Feudalesimo

 

 


Feudalesimo

 

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Feudalesimo

 

Feudalesimo

 

Il Feudalesimo

Il feudalesimo, come sistema politico, economico e sociale, rappresenta il primo tentativo per sistemare e per dare un ordinamento alla società europea dopo gli sconvolgimenti operati dalle invasioni barbariche.     La società è divisa in nobili e servi. Una casta militare proprietaria di terre assume nel feudo compiti e ruoli prima riservati allo Stato, quali l'amministrazione della giustizia, la riscossione delle imposte, ecc.     L'economia è una economia chiusa, di pura sussistenza: si produce lo stretto necessario per assicurare la sopravvivenza agli abitanti del feudo. I commerci sono limitati, si svolgono attorno al castello feudale e sono basati sul baratto, cioè sullo scambio di merce con merce, perchè la moneta era quasi del tutto scomparsa dall'Occidente.     Lo Stato è uno Stato feudale: il potere solo nominalmente è nelle mani del re. In pratica, esso è frazionato  e quasi delegato ai singoli feudatari, che sono come tanti piccoli re nei loro feudi.     Con il feudalesimo il centro della vita economica e politica si sposta dalle città alla campagna, intorno al castello feudale. I ceti più umili sono assoggettati ai nobili e ai signori nella persona e nelle cose. Insieme alle terre passavano da un signore all'altro anche i contadini che le coltivavano.     Il sistema feudale dalla Francia si estese a tutto l'Occidente curopeo e a quei Paesi che, man mano, entrarono nell'orbita europea.
    La terra era allora l'unica ricchezza e quindi i servizi venivano remunerati dal re con la concessione di terre in beneficio: cioè le terre non venivano regalate per sempre, ma solo per la durata della vita; alla morte del concessionario, il feudo tornava di nuovo al concedente, ossia al re. L'uomo che riceveva la terra in usufrutto si dichiarava vassallo, cioè uomo fedele del sovrano e si impegnava a prestargli aiuto, uomini e armi in caso di bisogno. A sua volta il re si impegnava a difendere e a proteggere il suo vassallo.     Nacquero, così, i primi feudi e con essi quella aristocrazia militare feudale che cominciò a costruire i primi castelli, vere e proprie fortezze, in cui trovavano rifugio le popolazioni quando sopraggiungevano le forze nemiche.     A loro volta, i vassalli più potenti (grandi feudatari) concedevano parte delle terre ricevute dal re a propri uomini fedeli, chiamati valvassori, che assumevano nei confronti del vassallo l'obbligo di essergli fedele e di prestargli aiuto. Anche i valvassori potevano fare altrettanto nei confronti di persone loro fedeli, chiamate valvassini. In tal modo la società di allora era costituita da una specie di piramide: in alto, il re; sotto, con poteri e autorità via via minori, stavano vassalli, valvassori, valvassini. Il re ,quando assegnava un feudo al suo vassallo, gli concedeva
anche determinate immunità cioè determinati diritti, quali il diritto di riscuotere le tasse, di amministrare la giustizia, di chiamare alle armi gli uomini liberi del feudo.     Nasce così e mette radici una nuova organizzazione politica, economica e sociale, chiamata appunto feudalesimo. Esso, in conclusione, è basato su un sistema di rapporti personali tra uomo e uomo (vassallaggio), sulla remunerazione di servizi mediante la concessione di terre in usufrutto (beneficio), sulla concessione di determinati diritti (immunità).     Con il passare del tempo, alcuni vassalli diventarono tanto potenti che spesso sul loro territorio si comportarono come re: non solo facevano uso delle immunità a proprio esclusivo vantaggio, ma talvolta si ribellavano anche al re divenendo completamente indipendenti.

 

IL CENTRO DELLA VITA POLITICA E SOCIALE
DIVENTA LA CAMPAGNA

    Nel mondo antico il centro della vita politica e sociale era stata la città, sede del re, del governo, degli uffici statali. Nei secoli IX-XII, il centro è invece la campagna e più precisamente il castello feudale, ove risiede il feudatario, che ha assommato nelle sue mani gran parte del potere che prima era del sovrano e dello Stato, perchè in realtà il feudatario può battere moneta, arruolare armati, imporre tasse, ecc.     Il sistema feudale, però, non fu sempre lo stesso. Esso subì una evoluzione con il Capitolare di Kiersy (877), quando l'imperato re Carlo il Calvo concesse ai feudatari maggiori di poter trasmettere il feudo al proprio figlio. In tal modo l'assegnazio~e del feudo non era più un fatto temporaneo legato alla persona del concessionario; il feudo poteva essere trasmesso in eredità ai figli. Tale concessione fu estesa poi, nel 1037, anche ai feudatari minori, vale a dire ai feudatari che avevano ricevuto l'investitura dai feudatari maggiori.     Il feudalesimo, come sistema politico-sociale, dalla Francia carolingia si estese all'Inghilterra, all'Italia meridionale con i Normanni, alla Spagna con la formazione degli Stati cristiani che combattevano contro i musulmani, al vicino Oriente con le Crociate.
    La società feudale era molto diversa da quella antica e dalla nostra. Essa era formata da tre categorie: i nobili, gli artigiani, i contadini con o senza terra.     La classe dei nobili si dedicava esclusivamente al mestiere delle armi, trascorreva la vita in guerre e tornei, si dedicava alla caccia, ovvero trascorreva la giornata nelle sale del castello fra banchetti, giocolieri, buffoni e cantastorie. Gli artigiani ,insieme ai commercianti, erano pochi e costituivano una categoria non molto importante. La massa della popolazione era costituita dai contadini che lavoravano per mantenere la nobiltà.

