Droghe leggere e pesanti

 

 


 

Droghe leggere e pesanti

 

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DROGHE

 

A detta dell’O.M.S., si definisce “droga” ogni sostanza chimica, naturale o artificiale che modifica la psicologia o l’attività mentale degli esseri umani.
L’uso di droghe è una delle cause fondamentali dl deterioramento delle capacità sociali e del rendimento sul lavoro, di un certo numero di incidenti stradali e domestici, ed è un fattore di disgregamento delle famiglie.


I consumatori di droghe si dividono in 3 tipi:

  1. il consumatore occasionale, cioè colui che ha fatto uso di droghe e lo rifà occasionalmente;
  2. il consumatore abituale, cioè colui che ha già sviluppato una dipendenza psichica, ma riesce ancora ad integrarsi nella società  e a mantenere i suoi interessi;
  3. il tossicodipendente vero e proprio, che vive in funzione della droga e che impiega la maggior parte del suo tempo a cercare di procurarsela e ad assumerla.

L’O.M.S. ha definito la tossicodipendenza come uno “stato di intossicazione periodico o cronico, generato dal consumo ripetuto di una droga”. Le sue caratteristiche sono sostanzialmente:

 

    1. desiderio invincibile o il bisogno di continuare a consumare la droga (dipendenza)
    2. la tendenza ad aumentare le dosi (assuefazione)
    3. la dipendenza di ordine psichico e in generale anche fisico dagli effetti della droga
    4. gli effetti nocivi per l’individuo e per la società.

La dipendenza da una sostanza possiede una base chimica e una psicologica. La base chimica dipende dalla capacità della sostanza di agire in modo diretto o indiretto sui centri cerebrali preposti al sistema della gratificazione, cioè le endorfine.


Le endorfine vengono “naturalmente” messe in gioco dai meccanismi automatici di regolazione del nostro corpo in casi di forte stress. Se un padre fa un incidente con il figlio, la sua primaria preoccupazione è lo stato di salute del figlio, non il suo. Solo dopo essere certo che il figlio sta bene, si accorge di essere ferito. Le endorfine entrano in gioco con effetti inibenti e depressori sul Sistema Nervoso Centrale: è come se il nostro corpo dicesse al dolore di non interferire con altre funzioni più importanti.


Alcune sostanze stupefacenti, in particolare quelle derivate dall’oppio, svolgono “artificialmente” la funzione delle endorfine. Il problema è che quando il fenomeno è naturale, è regolato e modulato perfettamente dal nostro corpo, mentre quanto è artificiale, gli effetti sono più potenti e a lungo andare portano all’assuefazione e alla dipendenza.


Per sviluppare una dipendenza però non basta solo la sostanza psicoattiva, ma entrano in gioco anche gli elementi psicobiologici della persona, motivo per il quale non tutti coloro che sperimentano le droghe ne divengono dipendenti.


Oltre al meccanismo della dipendenza entra in gioco quello dell’assuefazione, cioè la necessità di aumentare progressivamente la dose ingerita per raggiungere l’effetto gratificante già sperimentato, cioè che ci si attende da quella droga.
Ciò avviene perché il nostro organismo opera per “adattamenti”, ovvero dopo un certo periodo di utilizzo di una determinata sostanza si eleva il livello di tollerabilità della stessa con una riduzione degli effetti conseguenti. Ma tutto ciò è contrario a quello che cerca il tossicodipendente, che quindi aumenterà progressivamente la dose per ritrovare le sensazioni desiderate.


La dipendenza psichico-emozionale è comune a tutte le droghe, mentre solo alcune producono la dipendenza fisica, che è quella che dà origine alla sindrome da astinenza in seguito all’improvvisa sospensione (eccitabilità, insonnia, tremori, spasmi, convulsioni).

Le sostanze stupefacenti si distinguono infine in sostanze che deprimono il tono psichico, e sostanze che lo innalzano.


Al gruppo delle sostanze psicodeprimenti appartengono l’alcool, l’oppio, l’eroina, la morfina, i barbiturici. Gli effetti ricercati sono principalmente la riduzione delle percezioni esterne, il sonno profondo e gradevole e l’anestesia emotiva. Gli effetti negativi consistono in una sedazione eccessiva.
Le droghe che invece innalzano il tono dell’umore comprendono la cocaina, le anfetamine (compresa l’ecstasy), gli allucinogeni (LSD, messalina), la cannabis. Gli effetti ricercati sono resistenza psicofisica, sensazione di rinforzo della volontà, elevazione dell’umore, miglioramento delle performances sessuali, sensazione di onnipotenza, immortalità, benessere, euforia, aumento dell’agilità e della forza fisica. Gli effetti negativi consistono in un comportamento aggressivo e violento.

 

ANFETAMINE

Sono sostanze di origine sintetica ad azione stimolante sul Sistema Nervoso Centrale (agiscono sulla regolazione del sonno, dell’umore e dell’appetito), e sono note per il loro uso nelle diete alimentari. Si presentano sotto forma di compresse o capsule (di varie dimensioni e colori), polvere, gel o cristalli (ice), quindi si assumono sia per via orale che endovenosa.

 

EFFETTI

L’amfetamina rende vigili ed energici, sicuri di sé, meno stanchi ed assonnati perché non fa sentire la fatica; può facilitare la scioltezza comunicativa e rendere sensibili agli stimoli esterni (musica). In ogni caso, la ricettività varia da individuo a individuo; inibisce la sensazione della fame e fa aumentare il battito cardiaco, la respirazione, la pressione arteriosa e quindi la temperatura corporea
Gli effetti indesiderati del "dopo" sono: stanchezza, depressione, nervosismo, aggressività, mascelle digrignanti.


RISCHI  a breve termine
Il pericolo principale a cui si può andare incontro, bevendo poca acqua, in situazioni affollate e di ballo sfrenato, è il "colpo di calore" cioè un aumento velocissimo della temperatura corporea (anche sopra i 42°) e della pressione sanguigna. Oltre al colpo di calore, la morte può essere dovuta all’infarto e in casi limite all’overdose.
RISCHI a medio e lungo termine
Un uso frequente e prolungato di amfetamine può indurre tolleranza e di conseguenza una dipendenza psicologica e fisica.

 

ECSTASY
La mescalina è una sostanza che viene estratta da una pianta simile ad un cactus, detta Peyote.
La masticazione della polpa del Peyote provocava, negli indiani, allucinazioni di ogni tipo.
Verso la fine degli anni ’60 la ricerca chimica e farmacologica pose la sua attenzione proprio sull’utilizzo terapeutico degli allucinogeni estratti dai funghi e dal Peyote.
Nascevano così le prime droghe sintetiche, dette metossiamfetamine che avevano un fortissimo potere allucinogeno.
Con il tempo, però, il mercato illegale di dette sostanze fece sì che l’industria chimica sviluppasse delle droghe capaci di aumentare la vigilanza e la consapevolezza del sé senza produrre gravi effetti psicotici.
Agli inizi degli anni ’80 nacque l’MDMA (metilenediossimetamfetamina), ovvero una sostanza allucinogena e stimolante che iniziò a diffondersi con il nome di Ecstasy.
L’ MDMA è una molecola sintetica derivata dell'anfetamina e prodotta in laboratorio che agisce sulla serotonina, una sostanza del nostro cervello che regola l'umore, il sonno e l'appetito. Questa sostanza è definita come empatogena, cioè che porta a sentirsi in armonia con le altre persone, con sé stessi e col mondo che ci circonda. Si può trovare in pasticche, capsule e polvere.
L’ecstasy, oggi, è ormai un'etichetta dietro cui si nascondono sostanze diverse. Le pasticche sul mercato cambiano frequentemente, ed il nome o il colore non dicono niente sul contenuto preciso: dentro potrebbe esserci di tutto.

