Archeogemmologia gemme pietre

 


 

Archeogemmologia gemme pietre

 

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Archeogemmologia gemme pietre

ARCHEOGEMMOLOGIA : LE PIETRE NELLA BIBBIA
Conferenza del 04 / 03 / 2003
Relatore : Silvana Lucchesi

L’archeogemmologia  ( scienza nata intorno al 1960 ) si occupa dei diversi materiali impiegati come gemme o come manufatti ornamentali nell’antichità rinvenuti negli scavi archeologici. Investiga sulla provenienza geologico-geografica dei materiali stessi rispetto ai giacimenti sfruttati anticamente , sul loro commercio e sulle tecniche di lavorazione glittica delle gemme incise ; inoltre prende in esame i significati magici e le proprietà terapeutiche attribuite, sin da tempi antichissimi, ai materiali stessi e infine studia i processi alterativi subiti dai materiali a causa dell’uso come manufatti o per l’interramento (anche millenario) ipogeo in tombe o paleosuoli archeologici. L’archeogemmologia è quindi utile per l’individuazione scientifica delle falsificazioni gemmologiche e glittiche antiche e moderne. Si pone tra l’archeologia tradizionale e le scienze della terra ( mineralogia, sedimentologia, petrografia, giacimentologia, geochimica): in questo senso può fornire al geo-archeologo informazioni cronologiche, stratigrafiche e paleoclimatiche.
Questa scienza è quindi utile per individuare le tecniche di invecchiamento e antichitizzazione e permette di scartare , ad es. , tutti i materiali che nell’antichità non venivano mai usati (perché sconosciuti) o che sono sintetici ( e  quindi modernissimi!!): serve quindi ad individuare le cosiddette “patacche” , presenti anche in alcuni musei, o a riabilitare materiali ed oggetti realmente provenienti da scavi, scartati a causa di una analisi superficiale e frettolosa.
Le “pietre” in genere, siano esse gemme, rocce, minerali, fossili e materiali di origine organica ( ossa, avorio, conchiglie, corallo, ambra..), hanno sempre esercitato una enorme attrazione sugli antichi studiosi di “filosofia e storia naturale” non per le loro caratteristiche reali ( proprietà fisico-chimiche ), quanto piuttosto per la convinzione profondamente radicata nella superstizione, che molti materiali litici e litoidi possedessero virtù terapeutiche o proprietà magiche (scaccia-malocchi, scaccia-demoni ). L’esistenza e la sopravvivenza dell’uomo sono legate da sempre alla pietra: dal manufatto in selce o ossidiana, ai monumenti megalitici , alle piramidi , alle ziggurat, ai templi. La pietra è vista come strumento di vita e di morte , veicolo di sacralità, simbolo di incorruttibilità e di eternità.Nell’antica tradizione, la pietra è legata strettamente ai quattro elementi primordiali ( fuoco, terra, aria, acqua). Si parla di “ pietre del cielo “( meteoriti) , di “pietre fulmine “ ( che sono in effetti punte di freccia in selce e asce preistoriche), di ceraunie (geodi di calcedonio o sfere di selce), di “polvere di luna” (gocce vitree dovute a probabile impatto meteoritico) . Nell’antichità si pensava che le pietre fossero cadute dal cielo o si fossero formate sulla terra per l’influenza divina : la geometria dei cristalli , la luminescenza della perla, la trasparenza liquida dell’ambra, lo splendore metallico, la sonorità della giada…tutto conferiva alle pietre un’aureola di sacro, di misterioso, di magico e arcano. E’ da questa visione che nasce, probabilmente, l’idea dei poteri della pietra,idea antica quanto l’uomo , che pone in rapporto strettissimo i quattro elementi primordiali con il colore , stabilendo così una prima pseudoclassificazione .
Le pietre grezze, il vago, il pendente, l’intaglio…erano preziosi più per i loro poteri che per la loro bellezza o rarità. E’ solo in tempi storici relativamente recenti che il loro valore viene legato a quotazioni di mercato, regolate dalla “qualità gemmologica” (colore, purezza, peso-caratura, taglio). Presso i Sumeri, gli Assiri, i Babilonesi e gli Accadi , fin dal IV millennio a.C. , si instaura una vera e propria codificazione della fede nei poteri e nelle virtù delle pietre, soprattutto in stretto rapporto con i cicli cosmici astrologici, che potevano influenzare gli amuleti ( ad es. i cilindri mesopotamici incisi con iscrizioni o segni scaramantici , che erano inizialmente talismani e solo in seguito diventeranno sigilli ). Nella tradizione egizia ogni giorno del mese era collegato ad una pietra e così avveniva per ogni decano dei segni zodiacali. Questa tradizione fu poi ripresa anche dagli Ebrei . Ne è testimonianza il Pettorale o Razionale del Gran Sacerdote Aronne , ordinato da Dio a Mosè (Esodo, XIX dinastia egizia , 1293 – 1188 a.C. ), che riuniva 12 gemme incise ad intaglio e incastonate in un rettangolo di 3x4 , simbolo delle 12 tribù di Israele.
E’ interessante notare come i popoli antichi fossero influenzati profondamente dalla provenienza dei materiali : il sottosuolo ( misterioso, non esplorato, legato agli inferi , ma soprattutto alla Madre Terra) e il cielo ( il divino, il sacro). L’uomo moderno non si è ancora liberato da questi legami , nonostante gli evidenti progressi della conoscenza scientifica. La superstizione è dura a morire!
