appartiene, non è (e non vuole essere) al centro della scena; egli indica un altro: il Signore. Nella nostra comunità è così? Siamo tutte persone gioiose che si indicano le une alle altre il Signore?

 

GIOVEDI’ 3 GENNAIO: Santissimo nome di Gesù.

Tra i santi ricordati oggi:Santa Genoveffa, vergine; San Fiorenzo, vescovo; Sant’Antero, papa.

Una scheggia di preghiera:

AGNELLO DI DIO CHE TOGLI I PECCATI DEL MONDO, ABBI PIETA’ DI NOI.

Hanno detto:

Niente è più pericoloso d'un grande pensiero in un piccolo cervello. (Hippolyte Adolphe Taine)

Saggezza popolare: Il dolore è come un tesoro. Lo si mostra solo agli intimi. (Prov. Maltese)

Un aneddoto: E' una buona norma di igiene orale pulirsi i denti dopo ogni pasto. Ma... stavo pensando - se potessimo pulire anche le parole che pronunciamo, quanto sarebbe più bello e pulito il mondo intero.

Parola di Dio: 1Gv.2,29-3,6; Sal 97; Gv. 1,29-34

 

Vangelo Gv 1, 29-34
Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele". Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio". Parola del Signore

 

“ECCO L’AGNELLO DI DIO, ECCO COLUI CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO”. (Gv. 1,29)

Giovanni Battista vede venire Gesù verso di sé. In effetti, prima che siamo noi ad andare verso Gesù, è lui che viene verso di noi. E lui che avanza e scende nella nostra vicenda umana. E appare diverso da come noi lo vorremmo. L’evangelista Giovanni, richiamandosi ai brani del "Servo sofferente di Dio", l’Innocente che porta su di sé il peccato dell’umanità (cfr Is 42, 1-4; 52, 13—53, 12), presenta Gesù come l’Agnello-Servo che toglie le colpe degli uomini con la sua parola e con la sua verità e l’Agnello pasquale che comunica loro la vita nuova con la sua sofferenza e la sua morte in croce (cfr Es 12, 1-28; 1Gv 1, 7). Con l’espressione "il peccato del mondo", Giovanni non intende tanto un peccato particolare e neppure la totalità dei peccati, ma quella mentalità sbagliata del mondo che si oppone a Dio e che costituisce la causa di ogni peccato e del rifiuto di Dio. Di conseguenza, il Cristo non assumerà la funzione del Messia politico trionfatore, ma quella del Messia umile e sofferente, che non conoscerà successi e non sarà capito dagli uomini. Quando tu incontri una persona vorresti che corrispondesse ai tutti i tuoi desideri su di lei, però tu riuscirai a comunica con questa persona solo quando la accetterai così com’è e lei accetterà te come sei. Con Gesù siamo sicuri che ci accetta come siamo perché  è Lui che è sceso fino a noi ma noi accettiamo Lui così com’è?

 

VENERDI’ 4 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Celso, vescovo; Santa Elisabetta di Seton.

Una scheggia di preghiera:

DI TE HA SETE, SIGNORE, L’ANIMA MIA.

Hanno detto: La reputazione di un uomo è come la sua ombra: gigantesca quando lo precede, di proporzioni minuscole quando lo segue. (Périgord C. Maurice Talleyrand)

Saggezza popolare:

Muoversi per non far niente è sempre meglio che stare fermi.  (Detto degli Abchasi)

Un aneddoto: Mia Moglie non lavora, è casalinga... C'e' ancora chi ha in testa simili, distorti pensieri e non si rende conto dei chilometri percorsi da una casalinga con il lavare, lo stirare, il bambino da andare a portare e riprendere all'asilo, la spesa al supermercato, la lettera da imbucare, le scarpe da ritirare dal calzolaio, la corsa alla banca, il saluto alla vecchietta accanto, l'erba da tagliare in giardino, i calzini da rattoppare, la cera da dare al pavimento... Mia Moglie non lavora...Che idea!

Parola di Dio: 1Gv. 3,7-10; Sal. 97; Gv. 1,35-42

 

Vangelo Gv 1, 35-42
Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbì (che significa maestro), dove abiti?". Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)". Parola del Signore

 

“CHE CERCATE?” (Gv. 1, 37)

Due discepoli di Giovanni si staccano dal gruppo e si mettono a seguire Gesù. Evidentemente sono stati colpiti dalle parole del Battista. Accade così per ogni incontro con il Signore. C'è sempre una parola che colpisce il cuore, all'origine di qualsiasi esperienza religiosa. Quei due hanno intuito che quell'uomo è davvero colui che aspettano, colui di cui hanno bisogno. Vale perciò la pena di andare con lui. Fanno un po' di strada, dopo di che Gesù si accorge di loro, si volta indietro e chiede: “Che cercate?”. Sono le prime parole che Gesù pronuncia nel quarto Vangelo, ma è anche la prima domanda che viene posta a chiunque si avvicini al Vangelo:”Che cerchi?” o, in altri termini: “Che cosa ti aspetti dal vangelo?” E i due: “Rabbì dove stai?”. Non gli chiedono cosa insegni, che mestiere faccia, ma solo: “Dove stai?”. È la nostra domanda. E Gesù: “Venite e vedete”. E’ tutta qui la nostra fede: incontrare Gesù e stare con lui. Se ci accade la nostra vita cambia, come fu cambiato a Simone il nome.

 

SABATO 5 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Edoardo, Re; Santa Emiliana; San Simeone, Stilita.

Una scheggia di preghiera:

TU SEI IL FIGLIO DI DIO, TU SEI IL RE DI ISRAELE!

Hanno detto: I cantanti di musica leggera sono persone che volevano prendere lezioni di canto, ma che non hanno mai trovato il tempo per farlo; ora non ci pensano più, visto che nel frattempo sono diventati famosi. (Jacques Tati)

Saggezza popolare: Se riuscirai a mantenere vivo un ramo verde nel tuo cuore nell'ora dell'oscurità, allora il Signore verrà e manderà un uccello a cantare da quel ramo all'alba del giorno. (Proverbio Irlandese)

Un aneddoto: Stavo osservando la piccolina di amici che giocava: "Su mangia; se non mangi non diventerai mai grande..." Le stesse parole che ha udito dalla Mamma. Le ripete alla sua bambola con la stessa convinzione, ma non con la certezza che producano lo stesso effetto. Siamo i modelli dei nostri Figli. Stiamo attenti a ciò che diciamo e facciamo. Loro hanno sempre gli occhi e gli orecchi ben spalancati.

Parola di Dio: 1Gv. 3,11-21; Sal.99; Gv. 1,43-51

 

Vangelo Gv 1, 43-51

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi". Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth". Natanaèle esclamò: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi". Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità". Natanaèle gli domandò:"Come mi conosci?". Gli rispose Gesù:"Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico". Gli replicò Natanaèle: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!". Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!". Poi gli disse: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo". Parola del Signore

 

“ABBIAMO TROVATO COLUI DEL QUALE HANNO SCRITTO MOSE’ NELLA LEGGE E I PROFETI”.

(Gv. 1,45)

Il Vangelo di Giovanni continua il racconto dei primi incontri con Gesù. Sono tutti incontri che cambiano la vita. Questo sta a dire che la storia del Vangelo non è altro che una storia di incontri. Gesù, scrive Giovanni, incontra Filippo, e anche a Lui dice: «Seguimi». E poi Filippo incontra Natanaele (Bartolomeo) e lo porta da Gesù. C’è sempre bisogno di qualcuno che accompagni. Poi avviene l’incontro decisivo. Natanaele, incontrando direttamente Gesù, scioglie il suo scetticismo e la sua poca disponibilità. E riconosce Gesù come il Figlio di Dio; il suo scetticismo è vinto dalla parola di Gesù, e Bartolomeo diviene un discepolo fedele. Nella sua vicenda troviamo scritta la storia di ogni uomo che cessa di ascoltare solo se stesso e che, ascoltando il Vangelo, trova il senso della sua vita.

 

DOMENICA 6 GENNAIO: EPIFANIA DEL SIGNORE

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Epifanio Vescovo, San Macario lo Scozzese.

Una scheggia di preghiera:

I TUOI SEGNI, SIGNORE, SIANO LUCE AI NOSTRI PASSI.

Hanno detto: Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l'autografo. (Shirley Temple, la bimba “Boccoli d’oro” del cinema)

Saggezza popolare: Chi ha sanità è ricco e non lo sa.

Un aneddoto: C'è della neve. Un passero si posa su un sasso e gli chiede: "Posso fermarmi un po' qui ad asciugarmi i piedi?" "Ma certo, fai pure!", risponde il sasso. Dopo un po' il passero si alza in volo e dice al sasso: "Ciao, grazie!" E il sasso: "Non mi chiederò mai più che cosa sto al mondo a fare"…

Parola di Dio: Is. 60,1-6; Sal. 71; Ef. 3,2-3.5-6; Mt. 2,1-12

 

Vangelo Mt 2, 1-12

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Parola del Signore

 

“ALCUNI MAGI GIUNSERO DA ORIENTE A GERUSALEMME E DOMANDAVANO: “DOV'È IL RE DEI GIUDEI CHE È NATO?” (Mt. 2,1-2)

In questa festa ecco come una monaca ne parla ai bambini (ma forse anche a noi?): Oggi Gesù Bambino riceve dei bei regali: tre scrigni pieni di oro, di incenso e di mirra. Ogni regalo è un simbolo. L’oro per dirgli che egli è re. Incenso per dirgli che egli è Dio. Mirra per dirgli che soffrirà e morirà come ogni uomo. Questo se lo potevano risparmiare i magi! Ma invece è il dono più prezioso. Perché finché è re e Dio tutto va bene, ma quando diventa uomo entra in un mondo troppo stretto per lui dove l’ossigeno dell’amore è consumato e lo farà tossire fino a morirne. Dopo la morte sì il mondo respirerà aria pulita! La mirra è quello che servirà di più a questo bimbo di Betlemme che la stella aveva indicato ai magi. Anche tu oggi ricevi dei regali, ma non è proprio giusta così la festa per te. Già, tanti regali senza capire che il regalo sei tu! Tu sei la calza che il Signore riempie di doni… sei un regalo per te, per la tua famiglia, per tutti noi. Anzi sei uno scrigno pieno di regali, e anche per te ci sono oro, incenso e mirra. Oro, incenso e mirra, come a Gesù, perché quando sei stato battezzato e sei entrato a far parte del popolo regale, sacerdotale e profetico che è la Chiesa, hai ricevuto la sua eredità. Non dimenticare allora che tu sei uno scrigno prezioso offerto a tutti i bambini Gesù che incontri, cioè a tutti i tuoi fratelli, perché in ogni cuore Gesù trova la sua culla.

 

LUNEDI’ 7 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Carlo da Sezze; San Luciano, Martire, San Raimondo da Penaford, sacerdote.

Una scheggia di preghiera:

VENGA PRESTO IL TUO REGNO, SIGNORE.

Hanno detto: Così, quando vai in battaglia, ricordati dei tuoi antenati e dei tuoi discendenti.(Tacito)
Saggezza popolare: Una donna silenziosa è un dono di Dio. ( Proverbio Israeliano)

Un aneddoto: “Che cosa è Dio?”, domanda il bambino. La mamma lo stringe fra le braccia e gli chiede: “Che cosa provi?”. “Ti voglio bene”, risponde il bambino. “Ecco, Dio è questo”.

Parola di Dio: 1Gv. 3,22-4,6; Sal. 2; Mt. 4,12-17.23-25

 

Vangelo Matteo 4, 12-17.23-25

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Parola del Signore

 

“DA ALLORA GESU’ COMICIO’ A PREDICARE E A DIRE: CONVERTITEVI PERCHE’ IL REGNO DEI CIELI E’ VICINO”. (Mt. 4,17)

Matteo racconta l’inizio del ministero di Gesù, a Cafarnao per adempiere le Scritture, e chiedendo la conversione del cuore prima di ascoltare la sua parola. Segue un primo riassunto della missione di Gesù: il testo ci fa notare che Gesù percorre la Galilea, predica la buona novella, cura ogni genere di malattie, è seguito da tutto il territorio circostante. È la stessa certezza del discepolo cristiano: Gesù cammina con noi, annuncia la salvezza servendosi di noi, cura le infermità del mondo attraverso le nostre mani, permette di seguirlo per mezzo della nostra testimonianza. La rivelazione di Gesù non può lasciarci immobili: ci chiama a conversione e a seguirlo: il Suo Spirito conduca i nostri passi per portare nel mondo la sua luce che illumina ogni uomo.

 

MARTEDI’ 8 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Massimo di Pavia; San Severino, Sant’Adreghino.

Una scheggia di preghiera:

TU, GESU’, SEI IL NOSTRO PANE DI VITA.

Hanno detto: La carità comincia a casa. (Terenzio)

Saggezza popolare:

Il cuore dell'uomo non è un sacco dove chiunque possa mettere la mano. (Prov. del Congo)

Un aneddoto: Si narra di un anziano Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote. "Nonno, perché gli uomini combattono?" L'anziano con gli occhi rivolti verso il sole, calante al giorno, che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma. "Ogni uomo prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi". "Quali lupi nonno?" "Quelli che ogni uomo porta dentro di sé." Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, l'anziano che aveva dentro di sé la saggezza del tempo, riprese con il suo tono calmo. "Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo." L'anziano fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto. "E l'altro?" "L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede." Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero. "E quale lupo vince?" L'anziano Cherokee si girò a guardarlo e gli rispose con gli occhi puliti. "Quello che nutri di più."

Parola di Dio: 1Gv. 4,7-10; Sal. 71; Mc.6,34-44

 

Vangelo Mc 6, 34-44

Dal vangelo secondo Marco.


In quel tempo, Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: "Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare". Ma egli rispose: "Voi stessi date loro da mangiare". Gli dissero: "Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?". Ma egli replicò loro: "Quanti pani avete? Andate a vedere". E accertatisi, riferirono: "Cinque pani e due pesci". Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini. Parola del Signore

 

“E PORTARONO VIA DODICI CESTE PIENE DI PEZZI DI PANE E ANCHE DEI PESCI”. (Mc. 6,42)

Il passo del Vangelo di Marco riporta la prima moltiplicazione dei pani: Gesù è mosso da compassione, che è il primo grande dono di Dio per i suoi fedeli. Non importa dire cosa insegna: Marco sottolinea questa attenzione di Gesù. Anche i discepoli sono preoccupati, come Gesù, per la folla. La differenza è che i dodici pensano al nutrimento per farli tornare a casa, Gesù pensa a come sfamarli per la vita eterna. Non conta allora la scorta di viveri dei discepoli, ma lo loro disponibilità a donarla per i fratelli: questo permette a Gesù di sfamare il mondo. Anche noi abbiamo dei pani e dei pesci che ci sono stati donati da Gesù: è il dono della fede di Dio nei nostri cuori. Quando capiremo che non possiamo tenerceli per noi ma li affideremo a Gesù, allora scopriremo quali grandi cose Dio può fare attraverso le nostre povere persone. Chiediamo al Signore di essere le dodici ceste: strumenti di Cristo per sfamare il bisogno di Dio di tutti gli uomini amati da Lui.

 

 

MERCOLEDI’ 9 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Adriano, Abate; Santi Giuliano e Balista, Martiri; San Marcellino.

Hanno detto: Perfino essere malato è piacevole quando sai che ci sono persone che aspettano la tua guarigione come una festa. (Anton Cechov)

Una scheggia di preghiera:

IL TUO AMORE ALLONTANI LE NOSTRE PAURE.

Hanno detto:

Solamente chi è forte è capace di perdonare. Il debole non sa né perdonare né punire. (Gandhi)

Saggezza popolare: Il tarlo, benché piccolino, può far cadere un albero grande. (Australia)

Un aneddoto: Ramad era un ladro di India. Una volta, mentre rubava, notò un piccolo libro nero che conteneva delle pagine sottili, perfette per fare delle sigarette, e lo prese. Era una Bibbia. Ogni sera strappava una pagina, la rotolava, ci metteva dentro del tabacco e fumava. Osservando che le piccole parole sulle pagine erano nella sua lingua, iniziò a leggerle prima di fare le sue sigarette. Una sera dopo aver letto una pagina, si inginocchiò e chiese al Signore Gesù di perdonargli i peccati e di salvarlo. Poi si arrese alla polizia, che se ne stupì. Ramad il ladro diventò un seguace di Gesù Cristo. E nella prigione in cui fu messo per i suoi crimini, condusse molti al Salvatore. La Parola di Dio diventò per Ramad la potenza di Dio per la salvezza (Romani 1:16).

Parola di Dio: 1Gv. 4,11-18; Sal.71; Mc. 6,45-52

 

Vangelo Mc 6, 45-52

Dal vangelo secondo Marco.

Dopo che furono saziati i cinquemila uomini, Gesù ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, gia verso l'ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: "E' un fantasma", e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: "Coraggio, sono io, non temete!". Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito. Parola del Signore

 

“CORAGGIO, SONO IO, NON TEMETE”. (Mc. 6,50)

Continua il racconto di Marco sulle prime vicende di Gesù. A seguito della moltiplicazione dei pani, Gesù deve lasciare la folla, per due motivi: da un lato, vuole evitare che lo scambino per il nuovo re che deve scacciare i romani, dall’altro deve rimettersi in pieno dialogo con il Padre, per questo si reca sul monte a pregare. Questa lontananza di Gesù fa trovare i suoi discepoli nella tempesta, che è anche sinonimo di bisogno e di sconforto: quando Gesù appare loro, essi gridano, perché non lo riconoscono. Anche noi viaggiamo la nostra vita su un mare tempestoso fatto di lotte, insidie, paure, buio. Quando crediamo che Dio sia lontano da noi, Egli è vicino; quando lo abbiamo innanzi, magari non ce ne accorgiamo. Ogni evento quotidiano è un’occasione  per incontrare Dio, ma occorre anche un cuore illuminato per poterlo riconoscere. Il nostro vivere e il nostro operare siano degni del Maestro: facciamoci aiutare a comprendere la sua vicinanza per sperimentarla nella testimonianza quotidiana.

 

GIOVEDI’ 10 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Agatone, Papa; Sant’Aldo, Monaco; San Guglielmo di Burges, Vescovo

Una scheggia di preghiera:

ECCOMI! SI COMPIA IN ME LA TUA OPERA.

Hanno detto: Dice l'amico: "Ti amerò indipendentemente da tutto. Ti amerò se sei stupido, se scivoli e batti il naso, se sbagli, se commetti errori...io ti amerò ugualmente. (L. Buscaglia)

Saggezza popolare: Val più una Messa in vita che cento in morte.

Un aneddoto: Scusi, vedo che sta facendo un progetto. E' quello per la nuova abitazione? E so che ha anche un progetto per la sistemazione di suo figlio, uno per investire i suoi risparmi, un altro per risparmiare sull'assicurazione dell'auto, uno per le prossime vacanze a Santo Domingo. Ma, scusi la mia impudenza, un progetto per la sua vita ce l'ha?

Parola di Dio: 1Gv. 4,19-5,4; Sal. 71; Lc. 4,14-22

 

 

 

Vangelo Lc 4, 14-22

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca. Parola del Signore

 

“OGGI SI E’ ADEMPIUTA QUESTA SCRITTURA”. (Lc. 4,21)

La fede in Gesù non è un invito a credere per il futuro, ma ci chiede “oggi”, cioè ogni giorno, di aderire a Lui. È quanto emerge dal brano evangelico: Gesù si reca alla sinagoga, legge il passo del profeta, applica quella profezia a se stesso. Appare subito come motivo di divisione: da un lato c’è chi accoglie quanto dice, dall’altro c’è chi obietta che un Messia non può provenire da una comune famiglia di un paese sperduto. Accogliere la parola di Gesù non è mai semplice: non si tratta di un’adesione parziale a una dottrina, ma di un legame profondo e totale, che coinvolga tutta la nostra persona. Può meravigliare una simile proposta, può creare scandalo, come lo fu per i suoi contemporanei, o indifferenza e rifiuto. L’annuncio è però arrivato: non si tratta solo di lodarlo perché ci affascina con la sua persona. Il Signore ci chiede di fare il passo successivo: dalla stima e dalla lode al rispondere con la vita, giorno per giorno, per realizzare il suo progetto che vuole realizzarsi nell’oggi, cioè nel presente, della nostra vita.

Lo Spirito di Dio illumini il nostro cuore: il Signore farà il resto.

 

VENERDI’ 11 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Igino, Papa; Santa Liberata, martire, Sante Speciosa e Onorata di Pavia.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE GESU’, GUARISCIMI!

Hanno detto: Amare una persona significa vederla come Dio voleva che fosse. (F. Dostoevskij)

Saggezza popolare: Chi ha fretta d'arricchirsi non sarà senza colpa (Bibbia - Proverbi)

Un aneddoto: «C'è in comunità una sorella che ha il talento di dispiacermi in tutto... ma non volevo cedere all'antipatia naturale che provavo. Mi sono detta che la carità non doveva consistere nei sentimenti, ma nelle opere, perciò mi sono impegnata a fare per questa sorella ciò che avrei fatto per la persona che amo di più.  Ogni volta che la incontravo pregavo per lei il Buon Dio, offrendoGli tutte le sue virtù e i suoi meriti... Non mi limitavo a pregare molto per la sorella che mi procurava tante lotte: mi sforzavo di farle tutti i favori possibili e, quando avevo la tentazione di risponderle in modo sgarbato, mi limitavo a farle il mio più gentile sorriso e mi sforzavo di sviare il discorso... Spesso poi, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo alcuni rapporti di ufficio con questa sorella, quando le mie lotte erano troppo violente, fuggivo come un disertore.  Poiché ella ignorava assolutamente ciò che provavo per lei, mai ha supposto i motivi del mio comportamento ed è persuasa che il suo carattere mi sia simpatico. Un giorno in ricreazione mi disse con un'espressione contentissima press'a poco queste parole: "Vorrebbe dirmi, mia Suor Teresa di Gesù Bambino, cosa l'attira tanto verso di me, che ogni volta che mi guarda la vedo sorridere?" Ah, ciò che mi attirava era Gesù nascosto in fondo alla sua anima, Gesù che rende dolce ciò che c'è di più amaro!»  (Santa Teresa del Bambin Gesù, "Storia di un'anima")

Parola di Dio: 1Gv. 5,5-13; Sal. 147; Lc. 5,12-16

 

Vangelo Lc 5, 12-16

Dal vangelo secondo Luca.

Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: "Signore, se vuoi, puoi sanarmi". Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: "Lo voglio, sii risanato!". E subito la lebbra scomparve da lui. Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: "Và, mostrati al sacerdote e fa l'offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi". La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità. Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare. Parola del Signore

 

“GESU’ SI TROVAVA IN UNA CITTA’ E UN UOMO COPERTO DI LEBBRA LO VIDE E GLI SI GETTO’ AI PIEDI”. (Lc. 5,12)

Luca riporta la guarigione di un lebbroso. Appare subito strano come un lebbroso sia in città, dove normalmente non poteva mettere piede. La sua voglia di vivere da “normale” è così grande che osa violare una norma per cercare in Gesù il ritorno alla vita. Il Signore opera il miracolo, ma non si limita solo a questo, che già sarebbe tanto. Il segno della guarigione è un segno per la comunità tutta, per questo il lebbroso deve presentarsi al sacerdote, ed è soprattutto un dono di Dio, per questo Gesù non si ferma a operare miracoli “a catena”, ma si rifugia subito nella solitudine per ricercare il dialogo con Dio. Colui che opera miracoli ci insegna l’arte e la necessità della preghiera, prima (per chiedere) e dopo (per ringraziare) la testimonianza. Siamo bravi prima, spesso ci dimentichiamo l’altra cosa essenziale: il ringraziamento. Questi pochi versetti ci insegnano come testimoniare nella fede del Risorto: trovarsi impegnati nella quotidianità fatta di incontri coi bisognosi, avere il coraggio di stendere la mano per offrire il proprio aiuto, volere la salvezza altrui, rispettare le tradizioni della nostra cultura, ricercare il dialogo con Dio attraverso la preghiera solitaria. Il Signore ci faccia riscoprire il dono del Battesimo, ci nutra al suo banchetto, ci doni sempre il suo Spirito; soprattutto, risani il nostro cuore dalla lebbra della lontananza da Dio e ci aiuti a testimoniarlo in comunione con i nostri fratelli

 

SABATO 12 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Antonio Maria Ricci;Sant’Arcadio,Martire; San Benedetto Biscop.

Una scheggia di preghiera:

IL SIGNORE AMA IL SUO POPOLO.

Hanno detto:

Non c'è niente di così facile che non diventi difficile quando si fa controvoglia. (Terenzio)

Saggezza popolare:

"Chi beve l'acqua di una terra straniera deve seguirne gli usi e i costumi. (detto Mongolo)

Un aneddoto: Ecco in breve la storia del pastore Vsevold Lytkin della Siberia. I suoi professori erano professori atei all'università e  gli insegnarono di "pensare per sé stesso". Mentre era adolescente, rifletté molto su questioni spirituali. Ma quando i comunisti gli dissero che non c'era un dio, pensò che ci potesse essere un Dio e così iniziò una ricerca di materiale da leggere dove avrebbe potuto trovare qualche risposta. Gli unici libri di religione disponibile alla biblioteca locale erano atei, ma citavano spesso versetti biblici per prenderli in giro o per contraddirli. La sua scoperta più grande fu delle enciclopedie sull'ateismo da cui copiò ogni versetto della Bibbia a mano che li trovava. Poco per volta cominciò a pregare Dio e gli chiese di perdonare i suoi peccati. E sempre guidato dalla parola di Dio arrivò a scegliere la via della testimonianza diventando pastore.

Parola di Dio: 1Gv.5,14-21; Sal. 149; Gv.3,22-30

 

Vangelo Gv 3, 22-30

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché c'era là molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era stato ancora imprigionato. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo la purificazione. Andarono perciò da Giovanni e gli dissero: "Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano, e al quale hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui". Giovanni rispose: "Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire". Parola del Signore

 

“EGLI DEVE CRESCERE E IO INVECE DIMINUIRE.” (Gv. 3,30)

Nel testo del Vangelo di Giovanni, abbiamo ascoltato la testimonianza del Battista, il quale viene interpellato dai suoi discepoli sul fatto che Gesù stia battezzando. La sua risposta è un insegnamento per i discepoli di ogni luogo e di ogni tempo: ciò che viene da Dio è benedetto, porta frutti di salvezza, si fa strada perché c’è una volontà superiore che dirige. L’azione di Dio non provoca turbamento nei discepoli, ma gioia perché si realizza il suo disegno che è anche nostro. Nel momento in cui Gesù inizia la sua missione, il Battista scompare. Ecco una fondamentale caratteristica del discepolo di Gesù: fare spazio all’azione di Dio, non impedirla, gioire per essa. Giovanni il Battista ci insegna a diminuire  per far spazio al Signore: il nostro cuore sappia agire senza superbia ma con l’umiltà per riconoscere la presenza di Dio in noi e in coloro che ci vivono accanto.

 

DOMENICA 13 GENNAIO: BATTESIMO DEL SIGNORE

Tra i santi ricordati oggi:Sant’ Ilario, Vescovo e Dottore della Chiesa; Sant’Agricio, Vescovo.

Una scheggia di preghiera:

TU, GESU’ SEI VERO DIO E VERO UOMO.

Hanno detto: Nessuno ha imparato a vivere finché non riesce a sollevarsi al di sopra degli angusti confini delle sue preoccupazioni individuali...Se si vuole che la nostra vita sia costruttiva e ricca di significato, l'interesse per noi deve essere congiunto all'interesse per gli altri (M. L. King)

Saggezza popolare:

Amici invano cerchiamo che siamo perfetti, io sopporto i tuoi, tu sopporta i miei difetti.

Un aneddoto: Subhan studiava per diventare un sacerdote musulmano. Nella sua scuola, sentiva spesso i suoi professori attaccare il cristianesimo. Ma un giorno, tornando a casa, notò un foglietto per terra. Era una pagina del Vangelo secondo Matteo, che descriveva la crocifissione e morte di Gesù.“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Lesse queste parole ripetutamente, perché lo stupivano. Gli avevano insegnato che in realtà Gesù Cristo non fu crocifisso, che lo fu invece Giuda. Gesù era asceso in cielo prima della crocifissione. Subhan continuava a leggere e rileggere quella frase. "Non sono le parole di Giuda", pensò. "Giuda avrebbe saputo perché Dio l'aveva abbandonato. Non sono le parole di un uomo malvagio. Sono le parole di un uomo buono. Solo un uomo buono avrebbe potuto dire:  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ad un tratto, seppe che era veramente Cristo che era morto sulla croce, non Giuda. E accettò Gesù come suo Salvatore. Poco dopo, fu espulso dalla sua scuola musulmana, e anni dopo diventò il vescovo metodista in India.

Parola di Dio: Is. 40,1-5.9-11; Sal. 103; Tt. 2,11-14;Lc. 3,15-16.21-22.

 

Vangelo Lc 3, 15-16. 21-22

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile”. Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Parola del Signore

 

“MENTRE GESU’, RICEVUTO IL BATTESIMO STAVA IN PREGHIERA, IL CIELO SI APRI’ ”. (Lc. 3,21)

Giovanni Battista aveva affascinato le folle che si chiedevano se fosse lui il Messia. Quando però vede e battezza Gesù sa di aver compiuto la sua missione: “Egli è più forte di me” “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”. Questo infatti avviene e nelle poche righe con cui Luca racconta il Battesimo di Gesù noi vediamo tutta la Trinità  all'opera, non solo per testimoniare su Gesù, ma in favore dell'uomo. Il fatto straordinario è che il Padre invia il Figlio per amore nostro: “Così il Padre ha amato il mondo - dirà Gesù - da mandare il Figlio in riscatto”. Il Figlio, a sua volta, viene a fare di noi altrettanti figli di Dio e Dio per partecipazione, eredi con Lui del Regno dei cieli, e cioè di Dio. Infine, l'invio dello Spirito Santo non è solo in funzione della missione del Figlio, ma è per noi. È Lui, infatti, che porta avanti l'opera di Gesù. Chi ha redento il peccato del mondo è Gesù; ma chi opera la santificazione è lo Spirito Santo. Infatti, siamo battezzati nell'acqua e nello Spirito. E per opera dello Spirito Gesù nasce non solo nel seno di Maria, ma sull'altare, in ognuno di noi col Battesimo e in mezzo a noi quando siamo uniti nel suo nome. Inoltre è lo Spirito che guida la Chiesa con i carismi e mormora dentro di noi: Abbà-Padre, facendoci figli di Dio.

 

LUNEDI’ 14 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Felice; Santa Macrina l’Anziana; San Saba.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, FA’ CHE TI VEDA NEL MIO QUOTIDIANO.

Hanno detto: Preferisci tra gli amici non soltanto coloro che si rattristano alla notizia di qualche tua sventura, ma anche, e soprattutto, coloro che non invidiano la tua fortuna (Socrate)

Saggezza popolare: Anche il bue dell’imperatore ha solo due corna.

Un aneddoto: Gli esseri umani giungono sulla terra per fare un lavoro, ma quanti se ne ricordano? La maggior parte assomiglia a quell'angelo che, si dice, volle conoscere che cosa fosse la vita sulla terra. Per meglio studiarla prese la forma di un maiale. L'esistenza gli sembrava magnifica, deliziosa... Mangiava le ghiande e un cibo saporito chiamato pastone. Si era sposato con un'incantevole scrofa ed era circondato da una quantità adorabile di maialini. Mio Dio, che felicità! Non era più in grado di distogliersi da una simile felicità. I suoi amici, in alto, cominciarono a preoccuparsi: il tirocinio durava molto più del previsto. Gli inviarono dei messaggi, ma niente da fare!... Alla fine si dissero che l'unica soluzione era di accelerare il momento in cui sarebbe stato trasformato in prosciutto.  Il maiale fu quindi sgozzato e, quando l'angelo uscì da quella pesante forma, fu stupefatto di essersi perso in quello stato così a lungo e ringraziò i suoi fratelli di averlo liberato. Ebbene, spesso tali avventure accadono anche agli uomini. Si addentrano così profondamente nella materia che il Cielo è obbligato ad inviare loro qualche forte scossa per rompere le loro forme e liberare il loro spirito.

Parola di Dio: Eb 1,1-6 / Sal 96 / Mc 1,14-20

 

Vangelo Mc 1, 14-20

Dal vangelo secondo Marco.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono. Parola del Signore

 

“PASSANDO LUNGO IL MARE DI GALILEA VIDE SIMONE E ANDREA.” (Mc. 1,16)

I primi discepoli vengono chiamati nel contesto del loro lavoro e della loro quotidianità. Gesù continua dunque la sua incarnazione e discende concretamente nella nostra vita quotidiana, Lui stesso ci viene a cercare. Pensa a noi, quando ancora noi non pensiamo a Lui. Prepara per noi un dono di santità e lo propone, attendendo la nostra risposta libera. E’ comunque sempre Lui che si muove per primo verso di noi, come verso i primi discepoli. Il resto è una conseguenza. L’incontro con Lui si ha nelle circostanze della quotidianità, in tutti quegli eventi piccoli o grandi che rappresentano un appello a vivere una determinata virtù evangelica. Occasioni troppo spesso sciupate a causa della prevalenza della impulsività o del dominio delle passioni. Avviene così che diventa occasione di ira quella circostanza in cui potevo perdonare un nemico, oppure mi getta nella tristezza della delusione un fatto che poteva darmi l’occasione di ubbidire a Dio, sottomettendomi a qualcosa che per la mia natura è sgradevole o difficile.

 

MARTEDI’ 15 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Cosma il Melode; San Faustino, Martire; San Mauro; San Romedio.

Una scheggia di preghiera:

DAL MALE E DAL MALIGNO, LIBERACI, O SIGNORE.

Hanno detto: Non avere paura della perfezione, tanto non la raggiungerai mai. (Salvador Dalì)

Saggezza popolare: Una buona risata si trasforma tutta in buon sangue.

Un aneddoto: "Chi comanda a casa tua, Papà o Mamma?". "Nessuno, perché ci vogliamo bene".

