La pesca e pescare

 


La pesca e pescare

 

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La pesca e pescare

 

La pesca sportiva è uno sport che può essere praticato sia in corsi d'acqua dolce che in mare

 

Glossario marino :

 

Abiotico:
Significa senza vita, ma il termine si riferisce ai fattori fisici e chimici (luce, pressione, temperatura) che influenzano la vita degli organismi viventi.

Abisso:
Massima depressione di una fossa oceanica.

Abissale, Zona:
Zona oceanica, compresa tra 3000-6000 m. di profondità.

Abiologico:
Non biologico, cioè non attinente la scienza che studia i fenomeni della vita e le leggi che li governano.

Abito:
Abito oppure Livrea, caratteristica esteriore dei pesci. Si evidenzia maggiormente nel dimorfismo sessuale o nel tempo di frega con il cambiamento dei colori.

Accessibilità:
Presenza in una determinata area di una specie senza però che questa sia necessariamente pescabile.

Accrescimento:
Aumento ponderale e morfometrico o biometrico che non deve essere confuso con lo sviluppo di un organismo.

Acqua:
Liquido trasparente, incolore, insapore, inodore, che evapora sotto l’azione del calore, (bolle 100 °C), trasformandosi in vapore acqueo, gela a zero gradi, trasformandosi in ghiaccio. L’acqua è indispensabile e vitale alla vita animale e vegetale; è chimicamente composta di due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno. In natura si trova nei tre stati di aggregazione: liquido, solido, gassoso. L’acqua di mare è salata o salmastra, con elevato contenuto di cloruro di sodio e di altri sali.

Acquacoltura:
Allevamento di organismi acquatici: pesci, molluschi, crostacei e piante (anche acquicoltura).

Acque interne:
Corpi acquei situati a terra rispetto alle linee di base.

Adattamento:
L’acquisizione da parte di uno o un gruppo di organismi, di adattarsi meglio alla vita ed alla riproduzione nell’ambiente.

Addome:
Anche abdomen, parte del corpo racchiusa dietro la regione branchiale o toracica nella quale sono contenuti i visceri.

Aerobio:
Riferito ad organismi che, per vivere, hanno bisogno di assumere ossigeno libero dall’ambiente esterno.

Alaggio:
Traino di un natante lungo canali, fiumi, laghi, mediante funi tirate dalla riva. Manovra per portare un natante all’asciutto.

Alleggio:
Lo scarico, da una nave, di tutto ciò che la può eccessivamente appesantire.

Alghe, macroalghe:
Organismi vegetali, uni o pluricellulari, prevalentemente acquatici, con strutture molto semplici ma morfologicamente diverse; possono avere dimensioni microscopiche o dell’ordine di decine di metri.

Alino:
Sinonimo di salato, salino, oppure ipoalina o salmastra, iperalina o salata.

Allopatriche:
Specie ittiche viventi in ambienti acquatici diversi.

Altura:
Alto mare, fuori della vista delle coste.

Alveo:
Letto di un fiume.

Ambiente:
Termine generale per indicare le condizioni nelle quali un organismo vive, caratteristiche abiotiche (es. luce, temperatura) e biotiche es.predazione, competizione).

Anadroma:
Pesce che risale dal mare in acqua dolce per riprodurvisi.

Anaerobio:
Riferito ad organismi che, per vivere, non hanno bisogno di assumere ossigeno libero dall’ambiente esterno.

Anatomia:
La scienza che si occupa della forma, struttura, disposizione degli organi, apparati e sistemi di un organismo.

Ancora:
Arnese di metallo che, fatto scendere in mare mediante una catena di ferro oppure una gomena, fa presa sul fondo e serve a tener fermo il natante.

Anemone:
Genere di piante dicotiledoni ascritto alla famiglia delle Ranuncolacee. Vi appartengono da 85 a 100 specie. Gli anemoni sono piante erbacee, con rizoma allungato, e numerose foglie ternato-composte, più o meno suddivise: fiori grandi con calice formato da 5 o più sepali petaloidi colorati, cerulei, rossi, bianchi, moltissimi stami e altrettanto numerosi pistilli che si trasformano in frutti (acheni) i quali possono presentare una coda piumosa.

Anemometro:
Strumento per la misurazione della velocità del vento.

Ano:
Oppure anus, orifizio anale, parte terminale dell’intestino dalla quale vengono espulsi i prodotti metabolici residui dell’alimentazione.

Anossia:
Mancanza o grave deficienza di ossigeno.

Annulo:
Fascia di aspetto particolare che compare sulle squame e su altre strutture anatomiche dei pesci nel periodo stagionale (nei ns.  climi, l’autunno), caratterizzato da un rallentato accrescimento corporeo. Il numero degli annuli corrisponde  pertanto all’età del soggetto esaminato.

Antartico:
Opposto all’artico. Relativo al polo meridionale; il Polo Sud. Emisfero antartico: quello australe.

Antenna:
Organo sensoriale dei crostacei corrispondente al secondo paio di appendici del capo. E’ preceduta dalle antennule.

Antennula:
Appendice presente su ciascun lato del secondo segmento corporeo, avente funzioni sensoriali, locomotorie o di pressione.

Anticiclone:
Area di alta pressione atmosferica, delimitata da linee isobariche chiuse, con valori decrescenti dal centro verso la periferia.

Antropizzazione:
Processo di coinvolgimento dell’ambiente naturale da parte di comunità umane.

Arcipelago:
In origine, il nome che designava il mare tra la Grecia, l’Asia minore e la costa Macedone; poi sinonimo di mare con molte isole e, attualmente, raggruppamento di isole.

Arcobaleno:
Fenomeno atmosferico che si manifesta con la comparsa di archi colorati. E’ causato dalla rifrazione, riflessione e dispersione dei raggi solari incidenti sulle gocce d’acqua in sospensione nell’atmosfera. I colori, detti colori dell’iride, corrispondono a quelli dello spettro solare.

Area Nursey:
Area di svezzamento degli avannotti.

Areico:
Di un territorio privo di acque correnti permanenti.

Armare:
In marina significa imbarcare tutti i mezzi che servono per navigare e per pescare.

Arenile:
Deposito di arena sulla riva del mare e anche dei fiumi e dei laghi.

Ascidia:
Organismo animale acquatico che, nella forma adulta vive fisso sul fondo del mare e ha la forma larvale libera.

Atollo:
Isola corallina a forma di anello irregolare, comprendente al centro una laguna, in comunicazione con il mare aperto attraverso uno o più canali.

Autotrofo:
Organismo capace di sintetizzare le sostanze organiche che gli sono necessarie da quelle inorganiche, utilizzando una peculiare fonte energetica (es. la luce): comprendono le piante, le alghe e molti batteri.

Artico:
Del nord, settentrionale. Relativo al polo settentrionale, al Polo Nord.

Avannotto:
Nome comune col quale vengono designati i giovani pesci, soprattutto d’acqua dolce, durante il periodo che precede lo stato adulto.

Baia:
Insenatura della costa marina (o anche lacustre), dall’imboccatura non molto ampia.

Bacino:
Avvallamento o depressione del terreno in cui confluiscono le acque.

Banchina:
Opera in muro o in legno, costruita sulla riva di un porto ed attrezzata in modo che sia possibile accostarsi ad essa con una imbarcazione.

Banchisa:
Copertura di ghiaccio, spessa fino a circa 2 m, che si forma nelle regioni polari alla superficie del mare.

Bandiera:
Pezzo di stoffa o drappo, che si deve esporre in una imbarcazione per definire la sua nazionalità.

Barbiglio:
Filamento sensitivo posto nella parte inferiore della regione cefalica (es: la triglia), può però essere anche lateralmente, nel numero e nella lunghezza variabili per specie.

Barca:
Piccola imbarcazione che serve per traghettare o portare sul lago o sul mare persone, merci o per andare a pesca.

Barra:
B. costiera: il banco litoraneo di sedimentazione marina, prevalentemente sommerso, sviluppato parallelamente alla linea di costa. B.di foce: il banco litoraneo subacqueo sviluppato in corrispondenza delle foci dei fiumi.

Barriera corallina:
Scogliera corallina situata al largo della costa, separata da questa da una laguna, e con sviluppo all’incirca parallelo alla linea di costa.

Bassofondo:
Fondo marino poco al di sotto del livello delle acque. Può avere natura sabbiosa o rocciosa ed emerge durante la bassa marea.

Batiale, Zona-:
Ambiente marino che si estende tra la zona neritica e quella abissale, da 200-300 m a 2000-3000 m di profondità.

Batimetria:
Parte dell’oceanografia che si occupa della misura della profondità della rappresentazione grafica e dello studio morfologico dei fondali marini e lacustri.

Benthos o Bentos:
L’insieme degli organismi animali e vegetali che vivono a contatto o nelle immediate vicinanze del fondo marino, lacustre o fluviale. In genere, per l’ambiente marino, si parla di individui vagili o sessili a seconda se nuotano e strisciano sul fondo o se sono fissati al suolo.

Bentonico:
Appartenente al benthos, l’insieme di organismi che si mantengono stabilmente in relazione col fondo.

Bentoscopio:
Tipo di batisfera (sfera d’acciaio) usata nelle ricerche sulla vita degli organismi ambientati nelle profondità marine.

Bianchetto:
Neonati di sardine ed acciughe; sono trasparenti ed incolori.

Bilancia:
Rete da pesca quadra, con gli angoli uniti a due braccia incrociate, appesa ad un’asta e sollevata con un argano o verricello comandato a mano od elettricamente.

Biloba:
Detto di coda divisa in due lobi.

Bitta:
Bassa colonna di pietra, di legno o di metallo, usata per legarvi gomene o catene di navi, imbarcazioni varie, ecc., durante le operazioni di ormeggio.

Bioaccumulazione:
Accumulazione di biomassa.

Biocenosi:
Associazione biologica di specie diverse (animali e vegetali) in un certo ambiente.

Biodegradazione:
Degradazione di varie sostanze ad opera di microrganismi che le aggrediscono come fonte di nutrimento.

Biogas:
Gas combustibile prodotto attraverso processi biologici in cui sostanze organiche vengono trasformate da microrganismi in metano e in altri gas.

Biomassa:
Grandezza usata per valutare qualitativamente la fauna bentonica; è la quantità in peso di individui della stessa specie contenuti in un mq di fondo marino.

Bioma:
L’insieme degli ambienti biologici che abbiano caratteristiche comuni generali.

Biometria:
Detta anche morfometria, si riferisce alle caratteristiche di lunghezza, larghezza, peso ecc., misure prese sistematicamente a una determinata specie.

Biotecnologie:
Tecnologie di manipolazioni di organismi biologici.

Biotopo:
L’insieme delle caratteristiche naturali (fisiche, geografiche, ecc.) dell’ambiente in cui vive una certa popolazione (animale o vegetale).

Bisso:
Secreto filamentoso con cui i molluschi bivalvi aderiscono al substrato.

Bivalve:
Detto di conchiglia di mollusco costituita da due valve unite da una specie di cerniera.

Bolentino:
Lenza a mano per la pesca sul fondo, specialmente in mare, con più ami e grosso piombo terminale.

Bottarga:
Uova di cefalo o di tonno compresse, seccate e salate.

Branchia:
Organo respiratorio degli organismi acquatici caratteristico dei pesci, dei cefalocordati, dei tunicati, dei ciclostomi, degli anfibi (vita larvale) che vengono detti branchiati. Nei pesci le branchie possono essere interne o esterne al corpo. Il tessuto branchiale consente il trasporto dell’ossigeno sciolta nell’acqua dell’organismo attraverso i capillari.

Branchiopodi:
Animali marini dal corpo racchiuso tra due valve, una dorsale e l’altra ventrale, non unite da legamenti.

Branchiospine:
Piccole protuberanze allineate all’interno degli archi branchiali dei pesci, che hanno la funzione di trattenere le impurità dell’acqua che vi penetra.

Branchiosteghe:
Membrane sostenute da raggi ossei che chiudono la cavità branchiale inferiormente al capo.

Briozoi:
Animali acquatici piccolissimi, che vivono in colonie sostenute da formazioni calcaree.

Bussola:
Strumento per determinare una direzione o una posizione rispetto a dei precisi punti di riferimento, largamente usato per l’orientamento geografico e la navigazione. E’ costituita da un ago d’acciaio calamitato, girevole, imperniato su una rosa dei venti, che ha la proprietà di indicare costantemente, con una delle sue punte, la direzione del Nord.

Cala:

Tratto percorso da una rete a strascico durante il suo avanzare sul fondo marino.

Calata:
Termine marinaro per indicare quanto tempo la rete resta in pesca.

Calamento:
Cavo di acciaio o cavo di acciaio intrecciato con corda in nylon  e canapa , attaccato alla rete tramite morsetti, viene usato per tirare la rete in pesca, viene recuperato ed arrotolato da un verricello situato a bordo, in fase terminale di pesca.

Caniniformi:
Denti conici di dimensioni maggiori rispetto ai rimanenti.

Cannibalismo:
Pratica alimentare a spese di individui della stessa specie

Carapace:
Parte dorsale dell’esoscheletro di alcuni crostacei (es.granchi), che ricopre diversi segmenti del torace e del capo.

Cardiformi:
Denti o dentelli esterni alla bocca, posti solitamente sull’estremità del capo, disposti in gruppi che assumono l’aspetto di una spazzola; si rinvengono specialmente in Triglidi.

Carena:
Bordo fortemente complesso, affilato, che contraddistingue la superficie ventrale di alcuni pesci.

Cassa o cassetta:
Contenitore per prodotti ittici. Il materiale di fabbricazione può essere in plastica, legno, polistirolo e cartone.

Catadromo:
Pesce che discende dall’acqua dolce al mare per riprodurvisi.

Catturabilità:
La probabilità di essere pescato e trattenuto nella rete; condizioni essenziali sono la disponibilità (accessibilità e vulnerabilità) e l’efficienza dipendente dallo sforzo.

Caudale, pinna:
Proprio della coda. Nei pesci la coda è costituita dal peduncolo caudale, al quale è connesso l’organo di propulsione chiamato pinna caudale.

Cavità orale:
Dicesi anche buccale, viene definito lo spazio compreso tra la mascella e la mandibola nonché tra le eventuali labbra estroflettenti.

Cefalopodi:
Molluschi marini con tentacoli muniti di ventose che circondano il capo e il corpo a forma di sacco. Sono cefalopodi: il polpo, la seppia, il calamaro, il nautilo e l’argonauta.

Cefalotorace:
La parte più cospicua e corazzata del corpo dei crostacei.

Celenterati:
Invertebrati acquatici, quasi tutti marini, dal corpo gelatinoso provvisto di tentacoli con cellule (terminali) urticanti. Sono celenterati le meduse ed i coralli.

Cenosarco:
Nelle colonie di Celenterati Antozoi: la massa o sostanza che unisce e sostiene gli individui. Può essere molle e carnoso o durissimo (come nei coralli9). E’ detto anche cenenchima e censoma.

Chela:
Organo prensile dei crostacei.

Cianciolo:
Rete da pesca a circuizione che, calata in mare, ha il fine di recingere e catturare, con immediata azione di recupero, un banco di pesci.

Cicli Biogeochimici:
Processi caratteristici necessari alla vita animale e vegetale, attraverso i quali avviene uno scambio e una integrazione di tutti quegli elementi essenziali per la cellula.

Cicli nictemerali:
Indicano l’alternarsi del giorno e della notte e sono quindi legati alla luce. Alcuni gruppi di organismi presentano attività sincrone nel ciclo giorno notte. Un classico esempio è costituito dallo zooplancton che si sposta verso la superficie di notte e verso il fondo di giorno.

Cicloidi:
Squame a superficie liscia, tipiche dei pesci con pinne a raggi molli.

Cieche:
Stadio iniziale nella metamorfosi delle anguille e cioè dallo stadio larvale di leptocefali o individui immaturi, fogliformi, a organismi filiformi anche se trasparenti.

Ciechi Pilorici:
Parte dell’intestino. In alcune specie, per esempio i Mugillidi contribuiscono alla determinazione sistematica.

Ciliati:
Protozoi caratterizzati da ciglia vibratili distribuite sulla superficie del corpo.

Circadiano:
Riferito ad un ciclo biologico con ritmo giornaliero.

Circalitorale:
Piano litorale che si estende dal limite inferiore del piano infralitorale fino alla massima profondità compatibile con la vita delle alghe, oltre i 100 metri di profondità.

Circuizione:
E’ un mestiere praticato per mezzo di reti che calate in mare hanno il fine di recingere e catturare, con immediata azione di recupero, un banco di pesci (lampare).

Classe:
Raggruppamento sistematico che è compreso nel tipo o phylum e che a sua volta comprende uno o più ordini

Clorofilla:
Pigmento verde delle cellule vegetali, necessario per catturare l’energia luminosa durante la fotosintesi.

