Riassunto Decameron

 

 


Riassunto Decameron

 

I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

“Decameron” di Giovani Boccaccio (1313-1375)

 

Proemio
Nel proemio c’è la dedica del Decameron ad un pubblico particolare: le donne che amano e che hanno tempo libero. Questo pubblico però è una metafora di un pubblico moralmente colto e nobile, infatti l’amore nobilita l’animo e lo rende tale da poter comprendere i contenuti trattati.

Ser Ciappelletto
Musciatto Franzesi, un ricco uomo fiorentino, decise di ingaggiare ser Cepparello, un cinico notaio, come usuraio a riscuotere delle tasse a dei debitori. La fama di ser Ciappelletto, com’era soprannominato dai Francesi, era pessima: egli non avrebbe pensato due volte di uccidere o minacciare qualcuno, eppure la faceva sempre alla corte. Andatosene in Borgogna dove nessuno lo conosceva, alloggiò nella casa di due fratelli usurai dove, per sfortuna, si ammalò. I fratelli in pensiero per la loro condizione e immagine, erano indecisi sul lasciarlo per strada o sul curarlo; tuttavia avendo sentito, ser Ciappelletto disse loro di non preoccuparsi e di chiamare subito un santo frate. Venuto quest’uomo, il moribondo chiese una confessione generale dei peccati di tutta la sua vita, ovviamente era una falsa e improvvisata. Fingendo su tutto, capovolgendo la frase a suo favore e facendosi   credere un fedele cristiano, riuscì ad ottenere l’estrema unzione e, il vero obiettivo, ad apparire come un sant’uomo senza peccato. Il frate, una volta morto ser Ciappelletto, decise di farlo seppellire addirittura nel convento e, nella celebrazione del funerale, ne esaltò le doti e venne addirittura baciato e ritenuto santo. Si ritiene che ancora tutt’oggi che chi gli si raccomanda ottiene dei miracoli.

Landolfo Rufolo - Tema: (s)fortuna
Landolfo Rufolo era un uomo molto ricco che, per raddoppiare il suo patrimonio, decise di comprare tutto quello che poteva e di venderlo a Cipri.
Purtroppo trovò la concorrenza e, oltre ad abbassare i prezzi, dovette gettare molta merce in mare; allora decise di darsi alla pirateria e così, con un sacco di ruberie, riuscì a raddoppiare il suo patrimonio. Timoroso di poter perdere tutto, decise di tornarsene a casa, ma, colto da una tempesta, si fermò in un golfo di un’isoletta dove vene attaccato, derubato e fatto schiavo da dei Genovesi. Colti anch’essi da una tempesta naufragarono e Landolfo riuscì a rimanere attaccato prima ad una trave galleggiante e poi ad una cassa che lo aveva disarcionato dalla prima trave; vagante per il mare, venne avvistato da una signora che lo accolse e lo curò. Una volta guarito, si ricordò della cassa e vi trovò tanti gioielli da raddoppiare il suo patrimonio iniziale, tornò così a casa e ringraziò con un dono la gentile signora.

Andreuccio da Perugia - Tema: (s)fortuna contrastata dalla virtù umana (malizia)
Andreuccio si recò a Napoli con 500 fiorini d’oro per dei cavalli, qui incontrò una vecchia signora che conosceva la sua famiglia e anche una “ciciliana” che però aveva adocchiato solamente i suoi soldi. La prostituta siciliana, avendo chiesto alla vecchietta delle informazioni riguardanti Andreuccio, accolse questi in casa sua e si finse sua sorella, riuscendo così a farlo pernottare da lei. Con astuzia però riuscì a prendergli i soldi e di mandarlo fuori casa. Vagante e disperato Andreuccio trovò due briganti che volevano spogliare la tomba di un vescovo che se lo portarono con loro; dopo essere caduto in un pozzo, arrivò con i briganti alla tomba in cui c’erano molti tesori tra cui un anello dal valore di 500 fiorini. Fatto entrare nel sarcofago pensò bene di tenersi l’anello e, una volta gettati fuori gli ori e i gioielli, avendo assodato che non c’era più niente, venne chiuso all’interno e lasciato lì. Fortunatamente un altro gruppo di ladri stava tentando lo stesso colpo e avendoli spaventati fingendo di essere il morto e avendoli fatto lasciare aperta la lastra, riuscì ad uscire. Se ne tornò così a casa non più ricco, non con i cavalli, me sicuramente più cresciuto e con esperienza.

Tancredi e Ghismunda - Tema: amore fedele fino alla morte
Tancredi era il principe di Salerno ed era molto affezionato a sua figlia Ghismunda tanto da non volerla neppure maritare; tuttavia ella si era innamorata di un ragazzo di umile origine e valletto del padre: Guiscardo, essi si vedevano spesso di nascosto e il loro amore era grande. Venutolo a sapere il padre lo fece uccidere e diede il suo cuore ala figlia, la quale, disperata, lo baciò e lo cosparse di lacrime, lo mise in una coppa contenente un infuso velenoso fattoselo preparare in precedenza, bevve il contenuto e morì.

Lisabetta da Messina - Tema: amore
Lisabetta era la sorella di tre giovani mercanti di Messina, rimasti tutti senza padre ma con una buona eredità; ella era innamorata di un operaio tuttofare in casa loro, Lorenzo, con cui si vedeva spesso di nascosto. Venutolo a sapere i fratelli, temendo che s’infamasse il loro nome, lo portarono in un luogo isolato e lo uccisero senza dir niente alla sorella. I fratelli le raccontarono che lo ebbero mandato via per sbrigare delle faccende, ma, non vedendolo più tornare, chiese ripetutamente dove fosse senza ottenere però alcuna risposta e addirittura rischiando che venisse scoperto il loro rapporto. Apparsole in sogno, Lorenzo disse a Lisabetta dov’era sotterrato, così con una scusa andò a cercarlo e, trovatolo, se ne prese la testa e la sotterrò in un vaso in casa. Vedendola sempre piangere su quella pianta di basilico, i fratelli gliela tolsero di nascosto; allora Lisabetta, poiché essi non volevano dirle dove fosse il vaso, si ammalò e morì. I fratelli, avendo scoperto la testa e temendo che si sapesse in giro dell’omicidio, se ne andarono a Napoli.

Nastagio degli Onesti - Tema: amore
Nastagio amava la figlia dei Traversari, una potente famiglia, tanto che spese tutte le sue ricchezze in banchetti e regali senza venir ricambiato. Se ne andò allora dai suoi a Chiassi e in un bosco vide un cavaliere che inseguiva una fanciulla nuda con dei cani, che la amò in vita, ma che non fu ricambiato; questa visione si ripeté ogni venerdì e così decise di invitare ad in banchetto i suoi parenti e anche la donna amata per far vedere loro la scena. Tutto si svolse come previsto e l’amata, temendo che ciò potesse capitare a lei, decise di amare Nastagio e di sposarsi.