 

EFFETTI E RISCHI

Chi la usa cerca una via veloce per emozioni forti, aumento della lucidità e della concentrazione, miglioramento della fiducia in se stesso, parole fluenti e rapporti facili con tutti, specie con l'altro sesso. ma va incontro anche a conseguenze spiacevoli: aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare e disidratazione. Presa durante una notte di ballo sfrenato e in locali chiusi contribuisce a far salire pericolosamente la temperatura corporea (fino a 43°), il cuore pompa di più e rischia di cedere, la pressione aumenta.
E’ diventata pratica comune quella di ingerire un’altra metà dose durante il picco degli effetti della prima somministrazione, in modo da prolungarne gli effetti. Questa pratica, però può portare ad overdose che si manifesta con forte sudorazione, perdita di sensi, crampi, attacchi di panico.
Quando l'effetto finisce ci si sente depressi e irritabili. Alla lunga si possono avere crisi d'ansia, di panico o di paranoia, che possono riproporsi anche molto dopo aver consumato. Col tempo si può entrare in depressione e avere problemi per dormire e a mangiare.
Gli effetti dell'ecstasy variano da persona a persona, in particolare, l'MDMA può tirare fuori disturbi del comportamento che non si sospettava di avere: ecco perché, per qualcuno, anche solo una pasticca può essere pericolosa.
Il problema più grave a cui può andare incontro un consumatore di ecstasy è quello dell’intossicazione acuta, che potrebbe avvenire anche con l’assunzione di una sola pastiglia. In questi casi i sintomi sono convulsioni, vomito, diarrea, insufficienza renale, coma.
Nelle ore o, a volte, nei giorni successivi all’azione della sostanza, si possono verificare alcune reazioni soggettive quali manie di persecuzione, attacchi di panico, aumento dell’aggressività e dell’impulsività, disfunzioni del ritmo sonno/veglia, perdita di appetito e idee suicide.
I consumatori di ecstasy sono consumatori “periodici” abituati ad assumerla anche insieme ad altre sostanze (alcool, LSD), ma che evitano generalmente la via endovenosa. E’ questo il motivo per il quale non si considerano dei tossicomani, e annoverano l’ecstasy fra le droghe minori in grado di nuocere poco alla salute.

 

COCAINA
E' l'estratto della foglia della coca, una pianta che cresce sulle Ande.
Le civiltà andine diedero grande importanza alla coca, ed infatti era la protagonista di moltissimi miti.
Per gli Inca, il consumo di coca aveva un carattere sacrale e la popolazione ne poteva fare uso solo in occasione di particolari riti religiosi.
Con l’arrivo degli spagnoli, attorno al 1532, la situazione cambiò, e la coca divenne un prodotto di largo consumo fra gli indios.
I primi studi di tossicologia, in Europa, portarono, nella seconda metà dell’Ottocento alla pubblicazione di un’importante opera di Paolo Mantegazza (Sulle virtù igieniche e medicinali della coca e degli alimenti nervosi in genere).
La cocaina, l’alcaloide principale delle foglie della coca, venne isolato da Albert Nieman nel 1860, e da allora fiorirono gli utilizzi razionali di questo potente stimolante. In Francia lo si consigliava agli operai per l’aumento della produzione nelle fabbriche, mentre negli Stati Uniti si utilizzava la cocaina per la disintossicazione degli alcolisti e dei morfinomani. In Germania fu somministrata di nascosto ai soldati, affinchè migliorasse il morale l’efficienza e la resistenza delle truppe alla fatica e alla fame.
Sigmund Freud, attorno al 1880, sperimentava positivamente gli effetti della cocaina su sé stesso per combattere i frequenti stati depressivi.
La cocaina continuò ad essere considerata una sostanza con effetti positivi fino a quando il patologo Ernst Fleischl, che aveva ormai sviluppato una fortissima dipendenza, non cominciò ad avere spaventosi effetti paranoici, ovvero allucinazioni e deliri nei quali lottava contro morsi ed aggressioni di insetti.
Questo fece spegnere l’entusiasmo intorno alla cocaina, ma ormai la sua incredibile diffusione era diventata un grande affare economico. L’aumento delle spese sanitarie per le conseguenze legate alla dipendenza e all’intossicazione fece sì che, nel 1914, la cocaina fosse bandita, ed utilizzata sono per applicazioni mediche e per la ricerca.
Negli anni '50 la chiamavano "neve" poiché veniva e viene tutt’ora spacciata in polvere da "sniffare". Oggi si trova anche in cristalli che si fumano noti come "crack". La cocaina può essere sniffata, fumata o iniettata, i tempi di salita e di discesa degli effetti dipendono dalla modalità di assunzione. La cocaina è quasi sempre tagliata e miscelata con altre sostante (additivi, solventi o scarti di lavorazione) e ciò può potenziare il rischio d'interazioni tra sostanze delle quali non si conosce la composizione.

 

EFFETTI E RISCHI

La cocaina agisce sul alcune sostanze che, nel nostro cervello, influenzano l'energia, la memoria, la vigilanza, l'umore e il piacere. Chi la consuma cerca energia, potenza e una forte stimolazione sessuale; la cocaina aumenta la capacità di concentrazione, indifferenza al dolore e alla stanchezza. Ma può provocare anche tremori, ipertensione, tachicardia e temperatura che sale. Si può avere difficoltà a mangiare e a dormire. In casi particolari qualche problema con il cuore. Chi la usa tende poi a sopravvalutare se stesso, le sue capacità e a sottovalutare le conseguenze, magari rischiose, di ciò che fa: un vero pericolo se si guida o si è in situazioni in cui è meglio tenere a bada l'aggressività. Quando l'effetto finisce c'è il "down", ci si sente stanchi, senza energie, si entra in depressione. E con il tempo e l'aumentare delle dosi, in fase di down si arriva a non provare più piacere per nulla.
Chi esagera si sente stressato, insonne, mangia male e, alla lunga, può avere problemi con le sue prestazioni sessuali. Questi sintomi si accentuano con il passare delle ore e ciò spinge il soggetto a ricercare altra sostanza.
Il consumo di cocaina provoca una notevole dipendenza psicologica e fisica. Le complicanze generali sono dimagrimento, perdita dell’appetito e alterazione delle funzioni digestive; aumento dei rischi di ictus e infarto per l’ipertensione arteriosa; alterazioni del gusto e dell’olfatto. L'overdose può portare alla morte per arresto cardiaco, convulsioni o paralisi respiratoria. Effetti collaterali e rischi si moltiplicano se la cocaina viene fumata (crack) o iniettata in vena, perchè arriva più velocemente al cervello.  Il consumatore cronico è spesso ansioso, irritabile, sospettoso e suscettibile. In casi estremi può arrivare alla paranoia, al delirio e avere allucinazioni che sfociano in psicosi vere e proprie.
L’assuefazione non porta all’aumento della dose, ma all’aumento della frequenza d’uso.

Nella sindrome da astinenza si distinguono 3 fasi:

  1. crash (caduta). Si presenta passati 30 minuti dall’assunzione. Insonnia, inappetenza, stanchezza e agitazione ne sono i sintomi;
  2. craving (intenso desiderio) successiva alla prima fase, più durare fino a 5 settimane. I sintomi sono sbalzi d’umore, esagerata sonnolenza, mancanza di energia, ansia, sintomi depressivi accompagnati da idee di suicidio;
  3. estinzione, ovvero l’ultima fase nella quale la sintomatologia sopra descritta inizia a scomparire. L’umore del soggetto diventa sempre più normale.

 

CANAPA INDIANA

 

La canapa indiana è una pianta dell’Asia Centrale che si trova anche nelle zone tropicali e temperate.
Dalla canapa indiana si ottengono sia la marijuana che l’hashish, cioè due stupefacenti con leggera azione allucinogena ed euforizzante.
La marijuana si ottiene mescolando foglie fiori e steli della canapa, mentre l’hashish deriva dall’impasto della resina estratta dal polline dei fiori con grasso animale o miele.
Si pensa che l’uso della canapa indiana cominci nell’attuale Afghanistan e si sia poi diffuso in Cina nel 1500 a.C.
Il mondo islamico pensava che gli effetti della canapa rappresentassero l’unione con la divinità.
In seguito alla conquista delle province dell’Impero Ottomano da parte delle truppe napoleoniche, la canapa indiana si diffuse anche in Europa nell’Ottocento.
Nacquero a Parigi, i circoli di fumatori di hashish, frequentati da Baudelaire, Balzac, Gautier e Dumas.

Sia l’hashish che la marijuana possono essere fumati e ingeriti. Gli effetti dipendono dalla dose e dalla personalità, dall’età e dal metabolismo del soggetto che le assume.
Gli effetti più comuni sono: irritazione congiuntivale, tachicardia, mal di testa, debolezza, mancanza di equilibrio e di coordinazione, calo della concentrazione, riduzione del tempo di reazione, deficit della memoria, senso di panico, euforia/inibizione.
L’uso prolungato della canapa porta ad alterazioni del metabolismo delle cellule, riduce la motilità degli spermatozoi, altera il sistema vascolare, provocando ipertensione arteriosa, deprime il sistema immunitario.
Inoltre, si possono considerare anche tutti i danni all’apparato respiratorio che normalmente provoca una sigaretta (respirazione alterata, bronchiti croniche, riniti e sinusiti) visto che una canna equivale a circa 4 sigarette.
Non è stato ancora chiarito se l’uso di canapa indiana provochi assuefazione o dipendenza, ma coloro che hanno smesso hanno comunque provato insonnia, irritabilità, diminuzione dell’appetito, cioè una sintomatologia specifica.