Nell’antichità il primo trattato di mineralogia viene attribuito a Teofrasto (circa 315 a.C.) ; si tratta di “Intorno alle pietre”, in cui l’autore si sofferma soprattutto sulle gemme utilizzate nella Glittica (arte di incidere ed intagliare ad incavo o in rilievo materiali litici, litoidi, metalli, vetro). Prima di Teofrasto , anche Ippocrate ( 460 – 375 o 351 a.C.) e Platone ( 427 – 349 a.C.) ,a cui si deve la teoria dei quattro elementi primordiali, si erano occupati delle pietre, considerandole come prodotto dell’unione dell’acqua con l’elemento fusibile . Teofrasto divide le pietre in maschi e femmine , dando origine alla teoria della loro riproduzione e attribuendo loro alcune proprietà magiche e terapeutiche ( ad es. lo smeraldo “ giova alle malattie degli occhi “). Dopo di lui vennero scritti numerosi Lapidarii (trattati su gemme e pietre), che sottolineavano esclusivamente le proprietà medicamentose delle pietre. Ad es. lo zaffiro (probabilmente  lapislazzuli !!) curava le morsicature dei serpenti velenosi, la pietra di luna (selenite) , contro l’epilessia ecc. Gaio Plinio Secondo (Plinio il Vecchio, 24?- 79 d.C.) ci ha lasciato il trattato più importante : Naturalis Historia , in cui cita numerosissimi minerali e pietre di uso archeogemmologico, dei quali però alcuni sono pura invenzione! Plinio sottolinea il suo scetticismo in merito alle proprietà curative delle pietre e le attribuisce alla invenzione di maghi e ciarlatani , destinate a prendere in giro il prossimo, credulo e superstizioso!!
In epoca alessandrina (II e IV sec. d.C.) , si sviluppa una ricca letteratura sui poteri e le virtù magiche delle “pietre”, legata anche al nascere dell’alchimia. Il trattato più noto è quello attribuito al misterioso Ermete Trismegisto ( uno dei padri dell’alchimia) , dal titolo “Cyranidi” ( da Cyranus, Re di Persia) . Questo è un testo soprattutto di medicina; ogni capitolo contiene descrizioni di un’erba, di un uccello, di una pietra, di un pesce che simboleggiano i quattro elementi primordiali. I capitoli sono designati da una lettera, secondo la progressione dell’alfabeto greco, quasi a stabilire una relazione tra “oggetti” e simboli, che devono essere incisi nella pietra stessa , base della composizione magico-terapeutica. Sulle “Cyranidi” si basano i Lapidarii medioevali e con tutta probabilità, sono all’origine delle credenze popolari sui poteri magici delle varie pietre ( ad es. “la pietra del rospo” o bufonite = in realtà dente emisferico di pesce fossile , che si credeva contenuto nel cranio del batrace; curava l’idropisia, la malinconia e gli accessi di collera; “la pelle di serpente” in realtà la roccia  serpentino…………….).
Anche alcuni vescovi si sono cimentati nella stesura di trattati sulle pietre: Epifanio (vescovo di Salamina a Cipro) nel IV-VI sec. illustra le proprietà delle 12 pietre del Razionale del Sommo Sacerdote Ebraico ; S. Isidoro, vescovo di Siviglia, tenta una classificazione basandosi unicamente sul colore ( collegato ai quattro elementi primordiali) ,ma è un fallimento. Essendo cristiani, entrambi tentano di screditare i poteri magici , presentandoli come diaboliche invenzioni di maghi, stregoni e ciarlatani . Nel medioevo si ritrovano numerosi Lapidarii, in cui vengono inseriti materiali inventati di sana pianta:  “pietre”, oggetti litici e fossili ; queste invenzioni si sommano agli errori di copiatura dei testi più antichi e, di conseguenza,  si creano ulteriori confusioni di classificazione. Un esempio si ritrova nel testo di un altro vescovo , Morbodo, di Rennes, (1067-1081) ; questo testo è scritto in versi e descrive le virtù magiche ( strano per un vescovo!!) di 60 “pietre”, tra cui le “ pietre portentose” : l’eliotropo ( calcedonio verde a punteggiature rosse; secondo Plinio aveva la capacità di trasformare i raggi del sole in riflessi color del sangue quando veniva immerso nell’acqua. Aveva potere sui demoni, rendeva invisibili, favoriva sortilegi ed incantesimi. Pietra usata moltissimo anche nella glittica con incisioni di oscure formule magiche ), le ceraunie ( pietre del fulmine) , il chelidonius (pietruzza del ventriglio della rondine) , l’alectorius ( ciottolo del ventriglio del gallo) , le etiti ( pietra dell’aquila, in realtà una geode sferoidale di calcedonio, selce o argilla indurita, talora con cavità interna e una inclusione che risuona; si dicevano raccolte nei nidi dell’aquila e aiutavano le partorienti), i lapides judaici ( pietre della Giudea; aculei calcarei a clava di ricci di mare fossili; curavano la gotta e i calcoli ), l’ovum anguinum ( “uovo di serpente”, piccolo riccio di mare fossile di forma sferoidale; generava odio contro i nemici), stalattiti calcaree e ciottoli di giada ( elisir di lunga vita), i bezoari ( da bazar, dove si vendevano a prezzo altissimo, erano calcoli biliari delle capre iraniane, curavano i morsi di cani idrofobi e di animali velenosi), i gastroliti ( sfere silicee dello stomaco dei coccodrilli; ricercati contro il malocchio), le glossopetre ( “lingue di pietra”, denti di squalo fossile, ritenuti fulmini pietrificati; proteggevano dalla folgore e propiziavano la fertilità); inoltre si consideravano tutte le “pietre forate” intenzionalmente o naturalmente, come simboli della dea madre e quindi aventi proprietà rigeneratrici e fecondatrici, e “pietre sonore”( giade, fonoliti , quarzoareniti o quarziti, capaci di “gridare” se riscaldate , fratturate, roteate o percosse. In Egitto uno dei Colossi di Memnone, riscaldato dai raggi del sole, emetteva un suono lamentoso per la dilatazione termica delle quarzoareniti nubiane; c’erano poi le “pietre elettriche” (prima fra tutte l’ambra! , ma anche la tormalina e la olivina e il quarzo ) . Nel 1260 viene scritto infine “De Mineralibus”, di Alberto Magno, filosofo e teologo, vescovo di Ratisbona , che ebbe come pupillo S.Tommaso d’Aquino. “De Mineralibus” è un vero trattato scientifico , anche se denuncia ancora una certa mentalità medioevale.