Federigo degli Alberighi - Tema: amore
Federigo amava senza essere ricambiato una nobildonna, Giovanna, per la quale, spendendo tutte le sue ricchezze per lei, rimase povero possedendo solo un falcone e una casetta in campagna in cui si ritirò. Al figlio di Giovanna piaceva molto il falcone di Federigo e così, una volta che si ammalò, quella era l’unica cosa che avrebbe desiderato di più. Giovanna volendo rispettare la volontà del figlio si recò da Federigo per chiederglielo, ma quegli, volendo che l’amata si fermasse a pranzo pur non avendo più niente, decise di cucinarle proprio l’unica cosa più cara che avesse: il falcone. Essendo venuto a sapere il motivo della sua visita, si mise a piangere perché non era riuscito ad accontentarla. La donna toccata dal gesto, se ne andò e poco dopo il figlio morì; i suoi fratelli allora la spinsero a risposarsi e, sentendosi costretta, scelse Federigo, l’unico uomo che le ha voluto veramente bene.

Madonna Oretta - Tema: bel parlare.
Un cavaliere durante una passeggiata a cavallo tra amici, chiese a madonna Oretta di allietarla con una novella a cavallo. Egli essendo cavaliere, non portava meglio la spada di quanto sapesse raccontare le novelle, infatti si bloccava, riniziava a raccontare, tornava indietro, insomma non era capace. Ella con un motto disse che il trotto del suo cavallo era troppo duro e che avrebbe preferito proseguire a piedi; il cavaliere capì e la depose

Cisti fornaio - Tema: virtù borghesi e cortesi, bel parlare.
Cisti era un fornaio di Firenze che aveva fatto fortuna col suo lavoro, ma la natura lo aveva dotato di animo nobile capace di rispettare le regole cortesi e le differenze sociali, possedendo però l’arguzia e l’intelletto di raggiungere i suoi scopi; la raffinatezza si rispecchia nell’abbigliamento e negli oggetti usati. Cisti possedeva un forno in una via fiorentina dove passavano spesso degli ambasciatori di pace accompagnati dal banchiere Geri Spina; possedendo i migliori vini di Firenze, Cisti decise di offrirne loro, tuttavia secondo le regole  della borghesia offrire qualcosa a qualcuno di un rango superiore sarebbe stato ritenuto sconveniente. Argutamente però trovò il modo che fosse lo stesso Geri ad invitarsi attraendolo col suo sorseggiare il fresco vino in una calda giornata d’estate in splendidi bicchieri d’argento e ciò avvenne. Per festeggiare il termine dell’ambasciata Geri diede un convito in cui volle offrire il pregiato vino di Cisti e mandò così un servo con un fiasco dal fornaio. Volendone assaggiare un po’, il servo prese un fiasco più grande; Cisti, conoscendo Geri e le norme della buona cortesia, per due volte si rifiutò di riempire quel fiasco, a sua volta Geri, dalle parole riferitegli dal servo, intuì lo scambio dei fiaschi e così riuscì ad ottenere il vino. Cisti, molto liberalmente gli offrì tutto il vino e nacque così una grande amicizia.

Chicchibìo cuoco - Tema: bel parlare
Chicchibìo, il cuoco di Currado Gianfigliazzi, mentre stava cucinando una gru catturata dal falcone di Currado, vide arrivare in cucina una ragazza, Brunetta, della quale era innamorato; ella gli chiese se potesse avere da mangiare una coscia della gru e, ammaliato, Chicchibìo cedette. Quando la gru fu servita, Currado chiese a Chicchibìo dove fosse l’altra coscia e questi prontamente rispose che le gru ne hanno una sola e ciò gliel’avrebbe fatto vedere il giorno successivo; Currado, che aveva ospiti a cena, disse solo che se non fosse stato vero l’avrebbe ucciso. L’indomani partirono alla ricerca di gru e, trovatone un gruppo di dodici gru che stavano su una zampa sola, Chicchibìo prestamente disse che aveva avuto ragione la sera precedente; allora Currado gridò e le gru, posate entrambe le zampe a terra, volarono via. Sbigottito Chicchibìo improvvisò dicendo che la sera precedente il signore non aveva gridato e così la gru sul piatto non aveva posato l’altra zampa; questa risposta piacque molto a Currado e Chicchibìo fu assolto da ogni colpa.

Frate Cipolla - Tema: bel parlare
A Certaldo, frate Cipolla, appartenente all’ordine degli antoniani, era solito andare per raccogliere le offerte del popolo; tuttavia questo frate del pelo rosso, era molto furbo e amante della bella vita e cercava così di speculare sulle offerte a discapito della gente ignorante. Frate cipolla dunque promise che alla festa di sant'Antonio avrebbe fatto vedere la penna dell’arcangelo Gabriele persa durante l’Annunciazione a cui si sarebbero dovute fare molte offerte; avendo sentito ciò, due furbi giovani, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, decisero di sottrargliela con un astuto piano: mentre il servo Guccio del frate era intento a parlare con una donna molto poco attraente, scambiarono in contenuto della cassetta. Dopo la sua predica, frate Cipolla prese la cassetta e si accorse che dentro non c’era più una piuma, bensì dei carboni e, imperterrito, continuò improvvisando raccontando il viaggio dove ottenne la reliquia. Alla fine del racconto disse che aveva due reliquie con sé: la penna e i carboni del fuoco in cui era stato bruciato san Tommaso, che però erano contenuti entrambi in due cassette molto simili e così si è sbagliato, avendo scambiato le due cassette. Tuttavia disse che ciò era un miracolo perché significava che Dio volesse ricordar loro la festa di san Tommaso che sarebbe stata due giorni dopo. Con questo espediente riuscì ad ottenere più offerte che mai.

Calandrino e l’elitropia - Tema: le virtù sono distribuite non in base alla classe     sociale, ma per i proprie capacità.
Calandrino era un pittore fiorentino molto amico di Bruno e Buffalmacco, uomo di semplici costumi. Un giorno un astuto uomo, Maso del Saggio, decise di tendergli una beffa: prima gli fece credere che c’era una città piena di cibo gratis e ovunque e poi che c’era un posto dove c’erano delle pietre (elitropie) che ti avrebbero fatto diventare invisibile. Avendoci creduto, Calandrino volle rendere partecipi della sua “fortuna” anche i suoi amici, i quali però lo canzonarono solo facendogli credere che tutto fosse vero: infatti andati sul fiume Mugnone e avendo raccolto un sacco di pietre, gli fecero credere di essere diventato invisibile semplicemente chiedendosi tra loro dove fosse finito. Calandrino convinto di essere invisibile se ne tornò a casa dove c’era la moglie che lo aspettava, ella infatti lo rimproverò per il ritardo ed egli, credendo che quella diabolica donna avesse il potere di togliere le proprietà alla sua pietra, la picchiò duramente. Tornati i due amici ridendo continuarono nel loro scherzo e acconsentivano tutto quello che Calandrino diceva.

Griselda - Tema: Amore e sottomissione
A Gualtieri, marchese di Sanluzzo, non essendo ancora sposato, venne obbligato dai suoi familiari di prendere moglie, cosa che si conveniva ad un uomo ricco e potente; così egli scelse una donna plebea, Griselda, una ragazza molto bella che, dopo l’approvazione del padre, sposò. Tuttavia, Gualtieri decise di mettere alla prova la sua pazienza con diverse prove: finse di aver ucciso la loro primogenita figlia e il secondogenito maschio, che invece vennero mandati a Bologna da dei parenti per essere educati; poi decise di voler cambiar moglie e, dopo aver ottenuto una finta dispensa papale, organizzò le nozze. Griselda sopportò tutto paziente e mesta, mentre Gualtieri piangeva tra sé e sé per il dispiacere che stava arrecando alla sua amata. La finta sposa era proprio sua figlia che, seppur anch’essa inconsapevole di ciò, venne al palazzo per le nozze; qui era stato chiesto a Griselda da fungere da governante per la sua esperienza nei tredici anni di matrimonio; anche a questa prova acconsentì. Nel bel mezzo delle nozze Gualtieri svela tutto e proclama il suo amore grande per Griselda e, abbracciati i figli, vissero felicemente la loro vita.

