Subacquea

 


Subacquea

 

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Subacquea

 

UN PO DI STORIA………

 

Il mare ha da sempre rappresentato una barriera per l’uomo, un limite alle sue attività e una sfida alla sua curiosità. Sotto la sua superficie si nascondeva un mondo inesplorato, popolato nell’immaginario collettivo, da mostri e creature leggendarie, un mondo spaventoso e affascinante che l’uomo ha in vari modi tentato di conoscere. La possibilità di esplorare l’ambiente subacqueo è data dalla istintiva capacità, che l’uomo condivide con pochi altri mammiferi, di immergersi sott’acqua trattenendo il respiro.
Questo sistema, l’apnea, pur con tutti i limiti, permise ai nostri progenitori di intraprendere l’avventura sottomarina ed essi misero questa capacità al servizio delle proprie necessità alimentari, delle proprie esigenze di lavoro e, purtroppo anche per offesa e difesa nei confronti dei propri simili.
Fin dall’antichità si ha notizia di incursioni di subacquei in campo nemico e di sistemi difensivi contro tali incursioni: basta citare i “commandos” greci che, secondo Erodono, durante la battaglia di Salamina inflissero gravi perdite alla flotta persiana nuotando sott’acqua, oppure gli “urinatores” dell’esercito romano.
Un’ altra attività subacquea, che ha origine in tempi lontanissimi, è quella dei pescatori di perle del Pacifico e dei pescatori di lunghe aste acuminate, presenti in tutti mari  caldi del mondo. Si è parlato molto di loro, ma purtroppo non esistono documenti attendibili che ne descrivano i dettagli.
La prima impresa descritta con esattezza (4 immersioni in apnea a profondità tra 45 e 84 metri, zavorrato con una lastra di ardesia di 14 kg) è quella compiuta dal pescatore di spugne greco GHEORGHIOS HAGGI SATTI che, il 4 agosto del 1913, recuperò la catena dell’ancora della nave da battaglia italiana Regina Margherita, situata a 77 metri di profondità.
Con il tempo si è poi sviluppato l’importanza di avere una buona visione del mondo sottomarino, e dunque si è passato dall’uso degli occhialini di tipo polinesiano(che davano una distorsione dell’immagine per la non complanarità delle lenti e dei problemi per l’impossibilità di compensazione) alle maschere.
Per muoversi con maggior rapidità sono nate le pinne, a immagine e somiglianza di quelle dei pesci.
I limiti oggettivi dell’apnea hanno spinto l’uomo a ricercare mezzi di respirazione atti a prolungare la sua permanenza sott’acqua. Dai respiratori dipendenti da un’ assistenza diretta dalla superficie, come quella dei palombari, si è passati ai mezzi autonomi come autorespiratori a ossigeno (A.R.O.) e autorespiratori ad aria (A.R.A.).
Contemporaneamente si è studiato il comportamento del corpo umano durante le immersioni e sono state elaborate teorie che permettono di programmare immersioni sicure.
La diffusione dei mezzi autorespiratori nell’ambito militare e civile ha reso necessaria la messa a punto di un addestramento specifico rivolto ai subacquei sportivi, che tenesse conto dell’ esperienze maturate in campo lavorativo e militare adattandole alle nuove esigenze.
Come in periodo bellico le più grandi imprese di incursori subacquei vanno ascritte a marinai italiani (Luigi Ferraro), così in tempo di pace va attribuito il merito di aver codificato l’addestramento del sommozzatore sportivo: Duilio Marcante .

 

FISICA

Per capire e fare proprio ciò che è la subacquea e le conseguenze che si ripercuotono sul nostro corpo bisogna partire dalla fisica.
Iniziamo con un piccolo glossario dei termini più usati:

  1. FORZA: qualsiasi causa capace di provocare su un corpo non vincolato una variazione del suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
  2. PESO: è la misura della forza di gravità, la forza attrattiva esercitata dalla Terra sui corpi.
  3. PESO SPECIFICO: è il peso del volume unitario di una sostanza.
  4. VOLUME: è la porzione di spazio occupata da un corpo o da una sostanza.

La materia si presenta in 3 stati fondamentali:

  1. SOLIDO: ha forma e volume invariabili (solido perfetto: con volume e forma assolutamente costanti)
  2. LIQUIDO: ha volume invariabile , ma assume la forma del recipiente che lo contiene
  3. GAS: assume volume e forma del recipiente che lo contiene

I liquidi e i gas vengono chiamati anche FLUIDI perché non posseggono una forma propria ( fluido perfetto: caratteristica di avere  una perfetta variabilità di forma)

PRINCIPIO DI PASCAL
La pressione esercitata su un fluido si trasmette in tutte le direzione con uguale intensità
Per questo principio si ricorda che durante un immersione la pressione che avvolge un subacqueo è uniforme in tutti i punti della superficie del corpo, controbilanciata dall’incomprimibilità dei liquidi corporei e dal fatto che i gas contenuti nei polmoni sono sempre in equilibrio con la pressione esterna. Per capire: una sfera di vetro può resistere a pressioni esterne elevate, tuttavia se la pressione esterna continua a aumentare questa si schiaccia. Se noi invece facciamo un piccolo foro nella parete della sfera, in modo tale che si riempia, questa potrà resistere a qualsiasi pressione perché quella interna sarà uguale a quella esterna. Tale situazione si definisce EQUIPRESSIONE. Se invece la pressione interna è < a quella esterna = DEPRESSIONE. Se pressione interna è > di quella esterna =  SOVRAPPRESSIONE

