Antica Grecia

 

 


 

Antica Grecia

 

I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far conoscere gratuitamente a studenti , docenti e agli utenti del web i loro testi per sole finalità illustrative didattiche e scientifiche.

 

I MODELLI EDUCATIVI DELL' ANTICA GRECIA

  1. LA VIRTU'

Il filo conduttore dell' educazione nell' età arcaica della Grecia è la virtù. Il testimone più antico di tale concezione aristocratica della cultura è Omero. Fortemente legato alla virtù è il concetto di onore: il motivo dominante dell' educazione della nobiltà sta nel destare il sentimento dell' obbligo, dell' impegno verso l' ideale. L' insegnamento si basa su norme di vita vissuta. Testimonianza dell' ideale educativo sono l' Iliade e l'Odissea; in entrambe il valore guerriero rimane la massima espressione della personalità virile, ma a esso viene aggiunto il riconoscimento dei meriti intellettuali e sociali. Nell' ottica educativa aristocratica, molto importante è l' esempio, che costituisce l' elemento fondamentale dell' educazione durante un periodo storico in cui non esistono leggi codificate.

  1. L' EDUCAZIONE NEI PRESOCRATICI

I Presocratici sono i primi pensatori che inaugurano la ricerca filosofica del mondo greco. Il pensiero di questi primi filosofi non presenta precise indicazioni di carattere pedagogico, ma la loro opera potrebbe essere eletta in modo educativo, tale modo è destinato a grandi sviluppi a partire da Socrate.

  1. IL MODELLO EDUCATIVO DELLA CITTA'-STATO

Il modello educativo della Grecia assume la sua fisionomia con la polis. Questa si è formata lentamente tramite secoli. Parallelamente a questa formazione si verifica quella del concetto di virtù e di educazione. Negli stati greci l' educazione è legata alla vita quotidiana e l' organizzazione di ogni polis si riflette sul tipo di educazione che viene impartita ai giovani.

    1. L'EDUCAZIONE A SPARTA

La città-stato di Sparta sorge nell' VIII° secolo a. C. Le notizie circa la storia di questa città-stato e in particolarte il suo ideale educativo derivano da scrittori più tardi. La prima condizione richiesta per l' educazione dei giovani è la buona salute fisica, essi vengono addestrati al coraggio che si estrinseca nelle quattro virtù della prudenza, temperanza, fortezza e obbedienza. Quanto all' educazione dello spirito, ai giovani vengono fatti imparare a memoria i versi di Omero e di Esiodo. Alle ragazze viene impartita un' educazione fisica che le prepari alla maternità. Si può dunque dire che l' educazione a Sparta sia una delle cose più essenziali per la società.

    1. LA FORMAZIONE IN ATENE
    2.  
  1. L' EDUCAZIONE:

Il concetto che si ha in Atene di educazione, riveste un significato differente da quello spartano. L' educazione ha lo scopo di formare il cittadino e l' attenzione è rivolta in particolar modo ai maschi, in quanto le donne hanno una posizione subordinata nella società. La preparazione del cittadino inizia a sette anni, l' organizzazione scolastica prevede le materie comuni di studio: lettura, scrittura, calcolo, musica ed educazione fisica; le prime hanno come scopo di educare l' animo mentre l' ultima di renderlo forte e aggraziato. I fanciulli sono sotto la guida di uno schiavo fedele, il "pedagogo". Il popolo ateniese conquista quindi l' acccesso ad un tipo di vita e di cultura che erano esclusive dei nobili. Ciò che unisce però tutti i Greci è il cercare di uniformarsi ad un unico tipo di cultura, che trova una qualifica comune nell' aver ricevuto la stessa educazione. Una dimostrazione del ruolo che riveste l' educazione è fornita dalle opere  dei filosofi ellenistici, la civiltà ellenistica attribuisce alla cultura grande importanza, nella formazione del cittadino. La più ufficiale tra le istituzioni educative è l' efebìa. Con la perdita dell' indipendenza di Atene, l' efebìa perde il suo carattere di "esercito civico" e le rimane quello di educazione.

  1. L' ISTITUZIONE SCOLASTICA ATENIESE:

L'educazione inizia all' età di sette anni, infatti non esiste la scuola materna. Quando il bambino ha raggiunto l' età di sette anni inizia l' educazione pubblica e accanto al fanciullo compaiono il pedagogo ed il maestro. Il primo ha il compito di assistere il bambino e lo educa moralmente e civilmente, mentre il secondo ha il compito di preparare tecnicamente l' alunno. I gradi scolastici vengono suddivisi in istruzione primaria, secondaria e insegnamento superiore. Nell' istruzione primaria il metodo della lettura consiste nell' andare dal "semplice" al "complesso". L' istruzione secondaria è caratterizzata dagli studi letterari e scientifici. Infine vi è l' insegnamento superiore che è caratterizzato dalla medicina, dalla retorica e dalla filosofia. La filosofia richiede un impegno maggiore rispetto alle prime due, in quanto essa tende alla formazione dell' uomo.

L' EDUCAZIONE DELL' UOMO: I SOFISTI E SOCRATE

  1. I SOFISTI

I sofisti sono un gruppo di persone sapienti che diedero origine alla "rivoluzione pedagogica", durante il V°secolo, con loro nasce un maggiore interesse verso la vita politica. Il loro compito è quello di "professionisti della cultura", si rendono conto che il campo in cui l' uomo può esprimere meglio le sue potenzialità è quello politico, attuando così il concetto di aretè. I sofisti così sono in grado di condurre i giovani all' esercizio della vita politica e l' affermarsi in quella pratica.

    1. IL FINE ED I CONTENUTI DELL' EDUCAZIONE

Secondo i sofisti il fine dell' educazione è la formazione dell' uomo politico, colui che in futuro avrebbe saputo ottenere il potere con la parola. Per farsi conoscere i sofisti affrontavano qualsiasi argomento. La saggezza secondo loro ha un valore pratico, che si può riassumere con tale affermazione "l' uomo è misura di tutto"; loro inoltre per questo insegnamento chiedevano di essere pagati, per questo le loro "esibizioni" erano pubbliche.

    1. I CONTENUTI DELL' APPRENDIMENTO

Al tempo dei sofisti l' unico mezzo valido per esprimere la propria idea era la parola, tanto che gli insegnamenti più noti sono la dialettica e la retorica. Come Protagora si distingue per la dialettica, Gorgia si è distinto nella retorica. Nonostante le critiche negative che sono state mosse verso i sofisti, bisogna ricorda re che sono stati i primi ad elaborare un concetto di educazione.

2  SOCRATE
Socrate ha in comune con i sofisti l' interesse circa il mondo dell' uomo. Ma mentre i sofisti concentrano i loro interessi sul successo, Socrate vuole formare la gioventù attraverso la verità. Egli inoltre per le proprie lezioni non pretendeva dei compensi in denaro.
 2.1 IL "DEMONE" SOCRATICO
Socrate considera la dialettica non come un' arma per confutare la tesi dell' avversario. Egli avverte come una forza interiore, un "demone" che lo spinge a compiere la sua missione. Lui è l' unico che sa di non sapere, per questo dimostra che non esiste alcun sapiente. Considera la ragione il bene più importante dell' uomo. Il maestro è dunque una guida per rendere più agevole questo processo. Per  portare alla luce la verità Socrate si avvale del procedimento induttivo, caratterizzato da due momenti: l' ironia e la maieutica. In questo modo il discepolo viene portato sulla via della verità dal maestro.


Di  Ubaldo Silvia e Ricciardi Paola  

 

Fonte: http://www.f3derico.altervista.org/modelli_educativi_antica_grecia.doc

 

 

 


 

Antica Grecia

 

L’EDUCAZIONE NELL’ANTICA GRECIA

La Grecia è la culla della nostra stessa civiltà, vi è sorto il pensiero filosofico con le strutture che sono proprie ancora della nostra cultura e nelle quali ci riconosciamo.
I greci per primi hanno formulato un concetto dell’uomo ideale come incontro tra prestanza fisica e bellezza spirituale: ideale armonico al quale si sono ispirate la poesia, le opere di storia e soprattutto la politica e l’educazione.
Per ricostruire la storia della pratica educativa e della psicologia nell’Occidente, dovremo attingere alle sue origini che sono fondamentalmente greche.

Il metodo spartano

Il metodo ateniese

L’educazione ateniese presentava le caratteristiche proprie dell’educazione classica, che si preoccupa di sviluppare le qualità fisiche, morali e intellettuali dell’uomo (educazione umanistica).
L’educazione ateniese aveva il difettosi essere riservata  a una classe privilegiata e di trascurare i valori dell’infanzia, non adeguando i suoi metodi alle esigenze dell’età.

SOCRATE  (469 a.C. – 399 a.C.)

La vita

Socrate, un uomo di modesta origine, ma di eccezionale grandezza d’animo.
Praticò l’arte ostetricia, ma la esercitava in un modo tutto spirituale, aiutando i discepoli a far nascere da loro stessi la verità.
Era un uomo che aveva più a cuor le sorti della verità che gli interessi della famiglia.
Partecipò alla vita pubblica solo quando chiamato e spinto dalle circostanza, ma in ogni occasione, diede prova di fermezza e grande onestà.
Diceva di avere dentro di se la voce di un Dio che lo spingeva continuamente a filosofare, a insegnare interrogando, secondo il metodo suo proprio.
Profondamente convinto che esistono dei valori costanti, delle verità immutabili, spese la vita nella ricerca di tali valori, testimoniando, in un epoca di corruzione e di crisi, che cosa possa un uomo spiritualmente grande, coerente con se stesso fino alla morte.
Socrate venne accusato di non prestare ossequio agli dei patri, di voler introdurre il culto di nuove divinità e di corrompere i giovani.
Ambedue le accuse erano infondate, ma il malvolere dei giudici e lo stesso atteggiamento poco conciliante dell’accusato, condussero alla condanna a morte. La pena era commutabile nell’esilio, ma Socrate preferì morire perché (Apologia) se non era gradito ai suoi concittadini, non poteva sperare sorte migliore in una città straniere.
Morì bevendo cicuta (un veleno che provoca la progressiva paralisi) nel 399 a.C.
Socrate rimase sereno a conversare con loro sino all’ultimo, trattando un argomento sublime, l’immortalità dell’anima.

È nota la  confessione di ignoranza che Socrate faceva di se stesso, egli era il più saggio perché sapeva di non sapere (principio della sapienza)

Metodo Socratico

Metodo di insegnare interrogando.
Menone tema della virtù e della sua insegnabilità (Socrate chiede a Menone il concetto di virtù, egli gli propone solo esempi di virtuosità)

Vi sono due momenti successivi : quello dell’ironia e quello della maieutica.

  • L’ironia consiste nel far accorgere l’interlocutore che ha solo delle opinioni approssimative, dalle quali conviene liberarsi prima di procedere a ricercare la verità (momento negativo)

 

  • La maieutica, l’arte di far nascere la verità (momento positivo)

Socrate è convinto che la verità si trova dentro di noi, bisogna solo cercarla per trarla alla luce.
La funzione del maestro è aiutare il discepolo a pervenire da solo la verità, dopo averne stimolato la curiosità e la ricerca.
Certe volte l’ironia socratica è più sottile, altre è più pesante.
Socrate è chi si pone al servizio dell’allievo per farlo maturare, per renderlo migliore e più capace di essere uomo.