 

 

EROINA

L'eroina è un derivato semisintetico dell'oppio che si presenta sotto forma di polvere granulosa bianca o marrone. E' stata utilizzata come antidolorifico, anestetico, sedativo. L'eroina è uno dei più potenti oppiacei e si può fumare, sniffare o iniettare in vena.
L’oppio è il lattice seccato estratto dalle capsule non ancora mature del papavero sonnifero.
Era conosciuto già dai Sumeri fin dal 4000 a.C., fu usato dagli Egizi come calmante ed era diffuso tra i Greci e i Romani come antidolorifico.
Verso la fine del 1800 l’oppio divenne una sostanza molto disponibile e a basso costo.
Gli studi scientifici portarono poi ad isolare il principio attivo di tale droga, noto con il nome di morfina, che dava sollievo fisico e psicologico. Dato che venne utilizzato in ambito bellico, questo farmaco generò la dipendenza di migliaia di soldati e la sindrome prese il nome di “malattia del soldato”.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, come nel caso della cocaina, l’uso di morfina provocò un problema sanitario gravissimo; si avviarono degli studi per creare un farmaco che avesse gli stessi effetti terapeutici della morfina ma che non provocasse dipendenza.
La Bayer, nel 1898, pensò di aver scoperto tale farmaco, ovvero la diacetilmorfina, più comunemente nota come eroina. Ma in seguito si scoprì che l’eroina produceva dipendenza più della morfina.
Dall’oppio si continuano ad ottenere sostanze per uso terapeutico; la morfina è un potente antidolorifico usato soprattutto nei pazienti oncologici.
L’eroina non ha utilità terapeutica ed è la droga la cui produzione e commercializzazione è da tempo illegale.
Il nostro organismo è già da solo capace di produrre sostanze oppioidi dette endorfine, con effetto analgesico e inibitorio, collegate con i centri nervosi del piacere. I derivati dell’oppio usano lo stesso principio, ma si sostituiscono alle endorfine e producono potenti effetti fisiologici.
Un tempo l’oppio veniva preso per bocca o fumato; oggi, l’eroina viene assunta prevalentemente per via endovenosa. Si stima che una dose per un non-tollerante sia di 3-5 mg, mentre se si superano i 50 mg la dose può essere mortale.
L’effetto dura 3-6 ore, al termine delle quali la persona sente il bisogno di ripetere la dose.
L’eroina riduce la percezione del dolore, attenua l’ansia, e inibisce l’attività dei centri respiratori.
Dopo un primo momento di intenso piacere si verifica uno stato di appagamento con rallentamento dei gesti e del pensiero, sino alla sonnolenza.
Contrariamente a quanto si può pensare, i rischi a cui va incontro un consumatore di eroina sono legati più che altro alle sostanze impure con cui l’eroina è tagliata e alle malattie derivanti dalle infezioni (AIDS). Resta però comunque evidente che, avendo azione sedativa ed inibitoria sul sistema respiratorio, l’overdose può portare rapidamente a coma e decesso.
Una volta iniettata, l’overdose può essere “fermata” solo con una dose di Naloxone, una specie di antagonista specifico degli oppiacei.
Uscire dall’eroina è assai difficile.
Crea dipendenza fisica e psicologica, provoca tolleranza ed assuefazione.
I sintomi legati alla crisi di astinenza sono molto forti: crampi, palpitazioni, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea; solo il tossicodipendente fortemente motivato ed aiutato può uscire da questa situazione.
Una delle metodiche farmacologiche per evitare gli effetti della crisi di astinenza è l’uso del metadone. Si tratta sempre di un oppioide la cui somministrazione viene progressivamente diminuita, cercando di modificare la condizione di dipendenza fisica.

 

 

LSD

Conosciuta come "acido", la Dietilamide dell'Acido Lisergico (LSD) è l'allucinogeno chimico più diffuso nel mondo. E' spacciato in francobollini colorati o in pillole (micropunte) in cui, come per l'ecstasy, non si sa mai bene cosa c'è dentro. Il "viaggio" o trip può durare fino a dodici ore.

EFFETTI E RISCHI

L'LSD modifica la percezione della realtà (allucinazione), fa vedere cose che non ci sono e così si fatica a distinguere cos'è reale da cosa è immaginario. Tutte le percezioni sensoriali sono distorte e si può perdere il senso del tempo e non capire dove si è e cosa si sta facendo. Emozioni intense e anche contrastanti si sovrappongono una sull'altra e cambiano in continuazione. La facoltà di giudizio è completamente modificata. In questa situazione può diventare pericoloso fare anche una cosa banale come attraversare la strada. L'LSD può far salire la temperatura del corpo, aumentare la pressione del sangue, provocare tachicardia e dare un senso di vertigine nausea. Gli effetti cambiano, e di molto, a seconda del posto in cui ci si trova e dello stato emotivo e fisico di quel particolare momento. Può capitare facilmente che anche una lontana traccia d'inquietudine faccia cambiare la direzione del "viaggio" con ansia acuta, reazioni di panico, allucinazioni paurose che si autoalimentano e crescono fino a perdere il controllo e entrare in paranoia anche con deliri di persecuzione (bad trip). Il consumo anche di un solo francobollo in cui ci sia molto LSD può provocare depressione, paranoia, psicosi e "flashback": a distanza, anche di molto tempo, il "viaggio" ritorna improvviso e inaspettato. Anche se si consuma poco, personalità più vulnerabili possono rimanere a lungo squilibrate con danni permanenti. Anche qui il mix con alcol e altre droghe fa aumentare i rischi e gli effetti non ricercati

 

 

PSICOFARMACI

Gli Psicofarmaci sono una categoria di sostanze molto diverse tra loro. Come le altre sostanze psicoattive alterano l’umore, i processi di pensiero ed il comportamento, ma si differenziano da queste poiché vengono prescritte da medici psichiatri nel trattamento di malattie psichiche.
In questa pagina trattiamo solo i cosiddetti “psicofarmaci d’abuso”, ossia quegli psicofarmaci il cui uso si è diffuso al di fuori dell’ambito terapeutico, entrando sempre di più a far parte delle sostanze ricreazionali; ci occupiamo quindi di neurolettici, ansiolitici e antidepressivi.

 

 

I NEUROLETTICI

Il termine neurolettico significa “farmaco con forte azione sedativa sul sistema nervoso”. Quindi questi farmaci deprimono il sistema nervoso vegetativo (involontario) ed il sistema muscolare causando una diminuzione della tensione psicofisica e dell’angoscia.
I neurolettici, come strumenti di contenimento chimico, vennero utilizzati in tutti i manicomi, prendendo il posto delle camicie di forza e delle altre vecchie terapie come l’uso di barbiturici, shock da insulina, elettroshock. Quasi tutti i neurolettici possono aumentare sintomi come allucinazioni o deliri (”effetto paradosso”).
La risposta a questi farmaci è altamente soggettiva, come del resto per tutte le sostanze psicoattive.

EFFETTI

Prima che s’instauri l’effetto voluto, è necessario un lungo tempo d’assunzione costante, quotidiana, generalmente diverse settimane.
I neurolettici sono potenti miorilassanti (rilassano la muscolatura volontaria e involontaria), che creano uno stato d’indifferenza psicofisica agli stimoli, provocando un effetto calmante che porta ad una diminuzione dell’angoscia, dell’agitazione e della mobilità fisica spontanea (non volontaria): in questa complessiva sedazione si ha anche una riduzione delle allucinazioni. A livello fisico,  provocano diversi effetti: blocco del vomito, offuscamento della visione, bocca secca, sedazione, confusione e inibizione della muscolatura liscia gastrointestinale e urinaria, abbassamento della pressione e ipotermia.
Gli effetti collaterali dei neurolettici sono:
torcicollo doloroso, movimenti non voluti degli occhi verso l’alto, tic della palpebra, contrazioni dolorose della schiena con difficoltà a camminare, a volte anche contrazioni della muscolatura della laringe che causano difficoltà nel parlare, voce rauca fino all’afonia, e nel respirare, fino al soffocamento;
Acatisia: incapacità di stare fermi, continui movimenti e dondolamenti, battiti di piedi o dita;
Parkinsonismo: (come nelle persone affette da morbo di Parkinson) rigidità, tremori e movimenti lenti, eccesso di salivazione, disturbi del linguaggio e della scrittura;
Discinesia tardiva: movimenti involontari della muscolatura della bocca, delle labbra e della lingua, e spesso anche degli arti e del tronco; si tratta di movimenti ripetuti e ritmati, come baciare, soffiare o masticare, tic facciali e smorfie, che tendono ad attenuarsi durante il sonno ma che aumentano in condizioni di tensione emotiva.
Rabbit syndrome (“sindrome del coniglio”): contrazioni involontarie e continue dei muscoli intorno alla bocca;
Malfunzionamento di molte parti del corpo, ad es: fegato, apparato gastrointestinale, cuore;

 

 

GLI ANSIOLITICI

Gli ansiolitici  sono farmaci utilizzati nel trattamento dei disturbi d’ansia, che combattano alleviandone i sintomi. Gli ansiolitici si differenziano tra loro per il principio attivo, il dosaggio, la velocità e la potenza d'azione e per la durata dell'effetto sull’organismo.
Queste sostanze, anche se concepite come farmaci, si stanno trasformando sempre di più in sostanze d’abuso (ricreazionali), utilizzate per il loro effetto o in mix con altre sostanze, soprattutto alcolici.