 

Fonte: http://gandolfi.altervista.org/gandolfi.altervista.org/Storia_(classe_I)_files/Il%20Feudalesimo.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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Il feudalesimo

 

La fine dell’Impero
Alla morte di Carlo (814) l’Impero rivela la sua fragilità, dovuta anche all’antica tradizione franca di dividere il regno fra tutti gli eredi che si scontrarono in una dura guerra di successione che terminò con il trattato di Verdun(843): a Lotario, il primogenito, fu riconosciuto il titolo imperiale e il possesso di un ampia fascia di terreno che andava dall’Italia al mare del nord; a Carlo fu affidata la Francia, a Ludovico la Germania. Ma i veri vincitori della guerra realmente furono la grande nobiltà laica ed ecclesiastica. Ma l’impero non crollò solo per le lacerazioni interne, infatti già all’inizi del IX secolo ci furono varie scorribande di Scandinavi, Saraceni e di Normanni che addirittura nel 885 presero la città di Parigi, questo costrinse Carlo il Calvo a deporre la corona, da questo momento in tutto il Sacro Romano Impero sorsero nuovi re, i quali dovevano fronteggiare l’arroganza dei propri vassalli. Un'altra vittoria per il feudalesimo.

La signoria rurale(madre del feudalesimo)
La signoria rurale è l’erede diretta del sistema della villa che ha caratterizzato l’età Carolingia. I poteri signorili erano la consequenza d’una situazione di fatto: nell’assenza di ogni autorità pubblica (re), il dominus e i contadini stabilorono rapporti di equo-scambio: il dominus forniva protezione e qualche forma di giustizia ai contadini, che ricambiavano dando l’indispensabili forza-lavoro. Quindi l’affermarsi della signoria rurale presenta un movimento “dal basso”.

Il vassallaggio e il beneficio
Il vassallaggio era un antico costume germanico: gli uomini d’arme, raggiunta la maggiore età, si ponevano al seguito di un nobile guerriero, gli giuravano fedeltà e si impegnavano di rimanere con lui fino alla morte. Con il tempo il vassallaggio divenne un vero e proprio contratto tra il signore(senior,dominus), che forniva protezione, e il vassallo(vassus) che prometteva servizio e fedeltà. Insieme al vassallaggio si era diffusa un'altra prassi: il beneficio. Il beneficio consisteva nella concessione temporanea di un bene in cambio d’un servizio. Spesso il beneficio era la concessione di un fondo o di un intero territorio in usufrutto(non in proprietà).
Vassallaggio e beneficio si integrarono molto bene insieme ed ebbero una importanza storica enorme poiché il potere fu condizionato da un rapporto di dipendenza da privato a privato, questo fu la base vera e propria su cui si fonderà il Feudalesimo.

Il Feudalesimo
La signoria rurale, il vassallaggio e il beneficio hanno posto le basi per il feudalesimo, ma non si tratta ancora di feudalesimo vero e proprio. Infatti esso (il feudalesimo) avrà due fasi:
La prima età feudale nel corso della quale si costituiscono i rapporti di dipendenza appena esaminati.
La seconda età feudale caratterizzata dalla formazione delle Monarchie di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra che baseranno il loro potere sul controllo delle gerarchie feudali.
La gerarchia feudale: La frammentazione del potere non si fermò ai grandi feudi, ma continuò a causa della libertà concessa dal re ai suoi vassalli di assegnare le terre avute in feudo ad altri, ovviamente in cambio di rapporti di vassallaggio. Quindi al di sotto dei vassalli troviamo i valvassori (vassi vassorum) e al di sotto di essi troviamo i valvassini. Ogni beneficiario del feudalesimo era vincolato unicamente al proprio signore, quindi se il re voleva radunare un esercito poteva chiedere unicamente ai suoi vassalli, che l’avrebbero chiesto ai valvassori… e così via. Un sistema lungo e complicato che rallentava i tempi.
I grandi feudi diventano ereditari: Il feudo come sappiamo è vitalizio, ma i grandi feudatari cercarono subito di renderlo ereditario. Nel 887 Carlo il Calvo, nella sua arresa, decretò l’ereditarietà dei grandi feudi. Il feudo si trasformò in patrimonio non del re, ma del vassallo, e l’obbedienza e la fedeltà al sovrano diventarono aleatorie.
Fonte: http://classe1e.altervista.org/download/STORIA%20-%20Il%20Feudalesimo.doc