Coastal zone:
Fascia del margine continentale composta da due sezioni: sezione emersa, costituita dalla fascia costiera propriamente detta; sezione sommersa, costituita dall’ambiente marino. I criteri di delimitazione della coastal zone variano a seconda dei paesi e delle regioni.

Coefficiente di catturabilità q:
La frazione dell’intero stock che viene catturata da un’unità di sforzo di pesca

Coffa:
Da una parola araba quffa = cesta. Contenitore in plastica con fori, usato dai pescatori per la pulizia e lo sciacquo del pesce appena pescato (pesca strascico).

Cogollo:
Rete - trappola con bocca rigida, un braccio di incanalamento ed alcuni ingressi consecutivi tronco conici per impedire la fuga del pesce catturato.

Colibatteri:
Microrganismi vegetali, unicellulari, presenti abitualmente nell’intestino, che pur essendo utili alla digestione, a volte possono diventare patogeni.

Colimetrico:
Riferito alla misura dei colibatteri presenti nell’acqua.

Colonia:
Insieme di più organismi appartenenti alla stessa specie e che possono essere tutti uguali oppure assolvere a compiti specializzati (riproduzione, difesa, alimentazione), paragonabile a quelle dei singoli organi di un organismo complesso.

Compatibilità ambientale:
Capacità per le attività antropiche di inserirsi nel contesto ambientale con il minor impatto possibile.

Compresso:
Appiattito in senso laterale.

Comunità:
La totalità degli organismi che vivono in uno spazio definito, entro il quale interagiscono gli uni con gli altri.

Conchiglia:
In zoologia l’involucro calcareo, raramente corneo, che contiene o ripara parzialmente il corpo dei molluschi.

Coorte:
Altrimenti conosciuta quale classe di età, rappresenta un gruppo di organismi nati nello stesso periodo.

Coppo:
Particolare tipo di rete da raccolta di piccole dimensioni (pesca a circuizione).

Coprisacco:
Pezza di rete con la quale viene foderato il sacco di una rete a strascico e le cui maglie sono di apertura minore di quelle del sacco della rete.

Coralligeno:
Comunità mista di animali e vegetali in cui dominano alghe rosse calcaree sulle cui incrostazioni vivono soprattutto briozoi, vermi marini, stelle di mare, ascidie e gorgonie.

Corsaletto:
Porzione anatomica che nei pesci si estende dall’opercolo fino all’apice della pinna pettorale.

Cosmopolita:
Specie diffusa in tutti gli oceani del mondo.

Crinoidi:
Echinodermi marini dal corpo a forma di calice delicatamente colorato e cinque braccia suddivise in due rami.

Cromatoforo:
Cellule pigmentate da cui dipende la colorazione di un animale.

Crostacei:
Classe di artropodi branchiati. Sono animali acquatici (viventi nelle acque dolci, salmastre e marine) e talora anche terrestri, il cui corpo, metamerico è avviluppato in un tegumento chitinoso (che può essere variamente mimetizzabile e colorato) che può subire con la presenza di sali calcarei, una sclerotizzazione:

Ctenoidi:
Squame recanti, su parte della loro superficie, minuscole spine che le rendono scabre al tatto. Sono tipiche dei pesci recanti raggi spinosi.

C/SF:
Rapporto cattura/sforzo di pesca, espresso dal quantitativo di chili di prodotto annuo pescato per cavallo.

Cure parentali:
Comportamento individuale riservato alla protezione della prole o delle uova da parte dei genitori.

Decidue:
Dicesi di squame che si staccano facilmente dalla cute.

Depresso:
Appiattito in senso dorsoventrale.

Delta:

Pianura alluvionale a forma di ventaglio costruita da un corso d’acqua al suo sbocco in mare (d.marino) o in un lago (d.lacustre). Il delta è solcato dai vari rami terminali del corso d’acqua.

Demersale:
Proprio degli strati profondi del mare.

Deoleazione:
Processo di depurazione delle acque di rifiuto industriale con eliminazione degli oli emulsionabili mediante trattamento delle acque con argille bentoniche che assorbono l’olio.

Deossigenazione:
Sottrazione di ossigeno.

Diatomee:
Alghe giallo/bruno a cellule libere o in colonie, con membrana sicilizzata composta da due valve chiuse come una scatola.

Dimorfismo sessuale:
Differenza nell’aspetto esteriore tra individui di sesso diverso appartenenti alla stessa specie; tendono ad accentuarsi nel periodo riproduttivo.

Dinamica delle popolazioni:
Ricerca nel tempo dell’evoluzione numerica e ponderale di una popolazione di organismi viventi.

Diploide:
Che possiede un corredo cromosimico doppio rispetto a quello dei gameti (uova e spermatozoi).

Disarmare:
In marina significa togliere tutti i mezzi che servono per navigare e per pescare.

Dislocamento:
Peso della nave.

Divergente o porta:
Attrezzi da pesca (in legno o ferro) simile a porte, che vengono agganciati alla bocca della rete per tenere questa il più possibile aperta in fase di pesca. Per lo strascico in Adriatico se ne usano due.

Dotti branchiali:
Canali interni che comunicano dalla regione cefalica alla faringea, caratteristica dei Ciclostomi.

Draga:
Attrezzo da pesca tirato a mano o da natanti, che penetrando nel fondo marino, nel suo progressivo avanzamento,  separa gli organismi marini dall’acqua, dalla sabbia e dal fango.

Dumping:
Scarico in mare di sostanze inquinanti.

Echinodermi:
Organismi marini con corpo rivestito da dermascheletro, planctonici allo stadio larvale, di solito bentonici da adulti.

Ecografo:
Strumento col quale si possono individuare le anomalie nell’ambiente marino, dovute a corpi solidi o comunque riflettenti gli impulsi inviati mediante onde sonore:

Ecoscandaglio:
Strumento che misura la profondità del fondo marino, basandosi sulla velocità di propagazione delle onde sonore. In passato si misurava la profondità dell'acqua con una fune che terminava con un peso.

Ecosistema:
La totalità degli organismi che formano una comunità, insieme a tutti i fattori ambientali non biologici, considerati in relazione a quegli organismi.

Ectocotile:
In alcuni cefalopodi, per esempio i polpi, il braccio modificato del maschio che serve a trasmettere le spermatofore alla femmina.

Endemico:
Organismo che si trova in una ben determinata regione geografica, e in questa soltanto.

Epibionte:
Organismi animali o vegetali dimoranti in substrati naturali o artificiali oppure sopra altri organismi quali alghe, valve di molluschi, carapace di crostacei.

Epifita:
Organismo vegetale o animale che cresce su alghe o fanerogame.

Ermafroditismo:
Condizione in cui un solo individuo possiede sia gonadi femminili sia maschili. L’ermafroditismo
Può essere contemporaneo o successivo: nel caso in cui l’individuo sia prima femmina e poi maschio, si parla di ermafroditismo proteroginico; nel caso contrario, si parla di ermafroditismo proterandrico.

Esoftalmo:
Carattere particolare evidenziato dagli occhi sporgono anomalmente dal capo, talvolta connesso alla stessa morfologia dell’animale, altre volte invece dovuto a effetti patologici.

Esoreico:
Di un bacino o di una regione le cui acque raggiungono il mare.

Estuario:
Foce di un fiume dalla caratteristica forma ad imbuto. Molti estuari sono attrezzati a porto.

Eterocerca:
Dicesi di pinna caudale il cui lobo superiore è nettamente più sviluppato di quello inferiore.

Eterotrofo:
Organismo incapace di sintetizzare composti organici servendosi di sostanze inorganiche, costretto ad alimentarsi con materiali provenienti da altri organismi. Sono eterotrofi gli animali, i funghi, i protozoi e molti batteri.

Eufausiacei:
Ordine di crostacei planctonici il cui carapace non copre le branchie. Sono caratterizzati da grandi occhi penducolati. Costituiscono il krill, l’alimento principale delle balene.

Eufotico:
Appartenente all’ambiente acquatico che corrisponde alla zona bene illuminata.

Eurialino:
Dicesi di specie che tollera ampie variazioni di salinità.

Euritermo:
Dicesi specie che tollera ampie variazioni di temperatura.

Eutatismo:
Innalzamento o abbassamento del livello del mare.

Eutrofico:
Ambiente acquatico ricco di sostanze nutritive.

Eutrofia:
Condizioni soddisfacente di nutrizione.

Eutrofizzazione:
Aumento eccessivo del carico nutritivo di una porzione di mare o di fiume a cui segue un’eccessiva crescita di organismi e una riduzione della concentrazione di ossigeno.

Facies:
Parte del fondale caratterizzata dall’abbondanza di una sola specie dominante su altre.

Fago:
Suffisso che si riferisce alle abitudini alimentari di un organismo: detritofago (si nutre di detriti); planctofago (si nutre di plancton).

Falesia:
Costa alta e molto ripida dovuta all’intensa azione erosiva del mare. La falesia si dice viva se ancora battuta dalle onde.

Famiglia:
Categoria sistematica che costituisce una suddivisione dell’ordine e che comprende uno o più generi.

Faraglione:
Grande scoglio, alto e dalle pareti scoscese, situato presso la costa. E’il residuo della demolizione di una falesia in via di arretramento.

Faringei, denti:
Processi ossei simili a denti, disposti sul quinto arco branchiale dei pesci.

Faro:
Torre eretta all’ingresso dei porti o in prossimità della costa, sulla cui sommità è situato uno speciale apparecchio di segnalazione luminosa per guidare di notte, durante le tempeste e in caso di nebbia i naviganti.

Fasolara:
Termine dialettale per indicare la draga idraulica per la pesca ai fasolari.

Fattore di selezione:
Costante di proporzionalità semplice (indicata come SF o FS) nella relazione fra lunghezza di cattura al 50% (Lc o L50) e l’apertura delle maglie al sacco di una rete.

Ferrettara:
Rete da posta utilizzata per la cattura di specie pelagiche come palamite, ricciole, occhiate e sgombri.

Fermo biologico:
Periodo di 45 giorni l’anno in cui tutti gli operatori del settore devono astenersi da qualsiasi attività di pesca.

Fermo bellico:
Periodo di fermo obbligatorio per l’attività di pesca, in seguito alla guerra del 1999 nei Balcani, per il recupero delle bombe in mare.

Fessura branchiale:
Apertura che mette in comunicazione la faringe con l’esterno nei vertebrati acquatici. Nei pesci, le fessure branchiali contengono le bracinchie e generalmente costituiscono una serie di lunghe fenditure.

Filiera:
L’insieme delle attività e passaggi che permettono al prodotto di raggiungere il consumatore.

Filtratore:
Organismo acquatico che raccoglie il proprio nutrimento mediante filtrazione dell’acqua, tramite le fessure branchiali o altre strutture.

Fiordo:
Caratteristica della costa marina alta che si presenta come un angusto tratto di mare tra le varie isole.

Fisoclisti:
Pesci la cui vescica natatoria non comunica con l’esofago.

Fisostomi:
Pesci la cui vescica natatoria comunica con l’esofago mediante un condotto chiamato dotto pneumatico.

Fitobenthos:
Insieme degli organismi vegetali facenti parte del benthos e che quindi vivono sul fondo del mare.

Fitoplancton:
Insieme dei componenti vegetali del plancton, consistenti soprattutto di alghe microscopiche le diatomee e i dinoflagellati.

Foce:
Punto in cui sbocca un corso d’acqua gettandosi in un lago, nel mare o in un altro corso d’acqua. Si distinguono foci a delta e foce a estuario.

Formula pinnale:
Numero di raggi che compongono le varie pinne dei pesci, si determina così una delle caratteristiche principali della specie.

Fotico:
Zona fotica, insieme degli strati superficiali della massa acquea marina in cui penetra la luce solare.

Fotofilo:
Organismo che ama la luce.

Fotofobo:
Organismo che non ama la luce.

Fotosintesi:
Processo biochimico caratteristico delle piante e di alcuni batteri, mediante il quale l’energia luminosa viene utilizzata per la sintesi di sostanza organica (zuccheri).

Fototropismo:
Fenomeno provocato dall’attrazione o dalla repulsione per la luce. Nel primo caso si dice che è positivo, nel secondo che è negativo.

Gamete:
Cellula riproduttiva maschile o femminile. Il suo corredo cromosomico è metà di quello normale.

Gasteropodi:
Molluschi provvisti di conchiglia dorsale, capo distinto con occhi portati da tentacoli e uno sviluppato piede carnoso per la locomozione.

Gavitello:
Galleggiante di legno, di sughero o di metallo che serve per la pesca o per segnalazioni marittime (secche, bassifondi).

Gefirei:
Gruppo di animali marini di aspetto vermiforme, con corpo cilindrico non segmentato e superficie provvista di sporgenze chitinose.

Genere:
Categoria sistematica in cui è suddivisa una famiglia. Comprende una o più specie.

Genipori:
Papille sensitive che si trovano ai lati del capo e talvolta concorrono a determinare la specie, come ad esempio dei Gobidi.

Genitale, papilla:
Minuscola prominenza situata presso l’ano dei pesci, in corrispondenza della quale si apre all’esterno il sistema riproduttivo.

Ghiandole velenose:
Sistemate in alcune specie ittiche, possono contenere sostanze irritanti, tossiche o velenifere nel rapporto con altri organismi ivi inclusi l’uomo.

Giugulare:
Dicesi per la posizione delle pinne ventrali quando sono collocate anteriormente alle pinne pettorali.

Gladio:
La sottile struttura cornea contenuta nel mantello dei molluschi cefalopodi decapodi (calamari), che corrisponde alla conchiglia.

Golfo:
Ampio profondo addentramento del mare nella terra.

Gonade:
L’organo che produce i gameti (cellula riproduttiva maschile o femminile). Il suo corredo cromosomico è metà di quello normale.

Gonopodio:
Pinna anale modificata in organo copulatore, caratteristico dei pesci ovovivipari.

Gorgonia:
Celenterato che forma colonie cespugliose, vivacemente colorate, a scheletro calcareo.

Gregario:
Detto di animali che vivono in branchi, stormi e simili aggregazioni.

Gruppo tassonomico:
Suddivisione degli organismi viventi in funzione delle loro somiglianze e differenze.

Habitat:
Ambiente in cui vive una determinata specie animale oppure vegetale.

HP:
Cavalli vapore.

HPA:
Cavalli vapore per asse del natante.

Krill:
Alimento principale delle balene, costituito dai crostacei.

Ibrido:
Dicesi della progenie nata dall’incrocio fra due varietà (razze) o specie.

Idrodinamismo:
Dinamismo di un corpo idrico.

Idrofilo:
Detto di piante acquatiche che affidano alla corrente d’acqua il trasporto del polline.

Idrofono:
Strumento acustico o elettroacustico per la rilevazione dei suoni e rumori subacquei; serve anche a scoprire la presenza di relitti o mezzi di navigazione subacquei.

Idrografia:
Lo studio delle acque della superficie terrestre (marittime, fluviali, lacustri, ecc.). La rappresentazione cartografica dei fiumi, laghi, mari, ecc. di una determinata regione.

Idrosfera:
Il complesso delle acque distribuite sulla superficie terrestre in forma liquida (mari, fiumi, laghi), solida (neve, ghiaccio) e aeriforme (vapor acqueo atmosferico).

Illicio:
Primo raggio della prima pinna dorsale della rana pescatrice (o rospo), allungato e allargato all’apice a formare una sorta di esca.

Impari:
Sono tali la pinna dorsale, la pinna anale e la caudale.

Imbarco:
L’atto del caricare qualcosa su di una nave. L’ingresso di un nuovo membro nell’equipaggio di una nave; viene effettuato presso la capitaneria di porto.

Impiombatura:
Modo di collegare due cavi di canapa o due funi di metallo per cui i trefoli dei cavi stessi vengono intrecciati insieme.

Infralitorale:
Piano litorale che si estende dalla linea di riva fin dove la luce giunge abbondante, oltre i 45 metri in acque trasparenti.

Intervallo di selezione:
E’ l’intervallo di taglie (indicato con SR o IS) dato dalla differenza fra lunghezza media di cattura al 75% e lunghezza media di cattura al 25% (rispettivamente taglie medie alle quali un organismo ha probabilità del 75% e del 25% di essere trattenuto dalle maglie di una rete).

Invertebrato:
Detto di animale privo di scheletro interno e di colonna vertebrale.

Insenatura:
Sinuosità rientrante della linea costiera entro cui penetra l’acqua del mare, dei laghi, ecc.

Ingegno:
Strumento da traino per il prelievo del corallo.

Inquinamento:
Processo di degradazione dell’ambiente, dovuto al diffondersi nell’atmosfera, nell’acqua e nel suolo di sostanze nocive (dette inquinanti) che alterano l’equilibrio naturale fino a danneggiare gli esseri viventi. Gli agglomerati urbani, le industrie, i veicoli a motore sono le fonti principali d’inquinamento.

Intensità di pesca:
Sforzo di pesca applicato all’unità di tempo.