Il concetto

I sofisti (“sapienti” solo in apparenza) insegnavano la tecnica del successo.
Socrate insegna a cercare in profondità, nella propria anima, la risposta agli interrogativi morali fondamentali e la vera scienza.
Egli ha intuito che la conoscenza vera sta nel possesso di concetti universali e che, quando li possediamo con chiarezza, siamo anche in grado di esprimere la definizione.
Quindi il concetto è il termine mentale che corrisponde all’essenza della realtà; la definizione ne è l’espressione verbale.

 

PLATONE (428-7 a.C –  347-6 a.C)

La vita

Grande figura di filosofo allievo di Socrate.
Ebbe sempre un grande interesse per la vita politica , ma fu distolto dal prendervi parte dalle travagliate vicende della città.
Platone pensava che uno stato migliore si sarebbe potuto avere soltanto quando i governanti fossero diventati filosofi o i filosofi stessi si fossero posti a governare.
*(Siracusa)
Fondò ad Atene l’accademia.
Dopo un ultimo viaggio a Siracusa dove sfuggì alla morte solo grazie all’aiuto dell’amico Archita, ritornò definitivamente ad Atene, dove rimase alla direzione dell’Accademia sino alla sua morte.

L’Accademia

Platone istituì la scuola avendo presente il modello pitagorico, ma l’accademia ebbe un carattere più aperto sia alla partecipazione di persone estranee alla scuola sia a i più diversi temi di discussione.
Ebbe anch’essa aspetto religioso, di associazione devota al culto delle Muse, ma le pratiche di questo culto avevano un carattere pubblico, cittadino, non misterico.
L’accademia è il primo esempio nell’antichità, di lavoro di ricerca svolto secondo diverse specializzazioni.
L’intento dell’accademia era quello di formare una nuova generazione di politici-filosofi, che sapessero con buone leggi,  riformare la realtà politica del tempo seguendo un modello ideale.

I dialoghi

L’apologia, monologo in prima persona, tenuto da Socrate davanti ai giudici, in luogo di difesa.

Dialoghi Giovanili (cioè quelli più direttamente influenzati dalla figura di Socrate maestro)

  • Critone, sull’obbedienza alle leggi, non giudicare secondo le opinioni comuni degli uomini, ma soltanto servendosi della ragione, regolandosi secondo coscienza.
  • Eutifrone,  dove, ironia e maieutica hanno il loro più evidente dispiegamento.
  • Protagora e Gorgia, dove si evidenzia il contrasto tra i sofisti (che mirano al pratico e insegnano tante cose) e Socrate (al quale non interessa l’aspetto tecnico dell’insegnamento, bensì la sapienza, che è l’equivalente di virtù).
  • Menone, nel quale viene trattato il tema della virtù e della sua insegnabilità(già si manifesta il punto di vista di Platone).

 

Dialoghi della Maturità (dalla fondazione dell’Accademia in poi)

  • Simposio, sulla definizione dell’amore.
  • Fedone, sull’immortalità dell’anima(con la descrizione degli ultimi istanti di Socrate).
  • Repubblica, grande sintesi del pensiero di Platone e soprattutto del suo disegno politico-pedagogico.

 

Dialoghi Dialettici (quando Platone è sulla cinquantina J)

Fedro, Parmenide e Teeteto, chiamati “dialettici” perché Platone sottopone la propria dottrina alle obbiezioni più forti che i suoi avversari potrebbero rivolgerle e lascia incerta la conclusione della disputa.

Dialoghi della Vecchiaia

  • Sofista, prosecuzione del Teeteto sul tema della scienza.
  • Timeo, in cui si trova la cosmologia di Platone.
  • Leggi, in cui apporta modifiche all’ideal politico della Repubblica, per adattarlo alla realtà umana.

 

Il Conoscere Come Ricordare

Socrate aveva esortato ciascuno a ricercare dentro di sé la verità (“conosci te stesso”).
Nel Menone Platone ripropone il problema della verità, sostenendo che sarebbe impensabile che noi cercassimo qualcosa se già in qualche modo non la conoscessimo e qualora la trovassimo,non saremmo neppure in grado di riconoscerla. Quindi noi abbiamo già un presentimento di ciò che cerchiamo, solo che ci rimane confuso finché non lo liberiamo dalle opinioni che ce lo nascondono.
Il conoscere non è altro che ricordare quella verità che in altra vita la nostra anima ha già contemplato in un mondo superiore,quello delle “realtà in se”, il mondo delle idee.
Per Platone è impossibile che i concetti o idee universali, immutabili, eterne vengano ricavate dalla conoscenza sensibile, che è individuale, particolare e mutevole.

“La conoscenza delle essenze immutabili ed eterne ci proviene dalla realtà superiore delle idee, modello di tutte le cose sensibili”

Di fatti nel Fedone, uno degli argomenti in appoggio all’immoralità dell’anima è appunto quello della sua somiglianza con le idee eterne e immutabili.
Nel Simposio il filosofo è presentato come colui che aspira a superare la realtà corporea per raggiungere la visione delle idee. Esistono quindi due mondi contrapposti : il mondo materiale e sensibile e il mondo delle Idee.
Anche nell’uomo esiste un contrasto tra la sua realtà fisica, che limita gli slanci dell’anima, e il suo spirito che è di origine superiore.

La Condizione dell’Anima

Nella Repubblica la condizione dell’anima prigioniera nel corpo è rappresentata con il mito della caverna:
essa è come uno schiavo incatenato alla nascita in una caverna e che volta le spalle all’imboccatura della stessa; sul fondo della caverna si disegnano le ombre della realtà che sta di fuori e che l’uomo scambia per la vera realtà. Così l’anima, unita al corpo scambia per reali le immagini sensibili; ma se l’uomo della caverna, riesce a guardare una sola volta l’esterno, e se l’anima prigioniera riesce a sollevarsi sopra le apparenze, allora si renderà manifesta la verità e non potrà esservi più inganno.
Nel Fedro Platone risponde alla domanda, come mai l’anima si trova in una situazione di svantaggio, come mai sia “caduta in basso”. Lo spiega con il mito della Biga alata:
l’anima è come un cocchio alato guidato dall’auriga(la ragione), condotto da due cavalli, uno bianco e generoso, l’altro nero, ribelle alla guida. Le anime-cocchio vanno per i cieli(iperuranio) contemplando la realtà ideale, finché il cavallo nero non prende la mano all’auriga e trascina il cocchio verso il basso, facendogli perdere le ali. Così l’anima si incarna in un corpo e passa per vari corpi fino a rendersi degna d’essere reintegrata nella primitiva posizione. Il riscatto è operato dall’amore della sapienza, ossia dalla filosofia.
“Chi è sapiente chi si sforza di conoscere la verità, è anche virtuoso;il malvagio è semplicemente ignorante, non conosce il vero bene.”
Platine suggerisce una vita ascetica ovvero il superamento di tutto ciò che è materiale e sensibile per vivere soltanto secondo ragione.
Nella Repubblica e nel Fedro viene rivelato che ci sono tre tendenze nell’uomo:

  1. Anima Concupiscibile, il richiamo verso il possesso di beni concreti e materiali (il cavallo nero che trascina verso la terra).
  2. Anima Irascibile, come dire l’aggressività (in senso buono), la tendenza ad affermarsi.
  3. Anima Razionale, l’aspirazione a conoscere la verità e a vivere secondo i valori eterni, dominando le passioni.

 

L’uomo è veramente degno quando l’anima razionale prevale sulle altre, le controlla e le guida.
La concupiscenza è tenuta a freno, e si realizza la virtù della temperanza; l’anima irascibile serve l’uomo, realizzando la virtù della fortezza e l’anima razionale è libera di sollevarsi dal mondo sensibile e di realizzare la virtù della sapienza.

Giustizia
Se le varie tendenze dell’uomo armonizzano, ben dirette dalla ragione, si consegue quella che secondo Platone, è la somma di tutte le virtù: la giustizia.
Essere giusti significa non solo dare a ciascuno ciò che gli è dovuto, ma attribuire a ogni cosa il suo giusto valore: la giustizia si realizza praticando qualunque virtù.

 

Ordinamento dello Stato

Nella repubblica vengono distinte tre classi di cittadini.

  • Classe inferiore, perché più sollecita dei beni materiali, commercianti, artigiani contadini, il cui compito è provvedere al sostentamento economico dello stato;
  • Classe intermedia, guerrieri, provvedono alla difesa (la direzione della Repubblica spetta ai sapienti o filosofi);
  • Filosofi, più si sono applicati alla conoscenza della realtà ideale, possono quindi governare con giustizia;

 

Utopia&Aristocrazia

La concezione politica di Platone è utopistica(irrealizzabile concretamente) sebbene si ispiri ad un disegno di perfetta razionalità.
Eliminazione della proprietà privata (per le classi più elevate), sostituita dalla comunione di tutti i beni (comunismo), abolizione della famiglia (lo stato dovrebbe consigliare unioni più adatte per procreare una specie eletta). Nelle affermazioni più estreme, la politica di Platone appare ispirata al modello spartano, un disegno aristocratico, dove però l’aristocrazia di sangue è sostituita con l’aristocrazia dell’intelligenza e del merito.

 

 

Linee Generali dell’Educazione

La funzione principale dello stato è di educare i cittadini,

“l’educazione consiste nel formare l’uomo alla virtù sin dalla prima giovinezza, ispirandogli il desiderio di divenire cittadino perfetto, tale da saper comandare e obbedire secondo giustizia.”

Nelle Leggi rifiuta, per la sua unilateralità, l’educazione spartana, che si preoccupa soltanto di irrobustire il corpo e di indurire l’animo, facendogli rifiutare anche i piaceri più leciti.
L’educazione alla musica, riguarda lo spirito, il fine dell’insegnamento musicale è di

 “educare l’anima ad amare il bello e il buono”.

Secondo Platone, non tutta la poesia è accettabile, non certo quella di Omero, in quanto presenta un’immagine della divinità e degli eroi falsa e distorta. Non è concepibile che gli Dei covino rancori e vendette, o che un eroe come Achille pianga e si lamenti senza dignità, non è accettabile una presentazione dell’Ade come luogo tenebroso e di pena, nel quale i morti vagano come larve immemori. Platone conclude dicendo che i poeti bisognerebbe “costringerli a intessere nelle loro poesie immagini di un onesto comune”.
La ginnastica, a Platone non interessa l’aspetto atletico o agonistico della disciplina, anche in essa deve prevalere l’aspetto educativo dello spirito su quello puramente fisico.
L’educazione fisica comincia nel grembo materno: durante la gestazione è bene che si faccia molto movimento, e il bambino appena nato deve potersi muovere liberamente e non essere costretto in fasce.
Fa inoltre parte dell’educazione fisica, l’abitudine a cibi semplici e sani e alla moderazione nel bere.