 

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Il feudalesimo

 

Il feudalesimo è un fenomeno politico, economico e sociale tipico del Medioevo. Troviamo protomi del feudalesimo anche nelle ville romane del III e IV secolo, che dominavano i territori circostanti grazie alla sempre minore autorità dell’impero di Roma. Questa organizzazione si rafforzò in alcune zone con la caduta dell’impero romano. In Italia, ad esempio, le ville romane vennero per così dire prese in gestione dai longobardi invasori. Con Carlo Magno si ha l’inizio del feudalesimo vero e proprio, perché lui organizza il suo impero spartendolo tra i suoi compagni di guerra. Il Sacro Romano Impero era diviso in contee e marche, ognuna rispettivamente donata a conti e marchesi. Queste persone avevano ricevuto questo beneficio dal sovrano, ovvero potevano sfruttare quelle terre in cambio di fedeltà e appoggio militare in caso di guerra. Questo beneficio era però revocabile, quindi alla morte dei feudatari il feudo tornava nelle mani di chi lo aveva concesso. Questa era la teoria, in pratica andò molto diversamente, perché finché ci fu Carlo Magno la sua autorità teneva legati al potere centrale i feudatari, ma con i suoi successori e la divisione dell’impero i grandi feudatari ottennero un potere sempre maggiore e cominciarono a trasmettere i loro possedimenti ereditariamente. Allo stesso momento essi cominciarono a suddividere i loro feudi dando il beneficio ad altri, i vassalli che a loro volta se il feudo era abbastanza grande lo concedevano ai valvassori, e questi ai valvassini. Nell’877 con il capitolare di Quierzy i feudi maggiori divennero ereditari, seguiti da quelli minori nel 1037 con la Constitutio de feudis. Quindi ci fu una suddivisione notevole del potere, che rese ancora più statica e frastagliata questa società. Le invasioni barbariche peggiorarono la situazione: infatti per difendersi i signori costruirono castelli sempre più simili a fortezze e organizzarono possenti eserciti (questo fenomeno viene chiamato incastellamento). Ma per affermare anche il loro potere su un altro feudatario, essi non esitavano a muovere guerra, che in genere si concludeva con un assedio, distruggendo il contado del feudo e quindi la sua economia. Quindi guerre interne, invasioni esterne e frammentazione del potere concorsero a formare la società feudale come la conosciamo, che toccherà il suo apice dopo l’anno mille.

 

 

La società feudale dell’alto Medioevo

 

 

 

feudalesimo

 

 

  • Nella parte più bassa di questa piramide troviamo i poveri, che erano oggetto delle elemosine che si dovevano prestare nel Medioevo. Nella rappresentazione del mito del buon governo, all’immagine di nobili e ricchi borghesi si contrappone quella dei nulla tenenti al bordo della strada.
  • I servitori anche erano nella stessa infima condizione dei servi, con l’unica differenza che il loro duro lavoro non era poi ricompensato da una paga equa, per cui erano ridotti quasi nella stessa condizione dei poveri.
  • I servi della gleba erano dei contadini che erano legati a vita al lavoro della terra e i loro figli erano costretti a praticare il loro stesso mestiere. Questa norma era stata istituita per la mancanza di manodopera terriera, per cui i signori avevano sentito il bisogno di tutelarsi e di impedire ogni qualsiasi fuga da questa infima categoria. Infatti questi non si potevano affrancare, la terra che coltivavano era di proprietà del signore, era costretti a lavorare un certo numero di giorni presso le terre direttamente gestite dal feudatario (corvées) e spesso la scarsità del raccolto e le tasse da versare al signore (le decima del raccolto e così via).
  • I pochi uomini liberi era costituita da quei piccoli artigiani, molto ricercati dai signori, che lavoravano presso il castello nel feudo per renderlo indipendente, infatti esso disponeva delle materie prime ma non di chi potesse lavorarla. Perciò i feudatari gli diedero la possibilità di lavorare all’interno del castello e di vivere nel borgo attorno al castello in cambio di protezione. Questi piccoli artigiani commerciavano sia con il basso, ovvero con in servi della gleba oppure con il feudatario, sicuramente con lui barattavano appunto la protezione in cambio di lavoro.
  • I piccoli feudatari a questa categoria appartenevano tutti i feudatari minori che godevano dei privilegi feudali ma erano sottoposti all’autorità di quelli maggiori.
  • I grandi feudatari erano quei signori che possedevano feudi tanto grandi che a volte erano per estensione più importanti rispetto a quelli posseduti dal re stesso. A loro volta essi concedevano queste terre in “subappalto” a vassalli/valvassori/valvassini, ai piccoli feudatari, ricreando spesso una situazione interna al feudo simile a quella della nazione, con un potere centrale poco ascoltato e tanti feudatari che operano a loro piacimento. In alcuni casi (guarda i feudatari di Baviera e Sassonia nel Sacro Romano Impero di nazione germanica) questi così potenti da poter influenzare la scelta del sovrano e da legittimare il suo potere
  • Il Clero gentilizio era formato dagli alti quadri della Chiesa che avevano associati dei feudi. Ad ogni diocesi o ad alcuni importanti monasteri erano assoggettate delle terre. Per questo motivo la carriera ecclesiastica era molto, perché permetteva di vivere da nobili senza esserlo.
  • Il papa era quella persona che era a capo della Chiesa e che quindi aveva a disposizione sia il potere spirituale, visto il suo ruolo di capo della comunità dei Cristiani, sia quello temporale, visti gli enormi possedimenti della Chiesa e uno stato di cui era al comando, formato dai territori dell’Italia centrale.
  • L’imperatore o il re erano i capi politici di una nazione e per questo motivo essi avevano bisogno di legittimare il loro potere, perché da che mondo è mondo chi comanda ha bisogno comunque di una qualsiasi motivazione per giustificare il suo comando. Mentre oggi tale legittimazione avviene con i voti del popolo per quanto riguarda i capi degli stati democratici, allora non era propriamente così.