Ipossia:
Scarsa ossigenazione.

Ipsografica, Curva-:
Diagramma che mette in evidenza l’estensione delle terre e dei mari in rapporto alle varie altezze o profondità.

Isobata:
Linea che congiunge tutti i punti con la stessa profondità rispetto al livello medio del mare.

Isola:
Parte di terraferma circondata interamente dalle acque (del mare, del lago, di un fiume).

Istmo:
Spazio carnoso posto inferiormente al capo, tra le aperture branchiali.

Istmo, territorio:
Lembo di terra che unisce una penisola ad un continente o due continenti fra loro, separando due mari.

Ittiomassa:
Quantità di pesci in un determinato areale o zona.

Lacinie:
Appendici dermiche o cutanee, caratteristiche quelle che si trovano sul capo in Scorpaena porcus.

Lago:
Massa d’acqua dolce, qualche volta ma raramente salmastra o salata, circondata da terre.

Laguna:
Bacino poco profondo di acque salmastre, separato dal mare da strette lingue di terra, chiamate cordoni litoranei o lidi e comunicante col mare mediante uno o più passaggi chiamati bocche o porti.

Lamella:
Parte della branchia in cui avviene l’assorbimento di ossigeno.

Lamellibranchi:
Molluschi con la conchiglia formata da due valve e le branchie a lamelle.

Larva:
Dicesi dello stadio giovanile di un pesce allorquando differisca radicalmente da quello adulto

Lavoriero:
Impianto per la cattura delle specie ittiche eurialine, realizzato nelle lagune e nelle valli da pesca in prossimità del mare. Sfrutta le periodiche migrazioni che i pesci effettuano dalle acque lagunari al mare.

Licenza di pesca:
Autorizzazione alla pesca, permesso di pesca.

Lima:
In una rete da pesca si distingue la lima dei sugheri, ossia il cavo in cui sono fissati i galleggianti, e la lima dei piombi, dove sono fissati i pesi di zavorra.

Linea laterale:
Linea che decorre sul fianco dei pesci da scaglie perforate. Si tratta di un organo di senso, atto a captare le onde sonore.

Linee di base:
Linee, definite per legge, che delimitano l’estensione delle acque interne. A terra si estendono le acque interne; a mare si estende il mare territoriale.

Linguetta o Ago:
Attrezzo in legno, plastica o alluminio al quale viene arrotolato il filo di nylon, raffia o canapa, che serve per cucire la rete da falli o squarci.

Litorale:
La zona costiera compresa tra i limiti dell’alta e della bassa marea.

Livello del mare:
La quota che la superficie marina presenterebbe stabilmente se non fosse disturbata dal moto ondoso. Convenzionalmente il livello del mare viene assunto come livello di riferimento per misurare sulle carte, le altitudini e le profondità.

Livrea:
La colorazione di un animale. In genere il termine si riferisce alla colorazione assunta dall’animale in ben distinte fasi di vita (riproduzione = livrea nuziale) oppure come reazione a determinati stimoli (ad esempio, livrea aggressiva).

Macruri:
Sottordine dei crostacei decapodi, cui si ascrivono le aragoste, i gamberi, gli scampi e le altre specie che presentano corpo allungato e compresso, appendice codale sviluppata con funzioni di natatoia.

Mactridi:
Famiglia di molluschi bivalvi lamellibranchi, le cui specie sono diffuse sulle spiagge litoranee, dove vivono insabbiate. Le carni di queste sono commestibili.

Madreperla:
Materia perlata che si forma negli strati interni del guscio dei molluschi.

Madrepora:
Ogni specie di celenterati che costituiscono i madreporari, ordine comprendente organismi raramente solitari, in gran parte coloniali, provvisti di scheletro calcareo con il quale danno origine alla formazione di barriere, atolli e scogliere

Maglia:
Apertura della rete dove rimane impigliato il pesce.

Malacoattinie:
Sottordine di celenterati scifozoi attiniarii, cui si ascrivono le attinie, caratterizzati da corpo cilindrico mancante di scheletro, provvisto ad una estremità di una ventosa con cui si fissano al fondo marino e all’altra di un apparato boccale circondato a raggiera da numerosi tentacoli. Le malacoattinie presentano vistose colorazioni che le fanno apparire simili a fiori.

Mandibola:
Mascella inferiore.

Mantello:
La parte del corpo dei molluschi che esternamente secerne la conchiglia e internamente riveste i visceri.

Mare:
Definizione generica della intera massa delle acque del globo, escluse quelle continentali (corsi d’acqua, laghi, paludi, ecc.)

Marea:
Le maree sono quel movimento periodico, di flusso (innalzamento, alta marea) e di riflusso (abbassamento, bassa marea) al quale vanno soggette le acque del mare: in circa un giorno si hanno due periodi di flusso e due periodi di riflusso. Questo movimento alternativo è dovuto principalmente all’attrazione della luna e in grado minore a quella del sole.

Mareografo:
Mareometro che registra le maree.

Mare territoriale:
Fascia marina estesa per 12 miglia nautiche della linea di base Microclima. Clima riferito alla regione atmosferica posta al di sotto dei due metri d’altitudine, in prossimità del suolo e quindi soggetto ad essere influenzato dalla biosfera.

Margine continentale:
Struttura fisica che costituisce il basamento delle terre emerse ed è, quindi, la fascia di contatto tra queste e le aree oceaniche abissali. Procedendo verso mare è composta dalla piattaforma continentale, dalla scarpata e dal rialzo.

Mattanza:
Fase finale della pesca dei tonni che, spinti nella tonnara, vengono uccisi e issati sulle barche.

Mazzetta:
Elemento della rete che consente il collegamento, attraverso cavi, al vericello del peschereccio.

Mediolitorale:
E’ il piano litorale compreso tra il livello dell’alta e della bassa marea, abitato da organismi in grado di sopportare continue emersioni ed immersioni.

Melanoforo:
Cellula cutanea contenente pigmento di colore più o meno scura.

Meroplancton:
Parte del plancton costituito da organismi che ne fanno parte solo durante alcune fasi della loro vita. E’ contrapposto al oloplancton.

Mesolitorale:
Comprende il tratto di costa alternativamente emerso e sommerso dai moti alterni di marea e dai moti ondosi.

Mesonefro:
L’organo dell’escrezione dei pesci.

Mesotrifici:
Di organismi che presentano mesotrofia; in idrologia, ambiente mesotrofico è quell’ambiente lacustre che ha condizioni intermedie tra ambiente eutrofico e ambiente oligotrofico, cioè con ridotte qualità trofiche.

Mesotrofia:
Capacità di organismi vegetali di soddisfare le proprie necessità di vita in parte rendendo organici elementi non organici e in parte ricorrendo a composti organici.

Microfago:
Detto di un animale che si nutre di piccole particelle alimentari.

Migrazioni:
Movimenti dovuti a necessità trofiche o riproduttive più volte confuse con gli spostamenti naturali causati dalle variazioni dei fattori limitanti fisici o chimici.

Migrazione nictemerale:
Migrazioni di specie pelagiche che avviene con una periodicità di 24 h.

Migrazioni trofiche:
Spostamenti che gli organismi intraprendono alla ricerca di cibo.

Mitilicoltura:
Allevamento di mitili.

Mitilicolture “ long life”:
Allevamenti di mitili posti in mare lungo impianti semi sommersi composti da filari di lunghezza variabile (800 – 2000 metri) paralleli alla costa e posti a qualche miglio a largo (profondità  9 – 15 metri).

Molariforme:
Dente con ampia superficie appiattita idonea alla triturazione del cibo.

Monitoraggio:
Misurazione della distribuzione dell’intensità di un determinato fenomeno mediante strumenti di rilevazione (monitor).

Mucillagine:
Sostanza gelatinosa prodotta da alghe unicellulari (diatomee bentoniche) durante il periodo della loro riproduzione.

Muco:
Liquido viscoso prodotto da cellule specializzate presenti in molti animali che serve a funzioni differenti.

Multispecificità:
Con questo termine si è soliti indicare la numerosità delle specie che compongono la cattura.

Muta:
Rinnovamento periodico del guscio (esoscheletro) dei crostacei.

Nassa:
Trappola rigida di vari materiali e di piccole dimensioni che viene salpata ogni volta che si vogliono prelevare gli organismi catturati.

Natatoria, vescica:
Nei pesci, estroflessione dorsale dell’intestino anteriore che secerne gas e ha perciò funzione idrostatica.

Nautica:
Arte della navigazione.

Nebbia:
Massa di minutissime goccioline d’acqua che si formano per condensazione del vapor acqueo negli strati dell’atmosfera prossimi al suolo.

Necton:
L’insieme degli organismi in grado di muoversi autonomamente nell’acqua e contrastare il moto delle correnti.

Nematodi:
Invertebrati vermiformi con corpo non segmentato e rivestito da una sottile cuticola chitinosa fra i quali si annoverano numerose specie parassite.

Neo-insediato:
Organismo che si insedia per la prima volta in un determinato habitat.

Neritica, Zona-:
Ambiente marino, che si estende dalla linea di spiaggia fino a 200 m di profondità.

Nidamentale:
Ghiandola che secerne materiale di copertura e protezione per le uova.

Novellame:
Stadio giovanile di pesci, molluschi e crostacei.

Nodo:
Particolare avvolgimento di una corda intorno a se stessa. Stretto legame ottenuto intrecciando due capi di una corda, oppure intrecciando due corde fra di loro.

Nodo:
Unità di misura della velocità di una nave o di una imbarcazione, corrispondente a 1 miglio nautico internazionale (1852 m) all’ora.

Nubifragio:
Violento temporale con pioggia fortissima, rovesci di grandine e vento impetuoso.

Nudibranchi:
Gasteropodi privi di conchiglia, con branchia esterna e livrea dai colori bellissimi, che vivono nel mare strisciando sul fondo.

Nutrienti:
Sostanze indispensabili alla crescita dei vegetali (esempio: nitrati e fosfati).

Nube o nuvola:
Ammasso di minuscole gocce d’acqua o di cristalli di ghiaccio che si forma nell’atmosfera per condensazione del vapor acqueo intorno a particelle di pulviscolo o a ioni che fungono da nuclei di condensazione. Le nuvole si formano tra i 1000 e i 13000 m, ma con maggiore frequenza intorno ai 1500-2500 m.
In base al loro aspetto possono essere raggruppate in quattro tipi caratteristici: cirri, cumuli, strati e nembi, ma si distinguono anche delle forme intermedie (cirro-strati, cumulo-nembi ecc.). In base al processo di formazione si distinguono invece in cumuliformi (legate a correnti verticali) e stratiformi (legate a correnti orizzontali).

Obliqua:
La bocca di un pesce che, chiusa, appare sensibilmente inclinata verso l’alto.

Ocenografia:
Scienza che studia il mare, sia sotto l’aspetto fisico sia sotto quello biologico. Si dice anche talassografia.

Ocello:
Dicesi di una macchia che, nella livrea di un pesce, richiami nell’aspetto un piccolo occhio.

Offshore:
Fuori del litorale”. Termine riferito a strutture o attività che abbiano sede nel mare costiero

Oligotrofico:
Detto di un luogo povero di elementi nutritivi.

Oloplancton:
Parte del plancton costituito da organismi che ne fanno parte in ogni fase della loro vita. E’ contrapposto al meroplancton.

Omocerca:
Dicesi di pinna caudale in cui i lobi hanno dimensioni pressoché identiche.

Omotermia:
Situazione nella quale vi è la medesima temperatura.

Onda:
Movimento alternato superficiale di una massa d’acqua, percossa dal vento. Elementi di un’onda sono: la cresta, il punto più alto; il cavo (o ventre), il punto più basso; la lunghezza, cioè la distanza fra due creste o due cavi successivi; l’altezza, la distanza verticale fra il cavo e la cresta.

Ooteca:
Membrana di varie forme e spessore contenente le uova prima della loro schiusa.

Opercolo:
Il coperchio della cavità branchiale costituito da diversi elementi ossei.

Orbita:
Alloggiamento osseo dell’occhio.

Ordine:
Categoria tassonomica usata nella classificazione degli organismi, consistente di una o più famiglie simili o strettamente affini tra loro.

Organismo:
Struttura semplice o complessa vivente nella biosfera.

Organolettico:
Che può essere percepito e valutato dai sensi.

Osculo:
L’apertura della cavità gastrale delle spugne.

Osmosi:
Processo attraverso il quale si ha uno scambio di sostanze all’interno delle membrane animali o vegetali; nell’ambiente acquatico condiziona il passaggio degli organismi dall’acqua dolce al mare e viceversa.

Ostricoltura:
Allevamento di ostriche.

Otoliti:
Noduli calcarei posti nell’orecchio interno del pesce.

Overfishing:
Sovrasfruttamento mediante la pesca di una popolazione marina.

Ovigero:
Che contiene uova.

Ovipari:
Pesci che depongono le uova nell’ambiente esterno, dove accade lo sviluppo embrionale.

Ovovivipari:
Pesci le cui uova, dopo essere state fecondate all’interno del corpo della femmina, vi si sviluppano sino alla chiusura.

Palangaro:
Attrezzo da pesca formato da un insieme di mai, montati ad intervalli regolari su un cavetto chiamato trave o madre del palangaro, per mezzo di spezzoni di filo chiamati braccioli.

Palpebra:
Piega cutanea-adiposa che ricopre l’occhio.

Papille:
Minuscole protuberanze disposte nelle più svariate parti del corpo: lingua, pelle, capo, ecc. Sono in certe specie una caratteristica sistematica per la determinazione: ad es. i Gobidi.

Parassitismo:
Relazione tra due organismi in cui il parassita vive a spese della produttività di un altro organismo (ospite) senza ucciderlo.

Parentali:
L’insieme delle cure che entrambi i genitori o uno soltanto, rivolgono alle uova o alla prole dopo la schiusa.

Pari:
Sono tali le pinne pettorali e le pinne ventrali, corrispondenti rispettivamente agli arti anteriori e a quelli posteriori dei vertebrati terrestri.

Particellato:
Sostanza di origine organica e/o inorganica in sospensione nell’acqua.

Peduncolo caudale:
La porzione del corpo del pesce situata posteriormente all’apertura anale ed anteriormente alla pinna caudale.

Pelagico:
Si dicono degli organismi che nuotano o vengono trasportati dalle correnti nei mari o nei laghi, in contrapposizione a quelli che vivono nel fondo.

Pereiopodi:
Appendici necessarie al movimento, tipiche di crostacei quali gamberi, aragoste e granchi.

Perilitoraneo:
Di area marina prossima alla costa.

Periostraco:
Lo strato più esterno, formato da conchiolina, dei tre che costituiscono la conchiglia di alcuni molluschi.

Peritoneo:
Il rivestimento membranoso della cavità corporea del pesce.

Pesca costiera locale:
Viene effettuata da motobarche, con un equipaggio di 2-3 persone, entro 3 miglia dalla costa.

Pesca costiera ravvicinata:
Praticata da motopescherecci di 10-15 tonnellate, normalmente dotati di radio, scandagli e ghiacciaie per la conservazione del pescato, entro 20 miglia dalla costa.

Pesca demersale:
Pesca praticata sul fondo marino e sugli strati profondi della massa acquea.

Pesca d’altura:
Viene effettuata per periodi di 30-40 giorni da motopescherecci di oltre 160 tonnellate, provvisti di cospicue attrezzature per la conservazione del pescato.

Pesca strascico:
Mestiere che viene praticato con reti trainate in mare al fine di catturare, nel loro progressivo avanzamento, organismi marini. Le reti raschiano il fondale marino.

Pesca pelagica:
Dicesi di mestiere chiamato anche volante, che viene praticato con reti trainate, a mezz’acqua o che sfiorano appena il fondo (reti semipelagiche). In Adriatico questa pesca viene effettuata da due pescherecci che trainano una sola rete.

Pezza:
Componente delle reti da pesca che hanno una medesima dimensione di maglia.

Phylum:
Una delle principali categorie sistematiche in cui è diviso il regno animale. Ogni tipo comprende una o più classi. Nel regno vegetale, corrisponde alla divisione.

Piattaforma:
La piattaforma continentale, o platea continentale, è la zona caratteristica che, insieme alla scarpata continentali segna il passaggio dalle terre emerse al fondo oceanico. Convenzionalmente, essa giunge fino alla profondità di 200 metri.

Piccola pesca:
Pesca effettuata con imbarcazioni al di sotto delle 10 tonnellate di stazza lorda. Viene effettuata entro le 3 miglia dalla costa.

Piede:
Formazione ventrale muscolosa dei molluschi con funzioni locomotorie.

Piloriche, appendici:
Estroflessione a forma di dito del tratto di intestino che fa immediatamente seguito allo stomaco.

Pinna Adiposa:
E’ una caratteristica sistematica in Salmonidi. Si trova nella parte superiore distale quale seconda pinna dorsale. E’ sempre priva di raggi.

