Nuoto

 


Nuoto

 

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IL NUOTO

 

Caratteristiche dell’attività

Il nuoto è il modo di galleggiare e procedere nell’acqua e può essere realizzato in superficie o in immersione. E’ un’attività che spesso viene praticata al di là dell’aspetto sportivo agonistico: infatti garantisce autonomia e divertimento nell’ambiente marino e lacustre. Saper nuotare è un requisito indispensabile per molte attività acquatiche. I suoi effetti benefici sull’organismo sono ampiamente conosciuti: è infatti un’attività in grado di sviluppare il corpo in modo armonico e simmetrico.

UN PO’ DI STORIA
Il nuoto è conosciuto sin dai tempi preistorici. Disegni risalenti all'Età della Pietra sono stati trovati nella "caverna dei nuotatori", nei pressi di Wadi Sora (o Sura) nell'Egitto sud-occidentale. Le notizie scritte risalgono fino al II millennio AC, e comprendono l'Gilgamesh, l'Iliade, l'Odissea, la Bibbia (Ezechiele 47:5, Atti 27:42, Isaia 25:11), Beowulf, e altre saghe. Nel 1538 Nicolas Wynman, un professore di lingue tedesco, scrisse il primo libro sul nuoto: "Colymbetes".
Il nuoto competitivo in Europa iniziò attorno al 1800, ed il primo stile utilizzato è stata la rana. Il crawl, venne introdotto nel 1873 da John Arthur Trudgen, che lo copiò dallo stile degli amerindi. Il nuoto è sport olimpico fin dalle prime olimpiadi moderne, quelle di Atene 1896. Nel 1902 il crawl venne migliorato e teorizzato da Richard Cavill. Nel 1924 l’americano Johnny Weissmuller nuotò per primo i 100m. in meno di un minuto.
Il dorso fu perfezionato nella forma attuale nel 1912 e, alle Olimpiadi del 1936, fece la sua comparsa lo stile a farfalla, dalla cui evoluzione è nato in seguito il delfino.
Nel 1908, venne fondata la Fédération Internationale de Natation Amateur (FINA).
La farfalla era inizialmente una variante della rana, e venne accettata come stile distinto nel 1952.

IN ITALIA
Per risalire alla nascita della Federazione Italiana Nuoto bisogna tornare all’inizio del secolo precedente, ovvero all’epoca delle Rari Nantes: prime associazioni di nuotatori. Il 14 agosto 1899, a Como, per volere di Achille Santoni (che ne sarà il primo presidente) nasce la Federazione Italiana Rari Nantes (FIRN), dalle cui spoglie molto più tardi, nel 1930, sotto la spinta del Partito Fascista, nascerà la Federazione Italiana Nuoto (FIN).
Il 23 maggio 1900 viene emanato il primo Statuto Federale.

Il nuoto è una buona forma di esercizio e permette di svolgere numerose attività diverse.
Il contatto con l’acqua genera sensazioni inusuali che sono determinate dalla minore forza di gravità, dalla densità del fluido, dalla mancanza di contatto con il suolo e dal proprio vissuto fisico e psicologico. Poiché la densità del corpo umano è all’incirca simile a quella dell'acqua, il corpo viene sostenuto da questa e quindi meno stress viene posto su giunture e ossa. Inoltre, la resistenza contro il movimento dipende pesantemente dalla velocità del movimento eseguito, permettendo di calibrare gli esercizi in base alle capacità di ciascuno. Per questo, il nuoto viene frequentemente usato come esercizio nella riabilitazione a seguito di incidenti o per i disabili.
L’acquaticità è il saper stare in acqua, galleggiare, respirare con tranquillità, andare “sotto” e riemergere, insomma muoversi adattando i propri ritmi alle caratteristiche del fluido nel quale si è immersi. Una volta sviluppata la propria acquaticità, sarà molto più facile apprendere i movimenti tipici del nuoto e delle altre attività acquatiche.
L’adattamento all’acqua si realizza più facilmente in giovane età, quando il naturale interesse per l’acqua permette di coglierne gli aspetti più gradevoli e divertenti. Da adulti, invece, sarà necessario riacquisire consapevolezza delle proprie capacità acquatiche, diminuire il grado di tensione che impedisce il normale galleggiamento e adattare il controllo del corpo all’ambiente insolito.
Il nuoto esercita quasi tutti i muscoli del corpo. Tipicamente, le braccia e il tronco sono sollecitati più delle gambe, poiché la maggior parte del movimento in avanti viene generata dalle braccia. Nel nuoto agonistico, un'eccessiva muscolatura delle gambe può essere vista come uno svantaggio, in quanto esse consumano più ossigeno, che potrebbe essere necessario ai muscoli delle braccia. Comunque, questo dipende molto dallo stile. Mentre la rana genera una parte significativa del movimento con le gambe, nel crawl il corpo viene spinto principalmente dalle braccia.
Nuotare è un esercizio aerobico, a causa dei tempi di esercizio relativamente lunghi che richiedono un costante apporto di ossigeno ai muscoli, con l'eccezione degli sprint brevi, dove i muscoli lavorano in maniera anaerobica. Come per molti altri esercizi aerobici, si ritiene che il nuoto riduca gli effetti dannosi dello stress. Mentre gli esercizi aerobici tipicamente bruciano grassi ed aiutano a perdere peso, questo effetto è limitato nel nuoto, anche se stando nell'acqua fredda si bruciano più calorie per mantenere la temperatura corporea.
Il motivo per cui nuotare non riduce significativamente il peso è ancora poco compreso, ma sembra legato alla migliore conduzione del calore dell'acqua.
Si ipotizzano diverse ragioni.