Conclusione dell’autore - Nella conclusione Boccaccio ne approfitta per rispondere a delle accuse avanzategli sull’opera:

  1. La prima accusa è quella di licenziosità:
  2. La materia trattata è di carattere erotico e a quel tempo si trovava opposizione in queste materie, l’autore risponde di aver trattato ciò con termini “onesti” senza aver offeso nessuno.
  3. La forma usata è richiesta dalla qualità delle novelle, altrimenti sarebbero state sminuite.
  4. Le espressioni più libere sono metafore quotidiane.
  5. I luoghi in cui vengono lette queste novelle non sono le chiese o le scuole filosofiche, bensì in luoghi di sollazzo, di piacere, in giardini.
  6. La dannosità delle novelle dipende solo dall’ascoltatore cosiccome i vantaggi che si possono trarre; l’opera non è né morale né immorale, siamo noi che lo stabiliamo al momento della fruizione, della forma in cui è scritta.
  7. La seconda accusa è quella della bellezza:
  8. Non tutte le novelle possono essere belle, ce ne sono anche di brutte, e comunque siamo noi che lo stabiliamo.
  9.  La terza accusa è quella della lunghezza:
  10. Le novelle sono dedicate ad un pubblico che dispone di tutto il tempo che vuole per riempire l’ozio.
  11. La gente acculturata parla in modo più disteso nei discorsi rispetto a coloro che non hanno studiato.
  12.  La quarta accusa è quella in cui si dice che l’opera è piena di motti e ciance:
  13. Anche se sconvenevoli ad un uomo come lui, si ricorda la finalità delle opere, quella del divertimento.
  14. L’accusa dovrebbe andare invece alle prediche dei frati che dovrebbero essere serie e non piene di spiritosaggini.
  15.  La quinta e ultima accusa è quella di aver detto il “ver dei frati”:
  16. Finge di lodare le imprese dei frati, invece ribadisce i loro vizi (avidità, lussurias)

 

Fonte: http://www.cescoscap.altervista.org/CescoScap/liceo_files/Decameron%20-%20riassunto.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 


 

Riassunto Decameron

 

Decameron - Lisabetta da Messina (riassunto)


Questa novella narrata da Filomena sotto il reggimento di Filostrato ha come tema dominante l'amore senza esito felice. Vivevano a Messina tre fratelli mercanti assai ricchi poiché avevano ereditato tutte le fortune del padre. Hanno anche una sorella, Lisabetta ,che nonostante la sua bellezza e il suo fascino non è ancora marita. Per i tre fratelli lavorava un ragazzo,Lorenzo,bello e aggraziato. Lorenzo e Lisabetta si innamorano,ma una notte mentre la ragazza entra furtivamente nella camera del ragazzo uno dei fratelli di lei si scopre. La mattina racconta la scoperta agli altri due fratelli e insieme decidono per mantenere alto l’onore della famiglia di far finta di niente e di agire quando se ne presenterà l’occasione. Questa si verifica quando i ragazzi dovendo uscire dalla città portano con loro Lorenzo e arrivati in un luogo isolato lo uccidono e lo seppelliscono:lisabetta preoccupata per l’assenza dell’ amante chiede ai due fratelli dove egli sia e questi gli rispondono che era in viaggio per una loro commissione:La ragazza piange in continuazione per il suo amore e una sera dopo essersi addormentata gli appare in sogno il giovane,pallido,con i capelli arruffati e i vestiti in brandelli,dicendo a Lisabetta di essere stato ucciso dai suoi  fratelli e rivagliandoli il posto della propria sepoltura. Alla mattina Lisabetta raccontando di andare con una amica esce di città e si  reca al luogo mostratele in sogno. Visto una zona in cui la terra era meno dura inizia a scavare riportando alla luce il cadavere dell’amato. Senza piangere stacca con un coltello la testa dal corpo e nascondendola la porta con se a casa e la mette  tra la terra in un vaso di basilico. Questo per la concimazione dovuta alla testa in putrefazione e l’acqua provenente dalle lacrime della fanciulla cresce rigoglioso. I tre fratelli venendo a sapere  da vicini che Lisabetta passa intere giornate curando il basilico consumando la propria bellezza,glielo sottraggono di nascosto. La povera Lisabetta per la disperazione si ammala,i fratelli vedendo che Lisabetta continuavano a chiedere il vaso,incuriositi lo svuotano per vederne il contenuto. Riconosciuto il capo di Lorenzo  putrefatto,i fratelli traslocano da Messina a Napoli per tenere nascosto il loro reato. Dopo breve Lisabetta senza nemmeno più la sua reliquia da poter piangere muore.

 

LA PROTAGONISTA

Lisabetta rappresenta l’amore irregolare e segreto,contrasto dall’istituzione familiare,che va incontro ad una sorte tragica,ma resta saldo fino alla morte. La protagonista di fronte al suo amore non compie gesti  eroici di rivolta:la sua risposta all’oppressione familiare è quella dell’accettazione silenziosa e delle lacrime,attraverso le quali ella dimostra la sua fedeltà incrollabile all’amato.si può notare che la protagonista non prende mai la parola,,questo silenzio è usato da Boccaccia per indicare la sua soggezione,la sua condizione di vittima .Alla fine per il dolore causatogli dall’ultimo prepotente gesto dei fratelli-padroni,ella muore.

 

COMMENTO

La novella ricalca la struttura di Ghismunda. Le differenze sono evidenti. 1)l’ambiente in Lisabetta è modesto borghese mercantile,mentre l’altro è elevato aristocratico e elevato. 2) il carattere, Ghismunda e più libertina rispetto a Lisabetta,infatti la prima sceglie la morte volontariamente,nell’altra invece è una diretta conseguenza.
Nella novella si trovano due mentalità,i fratelli che badano al nome della famiglia che in questo modo potrebbe essere danneggiato,Lisabetta e guidata dalla forza irresistibile dell’amore. Queste due logiche contrastanti tra loro non potranno mai raggiungere un accordo,questo è lo scontro principale del racconto. Il “Messaggio” del Boccaccio è la necessita di un’apertura laica della morale familiare e sociale,che attenui la forza repressiva dei codici dominanti sulle forze spontanee  e irrefrenabili della natura. In altre parole una morale più libera quanto riguarda sia i rapporti tra i sessi,sia i rapporti tra ceti sociali.