Pinna Codale o Caudale:
Quella posta all’estremità del peduncolo, vi sono diverse conformazioni che prendono i relativi nomi: proterocerca, eterocerca, omocerca, stilocerca.

Pinna Dorsale:
Si trova sulla parte superiore del pesce. Vi possono essere multiple e si localizzano allora nella formula con D1, D2, D3, cioè la prima, la seconda, la terza dorsale.

Pinne Toraciche:
Situate nella regione branchiale inferiore, sono poste nella parte posteriore rispetto a quelle pettorali.

Pinnula:
Ciascuna delle piccole pinne che si trovano dietro la pinna dorsale e anale di certi pesci.

Piombo:
Nel mestiere della pesca strascico i  piombi vengono fissati alla lima dei piombi perché la rete si appesantisca e raschi sul fondo.

Pioggia:
Precipitazione atmosferica costituita dalla caduta di gocce d’acqua di diametro superiore a 0,5 mm ( se è inferiore a 0,5 mm si parla di pioviggine o acquerugiola). In relazione al processo di formazione del sistema nuvoloso da cui hanno origine, le piogge
sono classificate in cicloniche (associate al passaggio di una depressione ciclonica), di convezione (associate alla formazione di nubi cumuliformi) e orografiche (provocate da catene di montagne che costringono l’aria umida a salire e a condensarsi in vapor acqueo.

Piscicoltura:
L’allevamento sistematico di pesci in bacini artificiali o naturali, il ripopolamento delle acque mediante avanotti o riproduttori.

Plancton:
Insieme di minuscoli organismi pelagici che nuotano o vengono trasportati passivamente dalle correnti di un mare o di un lago.

Planctonico:
Detto di un organismo facente parte del plancton.

Pleopòdio:
Appendice che si trova in ogni segmento addominale dei crostacei.

Pliche:
Cartilagini o protuberanze solitamente poste ai lati della bocca specialmente in Labridi

Policheti:
Classe dei metazoi del tipo anellidi. Sono vermi dal corpo allungato.

Polipo:
Stadio sedentario del ciclo vitale dei celenterati.

Polivalenti:
Che valgono per più usi. Imbarcazioni che possono utilizzare diversi tipi di attrezzi da pesca e poter eseguire più mestieri.

Popolazione:
Insieme di individui di una medesima specie catturati in una posizione ben delimitata.

Poppa:
La parte posteriore dell’imbarcazione, dove si trovano il timone e gli alloggi di maggior riguardo.
La poppa è quadrata o rotondeggiante.

Posidonia:
Pianta marina che forma, presso le spiagge, praterie sottomarine a foglie nastriformi e coriacee.

Posta:                                                                                                                                                                                                                                                 Tipo di pesca che si effettua con reti lasciate ferme in mare, in attesa che il pesce vi rimanga impigliato.

Post - larva:
Individuo giovane privo ancora di squame, ha raggiunto lo stadio nel quale si perde il sacco vitellino.

Porto:
Ciascuno di quei luoghi comprendenti uno specchio d’acqua riparato, dove le imbarcazioni possono rifugiarsi, rifornirsi, imbarcare e sbarcare merci, passeggeri, sbarcare il pescato, effettuare manutenzioni, riparazioni, ecc.

Preopercolo:
Lamina ossea, posta lateralmente al capo, anteriormente all’opercolo dei pesci.

Presura:
In termine marinaro, si riferisce a scogli o vecchie imbarcazioni affondate che fanno impigliare o strappare la rete o la gabbia durante la pesca (strascico o sfogliare).

Promontorio:
Penisola o lingua di terra montuosa, dalle pareti ripide, che si protende nel mare.

Proterandria:
Tipo di ermafroditismo in cui le gonadi o i gameti maschili si sviluppano per primi.

Proteroginia:
Tipo di ermafroditismo in cui le gonadi o i gameti femminili si sviluppano per primi.

Prua:
La punta o l’estremità di una nave, o comunque di un’imbarcazione. La prua è a punta e di solito è diversa dalla poppa che in genere è quadrata o rotondeggiante; la prua può anche essere rigonfia, svasata, a tulipano, a bulbo, ecc. Un tempo le prue venivano ornate con figure chiamate polene.

Quadra:
Rete da raccolta che viene calata e salpata agendo su delle pulegge applicate ai quattro pali piantati sul fondo che ne assicurano l’apertura.

Radula:
Lamina cornea dei molluschi, munita di dentelli con funzione di raspa per raccogliere il nutrimento.

Raggi:
Elementi ossei bastoncellari, sostenenti la membrana delle pinne. Possono essere costituiti da numerosi segmenti che si articolano fra di loro (raggi molli e ramificati), oppure presentare una struttura unitaria che conferisce loro una caratteristica rigidità e ne può fare delle vere e proprie spine pungenti.

Raiformi:
Ordine di pesci selaci al quale si ascrivono le razze e i pesci sega.

Rapido o gabbia:
Attrezzo da pesca utilizzato per la cattura delle sogliole.

Rastrello:
Attrezzo da pesca utilizzato per la cattura delle vongole.

Recettore:
Cellula o organo con funzione sensoriale.

Recluta:
Individuo di una specie che entra a far parte dello stock sfruttabile.

Regione Cefalica:
Compresa tra l’estremità orale e preopercolare.

Reotropismo:
Fenomeno connesso con la direzione della corrente. Positivo si indica quando va verso l’origine cioè contro, negativo quando si allontana cioè a favore del flusso idrico.

Reptanti:
Vecchio raggruppamento di crostacei, al quale appartengono i gamberi. Il nome deriva dal fatto che questi animali quasi sempre camminano sul fondo del mare, e nuotano raramente.

Retante:
Persona esperta nel ricostruire la rete tramite pezze, ago (linguetta) e filo, in seguito a strappi o squarci avvenuti nella rete, durante la pesca, incappando nelle presure.

Rete a circuizione:
Rete da pesca atta a circondare un tratto di mare nel quale è stato localizzato un branco di pesci che viene catturato con immediata azione di recupero della stessa.

Rete a imbrocco:
Rete da posta formata da una sola pezza di rete il cui pesce resta ammagliato: la dimensione della maglia varia con la specie di pesce che si intende catturare.

Rete a strascico:
Utilizzata nella pesca costiera ravvicinata, è formata da una serie di pezzi di rete, uniti insieme per formare un lungo sacco di forma conica, con braccia divergenti laterali. Questo tipo di rete durante la pesca raschia il fondale marino. Reti di dimensioni inferiori a quelle regolamentari possono causare danni alla fauna e ai fondali.

Rete pelagica:
Rete da traino che opera senza contatto col fondo.

Rete da posta:
Rete da pesca, calata verticalmente, destinata a recingere o sbarrare spazi acquei allo scopo di catturare i pesci che vi incappano.

Rete trofica:
Insieme delle relazioni alimentari che legano fra di loro i diversi organismi. In genere, una rete trofica comprende produttori (alghe), i consumatori primari (erbivori), i consumatori secondari (carnivori) e decompositori.

Ripascimento:
Processo di ricostituzione di tratti di spiaggia mediante immissione di materiale sabbioso.

Risacca:
Movimento di ritorno di un’onda, la quale, dopo aver urtato contro un ostacolo, viene respinta. Risacca del mare, risacca del porto.

Rosa dei venti:
Rappresentazione grafica della direzione dei venti corrispondenti ai punti cardinali e intercardinali.

Rostro:
Sporgenza anteriore del cefalotorace dei crostacei.

Salpare:
Termine marinaro usato per il recupero della rete a bordo, tramite vericello o a mano, dopo un periodo di pesca.

Sabbioso-Fangoso:
Detto di fondale o substrato formato in prevalenza di sabbie e fanghi.

Sacco:
Parte terminale delle reti da traino, ove si concentra il prodotto pescato.

Salina:
Area pianeggiante in riva al mare, predisposta per la raccolta del sale marino cristallizzato mediante evaporazione naturale.

Salpare:
Far salire l’ancora o le ancore, per partire. Salpare l’ancora o tirarla a bordo. Tirare in superficie un oggetto; salpare la rete, recuperare la rete a bordo, tramite vericello o a mano, dopo un periodo di pesca. La nave è salpata, ha levato le ancore, sciolto gli ormeggi ed è partita.

Salsedine:
Qualità di ciò che è salso. L’insieme di sali presenti in soluzione nelle acque marine. Lo stesso che salinità. La percentuale media si sali nelle acque marine si aggira sui 35 grammi per litro, ma è maggiore nei mari interni delle zone calde (come nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, dove raggiunge fino a 43 grammi per litro), e minore nei mari chiusi delle zone fredde (5 o 6 grammi nel Golfo di Botnia, 18 grammi nel Mar Nero). Il sale più abbondante, il cloruro di sodio, costituisce da solo circa il 78% dei sali; seguono il cloruro di magnesio, il solfato di magnesio, il solfato di calcio, il solfato di potassio: Gli altri sali sono in quantità minori o in tracce. Gli elementi contenuti nell’acqua di mare sono circa una quarantina e cioè poco meno e della metà di quelli conosciuti. Tra gli altri si trovano sali d’oro, d’argento di radio.

Scaglia:
Struttura laminare di natura ossea che ricopre e protegge il corpo dei pesci.

Sciabica:
Rete da pesca con grande braccia e piccolo sacco, che viene calato in mare a semicerchio e che cattura il pesce nel suo progressivo avanzamento.

Sciafilo:
Che ama l’ombra.

Selaci:
Classe di vertebrati che comprende pesci dallo scheletro cartilagineo, in contrapposizione agli osteitti il cui scheletro è osseo. Sono detti anche condroiti e elasmobranchi. Gli squali, le razze, le torpedini sono selaci.

Selettività:
Capacità di un attrezzo di essere più efficiente nella cattura di un determinato intervallo di taglie.

Semisommergibile:
Di oggetto o natante atto a muoversi o a mantenersi parzialmente in immersione.

Sessile:
Dicesi di ogni organismo perennemente aderente al substrato. E’ il contrario di vagile.

Sessola:
Attrezzo nautico usato in piccole imbarcazioni per togliere acqua dalla barca in caso di fallo.

Sestante:
Strumento di navigazione usato per misurare l’altezza degli astri sull’orizzonte.

Seston:
Particelle inorganiche di varia natura in sospensione nell’ambiente marino, talvolta possono essere confuse con la biomassa.

Sfera di profondità:
Galleggiante in plastica utilizzato nella parte superiore della rete, lima dei galleggianti, serve a tenerne aperta la bocca. Ne esistono diverse dimensioni e sono collaudate per diverse profondità; esiste la sfera con foro centrale passante e la sfera con occhio laterale per spadare.

Sforzo di pesca:
Indice complessivo che unisce differenti parametri non altrimenti misurabili, quali il tempo impiegato per la pesca, il carburante consumato, l’usura degli strumenti.

Sifone:
Nei molluschi, parte del mantello che permette all’acqua il passaggio diretto nella cavità palleale.

Simpatriche:
Dicesi di specie che convivono nello stesso ambiente acquatico.

Sistematica:
Disciplina che studia i rapporti tra i diversi organismi in base alla loro evoluzione e che consente di identificare animali e piante.

Soffolte:
Strutture soffolte, opere di difesa posate sul fondo marino il cui apice resta al di sotto del livello del mare.

Sopraflutto:
Parte esposta al movimento ondoso.

Sopralitorale:
Piano litorale localizzato al di sopra del livello massimo raggiunto dall’alta marea: costituisce la zona di transizione tra ambiente marino e terrestre. La sua altezza varia dai 30-50 cm in zone riparate, ai 3-4 metri in ambienti battuti da onde e spruzzi.

Sottoflutto:
Parte protetta dal moto ondoso.

Spadara:
Rete di notevole lunghezza usata per la cattura del pesce spada.

Sparidi:
Pesci ossei carnivori delle acque costiere dalle carni pregiatissime. Hanno corpo grosso e lungo, testa grossa con bocca piccola, pinna dorsale unica aculeata. Appartengono agli sparidi l’orata, il dentice, il pagello, l’occhiata, ecc.

Specie:
L’unità indivisibile delle categorie sistematiche. Ogni specie è contraddistinta da un nome latino composto da due parole: la prima, con iniziale maiuscola, si riferisce al genere, la seconda, minuscola, identifica la specie vera e propria. Tutti gli individui di una specie possono accoppiarsi tra loro e danno prole feconda. La doppia denominazione è alla base della nomenclatura binomiale.

Spermatofora:
Struttura in grado di contenere e di mantenere vitali spermatozoi.

Spiaggia:
Striscia costiera, sabbiosa o con sassi, che scende gradatamente verso il mare; verso mare la spiaggia è limitata dal lido; verso terra corrisponde a un tipo fondamentale di costa (costa bassa), in contrapposizione alla costa alta e rocciosa.

Sporco biologico:
Frazione di organismi vegetali o animali, senza valore commerciale, catturati da una rete. Questa frazione non include solitamente pesci e cefalopodi senza valore commerciale.

Standard, lunghezza:
Distanza dall’estremità anteriore del capo di un pesce sino al centro della base della sua pinna caudale.

Stangare:
Impigliare la rete, un divergente o un rapido in una presura (relitto o barriera) durante la pesca.

Stazza:
Capacità di carico di una nave o imbarcazione, determinata da un’ unità di misura detta tonnellata di stazza, pari a 2,83168 metri cubi. La stazza lorda corrisponde a tutto il volume della nave, la stazza netta corrisponde al volume dei soli spazi adibiti al carico.

Stella:
Astro provvisto di luce propria. La stella a noi più vicina è il Sole. Stella polare: la stella della costellazione dell’Orsa Minore, così chiamata per la sua vicinanza al polo celeste.

Stenoalino:
Dicesi di specie che non tollera ampie variazioni di salinità.

Stenotermo:
Dicesi di specie che può vivere soltanto entro un ambito di temperature relativamente ristretto.

Stretto:
Angusto braccio di mare tra due terre.

Stock:
Concetto statistico ed economico, è una parte di popolazione soggetta a sfruttamento.

Subduzione:
Processo con il quale il bordo di una zolla crostale della terra sprofonda sotto un’altra zolla.

Subecumene:
Parte delle terre emerse che l’uomo può abitare solo saltuariamente.

Subsidenza:
Abbassamento del livello della terraferma o del fondo marino.

Subterminale:
Dicesi di bocca che, posta non esattamente all’apice del muso del pesce, la sopravanza lievemente.

Sversamenti:
Versamento di sostanze estranee (inquinanti) in un corpo liquido (mare, fiume, lago...). Trabocco di acque da un corpo idrico.

Taglia (o età) di cattura al 50%:
E’ la taglia o l’età) media alla quale il 50% degli individui ha la probabilità di essere trattenuto dalle maglie di una rete e viene solitamente indicata con il simbolo Lc o L50.

Tassonomia:
E’ la scienza che, nello studio degli organismi, si occupa del modo di raggruparli e ordinarli in un sistema che ne rifletta somiglianze e differenze basilari.

Teleostei:
Pesci il cui scheletro è completamente ossificato. Sinonimo di Pesci Ossei. Sono Telestoei tutti i pesci che compongono la nostra ittiofauna, ad eccezione degli squali, razze e forme affini.

Telson:
Ultimo segmento addominale dei crostacei che forma, insieme alle appendici addominali, l’ampio ventaglio caudale.

Terminale:
Dicesi di bocca posta all’apice del muso del pesce.

Termofilo:
Che preferisce temperature miti o calde.

Tipo:
Suddivisione della sistematica zoologica e botanica che raggruppa classi fra loro affini.

Tonnara:
Rete da pesca per la cattura dei tonni. Può essere a circuizione (tonnara volante) o fissa.

Tonnellaggio:
Capacità di carico di una nave o una imbarcazione, determinata da un’unità di misura detta tonnellata di stazza, pari a 2,83168 metri cubi.

Tonnellata di stazza:
Unità di misura della stazza di una imbarcazione pari a 2,83168 metri cubi.

Toracica:
Dicesi della posizione delle pinne ventrali allorquando queste sono collocate al di sotto delle pinne pettorali.

Torbidità:
Misura della trasparenza delle acque.

Tramaglio o Tremaglio:
Rete da posta formata da tre pezze sovrapposte

Trappola:
Attrezzo da pesca che viene calato in un punto determinato e ivi lasciato passivamente; generalmente è costituito da una o più bocche che permettono l’ingresso, ma non l’uscita.

Tubercoli nuziali:
Dicesi di escrescenze cutanee che compaiono temporaneamente sul corpo di taluni pesci d’acqua dolce durante il periodo riproduttivo.

Tunicati:
Dicesi di animali privi di scheletro, con la corda dorsale limitata alla regione caudale e per lo più transitoria; alcune specie sono conosciute con il nome comune di cetrioli di mare.

Turbossofiante:
Strumento da pesca utilizzato per la cattura dei molluschi (soprattutto vongole, cannolicchi, fasolari) chiamato anche draga idraulica.

