Olimpiadi storia e discipline

 


Olimpiadi storia e discipline

 

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LE OLIMPIADI
Le Olimpiadi nacquero come giochi sportivi che si svolgevano ogni quattro anni ed ebbero inizio a Olimpia, in Grecia, a partire dal 776 a.c.
Le gare, a quei tempi, iniziavano con celebrazioni religiose al dio Zeus, comprendevano anche concorsi di poesia, di eloquenza e terminavano con la premiazione dei vincitori. Il tutto si svolgeva in 5 giornate.
I Giochi Olimpici moderni, continuatori degli antichi giochi che si svolgevano ad Olimpia, in Grecia, si tengono ogni quattro anni in un paese diverso e furono disputati per la prima volta nell'Aprile del 1896, dopo la fondazione del Comitato Olimpico Internazionale nel 1894 e grazie al fondamentale apporto del francese il Barone Pierre de Coubertin. Dal 1924 i giochi si divisero in Olimpiadi Invernali ed Estive, che dal 1994 si disputano ad anni alternati.

sprint finale degli 800m alle Olimpiadi del 1900 (Culver Pictures Inc.)
 I Giochi Estivi
Ai giochi del 1896 parteciparono 13 nazioni. In questa edizione delle Olimpiadi si disputarono solo 42 competizioni appartenenti a 9 discipline sportive e non era presente alcuna donna. Questi dati sono cresciuti esponenzialmente nel corso delle edizioni, tanto che dai 285 atleti del 1896 si è passati ai circa 10.600 del 1992 (Barcellona).
Gli ultimi giochi, svoltisi ad Atlanta (Georgia, US) nel 1996, hanno festeggiato il centenario della prima edizione delle Olimpiadi.
Le discipline sportive che competono sono ovviamente le più disparate, dall'atletica leggera agli sport di squadra, agli sport individuali.
Ecco una tabella che riassume tutte le edizioni dei Giochi Estivi e le città che li ospitarono. Negli anni 1916, 1940 e 1944 le Olimpiadi non si disputarono a causa delle guerre mondiali.


Anno

Sede

Anno

Sede

Anno

Sede

1896
1900
1904
1908
1912
1920
1924
1928

Atene
Parigi
St. Louis
Londra
Stoccolma
Antwerp
Parigi
Amsterdam

1932
1936
1948
1952
1956
1960
1964
1968

Los Angeles
Berlino
Londra
Helsinki
Melbourne
Roma
Tokyo
Città del Messico

1972
1976
1980
1984
1988
1992
1996
2000

Monaco
Montreal
Mosca
Los Angeles
Seoul
Barcellona
Atlanta
Sidney

 

 Attualmente gli sport ufficiali più accreditati sono:

 

  • Nuoto

  • Pallanuoto

  • Nuoto Sincronizzato e Diving

  • Ginnastica artistica

  • Ginnastica ritmica

  • Ginnastica attrezzistica

  • Tiro con l'arco

  • Badminton

  • Baseball

  • Pugilato

  • Canottaggio

  • Kayak

  • Ciclismo su strada

  • Mountain Bike e Cross

  • Sport Equestri

  • Calcio

  • Scherma

  • Pallamano

  • Hockey

  • Judo

  • Pentathlon moderno

  • Tiro a segno

  • Sport velici

  • Tennis da tavolo

  • Taekwondo

  • Tennis

  • Triathlon

  • Pallavolo

  • Beach Volley

  • Sollevamento pesi

  • Lotta libero

  • Lotta greco-romana.

 

 


I Giochi Invernali
All'inizio del secolo, ovvero al tempo delle prime edizioni dei Giochi, il pattinaggio sul ghiaccio si praticava in vari paesi europei e negli Stati Uniti. Lo sci di fondo era praticato comunemente in Norvegia, ma per il resto non esistevano sport invernali nel senso odierno. Ai primi Giochi Olimpici Invernali, che si svolsero a Chamonix nel 1924, sedici paesi inviarono proprie squadre; i concorrenti furono 294, tra cui 13 donne.
Agli undicesimi giochi invernali (Sapporo, 1972) trentacinque nazioni inviarono proprie squadre: parteciparono 1.121 concorrenti, di cui 217 donne. Nel 1994 gli atleti furono 1920.
Nel frattempo è aumentato anche il numero delle specialità incluse nel programma dei giochi, che si presenta oggi così articolata: sci (discesa libera, slalom, fondo, salto dal trampolino); pattinaggio (pattinaggio artistico, pattinaggio veloce); hockey su ghiaccio; bob e slitta; biathlon. Dalle Olimpiadi di Nagano (Febbraio 1998) sono inclusi nelle specialità anche hockey femminile e curling.


Olimpiadi e politica internazionale: rapporti e problemi.
Le contese politiche, al contrario di quanto avrebbe voluto de Coubertin, hanno spesso interferito con il clima di distensione che avrebbe sempre dovuto animare i giochi Olimpici.

Nelle Olimpiadi di Berlino del 1936, ad esempio, Adolf Hitler rifiutò di riconoscere i successi di Jesse Owens, un afro-americano che vinse quattro medaglie d'oro.

Durante le Olimpiadi di Monaco, del 1972, un gruppo armato palestinese scatenò un attacco terroristico contro la delegazione israeliana causando la morte di diciotto persone, tra cui due atleti israeliani ed un poliziotto. In quell'occasione le attività olimpiche furono sospese per un giorno per commemorare gli atleti di Israele.

Le Olimpiadi del 1976, disputate a Montreal, videro lo svolgimento di altri contrasti politici tra nazioni. Il governo canadese impedì alla formazione di Taiwan di sventolare la propria bandiera all'inaugurazione dei giochi e di sentire il proprio inno nazionale, facendo così decidere al team asiatico di ritirarsi. Durante la stessa Olimpiade ci fu una protesta di molte rappresentative provenienti dall'Africa nera, che chiedevano l'esclusione della Nuova Zelanda dai Giochi in quanto uno dei suoi team di rugby aveva recentemente disputato un incontro con il Sudafrica, allora fautore di una politica razzista nei confronti dei neri. Ai mancati provvedimenti da parte dell'organizzazione 31 nazioni si ritirarono dalle competizioni olimpiche.
Nel 1980 gli Stati Uniti si ritirarono dopo un lungo dibattito dalle Olimpiadi di Mosca per protestare contro l'invasione sovietica del territorio dell'Afghanistan. Altre 64 nazioni circa boicottarono i Giochi del 1980.
L'URSS, nutrendo dubbi circa le norme di sicurezza, abbandonò le Olimpiadi del 1984 a Los Angeles. Così fecero anche altre 15 nazioni.
Le Olimpiadi del 1992 a Barcellona videro una situazione politica completamente mutata: vi parteciparono infatti le ex repubbliche sovietiche con il nuovo nome e la nuova configurazione politica di CSI e la Germania come paese unito. Vi prese parte anche il Sudafrica, che non aveva più avuto il permesso di competere dal 1960.


Olimpiadi e costume: i Giochi come spettacolo di massa.
Le Olimpiadi sono sempre state un valido mezzo per attrarre spettatori diventando un vero e proprio fatto di costume e superando addirittura le capacità intrattenitive di altri spettacoli come balletto, teatro ecc. Ciò è anche dovuto all'imponente crescita che hanno avuto i mezzi di comunicazione nell'ultima parte del secolo e alla diffusione in ogni strato sociale dell'interesse sportivo. Un esempio di questo potere attrattivo può essere offerto dall'analisi dei giochi olimpici di Monaco del 1972.
 I Giochi Olimpici di Monaco
I giochi olimpici di Monaco sono stati il più grande spettacolo sportivo mai visto fino a quel momento. Essi hanno certo costituito la prova migliore della capacità di attrazione dello sport come spettacolo. Peraltro, l'enorme risonanza dei giochi olimpici è stata sfruttata anche per scopi del tutto opposti a quelli che lo sport si prefigge: infatti, proprio a Monaco nel 1972, alcuni palestinesi scatenarono un attacco terroristico contro la delegazione israeliana causando la morte di diciotto persone.


Un terrorista palestinese si avvicina al quartiere olimpico di Israele nel 1972 a Monaco
A Monaco il programma dei giochi comprendeva 21 specialità, per molte delle quali - nuoto e tuffi, pallacanestro, pugilato e lotta libera, ginnastica, ecc. - erano previste sedi speciali, ognuna capace di migliaia di spettatori: ebbene, fu sempre registrato il tutto esaurito.
Nello stadio principale, capace di 80.000 spettatori, si sono svolte le cerimonie di apertura e di chiusura dei giochi, le prove di atletica, le principali partite del torneo di calcio e il concorso ippico. Per dieci dei quattordici giorni delle Olimpiadi, la mattina e il pomeriggio si svolgevano gare diverse, per le quali occorrevano biglietti diversi. In certi giorni vi era anche una terza manifestazione la sera. I prezzi per ogni gara erano molto alti, superiori al prezzo di un biglietto per il miglior spettacolo d'opera o balletto a Londra, Parigi e New York. Eppure si registrò costantemente il tutto esaurito.
Mai nessuno spettacolo ha avuto nella storia precedente un simile potere di attrazione. Nessuno statista, nessun oratore, nessun capo religioso, nessun attore, nessun musicista ha mai potuta attrarre la decima parte di un simile pubblico. E non basta: per due settimane intere ogni gara del programma olimpico fu trasmessa dalla televisione a spettatori di ogni continente. Secondo una stima della rivista olimpica ufficiale, le trasmissioni televisive furono seguite da circa 900 milioni di spettatori.


Pierre de Coubertin


L'eccezionale crescita dello sport nel Novecento si deve all'opera costante e lungimirante di molte persone, ma, per unanime riconoscimento, fu il francese Pierre de Coubertin il principale e più efficace promotore di questo sviluppo. Se si pensa alla situazione in cui egli iniziò il suo lavoro, alla sua analisi delle ingiustizie e delle sofferenze della società ottocentesca, e ai risultati pratici che ottenne, dobbiamo considerarlo come uno dei grandi uomini politici del suo tempo. Di famiglia ricca e aristocratica, si ribellò contro le ineguaglianze di classe, contro la miseria dei poveri, la loro carenza d'istruzione, le condizioni di vita alle quali erano costretti.
Mosso dai suoi ideali di uguaglianza sociale, De Coubertin lottò tutta la vita per il riscatto dei diseredati, e divenne egli stesso un esperto di riforme nel campo dell'istruzione, degli alloggi e delle condizioni di vita delle classi popolari.
Con eccezionale intuizione egli si rese inoltre conto che lo sport, la ricreazione fisica di qualsiasi tipo, la ginnastica nelle scuole, nelle università e nella vita, potevano costituire una strumento potente per accelerare la democratizzazione e instaurare rapporti più civili tra le nazioni. De Coubertin riteneva che, sui campi da gioco e negli stadi, i privilegi e le distinzioni di classe sarebbero caduti e gli uomini si sarebbero accorti, attraverso le competizioni sportive internazionali, di avere interessi comuni e comunque conciliabili in spirito di fraternità e che tali interessi avrebbero potuto e dovuto prevalere sul militarismo corrotto e insensato del tempo.
Il maggiore successo di De Coubertin è però legato alla rinascita dei giochi olimpici, rinascita che si deve esclusivamente alla sua opera geniale. Egli dovette lottare per questo contro l'opposizione di numerosi governi e di molti organi di stampa, e dovette vincere l'indifferenza e il cinismo di vasti strati d'opinione pubblica, che nascondevano la loro angustia di vedute dietro una maschera di realismo. Ma la sua vigorosa dialettica e fervente fede gli consentirono, ad onta di tutti gli ostacoli, di conseguire il risultato trionfale legato al suo nome: la rinascita dei giochi olimpici.


Fonte: http://ipertestiscuola.altervista.org/varie/olimpiadi.zip

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 


 

Olimpiadi storia e discipline

 

Le Olimpiadi Moderne
Educazione alla salute e allo sport

Giulio Massa

 

Documento
Dispensa – Fonti: Wikipedia – L’enciclopedia delle Olimpiadi (Gazzetta dello Sport)

  
Tabella riepilogativa

 

Edizione

Città ospitante

Numero Nazioni

Atleti partecipanti

1986 – I

Atene

14

241

1900 – II

Parigi

14

997

1904 – III

St. Louis

12

651

1906 – Intermedi

Atene

20

903

1908 – IV

Londra

22

2008

1912 – V

Stoccolma

28

2407

1920 – VII

Anversa

29

2626

 

Atene 1986 – Giochi della I Olimpiade

 

I Giochi della I Olimpiade (in greco, Αγώνες της Ι Ολυμπιάδας) si sono svolti a Atene (Grecia) dal 6 al 15 aprile 1896.