 

  • Il problema della legittimazione: i capi politici, infatti, potevano giustificare il loro potere solamente ricorrendo a Dio, dato che nel Medioevo la religione era il motivo dominante della vita di ogni persona e ogni qualsiasi altra forma di legittimazione sarebbe stata poco robusta. Ricorrere invece a Dio era un sistema che permetteva la legittimazione senza ombra di dubbio o contestazione. Allora di diceva: “A deo rex, a rege lex”, cioè da Dio il potere del re, dal re poi le leggi. Quindi il potere politico aveva un carattere teocratico, cioè veniva da Dio (theos = dio + kratia = forza). Ma non era Dio che concedeva questo privilegio o che legittimava il re o l’imperatore, ma il Papa, cioè il suo rappresentante sulla terra. Quindi gli imperatori o i re potevano fregiarsi dell’approvazione divina solo se incoronati dal Papa. Fu così anche per Carlo Magno, che venne incoronato imperatore nella notte di Natale dell’800 da Papa Leone III. La sua famiglia, quella carolingia, non era una dinastia regnante da sempre, ma si era impossessata del potere per meriti militari scalzando i Merovingi, quindi avevano bisogno più che mai dell’approvazione papale per giustificare il loro potere. Da allora la chiesa ebbe sempre maggiori ingerenze nelle sfere del potere temporale, oltrepassando quello spirituale che gli era di competenza. Ottone I di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica, nel 962 istituì il Privilegio Ottoniano, che sanciva che il Papa doveva prestare fedeltà all’imperatore e che egli aveva diritto di veto sull’elezione del pontefice. Ma con la sua morte i papi presero sempre più potere finché Gregorio VII nel 1075 emanò il Dictatus papae, con il quale dichiarava l’infallibilità del Papa e la superiorità rispetto al potere temporale, causando poi alla guerra con l’imperatore Enrico IV di Franconia. Nel 1302 Bonifacio VIII in Una Sanctam, sosteneva che i poteri spirituali e temporali venivano da Dio affidati al Papa, che a sua volta delegava l’imperatore all’amministrazione dei beni. Nel XVI secolo la Chiesa rinunciò all’applicazione del potere teocratico temporale, optando per la possibilità di dare direttive all’autorità imperiale. Però per altri secoli i regnanti europei si serviranno della teocrazia per legittimare la loro sovranità.

 

 

Le caratteristiche fondamentali della società dell’Alto Medioevo.

La società di questo periodo è arretrata dal punto di vista del commercio, infatti il denaro è un bene mobile scarsamente utilizzato, al suo posto negli scambi si ricorre al baratto, dato che i commerci avevano una gittata limitata visto che le strade erano insicure oltre che mal mantenute e il feudo aveva un’economia chiusa e autarchica, perciò gli scambi semmai avvenivano all’interno del feudo stesso. È una società la cui base economica è l’agricoltura, che ha uno scarso rendimento a causa dell’arretratezza tecnologica dei mezzi e delle tecniche utilizzate.
La struttura piramidale che organizzava le condizioni sociali era pressoché statica, tanto che Adalberone di Laon, un vescovo francese, diceva che le classi sociali erano tre, oratores, il clero, bellatores, i cavalieri, e i laboratores, cioè servi della gleba e servi presso le corti signorili. Non si potevano formare nuove classi e neanche si poteva elevare la propria posizione sociale, visto che ciò era visto come un affronto alla perfezione con cui Dio aveva organizzato quella società (tre erano le classi come tre era il numero delle persone della Trinità). C’era cioè chi doveva combattere, chi si occupava delle faccende spirituali, e la stragrande maggioranza della gente che doveva lavorare anche per questi altri due gruppi.