“La semplicità della musica genera nelle anime temperanza, così la semplicità della ginnastica  genera nel corpo salute”.

Nessuno dev’essere escluso dall’educazione, non vi chiusura di classe nello stato giusto: le donne devono essere educate al pari degli uomini, nella musica e nella ginnastica, compresi gli esercizi preliminari. La donna, infatti, è chiamata da natura a tutte le funzioni come l’uomo, soltanto che in tutte la donna è più debole dell’uomo.

Periodi e Gradi dell’Educazione

Dai 3 ai 6 Anni à sono previsti delle specie di giardini d’infanzia in cui maschi e femmine crescono insieme giocando, sotto l’assistenza delle nutrici e il controllo di donne elette a questo compito. Platone si preoccupa che il bambino cresca sereno, il meno possibile soggetto a dolori, paure o emozioni di qualsiasi genere. Non deve essere punito duramente altrimenti si avrà un carattere ribello; al contrario il castigo va inflitto quando occorre altrimenti avrà un carattere fiacco.

Dopo i 6 Anni à comincia nelle scuole pubbliche l’educazione alla ginnastica e alla musica; maschi e femmine vengono separati e con maestri distinti, ma la loro preparazione è simile.

Dai 10 ai 13 Anni à l’insegnamento della grammatica, bandite le composizioni poetiche “volgari e sdolcinate” per lasciare posto a quelle che ispirano alla “prudenza e al nobile sentire”. Da evitare anche le tragedie.

“la realtà sensibile è copia del mondo delle idee e la maggior parte delle forme artistiche è imitazione di ciò che accade nel mondo sensibile, essa è copia di secondo grado, quindi allontana sempre di più dalla verità.”

Oltre alle materie umanistiche vi sono, la scienza dei numeri, la geometria e l’astronomia (che dovrebbero essere apprese da tutti per il loro innegabile valore pratico).

A 16 anni si può considerare conclusa l’educazione comune, oltre a questa età comincia la vera selezione dei guerrieri e dei filosofi. Fatta attraverso  severi studi di aritmetica, geometria e astronomia; sono destinati a questi studi supplementari coloro che hanno l’intelligenza più acuta, ma nessuno viene obbligato perché “l’uomo nulla deve apprendere da schiavo”
Tali discipline permettono a coloro che saranno alla guida delle città di “uscire dal mondo del divenire”, e raggiungere, attraverso l’astrazione, il mondo delle “pure essenze”.

Dai 18 ai 20 Anni à un intensificarsi della preparazione ginnico-militare (com’è in uso nell’efebia).
Poi riprendono i rigorosi studi scientifici per i futuri filosofi come preparazione alla dialettica (filosofia vera e propria che sa cogliere l’essenza di ogni cosa, quindi la verità stessa.).

Per la dialettica viene operata un ulteriore scelta tra gli scelti.
Bisogna farne buon uso, che ci porti progressivamente a raggiungere la chiarezza della verità, e non coltivata per il gusto di contraddire e per giungere a non credere più a nulla.

Dopo 5 anni di questo esercizio, saranno in grado di reggere cariche minori, facendo ancora 15 anni di tirocinio politico.
Soltanto a 50anni termina la formazione del saggio filosofo reggitore di stato.

 

ARISTOTELE (384 a.c. – 322 a.c.)

Vita

Aristotele nacque a Stagira nel 384 a.c.
A 17 anni entrò nell’accademia di Platone, nel periodo più fervido di discussioni, più aperto ad una molteplicità di problemi (a . 368/67).
Rimase nell’accademia per 20anni e non lasciò Atene fin dopo la morte del Maestro.
L’influenza del Platonismo su di lui si fa sentire decisamente in alcune sue prime opere, delle quali sono rimasti frammenti o testimonianze.

L’Eudemo (dialogo scritto sui 30anni), Eudemo è un suo condiscepolo, che, essendo malato, fa il sogno profetico che dopo 5anni tornerà in patri; in effetti egli, partecipando alla guerra di Siracusa muore, proprio 5anni dopo il sogno, e il fatto viene interpretato Platonicamente, come un “ritorno” nella patria celeste.

Testo Proteptico(= discorso esortativo) dove Aristotele esorta alla filosofia. Tale discorso è in polemica con la scuola di Isocrate, che si preoccupa di far acquisire una scienza unicamente utilitaria: la ricerca disinteressata della verità è il piacere più alto e più degno.

Nel 342 Aristotele accetta l’invito a recarsi presso la corte, in qualità di precettore del figlio di Filippo re di Macedonia, il futuro Alessandro Magno.
Come maestro di Alessandro seppe ispirargli tanto rispetto e ammirazione per la cultura greca che egli, nella sua rapida conquista, darà u contributo decisivo al processo di ellenizzazione dell’oriente. 

 

Organizzazione del Liceo

Nel 335 Aristotele torna ad Atene e fonda la sua scuola, il Liceo (così chiamata per la vicinanza del tempietto dedicato ad Apollo Licio) detta anche peripatetica , luogo di passeggio, quali erano il porticato e il giardino annessi alla scuola e al tempio.
È considerato il primo vero istituto scientifico dell’antichità, si avvaleva di un lavoro in collaborazione tra Maestro e discepolo. Vi erano coltivate tutte le scienze, ma anche poesia, musica, geografia fisica, diritto costituzionale e retorica.
Importante la presenza nel Liceo di una cospicua biblioteca, di raccolte di fossili e altro, come primo esempio di museo.

Nel 323 a.C. moriva Alessandro Mago. In Atene risorse il partito antimacedone, Aristotele fu preso di mira e accusato di empietà. Il filosofo non volle offrire agli ateniesi l’occasione di commettere un altro assassinio legale, e si ritirò a Calcide, dove morì l’anno successivo, nel 322.
Opere aristoteliche

Scritti di Logica, che riguardano il modo corretto di strutturarsi del pensiero nelle sue formulazioni, nelle sue formulazioni concrete (“pensiero pensato”) e che studiano : le “categorie”, cioè i modi dei quali si serve l’intelligenza per applicare un predicato a un soggetto; i “primi principi”, ai quali non si può contravvenire nel discorso, pena l’illogicità; la struttura del giudizio e del ragionamento.
Questi scritti prendono il nome di “Organon” (strumento del pensiero).

Poi le opere di Fisica, tutti gli studi scientifici dell’astronomia alla zoologia e alla psicologia. La concezione astronomica aristotelica (che considerava la terra centro dell’universo e si basava su presupposti indimostrati) data la mancanza di strumenti per una verifica, è la parte più debole di tutto l’aristotelismo ed è un grave inconveniente il fatto che l’epoca moderna, dopo l’avvento del sistema copernicano, abbia gettato a mare il pensiero di Aristotele.

La Metafisica, gli scritti che Aristotele indicava come “filosofia prima”, ovvero la definizione dell’essere in quanto tale, anteriormente a ogni successiva distinzione.
La Metafisica ha tra i suoi argomenti la teologia, cioè il discorso intorno a Dio.
Infine le opere di Etica, Politica, Economia, Poetica(sull’arte) e Retorica.

 

Superamento del Platonismo

Il pensiero aristotelico si differenzia da quello platonico, ha una maggiore accentuazione dell’interesse per le scienza naturali, per il sensibile e il concreto.
Secondo Aristotele le idee sarebbero non solo modello, ma “causa” delle realtà sensibile. Il rapporto tra idee e realtà, tra universale e individuale aveva sempre costituito problema per Platone e le soluzioni prospettate erano più di una : la realtà è copia o imitazione delle idee (un artefice divino, il Demiurgo, ha foggiato la materia su tale modello); la realtà partecipa delle idee (in questo caso il rapporto sarebbe più stretto)

Per Aristotele la stessa realtà sensibile incarna l’idea : ogni realtà individuale è espressione concreta di qualche cosa di universale, di un essenza che è comune a tutti gli oggetti della stessa specie.
Aristotele aveva ragione di dire che le idee non possono essere “causa” della realtà. La vera conoscenza è quella che attinge la realtà nel suo aspetto universale.

Metafisica

Aristotele ha notato che i continui mutamenti che si  verificano nella realtà non avvengono a caso, ma seguono delle costanti prescritte dalla stessa natura delle cose.
Per Aristotele ogni divenire rappresenta un passaggio dalla potenza all’atto.
Ciò riguarda anche i mutamenti che si verificano nell’uomo e nella sua psiche : il bambino è in potenza l’uomo di domani; l’adulto è l’uomo in atto. Se acquisisco una nozione, passo all’attuazione di quella conoscenza; se realizzo un’opera qualsiasi che avevo in mente, porto all’atto ciò che prima ero in potenza di fare.
Spiega l’eterno problema dell’essere e del divenire : la realtà è, ma non in modo assoluto, comincia ad essere e si trasforma e cessa anche di essere.
Ogni divenire si verifica soltanto se c’è qualcosa che è già in atto per quell’aspetto e che promuove il divenire stesso.

Dio Aristotele lo chiama Motore Immobile dell’Universo, la sua “immobilità” è intesa come la somma di tutte le perfezioni : Dio non diviene perché è l’Essere perfettissimo, soltanto Atto e non potenza; a Lui nulla si può aggiungere, né può perdere qualche aspetto della sua perfezione.
Dio è non solo Causa Efficiente Prima (cioè quella che muove tutta la realtà) ma anche Causa Formale, cioè quella che da forma alle cose, conferendo insieme la loro natura essenziale (le idee di Platone) e le caratteristiche individuali.
Dio è anche Causa Finale dell’universo : tutto nella realtà ha un fine, la natura è come una scala di fini, per cui si va dal mondo minerale al vegetale, dal vegetale all’animale, su fino all’uomo; ma Dio rappresenta il fine ultimo verso il quale converge ogni realtà.

Aristotele non ha perduto la percezione del “soprasensibile”. Un solo limite ha la concezione di Dio in Aristotele: Dio non è Causa Materiale, non è creatore, la Materia è un principio costerno a Dio, non dipende da lui per la sua esistenza, ma ne riceve soltanto la forma.

Concezione dell’Uomo

Per Aristotele l’uomo non è soltanto anima, ma una sostanza composta di anima e corpo che stanno tra loro come la forma e la materia di qualsiasi altra sostanza.
Considera l’anima il principio intelligibile che contemporaneamente spiega la vita vegetativa, la vita sensitiva e la vita razionale.

  • Vita Vegetativa, l’uomo cresce, si nutre genera altri esseri simili a lui;
  • Vita Sensitiva, percepisce sensazioni, avverte piacere e dolore, ha inclinazioni e movimenti spontanei, ma per la sua intelligenza ha in più la capacità della conoscenza intellettuale e della volontà libera.

 

Gerarchia di fini : gli esseri inferiori servono agli esseri superiori; l’uomo è l’essere più alto e più perfetto, che riassume in se e trascende (=supera) le caratteristiche di tutto ciò che gli è inferiore.