EFFETTI

Gli ansiolitici, anche se con modalità differenti, agiscono sui disturbi d’ansia con un effetto miorilassante, cioè riducono le tensioni del tono muscolare. Gli effetti psicoattivi dipendono da un' importante variabilità individuale e, quindi, oltre al dosaggio e all’ambiente,  è importante considerare la personalità di chi ne fa uso. La somministrazione di questi farmaci avviene per via orale, in forma di compresse o liquida, producendo effetti dopo circa un’ora dall’assunzione.
A basse dosi, gli ansiolitici possono dare un senso di tranquillità e benessere ma, anche un piccolo aumento nel dosaggio porta ad un generale rallentamento dell’attività mentale causando difficoltà di concentrazione e sonnolenza.
A livello fisico, l’uso di ansiolitici provoca una diminuzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, con un generale rilassamento muscolare che induce stanchezza, pesantezza degli arti, difficoltà nella coordinazione dei movimenti e nel parlare.
Gli effetti collaterali degli ansiolitici possono essere: un' eccessiva sedazione, che modifica il normale livello di attenzione e di capacità di percepire i pericoli e attivare le difese; alterazioni del sonno; si possono verificare anche problemi di memoria, andando così ad interferire con i processi di apprendimento e producendo conseguenti difficoltà nello studio.

 

GLI ANTIDEPRESSIVI

Gli antidepressivi sono farmaci utilizzati nel trattamento della depressione, oltre che di altre patologie psichiche.
La depressione è un crollo del tono dell’umore prolungato e costante, una forte diminuzione dello slancio vitale (con perdita di interesse e piacere per le attività quotidiane, diminuzione dell’energia e dell’impulso sessuale, rallentamento mentale), senso di colpa, di impotenza o incapacità fino a veri e propri sentimenti di rovina e catastrofe imminente.

EFFETTI

Gli antidepressivi aumentano la quantità di neurotrasmettitori disponibili a livello cerebrale, riportando quindi l’umore allo stato normale, senza produrre un effetto euforizzante o stimolante.
Questi farmaci richiedono un tempo d’assunzione lungo e costante prima che s’instauri l’effetto voluto, generalmente 2-4 settimane. Gli antidepressivi non danno dipendenza fisica.
Gli effetti collaterali più comuni sono: mal di testa, problemi di memoria e concentrazione, confusione mentale, vertigini, tremori, tachicardia e aritmie, bocca secca, aumento di peso,  più raramente agitazione e insonnia. Se la depressione trattata con questi farmaci non comprende anche disfunzioni sessuali, questi problemi (calo del desiderio, disturbi dell’erezione, dell’eiaculazione e dell’orgasmo) potrebbero manifestarsi.

 

Fonte:http://www.isgallarate.it/public/sys.insegnanti/MaterialeDidattico/173715DROGHE.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 


 

Droghe leggere e pesanti

Adolescenza e droghe leggere
Danni e motivazioni dell'assunzione di droghe negli adolescenti
"Il ricorso alla droga è una protesi per una personalità malfunzionante di fronte ai problemi cui la vita ci chiama: sopportazione del dolore, ricerca della felicità, assunzione di responsabilità. Il drogato mette in atto una modalità malata per risolvere i propri disagi: l'utilizzo patologico di certe sostanze" (Bertolli-Ravera, Un buco nell'anima, Mondadori) .
A partire da questa affermazione inequivocabile vorrei sviluppare alcune considerazioni sul consumo di droghe leggere (gli spinelli) da parte di adolescenti e giovani, cercando di andare oltre il sensazionalismo dei mass-media o le polemiche strumentali.
In modo un po' provocatorio potremmo chiederci da subito: gli spinelli sono ancora considerati una droga, seppur leggera? E' ancora valido l'assunto che il consumo massiccio di queste sostanze possa celare una problematicità, una fragilità dell'io, una difficoltà di rapporto con gli altri? E ancora: gli spinelli sono dannosi, e in questo caso quali danni determinano, o innocui?
Questi sono i temi che intendo trattare nel presente articolo.

 

Cosa pensano i ragazzi degli spinelli
Recentemente sono stato chiamato a svolgere alcuni interventi di prevenzione in tema di tossicodipendenza in diverse scuole medie dell'hinterland milanese. Mentre fino a pochi anni orsono erano prevalentemente i ragazzi delle scuole superiori i destinatari di questo tipo di proposta, ora la richiesta di interventi formativi e preventivi arriva anche dalle medie inferiori (l'intervento è rivolto alle classi terze). La percezione di contiguità, di vicinanza a queste sostanze che gli insegnanti registrano in modo informale, non sistematico, all'interno delle aule e dei corridoi, emerge in modo molto chiaro durante i nostri interventi. Incoraggiati a parlare liberamente i ragazzi, pur non facendo mai riferimento all'assunzione personale, affermano di conoscere amici poco più grandi che le utilizzano tranquillamente, nei week-end e nei contesti di gruppo.
Questa forma di conoscenza indiretta non può essere generalizzata alla totalità della popolazione scolastica ma neppure essere frettolosamente liquidata facendo riferimento a spiegazioni semplicistiche quali lo svantaggio socioculturale, la situazione di degrado delle periferie, ecc. Al contrario sono esperienze riferite da ragazzi non devianti, con un rendimento scolastico discreto, con una famiglia non problematica alle spalle.
Interpellati sugli effetti degli spinelli i ragazzi sono in grado di descriverli in modo dettagliato e pertinente: rilassamento, risate, comunicazione più fluida, alterazione del senso del tempo, ecc. Il giudizio sulla loro pericolosità è variegato: in una ricerca svolta su un campione di 1121 giovani dai 15 ai 30 anni residenti a Reggio Emilia emerge che il 21% di essi non li considera pericolosi mentre il 35% considera dannoso solo un utilizzo esagerato. L'idea prevalente che sembra farsi strada è quella che un uso moderato, ricreativo, delle sostanze cannabiche non costituisca un rischio per la propria salute psicofisica e soprattutto sia compatibile con gli impegni quotidiani: scuola o lavoro, attività sportiva, relazioni familiari e amicali.

