Sumeri

 

 


 

Sumeri

 

La Mesopotamia è una regione dell'Asia nella quale fa molto caldo e non piove quasi mai. Ci sono, però, due fiumi importanti: il Tigri e l’Eufrate. Il nome Mesopotamia, infatti, significa "Terra fra due fiumi".

 

Il territorio

Nel sud della Mesopotamia, circa 5500 anni fa, si stabilì il popolo dei Sumeri. Il territorio in cui essi decisero di vivere era occupato da paludi, cioè da terreno fangoso e umido. I Sumeri lo bonificarono, cioè lo resero asciutto e coltivabile. Per fare ciò essi osservarono i fiumi: in alcuni periodi dell'inverno e della primavera l’acqua era molto abbondante, perciò straripava, cioè inondava, allagava, i terreni vicini e distruggeva i raccolti.

I Sumeri costruirono canali, argini e dighe per evitare che i fiumi danneggiassero i campi coltivati e per conservare l'acqua per i periodi in cui non pioveva e i fiumi erano in secca.

I canali: sono scavi. L’acqua entra nei canali e non allaga i campi; essa può così essere portata e usata anche nei campi lontani dal fiume.

Gli argini: sono muri fatti di terra (o mattoni) costruiti lungo le rive dei fiumi per non fare uscire l’acqua.

Le dighe: sono muri alti. Fermano l’acqua di un fiume e la fanno andare in un lago artificiale, costruito dall’uomo. L’acqua raccolta è utilizzata in estate, quando ce n'è poca nei fiumi.

 

Le attività economiche

I Sumeri hanno utilizzato l’aratro. I buoi trainavano, cioè tiravano, l’aratro. Con l’aratro gli agricoltori sumeri aravano (lavoravano) i campi e seminavano.

I prodotti coltivati erano: i cereali (orzo, grano), i legumi (piselli), gli ortaggi, il cotone, le piante da frutto.

I Sumeri allevavano i buoi, le pecore, le capre, i maiali e gli asini.

I Sumeri erano anche cacciatori e pescatori.

I Sumeri erano anche dei bravissimi artigiani. Producevano stoffe di lana, vestiti, ceramiche, gioielli, armi, utensili, cioè gli attrezzi per lavorare pietra, legno e metalli. In Mesopotamia però non c’erano i metalli, le pietre o il legname, cioè le materie prime necessarie per il lavoro degli artigiani. Perciò i mercanti sumeri andavano a prendere le materie prime in altri Paesi. Nello stesso tempo in quei Paesi portavano e vendevano i loro prodotti. Per questo motivo il commercio era molto sviluppato. I mercanti sumeri viaggiavano su battelli o piccole barche a vela lungo i fiumi o a piedi; i carri o gli asini trasportavano le merci.

 


Le città

I Sumeri costruivano le città vicino ai fiumi e ai canali. Intorno alle città c’erano le mura per proteggere gli abitanti dai nemici o dall’acqua dei fiumi quando straripavano.

Ogni città aveva un suo capo e le sue leggi, come uno stato. Perciò si chiamano città-stato.

Le costruzioni più importanti delle città sumere erano il palazzo del re e il tempio, che si chiamava ziggurat.

Il tempio era molto grande e si vedeva da lontano. Sulla cima della ziggurat:

● i sacerdoti celebravano i riti, cioè compivano azioni e recitavano preghiere per dimostrare rispetto agli dei;

● i sacerdoti osservavano le stelle e i movimenti dei pianeti.

All’interno della ziggurat c’erano:

● i magazzini per conservare i raccolti e le merci;

● i laboratori degli artigiani;

● le botteghe dei commercianti.

Quindi la ziggurat era anche il centro economico della città, cioè il luogo dove gli artigiani producevano e i commercianti vendevano i prodotti.

Le case

Le abitazioni delle persone povere avevano una o due stanze. L’orto era sul retro. Le case delle famiglie ricche erano a due piani e avevano più stanze. Il cortile era dentro. Avevano poche finestre, che non si affacciavano verso la strada. I mobili erano: il letto, le sedie, gli sgabelli, le cassepanche e le ceste per conservare la biancheria di casa, gli abiti, i gioielli.

 

Il governo e la società

Come abbiamo detto, ogni città sumera era uno Stato. Inizialmente era governata da un sacerdote. In seguito, fu governata da un re.

Il re era il capo. Vi erano poi i sacerdoti, i nobili (persone ricche e considerate importanti), i funzionari (persone che aiutavano il re ad amministrare la città), gli scribi (persone istruite che sapevano leggere, scrivere e fare le operazioni aritmetiche) e i militari.

Il re prendeva le decisioni per tutti i suoi sudditi, dettava le leggi. Se i sudditi non obbedivano alle leggi, decideva le punizioni. Il re comandava l’esercito. Per i suoi sudditi rappresentava gli dei in terra.

I sudditi più importanti erano:

● i sacerdoti: facevano funzionare il tempio e organizzavano le cerimonie religiose;

● i nobili: amministravano i terreni (al posto del re);

● i funzionari e gli scribi: controllavano i documenti, riscuotevano le tasse, raccoglievano i prodotti della terra da conservare nei magazzini ...

● i militari: difendevano il territorio.

Gli altri sudditi erano: i commercianti, gli artigiani, i contadini, gli allevatori.

Infine vi erano gli schiavi, uomini e donne che erano diventati prigionieri in guerra o che non potevano pagare i debiti.

 

L’invenzione della ruota

Gli artigiani sumeri inventarono anche la ruota. All’inizio usavano la ruota per fare i vasi più velocemente. Poi costruirono anche i carri con le ruote. Perciò le persone e le merci potevano viaggiare con grande facilità!

 

L'invenzione della scrittura

Nel 3200 a.C. (circa 5200 anni fa) circa i Sumeri hanno inventato la scrittura.

Per loro era indispensabile, cioè era assolutamente necessario, contare e registrare tutte le merci che arrivavano al tempio dalle campagne, il bestiame(cioè l’insieme di tutti gli animali domestici, come i buoi, le mucche, le pecore…), i manufatti (cioè gli oggetti costruiti dagli artigiani). Dovevano trovare il modo di poter ricordare quali e quanti prodotti arrivavano, contare le merci vendute o comprate...

I Sumeri all’inizio facevano dei segni sulle tavolette di argilla. L’argilla si può segnare facilmente, perché non è troppo dura. Le tavolette di argilla erano per i Sumeri come un blocco di appunti per te.