 

Fonte: http://utenti.multimania.it/adry9986/Lisabetta%20da%20Messina%202.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Decameron - Federico degli Alberghi

La novelletta e narrata da Fiammetta sotto il suo stesso reggimento. Federico degli Alberighi, un ricchissimo nobile di Firenze si innamorò di monna Giovanna, una delle donne più belle della Toscana. Per sedurla organizzò feste in suo onore e le fece doni fino a sperperare tutti i suoi averi e senza suscitare in lei nessuna attrazione. Si ridusse così a possedere solo un piccolo podere ed un falcone, uno dei migliori del mondo che gli permettevano di sopravvivere. Avvenne però che il marito di monna Giovanna morì e questa andò a trascorrere l'estate con il figlio in una tenuta vicino a quella di Federico. Questo e il ragazzo fecero presto la conoscenza, grazie al grande interesse del giovane per il falcone. Il figlio di Giovanna si ammalò e quando gli chiese cosa lui desiderasse, quello rispose che se avesse avuto l'uccello di Federico sarebbe sicuramente guarito. Il giorno dopo la madre si recò da Federico con una altra donna, non senza vergogna di andare a chiedere a lui che a causa sua si era ridotto in miseria una cosa così preziosa. L'accoglienza fu calda, le donne dissero che si sarebbero fermate per la colazione, ma l'uomo non trovando niente da cucinare tirò il collo al falcone e lo servì a tavola. Il pasto trascorre piacevolmente, fino a quando monna Giovanna, raccolto il coraggio, chiede il falcone per il figlio moribondo. Federico scoppia a piangere davanti a lei e le spiega che glielo avrebbe donato volentieri se non lo avesse usato come vivanda per la colazione uccidendolo proprio perché non aveva niente altro di adatto ad una donna come lei. Giovanna torna a casa commossa per il gesto dell'uomo ma sconsolata e nel giro di pochi giorni il suo unico figlio muore, forse per la malattia, forse per il mancato desiderio dell'uccello. Essendo però ancora giovane viene spinta dai fratelli a rimaritarsi per dare un erede ai beni acquisiti dal defunto marito. La donna non vorrebbe altre bozze, ma essendo obbligata sceglie come sposo Federico per la sua generosità, facendolo finalmente ricco, felice e più accorto nelle questioni finanziarie.

 
Fonte: http://utenti.multimania.it/adry9986/Decameron%20-%20Federigo%20degli%20Alberighi.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Giovanni Boccaccio
Il Decamerone
Struttura e riassunti dell’Autore
Note letterarie

Proemio

Prima giornata
nella quale dopo la dimostrazione fatta dall'autore, per che cagione avvenisse di doversi quelle persone, che appresso si mostrano, ragunare a ragionare insieme, sotto il reggimento di Pampinea si ragiona di quello che più aggrada a ciascheduno.

Seconda giornata
nella quale, sotto il reggimento di Filomena, si ragiona di chi, da diverse cose infestato, sia, oltre alla sua speranza, riuscito a lieto fine.

Terza giornata
nella quale si ragiona, sotto il reggimento di Neifile, di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse.

Quarta giornata
nella quale, sotto il reggimento di Filostrato, si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine.

Quinta giornata
nella quale, sotto il reggimento di Fiammetta, si ragiona di ciò che ad alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse.

Sesta giornata
nella quale sotto il reggimento d'Elissa, si ragiona di chi con alcuno leggiadro motto, tentato, si riscosse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno.

Settima giornata
nella quale, sotto il reggimento di Dioneo, si ragiona delle beffe, le quali, o per amore o per salvamento di loro, le donne hanno già fatte a'lor mariti, senza essersene avveduti o sì.

Ottava giornata
nella quale, sotto il reggimento di Lauretta, si ragiona di quelle beffe che tutto il giorno o donna ad uomo, o uomo a donna, o l'uno uomo all'altro si fanno.

Nona giornata
nella quale sotto il reggimento d'Emilia, si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che più gli aggrada.

Decima giornata
nella quale, sotto il reggimento di Panfilo, si ragiona di chi liberalmente ovvero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a fatti d'amore o d'altra cosa.

Conclusioni dell'Autore


Prima giornata

Introduzione

Novella prima
Ser Cepperello con una falsa confessione inganna uno santo frate, e muorsi; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto.

 Novella seconda
Abraam giudeo, da Giannotto di Civign“ stimolato, va in corte di Roma; e veduta la malvagità de' cherici, torna a Parigi e fassi cristiano.

 Novella terza
Melchisedech giudeo, con una novella di tre anella, cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli.

 Novella quarta
Un monaco, caduto in peccato degno di gravissima punizione, onestamente rimproverando al suo abate quella medesima colpa, si libera dalla pena.

 Novella quinta
La marchesana di Monferrato, con un convito di galline e con alquante leggiadre parolette, reprime il folle amore del re di Francia.

 Novella sesta
Confonde un valente uomo con un bel detto la malvagia ipocresia de' religiosi.

 Novella settima
Bergamino, con una novella di Primasso e dello abate di Clign“, onestamente morde una avarizia nuova venuta in messer can della Scala.

 Novella ottava
Guglielmo Borsiere con leggiadre parole trafigge l'avarizia di messer Erminio de' Grimaldi.

 Novella nona
Il re di Cipri, da una donna di Guascogna trafitto, di cattivo valoroso diviene.

 Novella decima
Maestro Alberto da Bologna onestamente fa vergognare una donna, la quale lui d'esser di lei innamorato voleva far vergognare.

 Conclusione della prima giornata


Seconda giornata

Introduzione

 Novella prima
Martellino, infignendosi attratto, sopra santo Arrigo fa vista di guarire, e, conosciuto il suo inganno, battuto, e poi, preso e in pericolo venuto d'esser impiccato per la gola, ultimamente scampa.

 Novella seconda
Rinaldo d'Esti, rubato, capita a Castel Guiglielmo ed è albergato da una donna vedova e, de' suoi danni ristorato, sano e salvo si torna a casa sua.

 Novella terza
Tre giovani, male il loro avere spendendo, impoveriscono; dei quali un nepote con uno abate accontatosi tornandosi a casa per dispeÐlui truova essere la figliuola del re d'lnghilterra, la quale lui per marito prende e de'suoi zii ogni danno ristora, tornandogli in buono stato.

 Novella quarta
Landolfo Rufolo, impoverito, divien corsale e da'Genovesi preso, rompe in mare, e sopra una cassetta, di gioie carissime piena, scampa, e in Gurfo ricevuto da una femina, ricco si torna a casa sua.

 Novella quinta
Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprapreso, da tutti scampato con un rubino si torna a casa sua.

 Novella sesta
Madonna Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l'un de'figliuoli col signor di lei si pone e colla figliuola di lui giace ed è messo in prigione. Cicilia ribellata al re Carlo, e il figliuolo riconosciuto dalla madre, sposa la figliuola del suo signore e il suo fratello ritrova e in grande stato ritornano.

 Novella settima
Il soldano di Babilonia ne manda una sua figliuola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in spazio di quattro anni alle mani di nove uomini perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie.

 Novella ottava
Il conte d'Anguersa, falsamente accusato, va in essilio e lascia due suoi figliuoli in diversi luoghi in Inghilterra, ed egli sconosciuto tornando, lor truova in buono stato, va come ragazzo nello essercito del re di Francia, e riconosciuto innocente, è nel primo stato ritornato.

 Novella nona
Bernabò da Genova, da Ambrogiuolo ingannato, perde il suo e comanda che la moglie innocente sia uccisa. Ella scampa, e in abito d'uomo serve il soldano; ritrova lo 'ngannatore, e Bernabò conduce in Alessandria, dove lo ngannatore punito, ripreso abito feminile, col marito ricchi si tornano a Genova.