Perché i ragazzi fumano marijuana
A partire dalla preadolescenza sappiamo che nella formazione dei valori legati al presente (ad esempio nel campo della musica, dell'abbigliamento, del tempo libero, ecc.) il gruppo dei coetanei esercita un'influenza maggiore rispetto ai genitori e ciò si conferma anche nell'ambito del consumo di cannabis (hashish e marijuana). Attraverso l'osservazione di coloro che fumano gli spinelli i ragazzi costruiscono una rappresentazione personale di queste sostanze che esclude le categorie di rischio, di pericolosità e di emarginazione che contraddistinguono invece le droghe pesanti. Nel contesto dell'interazione con dei soggetti consumatori si rafforza l'immagine positiva della droga: con un po' fumo ti diverti di più, socializzi meglio, evadi un po' dalle menate quotidiane; che male c'è? E riguardo alla dipendenza? Nessun problema, se ci sono si fumano, altrimenti se ne fa a meno.
L'attrazione degli adolescenti per le droghe leggere è indissolubilmente legata ai significati che essi attribuiscono al comportamento di consumo. Questi significati sono connessi sia alla ricerca di stati di eccitamento e di benessere sia con i problemi della socialità e della definizione di sé. Fumare spinelli può infatti costituire una sfida al mondo adulto per rimarcare la propria differenza e distanza; facilita la sensazione di appartenenza, soprattutto quando consente al soggetto di essere accettato dal gruppo; è un modo per dimostrare a chi rimane estraneo a questo tipo di esperienze che si è diversi, più coraggiosi, meno condizionati; ancora l'uso di cannabis, come l'adesione a certe mode, a certi gusti musicali, può essere visto dall'adolescente come un modo per partecipare alla cultura giovanile.
Le dinamiche adolescenziali messe in rilievo, confermate dai risultati delle ricerche condotte sul campo, permettono di escludere l'ipotesi che al di sotto del consumo di droghe leggere per la stragrande maggioranza dei ragazzi si celi una struttura psicologica premorbosa o tratti di vulnerabilità marcata. In altri termini lo studio delle motivazioni al consumo di queste sostanze si sposta dalla ricerca di variabili di personalità patologiche ad aspetti più generali legati allo stile di vita delle giovani generazioni.
Assodato che non tutti i ragazzi che fumano gli spinelli hanno dei problemi o diventeranno tossicodipendenti (meno male!) ci chiediamo: l'uso degli spinelli cosa determina nei ragazzi cosiddetti 'normali'? e cosa determina nei ragazzi più fragili, più vulnerabili, i cosiddetti ragazzi a rischio?
Rispondere al secondo interrogativo è paradossalmente più agevole: quanto più un adolescente avverte delle difficoltà ad affrontare i compiti di sviluppo specifici della sua fase di vita (la definizione di sé e delle proprie scelte, la costruzione di rapporti di intimità con gli altri, ecc.) tanto più aumenta la possibilità che le droghe, a partire da quelle leggere, possano apparirgli come un mezzo per ridurre l'ansia, l'angoscia, l'incertezza. In questi casi il rischio di procedere verso una escalation, con utilizzo di sostanze sempre più pesanti, appare elevato, come dimostra il fatto che oltre il 95% degli eroinomani ha cominciato con le droghe leggere.
Questi sono ragazzi che hanno conosciuto esperienze di fallimento, di mancato riconoscimento di sé e che cercano di mettere a tacere la propria sofferenza e il senso della propria inadeguatezza spegnendo la mente, addormentando gli stati d'animo negativi. Per questa fascia di ragazzi l'uso di cannabis è deleterio: passano rapidamente dall'uso sporadico e ricreativo ad una assunzione giornaliera massiccia (5-8 spinelli al giorno) modificando anche le modalità di assunzione. Non più in compagnia del gruppo ma nella solitudine della proprio mondo interiore.

L'uso di cannabis da parte dei ragazzi 'normali'.
L'assunzione di sostanze cannabiche può costituire un elemento di destabilizzazione per gli adolescenti non a rischio? I pareri in questo ambito sono molto diversi, non solo tra i politici, ma tra gli stessi operatori e ricercatori. Proviamo a suggerire alcuni spunti di riflessione.
In primo luogo il concetto di adolescenti 'non a rischio' rappresenta una contraddizione in termini. L'adolescenza è infatti un periodo connotato da rapidi cambiamenti a livello somatico e psicologico caratterizzati da repentini cambiamenti di umore, da sentimenti accesi ed incostanti, dall'imprevedibilità delle reazioni. L'adolescenza è anche il tempo della critica dei modelli genitoriali, della sperimentazione e della ricerca di nuovi riferimenti e di nuovi punti di vista: è il tentativo di costruirsi un'identità sociale. Di fronte a compiti così complessi nessuno è protetto in modo definitivo dalla possibilità di sperimentare stati d'animo negativi, disforici, senso si smarrimento e di incertezza. Anzi forse uno dei traguardi fondamentali, una volta dissoltosi l'idilliaco vissuto infantile, è proprio quello di imparare a gestire e ad elaborare attraverso il pensiero e la parola la sofferenza interiore.
Quindi per la particolare natura della dinamica adolescenziale tutti i ragazzi, seppure in maniera diversa, sono a rischio. A rischio di rinunciare alla fatica di cercare in sé stessi e nella comunicazione autentica con l'altro le risposte a quel compito fondamentale dell'esistenza che è, come ci ricordano Bertolli e Ravera, la sopportazione del dolore.
L'assunzione di sostanze cannabiche ha importanti risvolti a livello cerebrale nella comunicazione tra i neuroni, come dimostrano gli studi del prof Gessa, dell'Università di Cagliari. Due sono gli ordini di fenomeni sui quali il farmacologo richiama l'attenzione. Il primo è il fenomeno della sensibilizzazione. Con questo termine si intende la particolare ricettività e vulnerabilità di persone che hanno consumato delle droghe, anche a distanza di molto tempo, per cui una quantità di sostanza innocua per una persona che non mai assunto alcuna droga produce invece effetti devastanti in una persona sensibilizzata. L'aspetto più interessante è che la cocaina, ad esempio, non sensibilizza unicamente verso se stessa ma anche verso l'eroina. Il prof Gessa ipotizza che ciò possa valere anche per le sostanze cannabiche, che preparerebbero chimicamente il terreno del nostro cervello a sostanze più pesanti.
Come se ciò non bastasse l'alterazione dei processi neurochimici prodotta dalle sostanze psicotrope avviene in un periodo di intensa plasticità neuronale in cui si stabilisce la matrice delle connessioni tra i miliardi di cellule cerebrali. Le diverse droghe modificano pertanto le normali condizioni nelle quali devono realizzarsi questi processi. Il prof. Gessa afferma: "E' prevedibile che l'assunzione di queste sostanze in dosi adeguate possa influenzare lo sviluppo neurobiologico del cervello dell'adolescente e quindi i suoi correlati funzionali: cognitivi, emotivi, comportamentali. Poiché nel bambino e nell'adolescente i successivi livelli di organizzazione di tipo psicologico e sociale possono realizzarsi solo se si sono organizzati i precedenti stadi di organizzazione un'alterazione della maturazione biologica potrebbe avere delle conseguenze a lungo termine".
Conclusione
In questo articolo, sulla base delle conoscenze da me possedute, ho cercato di portare alcuni elementi di riflessione sul consumo di sostanze cannabiche da parte degli adolescenti. Le ricerche in questo ambito sono ancora scarse, soprattutto sul piano neurofarmacologico, ed i lavori del prof. Gessa, per quanto possa apparire strano, sono pionieristici. Tutto ciò ritengo significhi qualcosa rispetto alle modalità con cui si banalizza, il più delle volte, questo tema. Un tema che al contrario merita studio e attenzione, e che non può essere sconsideratamente preso 'alla leggera'.

 

Fonte: http://www.oratoriogessate.it/adolescenti/Adolescenza%20e%20droghe%20leggere.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

LE DROGHE - appunti
Le droghe sono sostanze psicoattive ovvero sostanze che alterano il comportamento della     persona.
Allucinogeno: che da allucinazioni
Oppiaceo: derivato dall’oppio (morfina = sostanza attiva pura; eroina = pura e leggermente        modificata chimicamente e più facilmente assorbibile. Ambedue scoperte e studiate per         alleviare la tosse dei tubercolotici; metadone = modificata chimicamente, con effetto più        duraturo)
Eccitante: che provoca eccitazione, stimola temporaneamente il sist. nervoso
Euforizzante: che da euforia,allegria
Depressivo e antidepressivo, che crea o toglie la depressione ( sentimento di tedio, anche per gli            abituali interessi; svalutazione delle proprie capacità, pessimismo e incapacità di vedere gli          aspetti positivi degli avvenimenti ( = bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno) )
Ansiolitico e ansiogeno, che toglie o crea ansia ( inquietudine come per una sciagura incombente).
Assuefazione : necessità di aumentare la dose di una sostanza per avere gli stessi effetti precedentemente ottenuti con dosi minori
Dipendenza : necessità di assumere una determinata sostanza. Dipendenza psichica: provoca      desiderio smodato e ansia più o meno grave. Dipendenza fisica: provoca  desiderio smodato,   ansia grave e dolore ( anche la morte) ed è dovuta ad una alterazione  fisica del sis. nervoso.
Consumatore : chi usa una sostanza   più o meno saltuariamente e senza dipendenza
Tossicomane: chi usa una sostanza e ne è dipendente (psichico o fisico)
Craving: la compulsione ad assumere  le droghe;  analogia con altri disturbi compulsivi
(cleptomania, gioco d’azzardo ecc )