  • A) L’acqua raffredda il corpo più rapidamente dell’aria, e molti ricercatori credono che di conseguenza il corpo tenda a mantenere uno strato di grasso sotto la pelle come isolante.
  • B) Si ritiene che l’appetito diminuisca con il salire della temperatura corporea, come ad esempio durante l’esercizio fisico. Comunque, durante il nuoto il corpo viene raffreddato quasi istantaneamente, poiché la temperatura dell'acqua circostante è di solito più bassa di quella del corpo Alcuni ricercatori ritengono che questo possa aumentare l’appetito. Questa assunzione non è stata ancora provata dalle ricerche.
  • C) Alcuni ricercatori credono inoltre che il metabolismo del corpo aumenti a temperature corporee più alte, bruciando più calorie. Ancora una volta, durante il nuoto, il corpo viene raffreddato dall’acqua circostante, riducendo il metabolismo, e conseguentemente il numero di calorie bruciate. Anche questa assunzione non è stata ancora provata dalle ricerche.

Norme da seguire in piscina

  • Lavarsi bene prima di entrare in acqua e dopo essere usciti.
  • Evitare di nuotare durante la fase digestiva.
  • Non entrare in acqua se non ci si sente in perfette condizioni psico-fisiche.
  • Ricordarsi che il cloro può irritare occhi e orecchie.
  • Evitare di camminare a piedi nudi: l’ambiente caldo e umido facilita la formazione di verruche.
  • Evitare di entrare, se la temperatura dell’acqua non raggiunge almeno i 18° (l’ideale è 26-28°).

Caratteristiche del nuotatore
Il nuotatore deve scivolare sull’acqua senza attriti superflui, essere efficace nelle spinte con gli arti e coordinare respirazione e movimenti, senza perdite di velocità.
In quasi tutti gli stili sono avvantaggiati atleti alti con una maggior lunghezza degli arti.
Prima di gare importanti molti atleti si depilano per offrire meno resistenza all’acqua.
Sempre per motivi idrodinamici esistono poi degli speciali costumi da bagno per il nuoto agonistico, progettati per ridurre l'attrito della pelle, che ricordano il costume intero. Questi costumi vengono spesso usati in foggia simile sia dagli uomini che dalle donne durante lo svolgimento delle gare di nuoto.

 

Il nuoto sportivo: struttura e dimensioni della piscina - tipologie di gare possibili

Il nuoto sportivo si svolge in una piscina che è una vasca rettangolare, lunga 25 m. o 50 m. e larga 20-21 m. Il “campo da gioco” è suddiviso, con corde e galleggianti, in 8 corsie larghe 2,50 m. ciascuna.
Sulla parete della vasca, in corrispondenza di ogni corsia è applicata una piastra per il cronometraggio, che l’atleta deve toccare all’arrivo e nelle virate. Sul bordo della vasca sono sistemati i “blocchi” o “cubi”, cioè i rialzi dai quali effettuare il tuffo di partenza.

 

TUTTE LE TIPOLOGIE DI GARE POSSIBILI STILE PER STILE

 

Stile Libero

Dorso

Rana

Delfino

Miste 4 stili

Staffette

50m.

100m.

100m.

100m.

200m.

4 x 100m. s.l.

100m.

200m.

200m.

200m.

400m.

4 x 200m. s.l.

200m.

 

 

 

4 x 400m. 4 stili

400m.

 

 

 

 

 

800m. Fem.

 

 

 

 

 

1500 m. Mas.

 

 

 

 

 

 

La gara a “stile libero” permetterebbe al nuotatore di scegliere lo stile preferito, ma lo stile scelto da tutti i nuotatori in gara è il crawl, termine che indica un movimento che assomiglia ad una “arrampicata” nell’acqua, perché è il più veloce.
Nelle gare a stile “misto” l’atleta nuota i 4 stili per una frazione ciascuno (ogni nuotatore nuota gli stili nel seguente ordine: dorso, rana, delfino e stile libero). Nella staffetta, come nella corsa, al termine di una frazione parte lo staffettista successivo, tuffandosi dal cubo quando il compagno tocca la piastra di arrivo.

 

Fondamentali tecnici dei quattro stili (crawl, dorso, rana e delfino)

 

Lo Stile Libero o Crawl

E’ lo stile più veloce e redditizio. La continuità nella progressione è garantita dall’uso alternato delle braccia, così che mentre un braccio è in fase di propulsione l’altro recupera fuori dall’acqua, e dalla battuta costante delle gambe, che stabilizzano il corpo sull’acqua.
Nella bracciata l’ingresso in acqua della mano, in linea con il gomito, avviene in avanti. Il braccio si flette sott’acqua compiendo l’azione di trazione (la trazione è l’azione di propulsione del braccio che avviene sott’acqua), disegnando una curva, e terminandola con l’estensione lungo il fianco. Nel recupero (il recupero corrisponde all’azione di ritorno del braccio in avanti per iniziare una nuova bracciata)  è il gomito la parte del braccio per prima esce dall’acqua e che, per tutta l’azione, resterà più in alto della mano.
Nella battuta delle gambe, in cui tutto l’arto inferiore oscilla in su e in giù con i piedi in estensione, è importante che gli stessi piedi non escano dall’acqua.
La respirazione, il maggior problema del crawl per molte persone, avviene di solito ogni 2 (stesso lato) o 3 (alternando il lato) bracciate.
L’inspirazione, con la bocca, deve avvenire con una rotazione del capo simultanea, e dallo stesso lato, al braccio flesso in recupero. L’espirazione, con naso e bocca, avviene sott’acqua. Per vari motivi, il meccanismo della respirazione può risultare difficile da apprendere. La nuotata acquisterà numerosi ed evidenti difetti quali l’esagerata torsione delle spalle, l’anomalo affondamento del braccio durante la torsione, le bracciate asimmetriche, la gambata incrociata, ecc..
La partenza si effettua con un tuffo dai cubi.
Nella virata non si tocca il bordo con le mani ma, arrivati vicino al termine della vasca, si effettua una capovolta che permette di trovarsi rapidamente raccolti, con i piedi a contatto del bordo, pronti per la spinta nel senso opposto.  
 