Storia
La prima Olimpiade, così come alcune delle successive, si svolse diversamente dal giorno d'oggi. Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport come passatempo. Per questo motivo alcune figure restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nelle successive Olimpiadi. Fu il re Giorgio a pronunciare la formula di rito e ad applicare per la prima volta il protocollo della cerimonia inaugurale:

« Dichiaro aperti i primi Giuochi Olimpici internazionali di Atene. »

Non fu prevista la lettura del giuramento, che verrà introdotta solamente all'Olimpiade di Parigi del 1924.

L'appartenenza alle varie nazionalità era molto ambigua in quanto gli atleti si presentavano sotto l'effigie del proprio club sportivo o della propria università. A complicare il riconoscimento della bandiera nazionale sotto cui gareggiavano gli atleti si aggiunge poi la grande differenza tra il confine degli imperi del XIX secolo e la suddivisione politica attuale. Soprattutto per alcuni atleti greci esiste molta ambiguità nell'identificazione della loro nazionalità in quanto alcuni erano sicuramente di etnia greca ma provenivano da zone del Mediterraneo orientale politicamente non greche, come l'Impero Ottomano oppure da Cipro e dall'Egitto, che erano protettorati britannici. Da ciò si comprende che la ricostruzione non sia sempre facile.
La premiazione era totalmente differente da quella attuale: infatti solo il primo e il secondo atleta venivano premiati e annotati nelle cronache dell'epoca. Soprattutto l'attribuzione delle medaglie di bronzo sono molto incerte; le documentazioni non riportano sempre l'ordine di arrivo, ma spesso gli atleti piazzati dopo il secondo posto sono disposti tutti al terzo posto a pari merito.

Partecipazione femminile
Le donne non potevano partecipare alla prima Olimpiade in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come Melpomene. Il nome reale era Stamáta Revíthi. Non le fu consentito di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno. Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri ufficiali.

L'organizzazione
Gli atleti iscritti all'edizione inaugurale dell'Olimpiade furono 249, di cui ben 168 greci ed altri 81 atleti in rappresentanza di 13 paesi, secondo la suddivisione politica dell'epoca (ma 17 secondo quella attuale), che gareggiarono in 43 competizioni suddivise in nove discipline sportive: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo.
Per quanto ben organizzate e sorrette da una buona campagna di stampa, le rappresentative degli stati stranieri erano ben lungi dall'essere una selezione dei migliori atleti di ogni paese, in quanto vigeva il principio decoubertiano del dilettantismo. La maggior parte degli atleti pagò di tasca propria il viaggio ed in alcuni casi parteciparono alle gare anche dei turisti che in quel momento stavano visitando la Grecia e che si iscrissero ai giochi spinti dall'entusiasmo.
I fotografi ufficiali dell'Olimpiade (per tutti gli sport) erano sei, chiamati dalla Kodak, che era sponsor della manifestazione. Tuttavia particolare menzione merita Alfred Meyer.

 

 



Partecipazione degli atleti

Non essendoci la suddivisione per nazionalità, gli atleti spesso rappresentavano le proprie associazioni sportive. Per gli USA, ad esempio, partecipò la Boston Athletic Association e per la Gran Bretagna la British Athletic Association.

Le nazioni partecipanti
I primi giochi Olimpici si svolsero alla fine del XIX secolo, in un periodo storico segnato da piccoli e grandi stravolgimenti di confine: è l'epoca dell'Imperialismo, durante la quale quelle che sono le nazioni come le conosciamo oggi non esistevano oppure erano unite in entità statali sovranazionali.
Per questi motivi tutte le cronache e gli studi storici sulle Olimpiadi seguono parametri diversi nell'identificare le nazioni di appartenenza degli atleti. I criteri principali che si scelgono, in alternativa, sono i seguenti:

  1. suddividere gli atleti secondo i confini nazionali attuali;
  2. mantenere la suddivisione politica dell'epoca.

Ad ogni modo i compilatori dei vari medaglieri e delle varie ricostruzioni non operano sempre in coerenza col criterio di fondo di volta in volta adottato e perciò può capitare di vedere medaglie australiane pur non esistendo ancora l'Australia (cosa che accade in tutti i casi).
Per evitare dubbi sull'identificazione della nazionalità, tendenzialmente si dovrebbe cercare di ricostruire la effettiva rivendicazione di appartenenza dell'atleta, possibile, per esempio, con molti atleti di nazionalità ma non di cittadinanza greca oppure con gli atleti di nazionalità ungherese e con quello slovacco che si presentava organicamente alla delegazione ungherese e che era parimenti campione nazionale magiaro dei 100 piani. In caso ciò non sia possibile, qui si seguono le attuali suddivisioni politiche, per cui si sono considerati separatamente gli atleti australiani da quelli britannici.

 



Altre nazioni partecipanti

  1. Qualche problema riguardo ai partecipanti ed alla loro appartenenza in termini di nazionalità e di cittadinanza lo danno i tanti greci etnici provenienti da tutto il mediterraneo. Cipro, ad esempio, era presente con un atleta, Anastasios Andreou di Nicosia, esponente della "GS Olimpia Limassol" e gareggiò nei 110 metri ostacoli, tuttavia l'isola all'epoca era sotto protettorato britannico [3] ed è per questo che si considera greco questo atleta. Di provenienza cipriota (nativo di Limassol) era anche Ioannis Frangoudis, vincitore di diverse medaglie nel Tiro a segno, ma il fatto che fosse ufficiale dell'esercito greco non lascia spazio a residue perplessità.
  2. Ci sono dubbi su due atleti di Smirne, città appartenente alla Turchia: Loverdos, che aveva partecipato alla gara delle 12 ore, e Dimitrios Tomprof [1], che aveva partecipato agli 800 e 1500 metri di corsa. Si considerano Greci perché loro stessi avevano scelto di gareggiare per la Grecia e perché erano di nazionalità greca.
  3. Viene invece solitamente considerato egiziano Dionysios Kasdaglis, nato in Egitto ma etnicamente greco; nelle liste CIO la coppia alla quale partecipò con un atleta greco nel torneo di doppio viene considerata squadra mista.
  4. Svezia e Norvegia erano unite in un'unica nazione, per cui appare la sola partecipazione della Svezia anche perché l'unico atleta partecipante, Henrik Sjöberg, era di nazionalità svedese.
  5. Alcune fonti riferiscono della partecipazione bulgara con l'atleta Champoff; questi in realtà non era altri che il maestro di ginnastica svizzero Charles Champaud, che all'epoca abitava ed insegnava a Sofia.
  6. Altre fonti includono tra le nazioni partecipanti anche il Cile con Luis Subercaseaux, un quindicenne che avrebbe partecipato ai 100m, 400m ed 800m piani, ma senza alcun risultato di rilievo.
  7. Belgio e Russia, che avevano annunciato l'invio di una delegazione di atleti, pur avendo partecipato con alcuni funzionari alla cerimonia di apertura, alla fine non presentarono nessun competitore.

L'Italia era presente alla I Olimpiade?

È chiaramente documentata, al tempo della prima Olimpiade, la presenza tra i membri del CIO del conte Lucchesi Palli e del duca Carafa D'Andria, ma l'unico criterio che conta è la partecipazione di atleti. Sono quindi altre le ragioni per cui l'Italia è qui considerata tra i partecipanti (come da cartina sopra).
Sicuramente si presentò ad Atene il maratoneta Carlo Airoldi, di Origgio presso Saronno. È noto il fatto che si era recato ad Atene a piedi, impiegando 28 giorni, ma la sua iscrizione non venne accettata perché ritenuto dalla giuria un atleta "professionista" in quanto aveva ricevuto due lire come premio ad una competizione dell'anno precedente.
Tuttavia, la prova più importante è il ritrovamento recente di un presunto italiano che sarebbe comunque riuscito a partecipare. Più fonti citano infatti un tal Giuseppe Rivabella, nipote dell'omonimo nonno (che visse per parecchi anni ad Atene). Giuseppe Rivabella nipote partecipò alla gara di tiro con il fucile da 200 metri l'8-9 aprile, al poligono di Kallithea (gara vinta dal greco Pantelis Karasevdas). Come riportato dal giornalista greco Vladis Gavrilidis, Rivabella era tra i 39 nomi noti (su 61 partecipanti), ma non si classificò tra i primi 12. Può sembrare strano come un atleta italiano abbia potuto partecipare ai giochi sebbene la Federazione Ginnastica Nazionale rinuciò per "ragioni economiche". Il mistero però non si pone: Rivabella era già ad Atene! Altri italiani erano iscritti ai Giochi ma non riuscirono a partecipare, tra cui gli schermidori Vincenzo Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente ad un club viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli. La lista è ricavabile da La Nazione del 10 aprile 1896. Recentemente lo storico dello sport Marco Impiglia ha rinvenuto quattro numeri del settimanale Il ciclista che menzionano la presenza ai giochi del 1896 di un altro atleta italiano, il ciclista Angelo Porciatti del "Veloce Club" di Grosseto. .

 

I vincitori

Anche se i vincitori furono successivamente inseriti nei medaglieri ufficiali olimpici, nel 1896 non vennero distribuite medaglie d'oro e solo i primi due classificati ricevettero un premio: una medaglia d'argento e una corona d'ulivo per il vincitore, una medaglia di bronzo e una corona d'alloro per il secondo. Il primo campione della storia delle Olimpiadi moderne fu James Connolly per gli Stati Uniti, che vinse il salto triplo. Il francese Paul Masson vinse tre delle sei gare ciclistiche in programma e l'ungherese Alfred Hajos due delle quattro gare di nuoto. Gli atleti americani dominarono le gare di atletica vincendo nove gare su dodici. Tra le gare d'atletica venne inserita per la prima volta ufficialmente la maratona, gara ignota agli antichi, che venne vinta dallo sconosciuto pastore greco Spiridon Louis, che divenne in Grecia un vero e proprio eroe nazionale; Hitler nel 1936 inviterà Louis ad assistere in tribuna d'onore alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Berlino.

 

La conclusione
L'Olimpiade si concluse il 15 aprile. Anche se le gare, nel complesso, non furono di alto profilo tecnico l'Olimpiade del 1896 viene ricordata come un successo organizzativo, soprattutto per merito dell'entusiasmo espresso dagli spettatori greci. Al ricevimento di chiusura re Giorgio I di Grecia suggerì che le Olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene ma Pierre de Coubertin ed il CIO rimasero sull'idea originale di assegnare i giochi ad una città sempre diversa. I Giochi dell'edizione del 1900 si sarebbero svolti a Parigi, mentre quelli del 1904 erano già assegnati agli Stati Uniti, in una sede da definire.

Medagliere [modifica]


Squadra

Oro

Arg.

Bro.

Tot.

 Stati Uniti

11

7

2

20

 Grecia

10

16.5

21

47.5

 Germania

6.5

5

5

16.5

 Francia

5

4

2

11

 Regno Unito

2.5

3

2.5

8

 Ungheria

2

1

4

7

 Austria

2

1

2

5

 Australia

2

0

0.5

2.5

 Danimarca

1

2

3

6

 Svizzera

1

2

0

3

 Egitto

0

1.5

0

1.5

 

Note al medagliere

  1. Al tempo delle prima Olimpiade si potevano creare squadre senza distinzione di nazionalità, per tale motivo il termine ambiguo di "squadra mista" è stato eliminato nel medagliere ricorrendo alla suddivisione per nazioni;
  2. L'Australia era ancora una colonia britannica e solo nel 1901 divenne un Dominion, tuttavia tutti i medaglieri mantengono la distinzione con il Regno Unito, a volte contradditoriamente rispetto al criterio adattato ad altri sudditi dei sovrani britannici, come per John Boland, che, pur provenendo da Dublino, nella quasi totalità dei casi viene indicato come atleta britannico;
  3. Dionysios Kasdaglis, atleta di origine greche ma nato in Egitto, viene considerato da parecchi medaglieri come egiziano;
  4. All'epoca la Slovacchia apparteneva all'Austria ma la medaglia di Alojz Szokol viene considerata ungherese perché l'atleta si considerava tale: era infatti giunto ad Atene con la delegazione di quella nazione ed era, tra l'altro, campione nazionale magiaro dei 100 metri piani; al contempo e per le stesse ragioni qui non viene considerato slovacco, nonostante oggi così venga sostenuto dal comitato olimpico slovacco.