Ricordate che:
Le sostanze organiche ( formate   praticamente solo da C,H,O, e N) di cui sono costituiti gli
organismi attualmente viventi sulla Terra sono in numero relativamente limitato.
Il sistema chiave-serratura  garantisce ai viventi  il meccanismo per attivare o disattivare le varie
reazioni.
Enzima:  proteina di grosse dimensioni che accelera una specifica reazione, di solito incastrando i          reagenti in modo opportuno.
Mediatore: sostanza, di solito di piccole dimensioni, che incastrandosi  su altre sostanze, di solito          proteine, le rende attive o le disattiva.  Il mediatore, proprio per le sue piccole dimensioni, si può spostare sia all’interno della cellula che da una parte all’altra del corpo.
Ricettore : sostanza su cui si incastra il mediatore
Neurotrasmettitore:  mediatore specializzato a trasmettere il messaggio nel sistema nervoso. Sono          noti molti neurotrasmettitori. Molti sono ancora sconosciuti.
Cellule nervose: sono costituite normalmente da un corpo centrale e da prolungamenti anche molto       lunghi e numerosi.
Sinapsi: luogo di contatto tra i prolungamenti di due cellule nervose che si scambiano un messaggio      con un neurotrasmettitore: una cellula espelle all’esterno il mediatore che si  incastra su una
proteina  superficiale dell’altra cellula (ricettore).  La proteina della seconda cellula diventa
attiva e avvia altre reazioni. Nello spazio intersinaptico vi è un enzima specifico che
distrugge il neurotrasmettitore e ne fa cessare l’effetto dopo poco tempo. La cellula che lo
produce, lo riassorbe  per economicità ( ricaptazione).


                                                                                                                                             2
Se una sostanza estranea (per es. una medicina) è attiva, vuol dire che in qualche modo interferisce con una reazione delle nostre cellule. E’ probabile che sia un analogo di un reagente o di un enzima o di un mediatore. Per analogo intendiamo una sostanza che, anche se non ha la stessa natura chimica dell’altra, ne ha la stessa forma per cui si incastra nello stesso modo ( = chiave falsa).

In organismi diversi, sostanze uguali o analoghe possono avere funzioni completamente differenti.
Praticamente in ogni luogo vi sono piante, funghi, batteri ecc., che producono, per loro stessi ,  sostanze che, per caso, sono analoghe a nostri mediatori. Infatti molte sono, da sempre, usate come medicamenti.
Molte sostanze sono, sempre per caso,  analoghi di neurotrasmettitori e quindi sono psicoattive.
L’Uomo da sempre ha avuto la necessità di convivere con il suo ambiente naturale e quindi anche con  le piante  psicoattive della sua area geografica.  Così ogni civiltà ha imparato a convivere con le sue,  e " là dove l'uomo primitivo trovò una pianta psicoattiva, egli la inserì nel contesto delle credenze magiche e religiose, spesso venerandola. Era ovvio che la pianta era imbevuta di spirito divino: doveva essere riservata per riti magico-religiosi" . Questo è stato il modo migliore per evitare danni e abusi.
Egizi: giglio d'acqua, oppio, mandragora, marijuana -  Greci: alcool, oppio nei misteri eleusini -  Inca:  Coca - Messico: tabacco, cacao, funghi allucinogeni-  Sciiti: hashish ( etimologia di assassino) -  Induismo: hashish - Ebraismo e Cristianesimo: alcool (bandito dall'Islam) - Arabia: betel -  Nord America e Asia del Nord : funghi allucinogeni.

Dall’800 le cose sono cambiate a causa degli scambi commerciali sempre più intensi. Cosa succede quando una droga, inserita in modo equilibrato in una cultura,  ne invade un’altra? Guerra  dell’oppio, gli indiani e l’alcool. Cocaina (Coca-cola) e oppiacei negli USA. Il problema è evidentemente internazionale ( oggi usiamo il termine  “ globalizzazione ”):
1909 - Convenzione di Shangai sugli stupefacenti promossa dagli USA
1931 – La Società delle Nazioni la conferma
1961 - L’ONU  : convenzione sulle droghe e stupefacenti
1971 - ONU : si aggiungono altre droghe
1988 - ONU : si aggiunge il concetto di "uso personale"

Nessuno interpella scienziati  per cui sono tutte considerate egualmente pericolose.  Nelle convenzioni dell’ONU non  vi è una definizione di “droga”, “abuso” e “assuefazione” e “ dipendenza”.
La  meno ipocrita  definizione di droga è : "   sostanze che hanno la proprietà di alterare lo stato mentale in maniera che dalle norme sociali e dalle leggi sono considerate inadeguate,  indesiderabili, pericolose, rischiose o, quanto meno, estranee alla cultura " e diventano, a causa delle leggi,  illegali.
Sono esclusi per evidenti motivi di "norma sociale" il tabacco e  l'alcool la cui crisi di astinenza è addirittura più pericolosa di quella da eroina. Questi ultimi non sono droghe solo perché non sono     illegali.
Oggi  (solo da poco) si distingue:
SET = personalità DI CHI LE USA
SETTING = CIRCOSTANZE DELL'USO
Il concetto andrebbe esteso anche agli autori di libri e leggi  sulla droga!!!!


                                                                                                                                             3
Le droghe, dunque, interferiscono  con il comportamento perché sono analoghi di  neurotrasmettitori naturali per cui possono, per es., far percepire messaggi alla seconda cellula che la prima non ha dato, e/o possono accentuare un messaggio perché non sono distrutti dagli enzimi dello spazio intersinaptico. Oppure perché favoriscono o impediscono il suo riassorbimento. Di molte droghe non si conosce il meccanismo di azione né il neurotrasmettitore di cui sono analoghe.
Tutte, in un modo o nell’altro, interferiscono col sistema naturale DOPA-GABA-serotonina:
La dopammina (DOPA) è il neurotrasmettitore della  soddisfazione ( da cibo, sesso, etc). Si ha rilascio di Dopa anche nell’aspettativa di… per es. di cibo o di una bella donna.
L’Acido Gamma Ammino Butirrico (  GABA) è il   modulatore ( inibitore ) del Dopa.
La serotonina  è un inibitore del GABA ( oltre ad avere importanti effetti sul sonno, cibo, ansia)
Il sistema naturale, con le sue altalene , garantisce la sopravvivenza ( per es. non ci permette di dimenticarci di mangiare o di mangiare troppo) ed è uno dei motori delle nostre azioni, indirizzandole verso ciò che ci da maggiore soddisfazione.
Poiché  le droghe producono un senso di soddisfazione artificiale, non dovuto  da una nostra attività volontaria, chi le assume, tende a credere che la propria attività sia inutile e rinuncia ad agire per produrre la sua DOPA naturale.
Alcune droghe agiscono anche sul rilascio delle endorfine.

Possibili classificazioni:
Naturali e sintetiche (Oppiacei, cocaina, marijuana  / LSD, Ecstasy, anfetamina)
Stupefacenti (oppiacei),  eccitanti (cocaina,alcool, ecstasy,tabacco)  allucinogeni  (LSD )            Socializzanti e non socializzanti
Leggere (senza dipendenza ??) e pesanti ( con dipendenza fisica = oppiacei)
.
Oppiacei: L’eroina viene trasformata in morfina nel cervello. L’eroina ha un effetto maggiore perché passa più facilmente dal sangue al liquido interno del cervello. Una dose è eliminata in 6 ore. Il metadone invece in 12. Agiscono sul sistema DOPA-GABA, ma hanno anche un’altra azione molto più potente sulle endorfine.
Si ricorda che :
-  I geni sono le unità funzionali del DNA. Ogni gene codifica ( serve a produrre) una  proteina.
-  I geni possono essere attivi o silenti.
- Si chiama induzione genica il meccanismo per il quale un gene  silente è attivato.
- Si chiama repressione genica il meccanismo per il quale un gene attivo diventa silente.
Gli oppiacei inducono assuefazione perché  sono induttori genici degli enzimi che li distruggono.
( in modo analogo ad alcune  medicine o all’alcool).
Inoltre, si è scoperto, proprio studiando il meccanismo di azione dell’eroina, che il dolore è in realtà costituito da due componenti, quello localizzato e quello delocalizzato. Quello delocalizzato è costituito da vie ( serie di cellule collegate con sinapsi) sempre attive, che inviano, cioè, al cervello continui messaggi di dolore... a meno che le sinapsi non siano bloccate da sinapsi laterali inibenti.
I mediatori chimici delle sinapsi laterali sono le endorfine ( = morfina endogena).  Se siamo contenti e soddisfatti, produciamo più endorfine. Le vie del dolore non sono mai completamente aperte o bloccate e il nostro stato naturale è di essere moderatamente felici o addolorati con altalene continue.
Più endorfine si producono, meno attivo diviene il loro meccanismo di incastro, ovvero ciò che ci da soddisfazione dopo un po' non ce ne da più tanta e noi siamo spinti a cercare nuove soddisfazioni (sindrome di Ulisse? o comunque “ogni gioco dura poco”) .