La conoscenza umana è attiva, riesce a formulare concetti, giudizi, ragionamenti;la vita pratica dell’uomo non è soltanto un insieme di riflessi e di azioni istintive, ma un succedersi coordinato di atti intelligenti, consapevoli, non necessitati ma liberi.
C’è qualcosa di divino nell’anima, l’intelletto agente, la parte attiva dell’intelligenza, quella che astrae i concetti; è questa parte dell’anima che può sopravvivere alla corruzione del corpo con tutta l’anima come principio di vita.

Pensiero Etico

In virtù della sua intelligenza l’uomo è un soggetto morale.
L’uomo opera per il raggiungimento di un bene riconosciuto come tale e consapevolmente voluto; egli soltanto mira liberamente all’attuazione del proprio fine ed è responsabile del risultato.

L’uomo non è soltanto animale, la sua caratteristica distintiva è di essere ragionevole, quindi il suo bene consisterà soprattutto nello sviluppo pieno delle sue possibilità razionali.
Aristotele distingue tra virtù dianoetiche, proprie dell’attività razionale, e virtù etiche o pratiche.

La Virtù non è qualcosa di innato nell’uomo, ma è come una seconda natura che si acquista gradualmente con l’esercizio, ripetendo atti virtuosi : richiede sforzo e costanza.
L’uomo è virtuoso quando la ragione regola gli elementi emotivi e passionali della vita, Aristotele chiama prudenza, questa virtù di contemperare le tendenze estreme.
La virtù sta nel giusto mezzo fra un eccesso e il suo opposto, il giusto mezzo va determinato di volta in volta, alla luce delle circostanze.

Queste idee sulla morale vengono esposte prevalentemente in due opere : l’Etica a Eudèmo e l’Etica a Nicòmaco, l’una dedicata a un discepolo, l’altra al figlio. Forniscono elementi importanti per determinare il pensiero di Aristotele sull’educazione, per il filosofo questa soprattutto nell’educazione morale.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 
Politica ed Educazione

 

L’uomo è per natura un animale politico deve vivere e comunicare con gli altri per perfezionare se stesso.
Non vi è una forma di stato perfetto : la monarchia (governo di uno solo), l’aristocrazia (governo dei migliori), la politìa o democrazia (governo di molti).
Lo stato serve al bene di tutti i cittadini e non agli interessi di chi governa, in tal caso avremmo la degenerazione delle forme di governo : la tirannide, l’oligarchia, la demagogia.
Per Aristotele l’educazione spetta allo Stato. Le leggi stesse devono tendere a far acquistare agli uomini quelle buone abitudini nelle quali consiste la virtù.

L’educazione di Stato avrebbe inizio a 7 anni in due cicli : dai 7 ai 14 e dai 14 ai 21 anni.
Le materie di insegnamento sono le seguenti : grammatica, ginnastica, musica e disegno.
Le materie letterarie prevalgono in maniera determinante, sono base indispensabile dell’educazione intellettuale, che ha il compito di portare gradualmente a quella contemplazione della verità, in cui consiste la suprema felicità dell’uomo.
La ginnastica al secondo posto, praticata a scopo educativo non deve proporsi ambiziosi obbiettivi atletici.
Accanto alla musica vi è il disegno che doveva già essere compreso nei programmi di alcune scuole del tempo.
La tragedia avrebbe un effetto catartico  sugli spettatori, che partecipando alle vicende rappresentate sulla scena, si libererebbero delle proprie passioni.
La pedagogia di Aristotele non fa distinzione di classi fra i cittadini : l’educazione rimane agli uomini liberi.
La pedagogia di Aristotele si conforma alla tradizione educativa greca, senza apportarvi sostanziali modifiche.

 

Fonte: http://www.f3derico.altervista.org/socrate_platone_aristotele.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

IL SISTEMA DI NUMERAZIONE GRECO

 In generale sembra che vi fossero in Grecia due sistemi principali di numerazione: uno, forse il più antico, è noto come il sistema attico (o erodianico), l'altro viene detto sistema ionico (o alfabetico). Entrambi i sistemi si basano sulla base dieci, ma il primo è più primitivo, essendo basato su un semplice schema iterativo come quello che si riscontra nella più antica numerazione geroglifica egiziana, mentre il secondo sistema è quello che molto probabilmente veniva usato nel periodo ellenistico.

Il sistema ionico probabilmente era stato in uso fino dal V secolo a.C.. Una delle ragioni che inducono a far risalire le origini di tale notazione a un'epoca così lontana è l'uso di ventisette lettere dell'alfabeto: nove per i numeri inferiori a 10, nove per i multipli di 10 inferiori a 100 e nove per i multipli di 100 inferiori a 1000. L'alfabeto greco dell'Età classica contiene solo ventiquattro lettere; pertanto si dovette far uso di un alfabeto più antico che comprendeva le lettere arcaiche stigma o sigma finale (ς), qoppa (Ϙ) e sampi (Ϡ). Dopo l'introduzione delle lettere minuscole in Grecia, l'associazione di lettere e numeri si presentava così:
antica grecia
La scrittura di un numero si otteneva per giustapposizione di questi simboli, con un principio di posizione analogo a quello della numerazione decimale: ad esempio, il numero 123 si scriveva come ρκγ e non γρκ, sebbene questo potrebbe sembrare equivalente visto che i simboli hanno un valore fisso.

Per i primi nove multipli di mille, il sistema ionico ricorreva alle prime nove lettere dell'alfabeto: ciò rappresentava un uso parziale del principio di posizione. Ma per maggior chiarezza queste lettere erano fatte precedere da un apice in basso o con un apostrofo ('), per esempio 1000 diventava 'α oppure ,α.

A partire da 10000 (miriade), la notazione ionica seguiva un principio moltiplicativo: il simbolo di un numero intero qualsiasi da 1 a 9999, se collocato al di sopra della lettera M, o dopo di essa, separato dal resto del numero mediante un puntino, indicava il prodotto dell'intero per il numero 10000. Qualora si volessero rappresentare numeri ancora più grandi, si poteva applicare lo stesso principio alla miriade doppia. Così per esempio per le decine di migliaia si usava il simbolo M, e 320000 diventava Mλβ  e la scrittura antica greciarappresenta il nostro 77.777.777.

Le antiche notazioni greche per indicare i numeri interi non erano eccessivamente ingombranti e servivano efficacemente al loro scopo.  Secondo Federico Peiretti all’epoca, la numerazione greca, seppur avesse già fatto notevoli passi avanti, aveva delle limitazioni nel conteggio di numeri grossi, quelli che servivano in campo astronomico.

Essi dividevano i numeri in periodi di 10, ignorando la rappresentazione semplice che conosciamo noi, usando 36 caratteri differenti tratti dal loro alfabeto per rendere l’aritmetica regolare e possibile. Con i 36 caratteri esprimevano tutti i numeri al di sotto di 10.000. Poi per esprimere numeri di decine di migliaia apponevano la lettera M sotto il carattere, rendendo il numero 10 mila volte maggiore. Il sistema in effetti era complesso e macchinoso. Archimede intuì un sistema per i numeri grandi.

Archimede (circa 287 - 212 a. C.), nella sua opera l'Arenario, pensò di arrivare al numero più grande con il calcolo dei granelli di sabbia che potevano riempire tutto l'Universo. L'obiettivo di Archimede era quello di trovare e di riuscire a rappresentare il numero più grande che si potesse immaginare e dimostrare che la successione dei numeri poteva essere estesa all'infinito.

Per essere sicuro di superare ogni altro matematico, propose, in scala, alcuni numeri ancora più grandi, oltre i quali, ne era convinto, nessuno sarebbe mai andato. Al posto del nostro sistema di numerazione decimale, che va di dieci in dieci, ne adottò uno basato sulla miriade, il diecimila dei greci, e di miriade in miriade arrivò a 10^64.

Dalla miriade passò poi alla miriade di miriadi, presa come base di un nuovo sistema di numerazione e il suo sistema di numerazione procedeva quindi di cento milioni in cento milioni (10 000 x 10 000), ovvero di 10^8 in 10^8 e chiamò i diversi ordini classi. In tal modo la prima classe, chiamata dei numeri primi, comprendeva i numeri da 1 a 99 999 999.

A questi seguivano i numeri secondi, da 10^8 a 99 999 999 x 10^8, i numeri terzi, compresi fra (10^8)^2 a (99 999 999x10^8)^2, i numeri quarti, compresi fra (10^8)^3 a (99 999 999x10^8)^3 e così via, fino a raggiungere la miriade di miriadi di miriade di miriadi, cioè (10^8)^8. Quest'ultima diventa, a sua volta, la base di un nuovo sistema di numerazione, le cui classi Archimede chiamò periodi. In questo modo arrivò a numeri sempre più grandi, con un metodo proposto anche da altri matematici dell'epoca.

 

Il sistema di numerazione proposto da Archimede giungeva a un numero che sarebbe scritto come uno seguito da ottantamila milioni di milioni di cifre. A questo punto poteva rappresentare qualsiasi grande numero e contare senza problemi i granelli di sabbia contenuti in una sfera grande come l'Universo.

Incominciò per questo a calcolare il numero dei granelli contenuti in una capsula di papavero, valutando che non potevano essere più di diecimila e successivamente, a catena, calcolò il numero delle capsule di papavero contenute in una sfera del diametro di un dito, il numero di queste sferette contenute in una sfera avente un diametro di uno stadio (circa 200 metri) e, tenendo conto delle misure astronomiche dell'epoca, proseguì con sfere sempre più grandi fino alla sfera delle stelle fisse. Secondo i suoi calcoli, l'Universo avrebbe potuto contenere al massimo 10^63 granelli di sabbia.

 

 

Bibliografia:
_ http://web.unife.it/altro/tesi/A.Montanari/grecia.htm
_http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/Articoli/Archimede%20e%20i%20grandi%20numeri/Archimede.htm
_ http://www.astrofilisiciliani.org/rubriche/archimede/archimede_da_siracusa.htm

 

Fonte: http://www.istitutosuperiorelagrangiavc.it/Materiali%20didattici/archimede/9numeri.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

Grande periodizzazione della storia greca antica

 

2500

Periodo elladico antico

 

 

 

2000

 

1900

Periodo elladico medio

 

Invasioni indoeuropee di Eoli (Achei) e Ioni

1800

1700

1600

 

1500

Periodo elladico recente o miceneo

 

Sviluppo della civiltà micenea

1400

 

 

1300

 

 

1200

1180?

Guerra di Troia

1100

1150

Invasioni doriche. Distruzione fortezze micenee

 

1000

Medioevo ellenico

 

 

0900

0800

0700

750

Inizio colonizzazione greca nel Mediterraneo

 

0600

Età arcaica

0500

 

0400

Età classica

480

Vittoria ateniese sui Persiani a Salamina

0300

323

Morte di Alessandro Magno

 

0200

Età ellenistica

 

 

 

0100

Età greco-romana

146

Distruzione di Corinto. Grecia provincia romana

Vittoria romana (Augusto) di Azio

0000

031

 

0100

Età greco-romana

 

 

0200

0300

395

Divisione dell’Impero romano in IR d’Oriente e IR di
Occidente

 

0400

Età bizantina

 

 

0500

 

0600

0700

0800

0900

1000

1100

1200

1300

1400

1453

Bisanzio cade ad opera degli Ottomani

1500

 

 

 

 

 

 


Periodizzazione storica della identità ellenica

2000      1500

1500        1000

1000          500

500                0

0                500

500          1000

1000       1500

2000 .