 

Fonte: http://freddieweb.altervista.org/FileWord/Il%20feudalesimo.doc

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Il feudalesimo

 

La fine dell’Impero

Alla morte di Carlo (814) l’Impero rivela la sua fragilità, dovuta anche all’antica tradizione franca di dividere il regno fra tutti gli eredi che si scontrarono in una dura guerra di successione che terminò con il trattato di Verdun(843): a Lotario, il primogenito, fu riconosciuto il titolo imperiale e il possesso di un ampia fascia di terreno che andava dall’Italia al mare del nord; a Carlo fu affidata la Francia, a Ludovico la Germania. Ma i veri vincitori della guerra realmente furono la grande nobiltà laica ed ecclesiastica. Ma l’impero non crollò solo per le lacerazioni interne, infatti già all’inizi del IX secolo ci furono varie scorribande di Scandinavi, Saraceni e di Normanni che addirittura nel 885 presero la città di Parigi, questo costrinse Carlo il Calvo a deporre la corona, da questo momento in tutto il Sacro Romano Impero sorsero nuovi re, i quali dovevano fronteggiare l’arroganza dei propri vassalli. Un'altra vittoria per il feudalesimo.

 

La signoria rurale(madre del feudalesimo)

La signoria rurale è l’erede diretta del sistema della villa che ha caratterizzato l’età Carolingia. I poteri signorili erano la consequenza d’una situazione di fatto: nell’assenza di ogni autorità pubblica (re), il dominus e i contadini stabilorono rapporti di equo-scambio: il dominus forniva protezione e qualche forma di giustizia ai contadini, che ricambiavano dando l’indispensabili forza-lavoro. Quindi l’affermarsi della signoria rurale presenta un movimento “dal basso”.

 

Il vassallaggio e il beneficio

Il vassallaggio era un antico costume germanico: gli uomini d’arme, raggiunta la maggiore età, si ponevano al seguito di un nobile guerriero, gli giuravano fedeltà e si impegnavano di rimanere con lui fino alla morte. Con il tempo il vassallaggio divenne un vero e proprio contratto tra il signore(senior,dominus), che forniva protezione, e il vassallo(vassus) che prometteva servizio e fedeltà. Insieme al vassallaggio si era diffusa un'altra prassi: il beneficio. Il beneficio consisteva nella concessione temporanea di un bene in cambio d’un servizio. Spesso il beneficio era la concessione di un fondo o di un intero territorio in usufrutto(non in proprietà).

Vassallaggio e beneficio si integrarono molto bene insieme ed ebbero una importanza storica enorme poiché il potere fu condizionato da un rapporto di dipendenza da privato a privato, questo fu la base vera e propria su cui si fonderà il Feudalesimo.

 

Il Feudalesimo

La signoria rurale, il vassallaggio e il beneficio hanno posto le basi per il feudalesimo, ma non si tratta ancora di feudalesimo vero e proprio. Infatti esso (il feudalesimo) avrà due fasi:

La prima età feudale nel corso della quale si costituiscono i rapporti di dipendenza appena esaminati.

La seconda età feudale caratterizzata dalla formazione delle Monarchie di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra che baseranno il loro potere sul controllo delle gerarchie feudali.

La gerarchia feudale: La frammentazione del potere non si fermò ai grandi feudi, ma continuò a causa della libertà concessa dal re ai suoi vassalli di assegnare le terre avute in feudo ad altri, ovviamente in cambio di rapporti di vassallaggio. Quindi al di sotto dei vassalli troviamo i valvassori (vassi vassorum) e al di sotto di essi troviamo i valvassini. Ogni beneficiario del feudalesimo era vincolato unicamente al proprio signore, quindi se il re voleva radunare un esercito poteva chiedere unicamente ai suoi vassalli, che l’avrebbero chiesto ai valvassori… e così via. Un sistema lungo e complicato che rallentava i tempi.

I grandi feudi diventano ereditari: Il feudo come sappiamo è vitalizio, ma i grandi feudatari cercarono subito di renderlo ereditario. Nel 887 Carlo il Calvo, nella sua arresa, decretò l’ereditarietà dei grandi feudi. Il feudo si trasformò in patrimonio non del re, ma del vassallo, e l’obbedienza e la fedeltà al sovrano diventarono aleatorie.