Per il principio di Torricelli sappiamo che in acqua la pressione aumenta di 1 ATM ogni 10 metri di profondità. A 0 metri si ha 1 atm, a -10 mt si ha 2 ata(atm assoluta) a – 20 mt si ha 3 ata

 

LEGGE DI BOYLE E MARIOTTE
A temperatura costante, il volume di un gas varia in maniera inversamente proporzionale rispetto alla pressione cui è sottoposto.
Questa legge è importantissimo per il subacqueo., le cui cavità interne sono piene di aria.
Per capire: immaginiamo un palloncino di cui il volume in superficie è di 5 litri, portandolo a -10 metri e dunque a 2 ata il volume dell’aria del pantaloncini si dimezzerà, se invece vado a -20 mt e quindi a 3 ata il volume del palloncino diminuirà di un 1/3

PRINCIPIO DI ARCHIMEDE
Un corpo immerso in un fluido riceve uno spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del fluido spostato.
Da quanto detto si arriva alla determinazione di tre differenti assetti

  1. positivo: quando il peso specifico del corpo è inferiore a quello dell’acqua (galleggia)
  2. neutro: quando il peso specifico del corpo è uguale a quello dell’acqua (equilibrio idrostatico)
  3. negativo: quando il peso specifico del corpo è maggiore di quello dell’acqua (affonda)

LEGGE DI HENRY
A temperatura costante, la quantità di gas che si scioglie in un liquido è proporzionale alla pressione che il gas esercita sulla superficie del liquido.
Questa legge è molto importante per capire il comportamento dei gas durante la respirazione,e soprattutto dell’azoto, causa di grave e pericoloso incidente: MDD (malattia di decompressione)

 

LA COMPENSAZIONE

Un subacqueo dovrà conoscere sicuramente anche  l’apparato respiratorio cardiocircolatorio.
Avendo già studiato tutte e due gli apparati, passeremo direttamente alla compensazione e tutto ciò che è collegata a essa.
Compensare significa mantenere la pressione di un gas contenuto in un recipiente uguale a quella ambiente, ciò è molto importante se le pareti del recipiente non sono rigide, cioè se non sono in grado di sopportare sovrapressioni o depressioni.
Il nostro corpo è pieno di cavità che contengono gas: gabbia toracica(polmoni), viscere cavi addominali (stomaco, intestino).Tutte queste strutture devono essere compensate.
La compensazione può avvenire in 2 modi:

  1. mediante variazione di volume: per la legge di Boyle e Mariotte, se un gas diminuisce di volume, la sua pressione aumenta. Quindi se la pressione esterna, crescendo, schiaccia un organo cavo, causandone la diminuzione di volumi, i gas all’interno dell’organo aumentano proporzionalmente la loro pressione, e dunque la pressione interna e esterna saranno uguali (viscere intestinali)
  1. mediante introduzioni di gas all’interno dell’organo da compensare. Se man mano che la pressione esterna aumenta, si fa in modo di introdurre all’interno dell’organo da compensare una adeguata quantità di gas, la pressione interna rimarrà in equilibrio con quella esterna (orecchio)

 

L’ORECCHIO
Esso è l’organo dell’udito e dell’equilibrio. Si divide in tre parti:

  1. orecchio esterno: costituito dal padiglione auricolare e dal condotto uditivo esterno fino alla membrana del timpano
  2. orecchio medio: trasmette le vibrazioni prodotte dai suoni sul timpano fino all’orecchio interno. E’ una piccola cavità che comunica con il faringe tramite un sottile condotto  chiamato tuba di Eustachio. La trasmissione dei suoni avviene tramite una catena di ossicini (martello, incudine, staffa)
  3. orecchio interno: contiene le strutture nervose atte a percepire i segnali sonori e quelle che rilevano la posizione della testa. Queste sono una serie di canali scavati nell’osso temporale(chiocciola, canali semicircolari, otricolo, sacculo) riempiti da un liquido chiamato endolinfa.

La parte che va compensata è l’orecchio medio. In condizioni normali la tuba è chiusa, e quindi si comporta come un recipiente che è esposto alla pressione esterna attraverso una parete deformabile, il TIMPANO. Se la pressione esterna aumenta, il timpano, entro certi limiti, può introflettersi, diminuendo il volume dell’aria contenente facendo si che la pressione interna si mantenga uguale a quella esterna.
Quando si compensa, si compiono manovre atte ad aprire la tuba di Eustachio, per permettere all’aria presente nel faringe di entrare nell’orecchio medio.
Tali manovre sono:

  1. deglutizioni ( toymbee a naso chiuso)
  2. valsalva (espirazione forzata a naso chiuso) E’ la manovra più facile, ma ha come difetto di richiedere l’uso di tutti i muscoli espiratori principali e accessori con contrazione del torchio toracico. Attraverso questa manovra è più facile andare in sincope, in quanto aumenta la pressione all’interno del torace, ostacolando il ritorno del sangue verso il cuore.
  3. Marcante- Odaglia (compressione dell’aria contenuta nel retrofaringe) si esegue chiudendo il naso e portando la base della lingua in alto e indietro. E’ la manovra migliore ma difficile da apprendere

 

LA VISIONE SUBACQUEA

Sott’ acqua gli oggetti si percepiscono di dimensioni superiori a quella reale.
Per il diverso indice di assorbimento dell’acqua rispetto all’aria, i colori cambiano e si modificano in funzione della profondità.
Il primo colore a scomparire è il rosso a – 7 metri, l’arancio a -15 metri, il giallo a –25 metri.
In acque profonde è possibile percepire solo il blu e il violetto(- 35, -40 matri)
La visione subacquea risulta distorta nelle dimensioni, errata nelle distanze, poco contrastata, con scarso rilievo cromatico; il campo visivo, causa maschera è ridotto a circa 80°

Per mute e attrezzatura varia sono consigliabili tutti i colori fluorescenti, ma vanno bene anche il blu e il verde in acqua limpida, giallo e arancio in acqua torbida.
È SCONSIGLIATO IL BIANCO…DIVENTA DELLO STESSO COLORE DELL’ACQUA

 

LE ATTREZZATURE


Le prime  che si comprano sono la maschera, aereatore e le pinne.
Le caratteristiche della maschera sono poche:

  • Contenere il naso al suo interno per rendere possibile la compensazione (ecco perché non si possono usare gli occhialini, gli apneisti professionisti usano delle speciali lenti)
  • Avere la sagomatura che permetta la presa del naso per la compensazione
  • Avere le due lenti ingabbiati sullo stesso piano, in modo da non avere una visione distorta
  • Avere il campo visivo più ampio possibile (esistono maschere con vetri laterali)

Quando si sceglie una maschera occorre:

  • Verificare che la sua forma sia perfettamente adattabile alla conformazione del viso
  • Verificare la perfetta presa delle narici
  • Verificare il volume interno (se sei un apneista deve essere ridotto)

Ricordati di insalivare la maschera prima di immergerti, le tue lenti così non ti si appanneranno

L’aereatore è l’attrezzo che ci permette di respirare in superficie, tenendo la testa immersa in modo da vedere una visione del fondale senza interruzioni.
Esso è formato da 2 parti : il tubo e il boccaglio (snorkel)

Le pinne sono i propulsori del subacqueo: in immersione permettono efficaci spostamenti senza impegnare braccia e mani.
Per l’apnea si usano pinne a pala lunga e stretta, di rigidità media, per immersione con ARA sono più indicate le pinne di lunghezza media, a pala larga e rigida dotata spesso di sistemi( fessure, canali) atti a facilitare lo scorrimento dell’ acqua durante la fase passiva della pinneggiata e ridurre così lo sforzo.
Le pinne possono essere anche con o senza  cinghialo.
Se sono con cinghialo devono essere abbinate con la scarpetta a pianta rigida, altrimenti devono essere abbinati con i calzari semplici.

Particolare importanza hanno le mute.
Questa servono ad ostacolare la perdita di calore che il corpo subisce se immerso nell’acqua. Si possono classificare a seconda se esse permettono un leggero scambio con l’ambiente esterno, vengono chiamate così: umide, e stagne.
Le prime permettono l’ingresso di un sottile strato d’acqua che a contatto con il corpo si scalda e fornisce un isolamento termico. Sono fatte di neoprene micro o macrocellulare, di spessore variabile da 2 a 7 mm, foderato all’interno e spesso anche all’esterno.
È da preferire il neoprene microcellulare, che mantiene il suo volume abbastanza costante anche per grosse variazioni di pressione idrostatica, a differenza di quello macrocellulare che con l’aumentare della profondità si assottiglia molto, causando spiacevoli variazioni di assetto.
Le mute stagne hanno un impiego limitato: sono utilizzate per immersioni professionali in ambienti particolarmente fredde o inquinati. Sono costruite in neoprene o in foglio di gomma. Quelle costruite in neoprene danno una buona protezione dal freddo e si possono utilizzare senza indossare indumenti protettivi. Hanno lo svantaggio di essere compresse dalla pressione, per cui in immersioni profonde il loro spessore diminuisce notevolmente e diminuisce proporzionalmente la protezione termica. Le mute in tessuto gommato sono più resistenti per un uso più duro, ma non hanno spessore di isolamento, per cui in ambiente freddo devono essere utilizzate con appositi indumenti termici.
Entrambi i tipi di mute stagne sono collegate alla presa di bassa pressione dell’erogatore tramite una frusta, per cui è possibile immetterci aria o scaricarla attraverso un apposita valvola. Si usano quindi senza giubbetto equilibratore (gav). Le mute stagne offrono una notevole spinta positiva e quindi nel loro uso va impiegata una grossa zavorratura. (Esiste un richio più alto di pallonata con muta stagna)

Collegati alle mute ci sono i guanti e i calzari. Sono fatti dello stesso materiale della muta. Di calzari come ho detto per le pinne ne esistono di 2 tipi.
Le scarpette con pianta rigida e calzari normali.