1500

1100

700

480

336

146

 

395

 

1453

Elladico medio

Miceneo

M Evo

Arcaico

Classico

Ellenistico
Egemonia macedone

Ellenistico
Repubblica  e Impero romani

Impero romano d’Oriente o Bizantino

 

2000
Migrazione indeouropea

Eoli-Achei, Ioni

 

1500 -1100
Sivluppo civiltà micenea

 

1100
Invasione
Dori

800-700
Omero

 

700
Ripresa

480 Vittoria sui  Persiani  

 

336
Filippo e
Alessandro

323
muore Alessandro

 

146
Distruzione Corinto
Grecia provincia

31 Augusto vince Egitt
Mediterraneo romano

 

 

395
Impero romano d’Oriente autonomo

 

 

1453
Cade Costantinopoli
Impero Ottomano

 

1. Segmentazione I :          2000 aC, migrazione di tribù elleniche in Grecia
1500 dC, Impero bizantino greco cessato sotto l’Impero Ottomano

Per la precisione: 1453, cade Costantinopoli, ultimo brano di Impero bizantino

2000 aC

 

 

 

 

 

 

 

 

(1453) 1500 dC

2. Segmentazione II:         1500      146 aC                 inizio civiltà ellenica autonoma coi micenei fino a egemonia macedone
146         395 aC                  sottomissione del mondo ellenico a Roma
395         1453 dC,               articolazione di Impero romano e formazione di Impero Romano d’Oriente

 

1500 aC

 

 

 

146 aC

395 dC

           
3. Segmentazione III:        1500      1100                      Civiltà micenea: cade dopo invasione dei greci Dori (1180 (?) cade Troia)
1100      700 aC                  Medioevo ellenico o Geometrico
700         480 aC                  Arcaico; nascono le poleis, migrazione greca nel Mediterraneo
480         336 aC                  Classico; dopo vittoria sui Persiani, splendono Atene e Sparta, Tebe
336        146 aC                  Ellenistico macedone; Filippo fonda Regno macedone; batte le poleis greche
a Cheronea (336) e le egemonizza; Alessandro abbatte l’impero persiano.
323         31 aC                    Periodo ellenistico da morte di Alessandro a battaglia di Azio (Roma/Egitto)

 

 

1100

700

480      

336

146

 

 

4. Segmentazione IV:        ...             594                        Atene aristocratica
594         510                         Atene: riforma oligarchica di Solone: alleanza con aristocrazia plutocratica
Atene: tirannide di Pisistrato: potere plutocratico antiaristocratico
509...                                     Atene: riforma democratica di Clistene
490         480/79                  Invasioni persiane; vittoria di Maratona, Salamina, Platea; Impero di Atene
480         404                        Egemonia ateniese; Temistocle, Cimone, Pericle; Guerra del Peloponneso                                                                                                                       (430-404): sconfitta militare di Atene da parte di Sparta
404         336                        Egemonia spartana, poi tebana; Filippo di Macedonia batte la lega delle
poleis autonome a Cheronea e le subordina


600                                                                                               480  

                                                                             336

                                   

 

590  Atene oligarchica

508  Atene democratica

 

    490

480/79

430

404

5. Riferimenti culturali ellenici

 

1500      1100      Cretese-Miceneo
1100      700         Geometrico
700         480         Arcaico
480         450         Classico severo (Costruzione Tempio di Zeus Olimpia)
450         350         Classico naturalistico
350         31           Ellenistico

447         431          Costruzione del Partenone
Costruzione Eretteo e Atena Nike

800         700         Omero
600         450         Filosofie presocratiche; Matematica pitagorica
450         ...             Scuole sofistiche
...             399         Socrate
...             367         Platone
...             322         Aristotele
...             300         Sintesi matematica euclidea
300         ...             Stoici, Epicurei, Scettici

 

 

 

 

 

Domande per fissare la memoria.

01.Colloca temporalmente lo sviluppo della civiltà micenea fino alla sua conclusione
02.Quando si presuma sia avvenuta la guerra di Troia cantata da Omero?
03.Quali sono le grandi stirpi elleniche?
04.Quale stirpe viene in Grecia per ultima?
05.Qual è la più vistosa conseguenza del suo arrivo?
06.Quanto dura il Medioevo ellenico?
07.Che economia lo caratterizza? quali forme istituzionali?
08.Che arte lo caratterizza?
09.Colloca temporalmente il periodo arcaico
10.Che organizzazioni sociali nuove nascono?
11.Quali forme artistiche caratterizzano il periodo?
12.Quali riforme istituzionali trasformano la politica ateniese in questo periodo?
13.Colloca temporalmente le due riforme istituzionali principali di Atene del periodo arcaico
14.Che significato ha per Atene la tirannide di Pisistrato?
15.Perché sono scelte le date del 480/79 per far cessare il periodo arcaico?
16.Colloca nel tempo le due spedizioni persiane e le battaglie decisive per la vittoria ellenica.
17.Quando e in che contesto si colloca la battaglia delle Termopili?
18.Che clima politico e culturale sorge ad Atene dopo il 480?
19.Quale forma d’arte subentra col 480? Fin quando dura? Dove si hanno i più sublimi esempi?
20.Quale forma d’arte subentra dopo il 450? Chi ne è il primo grande interprete?
21.Quali furono i grandi politici ateniesi fra il 480 e il 430?
22.Qual era il programma politico e culturale di Pericle (e Aspasia)?
23.Perché sorse la Guerra del Peloponneso?
24.Colloca temporalmente la Guerra del Peloponneso. Quale evento bellico la fece cessare?
25.Quali rischi corse Atene con la sconfitta del 404? Che rischi corse la democrazia?
26.Quale fu il prezzo che pagò Atene con la sconfitta del 404?
27.Quale città greca dimostrò la sua potenza militare nel secolo 300 anche su Sparta?
28.Quale regno ellenico si formò nel nord della Grecia nel 300 che esercitò egemonia sulle poleis? Chi lo fondò potente?
29.Che significato politico e culturale ebbe l’espansione alessandrina?
30.Il periodo ellenistico si colloca convenzionalmente entro quali date? Per quale motivo?
31.Dopo quali eventi Roma comincia a occuparsi della Macedonia-Grecia?
32.Cosa significa le la Grecia la data del 146 aC?
33.Cosa significa per la Grecia la data del 395 dC? e quella del 1453?
34.In che periodo collochi Socrate, Platone e Aristotele?
35.Esponi in successione le segmentazioni temporali che ti sono state proposte (I, II, III, IV) giustificandone i limiti estremi               
Per memorizzare.

Fonte: http://www.liceocopernico.it/logos/0708/lezioni/sst-L1-periodelad-01.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

I     G R E C I  

UNITA’   DIDATTICA   FACILITATA

 

LA  CIVILTA’  GRECA

La  Grecia è una penisola bagnata dal Mar Mediterraneo , circondata da altre isole più piccole.

PENISOLA: territorio bagnato tre parti dal mare ed unito in una parte dalla terra. L’Italia è una penisola.

 

Il  territorio della Grecia è in gran parte coperto da monti.
Nelle piccole pianure tra una montagna e l’altra, gli antichi greci coltivavano grano, viti, olivi ed allevavano capre e pecore.

 

PIANURA: territorio diritto come una tavola, che può essere facilmente coltivato dall’uomo.

Circa 2000 anni prima della nascita di Cristo, arrivarono in Grecia nuovi popoli che venivano dall’Asia: Questi popoli erano guerrieri e litigavano con i vicini perché volevano occupare le loro città.

 

LE   COLONIE

 

I greci  coltivavano la terra ma essa non dava molti frutti perché il territorio era arido, così essi pensarono di rivolgersi al mare.
Le montagne ricoperte da boschi fornirono il legname per costruire le navi; le coste ricche di porti erano adatte a far partire queste navi.
Così i greci divennero navigatori e commercianti, partirono dalla loro terra e fondarono numerose colonie sulle coste del Mar Mediterraneo.
Vennero anche nell’Italia del sud e in Sicilia.

ARIDO: terreno asciutto e secco. In Grecia piove poco, per questo motivo il terreno è arido.

 

COLONIE: città dove abitano persone che sono venute da molto lontano

 

 

 

LA   FAMIGLIA

La famiglia era molto importante presso i Greci.

Capo della famiglia era il marito che si occupava degli affari ed era quasi sempre fuori casa.

La moglie stava in casa, faceva i lavori domestici e curava i figli.

Nelle famiglie ricche i ragazzi andavano a suola.

Le ragazze ricche imparavano a suonare uno strumento musicale e tessevano la lana per fare i vestiti.
Le ragazze stavano in casa, con la loro famiglia, fino a 15 anni, età in cui si sposavano con un uomo scelto dal padre.

Nelle famiglie povere le ragazza invece dovevano lavorare subito.

LAVORI DOMESTICI: lavori che fanno le donne in casa, ad esempio : lavare i piatti, spolverare, cucinare…..

 

LA   SCUOLA

 

I bambini ricchi imparavano a scuola a leggere e a scrivere.

Il loro quaderno era una tavoletta ricoperta di cera, essi scrivevano le lettere sulla cera con un punteruolo.

A scuola gli studenti imparavano anche a parlare bene per esprimere quello che pensavano.
Imparavano la musica.
Dedicavano molto tempo all’esercizio fisico ( la nostra GINNASTICA)

Un giovane  che viveva ad Atene, lasciava la scuola a 15 anni.
Se voleva continuare a studiare doveva cercarsi un maestro che gli insegnava a casa.

I giovani potevano anche andare ad ascoltare i discorsi dei filosofi, i quali cercavano di rispondere alle domande su “ COME E’ FATTO IL MONDO” usando il ragionamento.

PUNTERUOLO: pezzo di legno con la punta che graffiava la cera e dava la possibilità di scrivere.

ATENE è una città molto importante della Grecia.
Importanti città italiane sono: Milano, Firenze, Roma, Napoli ecc…

FILOSOFI: persone che cercano di rispondere alle domande su cose importanti della vita, ragionando.

PORTICO: luogo coperto da un tetto ma aperto verso l’esterno. Il tetto è sostenuto dalle colonne.

BRACIERI: recipienti di rame o metallo dove sono messi i pezzi di carbone e di legno a bruciare.

RADICCHIO: tipo di insalata

 

LA  CASA

Anche in Grecia le case dei ricchi erano diverse da quelle dei poveri.

La casa di un ricco era fatta di mattoni e aveva un solo piano.

Il bagno c’era solo nelle case delle grandi città.
Tutti i rifiuti erano gettati per la strada.

La casa era formata da due cortili circondati da un portico.

Le stanze non avevano finestre, prendevano luce dalla porta che si apriva su uno dei due cortili.
Di notte erano illuminate da lampade o da torce.

In inverno erano riscaldate da bracieri.