Upwelling:
Riemersione di masse d’acqua profonde alla superficie.

Vagile:
Dicesi di organismo bentonico capace di muoversi in maniera autonoma. E’ il contrario di sessile.

Valle:
Zona lagunare organizzata per l’allevamento estensivo di specie ittiche di pregio (spigola, orata, anguilla, cefalo). La valle è attrezzata con arginature, canalizzazioni idrauliche e strumenti di cattura (lavorieri).

Vallicoltura:
Attività di allevamento dei pesci in valle.

Varo:
E’ l’insieme delle varie operazioni, mediante le quali una imbarcazione di nuova costruzione viene fatta scendere in acqua per liberamente galleggiarvi; normalmente per i cantieri marittimi il varo avviene per chiglia ossia l’imbarcazione scende in acqua nel senso della lunghezza, e generalmente con la poppa in avanti per ottenere una maggiore spinta verso l’alto. Il varo consiste nel far poggiare la nave sull’invasatura, una specie di grande slitta formata da due travi parallele chiamate vasi; questi a loro volta poggiano sul piano inclinato dello scalo; la nave viene liberata dai puntelli che la tenevano fissa durante la costruzione e per effetto del suo peso, scivola (con la poppa in avanti) con i vasi, in acqua. Quando la carena è tanto immersa che la poppa si solleva, i vasi si staccano.

Veliger:
Uno degli stadi larvali dei molluschi.

Vento:
Movimento dell’aria rispetto alla superficie terrestre, con prevalente componente orizzontale, causato da differenze di pressione. Nel fluire dalle zone di alta pressione le particelle d’aria subiscono una deviazione, per effetto della rotazione terrestre, verso destra nell’emisfero boreale e verso sinistra in quello australe. In funzione della loro regolarità i venti si distinguono in costanti, che spirano sempre nella stessa direzione (ad esempio gli alisei), periodici, che spirano in direzione alterna in determinati periodi di tempo (monsoni, brezze) e irregolari, caratterizzati da variabilità di direzione e provenienza.

Verricello:
Macchina semplice formata da due corpi cilindrici coassiali, rigidamente collegati, rotanti attorno al loro asse comune, su ciascuno dei quali si avvolge una fune.

Vermicolature:
Dicesi, nella livrea di un pesce, di macchie ad andamento sinuoso che ricordano le tracce lasciate da un pesce.

Vertebre:
Struttura portante dell’apparato scheletrico la cui morfologia varia nelle diversità di specie e si riconoscono con nomi diversi: ciclospondiliche, tettospondiliche, asterospondiliche.

Vescica natatoria:
Apparato interno che ha più funzioni nelle diversi specie: idrostatica, respiratoria ed escretoria.

Villiformi:
Dicesi di denti particolarmente sottili serrati gli uni accanto agli altri in bande.

Voliga:
Attrezzo circolare in metallo di piccola dimensione, circondato da una rete (a forma di cono), manovrabile con un lungo bastone di legno o metallo

Vomere:
Elemento osseo costituente la porzione anteriore della volta della cavità orale.

Vongolara:
Attrezzo da pesca per la cattura delle vongole.

Vulnerabilità:
Possibilità della specie di entrare in contatto con gli attrezzi di pesca, per poi successivamente essere catturata.

Zavorra:
Grande quantità di materiale pesante messo nella stiva di una imbarcazione per renderla più stabile.

Zona contigua:
Fascia di mare estesa per 12 miglia nautiche dal limite esterno del mare territoriale, cioè fino a 24 miglia nautiche a mare delle linee di base.

Zonazione:
Suddivisione in zone di una determinata area.

Zooplancton:
Componente animale delle comunità planctoniche. Comprende idrozoi, vermi, tunicati, larve di crostacei e molluschi vari.

 

Fonte: http://www.conpesca.it/glossario.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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La pesca e pescare

Pesca in Laghetto

La pesca alla trota nei laghetti è una realtà tutta italiana, nata attorno agli anni settanta dalla conversione di ex cave di ghiaia in centri di pesca sportiva. S'è affermata però, solo verso la fine degli anni ottanta grazie al settore agonistico che l'ha promossa e tecnicamente evoluta. Oggi, si può tranquillamente dire, che la trotalago è la disciplina che conta il maggior numero di praticanti sia a livello amatoriale che agonistico. Lo “striscio” come nuova tecnica di pesca e la “bombarda” come nuovo strumento di lenza, ne sono l'emblema.

 

LO STRISCIO


Lo striscio è un sistema di pesca che sfrutta l'istinto alla caccia della trota. Nell'azione di pesca somiglia, grossomodo, allo spinning. Solo che a differenza dello spinning, usa le esche naturali con le quali richiama l'attenzione della trota facendole roteare come un cucchiaino.
Deve il suo successo alla semplicità della lenza ma, soprattutto, all'attiva partecipazione del pescatore all'azione di pesca.

L'azione di pesca consiste nel lanciare e recuperare sistematicamente l'esca gestendone il comportamento con la canna ed il mulinello a varie profondità.
Due le specialità dello striscio: la pesca col “piombino” e la pesca con la bombarda.
La pesca col “piombino” è per la corta distanza, la pesca con la bombarda è per la media e lunga distanza. Per ciascuna di esse, ovviamente, differenti attrezzature.

 


 

 

 

 

L'ATTREZZATURA

Nella pesca a striscio servono poche ma, specifiche cose: una canna, un mulinello, del filo, un amo, un “piombo” ed una girella tripla. Nient'altro.

LA CANNA

Alla canna è richiesto il lancio, la conduzione e sollecitazione dell'esca, la gestione dell'abboccata e il salpaggio al volo della cattura. Dunque: potenza, azione, sensibilità, robustezza e maneggevolezza. Come dire: “botte piena e moglie ubriaca” perché alcune di queste caratteristiche sono fra loro in contrasto. In particolare la potenza e l'azione che, rispettivamente vogliono una struttura di canna rigida e morbida. Una questione non da poco, che è stata risolta con un compromesso cioè, ripartendo su più modelli le quantità di potenza e d'azione necessarie. Non in eguale proporzione s'intende, ma privilegiando ora l'una, ora l'altra a seconda la specializzazione data ad ogni singolo modello di canna.



 

LE LENZE PER IL TROTA LAGO

LE LENZE PER LO STRISCIO

Le lenze per lo striscio sono, nel complesso, davvero facili da costruire. Poche le cose che servono: un “piombo” (piombino, bombarda …), un gommino salvando, una girella tripla, un terminale con amo e nient'altro.
Ovviamente serve anche la capacità di costruire i nodi che sono tre: quello alla girella, quello all'amo e quello per lo shock-leader.

Per tutti e tre vi proporrò, in disegno, le fasi costruttive. Non chiedetemi però, di descriverle, mi ci vorrebbero tutte le pagine di questo sito con il risultato di annodare le dita di chi provasse a leggerle.


Il segno della matita è di sicuro più eloquente. Gli unici consigli che posso dare con i nodi sono: 1) non stancarsi mai di provare; 2) utilizzare fili, ami e anelli sovradimensionati.
 Anche per la costruzione delle lenze vi rimando ai disegni, all'interno dei quali userò le parole soltanto per descrivere le differenze tecniche che in acqua, influenzeranno il comportamento dell'esca. Mi riferisco in particolare alla sottigliezza dei fili, alla lunghezza dei terminali, alle dimensioni dell'amo e alle circostanze in cui queste variabili sono da prendere in considerazione.




LE TECNICHE DI RECUPERO
Pescare a striscio è un po' come pescare a spinning: si lancia e si recupera l'esca, sperando che nel tragitto una trota decida di aggredirla. Ma il recupero può essere fatto in tanti modi.
Ogni lago possiede caratteristiche morfologiche proprie che influenzano il comportamento della trota e che possono essere distinte in geometriche e geografiche. Le caratteristiche geometriche riguardano le dimensioni del perimetro e la profondità. Le caratteristiche geografiche sono rappresentate dalla posizione, dall'altitudine e dal relativo clima. Vi sono poi caratteristiche ben note: l'acqua gelida, vicina agli 0° C, inibisce la secrezione gastrica del pesce, riducendo lo stimolo dell'appetito; gli strati superficiali dell'acqua, increspati dal vento, sono più ossigenati e quindi graditi dalla trota e così via. Conoscere questi elementi significa capire in che modo la trota ne viene condizionata e, di conseguenza, agisce. Di tutti questi elementi e di una infinità di altri dettagli si deve tenere conto quando si inizia a pescare a striscio. Non c'è una regola fissa che faccia comprendere immediatamente dove si trova il pesce, qual è la sua indole al momento, se è in caccia o meno. L'unica regola nello striscio sono le eccezioni. Un pescatore che conosce gli elementi sopra elencati, arriverà a un buon risultato con un minor numero di tentativi di un pescatore che procede a casaccio, anche perché saprà già in partenza quali attrezzature utilizzare. E' una sorta di catena: le condizioni ambientali, permanenti o momentanee di un lago, determinano le attrezzature da impiegare e queste, a loro volta, influiscono sulla tecnica di recupero da applicare. Attrezzature per lo striscio leggero richiederanno tecniche di recupero come la tremarella e il saltarello.
La tremarella.
Gli inventori del recupero definito "tremarella" sono i pescatori novaresi che, proprio con questa tecnica, vinsero nel 1990 il titolo italiano. Oltre che inventori, i novaresi sono anche i migliori interpreti di questo recupero che, però, ormai si è diffuso anche tra i trotisti di tutta Italia. Lo strano nome di questo recupero bene illustra il movimento della canna, che deve, appunto, tremolare incessantemente, con lo scopo di far avanzare a scatti velocissimi l'esca. L'innesco avanza e si ferma velocissimamente, a scattini brevi, rapidissimi e incessanti, paragonabili a quelli di un gamberetto in fuga. Se a questo già invitante movimento si aggiunge la rotazione e una certa variazione di velocità degli scatti si capisce come l'istinto aggressivo della trota non sappia trattenersi. Ecco come si esegue una corretta tremarella: impugnata la canna ed effettuato il lancio, il calcio dell'attrezzo deve premere strettamente contro l'avambraccio. Si lascia scendere il piombino alla profondità desiderata e, da lì, si inizia la tremarella. Ma, attenzione: la mano che impugna la canna deve far tremare il cimino molto velocemente in su e in giù, cercando di trasmettere il tremore solo verso il suo apice ed evitando, nel contempo, che sia tutto l'attrezzo a ballare. Chi guarda deve avere la sensazione che la mano e l'avambraccio siano immobili e che sia soltanto il cimino, e in minor misura il sottovetta, a tremare. Allo stesso tempo la mano sinistra deve far girare la manovella del mulinello lentamente, facendo avanzare l'esca nella direzione voluta. L'errore più comune è quello di eseguire il tremolio con il filo molle. Per mantenere una costante tensione ci si potrà allora aiutare con un terzo movimento, con un impercettibile e delicato "pompaggio" della canna.
Il saltarello.
In un certo modo questa tecnica di recupero ricorda la tremarella, ma c'è una differenza sostanziale: il modo in cui far avanzare l'esca. Lasciando da parte per il momento il tremore da imprimere al cimino, prendiamo in esame soltanto un elemento, ossia il modo in cui muovere la canna per effettuare il recupero. Il movimento usato è quello del pumping che vede la canna partire in posizione alta e inclinata, con il filo teso che, a sua volta, deve far avvertire la pressione del contatto con il piombo. L'avanzamento dell'esca può avvenire in superficie o sul fondo e si ottiene spostando progressivamente la canna verso l'alto. Nel frattempo il mulinello rimane inattivo. Diventa immediatamente operativo a fine corsa della canna, per riavvolgere il filo mentre l'attrezzo ritorna velocemente in posizione iniziale. L'effetto "tremarella" va prodotto quando si sta sollevando la canna verso l'alto. Questo modo d'agire è indicato soprattutto per insidiare trote in superficie o a mezz'acqua quando queste sono scarsamente attive e faticano a reggere la tocca. Tuttavia il saltarello si esprime al meglio in inverno, quando le trote stazionano sotto sponda e attaccate al fondo. Per effettuare un corretto recupero a saltarello in inverno servono un bracciolo di 30-40 cm e un piombino a goccia (di quelli chiamati anch'essi "saltarello"); la canna va mossa con effetto di pumping e, allo stesso tempo, viene fatta sostare per permettere al piombo di tornare sul fondo e per avere il tempo di riavvolgere il filo molle.
Il recupero lineare.
Vediamo ora quali sono le tecniche di recupero più indicate quando si opera lo striscio lungo. Anche in questo caso, su una base di semplicità (lancio-recupero) si innesta una serie infinita di varianti. Indipendentemente dal tipo di zavorra impiegato, sia essa un semplice piombino di 1 g sia una bombarda di 30 g, si deve riuscire a farle percorrere una certa corsia d'acqua, mantenendola costantemente in "carreggiata" dall'inizio alla fine della strisciata. Certo, è impossibile controllare che, sott'acqua, la zavorra si stia comportando correttamente. Starà dunque al pescatore "possedere" la tecnica del recupero lineare in ogni suo fondamento. Il recupero lineare prevede un movimento omogeneo dell'esca rotante in una determinata fascia d'acqua. Raggiunta la profondità voluta, e dopo i preliminari dell'allineamento del filo, si gira la manovella del mulinello senza interruzioni o variazioni di sorta, equilibrando la velocità alla forza discendente del peso della zavorra. Le due forze, agendo in simbiosi, creano una condizione di stallo nel senso che la bombarda non scende né sale, ma procede sempre alla stessa profondità. Ridurre la velocità significa lasciare scendere progressivamente la zavorra, aumentarla invece vuol dire indirizzarla in direzione della superficie. Non è facile conquistare il giusto equilibrio perché si guida la zavorra al buio, comunque non è impossibile. Durante la strisciata, se il recupero è troppo rapido, si avvertirà in canna una strana sensazione di eccessiva fluidità; al contrario, se è troppo lento, si percepirà una sproporzionata resistenza della bombarda.
Lineare con tremarella - Il nome ben illustra di cosa si tratta. La strisciata è esattamente quella del recupero lineare, cui va aggiunto il tremore del cimino. Questo tremolio dell'esca, unito alla sua rotazione, aggiunge un ulteriore stimolo al procedere lineare visto nella tecnica di base. Tenere la canna alta o bassa non fa alcuna differenza, purché venga rispettato il mantenimento delle corsie e si tenga il filo costantemente teso. Integrando i giri di manovella con impercettibili pompaggi di canna si rende l'esca ancora più attirante.
Il Recupero a scatti veloci.
E' un sistema assai stimolante con il quale ci si potrà sbizzarrire e usare tutta la propria fantasia nel variare la regola generale. Può essere attuato sul fondo o staccato da esso.
Sul fondo - Si lancia con la canna tenuta bassa, indifferentemente se a destra o a sinistra. La bombarda deve arrivare sul fondo tenendo il filo in tensione ed eseguendo un breve recupero lento con il mulinello. A questo punto, una volta che l'esca si è avvicinata al fondo, improvvisamente si imprimeranno 2 o 3 giri di manovella con arresto istantaneo. Con la canna e il mulinello immobili e con il filo in tensione si aspetterà il rilassamento del cimino: questo sarà il segnale inequivocabile dell'avvenuto raggiungimento del fondo. Ora, tirando lentamente il filo con la punta della canna, si farà strisciare l'esca, facendole percorrere un tratto di circa 1 m e poi si eseguiranno, improvvisamente, altri 2 o 3 giri rapidissimi di manovella, ripetendo la sequenza di operazioni descritta.
A mezz'acqua e in superficie - In questa tecnica è richiesta la massima attenzione e concentrazione. Si lancia questa volta a canna alta. Raggiunta la profondità desiderata, controllando la caduta della zavorra con un cronometro, si effettuerà un breve recupero, girando lentamente la manovella del mulinello: la bombarda, anche se trainata, tenderà a scendere. Improvvisamente si danno 2 o 3 giri velocissimi di manovella con arresto immediato; una frazione di secondo di attesa (questo è il momento della tocca) e di nuovo un recupero lentissimo e così a seguire, ripetendo le stesse azioni.

 

Le Stagioni
LA POSIZIONE DELLE TROTE NELLE 4 STAGIONI DELL'ANNO
ESTATE-AUTUNNO
Quando si comincia ad alzare la temperatura, le trote tendono a sostare in prossimità del fondo, ed in mezzo al laghetto sportivo. Consigliamo una pesca lenta, con la bombarda, calcolate che dovete arrivare il più in fretta possibile in mezzo al lago ed a una certa profondità. Come innesco, una doppia camola di miele è ottima.