La zavorra è un altro elemento che non può essere sottovalutato.
È indispensabile per controbilanciare la spinta positiva della muta: consiste in un cintura con fibbia a sgancio rapido, caricata di pesi mobili in piombo (detti anche piombini)
La zavorra non è mai fissa, è variabile a seconda dello spessore  della muta utilizzata, dell’acqua (dolce o salata). Per ARA ricordati che si deve essere leggermente negativi a -3/5 metri a fine immersione per evitare le pallonate.
Per pallonata si intende una risalita incontrollata dovuta a perdita di zavorra, sbagliato utilizzo del gav.

Profondimetro serve a misurare la profondità raggiunta in immersione. Sono di 2 tipi: analogici e digitale.
Devono segnalare la profondità massima raggiunta e la profondità in quota. La profondità di quota è la profondità in cui ti trovi al momento della consultazione dello strumento.
L’orologio  deve essere ovviamente impermeabile e resistente alla pressione. Se analogico deve avere una ghiera graduata a senso unico di rotazione, per memorizzare l’inizio della dell’immersione.

Il coltello costituisce una vera garanzia di sicurezza in situazioni drammatiche. Deve essere robusto, non galleggiante, di comoda impugnatura e bene affilato. Deve essere posizionato in una zona facilmente raggiungibile. DEVE ESSERE USATO SOLO IN CASO DI BISOGNO.

Il segnasub è una dotazione di sicurezza obbligatoria per legge. A norma internazionale deve essere una bandiera ben visibile, rossa con una banda bianca trasversale (uguale al segno del dan).
Il Dan è una “compagnia assicurativa” per i subacquei. Si è immatricolati, e in caso di incidente si fa carico di pagare tutte le spese (abbastanza rilevanti) per l’uso di camera di decompressione, etc
Deve essere fissata ad un galleggiante (pallone) e assicurata a un sommozzatore per mezzo di una sagola lunga al massimo 50 metri. Le imbarcazioni devono passare a 100 metri di distanza dalla posizione della bandiera.

La torcia è molto importante per qualsiasi tipi di immersioni. Servono a illuminare le pareti , per osservare le varie tane. E’ anche utilizzata in caso di perdita del compagno.
L’unica regola principale è non puntarla in faccia ai compagni di immersione. Si usa a braccio teso.

 

I tre strumenti per eccellenza per un subacqueo sono: bombola, erogatori, gav(jacket).
La bombola è formata da bottiglia e rubinetteria.
La bottiglia è il contenitore cilindrico di metallo, con una estremità chiusa e l’altra con una strozzatura detta collo, con in cima un foro filettato che serve a fissare la rubinetteria. La bottiglia serve a immagazzinare aria ad altra pressione. Può essere costruita con diversi materiali ( leghe di acciaio, alluminio) e può avere diverse capacità ( da 5 a 18 lt)
Per aumentare l’autonomia si possono unire, raccordandole con la rubinetteria, 2 o più bombole, formando cosi un bibo o un tribombole.
La pressione di carica consentita è di 200 atmosfere (quindi 200atm per 18 lt o 15lt)
Subito sotto la rubinetteria sul corpo della bottiglia vengono stampigliati tutti i dati relativi a tale bombola (volume, peso a bombola carica e scarica, num di matricola, pressione max di esercizio, pressione di collaudo, data di fabbricazione, tipo di gas)
Il collaudo consiste nel controllare la corrosione interna e esterna e in una prova di resistenza alla pressione di una volta e mezzo quello d’esercizio. Il primo collaudo si fa dopo 4 anni poi ogni 2 (come per le auto).
La rubinetteria della bombola ha la stessa funzione di un comune rubinetto, serve dunque ad aprire o a chiudere il flusso d’aria. Viene avvitata alla bottiglia tramite una parte filettata (maschio) con battuta, su cui fa tenuta una guarnizione O-ring. Di solito ha due rubinetti autonomi, che permettono di  montare 2 erogatori completamente indipendenti tra loro.
Per il montaggio dell’erogatore sulla rubinetteria esistono 2 tipi di attacco:

  • attacco internazionale o a staffa (int), che ha una sede circolare in cui alloggia un o-ring (caramella), cui poggia la battuta circolare dell’erogatore, che è bloccato da una brida di serraggio.
  • attacco DIN o a vite che presenta un foro filettato sulla rubinetteria, a cui viene avvitato tramite una parte maschia filettata,.

La bombola va caricata esclusivamente con aria e durante questa operazione è bene che la bottiglia sia immersa in acqua per evitare l’eccessivo riscaldamento che impedirebbe una ricarica completa (legge di Charles: a volume costante la pressione di un gas è proporzionale alla sua temperatura)
I rubinetti vanno chiusi con delicatezza, solo per interrompere il flusso d’aria; serrarli con troppa forza o, peggio ancora con altri strumenti, li danneggia.
Nell’aria compressa contenuta nella bombola è presente una percentuale di umidità: se è necessario scaricarla completamente, bisognerà far defluire l’aria molto lentamente, per evitare la formazione di condensa dovuta alla diminuzione di temperatura.