 Novella decima
Paganino da Monaco ruba la moglie a messer Ricciardo da Chinzica, il quale, sappiendo dove ella è, va e diventa amico di Paganino. Raddomandagliele, ed egli, dove ella voglia, gliele concede. Ella non vuol con lui tornare, e, morto messer Ricciardo, moglie di Paganin diviene.

 Conclusione della seconda giornata


Terza giornata

Novella prima
Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e diviene ortolano di uno monistero di donne, le quali tutte concorrono a giacersi con lui.

 Novella seconda
Un pallafrenier giace con la moglie d'Agilulf re, di che Agilulf tacitamente s'accorge; truovalo e tondelo; il tonduto tutti gli altri tonde, e così campa della mala ventura.

 Novella terza
Sotto spezie di confessione e di purissima conscienza una donna innamorata d'un giovane induce un solenne frate, senza avvedersene egli, a dar modo che 'l piacer di lei avesse intero effetto.

 Novella quarta
Don Felice insegna a frate Puccio come egli diverrà beato faccendo una sua penitenzia; la quale frate Puccio fa, e don Felice in questo mezzo con la moglie del frate si dà buon tempo.

 Novella quinta
Il Zima dona a messer Francesco Vergellesi un suo pallafreno, e per quello con licenzia di lui parla alla sua donna ed, ella tacendo, egli in persona di lei si risponde, e secondo la sua risposta poi l'effetto segue.

 Novella sesta
Ricciardo Minutolo ama la moglie di Filippello Sighinolfo, la quale sentendo gelosa, col mostrare Filippello il dì seguente con la moglie di lui dovere essere ad un bagno, fa che ella vi va, e credendosi col marito essere stata, si truova che con Ricciardo è dimorata.

 Novella settima
Tedaldo, turbato con una sua donna, si parte di Firenze; tornavi in forma di peregrino dopo alcun tempo; parla con la donna e falla del suo error conoscente, e libera il ma ito di lei da morte, che lui gli era provato che aveva ucciso, e co'fratelli il pacefica; e poi saviamente colla sua donna si gode.

 Novella ottava
Ferondo, mangiata certa polvere, è sotterrato per morto; e dall'abate, che la moglie di lui si gode, tratto della sepoltura, è messo in prigione e fattogli credere che egli è in purgatoro; e poi risuscitato, per suo nutrica un figliuolo dello abate nella moglie di lui generato.

 Novella nona
Giletta di Nerbona guerisce il re di Francia d'una fistola; domanda per marito Beltramo di Rossiglione, il quale, contra sua voglia sposatala, a Firenze se ne va per isdegno, dove vagheggiando una giovane, in persona di lei Giletta giacque con lui ed ebbene due figliuoli; per che egli poi, avutola cara, per moglie la tenne.

 Novella decima
Alibech diviene romita, a cui Rustico monaco insegna rimettere il diavolo in inferno; poi, quindi tolta, diventa moglie di Neerbale.

 Conclusione della terza giornata


Quarta giornata

Introduzione

Novella prima
Tancredi prenze di Salerno uccide l'amante della figliuola e mandale il cuore in una coppa d'oro; la quale, messa sopr'esso acqua avvelenata, quella si bee, e così muore.

Novella seconda
Frate Alberto dà a vedere ad una donna che l'Agnolo Gabriello è di lei innamorato, in forma del quale più volte si giace con lei; poi, per paura de'parenti di lei della casa gittatosi, in casa d'uno povero uomo ricovera, il quale in forma d'uomo salvatico il dì seguente nella piazza il mena, dove, riconosciuto, è da'suoi frati preso e incarcerato.

 Novella terza
Tre giovani amano tre sorelle e con loro si fuggono in Creti. La maggiore per gelosia il suo amante uccide; la seconda, concedendosi al duca di Creti, scampa da morte la prima, l'amante della quale l'uccide e con la prima si fugge: ènne incolpato il terzo amante con la terza sirocchia; e presi il confessano e per tema di morire con moneta la guardia corrompono, e fuggonsi poveri a Rodi e in povertà quivi muoiono.

 Novella quarta
Gerbino, contra la fede data dal re Guglielmo suo avolo, combatte una nave del re di Tunisi per torre una sua figliuola, la quale uccisa da quegli che su v'erano, loro uccide, e a lui è poi tagliata la testa.

 Novella quinta
I fratelli dell'Isabetta uccidon l'amante di lei; egli l'apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso.

 Novella sesta
L'Andreuola ama Gabriotto; raccontagli un sogno veduto ed egli a lei un altro; muorsi di subito nelle sue braccia; mentre che ella con una sua fante alla casa di lui nel portano, son prese dalla signoria, ed ella dice come l'opera sta; il podestà la vuole sforzare; ella nol patisce; sentelo il padre di lei, e lei innocente trovata fa liberare; la quale, del tutto rifiutando di star più al mondo, si fa monaca.

 Novella settima
La Simona ama Pasquino; sono insieme in uno orto; Pasquino si frega a'denti una foglia di salvia e muorsi; è presa la Simona, la quale, volendo mostrare al giudice come morisse Pasquino, fregatasi una di quelle foglie a'denti, similmente si muore.

 Novella ottava
Girolamo ama la Salvestra; va, costretto da'prieghi della madre, a Parigi; torna e truovala maritata; entrale di nascoso in casa e muorle allato; e portato in una chiesa, nuore la Salvestra allato a lui.

 Novella nona
Messer Guiglielmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer Guiglielmo Guardastagno ucciso da lui e amato da lei; il che ella sappiendo, poi si gitta da una alta finestra in terra e muore e col suo amante è sepellita.

 Novella decima
La moglie d'un medico per morto mette un suo amante adoppiato in una arca, la quale con tutto lui due usurai se ne portano in casa. Questi si sente, è preso per ladro; la fante della donna racconta alla signoria sé averlo esso nell'arca dagli usurieri imbolata, laond'egli scampa dalle forche e i prestatori d'avere l'arca furata sono condannati in denari.

 Conclusione della quarta giornata


Quinta giornata

Introduzione

Novella prima
Cimone amando divien savio, ed Efigenia sua donna rapisce in mare; è messo in Rodi in prigione, onde Lisimaco il trae, e da capo con lui rapisce Efigenia e Cassandra nelle lor nozze, fuggendosi con esse in Creti; e quindi, divenute lor mogli, con esse a casa loro son richiamati.

Novella seconda
Gostanza ama Martuccio Gomito, la quale, udendo che morto era, per disperata sola si mette in una barca, la quale dal vento fu trasportata a Susa; ritruoval vivo in Tunisi, palesaglisi, ed egli grande essendo col re per consigli dati, sposatala, ricco con lei in Lipari se ne torna.

 Novella terza
Pietro Boccamazza si fugge con l'Agnolella; truova ladroni; la giovane fugge per una selva, ed è condotta ad un castello; Pietro è preso e delle mani de'ladroni fugge, e dopo alcuno accidente, capita a quel castello dove l'Agnolella era, e sposatala con lei se ne torna a Roma.

Novella quarta
Ricciardo Manardi è trovato da messer Lizio da Valbona con la figliuola, la quale egli sposa, e col padre di lei rimane in buona pace.