 

 

Fonte: http://classe1e.altervista.org/download/RaccoltaMascoloStoria.rar

Autore del testo : Mascolo

 

Il feudalesimo

La decadenza dell'lmpero e il frazionamento feudale
I settantatré anni di guerre civili, dalla morte di Carlo Magno (814) alla deposizione di Carlo il Grosso (887), precipitarono l'Impero nell’ anarchia. Crollato l'organismo dello Stato, si ridestarono tutte le forze locali, che già fin dai secoli della decadenza di Roma erano cresciute a dismisura; esse, di fronte all'improvviso mancare della forza centripeta statale, agirono come forza centrifuga, e provocarono il frazionamento dell'autorità politica.
Primi a levare il capo furono i grandi proprietari terrieri. Essi già da secoli esercitavano sui servi della gleba un'autorità quasi assoluta; inoltre, con la loro potenza economica, avevano assorbito la piccola proprietà e costretto i coloni, abbandonati dallo Stato crollante, a porsi sotto la loro protezione. Questi latifondisti tendevano a divenire, entro l'àmbito delle loro terre, quasi altrettanti piccoli sovrani, e non aspettavano che l'occasione propizia per attuare il loro sogno. Allo stesso modo i conti e i marchesi, nominati dall'imperatore suoi rappresentanti nelle contee e nelle marche, governavano i territori, ad essi affidati, con un'autonomia, che diveniva sempre maggiore, quanto più grave si faceva la debolezza del governo. Non diversamente si comportarono i vescovi e gli abati, che tendevano a comandare con la spada sui fedeli sottomessi al loro pastorale.
Allo stato unitario di Carlo Magno succedette quel frazionamento politico detto feudalesimo. Esso si diffuse in quasi tutti i paesi dell’impero carolingio.

Origine del feudo

Il feudalesimo, nella sua struttura economica essenziale, non può dirsi un fenomeno nuovo, ma la sua originalità sta nel carattere politico che esso assunse nei tempi posteriori a Carlo Magno. Per comprendere l’oriine del feudalesimo è necessario tenere presenti tre istituzioni romano-germaniche sviluppatesi nel tardo impero e durante la formazione dei regno romano-barbarici. Tali istituzioni sono il beneficio, il vassallaggio, l’immunità.
Su queste tre istituzioni si fonda giuridicamente il feudalesimo.
Occorre ricordare che nell’alto medioevo l’unica vera ricchezza è la terra e che il bottino maggiore quando si fa una conquista è costituito dai terreni più fertili. Questi spettano di diritto al re, il quale ne distribuisce una parte consistente tra i guerrieri che lo hanno aiutato militando a proprie spese e senza ricevere uno stipendio. Questa donazione personale, vitalizia e inalienabile era il beneficio. In altre parole la terra non diveniva proprietà (allodio) del beneficiario, ma rimaneva di diritto la re; il beneficiario conservava l’usufrutto a vita.
In corrispondenza al beneficio ricevuto il beneficiario diveniva vassallo del re, gli giurava fedeltà, (omaggio) e si dichiarava suo uomo, suo fedele e lo riconosceva come signore.
L’obbligo maggiore del vassallo nei confronti del signore era il servizio militare, prestato gratuitamente, poi venivano i tributi in natura o in denaro, , l’ospitalità al signore e alla sua corte in caso di passaggio, la divisione delle prede in guerra ecc. Il beneficio, congiunto al vassallaggio, si definisce Feudo, il beneficiario si definisce feudatario, la cerimonia di assegnazione del feudo è l’investitura.
Il feudo, quale risultato dell'unione del beneficio al vassallaggio, non rappresenta in fondo che il godimento di una terra in corrispondenza di un servizio da prestarsi dal vassallo al suo signore: é dunque un fatto economico-sociale. A dargli invece un carattere politico contribuiscono le immunità, cioé le frequenti esenzioni dalla giurisdizione del sovrano. S'incomincia a concedere che il beneficio, il quale era vitalizio e personale, divenga perpetuo e trasmissibile agli eredi; così fa Carlo il Calvo nell'877 col celebre Capitolare di Kiersy per i feudi maggiori; così farà Corrado II il Salico per i feudi minori (1037). In tal modo s'indebolisce il vincolo che lega in perpetuo il beneficio al re, e si toglie al sovrano la possibilità di eleggere ogni volta il nuovo beneficiato: alla nomina regia è sostituito il diritto ereditario. Poi ecco nuove immunità : esenzione dal tributo, diritto di battere moneta, esonero in molti casi dal servizio militare, concessione di imporre tasse entro il feudo, trasferimento al vassallo della podestà giudiziaria: in una parola, il beneficiato o feudatario diviene, se non di diritto, almeno di fatto, un sovrano, perché assume a poco a poco tutte quelle prerogative, che noi siamo soliti vedere nello Stato. In tal modo il feudo perde il carattere primitivo di beneficio, e si trasforma in una signoria politica. Unico avanzo dell'antica sudditanza al re é il vincolo di vassallaggio, che, in teoria almeno, rimane immutato.