                                                                                                                                             4
L’assunzione di eroina (analogo dell’endorfine) scatena improvvisamente un intenso senso di piacere, chiudendo tutte le vie del dolore e provocando nell’individuo il massimo piacere possibile percepibile dal suo cervello.
Dopo tre mesi-due anni ( inevitabilmente!!! ) a seconda della quantità assunta, che è  di norma sempre maggiore per avere lo stesso effetto a causa dell’assuefazione,  l’eroina,  che è un repressore genico delle endorfine, impedisce completamente la produzione di endorfine maturali.
Dopo 6 ore dall’ultima assunzione, l’individuo ha tutte le vie del dolore aperte e percepisce il massimo dolore percepibile dal suo cervello ( = crisi di astinenza). Il dolore è insopportabile e spaventoso anche letteralmente perché si ha la sensazione di morire e a volte si muore per davvero.
E’ evidente che se all’inizio l’eroina viene assunta per star bene, dopo si prende per non stare male.
Il tossicodipendente che sente arrivare la crisi, non è in grado di pensare ad altro se non a procurarsi un’altra dose, non ha scrupoli morali, è totalmente dominato dal panico ( istinto di sopravvivenza) e ricattabile. La crisi di astinenza dura da poche ore a 2 giorni  e coloro che vi hanno assistito non la augurerebbero nemmeno al loro peggior  nemico !
E’ evidente che un tossicodipendente è totalmente alla mercè del suo fornitore il quale può fare il prezzo e altro.
Un tossicodipendente non può avere una vita normale dato il ritmo di 6 ore a cui deve sottostare.
Il metadone, allungando l’azione, permette invece una vita “normale”:  si può dormire e lavorare
con un ritmo simile agli altri; per questo può essere utile per il reinserimento.
Si è scoperto che le endorfine sono anche i  mediatori del sistema immunitario (attivatori  delle citochine indispensabili per attivare T e B): “anima allegra, Dio l’aiuta”. L’eroina no. Un tossicodipendente ha un sistema immunitario indebolito ed è quindi esposto più degli altri a tutte le  malattie, oltre a quelle specifiche dovute all’uso plurimo di siringhe ( epatite virale, AIDS e molte altre).
La disintossicazione consiste nella diminuzione graduale della  dose assunta per riattivare altrettanto gradualmente e in modo non traumatico il meccanismo di produzione delle  endorfine naturali.
La disintossicazione, anche se volontaria, non è assolutamente efficacie se rimangono intatte tutte le motivazioni che hanno indotto a cominciare ed è facilissimo ricominciare.
Attenzione!! Dopo una disintossicazione, la dose attiva è bassa perché non si è più assuefatti. Troppo spesso succede che un disintossicato non informato assuma di nuovo droga, ma non alla dose bassa iniziale, ma a quella maggiore che usava prima della disintossicazione: in questo caso la dose  è eccessiva e quindi mortale ( overdose) perché si blocca il centro della respirazione.
Le comunità di recupero si basano sul “recupero” del senso di disciplina, di responsabilità e soprattutto di autostima (produzione di endorfine); sono per ora l’unica possibilità per uscirne ma non danno affatto garanzie di successo.  Vari i metodi.

L’LSD ( sintetico, ma esiste anche in natura in alcuni funghi) è un allucinogeno che induce allucinazioni molto realistiche dette “viaggi”.  I viaggi dipendono dallo stato d’animo del soggetto  e possono quindi essere anche molto negativi oltre che pericolosi. L’LSD induce schizofrenia o comunque danni irreversibili casuali  e non dipendenti né da quanto tempo la si assume  né dalla quantità. Sembrava “passata di moda”  per i danni permanenti noti; ora sembra che la nuova generazione, priva di memoria e  di informazione, ci riprovi. Allucinazioni collettive (la Claviceps e  le streghe di Salem).
Cocaina è eccitante,  da sicurezza illusoria, ( si è convinti che le proprie prestazioni siano migliori) sembra non dare assuefazione e dipendenza fisica.


                                                                                                                                 5.
Induce atteggiamenti paranoici e quindi aggressivi. Anestetico locale. Provoca rilascio di DOPA, serotonina e noradrenalina. Poi si subisce la loro mancanza per il loro  esaurimento. Attualmente il mercato è stato invaso abbassando il prezzo, poi il prezzo è salito. Il consumo in Italia è altissimo. C’è da domandarsi seriamente se ciò non  sia connesso con l’aumento della aggressività e  violenza ( anche verbale) di tutta la società. Usato dai soldati tedeschi nella I guerra mondiale.
Crak: leggera modifica chimica, pura. Da un desiderio irrefrenabile  immediato di riassumerlo per l’esaurimento totale del proprio DOPA, ma non da dipendenza fisica paragonabile all’eroina

Ecstasy. varie droghe sintetiche  (capostipite MDMA), con effetti sia eccitanti che allucinogeni. Non fanno percepire la fatica e favorisce la comunicazione.  Consuma tutta la serotonina, per cui dopo si sta male. Possibili danni al fegato e da  ipertemia anche mortale.
E’ venduta in associazione con svariate altre sostanze, per cui l’effetto è molto diverso.
Il set e il setting è tale che chi la usa è convinto di non far niente di male.
Si chiamano “designed drugs” le  numerosissime variazioni sintetiche immesse sul mercato per eludere la legge: fino a che una sostanza è sconosciuta, non è inserita nella tabella delle droghe proibite.

GHB Set e Setting simile all’ecstasy. Interferisce col GABA. Produce uno stato piacevole di rilassamento e tranquillità, aumento della sensualità, moderata euforia e tendenza alla loquacità; effetti molto simili a quelli dell’alcool, ma con il “ vantaggio” dell’assenza del classico malessere post-sbornia. Dal 2000 ha superato l’MDMA per consumo. Esile confine con la  dose tossica
( stordimento o incoscienza).
E’ la  droga da stupro: mescolata con alcool, per il suo effetto euforizzante, rilassante e afrodisiaco, rende docili come marionette e provoca  amnesia per circa 4 ore. Inodore praticamene insapore, è messa in un bicchiere all’insaputa della donna, che poi,  anche se si ritrova su di se le prove dello stupro, non ricorda e non se la sente di incolpare un possibile innocente.
ATTENZIONE!!!!! Mai lasciare incustodito il proprio bicchiere!!!!

Marjuana, euforizzante  e disinibente simile all’alcool, altera il senso del tempo, non da assuefazione nè dipendenza. Non fa perdere troppo  il senso dello spazio. E’ tipicamente non socializzante. E’ stata inserita fin dall’inizio tra le droghe proibite dall’ONU e non si  sa come tornare indietro, nonostante in molti paesi sia stata praticamente legalizzata (per es. in  USA e Canada solo una ridicola  multa)
A sostegno dei proibizionisti vi è un famoso esperimento sui topi, seriamente danneggiati anche con malformazioni  dei figli.... poi si è scoperto che i topi avevano fumato l’equivalente di  136 sigarette al giorno per 40 anni!!!
La   marijuana  da una  alterazione della percezione del tempo, che sembra  rallentato, e da una ridotta capacità di concentrazione. È  probabile che questo stato sia gradevole per i giovani che  non devono confrontarsi con i limiti imposti dal tempo. Quando però l'individuo comincia a fare i conti col processo  dell'invecchiamento e ad attribuire un qualche valore alla  produttività e all'ambizione, la passività e la lassitudine  indotte dalla marijuana possono essere causa di ansia ( e se ne  smette l’uso come avviene di norma prima dei 30 anni).
E’ usata come terapia per l’asma e in alcuni casi di alcolismo. Ha una azione anche sul centro dell’appetito ( lo fa aumentare) , sul riflesso del vomito, sul dolore ed è ansiolitica. Questi sono i motivi per i quali si vuole adoprare nella terapia del dolore in molti casi di cancro.
Recentemente sono stati scoperti gli analoghi naturali che sono dei piccoli grassi e sembrano avere la funzione di bloccare il GABA. La ricerca è concentrata sul trovare analoghi specifici per ogni funzione per ricavarne farmaci.
Oggi le cose sono cambiate e anche gli antiproibizionisti devono cambiare idea in quanto è immessa sul mercato marijuana concentrata fino a 20 volte di più di prima  con effetti evidentemente molto maggiori soprattutto sulla concentrazione e l’apprendimento. Non se ne possono sapere ancora i


                                                                                                                                             6.
danni a lungo termine. Quello che è certo è il suo effetto non socializzante e quindi deleterio  sia per l’individuo che per la società.