Scientificamente le rocce, che costituiscono lo strato esterno del globo terrestre, sono associazioni di minerali ; raramente si possono avere anche rocce costituite da un solo minerale ( ad esempio i marmi) . In genere i minerali si presentano sotto forma di cristalli, , la cui forma è strettamente legata alla sua struttura atomica; alcuni minerali si presentano invece in forma amorfa, cioè non cristallina ma globulare o reniforme (es. l’opale); infine vi sono minerali che si presentano in forma criptocristallina, cioè formati da cristalli di dimensioni piccolissime. I minerali sono tutti solidi , tranne il mercurio nativo .
I minerali sono per lo più combinazioni di più elementi chimici, tranne alcuni, cosiddetti “nativi”, che ne contengono uno solo ; es. il rame nativo, l’oro, lo zolfo, il carbonio (diamante e grafite). Il più diffuso dei minerali è il quarzo, combinazione di silicio ed ossigeno. In genere i minerali sono combinazioni inorganiche, tranne l’ambra, che è una resina fossile. Tra i numerosissimi minerali , molto frequenti sono : quarzo, feldspati, miche, pirosseni, anfiboli , olivina. Questi costituiscono la maggior parte delle diverse rocce, e sono perciò definiti “ minerali delle rocce”.
I minerali vengono classificati in base alla composizione chimica, alla simmetria del loro reticolo cristallino e alla finezza della struttura.
Essi si sono formati ( e la loro genesi continua ancora oggi) nelle profondità della terra,   dove è presente il magma , miscela di ossidi e silicati fusi, contenenti gas e vapor acqueo, percorso da correnti che lo mantengono in continuo movimento. Il magma incandescente , formatosi ad alte pressioni e ad alte temperature , risale attraverso le spaccature degli strati meno profondi e più freddi : in quel momento i primi minerali cristallizzano; in seguito il loro numero aumenta , mentre i minerali più pesanti affondano lentamente determinando un arricchimento locale , che origina i giacimenti .Finchè il magma non solidifica completamente , continua la cristallizzazione , mentre la parte volatile si concentra in parti lontane dal magma originario, determinando la concentrazione di altri minerali oppure determinando cavità entro cui , successivamente, si avranno accumuli di quarzo, calcedonio o agata. La maggior parte dei gas e del vapor acqueo sfugge attraverso spaccature e fessure, fino a raggiungere la superficie: raffreddandosi, le soluzioni depositano nuovi minerali sulle pareti delle fessure. Questo stadio è detto “idrotermale”, e può dare origine a filoni metalliferi.  Il vapor acqueo si condensa in un’acqua ricca di sostanze minerali e si mescola con le acque superficiali, determinando le sorgenti termali.  Da queste si possono ancora originare minerali diversi (aragonite o geyserite) , oppure, se passano in terreni sedimentari, possono scioglierne una parte , ridepositando altrove minerali cristallizzati .
Si definiscono pietre preziose quei minerali che posseggono luce, colore, trasparenza e lucentezza particolari, tali da conferire loro una bellezza unica; quest’ultima deriva anche dal taglio delle pietre, che li trasforma in gioielli. Gli stessi parametri valgono per le pietre semipreziose e le pietre fini. La rarità in natura e il taglio scelto, determina il prezzo di vendita sul mercato. Anticamente le pietre preziose conservavano la loro forma naturale, poi si iniziò una pulitura e lucidatura che valorizzavano la lucentezza e il colore. L’arte del taglio delle pietre proviene dall’India e dall’Egitto; per quanto riguarda in particolare le pietre trasparenti, il taglio in piccole facce simmetriche esalta notevolmente la loro bellezza. A questo proposito si parla di taglio a “brillante” noto dal XVII secolo e praticato non solo sul diamante ma anche sulle pietre preziose trasparenti. Questo taglio permette un gran numero di riflessioni interne dei raggi luminosi che rinforzano la lucentezza e il colore della pietra stessa. Le pietre colorate non trasparenti vengono di norma tagliate a “cabochon”, senza facce ma con forme arrotondate.
Dopo aver riportato brevemente nozioni petrografico-mineralogiche , ritorniamo al passato, prendendo in esame quanto riportato nella Bibbia a proposito delle “pietre”. (Esodo 28, 15-21, il Razionale o Pettorale del Sommo Sacerdote Aronne; Apocalisse 21, 10-21, i fondamenti della Gerusalemme Celeste). E’ interessante notare che tutte le “pietre” elencate sono state scelte , nel caso del Pettorale, ancora probabilmente per le loro virtù taumaturgiche o magiche, mentre nel caso dell’Apocalisse comincia ad emergere l’interesse per le proprietà estetiche (colore, lucentezza ), ma anche per le loro caratteristiche chimico-fisiche ( durezza, struttura). La scelta delle pietre è verosimilmente legata alla presenza di giacimenti , non tanto in Palestina, quanto nei paesi vicini: Asia Minore, Siria, Alto Egitto, Arabia e Persia , anche se vi sono gemme provenienti dalle Indie Orientali , da cui giungevano le ricche carovane dei mercanti e con cui avvenivano scambi commerciali. Questi minerali, queste “gemme” venivano considerati misteriosi e meravigliosi doni della terra, degni di adornare il Pettorale e di costituire i fondamenti della Gerusalemme Celeste. Nel secondo caso siamo lontani dalla visione pseudo-taumaturgica e superstiziosa, queste pietre richiamano piuttosto solidità e splendore, come riflesso della gloria divina .