Ecco i tre momenti di questa importante invenzione:

1. in un primo momento furono inventati i pittogrammi, cioè piccoli disegni degli oggetti: per esempio le spighe indicavano il grano o altri cereali;

2. in un secondo momento i Sumeri hanno avuto bisogno di inventare un altro modo e altri segni per indicare le idee. Il disegnino della “bocca”, per esempio, poteva anche voler dire “parlare”; il disegno di un piede poteva significare "andare": furono cioè inventati gli ideogrammi, disegni che rappresentavano un concetto (un'azione, un'idea);

3. infine, dato che non era facile disegnare sull’argilla, si diffuse l'abitudine di disegnare immagini semplificate, composte da piccoli triangoli con la forma di cuneo, che era il bastoncino usato per scrivere. Per questo motivo la scrittura dei Sumeri ha preso il nome di cuneiforme.

Al tempo dei Sumeri era molto difficile imparare a scrivere perché c’erano 600 ideogrammi diversi! La persona che voleva imparare a scrivere doveva andare a scuola per molti anni e alla fine diventava scriba.

La religione

I Sumeri erano politeisti, cioè credevano in molti dei (circa cento).

Le divinità più importanti erano: Anu dio del cielo, Enlil dio dell’aria, Inanna dea della terra ed Enki dio dell’acqua. Cielo, aria, terra, acqua sono i quattro elementi della natura.

Ogni città aveva un suo dio protettore e la città apparteneva a quel dio.

Nel tempio il popolo andava a pregare gli dei.

Nell’antica Mesopotamia se la divinità del tempio era maschile, il sommo sacerdote, cioè il sacerdote più importante, era una donna, mentre se la divinità era femminile, il sommo sacerdote era un uomo

 

Fonte: http://capuanaduezero.weebly.com/uploads/1/0/2/4/10247431/i_sumeri.docx

Sito web: http://capuanaduezero.weebly.com/

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

Sumeri riassunto storia

 

La civiltà dei SUMERI.
DOVE?
La civiltà Sumera, si sviluppa nella pianura della Mesopotamia (attuale IRAQ), lungo il corso dei fiumi Tigri e Eufrate
QUANDO?
Circa 5.500 anni fa.
COME VIVEVANO?
I Sumeri, scoprirono molte cose. Costruirono argini e fossati, canali per irrigare i campi e bacini, per la raccolta delle acque, nei periodi di siccità. Coltivavano i campi, usando zappe, falci e aratri di legno, trainati da buoi.
I Sumeri coltivavano cereali (orzo e grano), palma da dattero. Allevavano il bestiame come bovini e ovini.
Fondevano il rame e lo stagno per ottenere il bronzo. Fabbricavano i mattoni di argilla cruda, essiccata al sole,      e vasi di ceramica cotta nei forni.
Producevano tessuti e gioielli in oro.
Navigavano sui fiumi e sui canali con barche a vela, costruite con giunchi o con legno rivestito di pelli di animali,spalmate di catrame impermeabile.
COSA INVENTARONO?
I Sumeri inventarono la scrittura chiamata cuneiforme; scrivevano su tavolette di argilla.
IN CHE COSA CREDEVANO?
I Sumeri adoravano molti dei, erano cioè politeisti, che significa adorare molti dei.


Fonte: http://www.archimederozzano.it/la_civilta_dei_sumeri.doc

 

 

Sumeri

Sumeri
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I Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi "luogo dei signori civilizzati") sono la prima popolazione sedentaria al mondo che possa essere considerata "civilizzata"[senza fonte]. Erano rappresentati da una etnia della Mesopotamia meridionale (odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 4000 a.C.)[senza fonte] fino all'ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.). La loro scrittura cuneiforme sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura e compare attorno alla fine del IV millennio a.C.

Origine del nome
Il termine Sumero è in realtà il nome dato agli antichi abitanti della Mesopotamia dai loro successori, il popolo semitico degli Accadi. I Sumeri, (o Shumeri da Shumer) infatti, chiamavano se stessi sag-giga, letteralmente "la gente dalla testa nera"[2] e la loro terra Ki-en-gi, "luogo dei signori civilizzati" o secondo altri autori "luogo della lingua sumera"[3][4]. La parola accadica Šumer (Sumer) utilizzata per indicare la terra dei Sumeri rappresenta, forse, questa parola sumerica in dialetto, ma non è comunque noto perché gli Accadi abbiano chiamato questa terra Šumer[5][6]. Il biblico Shinar, l'egiziano Sngr e l'ittito Šanhar(a) potrebbero essere delle varianti occidentali per la parola Šumer. [7] La Bibbia dei Settanta a sua volta rende il nome Shinar come Sennaar in greco.

Ipotesi sull'origine e l'emigrazione
La terra di origine dei Sumeri resta ancora oggi sconosciuta, ma di una cosa si è certi, i Sumeri non erano una popolazione di stirpe semitica. Oltre a questo è ben noto che essi non furono né il primo né l'unico popolo ad abitare le terre fra il Tigri e l'Eufrate, ma che presero il posto, o meglio si integrarono, con i complessi culturali di 'Ubaid e di Uruk, gente semita che già abitava queste terre e aveva raggiunto un discreto sviluppo tecnologico e organizzativo.

Per quanto riguarda il luogo di provenienza dei Sumeri, esistono varie teorie. Le prove archeologiche dimostrerebbero che intorno al 4000 a.C. i Sumeri vivessero sui monti a nord della Mesopotamia (monti Zagros), nell'altopiano iranico, vicino l'attuale confine con la Turchia. Attorno al 3500 a.C. questa popolazione sarebbe scesa dai monti per occupare la bassa Mesopotamia, alla confluenza del Tigri e l'Eufrate. Altri studiosi hanno invece cercato somiglianze fra la lingua sumerica e gli antichi dialetti turchi e lingue indocinesi, ma nonostante gli sforzi fatti, l'origine dei Sumeri resta ancora incerta. Infine alcune allusioni letterarie sembrano invece indicare che i Sumeri provenissero dal mare.
Schematizzando, i Sumeri, dopo il loro arrivo, si ritrovano a convivere e ad integrarsi con due popolazioni: i Semiti, che erano più rilevanti nelle zone del nord, e una popolazione di sostrato autoctona non sumerica. I Sumeri prenderanno piede soprattutto nella bassa Mesopotamia, territorio dove sorsero le loro maggiori città.

L'alluvio mesopotamico
La Mesopotamia, il territorio dove si sviluppò la cultura sumerica, ha dei confini abbastanza precisi: a nord è separata dall'Anatolia dal massiccio del Tauro che raggiunge i 3500 metri, ad est dalla catena degli Zagros che supera i 5000 metri con il monte Ararat, ad ovest è delimitata da steppe e deserti e, infine, a sud dal golfo Persico. Quest'ultimo nel corso dei millenni si è ritirato e le rovine di alcune città che prima sorgevano sulla costa, oggi si trovano a diversi chilometri dal mare.
La particolarità di questa regione sono i due fiumi, il Tigri e l'Eufrate, che attraversano tutta l'alluvio mesopotamico, fino a congiungersi alla foce nella zona paludosa dello Shatt-el-Arab, prima di gettarsi nel golfo Persico; anche il corso di questi due fiumi si è modificato nel corso dei millenni, soprattutto l'Eufrate che si è spostato verso occidente.[11] In questa regione le piogge sono a carattere stagionale, ciò comporta inondazioni in inverno e in primavera, intervallate da lunghi periodi di siccità, durante i quali i due fiumi possono rimanere in secca. Il problema dell'acqua fu, quindi, una delle maggiori preoccupazioni per il popolo sumerico, e di conseguenza una delle principali cause all'origine degli scontri fra le varie città mesopotamiche.