Parola di Dio: Eb 2, 5-12 / Sal 8 / Mc 1,21b-28

 

Vangelo Mc 1, 21-28

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, nella città di Cafarnao Gesù, entrato proprio di sabato nella sinagoga, si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell'uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea. Parola del Signore

 

 

“TACI ED ESCI DA QUEST’UOMO”. (Mc. 1,25)

Marco ci presenta quello che secondo lui è il primo miracolo di Gesù. Il miracolo di questa liberazione dell’uomo è dunque quello che Gesù è venuto a fare sulla terra. E mentre ammiriamo la potenza di Gesù compare anche l’alternativa a Gesù: il male, il diavolo. Non avendo lo spazio per commentare tutto il miracolo, fermiamoci solo ad alcuni particolari che possono stupirci. Il diavolo appare in un malato e in chiesa (la sinagoga di allora). Ma il sacro, la Parola di Dio, la preghiera non dovrebbero essere un deterrente per il Diavolo? Quando compare Gesù, sì che il diavolo si sente toccato e si ribella, ma fin che non c’è fede vera profonda, vissuta, il diavolo può annidarsi benissimo tra le colonne delle nostre chiese. Finché c’è superficialità, abitudini, apparenze religiose il diavolo ci sta comodo; quando arriva Gesù o chi porta veramente Gesù, allora si sconvolge, si mette a gridare, e lui che è un puro spirito riconosce in Gesù il Santo, il figlio di Dio. Tutto questo ci spaventa, ma Gesù non si scopone, comanda con autorità e se anche il diavolo si prende ancora il gusto di straziare quell’uomo, alla fine deve andarsene. Gesù non accetta compromessi, non ci lascia nel “comodo religioso”. “O con Lui o contro di Lui”.

 

MERCOLEDI’ 16 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Accursio, Martire; San Giacomo di Tarantasia; San Marcello, Papa

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, TI PREGO PER…

Hanno detto: La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l'immagine di Dio, e dei difetti per mostrare  che ne è soltanto l'immagine. (Blaise Pascal)

Saggezza popolare: Chi alle bugie con le bugie fa scudo, copre con sottile rete un corpo ignudo.

Un aneddoto: Un ebreo salvò la vita del faraone che stava per essere morso da un serpente velenoso. Il faraone, grato, permise allo schiavo di esprimere un desiderio. Invece di chiedere libertà per se stesso o per i suoi parenti o doni materiali, l'ebreo fece una richiesta incomprensibile per il faraone: chiese che tutti i giovani ebrei avessero ogni giorno due ore libere per pregare, studiare, imparare. “Un popolo che rivolge il suo pensiero al Signore, disse ai giovani, non sarà mai un popolo di schiavi, perché si può rendere schiavo il corpo, mai lo spirito”.

Parola di Dio: Eb 2,14-18 / Sal 104 / Mc 1,29-39

 

Vangelo Mc 1, 29-39

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: "Tutti ti cercano!". Egli disse loro: "Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!". E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Parola del Signore

 

“LA SUOCERA DI PIETRO ERA A LETTO CON LA FEBBRE E SUBITO GLI PARLARONO DI LEI”. (Mc. 1,30)

A letto con la febbre si ha bisogno di tutto e nulla si può fare. La spossatezza toglie anche la voglia di leggere, di guardare la televisione, di parlare. La suocera di Pietro è immagine di quella febbre dello spirito che spesso ci assale e ci paralizza, impedendoci di servire, di amare. E' la febbre di questo tempo in preda a depressioni e anoressie. E' la febbre dell'alcool, della droga, di tutti quei giacigli nei quali ci rifugiamo per sfuggire alle incombenze serie della vita, quelle che ci chiamano a donare la vita. Ma è pur sempre febbre, sintomo di una malattia più profonda, un'infezione che corrode il cuore. Per quanto si cerchi di riposare, le fughe si risolvono sempre in fallimenti, e la febbre aumenta. Ma c'è la Chiesa. Come una madre premurosa si preoccupa di noi, e ne parla con il suo Signore. E' questa la prima missione della Chiesa: pregare, implorare, affidare. Come diceva Santa Caterina da Siena, spesso accade che sia molto più fecondo parlare a Dio degli uomini che non di Dio agli uomini. Ed è una parola anche per i genitori, per i catechisti, per i presbiteri. Parlare al Padre del proprio figlio in difficoltà, della moglie in crisi, del marito depresso, di chiunque abbiamo a cuore ed è in preda alla febbre. Senza questa preghiera, senza questo parlare a Dio la Chiesa e ciascuno di noi sbaglierà tempi e parole, rinchiuderà ogni opera nell'angusto confine della carne, e sarà fallimento. Si tratta di inginocchiarsi e aprire il cuore al Signore, far nomi e cognomi, e implorare l'aiuto. Secondo la sua volontà. E' la preghiera insistente che apre il cammino al Signore, perché è Lui che opera, che sana, che ridesta alla vita.

 

GIOVEDI’ 17 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Antonio, Abate; San Sulpizio, Vescovo; Santa Roselina di Villeneuve

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, SE VUOI PUOI LIBERARMI.

Hanno detto: L'arte è una collaborazione tra l'uomo e Dio,  e meno l'uomo fa, meglio è. (Gide)

Saggezza popolare: A chi nulla tenta, nulla riesce.

Un aneddoto: In una parrocchia americana, il parroco, decisamente seccato dalle scuse addotte nel corso degli anni dai parrocchiani per non andare a messa, inserì "I dieci motivi per cui non mi lavo mai" nel bollettino domenicale: 1. Sono stato obbligato quando ero piccolo. 2. Le persone che si lavano sono ipocriti: pensano di essere più puliti degli altri. 3. Ci sono così tanti tipi di sapone, che non so decidere quale sia il migliore. 4. Ero abituato a lavarmi, poi ho cominciato ad annoiarmi ed ho smesso. 5. Mi lavo solo in occasioni particolari, come Natale e Pasqua. 6. Nessuno dei miei amici si lava. 7. Comincerò a lavarmi quando sarò più vecchio e più sporco. 8. Non riesco a trovare il tempo. 9. Il bagno non è mai caldo abbastanza in inverno o fresco a sufficienza in estate. 10. I produttori di sapone cercano solo i tuoi soldi.

Parola di Dio: Eb 3,7-14 / Sal 94 / Mc 1,40-45

 

Vangelo Mc 1, 40-45

Dal vangelo secondo Marco. In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!". Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!". Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: "Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte. Parola del Signore

 

“MOSSO A COMPASSIONE, STESA LA MANO, LO TOCCO’ E GLI DISSE: LO VOGLIO, GUARISCI”. (Mc. 1,41)

Molti gli spunti di riflessione di questo brano, ne accenniamo solo alcuni. L'uomo è fatto "a immagine e somiglianza di Dio", la lebbra lo sottrae a questa somiglianza, lo sfigura togliendogli dignità e rendendolo reietto. Gesù agisce sulla lebbra fisica e su quella morale, il suo tocco ridà all'uomo la sua primitiva bellezza, la sua somiglianza col Creatore. Alla fine del brano, è Gesù a compiere il percorso inverso rispetto al lebbroso: quello, guarito, ritorna nel consorzio umano, Gesù si fa emarginato al suo posto, fugge in luoghi deserti e se ne sta fuori della città, quasi ad anticipare il momento in cui, crocifisso, perderà Lui, per salvare noi tutti, bellezza e dignità (cfr. Is 53,3: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima"). Gesù ci tocca ancora oggi, ci guarisce ancora oggi, ancora non ha orrore e disprezzo di noi, ma ci continua a salvare. Da lui continua ad uscire quella "forza che sanava tutti" (Lc 6,19).

 

VENERDI’ 18 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sante Faustina e Liberata, Monache; Santa Margherita d’Ungheria.

Una scheggia di preghiera:

LAMPADA PER I MIEI PASSI E’ LA TUA PAROLA, LUCE PER IL MIO CAMMINO.

Hanno detto: Non pensare a ciò che può portarti l'avvenire, ma sforzati di essere interiormente calmo e sereno, poiché non da come si forma il tuo destino, ma dal modo in cui ti comporti dinanzi a esso  dipende la felicità della tua vita. (Fromm)

Saggezza popolare:

"A ogni singolo filo d'erba è destinata almeno una goccia di rugiada". (Proverbio Cinese)

Un aneddoto: Sul tavolino da notte di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata alla giovane infermiera del reparto. ”Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me? Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più completamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe. E non smette di perdere le scarpe e calze, che docile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia. È questo che vedi! Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono. Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una madre. Fratelli e sorelle che si amavano. Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, sognante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni. Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno. Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.  Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uomo veglia al mio fianco. Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi. Eccomi con dei bambini, io e il mio diletto. Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro. E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra. Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo. Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto passati. E accetto l'implacabile realtà "che niente può durare". Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai”.  

Parola di Dio: Eb 4,1-5.11 / Sal 77 / Mc 2,1-12

 

Vangelo Mc 2, 1-12

Dal vangelo secondo Marco.

Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati". Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?". Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino disse al paralitico alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua". Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!". Parola del Signore

 

“GESU’ DISSE AL PARALITICO: TI SONO RIMESSI I TUOI PECCATI”. (Mc. 2,5)

Non è tanto il miracolo a colpire in questo brano, quanto la formula usata da Gesù per compierlo: "Figliolo, ti sono rimessi i peccati". Il Messia, come Dio stesso, può dire ciò. In Isaia 1,18 si legge: "dice il Signore: "Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana". E il significato del nome Gesù esplicita questo aspetto: "Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt, 1,21 parole dell'angelo a Giuseppe). Gesù poi sarà immolato come agnello che toglie il peccato del mondo e, risuscitato, lascerà agli apostoli il compito di rimettere i peccati. In particolare oggi ricordiamo due sacramenti: quello della Penitenza e quello dell'Unzione degli infermi, entrambi sacramenti di guarigione.

 

SABATO 19 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Mario, Martire; San Gavino; Santa Abbondanza.

Una scheggia di preghiera:

GRAZIE, SIGNORE, PER LA TUA CHIAMATA.

Hanno detto: Gesù, quando tu vieni nel nostro cuore sarebbe l'ora di chiederti tante cose. Ma proprio perché Tu in persona vieni nel nostro cuore, è l'ora in cui non abbiamo più niente da chiederti. (Chiara Lubich)

Saggezza popolare: Chi sciupa del tempo deruba sé stesso. (Marocco)

Un aneddoto: Un uomo molto anziano, incontrando le persone, le salutava dicendo: "Buongiorno, Pace, Salute e Buono sentimento". Questo era il suo saluto anche se a volte nessuno lo capiva. Finché un giorno un ragazzino gli chiese quale fosse il senso di questo saluto. Lui, sorpreso dalla curiosità del ragazzino, rispose: "Pace, Salute e buon sentimento sono le cose più importanti per vivere bene. La pace ti dà serenità; La salute ti dà forza e vigore fisico per andare avanti; il Buon sentimento è quello che non ti fa perdere i sensi e ti fa riconoscere il bene dal male. Ognuna di queste cose ha bisogno l'una dell'altra perché non può esserci Pace senza Salute, né Salute senza Pace ma soprattutto né Pace e né salute senza Buono sentimento". Il ragazzino, soddisfatto, capì che quello era l'augurio più bello che le persone potevano farsi.

Parola di Dio: Eb 4,12-16 / Sal 18 / Mc 2,13-17

 

Vangelo Mc 2, 13-17

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". Egli, alzatosi, lo seguì. Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: "Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?". Avendo udito questo, Gesù disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori". Parola del Signore

 

“NEL PASSARE VIDE LEVI SEDUTO AL BANCO DELLE IMPOSTE E GLI DISSE: SEGUIMI!”(Mc. 2,14)

In questa chiamata di Levi. Matteo cogliamo la medesima caratteristica già riscontrata nella vocazione di Simone e Andrea, di Giacomo e Giovanni. Anche per Levi l’incontro con Cristo non avviene nel Tempio, o nella sinagoga, né in alcuno spazio destinato al sacro; Cristo discende nelle circostanze e nelle attività della vita quotidiana e lì si fa incontrare dall’uomo. Questo elemento è di grande importanza per la nostra vita cristiana. Per il discepolo non ci sono ambiti profani distinti da quelli sacri; tutto è sacro per lui, perché tutto è stato santificato dalla presenza di Cristo: la vita domestica, il mondo del lavoro, le relazioni sociali. Perciò non ci sono situazioni nelle quali Cristo non si possa incontrare. Questo incontro, che avviene appunto nelle circostanze di ogni giorno, raggiunge poi il suo culmine nella preghiera, nell’Eucaristia, nella liturgia della Chiesa. Ma dalla liturgia deve poi ritornare alla vita. Così la liturgia santifica il tempo e le attività quotidiane, mentre le attività quotidiane, a loro volta, offrono alla liturgia la materia dell’offerta. Quello che comunque va sottolineato è che l’incontro con Cristo si rivela autentico, solo quando incide sulla vita di ogni giorno. Egli chiama i suoi discepoli mentre sono intenti al loro lavoro consueto, e non nel Tempio, perché adesso il Tempio è Lui. Adesso è Lui il luogo personale dell’incontro con Dio. La presenza di Dio, in Cristo, deve dunque accompagnare il cristiano in ogni momento del suo tempo umano.

 

DOMENICA 20 GENNAIO: 2^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Tra i santi ricordati oggi:San Fabiano, Papa; San Sebastiano, Martire; Sant’Eutimio, Monaco

Una scheggia di preghiera:

GESU’, VIENI A CASA NOSTRA.

Hanno detto: Nelle perplessità, dubbi e malinconie, non state lì a gemere o sospirare, ma portatevi davanti al Santissimo. Qui, qui aprite il vostro cuore! Egli saprà consolarvi più che tutte le creature insieme. (San G.B. Cottolengo)

Saggezza popolare:

Se ciascuno vedesse i propri difetti non andrebbe a cercare quelli degli altri… (Proverbio Tedesco)

Un aneddoto: Una volta un discepolo domandò al suo maestro: "Maestro, nella vita non hai mai avuto momenti in cui sei stato scontento di te?" Il maestro rispose: "Sette volte ho disprezzato la mia anima: la prima volta quando, incontrando uno zoppo, si è messa, lei pure, a zoppicare; la seconda volta quando, potendo scegliere tra la via difficile e quella facile, ha scelto la facile, credendo che fosse la giusta; la terza volta quando mentì e si scusò dicendo: "Fan tutti così"; la quarta volta quando rifiutò di giocare, per paura di perdere; la quinta volta quando, invece di avere il coraggio della propria opinione, ebbe il coraggio delle opinioni altrui; la sesta volta quando scelse la muffa invece dell'avventura; la settima volta quando l'ho vista paurosa di raggiungere la vera felicità e si è accontentata di una vita anonima".

Parola di Dio: Is. 62,1-5; Sal. 95; 1Cor 12,4-11; Gv. 2,1-11

 

Vangelo Gv 2, 1-12

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro:“Riempite d'acqua le giare”; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni. Parola del Signore

 

“CI FU UNO SPOSALIZIO A CANA DI GALILEA… FU INVITATO ALLE NOZZE ANCHE GESU’”. (Gv.2,1-2)

Vi propongo oggi attraverso una riflessione di Padre Cantalamessa, una lettura un po’ diversa del miracolo di Cana: L'insegnamento che a me pare di cogliere da questo delicato episodio evangelico può essere formulato, in poche parole, così: avviene per ogni matrimonio tra un uomo e una donna quello che avvenne alle nozze di Cana; esso comincia nell'entusiasmo e nella gioia; il vino è simbolo, appunto, di questa gioia e dell'amore reciproco che ne è la causa. Ma questo amore e questa gioia, come il vino di Cana , col passare dei giorni o degli anni, si consuma e vien meno; ogni sentimento umano, proprio perché umano, e recessivo, tende a bruciarsi e ad esaurirsi; l'abitudine è «quel mostro che riduce in polvere tutti i nostri sentimenti » (Shakespeare); allora cala sulla famiglia come una nube di tristezza e di noia; a quegli invitati alle proprie nozze che sono i figli non si ha più nulla da offrire se non la propria stanchezza, la propria freddezza reciproca e spesso la propria amara delusione. Idrie piene di acqua. Il fuoco al quale erano venuti per scaldarsi si va spegnendo e tutti cercano altri fuochi fuori delle mura di casa per scaldarsi il cuore con un po' di affetto. C'è rimedio a questa tristissima prospettiva? Sì, quello stesso rimedio che ci fu a Cana di Galilea: invitare Gesù alle proprie nozze! Se egli sarà di casa, a lui si potrà ricorrere quando comincia a venir meno l'entusiasmo, l'attrattiva fisica, la novità, insomma l'amore con cui si era partiti da fidanzati, perché dall'acqua della routine, egli sappia far nascere, a poco a poco, un nuovo vino migliore del primo, cioè un nuovo tipo di amore coniugale meno effervescente di quello giovanile, ma più profondo, più duraturo, fatto di comprensione, di conoscenza reciproca, di solidarietà, fatto anche di tanta capacità di perdonarsi. Un amore coniugale, insomma, che, rimanendo tale, sappia anche diventare amore evangelico o del prossimo.

 

LUNEDI’ 21 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Agnese, Martire; San Fruttuoso, Vescovo.

Una scheggia di preghiera:

TU SEI LA FESTA DELLA NOSTRA UMANITA’.

Hanno detto: Se non potete vedere Gesù negli occhi del povero, non lo potete vedere neppure nell’Eucaristia. (Madre Teresa di Calcutta)

Saggezza popolare: Scuotere la testa non priva l'asino delle orecchie. (Prov. del Senegal)

Un aneddoto: C’era una volta un complesso di sette strumenti musicali: erano un pianoforte, un violino, una chitarra classica, un flauto, un sassofono, una cornetta e una batteria. Vivevano nella medesima stanza, ma non andavano d’accordo. Erano così orgogliosi che ognuno pensava di essere il re degli strumenti e di non aver bisogno degli altri. Non solo, ma ciascuno voleva suonare le melodie che aveva nel cuore e non accettava di eseguire uno spartito. Tutti ritenevano ciò una imposizione intollerabile che violava la loro libertà di espressione. Quando al mattino si svegliavano ognuno cominciava a suonare liberamente le proprie melodie e per superare gli altri usava i toni più forti e violenti. Risultato: un inferno di caotici rumori. Sicché tutti chiamavano quel complesso l’Orchestrana. Una notte capitò che la batteria non riuscisse a chiudere occhio per il nervoso. Per passare il tempo cominciò a scatenarsi con le sue percussioni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per la prima volta tutti gli strumenti si trovarono d’accordo su una cosa: la decisione di andare ognuno per conto suo. Stavano per uscire quando alla porta bussò una bacchetta con uno spartito sotto il braccio in cerca di strumenti da dirigere. Parlando con garbo e diplomazia chiese loro di fare una nuova esperienza, quella di suonare ognuno secondo la propria natura, ma con note, ritmi e tempi armonizzati. “Con un occhio guardate lo spartito, con l’altro i miei cenni, dopo che avrò dato il via, disse la bacchetta”. Un po’ perché erano molto stanchi del caos in cui vivevano, un po’ per la curiosità di fare una nuova esperienza, accettarono. Si misero a suonare con passione dando ognuno il meglio di se stesso e con una obbedienza totale alla bacchetta… magica. A mano a mano che andavano avanti si ascoltavano l’un l’altro con grande piacere. Quando la bacchetta fece il cenno della fine un’immensa felicità riempiva il loro cuore: avevano eseguito il famoso Inno alla gioia di Beethoven. L’Orchestrana era diventata un’Orchestrina.

Parola di Dio: Eb 5,1-10 / Sal 109 / Mc 2,18-22

 

Vangelo Mc 2, 18-22

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?". Gesù disse loro: "Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi". Parola del Signore

 

“POSSONO FORSE DIGIUNARE GLI INVITATI A NOZZE, QUANDO LO SPOSO E’ CON LORO?” (Mc.2,19)

L’evangelista parla dei discepoli del Battista e dei farisei i quali, con la pratica volontaria del digiuno, mostrano un esemplare comportamento religioso. Si sentono perciò autorizzati a criticare i discepoli di Gesù che non facevano questo tipo di digiuno volontario. È evidente che la loro critica è diretta più al maestro che ai discepoli. E Gesù, con un linguaggio figurato, risponde che non sono le pratiche esteriori che rendono puro il cuore e limpida la vita degli uomini. È puro, continua Gesù, chi lo accoglie come lo sposo, ossia come il salvatore, come colui che salva davvero la vita dalla infelicità. Gesù sa bene che la felicità e la salvezza stanno nel cuore non nelle pratiche esteriori. E se verranno, come certamente accadrà, tempi difficili per i discepoli, questi sapranno affrontarli con coraggio perché il loro cuore è pieno d’amore e di fiducia: hanno nel loro cuore il Signore. In questo tempo digiuneranno. E comunque la salvezza non sta nel gloriarsi delle proprie opere, fossero anche buone, com’è il digiuno, ma nell’amare Gesù sopra ogni cosa. È questo amore che fa nuova tutta la vita.

 

MARTEDI’ 22 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Vincenzo, Martire; San Domenico di Sora; San Gaudenzio di Novara

Una scheggia di preghiera:

DONA, SIGNORE, LA VERA SAPIENZA

Hanno detto: La persona che si è comunicata bene ha Dio in sé, è piena di Dio. Non farà più azioni sue, ma farà azioni di Gesù; servirà i malati con la carità di Gesù. (S. Vincenzo de Paoli)

Saggezza popolare:

I grandi si sentono grandi solo perché noi siamo in ginocchio: alziamoci! (Proverbio Francese)

Un aneddoto: Un giorno, mentre ero nei quartieri poveri di Calcutta e stavo per ritornare nella mia stanza, ho visto una donna che giaceva sul marciapiede. Era debole, sottile e magrissima, si vedeva che era molto malata e l’odore del suo corpo era così forte che stavo per vomitare, anche se le stavo solo passando vicino. Sono andata avanti e ho visto dei grossi topi che mordevano il suo corpo senza speranza, e mi sono detta: questa è la cosa peggiore che hai visto in tutta la tua vita.  Tutto quello che volevo in quel momento, era di andarmene via il più presto possibile e dimenticare quello che avevo visto e non ricordarlo mai più. E ho cominciato a correre, come se correre potesse aiutare quel desiderio di fuggire che mi riempiva con tanta forza. Ma prima che avessi raggiunto l’angolo successivo della strada, una luce interiore mi ha fermata. E sono rimasta lì, sul marciapiede del quartiere povero di Calcutta, che ora conosco così bene, e ho visto che quella non era l’unica donna che vi giaceva, e che veniva mangiata dai topi. Ho visto anche che era Cristo stesso a soffrire su quel marciapiede. Mi sono voltata e sono tornata indietro da quella donna, ho cacciato via i topi, l’ho sollevata e portata al più vicino ospedale. Ma non volevano prenderla e ci hanno detto di andarcene via. Abbiamo cercato un altro ospedale, con lo stesso risultato, e con un altro ancora, finché non abbiamo trovato una camera privata per lei, e io stessa l’ho curata. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Da quel giorno il mio progetto è stato chiaro: avrei dovuto vivere per e con, il più povero dei poveri su questa terra, dovunque lo avessi trovato. (Madre Teresa)

Parola di Dio: Eb 6, 10-20 / Sal 110 / Mc 2, 23-28

 

Vangelo Mc 2, 23-28

Dal vangelo secondo Marco

Avvenne che, in giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: "Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?". Ma egli rispose loro: "Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?". E diceva loro: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato". Parola del Signore

 

"I FARISEI DISSERO: PERCHE’ ESSI FANNO DI SABATO CIO’ CHE NON E’ PERMESSO?" (Mc. 2,24)

"Padre, devo confessarmi perché domenica ero malato e non sono andato a Messa", "Se interrompo uno dei nove venerdì del mese, per malattia, vado ancora in paradiso?" Il legalismo è una malattia terribile. Il volersi sentire "a posto" a tutti i costi, il voler osservare nei minimi particolari ogni tipo di legge uccide l'amore, uccide la fede e nasconde il vero volto di Dio. La legge che è necessaria per guidare l'uomo,in questi casi diventa un peso tale che è impossibile. I farisei sono scandalizzati perché i discepoli di Gesù camminando cominciano a strappare alcune spighe, e fanno questo in giorno di sabato. Per gli ebrei il sabato era sacro ma attorno alla sacralità di questo giorno erano sorte talmente tante norme da renderlo impossibile all'uomo: pensate che avevano codificato 39 cose che non si potevano fare di sabato! Un rabbino dice con ironia: "Se il popolo riuscisse ad osservare almeno due volte il sabato verrebbe subito il Regno di Dio!" Tutto questo ci sembra lontano, ma i legalisti cristiani non sono da meno. In ogni epoca spuntano, codificano, giudicano, "mettono sulle spalle degli altri dei pesi che essi non sollevano neppure con un dito"... "Non è lecito! E' peccato! Non si deve! E' vietato!" E allora tutto diventa difficile, tutto freddo, tutto impossibile e perdi di vista che la norma era stata scritta per salvarti e non per ucciderti. Quando devi prendere una strada devi avere delle indicazioni ma se le indicazioni sono troppe tu rischi di perdere la strada.

 

MERCOLEDI’ 23 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Santa Emerenziana, martire; San Giovanni l’Elemosiniere.

Una scheggia di preghiera:

DONA, SIGNORE, UN CUORE SENSIBILE, PRONTO AD AMARE.

Hanno detto: Come la farfalletta notturna gira attorno alla luce della fiamma e poi si brucia in essa, così l’anima giri pure intorno, anzi dentro a quel lume divino. Gesù la bruci del suo amore, per farla rivivere con il Santo Sacramento. (S. Paolo della Croce)

Saggezza popolare: La lingua riceve spesso morsi, ma rimane insieme ai denti.

Un aneddoto: Michelle, una signora inglese incinta di due gemelle, viene a sapere di avere un cancro alla cervice dell'utero. Il medico le propone l'isterectomia immediata, ma con questo intervento verrebbero eliminate anche le due bimbe. La signora decide di proseguire la gravidanza senza intraprendere nessuna terapia, neanche la chemioterapia che nuocerebbe gravemente alle gemelline. Il suo sacrificio però viene premiato. Le due sorelline crescono rapidamente e si fanno robuste. In movimento continuo, prendono letteralmente a calci il tumore della mamma e lo fanno sloggiare in un altro posto, meno pericoloso per la salute della mamma. A quel punto il dottore decide di intraprendere una chemioterapia leggera. Le bimbe nascono il 23 dicembre, senza capelli per la chemioterapia, ma sane e vispe. Un mese dopo Michelle viene sottoposta a isterectomia e ora tutte e tre godono di ottima salute. Calci veramente salutari quelli delle gemelline !

Parola di Dio: Eb 7,1-3.15-17 / Sal 109 / Mc 3,1-6

 

Vangelo Mc 3, 1-6

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: "Mettiti nel mezzo!". Poi domandò loro: "E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?". Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: "Stendi la mano!". La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Parola del Signore

 

“NELLA SINAGOGA C’ERA UN UOMO CHE AVEVA UNA MANO INARIDITA”. (Mc. 3,1)

Il Vangelo di oggi è l’esemplificazione di quanto Gesù ci aveva già suggerito con le sue parole di ieri: il Vangelo è liberazione non solo dalle malattie e dal male ma anche dalle pastoie di una legge miope. Gesù guarisce un malato e questi stupidi imbecilli religiosi non sanno che vedere un peccato e a questo ne aggiungono subito un altro, quello di cospirare contro Gesù per farlo morire. Ma al di là di questo insegnamento vorrei oggi fermarmi con voi su un piccolo particolare. Nella sinagoga si trova un uomo con la mano rattrappita: è una mano che non sa aprirsi, è una mano che non puoi stringere, è una mano che non può né ricevere ne dare, è una mano che non saluta, che non accarezza il capo di un bambino, è un qualcosa da mettere in tasca o da nascondere dietro alla schiena… Forse la mia è un’esegesi azzardata ma penso che nelle nostre comunità parrocchiali domenicali spesso ci sono parecchie persone, qualche volta persino il prete, che soffrono di ‘mano rattrappita’: siamo lì per ricevere il più bel dono settimanale e al momento qualcuno si rifiuta di riceverlo, altri invece con facilità allungano la mano per prendere… e andarsene come prima;  si parla di necessità di fratelli e spesso la mano è rattrappita nel donare con generosità, altre volte è rattrappita, direi adunghiata pur di prendere, ci si scambia una stretta di mano, ma spesso lo si fa perché non se ne può fare a meno e capita pure che prima di Messa ho già scelto le persone cui stare vicino, perché “a quello là, piuttosto morto prima di dargli la mano”. Gesù, scegliendo di guarire l’uomo dalla mano rattrappita nella sinagoga, proprio nel giorno di festa non avrà voluto anche dirci che se noi comprendiamo bene quello che celebriamo e vogliamo viverlo nel suo spirito gli diamo anche la possibilità di guarire le nostre mani rattrappite?

 

GIOVEDI’ 24 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Francesco di Sales; San Feliciano da Foligno.

Una scheggia di preghiera:

ABBI PIETA’ DEL TUO POPOLO CHE HA BISOGNO DI TE.

Hanno detto: Nostro Signore ha istituito questo Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, che realmente contiene la sua carne ed il suo sangue, per far vivere in eterno chi ne mangia. Perciò, chi ne usa spesso, con devozione, rinvigorisce talmente la salute e la vita della sua anima, che è quasi impossibile che resti avvelenato da qualche male spirituale. (S. Francesco di Sales)

Saggezza popolare: Denari e fanciulli bisogna ben custodirli.

Un aneddoto: La protagonista di questa storia vera ci credeva sul serio. Durante la seconda guerra mondiale, una monaca russa, madre Maria, fu imprigionata dai nazisti in un campo di concentramento. Un giorno era presente a un appello nel quale venivano sorteggiate le donne destinate alla camera a gas. Una di queste condannate - una ragazza ancora giovane - urlava in preda alla disperazione: fino a quel momento, aveva nutrito la speranza di riuscire a sopravvivere e di conoscere ancora la libertà e la gioia di vivere.  Madre Maria, non riuscendo a sostituirla, le si avvicinò e le disse: “Non piangere. L'ultima parola non è la morte, ma la vita. Ne sono talmente sicura che verrò con te nella camera a gas”. Si unì alle condannate ed entrò con loro per morirvi.

Parola di Dio: Eb 7,25 - 8,6 / Sal 39 / Mc 3,7-12

 

Vangelo Mc 3, 7-12

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo. Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: "Tu sei il Figlio di Dio!". Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero. Parola del Signore

 

“UNA GRAN FOLLA, SENTENDO QUELLO CHE FACEVA, SI RECO’ DA LUI”. (Mc. 3,8)

Le folle sono spesso tra i protagonisti del Vangelo. Gesù, in qualunque città o regione si rechi, è sempre circondato da folle che si stringono attorno a lui. In tanti accorrono da tutte le regioni, come questo brano ricorda. E sono anche invadenti, al punto da costringere Gesù a salire su una barca per non essere schiacciato. Tutti gli si buttano addosso per toccarlo, come per scaricare su di lui il loro dolore e le loro speranze. Sanno bene di trovare un uomo buono e compassionevole che mai li respingerà. Chiediamoci: dove le folle di oggi, più numerose di quelle di allora, possono toccare Gesù? Non dovrebbero essere le nostre comunità cristiane di oggi, il corpo di Gesù che i poveri e i deboli possono toccare? Questo è tanto più necessario quanto più sembrano crescere le barriere per impedire alle folle dei poveri, specialmente quelle del Sud del mondo, anche solo di lambire le frontiere dei paesi ricchi.

 

VENERDI’ 25 GENNAIO: CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Tra i santi ricordati oggi:Santa Elvira, Vergine e Martire; San Poppone, Monaco

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, CHE IO VEDA; CHE IO TI VEDA.

Hanno detto: Se la nostra fede morirà di fame, sarà per colpa nostra: perché chi vuole nutrirsi, trova nel Santissimo Sacramento sapore e consolazione. Se incominciamo a nutrirci di Lui, non sarà difficile sopportare qualsiasi fatica e persecuzione. (S. Teresa di Gesù)

Saggezza popolare: Denaro sepolto non fa guadagno.

Un aneddoto: Matthew Henry è un noto specialista di studi biblici. Una volta, mentre tornava dall'università dove insegna, fu aggredito. Quella sera, egli scrisse questa preghiera:  Voglio ringraziare in primo luogo, perché non sono mai stato aggredito prima. In secondo luogo, perché mi hanno portato via il portafoglio e mi hanno lasciato la vita. In terzo luogo, perché, anche se mi hanno portato via tutto, non era molto.  Infine, voglio ringraziare perché io sono colui che è stato derubato, e non colui che ha derubato.

Parola di Dio: At.22,3-16 opp. At. 9,1-22; Sal. 116;Mc. 16,15-18

 

1^ Lettura At 9, 1-22

In quei giorni, Saulo, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare". Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. Ora c'era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in una visione gli disse: "Anania!". Rispose: "Eccomi, Signore!". E il Signore a lui: "Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Anania, venire e imporgli le mani perché ricuperi la vista". Rispose Anania: "Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti tutto il male che ha fatto ai tuoi fedeli in Gerusalemme. Inoltre ha l'autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome". Ma il Signore disse: "Và, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome". Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: "Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo". E improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: "Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti?". Saulo frattanto si rinfrancava sempre più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo. Parola di Dio

 

“PAOLO SI ALZO’ DA TERRA MA, APERTI GLI OCCHI, NON VEDEVA NULLA”. (At. 9,8)

Tutta la storia della conversione di Paolo, come quella di ogni conversione, si gioca attorno ai termini “vedere” e “non vedere”. Paolo credeva di vederci bene. Era andato alle scuole dei migliori rabbini dei suoi tempi, era coerente con quanto credeva, era zelante al punto di difendere il suo credo religioso cercando di far fuori coloro che si opponevano ad esso... Era sicuro di vederci. Ma quando incontra Gesù diventa cieco, si rialza ma non ci vede più: e crollata la sua scienza, la sua religiosità, la sua sicurezza... Eppure proprio nel momento in cui scopre di essere cieco comincia a vedere qualcosa di nuovo. Spesso ci lamentiamo con Dio di una fede messa alla prova: “Ero così tranquillo, così sereno, così zelante! pregavo così bene, avevo i miei ritiri, i miei tempi... Ma che cosa vuoi da me, Signore?”. Eppure, se ci pensi bene, è proprio in quel momento di buio che cominci ad apprezzare la luce, che puoi cominciare a vedere qualcosa. Amico, non ho la pretesa assurda di rivelarti i pensieri di Dio, ma pongo a me e a te questa domanda: “Non ci voleva un po’ di buio per desiderare, ricercare, accettare la luce vera?”.