Novella quinta
Guidotto da Cremona lascia a Giacomin da Pavia una fanciulla, e muorsi; la quale Giannol di Severino e Minghino di Mingole amano in Faenza; azzuffansi insieme; riconoscesi la fanciulla esser sirocchia di Giannole, e dassi per moglie a Minghino.

 Novella sesta
Gian di Procida trovato con una giovane amata da lui, e stata data al re Federigo, per dovere essere arso con lei è legato ad un palo; riconosciuto da Ruggieri de Loria, campa e divien marito di lei.

 Novella settima
Teodoro, innamorato della Violante figliuola di messere Amerigo suo signore, la 'ngravida ed è alle forche condannato; alle quali frustandosi essendo menato, dal padre riconosciuto e prosciolto, prende per moglie la Violante.

 Novella ottava
Nastagio degli Onesti, amando una de'Traversari, spende le sue ricchezze senza essere amato. Vassene, pregato da'suoi, a Chiassi; quivi vede cacciare ad un cavaliere una giovane e ucciderla e divorarla da due cani. Invita i parenti suoi e quella donna amata da lui ad un desinare, la quale vede questa medesima giovane sbranare; e temendo di simile avvenimento prende per marito Nastagio.

 Novella nona
Federigo degli Alberighi ama e non è amato e in cortesia spendendo si consuma e rimangli un sol falcone, il quale, non avendo altro dà a mangiare alla sua donna venutagli a casa; la quale, ciò sappiendo, mutata d'animo, il prende per marito e fallo ricco.

 Novella decima
Pietro di Vinciolo va a cenare altrove; la donna sua si fa venire un garzone; torna Pietro; ella il nasconde sotto una cesta da polli; Pietro dice essere stato trovato in casa d'Ercolano, con cui cenava, un giovane messovi dalla moglie; la donna biasima la moglie d'Ercolano; uno asino per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta; egli grida; Pietro corre là, vedelo cognosce lo 'nganno della moglie con la quale ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.

 Conclusione della quinta giornata


Sesta giornata

Introduzione

Novella prima
Un cavaliere dice a madonna Oretta di portarla con una novella a cavallo, e malcompostamente dicendola, è da lei pregato che a piè la ponga.

 Novella seconda
Cisti fornaio con una sola parola fa raveder messer Geri Spina d'una sua trascutata domanda.

 Novella terza
Monna Nonna de'Pulci con una presta risposta al meno che onesto motteggiare del vescovo di Firenze silenzio impone.

 Novella quarta
Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l'ira di Currado volge in riso, e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado.

 Novella quinta
Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto dipintore, venendo di Mugello, l'uno la sparuta apparenza dell'altro motteggiando morde.

 Novella sesta
Pruova Michele Scalza a certi giovani come i Baronci sono i più gentili uomini del mondo o di maremma, e vince una cena.

 Novella settima
Madonna Filippa dal marito con un suo amante trovata, chiamata in giudicio, con una pronta e piacevol risposta sé libera e fa lo statuto modificare.

 Novella ottava
Fresco conforta la nepote che non si specchi, se gli spiacevoli, come diceva, l'erano a veder noiosi.

 Novella nona
Guido Cavalcanti dice con un motto onestamente villania a certi cavalier fiorentini li quali soprappresso l'aveano.

 Novella decima
Frate Cipolla promette a certi contadini di mostrar loro la penna dell'agnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo.

 Conclusione della sesta giornata


Settima giornata

Introduzione

Novella prima
Gianni Lotteringhi ode di notte toccar l'uscio suo; desta la moglie, ed ella gli fa accredere che egli è la fantasima; vanno ad incantare con una orazione, e il picchiar si rimane.

 Novella seconda
Peronella mette un suo amante in un doglio, tornando il marito a casa; il quale avendo il marito venduto, ella dice che venduto l'ha ad uno che dentro v'è a vedere se saldo gli pare. Il quale saltatone fuori, il fa radere al marito, e poi portarsenelo a casa sua.

Novella terza
Frate Rinaldo si giace colla comare; truovalo il marito in camera con lei, e fannogli credere che egli incantava i vermini al figlioccio.

Novella quarta
Tofano chiude una notte fuor di casa la moglie, la quale, non potendo per prieghi rientrare, fa vista di gittarsi in un pozzo e gittavi una gran pietra. Tofano esce di casa e corre là, ed ella in casa le n'entra e serra lui di fuori, e sgridandolo il vitupera.

 Novella quinta
Un geloso in forma di prete confessa la moglie, al quale ella dà a vedere che ama un prete che viene a lei ogni notte; di che mentre che il geloso nascostamente prende guardia all'uscio, la donna per lo tetto si fa venire un suo amante, e con lui si dimora.

Novella sesta
Madonna Isabella con Leonetto standosi, amata da un messer Lambertuccio, è da lui visitata; e tornando il marito di lei, messer Lambertuccio con un coltello in mano fuor di casa ne manda, e il marito di lei poi Leonetto accompagna.

 Novella settima
Lodovico discuopre a madonna Beatrice l'amore il quale egli le porta; la qual manda Egano suo marito in un giardino in forma di sé, e con Lodovico si giace; il quale poi levatosi, va e bastona Egano nel giardino.

 Novella ottava
Un diviene geloso della moglie, ed ella, legandosi uno spago al dito la notte, sente il suo amante venire a lei. Il marito se n'accorge, e mentre seguita l'amante, la donna mette in luogo di sé nel letto un'altra femina, la quale il marito batte e tagliale le trecce, e poi va per li fratelli di lei, li quali, trovando ciò non esser vero, gli dicono villania.

Novella nona
Lidia moglie di Nicostrato ama Pirro, il quale, acciò che credere il possa, le chiede tre cose, le quali ella gli fa tutte; e oltre a questo in presenza di Nicostrato si sollazza con lui, e a Nicostrato fa credere che non sia vero quello che ha veduto.

 Novella decima
Due sanesi amano una donna comare dell'uno; muore il, compare e torna al compagno secondo la promessa fattagli, e raccontagli come di là si dimori.

 Conclusione della settima giornata


Ottava giornata

Introduzione

Novella prima
Gulfardo prende da Guasparruolo denari in prestanza, e con la moglie di lui accordato di dover giacer con lei per quegli, sì gliele dà, e poi in presenzia di lei a Guasparruolo dice che a lei gli diede, ed ella dice che è il vero.

 Novella seconda
Il Prete da Varlungo si giace con monna Belcolore; lasciale pegno un suo tabarro; e accattato da lei un mortaio, il rimanda e fa domandare il tabarro lasciato per ricordanza; rendelo proverbiando la buona donna.

 Novella terza
Calandrino, Bruno e Buffalmacco giù per lo Mugnone vanno cercando di trovar l'elitropia, e Calandrino se la crede aver trovata; tornasi a casa carico di pietre; la moglie il proverbia, ed egli turbato la batte, e a'suoi compagni racconta ciò che essi sanno meglio di lui.

 Novella quarta
Il proposto di Fiesole ama una donna vedova; non è amato da lei, e credendosi giacer con lei, giace con una sua fante, e i fratelli della donna vel fanno trovare al vescovo suo.