L’erogatore serve a ridurre la pressione dell’aria contenuta nella bombola ad un valore corrispondente a quello ambiente, permettendone la respirazione.
Si è passati da un erogatore monostadio (risolve il problema della pressione in un unico salto, fisicamente si presenta come una scatoletta di 15 cm attaccata direttamente alla rubinetteria) a un erogatore bistadio(formato cioè da 2 stadi)
In questi erogatori il primo stadio, a diretto contatto con il rubinetto della bombola, serve a ridurre la pressione dell’aria ad un valore superiore di 5-10 volte quella ambientale.


Nel corpo del primo stadio, massiccio e robusto sono praticate alcune uscite: una, contrassegnata HP(high pressare), prende aria direttamente dalle bombole, SENZA riduzione di pressione, e a essa può essere collegato ESCLUSIVAMENTE il manometro; alle altre a bassa pressione, si collegano le fruste che convogliano l’aria al secondo stadio, quella del gav, e quella di un secondo stadio supplementare, utile per un eventuale respirazione in coppia. Queste uscite sono realizzate mediante fori filettati, a cui si possono avvitare le fruste; l’uscita HP ha una filettatura diversa dalle altre per impedire errori di collegamento.
Il secondo stadio, collegato al primo mediante una frusta, è una scatola costruita in materiale leggero e rigido, resistente agli urti; è dotato di una membrana elastica in contatto con l’esterno e di un boccaglio da cui si respira.  Con l’inspirazione si crea una leggera depressione all’interno della scatola, e ciò fa introflettere la membrana, che agendo su una leva, provoca l’apertura di una valvola posta alla fine della frusta. L’aria espirata viene espulsa da una valvola a senso unico e convogliata in due baffi di scarico ai lati della bocca. Si può ottenere una erogazione continua premendo su un pulsante posto nella parte anteriore della scatola.
L’erogatoree va lavato in acqua dolce., avendo cura di aver tappato il filtro del primo stadio. 

Il manometro come ho detto prima è l’unico strumento collegato a una uscita HP, e ci permette di sapere in ogni momento la pressione all’interno della bombola.

Infine, c’è il G.A.V.(giubbetto ad assetto variabile,o jacket), come dicono le parole, la sua funzione è quella di cambiare e mantenere lo stesso assetto (negativo, neutro e positivo) attraverso una frusta a bassa pressione comandata da 2 pulsanti. La frusta scorre parallela al corrugato, il tubo da dove uscirà l’aria quando si decide di cambiare assetto in senso negativo.
Per gonfiare il gav è possibile farlo anche a bocca; l’operazione è la seguente: prendere il corrugato, schiacciare il pulsante di scarico e soffiare dentro un mini boccaglio.
Tramite questa operazione, in caso di gravi problemi ( rottura secondo stadio, mancanza del compagno etc) si può usare il gav per respirare.
Ne esistono di più colorati, con più o meno tasche.
Il consiglio che si da è quello di comprarne uno più semplice possibile, con le caratteristiche basi.
Si lava in acqua dolce. Prima di riporlo nell’armadio va tolta l’acqua immagazzinata nelle operazioni di scarico e carico soprattutto se si tratta di acqua di piscina o salata.

 

TECNICA DI IMMERSIONE CON AUTORESPIRATORE AD ARIA (ARA)

Lo sviluppo di tecniche e di attrezzature sempre più sofisticate ha reso l’uso dell’autorespiratore ad aria un uso molto semplice, ciò può ingenerare però la convinzione che l’addestramento e la preparazione dell’immersione non siano importanti. Questa esperienza deve essere affrontata con una buona dose di preparazione didattica, conoscenze tecnico-scientifiche, rispetto di regole e di procedure di comportamento semplici, ma indispensabili.
Bisognerà dunque programmare un accurato PIANO DI IMMERISONE.
Questo dovrà comporsi di alcuni elementi come: caratteristiche dell’immersione (profondità e durata, autonomia, consumo), finalità dell’immersione e organizzazione generale (composizione gruppo e coppie, ripasso segni e nodi). Fondamentale sarà l’attrezzatura e la nostra conoscenza su essa, l’assistenza in superficie e il possesso delle informazioni di emergenza (numero dan, ospedale con camera iperbarica più vicina, telefoni utili come capitaneria di porto).

CARATTERISTICHE DELL’IMMERSIONE
La profondità e la durata dell’immersione sono i fattori principali che determinano e condizionano tutti gli altri elementi. Vanno decisi prima di immergersi tenendo conto delle caratteristiche dell’immersione e soprattutto della capacità dei subacquei.