A quanto pare non c’erano né scaffali né armadi, ogni oggetto ( vasi, coppe,…) stava appeso a chiodi messi nelle pareti.

I divani venivano trasformati in letti ogni sera.

Gli schiavi probabilmente dormivano sul pavimento della cucina.

Noi sappiamo tutte queste notizie perché i greci amavano dipingere scene della loro vita sui vasi. Alcuni vasi sono stati ritrovati e, guardando i dipinti su di essi, gli studiosi hanno capito molte  cose, le hanno scritte sui libri e noi le abbiamo imparate.

 

IL  CIBO

 

Sappiamo cosa preferivano mangiare i greci , da poesie che hanno come argomento il cibo.

Il cibo più nominato era il pesce.
La gente mangiava raramente la carne che veniva riservata alle feste religiose.

La cena era l’unico pasto caldo della giornata.
Consisteva in due piatti: uno a base di pesce e verdure, l’altro a base di formaggi, focaccia, radicchio e frutta secca.

I greci mangiavano molto pane perché non avevano né patate né riso.

Per rendere dolci i cibi usavano il miele.

Bevevano molto vino mescolato con acqua.
I greci mangiavano sdraiati su piccoli lettini ed usavano le mani.

 

LA  RELIGIONE

 

I greci erano POLITEISTI cioè adoravano molti dei.

I greci pensavano che gli dei vivessero sul Monte Olimpo, che è il monte più alto della Grecia ( esiste ancora oggi, si chiama ancora così).

Gli dei secondo i greci avevano il corpo come quello  delle persone, avevano anche gli stessi difetti e gli stessi capricci degli esseri umani.

A volte litigavano tra loro e facevano dei dispetti agli uomini.

Allora le persone per farli ritornare buoni, facevano loro dei regali: cose da mangiare o animali uccisi.

Questi regali si chiamavano sacrifici.

SACRIFICI: regali che venivano fatti agli dei.

Il padre degli dei era Zeus, era anche il dio del filmine e della pioggia.

Sua moglie si chiamava Era  e proteggeva la famiglia.

Vi erano anche:

ATENA dea della guerra
AFRODITE dea dell’amore e della bellezza
ARES dio della guerra
FEBO dio del sole
EFESTO dio del fuoco e protettore dei fabbri.

 

LE  OLIMPIADI

 

Per onorare gli dei in Grecia si facevano molte feste.

La festa più importante era dedicata a ZEUS e veniva organizzata ogni quattro anni nella città di Olimpia.

Durane questa festa si svolgevano molte gare sportive:
la corsa, la lotta, il pugilato, il salto in lato, il lancio del disco, il lancio del giavellotto.

La passione per le gare era così grande tra i Greci, che in questo periodo non si facevano guerre in tutta la Grecia per dare la possibilità agli atleti
di ogni città, di partecipare a queste gare.

Gli stranieri, le donne e gli schiavi invece non potevano partecipare a questi festeggiamenti.

I vincitori delle gare venivano premiati con una semplice corona di foglie di ulivo ma diventavano molto famosi in tutta la Grecia.

Queste gare ci sono ancora oggi, vi sono però alcune differenze.

 


ATLETI: persone che praticano sport.

 

OLIMPIADI ANTICHE                                OLIMPIADI MODERNE

Si fanno ogni 4 anni                                             Si fanno ogni 4 anni

Sono in onore di Zeus                              Non si onora nessun dio

Partecipano atleti greci                              Partecipano atleti di tutto il Mondo

 

Si tengono a Olimpia                                 Si sceglie una città tra quelle che si propongono

Si svolgono le seguenti gare:                  Si svolgono le seguenti gare:
CORSA
LOTTA
PUGILATO
SALTO IN ALTO
LANCIO DEL DISCO
LANCIO DEL GIAVELLOTTO

 

IL  TEATRO

 

Per divertirsi i greci andavano a teatro.

Tutti i greci, anche i più poveri potevano andare a teatro perché non si pagava il biglietto.

Il teatro greco era all’aperto ( per fortuna in Grecia piove poco !)

Nel teatro gli spettatori sedevano sui gradini e gli attori recitavano al centro.

Gli spettacoli duravano tutto il giorno e gli spettatori si portavano da casa cubo e bevande.

Gli attori erano tutti uomini e quando recitavano si mettevano sul viso maschere di terracotta.

Se lo spettacolo faceva ridere era una COMMEDIA.

Se lo spettacolo faceva piangere era una TRAGEDIA.

 

LE  POLIS

 

In tutta la penisola greca erano sorti dei villaggi che ingrandendosi divennero città.

Ogni città era uno stato ( oggi l’Italia è uno stato, la Francia, la Grecia, la Svezia ecc…).

Ogni polis ha le sue leggi; ogni polis è libera ed indipendente.

Nelle polis c’erano città e campagna.

Nelle campagne le persone coltivavano grano, frutta, verdura ecc…, allevavano anche gli animali per mangiare la loro carne ed utilizzare il loro latte.

La città era divisa in due parti:

CITTA’ ALTA     detta           ACROPOLI

CITTA’ BASSA dove c’era la piazza principale chiamata AGORA.

Nell’ agorà  i cittadini  si trovavano per andare al mercato  e per discutere di cose importanti.

Le città greche  ebbero diverse forme di governo:

MONARCHIA                                  OLIGARCHIA                                  REPUBBLICA

Il re governava solo                        Governavano poche                      Tutti i cittadini
persone e di solito                          maschi partecipa
erano le più ricche                         vano alla creazione
delle leggi

 

SPARTA

 

Sparta era in una pianura vicina ad un fiume.

Per gli abitanti di Sparta la cosa più importante era la guerra.

Le persone povere e i contadini dovevano coltivare la terra e lavorare.

I ricchi invece passavano il tempo ad imparare a combattere.

A 7 anni il bambino spartano lasciava la madre e andava a vivere in un campo militare sulle montagne, qui si addestrava combattendo finte battaglie.

Una volta cresciuto continuava a vivere in caserma e stava con la famiglia poco tempo.

Anche le donne spartane volevano diventare forti come gli uomini e usare  le armi.

La forma di governo che c’era a Sparta era l’oligarchia, cioè comandavano poche persone.

Queste persone erano i guerrieri più forti.

 

DUE  CITTA’  IMPORTANTI:  ATENE  E  SPARTA

 

In Grecia c’erano molte polis.

Atene e Sparta erano le due polis più importanti.
Queste due città erano molto diverse tra loro.

 

ATENE

 

Atene ( nel periodo di cui stiamo parlando) era una città molto bella, era vicina al mare e sorgeva su di una collina chiamata ACROPOLI.
Ad Atene c’erano molti palazzi, teatri e templi.

TEMPLI: luoghi dove  si adoravano gli dei.

Il tempio più famoso di quel periodo si chiamava PARTENDONE; dentro c’era la statua della dea ATENA  che era la protettrice della città di Atene.

Questa statua era molto alta  ( 10 metri) ed era tutta ricoperta d'oro.

Ad Atene all’inizio c’era la monarchia, poi passarono molti anni e ci fu la democrazia, cioè tutte le persone sceglievano chi comandava la città. Questi capi scrivevano le leggi.

LEGGI: regole che tutti i cittadini dovevano rispettare.

Ad Atene c’erano tanti mercanti, pescatori ed artigiani.

 

fonte: http://www.intercultura.brianzaest.it/Materiali/MATERIALE%20DIDATTICO/scuola%20elem.%20Bellusco/testo%20semplificato%20storia%20i%20Greci.doc

autore: INS.  PEREGO   EMILIA

 

 

Pesi e Misure in Grecia (valori medi)

Lunghezze

 

 

 

pous (piede)

 

~ 30 cm (0.29-0.33m)

Dactylos (dito)

1/16 piede

~ 1.9 cm

Lat "uncia" (pollice)

1/12 piede (come l'"inch")

2.46 cm

Palaista (palmo)

1/4 piede o 4 dactyloi

 

Spithami (spanna)

3/4 piede

 

Pechus (cubito)

1 piede 1/2

 

Pygme`

9/8 piede ( 1piede e 2 dita)

0.333 m

 

Strade o terreni

 

Bêma aploum (passo)

2 piedi 1/2

0.74 m

Orgye (toise?)

6 piedi

1.78 m

Plèthron

100 piedi

29.6 m

Stadion (stadio)

100 orgye o 600 piedi

177.6 m

Kalamos (pertica per buoi)

10 piedi

2.96 m

 

Superfici

 

 

 

Tetragonos pous

(piede quadrato)

87 cm2

Acène (pertica quadrata)

 

8.76 m2

Plhre (arpente?)

100^2 piedi quadrati 

870 m2 (100 acène)

 

Volumi liquidi

 

Kotylê

6 kyathoi

0.27 litri

Kyathos

1/6 kotilay

0.068 l

Khous

12 kotilay

3.24 l

Amphora

72 kotilay

19.44 l

Amphora romana

8 congii

26.17 l

methrete

2 anfore o 1 piede cubo

39 l

Xestes (lat. Sextarius)

12 kyathoi (di uso più tardivo, quando il kotyle era sceso a 4.5 kyathoi, e il kyathos a 0.045 l)

0.54 l

Khous (lat. Congius)

6 xestai (sextarii), tardivo

3.27 l

Volumi solidi

 

 

 

Kyathos (lat. cyathus)

 

0.045 l

Kotylê (lat. Hemina)

6 kyathoi

0.27l

Xestes (lat. Sextarius)

2 kotilay

054 l

Modius (rom.)

16 sextarii

8.73 l

Medimnos

96 xestai

52.36 l

Unità di peso (monete)

 

 

 

Drachma

1/100 mina

4.32 gr

Mina

100 dracme

0.436 kg

Talenton (talento)

60 minas

26 kg

Obolo

1/6 drachma

0.72 gr

Khalkhous

1/4 obolo

0.09 gr

 

Altre derrate

 

 

 

Mina

 

655 gr

Talento

 

39.3 kg

 

 

Dracma

 

La dracma (in greco moderno Δραχμή pl. δραχμές) era il nome di una moneta dell'antica Grecia. Il nome è stato ripreso in Grecia dopo il 1832 per indicare la dracma greca, valuta rimasta in uso fino all'introduzione dell'euro.
Il nome 'dracma' deriva dal verbo δράττω (dratto, afferrare). Inizialmente una dracma era pugno di sei oboli, spiedi di metallo utilizzati come valuta fin dal 1100 a.C..

Storia

 

Tetradracma di Atene

SNGCop 039.jpg

Testa elmata di Atena

ΑΘΕ, civetta stante, ramoscello di ulivo e crescente

AR (16,85 g); dopo il 449 d.C., periodo arcaico

Tetradracma ateniese

Tetradrachma från Aten (omkr 490 fKr, ur Nordisk familjebok).png

Testa elmata di Atena

ΑΘΕ, civetta stante, ramoscello di ulivo e crescente

AR, 490 a.C. circa

Nell'antica Grecia il termine dracma indicava anche un'unità di peso. Era usata da tutto il mondo greco ed emessa dalla maggior parte delle città. Le prime emissioni mostrano immagini di animali, per lo più armi parlanti e risalgono al VI secolo a.C..