Il Dorso

Poiché in questo stile il viso è fuori dall’acqua, il nuotatore non incontra particolari difficoltà nella respirazione: infatti chi non ha un grado di acquaticità elevato lo predilige. La caratteristica meno piacevole è il fatto di non vedere dove si sta andando. Come stile assomiglia al crawl, solo che è nuotato sul dorso.
La bracciata assicura più di metà della spinta propulsiva. Il recupero avviene fuori dall’acqua con il braccio che, tenuto teso, dal fianco passa per l’alto e rientra in acqua in prossimità dell’orecchio con la mano “di taglio” e il dito mignolo che tocca per primo la superficie dell’acqua. Una volta in acqua il braccio si flette al gomito, la mano e l’avambraccio in fuori “trascinano” l’acqua verso dietro (come un remo) e terminano la spinta estendendosi parallelamente al fianco.
La gambata, che in questo stile è particolarmente importante, è simile al crawl, con le gambe distese e i piedi in estensione che però non escono dall’acqua. Il ritmo è normalmente di 6 gambate per ogni bracciata.
La partenza avviene da dentro la vasca, mantenendo i piedi su appositi supporti e afferrando la maniglia sotto il blocco. Al “Pronti” ci si raccoglie portando il petto alle ginocchia, e, al “Via”, ci si tuffa in acqua spingendo con le gambe verso l’alto-dietro.
La virata si esegue toccando con una sola mano il bordo-vasca ed eseguendo una capovolta indietro: i piedi si trovano a contatto con la parete per la spinta nel nuovo senso di nuotata.   

 

La Rana

Questo stile si può nuotare in più modi. Se eseguito in modo veloce può sovraccaricare il tratto lombare della colonna e l’articolazione del ginocchio. Nuotato lentamente, invece, è uno stile gradito per la possibilità di tenere il capo fuori dall’acqua. La percentuale maggiore della spinta è a carico degli arti inferiori. Sia le braccia che le gambe eseguono il loro movimento in modo simmetrico e completamente sott’acqua, alternando la loro azione di spinta e di recupero: mentre le braccia tirano l’acqua, le gambe recuperano e viceversa. La rana è l’unico stile che converrebbe nuotare in immersione, pratica vietata nelle competizioni.
La bracciata inizia con il movimento delle mani che, unite in avanti, ruotano verso fuori mantenendosi sulla linea delle spalle e iniziano la trazione tirando l’acqua sotto il petto e flettendosi al gomito; segue la chiusura dei gomiti al petto e la successiva e simmetrica estensione delle braccia in avanti. Nella nuotata in immersione la bracciata è più ampia e prevede la distensione verso dietro delle braccia fino ai fianchi.
La gambata, anch’essa simmetrica, vede la flessione delle ginocchia con i talloni vicini ai glutei e la successiva apertura delle gambe con le ginocchia ravvicinate e i piedi a martello. La spinta viene data dalla veloce distensione e chiusura delle gambe e dei piedi, il recupero consiste nel ritorno dei piedi ai glutei.
La partenza avviene con il tuffo dai blocchi. Sott’acqua si possono fare una bracciata e una gambata, ma poi si deve riemergere e continuare lo stile in superficie.
La virata è simile a quella del delfino, con le mani che toccano il bordo insieme e aiutano la torsione per la spinta delle gambe nel senso opposto.
La respirazione si effettua sollevando le testa, normalmente ogni bracciata.

 

Il Delfino

Il delfino è forse lo stile più spettacolare, ma è anche tra i più complessi da imparare. Deriva dalla nuotata a farfalla, ormai in disuso, che prevede lo stesso uso delle braccia ma la gambata a rana. Insieme alla rana, lo stile delfino è quello che richiama maggiormente il modo di nuotare dei pesci e, dopo il crawl, è la nuotata più veloce.
La bracciata garantisce la maggior parte della progressione. Le braccia leggermente piegate entrano in acqua avanti. Nel movimento di trazione le mani disegnano sotto la superficie dell’acqua una “s”. Le braccia terminano la spinta distendendosi lungo i fianchi. Nell’uscita dall’acqua le braccia rimangono quasi distese e recuperano avanti con una semi-circonduzione per fuori.
Il colpo di gamba, la gambata, viene eseguita a piedi quasi uniti, oscillando in alto e in basso tutto l’arto inferiore, per l’azione coordinata del bacino. La gambata principale è contemporanea all’inizio del recupero delle braccia, mentre l’altra è compiuta insieme alla trazione. L’azione degli arti inferiori deve partire dal movimento di anca.
La partenza avviene con un tuffo dai blocchi, al quale spesso segue un tratto in immersione di sola gambata, prima dell’affioramento in superficie.
La virata viene eseguita, dopo aver toccato il bordo-vasca con entrambe le mani, con una torsione laterale del busto e la raccolta delle gambe che, appoggiandosi alla parete, spingono nella nuova direzione.
La respirazione con la testa rivolta in avanti avviene tra la fine della trazione e l’inizio del recupero, ogni due bracciate.

 

http://88.42.123.18/didattica/files/edfisica/5.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 


 

Nuoto

 

Nuoto

Prof. Albanese

Lezione 02/10/03

Il corso tratterà delle logiche di apprendimento e del movimento acquatico.

Sarà strutturato in due periodi da 30 ore ciascuno di cui 24 di pratica e 6 di teoria.

La materia è fortemente pratica con prove ed esoneri pratici.

La responsabilità pedagogica di chi fa acquaticità (fase di entrata in acqua per la prima volta di un soggetto) è massima. Il fatto che sia un’attività poco pagata dipende solo dal fatto che per un istruttore di nuoto è considerato disonorevole (!) entrare in acqua...

I programmi educativi ministeriali italiani suggeriscono il nuoto ma non lo impongono come invece avviene nel resto del mondo evoluto.

In passato sono esistite scuole di pensiero che ritenevano di poter insegnare il nuoto “a secco”. Anche chi impara benissimo la teoria, la applica perfettamente ed ha una buona tecnica (magari ottenuta lavorando su panchette che simulano il galleggiamento) posto in acqua affonda. Questo perché in acqua le sensazioni (propriocettività) sono fondamentali. L’adattamento biologico (propriocettivo) all’acqua impone una totale revisione della motricità.