Oro : viene citato due volte, simbolo regale per eccellenza; l’oro è un elemento nativo (cioè costituito da un solo elemento); è diffusissimo in natura oltre che nelle rocce anche nelle sabbie, nell’acqua e in alcune piante tipo l’Equisetum. Solitamente è in forma non cristallizzata ; solo raramente si ritrovano cristalli ottaedrici; è spesso in lamine , granuli aggregati fibrosi e dendritici, associato ad altri minerali.
Anticamente , si trovava  in giacimenti in Egitto, tra il Nilo e la costa del Mar Rosso .
Diaspro: primo fondamento della città celeste. E’ una varietà microcristallina di silice, un calcedonio impuro a struttura compatta, non fibrosa ed opaca, a frattura concoide; può contenere impurezze di ossidi e idrossidi di ferro, manganese o sostanze organiche. Si ritrova in masse considerevoli o in ciottoli. E’ usato fin dall’antichità come materiale da decorazione più che come gemma. Ha colorazione varia: bianca, rossa, rosso-sangue, verde, blu, gialla, bruna, nera , uniforme o a macchie. In Egitto si trovava sia una varietà bruna che una varietà sanguigna, ma era presente anche in Asia minore con una varietà gialla, usata per mosaici a S. Marco  (Firenze ).
Zaffiro: secondo fondamento; ossido di alluminio. Il suo nome proviene dal greco o dal sanscrito (sappir = la cosa più bella ); usato nella glittica. Fa parte della famiglia dei corindoni insieme al rubinoe la sua colorazione è dovuta alla presenza del titanio e del ferro; talvolta presenta anche inclusioni liquide; si ritrova in cristalli prismatici pseudo-esagonali nelle masse eruttive in Birmania, Ceylon, Cashemir, ma è presente anche nelle sabbie e ghiaie unito al rubino, allo zircone, alla tormalina , al granato e al quarzo.
Calcedonio: terzo fondamento. Il nome proviene dalla città di Khalkeedon in Asia minore. E’ una varietà fibrosa del quarzo , semitrasparente in lamine e con lucentezza coroide in massa. Presenta colorazione biancastro-azzurrognola o grigia, ma è molto variabile. Si trova anche in noduli a struttura concentrica e fasce di colore e in geodi nelle antichissime colate stratoidi; essendo una concrezione, può subire una erosione-corrosione selettiva, presentando rilievi o creste e depressioni a cratere. Si può trovare anche in strutture lignee (legni fossili silicizzati). Presenta una microporosità che può spiegare l’assorbimento delle montature metalliche nei materiali di scavo. Proviene dalla Siria, dalle Indie Orientali e dalla Turchia. Materiale archeogemmologico di primissimo piano apprezzatissimo in Mesopotamia e Persia (varietà azzurra) , sin dal VI millennio a.C., soprattutto nella glittica.
Esistono vari tipi di calcedonio: - c. dendritico  (  detto “pietra albero” ); i segni di arborescenza sono dovuti al manganese o al ferro ; - c. muschiato con orneblenda verde o clorite a passerelle agglomerate a gomitolo ( danno l’impressione del muschio); - c. azzurro (o saffirino ), presente in Mesopotamia; - c. corniola ( in Egitto era detto “ pietra del sangue “ o “ pietra della vita”) semitrasparente o traslucida dal rosso arancio sanguigno al giallo arancio a causa di un pigmento ferrico finemente disperso , usato ampiamente nella glittica fin dal VI millennio a.C. in Asia e anche per pendenti e vaghi di collane ; si trova in noduli - c. sarda ( proveniente dallo Stato di Bombay ) , si trova in geodi asportate dalla erosione e concentrate come ciottoli alluvionali ; - c. eliotropio, verde muschio scuro, opaco e semitrasparente , usato in Egitto per sigilli cilindrici ma anche come amuleti e talismani ; diffrange i raggi solari e questa proprietà era per gli antichi quasi un potere sul sole; si trovava in Etiopia, in Africa , nell’isola di Cipro, in India (Stato di Bombay), nei Monti Urali ; - c. agata con colori a bande o lamine zonate e stratificate dovuti ad alternanze di silice fibrosa , quarzo microgranulare ialino e gel colloidale; presenta fenomeni di microcorrosione ed erosione selettiva; fu usata fin dal 6500 a.C. specie per gli “occhi magici” ( strato nero interno come pupilla circondata dagli strati colorati); diffusa nel Bengala, in Egitto, nella Penisola Arabica, in Persia , negli Urali e in Cina.
Smeraldo: quarto fondamento. Il nome significa “pietra verde” = smaragdos. E’ una varietà di berillo, come l’acquamarina,  e la colorazione è dovuta all’ossido di cromo, la cui presenza identifica con certezza la pietra stessa, facilmente confondibile, per il colore, con altre gemme. Chimicamente è un silicato di alluminio e berillio. Fu molto usato nell’antichità proprio per il suo colore, che risulta particolarmente piacevole per la vista. Proveniva dai giacimenti dell’Alto Egitto e dalla costa del Mar Rosso, in miniere entro micascisti ( rocce metamorfiche); il loro sfruttamento risale all’epoca di Sesostri, 1650 a.C. Molte carovane fenice e armene  portavano le pietre anche dalla Russia meridionale , dalla zona tra il Danubio e il Don. Questo trasporto rendeva lo smeraldo una delle pietre più care. I suoi cristalli prismatici allungati  rendevano facile la sua incastonatura come gemma o la foratura per pendagli.
Sardonice: quinto fondamento. E’ anche detta sarda dalla città di Sari o Sardis in Asia Minore oppure da sered in ebraico. Forse la pietra della Bibbia non si riferisce alla vera e propria sardonice , ma ad una pietra di colore rosso. La sardonice è un calcedoniocon colorazione rosso-bruno, bruno-marrone, bruno aranciato, a seconda del contenuto in ferro; è affine alla corniola; diffusa in Egitto, in Iran, in Asia Minore e in Mesopotamia.
Cornalina: sesto fondamento. Detta anche corniola , è una varietà di calcedoniodi colore rosso carne. Il colore è dovuto alla presenza dell’ossido di ferro; è semitrasparente. Proviene dall’Arabia e dalla Persia. (vedi anche alla voce calcedonio).
Crisolito: settimo fondamento; è detto “pietra d’oro” E’ presumibilmente una varietà di olivina oppure una tormalina ( più probabile!). Ha colore verde-mela verde-giallognolo, verde-oliva chiaro, ed è un silicato di ferro e magnesio. Talvolta può includere sferette di vetro biancastro simili a bolle d’aria. Tra la Siria e il Libano, l’altipiano di Baalbek è ricco di crisoliti ( “ le lacrime di Allah”), la cui abbondanza è stata interpretata da alcuni scienziati come prova dell’atterraggio di una astronave aliena, che , alla partenza, avrebbe fatto esplodere il carburante, originando delle tektiti, aghi vetrosi simili alle moldaviti (di origine meteoritica). Secondo gli scienziati, questa origine dei crisoliti sarebbe una prova della distruzione di Sodoma e Gomorra, di cui si legge appunto nella Bibbia. I crisoliti presenti nella regione della Siria risalgono a 750 milioni di anni . Anche nel deserto libico sono stati ritrovati crisoliti di origine misteriosa , risalenti ad 1 milione di anni ; secondo alcuni scienziati sono da attribuire ad aghi di silica-glass, materiale vetroso di colore verde cupo-nero, simile alle ossidiane ( “vetro vulcanico” nei lapidarii ).
Berillo: ottavo fondamento. E’ un silicato di alluminio e berillio; le sue varietà più pregiate sono l’acquamarina e lo smeraldo. La presenza del ferro dà la colorazione tipica dell’acquamarina; esiste anche una varietà incolore. Genesi dovuta ad intrusione di soluzioni mineralizzanti nelle fratture di strati sedimentari metamorfosati o in filoni entro graniti.
Topazio: nono fondamento; il nome deriva dal sanscrito tapas = fuoco, calore, oppure dall’isola Topazos, nel Mar Rosso. La pietra indicata nella Bibbia è probabilmente una olivina ; il topazio vero e proprio è un silicato di fluoro e alluminio; la sua colorazione può essere giallo-oro, giallo-miele, azzurro. Proviene dall’Alto Egitto, insieme agli smeraldi. Come pietra il topazio è difficilmente lavorabile.
Crisopazio: decimo fondamento; detto anche crisoprasio, dal greco chrysos più prasio cioè oro più verde-mela, verde-porro. E’ una varietà di calcedonio conosciuta fin da tempi antichi; il suo colore è instabile e può impallidire al sole.
Giacinto: undicesimo fondamento; è probabilmente una varietà di zircone di colore vermiglio, chimicamente ossido di zirconio e silicio. Nell’antichità simboleggiava la prudenza, l’affetto e la clemenza di Dio; può anche essere una varietà di granato varietà essonite, ma c’è molta confusione nell’indicare con quale pietra attualmente si possa identificare.
Ametista : dodicesimo fondamento; è un quarzo di colore viola intenso fino al viola malva, per la presenza di ferro; talora presenta bande incolori. E’ presente dal III millennio a.C. in Egitto , Mesopotamia, Valle dell’Indo; usata per pendenti, vaghi di collane, amuleti e nella glittica mesopotamica. Secondo una antica leggenda , poi ripresa anche da Aristotele, Ametista era una ninfa di rara bellezza, che attirò per disgrazia l’ammirazione di Bacco in una delle sue orge. Per non dover subire l’amore di un tale amante, pregò la dea della castità che la esaudì: quando Bacco volle abbracciarla, la dea tramutò la ninfa in una gemma brillante. Sorpreso e umiliato, Bacco donò al gioiello il colore da lui preferito, quello del vino e in ricordo della bella ninfa e della lezione subita, decretò che da quel momento le pietre violette avrebbero avuto la virtù di preservare dagli effetti della ubriachezza.