A causa della tecnica di coniazione usata, con il martello, le dracme sono per lo più piatte al rovescio e particolarmente plastiche nel diritto. La monetazione nel tempo raggiunse un livello artistico elevato ed estremamente fine. Di conseguenza già dal Rinascimento le monete più belle venivano collezionate.
Dopo la conquista di Alessandro Magno, il nome 'dracma' fu usato in molti dei regni ellenistici nel Medio Oriente, tra cui il regno tolemaico d'Egitto. La dracma fu anche la prima moneta d'argento battuta dall'antica Roma nel III secolo a.C..

La unità monetaria araba conosciuta come dirham (in arabo, درهم), e nota dal periodo pre-islamico, è derivata, tramite la Persia sasanide, dall'antica dracma e, come la moneta persiana, era anch'essa d'argento.
È difficile attribuire un valore a questa moneta che sia comparabile con le valute attuali, a causa delle profonde differenze tra le economie. Gli storici classici affermano regolarmente che verso la fine della Repubblica Romana verso gli inizi dell'Impero romano, il salario giornaliero di un operaio era di una dracma.

 

Piede monetario

Il sistema monetario greco antico era basato sul precedente sistema asiatico che aveva come unità di misura principale il talento, il cui peso era di circa 30,25 kg di argento, questo veniva diviso in 60 mine.

Tali valute non furono mai battute, ma fungevano da sistema di riferimento per l'economia degli stati.

Ben presto grazie all'espansione economica di Atene il mondo ellenico prese come sistema di riferimento per gli scambi il "piede attico", monetizzato in argento:

1 Talento = 60 Mine = 26,2 kg argento
1 Mina = 100 Dracme = 436 g argento
1 Dracma = 6 Oboli = 4,36 g argento
1 Obolo = 8 Chalkus = 0,73 g argento

Oltre a tali monete grande importanza ebbe lo statere (2 dracme) con un peso in argento di 8,7 grammi, quanto il peso circa di un darico coniato in oro, da cui si evince che il rapporto oro/argento era di 1 a 10.

 

Monetazioni correnti

Accanto alle monete da una dracma, vennero emesse tetradracmi, (4 dracme) e didracmi (2 dracme o statere). Il didracma o statere in genere rappresenta il nominale più diffuso.

Il tetradracma ("quattro dracme"), moneta del V secolo a.C. di Atene, era di gran lunga la moneta più usata nel mondo greco fino ad Alessandro Magno. Sul diritto è rappresentato la testa di profilo di Atena e sul rovescio una civetta, l'animale sacro alla dea.

Lo stesso rovescio è rappresentato nel lato nazionale della moneta greca da un euro
In alcuni casi furono coniate anche delle Decadracme (10 Dracme).

 

Datazione

Le dracme non hanno in genere scritte che ne permettano la datazione. Questa è effettuata sulla base di caratteristiche stilistiche e dall'analisi dei ritrovamenti. In alcuni casi (Atene, Apollonia, Dirrachium) è riportato il nome del magistrato monetario e di conseguenza in alcuni casi la moneta è databile. In altri, come nei regni ellenistici, il nome del re permette comunque di determinare un periodo di emissione. Comunque le datazioni in genere non sono esatte.

 

La collocazione della Dracma nell'antico sistema monetario greco e persiano

 

1 talento = 60 mine (standard Ateniese)
1 mina = 100 dracme
1 statere = 2 dracme
1 dracma = 6 oboli
1 obolo = 8 chalkus

L'obolo era inizialmente l'unità più piccola. In seguito fu suddiviso in otto (chalkus), moneta coniata in rame.
Le mine e i talenti non furono realmente emessi: erano in realtà misure di peso usate sia per le merci che per i metalli preziosi.

Numerose erano le relazioni economiche con l'impero persiano, in cui la moneta a più larga diffusione fu il darico, moneta coniata in oro del peso variabile tra i 8,35 e i 8,4 grammi; ecco i rapporti tra le monete delle due economie:

1 darico (oro) = 20 dracme (argento)
1 siclo = 1/16 di darico = 7,5 oboli attici

Bibliografia

 

  • Tyll Kroha: Münzen sammeln, Braunschweig 1968
  • Ernesto Bernaregi: "Istituzioni di Numismatica antica" Bologna - Milano, 1998
  • Barclay Vincent Head: Historia Numorum: a Manual of Greek Numismatics, Oxford:

Fonte: http://blog.edidablog.it/edidablog/tuautem/files/2010/03/Pesi-misure-e-monete-in-Grecia.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

“LA CIVILTà GRECA”

01- LETTERATURA GRECA di D. Del Corno
02- Lezioni di Civiltà Greca
LA DANZA
03- IL RACCONTO DEI MITI di M. Cavalli

 

 

 

01- LETTERATURA GRECA di D. Del Corno

  • Introduzione
    • La cultura greca e la sua trasmissione
  • L'ambiente geografico ed etnico

I greci eran detti Hellenes, si tratta di una comunanza linguistica-culturale e non territoriale. Abbiamo rilievi montuosi e irregolari, valli strette e tortuose, poche pianure. Il mare è fondamentale per i rapporti sul mediterraneo.

  • Sommario delle principali fasi storiche
  • Il pubblico della letteratura greca

In epoca arcaica abbiamo il poema epico con le sue finalità collettive Il pubblico era totale, dai principi al popolo. Per le performances liriche, come nel caso della monodica, il pubblico è specifico come le tematiche.
Con l'egemonia culturale di Atene si diffonde il teatro, avvenimento comunitario che trasmette valori e di alta qualità.
Le prime opere letterarie scritte con produzione libraria risalgono al 5° secolo. Abbiamo così la filosofia,e la storiografia a cavallo tra scritto e orale. L'oratoria per complessità va scritta ma poi declamata. 

  • La letteratura dell'età arcaica
    • La poesia epica e didascalica
  • I poemi omerici
  • Premessa

La letteratura greca ha origine con l'Iliade e l'Odissea, anche se numerosi furono i precursori. La funzione della poesia era la trasmissione.

  • L'Iliade

Poema di Ilio, cioè di Troia. Motivo della guerra fu il ratto di Elena, moglie di Menelao re di Sparta, da parte di Paride, figlio di Priamo.  Capo della spedizione contro Troia Agamennone, fratello di Menelao, Odisseo e Achille. Dopo dieci anni d'assedio Troia viene distrutta. Motivo conduttore l'ira di Achille per Agamennone. In fine Achille combatte per vendicare l'amico e uccide Ettore. Priamo chiede le sue spoglie e il poema si conclude.

  • L'Odissea

La storia di Odisseo e il suo periglioso viaggio per dieci anni lontano dalla patria Itaca. Infine il rientro

  • I dati storici e la civiltà dei poemi omerici

La scoperta della lineare B preomeririca ci permette la lettura dei poemi omerici. Non siamo sicura che Troia sia mai esistita ne riusciamo nettamente a collocarla. se pensiamo all'Odissea ci rendiamo conto come elementi fiabeschi dell'immaginario popolare si mischino a descrizioni realiste di usi e costumi del tempo.Inoltre al progressiva rielaborazione crea disguidi temporali di  tecniche.

  • Lingua, stile e struttura dei poemi omerici

Strati dialettali, più formule per facilitare la memorizzazione: epiteti, similitudini..

  • Gli uomini, gli dei nei poemi omerici

Gli eroi sono tutti bellissimi, imponenti e vigorosi. Aspirano alla gloria, il loro valore supremo è l’onore, mentre la morte non li spaventa. Gli dei intervengono nelle vicende dei mortali: Atene sottrae Achille ad Agamennone,Afrodite conduce Elena a Paride sottraendola a Menelao.

 

  • La concezione epica come forma poetica

Nei poemi si esponeva in forma narrativa una sorta di enciclopedia della contemporaneità. L’intento oltre che artistico era di integrazione dell’individuo nel corpo sociale, apprendimento e trasmissione del sapere.

  • Gli Inni omerici

33 componimenti in esametri dattilici in lingua epico-omerica. Nascono in età ellenistica, sorta di proemi prima della recitazione durante feste in onore ad un dio. Abbiamo Inni Maggiori come quello ad Apollo a Delo o più brevi.

            • Inno a Demetra
            • Inno ad Ermes
            • Inno ad Afrodite
            • Inno a Dioniso
  • Esiodo
    • La vita e le opere

Contemporaneo di Omero, sceglie di riferire sue esperienze concrete e meditazioni. Vive in Boezia, suo padre prima commerciante diventa contadino eppure riesce a lasciare una buona eredità ai suoi due figli. Il fratello di Esiodo sperpera però il suo denaro. 

    • La Teogonia

Nella Teagonia dice che le Muse gli hanno insegnato un bel canto e lo hanno incoronato con l’alloro(agricoltore e vate).  Sorta di Cosmogonia in cui si mischiano materiali mitici delle credenze popolari, poesia eroica e tradizione religiosa. URANO e GEA = CRONO
CRONO e REA = ZEUS     ZEUS= re dell’Olimpo

    • Opere e giorni

Inventa gara tra lui e Omero, tutti preferiscono quest’ultimo ma il giudice privilegia Esiodo per la sua esortazione alla pace. Intenzione pragmatica e didascalica: concrete esperienze dell’uditorio contadino della Boezia, infatti nel proemio celebra Zeus, garante di misura e giustizia. Esaltatore del lavoro.

            • il mito di prometeo
            • Il mito delle Cinque Età

                                   Infine pone un calendario con giorni fasti e nefasti del mese.

    • Il mondo e il pensiero di Esiodo

Meditazioni individuali di una mente un pò arcaica.Dal progetto degli dei dipende il destino dell’uomo condannato in una condizione di fatica e dolore. Colpa della donna ( Elena, Pandora) . A suo avviso i re sono corrotti. Vanta di dire  il vero con intenti etici e concettuali.

    • La poesia di Esiodo

Il linguaggio è di stampo epico, aggiunge stranezze per cui il polipo è il “senza ossa” , la mano “cinque rami”. Arte ancora primitiva che vuole confrontarsi con la realtà. 

    • La poesia lirica
      • La poesia lirica
        • Premessa

Accompagnato dalla lira, concretezza, immediatezza ed evidenza, densità ed incisività. Messaggi destinati durare.

        • L'uomo lirico

Progetti,pensieri condivisi da poeti e società del tempo.Si passa da struttura feudale a polis col prevalere dell’economia agricola e della pastorizia. Incremento demografico, colonie oltremare, influenze nuove culture. abbiamo la scrittura per  fini legislativi e commerciali, la moneta per gli scambi.Declina l’aristocrazia, abbiamo la tirannide.
L’uomo si colloca al centro del mondo e investiga nel profondo dei suoi pensieri sentimenti. Consapevolezze della precarietà della vita e valore del passato.

        • Le occasioni e le forme
            • L’eteria
            • Tiaso
            • Simposio
            • Rito

                                                            Quattro generi : gambo, elegia, lirica monodica o corale.