Alcool. in dosi minime ( 2 dita di vino ) fa bene anche ai bambini e ai malati di cuore ( induce l’aumento delle beta-endorfine). Da assuefazione. Disinibisce, fa perdere il senso dello spazio e rallenta le reazioni ( incidenti stradali). Dopo una sbornia si sta decisamente male. Una dose esagerata ( tipica degli adolescenti che si accostano per la prima volta ai superalcolici) da “coma etilico”, spesso mortale se non si interviene immediatamente con una lavanda gastrica.  L’alcolismo,  che si raggiunge solo con forti e continuate  dosi, invece è la fase di dipendenza fisica.  Oltre a danni gravi al fegato (cirrosi epatica, una delle cause più alte di morte in Italia) sembra che induca reazioni tali nel cervello da produrre in esso morfina,  da cui crisi di astinenza egualmente gravi, violente e più  pericolose (+ spesso mortali) di quelle degli oppiacei.
Si parla in questo caso di “ delirium tremens”: oltre a tremore incontrollabile, si hanno allucinazioni molto realistiche di animali  orrendi  (ragni, serpenti, topi ecc.). Un alcolista, per stare “bene”, deve avere una alta concentrazione di alcool nel sangue; se la quantità diminuisce anche di poco, sta male. Questo spiega perché un alcolista si “ubriaca” anche con dosi minime di alcool.

Katamina - special-K - derivato da un anestetico per animali,  fa provare intense allucinazioni irreali, simili a quelle di chi è vicino alla morte ( vedersi da fuori di sè) - provoca il blocco degli impulsi sensoriali in entrata e  lascia libera la fantasia sensoriale. Non sembra provata una particolare tossicità o dipendenza. Ma come si fa a desiderare di provare le sensazioni di un moribondo?

Chi prende droga?  Non si sa.  Però sembra plausibile che è più a rischio chi è insicuro e non trova in sè il modo per produrre abbastanza endorfine e DOPA. Le droghe,tutte,  sono scorciatoie facili.
Importante è la distinzione tra socializzanti e non (un eroinomane sta bene anche nella mondezza).
Chi è insicuro con gli altri, tende a prendere quelle socializzanti, chi sta male con se stesso quelle non socializzanti.
La marjuana è, come gli oppiacei, non socializzante e in questo sta il suo maggiore pericolo, non per gli effetti in se,  che sono, in dosi basse,  meno pericolosi  di quelli dell’alcool ( tra l’altro sembra  essere causa di incidenti stradali meno dell’alcool), ma perché procura scorciatoie all’insoddisfatto di sè,  e quindi può portare all’eroina  chi è particolarmente debole (droga di passaggio).
Può una società accettare che i suoi componenti si abbandonino a soddisfazioni artificiali invece che contribuire ad essa? Idem per le socializzanti: possiamo accettare l’incattivimento della società?  Non è quindi un problema dell’individuo ma un problema sociale.
Legge fino al ‘71: consumatore = spacciatore
“     ‘71           :  consentito l’uso personale
“     ‘85           :  proibito l’uso  ma con facilitazioni per il reinserimento
“      05           :  dosi personali talmente piccole da rendere un consumatore = spacciatore ( o
viceversa???)
“      06           : aumentate le dosi personali per alcune droghe
Problema sanitario ( malattie connesse e alterazioni psichiche permanenti).
La criminalità organizzata (internazionale). Microcriminalità dei tossicodipendenti spesso piccoli spacciatori.
Il tossicodipendente è un malato o un criminale? Come deve essere condotta l’informazione?
Fattori economici: i margini alla produzione e  allo spaccio  sono elevatissimi e sono spesso l’unico prodotto di paesi sottosviluppati. Bolivia: 4 miliardi di PNL e 3 di droga.  Perù  : 15 -  3,2. Colombia:29 - 9    (dati circa '89)
Talebani in Afganistan. I profitti del traffico sono al 95% per gli importatori.


                                                                                                                                 7.
Dato l’enorme guadagno, la repressione funziona poco, anzi spesso peggiora perché cambia il mercato. La marijuana è più ingombrante, costa meno, non si può buttare ( insolubile) si può scoprire nell’urina fino a 30 giorni dopo (contro 2-3 giorni  di eroina e coca) , perciò se è punita allo stesso modo, non conviene allo  spacciatore. E' stato quasi facile eradicare la marijuana dalla grande criminalità  ma poi si è diffusa la cocaina.
Programmi ONU per la riconversione.    Governi + o - complici.+ corruzione.  Imposizione della visione occidentale del problema: diffusione  dell’eroina nei paesi dove l’oppio era normalmente usato (Pakistan).
Sembra che lo spaccio sia sempre meno legato al consumo, anche in   Italia. particolarmente diffuso lo spaccio da minori e insospettabili.
Non è vero che una repressione efficace possa avere effetto perché si  può passare ad altre sostanze, cambia l'offerta, varia il rischio. Uno dei più convincenti obiettivi degli antiproibizionisti è  tagliare i rapporti tra consumatore e criminalità. I proibizionisti obiettano che la criminalità investirà in qualcos’altro. Oggi in Italia è molto diminuito il consumo di eroina, in compenso  si è diffusa la cocaina , tra i giovanissimi, anche per la politica dei prezzi stracciati degli spacciatori. Ruolo della mafia italiana: garantisce gli scambi tra eroina dell’est e la cocaina dall’ovest.

Politica del minor danno: si sta facendo strada un po’ ovunque la così detta “ politica del minor danno” che si basa su alcune premesse: 1- le droghe fanno male, anzi malissimo 2 - nessuno ha inventato un sistema per eliminarne o almeno diminuirne l’uso. Sicuramente l’azione repressiva è del tutto inutile e un drogato può uscire dal giro solo se lo fa volontariamente 3- l’uso di droghe procura oltre a  danni diretti, anche danni  indiretti a chi la usa ( malattie varie anche mentali, contatto col mondo della criminalità, etc.) e danni alla società ( micro e macro criminalità, diffusione di malattie, perdita dell’apporto costruttivo di molti cittadini,  spesa sanitaria etc).
Allora concentriamoci sui danni e tentiamo di diminuirli.
Così si è pensato che:
- rendere legali alcune droghe può tagliare i ponti con la criminalità ( Marijuana in Olanda. USA e
Canada solo  una piccola multa). Oggi con la nuova marijuana si dovrà ripensare a questo.
- fornire agli eroinomani siringhe sterili gratis per  limitare la diffusione di malattie
- fornire a chi non vuole ( o non riesce) a disintossicarsi dall’eroina, metadone,  che permette
almeno di  condurre   una vita, sia affettiva che lavorativa, simile a quella normale.
- individuare una zona nella città in cui la polizia non interviene e che quindi diventerà il luogo
dello spaccio, per liberare tutto i resto della città e ma lì il controllo può essere maggiore.
- fornire le “quotazioni” delle varie droghe, può evitare speculazioni eccessive.
- fornire informazioni tempestive nel caso sia stato accertato che una partita di droga in vendita in
una determinata zona è “tagliata” male per cui sta provocando casi per es. di avvelenamento o
di overdose.
- analizzare e informare subito il contenuto di una nuova pasticca ( ecstasy con le  varie aggiunte)
può   evitare casi di allergie pericolose.
- informare chi si droga dei sintomi pericolosi, dei cocktail da evitare, suggerire comportamenti.
Soprattutto si pensa che non criminalizzare il drogato permetta, a chi lo avvicina, di poterlo aiutare nel caso che decida di uscire dalla droga.
Molti paesi si sono date leggi in questo senso e pare che la cosa funzioni. Per es. in Olanda, dove la marijuana è legale, dopo un po’ di anni è diminuito l’uso di tutte le droghe. A Vienna vi è un parco di spaccio libero. In Italia, e altrove, si inizia il percorso della disintossicazione fornendo il metadone.
Oggi il grande problema è che le strutture pubbliche, e in generale gli addetti ai lavori, sono più o meno attrezzati  contro l’eroina. Non si sa cosa fare invece per la cocaina e le altre droghe.

 

Fonte: http://www.liceodantealighieri.it/allegati/DrogaDID%20II.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

 

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