Medaglie per disciplina

 


Nazioni

Atl

Cic

Gin

Lot

Nuo

Sch

Sol

Ten

Tse

 Stati Uniti

17

-

-

-

-

-

-

-

3

 Grecia

10

4

7

2

7

5

2

1,5

9

 Germania

2

1

12

1

-

-

-

0,5

-

 Francia

2

6

-

-

-

3

-

-

-

 Regno Unito

2

2

-

-

-

-

2

2

-

 Ungheria

3

-

1

-

2

-

-

1

-

 Austria

-

3

-

-

2

-

-

-

-

 Australia

2

-

-

-

-

-

-

0,5

-

 Danimarca

-

-

-

-

-

1

2

-

3

 Svizzera

-

-

3

-

-

-

-

-

-

 Egitto

-

-

-

-

-

-

-

1,5

-


 

 

Plurimedagliati


-

Nazione

Oro

Argento

Bronzo

Totale

1

Carl Schuhmann (GER)

4

0

0

4

2

Hermann Weingärtner (GER)

3

2

2

7

3

Alfred Flatow (GER)

3

1

0

4

4

Paul Masson (FRA)

3

0

0

3

5

Robert Garrett (USA)

2

2

0

4

6

Fritz Hofmann (GER)

2

1

1

4

7

Conrad Böcker (GER)

2

0

1

3

-

Edwin Teddy Flack (AUS)

2

0

1

3

9

John Pius Boland (GBR)

2

0

0

2

-

Thomas Burke (USA)

2

0

0

2

-

Ellery Clark (USA)

2

0

0

2

-

Gustav Felix Flatow (GER)

2

0

0

2

-

Alfréd Hajós (HUN)

2

0

0

2

-

Georg Hilmar (GER)

2

0

0

2

-

Fritz Manteuffel (GER)

2

0

0

2

-

Karl Neukirch (GER)

2

0

0

2

-

Richard Röstel (GER)

2

0

0

2

-

Gustav Schuft (GER)

2

0

0

2

19

Viggo Jensen (DEN)

1

2

1

4

20

Louis Zutter (SUI)

1

2

0

3

21

James Connolly (USA)

1

1

1

3

-

Léon Flameng (FRA)

1

1

1

3

-

Ioannis Frangoudis (GRE)

1

1

1

3

24

Nikolaos Andriakopoulos (GRE)

1

1

0

2

-

Elliot Launceston (GBR)

1

1

0

2

-

Georgios Orphanidis (GRE)

1

1

0

2

-

Sumner Paine (USA)

1

1

0

2

28

Adolf Schmal (AUT)

1

0

2

3

29

Ioannis Mitropoulos (GRE)

1

0

1

2

 

 

Personaggi di rilievo

  1. Thomas Curtis (USA, atletica): il primo atleta olimpionico, vincitore della gara dei 110 ostacoli e rappresentato in una storica fotografia dei 100 metri piani con partenza rannicchiata;
  2. Spiridon Louis (Grecia, atletica): vince la gara simbolo dei Giochi, la maratona, dalla città di Maratona ad Atene. Oltre 100.000 spettatori applaudono il suo arrivo.

 

Fonte:http://www.liceosantagostino.it/documenti/OlimpiadiModerne1.0.doc


Autrice : Giulio Massa e Lisa

 

STRUTTURA GENERALE
1) Introduzione (con un confronto con le Olimpiadi moderne e con l'indicazione delle fonti archeologiche e letterarie)
2) Giochi e feste nel mondo  greco(miti, motivazioni, caratteristiche, luoghi delle principali feste sportive e non)
3) Il programma olimpico (l'annuncio, il trasferimento ad Olimpia, le cerimonie, l'ordine di svolgimento delle varie gare, le premiazioni)
4) Le raffigurazioni artistiche degli atleti e la celebrazione dei vincitori e dei valori da essi rappresentati
5) Bibliografia

 

1)   INTRODUZIONE

Per oltre un millennio (dal 776 a.C. al 261 d.C. ininterrottamente) il mondo greco festeggiò ogni quattro anni gli atleti convenuti a Olimpia per le gare in onore di Zeus da tutti i paesi di cultura ellenica (  JHllav"). Mille cinquecento anni dopo, nel 1896, il barone francese Pierre de Coubertin realizzò l'idea delle Olimpiadi moderne, ispirate agli antichi giochi. Tuttavia, molte differenze separano le due Olimpiadi: le pratiche sportive dei greci poco hanno in comune con quelle odierne, anche quando portano gli stessi nomi.

ANTICHI E MODERNI
1) Anzitutto, diverso è il significato, che era religioso e non di puro divertimento;.
2) inoltre, il protagonista della gara greca era sempre un singolo individuo, mai una squadra;
3)  poi, le gare olimpiche venivano svolte ogni quarta estate sempre sullo stesso luogo (Olimpia), anche in periodi di conflitto bellico (invece le Olimpiadi moderne hanno conosciuto tre interruzioni, legate tutte ai due conflitti mondiali, nel 1916, nel 1940 e nel 1944;
4) partecipavano solo gli uomini; nelle gare erano certamente apprezzate l'abilità e la forza (coltivate con un lungo allenamento) ma al tempo stesso era ammirata l'armoniosa bellezza corporea degli atleti (che gareggiavano completamente nudi tranne che nelle gare sui carri e nelle corse di fanti; è chiaro, quindi, che sul significato primario dei giochi s'innestavano anche criteri e motivazioni di ordine estetico; la civiltà greca come civiltà della percezione visiva);
5) nello svolgimento delle varie gare non veniva registrato "il record", non tanto per problemi di misurazione, quanto perché l'importante era la vittoria in quanto tale e quindi, per il medesimo motivo, non c'erano un secondo o terzo posto, una medaglia d'argento o di bronzo: non essere il primo significava perdere e basta. Risulta, quindi, molto lontano dalla realtà dell'agonismo greco il motto coniato da De Coubertin per le Olimpiadi moderne secondo il quale "l'importante è partecipare": agli orecchi dei greci questa affermazione sarebbe risultata assurda! Il termine “dilettantismo” è il più inadatto a definire lo sport antico.
6) anche alcuni aspetti del folklore olimpico, ormai entrati nell'immaginario collettivo, sono trasposizioni moderne di situazioni non documentate in antico: ad esempio, nella pratica dei Greci antichi non c'era nulla che giustificasse la torcia olimpica, oggi portata in giro per mezzo mondo come simbolo dell'internazionalismo olimpico, visto che nell'antichità le corse con le torce erano staffette puramente locali, "da altare ad altare"; inoltre la gara regina delle olimpiadi moderne, la maratona, non costituì mai nell’antichità una competizione atletica bensì una dura necessità!;
7) infine, l'antico programma olimpico diventò circoscritto e stabile solamente dopo un periodo iniziale di lenta crescita, mentre ai suoi margini si sviluppò ogni sorta di attività, che però non furono mai incorporate nel programma ufficiale.
8) Aspetti lessicali ed etimologici Palestra, stadio, ippodromo, olimpionico, ginnastica, agonismo, pentathlon, atleta: termini greci introdotti di sana pianta nell’italiano. Tra queste manca la parola moderna fondamentale, ovvero “sport”: non è un paradosso: il francese déport trasformato dai ricopritori inglesi in sport, significa infatti “diporto”, “divertimento”. E per i Greci lo sport fu tutto, fuorché un semplice divertimento. Fu, al contrario, un’attività di prestigio, accompagnò i riti religiosi e funebri, costituì gran parte dell’educazione dei ragazzi, rappresentò una forma di contesa tra le più nobili e illustri. Fu, infine, quasi un modo per esorcizzare la morte. E la vittoria rappresentò la sola parcella d’immortalità alla quale gli uomini potessero ambire. Per questi motivi, fu un tema prediletto dall’arte figurativa, dalla poesia ma anche dalla riflessione scientifica e filosofica. Non era praticato solo dagli atleti, ma da tutti i cittadini liberi e dai loro stessi capi militari e politici. Per provocare Ulisse, restio a gareggiare con i suoi ospiti, i Feaci, uno di questi lo apostrofò con un’ingiuria che, in quel contesto, era la peggiore di tutte: “Tu non hai l’aspetto di un atleta”. Per rispondere all’affronto il re di Itaca, pur reduca da un naufragio, non potè far altro che spogliarsi e affrontare vittoriosamente la sfida sul campo. No, non era solo sport!

 

3) GIOCHI E FESTE NEL MONDO GRECO

IL MITO

  1. Gli eroi ovvero i Prw'toi EuJrhtaiv

Come in moltissimi altri campi della cultura greca, anche per l’agonistica i Greci vollero gli eroi come “inventori” delle varie discipline, anche se, a volte, le stesse motivazioni sono le più strane e lasciano perplessi. Perseo, ad esempio è ritenuto l’inventore del lancio del disco per aver fatalmente ucciso con l’attrezzo, in occasione di una gara, il nonno Acrisio; Bellerofonte è inventore della corsa  a cavallo per essere stato il possessore del cavallo alato Pegaso. Aitolo invece è inventore di uno speciale giavellotto; l’invenzione della lotta, uno dei generi più popolari, è contesa tra gli eroi più famosi come Eracle, Teseo, Peleo, Polinice di Tebe, Anteo, Autolico, avo materno di Ulisse. Molti sono gli Argonauti come si può rilevare dai nomi ricordati, ritenuti inventori di generi dell’agonistica, e molti sono anche tra i più bravi atleti del mito: Castore e Polluce, entrambi Argonauti, sono ritenuti tra l’altro anche inventori il primo della corsa e il secondo del pugilato. Jolao, nipote di Eracle, è inventore della corsa col carro, mentre Giasone, il condottiero degli Argonauti, è inventore del pentathlon perché a Lemno “per piacere a Peleo unì le cinque gare”

  1. L’origine mitica dei giochi

L’origine dei Giochi olimpici, riferita spesso a cerimonie funebri, trova anch’essa la sua collocazione nella sfera mitica, alla quale è sempre collegata. Secondo una versione del mito, ad Olimpia avrebbe avuto luogo la contesa tra Urano e Zeus per il possesso dell’universo e qui avrebbero gareggiato tutti gli dei, dando origine ai Giochi dei quali Apollo risultò vincitore; successivamente Eracle, sfidando nella corsa i suoi cinque fratelli, avrebbe regolamentato i Giochi stabilendo che avrebbero avuto luogo ogni cinque anni (di qui il nome di penthterikoiv dato ai Giochi olimpici), e assegnando in premio al vincitore una corona intrecciata con i rami di ulivo che l’eroe aveva preso nel paese degli Iperborei.
Un’altra e più complessa versione del mito, riportata da Pausania e accolta da Pindaro nella I Ode olimpica, trova consacrazione nella splendida raffigurazione del frontone orientale del tempio di Zeus ad Olimpia: qui, eternato nel marmo, avviene alla presenza del dio il solenne giuramento di Pelope e di Enomao in procinto di partire per la corsa dei carri. Secondo il mito, l’eroe peloponnesiaco Pelope figlio di Tantalo, aspirando alla mano di Ippodamia figlia di Enomao re dell’elide, accetta le condizioni imposte dal re per le nozze della figlia, le quali stabilivano che il pretendente dovesse gareggiare nella corsa dei carri con lo stesso Enomao. Questi, partendo per secondo dopo aver compiuto un sacrificio in onore di Zeus, aveva il diritto, secondo quanto fissato nei patti, di uccidere, se lo avesse raggiunto, il contendente. Molti eroi erano morti in questo modo: ma Pelope, grazie all’aiuo divino, vince Enomao, sposa Ippodamia e, divenuto re dell?elide, istituisce i Giochi a celebrazione e ricordo della vittoria.

  1. L’origine storica dei giochi e l’ ejkeceiriva

L’istituzione storica dei giochi, invece, viene riferita ad Ifito, re dell’Elide, che ripristina i Giochi olimpici n ottemperanza al responso dell’oracolo di Delfi, in seguito ad una pestilenza. Avendo stretto un accordo con Licurgo, il mitico fondatore dello Stato  spartano, Ifito definisce la regolamentazione dei Giochi e stabilisce la “tregua sacra” ( jekeceiriva), che permetteva a tutti i Greci di ragiungere la sede delle gare ed era il fondamento della panellenicità dei Giochi. In senso etimologico  jekeceiriva significa “situazione in cui ci si astiene dall’usare le mani (ceivr)”: in realtà non si trattò di una tregua d’armi assoluta (e ci sono numerosi casi di violazione che lo testimoniano), ma l’elemento fondamentale era e rimase l’inviolabilità permanente e universalmente riconosciuta del tempio di Zeus e la neutralità dello stati di Elide;  jekeceiriva , dunque, non aveva come conseguenza la sospensione della guerra, ma serviva ad assicurare lo svolgimento delle gare nonostante la guerra.