Durante le ore pratiche occorrerà dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato (sul nuoto) e riimpararlo.

Per entrare in acqua occorre uno slip o boxer aderente. Consigliati tessuti tecnici che non assorbano acqua. Consigliati vivamente occhialini per proteggersi dal cloro.

3 ore di riposo verranno considerate come un’assenza tranne casi di giustificazioni mediche.

Il 50% di presenze necessario per l’ottenimento della “firma” si considera a semestre.

Al termine di ogni periodo ci sarà un esonero.

Conoscenze minime occorrenti per il superamento del corso:

  1. Pratica predominate sulla teoria.
  2. Problematiche (tecniche, meccaniche psicologiche e metaboliche) relative all’”ambiente acqua”.
  3. Elementi generali e specifici della tecnica dei 4 stili.
  4. Aspetti fondamentali della comunicazione specifica del nuoto (particolarmente complessa) visiva, auditiva e cinestesica.
  5. Linguaggio tecnico.
  6. Istruttore come educatore.
  7. Errori e loro correzione.

 

Ogni semestre sarà diviso in due blocchi al termine dei quali ci sarà un eosnero.

1° esonero (attorno al 13/11), modello della competenza (=esclusivamente pratico) acquatica, principi di galleggiamento, spostamento e motricità acquatica.

4 prove di una vasca (25m) ciascuna:

  • Pos. supina (dorso), braccia in alto, muovesi con le gambe.
  • Pos. prona, braccia ai fianchi, respirazione bilaterale ogni 3 s
  • Pos. supina con remate lungo i fianchi
  • Direzione testa e piedi

 

Ogni prova attribuisce da 0 a 1,5 punti con passi di 0,5

  • 0 il soggetto non avanza
  • 0,5 il soggetto avanza con gravi errori di forma
  • 1 con semplici imprecisioni
  • 1,5 correttamente

 

Per passare l’esonero occorrono un minimo di 4 punti.

Solo superato un esonero è possibile dare il successivo.

2° esonero (dicembre), modello della perfezione della componente acquatica 200 m crawl, virata regolare (non obbligatoria capovolta ma tocco bordo e torno indietro), punti da 0 a 6 secondo i tempi di riferimento da 6 a 3 min.

3° esonero, fine corso: dimostrazione tecnica corretta dei 4 stili, crawl, dorso, rana 50 m 25 m delfino. Virate regolari. Valutazione dello stile e non del tempo. Vale 12 punti così divisi:

4 punti crawl
3 punti dorso
3 punti rana
2 punti delfino

Totale dei tre esoneri: 24 punti e ci si può fermare ed accettare il voto o migliorarlo con un orale. Con 16 si può accedere all’orale. Se il voto è tra 24 e 26 (con orale quindi) si ottiene il brevetto di istruttore di nuoto di 1° livello ma occorrono 30 ore di tirocinio. Se il volto è > 27 si ottiene il brevetto di 2° livello, sempre con 30 ore di tirocinio.

Obiettivi del corso:

  • Formazione, progettare nuove soluzioni, collegare i concetti, idee e esperienze cognitive. Il professore dà gli stimoli che dovremo elaborare con le nostre sensazioni in acqua (per poi saperlo fare quando saremo dall’altra parte...).
  • Acquisizione di una cultura sportiva e acquatica.
  • Nuoto come attività di benessere “psicofisico” (parola da evitare). Attività salutistico – aggregativa.
  • Cultura e terminologia sportiva (outswip, downswip).
  • Sviluppo e potenziamento delle conoscenze specifiche.
  • Conosenze teoriche, linguaggio, capacità di trasferire la teoria in pratica. Sintesi e analisi dei fenomeni. Comprensione dei rapporti relazionali e comunicazione.

Lezione 09/10/03

Nuovo orario dalla prossima settimana 8:30 – 10:30 piscina Gaidano

Le 30 ore di tirocinio, necessarie per l’ottenimento del brevetto, si possono iniziare subito.

Modello: situazione tecnica migliore attualmente disponibile (migliore del mondo). Limite da avvicinare, tutto quello che scarta è un errore.

Esercitazioni tecniche per migliorare i singoli stili
Esercitazioni tecniche per migliorare le caratteristiche acquatiche.

Per allenare un allievo si prende come riferimento il modello e si cercano di ridurre gli scarti da esso.

Caratteristiche condizionali e coordinative + genetiche determinano la tecnica più efficiente per ogni singolo individuo.

Lo scopo della tecnica è la trasmissione all’acqua della maggior quantità di moto.

Outsweep, downsweep, inswip, upswip: l’acqua va spostata secondo traiettorie trasversali e non solo per avanti – dietro.

Esercitazioni specifiche (metodo analitico):

  • Gambe delfino sul dorso.
  • Gambe delfino sul fianco.
  • Gambe delfino braccia in alto.
  • Gambe delfino braccia in basso.

 

Un allievo è protagonista del proprio allenamento se acquisisce la sensibilità all’acqua attraverso la propriocezione.

Parole chiave:

  • Sweep
  • Remate (piani trasversali, punto d’appoggio)
  • Sensibilità
  • Rollio
  • Coordinazione
  • Propulsione
  • Turbolenze
  • Respirazione

 

= CULTURA NATATORIA

Esercitazioni per l’aumento della sensibilità acquatica al fine di ottenere la maggiore efficienza in: propulsione, respirazione e galleggiamento.

Tutti gli esercizi vanno descritti e dimostrati (simulati). Fondamentale la capacità di percepire le sensazioni e capire gli errori.

Una nuotata efficiente dipende da:

  • Galleggiamento (c’è chi svuotando i polmoni sta a galla e chi affonda), genetica. Maggiore è la densità muscolare maggiore è il peso specifico e la difficoltà a stare a galla.
  • Respirazione
  • Propulsione

 

Galleggiamento in rapporto alla propulsione. Resistenza all’avanzamento (drag) attivo e passivo.