 

SABATO 26 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Santi Tito e Timoteo; Santa Paola Romana.

Una scheggia di preghiera:

DONACI DI VEDERE CIO’ CHE SERVE AI NOSTRI FRATELLI.

Hanno detto: La devozione eucaristica fuori della Messa rimane piena e sana solo quando resta congiunta alla celebrazione del sacrificio della Cena. (Karl Rahner)

Saggezza popolare: L’erba non cresce sulla strada maestra.

Un aneddoto: Dopo la scuola del mattino mi recavo a trovare gli ammalati della parrocchia; dopo quella del pomeriggio, andavo dagli altri, lontani due o tre leghe. Distribuivo loro le medicine, prestavo le mie cure. Poi prendevo due o tre ore di riposo e ripartivo la notte per giungere a casa all’alba, ad accogliere i miei scolari. Camminavo da sola nella notte, d’estate e d’inverno, tra boschi e valli, con neve, ghiaccio, pioggia: andando in nome di Dio, non mi accadeva nulla di spiacevole. Si era ancora nel periodo acuto della rivoluzione ed io accoglievo i sacerdoti cattolici che si nascondevano e spesso li conducevo di notte a visitare i malati, perché amministrassero loro i santi Sacramenti; qualche volta trascorrevo tre giorni e tre notti senza dormire. Tutte le feste radunavo i buoni cattolici per santificare insieme il giorno; quando poi i sacerdoti cattolici lo volevano, li radunavo ancora di notte in casa mia per ascoltare una Santa Messa, per confessarsi e comunicarsi. Per grazia di Dio non capitò nessun inconveniente a quei sacerdoti, ma io pagai per tutti. Fui denunciata alle autorità. (Santa G.Antida Thouret)

Parola di Dio nella festa dei santi Tito e Timoteo: 2Tm 1,1-8; (Tt.1,1-5); Sal. 88; Lc. 22,24-30

 

Vangelo Lc 22, 24-30

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, sorse una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele". Parola del Signore

 

“CHI E' IL PIU' GRANDE TRA VOI DIVENTI COME IL PIU' PICCOLO E CHI GOVERNA COME COLUI CHE SERVE”. (Lc. 22,26)

Il ricordo liturgico di due grandi collaboratori di Paolo, Tito e Timoteo, ci può aiutare a meditare ancora una volta sul valore del servizio nel farsi piccoli. E’ uno dei paradossi di Gesù. Lo si capisce soltanto se si pensa che l’atteggiamento tipico del cristiano è l’amore, quell’amore che lo fa mettere all’ultimo posto, che lo fa piccolo davanti all’altro, così come fa un papà quando gioca con il figlioletto o aiuta nei compiti di scuola il ragazzo più grande. "Farsi piccoli" di fronte all’altro vuol dire cercare di entrare il più profondamente possibile nel suo animo, fino a condividerne le sofferenze o gli interessi, anche quando a noi sembrano di poco conto, insignificanti, ma che costituiscono invece il tutto della sua vita. "Farsi piccoli" davanti ad ognuno, non perché noi, in qualche maniera, siamo in alto e l’altro in basso, ma perché il nostro io, se non è tenuto a bada, è come un pallone, sempre pronto a salire, a mettersi in posizione di superiorità nei confronti del nostro prossimo.

 

DOMENICA 27 GENNAIO: 3^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Tra i santi ricordati oggi:Santa Angela Merici; Santa Devota; San Lupo, Vescovo

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, LA TUA BUONA NOTIZIA CI RIEMPIE DI GIOIA.

Hanno detto: "Noi mangiamo il suo corpo e beviamo il suo sangue anche nelle letture delle Scritture". (San Girolamo)

Saggezza popolare: Chi dà e ritoglie, il diavolo lo raccoglie.

Un aneddoto: Mi ha fatto davvero dispiacere che tu Mariuccia abbia tralasciato la Comunione in questi giorni così importanti. Deve essere veramente astuto il demonio per ingannare così un’anima! E quando lui riesce ad allontanare un’anima dalla santa Comunione, ha raggiunto il suo scopo.   Oh mia cara, pensa che Gesù è là nel tabernacolo proprio per te! Ma tu mi dici: “Sì, tu parli così perché non sai.... e poi io non mi posso comunicare perché credo di fare un sacrilegio, ecc....” Sì, sì, conosco molto bene queste cose: e ti assicuro che puoi andare senza timore a ricevere il tuo solo vero Amico. Anch’io sono passata attraverso il martirio dello scrupolo, ma Gesù mi ha fatto la grazia di comunicarmi anche quando credevo di aver commesso delle colpe gravi. Ti assicuro che quello era il solo mezzo per sbarazzarmi del demonio. Quando vede che perde tempo, ti lascia tranquilla. (S. Teresa di Gesù Bambino)

Parola di Dio: Ne.8,2-4-6.8-10; Sal.18; 1Cor. 12,12-30; Lc. 1,1-4; 4,14-21

 

Vangelo Lc 1, 1-4; 4, 14-21

dal vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Parola del Signore

 

“HO SCRITTO DEGLI AVVENIMENTI SUCCESSI, COME CE LI HANNO TRASMESSI COLORO CHE NE FURONO TESTIMONI FIN DAL PRINCIPIO.” (Lc. 1,2)

Luca, che era discepolo, ci tiene subito a mettere in chiaro che il suo scritto su Gesù si fonda non su sentito dire’, non su se stesso, ma sulla parola autorevole di testimoni oculari. Il Vangelo, quello scritto e quello vissuto, ha necessariamente bisogno di essere letto, interpretato, vissuto nella Chiesa. E’ facile incontrare persone che parlano a nome di Gesù, ma annunciano se se stessi o il proprio gruppo. Gente che infila citazioni evangeliche unicamente per convalidare le proprie e idee e le proprie teorie. Il Vangelo non è un’ideologia che possiamo manipolare a nostro uso e consumo, è una persona, Gesù Cristo, che si accetta o rifiuta integralmente. Spesso, poi, siamo disposti ad accettare benevolmente certe pagine del Vangelo dove Gesù è misericordioso, dove ci sono promesse di assistenza da parte di Dio. Certe altre pagine dove Gesù è esigente, direi quasi impossibile, dove si parla di croce, di prove, di misteri, vorremmo bellamente strapparle o addolcirle. Per comprendere Cristo ci viene in aiuto la Chiesa con la sua tradizione di magistero, di santi, di martiri. E’ solo in comunione con tutta la Chiesa universale e particolare che lo Spirito Santo può parlare al nostro cuore, può suggerirci il vero e il giusto, può farci incontrare Gesù vivo e operante in mezzo a noi.

 

LUNEDI’ 28 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Tommaso d’Aquino, Dottore della Chiesa; San Pietro Nolasco.

Una scheggia di preghiera:

BENEDETTO IL SUO SANTO NOME.

Hanno detto: "Ricevi Gesù nella S. Comunione e accogli tutto dalle Sue mani, con l'umile disposizione che la Santa Vergine Maria ebbe nel momento dell'Annunciazione: Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo quello che mi hai detto". (San Massimiliano Kolbe)

Saggezza popolare: L’ elemosina non fa impoverire.

Un aneddoto: E quando Domenico Savio vide che quella era veramente l’ultima comunione della sua vita, richiamò alla memoria le promesse fatte nella prima Comunione e, terminato il ringraziamento, tutto tranquillo disse: “Ora sono contento: è vero che devo fare il lungo viaggio dell’eternità, ma in compagnia di Gesù non ho nulla da temere”. (don Bosco)

Parola di Dio: Eb. 9,15.24-28; Sal 97; Mc. 3,22-30

 

Vangelo Mc 3, 22-30

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: "Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni". Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: "Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna". Poiché dicevano: "E' posseduto da uno spirito immondo". Parola del Signore

 

“TUTTI I PECCATI SARANNO PERDONATI E ANCHE TUTTE LE BESTEMMIE; MA CHI AVRÀ BESTEMMIATO CONTRO LO SPIRITO SANTO NON AVRÀ PERDONO”. (Mc. 3,28—29)

Sono tanti i modi con cui gli uomini possono bestemmiare Dio e non solo con le parole dette contro di Lui. Si bestemmia Dio quando non si rispettano i doni che Lui ci ha dato, quando si distrugge la creazione per interessi privati, quando si abusa del nome di Dio per i propri interessi (pensate a tutte le guerre fatte nel nome di Dio). Ma Gesù parla di una bestemmia ancora più grande, quella contro lo Spirito Santo. E’ la bestemmia di chi non vuole accettare che sia lo Spirito di Dio a guidare il mondo, è la chiusura totale ai valori dello Spirito, è non riconoscere in Gesù il Salvatore, è non aver speranza nella misericordia di Dio. Questo peccato non può essere perdonato, dice Gesù, non tanto in quanto Dio non possa nella sua misericordia perdonano, quanto perché l’uomo, proprio a causa di questo peccato, si rende refrattario al perdono, non permette a Dio di arrivare a lui.

 

MARTEDI’ 29 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Costanzo, Vescovo; San Valerio, Vescovo.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, AUMENTA LA NOSTRA FEDE.

Hanno detto: "Quale vantaggio può avere Cristo se la Sua mensa (l'altare) è coperta di vasi d'oro, mentre egli stesso muore di fame nella persona dei poveri"? (San Giovanni Crisostomo)

Saggezza popolare: Chi parla sempre di galateo, non lo ha mai letto.

Un aneddoto: Nel suo libro "Gesù chiamato il Cristo", che raccoglie gli esercizi spirituali predicati in Vaticano nel 1970, Jacques Loew racconta la sua conversione. Non credente, educato in una famiglia socialista atea, desiderava sapere se Dio esisteva o no. Chiese ospitalità, in questa sua ricerca, ai certosini della Valsainte, in Svizzera, vicino a Friburgo, cercando solo silenzio e raccoglimento. Una mattina, in chiesa, era il Giovedì Santo, vide tutti, monaci ed ospiti del monastero, mettersi in cerchio attorno all'altare per fare la comunione. Lui, rimasto solo nelle panche, si chiese: o tutta quella gente erano dei pazzi e facevano una cosa senza senso, oppure lì c'era veramente qualche cosa, che dava senso non solo a quel gesto, ma a tutta la vita. Ancora non credeva in Dio. Ma l'ipotesi che davvero Dio esistesse aveva preso in lui una consistenza diversa: era un gesto, una presenza visibile. Quando poi aderì al cristianesimo, il motivo per cui preferì il cattolicesimo al protestantesimo fu proprio questo: gli amici protestanti gli dicevano che l'eucaristia era un ricordo, un simbolo, una cena fraterna; la Chiesa cattolica diceva: è una presenza reale. Questo tagliava fuori ogni dubbio: la sua ricerca non poteva appagarsi di un simbolo: aveva bisogno di una presenza.

Parola di Dio: Eb 10,1-10 / Sal 39 / Mc 3,31-35

 

Vangelo Mc 3, 31-35

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: "Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano". Ma egli rispose loro: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?". Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre". Parola del Signore

 

"ECCO, TUA MADRE, I TUOI FRATELLI, TI CERCANO." (Mc. 3,32)

All'epoca di Gesù più che la singola persona contava il clan di appartenenza: il singolo doveva agire secondo lo stile del clan, doveva presentarsi e agire in suo nome, se sbagliava era lo stesso clan a sbagliare. Gesù prende le distanze da questo modo di pensare e di agire. Nel Regno che annuncia non ci sono gruppi che hanno l'esclusiva. Gesù non ha bisogno di essere sponsorizzato da nessuno né esclusivizzato da nessuno. Allora come oggi. Diffido sempre da gruppi o gruppuscoli che mi dicono (forse con parole più tornite): "Il Gesù, quello buono l'abbiamo noi" "Se vieni con noi nel nostro gruppo, con le nostre apparizioni, con il nostro carisma ti assicuriamo il paradiso!" Gesù è per tutti, non per qualcuno: nessuno, neppure i santi; neppure la Chiesa che agisce in suo nome e in suo potere può esclusivizzarlo e questo è estremamente bello perché ognuno ha la garanzia di poter diventare "parente" di Gesù al di là di ogni barriera umana solo ascoltandolo e mettendo in pratica la sua parola.

 

MERCOLEDI’ 30 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Adelmo; Santa Giacinta; Santa Martina, Martire.

Una scheggia di preghiera:

VIENI, SIGNORE GESU’, ENTRA NEL MIO CUORE.

Hanno detto: "La frequente Comunione è cibo dei forti, cibo di vita". (San Giovanni Bosco)

Saggezza popolare: Aver fame e non gradire, aver sonno e non dormire, aver fretta e non venire, son tre cose da morire.

Un aneddoto: Un gruppo di teologi in crisi chiese al grande teologo gesuita tedesco Karl Rahner se, a suo parere, avesse ancora valore l’adorazione davanti al Santissimo, dato che questa pratica era scomparsa in molte parrocchie. Il grande teologo rispose ponendo, a sua volta, due domande: “Non è, per caso, che voi non credete più tanto alla presenza vera e reale di Gesù nell’Ostia santa? O sarà la vostra condotta che non è più capace di sopportare lo sguardo amoroso di Gesù nel Santissimo?”

Parola di Dio: Eb 10,11-18 / Sal 109 / Mc. 4,1-20

 

Vangelo Mc 4, 1-20

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: "Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno". E diceva: "Chi ha orecchi per intendere intenda!". Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: "A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato". Continuò dicendo loro: "Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole? Il seminatore semina la parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno". Parola del Signore

 

"QUELLI CHE RICEVONO IL SEME SU TERRENO BUONO...". (Mc. 4,20)

Quale sarà la terra buona? lo come posso essere 'terra buona"? Gesù, nella sua vita ha seminato se stesso, la Parola, ovunque, a tutti; ai chiamati, alle folle, agli scribi e ai farisei, a coloro che erano peccatori e a coloro che si ritenevano giusti; quindi per Dio ogni persona è potenzialmente "terra buona". Dio è un "irrimediabile ottimista", ha fiducia in ogni uomo. In me c'è della terra che è buona. Io, come l'Adam della Bibbia, sono fatto di terra, di polvere in cui Dio ha messo il Suo spirito vitale, quindi non devo perdere la speranza, specialmente quando vedo continuamente che Dio non l'ha persa. Ma in me, come in ogni uomo c'è anche strada, rocce, spine. Allora devo scoprire il posto giusto dove lasciare che il seme della Parola penetri e porti frutto. Gesù, Figlio di Dio, vuole entrare in me, ma non nelle adiacenze, nei dintorni, vuole aprire una breccia nel mio cuore; nel libro dell'Apocalisse si dice che Gesù "sta alla porta e bussa". La porta è il cuore dell'uomo, è l'intimo di me stesso, è quello stesso alito vitale che Dio ha soffiato in me e che spesso sparisce nascosto dalla materialità, dall'egocentrismo ed egoismo, dalla superficialità ed esteriorità. E' lì che nel silenzio e nella contemplazione devo lasciare entrare il Signore. E' lì che può adagiarsi la Parola di Dio che con il suo enorme potenziale può allora esplodere in vita.

 

GIOVEDI’ 31 GENNAIO

Tra i santi ricordati oggi:San Giovanni Bosco; San Giulio e Giuliano; San Gimignano, Vescovo

Una scheggia di preghiera:

IL SIGNORE E’ LA LUCE CHE VINCE LA NOTTE.

Hanno detto: "La comunione è per chi vuole farsi santo, non per i santi:i rimedi si danno ai malati, il cibo si da ai deboli". (San Giovanni Bosco)

Saggezza popolare: Chi ha cattiva fama, è mezzo impiccato.

Un aneddoto: Ecco un colloquio che avvenne tra don Bosco e Francesco Besucco, un giovane del suo Oratorio. “Don Bosco, a me sembra di non essere abbastanza buono per comunicarmi di frequente”. “Appunto: per farti più buono è bene accostarsi spesso alla Santa Comunione. Gesù non invitò i sani a cibarsi del suo corpo, ma i deboli, gli stanchi”. “Mi sembra che se andassi più di rado, potrei fare la Santa Comunione con più devozione”, disse il ragazzo. E don Bosco: “Non saprei dirlo. Questo so: che l’uso insegna a far bene le cose, e chi fa sovente una cosa, impara il modo di farla bene: così colui che va di frequenza alla Comunione, impara a farla bene!”. “Sì, rispose il ragazzo, ma chi mangia di rado, mangia con maggior appetito”. “Chi mangia molto di rado e passa più giorni senza cibo, o cade a terra per debolezza, o quando riprende a mangiare corre il rischio di fare un’indigestione”. Allora il ragazzo riprese: “Beh, cercherò di consigliarmi con il mio confessore...”. “Bene, fa’ così. Intanto io ti faccio osservare che Gesù ci invita a mangiare il suo corpo tutte le volte che ci troviamo in bisogno spirituale. E non siamo forse in continuo bisogno?”.

Parola di Dio: Eb 10,19-25 / Sal 23 / Mc 4,21-25

 

Vangelo Mc 4, 21-25

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: "Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!". Diceva loro: "Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha". Parola del Signore

 

“NON C’E’ NULLA DI NASCOSTO CHE NON DEBBA ESSERE MANIFESTATO E NULLA DI SEGRETO CHE NON DEBBA ESSERE MESSO IN LUCE”. (Mc. 4,22)

Il cristianesimo non è una setta segreta.  Spesso, a causa delle persecuzioni il cristianesimo ha dovuto vivere nelle catacombe, ma non è mai stato e mai dovrà essere una congrega di iniziati a dei riti particolari che agiscono nell’ombra, e quando avesse preso alcune di queste fisionomie non sarebbe più il cristianesimo di Cristo. Gesù è venuto a parlarci di Dio e a mostrarci in se stesso il volto del Padre, e questo lo ha fatto apertamente, senza compromessi, sapendo che questo suo dire franco gli avrebbe attirato le ire di chi aveva fatto della religione un potere segreto da gestire in una stretta ‘elite’ gerarchica. Gesù ha detto ai suoi e quindi anche noi: “Quello che udite nel segreto, predicatelo sui tetti” e ci ricorda che “non c’è nulla di nascosto”. Anzi, Gesù ci manda a predicare il suo Vangelo “a tutte le genti”, senza paura perché “quello che dovrete dire vi sarà suggerito dallo Spirito Santo”. Ci chiede di essere suoi testimoni visibili, ci chiede di  diventare e di essere noi “l’altro Cristo” per gli uomini di oggi. Dunque la fede non è la congrega che si riunisce nella casa parrocchiale e che combina piani e strategie nascoste per conquistare gli altri; cristianesimo è aver incontrato Cristo, cercare di ‘rivestirlo’, continuare nel concreto quotidiano la sua incarnazione. Ma se non ci riusciamo pienamente, se manifestiamo ancora debolezze, se magari non siamo pienamente ‘ortodossi’? Non preoccupiamoci troppo di questo; lo Spirito Santo si serve soprattutto delle nostre debolezze e povertà se offerte con amore per costruire il suo Regno, come Dio lo vuole e non tanto a misura delle piccole aspirazioni di chi vuol far rientrare l’immensità di Dio nei suoi piccoli schemi.

 

FEBBRAIO 2013

 

VENERDI’ 1 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Orso di Aosta; Santa Anna Michelotti; Santa Brigida di Cell Dara.

Una scheggia di preghiera 

TU, O DIO SEI PADRE DI OGNI UOMO SULLA TERRA E OGNI UOMO E’ MIO FRATELLO.

Hanno detto: Non siamo soli, finché c’è un tabernacolo sulla terra. (Chiara Lubich)

Saggezza popolare: L’arte del ceramista è nella ciotola. (Prov. Greco)

Un aneddoto: Ricordo una chiamata notturna con cui la polizia svegliò un sacerdote e gli parlò di un giovane di 16 anni che era stato arrestato sulla strada. Doveva o essere affidato ad un carcere minorile o sistemato in una famiglia socialmente in regola. Il sacerdote fece una breve riflessione: “Chi viene regolarmente all’Eucaristia nella mia comunità parrocchiale?”. Chiamò una famiglia al telefono. Questa, già nella notte, si consultò ed accolse il ragazzo nella propria fattoria. Un esempio di come l’eucaristia è vita “per il mondo”. (W. H.)

Parola di Dio: Eb.10,32-39; Sal. 36; Mc. 4,26-34

 

Vangelo Mc 4, 26-34

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: "Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura". Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. Parola del Signore

 

“IL REGNO DEI CIELI E’ COME UN UOMO CHE GETTA IL SEME NELLA TERRA”. (Mc. 4,26)

Per spiegare cosa deve essere la Chiesa e cos’ è il Regno di Dio, Gesù porta molte parabole, tra cui quella del seminatore e quella del granellino di senapa. Gli evangelisti Matteo e Luca spiegano la parabola del seminatore, mentre san Marco vi accenna rapidamente (Mc 4,26-34), annotando che il Regno di Dio è come un seme che il seminatore getta nella terra; poi aspetta il frutto, che non viene subito, ma dopo molti mesi. E' una grande lezione per i genitori, gli educatori e gli stessi pastori: noi dobbiamo seminare, poi i frutti verranno, magari quando ce ne saremo andati noi. Non dobbiamo avere fretta nel raccogliere il frutto, dobbiamo solo seminare, ossia, dare esempi e testimonianza di quello che crediamo, senza aspettare di raccogliere i frutti. Se il seme è buono (e lo è perché è Gesù) e il sole e la terra fanno la loro parte e non succedono gravi incidenti di percorso, il seme nei suoi tempi giungerà a maturazione. La Chiesa, poi, è come un granellino di senapa: duemila anni fa erano pochissimi discepoli; oggi i discepoli di Cristo sono quasi due miliardi, ma ve ne sono altri quattro che ancora non credono che Cristo è il Messia, che devono attendere e anche se direttamente non possiamo fare molto per loro sentiamoci responsabili di ricordarli almeno nella preghiera

  

SABATO 2 FEBBRAIO: PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Tra i santi ricordati oggi: Santa Caterina De Ricci; San Cornelio, centurione.

Una scheggia di preghiera:

IL SIGNORE E’ LA LUCE CHE VINCE LA NOTTE.

Hanno detto: "E' l'Eucaristia che conduce a termine la vita spirituale, perché essa contiene, ricapitolando, tutto ciò che è sparso negli altri sacramenti". (San Tommaso D’Aquino)

Saggezza popolare: Chi da del pane a cani altrui, spesso viene abbaiato dai suoi.

Un aneddoto: “Prima del matrimonio eravamo così innamorati che non avremmo neppur potuto immaginare una crisi di coppia. Ma dopo il matrimonio ci accorgemmo che non combinavamo in niente. Giungemmo sull’orlo della separazione. Ma un giorno alcuni amici ci fecero capire che noi non ci eravamo mai amati, ma soltanto eravamo stati molto innamorati.. Cominciammo ad amarci volendo, ciascuno, il vero bene dell’altro a costo del proprio sacrificio. Adesso siamo una coppia felice.

Parola di Dio: Ml. 3,1-4; Sal. 23; Eb. 2,14-18; Lc. 2,22-40

 

Vangelo Lc 2, 22-40

Dal Vangelo secondo Luca

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima". C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. Parola del Signore

 

“I MIEI OCCHI HANNO VISTO LA TUA SALVEZZA PREPARATA DA TE DAVANTI A TUTTI I POPOLI”. (Lc. 2,30-31)

Nella festa della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme, lasciamo per un giorno il Vangelo di Marco e leggiamo l'episodio celebrato oggi, il giorno della Candelora, narrato da san Luca. Dobbiamo leggerlo tutto, se vogliamo percepire quello che è accaduto in quella circostanza, le parole del vecchio sacerdote Simeone, la profezia fatta alla Vergine e capire non solo il ruolo dei religiosi e dei consacrati nella vita ecclesiale (oggi é, infatti, la giornata dei religiosi e delle religiose) ma comprendere anche il ruolo che hanno gli anziani nella vita della Chiesa. Due anziani, vecchi più di ottant'anni, che erano fuori servizio, hanno la grazia di ricevere e riconoscere il Messia, tanto che Simeone dice di poter morire in pace, perché i suoi occhi «hanno vista la salvezza preparata davanti a tutti i popoli».

 

DOMENICA3 FEBBRAIO: 4^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Tra i santi ricordati oggi: San Biagio, Vescovo e Martire; Sant’Ansgario (Oscar), Vescovo.

Una scheggia di preghiera 

GESU’, TU SEI IL FEDELE PER SEMPRE

Hanno detto: Pensate forse che questo santissimo Pane non sia di sostentamento anche per i nostri corpi e di medicina contro i disturbi corporali? Io so, invece, che è così. Se quando era nel mondo, con il semplice tocco delle sue vesti, guariva gli infermi, come dubitare che, quando viene in noi corporalmente nella santa comunione, non abbia a compiere miracoli.... se abbiamo fede? (S. Teresa d'Avila)

Saggezza popolare: Chi la pudica moglie infedele crede, la induce a rompere la giurata fede.

Un aneddoto: Una signore mi diceva un giorno, come se fosse la cosa più naturale del mondo: “Io non penso mai, pensare mi stanca; o, se penso, non penso a niente”. (Georges Courteline)

Parola di Dio: Ger.1,4-5.17-19; Sal.70; 1Cor. 12,31-13,13; Lc. 4, 21-30

 

 

 

 

Vangelo Lc 4, 21-30

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù prese a salire nella sinagoga: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose: “Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”. Poi aggiunse: “Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro”. All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Parola del Signore

 

“TUTTI GLI RENDEVANO TESTIMONIANZA ED ERANO MERAVIGLIATI DELLE PAROLE DI GRAZIA CHE USCIVANO DALLA SUA BOCCA”. (Lc. 4,22)

A prima vista può stupirci, la gente è meravigliata davanti a Gesù, ammirata per i suoi miracoli, stupita del suo potere. Dopo la moltiplicazione dei pani pensano addirittura di farlo re… Come mai, allora, Gesù finirà in croce, condannato dai religiosi, con il popolo che ne chiede la crocifissione? Dove è finita la schiera degli osannanti, dei miracolati, di coloro che dicevano ogni bene di Lui? Se ci pensiamo bene la storia di Gesù  è la parafrasi di tante storie attuali. Personaggi famosi osannati un tempo (pensate a divi, cantanti, politici) nell’arco di poco tempo o sono andati in disgrazia, o sono stati completamente dimenticati, a parte magari essere ripescati per un giorno da parte di chi riesce anche a speculare sul passato. Anche in un certo tipo di chiesa succede così: Cardinali arrivati molto vicini a centri di potere curiale che, da un giorno all’altro, sono soppiantati da qualcun altro che ha usato gli stessi mezzi subdoli di loro, e finiscono dimenticati. E poi, se non ci pensano gli uomini a dimenticarti ci pensa la natura, magari con qualche acciacco invalidante a toglierti di mezzo e se non puoi più fare quello che la gente vuole, cadi presto nel dimenticatoio assoluto. “Vanità delle vanità, tutto è vanità”… se noi avessimo capito che il benvolere, gli applausi possono sì essere appaganti ma sono limitati, avremmo imparato a correre per qualcos’altro. Se sappiamo che le cose soddisfano, ma solo per un momento, non ne saremmo così attaccati. L’unico a cui attaccarci è Colui che, se lo accogliamo, può darci vera felicità del cuore ora e poi per sempre perché “Gesù è fedele sempre”.

 

LUNEDI’ 4 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Andrea Corsini, vescovo; San Federico, abate.

Una scheggia di preghiera: 

LIBERACI DAL MALE E DAL MALIGNO

Hanno detto: Non t’affliggere per il fatto che non provi nessuna consolazione nelle tue comunioni: è una prova che bisogna sopportare con amore. (Santa Teresa di Gesù Bambino)

Saggezza popolare: Al gatto che lecca lo spiedo, non affidare l’arrosto.

Un aneddoto: Un mattino, come spesso accadeva, il califfo Hamn al-Rashid chiamò un indovino e gli raccontò il seguente sogno: "Ho sognato che i miei denti cadevano l'uno dopo l'altro e alla fine la mia bocca restava senza denti. Cosa ne pensi?". "Oh! signore, non è un buon segno. Il sogno significa che i tuoi parenti moriranno prima di te e tu rimarrai solo! " gli disse l'indovino. Il califfo si rattristò e si infuriò a tal punto che ordinò all'esperto di non farsi più vedere. Quindi raccontò il sogno ad un altro mago. Questi gli rispose: "Oh! mio signore, è un buon segno. Il sogno prevede che la tua vita sarà lunga e che tu sopravviverai ai tuoi parenti e camperai più di tutti!". Il califfo tutto contento disse: "Che bel sogno!", e diede cento denari all'esperto che lo aveva interpretato così bene. Poi chiamò il visir e gli ordinò di cercare il primo indovino e di chiedergli scusa per come era stato cacciato dal palazzo. In fondo, il primo gli aveva rivelato la medesima cosa, ma aveva sbagliato la maniera di dirla.

Parola di Dio: Eb. 11,32-40; Sal.30; Mc. 5,1-20

 

Vangelo Mc 5, 1-20

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: "Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!". Gli diceva infatti: "Esci, spirito immondo, da quest'uomo!". E gli domandò: "Come ti chiami?". "Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti". E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione. Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: "Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi". Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare. I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: "Và nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato". Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati. Parola del Signore

 

“ESCI SPIRITO IMMONDO DA QUEST’UOMO”. (Mc. 5,8)

Cerchiamo, attraverso la ripresa di alcuni punti, di cogliere i tanti significati di questo racconto di non facile comprensione offertoci dal vangelo di oggi. Prima di tutto l’episodio si svolge in territorio pagano e questo sta ad indicarci che nessuno è escluso dal messaggio della salvezza e dall’opera misericordiosa di Gesù. I demoni si rivelano tanti: anche oggi il male si presenta con mille volti e tentazione diverse anche se la sostanza è una sola, quella di dividerci da Dio. I demoni riconoscono Gesù come Figlio di Dio. Noi invece spesso facciamo fatica a riconoscerlo tale. Non sarà forse perché a forza di dire: “che male c’è?” abbiamo perso il senso del male e di conseguenza anche del Bene? I diavoli chiedono di essere trasferiti in un branco di porci. Viene da pensare che esistano luoghi prediletti da Satana, che abbia i suoi inferni anche in questo mondo, specialmente dove il male dilaga, dove è accettato e vissuto come stile di vita, dove nessuno gli è contrario, dove può prendervi stabile dimora. Ma anche nei maiali la presenza del male è devastante e il male approfitta di loro per creare altro male: i mandriani avvertono i padroni dell’accaduto e questi invece di considerare l’intervento salvifico di Gesù calcolano il danno economico subito e invitano Gesù ad andare via. Capita ancora: le cose di questo mondo spesso hanno la prevalenza su Cristo. Solo l’indemoniato guarito si mostra grato e anche se Gesù non gli permette di seguirlo gli dà l’incarico di essere annunciatore tra i suoi in terra pagana di quanto ha ricevuto dalla misericordia di Dio. E Gesù non dà forse anche a noi l’incarico di essere “tra i nostri” testimoni del suo amore e della sua misericordia?

  

MARTEDI’ 5 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Agata, martire; Sant’Isidoro, martire.

Una scheggia di preghiera:

VINCITORE DELLA MORTE, AUMENTA LA NOSTRA FEDE.

Hanno detto: Quando sono vicina al Tabernacolo, non so dire che una sola cosa al Signore: "Mio Dio, voi sapete che io vi amo”. E sento che la mia preghiera fa piacere a Gesù. (Santa Teresa di Gesù Bambino)

Saggezza popolare: Dodici galline e un gallo, mangiano come un cavallo.

Un aneddoto: Ad un uomo, quand'era bambino, venne chiesto di fare un sacrificio. Chiese perché lo dovesse fare. "Fallo per me", gli disse la madre. Il bimbo perse qualcosa, ma qualcosa acquistò. Quando giunse all'età adulta gli vennero chiesti altri sacrifici. Domandò perché li dovesse fare. "Falli per me", gli disse il padre. Il giovane perse parecchio, ma acquistò molto. Il giorno del matrimonio, all'uomo fu chiesto di sacrificarsi ancora. Chiese perché dovesse farlo. "Fallo per me", gli rispose la sposa. Perse moltissimo, acquistò moltissimo. Quando poi ebbe dei figli, i sacrifici richiesti furono mille. Chiese perché li dovesse fare. "Falli per noi", gli dissero i figli. Perse quasi tutto, acquistò quasi tutto. Arrivò alfine la vecchiaia. L'uomo s'accorse di non avere più niente. Dov'era sparito ciò che aveva acquistato? "E' in te", gli disse una voce, "tu non hai più niente ma sei diventato qualcuno".

Parola di Dio: Eb. 12,1-4; Sal. 21; Mc. 5,21-43

 

 

 

Vangelo Mc 5, 21-43

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: "La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva". Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: "Chi mi ha toccato il mantello?". I discepoli gli dissero: "Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?". Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male". Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: "Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?". Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: "Non temere, continua solo ad aver fede!". E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: "Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme". Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: "Talità kum", che significa: "Fanciulla, io ti dico, alzati!". Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare. Parola del Signore

 

SE RIUSCIRO’ ANCHE SOLO A TOCCARE IL SUO MANTELLO SARO’ GUARITA”. (Mc. 5,28)

Mentre Gesù va alla casa di Giairo, per guarire la figlia in fin di vita, una donna, malata da dodici anni di una terribile emorragia, gli tocca il mantello, nella certezza che, con quel gesto silenzioso, sarebbe stata guarita. Gesù si accorge che la donna l'ha toccato con fede, la guarda in faccia e le dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvato”. E' una grande lezione per tutti noi: non sono le candele, le offerte e neppure i rosari che diciamo, che ci salvano, ma solo la fede; possiamo accendere mille candele, possiamo dare al parroco centomila euro, la grazia che chiediamo non la riceviamo, se non c'è in noi una fede profonda, viva e operosa. La fede fa i miracoli! Quella fede che aveva Giairo, che riceve la grazia di vedere risorgere sua figlia, con la meraviglia della gente, che già piangeva per la morte della ragazza.