La nascita delle città-stato

A partire dal periodo protodinastico (ca. 2900 a.C.) i Sumeri erano divisi in varie città-stato indipendenti, che esercitavano il loro potere su un territorio di circa 30 km di diametro [13] e i cui confini erano solitamente definiti da canali. I due edifici più importanti di ogni città erano il tempio, solitamente dedicato ad uno specifico dio, e un "palazzo", sede del potere "statale".
La centralità del tempio è evidente fin dagli esordi della civiltà sumerica (fase di Uruk; ca. 3500 a.C.), essendo inizialmente sia centro religioso che economico ed organizzativo.[14] In particolare nel tempio, oltre alle cerimonie religiose, venivano raccolte ed amministrare le eccedenze alimentari grazie alla presenza di magazzini, archivi ed ambienti di lavoro. A partire dal periodo proto-dinastico, il tempio, però, inizia a perdere il suo ruolo centrale per quanto concerne il potere decisionale ed organizzativo a scapito del palazzo, nonostante continui a mantenere le sue funzioni religiose e anche quelle economiche [15]. Questo fu un avvenimento di grande importanza: da una classe dirigente "sacerdotale", tendenzialmente "anonima" in quanto rappresentante del dio e che quindi non necessitava di legittimazione, si passò ad una classe dirigente "laica", che aveva invece la necessità di legittimare e affermare il proprio potere di fronte agli occhi del popolo e agli altri pretendenti al potere.
Le città sumeriche entrarono ben presto in competizione, soprattutto per il controllo e l'amministrazione della rete dei canali, indispensabili per drenare le acque in eccesso e al tempo stesso distribuirle alle zone più lontane. [16]. La costruzione di un nuovo canale o la deviazione di un tratto di canale "a monte" andava, ovviamente, ad influire su quelli "a valle", con ingenti ripercussioni per le varie città. I primi canali a carattere locale vennero costruiti già nell'epoca di 'Ubaid, ma è solo dal IV millennio a.C. che si assiste ad opere più ingenti, che collegano più città permettendo lo sviluppo del trasporto fluviale. [17]
Le varie città-stato, controllavano un territorio che si estendeva anche al di fuori delle mura, integrando i villaggi circostanti. La popolazione dei villaggi doveva contribuire all'accumulazione degli alimenti cedendo una parte della produzione agricola e fornire mano d'opera (corvée) oltre che militare in caso di bisogno. [18]
Il governo delle città
Ogni città era governata da una dinastia locale (bala) e i termini usati per indicare il regnante variano da città a città. Ad esempio il termine en, con significato di "gran sacerdote", è utilizzato ad Uruk, il termine ensi, con significato di "fattore del dio", a Lagash, il termine lugal (letteralmente "uomo grande") con significato di "re", nelle città di Ur e Kish. [19] Questi termini hanno significati e sfumature diverse che rispecchiano le diverse ideologie alla base del potere. Il termine en evidenzia in modo chiaro che all'inizio il potere era nelle mani del tempio e come questo sia ancora, in alcune città, una forte presenza; il termine ensi sta ad indicare che il dio ha concesso la fiducia a quella specifica dinastia nel governo della città; infine il termine lugal sottolinea la nascita di una regalità "laica", dove il re assume caratteristiche e qualità più umane. [20] Le prime due titolature sono presenti anche nelle epoche più antiche (fase di Uruk e Gemdet Nasr; ca. 3500-3000 a.C.) mentre il termine lugal appare solo a partire dal periodo proto-dinastico quando, per l'appunto, si assiste alla nascita del "palazzo".
Il termine lugal non deve comunque ingannare: il re resta ancora subordinato al dio ed ogni sua azione è legittimata dal volere divino: senza il consenso della divinità ogni azione è destinata a fallire [21]. La regalità è perciò donata dagli dei e i re sono amministratori di un territorio e una popolazione che comunque appartengono alla divinità. Il termine lugal, quindi, più che descrivere una regalità laica, che nega o si distacca dalla religione, vuole sottolineare la necessità da parte del "palazzo" di mettere sotto controllo e subordinare il tempio e le sue attività rispetto a quelle del palazzo. La "laicizzazione" del potere ebbe come conseguenza l'idea che il re fosse un uomo come tutti gli altri e che dovesse in qualche modo giustificare le proprie azioni. A partire dal periodo proto-dinastico appaiono, perciò, le prime iscrizioni regie su vasi, fondazioni di templi, statue oltre ai primi veri e propri monumenti celebrativi (si veda ad esempio la famosa stele degli avvoltoi), proprio con lo scopo di dimostrare la grandezza, l'efficienza e le qualità del re, oltre al suo stretto legame e i suoi buoni rapporti con la divinità. [22]

Società
Esistevano tre classi sociali:
La classe alta era formata dai sacerdoti, i nobili, i governanti e i funzionari
La classe media che comprendeva mercanti e artigiani. Questi venivano detti anche “uomini liberi”.
Infine vi erano agricoltori (molto spesso mezzadri) e pastori che conducevano un basso tenore di vita e non possedevano nessun peso politico.
Inoltre era praticata la schiavitù.
La nobiltà e la classe sacerdotale possedevano le terre e beneficiavano dei relativi proventi. Essi non dovevano pagare tributi al re, anche se periodicamente gli offrivano doni, che corrispondevano di fatto a delle tasse.
La classe media era il risultato dei fiorenti commerci, che costituivano l'unica ricchezza di un paese, povero di materie prime, che era costretto ad importare tutto dall'estero.
La classe media comprendeva anche gli artigiani e tutte quelle persone addette alle funzioni più disparate. Questi dovevano pagare le imposte e periodicamente offrire la loro mano d'opera per lavori pubblici (per esempio la riparazione dei canali di irrigazione). Di solito venivano ricompensati con le eccedenze agricole. Agricoltori e pastori conducevano un tenore di vita basso e non avevano nessun peso politico.