L’autonomia delle bombole è data dalla quantità dell’aria contenuta, che si calcola moltiplicando il volume della bombola per la pressione di carica
CAPACITA = VOLUME x PRESSIONE  à es: 15lt x 200atm= 3000lt
Il consumo varia conil volume di ventilazione (mediamente si ha una ventilazione di 20lt al minuto) ma soprattutto con la profondità di immersione; ciò comporta un consumo d’aria maggiore man mano che si scende per mantenere costante il volume di ventilazione (questo perchè il sistema di erogazione fornisce aria sempre a pressione ambiente e se la pressione esterna aumenta, aumenta anche la pressione erogata)
Per ottenere il consumo medio e sufficiente moltiplicare 20lt per la pressione ambiente corrispondente o fare una addizione: quota + quota + 20 lt
CONSUMO MEDIO =  CONSUMO x PRESSIONE à 20lt x 2ata(10 metri)= 40lt/min
=  QUOTA + QUOTA + CONSUMOà 10+10+20= 40 lt/min
Altri fattori che posso influenzare il consumo sono la bassa temperatura dell’acqua, presenza di corrente, affanno, stress, ansia, paura.
Tutte queste nozioni servono per verificare la possibilità di svolgere l’immersione.
Una volta stabilita la profondità e la durata massima si possono analizzare e capire l’utilizzo delle tabelle. Queste furono elaborate da Holdane nel 1907. Le sue osservazioni trovarono una spiegazione nell’applicazioni della legge di Henry. A differenza dell’anidride carbonica e dell’ossigeno, l’azoto è un gas inerte, si limita a saturare o desaturare i tessuti del nostro corpo a seconda di differenti pressioni.
A pressione atmosferica, l’azoto satura i nostri tessuti. Durante l’immersione la pressione parziale dell’azoto nell’aria respirata aumenta proporzionalmente alla profondità e quindi esso(l’azoto) passa in soluzione, saturando prima il sangue e poi via via tutti gli altri tessuti.
Tanto più profonda è la quota di immersione e tanto più lunga è la durata di essa, tanto maggiore sarà la quantità di azoto che passera nel sangue.
SATURAZIONE: PASSAGGIO DELL’AZOTO DA GAS IN SOLUZIONE.
EMISATURAZIONE: SATURAZIONE AL 50%
La saturazione completa si ha in 6 periodi.


PERIODO: TEMPO NEL QUALE IL TESSUTO RAGGIUNGE IL LIVELLO DI META’ SATURAZIONE.
Quando si parla di tessuti bisogna differenziarli  in base al periodo:

  1. veloci: sangue, polmoni, muscoli, fegato, remi
  2. medi: cute, tessuto nervoso
  3. lenti: ossa, midollo osseo, tessuto adiposo
  4. lentissimi: endolinfa.

Allo steso modo avvengono i processi di desaturazione.
Le molecole di gas passano ordinatamente dal liquido al gas se la differenza fra le pressione parziali non è eccessiva, altrimenti formano delle bolle (mdd)
Si è visto che il processo di desaturazione si svolge senza causare problemi quando la differenza tra PRESSIONE AMBIENTE e la TENSIONE DI SATURAZIONE (pressione parziale nel liquido) non oltrepassi il rapporto di 12
Le tabelle sono fatte apposta per non superare questo limite.
Esse indicano: il gruppo di appartenenza, le immersioni in sicurezza e quelle dove si necessita di  deco ( tappe di decompressione)
La velocità di risalita è di 9 metri al minuto.
In immersioni in curva è obbligatorie le fermata di: 1 minuto alle metà della profondità massima (EXTRA DEEP STOP) e di 3 minuti a 5 metri (tappa di sicurezza).
Per immersione in curva si intendo quelle dove non sono presenti tappe di decompressione
Per immersioni fuori curva, bisogna seguire le tappe di decompressione (-12, -9, -6) scritte in tabelle, ricordando che se si fa una deco a -6 non si effettua la tappa di sicurezza a -5 ma a -3.
Contrariamente alla definizione dell’ immersioni in curva, nelle immersioni fuori curva sono obbligatoria le tappe di decompressione
Per immersioni successive è importante non sbagliare il calcolo del gruppo di appartenenza (A,B,C,D..) e capire il funzionamento della seconda e terza tabella.
Il gruppo di appartenenza della prima immersione si trova dalla prima tabella, con l’incrocio tra profondità e tempo( se non ci sono i valori decisi, si prendono quelli successivi per effettuare i calcoli.).
Dopo aver scoperto il gruppo di appartenenza della prima immersione e aver deciso un intervallo di tempo dall’altra immersione, si incrociano questi valori nella seconda tabella e il risultato sarà il gruppo di appartenenza “d’ingresso” per la seconda immersione..
Infine per la terza tabella si incrociano il secondo gruppo di appartenenza e la profondità della seconda immersione e si trova il tempo fittizio da aggiungere alla durata della seconda immersione .
TEMPO FITTIZIO: il tempo che occorrerebbe (alla profondità scelta per la seconda immersione) per accumulare nell’organismo una quantità di azoto pari a quella residuata all’uscita dalla prima immersione e dall’intervallo in superficie tra un’immersione e l’altra.