Bisogna subito ricordare che i Giochi di Olimpia non erano gli unici disputati nell’Ellade, anche se rimasero sempre i più prestigiosi; essi infatti, erano inseriti in un “circuito” (perivodo") di gare che comprendeva anche i giochi Pitici a Delfi presso il santuario di Apollo Pizio, quelli Istmici a Istmia presso Corinto e quelli Nemei a Nemea nell’Argolide. I giochi Olimpici e Pitici erano a scadenza quadriennale, mentre i Nemei e gli Istmici erano biennali; il “Circuito” era strutturato in modo tale che in un anno si teneva almeno una manifestazione, secondo il seguente schema:

 

I° ANNO

II° ANNO

II°ANNO

IV°ANNO

 

OLIMPICI

NEMEI

PITICI

NEMEI

 

ISTMICI

 

ISTMICI

 

In tutti i Giochi le premiazioni erano costituite da corone vegetali; in particolare, a Delfi di alloro, a Corinto di pino, a Nemea di sedano selvatico e a Olimpia di olivo sacro che cresceva dentro il recinto del santuario.

I Giochi Pitici avevano una funzione politica e diplomatica molto più importante di quelli di Olimpia. In onore del dio, che aveva avuto l’attributo di Pizio in ricordo della sua vittoria contro il serpente Python, si celebravano fin dall’antichità agoni musicali nei quali, accompagnandosi col suono della cetra, i cantori narravano la vittoriosa lotta del dio contro il serpente. Con l’istituzione dei Giochi pitici nel 582 a.C., accanto alle gare musicali, che ebbero comunque a Delfi un ruolo sempre predominante, si introdussero anche le gare ginniche e il concorso ippico. I Giochi ebbero cadenza quadriennale e le gare venivano disputate nel terzo anno di ogni olimpiade, nel mese di agosto; le gare ippiche, a causa della configurazione orografica di Delfi in una zona particolarmente montuosa, venivano disputate nella pianura di Crisa, fuori del santuario. La partecipazione ai Giochi Pitici anche di personaggi di spicco del mondo politico è attestata dalla presenza di ex-voto come quello che Gelone dedicò nel santuario di Delfi, per la vittoria ippica riportata nel 486 quando era tiranno di Gela. Il monumento, formato da una quadriga bronzea di cui è stata ritrovata la splendida statua dell’Auriga che si conserva nel Museo di Delfi, fu ridedicato dal fratello Polyzalos vincitore a Delfi nel 475 a.C.

I Giochi Istmici, istituiti nel 581 a.C. in onore di Poseidone presso l’Istmo di Corinto, comprendevan gare ginniche e ippiche e, solo nel periodo ellenistico, furono aggiunti gli agoni musicali. La particolare posizine geografica della sede delle gare presso la città di Corinto, aperta ad una ricca attività commerciale e naturale punto d’incontro tra Grecia e Asia, contribuì a dare ai Giochi istmici un carattere socialmente più aperto, particolarmente festoso e a volte anche caotico; ben lontano, comunque, e dalla severa disciplina olimpica e dall’atmosfera di profonda sacralità di cui erano permeati i Giochi pitici. Essi dovettero comunque essere tenuti presso i Greci in grande considerazione se nel VI secolo Slone, che aveva stabilito i compensi che Atene assegnava ai vincitori panellenici, previde laute ricompense solo per i vincitori olimpici e istmici: 500 dracme per i primi, 100 per i secondi. Considerando che, come è stato calclato, una dracma in età soloniana corrispondeva al prezzo di una pecora, ci si rende conto che si trattava comunque di somme ingenti.

I Giochi Nemei, istituiti in ricordo, come canta il poeta Bacchilide, della vittoria di Eracle sul leone nemeo, venivano celebrati ogni due anni in onore di Zeus e comprendevano competizioni ginniche e ippiche, mentre gli agoni musicali vennero aggiunti solo in età ellenistica. Proprio per celebrare una vittoria nei Giochi nemei, Pindaro, nella X Nemea, ci ha lasciato l’espressione più sublime della sua poesia, ricordando il pianto e la preghiera di Polluce sul corpo del gemello Castore.

Le Panatenee e i Giochi Panatenaici

I Giochi Panatenaici erano un insieme di competizioni sportive che nell'antica Grecia si tenevano ogni quattro anni ad Atene
I giochi facevano parte di una più ampia serie di feste di carattere religioso, le Panatenee, che si celebravano invece con cadenza annuale. Ogni quattro anni, in coincidenza con l'organizzazione dei giochi, le feste prendevano il nome di "Grandi Panatenee" e duravano dai 5 ai 6 giorni in più delle feste normali. Per i cittadini ateniesi i Giochi Panatenaici erano la competizione più prestigiosa, anche se in realtà non erano importanti come i Giochi Olimpici o i Giochi Panellenici.
Le Grandi Panatenee furono organizzate per la prima volta da Pisistrato nel 566 a.C. sul modello dei Giochi Olimpici. Pisistrato aggiunse anche delle competizioni musicali e poetiche, presenti nel programma dei Giochi pitici ma non in quelli Olimpici. Le competizioni erano divise in due categorie: quelle riservate ai soli Ateniesi e quelle aperte a qualsiasi Greco che desiderasse parteciparvi. Le gare aperte a tutti erano essenzialmente le stesse dei Giochi Olimpici e comprendevano pugilato, lotta, pancrazio, pentathlon e la corsa dei carri. Tra tutte la più prestigiosa era la corsa con i carri, a differenza delle Olimpiadi in cui la più importante era lo Stadion, ovvero una corsa a piedi. Il vincitore della corsa dei carri riceveva in premio 140 anfore panatenaiche piene di olio d'oliva
Le gare a cui potevano partecipare solo gli Ateniesi erano diverse. Tra queste c'erano:
Una corsa da disputarsi reggendo una fiaccola che andava dal Pireo all'Acropoli
Dei combattimenti simulati di opliti e cavalieri
Il lancio del giavellotto da cavallo
Le "Apobatie", delle gare tra carri nelle quali il guidatore doveva saltare giù dal carro, corrergli a fianco e balzare nuovamente a bordo
Le "Pirriche", che probabilmente consistevano in esercitazioni militari effettuate con un accompagnamento musicale
L'"Evandria", che era essenzialmente una gara di bellezza tra gli atleti.
In un periodo successivo fu introdotta anche una gara di voga. Le gare si svolgevano allo Stadio Panathinaiko, che è ancora in uso anche ai giorni nostri.
Le Panatenee comprendevano anche concorsi poetici e musicali. Furono istituiti dei premi per la migliore declamazione dei poemi omerici da parte dei rapsodi, per i migliori suonatori di aulos e di kithara (una specie di lira), e per il canto che si accompagnava a questi strumenti.
La processione che si concludeva al Partenone era, tuttavia, ben più importante dei giochi. Durante le Grandi Panatenee (ma non per i normali festeggiamenti che si svolgevano ogni anno), le donne di Atene tessevano uno speciale "peplo" per la statua di Atena, che veniva portato al Partenone durante la processione. Si celebrava anche un sacrificio di massa in onore della dea chiamato Ecatombe (il sacrificio di cento buoi), e la carne degli animali uccisi veniva consumata nel corso di un fastoso banchetto che si teneva alla fine delle feste, la Pannychis.
Le Panatenee erano tra le poche feste di Atene a cui potevano partecipare anche le donne.

 

Ma, tornando a Giochi olimpici...: perché proprio a Olimpia e non in qualche altra città? Cos’era effettivamente Olimpia? In quale regione è situata?
Si è già fatto cenno alle motivazioni “mitiche” dell’origine dei Giochi a Olimpia, spiegazioni che però, logicamente, sono frutto di elaborazioni posteriori alla realtà storica.
Facendo quindi riferimento ai dati storici e alle testimonianze, si nota che i resti archeologici più antichi risalgono alla metà del II millennio a.C.; solo attorno al 1000 a.C. questa località divenne un santuario di Zeus; poiché la sede principale della divinità era il Monte Olimpo, situato al confine tra Tessaglia e Macedonia, il centro cultuale venne denominato “Olimpia”. Non si sa bene perché divenne il centro più importante dell’Ellade per il culto a Zeus; quel che è certo è che, comunque, in tutta la sua storia Olimpia restò un recinto sacro e nient’altro; non si sviluppò mai in una vera e propria comunità, per non dire una povli", ma fu controllata dapprima dai vicini abitanti di Pisa e poi dalla città di Elide sul fiume Peneo, circa 40 chilometri a N-O, la quale venne creata come città-stato solo nel 472 a.C. da una aggregazione volontaria di più villaggi e diede anche il nome a tutta quanta la regione a N-O del Peloponneso, l’Elide appunto, che restò sempre nel corso dei secoli una zona a carattere agricolo, sottosviluppata e con scarsa urbanizzazione.
Come poté, allora, conquistare Olimpia, un luogo così appartato di una regione periferica, il ruolo straordinario che ebbe? Forse una parte della risposta, se non la risposta completa (che non sapremo mai) sta proprio nella irrilevanza di Elide-città. Infatti, i Giochi erano organizati dappertutto da autorità locali, non da comitati internazionali come oggi, e quanto più debole era quell’autorità, tanto minore era il rischio che il prestigio di una grande festa ne accrescesse il potere plitico. Atleti di ogni parte della Grecia potevano tranquillamente gareggiare per la propria gloria e per la gloria delle proprie città senza incrementare il prestigio di una potente comunità ospitante. Nel complesso gli Elei cercavano di evitare la partecipazione armata e quando venivano sconfitti, erano protetti dalla loro qualità di “popolo sacro”, responsabile degli “onori dovuti agli dei”.

3)  IL PROGRAMMA OLIMPICO

Nella primavera dell'anno olimpico tre "araldi sacri" partivano da Olimpia per visitare ogni angolo dell'Ellade, proclamando i Giochi imminenti. La data era fissata secondo un complicato calendario religioso, in modo che il terzo giorno dei Giochi coincidesse sempre con il secondo o il terzo plenilunio dopo il solstizio d'estate.
I concorrenti erano tenuti ad arrivare ad Elide con almeno un mese di anticipo e ad allenarsi sotto il controllo dei giudici; tutte le altre persone,a decine di migliaia tra semplici spettatori, venditori ambulanti, oratori, poeti, danzatori, cantanti, giocatori d'azzardo e così via, arrivavano a loro piacimento così come anche oggi nelle fiere è dato di incontrare una folla variopinta di persone le più diverse e stravaganti.
Ma chi è l’atleta che partecipa ai Giochi olimpici, qual è il suo rango sociale, la casata cui appartiene?  Secondo la rigida normativa vigente ad Olimpia deve essere un personaggio libero, nato da genitori entrambi greci e incensurato. D’altronde, in un regime di tipo aristocratico, non può trattarsi di un personaggio di umili origini: egli, infatti, oltre a rappresentare sè stesso, rappresenta la sua città e il potere di coloro che la governao, perciò deve provenire da famiglia “illustre” e cioè nobile, ricca e soprattutto detentrice del potere. D’altronde, il lungo e stressante allenamento cui i giovani atleti devono sottoporsi impedisce di esercitare qualsiasi altra attività e richiede, anzi, una privilegiata posizione economica. C’è da ricordare, inoltre, che anche il viaggio e il soggiorno ad Olimpia sono completamente a carico degli atleti.

Il primo giorno
L'inaugurazione dei Giochi è costituita, sin dalle origini, dai riti in onore di Zeus e dal giuramento degli atleti sull'altare di Zeus Orkios. I partecipanti alle gare, i loro padri e i loro fratelli giurano solennemente davanti ad un cinghiale, sacrificato appunto a Zeus Orkios, di aver eseguito secondo le norme gli allenamenti per dieci mesi consecutivi e che non ordiranno frodi contro le regole previste dalle gare olimpiche (Sono, comunque, tramandati numerosi casi di gare truccate, che venivano punite con costose multe, il cui ricavato serviva per innalzare idoli a Zeus, contrassegnati da iscrizioni inneggianti alla rettitudine e alla moralità degli atleti; cfr. le basi delle sedici statue poste all'entrata dello stadio e  fatte erigere col ricavato delle multe pagate dagli atleti).
Parimenti i giudici proclamavano sotto giuramento la loro incorruttibilità, l’equità del loro verdetto e la segretezza del voto. Quindi, rivolti agli atleti, dicevano: “Se vi siete esercitati in maniera da  far onore alle gesta olimpiche, se non vi siete resi colpevoli di atti ignobili, andate con coraggio, altrimenti andate dove più vi piace”.