Schiavitù
Nella società sumerica sembra fosse molto praticata la schiavitù. Gli schiavi erano più che altro prigionieri di guerra, ma potevano perdere la loro libertà anche cittadini che non saldavano i loro debiti, infatti un uomo che non restituiva un prestito rischiava di diventare schiavo con tutta la sua famiglia. Il figlio di una coppia di schiavi o di una schiava e un uomo libero diventava a suo volta schiavo.Inoltre c'èra anche una forma di "interessi" coloro che facevano dei prestiti pretendevano anche gli interessi in più.
Amministrazione e politica
I Sumeri abitavano in diverse città-stato, ognuna centrata su un tempio dedicato al dio della città e governata da un re, che era intimamente legato ai riti religiosi della città.
Alcune tra le più grandi città furono (non in ordine cronologico): Babel, Ninive, Eridu, Kish, Lagash, Uruk, Ur e Nippur. Come queste città cominciarono a crescere, sentirono l'esigenza di primeggiare l'una sull'altra, provocando così un millennio di quasi incessanti guerre sui diritti per l'acqua, le rotte commerciali e i tributi dalle tribù nomadi.
Agricoltura
Il primo manuale di agricoltura
Una tavoletta ritrovata a Nippur, sembra essere il primo "manuale" della storia. Questa tavoletta si compone infatti di una serie di istruzioni rivolte da un fattore al proprio figlio circa le attività agricole da attuare per ottenere un buon raccolto. Vieni qui presentata la prima parte.
"Nel tempo che fu, un fattore diede questi consigli al proprio figlio: sul punto di coltivare il tuo campo, abbi cura di aprire i canali d'irrigazione in modo che l'acqua non raggiunga nel campo un livello troppo alto. Quando l'avrai vuotato dell'acqua, vigila sulla terra umica perché resti piana; non permettere che la calpesti alcun bove vagante. Caccia le bestie randage e tratta questo campo come un terreno compatto. Dissodalo con dei martelli pesanti non più di 2/3 di libbra ciascuno. La stoppia (?) del campo dovrà essere strappata a mano e legata in covoni. Le sue crepe dovranno essere colmate con l'erpice e i quattro lati verranno recintati. Mentre il campo brucia al sole estivo sia diviso in settori uguali. Gli attrezzi vibrino di attività (?). La sbarra del gioco dovrà essere rinforzata, la tua nuova frusta fissata con chiodi e il manico di quella vecchia riparato dai figli dei braccianti."
(tratto da Samuel Noah Kramer, I Sumeri alle radici della storia, pag. 73 )
L'agricoltura è sempre stata la base dell'economia sumera, la fonte principale della vita e del benessere di Sumer. I primi documenti scritti del periodo proto-dinastico, integrati con i dati archeologici e paleo-ecologici, permettono di far luce sul tipo di colture e modalità di coltivazione utilizzate [65].
Le prime sperimentazioni di coltivazioni in Medio Oriente risalgono almeno al 7000 a.C., ma è con l'arrivo dei Sumeri che l'agricoltura mesopotamica fa un grande balzo in avanti, soprattutto grazie alla loro abilità nel costruire impianti di irrigazione. A partire dal periodo di Uruk venne introdotto l'aratro a trazione animale e l'irrigazione estensiva, favorendo così una ricca produzione agricola. Essendo la Mesopotamia un territorio soggetto a siccità, i campi erano creati nelle aree adiacenti ai canali. Questi erano costruiti a un livello superiore rispetto la piana circostante, permettendo all'acqua di defluire naturalmente nei terreni agricoli[66]. I campi si affacciavano al canale sul lato corto e venivano irrigati e arati in direzione del lato lungo; questo dava la possibilità di irrigare un maggior numero di campi[67]. Le coltivazioni si disponevano perciò a "doppio pettine" intorno ai canali. Non tutti i terreni erano coltivati, ma si attuava una rotazione biennale, lasciando riposare i campi utilizzati l'anno precedente. Le produzioni, almeno inizialmente, erano molto buone, nell'ordine di 20:1 o anche di 30:1 [68].
Le zone adiacenti ai canali erano coltivate a cipolle, aglio, legumi e palme da dattero, mentre i terreni più difficilmente raggiungibili dall'irrigazione erano destinati ai cereali: orzo, frumento, emmer[69]. Le tavolette sumeriche ci informano che già dal periodo proto-dinastico molti campi vennero abbandonati per eccessiva salinizzazione, dovuta al fatto che l'acqua non drenata, evaporando, lascia sali sul terreno [70]. Questo avveniva soprattutto nei territori pianeggianti del sud mesopotamico, e qui, perciò, era quasi esclusivamente coltivato l'orzo (più resistente), mentre nel nord vi era un sostanziale equilibrio fra orzo, frumento ed emmer [71]. L'orzo era anche impiegato per produrre la birra, che probabilmente aveva una consistenza più densa rispetto a quella attuale, visto che in alcuni rilievi i personaggi rappresentati la bevono attraverso delle cannucce [72].
Per quanto riguarda l'orzo e i cereali in generale, aratura e semina si effettuavano contemporaneamente grazie a una seminatrice. Al momento della mietitura gli uomini lavorano a gruppi di tre: un falciatore, un accovonatore e un terzo di cui non si conosce esattamente la mansione [73]. Dopo la mietitura i contadini usavano carri trebbiatori per separare le teste dei cereali dai gambi e poi un traino trebbiatore per raccoglierne i chicchi [74].
I contadini non potevano tenere la maggior parte del raccolto visto che circa i due terzi di questo veniva trasportato nei magazzini del tempio o del palazzo[75].
Lingua e scrittura

Il Sumero è una lingua isolata, cioè non è collegato a nessun altro linguaggio conosciuto.
Le prime iscrizioni sono in forma pittografica, la cui stilizzazione porterà alla scrittura cuneiforme.
Una produzione di testi estremamente ampia (centinaia di migliaia di scritti) in lingua Sumera sono sopravvissuti; per lo più in tavole d'argilla. Il Sumero utilizza una scrittura cuneiforme, ed è la forma di scrittura conosciuta più antica. Alcuni tipi di testi Sumeri includono lettere personali, lettere di affari e transazioni, ricevute, liste lessicali, leggi, inni e preghiere, incantesimi magici, e testi scientifici comprendenti matematica, astronomia e medicina. Le iscrizioni monumentali e testi su diversi oggetti come statue, mattoni, chiodi e ciotole sono anche molto comuni. Molti testi esistono in copie multiple perché erano ripetutamente trascritti dagli scribi per esercitazione, talvolta anche in un sumero arcaico come ossequio delle tradizioni.
Nella forma più arcaica il sumero si presenta come un insieme graficamente ben organizzato di segni (un migliaio circa) a carattere pittografico, sì che ogni segno è indicativo di un oggetto o di un concetto. L'originario aspetto pittografico si evolve poi attraverso i secoli, stilizzandosi sempre più, fino a raggiungere una linearità pressoché standard dei segni, riducendone notevolmente il numero, ed arricchendoli (elemento fondamentale) anche di un valore puramente fonetico. L'evoluzione dei segni cuneiformi, dal carattere pittografico e ideografico al valore fonetico, ha fatto sì che questo tipo di scrittura, in forme semplificate, sia stata utilizzato per la notazione di varie lingue, come l'hittita, il hurrita, l'ugaritico, in varie aree del Vicino Oriente antico (Medio Oriente) e della Penisola Arabica, fin quasi alla vigilia dell'avvento dell' Islam.

