Corsa

 


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Nella corsa si ha una successione di passi con delle fasi di volo, definite falcate. Il buon rendimento di una corsa è dato dall’equilibrio di due elementi, l’ampiezza e la frequenza delle falcate. L’ampiezza è lo spazio che intercorre tra un contatto e l’altro dei piedi con il terreno,mentre la frequenza è il numero di passi che si effettuano nell’unità di tempo. Una frequenza troppo elevata determina delle ampiezze troppo corte, al contrario delle falcate troppo lunghe fanno diminuire la loro frequenza. Nelle gare di corsa un momento molto importante è la partenza, che può avvenire dai blocchi, per tutte le gare fino ai 400m ( compresa la prima frazione delle staffette 4x100m e 4x400m ) oppure in piedi per le altre distanze. Nelle distanze brevi, la partenza dai blocchi diventa fondamentale per accelerare e raggiungere rapidamente la miglior posizione di corsa. In questa fase entrano in gioco i fattori fisici individuali legati alla reattività muscolare e nervosa.
La partenza dai blocchi
La gara inizia con la partenza dai blocchi che sono formati da una struttura metallica che si fissa a terra, su cui possono scorrere avanti e indietro due piani di appoggio, regolabili anche nell’inclinazione, su cui si posizionano i piedi. Potendo scorrere lungo la struttura, i due piani possono essere così allontanati o avvicinati fra loro, in funzione delle caratteristiche tecniche e fisiche individuali dell’atleta e della disciplina. La partenza dai blocchi inizia quando il giudice di gara dà il primo comando regolamentare, “ ai vostri posti “. Gli atleti si dispongono, ognuno nella propria corsia, sui blocchi cercando con gli avampiedi  la massima aderenza sui piani inclinati, mentre il ginocchio del piede avanzato si appoggia a terra e le mani si posizionano aderenti al bordo esterno della linea di partenza, in appoggio sui polpastrelli. A questo punto segue il secondo ordine regolamentare “ pronti “. Gli atleti sollevano il bacino, alzando il ginocchio da terra e spostando il peso sulle mani, per quanto questo debba essere sempre ben distribuito sui quattro punti, gli appoggi dei piedi e le mani. Le spalle si spostano oltre la linea di partenza .Al terzo ordine regolamentare, un colpo di pistola, l’atleta deve spingere con entrambi i piedi e con la massima forza sui blocchi, staccando le mani da terra e alzando il busto, equilibrando lo spostamento con l’uso delle braccia. Si compie così il primo passo di corsa.
Tipica infrazione regolamentare di questa fase è la falsa partenza: l’atleta parte prima del colpo di pistola; in questa caso, per segnalare la falsa partenza, un altro colpo di pistola viene immediatamente sparato. Si possono fare due false partenze; non si tratta però di una penalità personale ma piuttosto di una penalità di gara: infatti , dopo la prima falsa partenza di un atleta, tutti i partecipanti alla gara sono richiamati, qualsiasi atleta faccia un’ulteriore falsa partenza viene automaticamente squalificato.
Le corse veloci
In questo gruppo sono comprese le distanze dai 100 m fino ai 400 m; si tratta di competizioni che si svolgono interamente nelle corsie e partono dai blocchi.
I 100 metri
Rappresenta l’espressione massima della velocità nell’uomo senza aiuti meccanici.Non si attuano tattiche particolari, occorre gareggiare senza nessun tipo di flessione del ritmo.Si tratta di un lavoro di sola accelerazione, uno sprint puro.
I 200 metri
La partenza è in curva, i blocchi di partenza sono quindi disposti in modo sfalsato per garantire che la distanza sia uguale per tutti i corridori. Si percorrono circa 80-90 m in curva, per cui la seconda parte della gara è più veloce, sia perché è in rettilineo, sia perché si sfrutta la spinta inerziale della curva. Su questa distanza, alla velocità pura occorre unire una capacità di resistenza nel mantenere il ritmo della corsa, in modo da sostenere uno sprint prolungato.
I 400 metri
Anche su questa distanza la partenza è in curva, con i blocchi disposti in modo più sfalsato, dovendo compensare la distorsione generata da due curve, sempre per garantire che la distanza da percorrere sia uguale per tutti gli atleti. Si tratta di una gara dove è fondamentale dosare le forze e saper correre a velocità diverse. Generalmente, i primi 200 m si percorrono velocemente, mentre la seconda parte della distanza deve essere corsa più lentamente. Su questa distanza la capacità di velocità pura è meno importante; è invece fondamentale la capacità di resistenza al ritmo.
Le corse a staffetta 
Si tratta di una gara in cui la distanza finale complessiva è raggiunta da quattro atleti che corrono in successione quattro distanze identiche, scambiandosi un testimone, un tubo cavo liscio con una circonferenza di 12 cm e lungo 30 cm. Esistono due tipi di staffetta, la 4 x 100 e la 4 x 4oo.
Le due gare hanno in comune la tecnica del cambio – fondamentale per lo sfruttamento di tutte le potenzialità del quartetto – e la partenza con i blocchi del primo frazionista.
Il cambio