Il mattino del secondo giorno
E’ importante fare una breve osservazione introduttiva: infatti, sulla esatta e reale successione dei concorsi bisogna innanzitutto ricordare che nessuna fonte antica ci fornisce indicazioni certe e indiscutibili: quella qui presentata sulla scorta, in particolare, degli studi di M.I.Finley e di H.W.Pleket e sulla base delle testimonianze, si riferisce ai cinque giorni dei Giochi classici, dopo che erano stati riorganizzati nel 472 a.C.; nei secoli che seguirono vi furono mutamenti, che non sono però delineabili con precisione.

La corsa dei carri costituiva la gara di apertura. I carri a due ruote, tirati da quattro cavalli affiancati entravano nell'ippodromo in processione, capeggiata dai giudici con le vesti colore porpora, da un araldo e un trombettiere. Una volta passati davanti al palco dei giudici,l'araldo gridava i nomi del proprietario, di suo padre e della sua città; poi proclamava ufficialmente aperti i Giochi. A noi può sembrare un programma sbagliato, dato che la corsa dei carri si adatterebbe ottimamente più al momento culminante dei Giochi. Probabilmente si voleva aprire con la competizione che offriva la maggiore possibilità di sfoggiare splendore e sontuosità, alla quale nessuna successiva parata di concorrenti o gara era paragonabile sotto questo aspetto.
L’ippodromo non era una costruzione, ma un grande spazio aperto rettangolare, più o meno piatto, immediatamente a sud-est dello stadio (vedi figura ...) . Il lato nord era delimitato da una bassa collina su cui stavano gli spettatori, il lato sud da un terrapieno, anch’esso per gli spettatori. C’erano sedili solamente per i giudici e per alcuni personaggi famosi. Il percorso era segnato dalla linea di partenza e da due mete alle estremità, senza alcuna barriera tra le due corsie né pista curva. La linea di partenza era larga più di 250 metri, la distanza tra le mete era probailmente di poco inferiore a 400 metri.
Le posizioni sulla linea di partenza erano assegnate per estrazione e il problema che si poneva , quindi, era quello di compensare quelli che stavano alle estremità che dovevano coprire una distanza maggiore per raggiungere per la prima volta la méta più lontana. Pausania, autore del II sec., narra che venne allora costruito un congegno meccanico con una lunga barriera mobile fatta come la prua di una nave con un box separato per ogni carro; un apparecchio sollevava in successione le barriere, cominciando da quelle più esterne e procedendo verso il centro. A beneficio degli spettatori il trombettiere segnalava l’inizio e la fine delle manovre con le barriere, un delfino di bronzo appoggiato su una pertica al centro della “prua” cadeva, mentre un’aquila di bronzo “volava” da un altare. “Da quel momento - continua Pausania - è tutta questione di abilità dei guidatori e di velocità dei cavalli”.
Per dodici giri, più di nove chilometri, i cavalli lanciati tiravano i carri leggeri in brevi scatti veloci, intervallati dalle svolte a 180° attorno alle mete. Benché le regole vietassero di deviare davanti ad un concorrente, gli urti, le collisioni e gli scontri frontali erano più la regola che l'eccezione, mentre i carri percorrevano, in un numero che, forse, superava anche le venti unità, su e giù la stretta pista non divisa.
Questa gara era di esclusivo appannaggio di persone molto ricche e potenti in quanto presupponeva il possesso di scuderie, di cavalli di razza da mantenere e da sottoporre a lunghi periodi di addestramento. Del resto, sono proprio queste le vittorie più ambite, sia perché consentono di ostentare ricchezza e potere, sia perché conferiscono al concorrente un attributo di magnificenza e prodigalità nell’esecuzione di una gara di grande e spettacolare partecipazione.
Nella descrizione più bella nel suo genere, la più precisa nelle osservazioni, in tutta la letteratura greca antica, il racconto omerico dei giochi funebri per Patroclo, il vecchio Nestore dà al figlio Antiloco i seguenti consigli sul modo di rimediare alla notoria lentezza dei suoi cavalli:
L'eccitazione degli spettatori doveva scatenarsi fino al parossismo quando lo squillo della tromba annunciava l'ultimo mezzo giro. I giudici offrivano al proprietario vincitore la corona d'olivo; i fantini invece, la cui abilità e coraggio erano, come abbiamo visto, decisivi, restavano curiosamente nell'ombra, senza ottenere nulla di paragonabile alla delirante popolarità dei conducenti romani e bizantini.

La seconda competizione in programma era la gara dei cavalli e si svolgeva subito dopo quella dei carri, sullo stesso percorso. Non c’è da stupirsi se i signori preferissero non parteciapre di persona: il percorso, infatti, era stato sconvolto dalla gara precedente e montare un cavallo senza sella né staffe era veramente pericoloso (il medico Galeno del II sec. d.C. ricorda come in queste occasioni si verificassero spesso rotture nella zona dei reni e lesioni al torace e come talvolta i cavalieri siano stati sbalzati di sella e uccisi all’istante).
Anche questa corsa richiedeva una linea di partenza a ventaglio e il percorso si sviluppava probabilmente su un solo giro completo, cioè circa 800 metri.
Pausania ci racconta un’antica storia che illustra la situazione, per lo meno rispetto al povero fantino e al suo ruolo irrilevante: “La cavalla di Fidolao di Corinto si chiamava Brezza, secondo i documenti corinzi, e proprio alla partenza fece cadere il cavaliere, tuttavia corse alla perfezione, girò alla meta e quando sentì la tromba affrettò il passo e arrivò per prima dai giudici; capì di aver vinto e si fermò. Gli Elei proclamarono vincitore Fidolao”.

Il pomeriggio del secondo giorno
Era questo il momento delle gare di pentathlon (disco, salto in lungo da fermo, giavellotto, corsa dei 200 metri e lotta) che si disputavano nello stadio, ad eccezione forse della lotta, praticata a quanto pare negli spazi aperti attorno all’altare di Zeus. Le prime tre gare erano esclusive del pentathlon, mentre le altre due si svolgevano anche come competizioni indipendenti il quarto giorno.
Per ovvie ragioni, il numero dei concorrenti del pentathlon era limitato e non era raro che alcuni si ritirassero durante le prove. La vittoria non era calcolata in punti come oggi: se uno era primo in tre gare, ciò metteva fine automaticamente al confronto; altrimenti, per l’incontro finale, la lotta, il campo si riduceva a quei concorrenti che avevano ancora la possibilità di vincere in base al loro piazzamento nelle prime quattro prove: in questo caso i concorrenti meglio piazzati si affrontavano a due a due nella lotta. Il campione del pentathlon, vero trionfatore, era oggetto di onoranze particolari.

1)Lancio del disco
Normalmente l’attrezzo era di bronzo, aveva la stessa forma dei dischi moderni ed era lanciato allo stesso modo, anche se forse era un po’ più pesante. Ogni concorrente disponeva di cinque lanci, dei quali contava il migliore, segnato con un picchetto (vedi figura ...).
2) Lancio del giavellotto
L’attrezzo, più leggero e più lungo dell’asta degli opliti, veniva scagliato con l’aiuto di una cordicella, lunga 30-45 cm. avvolta strettamente attorno all’asta presso il baricentro, lasciando un cappio di circa 10 cm. che veniva afferrato con un dito: questo dispositivo serviva evidentemente a moltiplicare, grazie all’effetto - leva, la forza applicata al giavellotto.
3)Salto in lungo
Il quadro di questa gara si presenta non molto chiaro: i saltatori impugnavano dei pesi di pietra o di metallo di circa 2 chili (aJlth're"). Essi erano fatti oscillare in avanti fino all’altezza delle spalle e poi, nell’oscillazione di ritorno, il saltatore si piegava bene in avanti e balzava quando i pesi erano scesi al livello delle ginocchia. Questo per aumentare la lunghezza del salto e assicurare una buona caduta (effetti che si ottengono solo col salto da fermo e non con il salto in corsa come quello moderno). Probabilmente, così come nel lancio del disco, erano a disposizione cinque prove distinte.
E così terminava la seconda giornata, la prima delle gare vere e proprie.

 

Il terzo giorno
Questo giorno coincideva col plenilunio e quindi la mattina era dedicata ai vari riti religiosi, pubblici e privati, culminanti in una grande processione dalla Casa dei magistrati fino all’altare di Zeus, dove veniva celebrata un’ecatombe.
Il pomeriggio era riservato alle tre gare dei giovani,”): la corsa dei 200 metri, la lotta e il pugilato. Erano considerati “iuniores”, come diremmo noi,  coloro che avevano compiuti 12 anni e non avevano ancora raggiunto i 18. Questa classificazione basata sull’età scatenò numerosissimi pasticci, imbrogli e false dichiarazioni di nascita: ciononostante, Olimpia si mantenne fedele a queste gare di “iuniores” e, anzi, i vincitori venivano celebrati e acclamati alla pari dei “seniores” (basti pensare che un quarto delle odi di Pindaro a noi rimaste furono composte in onore di vincitori appartenenti a questa categoria)

La mattina del quarto giorno

La mattina dell’ultimo giorno di gara era interamente occupata dalle tre corse (200 metri, 400 metri e gara di fondo di 4800) tenute tutte nello stadio, un’area piatta alle pendici del colle di Crono, con un terrapieno sul lato opposto, assai simile all’ippodromo.La linea di partenza era segnata da una serie di pedane di marmo separate, una per ogni corridore, che appoggiava un piede contro la pedana, teneva l’altro avanzato di alcuni centimetri e si piegava in avanti per la partenza. Le false partenze erano punite e nel V sec. a. C. , per impedirle, fu introdotta una barriera costituita da asticelle comandate da un arbitro tramite un sistema di corde. L’arbitro era seduto in una buca che costituiva il vertice di un triangolo isoscele (che aveva come base la stessa linea di partenza). Al segnale della partenza l’arbitro allentava le corde facendo cadere la barriera di asticelle e gli atleti scattavano per la corsa.
La gara di velocità era una volata giù per lo stadio, la corsa di 400 metri, di lunghezza doppia, copriva un intero giro, quella di 4800 metri dodici giri. Non è chiaro dove fosse posto l’arrivo, dato che il palco dei giudici si trovava non alla fine ma a circa un terzo del percorso verso l’arrivo. Dovevano inoltre essere programmate delle fasi eliminatorie dei concorrenti, visto che sulla linea di partenza c’era posto per soli 20 partecipanti. Ad ogni modo, l’interesse e l’eccitazione dovevano essere connessi a qualcosa di diverso rispetto alla corse moderne entro corsie chiaramente segnate, su distanze precisamente uguali e su un percorso adatto. In tali condizioni, ovviamente, i tempi record dovevano essere piuttosto insignificanti.