Economia e commercio
Ritrovamenti di ossidiana proveniente da luoghi lontani in Anatolia e in Afghanistan, perle dal Dilmun (odierno Bahrain), legname dal Libano e parecchi sigilli con sopra incisi scritti della Valle dell'Indo, suggeriscono un'ampia rete di antichi commerci centrata nel Golfo Persico.
Il poema di Gilgamesh, si riferisce al commercio con terre lontane, per beni come la legna che scarseggiavano in Mesopotamia. In particolare era stimato il cedro del Libano.
I Sumeri usavano schiavi, anche se non erano fondamentali per l'economia. Le donne schiave lavoravano come tessitrici, pressatrici, massaie e facchini.
I vasai Sumeri decoravano le loro opere con dipinti in olio di cedro. I vasai usavano archetti di legno per produrre il fuoco necessario per cuocere i vasi e, per primi, usavano il tornio. I muratori e gioiellieri Sumeri conoscevano e utilizzavano l'avorio, l'oro, l'argento, la galena e i lapislazzuli.
Di grande importanza era l' uso di moneta non coniata, le c.d. mine d' argento, per le transazioni più importanti. Una tavoletta riporta la compravendita di un podere, con prezzo stabilito in mine[80]. Ma ancora più interessante è notare che tale tavoletta fu rinvenuta presso il tempio, la qual cosa fa supporre che i contratti immobiliari già venivano conservati (vedasi istituto giuridico della trascrizione).
Riguardo ai sigilli, di vario genere, impressi sui vasi, si può ipotizzare che attestassero il contenuto (es. olio), il produttore, la provenienza (es. Uruk), la quantità, ecc., con sorprendente analogia alla moderna etichettatura di protezione per evitare le frodi alimentari o le imitazioni servili.
Religione
È difficile parlare di una religione Sumera in quanto tale, siccome i credi e i riti variavano molto nel tempo e nelle distanze, e ogni città aveva il suo intreccio di mitologia e teologia.
I Sumeri adoravano una triade principale, rappresentata da An, dio del cielo; da Enlil, dio dell'aria, o dell'alito del vento e delle grandi tempeste (si consideri che il territorio è alluvionale e palustre; la parola paradiso, di derivazione indoeuropea, significa forse giardino palustre) ; e da Enki, dio della terra o del sottosuolo. Veneravano inoltre la dea Inanna, dea dell'amore e della guerra (equivalente alla dea Accadica Ishtar), il dio Dumuzi, dio della pastorizia, il dio Ningirsu patrono della città di Lagash, la dea Nammu, dea generatrice, e altre divinità, circa seicento, suddivise fra dei minori ed oggetti sacri.
Gli dei Sumeri (dingir, plurale dingir-dingir oppure dingir-e-ne) erano generalmente i patroni di particolari città, dove venivano venerati e avevano il loro tempio. La loro importanza religiosa logicamente seguiva le sorti politiche della città, cosicché spesso predominava, anche su tutto il paese, a volte invece era asservita ai voleri del vincitore. Particolarmente temuta era la distruzione del simulacro sacro, o il furto della statua che veniva portata in esilio dal nemico.
Secondo il credo Sumero, gli dei avrebbero creato gli umani dall'argilla, per usarli come servitori. Spesso gli dei esprimevano la loro ira e frustrazione nei terremoti: l'essenza della religione Sumera era sottolineare che tutta l'umanità stava alla mercé degli dei.
I Sumeri credevano che l'universo consistesse in un disco piatto racchiuso in una cupola. L'aldilà significava la discesa in un vile mondo inferiore, per passare l'eternità in una miserabile esistenza come un fantasma (Gidim).
I templi sumeri erano costituiti da una navata centrale con corridoi ai lati. A fianco dei corridoi c'erano le stanze dei sacerdoti, alla fine di uno dei due c'era un palco e una tavola di argilla per i sacrifici animali e vegetali. I granai e i magazzino si trovavano solitamente vicino ai templi. Dopo un certo periodo, i Sumeri cominciarono a piazzare i templi sopra colline artificiali, terrazzate e a più strati: le ziggurat.
Tecnologia [modifica]
Alcuni esempi di tecnologia sumera sono: la ruota, la sega, il cuoio, lo scalpello, il martello, il fermaglio, le punte di trapano, il chiodo, lo spillo, l'anello, la zappa, la scure, il coltello, la punta di lancia, la punta di freccia, la spada, la colla, il pugnale, le pelli d'acqua, le borse, la bardatura, la barca, l'armatura, la faretra, la guaina, gli stivali, i sandali, l'arpione, e la distillazione della birra.
Le imbarcazioni sumeriche potevano essere composte di canne o di legname; la scarsità di materiale ligneo adatto alla navigazione spinse i Sumeri ad utilizzare barche in giunchi, specialmente nei periodi più antichi. In seguito (dalla metà del III millennio) grazie al commercio e all'utilizzo degli alberi presenti sul territorio, si diffusero anche imbarcazioni composte con assi di legno. Dopo la costruzione lo scafo veniva rivestito da uno o più strati di bitume, allo scopo di renderlo impermeabile e di ridurre l'azione di organismi acquatici nocivi. In alcuni casi al posto del bitume si utilizzavano delle pelli animali, opportunamente trattate e disposte sopra i fasci di canne. L'utilizzo della vela è attestato inizialmente solo per i viaggi marittimi, ma quando le imbarcazioni divennero più resistenti fu possibile installare un albero (singolo o doppio) anche sulle barche fluviali. Normalmente le barche si spostavano grazie a pagaie e a pertiche, utilizzate anche come remi sterzanti. Avendo le correnti di Tigri ed Eufrate lo stesso verso del vento dominante, risalire i fiumi con i normali mezzi nautici era un'impresa quasi impossibile. A tale scopo si diffuse l'alaggio, la pratica secondo cui l'imbarcazione veniva trainata da riva da uomini che utilizzavano delle spesse corde.
Eredità
I Sumeri sono probabilmente ricordati principalmente per le loro molte invenzioni che ci hanno lasciato in eredità. Molti studiosi ritengono che la prima ruota sia comparsa in queste terre, nata prima sotto forma di tornio da vasaio. La scrittura cuneiforme è la prima di cui abbiamo notizia (con la possibile eccezione dell'ambigua e molto discussa antica scrittura europea[senza fonte]), contemporanea, o molto probabilmente antecedente, ai geroglifici egiziani di almeno settantacinque anni[senza fonte]. I Sumeri furono inoltre fra i primi veri astronomi. Mapparono le stelle in insiemi di costellazioni, molte delle quali sopravvivono nell'attuale zodiaco [84] e conoscevano i cinque pianeti visibili a occhio nudo [85].
Questa popolazione inventò e sviluppò l'aritmetica elaborando un sistema sessagesimale. Usando il sistema sessagesimale inventarono l'orologio[senza fonte] con i relativi 60 secondi, 60 minuti e 12 ore[senza fonte] ed i 12 mesi del calendario che sono ancora in uso. Inventarono la carrozza e le formazioni militari e furono i primi ad introdurre una divisione fra fanteria, cavalleria ed arcieri. Crearono inoltre il primo codice di diritto ed un sistema amministrativo completo di tribunali, prigioni e archivi governativi. Molti secoli dopo l'invenzione del cuneiforme, la pratica della scrittura si estese oltre i certificati di pagamento/debito e d'inventario e fu applicata per la prima volta nel 2600 a.C. per messaggi scritti e la consegna della posta, per la storia, le leggende, la matematica, le annotazioni astronomiche ed altre attività, corrispondenti generalmente ai campi di cui si occupavano insegnanti ed allievi. Di conseguenza le prime scuole convenzionali nacquero e si svilupparono sotto gli auspici del tempio principale della città-stato.
Ma ai Sumeri si deve soprattutto l'introduzione di un'agricoltura sistematica nell'antica Mesopotamia. Grano Einkorn e Emmer, orzo, pecore (all'inizio mufloni) e bovini (all'inizio bisonti europei) furono tra le più importanti specie coltivate ed allevate per la prima volta su larga scala.
Queste innovazioni fanno sì che i Sumeri siano considerati tra le culture più creative della preistoria e della storia dell'umanità. Enzo Biagi, nel suo libro Testimone del tempo, narra di aver conosciuto in California un barbiere celibe, fedele della Chiesa Caldea, che si vantava di essere l'ultimo sumero della Terra.