Le porte sono dodici perle: il termine deriva dal latino perula (piccola pera) o pilula (sfera). Chimicamente sono concrezioni costituite da carbonato di calcio e conchiolina (sostanza organica secreta dall’animale), prodotte da alcuni molluschi marini e d’acqua dolce. Sono state usate come ornamento fin dal 2500 a.C. e venivano definite come “gemme prodotte dal mare”. La perla è magica e simbolica; gli antichi orientali spiegavano l’origine delle perle in questo modo estremamente delicato: “ quando la luna, regina del cielo notturno, spande sulla terra la sua dolce luce argentea, le ostriche perlifere lasciano il fondo del mare, salgono sulle fluttuanti onde, aprono le valve e si lasciano dolcemente dondolare impregnandosi così in un laccio di amore di rugiada notturna e puri raggi lunari: da tale unione nascono le perle!”. Ad esse sono legate varie leggende: in oriente si narrava che Adamo ed Eva fossero vissuti per 500 anni sull’isola di Ceylon e le lacrime da loro versate per la morte di Abele avessero formato un lago , sul fondo del quale si rinvengono le perle, nate dall’amore e dal dolore. Spesso le leggende ( alcune indiane) collegano le lacrime alle perle, e forse è così che  nasce l’associazione lacrime-perle che sussiste tuttora. Le perle furono largamente usate dai regnanti indiani, da Salomone, dai regnanti ebraici, dai babilonesi (Nabucodonosor), dai Faraoni (consacrate alla dea Isis) e dai Fenici, che ne avevano il monopolio commerciale assoluto. Nel mondo cristiano le perle , usate come ornamento di re e principi, divennero simbolo di purezza e del timor di Dio.
Anticamente si attribuiva alle perle la capacità di calmare l’ira e di tonificare il cuore.