Il pomeriggio del quarto giorno

Era questo il momento dei rudi e popolarissimi sport corpo a corpo: la lotta, il pugilato e il pancrazio. I concorrenti venivano abbinati tirando a sorte da un’urna d’argento i loro nomi e i vincitori di ogni coppia si scontravano fino alla vittoria finale. L’estrazione offriva naturalmente alle divinità protettrici la possibilità di accordare favori: l’elemento di fede e di magia che avvolgeva la dea Fortuna spiega la pratica talvolta osservata, peraltro curiosa, di riprodurre su monete e monumenti l’urna da cui si era estratto a sorte. I tre sport erano tutti brutali, per non dire violenti, in diversa misura; c’erano poche regole, non c’erano limiti di tempo né un ring; non c’erano neppure categorie di peso, come oggi, sicché il confronto al massimo livello si restringeva a uomini grossi, muscolosi e rudi
La lotta (pavlh): lo scopo era di conseguire tre atterramenti, cioè nel far toccare il terreno con le ginocchia all’avversario. Probabilmente era proibito mordere o tirare agli occhi, ma non c’erano molte altre mosse vietate. Un lottatore del V sec. a.C., Leontisco di Messina, cercava di spezzare le dita dell’avversario il più presto possibile e venne ricordato perché era stato tra i primi lottatori a sviluppare nuove prese oltre a quelle convenzionali. Tuttavai la lotta non era considerata uno sport brutale; poche fonti ne danno un’immagine particolarmente sanguinosa e dolorosa, e tanto meno risulta che fosse causa di morte.
Il pugilato (pugmhv): al contrario, particolarmente duro era il pugilato. Le mani e gli avambracci dei pugili erano legati strettamente con cinghie di cuoio duro rinforzato da piastrine di piombo, mentre le dita venivano lasciate libere. Era permesso colpire sia di pugno che con la mano aperta; i colpi proibiti erano veramente pochi e i due concorrenti combattevano senza interruzione finché uno non era messo fuori combattimento o alzava la mano destra in segno di resa.
In questa disciplina la linea di demarcazione tra correttezza e scorrettezza era più vicina al “tutto è ammesso” di quanto noi accettiamo oggi. I pugili, e del resto tutti gli atleti, non conoscevano l’uso di stringersi la mano prima o dopo un incontro. Lo spirito dei versi di Pindaro, “volevi il loro male ... la sventura li ha azzannati”, era incompatibile con un gesto simile.
Il pancrazio (pagkravtion): era sicuramente lo sport preferito tra tutti e deriva il suo nome dall’aggettivo pagkrathv" “onnipotente”, epiteto tipico di Zeus. Questa disciplina può essere considerata come una combinazione di lotta, e judo con l’aggiunta di un po’ di pugilato: i contendenti si scambiavano pugni, calci, schiaffi, lottavano, si mordevano e anche tiravano agli occhi, sia pure contro il regolamento, finché uno si arrendeva battendo la mano sulla schiena o sulla spalla del vincitore. Eppure gli antichi consideravano il pancrazio meno pericoloso del pugilato, tanto che era praticato largamente non solo da atleti più o meno professionisti, ma anche da ragazzi nei ginnasi locali.

Prima della conclusione dei giochi, restava una sola gara. la corsa dei 400 metri con l’armatura. Uno scrittore tardo dice che essa si teneva per ultima allo scopo di segnare la fine della tregua olimpica, ma questa sembra una spiegazione erudita, escogitata a posteriori senza alcun fondamento. La spiegazione più semplice e più plausibile è che si desiderava riflettere nei giochi il fatto che la fanteria aveva soppiantato la cavalleria come principale arma militare dei greci. In origine, probabilmente, gli atleti correvano con l’armatura completa, ma ben presto della panoplia restarono solo l’elmo, lo scudo e per un certo tempo gli schinieri (cfr. figura...). E’ difficile sottrarsi all’impressione che questa gara offrisse una coda leggermente comica a un pubblico esausto dopo una lunga giornata di corse, pugilato, lotta e pancrazio; d’altronde essa restò nel programma dall’anno in cui fu introdotta (520 a.C.)fino alla fine.
Due altre gare fecero una breve apparizione ai Giochi: il pentathlon dei giovani(disputato una sola volta nel 628 a.C. e poi abbandonato er motivi sconosciuti) e la corsa dei carri trainati da coppie di muli (introdotta nel 500 e lasciata cadere dopo i Giochi del 444 a.C.).
In conclusione la lenta evoluzione del programma olimpico può essere valutata dalla tabella seguente che indica la data (sempre a.C.) in cui ogni gara fu disputata per la prima volta e la città o la regione di provenienza del vincitore.

 

TIPO DI GARA

ANNO DI INTRODUZIONE

ORIGINE DEL VINCITORE

200 METRI

776

ELIDE

400 METRI

724

ELIDE

4800 METRI

720

SPARTA

PENTATHLON

708

SPARTA

LOTTA

708

SPARTA

PUGILATO

688

SMIRNE

CORSA DEI CARRI

680

TEBE

CORSA DEI CAVALLI

648

CRANNON (Tessaglia)

PANCRAZIO

648

SIRACUSA

200 METRI GIOVANI

632

ELIDE

LOTTA GIOVANI

632

SPARTA

PUGILATO GIOVANI

616

SIBARI

CORSA CON L’ARMATURA

520

EREA (Arcadia)

 

Appare subito ovvio che si può parlare solo in retrospettiva del 776 a.C. come data d’inizio dei giochi olimpici (al plurale): per una sola gara, la corsa dei 200 metri, disputata prima ancora che esistesse uno stadio, è difficile parlare di “Giochi”. Tuttavia, la tradizione antica insiste tanto sulla data del 776 che non possiamo metterla da parte; forse fu quello il primo concorso sacro nella storia greca, distinto dai giochi funebri e dai passatempi.

Il quinto giorno

Il quinto giorno si celebrava il trionfo dei vincitori: alle prime luci dell’alba questi si avviavano verso il tempio di Zeus portando un ramo di palma; intorno al capo  avevano una benda rossa, un colore ritenuto simbolo divino e di potere. Lungo il percorso la folla lanciava foglie e fiori. Giunti al tempio i vincitori si fermavano dinanzi ad un tavolo sul quale erano deposte le corone, premio della vittoria, intrecciate con i rami dell’ulivo sacro. All’incoronazione dei vincitori seguivano banchetti e cortei trionfanti. Gli atleti ricevevano ricompense più concrete in patria: i loro nomi venivano incisi nei templi, la loro maestria celebrata dai poeti, la loro immagine immortalata nelle statue. La città li ricompensava con olio, bestiame, denaro e alcuni venivano mantenuti a vita dalla città stessa.

4) Le raffigurazioni artistiche degli atleti e la celebrazione dei vincitori e dei valori da essi rappresentati

Una vittoria ai Giochi olimpici non può esaurirsi nel fuggevole attimo della conquista del primato o dell’incoronazione con il serto di ulivo: essa va ricordata ed eternata nei secoli. Poeti e scultori sono, allora, gli artefici di questo onore, di questa gloria destinata a sopravvivere a vittorie e vincitori. Ed è proprio ad Olimpia il palcoscenico in cui si rappresentano le più belle e leggendarie composizioni artistiche.
Se le odi e gli epinici (canti di vittoria) sono recitati al momento della vittoria per essere poi eternati per iscritto, le statue dei vincitori rimangono per sempre nell’Altis, il recinto sacro di Olimpia., davanti al tempio di Zeus. Dalle più antiche rappresentazioni in legno di Prassidamo, campione di pugilato nel 544 a.C. e di Rexibios, che vince nel pancrazio nel 536 a.C., si passa alle statue in bronzo descritte dal geografo Pausania che sottolinea, pur nella diversità di epoche storiche, l’identità del tema sviluppato: la figura umana e l’espressione dell’ideale atletico, tema figurativo che ha avuto una straordinaria importanza nella scultura greca, tanto da costituirne il filo conduttore.
Ma cosa è giunto fino a noi di queste sculture sportive? Molto poco, ma è possibile giudicare il valore e lo spirito di queste competizioni attraverso repliche e copie di età romana, relative ad un tema figurativo sempre caro e vivo nella società antica.
Dalla rigida impostazione dei kouroi arcaici, che vibrano di un’intensa vitalità interna, si passa ad una ricerca fondata sulla resa della figura in movimento, espressa dalla rivoluzionaria impostazione del Discobolo di Mirone. L’atleta è colto nel momento del lancio, con ardito e staordinario equilibrio; il suo corpo e la sua musclatura sono tesi e concentrati nello sforzo per vibrare il colpo decisivo.
La scuola peoloponnesiaca, soprattutto con Policleto, detta nuove regole sull’impostazione della figura umana stante in un secolodi ricerca formale. Norme di simmetria, precise proporzioni per le diverse parti del corpo, nuovi ritmi nella ponderazione sono imposti dal canone policleteo, mirabilmente espressi dal Diadumenos -l’atleta che si allaccia la benda della vittoria- o dal Kyniscos, il giovane che si incorona, forse il pugile di Mantinea vincitore nel 460 a.C. nei Giochi olimpici.
Ma cosa c’è di individuale in queste raffigurazioni? E’ possibile riconoscere nella statua i tratti, i lineamenti dell’atleta vincitore? E’ questo un tema assai dibattuto dalla critica moderna, che nasce dalla testimoninza tramandataci da Plinio, vigile e attento collezionista di fatti nella sua Naturalis Historia.Come egli sostiene, al limpia vengono dedicate, a coloro che hanno riportato la vittoria per tre volte, statue che esprimno una somiglianza con le “membra” del vincitore. Se con questa affermazione vogliamo intendere che le statue degli atleti avessero un intento ritrattistico, andremo incontro ad un grave errore. Infatti, è impossibile pensare ad un fenomeno aristico di questo tipo almeno per quanto riguarda il periodo classico. Fino al V secolo a.C., rigidi criteri estetici e morali impongono una ideale perfezione: viene eliminato, perciò, tutto ciò che è soggettivo e personale, che potrebbe turbare l’armonico equilibrio dell’intera composizione. E’ possibile, invece, che l’unico riferimento individuale si limitasse all’espressione dell’età più o meno giovanile dell’atleta.
Solo a partire dal IV secolo a.C. si evidenzia una spiccata sensibilità nei confronti di una visione individualistica; Lisippo e la sua scuola sono i grandi innovatori nella ricerca intesa a riprodurre la figura nello spazio con effetto tridimensionale, ma ancora più originale è il loro intervento per lo spiccato interesse verso l’individuo e verso la sua personalità. L’Apoxyomenos, l’atleta che si deterge con lo strigile, capolavoro della piena maturità di Lisippo, rappresenta l’apice delle ricerche formali sulla figura atletica ed apre con il suo espressivo individualismo una nuova strada ai nuovi interessi dell’età ellenistica. In quest’epoca la figura dell’atleta no è più idealizzata: non è importante che essa corrisponda ai più rigidi requisiti della bellezza, ma che esprima le caratteristiche del personaggio, i “segni” della sua attività. Sono improntate ad un sempre maggiore espressionismo opere come la testa in bronzo riferibile forse al pugile Satyros di Elide, modellata da Silanion nel 330 a.C. e si vanno via via definendo elementi peculiari della ritrattistica vera e propria. L’interesse dell’artista si concentra sulla resa del volto dell’atleta; gli occhi sono sempre più grandi e dallo sguardo profondo e intenso, l’espressione diventa spesso patetica quasi a sottolineare il duro sforzo richiesto per conquistare la vittoria.
Con toni più o meno accentuati si ribadisce questa nuova tendenza artistica, che sfocia in raffigurazioni di un verismo esaperato e compiaciuto mirabilmente esemplificate dalla statua in bronzo del pugile in riposo del Museo Nazionale Romano. L’atleta no è fiero e aitante come nell’età classica, ma stanco e depresso mentre cerca riposo durante una gara o un allenamento. Le prorzioni del suo corpo non sono perfette né corrispondono ad un’ideale perfezione ma si addicono piuttosto in una visione naturalistica a chi svolge una pesante attività fisica. Egli è il rappresentante di una nuova professione, quella sportiva, e ne porta sul corpo e sul viso i segni e le cicatrici.

 

ILIADE, XXIII, vv.304-348

...  e il padre accostandosi
consigliava con animo amico il figlio, già saggio per sè;
"Antiloco, han preso ad amarti, per quanto giovane,
Zeus e Poseidone, e tutte t'appresero l'arti
dei cavalieri; d'insegnarti non c'era gran bisogno.
Tu sai girare bene intorno alla mèta. Ma i tuoi cavalli
son tardi a correre; e penso che sarà un guaio.
Son più veloci i cavalli degli altri. Essi però
non sanno poi pensare molte più astuzie di te.
Tu dunque, mio caro, tutta mettiti in cuore
l'arte, ché i premi non ti debban sfuggire.
Per l'arte più che per forza il boscaiolo eccelle,
con l'arte il pilota sul livido mare
regge la rapida nave, squassata dai venti, per l'arte l'auriga può superare l'auriga.
Chi può fidarsi nei cavalli e nel carro,
ma gira da stolto, a casaccio,
sbandano i suoi cavalli pel campo, ché non li guida:
ma chi, pur guidando cavalli peggiori, sa molte astuzie,
gira stretto guardando sempre la mèta e non dimentica
prima di tutto di reggere con le briglie di cuoio
i cavalli, fermo li guida, l'occhio su chi lo precede.
Il segno io ti dirò, molto chiaro, non può sfuggirti:
un tronco secco s'innalza quanto è un braccio da terra,
sia di quercia o pino, e non marcisce alla pioggia:
due sassi bianchi di qua e di là vi s'appoggiano,
al crocevia; intorno è liscia la pista:
forse tomba d'un uomo morto in antico
fu, o termine fra le genti d'un tempo.
Ora ne ha fatto la mèta Achille glorioso piede rapido.
Spingi accosto il carro e i cavalli fino a sfiorarlo,
e nella cassa ben intrecciata piegati, intanto,
un po' a sinistra di quelli; il cavallo di destra
pungola e sgrida, allentando le redini,
e il cavallo sinistro ti sfiori la mèta,
tanto che sembri quasi raggiungerla il mozzo
della ruota ben fatta; ma non toccare la pietra,
che tu non ferisca i cavalli e non fracassi il carro:
gioia per gli altri, ma biasimo a te ne verrebbe!
Dunque, mio caro, sii prudente e guardingo.
Se stretto alla mèta puoi girare correndo,
nessuno v'è che possa pigliarti d'un balzo o passarti,
nemmeno se ti incitasse dietro il glorioso Arione,
il veloce cavallo d'Adrasto, ch'era stirpe di numi,
o quelli di Laomedonte, che qui sono i migliori".