 

Fonte: http://www.selmi.org/carte/lettere/Sumeri.doc

 

 

Sumeri

RIVOLUZIONE NEOLITICA

Svolta epocale dell’umanità, della relazione fra uomo e natura, della forma di vita umana si avrà intorno al 10.000 a. C. con la “rivoluzione neolitica”, caratterizzata soprattutto dall’origine dell’agri-coltura e dalla zootecnia d’allevamento, come prima forma di dominio sistematico e di sfruttamento della terra e di altri animali da parte dell’uomo. L’origine dell’agricoltura e dell’allevamento, che sostituiscono la raccolta e la caccia come fonti principali di sostentamento, sembra associata a dei rituali di offerte vegetali o di sacrifici animali alle divinità, ed è quindi strettamente connessa alla trasformazione della religione in culto sistematico e sacrificale (la parola culto è anche etimologicamente connessa all’agricoltura). Nasce una prima forma di casta sacerdotale nella declinazione della religione a culto di spazi-terreni e di tempi in cui si manifesta il sacro (sia sacer-dote che sacro sono termini legati ai sacri-fici) Il cibo non è più dato dalla natura, dalla terra all’uomo direttamente, ma è mediato dal, e apparentemente “frutto” del lavoro dell’uomo. I riti sacrificali sono connessi a particolari configurazioni astronomiche e apparentemente legittimati da una lotta fra potenze animali che è proiettata dall’uomo sulla volta celeste.
Corrispondentemente mutano natura anche le pratiche simboliche umane non più meramente evocative degli dèi celesti: i simboli diventano “sostituti sacrificali”, indicano azioni rituali sacrificali e vengono usati anche in relazione a realtà terrestri: il nuovo rapporto di dominio sistematico dell’uomo nei confronti della natura e degli altri viventi implica una declinazione delle pratiche simboliche a progetti di tali dominio, che prima ancora di concretizzarsi passa per una fase simbolica. Ecco l’origine della cultura, delle culture propriamente dette: la cultura, etimologicamente connessa con l’agricoltura e il culto, non è altro che la “coltivazione” sistematica di idee-progetti di dominio della natura, non è altro che la controparte ideale delle pratiche di dominio agri-culturale della terra, della natura. Dall’agricoltura sorge una forma di vita meno nomade e più stanziale, deriva un processo di lenta “urbanizzazione”, di formazione di una civitas: ecco l’origine della civiltà, delle civiltà propriamente dette. Nasce la proprietà privata, dei terreni e degli animali d’allevamento, nasce l’accumulo dei beni e una prima strutturazione economica e politica delle società in gerarchie di potere. Mentre la donna precedentemente giocava un certo ruolo nella raccolta del cibo, viene invece ad essere messa in secondo piano o quasi esclusa dalle pratiche agricole, e si passa da un periodo di religione matriarcale in cui era preminente la potenza generatrice della donna madre specchio-simbolo della potenza generatrice della madre natura celeste (identificata essenzialmente dalla Via Lattea) ad un altro in cui prevale un archetipo maschile correlato alla potenza produttrice del lavoro dell’uomo che sottomette insieme la terra, la natura e la donna. La vita dell’uomo incentrata sul dominio della terra comporta un passaggio a divinità puramente terrestri non più mero specchio di divinità celesti e ad una religione patriarcale, e conseguentemente ad una organizzazione politica fondata sull’idea di una regalità maschile simbolo terrestre di una regalità divina.
Esito di questa stessa “rivoluzione neolitica” sarà anche l’origine della scrittura come sistema in cui i simboli, ormai non più di valore meramente religioso o estetico ma di valore d’uso e di scambio pratico, saranno stilizzati in segni che diventeranno via via più arbitrari nel perdere il loro valore iconico di immagini, in lettere alfabetiche che pur avendo una loro origine astrale legata a figure di costellazioni si ordineranno poi in sequenze arbitrarie lineari e subordinate ai fonemi: la scrittura, tranne alcune eccezioni come quella cinese e quella geroglifica egizia, sarà alfabetico-fonetica e lineare. Tra i Sumeri della Mesopotamia la scrittura fonetico-alfabetica venne usata verso la fine del quarto millennio a. C., in relazione al sorgere della civiltà urbana verso il 3500 a. C. (e pressocché nello stesso periodo tra gli Egiziani). Almeno dal 3000 a. C. si conservarono campioni di pesi e di misure, e le prime cifre sumeriche risalgono ad un periodo compreso tra il 3300 e il 2850 a. C.  Ed è alle culture sumero-accadica ed egizia che bisogna far risalire l’origine della civiltà classica greca.
A quattrocentomila anni fa risalirebbe invece la "scoperta" della "tecnica" del fuoco (presso i Sinantropi della Cina) anche se il suo uso diffuso effettivo avvenne molto piu' tardi, almeno verso il 2500 a. C., neolitico evoluto. Il fuoco permise all'uomo di dominare definitivamente gli altri animali, di vivere al di fuori delle caverne, di osservare molto di piu' il cielo e di cambiare quindi "forma di vita":  il fuoco come "tecnica" a disposizione dell'uomo permise una "rivoluzione" nel mondo animale e il dominio pressocché assoluto dell'uomo. Già l’homo habilis, differenziandosi dai parantropi, passò, circa 2,3 milioni d’anni fa, dall’iniziale regime dietetico vegetariano ad uno carnivoro, probabilmente, oltreché per necessità di sopravvivenza, già per la ‘credenza’ di poter cosí inglobare e assorbire in sé la potenza "divina" celeste corrispondente all'animale mangiato. Poi, l'uso sistematico del fuoco nel neolitico e per suo mezzo il dominio sugli animali portarono a poco a poco ad una sostituzione graduale delle divinità animali celesti, e in particolare della grande madre celeste (“grande vacca celeste”) legata alla Via Lattea: il fuoco fu associato soltanto al sole e legato appunto a una divinità solare