  • Attivo: la barriera d’acqua contro cui preme un corpo che attraversa un fluido (da ridurre al minimo). Legata alla forma e posizione del corpo. Occorre cercare il massimo allineamento verso la linea di avanzamento. Arti superiori avanti, testa allineata, arti superiori a triangolo con vertice sulle mani (migliore cx). Maggiore è la velocità più il corpo si solleva offrendo meno resistenza (come per gli aliscafi). Dipende anche dall’idrofobia della pelle, più è idrofoba meglio scorre. Resistenza di risucchio, dipende dalla depressione che si crea nella parte posteriore del corpo che si muove.
  • Passivo: l’acqua spostata per la propulsione.

 

Nella prima fase, il tuffo, si acquisisce una velocità che è 6 volte quella in acqua. I regolamenti internazionali impongono un massimo di 15m prima di emergere. Questo per pure esigenze di spettacolo.

La respirazione frena la nuotata. Modifica l’assetto del corpo. Deve essere adattata al singolo stile.

Prima si risolvono le difficoltà relative al (respiramento, propulsione e galleggiamento), poi si impara a nuotare (aspetti coordinativi braccio – braccio, gamba – gamba, braccia – gambe, braccia – gambe – respirazione). Da analitico a globale. Esercizi specifici per l’allargamento del “patrimonio motorio”.


 Lezione del 30-10-03 (Gabriele)

Outsweep: nel delfino e nella rana dove i movimenti sono simultanei e simmetrici. Movimento del braccio esterno, basso (quindi si va avanti). Non è una fase propulsiva ma prepara a quella fase (c’è una ricerca della superficie d’appoggio). Allineamento delle braccia sulla linea mediale del tronco, mani a 45°.

Downsweep: traiettoria verso il basso, non è propulsiva, è caratteristica degli stili alternati e continui, non ha una componente esterna. Massima  preparazione alla fase propulsiva (superficie di appoggio e leve sono in condizione di propulsione nella fase successiva). Usato nella prima fase dello stile e del dorso (perchè non c’è out). La mano va verso il basso.

Insweep: propulsiva. Il corpo riceve moto grazie alla superficie di propulsione elevata. Usato in stile libero, rana, delfino. Nel dorso non è usato perchè non c’è possibilità meccanica di avere il braccio internamente dietro la schiena. La traiettoria è interna.

Upsweep: usato nello stile libero e nel delfino . No rana perché  le braccia non superano la linea delle spalle (perderebbe l’identità dello stile diventando farfalla); no dorso perché ci sono 2 down e 1n up (essendo in condizioni supine il braccio va solo verso alto e basso: down, up, down).

Gambe:

  • movimenti verticali: stile libero, dorso (down beat, up beat), delfino: movimenti sincroni e simmetrici possono essere su piani diversi);
  • movimenti orizzontali: rana, perché ha una traiettoria curvilinea. C’è simultaneità e simmetria e non movimenti verticali. Nei 100 rana si cerca continuità tra le due fasi propulsive alternando la spinta degli arti superiori e inferiori.

 

Analisi gestualità:

  • stile libero: down, in, up. Variazione angolo della mano
  • rana: out, in
  • delfino: out, in, up
  • dorso: down, up, down.

Dopo la propulsione c’è il recupero:

  • stile libero: condizione posta dall’articolazione scapolo-omerale
  • delfino: braccia tese
  • rana: subacqueo, minor resistenza all’attrito possibile
  • dorso: recupero esterno lungo la linea mediana.

Lezione 17/12/03

Il 29/01/04 ci sarà lezione pratica alla Gaidano.

Chi deve dare degli esoneri può darli nel corso degli esami il 22/01/04 e il 05/02/04 ore 8:30 alla Gaidano.

Difficoltà di un principiante nell’acqua

Un corpo immerso nell’acqua deve adattarsi all’elemento per usarlo per avanzare.

Cos’è il nuoto?

  • Locomozione dell’uomo in acqua senza mezzi e attrezzature.
  • Il nuoto sportivo ne è la forma più elaborata ed evoluta. La prestazione rappresenta l’esaltazione della tecnica. E’ il nostro modello tecnico ed aducativo.

 

Problema fondamentale dell’insegnamento del nuoto: i soggetti in acqua si dividono in:

  • Idrofili (non presentano problemi)
  • Idrofobi: rappresentano un problema e per loro il problema è il passaggio dall’ambiente terrestre a quello acquatico. Si tratta di una vera e propria rivoluzione. Variazione totale di locomozione da terrestre ad acquatica. Tutte le capacità motorie apprese in ambiente terrestre non sono trasferibili in acqua e viceversa.

 

Locomozione a terra:

  1. Posizione verticale
  2. Arti inferiori motori
  3. Arti superiori riequilibratori
  4. Vista orizzontale
  5. Riflessi plantari

Locomozione in acqua:

  1. Corpo orizzontale
  2. Arti superiori motori
  3. Arti inferiori riequilibratori
  4. Vista verticale
  5. Perdita dei riflessi plantari

 

Un soggetto che sta affogando assume una posizione verticale, guarda all’orizzonte, utilizza gli arti inferiori come propulsori e quelli superiori sono incontrollati. Assume un atteggiamento terrestre che è il modo peggiore per affrontare la situazione! Ha un esplosione motoria che gli determina un elevatissimo consumo energetico. Può anche reagire alla paura con una paralisi muscolare che lo porta ad un affondamento iperveloce.

Norme comportamentali nel caso di salvataggio di un soggetto che sta affogando:

  1. Se è in situazione di esplosione motoria non avvicinarsi perché si aggrapperebbe a chi tenta di salvarlo impedendo anche a quest’ultimo la sopravvivenza. In questo caso aspettare a distanza di sicurezza che il soggetto esaurisca le sue energie e poi provvedere al salvataggio.
  2. Se è in situazione di paralisi occorre intervenire tempestivamente perché il soggetto affonda. Attenzione però che la reazione non sia quella del punto 1, nel qual caso attenersi alle indicazioni riportate sopra.

 

La paura dell’acqua è un ostacolo all’apprendimento del nuoto ma è anche necessaria per evitare i pericoli dell’acqua per chi non sa nuotare. Vincere la paura è una tappa fondamentale perché la paura è un pericolo.