 

MERCOLEDI’ 6 FEBBRAIO:

Tra i santi ricordati oggi: San Paolo Miki e compagni, martiri; San Gastone, Vescovo, Santa Dorotea, martire.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, FA’ PER LO MENO CHE NON SIA DI IMPEDIMENTO ALLA TUA BONTA’

Hanno detto: Nostro Signore non viene in noi, nella Santa Eucaristia, per premiare le nostre virtù, ma per comunicarci la forza necessaria a diventare santi.(San Pier Giuliano Eymard)

Saggezza popolare: Le insofferenze passano, ma l’impazienza le inacerbisce.

Un aneddoto: Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington, ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Quante cose ci stiamo perdendo per la fretta?

Parola di Dio: Eb. 12,4-7.11-15; Sal. 102; Mc. 6,1-6

 

Vangelo Mc 6, 1-6

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: "Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?". E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. Parola del Signore

 

“E GESÙ NON VI POTE' OPERARE MIRACOLI’’. (Mc. 6,5)

Si legge nel libro degli Atti degli Apostoli che ‘‘Dio accompagnava la crescita della nuova comunità con segni e prodigi”. Quindi miracoli e segni non sono contro Dio. Gesù è il Figlio di Dio, può tutto. Eppure nel Vangelo di oggi scopriamo che Gesù, che ha guarito malati, cacciato demoni, condizionato la natura, non può operare miracoli nella sua patria. Gesù può tutto ma ci rispetta al punto da non poter niente contro la nostra incredulità. Allora non è che oggi non ci siano più miracoli, è che qualche volta noi impediamo a Dio di operare e di manifestare attraverso noi i suoi segni. Ma quando noi ci rendiamo disponibili alla grazia di Dio, quanti miracoli di carità, di pazienza, di perdono, di  solidarietà! Ma se questi miracoli non si moltiplicano non è perché Dio non voglia, è perché noi glielo impediamo. Quando il mio orgoglio ferito mi impedisce la strada del perdono, quando i miei cal­coli umani mi rendono gretto nel dono, quando la mia rabbia mi impedisce di riconoscere nell’altro un fratello, quando mi fido più nella mia previdenza che non nella Provvidenza io impedisco a Dio di fare i suoi miracoli di amore.

  

GIOVEDI’ 7 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Egidio Maria da Taranto, religioso; Sant’Adautto, martire.

Una scheggia di preghiera: 

AIUTACI A VEDERE IL BENE CHE HAI SEMINATO NEL CUORE DI OGNI FRATELLO.

Hanno detto: Che cos'è il pane consacrato? Corpo di Cristo. E che cosa diventano coloro che si comunicano? Corpo di Cristo. Non molti corpi: un Corpo solo, quello di Cristo. (San Giovanni Crisostomo)

Saggezza popolare: Due cose stanno di rado sotto lo stesso cappello: esperienza e illusione.

Un aneddoto: Una bambina di 12 anni ha scritto: "Siamo noi gli uomini del futuro, tocca a noi migliorare la situazione. La cosa più grave è star lì a far niente, a guardare questo povero mondo che si sbriciola. Noi diciamo viva la pace e facciamo la guerra, abbasso la droga e ne aumentiamo il commercio, basta col terrorismo e uccidiamo i giusti. Però non è detto che a ciò non si possa mettere fine. Io volevo dire questo: se sei triste per l'odio nel mondo, non piangere e non perdere la speranza, ma fa' qualcosa, anche di piccolo".

Parola di Dio: Eb. 12,18-19.21-24; Sal. 47; Mc. 6,7-13

 

Vangelo Mc 6, 7-13

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: "Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro". E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano. Parola del Signore

 

“E ORDINO’ LORO CHE NON PRENDESSERO NULLA PER IL VIAGGIO”. (Mc. 6,8)

Insieme ai discorsi e ai miracoli, che confermano quello che insegnava, Gesù dà agli Apostoli il compito di andare nei villaggi e dice anche come devono andare: con semplicità e povertà, senza arroganza. Dice anche di non prendere due vesti e di bussare piano piano. «Se vi aprono, entrate e portate la pace; se non vi aprono, andate in un'altra casa e in un altro villaggio...». Nessuno deve imporre la propria fede: noi, cristiani, dobbiamo fare il nostro dovere di annunciare il Vangelo e testimoniare la nostra fede, lasciando la libertà e rispettando tutte le religioni. Lo ha detto il Concilio Vaticano II in una importante dichiarazione che dobbiamo rileggere, perché abbiamo nei nostri Paesi molti musulmani ed anche credenti di altre religioni e non sempre i nostri rapporti sono sereni. Come diceva Papa Giovanni cerchiamo con amore prima quello che ci unisce e non quello che ci divide.

 

VENERDI’ 8 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Girolamo Emiliani, fondatore; Santa Giuseppina Bakita; San Giovanni di Matha, fondatore.

Una scheggia di preghiera:

GESU’,  SEI DAVVERO IL MIO TUTTO?

Hanno detto: Gli amici provano tanta gioia nello stare insieme, che trascorrono tra loro delle intere giornate. Chi non ama Gesù Eucaristia invece, si annoia alla sua presenza; i santi hanno trovato il paradiso, davanti al SS. Sacramento. (Sant’Alfonso)

Saggezza popolare: Il fumo dell’arrosto non riempie il ventre.

Un aneddoto: Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore, qual è il significato della vita?". Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò". Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita".

Parola di Dio: Eb. 13,1-8; Sal. 26; Mc. 6,14-29

 

Vangelo Mc 6, 14-29

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: "Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui". Altri invece dicevano: "E' Elia"; altri dicevano ancora: "E' un profeta, come uno dei profeti". Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: "Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!". Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello". Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.  Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: "Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò". E le fece questo giuramento: "Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno". La ragazza uscì e disse alla madre: "Che cosa devo chiedere?". Quella rispose: "La testa di Giovanni il Battista".  Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: "Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista".  Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l'ordine che gli fosse portata la testa.  La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.  I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore

 

“IL RE NE FU RATTRISTATO; TUTTAVIA A MOTIVO DEL GIURAMENTO E DEI COMMENSALI, NON VOLLE OPPORLE UN RIFIUTO”. (Mc. 6,26)

Erode sembra nutrire una certa simpatia per Giovanni Battista, nonostante costituisca una spina nel fianco per i continui rimproveri alla sua immorale condotta. Erode sente anche parlare di Cristo e lo riconosce come un profeta, ma ciò nonostante cede ai ricatti di Erodiade e fa uccidere il precursore. Il riconoscere Gesù come profeta è un primo passo verso la verità e l'impegno religioso, ma non è sufficiente per permettere di impostare e condurre un coerente stile di vita morale che, a volte, chiede di resistere fino al martirio. Fin che io mi chiedo se avrei il coraggio di morire per Gesù, la risposta è incerta o negativa, quando io mi lascio innamorare di Lui, non mi faccio più certe domande ma credo che l’amore al momento giusto saprebbe darvi una risposta positiva.

  

SABATO 9 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Apollonia, vergine e martire; San Rinaldo, vescovo.

Una scheggia di preghiera: 

SIGNORE, ABBI PIETA’ DEL TUO POPOLO.

Hanno detto: Se comprendessimo pienamente l’amore di Dio, l’amore di Gesù che nasce e che soffre, l’amore di Gesù nel SS. Sacramento, ci sarebbe da morire di riconoscenza. E di rimorsi. (San Pier Giuliano Eymard)

Saggezza popolare: Una barba vuol dire pidocchi, non cervello. (Prov. greco)

Un aneddoto: Un uomo molto buono aveva una faccia cattiva, mentre aveva una faccia buona un uomo molto cattivo. Ma mentre il secondo approfittava della sua faccia per fare cose molto cattive, il primo, a causa della sua faccia, poteva fare pochissime cose buone. Una sera s'incontrarono. L'uomo cattivo dalla faccia buona, al vedere una faccia tanto cattiva si disse: "Una faccia così non può che appartenere a un uomo molto più cattivo di me", e girò alla larga. L'uomo buono dalla faccia cattiva, invece, al vedere una faccia così buona si disse: "Una faccia così chissà quante cose buone saprà fare". E decise di seguirla per partecipare di tanta bontà. Quella notte stessa, l'uomo cattivo compì un terribile misfatto. L'altro non volle credere ai suoi occhi. "E' stato certamente uno sbaglio", si disse; e per non fargli perdere la faccia si accusò lui del misfatto. L'uomo dalla faccia buona, vedendosi salvato da uno dalla faccia tanto cattiva, si disse: "Se uno dalla faccia così può fare un gesto tanto generoso, figurarsi io che ho la faccia buona". E, convertitosi, divenne buono. Tutti furono contenti di avere fra loro un nuovo buono, la cui bontà aveva stampata in faccia. E furono ugualmente contenti di poter dire: "Quella faccia cattiva non poteva che finire in galera". Ma la loro contentezza non aveva niente a che fare con quella dell'uomo buono dalla faccia cattiva, che aveva finalmente potuto fare la cosa più incredibilmente buona che si possa fare al mondo: cambiare, con la sola propria faccia, la vita di un altro e fare tutti contenti.

Parola di Dio: Eb. 13,15-17.20-21; Sal.22; Mc. 6,30-34

 

Vangelo Mc 6, 30-34

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: "Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po' ". Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.  Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.  Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.  Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.  Parola del  Signore

 

“SBARCANDO VIDE MOLTA FOLLA E SI COMMOSSE PER LORO”. (Mc. 6,34)

Forse è già sera; gli apostoli tornano da Gesù dopo la loro missione e gli riferiscono tutto ciò che hanno operato (le guarigioni) e quello che hanno annunciato alla gente che incontravano (la vicinanza del regno). Possiamo accostare a questa immagine degli apostoli attorno a Gesù la comunità cristiana che si raduna nella santa liturgia nel giorno del Signore: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco». La liturgia della domenica (ma anche la preghiera quotidiana) è il riposo del discepolo, il tempo dell’incontro con il Signore, la festa del perdono, il tempo dell’ascolto, la tavola del nutrimento. Al temine della traversata, Marco nota che «Gesù, sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro». Dopo il riposo della liturgia domenicale inizia la nuova settimana, e i discepoli, avendo nel cuore la compassione di Gesù per le folle di questo mondo, riprendono il cammino nelle vie degli uomini.

 

 

DOMENICA 10 FEBBRAIO: 5^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Tra i santi ricordati oggi: Santa Scolastica, vergine; San Guglielmo di Malavalle.

Una scheggia di preghiera:

CHIESA DI DIO, I POVERI IN TE POSSANO TROVARE ACCOGLIENZA E AMORE.

Hanno detto: Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti. (Susanna Tamaro)

Saggezza popolare:

Ci sono tre specie di ignoranza: sapere niente, sapere male, sapere quello che non vale.

Un aneddoto: Un vecchio decise che, per un giorno almeno, avrebbe sorriso alla vita; e lo avrebbe fatto in modo concretissimo, dispensando il suo sorriso a tutti. La sera prima, infatti, aveva letto una frase che lo aveva molto colpito: "Se non sorridi tu agli altri, come puoi pretendere che gli altri sorridano a te?" Uscendo di casa, il primo che incontrò fu un cane. Gli sorrise e ne ebbe un vivace contraccambio: la bestiola agitò festosamente la coda. La seconda persona che incontrò fu un bambino. Il vecchio gli sorrise e il bimbo rimase a guardarlo con occhi larghi. "Forse", pensò il vecchio, "i bimbi d'oggi sorridono così". Incontrò poi una giovane donna che, al suo sorriso, volse decisa lo sguardo dall'altra parte. "Sempre così le donne", pensò il vecchio, "dietro un sorriso vedono chissà cosa..." S'imbatté poi in un gruppo di uomini che stavano discutendo. Sorrise loro e notò che si guardavano gli uni gli altri facendo strani gesti con la mano. "Mi hanno preso per un vecchio scemo", pensò l'anziano pentendosi del suo proposito. E fu così che, quando vide un vecchio come lui uscir di casa, non gli sorrise affatto. "Figurarsi se i vecchi rispondono a un sorriso..." pensò. Rimase invece stupefatto quando costui gli fece un sorriso largo come il sole. Al sorriso non rispose, e fece male. Non poteva sapere che quel vecchio si era proposto, proprio come lui, che quel giorno avrebbe sorriso alla vita; e ignorava che, diversamente da lui, aveva avuto in sorte, uscendo di casa, d'incontrare non un cane, ma un vecchio

Parola di Dio: Is.6,1-8; Sal. 137; 1Cor.15,1-11; Lc. 5,1-11

 

Vangelo Lc 5, 1-11

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini”. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Parola del Signore

 

“SALI’ IN UNA BARCA CHE ERA DI SIMONE”. (Lc. 5,3)

E’ proprio vero che tutto il vangelo è buona notizia. Perfino i personaggi secondari e gli oggetti hanno un loro ruolo e compito. Pensiamo oggi alla barca di San Pietro. Con essa l’apostolo si procura il cibo, è il luogo di lunghe ora passate nell’attesa e nella fatica con gli altri pescatori. E’ il mezzo attraverso cui Gesù arriva all’apostolo: “Pietro prestami la barca perché da essa io possa parlare alla folla. La barca diventa luogo per la pesca miracolosa, per accogliere Gesù stanco che dorme anche durante la tempesta, diventa la testimone di Gesù che cammina sulle acque, del risorto che prepara da mangiare per i suoi amici… Non per niente allora i Padri della Chiesa e l’iconografia cristiane ne ha fatta la figura della Chiesa. Una chiesa testimone di Gesù, una chiesa disposta ad accogliere tutti, un punto di riferimento e di confronto per tutti gli amici di Gesù. Quanto preferisco questo segno umile per vedere la Chiesa piuttosto che i segni delle grandezze terrene  che se glorificano, nascondono l’essenza di una comunità di poveri con mezzi poveri, ma con Gesù.

 

 

 

LUNEDI’ 11 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Ricorrenza della Madonna di Lourdes; Santa Eloisa; San Dativo, martire.

Una scheggia di preghiera:  

O REGINA DEL MONDO, MARIA SEMPRE VERGINE,  CHIEDI PER NOI PACE E SALVEZZA.

Hanno detto: Il cuore umano è uno strumento a molte corde; il perfetto conoscitore degli uomini le sa far vibrare tutte, come un buon musicista. (Charles Dickens)

Saggezza popolare: Con lacrime e lamenti non si cura il mal di denti.

Un aneddoto: Un giorno, un giovane volle consultare un anziano su un problema che gli stava a cuore. "Mio signore", gli disse, "voglio confessarti una cosa: non riesco ad avere un amico. Mi sapresti dare un consiglio?" L'anziano sorrise e rispose:"Posso solo dirti di me. Quand’ero ragazzo fra cento ragazzi, ne ebbi uno, di amico. Fu una cosa bellissima che diede i suoi frutti e poi terminò. Quando divenni adulto fra mille adulti, ne ebbi un altro, di amico. Fu una cosa bellissima, ma l’amico morì ed anch’io mi sentii morire. Ora che sono diventato anziano fra diecimila anziani, adulti e giovani, ho rinunciato ad avere un amico e ho preferito esserlo io, un amico, ogni giorno e ogni ora, di qualcuno che non so chi sia e non so dove sia". "Non deve essere facile...", mormorò il giovane. "Forse non lo è, perché cercare di essere amico significa, prima di tutto, rinunciare ad averne uno. Ma forse lo è, perché proprio rinunciando ad averne uno se ne possono avere tanti". "Non si saprà mai chi saranno?", domandò il giovane. "Mai. Tenere il cuore spalancato perché tutti vi possano entrare, dare sempre fiducia perché tutti ne possano attingere, rispettare ognuno perché ognuno si senta se stesso ti rende, insieme, amato ed odiato, incomprensibile ed imprendibile. Chi cerca di essere amico, è un po’ come il mare, fatto di tenera acqua, ma acqua salata. Chi ha come amico il mare, me lo sai dire?" "Il cielo", rispose il giovane. "Infatti. Chi cerca di essere amico può solo sperare che il cielo gli sorrida; e che i gabbiani non smettano di posarglisi sopra". A questo punto il giovane tacque a lungo, avvolto in profondi pensieri. Poi guardò l’anziano con uno strano sorriso e gli chiese."Mi permetti di essere un tuo gabbiano?" L’anziano gli rispose: "Benvenuto!"

Parola di Dio: Is. 66,10-14; Cantico da Gdt 13,18-19; opp. Lc. 1,41-55

 

Vangelo Lc 1, 41-55

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore". Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre". Parola del Signore

 

“E BEATA COLEI CHE HA CREDUTO NELL’ADEMPIMENTO DELLA PAROLA DEL SIGNORE.” (Lc. 1,45)

Una delle ultime volte che sono andato a Lourdes mi sono seduto , come mio solito, sulla riva del fiume, sulla sponda opposta alla grotta. Mentre vedevo la devozione di tanti e sentivo lo scorrere del fiume, ho lasciato andare il mio pensiero che come sempre mi ha portato a fare riflessioni a prima vista strane. Pregando il magnificat mi dicevo: “Chi sa chi dei due ha influenzato maggiormente l’altro tra Maria e Gesù. Gesù non è ancora nato e Maria, con questa preghiera lo anticipa in tutto. Altre volte troveremo che Maria e Gesù hanno addirittura lo stesso linguaggio: Maria dice: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola”. E Gesù: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. Maria, umanamente ha educato Gesù a questi valori e Gesù ha formato il cuore di Maria a misura di quello del Padre. E noi che siamo figli di Dio, fratelli di Gesù, Tempio dello Spirito Santo, che abbiamo per madre Maria, che siamo fratelli di santi, come ci coinvolgiamo a vicenda? Ci influenziamo per il bene o per il male? Sappiamo accogliere e donare?

 

 

 

MARTEDI’ 12 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Benedetto di Aniane, monaco; Santa Eulalia, vergine e martire.

Una scheggia di preghiera:

IL TUO CUORE IO VOGLIO, DICE GESU’ NON LE TUE COSE.

Hanno detto:

Tutto ciò che merita di essere fatto, merita di essere fatto bene. (Chesterfield Philip Dormer)

Saggezza popolare: Chi ha libri, ha labbra.

Un aneddoto: C'era una volta un buono e pio che viveva con le elemosine che i fedeli gli regalavano. Un giorno pensò: "Andrò a chiedere l'elemosina vestito come un povero intoccabile".Così mise uno straccio intorno ai fianchi, come fanno i paria, i più poveri dell'India. Quel giorno nessuno lo salutò, nessuno gli diede l'elemosina. Andò al mercato, andò al tempio, ma nessuno gli rivolgeva la parola. La volta successiva il bramino si vestì secondo la sua casta: si mise un bel vestito bianco, un turbante di seta e una giacchetta ricamata. La gente lo salutava e gli dava denaro per lui e per il tempio. Quando tornò a casa, il bramino si tolse gli abiti, li posò su una sedia e si inchinò profondamente. Poi disse: "Oh! Fortunati voi, vestiti! Fortunati! Sulla terra ciò che è certamente più onorato è il vestito, non l'essere umano che vi è sotto".Perché badiamo ai vestiti e non alle persone? Crediamo alle cravatte e non alle idee e spesso i giovani sposano un abbigliamento, non una persona.

Parola di Dio: Gen. 1,20-2,4;b Sal. 8; Mc.7,1-13

 

Vangelo Mc 7, 1-13

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?".  Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".  E aggiungeva: "Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte".  Parola del Signore

 

“QUESTO POPOLO  MI ONORA CON LE LABBRA MA IL SUO CUORE E’ LONTANO DA ME”. (Mc. 7,6)

Non sono gli atti esteriori, le abluzioni, le benedizioni dell'acqua santa, le lavande dei piedi o delle braccia, che ci salvano, ma è la fede, che abbiamo nel cuore, che porta la salvezza e la grazia. Il Vangelo di Marco ce lo dice oggi chiaramente, con la risposta di Gesù ai farisei, venuti anche da Gerusalemme, per metterlo alla prova, rimproverandolo perché i suoi discepoli non osservavano tutte le norme scritte nella Legge antica. Gesù risponde, citando un passo del profeta Isaia, molto caro ed onorato dal popolo d'Israele: non bisogna onorare Dio con le labbra, ma col cuore. Quel che conta, non sono gli atti esteriori, ma i sentimenti che abbiamo dentro di noi e poi, se gli atti di culto esterno non partono dal cuore non coinvolgono la vita, non servono affatto, se non a coprire le nostre vergogne e a farci considerare falsi.

 

MERCOLEDI' 13 FEBBRAIO: MERCOLEDI’ DELLE CENERI

Tra i santi ricordati oggi: San Benigno da Todi, martire; Sante Fosca e Maura, martiri.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE ASCOLTA, PADRE PERDONA, FA’ CHE VEDIAMO IL TUO AMORE.

Hanno detto: La specie umana è provvista di due ali: una maschile e l’altra femminile. Essa non potrà spiccare il volo se non quando queste due ali si saranno sviluppate in egual misura. (L. Wright)

Saggezza popolare: Dieci sgherri non tratterrebbero un pensiero fuor dalla testa.

Un aneddoto: Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all'Università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata. Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l'elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto, immobile come una statua, con la mano tesa e gli occhi fissi al suolo. Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta. Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: "Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?". "Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani", rispose il poeta. E il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l'atto di andarsene. Allora accadde qualcosa d'inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell'uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno. Per una intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via. Silenziosa e immobile come sempre. "Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?", chiese la giovane francese. "Della rosa", rispose il poeta.

Parola di Dio: Gl. 2,12-18; Sal 50; 2Cor.5,20-6,2;Mt.6,1-6.16-18

 

Vangelo Mt 6, 1-6. 16-18

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà". Parola del Signore

 

“IL PADRE TUO CHE VEDE NEL SEGRETO TI RICOMPENSERA’ ” (Mt. 6,6)

Proviamo ad assaporare la bellezza di questa parola e come un po’ di cenere orna bene un camino, ad esempio. Dopotutto, per l’uomo tanto orgoglioso, vederlo per un attimo in un pugno di cenere, non stona. Ritorniamo alle nostre radici quando Dio all’inizio plasmò l’uomo dalla terra e poi, dopo il peccato, gli disse: Polvere sei e in polvere ritornerai. Ecco in sintesi tutto il dramma del nostro vivere, del nostro ritornare polvere. Il peccato. Paolo nella lettera ai Romani precisa bene: Per la disobbedienza di uno solo, tutti peccarono. Ma oggi non deve essere giornata di recriminazioni. Meglio per noi se nutriamo pensieri diversi, meditativi, sereni: è la speranza immensa che nasce dal confidare nella salvezza del Signore. La Chiesa  ha posto questo giorno così particolare all’inizio della Quaresima. Per quale motivo? Il richiamo alla morte? Non solo. Di per sé il cristiano dovrebbe avere familiarità con il pensiero che la sua vita qui in terra ha un termine e quindi, anche vivesse cento anni, è sempre breve. Il rito delle Ceneri è piuttosto un richiamo alla conversione, a cambiare vita, a  saper trovare Cristo, incontrarsi con Lui per vivere da risorti come parte vive del regno dei cieli. Se avviene in noi la conversione -questo è lo scopo principale della Quaresima- anche il pensiero della  morte assumerà colori diversi in noi. Il cristiano è chiamato ad avere il coraggio di vivere prima che di morire. Se sapremo dare testimonianza di Cristo, ci sarà facile anche morire, ma se dovessimo morire senza conversione interiore, quale amara morte per noi! Il periodo della Quaresima ci dovrebbe essere  molto caro, molto intimo; lo potremo rendere profondo con il silenzio, la preghiera, una carità operosa ma avvolta di discrezione. Non si tratta infatti di dare pane all’affamato (questo lo dovremmo fare sempre), quanto di dare il pane della Parola di Dio a noi e a quanti incontriamo, il pane del digiuno dal male, il pane della disponibilità all’amore.

 

GIOVEDI’ 14 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Cirillo e Metodio, patroni d’Europa; San Valentino, martire.

Una scheggia di preghiera:

FA’ CHE I MIEI OCCHI SIANO FISSI SU DI TE

Hanno detto: Chi non ha puro il cuore non ammira niente; Chi non ammira niente non si stupisce di niente; Chi non si stupisce di niente non comprende niente; chi non comprende niente non serve a niente. (Lecompte du Nouy)

Saggezza popolare: La legge è come la pasta nelle mani della massaia.

Un aneddoto: Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un'ottantina di anni arrivò per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice. Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00. Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un'ora prima che qualcuno potesse vederlo. Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita. Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita. Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta. L'anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie. Mi informai della sua salute e lui mi raccontò che era affetta da tempo dall'Alzheimer. Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po' tardi. Lui mi rispose che lei non lo riconosceva già da 5 anni. Ne fui sorpreso, e gli chiesi: “E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei'? L'uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo: ''Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei” Dovetti trattenere le lacrime... Avevo la pelle d'oca e pensai: “Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita”.

Parola di Dio: At. 13,46-49 (opp. Is. 52,7-10; Sal 116; Lc. 10,1-9

 

Vangelo Lc 9, 22-25  

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno". Poi, a tutti, diceva:"Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?" Parola del Signore

 

“CHI VORRA’ SALVARE LA PROPRIA VITA LA PERDERA’”. (Lc. 9,24)

Tutte e tre le letture proposte dalla liturgia di oggi ci presentano due strade per realizzare la propria vita e per dare un risposta alle proposte di Dio. C’è la strada del nostro ragionamento umano per cui è fortunato e “benedetto da Dio chi ha tanta salute, vive a lungo, e rispettato dagli altri per i suoi soldi, le sue cose. E poi c’è un’altra strada per illuminare il senso della vita, per realizzare il progetto di Gesù. Non ci sono garanzie di buona salute, di riuscita. Ti vien messo davanti un modello che è Gesù e ti vien detto: “Fai come Lui” Ma il modello non è allettante: è un perdente, finisce male, è pure disprezzato da tutti. Si può proporre un modello del genere? No se si vive secondo il mondo, si se si cerca di vivere come Gesù nella totale dedizione a Dio e al prossimo. “Signore non ce la farò mai!”. “Vuoi forse mettere limiti alla tua capacità di amare?” E vuoi dire che Dio non ti aiuterà a superare certi limiti e a trovare anche il senso gioioso della vita in mezzo alle prove?”

 

VENERDI’ 15 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Sigfrido, vescovo; Sant’Euseo di Serravalle Sesia.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, AUMENTA LA NOSTRA FEDE.

Hanno detto: Non ci sono più stupori nella nostra vita. Non ci accorgiamo più quando il primo acino d’uva rosseggia tra i pampini a settembre, Oggi l’uva matura in tutte le stagioni. Non c’è più attesa. La nostra vita scorre come rena nella clessidra, senza brividi. (Tonino Bello)

Saggezza popolare: Chi pianta le fave senza concime le raccoglie senza baccello.

Un aneddoto: C’era una volta un bambino, che andando e stando a scuola teneva sempre chiuso il pugno della mano sinistra. Quando era interrogato dalla maestra si alzava e rispondeva tenendo il suo pugno chiuso; scriveva, con la destra, e conservava il pugno sinistro ben chiuso. Un giorno la maestra, anche per dare soddisfazione a tutti gli alunni, gli chiese il perché di questo atteggiamento. Il bambino non voleva rispondere, ma poi, dietro le insistenze della maestra e soprattutto per accontentare i compagni di scuola, decise di svelare il segreto. “Quando ogni mattina parto da casa per venire a scuola, mia madre mi stampa sul palmo della mano sinistra un forte bacio e poi, chiudendomi la mano, mi dice sorridendo: -Bambino mio, tieni sempre ben chiuso qui nella tua mano il bacio di tua madre!- Per questo tengo sempre il pugno chiuso: c’è il bacio della mia mamma dentro”.

Parola di Dio: Is. 58,1-9; Sal. 50; Mt. 9,14-15

 

 

 

Vangelo Mt 9, 14-15  

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, i discepoli di Giovanni si accostarono  a Gesù e gli dissero: "Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?". E Gesù disse loro: "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno". Parola del Signore

 

“PERCHÈ MENTRE NOI E I FARISEI DIGIUNIAMO, I TUOI DISCEPOLI NON DIGIUNANO?”. (Mt. 9,14)

E’ sempre estremamente facile confondere tra fede e religione. Qui, i notabi­li della religione sono scandalizzati perché i discepoli di Gesù non compiono “gesti di religione”; altre volte, noi giudichiamo religiosi coloro che vanno in chiesa o confondiamo il credere con le pratiche religiose. Gesù ama e pratica la religiosità del suo popolo: osserva la legge mosaica, va al tempio, alla preghiera del sabato ma va anche a pregare al mattino presto, per conto suo e se un malato ha bisogno di Lui, non guarda il giorno della settimana. E’ osservante, non bigotto. Ama Dio, non le formalità della religione. Ascolta i capi della reli­gione con rispetto, non ne è succube. La verità, per Lui è più importante delle formule preconfezionate. Non si tratta allora di snobbare i se­gni della religione ma di renderli espressivi di una fede, fede che può benissimo, in certi casi, portarci a superarli.

  

SABATO 16 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’ Onesto; Santa Lucilia, martire.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE TU MI SCRUTI E MI CONOSCI.

Hanno detto: Siamo tutti ignoranti, ma non tutti ignoriamo le stesse cose. (Albert Einstein)

Saggezza popolare: Non avrai realmente capito qualcosa finche non riuscirai a farlo capire a tua nonna. (Prov. gaelico)

Un aneddoto: La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?". "Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.  "1,2,3.” - la Follia cominciò a contare. La fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L'Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.  La disperazione era disperata vedendo che la Follia era già a novantanove. "CENTO!” - gridò la Follia – Ora comincio a cercare. ". La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?". Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un roseto, prese un pezzo di legno e cominciò a cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

Parola di Dio: Is, 58,9-14; Sal 85; Lc. 5,27-32

 

Vangelo Lc 5, 27-32

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". Gesù rispose: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi". Parola del Signore

 

“EGLI, LASCIANDO TUTTO, SI ALZO’ E LO SEGUI’”. (Lc. 5,28)

Matteo non si aspettava salvezza, né la meritava. Troppi compromessi, troppe rinunce alla legalità nella sua vita per poter osare tanto. La vita per lui era diventata, ormai, potere e denaro, timore e rispetto da parte degli altri. E invece la sua durezza, l'alto muro eretto per difendere la propria vita si schianta in un attimo, si sbriciola quando vede nello sguardo del Nazareno amore, rispetto, verità. Matteo era abituato agli insulti di chi pagava, attraverso di lui, l'iniqua tassa imposta da Roma imperiale. Collaborazionista e ladro, non temeva lo sprezzo dei suoi amici. No, non meritava alcuna compassione. E, invece, ne riceve. E l'inatteso, e l'inaudito, come sempre, scatena la gioia, produce il brivido: Matteo si scioglie, lascia tutto, fa festa; come Abramo rischia tutto, ma sa di scommettere sul giusto. Amico che leggi: quando finalmente ti lascerai raggiungere e amare dal Signore? Quando la smetterai di concepire la fede come una specie di tributo da offrire ad un'ipotetica e sconosciuta divinità? Troppe volte ci avviciniamo a Dio come quando compiliamo la dichiarazione dei redditi: meno si dichiara e meno si paga! No, amici, qui è di luce che si parla, di tenerezza e di serenità, di pace e di conversione. Questo Dio  ti viene a stanare per offrirti amore, questo Dio  soffre come un amante ferito quando non viene ricambiato, è lì che mi aspetta. Per quanto tempo fuggiremo l'unica cosa che davvero ci può rendere felici?

 

DOMENICA 17 FEBBRAIO: 1^ DOMENICA DI QUARESIMA C

Tra i santi ricordati oggi: Santi sette fondatori dell’ordine dei Servi di Maria; San Fuldrado.

Una scheggia di preghiera:

PARLA, SIGNORE, AL TUO SERVO CHE VUOLE ASCOLTARTI.

Hanno detto: L’onestà è come l’aria: se non ce l’hai dentro, la devi cercare. (Alessio Degioannis)

Saggezza popolare: Guai e maccheroni si mangiano caldi.

Un aneddoto: C'era una volta una bambina che si chiamava Cecilia. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Cecilia non se ne era mai accorta. Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele. Quando fu ora di dormire, la mamma di Adele rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte. "Ti voglio bene" disse la mamma ad Adele. "Anch'io" sussurrò la bambina. Cecilia era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: "È così che dovrebbe essere". Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l'avevano mai baciata? Perché non l'abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano? Cecilia pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni. Alla fine decise di scappare di casa. Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare. Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo. All'improvviso, trovò una soluzione. Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: "Ti voglio bene". Poi corse dal papà e lo abbracciò: "Buonanotte papà", disse, "ti voglio bene". Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina. Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà. Alla fermata dell'autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: "Ciao, mamma. Ti voglio bene". Cecilia andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Cecilia non smise. Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera. Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto. Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò. "Allora, dov'è il mio bacio?" chiese, fingendo di essere contrariata. Cecilia si sollevò a sedere: "Oh, l'avevo scordato". La baciò e poi: "Ti voglio bene, mamma". Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi. Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: "Anch'io ti voglio bene". Poi si chinò e baciò Cecilia proprio sulla guancia. Poi aggiunse con finta severità: "E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte". Cecilia rise e promise: "Non succederà più". Oggi, qualcuno sta aspettando il "suo" bacio. Da te.