Novella quinta
Tre giovani traggono le brache ad un giudice marchigiano in Firenze, mentre che egli, essendo al banco, teneva ragione.

 Novella sesta
Bruno e Buffalmacco imbolano un porco a Calandrino; fannogli fare la sperienzia da ritrovarlo con galle di gengiovo e con vernaccia, e a lui ne danno due, l'una dopo l'altra, di quelle del cane confettate in aloè, e pare che l'abbia avuto egli stesso; fannolo ricomperare, se egli non vuole che alla moglie il dicano.

 Novella settima
Uno scolare ama una donna vedova, la quale, innamorata d'altrui, una notte di verno il fa stare sopra la neve ad aspettarsi; la quale egli poi, con un suo consiglio, di mezzo luglio ignuda tutto un dì la fa stare in su una torre alle mosche e a'tafani e al sole.

 Novella ottava
Due usano insieme; l'uno con la moglie dell'altro si giace; l'altro, avvedutosene, fa con la sua moglie che l'uno è serrato in una cassa, sopra la quale, standovi l'un dentro, l'altro con la moglie dell'un si giace.

 Novella nona
Maestro Simone medico, da Bruno e da Buffalmacco, per esser fatto d'una brigata che va in corso, fatto andar di notte in alcun luogo, è da Buffalmacco gittato in una fossa di bruttura e lasciatovi.

 Novella decima
Una ciciliana maestrevolmente toglie ad un mercatante ciò che in Palermo ha portato; il quale, sembiante faccendo d'esservi tornato con molta più mercatantia che prima, da lei accattati denari, le lascia acqua e capecchio.

 Conclusione dell'ottava giornata


Nona giornata

Introduzione

Novella prima
Madonna Francesca, amata da uno Rinuccio e da uno Alessandro, e niuno amandone, col fare entrare l'un per morto in una sepoltura, e l'altro quello trarne per morto, non potendo essi venire al fine imposto, cautamente se gli leva da dosso.

 Novella seconda
Levasi una badessa in fretta e al buio per trovare una sua monaca, a lei accusata, col suo amante nel letto; ed essendo con lei un prete, credendosi il saltero de'veli aver posto in capo, le brache del prete vi si pose; le quali vedendo l'accusata e fattalane accorgere, fu diliberata, ed ebbe agio di starsi col suo amante.

 Novella terza
Maestro Simone, ad instanzia di Bruno e di Buffalmacco e di Nello, fa credere a Calandrino che egli è pregno; il quale per medicine dà a'predetti capponi e denari, e guarisce della pregnezza senza partorire.

 Novella quarta
Cecco di messer Fortarrigo giuoca a Buonconvento ogni sua cosa e i denari di Cecco di messer Angiulieri, e in camicia correndogli dietro e dicendo che rubato l'avea, il fa pigliare a'villani e i panni di lui si veste e monta sopra il pallafreno, e lui, venendosene, lascia in camicia.

 Novella quinta
Calandrino s'innamora d'una giovane, al quale Bruno fa un brieve, col quale come egli la tocca, ella va con lui, e dalla moglie trovato, ha gravissima e noiosa quistione.

 Novella sesta
Due giovani albergano con uno, de'quali l'uno si va a giacere con la figliuola, e la moglie di lui disavvedutamente si giace con l'altro. Quegli che era con la figliuola, si corica col padre di lei e dicegli ogni cosa, credendosi dire al compagno. Fanno romore insieme. La donna, ravvedutasi, entra nel letto della figliuola, e quindi con certe parole ogni cosa pacefica.

 Novella settima
Talano d'Imolese sogna che uno lupo squarcia tutta la gola e 'l viso alla moglie; dicele che se ne guardi; ella nol fa, e avvienle.

 Novella ottava
Biondello fa una beffa a Ciacco d'un desinare, della quale Ciacco cautamente si vendica, faccendo lui sconciamente battere.

 Novella nona
Due giovani domandano consiglio a Salamone, l'uno come possa essere amato, l'altro come gastigar debba la moglie ritrosa. All'un risponde che ami, all'altro che vada al Ponte all'oca.

 Novella decima
Donno Gianni ad istanzia di compar Pietro fa lo 'ncantesimo per far diventar la moglie una cavalla; e quando viene ad appiccar la coda, compar Pietro, dicendo che non vi voleva coda, guasta tutto lo 'ncantamento.

 Conclusione della nona giornata


Decima giornata

Introduzione

Novella prima
Un cavaliere serve al re di Spagna; pargli male esser guiderdonato, per che il re con esperienzia certissima gli mostra non esser colpa di lui, ma della sua malvagia fortuna, altamente donandogli poi.

 Novella seconda
Ghino di Tacco piglia l'abate di Clignì e medicalo del male dello stomaco e poi il lascia quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa e fallo friere dello Spedale.

 Novella terza
Mitridanes, invidioso della cortesia di Natan, andando per ucciderlo, senza conoscerlo capita a lui, e da lui stesso informato del modo, il truova in un boschetto, come ordinato avea, il quale riconoscendolo si vergogna, e suo amico diviene.

 Novella quarta
Messer Gentil de'Carisendi, venuto da Modona, trae della sepoltura una donna amata da lui, sepellita per morta, la quale riconfortata partorisce un figliuol maschio, e Messer Gentile lei e 'l figliuolo restituisce a Niccoluccio Caccianimico, marito di lei.

 Novella quinta
Madonna Dianora domanda a messer Ansaldo un giardino di gennaio bello come di maggio. Messer Ansaldo con l'obligarsi ad uno nigromante gliele dà. Il marito le concede che ella faccia il piacere di messer Ansaldo, il quale, udita la liberalità del marito, l'assolve della promessa, e il nigromante, senza volere alcuna cosa del suo, assolve messer Ansaldo.

 Novella sesta
Il re Carlo vecchio, vittorioso, d'una giovinetta innamoratosi, vergognandosi del suo folle pensiero, lei e una sua sorella onorevolmente marita.

 Novella settima
Il re Piero, sentito il fervente amore portatogli dalla Lisa inferma, le conforta, e appresso ad un gentil giovane la marita, e lei nella fronte baciata, sempre poi si dice suo cavaliere.

 Novella ottava
Sofronia, credendosi esser moglie di Gisippo, è moglie di Tito Quinzio Fulvo, e con lui se ne va a Roma, dove Gisippo in povero stato arriva, e credendo da Tito esser disprezzato, sé avere uno uomo ucciso, per morire, afferma. Tito, riconosciutolo, per iscamparlo, dice sé averlo morto; il che colui che fatto l'avea vedendo, sé stesso manifesta; per la qual cosa da Ottaviano tutti sono liberati, e Tito dà a Gisippo la sorella per moglie e con lui comunica ogni suo bene.

 Novella nona
Il Saladino in forma di mercatante è onorato da messer Torello Fassi il passaggio; messer Torello dà un termine alla donna sua a rimaritarsi; è preso, e per acconciare uccelli viene in notizia del soldano; il quale, riconosciutolo e sé fatto riconoscere, sommamente l'onora; messer Torello inferma, e per arte magica in una notte n'è recato a Pavia, e alle nozze, che della rimaritata sua moglie si facevano, da lei riconosciuto, con lei a casa sua se ne torna.