In Autunno, forse uno dei mesi migliori per la pesca di questo tipo, avremo le trote a pelo d'acqua. Adesso ci si può sbizzarrire con tutte quelle tecniche dette "veloci"; TREMARELLA che possiamo fare con i piombi, con gli slim, con i vetrini; come innesco, una sola camola innescata per intero, meglio ancora sarebbe il verme di terra tagliato; per la pesca lunga consigliamo tutte le bombarde gallegianti.
INVERNO-PRIMAVERA
In questo periodo dell'anno, le trote diventano più lente. E allora dobbiamo essere pazienti, e adottare una pesca un pò lenta. Le tecniche che funzionano, sono il SALTARELLO, la PENNA, e qualche piccola bombardina per pescare a fondo. Le esce da usare sono: doppia camola, verme e camola, tebo. Ricordiamo che le trote in questo periodo battono molto il sottosponda perchè questo è il periodo della frega.


Le trote si svegliano dal torpore invernale. Vanno a caccia degli insetti che sostano a pelo d'acqua. Per chi è in cerca di emozioni forti consigliamo, la solita tremarella. Per chi cerca la mangiata dai 10mt in poi allora una pesca con delle bombarde gallegianti che possono andare dai 6gr fino ai 25gr. Per questo tipo di pesca l'innesco va molto curato. O si mette un Kaimano solo, interamente innescato, oppure camola-camola, o Kaimano-camola. La seconda camola va inserita con il doppio passaggio altrimenti si rischia di perderla nel lancio.


L' attrezzatura
LE CANNE


Ad oggi sono sette le canne da bombarda ed ognuna di esse con una spiccata personalità tecnica. Di base sono tutte potenti ma, in maniera differente da modello a modello per consentire all'azione di entrare in gioco nella fase cruciale della pesca. Le dosi di potenza e d'azione inserite in ogni modello, ne determinano la personalità che può essere sbilanciata o più verso l'una o più verso l'altra.
 Questo sbilanciamento è anche la caratterizzazione che distingue le canne per la pesca in superficie da quelle per la pesca in profondità. Infatti, la potenza oltre che per il lancio, serve anche nella pesca estiva in profondità dove, il peso della bombarda e la pressione dell'acqua, mettono in sofferenza la cima.

L'azione invece, aumenta il grado di sensibilità dell'intera canna e soprattutto aiuta il pescatore a meglio trasmettere all'esca le stimolazioni della tremarella. Da ciò si capisce che, a parità di potenza, in estate occorre un tipo di canna mentre in autunno, un'altra.
 Le sigle che distinguono le varie “ personalità ” di canna, fanno esclusivo riferimento all'azione. I dati di potenza invece, sono normalmente scritti sul retro della base ma, attenzione, non sempre sono credibili specialmente quando il range tra minimo e massimo è troppo ampio.

“ 42 L ” = Light (Leggera) è questa la canna ad azione più parabolica. “Libidinosa” nella pesca a galla con bombardine di 6 – 10 grammi di peso.
“42 ML” = Medium Light (Medio Leggera) - azione e potenza ottimali: 10- 15 grammi nella pesca a galla, 10 grammi nella pesca in profondità.
“ 42 M ” = Medium (Media) – azione e potenza ottimali: 15- 20 grammi nella pesca a galla; 15 grammi nella pesca in profondità.
“43 o 44 MH” = Medium Heavy (Medio Pesante) – azione e potenza ottimali: 20- 25 grammi nella pesca a galla; 20 grammi nella pesca in profondità. La “43MH” ha una cima ed un portacima con un'azione leggermente più morbida della “44MH” e quindi è molto più adatta nella pesca di superficie e di mezz'acqua quando occorre stimolare la trota con la tecnica della tremarella.
“45 LD” = Long Distance (Lunga distanza) – da questa canna in poi, prevale la potenza sull'azione quindi, la potenza ottimale di questa canna è di 30 grammi .
“45 HLD” = Heavy Long Distance (Lunga Distanza pesante) potenza ottimale 35- 40 grammi anche se tranquillamente consente di pescare con 5 grammi in più ed in meno.
“45 HHLD” = Heavy Heavy Long Distance – potenza ottimale per guadagnare davvero sulla distanza di lancio rispetto al modello precedente è 45- 50 grammi .

Il numero che precede le lettere sta ad indicare la lunghezza della canna; esempio: 42 = 4,20 metri .
Questo indipendentemente dal tipo di canna, telescopica o ad innesti. Ed a questo proposito, quale delle due? Anche per le canne da bombarda vale lo stesso discorso fatto per le canne da piombino, tecnicamente sono meglio quelle ad innesti: fusto sottile che più velocemente “taglia” l'aria nella fase di spinta del lancio, “ spina ” in dirittura naturale che garantisce nerbo e precisione nella mira, anelli sempre allineati che fluidificano la fuoriuscita del filo, curva perfetta, eccezionale reattività agli impulsi della tremarella e grande affidabilità. Ma, anche le telescopiche d'oggi, non scherzano purché montate con anelli di qualità.


LA SPINA
Ogni segmento di canna è costruito avvolgendo del tessuto in carbonio su di un mandrino. La saldatura o giunzione dell'ultimo strato da luogo ad una riga longitudinale chiamata spina. Un vero e proprio punto di forza che richiama alla memoria la spina dorsale del corpo umano. Se diritta permette di fare cose incredibili, se storta invece, di star male. Lo stesso vale per la canna che dà il meglio di sé in termini di potenza, di precisione di lancio e di tremarella, con le spine allineate. L'operazione di allineamento va fatta prima di montare la canna e la posizione ideale delle spine è opposta a quella degli anelli. Ma come trovare le spine? Nei pezzi grossi e rigidi, osservando attentamente il tessuto in carbonio. Si deve vedere una sottile linea longitudinale che corre lungo il pezzo. Nei pezzi piccoli e flessibili invece, quali il cimino tubolare ed il sottovetta, la spina è rilevabile soltanto con la loro flessione e rotazione. Il punto spina sarà quello dove la flessione risulterà più resistente.

CONSIGLIO PER GLI ACQUISTI
Le canne fondamentali per la pesca con la bombarda sono tre, che possono ridursi a due se i laghi del proprio territorio non richiedono il lancio a lunga distanza. Sono: la “42 ML”, la “ 42 M ” e la “43 MH”. Le altre vanno a completare specifiche esigenze: la “ 42 L ” è per godere in pesca con i fili sottili, la “44 MH” per la pesca in profondità estiva e le tre “LD” (Long Distance) per i grandi laghi dove spesso occorre lanciare oltre i cento metri.


Anellatura della canna telescopica.
Dall'anellatura dipende la “salute” e l'efficienza della canna stessa. Per non metterla a rischio di rotture o per non alterarne le caratteristiche tecniche da nuda, bisogna sposarla ad anelli di qualità prestando attenzione alla loro misura e quantità.
Ma, non solo. Bisogna anche evitare le legature troppo spesse e gli scorrevoli inutili.

Gli anelli migliori sono sicuramente i “ S.I.C .” della Fuji ma, costano un occhio della testa. Vale la pena montarli sempre come apicale e, se si vuole, sulle canne molto potenti. Garantiscono: sicurezza all'usura, una maggiore scorrevolezza ed un minor surriscaldamento del filo in tensione. Sulle altre canne invece, vanno benissimo gli anelli standard sempre della Fuji che oggi come oggi, hanno poco da invidiare ai nobili SIC. Il tipo consigliato è: a ponte medio-alto su tutte le canne fino alle “MH” (comprese quelle da piombino) e, a ponte basso, sulle più potenti.

Ma quanti ce ne vogliono?
La regola dice: Tanti quanti ne bastano al filo per seguire la parabola della canna sotto sforzo. Non uno di più, non uno di meno.
Posizione obbligata è la sommità d'ogni sezione dove l'anello diventa solidale con il fusto, da ponderare invece, quella degli anelli scorrevoli.
Per capire esattamente dove vanno messi gli scorrevoli, bisogna flettere al massimo la canna e piazzare uno scorrevole fra un anello fisso e l'altro, dove si vede il segmento di canna inarcarsi troppo.
Raramente si mette uno scorrevole sul terzo pezzo ma, non è da escludere a priori: dipende dall'azione della canna.
La “ L ” e la “ UL ” ne sono l'esempio.
Obbligatori invece, sono gli anelli scorrevoli sul cimino e sul portacimino per via dell'enorme carico di lavoro cui, questi sono costretti a sopportare durante il salpaggio al volo della cattura. Importante però, è non esagerare nell'uno o nell'altro verso.
Metterne troppi potrebbe sbilanciare la canna in avanti mentre, metterne pochi, rischiare la rottura del pezzo.

NON TOCCATE I GIUNTI A SPIGOT di una canna ad innesti
Al momento di assemblare una nuova canna ad innesti, raramente si riesce a far penetrare completamente il giunto maschio (spigot) nel giunto femmina. Rimane sempre fuori un tratto di uno o due centimetri. E' giusto così. Non cercate di forzare le parti e neppure pensate di carteggiare il maschio per far combaciare i due pezzi. Questo spazio è il margine di sicurezza che garantisce una più lunga vita alla canna.
I giunti maschio e femmina sono in carbonio e lo sfregamento dell'apri e chiudi li consuma.
I due centimetri circa lasciati dal progettista servono per compensare l'usura data dal tempo.


IL MULINELLO

Inizialmente è bene chiedersi: qual'è il compito cui deve assolvere il mulinello? 
Contenere il filo e permettere il lancio e il recupero. 
Bene, ce ne sono alcuni che è già molto se contengono il nylon e lo avvolgono, ma ne esistono anche altri equipaggiati con tutte le innovazioni che la tecnologia ha messo a punto in questi ultimi tempi.  Infatti, fino a qualche anno fa i mulinelli erano costruiti tutti nello stesso modo. La bobina alloggiava in una girante che ricordava, per la sua forma un bicchiere. Ma dopo ci si accorse che questi mulinelli erano tutt'altro che funzionali, dato che causavano inestricabili parrucche di nylon. Le imprecazioni di migliaia di pescatori che si trovavano ogni volta a doverle sbrogliare convinsero le ditte ad incominciare a costruire modelli a bobina esterna.


Il problema sorse quando ci si accorse che la forma della bobina non andava bene. Infatti prima si prediligevano quelle basse e larghe, ma bobine alte e strette avrebbero richiesto giranti troppo voluminose rendendo l'attrezzo scomodo da usare. La bobina esterna doveva avere una forma più compatta, tendente a quella di un quadrato. Di qui tutti gli studi portarono, dopo qualche anno, alla progettazione di bobine coniche, quelle che vanno per la più oggi.

La loro forma, piuttosto allungata, simile a quella di un cono gelato segato a metà, permette al nylon in uscita di incontrare minore attrito e quindi di lanciare meglio e con minor sforzo arrivando ben oltre la distanza che sarebbe possibile raggiungere con una bobina tradizionale. Ma la conicità ha anche rivelato uno svantaggio, e cioè la facilità nel provocare parrucche dovute al fatto che le spire di nylon tendono a scivolare in avanti sovrapponendosi. A questo inconveniente si è rimediato introducendo un'altra miglioria tecnica: il recupero a spire incrociate o a doppio passo.
MULINELLI PER LA PESCA IN LAGHETTO
Nella pesca a striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante a differenza di altre tecniche dove si può considerare di seconda priorità. Dal suo corretto funzionamento dipendono, infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro, il mulinello deve possedere dei meccanismi e caratteristiche di ottimo livello. 


Fra i tanti modelli sul mercato, ce ne sono alcuni veramente perfetti per le esigenze dello striscio in cava. Il problema, se non si pratica questa pesca già da qualche tempo, è casomai quello di capire quali sono i più adatti al tipo di necessità che noi abbiamo. Provate a entrare in un negozio e chiedere un mulinello da "laghetto", potreste sentirvi consigliare la quasi totalità dei modelli esposti sui ripiani. Per i mulinelli, infatti, non esiste una specializzazione così grande come per le altre attrezzature.
Le canne per lo striscio leggero, ad esempio, si distinguono per maneggevolezza e per sensibilità, il mulinello da accoppiare loro dovrà quindi possedere le stesse caratteristiche. Dovrà essere uno di quelli concepiti per agevolare il lancio di microzavorre, avere dimensioni piccole o medie e bobina con diametro massimo di 45 mm. 
Il mercato offre due tipi diversi di mulinello che differiscono nella concezione meccanica della sede raccoglifilo: quelli a bobina rotante fig 1.1. e quelli a bobina fissa fig 1.2. 


Fig.1.1 Mulinello a Bobina Rotante


Fig.1.2 Mulinello a Bobina Fissa

In Italia a differenza che negli Stati Uniti prediligiamo i mulinelli a bobina fissa , quindi prenderemo in considerazione maggiormente questi.
Avvolgimento incrociato ... Nel normale avvolgimento di vecchio tipo le spire vengono disposte semplicemente l'una sull'altra, più o meno strette a seconda della trazione. Ne risulta che alcune spire si incastrano in mezzo alle altre frenando il lancio e provocando parrucche durante il lancio successivo. Se nei mulinelli dotati di bobine tradizionali non succede frequentemente è solo perché il fascio di spire è molto sottile. In una bobina conica, invece, è larghissimo e le spire che possono essere trascinate via sono molte di più. Per questo motivo venne introdotto il riavvolgimento incrociato; tramite un doppio movimento di avantiindietro dell'alberino, dispone le spire in senso diagonale e non una accanto all'altra come nel riavvolgimento classico, evitando pasticci. Tenendo conto di quelle che sono le esigenze di lancio nella pesca a striscio in cava, si può subito capire perché una bobina conica e un riavvolgimento incrociato siano di basilare importanza, permettendo alla bombarda di arrivare più lontano grazie alla forma più lunga della bobina e al minore attrito.
Sono abbastanza validi anche quei mulinelli dotati di bobina normale ma piuttosto larga, purché non inserita nella girante, allo scopo di facilitare le lunghe distanze.
Rapporto di recupero... Un altro elemento da tenere in considerazione per la scelta di un mulinello da abbinare a una canna da trota in laghetto è il recupero. Ce ne sono di più lenti o velocissimi ma per questa pesca è meglio restare su un recupero medio. Quelli troppo veloci o lenti non consentirebbero un adeguato controllo del piombo. Un 5:1 (pari a cinque rotazioni per ogni giro di manovella) o un 5,2:1 può essere considerato ottimale, ma qualcuno li preferisce anche più veloci. Importante è che, una volta scelto un rapporto di recupero per un mulinello, lo si mantenga per tutti gli altri che si decide di acquistare. 
Frizione anteriore o posteriore... In alcuni mulinelli questo fondamentale componente è situato davanti, sulla bobina. In altri il comando di regolazione si trova dietro al corpo. Il primo tipo di frizione si chiama anteriore, il secondo posteriore. Tutte e due possono venire usate per questo genere di pesca ma la migliore, in questo caso la più comoda, è senza dubbio quella più amata è la posteriore. 

  • Quando ci troviamo nella situazione di un pesce che mangia a grandi distanze (e capita spesso in laghetto) è sempre meglio avere la frizione tutta chiusa. Ma lasciandola sempre chiusa, anche dopo la ferrata, c'è il rischio di rompere il nylon nel recupero del pesce, soprattutto quando si trova nel sottoriva. Serve, per questo, una frizione che possa essere regolata con la massima velocità e praticità e quella che meglio risponde a tali requisiti è la posteriore. Solitamente la frizione posteriore è regolabile a scatti cui sono abbinati dei numeri. Per tararla sul carico di rottura del filo basta ricordare il numero corrispondente. Altrimenti si può frenare il nylon al momento tenendo una mano sul pomolo di regolazione.
  • La frizione anteriore, invece, non è altrettanto comoda e istintiva perché, dovendola regolare in velocità, si rischia di toccare con la mano il filo che esce dall'archetto. Inoltre non sarebbe pratico tenere continuamente la mano sulla bobina per stringere o mollare filo. Nulla vieta di avere qualche mulinello di un tipo e qualcuno dell'altro secondo le preferenze. Tenere tutta chiusa la frizione, comunque, è una buona abitudine da acquisire anche quando si pratica una pesca come la tremarella, dove il filo fuori non è molto. Una ferrata sicura e potente, anche se non eccessiva, è sempre indispensabile.

Rullino Prendifilo In passato non ci si faceva tanto caso ma oggi il nottolino prendifilo è sempre più curato nella forma. Se una volta addirittura mancava o era costituito da un semplice cilindretto che permetteva al nylon di scivolare durante il recupero, oggi è stato protagonista di un enorme salto qualitativo. Esistono rullini guidafilo con o senza cuscinetto a sfera e, quelli che ne sono dotati, hanno il pregio di possedere una grande scorrevolezza anche quando la trazione è elevata. E' importante che il nottolino ruoti, altrimenti il filo si surriscalda e si rovina. E quando si rovina deve venire sostituito spesso, oltre a non essere più affidabile nei momenti critici. Questo discorso va rapportato soprattutto ai diametri impiegati e, nella pesca a striscio, nylon sono sempre piuttosto sottili per lanciare lontano.