Parola di Dio: Dt. 26,4-10; Sal. 90; Rm: 10,8-13; Lc. 4,1-13

 

Vangelo Lc 4, 1-13

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo”. Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai”. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “E' stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Parola del Signore

 

“GESU’ FU CONDOTTO DALLO SPIRITO NEL DESERTO DOVE PER QUARANTA GIORNI FU TENTATO DAL DIAVOLO”. (Lc. 4,1-2)

Sembra quasi che la Chiesa e Gesù, oggi prima domenica di Quaresima, vogliano portarci nel deserto per dirci: giù le maschere, guardate in voi stessi, cercate di scoprire davvero chi siete, per che cosa correte, che cosa valete. Nel deserto non c’è bisogno di essere diversi da ciò che si è: l’apparenza non serve, sono messo alle strette, senza cedere alle lusinghe del mondo che mi propone modelli di vita impossibili. No, nel deserto dobbiamo scaricarci di tutto il superfluo, nel deserto dovete imparare a sopportare l’inaudito frastuono del silenzio. Nel deserto leviamo le maschere e scopriamo che siamo viandanti, pellegrini, la nostra patria è altrove. Occorre pazienza, quindi, nel raggiungere la meta (a proposito: lo sappiamo dove stiamo andando?). Il deserto rivela la nostra natura profonda di viandanti; e il viaggio ricorda parole quali precarietà, essenzialità, disponibilità alla scoperta e allo stupore, fiducia. Gesù nel deserto sceglie in che modo essere Messia, rifiuta le tentazioni per giocare in pieno la sua libertà. Gesù rifiuta la tentazione del pane, che riduce l’uomo a sopravvivere intorno alle “cose”: denaro, lavoro, vacanze, vestiti. Cose utili, ottimi servi, pessimi padroni. L’uomo non si riempie il cuore con gli zeri del suo conto in banca. Gesù rifiuta un messianismo di gloria e di plauso, di facili consensi, di gesti mirabolanti. Che stupore! Gesù, uomo riuscito, ha un’autostima tale che può senza difficoltà fare a meno del giudizio degli altri, Gesù rifiuta il potere (ma come? Rifiuta ciò che noi desideriamo?). Infine Gesù rifiuta l’immagine di un Dio che compie miracoli, un Dio eclatante. Gesù toglie la maschera che gli uomini hanno messo anche a Dio e vede un Padre, non un despota Onnipotente da corrompere. Vogliamo allora provare anche noi, pellegrini, a passare attraverso la tentazione per gettare quello che non serve, per guardare al nostro cuore? La chiesa, da duemila anni, propone tre strade: la preghiera, il digiuno, l’elemosina. La preghiera: cinque minuti di silenzio al giorno con il Vangelo della domenica davanti agli occhi, cinque minuti per iniziare la giornata entrando nel grande mare della pace interiore che viene da Dio. Il digiuno: rinunciare a qualcosa (che so? La TV? Una sigaretta? Un dolce?) per ristabilire un ordine nella nostra volontà (chi guida la mia vita? Le mie passioni?), per dedicare del tempo agli altri.

 

LUNEDI’ 18 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Claudio, martire; Santa Costanza di Vercelli.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, I TUOI AMICI SIANO I MIEI AMICI.

Hanno detto: Il valore di un’ idea sta nel metterla in pratica. (Thomas Alva Edison)

Saggezza popolare: Di qui a cent’anni, tanto varrà il lino quanto la stoppa.

Un aneddoto: Ho letto il racconto di un prigioniero dei nazisti che scriveva tutto contento alla famiglia semplicemente perché era stato spostato da una cella con quattro nude mura ad un'altra in cui c'era una apertura in cima ad una delle pareti , attraverso cui si poteva intravvedere il cielo azzurro al mattino e qualche stella di notte. Questo per lui era un immenso tesoro. Noi abbiamo tutta la volta celeste. E guardiamo la tv.

Parola di Dio: Lv. 19,1-2.11-18; Sal. 18; Mt. 25,31-46

 

Vangelo Mt 25, 31-46

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". Parola del Signore

 

“VENITE BENEDETTI DEL PADRE MIO”. (Mt 25,34)

La scena è grandiosa: Gesù, nella funzione regale, è seduto sul trono con «tutti i suoi angeli». Davanti a lui, come in un immenso scenario, sono raccolte «tutte le genti». Tutti: cristiani e non cristiani, credenti e non credenti. C'è una sola divisione tra loro: il rapporto che ognuno ha avuto con il Figlio dell'uomo che è presente in ogni povero. Il giudice stesso, infatti, si presenta come l'assetato, l'affamato, il nudo, lo straniero, il malato, il carcerato. «Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere». Il dialogo tra il Re e gli interlocutori dei due gruppi mette a fuoco questo aspetto sconcertante: il giudice glorioso della fine dei tempi, che tutti gli interlocutori riconoscono come Signore, aveva il volto di quel barbone che chiedeva l'elemosina lungo i marciapiedi delle nostre città, di quell'anziano sbattuto nel cronicario, di quegli stranieri che bussano alle nostre porte, e così oltre. L'elenco potrebbe essere prolungato da ognuno di noi, magari solo descrivendo gli incontri che ci capitano lungo una giornata. La monotona ripetizione delle sei situazioni di povertà (si ripetono per ben quattro volte, in pochi versetti), con il rispettivo elenco delle opere prestate o negate, sta forse a indicare il frequente ripetersi di tali situazioni nella vita di ogni giorno. Questo Vangelo viene a dirci che il confronto decisivo (decisivo perché su questo saremo giudicati in maniera definitiva) tra l'uomo e Dio non avviene in una cornice di gesti eroici e straordinari, bensì negli incontri di tutti i giorni, nel porgere aiuto a chi ne ha bisogno, nel dare da mangiare e da bere a chi ha fame e a chi ha sete, nell'accogliere e proteggere chi è abbandonato. L'identificazione di Gesù con i poveri - li chiama anche suoi fratelli – non dipende dalle loro qualità morali o spirituali; Gesù non si identifica solo con i poveri buoni e onesti. È un'identità oggettiva; essi sono il Signore perché poveri.

 

MARTEDI’ 19 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Corrado Gonfalonieri; San Mansueto, vescovo.

Una scheggia di preghiera:

PADRE, ABBA’

Hanno detto:

Chi non ammette l’insondabile mistero non può neanche essere uno scienziato. (Albert Einstein)

Saggezza popolare: Chi all’onor suo manca un momento, non vi ripara poi in anni cento.

Un aneddoto: Un giorno un principe chiamò a corte un mercante di cavalli, che portò due magnifici destrieri e li offrì in vendita. I due animali erano simili: giovani, robusti e ben fatti, ma il mercante chiedeva per uno un prezzo doppio di quello dell'altro. Il principe chiamò i suoi cortigiani e disse: "Regalerò entrambi questi magnifici puledri a colui che mi saprà spiegare perché uno vale il doppio dell'altro". I cortigiani si fecero intorno ai due cavalli osservandoli ben bene, ma non scoprirono alcuna differenza fra i due animali che giustificasse un prezzo così diverso. "Visto che non comprendete la differenza fra i due cavalli, sarà meglio provarli così potrete vedere più chiaramente perché hanno un valore tanto diverso l'uno dall'altro". Li fece montare da due fantini e li fece girare alcune volte intorno al cortile del palazzo. Nemmeno dopo questa prova i cortigiani riuscirono a capire la differenza di valore fra i due cavalli e allora il principe spiegò: "Avrete certamente notato che mentre correvano uno dei due non lasciava quasi traccia di polvere dietro di sé, mentre dietro all'altro la polvere si sollevava grossa come nuvole. E' per questo che il primo ha un valore doppio dell'altro, perché fa il suo dovere senza sollevare tanta polvere".

Parola di Dio: Is. 55,10-11; Sal. 33; Mt. 6,7-15

 

Vangelo Mt 6, 7-15

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe". Parola del Signore

 

“PADRE NOSTRO…”. (Mt. 6,9-13)

Tertulliano dice che il «Padre nostro» occupa il centro del discorso della montagna, quasi a darci «la sintesi di tutto il Vangelo. La prima parola è abbà (papà). Gesù compie una vera e propria rivoluzione religiosa rispetto alla tradizione ebraica di non nominare neppure il nome santo di Dio, e con questa preghiera ci coinvolge nella sua stessa intimità con il Padre. Non è che abbassa Dio; piuttosto siamo noi innalzati a Dio che sta nei cieli. Egli resta il totalmente altro che tuttavia ci abbraccia. È giusto fare la Sua volontà e chiedere che venga presto il regno, ossia il tempo definitivo nel quale sarà finalmente riconosciuta la santità di Dio. La seconda parte della preghiera riguarda la vita quotidiana. Gesù esorta a chiedere il pane, quello di ogni giorno, per farci toccare con mano la concretezza dell'amore di Dio. E poi pone sulle nostre labbra una grave richiesta: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Appare duro e irrealistico ammettere che il perdono umano sia modello (così come noi) di quello divino, ma nei versetti seguenti questa petizione trova una spiegazione: «Se avrete rimesso agli uomini le loro mancanze, rimetterà anche a voi il Padre che è nei cieli. Qualora non rimetterete agli uomini, neppure il Padre vostro che è nei cieli rimetterà le vostre mancanze». Questo linguaggio è incomprensibile per una società, come la nostra,nella quale il perdono è davvero raro. Ma forse proprio per questo abbiamo ancor più bisogno di imparare a pregare con il Padre nostro.

 

MERCOLEDI’ 20 FEBBRAIO:

Tra i santi ricordati oggi: Sant’ Eleuterio di Tornai; San Nemesio.

Una scheggia di preghiera:

AIUTIAMO, SIGNORE A COGLIERE I SEGNI DELLA TUA PRESENZA

Hanno detto: Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore ed esteriore, è basata sul lavoro di altri uomini, vivi e morti, e che io devo fare il massimo sforzo per dare nella stessa misura in cui ricevo. (Albert Einstein)

Saggezza popolare: Chi non può scansare il pericolo, lo affronti.

Un aneddoto: Una bella signora disse ad Einstein: “Signore, con la sua intelligenza e con la mia bellezza potremmo avere dei figli perfetti”. Al che Albert rispose: “ Signorina, non ha pensato alla possibilità che vengano con la mia bellezza e con la sua intelligenza?”.

Parola di Dio: Gn. 3,1-10; Sal. 50; Lc. 11,29-32

 

Vangelo Lc 11, 29-32

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: "Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c'è qui. Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c'è qui". Parola del Signore

 

“QUESTA GENERAZIONE CERCA UN SEGNO”. (Lc. 11,29)

Non è solo quella dei contemporanei di Gesù la generazione che cerca dei segni, ma anche noi continuamente cerchiamo segni. Corriamo volentieri dietro l’ultimo santone di turno, leggiamo i oroscopi o addirittura frequentiamo maghi per sapere il nostro futuro, ci lasciamo avvincere dall’ultimo presunto miracolo, andiamo a pregare in quella chiesa perché lì c’è quel determinato prete che “guarisce i malati”, non come in parrocchia dove si prega solo, e ci dimentichiamo dell’unico vero segno che  è Gesù Cristo, morto e risorto per noi. E’ Gesù la salvezza, il perdono, la  guarigione vera, suoi segni sono la  Parola e i sacramenti. Non fidiamoci i troppo delle religioni-fenomeno...da....baraccone dove il piccolo segno appariscente rischia di far scomparire Gesù Cristo o di ridurlo al toccasana delle nostre necessità.

 

 

 

GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Pier Damiani, Vescovo e dottore della Chiesa; Santa Eleonora, regina

Una scheggia di preghiera:

DONACI, O SIGNORE, IL TUO AMORE E CI BASTA.

Hanno detto: Il segreto della creatività sta nel dormire bene e aprire la mente alle infinite possibilità. Che cos’è un uomo senza sogni? (Albert Einstein)

Saggezza popolare: Chi scherza coi pericoli, cerca lodi e trova dolori.

Un aneddoto: Sul punto di morte, Alessandro Magno convocò suoi generali e dettò le sue ultime volontà: 1) che la sua bara fosse portata sulle spalle dei medici del tempo; 2) che i tesori che aveva conquistato, oro e gioielli fossero sparsi sulle strade, verso la tomba; 3) che le sue mani fossero lasciate penzolare fuori della bara alla vista di tutti. Uno dei generali, scioccato da queste insolite volontà chiese ad Alessandro: “Qual è il motivo?”. Alessandro rispose: “Voglio che siano proprio i medici a trasportare la mia bara per dimostrare che non hanno potere di guarigione davanti alla morte. Voglio il suolo ricoperto dei miei tesori per far ricordare che i beni materiali qui conquistati, qui restano.  Voglio le mie mani al vento perché la gente veda che veniamo a mani vuote e a mani vuote andiamo via.

Parola di Dio: Est. 4,17; Sal. 137; Mt. 7,7-12

 

Vangelo Mt 7, 7-12

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti". Parola del Signore

 

“IL PADRE VOSTRO CHE E’ NEI CIELI DARA’ COSE BUONE A QUELLI CHE GLIELE DOMANDANO”. (Mt. 7,11)

Gesù, dopo averci donato il Padre nostro, torna ad insistere sulla efficacia della preghiera. Ed è molto esplicito: «Chiedete e vi sarà dato», ossia non bisogna avere dubbi circa l'esaudimento della preghiera. Del resto, come può un padre essere sordo all'invocazione dei figli? E Gesù insiste per allontanare dalla mente dei discepoli ogni minima incertezza: «Chiunque chiede ottiene e chi cerca trova». Questa convinzione però non si basa sulla qualità della nostra preghiera (ovviamente necessaria), bensì nella bontà e nella misericordia senza limiti di Dio. Gesù continua a presentare Dio come un padre affettuoso che, ovviamente, non può che dare cose buone ai suoi figli: se i padri della terra non danno pietre al posto del pane, quanto più il Padre celeste - davvero buono! - curerà e proteggerà i suoi figli! Il brano si chiude con una norma – chiamata regola d’oro - presente anche in altre tradizioni religiose: «Tutto quanto volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Queste parole, vissute da Gesù, acquistano la novità di un amore che non ha nessun limite: egli ci ha donato il suo amore senza pretendere alcun contraccambio da parte nostra.

 

VENERDI’ 22 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Festa della Cattedra di Pietro; Santa Margherita da Cortona.

Una scheggia di preghiera:

CREDO IN DIO, PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO

Hanno detto: Il grande amore ci fa paura perché ci mette in una situazione di pericolo, perché si diventa vulnerabili, si perde la corazza che abbiamo nei confronti del mondo. Perché in amore si dà tutto, e si può perdere e perdere tutto. (Amiel Lafayre)

Saggezza popolare: Dall’albero del silenzio pende per frutto la tranquillità.

Un aneddoto: Eccolo li', davanti al suo PC. Sembra che sia nato lì, davanti a quella scatola magica.  Io faccio una fatica che non ti dico per comprendere qualcosa di Word, Windows, cache, memoria RAM ecc. e lui manovra il tutto come io scrivo con la mia stilografica.  Penso, spesso, cosa sarà domani di questa generazione che cammina a braccetto con il PC. Riuscirà a dominarlo e si farà dominare da lui?

Parola di Dio: Nella festa della cattedra di Pietro: 1Pt. 5,1-4; Sal. 22; Mt. 16,13-19

 

 

 

 

Vangelo Mt 16, 13-19

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". Disse loro: "Voi chi dite che io sia?". Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". Parola del Signore

 

“VOI CHI DITE CHE IO SIA?”. (Mt. 16,15)

Partecipando una volta ad una preghiera di esorcismo mi resi conto che il sacerdote incaricato quasi con insistenza richiedeva a tutti noi di rinnovare la nostra fede recitando il Credo, rinnovando le promesse battesimali, chiedendo apertamente se credevamo in Gesù. Quando ebbi occasione di parlargli personalmente gli chiesi il perché. Mi rispose con semplicità disarmante: “Il male ha paura di chi crede in Dio in Gesù, nello Spirito Santo e anche nella famiglia dei figli di Dio, perché sa che lì sta la forza a cui non può che sottomettersi”. Gli obbiettai: “Noi cristiani tutte le domeniche diciamo il credo, come mai allora il male ha ancora un così grande spazio in mezzo a noi?”. “Proprio perché il Credo lo diciamo soltanto” mi rispose. E non posso che dargli ragione. Può essere vero che il credo è formulato in maniera difficile, ma ci rendiamo conto che quando diciamo questa preghiera noi affermiamo di credere in un solo Dio? Gioiamo perché egli è nostro Padre, crediamo davvero che Gesù è vero uomo e vero Dio, che ci ha redento, che è morto e risorto, che tutte le parole che ci ha detto sono vere e parole di vita? Crediamo che lo Spirito Santo c’è e funziona davvero nella comunità dei credenti? Pietro ha davvero fede quando lascia parlare il cuore e lo Spirito Santo che è in lui; quando ragiona solo con la sua testa e si fida solo delle sue forze diventa lui stesso il diavolo per Gesù, il tentatore che cerca di allontanarlo dalla volontà di Dio. Proviamo oggi a sentire la domanda di Gesù rivolta direttamente a noi nelle situazioni di vita che la giornata ci presenterà e proviamo a vedere qual è la nostra risposta di fede quando ad esempio si tratta di vedere di dedicare un po’ di tempo ad una persona magari un po’ pesante, quando si tratta di fare qualche servizio non troppo piacevole, quando ci si può arrabbiare o si può sorridere.

 

SABATO 23 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Policarpo, vescovo e martire; Santa Romana di Todi.

Una scheggia di preghiera:

GUARDO A TE CHE SEI MISERICORDIA E CERCO DI IMPARARE.

Hanno detto: Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi conoscendola la chiama bugia è un delinquente. (Bertolt Brecht)

Saggezza popolare: Bevi del buon vino e lascia andare l’acqua al mulino.

Un aneddoto:  Il mio vicino va tutte le sere in palestra per "buttar via - come dice lui - un po' di pancia". Prende l'ascensore per salire in ufficio, usa l'auto anche per andare ad imbucare una lettera alla posta, non l'ho mai visto a piedi per strada. Basterebbe che mangiasse un po' meno, rinunciasse all'ascensore e lasciasse in garage l'auto. C'e', in questo mondo mal governato, chi vuol buttar via la pancia e chi vorrebbe riempirla con qualcosa...

Parola di Dio: Dt. 26,16-19; Sal. 118; Mt. 5,43-48

 

Vangelo Mt 5, 43-48

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Parola del Signore

 

“MA IO VI DICO: AMATE I VOSTRI NEMICI E PREGATE PER I VOSTRI PERSECUTORI”. (Mt.5,44)

Il discorso della montagna affronta il tema della giustizia di Dio. L'antica legge del taglione, che pure cercava di regolare la vendetta perché non fosse illimitata e implacabile, viene abrogata da Gesù. Il suo intento è sconfiggere in radice la vendetta e scongiurare l'inarrestabile spirale di violenza. Il male, infatti, mantiene tutta la sua forza, anche se lo si distribuisce equamente. L'unico modo per sconfiggerlo è eliminarlo là dove nasce. La via del superamento proposta da Gesù è quella di un amore sovrabbondante. Il male non si vince con altro male, ma con il bene. Tutto, insomma, viene capovolto: il discepolo non solo bandisce la vendetta dal suo comportamento, ma deve porgere l'altra guancia. Non è ovviamente una nuova regola, né tantomeno un atteggiamento masochista. È piuttosto un nuovo modo di vivere tutto centrato sull'amore. È l'amore che rinnova il cuore e che rende nuova la vita. Se uno ama offre anche il mantello a chi glielo chiede ed è pronto a compiere anche il doppio dei chilometri a chi gli domanda compagnia. L'amore, il primo dei comandamenti, è il cuore della vita del discepolo e della Chiesa. Gesù giunge sino al paradosso di amare anche i nemici. Tale sconvolgente novità egli l'ha praticata per primo: dall'alto della croce prega per i suoi carnefici. Un amore così non viene da noi, nasce dall'alto. È il Signore che ce lo dona, per questo può chiedere: «Siate perfetti come il Padre vostro celeste».

 

DOMENICA 24 FEBBRAIO: 2^ DOMENICA DI QUARESIMA C

Tra i santi ricordati oggi: San Modesto, vescovo; San Sergio, martire.

Una scheggia di preghiera:

LA TUA PAROLA, SIGNORE E’ PAROLA DI VITA ETERNA.

Hanno detto: L’infinito non conserva altro che l’amore, perché l’amore è a sua immagine e somiglianza. (Gibran)

Saggezza popolare: E’ meglio vivere schiavo presso colui che si ama, piuttosto che libero tra i giardini di colui che si odia. (Proverbio persiano)

Un aneddoto: Ho visto un uomo tra due poliziotti. Veniva condotto in prigione. Ho pensato:"Chissà cosa avrà commesso per meritarsi questo". 

Poi mi sono visto io tra i due poliziotti e non mi sono chiesto più nulla. Vi sono mille ragioni perché io potrei essere al posto dell'ammanettato.

Parola di Dio: Gn. 15,5-12.17-18; Sal. 26; Fil. 3,17-4,1; Lc. 9,28-36

 

Vangelo Lc 9, 28-36

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo”. Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. Parola del Signore

 

PIETRO DISSE A GESÙ: “MAESTRO, E’  BELLO PER NOI STARE QUI”. (Lc. 9,33)

Pietro fa l’errore che facciamo anche noi tante volte. E’ talmente preso dalla luce della Trasfigurazione che vuole fermarsi ad essa senza accogliere il Cristo totale che è trasfigurato nella gloria sul monte ma che è trasfigurato dal dolore redentore sul calvario. Non per niente Trasfigurazione e morte di Cristo avvengono su un monte: Tabor e Calvario vanno insieme. Se vuoi salire a Dio con Gesù devi salire entrambe le montagne. Anche una equilibrata spiritualità deve tener conto di questi due aspetti inscindibili. Il cristianesimo non è solo croce (“soffri qui, per gioire nell’aldilà”) e non è neanche solo gita amena al se­guito di uno che dà soltanto soddisfazione a tutti i tuoi desideri, non è solo un Dio che perdona sempre dimenticando che è anche un Dio giusto ed esigente. Cristo non lo si può prendere o accettare solo per quello che “ci piace”, Gesù è rivelazione e mistero, felicità e fatica, gloria e croce.

 

LUNEDI’ 25 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Cesario; San Donato di Zara.

Una scheggia di preghiera:

TU SEI IL DIO LENTO ALL’IRA E PIENO DI MISERICORDIA.

Hanno detto:

La scienza senza religione è zoppa; La religione senza scienza è cieca. (Einstein Albert)

Saggezza popolare: Amore e odio sono parenti consanguinei. (Proverbio Tedesco)

Un aneddoto: Tra distrazioni e disattenzioni spesso è proprio in casa, tra persone care che ci si ascolta di meno. Un bambino, dopo una lezione scolastica sugli arabi ritorna a casa e chiede al padre che è presissimo con la lettura del solito quotidiano e "Papà ma l'Arabia dove si trova?" e il padre con fare di chi non vuole essere distratto "Chiedilo alla mamma, è lei che mette in ordine la casa".

Parola di Dio: Dn. 9,4-10; Sal. 78; Lc. 6,36-38

 

Vangelo Lc 6, 36-38

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio". Parola del Signore

 

“SIATE MISERICORDIOSI COME E’ MISERICORDIOSO IL PADRE VOSTRO”. (Lc. 6,36)

Gesù continua a indicare la vera via della felicità e della pace. Pronuncia delle parole mai dette da nessuno: «Amate i vostri nemici, e fate del bene a coloro che vi odiano». Sono parole davvero estranee alla cultura di questo mondo e, per questo, anche sbeffeggiate. Si dice anche che sono affermazioni belle ma non certo realistiche. Eppure, solo in queste parole il mondo può trovare salvezza, motivi per bloccare le guerre e, soprattutto, impulso a costruire la pace e la convivenza tra gli uomini e tra i popoli. Per Gesù non ci sono più nemici da odiare e da combattere. Per lui - e quindi per ogni discepolo - ci sono solo fratelli e sorelle da amare, semmai da correggere, e comunque sempre da aiutare nel cammino della salvezza. Dio, per primo, si comporta con misericordia e benevolenza verso tutti, anche verso gli ingrati e i malvagi. E Gesù presenta ai discepoli di ogni tempo un ideale che è alto come il cielo: «Siate misericordiosi, com'è misericordioso il Padre vostro». Non è un'esortazione morale; è uno stile di vita. Da questo dipende la nostra stessa salvezza.

 

MARTEDI’ 26 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: San Nestore, vescovo; San Porfirio, vescovo

Una scheggia di preghiera:

PURIFICACI, O SIGNORE, DALL’IPOCRISIA E DALLA FALSITA’

Hanno detto: Nessun problema può essere risolto congelandolo. (Winston Churchill)

Saggezza popolare:

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero. (Proverbio Arabo)

Un aneddoto: C’era una volta una gara di ranocchi che dovevano raggiungere la cima di una collina. Si radunò molta gente per vedere e a fare il tifo.  La gente nel guardarle arrancare commentava: “” Che pena! non ce la faranno mai!”. Le rane poco alla volta cominciarono a desistere, tranne un ranocchio che continuava a cercare di raggiungere la cima. La gente continuava: “Che pena! non ce la faranno mai!” Alla fine tutti desistettero tranne il ranocchio che da solo con grandi sforzi raggiunse alla fine la cima. Tutti gli chiesero come avesse fatto a vincere, ma non rispose perché era sordo! … morale della favola: non ascoltare le persone che hanno la pessima abitudine di essere negative.  Sii sempre positivo e sempre sordo quando gli altri ti dicono che non puoi realizzare i tuoi sogni!

Parola di Dio: Is. 10.16-20; Sal. 49; Mt. 23,1-12

 

Vangelo Mt 23, 1-12

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì'' dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. Parola del Signore

 

“SULLA CATTEDRA DI MOSE’ SI SONO SEDUTI SCRIBI E FARISEI. QUANTO VI DICONO FATELO, MA NON FATE SECONDO LE LORO OPERE PERCHE’ DICONO E NON FANNO”. (Mt. 23,2-3)

Ricordo ancora con un senso di malessere (e questo dice quanto la mia pelle sia delicata) la volta in cui un uomo, con vera rabbia, sapendomi prete mi buttò addosso più o meno queste parole: “Voi preti, con tutta la ben compaginata congerie delle vostre istituzioni religiose e con tutte le beghine che vi corrono dietro col vostro pieno benestare, siete con la vostra religione la più grossa  ipocrisia della terra. Voi, con il vostro amore sdolcinato, con i vostri riti addormenta popoli, con la presunzione di un futuro a cui nemmeno voi credete anestetizzate la gente, la alienate dalla vita. Voi avete messo in croce il vostro Dio quando è venuto in terra, ed ora vi fate passare come salvatori dell’umanità mentre, invece, la sfruttate solo per i vostri interessi. Vi atteggiate a religiosi per nascondere le insicurezze e le pochezze del vostro essere uomini”. La prima reazione fu quella di rispondere con altrettanta veemenza, con ironia e cattiveria, spostando il discorso sulla vita personale di quell’uomo che conoscevo non essere troppo onesto né troppo coerente, ma, grazie a Dio, quella volta lo Spirito ebbe  il sopravvento sulla mia umanità, ebbi così tempo di ripensare più volte a quelle frasi e, sfrondandole della carica di emotività, prenderle per quello di valido esse avevano da insegnarmi. E’ vero che la religione può essere o la più grande elevazione dell’uomo o la maschera per nascondere i suoi problemi; può, di conseguenza, diventare o liberazione  o tecnica raffinata di potere da parte di qualcuno per rendere schiavi gli altri. Se la religione è abitudine, ritualismo, facile forma consolatoria, cauterio per alleviare i dolori delle ferite della vita, se addormenta attraverso una lettura più o meno fatalistica della vita, se proietta solo verso un ipotetico futuro allontanando dal presente, se ha una visione negativa della realtà e in essa vede solo male e peccato, se intristisce l’uomo, se gioca sulle sue paure, se genera realtà di masochismo morale o materiale… non è fede e non è espressione del rapporto tra Dio e l’uomo, tantomeno può essere religione di Cristo, ma solo forma ipocrita per nascondersi il reale e forma ancora più ipocrita della casta dei religiosi per consolidare il proprio potere. Se, invece, la religione parte non solo dall’uomo, ma da Dio che si è fatto uomo, che ha stabilito Lui il rapporto con l’uomo aprendogli l’accesso, se la religione, quindi, porta l’uomo ad essere più uomo perché lo rispetta nella sua costituzione di Figlio di Dio amato da Lui, se vede il creato come luogo di questo incontro e di questa risposta, se dà senso al suo rapportarsi con le cose e soprattutto con le persone attraverso il comandamento dell’amore inteso non come melensa accozzaglia di sentimenti, ma come ricerca fattiva del bene dell’altro, se porta a vedere Dio non come concorrente contro la nostra felicità, ma come fonte della nostra gioia, allora è fede, è cristianesimo. Dovremmo tutti, e spesso, dalla gerarchia fino a ciascuno di noi, fare un attento esame di coscienza per debellare ogni ipocrisia religiosa: è il male più grave che poco per volta soffoca la fede.

                                                                                                                       

MERCOLEDI' 27 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Leandro, vescovo; Santa Onorina, martire.

Una scheggia di preghiera:

SERVIRE PER AMORE, SENZA BRONTOLARE

Hanno detto: Tu, alla fin fine, non sei che un minuscolo essere nel tuo mondo. (Tolkienn J.R.R.)

Saggezza popolare: Ciò che era ottimo, una volta corrotto, diventa pessimo. (detto Latino)

Un aneddoto: C'era una volta un uomo che viveva una vita normale. Pensava di non essere stato cattivo, ma neppure di essere stato un santo. Un giorno Gesù toccò il suo cuore e quest'uomo lo accettò come suo Signore e Salvatore. Sentì tanta gioia che promise al Signore di parlare di Lui a tutte le persone che avrebbe incontrato e che avrebbe portato almeno 100 persone a questa cosa grande che aveva trovato. Ma quest'uomo subito si accorse che portare persone a Cristo non era una cosa facile da fare. La maggior parte dei suoi amici pensava che fosse impazzito e si allontanava da lui.  A volte voleva ritirarsi dalla sua promessa ma continuò a raccontare a chi gli era possibile della buona novella del vangelo e come lo aveva cambiato riempiendolo di tanta pace e gioia.  Poi un giorno quest'uomo morì e si trovò in una stanza, con tutte le cose che aveva fatto e detto durante la sua vita: tutte le cose cattive che aveva fatto, tutti i brutti pensieri che aveva avuto, ritornati a lui come un lampo in un momento di tempo. Poi vide una visione di sé, nel giorno in cui la salvezza l'aveva toccato, quando aveva promesso a Gesù che avrebbe portato a Lui almeno 100 persone. L'uomo cadde in ginocchio piangendo.  Allora Gesù si avvicinò a lui e gli disse: "Alzati figliolo e dimmi: perché piangi?". L'uomo rispose: "Signore ho commesso tutte queste cose terribili nella mia vita, e ti ho detto perfino bugie!". Il Signore lo guardò chiedendogli: "Quando mi hai detto bugie?". "Ti avevo promesso di portare 100 persone a te Signore. E anche se ho provato non sono riuscito a portarne nemmeno una alla salvezza! Non ho mantenuto la mia promessa e ho detto bugie a Te".  Allora Gesù gli sorrise, gli asciugò le lacrime sul viso, e gli disse: "Figliuolo, tu non hai rotto la tua promessa con me". "Ma Signore, non ho portato neanche una persona a te!!!". Gesù rispose: "Mio figliuolo, ti ricordi quel giorno quando ti sei seduto al ristorante e hai mangiato ringraziando il Padre per il cibo? C'era una donna seduta in quel ristorante, era malata di peccato. Anche se ho provato tante volte a toccare il suo cuore, lei mi aveva sempre ignorato. Pensava di ritornare a casa per togliere la vita a sé stessa e a quella dei suoi figliuoli. Ma questa signora ti ha visto pregare e le si è aperto il cuore. Una porta si aprì nel suo cuore e mi lasciò entrare. La signora andò a casa e invece di togliersi la vita accettò me chiedendomi di diventare il Signore della sua vita. Uno dei suoi bambini diventò un presbitero santo e guidò molte anime a me. Quindi mio figliuolo sii felice, tu hai mantenuto la tua promessa. Il tuo piccolo consistente atto di fede guidò non 100 ma 100.000 persone a me!".  L'uomo prese coraggio, ma ancora si sentiva colpevole: "Mio Dio, e tutte le altre cose brutte che ho fatto?". Gesù sorrise dicendo: "Ho pagato il prezzo io per te: vedi le mie mani e i miei piedi trafitti, il mio costato perforato, il mio capo grondante sangue per te, tutto il mio corpo flagellato? Tutti e due abbiamo mantenuto la promessa!".

Parola di Dio: Ger. 18,18-20; Sal.30; Mt. 20,17-28

 

Vangelo Mt 20, 17-28

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». Parola del Signore

 

“CHI VORRÀ DIVENTARE GRANDE TRA VOI SI FARÀ VOSTRO SERVO, APPUNTO COME IL FIGLIO DELL’UOMO”. (Mt. 20,27—28)

Nella Chiesa ci sono molti compiti. Ad esempio chi è chiamato ad essere attento ai malati, chi è ministro di Eucaristia, chi è suora, chi prete, vescovo, papa... C’è il pericolo che questi ruoli siano considerati degli “onori”, dei posti di prestigio. Gesù invece parla unicamente di servizio. E ci dà il suo esempio: Lui, il Signore si è abbassato fino a noi, non ci fa pesare la sua grandezza, la sua potenza ma si avvicina con umiltà e bontà alle nostre ferite, ci lava i piedi, si carica sulle spalle le nostre croci, non punta il dito accusatore ma apre le braccia della misericordia. E dice a noi di fare lo stesso. Il più grande onore per un cristiano è di essere servo.

 

GIOVEDI’ 28 FEBBRAIO

Tra i santi ricordati oggi: Fedele, martire; San Ferruccio, martire.

Una scheggia di preghiera:

GESU’ INSEGNACI AD AMARE PERCHE’ E’ BELLO AMARE.

Hanno detto: Fa il massimo nel grande mondo di Dio  chi fa del suo meglio nel proprio mondo. (Thomas Jefferson)

Saggezza popolare: E’ meglio pace certa che vittoria separata.