Espressioni della paura:

  • “L’acqua mi inghiotte e affondo”
  • “L’acqua mi entra dai buchi, mi riempie e mi soffoca”

 

Aspetti psicologici della paura:

  • Affondare
  • Bere
  • Cadere
  •  

Aspetti fisici: l’incertezza posturale (equilibrio).

Il problema dell’equilibrio:

  • A terra è instabile
  • Consiste nel mantenersi in piedi per non cadere e farsi male
  • Il peso
  • Il baricentro
  • Gli appoggi plantari
  • In acqua è stabile
  • Consiste nel lasciarsi equilibrare dall’acqua, cioè lasciarsi “cadere”
  • La spinta di Archimede
  • La coppia di forze
  • La sospensione nel liquido

 

Un nuotatore deve fare allenamenti lunghi e frequenti non per le capacità condizionali ma per “sentire” l’acqua.

Passaggi obbligati per diventare nuotatori:

Ripetizione e variazione di:

  1. Galleggiamento:
  2. Respirazione acquatica             Schemi motori acquatici
  3. Propulsione

 

Galleggiamento: stare tanto in acqua per prendere dimestichezza (giovanili). Il corpo in acqua deve avere un perfetto allineamento tra Testa, Bacino e Piedi. La posizione della testa sposta il baricentro lungo l’asse mediano del corpo.

In posizione supina:

  • Un abbassamento del bacino porta ad un innalzamento di testa e piedi. Caso più grave.
  • Un abbassamento dei piedi può trascinare il bacino (può essere un problema irrisolvibile di qualità acquatiche, genetiche).

 

  1. Per apprendere occorre cercare l’allineamento dei tre punti. Con in bambini è opportuno non mettersi loro di fianco perché, cercando il contatto visivo, si girano e si ribaltano. Porsi dietro la testa del bambino che tenderà a sollevare il capo ed il bacino. Mettere le mani sotto la nuca e sotto il bacino per guidarlo al galleggiamento condizionando l’allineamento dei tre punti. Con gli adulti ci si può porre di fianco perché a loro basta sentire il contatto.
  2. Abbandonare la nuca e condizionare l’allineamento con la mano sotto il bacino e sopra i piedi che si spingeranno verso il basso. Allineare sempre i tre punti
  3. Abbandonare lentamente l’appoggio e spingere il soggetto.
  4. Per la spinta dalla parte occorre allineare braccia in alto e bacino prima di dare la spinta con gli arti inferiori (per evitare di dare spinte dirette verso l’alto o il basso). Quando c’è l’allineamento è possibile dare la spinta. Nella posizione in cui gli arti superiori salgono per avanti alto il bacino tende ad abbassarsi occorre quindi inarcare un po’ la schiena. L’istruttore può bloccare le sue mani nella zona poplitea per tenere alto il bacino.

Lezione del 3–03-2004 (appunti di Alessandro Giusiano)

per poter passere all’orale il punteggio minimo è fissato a 16 e massimo 24
da 24 a 26 si ottiene il brevetto di primo livello
da 27 a 30 si ottiene il brevetto di secondo livello

dopo è ancora necessario frequentare delle ore di tirocinio presso una società FIN
20 h didattiche
10 h in acqua
per conoscere l’elenco delle società FIN telefonare in federazione in C.so ORBASSANO 32 al numero 011 3040686 e chiedere di Paola Barberis.

TESTI
dispensa edisu
imparare ad insegnare
regolamento tecnico

ESAME durerà circa 15 – 20 minuti. Contenuti minimi:

  • differenza tra ambiente acquatico e terrestre
  • problematica approccio acqua e ambientamento
  • elementi generali e specifici, tecnica
  • progressione didattica dei 4 stili
  • comunicazione didattica dei 4 stili
  • apprendimento motorio, feed back
  • errori e correzioni
  • regolamenti tecnici
  • argomenti di tutta la dispensa
  • capacità di simulare apprendimento visivo (descrivere ciò che so fare e ciò che so dimostrare in acqua), coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.

 

STILE LIBERO o CRAWL

50m 100m 200m 400m 800m 1500m la differenza sta nella velocità esecutiva
parametri oggettivi valutabili:

velocità nuotata
ampiezza bracciata
frequenza bracciata

la nuotata a stile libero:

  • assetto del corpo in acqua
  • buon utilizzo delle leve
  • ampiezza ciclo di bracciata
  • traiettorie e profondità fase sub
  • velocità istantanea fase sub
  • traiettoria fase aerea (recupero)
  • velocità istantanea fase aerea

Se avanzo contro resistenza consumo più energia (profilo idrodinamico CX)
CX riduzione della resistenza nel nuoto si chiama DRAG attivo e passivo.

  • coordinazione fase aerea e sub
  • frequenza ciclo bracciata (n° di cicli in un minuto)
  • tempo di inserimento della respirazione (funzionale al tempo della bracciata e propulsione della bracciata)
  • coordinazione braccia gambe
  • coordinazione contrazione decontrazione

 

assetto del corpo è tendente a orizzontale con leggera variazione in funzione della velocità (più si va veloce più aumenta la resistenza)

le spalle e la testa si sollevano all’aumentare della velocità, si mantiene un atteggiamento più veloce. (con la testa fuori si raggiunge più velocemente la posizione d’assetto orizzontale). la funzione delle gambe e quella di stabilizzatrici e sollevamento del corpo.

UTILIZZO DELLE LEVE

braccia sono le principali leve che producono avanzamento (propulsione braccia, equilibrio gambe) a terra avviene il contrario.

aspetti da considerare:

  • entrata in acqua della mano
  • traiettoria della mano durante la passata sub
  • punti di applicazione di forza e rispettivi fulcri

fase di attacco della bracciata deve iniziare con la posizione della mano più bassa del gomito e il gomito in linea con la spalla.
pettorali e gran dorsale sono i muscoli deputati all’avanzamento

durante la prima parte della passata sub il gomito non deve mai stare più arretrato rispetto alla linea formata fra spalla e mano.