Inoltre il rullino scorrifilo di grande diametro e montato su cuscinetto a sfera permette al nylon di diluire meglio la torsione eventualmente accumulata durante il recupero. Se non possiede il cuscinetto a sfera deve essere costruito, almeno, con materiali molto duri e ben levigati. Il migliore è il Sic, un carburo di silicio lavorato al diamante che, oltre a essere durissimo, possiede un grado di levigatura incomparabile. Ma il prezzo, purtroppo, ne risente non poco. Senza pretendere il meglio, la ceramica, l'allumina e l'hardloy vanno bene comunque. Piuttosto, è meglio scegliere un mulinello che abbia rullino di grandi dimensioni. 
Un grande diametro permette al filo in tensione di essere riavvolto con un angolo meno stretto perché la superficie di contatto è maggiore. Tutto questo si traduce, ancora una volta, in più lunga durata della lenza e minori rischi di rottura.

La Manovella L'ultimo elemento da tenere in considerazione è la manovella. Non deve essere troppo ampia, perché sarebbe scomoda nei recuperi e la pesca a striscio si basa proprio sul continuo lancio e recupero della lenza. Ognuno ha un braccio e una mano differente. Conviene, perciò, provarne qualc'uno diverso fino a trovare il più comodo da usare. Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato mulinelli dotati di doppia manovella. Lo scopo è quello di bilanciare il mulinello durante l'avvolgimento e offrire una presa immediata in ogni situazione grazie al fatto di avere due pomoli anziché uno solo. Chi preferisce la tradizionale manovella singola può trovare oggi anche mulinelli equipaggiati con sistema di bilanciamento, che consiste in un peso inserito nel rotore allo scopo di bilanciarne la rotazione. A voi la scelta.


CONSIGLIO...  L'acquisto di un attrezzo è anche questione di gusti e ognuno ha la marca che preferisce. In genere, l'identikit del mulinello ideale per la pesca in Laghetto, secondo noi, è il seguente: peso dai 250 grammi per la pesca leggera ai 350 grammi per quella a distanza; frizione posteriore; bobina in metallo a profilo conico; avvolgimento a spire incrociate; rullino scorrifilo di ampio diametro su cuscinetto a sfera; rapporto di recupero da 5:1 a 5,4:1. Il tutto abbinato a una meccanica montata su almeno tre cuscinetti a sfera per assicurare recuperi fluidi e una buona durata.
La placca portamulinello Le "morbidone" sono corte e maneggevoli: sono attrezzi che non richiedono il lancio forzato a due mani e, pertanto, la placca portamulinello può essere collocata bassa. D'altro canto la "tremarella" richiede che il calcio della canna debba far corpo unico con l'avambraccio e già questo non lascia alternative. Quindi, la distanza che deve intercorrere tra il tallone della canna e il piede del mulinello deve essere all'incirca pari alla lunghezza dell'avambraccio di chi pesca.

Bobina Coperta... Mulinelli a bobina carenata o coperta, come quelli che vediamo in questa pagina, non sono certo fra i più usati per striscio in laghetto. Si tratto, casomai, di modelli molto più adatti alla passata grazie ai vantaggi che offrono nell'uso di nylon particolarmente sottili, soprattutto perché con la bobina coperto è molto difficile formare le fastidiose parrucche. Pensandoci bene, però, questa importante caratteristica può tornare molto utile anche nello striscio leggero invernale, quando si usano nylon dello 0,16 o anche più sottili per lanciare lenze inferiori ai tre grammi.
Un altro vantaggio dei mulinelli a bobina coperta sta nel fatto che per lanciare non è necessario ribaltare l'archetto. Nel caso dei Contact 400 che vediamo qui sopra basta far compiere alla manovella un mezzo giro all'indietro per liberare il filo; ilSarfix Royal Project della Foto in alto a sinistra, invece, ha un comodo pulsante sul davanti che è sufficiente schiacciare per preparare il mulinello al lancio. Entrambi hanno una leva di freno supplementare oltre alla normale frizione.


LE BOMBRADE


Le bombarde per la pesca a striscio della trota possono essere di vari colori, forme e grammature; la domanda che un pescatore si pone quando arriva sul posto di pesca e sempre la medesima:

 "CHE BOMBARDA DEVO USARE OGGI? "
Per rispondere a questa domanda, bisogna considerare innanzitutto in che periodo dell'anno siamo, le condizioni atmosferiche della giornata e guardare attentamente la superficie del lago per individuare le possibili "bollate", indice della presenza delle nostre prede.
Il comportamento delle trote varia sempre a seconda del periodo dell'anno:

  • in inverno si trovano prevalentemente sul fondo vicino a riva ed anche imbrancate a galla, in una porzione d'acqua compresa tra i dieci centimetri ed il metro;
  • in primavera, le troviamo a mezz'acqua;
  • in estate, solo a grandi profondità
  • in autunno, imbrancate e abuliche, a pelo d'acqua.

Si può procedere poi, alla scelta della bombarda che sarà determinante per la battuta di pesca.
Ma ecco che si presenta un altro problema piuttosto complesso. Sulla bombarda ci sono delle indicazioni, che rappresentano il peso complessivo e la galleggiabilità o affondamento in acqua. Inevitabile, a questo punto, soffermarsi un attimo per capire bene cosa significa " galleggiabilità/affondamento ".


Queste sono i termini utilizzati per definire quanto affonda la bombarda in modo libero, solitamente rappresentata dalla lettera " G ".

Una bombarda su cui leggiamo " 10 grammi - G3 " significa che stiamo usando una bombarda che pesa complessivamente 10 grammi , ma che in acqua affonda come se si utilizzasse un piombo puro da 3 grammi ; ciò dipende dal contrasto tra il peso dell'anima metallica e la galleggiabilità del corpo oppure, come nel caso delle bombarde Phantom , dal peso specifico del materiale plastico con cui sono costruite.
Capito tale concetto, ci si può fare ora, una domanda: " Se usassi una bombarda da 20 grammi - G3, otterrei, in pesca, il medesimo risultato? "
La risposta è NO.
Perché?
Perché entrambe, pur avendo in acqua lo stesso peso ( 3 grammi ), hanno corpi di volume diverso. La spinta dell'acqua dal basso verso l'alto è maggiore su quella col corpo più grosso e quindi, nella discesa libera è più lenta.
Per compensare questa differenza di velocità, l'esperienza insegna che basta un grammo di peso in più o in meno nelle rispettive “G.” delle due bombarde in questione. (10 gr. G.3 = 20 gr. G.4 oppure 10 gr. G.2 = 20 gr. G.3).

Un altro fattore molto importante è rappresentato dal fatto che l'anima in piombo, o similare, posta all'interno del corpo della bombarda può essere disposto in diverse posizioni: in avanti, in avanti e dietro, al centro e verso l'astina.


Tale disposizione permette alla bombarda di lavorare in modi differenti (assetto) che uniti ai vari tipi di recupero, moltiplicano in modo esponenziale le possibilità di pesca.

Le bombarde col piombo sistemato al centro o alle due estremità del corpo, navigano in posizione supina e quindi richiedono una conduzione prevalentemente a canna bassa, variando la velocità di recupero con repentini cambi di direzione a destra e a sinistra.
Le bombarde col piombo anteriore, hanno una predisposizione fisica alla discesa e alla risalita, rapide; quindi, sono particolarmente adatte ai percorsi strisciati a saliscendi alternando recuperi veloci a recuperi lenti.
Le bombarde invece, col piombo posteriore (verso l'astina) hanno in pesca la stessa sensibilità di quelle ad assetto supino ma, con la tendenza alla discesa per il verso dell'astina nei momenti in cui sono rilasciate. Tendenzialmente vanno recuperate a canna alta.
La costruzione della lenza è abbastanza semplice, bombarda, gommino di silicone per non schiacciare il nodo (probabile rottura), la girella tripla che favorisce molto la rotazione dell'innesco, un finale dello 0,16 - 0,14 la cui lunghezza dipende dal peso della bombarda, un amo compreso tra il nr. 4 e il nr.8 che dipende esclusivamente dell'innesco che si utilizza. Per facilitare un po' la gestione del terminale vi consiglio di utilizzare una lunghezza compresa tra 100 e 150 cm se si usa una bombarda da 8 a 12 grammi , da 150 a 180 se si usano pesi tra 15 e 25 grammi e oltre i 180 se si utilizzano bombarde molto pesanti da 30 in su. Per quanto riguarda il tipo di esche da usare, camole, caimani e lombrichi sono ottimali.
Consiglio, qualora si voglia pescare a notevole distanza con bombarde superiori ai 30 grammi , l'utilizzo del lombrico per evitare la rottura delle camole durante il lancio e quindi sprecare energie inutilmente.
Ricordo comunque che l'arma vincente per ottenere dei buoni risultati di pesca è il continuo allenamento, consiglio di frequentare laghi morfologicamente diversi in modo tale da incrementare la nostra esperienza rispetto ai comportamenti sempre diversi delle trote nei periodi dell'anno.

I PIOMBINI PER LO STRISCIO E LA TREMARELLA
Se nelle bombarde la velocità d'affondamento (G.) in acqua è determinata dal contrasto tra il peso dell'anima metallica e la galleggiabilità del corpo, nei piombini, che sono fatti di solo piombo, è determinata dal peso del piombo stesso e dalla sua forma.
Certo, molto conta anche la mano del pescatore che deve sorreggerli durante il recupero ma, senza un aiuto da parte del loro stesso corpo, anche la più abile delle mani sarebbe in difficoltà.
Partendo dal concetto fisico che una sfera di piombo lasciata cadere in acqua, arriva sul fondo prima della stessa schiacciata a foglia o resa sottile come filo di ferro, ben si capisce quanto sia importante nel piombino la forma fisica, soprattutto se associata al moto trainante dell'azione di pesca. Un esempio per capire quest'altro concetto, è la tavola da sci acquatico che, al traino di un motoscafo, è in grado di “sciare” sul pelo dell'acqua sopportando anche il peso di una persona. Lo stesso accade ai piombini lunghi e sottili che meglio di quelli corti e grossi, hanno la capacità di navigare in superficie.
Ecco perché in circolazione si vedono piombini tozzi e snelli. Non è un capriccio commerciale ma, un'esigenza tecnica.


Fra i tanti comunque, quattro i modelli selezionati dal mondo agonistico meglio conosciuti sotto il nome di: “Saltarello”, “Short”, “Slim” e “Super Slim” .
Per ciascuno di essi, ovviamente, una funzione. Ma, nella pesca 2+2 non fa mai 4 e perciò, non è da escludere a priori un loro utilizzo fuori regola come ad esempio, l'utilizzo di piombini lunghi e sottili sul fondo quando si tratta di sensibilizzare l'azione di pesca o di piombini tozzi in superficie quando, in partenza di gara, bisogna sveltire la manovra.

Il saltarello è in assoluto, il piombino più “aggressivo”, progettato per strisciare sul fondo e in particolare, su fondali accidentati. Corpo a goccia e astina direzionale, gli permettono di saltare gli ostacoli del fondo e, quindi, di limitare gli incagli. Ottimo in inverno con la tecnica di pesca omonima ed in estate nella pesca in profondità.
Grammature: da 2 a 12 grammi.

Lo Short è aggressivo quanto il Saltarello ma è particolarmente adatto nei recuperi in sospensione (mezz'acqua e superficie) su trote aggressive. E' rapido nei saliscendi subacquei ma, anche, estremamente permissivo nel lasciar passare, attraverso il corpo, i frenetici impulsi della tremarella.
Grammature: da 1 a 5 grammi.

Lo Slim è un piombino longilineo che, rispetto allo short, distribuisce i suoi grammi di peso su una maggiore superficie corporea. E' perciò meno irruente e quindi, adatto nella pesca di mezz'acqua e nei confronti di trote poco aggressive.
Grammature: da 1 a 5 grammi.

Il Super Slim , lo dice il nome stesso, è un piombino lungo e molto sottile. Nel comportamento in acqua, molto somiglia alla tavola da sci acquatico ed è perciò, ideale nella pesca in superficie a basse velocità di recupero. Ma, non solo. E' anche ideale nella tremarella “sussurrata” cioè quella tremarella stretta e delicata che spesso bisogna produrre per far abboccare le trote indolenti.
 Il “super Slim” ha una scala di grammature che sale di mezzo grammo alla volta ma, che purtroppo si ferma ai tre grammi. La ragione è che diventerebbe troppo lungo e quindi, fisicamente, troppo delicato.



PIOMBINI SPECIALI


Oltre ai piombini in piombo ci sono poi anche i piombini in vetro. Si chiamano “ Ghost ” ma i pescatori preferiscono chiamarli “ vetrini ”. Due le caratteristiche principali: la trasparenza e la minore velocità d'affondamento data dal materiale vetro che in acqua pesa il 40% meno che in aria. In parole povere: un Ghost di 4 grammi in bilancia, ne pesa 2,40 in acqua. Dunque, maggiori possibilità di pescare leggeri lanciando più lontano.

Anche per i Ghost vale il discorso della forma corporea per sfruttare al massimo la possibilità di averli plananti o affondanti a seconda le circostanze. Ci sono infatti, Ghost di tipo “Short” e Ghost di tipo “Slim”. La scelta dell'uno piuttosto che dell'altro sarà, in funzione della profondità di pesca e della velocità del recupero che il pescatore vorrà attuare.
Altro “piombino” speciale è la catenella si styls
Gli effetti che in pesca si ottengono con questa “lenza-piombino” (tale è in realtà) sono:
1) un affondamento più lento dell'esca rispetto ad un piombino “Superslim” di pari peso e quindi una maggiore capacità di “strisciare” in superficie a basse velocità di recupero;
2) un migliore contatto canna / esca che sensibilizza l'abboccata e la trasmissione della tremarella.
Ciò grazie alla distribuzione del peso degli styls su una maggiore lunghezza di filo che spesso supera i quindici centimetri. La catenella di styls è molto utilizzata nei laghi piccoli su trote schizzinose. Non è in vendita nei negozi di pesca perché è un prodotto facile da costruire e perchè i pescatori amano personalizzarsela. Ma per quanti tipi di catenelle si vedano in giro, nella sostanza, due soltanto sono quelle fondamentali su cui il pescatore può “giocare” con gli styls, sono: la catenella raggruppata e la catenella aperta.



La catenella raggruppata è lunga circa 15 cm ., è colma di styls del n° 20 e, normalmente, pesa attorno ai 4 grammi .
L' aperta invece, è lunga circa 40 cm . (anche 30 – 50), ha styls del n° 16 o del n° 18 con molta aria tra l'uno e l'altro e, normalmente, pesa attorno ai 2 – 3 grammi .
La loro costruzione tipo prevede:

  • girella sotto e sopra il tratto di filo scelto(tra 15 e 40 cm .) che deve essere di diametro sostenuto (0,22–0,25 mm.);
  • Styls quanti ne bastano per raggiungere il peso desiderato, del n° 16 – 18 o 20 schiacciati sul filo portante con un'apposita pinzetta.

E' tutto. Da sapere resta solo che 4 styl del n° 20 fanno un grammo e che le misure 18 e 16 sono più piccole della 20.

LE ESCHE
Le esche per la pesca alla trota sono molte, vediamone alcune:
LA CAMOLA DEL MIELE
La camola del miele è la larva di una farfalla che depone le uova negli alveari e che subito dopo la schiusa si nutre del miele (da cui trae il nome) e della cera dei favi.
Ne esistono di due tipi : quella piccola di colore giallo con sfumature grigie è reperibile in tutti i negozi di pesca, tenuta viva in scatoline di plastica contenenti appositi dischetti o strisce di cartone a struttura alveare.
Deve essere innescata da sola su un amo sottile a gambo corto del n.8 o 9.
Emette dei filamenti con cui si costruisce un bozzolo. L'altro tipo di camola del miele è più grande, di colore giallo tendente al bianco, non emette filamenti.
Leggermente più difficile da trovare in commercio, è conservata fra trucioli di legno.
La camola del miele, è un'esca valida soprattutto per gli inneschi rotanti destinati alle trote d'immissione,
può essere usata da sola o in coppia in modo che giri perfettamente, oppure assieme ad altre esche come il verme o il caimano. E' ottima anche in estate quando l'acqua è calda e le trote rifiutano qualsiasi esca.

La camola del miele va innescata su ami a filo sottile dal n.6 al n.8 a seconda che se ne usi una sola o in coppia. Generalmente è un'esca preferita più dall'iridea che dalla fario.