 

Fonte: http://carioca40.altervista.org/olimpiadi/OLIMPIA_testo_unit__didattica.DOC

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

LE OLIMPIADI

Dopo 2672 anni dalla celebrazione della prima edizione dei giochi olimpici dell’antica Grecia, Il 6 Aprile 1896 si celebrarono ad Atene i "Giochi della  I° Olimpiade dell’ Era Moderna". Riaprire i giochi non fu certo un’impresa facile, resa possibile solo dall’impegno e dalla perseveranza di un giovane barone francese Pierre de Coubertin grande appassionato di sport.
Dopo la soppressione dei giochi olimpici nel 393 d.C. da parte dell’imperatore Teodosio su esplicita richiesta del vescovo di Milano a causa della corruzione in cui erano caduti, in molti cercarono di organizzare una nuova edizione ma i diversi tentativi del 1859 e poi del 1870 e del 1875 erano stati fallimentari soprattutto per la mancanza di strutture adeguate che degradarono i giochi a una gara rionale. A differenza dei suoi predecessori però de Coubertin non si arrese tanto facilmente e spese gran parte del suo patrimonio in viaggi in tutto il mondo, compresa l’America, per ottenere consensi al suo progetto. Riuscì così nel 1892 ad ottenere l’approvazione dell’Unione francese per gli sport atletici e successivamente l’approvazione della  I° Olimpiade dell’era moderna da parte del Congresso internazionale di Parigi del 1894. Non restava che stabilire la data ed il luogo in cui si sarebbero tenuti i nuovi giochi olimpici: de Coubertin li avrebbe voluti a Parigi, ma la scelta cadde su Atene. Il futuro inventore delle Olimpiadi attraversò più volte la Manica per studiare il sistema scolastico inglese: ne auspicava l'adozione in Francia. Grazie a questa esperienza ebbe l'ispirazione per elaborare i principi dello sport moderno e dell'Olimpismo che secondo lui dovevano essere prima di tutto strumenti di crescita fisica e morale dei giovani. Principi che il barone francese vedeva esaltati in quello che definiva atletismo, e che si può identificare nello sport di matrice anglosassone che educa al sacrificio, alla disciplina e alla responsabilità, senza togliere nulla all'autonomia e alle capacità decisionali del singolo. In ciò l'atletismo si differenziava dalla ginnastica tedesca che, per l'inventore delle Olimpiadi, rappresentava invece uno strumento del nazionalismo e del militarismo. Proprio alla luce di queste considerazioni, deve essere stata per de Coubertin un'amara beffa dover assistere all'undicesima edizione dei Giochi Olimpici, quella organizzata con spirito nazionalista, militarista e razzista dal regime nazista, a Berlino, nel '36. Pierre de Coubertin muore a Losanna il 2 settembre 1937. Il barone francese chiese che il suo cuore fosse seppellito ad Olimpia. Così è stato fatto. La prima Olimpiade, e alcune delle successive, si svolse secondo regole assolutamente diverse da quelle esistenti al giorno d'oggi. Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport come hobby. Per questo motivo alcune figure restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nei successivi giochi. Gli atleti iscritti all'edizione inaugurale delle Olimpiadi furono 249, di cui ben 168 greci ed altri 81 atleti in rappresentanza di 13 paesi, secondo la suddivisione politica dell'epoca (ma 17 secondo quella attuale), che gareggiarono in 43 competizioni suddivise in nove discipline sportive: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo. Per quanto ben organizzate e sorrette da una buona campagna di stampa, le rappresentative degli stati stranieri erano ben lungi dall'essere una selezione dei migliori atleti di ogni paese, in quanto vigeva il principio decoubertiano del dilettantismo. La maggior parte degli atleti pagò di tasca propria il viaggio e in alcuni casi parteciparono alle gare anche dei turisti che in quel momento stavano visitando la Grecia e che si iscrissero ai giochi spinti solamente dall'entusiasmo. Le donne non potevano partecipare in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come Melpomene. Il nome reale era Stamati Revithi. Non le fu consentito di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno. Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri ufficiali. Agli atleti non vennero distribuiti premi e solo i primi due classificati ricevettero un riconoscimento: una medaglia d'argento e una corona d'ulivo per il vincitore, una medaglia di bronzo e una corona d'alloro per il secondo classificato. Il primo campione della storia delle Olimpiadi moderne fu James Connolly per gli Stati Uniti, che vinse il salto triplo. Il francese Paul Masson vinse tre delle sei gare ciclistiche in programma e l'ungherese Alfred Hajos due delle quattro di nuoto. Gli atleti americani dominarono i tornei vincendone nove su dodici.
Tra le competizioni venne inserita per la prima volta ufficialmente la maratona, vinta dallo sconosciuto pastore Spiridon Louis, che in Grecia divenne un vero e proprio eroe nazionale. La manifestazione sportiva si concluse il 15 aprile. Anche se le gare, nel complesso, non furono di alto profilo tecnico i giochi Olimpici del 1896 vengono ricordati come un successo organizzativo, soprattutto per merito dell'entusiasmo espresso dagli spettatori greci. Al ricevimento di chiusura re Giorgio I di Grecia suggerì che le Olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene ma Pierre de Coubertin ed il CIO rimasero sull'idea originale di assegnare i giochi ad una città sempre diversa. I Giochi dell'edizione del 1900 si sarebbero tenuti a Parigi, mentre quelli del 1904 erano già assegnati agli Stati Uniti, in una sede da definire.

Le Olimpiadi del 1900, disputate dal 20 maggio al 28 Ottobre a Parigi, ebbero ben poco di olimpico, nonostante i buoni risultati ottenuti. I giochi si svolsero in condizioni difficili, durarono più di cinque mesi e spesso per le gare si utilizzarono campi di fortuna mentre le gare di nuoto furono tenute addirittura nella Senna.

Anche nel 1904 lo spirito Olimpico viene messo a dura prova soprattutto a causa della decisione di organizzare le Olimpiadi a Saint Louis, dal 1° di Luglio al 29 Ottobre, in occasione del centenario dell’indipendenza dello stato nord Americano della Louisiana. Anche questa volta le Olimpiadi diventano una sorta di mostra mercato che ospita contemporaneamente gli "Antrhopological days", con gare riservate a neri, pigmei e mediorientali. Dall’Australia arrivò un nuovo modo di nuotare, il "crawl" quello che oggi comunemente viene definito "stile libero". Compare la boxe e gran successo viene ottenuto da un nuovo gioco di squadra: la pallacanestro. Archie Hahn ottiene il miglior risultato sui 200 metri, mentre nella scherma il cubano Ramòn Fonst, vince tre ori. La classifica delle nazioni è dominata dagli USA che vincono 80 medaglie d'oro su 100 gare. Uno dei fatti più curiosi riguarda la maratona nella quale si dice si sia promesso in premio al vincitore un bacio della bellissima Alice Roosevelt, figlia del presidente degli Stati Uniti. Ma la maratona ebbe un altro clamoroso colpo di scena: il vincitore, il cow-boy Fred Lorz, dopo aver ricevuto il premio confessa candidamente di essersi fatto accompagnare per gran parte della maratona da un carro e viene squalificato, così il secondo, Thomas Hicks giunge al traguardo stravolto ed ansimante e vince la maratona: soltanto dopo si viene a sapere che è stato aiutato da un dottore con delle sostanze stimolanti. Si parla per la prima volta di Doping.
A Londra le Olimpiadi ritrovano finalmente la solennità iniziale e Re Edoardo VII, grande sportivo, farà personalmente da giudice in molte gare. Si costruiscono, grazie ad una sottoscrizione popolare e ai guadagni dell’esposizione franco-britannica, lo stadio, la piscina ed il velodromo. Potrebbe essere stato anche l’anno dell’Italia se Giolitti non avesse rifiutato l’offerta del CIO di fare svolgere i giochi a Roma. Le gare si svolgono in sei mesi. Il nuotatore inglese Henry Taylor e il mezzofondista yankee Melvin Sheppard sono gli atleti più premiati. Per la seconda volta gareggia l’Italia con ben 68 concorrenti conquistando 4 medaglie d’oro ed altrettante medaglie d’argento. E’ stata la prima Olimpiade in cui un atleta nero vince un oro. Ma, il vero Eroe dell’Olimpiade è Dorando Pietri, vincitore della maratona, subito squalificato perché soccorso a pochi metri dal traguardo, anche se questo sarà solo l’inizio. La vicenda commuove il mondo intero tanto che la regina Alessandra lo premia come vincitore morale e Pierre de Coubertin lancia il motto: "l’importante dei Giochi non è vincere ma partecipare, così come nella vita l’importante non è trionfare ma lottare" ricopiato dal sermone di un vescovo americano.
Se a Londra le Olimpiadi avevano ritrovato la loro solennità, a Stoccolma la manifestazione, tenutasi dal 5 Maggio al 22 Luglio, ottiene una straordinaria consacrazione rimasta inalterata per decenni, con nessuno scopo di lucro né di sfruttamento economico, ma caratterizzata da un profondo senso dell’unione tra i popoli.

La sesta edizione delle Olimpiadi era stata assegnata a Berlino e si doveva tenere nel 1916, ma visto l’incalzare della guerra si rinunciò e la decisione definitiva dette il benestare ad Anversa (20 Aprile - 12 Settembre). Non sono invitate Germania, Austria, Bulgaria, Turchia e Ungheria sconfitte in guerra. Appare ora il simbolo con i cinque anelli intrecciati ed il giuramento letto da Victor Boin:  "Giuriamo di presentarci ai giochi olimpici come concorrenti leali, rispettosi delle norme che li regolano e desiderosi di partecipare con spirito cavalleresco, per la gloria dello sport e l’onore dei nostri paesi".
Fatto del tutto simpatico è il debutto italiano alla gara di pallanuoto, nella quale, essendo costretti a gareggiare nelle freddissime acque del porto e terminando in parità il primo tempo, gli atleti si rifiutano di tuffarsi per terminare la partita.

Le Olimpiadi tornano a Parigi (4 Maggio - 27 Luglio) e anche questa volta non mancano gli intralci e lentezze burocratiche che rischiano di ostacolare l’organizzazione dei giochi. Col successivo intervento del governo e gli stanziamenti si costruiscono uno stadio da sessantamila posti ed una piscina con vasca da 50 metri. Si verifica un vero e proprio boom nelle iscrizioni, partecipano infatti 44 nazioni, le uniche a mancare sono la Russia e la Germania, che ancora debbono scontare la sconfitta in guerra:

Amsterdam ospita la IX Olimpiade. Sarà l’ultimo anno in cui si parla dei Giochi Olimpici come di un avvenimento solo sportivo. D’ora in poi anche le donne potranno gareggiare nell’atletica leggera e nella ginnastica. In questa edizione si festeggia anche la fiamma olimpica di origine greca che sarà il simbolo del’inizio dei giochi olimpici.

Los Angeles supera bene la terribile crisi economica del 1929, rendendo l’organizzazione dei giochi ad un livello molto superiore a quello della passata edizione di Saint Louis. Per dimostrare l’effettiva conclusione della crisi che aveva piegato gli Stati Uniti, si cercò di organizzare i Giochi in grande stile con la ristrutturazione dello stadio Coliseum con una capienza di centocinquemila spettatori, e la creazione di un villaggio olimpico riservato a tutti i partecipanti alle competizioni, ai loro organizzatori e preparatori solo di sesso maschile. Le donne saranno ospitate in albergo.