Un aneddoto: Lo straniero (Jules Beaulac, liberamente tradotto) Arrivava da non si sa dove; lui stesso non se lo ricordava. Aveva camminato tanto e per tanto tempo, a giudicare dal suo sguardo fisso, dalle sue labbra secche e dalla sua barba lunga di più giorni. I suoi vestiti erano neri di polvere e la sua pelle ancor più sporca. Non camminava più, ma ondeggiava di qua e di là. Non aveva più sembianze. Solo lui conosceva il bruciore che gli torceva lo stomaco, tanto aveva fame... i crampi che gli mordevano i polpacci, tanto aveva camminato... il dolore che gli rompeva la testa, tanto il sole gliela aveva picchiata. Non aveva dormito da giorni e notti ormai, aveva mangiato qualcosa a malapena, bevuto un po'... Ora, davanti a lui un paese: si augurava di trovare un cuore compassionevole. Entrò nel negozio di un fruttivendolo e domandò la "carità" di una arancia o di una mela. - Hai i soldi? - No, signore, ma sto morendo di fame...- Niente soldi, niente frutta! Qui, non si fa credito. Vai a cercare altrove! Bussò alla porta di una casa privata. La proprietaria, vedendo quella specie di accattone, non aprì la porta... tantomeno il cuore! Si stava facendo notte, anche per la sua speranza. Come ultimo tentativo andò a suonare all'ufficio parrocchiale... più e più volte. Finalmente, una donna aprì prudentemente la porta e, senza lasciar tempo a parole, gli disse: - Mi dispiace, signore, non riceviamo più nessuno, l'ora d'ufficio è passata. Se volete qualcosa ripassate domani all'ora indicata sulla targhetta. Non ebbe il tempo di rispondere che la porta era di già sbarrata. - Possibile che la carità sia programmata?...  si disse tra sé e sé. Proprio vicino alla casa parrocchiale c'era una villa con un grande portico ombreggiato e una signora che si dondolava beatamente al fresco: - Signora, avreste qualcosa da mangiare e un angolo in casa vostra per dormire? Non aveva ancora finito di domandare, che si sentì folgorare dallo sguardo: - Sappiate, signore, che io non faccio la carità a tipi come voi! Andate via a lavarvi! E poi andate a lavorare come fan tutti! A parte questo, io ho già le mie buone opere da fare, i miei poveri. Sono una donna buona, io, e una buona cristiana! Capì che anche lì non avrebbe ottenuto niente. Ma il cervello si arrovellava: ma che razza di cristiani fabbrica questo paese. Riprese la sua strada trascinando i piedi: era troppo affaticato e... scoraggiato. Non ci sarebbe stato proprio nessuno su questa terra a dargli vitto e alloggio? Avanzava lentamente, sentiva il cuore stringersi, e le lacrime tiepide rigargli le gote... All'improvviso si sentì chiamare: - Ehi, tu! Come sei conciato! Si direbbe che hai camminato per tutta la terra, senza mangiare, senza lavarti e senza riposarti! Mi fai un po' pena! Dai, fermati, entra da me e lasciati vedere!  Non credeva alle sue orecchie. La speranza gli diede la forza di alzare gli occhi e guardare chi lo aveva apostrofato: Dio mio, chi poteva essere? E adesso, che fare?... Capelli neri, ricci come il mantello di un montone, maschera di cipria, trucco pesante, mascara agli occhi... labbra laccate di rosso, una camicetta abbondantemente scollata e una mini-minigonna! Capì subito che aveva a che fare con la "maddalena" del villaggio. Senza nemmeno rendersi conto, si ritrovò a tavola, davanti ad una minestra e ad una bistecca saporita mentre dalla stanza gli arrivavano effluvi di incenso e chissà quanti altri profumi e unguenti: come era bello mangiare dopo così tanto tempo! Appena finito, si ritrovò sapone e asciugamano in mano e sentì gorgogliare l'acqua tiepida nella vasca da bagno. Ah! che bello sentirsi finalmente pulito! Lei gli infilò una camiciola uscita da chissà dove e lo mandò a dormire dopo avergli preparato una tisana. Sprofondò in un sonno di piombo. Mentre dormiva, la "Maddalena" si accese la ventesima sigaretta e vuotò il sesto bicchiere di cognac... In lei, pensieri diversi la paralizzavano per la sorpresa: - Poveretto, faceva davvero pena! Non lo potevo lasciar passare, bisognava che facessi qualcosa... Ho dato quello che potevo. Tu, Gesù, che dall'alto del tuo paradiso sai tutto, hai visto quello che è successo questa sera. Spero che te lo ricorderai quando alla fine della vita, sarò davanti a te... Certo, io non vado alla Messa: i devoti si scandalizzerebbero. Le mie "buone opere" non sono nel catalogo delle "signore perbene"! I benpensanti non passano davanti alla mia casa, molti entrano da dietro! Però tu sai che in fondo in fondo ti voglio bene, e io so che tu mi ami, come hai amato una come me che ti ha asciugato i piedi tanto tempo fa'. So che un giorno tu mi cambierai cuore e vita…Tirò l'ultimo sbuffo di fumo di sigaretta dalle narici, scolò il bicchiere già vuoto e si alzò per andare a letto: l'animo era tranquillo come non mai. Si addormentò del sonno dei giusti.  La sua era stata veramente una buona giornata!

Parola di Dio: Ger. 17,5-10; Sal. 1; Lc. 16,19-31

 

Vangelo Lc 16, 19-31

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: "C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi". Parola del Signore

 

“SE NON ASCOLTANO MOSE’ E I PROFETI, NEANCHE SE UNO RISUSCITASSE DAI MORTI SAREBBERO PERSUASI”. (Lc. 16,31)

il diavolo, nelle tentazioni a Gesù gli diceva: “Se sei Figlio di Dio, dimostralo con qualche segno straordinario e tutti ti crederanno”. Qui il ricco all’inferno pensa che una apparizione di un morto metta una tale paura da produrre fede. Ma non è così. Dio non vuole imporsi all’uomo attraverso segni che riducono l’uomo o alla paura o all’annientamento della sua libertà. Dio è sempre una proposta, mai un’imposizione. Dio non lo si deve trovare per paura (sarebbe una proiezione delle nostre paure nel vano tentativo di superarle con Dio-pasticca-anti-paura) ma lo si incontra con la fatica della ricerca, nella scoperta dell’amore, nell’atto fiducioso di abbandono a Lui. Proviamo in questa giornata a cogliere i segni normali della sua presenza in mezzo a noi.

 

MARZO 2013

 

VENERDI’ 1 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Albino; Sant’ Amanzio; Santa Eudossia, martire.

Una scheggia di preghiera:

LIBERACI, SIGNORE DALLO SPIRITO DEL POSSESSO.

Hanno detto: Non venderti: sei tutto ciò che hai. (Janis Joplin)

Saggezza popolare: A chi non vuol credere sono inutili tutte le prove.

Un aneddoto: Al padre Placido Riccardi, benedettino, si presentò un giorno un giovane. Gli si buttò ai piedi e gli disse: Padre, ho commesso tutti i peccati! Il sacerdote osservò: Tutti, meno uno! Ed io invece vi dico tutti, perché li ho commessi tutti e sono un vero disgraziato. E il saggio confessore:- Insisto nel dire che te ne manca uno, e per di più quello più importante. - Quale? - chiese meravigliato il giovane pentito. Spiegò il sacerdote: - Quello più grosso, quello cioè di non aver dubitato della misericordia di Gesù. Può darsi che tu abbia commesso molti peccati, ma appunto perché hai ancora fiducia nella bontà di Gesù, io in nome suo, te li perdono tutti!

Parola di Dio: Gen. 37,3-4.12-13.17-28; Sal. 104; Mt 21,33-43.45-56

 

Vangelo Mt 21, 33-43. 45

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». Gli rispondono «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta. Parola del Signore

 

“COSTUI E’ L’EREDE; VENITE, UCCIDIAMOLO ED AVREMO NOI L’EREDITA’ ”. (Mt. 21,38)

Le nostre comunità sono come la vigna di cui ci parla il Vangelo. Il Signore non ha mai mancato di mandare suoi servi a curarle, ma dobbiamo riconoscere che l'uva selvatica non manca. Non manca cioè l'asprezza delle nostre azioni, l'aridità del nostro cuore, l'avarizia dei nostri sentimenti, la durezza nell'accogliere coloro che il Signore ci manda.  Forse siamo a tal punto ripiegati a coltivare il nostro piccolo cespuglio che neppure ci salta in mente di alzare lo sguardo un poco più in alto; oppure siamo così intontiti dai nostri lamenti da non sentire altro che noi stessi; e siamo, invece, attenti ad allontanare dalle orecchie e dal cuore le parole che il Signore non manca di rivolgerci. Il cuore di questa pagina evangelica è la storia di un amore senza limiti; quella di Dio per la sua terra, per la nostra vita. Un amore grande, sconfinato, che non teme neppure l'ingratitudine degli uomini, di quei vignaioli ribelli a cui egli ha affidato la terra. Tanto cresce l'amore di Dio tanto aumenta l'inaccoglienza, o anche l'inverso, quanto più cresce l'inaccoglienza degli uomini, tanto più aumenta l'amore di Dio per loro. Gesù, molto lucidamente e coraggiosamente denuncia l'infedeltà e dei servi che giungono ad uccidere lo stesso figlio del padrone. Dio si attende i frutti. Sono i frutti di giustizia, di pietà, di misericordia, di amore, non altro, che ci rendono partecipi del popolo di Dio.

 

 

SABATO 2 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:San Quinto; San Simplicio, Papa; Santa Caterina Dexel.

Una scheggia di preghiera:

IO NON SONO DEGNO DI CIO’ CHE FAI PER ME, TU CHE AMI TANTO UNO COME ME.

Hanno detto: Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri. (Samuel Johnson)

Saggezza popolare: "Anche se la menzogna parte di buon mattino e la verità solo verso sera, la verità raggiungerà la menzogna". (proverbio Senegalese)

Un aneddoto: C'era un volta una Candela, accesa nel buio della notte, essa era una faro per tutti i viandanti del mondo, chiunque poteva scorgerla anche dai luoghi più remoti, quella luce calda e confortante li carezzava ed era davvero tanto ma tanto importante.  Una notte come tante, i viandanti ebbero però un amara sorpresa, la luce della Candela si spense. Del resto era un Candela non poteva durare in eterno, avrebbero dovuto prevederlo, ed invece nel restare completamente al buio, panico e sconforto avvolsero l'animo di ogni viandante. Passarono alcuni istanti che parvero lunghi come secoli, ed improvvisamente qualcuno s'ingegnò, chi ricordò che in soffitta aveva conservata una vecchia candela, chi trovò una torcia, chi un lumino, e ci fu persino chi scoprì nella propria casa un camino, ma ahimè era tutto inutile senza un Cerino. E fu così che nell'affanno di risolvere il danno, qualcuno in tasca trovò un Cerino.  La tristezza avvolse l'animo di quel poverino, conosceva bene la durata di un Cerino, ma la vita del mondo era in declino e allora lo usò per accendere un camino. Da quel camino ogni candela trovò fiamma, ogni cero luce, ogni lume scintilla. E nel giro di qualche secondo, scanditi come secoli dal mondo la luce si riaccese a tutto tondo, e grazie a quel Cerino il mondo venne salvato dal declino.  “E come si chiamava quel Cerino?".

"Ma come? Quel Cerino lo conosci anche tu, si chiamava Gesù!".

Parola di Dio: Mi. 7,14-15.18-20; Sal.102; Lc. 15,1-3.11-32

 

Vangelo Lc 15, 1-3. 11-32

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Parola del Signore

 

“QUESTO MIO FIGLIO ERA MORTO ED E’ TORNATO IN VITA.” (Lc. 15-32)

Oggi ci è affidato ancora il Vangelo della misericordia. Entrambi i figli ci appartengono. Sono la nostra proiezione, la misura delle nostre meschinità. Rimira l'illusione con cui ti sei allontanato dalla casa del padre, da Dio, convinto che avresti trovato di meglio, facendo di testa tua. Fame, umiliazione e vergogna sono a portata di mano. L'onestà intellettuale ci aiuta a vedere con occhio sereno quanti fallimenti abbiamo visto in questa società, che si illude che senza Dio si può fare di meglio. Quando ti accorgi che Dio è un padre che non ha mai cessato di aspettarti, ti si sbriciola anche il discorso prefabbricato con cui tentavi di renderti più accettabile al ritorno di fronte a Lui. Ma anche l'altro fratello invidioso e altezzoso è rimasto in casa, ma non è riuscito a capire suo padre, non è da meno del primo: anch'egli ha bisogno di conversione. Ritornare a Dio è uscire dalla confusione degli istinti, guidati dall'amore di Dio perché possiamo giungere alla splendida luce, in cui è la sua dimora.

 

DOMENICA 3 MARZO: 3^ DOMENICA DI QUARESIMA C

Tra i santi ricordati oggi:Santa Camilla, vergine; Santa Cunegonda; San Tiziano da Brescia.

Una scheggia di preghiera:

CROCIFISSO, MIO SIGNORE, ABBI PIETA' DI TUTTI I SOFFERENTI

Hanno detto: Perché l'intelligenza umana è troppo corta e la volontà dell’uomo è troppo debole, l’uomo che agisce senza Dio non dà mai il meglio. (Tommaso Moro)

Saggezza popolare: Villano affamato è mezzo arrabbiato

Un aneddoto: Un giorno un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?". "Gridano perché perdono la calma", rispose uno di loro. "Ma perché gridare, se la persona sta al suo lato?", disse nuovamente il pensatore. "Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti", replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?". Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che, quando due persone sono arrabbiate, i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro.  D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E, quando l'amore è più intenso, non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano!". Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete, non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare". (Mahatma Gandhi)

Parola di Dio: Es. 3,1-8.13-15; Sal. 102; 1Cor 10,1-6.10-12. Lc. 13,1-9

 

Vangelo Lc 13, 1-9

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai”. Parola del Signore

 

“QUEI DICIOTTO SUI QUALI ROVINO’ LA TORRE DI SILIOE CREDETE FOSSERO PIU’ COLPEVOLI DI TUTTI GLI ABITANTI DI GERUSALEMME?”. (Lc. 13,4)

Perché il dolore, la morte, perché la sofferenza del giusto? Il dolore sarà la punizione di Dio?. Con queste e tante domande simili si erano recati da Gesù per chiedergli il perché di quei giusti uccisi nel tempio da Pilato o il perché di quegli operai morti per il crollo di una torre a cui stavano lavorando. Gesù non ci dà la risposta esatta, esaustiva, totale al problema del dolore ma con la sua vita, le sue scelte e le sue parole ci dà come sempre delle indicazioni preziose. Prima di tutto il dolore, la sofferenza e la morte non sono volute direttamente da Dio. Dio non è Colui che castiga, lui che lascia crescere insieme la zizzania e il buon grano. Se il dolore qualche volta può essere maestro, Dio non gioca con esso nei nostri confronti. Di fronte al dolore l’atteggiamento dell’uomo di fede non può essere quello di abbandonarsi al fatalismo, rinunciando alla lotta, ma neanche quello di darsi al vittimismo, alla disperazione o alla ribellione. Il dolore è infatti un grande richiamo alla precarietà della condizione umana, un invito a dare un senso alla propria vita, a vivere con maggior coerenza per sé e per gli altri. Il dolore, anche quello imprevedibile, legato alle forze apparentemente irrazionali della natura, diventa un invito a vigilare, ad usare tutto il tempo a nostra disposizione per completare il nostro cammino di conversione.

LUNEDI’ 4 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:San Casimiro di Lituania; Sant’ Adriano di Nicomedia; San Lucio, Papa.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, AIUTACI A VEDERE IL BENE OVUNQUE

Hanno detto: Gli errori, come pagliuzze, galleggiano sulla superficie: chi cerca perle deve tuffarsi nel profondo.(John Dryden)

Saggezza popolare: Comanda e fai da te, se vuoi fare per tre.

Un aneddoto: In un paese lontano c'era un grande castello. Visto la sua grandezza, il re, per mantenerlo sempre pulito, assunse molti servitori, tutti avevano un lavoro, c'era chi spaccava la legna, chi accendeva tutti i lumi, chi raccoglieva i fiori e i frutti, chi cuciva, chi cucinava... e ovviamente chi andava al pozzo per prendere l'acqua. Alla sera, finiti i lavori, tutti i servitori si riunivano, ognuno di loro raccontava la sua giornata, e tutti si vantavano di aver fatto qualcosa per il re, di averlo visto e di essere stato da lui ringraziato. Marianna, era una ragazza dolce e solitaria, il suo compito era di portare acqua a chiunque la chiedesse, alla cuoca, al giardiniere, allo stalliere, ai vari camerieri personali del re; ma lei il re non lo vedeva mai. Ogni sera ascoltava il racconto degli altri, e ogni sera si rattristava sempre di più, tutti la criticavano, lei non faceva nulla per il re, e probabilmente lui non sapeva neppure che esistesse. Marianna si sentiva inutile. Sera dopo sera, tristezza dopo tristezza, decise che sarebbe andata via da quel castello, anche lei voleva essere qualcuno! E li non c'era posto per lei! Così fece, una sera andò via, ma arrivata alle porte del castello il guardiano la fermò e la portò davanti al re. Il re la guardò e Marianna si sentì così tanta piena di vergogna, che incollò gli occhi al pavimento per non vederlo in faccia. Ma il re che era una persona dolcissima, si sedette accanto a lei, e volle sapere il perché della sua fuga; Marianna gli disse che si sentiva inutile, gli spiegò che era criticata da tutti, e tutti le dicevano che lei non faceva nulla di veramente utile per lui. Il re le disse: "Marianna tu sei la serva più importante di tutto il castello! Senza di te credi forse che gli altri potrebbero farmi felice? Senza acqua non possono preparare il mio cibo, il mio bagno, non possono dissetarmi, non potrebbero pulire il mio castello. Tu qui sei essenziale, anche se non te ne rendi conto! Non badare a cosa dicono gli altri, tu per me sei importante!". Marianna ripensò a quello che disse il re, e rimase al castello, e quella sera quando le chiesero com'era andata la sua giornata, sorridendo rispose: "Oh, io sono solo la serva che porta l'acqua!". (Silvana Lunardi)

Parola di Dio: 2Re 5,1-15; Sal. 41 e 42;Lc. 4, 24-30

 

Vangelo Lc 4, 24-30

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, giunto Gesù a Nazareth, disse al popolo radunato nella sinagoga: «In verità vi dico: nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. Parola del Signore

 

“NESSUNO FU RISANATO SE NON NAAMAN IL SIRO”. (Lc. 4,27)

Ancora una volta Gesù attraverso il ricordo dell’episodio della guarigione dalla lebbra di un pagano, vuol ricordarci che Dio non è monopolio di nessuno. Nessuno può dire di possedere Dio in esclusiva, anzi bisogna essere riconoscenti al Padre nostro che si interessa di tutti i suoi figli e riversa i suoi doni su ogni uomo che si rende a Lui disponibile. Non c’è nulla di più assurdo delle guerre di religione. Tra tutti gli integralismi, quello religioso è il peggiore perché è addirittura contrario al pensiero di Dio e non rispetta l’uomo.

Ma, come sempre, non puntiamo solo il dito contro le “guerre sante”, ci sono tanti integralismi anche nelle nostre comunità e nei nostri movimenti. Quando si pensa di avere il monopolio dell’interpretazione della Bibbia non si violenta lo Spirito Santo? Affermare la propria appartenenza di fede a un popolo o ad un gruppo è necessario per la verità ma non deve mai diventare imposizione umana e tanto meno motivo di giudizio o di discriminazione.

 

 

 

MARTEDI’ 5 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:Santa Olivia, Vergine e martire; San Giovanni Giuseppe della Croce; San Conone, l’ortolano.

Una scheggia di preghiera:

SALVACI PER LA TUA MISERICORDIA

Hanno detto: Ricordati che dietro ogni problema c’è un’opportunità. (Galileo Galilei)

Saggezza popolare: Con le mani di un altro è facile toccare il fuoco.

Un aneddoto: Hai pensato come Dio direbbe il "Padre nostro"? o meglio il "Figlio mio". Figlio mio, che stai nella terra e ti senti preoccupato, confuso, disorientato, solo, triste e angosciato. Io conosco perfettamente il tuo nome e lo pronuncio benedicendolo, perché ti amo, e ti accetto così come sei. Insieme costruiremo il mio Regno, del quale tu sei mio erede e in esso non sarai solo perché Io sono in te, come tu sei in me. Desidero che tu faccia sempre la mia volontà, perché la mia volontà è che tu sia umanamente felice. Avrai il pane quotidiano. Non ti preoccupare. Però ricorda, non è solo tuo, ti chiedo di dividerlo sempre con il tuo prossimo, ecco perché lo do a te, perché so che sai che è per te e per tutti i tutti i tuoi fratelli. Perdono sempre le tue offese, anzi ti assolvo prima che le commetta. Ti chiedo solo, che in egual modo, perdoni te stesso e perdoni coloro che ti feriscono. So che avrai tentazioni e sono certo che le supererai. Stringimi la mano, aggrappati sempre a me, ed io ti darò il discernimento e la forza perché ti liberi dal male. Non dimenticare mai che ti amo da prima che tu nascessi, e che ti amerò oltre la fine dei tuoi giorni, perché sono in te, come tu sei in me. Che la mia benedizione scenda e rimanga su di te sempre e che la mia pace e l'amore eterno ti accompagnino sempre. Solo da me potrai ottenerli e solo io posso darteli perché Io sono l'Amore e la Pace.

Parola di Dio: Dn.3,25.34-43; Sal. 24; Mt. 18,21-35

 

Vangelo Mt 18, 21-35

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello». Parola del Signore

 

“SIGNORE, QUANTE VOLTE DOVRO’ PERDONARE AL MIO FRATELLO SE PECCA CONTRO DI ME?” (Mt. 18,21)

Pietro, chiedendo a Gesù la misura del perdono, cerca il limite per la comprensione dell'altro. È una domanda che può apparire di buon senso e che comunque vuole superare l'istintivo occhio per occhio e dente per dente. Pietro è pronto a sopportare il torto subito più di quanto richiesto. Gesù però rispondendo abolisce ogni misura. Il perdono è come l'amore, senza limiti e senza confini. E impone a Pietro e ai discepoli di disporsi ad un perdono illimitato: settanta volte sette. Cioè sempre. Solo in tal modo si disinnesca il meccanismo che rigenera continuamente il peccato, la divisione e la vendetta tra gli uomini. Gesù, vedendo la perplessità di Pietro, parla di un re che fa i conti con i servi. Uno ha un debito catastrofico: diecimila talenti (500 miliardi di euro). Il servo abbozza una promessa che in verità non potrà mai mantenere. Questo servo non è una eccezione, è la norma. Tutti infatti siamo dissipatori di beni non nostri. Quel che abbiamo è frutto di grazia e dei talenti affidatici. Siamo perciò debitori, come quel servo, ed abbiamo accumulato verso il padrone un debito enorme. Gesù ce lo ricorda perché non guardiamo con durezza gli altri che domandano qualcosa. Noi che siamo rapidi a difendere noi stessi e sappiamo poi essere esigenti e inflessibili davanti alle richieste degli altri.

MERCOLEDI’ 6 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:Santa Agnese di Boemia, Clarissa; Sant’Ezio, martire; San Marciano, Vescovo.

Una scheggia di preghiera:

OGNI COSA SIGNORE PUO’ PARLARMI DI TE.

Hanno detto: Ci sono momenti in cui la pazienza per quanto difficile sia esercitarla è l'unica maniera per affrontare determinati problemi. (Paulo Cohelo)

Saggezza popolare: Chi sta fermo accanto al muro non inciampa di sicuro.

Un aneddoto: C'era una volta un uomo che viveva una vita normale. Pensava di non essere stato cattivo, ma neppure di essere stato un santo. Un giorno Gesù toccò il suo cuore e quest'uomo lo accettò come suo Signore e Salvatore. Sentì tanta gioia che promise al Signore di parlare di Lui a tutte le persone che avrebbe incontrato e che avrebbe portato almeno 100 persone a questa cosa grande che aveva trovato. Ma quest'uomo subito si accorse che portare persone a Cristo non era una cosa facile da fare. La maggior parte dei suoi amici pensava che fosse impazzito e si allontanava da lui. A volte voleva ritirarsi dalla sua promessa ma continuò a raccontare a chi gli era possibile della buona novella del vangelo e come lo aveva cambiato riempiendolo di tanta pace e gioia. Poi un giorno quest'uomo morì e si trovò in una stanza, con tutte le cose che aveva fatto e detto durante la sua vita: tutte le cose cattive che aveva fatto, tutti i brutti pensieri che aveva avuto, ritornati a lui come un lampo in un momento di tempo. Poi vide una visione di sé, nel giorno in cui la salvezza l'aveva toccato, quando aveva promesso a Gesù che avrebbe portato a Lui almeno 100 persone. L'uomo cadde in ginocchio piangendo. Allora Gesù si avvicinò a lui e gli disse: "Alzati figliolo e dimmi: perché piangi?". L'uomo rispose: "Signore ho commesso tutte queste cose terribili nella mia vita, e ti ho detto perfino bugie!". Il Signore lo guardò chiedendogli: "Quando mi hai detto bugie?". "Ti avevo promesso di portare 100 persone a te Signore. E anche se ho provato non sono riuscito a portarne nemmeno una alla salvezza! Non ho mantenuto la mia promessa e ho detto bugie a Te". Allora Gesù gli sorrise, gli asciugò le lacrime sul viso, e gli disse: "Figliuolo, tu non hai rotto la tua promessa con me". "Ma Signore, non ho portato neanche una persona a te!!!". Gesù rispose: "Mio figliuolo, ti ricordi quel giorno quando ti sei seduto al ristorante e hai mangiato ringraziando il Padre per il cibo? C'era una donna seduta in quel ristorante, era malata di peccato. Anche se ho provato tante volte a toccare il suo cuore, lei mi aveva sempre ignorato. Pensava di ritornare a casa per togliere la vita a sé stessa e a quella dei suoi figliuoli. Ma questa signora ti ha visto pregare e le si è aperto il cuore. Una porta si aprì nel suo cuore e mi lasciò entrare. La signora andò a casa e invece di togliersi la vita accettò me chiedendomi di diventare il Signore della sua vita. Uno dei suoi bambini diventò un sacerdote santo e guidò molte anime a me. Quindi mio figliuolo sii felice, tu hai mantenuto la tua promessa. Il tuo piccolo consistente atto di fede guidò non 100 ma 100.000 persone a me!". L'uomo prese coraggio, ma ancora si sentiva colpevole: "Mio Dio, e tutte le altre cose brutte che ho fatto?". Gesù sorrise dicendo: "Ho pagato il prezzo io per te: vedi le mie mani e i miei piedi trafitti, il mio costato perforato, il mio capo grondante sangue per te, tutto il mio corpo flagellato? Tutti e due abbiamo mantenuto la promessa!".

Parola di Dio: Dt. 4,1.5-9; Sal.147; Mt. 5,17-19

 

Vangelo Mt 5, 17-19

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Parola del Signore

 

“NON SONO VENUTO PER ABOLIRE LA LEGGE O I PROFETI, MA PER DARE COMPIMENTO”. (Mt. 5,17)

Se torno indietro nel cammino della mia vita, scopro che da sempre sono stato assetato di verità e che l’ho cercata in tanti modi diversi. Ho pensato di trovarla nel pensiero dei filosofi e dei letterati, e mi sono buttato ‘a peso morto’ sui libri, ho pensato di incontrarla in alcuni personaggi del mondo contemporaneo e in mille modi ho cercato di vederli, di venirne a contatto, ho pensato che l’unica verità fosse Dio e mi sono messo a studiare la Bibbia. Ho trovato frammenti di verità dappertutto: nei libri, nella saggezza dei popoli, nell’ordinamento delle leggi, nelle persone più umili (quanta verità e quanta saggezza mi hanno testimoniato i poveri, i barboni!), come nei saggi maturi, nella natura come nelle religioni… ma mancava sempre qualcosa: erano briciole di verità ma non era la Verità. Perché la Verità, la Saggezza, l’Amore non è una cosa è una Persona.   E questa Persona è Gesù. Lui non è venuto per dire: “La storia non esiste, la Legge dell’Antico Testamento non serve più a nulla, le saggezze umane sono stupidaggini”, è venuto a dire: “Tutto quello che hai incontrato di bello, di giusto, di vero è importante ma trova il suo compimento solo se incontri il Bello, il Giusto, il Vero: tutto questo non è un principio, una filosofia, una teologia, è la Persona del Figlio stesso di Dio che ti viene offerta, che ha desiderio di stare con te. Chi è allora il vero saggio, il vero credente? E’ colui che sa cercare e prendere un po’ da tutte le parti, è colui che ama la natura e la rispetta, è colui che umilmente sa cercare la verità nei fratelli e nel pensiero umano, è colui che cerca di vivere lo spirito di ogni legge buona, ma è colui che, cercando ogni giorno di incontrare il Figlio di Dio, impara da Lui poco per volta a pensare come pensa Dio e ad agire come agisce Dio. La saggezza, la verità crescono e aumentano man mano che le frequenti, l’essere davvero figlio di Dio cresce, aumenta, prende sempre maggior consapevolezza man mano che incontri, frequenti, ti lasci amare e ami il Figlio di Dio.

 

GIOVEDI’ 7 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:Sante Perpetua e Felicita, martiri; San Gaudioso, vescovo

Una scheggia di preghiera:

SENZA DI TE NULLA E’ NELL’UOMO.

Hanno detto: Se un ignorante ti dice che l'anima, come il corpo, è mortale,  rispondi che anche il fiore muore, ma i semi rimangono. (K. Gibran)

Saggezza popolare: Capo senza lingua non vale una stringa.

Un aneddoto: S. Ludovico Bertrando, domenicano, ottimo confessore,accolse un giorno la confessione di un grande peccatore. Questi, pieno di timore, diceva un peccato e poi sbirciava la faccia del confessore, per coglierne l'impressione. Vedeva che il confessore ad ogni peccato, anche grave, sorrideva, quasi contento. Perciò, alla fine, si senti in dovere di dire:  - Padre, ho ancora un altro grosso peccato da confessare. - Di' pure, figliolo. - L'ho fatto proprio durante questa confessione! - Non importa, di' pure. - Riguarda lei. - Non fa nulla, confessalo lo stesso. - Padre, ho avuto un grave giudizio temerario nei suoi riguardi. Poiché ad ogni mio peccato, lei sorrideva, ho pensato che anche lei fosse un grande peccatore e magari più di me! Il santo confessore rispose: - E' vero che io sono un peccatore più grande di te;ma sorridevo durante la tua confessione, perché provavo la gioia del padre, che poteva finalmente abbracciare il figlio prodigo! In cielo scoppia una gran festa, quando un peccatore si pente e ritorna a Dio.

Parola di Dio: Ger 7,23-28; Sal. 94; Lc. 11,14-23

 

Vangelo Lc 11, 14-23

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: «E' in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Parola del Signore

 

“CHI NON RACCOGLIE CON ME, DISPERDE”. (Lc.11,23)

In questi giorni è venuta a trovarmi una cara signora che conosco da anni. Era in un momento forse di un po’ di stanca oppure in quei momenti in cui facendo un bilancio dei tuoi anni improvvisamente ti spaventi. Mi diceva: “Sono ormai tanti gli anni della mia vita, e molti li ho passati seminando nella speranza di un raccolto abbondante. Speranze umane, la famiglia, i figli, i nipoti, me stessa. Ma mi accorgo che ogni anno la messe è sempre inferiore alle fatiche e alle aspettative. Mi sembra quasi che più passano i giorni, più aumenta il deficit. Dove è finito tutto il lavoro fatto? Dove le veglie inquiete per le vicissitudini della vita? Dove è finito tutto quello che ho letto, imparato con tanta fatica? Quante delle amicizie, delle persone amate, ricercate, incontro ancora? Dove è finita tutta la sofferenza che ho incontrato e la gioia che ho goduto? Dove le parole, i gesti, gli sguardi, le emozioni, gli atti dell’esistenza, le opere? Tutto è passato, disperso, finito. Di vivo sembra non resti che il nostalgico ricordo, il pentimento per tante cose, e questo breve attimo di vita che sta sfuggendo. Lungo il tortuoso sentiero della vita, via via si perde ogni cosa. E se guardo il piccolo futuro che mi rimane: sarà una ulteriore spoliazione!” Sarà proprio così? Se la tua vita è stato solo un succedersi di speranze umane, allora sì che ti ritrovi con un po’ di polvere nelle mani. Tutto è sprecato ciò che non è fatto in Dio e per Dio perché tutto si guasta e si corrompe se non è conservato, rinnovato dall’Eterno. Noi siamo tutti dei naufraghi nel gran mare del tempo. Soltanto Dio emerge sopra le onde dei secoli. Tutto ciò che ti è caro affidalo a Lui se vuoi salvarlo. Se no è perduto.

 

VENERDI’ 8 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Giovanni di Dio; San Giuliano da Toledo; San Ponzio

Una scheggia di preghiera:

IO CREDO. CONFERMAMI NELLA FEDE.

Hanno detto: Non parlate d'amore al vostro fratello: amatelo  (Sant'Agostino)

Saggezza popolare: La bellezza senza la grazia è un amo senza l'esca.