 

E’ VIETATO:

  1. scendere da soli o senza compagno
  2. fare immersioni a jo-jo
  3. andare alla prof max a fine immersione
  4. fare la seconda immersione più profonda
  5. fare apnea dopo un’immersione
  6. faticare dopo un’immersione (partite a calcio, tuffi)
  7. stare sotto il sole
  8. bere alcool, prendere pillole, fluidificanti, spry per il naso (né prima né dopo immersione)
  9. fare più di due immersioni al giorno
  10. prendere l’aereo prima di 12 ore dopo un’immersione (come minino 12 ore)
  11. sconsigliato dormire dopo un immersione

 

FINALITA DELL’IMMERSIONI
Ci si può immergere per tanti motivi: ricerca scientifica, fotografare, didattica, turismo, archeologia, soccorso. È’ VIETATO FARE PESCA CON ARA

 

ORGANIZZAZIONE GENERALE
Come ho scritto prima non ci si immerge mai da soli
È indispensabile avere un compagno e avere una buona intesa.
Utile prima di immergersi, fare il breathing cioè fare un riassunto dell’immersione, ripassare i segnali (soprattutto se ci sono allievi, sommozzatori di federazioni diverse).
In caso di tanti sommozzatori si formano 2 o più gruppi , all’interno dei quali si formano le coppie.
Il sommozzatore più esperto e che conosce già il luogo funge da capogruppo: ha il compito di fare da guida. Sott’acqua nessuno può sopravanzare il capogruppo o scendere “volutamente” più profondo.
A un altro sommozzatore o a una coppia è affidato il compito di chiudere il gruppo.
Se ci si immerge da riva si può entrare in acqua camminando all’indietro con le pinne calzate, mentre se ci si trova in una barca con il bordo basso o in un gommone l’entrata è per rovesciata, cioè dando la schiena all’acqua e lasciarsi andare all’indietro con gambe tese, con una mano sulla maschera e l’altra sull’attrezzatura. Se si è su un muretto o su una barca alta l’entrata è per passo da gigante (raramente alla francese) ricordando di chiudere le gambe prime di entrare in acqua.
Durante l’immersione il primo sub che arriva a 100 atm di aria presente nella bombola avvisa il compagno, il capogruppo e si torna indietro verso la riva, barca, gommone.
La risalita si fa tutti insieme mantenendo la velocità del capogruppo.
Per tutto il tempo dell’immersione, prima e dopo, è importantissimo il lavoro di coppia.
Ci si aiuta fuori nel vestirsi,nel montare la bombola, in acqua nel fare tutti le verifiche ai cinghioli, in caso di difficoltà di compensazione, e ancora fuori nel svestirsi.

 

INCIDENTI
Si dividono per:

  1. Cause meccaniche: barotraumi, sovradistensione polmonare e gastrointestinale, embolia gassosa arteriosa.(EGA)
  2. Cause chimiche: affanno, narcosi d’azoto(ebbrezza da profondità), iperossia (intossicazione da ossigeno), intossicazione da ossido di carbonio
  3. Cause fisiche: MDD, ipotermia, ipertermia
  4. Cause ambientali: annegamento, traumi(contusioni, ferite), flora e faune pericolosa.

I più importanti sono i barotraumi, la sovradistensione polmonare, l’EGA, la narcosi d’azoto e l’MDD.
Il barotrauma è la mancata compensazione. Questo provoca danni che vanno dall’otite barotraumica(stravaso di siero e sangue per rottura dei capillari, accompagnamenti di dolore e di sensazione di orecchio chiuso), alla rottura del timpano; il questo caso il sommozzatore avverte dolore acuto, vertigini improvvise e violente, senso di vomito, perché l’acqua, attraverso la lacerazione del timpano, entra in contatto con la finestra ovale. Segno caratteristico di questo incidente è la fuoriuscita di bollicine misto a sangue dall’orecchio.
Oltre alla fase critica della discesa, lesioni di questo tipo si possono verificare in risalita, se l’aria contenuta nell’orecchio medio non riesce a defluire attraverso la tuba.
Barotraumi si possono verificare anche a carico dei denti (implosione del dente), in caso di otturazioni difettose.
La mancata compensazione della maschera provoca il colpo di ventosa (emorragia sottocongiuntivali, occhi iniettati di sangue)
È dunque un bene compensare prima che si manifestino i primi dolori alle orecchie, se si aspetta la comparsa di essi può essere già troppo tardi.
Se durante la discesa, le manovre di compensazione non riescono, si deve risalire lentamente di quota finche non si riesce a compensare e poi riscendere lentamente, mentre, se ciò accade durante la risalita è meglio fermarsi e riscendere di poco.
Nel fare tutto ciò si deve avvisare il compagno e il capogruppo.

La sovradinstensione polmonare è un incidente tipico dei sub che utilizzano autorespiratori.
Si verifica durante la risalita ( da -15 in su). Il meccanismo che la provoca è il seguente: quando il sub è immerso, respira aria alla pressione ambiente. Se risale dal fondo SENZA ESPIRARE, l’aria contenuta nei polmoni, secondo  la legge di Boyle e Mariotte, aumenta di volume in maniera proporzionale alla diminuzione di pressione. Questo aumento di volume può essere tale da provocare la rottura degli alveoli polmonari, con conseguente passaggio d’aria nella cavità pleurica,
o direttamente nel circolo sanguigno(EGA). L’aumento di volume dell’aria è particolarmente rapido nell’ultima fase della risalita. La sovradistensione polmonare si può verificare in molte situazioni quali:

  1. pallonata: errore nel maneggiare il gav o perdita della zavorra con gav gonfio, si avrà una spinta positiva difficile da controllare soprattutto se si è in posizione verticale con la testa verso la superficie.
  2. risalita di emergenza per blocco dell’erogazione. In questa situazione il sub si può trovare in una condizione di apnea involontaria. Durante la risalita che sarà inevitalmente abbastanza veloce, deve controllare l’aumento di volume dell’aria intrapolmonare, espirando oppourtunatamente soprattutto negli ultimi metri.
  3. se un apneista, per prolungare la sua permanenza sul fondo prende aria da un sub. In questo caso l’apneista riempie i suoi polmoni di aria a pressione ambiente mentre è sul fondo e successivamente risale velocemente senza poter respirare. Se non espira rischia la sovradistensione.
  4. bronchite, asma, altre malattie polmonari o forte fumatore.