maschile-patriarcale predominante a cui si sacrificarono gli animali in contraccambio del "dono" del fuoco e in corrispondenza al sorgere del sole, all’equinozio di primavera, in una certa epoca precessionale che dura circa 2300 anni (nel periodo di 26.000 anni circa del moto precessionale, il sole passa attraverso tutti i dodici segni-costellazioni dello zodiaco, e circa ogni 2300 anni all’equinozio di primavera sorge in una costellazione diversa, in una certa costellazione-animale che ne è oscurato o bruciato (il sacrificio del toro sarebbe stato legato a un periodo che ha origine circa 4600 anni a.C., quando il sole all’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del toro; l’idea del capro espiatorio sarebbe legata all’epoca in cui il sole all’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione dell’ariete, da circa 2300 anni prima di Cristo all’anno della nascita di Cristo; il simbolo del pesce per indicare il Cristo, che con il suo “sacrificio” ha posto fine ai sacrifici, bandendoli come immorali, è anche collegato al fatto che il sole sorgeva nella costellazione dei pesci) .
Questo determinò una sorta di "rivoluzione copernicana" ante litteram  nella mitologia e nell'esperienza umana del mondo. Successivamente, questo si associò anche alla relegazione esclusivamente terrestre ed ‘infera’ delle primitive divinità femmili-matriarcali. Si originò già all'interno della mitologia una proto-astronomia o proto-fisica del cielo o della luce, dei movimenti regolari degli astri-dèi basata sul numero, quantitativa e legata ad una "divinazione" astrologica (le costellazioni furono inventate dai Sumeri intorno al 2000 a. C.), di carattere ‘elio-centrico’. Lo sviluppo di una tale astronomia quantitativa, di una fisica del cielo basata sull'"oggettività" del numero fu alla fine determinante per l'abbandono nel mondo greco, nel VI sec. a.C., del "paradigma" del mythos  in favore del logos come rapporto-misura (estensione metaforica del numero), ad esso contrapposto come sapere certo, incontrovertibile e "oggettivo", ovvero come espressione del mondo stesso, e non piu' "poietico": il mito fu abbandonato come rappresentazione o copertura "ideologica" - potremmo dire in termini moderni - come descrizione "fantastica" troppo legata ai desideri "soggettivi", umani.
E' certo che la pratica scritturale dei numeri, la pratica aritmetica nel neolitico si sia trasformata da una parte in una procedura di divinazione astronomica e di previsione delle posizioni degli astri dèi nella volta celeste, utile per i culti sacrificali, e dall’altra parte in una procedura applicata alle realtà terrestri da dominare da parte dell’uomo, una procedura in cui non era importante distinguere a livello qualitativo gli esseri o i processi, ovvero quando questi sono stati assimilati a degli "oggetti" senza qualità individuali: oggetti-prede di allevamento o di coltura, e quindi oggetti-cibo di fagocitazione, e anche di caccia o di pesca; la pretesa di “oggettività” del nuovo sapere “logico”sorto intorno al VI sec. a.C., si fonderà, altrettanto “ideologicamente” del sapere mitico, sul tentativo di legittimare questa riduzione della terra e degli altri viventi a “oggetti” di dominio dell’uomo. Così la pratica grafica di forme geometriche, la pratica geometrica si trasformò in una procedura da un lato di divinazione astronomica di traiettorie degli astri-dèi e dall’altro lato in una procedura di agrimensura, di misura di campi e terreni oggetti di coltivazione e di proprietà privata. I riti sacrificali, e i suoi derivati quali l'allevamento e l'agricoltura, e le ora connesse a questi caccia e pesca, sono i presupposti "tecnici" delle pratiche aritmetica e geometrica, legate al dominio dell'uomo sugli altri viventi uccisi o sfruttati e sulla terra-natura. E certamente tali pratiche aritmetica, geometrica e d’osservazione astronomica si sviluppano in relazione a società ormai complesse che regolano la loro vita religiosa con riti sacrificali effettuati su base astronomica, e che producono cibi, uccidendo e assoggettando individui di altre specie viventi in grandi quantità in relazione ai corrispondenti bisogni nutritivi.
Il tempo circolare, ciclico era ormai il tempo dei ritmi dell’agricoltura, del dominio della terra.
Forse, alla scrittura fonetico-alfabetica, affermatasi intorno al 3000 a. C., poi lineare, è da connettersi l’evento epocale più importante nella storia del pensiero umano: al pensiero per immagini multidimensionale non lineare e complesso che si estrinsecava nei primi simboli si sostituisce quasi totalmente un pensiero logico-verbale, linguistico, unidimensionale, lineare e sequenziale. Si tratta di una riduzione estrema della complessità del pensiero per immagini che resterà vivo solo in parte come sfondo ultimo su cui si fonda comunque il pensiero logico-verbale. Il pensiero matematico geometrico e la scrittura matematica non-fonetica e in parte non-lineare attuali sono “residui” di quell’arcaico pensiero complesso. Ed esito di ciò sarà il predominare di una cultura scritta su quell’orale nel mondo greco del VI sec. a.C. e il separarsi di un logos dal mythos con l’emergere di una nuova forma di sapere logico-filosofico, separato dalla religione, che si oppone al sapere mitico, nella sua ricerca di un fondamento fisso, stabile, certo e univoco del sapere: un sapere quello del logos basato ormai sulla scrittura lineare e non più su ideogrammi associati in maniera multidimensionale come il mythos.

 

Fonte: http://193.204.255.166/cerco/uploads/corsi/rivoluzione%20neolitica_0.rtf

 

Sumeri

Sviluppo

I Sumeri conobbero il loro maggiore sviluppo tra il 2500 ed 2350 a.C.. All'inizio di questo periodo la Mesopotamia meridionale era caratterizzata da villaggi che via via vennero fortificati, in particolare Uruk.