Un aneddoto: Un vecchio saggio fu invitato a parlare in una parrocchia sulla fiducia in Dio. La chiesa era affollata di adulti, molto attenti. In prima fila, seduto sulle ginocchia della nonna,c'era un bambino che giocava con un pezzo di carta in mano. La sua presenza ispirò al vecchio saggio un paragone e disse: "Vedete questo bambino? Questo bambino, come del resto tutti noi, ha paura del medico e dei suoi interventi che spesso sono dolorosi!" A sostegno della sua tesi si rivolse verso il bambino e disse: " Come ti chiami?" "Riccardo!" "Riccardo,quanti anni hai?" "Quattro e mezzo!" rispose fiero agitando la manina. "È vero che tu hai paura del medico?" "No! Io non ho paura del medico!" Sorpreso dalla risposta, il vecchio saggio insistette: "Ma come! Non hai paura del medico quando ti prescrive le medicine amare, quando ti fa la puntura... insomma quando ti fa male? Non hai paura del medico?" "No! No! Io non ho paura del medico!" rispose il bambino con maggior forza. Nel frattempo la nonna osservava preoccupata le repliche del nipotino. Dopo qualche tentativo andato a vuoto, il vecchio saggio piacevolmente meravigliato dalla reazione del bambino disse: " Senti, Riccardo. Saresti contento di venire qui al microfono e dire a me e a tutta questa gente, perché tu non hai paura del medico?" Riccardo scese dalle ginocchia della nonna, prese il microfono e ad alta voce disse: "Io non ho paura del medico perché il medico è mio papà." Una sonora e gioiosa sorpresa da parte dei presenti accolse l'inattesa risposta. E la nonna rasserenata confermò: "Sì, sì. Suo papà fa il medico." E' il vecchio saggio compiaciuto, rivolgendosi all'assemblea replicò:"Devo aggiungere altro? Ora sapete cosa è la fiducia in Dio!"

Parola di Dio: Os. 14,2-10; Sal.80; Mc. 12,28-34

 

Vangelo Mc 12, 28-34

Dal vangelo secondo Marco.

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi». Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Parola del Signore

 

"IL SIGNORE, DIO NOSTRO, E' L'UNICO SIGNORE". (Mc. 12,29)

Gli Ebrei osservanti, per stamparsi nel cuore l'unicità di Dio, si ripetevano questa frase, a mo' di atto di fede, almeno cinque volte al giorno. Ne avevano ben donde, possiamo dire noi, in quanto vivevano in un ambiente pagano, idolatra, in continuo confronto e rapporto con popoli politeisti. Ma, per noi, questa affermazione ha ancora consistenza? Non vorrei sembrare pessimista quando Dio non lo è nei nostri confronti, ma non è forse vero che viviamo in mezzo a pagani o a senza Dio? Non è forse vero che oggi, forse più di ieri, ci sono ancora un mucchio di idoli? Che tante religioni moderne e formule di spiritualità hanno, ricercando ovunque la presenza dello spirito e dell'energia, divinizzato tutto per cui tutto è Dio e nulla lo è? Bisogna ridare a Dio il volto di Dio; bisogna non costruirselo su misura, ma vederlo come lui stesso si è presentato a noi, senza avere la supponenza di volerlo conoscere totalmente o di ridurlo ai nostri schemi. Chi è allora Dio? E' il Dio di Gesù, suo Figlio. E' Lui che ce lo ha rivelato, Unico e Trinitario, Eterno e Creatore, soprattutto Padre buono e misericordioso ed anche giudice giusto. E' allora con verità e umiltà che ogni giorno possiamo ripetere: "Credo in un solo Dio…"

 

SABATO 9 MARZO

Tra i santi ricordati oggi:Santa Francesca Romana; Santa Caterina da Bologna; San Gregorio di Nissa .

Una scheggia di preghiera:

O DIO ABBI PIETA’ DI ME PECCATORE.

Hanno detto: Chi ha Dio per centro, ha l'universo per circonferenza  (E. Fromm)

Saggezza popolare: Carestia prevista non venne mai.

Un aneddoto: C'era una volta un ragazzo nato con una grave malattia. Una malattia di cui non si conosceva la cura. Aveva 17 anni, ma poteva morire in qualsiasi momento. Visse sempre in casa sua, con l'assistenza di sua madre. Un giorno, stanco di stare in casa, decise di uscire almeno una volta. Chiese il permesso a sua madre. Lei accettò. Camminando nel suo quartiere vide diversi negozi. Passando per un negozio di musica, guardando dalla vetrina, notò la presenza di una tenera ragazza della sua età; fu amore a prima vista. Aprì la porta ed entrò guardando nient'altro che la ragazza. Avvicinandosi poco a poco, arrivò al bancone dove c'era la ragazza. Lei lo guardò e gli disse sorridente: "Posso aiutarti?" Nel frattempo egli pensava che era il sorriso più bello che avesse mai visto nella sua vita. Nello stesso istante sentì il desiderio di baciarla. Balbettando le disse: "Si, eeehhhmmm, uuuhhh... mi piacerebbe comprare un cd". Senza pensarci, prese il primo che vide e le diede i soldi. "Vuoi che te lo impacchetti?" Chiese la ragazza sorridendo di nuovo. Egli rispose di si annuendo; lei andò nel magazzino, tornò con il pacchetto e glielo consegnò. Lui lo prese ed uscì dal negozio. Tornò a casa e da quel giorno in poi andò al negozio ogni giorno per comprare un cd. Faceva fare il pacchetto sempre alla ragazza e poi tornava a casa per riporlo nell'armadio. Egli era molto timido per invitarla ad uscire e nonostante provasse non ci riusciva. Sua madre si interessò alla situazione e lo spronò a tentare, così egli il giorno seguente si armò di coraggio e si diresse al negozio. Come tutti i giorni comprò un altro cd e come sempre lei gli fece una confezione. Lui prese il cd e, in un momento in cui la ragazza era distratta, posò rapidamente un foglietto con il suo numero di telefono sul bancone; dopodiché uscì di corsa dal negozio. Driiiiin !!! Sua madre rispose al telefono: "Pronto?", era la ragazza che chiedeva di suo figlio; la madre afflitta cominciò a piangere mentre diceva: "Non lo sai?... è morto ieri". Ci fu un silenzio prolungato interrotto dai lamenti della madre. Più tardi la madre entrò nella stanza del figlio per ricordarlo. Decise di iniziare dal guardare tra la sua roba. Aprì l'armadio. Con sorpresa si trovò di fronte ad una montagna di cd impacchettati. Non ce ne era nemmeno uno aperto. Le procurò una curiosità vederne tanti che non resistette: ne prese uno e si sedette sul letto per guardarlo; facendo ciò, un biglietto uscì dal pacchettino di plastica.. La madre lo raccolse per leggerlo, diceva: "Ciao!!! Sei carino ! Ti andrebbe di uscire con me?? TVB Sofia." La madre emozionata ne aprì altri e trovò altri bigliettini: tutti dicevano la stessa cosa. Questa è la vita, non aspettare troppo per dire a qualcuno di speciale quello che senti.

Dillo Oggi stesso! Domani potrebbe essere troppo tardi...

Parola di Dio: Os 6,1-6; Sal.50;Lc. 18,9-14

 

Vangelo Lc 18, 9-14

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». Parola del Signore

 

“DUE UOMINI SALIRONO AL TEMPIO A PREGARE” (Lc. 18,10)

Gesù continua ad ammaestrare i discepoli su un altro aspetto della preghiera. Oltre la perseveranza e la fiducia quando ci si rivolge a Dio è necessaria l'umiltà. È facile invece che ci poniamo davanti al Signore come quel fariseo che presumeva di essere giusto e confidava solo in se stesso. La fiducia in se stessi soppianta quella in Dio e fa diventare cattivi e duri verso gli altri. Il fariseo saliva al tempio non per chiedere aiuto o per invocare misericordia, bensì per elogiarsi e mostrare quindi a Dio i suoi diritti. Il pubblicano, pur essendo benestante e riverito oltre che temuto nella vita, si sentiva, al contrario, bisognoso e saliva al tempio a mani vuote, non per offrire ma per chiedere. Era un mendicante di perdono, e il suo comportamento invita ciascuno a confessarsi debole e peccatore. Per Gesù solo il secondo è esempio del credente, perché non confida in se stesso, nelle proprie opere, nei suoi beni o nella propria reputazione, bensì solo in Dio. È ancora il paradosso evangelico: chi si innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. Sta scritto, infatti, nel salmo: «Chi è povero, cerca il Signore».

 

DOMENICA 10 MARZO: 4^ DOMENICA DI QUARESIMA C

Tra i santi ricordati oggi:Sant’Anastasia di Costantinopoli; San Caio; San Macario di Gerusalemme.

Una scheggia di preghiera:

TU NON SEI IL BUONO O IL CATTIVO: TU SEI MIO FRATELLO.

Hanno detto: Il più bel viaggio che si possa fare quaggiù, è quello che si fa andando l'uno verso l'altro.  (P. Morand)

Saggezza popolare: Cavallo scappato, da sé si castiga

Un aneddoto: Un uomo aveva 4 figli. Voleva imparassero a non giudicare le cose troppo velocemente. Così li mandò uno alla volta a osservare un albero molto distante da casa. Il più grande andò in inverno, il secondo in primavera, il terzo in estate il più giovane in autunno. Quando tutti furono tornati chiese loro cosa avevano visto. Il grande disse che l'albero era brutto, spoglio e ricurvo. Il secondo disse che era pieno di gemme e promesse di vita... Il terzo non era d'accordo; L'albero era pieno di fiori...profumato e bellissimo...era la cosa più bella che avesse mai visto. Il più piccolo aveva un'opinione ancora diversa...l'albero era carico di frutti e pieno di vita e realizzazione. L'uomo spiegò ai suoi figli che tutti avevano ragione, infatti avevano osservato solo una stagione della vita dell'albero. Disse loro di non giudicare un albero o una persona solo in una stagione, e che l'essenza di ciò che una persona è la gioia, l'amore, la realizzazione che viene dalla vita possono essere misurate solo alla fine quando tutte le stagioni sono complete. Se ti arrendi quando è inverno...perderai la speranza che regala la primavera...la bellezza della tua estate..la realizzazione del tuo autunno!!! Morale: Non lasciare che il dolore di una stagione distrugga la gioia di ciò che verrà dopo. Non giudicare la tua vita in una stagione difficile. Persevera nelle difficoltà..il meglio deve ancora venire!!!

Parola di Dio: Gs. 5,9.10-12; Sal. 33; 2Cor 5,17-21; Lc. 15,1-3.11-32

 

Vangelo Lc 15, 1-3. 11-32

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Parola del Signore

 

“I FARISEI E GLI SCRIBI MORMORAVANO: COSTUI RICEVE I PECCATORI E MANGIA CON LORO”. (Lc. 15,2)

Una delle cose che ha maggiormente scandalizzato i giudei è la familiarità di Gesù con i peccatori. E’ stato un fatto che li ha mandati in crisi, che ha sconvolto il loro metro di giudizio, la loro sicurezza. Il Signore ci rincorre con la sua misericordia, viene a cercare l’uomo smarrito e perdona di cuore a chi ha sbagliato se trova in lui una sincera disponibilità al pentimento. Come è lontano il Dio vendicatore che tante volte ci immaginiamo! Anche la comunità cristiana dovrebbe dimostrare un’uguale apertura alla misericordia. Invece si è soliti creare la vita difficile a chi si è allontanato, a chi chiede di ritornare dopo essersi perso. Come dice Gesù, impariamo a non giudicare per non essere giudicati.

 

LUNEDI’ 11 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Costantino; Santa Rosina, Santa Fina.

Una scheggia di preghiera:

GESU’ DI TE MI FIDO; GESU’ A TE MI AFFIDO.

Hanno detto: Pensiamo meno all'umanità, e più agli uomini. (E. Leseur)

Saggezza popolare: Chi fa elemosina, presta e non dona.

Un aneddoto: C'era una ragazza che, ogni notte, guardava la luna. In quell'occhio del cielo dai riflessi d'argento le pareva di intravedere il profilo di in giovane sconosciuto. O forse era solo il riverbero misterioso di un sogno. La ragazza aspettava e sospirava. Nell'altra parte del mondo, c'era un giovane che, ogni notte, guardava la luna. Su quel pallido schermo gli pareva di vedere il profilo dolce e seducente di una ragazza. Il giovane era un provetto arciere. Così, una notte, incoccò la sua freccia più resistente e veloce sull'arco, lo tese con tutte le sue forze e mirò al volto placido della luna. La freccia, dura come l'acciaio e rapida come il lampo, colpì la luna e ne staccò un frammento. Cadendo, il frammento si spaccò in due parti .Una cadde in grembo alla ragazza, l'altra ai piedi del giovane arciere. Tutti e due si legarono al collo, come un gioiello, il frammento di luna. Si incontrarono poi? Forse. Ma noi tutti, esseri umani, siamo come loro ed erriamo per il mondo portando ciascuno con sé la metà di un sogno. Molto probabilmente non sai chi possiede l'altra metà del tuo sogno. Così, per non sbagliarti, sii gentile con tutti quelli che incontri.

Parola di Dio: Is. 65,17-21; Sal. 29; Gv. 4,43-54

 

Vangelo Gv 4, 43-54

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù partì dalla Samaria per andare in Galilea. Ma egli stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Và, tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S'informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea. Parola del Signore

 

“QUELL’UOMO CREDETTE ALLA PAROLA CHE GLI AVEVA DETTO GESU’ E SI MISE IN CAMMINO”. (Gv. 4,50)

“Nessuno è profeta nella sua patria.” Afferma Gesù nei Vangeli sinottici. In Giovanni il senso si allarga, come anche si estende l’orizzonte a cui è rivolto il messaggio evangelico: Gesù non è venuto solo per i giudei, ossia per coloro che facevano parte del popolo d’Israele, ma per tutti gli uomini, a qualsiasi cultura, razza e fede appartengono. La fede, infatti, non poggia su privilegi umani o su caratteristiche terrene, ma solo sull’adesione del cuore a Gesù e al suo Vangelo. Ed è quel che accade in questo ufficiale di Cafarnao. Egli si affida a Gesù non perché ha visto segni o miracoli particolari, ma perché ha creduto alla sua parola, a quello che gli ha detto a proposito del figlio malato. Infatti, l’evangelista nota che mentre andavano avvenne la guarigione. Questo funzionario reale è esempio del perfetto discepolo. E l’evangelista, con una frase, ne delinea il suo modo di essere: «Quest’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino». Il discepolo di Gesù, potremmo dire, non deve fare null’altro che imitare alla lettera quel che fece il funzionario. Non era membro del popolo d’Israele, non frequentava la sinagoga, ma accolse senza tentennamenti la parola di Gesù e si incamminò. Per questa fede gli fu ridato il figlio guarito.

 

MARTEDI’ 12 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Massimiliano; Sant’ Innocenzo I, Papa; San Nicodemo, abate.

Una scheggia di preghiera:

NON MI ABBANDONARE, MIO SIGNOR, NON MI LASCIARE, IO CONFIDO IN TE.

Hanno detto: Se il Corpo che noi mangiamo ed il Sangue che beviamo è il dono inestimabile del Signore Risorto per noi pellegrini, esso porta anche in sé, come pane fragrante, il sapore ed il profumo della Vergine Madre. (Giovanni Paolo II)

Saggezza popolare: Chi non fa prima, fa dopo.

Un aneddoto: La bambina stava prendendo un suo pacco di Natale. Avvolgeva una scatola con costosissima carta dorata. Impiegava una quantità sproporzionata di carta e fiocchi e nastro colorato. “Cosa fai?” – la rimproverò aspramente il padre. “Stai sprecando tutta la carta! Hai idea di quanto costi?”. La bambina con le lacrime agli occhi si rifugiò in un angolo stringendo al cuore la sua scatola. La sera della vigilia di Natale, con i suoi passettini da uccellino, si avvicinò al papà ancora seduto a tavola e gli pose la scatola avvolta con la preziosa carta da regalo. “E’ per te, papi” – mormorò. Il padre si intenerì. Forse era stato troppo duro. Dopo tutto quel dono era per lui. Sciolse lentamente il nastro, sgrovigliò con pazienza la carta dorata e aprì pian piano la scatola. Era vuota! La sorpresa sgradita riacutizzò la sua irritazione ed esplose: “E tu hai sprecato tutta questa carta e tutto questo nastro per avvolgere una scatola vuota!?”. Mentre le lacrime tornavano a far capolino nei suoi grandi occhi, la bambina disse: “Ma non è vuota, papà! Ci ho messo dentro un milione di bacini!”. Per questo, oggi c’è un uomo che in ufficio tiene sulla scrivania una scatola da scarpe. “Ma è vuota” – dicono tutti. “No. E’ piena dell’amore della mia bambina” – risponde lui.

Parola di Dio: Ez. 47,1-9.12; Sal. 45; Gv. 5,1-16

 

Vangelo Gv 5, 1-3. 5-16

Dal vangelo secondo Giovanni.

Era un giorno di festa per Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Vi è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaidà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: «E' sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina». Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore

 

“SIGNORE, IO NON HO NESSUNO CHE MI IMMERGA NELLA PISCINA QUANDO L’ACQUA SI AGITA”. (Gv. 5,7)

Vi era in Gerusalemme una piscina, chiamata Betzaetà (che significa casa della misericordia), davanti alla quale solitamente si radunavano molti malati, in attesa di un angelo che agitasse l'acqua della piscina. Non bastava l'acqua, c'era bisogno di un angelo che la agitasse. E chi riusciva ad entrare veniva guarito. Tutto ciò era in figura. Era un insieme di tradizioni sedimentate che avevano poi qualche raro effetto placebo. Ma in quel giorno stava venendo in quella piscina il vero angelo, colui che sa trasformare la tristezza in gioia, la debolezza in forza. C'era in quel luogo un paralitico, malato da trentotto anni (oggi diremmo un malato cronico) che stava lì senza che nessuno lo aiutasse, appunto come capita ancora oggi in tanti luoghi di dolore. La disperazione ormai lo divorava al punto che si era rassegnato alla malattia. L'indifferenza degli altri gli aveva tolto ogni speranza. Gesù, invece, si ferma accanto a lui e gli parla. Man mano che Gesù parla costui sente rinascere la speranza, sente riaprirsi il cuore. Confida a Gesù l'amarezza causata da anni di delusioni: nessuno l'ha mai aiutato a immergersi nella piscina quando l'acqua si agitava. Quando si è soli è più difficile guarire, come ben sanno i tanti malati lasciati soli. Con Gesù (e con i suoi discepoli) è arrivato l'angelo (gli angeli) che muove il cuore e le membra di quell'uomo: «Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina ».

 

MERCOLEDI’ 13 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Rodrigo; Santa Modesta.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, INSEGNAMI A VIVERE NEL MIO TEMPO E NON LASCIARMI UCCIDERE DA ESSO.

Hanno detto: Nell’Eucaristia noi mangiamo il perdono quotidiano e la remissione dei peccati. (Sant’Ambrogio)

Saggezza popolare: La messa è lunga quando la devozione è corta.

Un aneddoto: Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista. Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: "Quante ore preghi ogni giorno?". Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: "Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perché mi chiede quante ore prego?" Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò: "Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri.

Parola di Dio: Is. 49,8-15; Sal. 144; Gv. 5,17-30

 

Vangelo Gv 5, 17-30

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero». Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e da  la vita, così anche il Figlio da  la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Parola del Signore

 

“E’ QUESTO IL MOMENTO IN CUI I MORTI UDRANNO LA VOCE DEL FIGLIO DI DIO E QUELLI CHE L’AVRANNO ASCOLTATA VIVRANNO”. (Gv. 5,25)

Anche per servizio, nella mia vita ho visto tanti morti. Non sono un ‘patito dei cimiteri’, ma quando mi capita ci vado volentieri perché penso che la morte, al di là della sua tragicità e del suo aspetto di paura e di sofferenza, è parte importante della nostra vita. Qualcuno mi ha chiesto: “Ma i morti non ti spaventano?” No, in fondo con tutto l’affetto che uno può avere per quel corpo materiale, sono convinto che la persona non è più lì. In quelle tombe vien posta la carcassa, anche amata, ma non la persona. Se siamo credenti in Gesù, ci fidiamo di Lui ed in questo non abbiamo dubbi. A me fa paura incontrare i vivi morti, e qualche volta, specchiandomi, mi chiedo se sono vivo o morto. Perché purtroppo spesso camminiamo in mezzo a morti viventi. Li vedi alla televisione, li senti parlare, li incontri per la strada: sono coloro che non hanno senso di vita. Quando vedo giovani senza nerbo, eternamente stanchi, perdutamente schifati da tutto e da tutti, arenati in una moda stupida e ripetitiva, vedo dei morti viventi. Quando incontro menager che corrono dietro ai loro affari, al loro potere, bruciando per questo stile di vita, affetti, famiglia, vedo dei morti che corrono dietro a cose morte. Quando incontro cristiani tristi, musoni, gente abitudinaria, osservante solo per tradizione o per paura, scopro dei morti che adorano un dio morto. Quando vedo dei preti che celebrano come fossero dei teatranti o che abbozzano preghiere solo cercando di far presto e che non hanno tempo per incontrare la gente, che pensano solo a mantenere il proprio ruolo di superiorità sugli altri, vedo preti ben incollettati o anche ben bardati da liturgia solenne, ma già distesi in una cassa da morto che essi stessi si sono costruita, una cassa ben inchiodata, dalla quale neanche Gesù Cristo può schiodarli. Eppure a me, quando sono scoraggiato e non ho più voglia di ricominciare, ad ogni uomo che si lascia vivere diventando morto-vivente, Gesù dice: “E’ questo il momento di uscire dai sepolcri. Lascia entrare in te la nuova vita, abbi ancora speranza e fiducia in essa, in chi te l’ha data e continua a dartela. Dai spazio alla fantasia, alla creatività, abbandona le cose morte, occupati dei viventi attorno a te, ritrova l’entusiasmo di una fede, il positivo in te e attorno a te, il sorriso che deriva da una vera pace interiore. E’ questo il momento; sì, perché se la morte terrena ti trova vivo, tu l’hai già vinta.”.

 

GIOVEDI’ 14 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: S. Innocenzo, Vescovo; Santa Matilde di Sassonnia, regina.

Una scheggia di preghiera:

SEI TU, GESU’ LA PAROLA CHE SALVA.

Hanno detto:

E’ più facile ottenere ciò che si desidera con un sorriso piuttosto che con la spada. (W. Shakespeare)

Saggezza popolare: Chi non ha fede non ne può dare.

Un aneddoto: Domandarono a Bacone quale fosse l'età giusta per sposarsi.  "Qualunque età è giusta, rispose il filosofo, perché la moglie , quando si è giovani, è un amante, quando si è maturi una compagna, e quando si è vecchi una governante"

Parola di Dio: Es. 32,7-14; Sal 105; Gv. 5,31-47

 

Vangelo Gv 5, 31-47

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è gia chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?». Parola del Signore

 

“VOI SCRUTATE LE SCRITTURE CREDENDO DI AVERE IN ESSE LA VITA ETERNA; EBBENE SONO PROPRIO ESSE CHE MI RENDONO TESTIMONIANZA”. (Gv. 5,39)

Nelle mie fantasie mi sono immaginato diverse volte in una biblioteca ricca di volumi antichi e moderni, con tanto tempo a disposizione per poter in pace leggere, studiare la Bibbia riuscendo finalmente a capire qualcosa in più di Dio e dei suoi misteri, ma poi mi accorgo che sono fantasie ed anche fughe. Certamente è cosa buona (ed ogni cristiano dovrebbe farlo) il leggere la Bibbia, ma ci vuole una chiave di lettura per entrare nel Libro che racconta la storia di Dio e degli uomini se no si rischia di fare “Accademia” e di non capire il messaggio che Dio vuole mandarci. Gesù ci dice che è Lui la chiave di lettura della Bibbia, è Lui la Parola per cui le altre parole sono dette e scritte. Gli scribi, i farisei, i sacerdoti al tempo di Gesù conoscevano bene la Bibbia, pensate al fatto che sanno, tramite le scritture, indicare ai Magi dove è nato il Messia, ma non sanno accogliere Gesù: sono pieni di sapienza ma per Gesù che viene non c’è posto. Se invece faccio il cammino al contrario, cioè incontro e accetto Gesù, poi con Lui saprò anche leggere nella maniera giusta la Parola di Dio.

 

VENERDI’ 15 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Santa Luisa di Marillac; San Zaccaria; San Longino, martire.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, VOGLIO CONOSCERTI, AMARTI E SERVIRTI

Hanno detto: Il modo migliore per rallegrarsi è rendere contenti gli altri. (Mark Twain)

Saggezza popolare: L'acqua, I'aria e il fuoco hanno la testa sottile.

Un aneddoto: Un tale si vantava dinanzi ad Aristippo di aver divorato un'infinità di libri.  "Non è il mangiare tanto che conta in questi casi, ma il digerire bene"  rispose Aristippo.

Parola di Dio: Sap. 2,1.12-22; Sal 33; Gv. 7,1-2.10.25-30

 

Vangelo Gv 7, 1-2. 10. 25-30

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne. Andati i suoi fratelli alla festa, vi andò anche lui; non apertamente però, di nascosto. Intanto alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora. Parola del Signore

 

“CERTO VOI MI CONOSCETE E SAPETE DI DOVE SONO, EPPURE IO NON SONO VENUTO DA ME E CHI MI HA MANDATO E’ VERITIERO, E VOI NON LO CONOSCETE. (Gv. 7,28)

C'è un modo scontato di ascoltare la Parola di Dio che ci fa ritenere di conoscerla già. Come quegli uomini che davanti a Gesù pensano di sapere già chi è, perché sanno da dove viene. Basta loro qualche sommaria notizia a chiudere occhi e orecchie.  Gesù però sfugge a questa logica del pregiudizio: ha qualcosa da comunicare, o meglio qualcuno da farci conoscere che è Dio stesso, che sfugge ai facili giudizi di chi pensa di sapere già come vanno le cose. Per questo Gesù sfugge alla cattura di quegli uomini che volevano imprigionarlo. La Parola del Signore sfugge all'ingabbiamento che vogliamo tante volte imporgli, per farne qualcosa di innocuo e scontato. Sfugge e si libera del peso delle abitudini, anche quelle religiose, che tante volte noi usiamo per camuffarla. Non era giunta ancora la sua ora, dice Giovanni, perché il tempo opportuno per cercare Gesù è sempre, in ogni momento e situazione, e mai è l'ora in cui possiamo dire di possederlo già.

 

SABATO 16 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’ Agapito; San Giovanni di Brebeuf.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, FA’ CHE TI SCEGLIAMO OGNI GIORNO.

Hanno detto: Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio, è una barca che anela al mare eppur lo teme. (Edgar Lee Masters)

Saggezza popolare: L'acqua e il fuoco sono buoni servitori, ma cattivi padroni.

Un aneddoto: D'Alambert si sentì dire una volta dalla governante: "Poveretto, voi non sarete mai altro che un filosofo!" Allora egli le domandò che cosa per lei fosse un filosofo;la governante diede questa definizione: "Un filosofo è un matto che si tormenta tutta la vita, perché si parli di lui quando sarà morto."

Parola di Dio: Ger. 11,18-20; Sal. 7; Gv. 7,40-53

 

Vangelo Gv 7, 40-53

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, all'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano:"Questi è davvero il profeta!". Altri dicevano: "Questi è il Cristo!". Altri invece dicevano: "Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?". E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: "Perché non lo avete condotto?". Risposero le guardie: «"Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!". Ma i farisei replicarono loro: "Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!". Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: "La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?". Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea». E tornarono ciascuno a casa sua. Parola del Signore

 

“E NACQUE DISSENSO TRA LA GENTE RIGUARDO A LUI”. (Gv. 7,43)

Ci sono, nella nostra storia, fatti o personaggi davanti ai quali non è neppure importante prendere posizione: la mediocrità non interpella. Invece davanti a persone, magari scomode, contrastanti, provocanti, che hanno qualcosa da dire o da chiederci, non si può non essere coinvolti. Gesù è uno di questi personaggi. Nella sua storia terrena non è stato un personaggio facile. Il Vangelo di oggi, sintetizzando, ci dice che alcuni lo consideravano un profeta, altri il Cristo, altri un imbonitore di folle, altri un millantatore, altri uno che sapeva parlar bene, altri un uomo pericoloso, altri uno da far fuori il più presto possibile, prima che arrecasse troppi danni… Insomma, davanti a Lui perfino il non prendere posizione era già una scelta. E oggi è esattamente la stessa cosa; davanti alla sua persona e alla sua proposta non si può non essere coinvolti. C’è chi risolve velocemente il problema e, avendocela con il potere religioso, vede Gesù come il mezzo attraverso cui questo potere si è assestato e, allora, facendo di tutta erba un fascio, getta via preti e Cristo insieme. C’è chi ne vede la pericolosità, perché se qualcuno lo prendesse davvero sul serio ci sarebbe la più grande rivoluzione di amore di tutti i tempi e allora lo annacqua,  dolcifica talmente le sue parole al punto di travisarle e di renderle capaci di addormentare chiunque. C’è chi si ferma all’uomo Gesù, rischiando di farlo diventare “un gran personaggio della storia”, una specie di filosofo moralista, fondatore di religioni, e così Gesù diventa argomento di discussione, chiacchiere, tavole rotonde, salotti e il suo messaggio una morale tra le tante. Per altri l’incontro con Gesù è stato scioccante, ha cambiato la vita: penso ai santi, ai martiri e a tutti coloro che hanno giocato e giocano la vita per Lui perché davvero lo credono vivo, Figlio di Dio, con un messaggio di gioia per oggi, perché vogliono far parte del suo regno. Anche nella nostra vita Cristo ha avuto un ruolo e ce l’ha tuttora. La figura di Lui, il rapporto che abbiamo oggi con Lui dipendono da tante scelte precedenti. Se oggi Cristo non è per me segno di contraddizione, provocatore, evocatore di gioia e di impegno, non sarà perché, seguendo la strada comoda che magari altri mi hanno suggerito, ho preferito addormentare l’incontro con Lui? Ma c’è sempre tempo: da quando Gesù si è incarnato non ha mai smesso di andare incontro ad ogni uomo per provocarlo: “E tu, adesso, senza maschere, chi dici che io sia?”.

 

DOMENICA 17 MARZO: 5^ DOMENICA DI QUARESIMA C

Tra i santi ricordati oggi: San Patrizio, vescovo; Santa Geltrude di Nivelles; San Giuseppe di Arimatea.

Una scheggia di preghiera:

          DONAMI DI CONOSCERE IL MALE CHE MI ALLONTANA DA TE E DAI FRATELLI

                                                                      E DI AFFIDARLO ALLA TUA MISERICORDIA.

Hanno detto: Solo gli artisti ed i bambini vedono la vita come è. (Hofmannsthal, Hugo von)

Saggezza popolare: Un uomo che si occupa nel modo giusto della propria famiglia non può diventare ricco. (Antico detto Navajo)

Un aneddoto: L'onda chiese al mare: "Mi vuoi bene?" Ed il mare rispose: "Il mio bene è così forte che ogni volta che t'allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione...Tu sei l'essenza del mio esistere." L'onda fu felice.

Parola di Dio: Is. 43,16-21; Sal. 125; Fil 3,8-14; Gv. 8,1-11

 

Vangelo Gv 8, 1-11

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch'io ti condanno; và e d'ora in poi non peccare più”. Parola del Signore

 

“GLI SCRIBI E I FARISEI GLI CONDUCONO UNA DONNA SORPRESA IN FLAGRANTE ADULTERIO”. (Gv. 8,3)

La liturgia odierna ci propone il bellissimo brano dell’adultera salvata dalla lapidazione e perdonata da Gesù. Oggi, specialmente in certi ambienti si è così indulgenti nei confronti dell’adulterio che quasi l’atteggiamento di Gesù non ci sorprende più. Si cercano, in questo caso come in molti altri, tutte le scusanti: quelle psicologiche, quelle sociali, si accampa il diritto dell’amore che è cieco, si fa passare per amore ciò che è solo avventura. La mentalità di Gesù non è questa: Gesù chiama peccato ciò che è peccato. Non rassicura l’adultera dicendole che ciò non è importante, che in fondo è un suo diritto, al contrario le dice: “D’ora in poi non peccare più”. Gesù non si fa connivente del peccato, tuttavia non vuol rinchiudere gli uomini nel loro peccato, crede nella possibilità di conversione per ciascuno di noi, chiama ad una vita rinnovata. Anche con noi la misericordia del Signore ci invita alla speranza, alla fiducia in noi stessi; la grazia del perdono viene per aiutarci a far emergere in noi la capacità di ritrovare la strada, i valori veri, la ricostruzione del vero amore che si purifica dagli egoismi.

 

LUNEDI’ 18 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore; San Narciso; Sant’Edoardo martire.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, ILLUMINA MENTE E CUORE.

Hanno detto: Il grande uomo è colui che non perde il suo cuore di bambino. (Mencio)

Saggezza popolare: Chi compra un magistrato vende la giustizia.

Un aneddoto: Parini riteneva che fondamento dell’educazione dei giovani fosse il rispetto per gli anziani. Un giorno era adirato con un suo allievo del quale gli era stato riferito qualche grave torto. Lo incontrò per una strada proprio mentre questi stava difendendo un vecchio frate cappuccino che era messo alla berlina da un gruppo di teppistelli. Anche Parini si buttò alla difesa del frate e quando riuscirono ad allontanare i mascalzoni, Parini gettò le braccia al collo del giovane dicendogli: “Poco fa ti ritenevo un perverso, ora che son testimonio della tua pietà per i vecchi, ti ritengo capace di molta virtù”

Parola di Dio: Dn. 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Sal. 22; Gv. 8,12-20

 

Vangelo Gv 8, 12-20

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose: «Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera: orbene, sono io che do testimonianza di me stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi da  testimonianza». Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». Queste parole Gesù le pronunziò nel luogo del tesoro mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora giunta la sua ora.

 

"IO SONO LA LUCE DEL MONDO; CHI SEGUE ME NON CAMMINERÀ NELLE TENEBRE, MA AVRÀ LA LUCE DELLA  VITA”.(Gv. 8,12)

E' ben difficile trovare nei nostri paesi persone ragionevoli che escludano per principio la figura di Gesù e un suo certo insegnamento morale. Ma anche tra i cristiani se poi si vuole andare un po' più a fondo nella testimonianza di Gesù e si cerca di capire il suo messaggio — e la sua pretesa di essere la Luce del mondo — e si viene a capire che Gesù ci chiede una fiducia incondizionata nella sua parola, allora cominciano le riserve. Insomma, si è disposti a seguire Gesù finché insegna cose che ci garbano; ma quando Gesù si propone come l'Unico Maestro, la Luce stessa!, e quando Gesù chiede obbedienza incondizionata alle sue parole e ai suoi comandamenti,allora si fa come fecero i discepoli della sinagoga di Cafarnao: ci si tira indietro e si abbandona Gesù.