Lezione 16/03/04

Stile libero (crawl)

Il rollio: movimento delle spalle che accompagnano il movimento degli arti superiori.

Vantaggi:

  1. Le parti del corpo che stanno fuori dall’acqua non pongono resistenze all’avanzamento.
  2. L’arti che spinge è in grado di farlo applicando la forza lungo la linea mediana del corpo e non lateralmente rispetto ad essa.
  3. La posizione favorisce un miglior utilizzo dei muscoli motori del nuoto (quelli del tronco, pettorali e dorsali e non quelli degli arti).

 

Esistono due tipi di rollio:

  1. Rollio più pronunciato, Alexandre Popov (atleta russo più longevo che vince dal 1991) ,50m, 100m:
  • La spalla del braccio che applica la forza è più profonda e sta immersa per più tempo.
  • Il piegamento degli arti è minore (circa 120°). Si parla di piegamento perché l’arto si trova in appoggio sull’acqua.
  • Gli arti superiori si trovano in contrapposizione di 180°
  • Conviene a chi ha gambe molto forti e veloci che pertanto deve muovere gli arti superiori più velocemente per “star dietro” a quelli inferiori.
  • Conviene nelle gare brevi e veloci: dai 50 ai 200m paga più la frequenza dei movimenti che l’ampiezza. Il rollio consente movimenti più rapidi perché gli arti superiori rimangono quasi distesi.
  • Consente un maggiore appoggio (applicazione di forza) sull’acqua ma richiede la sensibilità per “sentire” la presa sull’acqua.
  • Principio del kayak: gli arti superiori si muovono in modo coordinato, compatto e allineato, come una pagaia:


L’angolo braccio – avambraccio opposti sono simili (90°)

  1. Rollio meno pronuciato,  Ian Thorpe (atleta australiano emerso ai mondiali del 1999 forte sulle distanze lunghe:
  • La spalla immersa lo è di meno e per meno tempo.
  • Il piegamento degli arti è maggiore (circa 90°)
  • Gli arti superiori si trovano in sovrapposizione: mentre l’arto di spinta si trova sulla verticale del corpo l’altro è in appoggio in alto.

 

Velocità degli arti superiori:

  • La velocità della mano dev’essere in accelerazione dall’inizio alla fine della passata: slow to fast: prima fase appoggio e ricerca della presa, seconda spinta.
  • Nel rollio pronunciato il grafico forza -> tempo ha questa forma:

  • In quello meno pronunciato questa:


La spinta è meno intensa ma dura di più.

  • Il grafico di spinta di un principiante ha questa forma:


La prima fase corrisponde all’outswip e non dovrebbe essere di spinta ma di ricerca dell’appoggio, poi, quando si passa all’ouswip, il corpo subisce una decelarazione perché il princpiante non è in grado di “gestire” l’inclinazione della mano. Successivamente, quando si passa al downswip c’è una nuova accelerazione ma, ad ogni cambiamento di direzione c’è una decelerazione e, a parità di velocità media, una velocità incostante dà minor efficienza e maggiore consumo energetico.

  • La velocità del recupero dev’essere in progresssione, corrispondente alla traiettoria subacquea.
  • Il passaggio dalla fase di spinta a quella di recupero deve essere assolutamente continuo, con un passaggio netto dalla contrazione alla decontrazione muscolare e viceversa. La necessità di risparmio energetico prevede che si contraggano solo i muscoli che servono e solo quando servono. Un indice di decontrazione durante il recupero è l’allineamento spalla -> braccio propriamente detto, avambraccio (arto completamente flesso a livello del gomito) ne momento in cui l’arto passa per la verticale.

Movimento degli arti inferiori:

  • Gli arti inferiori consumano molta energia e, nel nuoto, sono meno efficienti come propulsori rispetto a quelli superiori. Sono pertanto molto utilizzati nelle gare brevi, in cui gli atleti non hanno tempo di saturare la loro capacità lattacida, e poco in quelle di resistenza. Nelle gare brevi si muovono al ritmo di 6 battiti per ogni ciclo degli arti superiori, in quelle lunghe a 2 battiti per ciclo di braccia, fungendo unicamente da stabilizzatore muovendosi in contrapposizione a quelli superiori.
  • In velocità (6 battiti di arti inferiori per ciclo dei superiori), ci sono 3 movimenti di ogni arto inferiore per giro completo dell’arto superiore come segue:
  • Inizio dell’immersione dell’arto superiore, immersione dell’arto inferiore opposto.
  • Quando l’arto superiore si trova a metà fase di spinta, sulle verticale, immersione dell’arto inferiore corrispondente (e emersione dell’opposto).
  • Alla fine della fase di spinta dell’arto superiore, nuova immersione dell’arto opposto (e emersione di quello corrispondente).

 

Respirazione: la respirazione deve seguire senza disturbare il rollio: va inserita in un ciclo senza provocare effetti controproducenti, quindi la rotazione del capo dev’essere coordinata con la bracciata:

  • Rollio in opposizione: più veloce (frequente), meno tempo per la respirazione. La respirazione avviene al termine della spinta nel corso del recupero in modo da consentire l’abbassamento della spalla dell’arto di spinta.
  • Rollio in sovrapposizione: la respirazione avviene, dal lato del braccio di spinta, dopo che esso è passato dalla verticale del corpo. Il rollio è poco accentuato e il fatto di respirare dal lato “basso” non costituisce un problema. Questo tipo di respirazione è più conveniente per i principianti.

Lezione 21/04/04

Il regolamento tecnico da portare all’esame è disponibile su www.federnuoto.it

Rana

Regolamento: non sono consentiti movimenti verticali delle gambe (tranne nel 1° colpo dopo il tuffo). Ad ogni bracciata la testa deve fuoriuscire dalla superficie dell’acqua.

Modelli di riferimento: Adrian Moorhouse (100m) e Nick Gilligham (200m).