Gerarchia feudale

Il feudalesimo si sviluppò dunque rigogliosamente, avendo trovato nelle precedenti istituzioni romano-germaniche un terreno propizio, e finì per sostituirsi allo Stato unitario, ormai in pieno sfacelo. Il re rimase, come autore della grandezza di tutti i vassalli; ma il suo potere divenne tanto più debole quanto maggiori erano state le concessioni di benefici e di immunità, da lui fatte a vantaggio dei suoi fedeli, i quali spesso si trovarono più forti di lui, e gli negarono non. di rado obbedienza. Si formò un’ infinità di piccoli domini autonomi, legati al sovrano dal vincolo sempre più fragile del vassallaggio. Ma poi i vassalli maggiori incominciarono anch'essi a distribuire parte delle terre ricevute in beneficio dal re ai loro fedeli, i quali prestarono essi pure l'omaggio al signore, lo servirono come soldati a cavallo, si obbligarono a condurre uomini d'arme in suo aiuto, e divennero così vassalli minori, valvassori (vassi vassorum) o semplicemente militi. La società feudale é dunque ordinata a piramide: stanno alla base i militi e i valvassori; poi, sopra, i vassalli maggiori, e sul vertice il re, che é il principio ideale dell'autorità di tutti. La compagine sembra saldamente costituita, perché le singole parti sono legate fra loro dal vincolo del vassallaggio; di fatto però é assai sconnessa, poiché il frazionamento politico favorisce l'individualismo e attutisce il senso della disciplina; il feudalesimo infatti si avviò assai presto verso l'anarchia.

Usi feudali

Durante il periodo feudale si diede grande importanza alla dichiarazione di vassallaggio, che si faceva con la solenne cerimonia dell'investitura. In un giorno fissato, alla presenza della corte e spesso anche del popolo, il vassallo s'inginocchiava ai piedi del suo signore e compiva l'atto di omaggio, giurandogli fedeltà. Allora il signore investiva il vassallo, cioè lo metteva in possesso del feudo, consegnandogli un simbolo in relazione alla qualità del feudo: un gonfalone, una spada o uno scettro se si trattava di un feudo cospicuo; una zolla, un mazzo di spighe se si trattava di semplici terre. Da quel momento il vassallo doveva prestare ossequio al suo signore, aiutarlo in guerra con milizie proprie, corrispondergli donativi e tributi; se veniva meno al suo giuramento, era dichiarato fellone, cioè traditore, e spogliato del feudo. Il feudatario aveva sui suoi sudditi piena e legittima giurisdizione. E questi dovevano a lui prestazioni personali (corvées), il pagamento dei prodotti del suolo, il servizio militare e un’infinità di tasse e balzelli. In compenso di tutto questo il feudatario provvedeva alla difesa del feudo, all'amministrazione della giustizia e talora anche alle esigenze dell'annona. Il suo giudizio, come il suo governo, era insindacabile, poiché, venuta meno la forza del potere centrale dello Stato, non funzionarono più né i tribunali d'appello né l'istituzione carolingia dei missi dominici; alle leggi generali dell'Impero si sostituirono le consuetudini feudali, che divennero presto la consacrazione dell'arbitrio. Sotto l'organizzazione feudale si nascondeva dunque un formidabile assolutismo, a tutto vantaggio di una classe, poco numerosa ma potentissima perché armata, la quale schiacciava le masse, numerose, ma deboli perché inermi.
Eppure il feudalesimo, in mezzo all'anarchia del periodo dei Carolingi, rappresentò l'unica forma possibile di governo. Lo prova la rapida e trionfale diffusione che ebbe in tutti i paesi, dominati già da Carlo Magno o che sentirono l'influenza della civiltà franca. I centri di irradiazione furono la Francia e la Germania; da questi paesi il feudalesimo passò in Inghilterra, nella Scandinavia, nella Polonia e in altri Stati dell'Europa orientale. In Italia penetrò subito nelle regioni settentrionali, dove però visse fino alla nascita dei liberi Comuni; entrò più tardi nell'Italia meridionale, portatovi dai Normanni, e vi rimase molto a lungo.

L'economia e la società feudale.

L'economia feudale

Il feudalesimo, sebbene nella sua forma esteriore si presenti come un fenomeno politico-militare, nella sua intima natura si rivela un fatto di carattere prevalentemente economico: esso non è altro che la consacrazione legale del monopolio della ricchezza terriera, usurpato da pochi privilegiati a danno delle popolazioni asservite. Il fenomeno é dunque essenzialmente agrario. La campagna, fonte delle maggiori ricchezze, prende il sopravvento sulla città, già tanto decaduta attraverso le invasioni barbariche; il castello del feudatario diviene il cuore anche della vita economica. Questa vita è la conferma decisiva di quel ritorno all'economia naturale, a cui il trionfo dei barbari ha da secoli sospinto il mondo civile. Tutti vivono dei prodotti della terra: il feudatario che da essa trae la sua ricchezza, il colono che si vede pagato il suo lavoro, non in moneta, ma col prodotto del suolo. E il feudo é come un mercato chiuso: ciò che entro il feudo si produce, entro il feudo si consuma; nullo é il traffico, onde il danaro è rarissimo, mentre frequente é il baratto, come nei tempi primitivi; grande é la miseria degli umili, ai quali il lavoro assicura appena quel che basta per non morire. Ricco è solo colui che possiede la terra, poiché egli, pur non avendo molto danaro, dispone dei prodotti del suolo, che sono l'unica ricchezza di quei tempi.