Novella decima
Il marchese di Saluzzo, da'prieghi de'suoi uomini costretto di pigliar moglie, per prenderla a suo modo, piglia una figliuola d'un villano, della quale ha due figlioli, li quali le fa veduto di uccidergli. Poi, mostrando lei essergli rincresciuta e avere altra moglie presa, a casa faccendosi ritornare la propria figliuola come se sua moglie fosse, lei avendo in camicia cacciata e ad ogni cosa trovandola paziente, più cara che mai in casa tornatalasi, i suoi figliuoli grandi le mostra, e come marchesana l'onora e fa onorare.

 Conclusione della decima giornata

 Conclusioni dell’Autore

 

Fonte: http://www.libroaperto.org/Libri/Letteratura/Italiana/Boccaccio/Il%20Decamerone%20-%20Compendio.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Giovanni Boccaccio, Il decameron

 

Il Decameron fu composto da Boccaccio tra il 1349 e il 1351, gli anni centrali della sua vita e gli anni della maturità artistica, a Firenze, sua città d'origine.
L'opera, il cui titolo deriva dal greco e significa "dieci giorni", è una raccolta di cento novelle, raccontate in dieci giornate, appunto, tutte inquadrate in una complessa cornice narrativa. L'autore si immagina che durante la peste del 1348 si incontrino nella chiesa di Santa Maria Novella sette giovani donne e tre giovani i quali, per sfuggire ai rischi di contagio della terribile pestilenza oltre che all'atmosfera di morte che regna a Firenze, decidano di trovare rifugio in una villa in campagna. Qui trascorrono due settimane tra canti, balli e racconti: infatti per meglio far trascorrere il tempo a disposizione i dieci decidono di raccontare delle novelle, dieci ogni giorno (tranne il venerdì e il sabato, per riguardo alla religione), una ciascuno. Ogni giorno viene eletto una regina o un re che sceglie il tema al quale bisognerà attenersi nei racconti, da questo vincolo sono escluse la prima e la nona giornata che sono a tema libero e l'ultima novella di ogni giornata sempre raccontata da uno dei tre giovani, Dioneo, il quale ha la facoltà di scegliere l'argomento che preferisce. Le giornate si concludono con il canto di una ballata. I temi scelti riguardano nella seconda e nella terza giornata i casi della fortuna; nella quarta e la quinta avventure amorose con lieto fine oppure dall'esito infelice; poi si passa a «motti» e beffe attraverso i quali si esprime l'ingegno umano fino all'ultima giornata dedicata a celebrare la «cortesia», suprema virtù cavalleresca valida per il Boccaccio anche nella nuova realtà mercantile, subentrata alle corti medievali, che le novelle nel loro complesso illustrano.
La presenza di questo tipo di cornice che ingloba le cento novelle dà vita ad una notevole complessità strutturale: innanzitutto la presenza di due distinti livelli di narrazione: da un lato il narratore della cornice, autore del Proemio, del prologo alla prima giornata con la descrizione della peste, dell'incontro dei giovani, delle rubriche (il riassunto posto all'inizio di ogni novella), dell'introduzione alla quarta giornata dove si difende dalle accuse di licenziosità, e dell'epilogo. All'interno della cornice si collocano poi i dieci giovani ai quali è delegato il compito di raccontare le novelle. Dei dieci novellatori solo alcuni spiccano per tratti individuali ben marcati, per lo più sono figure di maniera la cui importanza sta proprio nella loro omogeneità: esso rappresentano il pubblico ideale al quale si rivolgono le novelle del Boccaccio: un pubblico colto, raffinato, ricco, signorile, capace di «ridere e divertirsi dei mille casi della vita, incapaci di andare al di là dei limiti che fissano la decenza e il pudore». Una brigata di giovani che rappresenta idealmente le linee di comportamento e i gusti della nuova aristocrazia mercantile emersa durante l'età comunale.
Il tratto saliente del Decameron è senz'altro la varietà tematica: il gran numero di situazioni diverse, di personaggi appartenenti a tutte le classi sociali, di ambientazioni geografiche. Boccaccio descrive una realtà a tutto tondo, non trascurando nessun aspetto della vita, ma anzi includendo in un'opera letteraria temi che precedentemente erano stati considerati materia non poetabile. Questa registrazione della realtà "in presa diretta" è il vero filo conduttore dell'opera: un'osservazione empirica della realtà, atteggiamento inedito per i tempi, alla quale non è associata nessuna preoccupazione morale. Non c'è la volontà di dimostrare una tesi o di edificare il lettore, ma soltanto il desiderio di rendere sulla pagina scritta il più fedelmente possibile tutti gli aspetti della vita reale, una vita che si caratterizza come una serie ininterrotta di cambiamenti, di imprevisti dettati dalla buona o dalla cattiva "fortuna" cui però è possibile dare un indirizzo a sé favorevole grazie all'ingegno e alla prontezza di spirito frutto non solo di capacità personali, ma anche risultato acquisito grazie all'esperienza accumulata nei vari casi della vita.
Poiché pur nella varietà della materia trattata è possibile individuare dei temi ricorrenti, non solo in base agli argomenti scelti via via dai vari re e regine delle giornate, nelle novelle: prima di tutto l'amore, anche qui però inteso nella più ampia casistica possibile e quindi sia l'amore come nobile sentimento sia il puro desiderio fisico (va notato come il Boccaccio superi anche le discriminazioni di classe della tradizione letteraria a lui precedente descrivendo autentici amori cortesi, prima privilegio esclusivo di dame e cavalieri, con come protagonisti semplici filatori di lana [novella IV, 7] ); poi l'intelligenza, cioè la capacità di valutare una situazione e di adottare di conseguenza il comportamento più utile ai propri scopi e anche qui poco contano le differenze sociali (da Cisti fornaio [VI, 2] al poeta Guido Cavalcanti [VI, 9] ), ma va sottolineato invece il valore assegnato a quelle qualità indispensabili per emergere in una società come quella mercantile contemporanea al Boccaccio; il proprio ingegno comunque da solo non basta a schivare i colpi della fortuna, altro elemento fondamentale nell'economia narrativa del Boccaccio, una forza incontrollabile che attraverso avvenimenti casuali può mettere in moto una serie di conseguenze. Nel contrastare questa casualità si dispiega al meglio l'intelletto umano.
Va anche notato come questa concezione della realtà come continua lotta di forze tra loro in opposizione e di continui cambiamenti di situazione generi novelle dalle vicende complesse e dal ritmo incalzante, il che naturalmente contribuisce non poco alla riuscita dei racconti. Ogni aspetto per così dire "ideologico" o tematico dell'opera trova un immediato rispecchiamento a livello stilistico: per rendere in modo veritiero la realtà a lui contemporanea e la miriade di personaggi che popolano le sue novelle Boccaccio abbraccia un'infinità di stili e di linguaggi, una molteplicità che è un altro dei punti di forza del Decameron.
La ricchezza e la varietà sia tematica che stilistica di questa raccolta di novelle ne hanno fatto quasi un unicum nella storia letteraria occidentale che ha avuto un'influenza enorme sia nel panorama italiano che estero dove non sono mancati i tentativi più o meno riusciti di imitazione e che merita ancora oggi tutta la nostra attenzione e curiosità di lettori.

 

Fonte: http://www.myskarlet.altervista.org/Scuola/Giovanni%20Boccaccio.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

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