Nel Pettorale vengono nominate anche il turchese e l’onice:

Turchese : usato in archeogemmologia ( “ pietra turca”) fin dal V millennio a.C. presso le civiltà medio-orientali, centro asiatiche e intorno al Mediterraneo . Chimicamente è un fosfato di alluminio e rame con quantità variabili di ferro. Il colore azzurro è dovuto al rame, mentre il ferro conferisce una colorazione più verde. Si ritrova allo stato grezzo in masse e noduli microcristallini reniformi o in stalattiti incrostanti, oppure in vene o liste entro rocce eruttive (Persia). In ambiente di scavo archeologico può alterarsi facilmente disidratandosi , perdendo colore e favorendo microfratture concoidali, in cui si infiltrano minerali secondari e sostanze terrose dei paleosuoli. Proviene dalla Persia, dal Sinai, dal Turkestan, dal Tibet; si trovava anche nelle miniere di Re Salomone, in Israele, associato a malachite.
Onice : da onix = simile all’unghia umana , con una lunula bianca alla base, in contrasto col resto del colore. E’ un calcedonio. Fu usata in Egitto dal 945 a.C., ma forse era conosciuta anche precedentemente. Proveniva dall’Egitto, dalla penisola Arabica e dall’India.
Alle pietre del pettorale si possono associare significati simbolici ; secondo la Cabala ogni pietra starebbe a indicare uno dei dodici attributi di Dio:

Melek (Re) = sarda o sardonice
Gomel (benefattore ) = topazio
Adar (magnifico) = smeraldo
Eloah (Dio onnipotente ) = rubino
Hain (fonte, occhio) = zaffiro
Elchai (Dio vivente ) = diaspro
Elohim (gli dei potenti ) = corniola
El (forte) = agata
Iaho (Dio) = ametista
Ischgob (Altissimo Padre) = crisolito
Odonai (Signore) = onice

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  • Archeogemmologia di Devoto e Molayem. Ed. La Meridiana
  • Atlante illustrato dei minerali di Jaroslav  Bauer . Ed. Muzzio
  • Gemmologia di Cavenago-Bignami.  Ed. Hoepli

 


 

 

Alle pietre del pettorale si possono associare significati simbolici ; secondo la Cabala ogni pietra starebbe a indicare uno dei dodici attributi di Dio:

Melek (Re) = sarda o sardonice
Gomel (benefattore ) = topazio
Adar (magnifico) = smeraldo

Eloah (Dio onnipotente ) = rubino

Hain (fonte, occhio) = zaffiro
Elchai (Dio vivente ) = diaspro
Elohim (gli dei potenti ) = corniola
El (forte) = agata
Iaho (Dio) = ametista
Ischgob (Altissimo Padre) = crisolito
Odonai (Signore) = onice


 ZIRCONE : ossido di zirconio e silicio
Varietà: giacinto
Colorazioni : incolore, rosso arancione, rosso vivo o rosso violetto; anche blu verdastro, verde bruno giallastro (di minor pregio)
Giacimenti di natura secondaria : Ceylon, Siam, Russia (Urali)
Poco usato forse perché molto fragile superficialmente.

LABRADORITE : da Labrador (America Settentrionale); è un feldspato silicato di Calcio, Alluminio e Sodio.