La differenza dei due stili sta nella gestione del tempo morto tra il colpo di gambe e quello di braccia. Il 200ista ha un tempo di scivolamento maggiore per non compromettere la velocità acquisita con i recuperi degli arti che frenerebbero l’avanzamento. Il 100ista ha un angolo delle braccia più ampio che gli consente lo sviluppo di una forza maggiore. Ritarda il recupero delle gambe e riduce la continuità della nuotata a favore della spinta.

Posizione delle gambe:

100ista:

200ista:


Le gambe del 200ista, che fanno un angolo di circa 90° tra coscia e anca, pongono più resistenza all’avanzamento ma danno una propulsione più forte. L’apertura delle braccia è ritardata e più lenta. Vantaggio: le gambe sono più propulsive e hanno più tempo per la spinta.

Braccia:

100ista:

La spinta delle gambe ha la stessa efficacia di quella delle braccia. Le braccia hanno a disposizione più tempo per muoversi, per sviluppare più forza.

200ista:


Le braccia sviluppano meno forza, la spinta delle gambe è maggiore di quella delle braccia. Il colpo di braccia dura meno tempo ed è meno forte per favorire invece il tempo e la forza delle gambe.

Virata: il corpo ha una posizione diagonale già al momento del tocco, appena le mani toccano il muro (simultaneamente, da regolamento) le gambe hanno già iniziato il recupero. Il tocco delle mani avviene con queste ultime molto vicine al tronco in modo da accelerare il cambio di direzione. Il primo braccio fa un recupero interno, il 2° esterno. Appena il corpo assume una posizione corretta (parallela alla linea di avanzamento) avviene la spinta delle gambe.

Coordinazione gambe -> braccia:

100ista: L’azione propulsiva delle gambe avviene sul recupero delle braccia (che devono essere attaccate al corpo per non offrire resistenze all’avanzamento). Quando le braccia finiscono la propulsione le gambe devono essere completamente tese.

200ista: L’attacco della propulsione delle braccia si posticipa per sfruttare al meglio lo scivolamento ottenuto con la propulsione della gambata. La % di spinta è maggiore nella gambata che nella bracciata.

Fasi:

  1. Corpo orizzontale.
  2. Propulsione braccia, corpo allineato ma inclinato verso l’alto.
  3. Piegamento delle gambe a livello del ginocchio (recupero delle gambe) durante il recupero delle braccia.
  4. Distensione braccia e spinta delle gambe. All’inizio della spinta l’angolo busto -> coscia è di circa 160°, i piedi sono allineati con le mani (su un piano parallelo alla superficie dell’acqua) in modo da consentire la distensione di tutto il corpo come se fosse una molla.

 

Alla fine della fase propulsiva delle braccia, spalle, gomiti e mani devono essere sullo stesso piano ortogonale al fondo della vasca. All’inizio della fase propulsiva l’angolo al gomito è di circa 120°, alla fine <90°.

Durante la fase di spinta delle gambe le ginocchia devono essere interne ai piedi.


Lezione 05/05/04

Errori tecnici

L’errore è lo scarto dal modello di esecuzione preventiva. Il modello è tecnico, energetico e biomeccanico. Il modello è teorico, non l’atleta di alto livello perché ognuno di loro ha un suo modello specifico. Il modello teorico è costituito da quello che consente il massimo rendimento, il minimo consumo e aspetti meccanici corretti.

Errori più importanti nei 4 stili e mezzi per correggerli:

Errori tecnici:

  • Dinamici e ritmici (applicazione della forza nel momento sbagliato). Esempio: nello stile libero applicazione della forza nel downsweep (1° parte della bracciata, 2° downsweep, 3° upsweep). Si constata dal sollevamento del corpo. L’esecuzione corretta è “slow to fast”. Occorre anche sensibilità per tenere conto dell’appoggio non solido. Non si tratta di applicare la massima forza ma quella ottimale. L’applicazione di troppa forza crea solo turbolenze e cavitazione. Questi errori costano anche in termini energetici.
  • Di accoppiamento dei movimenti nello spazio e nel tempo. Esempio: stile libero, tra braccio e braccio (opposizione 180°, sovrapposizione 90°, se sotto i 90° il movimento diventa alternato (problema di tempo) e non c’è più continuità nell’applicazione della forza e conseguente maggior consumo energetico. Problema di spazio: asimmetria del gesto e conseguente avanzamento non lungo la linea mediana. Se invece le bracciate sono simultanee e simmetriche (tempo e spazio) c’è la squalifica per infrazione al regolamento. Errori di accoppiamento tra arti superiori e inferiori portano alla perdita della continuità della velocità.
  • Errori di assetto: errata posizione con resistenza all’avanzamento. E’ l’errore più grave e semplice da risolvere. E’ un problema di galleggiamento (la principale  e più facile cosa da insegnare è il galleggiamento, la 2° è la respirazione, la 3° la propulsione. Ogni errore di galleggiamento si riflette su respirazione  e propulsione. Errori di respirazione si riflettono sulla propulsione.

 

La fatica condiziona gli errori e dà problematiche di esercitazione spaziale e difficoltà di controllo tecnico:

  • Bambini: hanno scarsi tempi di attenzione (5-7 min). E’ importante dare i messaggi più importanti all’inizio della lezione e riservare il gioco per la fine.
  • Adulti: si può fare come con i bambini e inserire gli aspetti tecnici all’inizio, o per stabilizzarli, alla fine in condizioni di stanchezza.

 

Occorre ottenere la coscienza del gesto, e saper trasmettere la sensazione.

Principali cause degli errori:

  • Insufficienza motoria (deficit di capacità condizionale).
  • Difetti di apprendimento.
  • Motivi psicologici (motivazione ad apprendere). L’insegnante deve, più ancora che avere delle conoscenze, avere la capacità di motivare.
    • L’adulto cerca qualcuno che capisca i suoi problemi.
    • Il bambino vuole giocare.
  • Particolarità della situazione (acqua fredda, calda, relazione educativa).
  • Cause accidentali.

 

Fonte: http://www.asberto.net/Anno%202/Nuoto.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

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