Antecedentemente a tale periodo in ogni villaggio, ricco per i fiorenti commerci, dominava un ensi, che spargeva terrore e soprusi sulla popolazione locale.

Nel 2500 a.C. la città di Lagash fonda un principato e domina nella regione conquistando altre città sumere. Si assiste a lotte tra le varie città che richiamano l'attenzione del vicino e bellicoso Elam. Finalmente con il re Urnanshe, la città di Lagash ottiene il sopravvento sulle altre. La lotta è dura, perchè molte città sumere vedono ridotto il loro potere economico e si ribellano.

Il re Eannatum, nipote di Urnanshe, estese il dominio di Lagash su quasi tutte le città sumere, sottomise l'Elam e sconfisse la città di Mari, situata nella Siria. Questo testimonia che i sumeri estesero il loro dominio al di là del proprio territorio. Inoltre avevano anche un dominio marittimo nel Golfo Persico.

In realtà Sumer era divisa in due principati: il primo controllato da Eannatum di Lagash ed il secondo, più a nord e separato da un fossato di confine, sottomesso alla città di Umma, governata dall'ensi Urlumma. Quest'ultimo, tuttavia, pagava un tributo a Lagash.

Con il successore di Eannatum, re Entemena, i territori a nord di Lagash, controllati dalla città di Umma, si ribellarono di nuovo. Gli Ummaiti vennero sconfitti dai "sumeri meridionali" e subirono l'aggressione dell'ensi di Zabalam, città vicina ad Umma, che si chiamava Il, il quale si proclamò nuovo re di Umma che ebbe una certa influenza anche su Lagash.

Dunque ad un'iniziale dominio di Lagash ne seguì uno ummaita. Entemena, dunque, perde il controllo ed acquistano potere anche i sommi sacerdoti di Lagash che portarono al potere Lugalanda, il quale non migliorò molto la situzione economico-sociale dei sumeri, soprattutto del ceto povero: l'inflazione era molto alta.

Salì al trono Urukagina, che fu il primo re del popolo. Risanò l'economia, si avvalse di funzionari di controllo, ridimensionò la classe sacerdotale, proclamandosi anche egli sacerdote, istituì un primo codice di diritto.

Intanto, nel 2350 a.C., ad Umma era salito al potere Lugalzagesi, uomo ambizioso e poco pacifico, che segnò un nuovo periodo per Sumer. Questi unificò Sumer attraverso il sangue e le distruzioni delle diverse città del principato di Lagash. Le sue atrocità sopravvissero in futuro nelle legende sumeriche. Uccise il re Urukagina, la cui fama di pace sopravvisse nei secoli, annesse Lagash, Ur, Uruk e Kish al suo regno spargendo ovunque terrore.

Dalla sua amata capitale Uruk, che venne cinta di mura, cercò di dimostrare al popolo che il dio Enlil era dalla sua parte e regnò per 25 anni dall'Elam alla Siria, attirando su di se tutto il malcontento degli ensi di Sumer.

Di tale situazione approfitto un principe di origine semita: Sargon, il quale fondò una dinastia che regnò dal 2350 al 2150 a.C..

Raccogliendo il consenso dei vari ensi sumeri e disponendo di un esercito mobile e di una cavalleria (più manovrabile dei carri e delle falangi sumere) annientò i sumeri. Questo scontro rappresentò una lotta tra due mondi: quello nomade semita, più giovane, assetato di ricchezze, più equipaggiato militarmente; quello sumero, più civile, meno dedito alla guerra, più stanziale.

 

Sargon fece prigioniero Lugalzagesi e lo espose alla gogna per dimostrare al popolo sumero che gli dei erano dalla sua parte. Fu un ottimo re: mantenne religione ed amministrazione locali e non si impose con la violenza. La lingua ufficiale del suo regno fu il sumero, anche se veniva parlato l'accadico. Il suo regno fu il primo vero e proprio impero: Elam. Mesopotamia, Siria, Fenicia, Parte dell'Anatolia e dell'Arabia (odierno Oman).
Fondò la capitale ad Accad, tra i due fiumi mesopotamici: dunque ricca di commerci e di fasto. Nacque così la civiltà accadica che regnò per 200 anni. Sargon fu al potere per 56 anni. Dopo di lui vennero al potere altri re che non seppero mantenere l'unità del paese (Rimush, Manishtusu, Naramsin, Sharkalisharri). Alcuni si chiamarono "Signore dei quattro regni", come Sargon, altri più semplicemente re di Accad, mostrando un diverso grado di umiltà, ma non seppero tenere il paese unito per le rivolte dei vari ensi sumeri.


Dal 2150 a.C. al 2050 a.C. Sumer subì l'invasione dei Gutei, popolazione barbara di origine armena, che depredarono tutte le città e mieterono vittime. I sargonidi non seppero resistere all'invasione e persero il loro regno: Accad venne distrutta.
Vi furono alcuni ensi che collaborarono con i Gutei, altri, come quello di Uruk, che vi resistettero.
La rivolta sumera partì proprio da Uruk con il re Gudea, noto nella leggenda come Utukhengal, che dopo 100 anni di lotta respinse la popolazione barbarica, governata dal re Tirigan.
Egli regnò in pace un paese già dilaniato dalle numerose guerre.

           

 

Per i successivi 100 anni regnò la dinasti di Ur: Urnammu, Shulgi, Amarsuena, Shusin, Ibbisin.
Il primo fu un generale che prese il potere e portò il potere politico presso Ur.
Governò in pace ed estese il potere di Sumer, proclamandosi re di Sumer e Accad, indicando che il potere politico si stava spostando verso il centro della Mesopotamia. Egli entrò nel mito come Gilgamesh   attraverso il racconto del Viaggio di Urnammu agli inferi, nel quale anche lui ha ricercato l'immortalità. La sua importanza sta nel fatto di aver introdotto la dominazione della città di Ur, che lasciò le sue impronte nella Bibbia come patria di Abramo.
In questo periodo, detto urrita, i sumeri dominavano sull'intera mesopotamia e su parte dell'Elam. Il re Shulgi riportò il benessere nel paese e risanò l'economia. Fece erigere una muraglia di 63 km per evitare l'invasione degli amorriti, popolazione nomade semita. Tuttavia gli amorriti invasero Sumer, ma vennero respinti.
I sumeri si indebolirono e vennero conquistati dagli Elamiti. siamo nel 1950 a.C. e scompare l'autonomia sumera. Risorgerà nel mito, nella cultura, nelle scienze, nel diritto grazie ad Hammurabi che segnò l'inizio della dinastia Babilonese e riscattò i sumeri dal giogo elamita.

 

 

fonte: http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Sumeri/Sumeri-sviluppo.html

 

 

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