 

MARTEDI’ 19 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Giuseppe; San Quinto.

Una scheggia di preghiera:

GIUSEPPE LE TUE RADICI SONO IN DIO.

Hanno detto:

Nessuno è tanto perfetto da non avere bisogno qualche volta di ammonimenti o consigli. Ed è uno sciocco senza rimedio colui che non li ascolta (Baltasar Graciàn)

Saggezza popolare: La guerra nasce da due parole: «mio» e «tuo».

Un aneddoto: C’era una ricca signora che concedeva al figlioletto tutto quello che chiedeva. Una sera, mentre il bambino giocava in giardino con una cameriera si mise a piangere e ad urlare. La madre se la prese con la cameriere ingiungendole di dare al bambino quanto chiedeva. Le rispose la ragazza: “questa volta è impossibile che io gli dia quanto chiede”. La signora si adirò minacciando addirittura di cacciare la cameriera, ma questa le rispose: “Non si adiri Signore, ma suo figlio ha visto la luna rispecchiarsi nella fontana e vuole che gliela dia”

Parola di Dio: 2sam. 7,4-5.12-14.16; Sal. 88; Rm.4,13.16-18.22; Mt. 1,16.18-21.24; opp. Lc. 2,41-51

 

Vangelo Mt 1, 16.18-21.24

Dal Vangelo secondo Matteo

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo. Parola del Signore

 

“GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA, ERA UN UOMO GIUSTO”. (Mt. 1,19)

Di Giuseppe si sono dette molte cose. Nel Vangelo si parla molto poco di Giuseppe. Nel Vangelo Giuseppe non parla mai. Ma il più bell’elogio che il Vangelo fa di quest’uomo è dire che è un uomo giusto. Dio è giusto. L’uomo chiamato ad essere santo come santo è Dio, deve diventare giusto come Lui è giusto. Nella Bibbia i giusti sono coloro che operano la giustizia di Dio. Giuseppe, uomo giusto si fida non della giustizia degli uomini e neanche solo della giustizia delle leggi sociali e religiose, si fida e si abbandona totalmente alla giustizia di Dio. Oggi il termine giusto è applicato alle persone per vari motivi. Si dice: quella persona è giusta e si pensa è equa, è buona, non è parziale. Ma il vero senso di questa parola nella Bibbia “è giusto perché agisce come agisce Dio”, quindi potremo dire che Giuseppe è, dopo Maria, il primo vero cristiano perché, come Gesù, si fida, si abbandona a Dio e lascia che sia Dio ad agire in lui. E noi siamo giusti in questo modo? Dio ha lo spazio per manifestare in noi la sua giustizia? o trova in noi tante presunte giustizie che lo soppiantano?

  

MERCOLEDI’ 20 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Santa Claudia; Santa Alessandra; San Serapione di Thmuis.

Una scheggia di preghiera:

SALVACI, O SALVATORE DEL MONDO.

Hanno detto: Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati (Nelson Mandela)

Saggezza popolare: A gusto guasto non è buono alcun pasto.

Un aneddoto: Stava morendo un famoso medico e molti suoi amici dottori lo circondavano deplorando la sua dipartita. “Signori, disse il moribondo, non vi affannate troppo, lascio, dopo di me tre grandi medici”. I suoi colleghi pensando di essere nominati da lui insistettero perché ne facesse i nomi. Rispose: “Sono essi la dieta, l’acqua e l’esercizio”

Parola di Dio: Dn. 3,14-20.46-50.91-92.95; Cantico da Dn.3,52-56; Gv. 8,31-42

 

Vangelo Gv 8, 31-42

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!». Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Parola del Signore

 

“VOI CERCATE DI UCCIDERMI PERCHE’ LA MIA PAROLA NON  TROVA POSTO IN VOI”. (Gv. 8,37)

Noi siamo spesso alla ricerca di definizioni che ci chiariscano concetti difficili. Se vogliamo, una delle definizioni più complete di peccato la troviamo proprio nelle parole di Gesù che meditiamo oggi. Il peccato è non accogliere Gesù con la sua Parola anzi, cercare di ucciderlo, di estirparlo in noi, di non lasciare che lui porti a noi i frutti del suo amore e di quello del Padre. Quando ero bambino e sentivo dire che il peccato uccideva Gesù, mi ribellavo e dicevo: “Ma io non voglio mica male a Gesù anche quando commetto un peccato! Io non uccido nessuno!” Forse è vero, ma per uccidere Gesù non occorre prendere chiodi e martello e riappenderlo ad una croce finché morte non giunga, Gesù lo si uccide primariamente con l’incomprensione e l’ingratitudine quando ci si chiude a Lui per far posto a tante altre cose nella nostra vita, quando si cerca di tacitare la voce della coscienza, quando si considerano le sue parole alla stregua delle parole di chiunque altro, parole da vagliare, da giudicare, da scegliere; quando continuiamo a considerare Dio e il suo Messia secondo gli schemi delle religioni e non più secondo il cuore della fede. Ho ucciso ed ho visto uccidere Gesù in tanti modi, anche a fuoco lento, quando giorno dopo giorno rifiutiamo i suoi inviti a seguirlo, ad amare, quando gli diciamo: “Oggi non ho tempo per quel malato, oggi non ho tempo per la preghiera.. domani vedrò che cosa posso fare”. E dagli oggi, dagli domani, Gesù, la sua Parola, la sua Grazia diventano sempre più lontani. Lui continua a bussare alla nostra porta, ma noi ci siamo messi le cuffie in testa, ci spariamo addosso a pieni decibel la musica delle nostre azioni, della nostra ricerca di piacere, o le ansie delle nostre preoccupazioni che vogliamo risolvere da soli. Gesù lo si uccide anche riducendo la sua persona e le sue parole a tal punto da renderle inefficaci in noi, ad esempio quando Gesù, la religione, la fede sono diventate solo più argomento di discussione, ma alla fine di queste non cambia assolutamente niente dentro di noi. Si uccide Gesù ogni volta che togliamo speranza all’uomo, che non condividiamo i beni della terra, ogni volta che ci chiudiamo nel nostro benessere considerandolo una cosa valida unicamente per noi. Davvero, per tornare alla parola da cui siamo partiti in questa riflessione, è il caso di dire “Peccato!”. C’era un Dio che offriva amore, misericordia, speranza, possibilità di vita migliore sulla terra, dono di vita eterna, e noi ci siamo persi questa occasione, anzi abbiamo ucciso Lui e tutti i suoi doni!

  

GIOVEDI’ 21 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Nicola di Flue; San Goffredo.

Una scheggia di preghiera:

TU, NOSTRO DIO, SEI AMANTE DELLA VITA.

Hanno detto:

Non credere che si possa diventare felici procurando l'infelicità altrui. (Lucio Anneo Seneca)

Saggezza popolare: Quello che si impara a proprie spese, non lo si dimentica facilmente.

Un aneddoto: Racconta don Bosco: Mi ricordo di una volta che ragazzino, fui mandato da mia madre a prendere le uova nel pollaio: uscendo non badai alla porticina e diedi un gran colpo di testa in essa da portarne l’ammaccatura per parecchi giorni: Omobono mi disse: “Ricordati di questo per saper poi nella vita quando alzarti e abbassarti a tempo”. Un'altra volta volendo saltare da una riva all’altra di un fossatello vi cascai. Dopo che Omobono mi ebbe tratto fuori, asciugato e rassicurato mi disse: “D’ora in poi ricordati di fare il passo secondo la gamba”

Parola di Dio: Gn. 17,3-9; Sal 104;Gv. 8,51-59

 

Vangelo Gv 8, 51-59

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: « In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "E' nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. Parola del Signore

 

“SE UNO OSSERVA LA MIA PAROLA, NON VEDRÀ MAI LA MORTE”. (Gv. 8,51)

A prima vista questa affermazione ci sembra “grossa”. Gli apostoli sono morti, S. Francesco, che certamente ha osservato la parola di Gesù, è morto. Che cosa vuoi dunque dire Gesù? La realtà della morte c’è e dobbiamo imparare a conviverci. L’uomo muore fisicamente ma la sua anima è immortale. La morte dell’anima è quando essa vive separata dal suo Creatore, quindi la morte dell’anima è il peccato e Gesù ci insegna a non lasciarci vincere da esso attraverso l’osservanza dei comandamenti. Ma se, nonostante tutto, pecchiamo, la nostra morte è definitiva? Gesù, attraverso il sacramento della penitenza, attraverso il suo sangue versato per noi ci dà la possibilità della riconciliazione, di ridare vita alla nostra anima immortale.

 

VENERDI’ 22 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’ Ottaviano, martire; Santa Renilde.

Una scheggia di preghiera:

LIBERA IL MIO CUORE DA OGNI FORMA DI VIOLENZA

Hanno detto: Il segreto che permette all'uomo di non invecchiare è quello di rimanere semplice e avere la capacità di scoprire un mondo anche in un granello di sabbia. (Romano Battaglia) 

Saggezza popolare: Chi non ha voglia di lavorare perde l'ago e il ditale.

Un aneddoto: Ancora dai racconti di Don Bosco: “Mio fratello aveva avuto in regalo una pianta di limone e vedendola carica di fiori, li raccolse e fattone un mazzetto, lo mostravo orgoglioso a tutti. Ma venuta l’ estate la pianta non portò alcun frutto, per cui si lamentava. Omobono gli disse: Figliolo mio chi vuole avere i frutti non colga tutti i fiori”.

Parola di Dio: Ger. 20,10-13; Sal. 17; Gv. 10,31-42

 

Vangelo Gv 10, 31-42

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui. Parola del Signore

 

“PORTARONO PIETRE PER LAPIDARE  GESU’.” (Gv. 10,32)

Si fa in fretta a preparare un bel mucchio di pietre. Gesù “ha fatto bene ogni cosa”, ma c’è sempre qualcuno invidioso, o troppo religioso, o gretto di cuore che prepara le pietre. Il giusto, il buono, il testimone dà sempre fastidio, è un rimprovero muto, è uno che rompe la tranquillità, l’ordine costituito e allora, invece di confrontarsi e magari mettersi si, è meglio dar mano alle pietre per toglierlo di mezzo. Gesù ci avverte: “Se hanno fatto questo al legno verde che cosa non faranno al legno secco?” Chi prende sul serio il Vangelo, chi vuole vivere da “giusto”, chi vuoi dare una testimonianza veritiera deve sapere che ci saranno sempre delle pietre in agguato.

  

SABATO 23 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: San Turibio di Mogrovejo; Santa Lea, vedova; Sant’Ottone.

Una scheggia di preghiera:

TU SEI LA MIA VITA, ALTRO IO NON HO.

Hanno detto: Il trono è un pezzo di legno coperto di velluto. (Napoleone Bonaparte)

Saggezza popolare: In bocca chiusa non cade pera.

Un aneddoto: Ad un figlio che non voleva far nulla per paura di “guastarsi la salute”, suo padre gli fece vedere due chiavi una bella lucida e l’altra arrugginita, e gli disse: “Questa è bella lucida perché la uso tutti i giorni; l’altra non la uso mai e guarda com’e ridotta: così è per le nostre forze, l’ozio le corrode, l’esercizio le tiene fresche e le aumenta.”

Parola di Dio: Ez. 37,21-28 Ger. 31,10-13. Gv. 11,45-56

 

Vangelo Gv 11, 45-56

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista della risurrezione di Lazzaro credettero in lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». Parola del Signore

 

“E’ MEGLIO CHE MUOIA UN SOLO UOMO PER IL POPOLO E NON PERISCA LA NAZIONE INTERA. (Gv. 11,49)

Con queste parole apparentemente di stratega della diplomazia il Sommo sacerdote Caifa condanna Gesù a morte. Ma Caifa non si accorge che proprio perché è Sommo Sacerdote pronuncia invece una profezia: sì, perché le profezie possono esserci anche mentre si condanna a morte un uomo. Gesù muore perché il popolo, noi, abbiamo la vita. E’ l’amore di Dio che ha il sopravvento sulla cattiveria. Mentre i rappresentanti del potere preparano la morte di un uomo, quell’uomo attraverso il dono della vita offre a tutti, anche a loro, la possibilità di vivere. Di qui una indicazione per rivivere la passione di Gesù in questi giorni: il senso del meravigliato ringraziamento. Gesù si è addossato il nostro peccato, Gesù ha sofferto e patito le conseguenze del mio male perché non dovessi patirle io, Gesù trasforma le croci in amore, Gesù mi ama fino a donarmi tutto se stesso anche il suo corpo, la sua vita.

  

DOMENICA 24 MARZO: DOMENICA DELLE PALME

Tra i santi ricordati oggi: Santa Caterina di Svezia; San Severo.

Una scheggia di preghiera:

TI SALUTO O CROCE SANTA CHE PORTASTI IL REDENTOR

Hanno detto: Il momento peggiore per un ateo è quando prova un sincero sentimento di gratitudine e non ha nessuno da ringraziare. (Wendy Ward) 

Saggezza popolare: Le leggi son come le ragnatele.

Un aneddoto: Qualche volta ci sembra che un dono, una conquista sarebbero per noi fonte di estrema felicità. Mentre un giorno parlavo di questo a un contadino, egli mi indicò col dito una montagna e mi disse: “Io credevo che quella montagna fosse la più alta di tutte e che se fossi arrivato in cima avrei potuto toccare il cielo con un dito. Allora mi arrampicai sulla vetta, ma guardando mi attorno vidi altri monti ancora più alti e mi trovai lontano dal cielo ne più ne meno di quanto mi trovo ora le cose, i sogni sono belli ma non solo non danno piena felicità ma ci fanno capire che dopo una meta ce n’è un’altra.

Parola di Dio: Is. 50,4-7; Sal. 21; Fil 2,6-11; Lc. 22,14-23,56

 

Vangelo Lc 22, 14 - 23, 56

Dal vangelo secondo Luca.

Quando fu l'ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”. “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!”. Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele. Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. E Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”. Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”. Poi disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. Risposero: “Nulla”. Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose “Basta!”. Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?”. Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli erano venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre”. Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”. Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”. Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”. Passata circa un'ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”. Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito, pianse amaramente. Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: “Indovina: chi ti ha colpito?”. E molti altri insulti dicevano contro di lui. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. Allora tutti esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo dite voi stessi: io lo sono”. Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”. Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”. Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna colpa in quest'uomo”. Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”. Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro. Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: “Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”. Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”. Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”. Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l'altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest'uomo era giusto”. Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento. Parola del Signore

(oggi, come il Venerdì Santo non c’è alcun commento: l’invito è meditare personalmente la Passione di Gesù)

 

LUNEDI’ 25 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Festa della Annunciazione (spostata al 8 Aprile); Sant’Isacco.

Una scheggia di preghiera:

CHE LA MIA CASA POSSA SEMPRE ESSERE IN FESTA PER TE, SIGNORE.

Hanno detto: Il buon legname non cresce facilmente: più forte è il vento, più robusto è l'albero. (J. Willard Marriot) 
Saggezza popolare: E' meglio sdrucciolar con i piedi che con la lingua.

Un aneddoto: Pio X a una signora che gli diceva: "Sento che è santo e fa  miracoli", rispose: "Avete sbagliato di una lettera: io sono Sarto".

Parola di Dio: Is. 42,1-7; Sal. 26; Gv. 12,1-11

 

Vangelo Gv 12, 1-11

Dal vangelo secondo Giovanni.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E quì gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. Parola del Signore

 

“SEI GIORNI PRIMA DELLA PASQUA, GESU’ ANDO’ A BETANIA E QUI GLI FECERO UNA CENA.” (Gv. 12,1-2)

Questa settimana santa inizia con un quadro familiare. Non c’è più il clamore della gente osannante a Gesù che entra in Gerusalemme, non ci sono ancora le urla che spingono Pilato a condannare Gesù alla morte, c’è invece il calore dell’amicizia, la gioia di Marta e Maria nell’avere con loro Gesù, l’amico che ha fatto risorgere il loro fratello Lazzaro, c’è il profumo di questo unguento versato per riconoscenza, dell’amore, della fede che riempie questa casa. Mentre si addensano le nubi su coloro che cercano la morte di Gesù, c’è almeno qualcuno che lo ha accolto, che in silenzio lo ama, che senza saperlo comincia ad annunciare la morte e la risurrezione del Salvatore. E’ una gioia potersi trovare in casa di amici veri, sentirsi accolti, non dover dipendere da gesti formali ed esteriorità, parlare e saper ascoltare, condividere con semplicità e gioia. Mi chiedo: se fossi vissuto ai tempi di Gesù, Egli sarebbe venuto volentieri, con gioia, a passare una delle sue ultime sere prima della passione a casa mia? E si sarebbe trovato bene come a Betania? Gesù vuole venire in casa nostra a portare la sua presenza, la sua pace, ma c’è posto per Lui o la nostra casa è già occupata da tante altre cose e persone? Vorrei che per te, Gesù, anche il mio cuore, fosse sempre Betania. Non ti ho ancora capito fino in fondo, ma ti amo. Sono ancora preso dai miei peccati che ti mettono in croce ma voglio stare ai tuoi piedi. Non so darti molto e neppure dirti belle parole ma il tuo grande amore e il mio povero amore riempiano ancora e sempre di profumo la mia casa e siano il segno della tua presenza in essa.

  

MARTEDI’ 26 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’ Emanuele, martire; San Ponzio; San Giovino.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, PERCHE’?  …   SIGNORE, PER TE.

Hanno detto: Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti. (Roosevelt) 

Saggezza popolare: Il male che non ha riparo è bene tenerlo nascosto.

Un aneddoto: Quando Don Orione era vecchio e malato di cuore, dicevano tutti,: "Se muore Don Orione si sfascia tutto!". È morto Don Orione, e si sono moltiplicate le opere della sua Congregazione, senza fine, in tutto il mondo. È chiaro! Quello, lassù, mica sta con la pancia per l'aria a guardar le stelle! Ha moltiplicato le opere sue. Lavora più di là che di qua, chiaro.!

Parola di Dio: Is. 49,1-6; Sal. 70;Gv. 13,21-33.36-38

 

Vangelo Gv 13, 21-33. 36-38

Dal vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte. Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte». Parola del Signore

 

“PIETRO GLI DISSE: SIGNORE DOVE VAI?…DARO’ LA MIA VITA PER TE!”. Gv. 13, 36.37)

Pietro è uno che ama ma è un debole. Per questo ci è tanto simile. Forse proprio per questo Gesù lo ha scelto come capo della Chiesa, per farci capire che quello che conta non è la nostra forza, la nostra completa rettitudine morale, ma la nostra debolezza confortata dal suo amore e dal suo perdono. Pietro quando chiede a Gesù “Dove vai?” lo chiede perché lui desidera essere là dove è il suo maestro, quando proprio in quella notte seguirà Gesù nel cortile del pretorio, sarà sia “per vedere come andava a finire” ma anche per vedere se forse non poteva fare qualcosa. Quando Pietro dice a Gesù che è disposto a dare la sua vita per Lui è sincero infatti sguainerà la spada nell’orto degli ulivi per combattere per Gesù e per vendere a caro prezzo la propria vita… Pietro lo ama davvero Gesù ma nello stesso tempo vorrebbe che le cose andassero come vuole lui. Perché il Figlio di Dio deve soffrire? Perché non prende il potere con la forza o con l’astuzia? Perché non è un po’ meno intransigente e un po’ più diplomatico?…. “Signore, noi ti amiamo, siamo anche disposti a giocare almeno un po’ della nostra vita per te, ma se tu fossi un po’ secondo i nostri progetti! Perché non intervieni con forza davanti alle ingiustizie? Perché la sofferenza, la prova sembra quasi accanirsi nei confronti dei tuoi amici? Perché tanta pazienza nei confronti dei malvagi, perché permetti tanti scandali? Perché…” Poi fermiamoci e facciamo un po’ di silenzio per sentire anche noi, in lontananza cantare un gallo il quale non ci rimprovera il nostro peccato, ma può farci riflettere: chi è conosce la verità e il senso della vita: Io o Gesù? E’ più giusto che Gesù cominci a pensarla come me o che io mi abbandoni e cominci a pensare come Lui? E meglio che mi affidi ai miei piccoli ragionamenti o che nella mia debolezza impari da Lui ad amare?

  

MERCOLEDI’ 27 MARZO

Tra i santi ricordati oggi: Sant’Augusto; San Gelasio.

Una scheggia di preghiera:

SIGNORE, PIETA’

Hanno detto: Colui che crede fortemente in se stesso vive con i piedi pesantemente poggiati su una nuvola. (Ralph Waldo Emerson) 

Saggezza popolare: Non esiste cretino che sia silenzioso ad una festa.

Un aneddoto: Teodosio, il grande imperatore romano aveva scelto il filosofo Arsenio quale precettore e maestro di sapienza per suo figlio Arcadio. Il giovanotto superbo, perché figlio di un imperatore, durante la lezione stava seduto e faceva rimanere il filosofo in piedi davanti a sé. Avendo veduto questo Teodosio lo redarguì: “ Alzati e cedi il posto al tuo maestro: le ricchezze e la nascita sono un caso. La sapienza è il vero merito.

Parola di Dio: Is. 50,4-9; Sal: 68; Mt 26,14-25

 

Vangelo Mt 26, 14-25

Dal vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». Parola del Signore

 

“QUANTO MI VOLETE DARE PERCHE’ IO VE LO CONSEGNI?”. E QUELLI FISSARONO TRENTA MONETE D’ARGENTO. (Mt. 26,15)

Si sono fatte molte supposizioni sul motivo del tradimento di Giuda. Qualcuno sottolinea il motivo dell’avidità di denaro, qualcuno parla di predestinazione, qualcuno interpreta l’atto di Giuda come quello di uno che aveva letto la figura Gesù come quella di un  liberatore politico, ma vedendo che Gesù non agiva, lo vuoi mettere in condizioni di agire con i suoi poteri straordinari, o per lo meno di essere causa di una sommossa popolare. Forse è un bene non sapere esattamente il motivo del tradimento di Giuda. Si può tradire per mille motivi: ogni discepolo sa di poter essere lui a tradire il suo maestro. Infatti ogni discepolo può, come Giuda, non capire il dono. Gesù poi è stato tradito e venduto per il valore di uno schiavo. Ma Gesù, il Figlio di Dio sì è consegnato nelle nostre mani, schiavo d’amore. Trenta denari erano la paga di un pastore e Gesù, il Buon Pastore, per trenta denari, dà la vita per le sue pecorelle. Per poco denaro oggi si vendono i genitori anziani, per pochi denari si feriscono le amicizie, per denaro si vende il proprio corpo e la propria dignità. Tu, Gesù, l’hai detto: “non si può servire Dio e il denaro”. Aiutami a non vendere la mia anima per pochi denari, a non vendere Te per denaro, a non vendere nessuno per quel denaro che tanto alletta ma che alla fin fine non ci porteremo nella tomba.

  

GIOVEDI’ 28 MARZO: GIOVEDI’ SANTO

Tra i santi ricordati oggi: San Gontrano; San Venturino

Una scheggia di preghiera:

SEI TU SIGNORE IL PANE, UN CIBO SEI PER NOI.

Hanno detto: E' molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere ogni tanto, galantuomo sempre. (Luigi Pirandello)

Saggezza popolare: Per sapere la verità bisogna ascoltare due bugiardi. 

Un aneddoto: Pio X incaricò un ebreo, banchiere di Venezia, a portare la  sua benedizione a un vecchio prete veronese, già compagno  di scuola a Castelfranco. L'ebreo:  "Volentieri, Santità, benché io, in quanto sono ebreo, non  sia la persona più adatta a portare la vostra benedizione".  "Non si preoccupi, perché se l'imballaggio è gramo, la  mercanzia è buona".

Parola di Dio: Es. 12,1-8.11-14; Sal. 115; 1Cor. 11,23-26; Gv. 13,1-15

 

Vangelo Gv 13, 1-15

Dal vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse:“Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Parola del Signore

 

“COMINCIO’ A LAVARE I PIEDI DEI DISCEPOLI.” (Gv. 13,5)

L’ultimo insegnamento è il servizio, la via dell’umiltà, la carità verso il prossimo. L’amore verso di Dio si manifesta con la nostra disponibilità a lavare lo sporco della terra, a rendere i nostri simili migliori con la gratuità dell’amore. Ci riconosceranno suoi discepoli quando sapremo scendere dal piedistallo che ci siamo costruiti e ci metteremo a servizio dell’uomo, come ha fatto Gesù. Con questa pagina il Vangelo di Giovanni narra l’Eucaristia. Gesù ci ha chiesto di dare noi stessi da mangiare all’uomo affamato di giustizia e assetato di verità. Il linguaggio della carità è comprensibile ad ogni lingua, ci rende credibili. È il tratto del volto di Dio che si lascia riconoscere nel nostro. È la somiglianza a Lui che rende credibile il Vangelo.

  

VENERDI’ 29 MARZO: VENERDI’ SANTO

Tra i santi ricordati oggi: San Secondo d’Asti; Santi Firmino e Aulo.

Una scheggia di preghiera:

GRAZIE!

Hanno detto: Che cosa diventa un presuntuoso, privo della sua presunzione?Provatevi a levar le ali a una farfalla: non resta che un verme. (Nicolas Chamfort)

Saggezza popolare: Il coraggio è l'arte di avere paura senza che gli altri se ne accorgano.
Un aneddoto: Un giorno, un giovane ragazzo, litigò furiosamente con il padre, tanto che decise di andare via di casa. Era così arrabbiato e orgoglioso che non volle più vedere né sentire il padre. Purtroppo il ragazzo era ribelle e questo gli causò tanti guai anche con le altre persone. Un giorno infatti fu arrestato. Doveva scontare una pena di tre mesi ma rimase in prigione solo due giorni, nei quali ebbe modo di riflettere sulla sua vita sregolata. Il secondo giorno di prigione fu scarcerato, qualcuno aveva pagato la cauzione per lui. “Chi può essere stato?”, pensò il ragazzo. “Nessuno mi vuol bene, mi sono comportato troppo male con tutti, chi può aver fatto questo gesto così bello nei miei confronti? Forse c’è stato un errore. Magari tra poco mi richiamano e mi diranno che dovevano scarcerare il mio compagno di cella...” E mentre pensava a tutte queste cose uscì dalla prigione e proprio sulla soglia del cancello vide suo padre. “Papà….come mai sei qui?!”, chiese il ragazzo stupito e con tanta vergogna. Pensava che il padre fosse lì per caso e non voleva far vedere che era appena uscito di prigione. “Sono qui per te.”, disse il padre allargando le braccia. “Io ho pagato la cauzione per te.” Il figlio non poteva credere alle sue orecchie. Il padre che lui aveva offeso con parole pesanti gli aveva pagato la cauzione e adesso chiedeva un abbraccio. Il ragazzo mise da parte l’orgoglio è abbracciò forte suo padre. Mentre il padre accompagnava il figlio verso la macchina per riportarlo a casa, il giovane fece una domanda: “Perché hai pagato per me? Io mi sono comportato malissimo nei tuoi confronti, come mai mi dimostri così tanto amore?” Il padre rispose “Non posso impedirti di andare via di casa ma, appena ho saputo che ti avevano arrestato, mi sono preoccupato molto per te e sono corso a pagarti la cauzione. Tu sei mio figlio e farei qualunque cosa per te.” “Papà, io non mi merito tutto questo amore, cosa posso fare per ricambiare?” “Il mio amore non ha un prezzo, caro figlio. Ma se puoi… non cacciarti più ne guai.”

Parola di Dio: Is. 52,13-53,12; Sal. 30; Eb.4,14-16; 5,7-9; Gv. 18,1-19,42

 

Vangelo Gv 18, 1 -19, 42

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?”. Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: “E' meglio che un uomo solo muoia per il popolo”. Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: “Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?”. Egli rispose: “Non lo sono”. Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto”. Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?”. Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: “Che accusa portate contro quest'uomo?”. Gli risposero: “Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato”. Allora Pilato disse loro: “Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!”. Gli risposero i Giudei: “A noi non è consentito mettere a morte nessuno”. Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?”. Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos'è la verità?”. E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: “Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?”. Allora essi gridarono di nuovo: “Non costui, ma Barabba!”. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l'uomo!”. Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: “Di dove sei?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”. Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: “Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi sacerdoti: “Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare”. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”. I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si sono divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne da  testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino. Parola del Signore (Anche oggi dedica tua meditazione alla Via Crucis di Gesù e dell’uomo)

 

SABATO 30 MARZO: SABATO SANTO

Tra i santi ricordati oggi: San Giovanni Climaco; Sant’ Amedeo.

Una scheggia di preghiera:

ABBIAMO BISOGNO DI TE, GESU’

Hanno detto: Riflettere è considerevolmente laborioso; ecco perché molta gente preferisce giudicare.(Ortega y Gasset)

Saggezza popolare: Un bimbo impiega due anni per imparare a parlare, un uomo impiega una vita per imparare a tacere.

(Anche oggi, fino alla celebrazione della notte non ci sono liturgie particolari, tutto tace, ma tutto per noi diventi attesa nella preghiera: nel silenzio della terra sta nascendo la vita definitiva!)

 

DOMENICA 31 MARZO: PASQUA RISURREZIONE DEL SIGNORE

Tra i santi ricordati oggi: Santa Balbina; San Beniamino; San Lucerio

Una scheggia di preghiera:

ALLELUIA! CRISTO E’ RISORTO. ALLELUIA!

Hanno detto: Preferisco avere all'incirca ragione, che precisamente torto. (John Maynard Keynes) 

Saggezza popolare: Quando l'acqua ti arriva alla gola, è sciocco chiedersi se l'acqua è potabile.

Un aneddoto: Nel caravanserraglio del Sultanhani cinque pellegrini provenienti da varie contrade dell’Asia si accordarono per proseguire il cammino insieme, perché tutti andavano alla Mecca. Il giorno seguente, mentre tutti chiacchierando camminavano alla volta di Konya, videro per terra un dinaro d’argento. Subito quello che lo raccolse propose: “ Comperiamo del mafil e dividiamocelo”. Il secondo disse: “D’accordo per dividercelo, ma io preferisco che si comperi dell’uzum”. “Io non conosco né uzum né mafil - disse il terzo - ma ho proprio voglia di balesh. Compriamo del balesh e dividiamocelo in parti uguali”.  Il quarto, però, protestando, affermava che nulla fosse meglio del bestan, e che un dinaro di bestan ci voleva proprio. Ma il quinto, un poco infuriato gridò: “Tacete tutti: a Konya prenderemo del rektaf. Nel mio paese si loda il rektaf di Konya e io non ne ho mai mangiato. Dobbiamo comperare del rektaf e nient’altro”. Si misero tutti a discutere e a litigare. Stavano già per venire alle mani quando scorsero un maestro sufi passare poco distante.  Decisero allora di rimettere a lui la soluzione del diverbio e, raggiuntolo, gli spiegarono tutta la cosa. “Bene - ripose - venite con me. Risolverò il vostro problema con piena soddisfazione di tutti”. Giunti a Konya li portò da un fruttivendolo, dal quale comprò un dinaro d’uva, e tutti furono contenti, poiché infatti quella volevano, pur chiamandola ciascuno con il termine precipuo della propria lingua. Così, pur se lo chiamano con nomi differenti, dal momento che tutti parlano di Dio, perché litigano?

Parola di Dio: At. 10,34.37-43; Sal 117;Col. 3,1-4 opp. 1Cor. 5,6-8; Gv. 20.1-9

 

Vangelo Gv 20, 1-9

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!”. Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. Parola del Signore

 

“NON AVEVANO ANCORA COMPRESO LA SCRITTURA, CHE EGLI DOVEVA RISUSCITARE DAI MORTI”. (Gv. 20,9)

Che effetto fa, oggi, gridare gioiosamente, celebrare, dire: “Cristo è risorto”? Buona parte del nostro mondo non conosce neppure Cristo. Per altri la risurrezione è un mito: Gesù è stato un grand’uomo della storia, ha detto cose rivoluzionarie e quindi è finito male perché il potere e l’ordine costituito non potevano permettersi un elemento di disturbo come era lui; molte delle cose che ha detto possono essere valide, ma tutto finisce lì. Per molti altri la risurrezione c’è stata, ma   è un fatto personale di Gesù (beato Lui!), infatti dopo duemila anni tutti moriamo ancora. Ed ecco, allora, che anche oggi molti ”cristiani” si recano in chiesa per tradizione, per abitudine a compiere dei riti religiosi spesso celebrati con altrettanta abitudine ripetitiva da sacerdoti più addetti ad operazioni funebri che ministri della vita. L’antica sequenza di Pasqua che abbiamo letto diceva: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. E, allora, è ora di smetterla di andare alla sepoltura di Dio. Chi va in chiesa, oggi, non va a visitare una tomba.  Il Tabernacolo non è un’urna cineraria, lì c’è il Pane della vita. L’Eucaristia non è un rito commemorativo  in occasione di un anniversario di morte, è la memoria viva dell’amore di Dio morto e risorto e operante in mezzo a noi. Qualcuno mi dirà: “Ma cammina con i piedi per terra! Dov’è che la morte è vinta? Dopo quella ‘risurrezione’ ci sono quasi duemila anni in cui i cimiteri hanno continuato a riempirsi: grandi e piccoli, poveri e ricchi, umili e scienziati, nessuno si è salvato dalla morte!” E’ vero, ma se credi, da dopo la risurrezione di Gesù, la morte non è più la stessa, è cambiato anche il dolore, si sono aperte porte che danno una prospettiva diversa. Ripetiamoci ancora la frase di Paolo: “Se siete risorti con Cristo…” Il senso della nostra Pasqua è qui. Se risorgere è solo qualcosa che tocca Cristo e non noi, oggi, è una cosa, ma se ci riguarda adesso, cambia tutto.

 

 

Fonte:

http://digilander.libero.it/schegge_scintille/sch_2013_01.doc

http://digilander.libero.it/schegge_scintille/sch_2013_02.doc

http://digilander.libero.it/schegge_scintille/sch_2013_03_schegge+.doc

Autore del testo: Don_Franco_Locci

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