La colorazione assomiglia alle penne del pavone o alle ali di farfalla ed è dovuta alla struttura lamellare , con effetto di assorbimento e riflessione della luce; si parla di labradorescenza. Forse identificabile con la pietra chiamata Mitarax da Plinio : “pietra multicolore che di fronte al sole risplende di riflessi cangianti “. E’ noto l’oligoclasio avventurina (“pietra del sole”), con riflessi interni puntiformi brillanti (avventurinamento), dovuti a lamelle di ossidi e idrossidi di ferro. Si altera nel sottosuolo e può essere difficile il riconoscimento.
E’ stata trovata anche in Russia.

OLIVINA : è un silicato di magnesio e Ferro; si ritrova in rocce peridotitiche; colorazione verde intenso. Proviene dalla Birmania, e dall’Isola di Topazos nel Mar Rosso, di fronte alle coste egiziane. Fortemente alterabile nei paleosuoli. Si hanno vaghi nella gioielleria dell’Antico Egitto e in Mesopotamia, a partire dal III millennio a.C. Meno comune nella glittica.

GRANATO : ( a grani , simile ai chicchi del melograno); silicati di alluminio e calcio, più ferro, magnesio, manganese, titanio e cromo a seconda del colore.
Varietà:  Essonite giallo cannella, rosso cannella (Pian della Mussa)
Piropo rosso rubino
Almandino rosso violaceo
Spessartite giallo miele , giallo bruno
Demantoide verde
Topazolite giallo oro
Melanine nero
Uvarovite verde smeraldo

 

TORMALINA : cristalli spesso policromi zonati a causa della composizione varia, tipica delle molecole costituenti il minerale. Silicato di alluminio, ferro, manganese, magnesio, sodio, litio. Le tormaline nere contengono ferro e manganese dominanti; le tormaline gialle e brune hanno magnesio dominante; le verdi e le azzurre hanno ferro dominante; le rosa o rosse hanno manganese e litio dominanti. Hanno una distribuzione selettiva del colore e dicroismo (ruotando di 90° ). Possono avere inclusioni a canali capillari rettilinei o serpeggianti , dette Trachiti, piene di liquido di cristallizzazione e bolle di gas; i tubi possono essere pieni o vuoti , disposti parallelamente all’asse.
L’uso è sporadico; dai M.Urali provengono le rubelliti o siberiti rosa o rosse. Si trovavano tormaline anche in Birmania e Ceylon, in Africa, in Italia.
Potrebbe essere il crisolito dell’antichità.

 

OPALE : silice idrata  ( dall’1% al 21%). La varietà nobile è quella più iridescente.
Sostanza amorfa con impurità
La geyserite è una opale bianco-grigio porosa
La sostanza gelatinosa passando allo stato solido, non mantiene l’uniformità della struttura; si ha la formazione di sottili lamelle e fenditure che hanno indice di rifrazione diversi.Questo dà origine ad un gioco di luci  e colori ( come nelle bolle di sapone). Più sono sottili sia le lamelle che le fenditure, più grande è il gioco di luce. La  iridescenza è anche dovuta alla presenza di impurità di Calcio, Magnesio , Alluminio e ferro.
Deriva dalla deposizione di acque silicee. Conosciuto e utilizzato nella gioielleria e nella glittica antica, ma risulta quasi assente tra i materiali di scavo, perché molto fragile e alterabile in modo tale da renderlo irriconoscibile. Plinio dice che “ in esso si sommano i pregi delle pietre più preziose…il fuoco del carbonchio, lo splendore purpureo dell’ametista e il verde marino dello smeraldo, tutti insieme risplendenti in una incredibile fusione”.
Francia, Germania Messico Arizona soprattutto in Australia; raro in Egitto.

 

LAPISLAZULI : o Lazurite ; dal latino lapis = pietra più arabo persiano zuward = azzurro
Silicato complesso di Al e Na
Probabilmente è lo “zaffiro” degli antichi. Plinio infatti dice che “ nel blu dello zaffiro brillano punti d’ora e che, a causa di ciò, assomiglia al cielo sereno costellato di stelle”
Apprezzato in India, Egitto, Persia, Mesopotamia sia per sigilli che per altri oggetti tra cui gli scarabei egizi.
I maggiori giacimenti si ritrovano in calcari bianchi e neri venati, in Afghanistan (a nord-ovest), da cui attingevano sia gli egizi che i cinesi , con lunghe carovane di cammelli.
Colore blu-indaco, blu-cielo-chiaro, verdastro.
Si trova anche in Russia ( lago Baikal, Siberia lungo i corsi d’acqua).
Forse è di origine metamorfica

 

RUBINO : varietà di corindone rosso, dovuto al cromo presente. Insieme alle altre gemme di colore rosso e trasparenza vitrea ( granato, rubellite o tormalina rossa, spinello crocifero), era anticamente noto sotto il nome di carbonchio; si pensava che i rubini si dividessero in cristalli maschi e cristalli femmine, a seconda del colore più o meno intenso e che brillassero di luce propria, tale da essere rintracciabili anche al buoi. I rubini hanno la stessa provenienza degli zaffiri; provenivano anche dal Siam, ma i più pregiati erano quelli della Birmania. Non usato molto nella glittica per la sua durezza, ma piuttosto come pendenti.

 

MALACHITE : carbonato di rame a masse mammellonari. Usata per gioielli più che per la glittica. Proveniva dalla zona superficiale di ossidazione dei giacimenti di rame nella zona del Sinai e negli Urali.