Berlino, allora città del nazismo e delle discriminazioni razziali verso gli ebrei con il Führer von Reich Adolf Hitler diviene, per il 1936 (1° - 16 Agosto), sede dei giochi olimpici con il timore da parte degli altri stati di una discriminazione razziale che poi in realtà non si verificò in alcun modo, avendo loro capito che questa poteva essere una buona occasione propagandistica della dittatura e delle bellezze tedesche, sontuose ed imponenti. Pur vantando gli Stati Uniti degli atleti veramente eccezionali come il nero Jesse, diminutivo di James Cleveland Owens che riesce a vincere ben 4 medaglie d’oro, in barba a Hitler che ritiene i neri una razza inferiore e alla quale non ha mai voluto fare le sue congratulazioni.

Londra: dal 1936, ultimo anno delle Olimpiadi, sono trascorsi 12 anni e la guerra con le sue tragedie e i suoi disastri aveva fatto sì che non si organizzassero le edizioni del 1940 e del 1944. I danni erano stati devastanti e le risorse per poter organizzare una Olimpiade erano limitate, tanto che le Nazioni dei partecipanti a questa edizione dei Giochi erano costrette ad inviare i viveri da casa e gli atleti ad alloggiare in baracche, ma l’entusiasmo degli spettatori rese l’atmosfera festosa e in grado di dimenticare almeno per quel periodo i disastri presenti della guerra.

La Scandinavia, che aveva ospitato i giochi quaranta anni prima, ritorna sede, con Helsinki, delle Olimpiadi e ottiene molto successo. Dopo 40 anni ritorna la Russia e partecipano di nuovo anche i paesi sconfitti dalla guerra, Germania e Giappone. Il compito di portare la grande fiamma di Olimpia all’interno dello stadio fu assegnato a Paavo Nurmi che aveva vinto in due delle precedenti edizioni ben nove medaglie d'oro. L’uomo più acclamato fu Emil Zatopek, soprannominato "uomo cavallo", che riuscì in una sola settimana ad imporsi nei 5000 metri, nei 10.000 metri e nella maratona. L’Italia poté vantare le vittorie di Carlo Pedersoli, attuale attore conosciuto come "Bud Spencer", che riuscì a vincere i 100 metri scendendo sotto al minuto.

La scelta di eleggere la città Australiana di Melbourne (22 Novembre - 8 Dicembre) come sede dei Giochi Olimpici suscitò grande scalpore ma alla fine fu ritenuta giusta visto che ben 10 sulle 11 edizioni si erano finora tenute in Europa.

Finalmente Roma! Si proprio così, dopo che De Coubertin, organizzatore delle prime edizioni delle Olimpiadi Moderne, l’aveva decantata come nuova Grecia e richiesta inutilmente più volte. Bellissimo ed emozionante il successo di Livio Berruti che riuscì sotto lo sguardo e lo stupore di tutti a dominare e vincere nei 200 metri, battendo e lasciando senza parole, o meglio senza possibilità di vittoria, i blasonati campioni Statunitensi. Nell’ambito dei Giochi, Roma organizza la maratona al di fuori dello stadio, con partenza dal Campidoglio ed arrivo sotto l’arco di Costantino dove la vittoria è assegnata ad Abebe Bikila, etiope che corre a piedi nudi. Donne di rilievo dell’epoca furono Wilma Rudolph , "la gazzella nera" che vinse ogni gara di velocità.

Per la prima volta i Giochi Olimpici vengono disputanti in una nazione dell’Est, in Giappone a Tokio, in un paese che riesce a dimostrare la sua grande capacità organizzativa e di essere all’avanguardia nelle telecomunicazioni. Fu infatti il primo anno che grazie ad un satellite artificiale si riuscì a vedere le Olimpiadi in tutto il mondo. La fiamma di Olimpia è accesa da Yoshinori Sakai, uno studente di Hiroshima.
Ma il problema di queste Olimpiadi come quello della precedente edizione fu la forte rivalità nata tra le due potenze maggiori Stati Uniti e Unione Sovietica che gareggiarono in un clima molto ostile.

Le Olimpiadi Messicane saranno ricordate per i disagi e le tragedie che si verificarono in tante parti del mondo, fu veramente un anno tormentato. A parte il fatto che Città del Messico si trova a 2200 metri sopra il livello del mare, circostanza questa che riduce resistenza e forza fisica degli atleti non abituati a simili altitudini, in quell’anno ci furono poi problemi razziali e rivolte che fanno del 1968 l’anno delle Rivoluzioni, delle contestazioni, l’anno dell’assassinio di Martin Luther King e delle rivolte tra neri e bianchi. Per la prima volta è una donna, Norma Enriqueta Basilio Sotero a portare la fiaccola con la fiamma di Olimpia all’interno dello Stadio.
In questa edizione, dominata dalle paure delle guerre razziali, i più forti atleti del sud America, vincitori di gare, vengono espulsi dal villaggio olimpico per aver fatto gesti ed aver indossato indumenti provocanti durante la cerimonia di premiazione. Il fatto più clamoroso accade il 17 Ottobre quando Tommie Smith e John Carlos, primo e terzo nei 200 metri, salgono sul podio a piedi nudi sollevando il pugno alzato ed abbassando la testa quando viene sollevata la bandiera americana, in segno di protesta per la considerazione dei bianchi americani verso i negri considerati come "animali, buoni unicamente per correre più velocemente oppure per saltare più in alto o più in lungo" come disse Smith.

Monaco di Baviera: già nel sessantotto si era temuto per l’incolumità degli atleti e della riuscita della manifestazione, ma mai si sarebbe creduto che in questo luogo così lontano dai diverbi e dalle rivolte si sarebbe celata una edizione dei giochi dominata dal sangue e dalla violenza. Dopo una settimana d’apertura il gruppo "Settembre Nero", un’organizzazione di terroristi arabi, riuscì ad eludere la sorveglianza del villaggio olimpico ed entrò negli alloggi della squadra israeliana mettendo a segno una vera e propria strage con l’uccisione dell’allenatore e di alcuni atleti, il ferimento di altri e prendendone diversi ostaggi. I malviventi furono poi catturati e le gare ripresero nonostante le critiche di molti che ne avevano chiesto la sospensione.

Il disastrosi fatti della precedente edizione di Città del Messico porta gli organizzatori dell’Olimpiade di Montreal (17 Luglio - 1° Agosto) a creare una linea di difesa e controllo intorno agli atleti ed ai luoghi da loro frequentati.
Desta molto interesse sia da parte degli sportivi che dal pubblico in genere e presa di mira anche dalle televisioni, la ginnasta rumena Nadia Comaneci, definita la "Liana vivente" per la sua completa agilità e la sua perfezione nei movimenti, che riesce ad aggiudicarsi un oro un argento ed un bronzo e cosa più importante, riesce a vincere con tre "dieci", votazione che nessuna mai nella storia della ginnastica artistica è riuscita ad eguagliare.

Come tradizione, ogni edizione dei giochi è caratterizzata da qualche fatto interessante politico o sportivo. Questa volta, a Mosca, vista la guerra tra Afganistan e forze Sovietiche, ai Giochi (19 Luglio - 3 Agosto) non partecipano per protesta molte delle nazioni più avanzate.

Se nella precedente edizione molte nazioni non avevano preso parte ai giochi, anche questa volta non è da meno. Infatti la Russia, adirata per il comportamento che gli Stati uniti avevano avuto quattro anni prima, decide di ritirarsi dando la colpa alle poche misure di sicurezza, ma soprattutto per la presunzione che Los Angeles utilizzi questa edizione dei giochi (28 Luglio - 12 Agosto) per scopi di lucro, eliminando lo spirito sportivo che queste gare rappresentano. Vista il ritiro dell’URSS, tutti gli altri paesi comunisti preferirono non presentarsi

"L’Olimpiade del doping", questo è l'episodio saliente che si ricorda di questa edizione dei giochi di Seoul (28 Luglio - 12 Agosto), così ben organizzati e trasmessi da tutte le maggiori televisioni del mondo, ma testimoni di una grande sconfitta morale. Ben Johnson, il vincitore dei 100 metri viene squalificato per doping. Sembra che l’euforia del gioco sia passata e conti sempre più cercare la vittoria ad ogni costo e con ogni mezzo.

I giochi di Barcellona (25 Luglio - 9 Agosto) si possono definire quelli delle scissioni, nascono infatti nuovi stati indipendenti (Estonia, Lituania, Lettonia) e della partecipazione alle gare di una squadra unica per le due Germanie ormai riunite.

Quelle di Atlanta (25 Luglio - 9 Agosto) sono i giochi del centenario, da quelle povere del 1896 si passa a questa edizione ricca e sfarzosa dove gli sponsor dettano le regole. Le Olimpiadi sono diventate oramai una gigantesca macchina commerciale con interessi enormi dove lo spettacolo dei giochi passa quasi in secondo piano. Ma a riportarli in una dimensione umana, sul piano dei buoni sentimenti, ci pensa Muhammad Ali, il mitico e mai dimenticato Cassius Clay, oro nei pesi massimi nelle olimpiadi di Roma, che con mano lenta e tremante per il morbo di Parkinson, tra la commozione generale, accende il sacro fuoco Olimpico.

Si chiudono i Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney (15 Settembre - 1° ottobre) e lo spettacolo dei fuochi pirotecnici sull'acqua ha emozionato il mondo intero. Ma più ancora hanno emozionato le grida di esultanza e i sorrisi dei grandi campioni che si sono imposti nella varie discipline. Dopo un lungo viaggio la fiaccola Olimpica aveva raggiunto l'emisfero sud per le prime Olimpiadi del millennio.

E’ finita l’Olimpiade di Atene tenutasi nei luoghi storici della prima edizione, quella dell’eccesso di sicurezza, degli scrupolosi controlli anti-doping, del duello a suon di medaglie tra Stati Uniti, Cina e Russia, quella dei trionfi azzurri, dei pianti di gioia o delle lacrime di rabbia. Con la cerimonia di chiusura, è calato un sipario fatto di tante belle bandiere di molte le nazioni, pronto a riaprirsi a Pechino, tra quattro anni. Alla fine, bagno di folla per tutti, specialmente per Jacques Rogge, paladino dello sport pulito: "Questi sono stati i giochi dove è diventato sempre più difficile ingannare. E dove gli atleti puliti sono stati protetti". "D’accordo con la tradizione, dichiaro che questa ventottesima edizione dei giochi è conclusa e chiamo a raccolta i giovani di tutto il mondo per festeggiare i prossimi giochi, quelli di Pechino". Il commiato, ovviamente è spettato a lui dopo una cerimonia di chiusura bella, come quella inaugurale, dove a farla da padrona sono stati gli elementi: la terra, il fuoco, il mare ed il cielo. La fiaccola olimpica è stata spenta, lentamente, in maniera emozionante. La magia dei giochi è anche questa. La festa ha esaltato i simboli sacri ad ogni cultura: l'acqua, il fuoco, la pace. Praticare sport significa dunque impegnarsi in un continuo miglioramento, misurarsi con sé stessi per superare i propri limiti, lottare per spostare più in là ciò che ci è naturalmente precluso. Lo sport, educazione alla vita, esige chiarezza perchè possa fungere da modello: rifiutate il doping, ha sottolineato con grande energia il presidente del CIO, Jacques Rogge, rivolgendosi agli atleti. Al di là dello spettacolo e delle emozioni quali l'accensione della fiamma olimpica da parte di Nikos Kaklamanakis, campione olimpico nel windsurf ad Atlanta 1996, il cuore dell'evento è stato il corteo olimpico degli oltre diecimila partecipanti appartenenti a duecentodue paesi. Il mondo è sfilato al cospetto della storia ed ha trovato la forza di sorridere e di salutare anche là dove sono palesi le violazioni dei diritti umani, le discriminazioni razziali, i fanatismi religiosi. Gli atleti sono stati uno spettacolo nello spettacolo: la spontaneità dei giovani protagonisti dei Giochi ha simpaticamente rotto il protocollo ma anche questo ha contribuito a sottolineare il grandioso inno alla persona umana che è stato ieri sera cantato. Gli atleti hanno sfilato fotografando e riprendendo con videocamere il pubblico: il vero protagonista della festa è stato davvero l'essere umano, nella sua molteplicità di opinioni, costumi, fedi religiose, tradizioni e miti. Eventi come i Giochi olimpici e come la cerimonia di ieri sera sono salutari perchè insegnano, con l'eloquenza delle immagini, che nell'accettazione delle differenze c'è vera crescita personale e miglioramento culturale.

 

Fonte: http://www.liceodanilodolci.it/files/public/Coniglio/le%20olimpiadi.doc

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