IL TEBO

Chiamato dai pescatori "camolone", il tebo è un'esca nuovissima essendo stata importata dal Cile dove vive nei tronchi degli alberi, scavando lunghe gallerie.
Si presenta come una grossa camola di 3 o 4 cm, di colore pallido, con il dorso più o meno rosso e la testa scura.
Non possiede nessuna corazza come il caimano quindi come caratteristiche assomiglia ad una grossa camola del miele. E' reperibile nei negozi di pesca tenuto in scatoline contenenti una strana pasta.
Viene utilizzato soprattutto dai garisti sulle trote d'immissione per convincerle ad attaccare grazie al particolare aroma che emana. Infatti a fine gara quando le trote non mangiano più perché sono spaventate o punte,
per cercare di prendere ancora qualche pesce (le trote prese nell'ultima ora valgono oro) i garisti cambiano esca e su un piccolo amo innescano un tebo sfruttando l'aroma che emana l'esca tentando di migliorare il risultato.
Si innesca da solo in modo naturale su ami che vanno dal n.4 al n.8 oppure in coppia con la camola del miele.



IL CAIMANO
Si tratta di una grossa larva di colore marrone chiaro, ricoperta da una dura corazza che garantisce un innesco robusto. E' reperibile nei negozi di pesca all'interno di scatoline contenenti una particolare segatura.
Viene utilizzato principalmente nelle gare  innescato in modo che giri perfettamente.
E' un'esca eccezionale che per la sua particolare consistenza e durezza è in grado di tenere bene anche dopo svariati lanci e recuperi senza sfaldarsi.
Va innescato infilando l'amo, normalmente abbastanza grosso, dalla coda per poi farlo uscire appena sotto la testa (la parte più grossa e scura). Data la sua consistenza è molto facile ferrare a vuoto, pertanto il caimano va impiegato con trote aggressive che attacchino l'esca con violenza e decisione.
Si innesca una sola camola alla volta su un amo del n.5 o in coppia con la camola del miele su un amo del n.6.



IL LOMBRICO
Può essere di vari tipi: di terra, californiano, olandese, veronese, e così via.
Lo si conserva in una cassetta di legno alta circa 25cm e dotata di un coperchio forato per l'aerazione. All'interno si preparerà una lettiera composta da vermi9 di terra, terra di letame e torba. Per i vermi olandesi si aggiungeranno pezzetti di giornale bagnati e ridotti in palline.
Cibo buono per tutti i vermi sono gli scarti di verdura.
Il tutto, sempre ben umidificato, dovrà essere tenuto in un ambiente fresco: i colpi di caldo sono letali. I vermi morti dovranno essere tolti immediatamente.
Come innescarlo:il verme sarà bucato sulla testa e fatto scorrere su per il gambo dell'amo (del n. 6-8). Oltrepassati il nodo e la paletta per circa 1,5 cm, si fa fuoriuscire la punta. La coda del verme dovrà essere troncata se sarà più lunga di 1cm. 

VERMONE E' un gigantesco verme di terra che si conserva come gli altri suoi simili più piccoli, meglio, però, se in una lettiera composta dalla terra del luogo in cui è stato raccolto. Lo si riconosce non solo per le dimensioni, ma anche per l'enello vicino alla testa e la pancia di colore più chiaro.
Il verme è da sempre l'esca più classica per la trota.
Con il termine generico "verme" indichiamo svariati tipi di lombrichi che possono avere spesso impieghi differenti. Noi parleremo dei tre tipi più importanti ed usati nella pesca al tocco in torrente e in laghetto : verme di terra, di letame e d'allevamento.

  • Incominciamo con il verme di terra : è il tipico lombrico che si trova nei prati, è molto grosso e lungo di colore rosa tendente al grigio, di solito se ne innesca solo metà, la parte più tozza per realizzare inneschi rotanti molto validi soprattutto per la trota fario d'immissione. Va innescato sull'amo infilandolo dalla testa (la parte più scura) per poi farlo fuoriuscire a circa un terzo della lunghezza, in caso sia troppo lungo tagliatelo due centimetro sotto l'amo.

    Per pescare le trote d'immissione con il verme da terra non abbiate paura ad usare ami molto grossi (rendono facile l'innesco e la rotazione) con gambo lungo, del n.2 o del n.4 ; invece per le trote selvatiche bisogna sempre usare ami più piccoli, gambo lungo del n.6 o del n.7 o se preferite ancora più piccoli.


Il verme di letame, in realtà è un mini lombrico che vive nel letame. Piccolo e sottile, è di colore rosso con riflessi verde-argento. Viene usato spesso in inverno per pescare con il galleggiante le trote svogliate sottoriva. Bisogna innescarlo in modo che non ci sia la rotazione, deve essere utilizzato su una montatura leggera che lo faccia lavorare nel modo più naturale possibile. Risultano più adescanti quelli prelevati da un letamaio vecchio perché sono meno acidi, attenzione ad innescarli sull'amo perché può fuoriuscire il liquido interno che é molto sgradevole.
Va innescato singolo o in coppia su ami del n.7 o del 10, a gambo lungo.


Il verme d'allevamento è il più utilizzato per le sue particolari caratteristiche.
Di colore rosso tendente al bruno, è una ottima esca per le sue dimensioni. Di diametro sui sei millimetri, una volta innescato tende ad allungarsi di meno a differenza dei suoi simili, per questa caratteristica durante la rotazione è molto più stabile e tiene bene anche le velocità più forti.
Viene utilizzato principalmente nelle gare, è facilmente reperibile nei negozi di pesca, conservato in scatoline di plastica tra terriccio umido e scarti di caffè.
Deve essere innescato su ami del n.2 o del n.4 come per il verme di terra.


Innesco corretto del Verme, in
 questo modo l'esca tenderà a ruotare su se stessa.

ZUCCHERINI
Si tratta di un'esca galleggiante costituita da un cilindretto in materiale spugnoso simile a una gomma da masticare ma molto più morbida. Vedrete molti pescatori che mentre si dedicano al nostro hobbie preferito ne mangiano qualc'uno. Sicuramente schifati, li vedrete subito sotto un brutto occhio, bhe, dopotutto sono proprio quei zuccherini che più o meno andiamo tutti pazzi comprandoli al bar. Comunque consigliamo di non mangiarli in nessun caso dato che molti vengono trattai con arome attiranti e particolari conservanti che non sono consoni all'alimentazione umana.
Generalmente chiamato "Zuccherino", più propriamente il suo nome è Mallows.
I mallows possono essere aromatizzati alla vaniglia o al formaggio e si gonfiano un poco nell'acqua circondandosi di un alone sapido molto appetito dalle trote.
I mallows si usano principalmente, e con risultati davvero ottimi nella pesca ferma sul fondo. Se utilizzati a striscio o a tremarella, lo zuccherino disperde in fretta la sua aroma rendendo necessaria una sostituzione molto frequente che rappresenta una notevole perdita di tempo.
Tuttavia, in virtù dell'azione galleggiante, si tratta di una validissima alternativa alla pallina di polistirolo per mantenere il boccone sollevato dal fondo.
In questo caso si innesca prima lo zuccherino, fino a coprire la legatura dell'amo, e poi si infila la camola o il verme.
In commercio esistono zuccherini di vari colori che conviene provare per trovare quello migliore a seconda della giornata. Il bianco, però, può rivelarsi un vero e proprio asso nella manica per la pesca di superficie nella seconda metà della primavera, quando il vento trasporta sull'acqua i bianchi.

ALTRO
IL MONOFILO
Nella pesca a striscio, la possibilità di raggiungere le distanze di lancio necessarie per insidiare le trote, non dipende soltanto dalla potenza della canna o il maggior peso della zavorra, ma deriva dal coordinamento di tutto un insieme di piccoli accorgimenti.Gli esperti  garisti sanno bene che, trascurare uno di loro, significa annullare totalmente i benefici apportati dagli altri.
La canna certo è importante, e importanti sono anche il mulinello o il gesto del lancio, ma il diametro del filo e la sua quantità caricata in bobina lo sono forse di più.
Il diametro ( simbolo Ø) rappresenta lo spessore del filo; esso è molto importante perchè scegliendo un monofilo di un diametro rispetto ad un'altro dovremo prendere in considerazione che cambiano anche le proprietà di tenuta e durezza dello stesso.
Infatti, si deve guardare con attenzione che non sia ne troppo rigido, ne troppo elastico. Poiché, in questo tipo di pesca, la lenza  viene svolta e riavvolta innumerevoli volte, avere un monofilo troppo rigido significa troppo spesso finire aggrovigliati in fastidiose parrucche, mentre avere un monofilo troppo elastico significa annullare la rapidità di risposta della canna in carbonio in fase di ferrata. 
La malleabilità di un filo sottile non è quindi paragonabile a quella di un'altro più grosso; il filo morbido rende fluido lo svolgersi delle spire in uscita dal rocchetto e riduce al minimo l'attrito prodotto al contatto tra filo e anello.


Il diametro 0,18 è il giusto compromesso tra fluidità e carico di rottura necessario all'estrazione al "volo" della preda. Ciò nonostante qualcuno azzarda addirittura l'utilizzo di uno 0,14 in bobina; in ogni modo si deve tenere presente che l'uno o l'altro diametro, da soli, non sono in grado di sopportare lo strappo di un lancio di bombarde pesanti 30 o 40gr, ma di pesche molto leggere tipo tramarella o saltarello leggero con zavorre che non superano i 10gr.

Altro elemento fondamentale è la tenuta al nodo. Infatti potremo avere il miglior monofilo in commercio, ma se non sappiamo come legarlo e rispettarlo, avremo di certo speso male i nostri soldi ugualmente. Vediamo quindi alcune raccomandazioni generali per la congiunzione di due monofili:

  1. Bisogna evitare, se possibile, la congiunzione di due fili con caratteristiche contrapposte, per esempio, uno rigido e l'altro più morbido. In caso contrario ne conseguirebbe che quello più rigido potrebbe indebolire l'altro, determinandone la rottura anche sotto l'effetto di una minima trazione.
  2. Gli avvolgimenti delle spire devono essere uniformi, come uniforme deve essere anche la tensione esercitata nel serrarle.
  3. Ogni pezzo di filo che dovrà sottostare alle tensioni di un nodo deve essere sottoposto ad un preventivo riscaldamento, passandolo 4 o 5 volte tra i polpastrelli del pollice e dell'indice.
  4. Prima di stringere le spirali larghe di un qualsiasi nodo è bene inumidirle per lubrificarle e facilitarne lo scorrimento durante la deformazione.
  5. A fine operazione ogni legatura dovrà essere sottoposta a una tensione uniforme ed energica.


CONSIGLIO ...    Molti frequentatori assidui di laghetti, nonché molti garisti, preferiscono all'inizio dell'anno di pesca, comprare molto filo (esistono in commercio bobine da 100 fino a 1000m, economicamente molto convenienti) che durante la stagione cambiano con frequenza, addirittura ogni volta che viene usato, al posto di comprare un filo costosissimo e di alta qualità per tenerselo in bobina  più mesi. Questo è spiegato dal fatto che, anche se il filo è buonissimo, si usura e corrode ugualmente soprattutto alla luce del sole e al contatto con l'acqua. 
E' sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese, cambiare con frequenza il filo.

Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alla preferenza e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso.


I trotisti hanno due esigenze: l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda.
Alla perfetta rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.

Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del braccio finale non è consigliato solo per la minore visibilità, ma soprattutto perché facilita la rotazione dell'esca.
Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16. 
Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.
CONSIGLIO ... Ecco una tabellina che illustra i diametri dei monofili da utilizzarsi con le varie canne da striscio così da ottenere la migliore resa durante le fasi di lancio, recupero, ferrata e, soprattutto, di rotazione dell'esca. Ricordiamo che il diametro del filo della lenza terminale potrà variare, ma essere sempre inferiore a quello della lenza madre. La rotazione dell'esca è facilitata da un terminale sottile. 

 

Tipo di striscio

Ø filo in bobina

terminale

Ø

lunghezza

2-5 gr

14-16

12-14

40-80 cm

4-8 gr

16

14-16

60-100 cm

10-12 gr

16

16

150 cm

15-20 gr

16

16

150-200 cm

25-40 gr

18

16

150-250 cm

LE GIRELLE
La girella è un piccolo attrezzo che spesso da molti non viene neanche considerato.
Consiste in un filo di lega di ferro piegato e costruito in modo da formare normalmente due piccoli anelli uniti tra di loro da un cilindretto. Essa principalmente ha la funzione, data la sua forma, di migliorare il movimento della montatura impedendo che il filo di nylon si pieghi. Attrezzo veramente fondamentale per una buona battuta di pesca, in commercio ne esistono di molti tipi che si distinguono principalmente dalla presenza o no del moschettone. Con il moschettone vengono utilizzate per attaccare ad esempio alla lenza madre una montatura e permettere il ricambio veloce con un altra; può essere migliorata aggiungendo una o più girelle permettendo così allo stesso tempo una funzione di rotazione, con il moschettone presentano una o due girelle.
Senza il moschettone, vengono utilizzate normalmente solo per far girare meglio l'esca. Queste si usano nella parte finale della montatura, di solito sotto i piombi, una se si pesca con l'esca al naturale, doppia o tripla se si pesca a striscio con la rotazione.
Nel caso della pesca a striscio se non si utilizza almeno doppia dopo pochi minuti bisogna cambiare il finale perché, dato che la velocità di rotazione dell'esca è maggiore a differenza di quella del filo di nylon, si formerà inesorabilmente una parrucca ( il filo piegandosi si accartoccia su se stesso).
Le misure che si utilizzano di più nella pesca alla trota in torrente vanno dal n.12 al n.18.


GIRELLA TRIPLA
E' un piccolo accessorio molto importante soprattutto nella pesca della trota in laghetto e in torrente. Serve, come la girella normale, a demoltiplicare in modo più efficace la torsione del basso di lenza a cui è legato l'amo. Spesso in queste specialità si fa uso di inneschi così detti rotanti, ossia che girano su se stessi durante il recupero o sospinti dalla corrente attirando l'attenzione delle trote e stimolando l'istinto aggressivo. Nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca. Ecco perché è necessario mettere sulla lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Le aziende specializzate nella pesca in laghetto hanno da tempo realizzato particolari girelle triple che servono benissimo a tale scopo. Esse si piazzano tra la zavorra e il finale di lenza.



Regola del Vento
La regola del vento, fa parte di quelle regole fondamentali che tutti i pescatori dovrebbero conoscere quando per la prima volta si accingono a pescare in un laghetto a loro sconosciuto. Viene considerata come regola dato che in generale è considerato come aspetto fondamentale per fare una buona pescata e quindi riempire il cestino di pesci. Infatti, un particolare che a molti sfugge all'entrata in un laghetto sportivo è la direzione del vento, che con un po' di accortezza ci può mostrare fin da subito dove si trovano i pesci.
Spesso, soprattutto in primavera ed estate, il vento fornisce una validissima indicazione sulla posizione delle trote.
Premettiamo subito, che però questa regola è efficace se non si sono verificati bruschi cambiamenti di tempo nelle ultime ore, e la direzione del vento si mantenga costante da qualche giorno.Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti: 

  1. Primo è che increspando la superficie dell'acqua, la riossigena, aspetto fondamentale per le trote dato che spesso i laghetti hanno un livello di ossigeno appena sufficiente per la loro sopravvivenza; 
  2. Secondo, è il relativo movimento di masse d'acqua, così da rimescolare il lago nei vari strati, portando l'acqua calda o fredda (a seconda delle stagioni) in profondità e in superficie;
  3. Terzo fattore è  che il vento porta sempre con se varie quantità di fogliame, insetti, polveri, ecc.. richiamando in superficie i pesci attratti dal rumore, sia per fame che per semplice curiosità, che provocano cadendo in acqua. Oltretutto c'è da sottolineare che le trote di allevamento sono abituate fin da piccole ad associare il rumore provocato dal vento, al mangime che veniva loro somministrato nelle vasche di allevamento, così accorreranno per verificare la presenza o non del cibo.

Quindi conviene sempre provare dove il vento increspa la superficie aumentando il tenore d'ossigeno disciolto nell'acqua. In più, il continuo moto ondoso verso una determinata sponda crea un movimento naturale di cibo che richiama le trote da quella parte, oltre al fatto (come detto sopra) che l'aria stessa trasporta sulla superficie del lago insetti e altri generi commestibili.
Il vento però, non ha la stessa influenza su tutti i laghetti e molto dipende dalla loro conformazione. Se il lago è molto esteso le trote si troveranno quasi certamente verso la riva posta contro vento. Se invece, è più piccolo e il vento spira da qualche giorno nella medesima direzione è facile trovarle anche lungo la riva opposta, che resta riparata, ma più in profondità.
Questo perchè il movimento dell'acqua sospinta dal vento in superficie batte contro la riva e ricade sul fondo dando origine ad una corrente subacquea di senso contrario. Si tratta, però, di una situazione difficile da valutare poichè dipende in gran parte dalla temperatura del lago nei vari strati di profondità e quindi dal clima e dalla stagione (l'acqua più calda sale, mentre quella più fredda scende).
In definitiva, la regola del vento consiste nel pescare sempre contro vento!

 

Fonte: Fonte: http://www.maella.it/Download/Pesca%20alla%20trota%20%20in%20Laghetto.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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