Le classi sociali

Ecco quali sono le classi sociali durante il feudalesimo :

  1. La nobiltà. - Nella società feudale il primo luogo é tenuto dalla nobiltà fondiaria, composta di grandi e di piccoli feudatari, laici ed ecclesiastici, la quale possiede quasi tutte le terre, esercita su di esse i poteri sovrani, vive del reddito terriero, e sola ha il diritto di costituire la milizia, cioé la massa dei cavalieri, che sono il nerbo dell'esercito feudale. Suddivisa in molteplici gradazioni, organizzata secondo le gerarchie del vassallaggio e le esigenze dell'ordinamento militare, la nobiltà é una classe compatta, gelosa dei suoi diritti, forte e violenta; dal punto di vista feudale essa costituisce anzi l'unica vera classe sociale, essendo tutte le altre escluse dall'ordinamento militare, e quindi al di fuori della organizzazione feudale.
  2. La borghesia. - Comprende gli abitanti dei borghi e delle città (cives, burgenses = borghesi), raccolti essi pure nell'àmbito del feudo, ma viventi abbastanza in libertà per attendere alle piccole industrie e ai traffici. Tra costoro sono molti i Latini, gente sul cui animo fanno scarsa presa le idee feudali; essi tendono naturalmente ad una sempre maggiore libertà, si appoggiano più volentieri al vescovo che al feudatario, prendono parte alla vita municipale che va risorgendo, cominciano ad assorbire, col lavoro e con modesti traffici, il poco danaro, che é in circolazione, e preparano la rivolta al feudalesimo con la formazione del Comune.
  3. I servi della gleba. - Nelle campagne vive la popolazione agricola, più direttamente soggetta al feudatario, del quale coltiva le terre e a cui obbedisce come a sovrano. Dal suo lavoro essa non ritrae alcuno stipendio in danaro; generalmente il feudatario assegna al colono un appezzamento di terreno, del cui prodotto egli deve vivere con la sua famiglia. Questo terreno è quasi sempre assai piccolo, spesso incolto e poco fertile, si che, tra le popolazioni dell'età feudale, quella dei contadini è forse la più disgraziata. Appartengono a tale classe le infinite varietà di rustici, massarii, servi, coloni, i quali tutti tendono a divenire una classe uniforme di servi della gleba, viventi in una semi-schiavitù. La loro situazione é peggiorata dall'obbligo di prestazioni gratuite a favore del feudatario (corvatae = corvées; onera; angariae), dalle imposizioni di decime sui raccolti spettanti al contadino, dalla pretesa del signore di esigere nuove taglie o tasse per ogni atto della vita giuridica, come il maritaggio per il consenso al matrimonio dei sudditi, il mortuario per l'autorizzazione delle successioni, il mutaggio per la permutazione di fondi colonici. Si aggiungano inoltre i diritti di pedaggio per passare su di un ponte o per una strada, di ripatico per navigare sui fiumi, di foratico per negoziare sui mercati, di erbatico per condurre animali al pascolo, di molitura per usare del mulino del feudatario, e finalmente i dazi fiscali, e si avrà un'idea dell'enormità delle gravezze imposte alle classi inferiori dalla nobiltà feudale. Che se gli abitanti dei borghi e delle città riuscirono spesso a sfuggire tale cumulo di angherie, le popolazioni agricole dovettero sotto-starvi, senza speranza di pietà. Per tal modo, quando le città prepararono la riscossa contro il feudalesimo, il malcontento e l'esasperazione delle classi agricole divennero la leva, con cui i Comuni riuscirono a scalzare e a rovesciare l'edilizio feudale.
  4. Industrie e commercio nell'età feudale. - Rispetto all’agricoltura il feudalesimo rappresenta un notevole miglioramento in confronto dei precedenti periodi barbarici. La presenza del signore sui propri terreni riattiva l'agricoltura che, profittando della sicurezza garantita dalla forza del feudatario, non ha a temere le distruzioni dei barbari o le devastazioni dei predoni. Quanto alle industrie, esse si riducono alla forma domestica, gli schiavi o i servi del signore esercitano i mestieri (ministeria); solo nelle città e nei borghi stanno artigiani liberi e forse anche rudimentali corporazioni. Ma il commercio diventa una cosa difficile, prima di tutto perché é quasi impossibile viaggiare, non permettendo il signore che i suoi uomini, già così scarsi, lo abbandonino; poi perché i rigidi confini tra feudo e feudo, le dogane, i controlli, i pedaggi finiscono per ostacolare il traffico, che si riduce così tutto nelle fiere, dove il grosso dei venditori é dato da mercanti girovaghi, spesso ebrei, sempre poi d'importanza assai limitata; quanto al grande commercio d'oltre mare, esso esorbita dalla economia feudale ed è tutto in mano di chi domina il mare, cioè dei Bizantini, degli Arabi e delle repubbliche marinare italiane.

 

Fonte: http://vgg.labcad.di.unimi.it/cbus/webscu/casale/Il%20feudalesimo.doc

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