E’un momento cruciale e può fare la differenza. Il cambio avviene in zone lunghe 30 m poste prima della linea di partenza del frazionista e sono tre. Il primo frazionista infatti parte con il testimone già in mano. Se, durante la prova, il testimone è perso dall’atleta, si invade la corsia vicina o si effettua il cambio fuori dalle zone stabilite, la squadra è squalificata. La zona di cambio è suddivisa in due parti, la zona di precambio di 10 m, in cui non ci si può scambiare il testimone e serve al frazionista che sta partendo a lanciare la sua corsa; la zona di cambio di 20 m, in cui avviene il cambio vero e proprio. Questo può avvenire usando due tecniche: all’italiana e alla russa.
La tecnica all’italiana prevede che la ricezione del testimone avvenga sempre con la stessa mano. Il corridore riceve il testimone nella mano destra poi, correndo, se lo passa nella mono sinistra, in modo da poterlo dare nella mano destra del compagno successivo Mano che si sporge all’indietro senza guardare, a un segno vocale dell’accorrente compagno.
La tecnica alla russa alterna invece le mani di scambio. Il primo frazionista parte con il testimone nella mano destra e con questa lo passa al secondo, che lo riceve con la mano sinistra e con la stessa lo dà  al terzo, che lo riceve con la mano destra e con la stessa lo consegna al quarto.
Esiste anche una terza tecnica, detta del cambio a vista, usata soprattutto nella staffetta 4 x 400 m, in cui il ricevente si gira per prendere il testimone, in modo da vedere che sia un suo compagno a passarglielo. In questa distanza infatti, dopo la prima frazione, il cambio non avviene più con le corsie definite, ma in gruppo, spesso confuso e ristretto, dove possono avvenire scambi tra avversari.
Il primo metodo ha alcuni svantaggi: la possibilità di perdere il testimone mentre lo si cambia di mano, l’ostacolo alla corsa che questa operazione comporta, la tendenza ad allargare la traiettoria di chi ha il testimone, in prossimità del cambio. Il vantaggio sta nella possibilità di scambiare liberamente di posizione i frazionisti.
Il metodo alla russa ha lo svantaggio che i frazionisti si addestrano a prendere il testimone sempre con la stessa mano e quindi possono essere scambiati con maggior difficoltà. In compenso, la corsa non è ostacolata dallo spostamento di mano del testimone e il frazionista portatore non deve allargare la traiettoria.
Le gare
Il dispendio fisiologico e il lavoro muscolare per i frazionisti è identico al dispendio delle omonime gare. Nella 4 x 100 m il primo e il terzo frazionista corrono in curva, dove si richiedono significative doti di agilità ed equilibrio; gli atleti più potenti invece potranno esprimersi al meglio nei rettilinei della seconda e quarta frazione. Il cambio è molto importante, poiché avviene a notevole velocità, con alto rischio di sbagliare e quindi di compromettere la gara. Nella 4 x 400 m il cambio è meno fondamentale, anche se deve essere comunque fatto con la massima rapidità e precisione, tuttavia la lunghezza delle frazioni permette di recuperare qualche indecisione.
Le corse di mezzofondo
Questo gruppo comprende le distanze degli 800 m, 1500 m e dei 3000 m siepi. In queste competizioni non si parte più dai blocchi. La maggiore durata della gara determina un diverso modo di correre rispetto alle corse veloci. La spinta sarà minore, con un maggior molleggio dell’arto portante nella fase di appoggio. Il piede, avanzando nella fase di volo, sarà più radente, in pratica tutta l’azione è più diluita e  attenuata. Il ciclo totale della falcata ha una durata maggiore, per avere la massima spinta orizzontale concentrata sull’avanzamento. Fondamentale è anche la strategia di corsa : saper dosare le forze permette di arrivare “ freschi “ nell’ultimo rettilineo, dove potersi produrre in un rush finale, che risulta spesso fondamentale ai fini della vittoria. Anche la strategia opposta, cioè mantenere sempre elevato il ritmo di gara, ha una sua validità, poiché permette di stancare gli avversari e giungere sul finale in solitudine. La scelta di una tattica o di un’altra oppure l’impiego di entrambe dipende da molti fattori, dalla condizione fisica dell’atleta e dalle scelte tattiche degli avversari, dalla situazione climatica.
Le corse di fondo o resistenza
Questo gruppo comprende le distanze più lunghe, i 5000 m, i 10000 m e la maratona ( 42 km ).
Le variazioni della tecnica di corsa, già descritte nel mezzofondo, sono qui mantenute o aumentate. Il molleggio dell’arto portante nella fase di appoggio rimane più evidente che nella corsa veloce. Il piede nel suo movimento di avanzamento sarà più radente, il ciclo della falcata più lento, sempre alla ricerca della massima spinta orizzontale, in avanzamento. Anche in questa gare, la strategia di corsa è molto importante. Alla resistenza fisica si deve aggiungere anche una significativa resistenza psicologica alla fatica e alle situazioni di gara apparentemente sfavorevoli. Saper dosare le forze per arrivare con delle riserve di energia all’arrivo è importante, soprattutto nei 5000 m , dove è possibile che si verifichino degli arrivi spalla a spalla, con veri e propri sprint. 


 

Fonte: http://www.caioplinio.it/Materiale_didattico/dispensa%20Educazione%20Fisica.doc

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