 


In stretto rapporto con i quattro elementi , esistono “ pietre di fuoco, di terra, di aria e di acqua “. Si ritrova un legame diretto tra le pietre appartenenti ai diversi elementi ed i colori.
Il linguaggio dei colori è universale; essi si collegano alla base del pensiero simbolico. In primo luogo coinvolgono la sfera emotiva impressionando visivamente , ma anche scatenando sensazioni uditive ( colore = musica e note musicali), olfattive ( colore = odore gradevole o sgradevole), gustative ( colore = cibo buono o cattivo), tattili ( colore = temperatura calda o fredda), e persino sessuali. I colori possono individuare lo spazio e il tempo. Ad es. l’azzurro è la dimensione verticale, associata all’infinito, alla fuga dalla realtà, al sogno, all’aldilà, alla morte. Il rosso è la dimensione orizzontale , più giallo ad oriente, più porporino ad occidente; indica un concetto temporale più finito e giornaliero. Il verde è un colore rassicurante, tonificante, che ricorda le acque e il liquido amniotico del ventre materno, tiepido e protettivo. Il bianco e il nero rappresentano i conflitti con l’esistenza , nella dualità del diurno e notturno, del positivo e del negativo.
Pietre, elementi e colori sono legati in maniera strettissima.
Pietre di fuoco : colore rosso, aranciato, giallo, in rapporto al sangue e al sole ( fondamenti di vita). Fa eccezione l’olivina (verde ma con tonalità giallognola)
Turchese ( azzurro, anche pietra dell’acqua), calcedonio eliotropio (verde con macchie e punti rossi), ematite (nera ma con polvere rosso sangue), rubino (per eccellenza) e tutti i carbonchi ( granato rosso, corniola e sarda), diaspro rosso, corallo e ambra .
Assicuravano vittoria e castità, prevenivano la peste, aiutavano la digestione e curavano le emorragie; contro i veleni e i demoni (causa delle malattie!), cicatrizzavano le piaghe, curavano i reumatismi, le nevralgie, le convulsioni, le febbri, la carie , le malattie degli occhi; rinforzavano il cuore e il cervello.
Riguardo all’ematite (contenente sali di ferro, anticoagulanti ) ci potrebbe essere una parte di verità nel suo uso antiemorragico.
Pietre di terra : colore grigio, bruno o nero.
Magnetite, calcedonio onice (“occhi magici”, ossidiana ( lava vetrosa), giaietto nero pece (lignite fossile ).
Aiutavano nel parto, curavano il mal di denti, le malattie degli occhi, le ustioni ,la tigna, l’alopecia; erano contro il malocchio, contro la malinconia, anti-epilessia; servivano per leggere l’occulto.
Pietre d’aria : colore azzurro o blu o incolori ( legate al cielo)
Lapislazzuli (simbolo del cielo stellato), zaffiro (giustizia divina, concordia), diamante (incorruttibilità, coraggio), quarzo ialino (o cristallo di rocca o roccia, considerato da Plinio “rugiada cristallizzata”), opale nobile (detto però anche pietra del diavolo per la sua iridescenza).
Curavano la peste, l’epilessia, le piaghe, il mal di denti, i reni, il fegato; davano serenità, armonia e forza interiore.
Pietre d’acqua : colore verde, azzurro-verdastro. Fa eccezione l’ametista e l’adularia o pietra di luna , scura ma lievemente azzurrognola. L’ametista curava la nevrastenia, e oggi nella cromoterapia, il colore viola sembra avere un potere tranquillizzante.
Smeraldo (considerato anche pietra di terra), detto gemma di venere, simbolo anche di Lucifero in quanto sembrava che richiamasse i demoni.
Acquamarina, il diaspro verde, il calcedonio verde, l’avventurina (quarzo), il serpentino verde, la perla.
Curavano la vista, l’epilessia, la dissenteria, le coliche; aiutavano le partorienti; erano contro gli spettri, i demoni, le tempeste; erano anche afrodisiache e ricostituenti.
Ogni proprietà era condizionata dall’onestà del possessore! Se le pietre si opacizzavano, cambiavano colore o si spezzavano, era indice di  malignità o disgrazia!


Esodo 28, 15-21

 

…Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di fattura uguale a quella dell’efod: con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Sarà quadrato , doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza. Lo coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte in quattro file . Una fila : una cornalina, un topazio e uno smeraldo; così la prima fila. La seconda fila: un turchese, uno zaffiro e un berillo. La terza fila : un giacinto, un’agata e un’ametista. La quarta fila : un crisòlito, un’onice e un diaspro. Saranno inserite nell’oro mediante i loro castoni. Le pietre corrisponderanno ai nomi degli Israeliti : dodici, secondo i loro nomi, e saranno incise come sigilli, ciascuna con il nome corrispondente, secondo le dodici tribù…

Esodo 28, 9-12

 

….Prenderai due pietre di onice e inciderai su di esse i nomi degli Israeliti: sei dei loro nomi sulla prima pietra e gli altri sei nomi sulla seconda pietra, in ordine di nascita. Inciderai le due pietre con i nomi degli Israeliti, seguendo l’arte dell’intagliatore di pietre per l’incisione di un sigillo; le inserirai in castoni d’oro. Fisserai le due pietre sulle spalline dell’efod, come pietre che ricordino presso di me gli Israeliti; così Aronne porterà i loro nomi sulle sue spalle davanti al Signore, come un memoriale…

 

Apocalisse 21, 10-21

…L’Angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo , da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli di Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Colui che parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardonice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito , l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.
E le dodici porte sono dodici perle ; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente…

Fonte: http://www.smgoretti.it/testi_attivita/GSD/IncontriCulturali/2003/ArcheoGemmologia.doc

Sito web da visitare: http://www.smgoretti.it/

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