Il colpito può morire per insufficienza respiratoria. Il peggior caso è quando da una sovradistensione si passa a una EGA.

Per spiegare l’EGA bisogna sapere che le pareti degli alveoli polmonari sono a diretto contatto con le pareti dei capillari polmonari, anzi si può dire che hanno le pareti in comune.
La rottura delle pareti alveolari mette in contatto l’interno dei capillari con l’aria, permettendo a  quest’ultima di penetrare in circolo sottoforma di piccole bolle. Attraversando i capillari alveolari e le vene polmonari le piccole bolle d’aria si raccolgono nell’atrio sinistro, dove si riuniscono in bolle di dimensioni maggiori che attraverso il ventricolo sinistro e l’aorta raggiungo le arterie del grande circolo ostruendole: determinando quindi embolia con blocco della circolazione del sangue nei territori irrorati dalle arterie occluse.
Dato che le arterie che le bolle incontrano per prima sono le carotidi , molto spesso si ha anche il blocco del circolo del sangue che va al cervello. Ecco perché i sub colpiti da EGA sonoquasi sempre raccolti in coma o già morti. L’unico trattamento è la camera iperbarica. Con una certa frequenza l’EGA è accompagnata o seguita dall’MDD.

 

La narcosi d’azoto ( o ebbrezza di profondità)è paragonabile a una ubriacatura( ebbrezza da alcol).
I sintomi sono gli stessi, e sono più probabili man mano che si aumenta la profondità. Inizialmente si ha una diminuzione di concentrazione, seguita da euforia, perdita del controllo sulle proprie azione che diventano inconsulte.
Il fenomeno è legato alla profondità di immersione; appena compaiono i primi sintomi, basta risalire per farli scomparire. Non esiste una quota fissa a cui compaiono i primi sintomi. Essa varia da individuo a individuo. Per prevenire questo incidente occorre , durante le immersioni, tenere sotto controllo le proprie condizioni mentali (tabelline, num di casa, giorno)

 

L’MDD è causato dalla presenza di bolle di azoto all’interno di un tessuto o del circolo ematico. Le bolle sono responsabili di un danno ischemico(danno causato per carenza di ossigeno necessario per la vita cellulare) che può ledere vari tipi di tessuti. I sintomi sono perciò diversi dal tipo di tessuto colpito.
MDD di 1°grado:

  1. cutanea: prurito, arrossamenti.
  2. osteoarticolare: dolore a carico delle grandi articolazioni, così forte da impedire il movimento.
  3. linfatica: comparsa di cordoni tumefazioni dolenti nel sottocutaneo.

MDD di 2° grado:

  1. polmonare: tantissime bolle si formano nel sangue e tutte insieme insieme  arrivano, grazie al cuore dx, alle arteriose ai capillari polmonari, che vengono embolizzati in modo massiccio. Ciò provoca una diminuzione del passaggio di sangue attraverso i capillari polmonari e quindi una drastica riduzione degli scambi gassosi alveolari. Il colpito accusa dolore al petto, con tosse, diventa cianotico e può morire in pochi minuti per insufficienza respiratoria acuta,
  2. cerebrale: se le bolle si formano nel cervello, la gravità di danni dipende dalla loro esatta localizzazione. Si va dalla morte immediata, alla paralisi di metà corpo, difficoltà di parola, difficoltà di camminare, perdita o difficoltà visive.
  3. midollare:paraplegia, paraparesi (paralisi delle gambe totale o parziale) se le bolle danneggiano l’ultimo tratto del midollo, tetraplegia (paralisi dal collo in giù) se la lesioni è a livello del collo o una serie di quadri intermedi o parziali.
  4. otovestibolare: organo dell’udito.

Il comportamento da seguire in caso di mdd è il seguente una volta a riemersi:

  1. posizionare orizzontalmente l’infortunato
  2. procedere con ossigenoterapia e con ventilazione in maschera a circuito aperto, per tutti il tempo necessario e che intercorre tra il soccorso e il trasferimento in camera iperbarica
  3. se l’infortunato è cosciente somministragli acqua o bevande non alcoliche, max 1lt
  4. l’infortunato va trasportato ed assistito al più vicino centro iperbarico (attenzione se il trasporto è via elicottero, il corpo sarà sottoposto a una diminuzione di pressione)

 

Fonte: http://www.matteirho.it/mattei/ed_fis/ricerche/subacquea.doc

Autore del testo: PATTI SILVIA

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