      • La lirica corale
  • Forme e occasioni

Si tratta di canti con strumenti( flauto e lira) e danza. Terpandro aumentò le corde della lira a 7 e fondò a Sparta la prima scuola di musica. Arione elevò il ditirambo corale a dignità d’arte. Abbiamo canti per gli dei:

            • Peana: Apollo
            • Ditirambo: Dioniso
            • Partenio: vergini per Artemide

Canti profani:

            • Encomio
            • Epinicio

                                                      Altri:

            • Epitalamo
  • La letteratura del Quinto secolo
    • La tragedia
  • Il teatro dei Greci
    • L'evento teatrale

Per la fruizione collettiva, nasce come fenomeno religioso, celebrazioni di Dioniso. I soggetti tragici erano in genere ispirati al mito. Sappiamo che rappresentano un fatto politico in quanto il teatro era gestito dallo stato ed aveva funzione educativa. Aveva inoltre carattere agonistico: gare durante le feste.

    • L'organizzazione degli spettacoli

Le festività teatrali dionisiache: la collettività entrava in una dimensione mimetica. Al concorso venivan ammessi tre poeti: uno al giorno presenta tre commedie ed un dramma satiresco. Il quarto giorno tre commedie. Il pubblico era posto a semicerchio  poi il coro( 24 membri). Il palcoscenico viene introdotto nel quarto secolo. Si passa da uno a tre attori che portavan maschere che amplificavan la voce. I costumi erano grotteschi. Il pubblica si identifica totalmente.

  • Le tragedie
  • Le origini della tragedia

La prima tragedia data, per convenzione, intorno al   534 a.C., Atene. Eppure possiamo dire che la tragedia nasce con la scoperta che la vita umana è un inspiegabile dolore.

            • origine col ditirambo?
            • Rievoca vicende eroi, lamenti morte di qualcuno
            • Storie mitiche, intrattenimento burlesco
            • Canto del capro
  • La struttura della tragedia

I poeti tragici compongono per committenza. Convenzioni: parti fisse. Con i concorsi nascono le trilogie ( Eschilo). Ogni tragedia aveva un prologo, in fine vi era l’esodo. Si usava il trimetro giambico. Abbiamo il discorso, lo scambio di battute, i canti degli attori, i dialoghi non necessariamente parlati.

  • L'idea del tragico

“ mediante pietà e terrore produce la purificazione de si fatte passioni”. Gli dei sono arbitri dell’agire umano, l’uomo agiste nonostante la condanna che inevitabilmente grava sull’azione. La tragedia è scontro tra volontà e necessità.

    • La Commedia "antica"
    • I primordi della Commedia
      • Le origini della Commedia

Concorsi comici nelle feste dionisiache o iniziative di privati.
-Ipotesi dionisiaca: falloforie, processioni per la fecondità inebriati.
-Ipotesi dorica: nasce coi dori. Ben accetta in campagna, disprezzata in città. Scenette realistiche con tono burlesco.
Agone = contrasto tra un personaggio principale ed un altro.

      • La struttura della Commedia "antica"

Tradizione dinamica. Possiamo comunque riassumerla in :

            • Prologo
            • Parodo:entrata del coro
            • Agone
            • Parabasi: coro recita sfilando 7 sezioni
            • Esodo: festosa processione del coro.

                                                     Il coro: immaginosa identificazione con esseri e fenomeni del   
mondo naturale come allegorici segni della nostalgia per una
perduta simbiosi con le primigenie forze del cosmo.

      • Natura e forme del "comico"a teatro

L’insorgere del riso è dato da un fatto fisiologico della comune esperienza. Aristofane usa entrambe le comicità teorizzate da Boudelaire: comico significativo con intenzione critica che deforma a dismisura e il comico assoluto come puro gioco di fantasia. Di fatti la commedia ateniese nasce come mix tra sacro( festa religiosa) e profano( occasione pubblica della polis). Esempio ne è “Le rane” di Arstofane: oltretomba popolato da figure ed eventi della vita quotidiana. Gli elementi della comicità sono sei:

            • La figura
            • Il gesto
            • La parola
            • La circostanza
            • Il personaggio
            • L’intreccio

Cause di risata: 

            • L’assurdità
            • L’equivoco
            • La meccanicità
            • La stupidità
            • La monomania( contro il molteplice del reale)

                                                       Consapevolezza liberatoria, lieto fine catartico.

  • Le letteratura del Quarto secolo
    • La Commedia "di mezzo" e "nuova"
    • La commedia "di mezzo"
  • Il carattere della commedia "di mezzo"

Con la sconfitta in Peloponneso e la fine della democrazia si assopisce il sarcasmo politico che apre le porte a tematiche di evasione. La lingua sarà quella della conversazione familiare radicata di perbenismo. Il teatro esce da Atene.

  • I poeti della commedia "di mezzo"
            • Eubulo
            • Antifone
            • Anassandride
            • Alessi
    • Menandro e la commedia "nuova"
  • Premessa

Interpretazione esistenziale di un’epoca che affronta gli eterni problemi della natura dell’uomo ed del suo destino. Con la morte di Alessandro si ha incertezze e violente contese.  Si scoprono i valori della famiglia e della donna. Solidarietà con schiavi e stranieri. Si occupa del microcosmo. Lieto fine dopo aver attraversato la sofferenza.

  • La vita e le opere

Menandro frequenta scuole e ambienti dei filosofi. Intensa attività teatrale e amore per le donne. Vinse molti concorsi.

  • La letteratura dell'età ellenistica
    • La poesia dell'età ellenistica
    • La poesia ellenistica

Menandro è simbolo di continuità. Mischia nuove modalità espressive e vecchie. Al cittadino è subentrato il suddito. Nasce la classe media. Fruizione pubblica e privata.lingua comune pratica e semplice detta koinè.

    • Callimaco

Rapporto individuale poeta e pubblico, forma scritta. Potentemente espressiva, rimane, non sfugge via, può essere riletta. No grandi temi ne valori universali, poesia singolare.

    • Appollonio Rodio e la poesia epica e didascalica
  • La vita e le opere di Apollonio Rodio

Attratto dal particolare, condivide la fruizione scritta e il rapporto col lettore. Fa compromesso con la tradizione: riporta alla luce il poema epico.

  • Tema ed episodi delle Argonautiche

Poema epico in quattro libri. Narra l’impresa di Giasone e dei suoi compagni sulla nave Argo per recuperare il vello d’oro. Medea chiude il racconto.

  • L'arte di Apollonio Rodio

Linearità e tridimensionalità( passato-presente-futuro). Medea è personaggio che mitico ridimensionato per il pathos ascendente laddove Giasone è l’antieroe. Lingua omerica.

    • Teocrito e la poesia bucolica
  • La vita e le opere di Teocrito

Siciliano. Iniziatore della poesia bucolica: pastori, gente dei campi, vita agreste- natura. Troviamo inoltre il mimo.

  • Gli Idilli
            • Carmi encomiastici ed eroici
            • Idilli bucolici
            • Invocazioni d’amore e chiacchiere fra pastori.
  • L'arte di Teocrito

Mischia immaginario e realtà, tocca i più svariati temi. I suoi personaggi sono umili, in ottica individuale. Esplora tema amoroso senza cadere nel sentimentalismo e nella commiserazione. La sua poesia è aspirazione verso un’altrove irreale.

    • Il mimo e la poesia giambica
  • Eroda

Compose “mimiambi” usando il giambo zoppo per lettura e spettacolo. Sa esprimere precisa individuazione psicologica dei suoi personaggi. Sfrutta un alingua artificiosa.

            • Mezzana
            • Lenone
            • Maestro di scuola
            • Gelosssa
            • Il calzolaio
  • Poeti giambici e satirici

Satira e realismo e moralismo.

    • L'epigramma

Le origini risalgono alla Coppa di Nestore. Gli epigrammi sono su tombe, monumenti. Riguardano morte ma anche amore: delusione, estasi, tenerezza dell’unione.

      • Testi
        • La scrittura nella Grecia antica
            • 16°  e 12° secolo a.C.: lineare B: scrittura sillabica, circa 90 segni più ideogrammi simbolici più sistema numerico decimale. Carattere amministrativo su tavole d’argilla. Lineare A e disco di Festo.
            • 8° secolo : alfabeto fonetico derivante dalla Fenicia integrando però le vocali. Poi alfabeti locali divisi in due gruppi di base: orientale e occidentale. L’evoluzione fu il corsivo per scrivere più velocemente, poi scrittura minuscola., poi gli spazi tra le parole e la punteggiatura.
        • Trasmissione dei testi e critica testuale

Raramente i testi antichi eran firmati. Per trovarne l’autore sii fanno confronti tra frammenti. I testi antichi furon copiati nel medioevo a Bisanzio e in Europa, ma ritroviamo errori, alterazioni. L’archetipo è la copia più vicina all’originale., diversamente abbiamo i rami. Si dice recensio il ricondursi all’archetipo. Esistono alberi genealogici sui manoscritti.

        • Le teorie moderne sul mito, e il mito dei Greci

Fu la prima forma di comunicazione del reale. nasce dall’angoscia dell’umanità di fronte all’ignoto e la ricerca di darne spiegazione. I rimontaci lo ricondussero a un’esigenza religiosa, altri diedero intento un pò più scientifico e parlaron di protoscienza. Nel 20 ° secolo si parla di desideri rimossi

        • I drammi antichi sulle scene moderne

1585, Teatro Olimpico di Vicenza, con Palladio→ ”Edipo tiranno”di Sofocle. Teatro chiuso, spazio selezionato. No danza, no maschera.
1841, Berlino, “ Antigone” di Sofocle
A Siracusa ed Epidauro: spettacoli en plain air con il coro ma niente maschere. Possiamo quindi dire che la tragedia greca è ancora viva.

        • Le feste dei Greci

Occasioni di svago dai travagli: religione, agonismo, gratificazione estetica, comune appartenenza. Attraverso dei ed eroi si ricostruiscono eventi mitici:

            • Anfidromenie, en occasioni di una nascita
            • Sposalizi
            • cerimonie funebri
            • vittorie militari
        • Il ruolo dell'intellettuale nella società greca

Il sapere, la critica, promuovono il progresso, che è la rischiosa ipotesi di un mutamento, ma solo l’intellettuale sa che il mutamento è una necessità della storia. Euripide per parlare della propria esperienza di intellettuale narra di come Medea non fu gradita dalla città. L’intellettuale è elemento di contestazione degli schemi convenzionali, ma è soprattutto colui che denuncia le false opinioni e i falsi valori. I poeti dell’età lirica come Saffo mostran una prospettiva individuale. Aristotele cercherà di mediare nell’opposizione tra intellettuale e massa, così col tempo centri propulsori saranno le scuole. Quando l’intellettuale si trasferisce a corte perde sua funzione propositiva, diventa emarginato dalla società. Tacito ci dice come senza democrazia l’intellettuale è schiacciato.

        • Giustizia, diritto, leggi

L’idea di giustizia si sviluppa a partire dall’antica grecia e si realizza col tempo nell’universalità della norma morale e nell’esercizio del sistema di leggi che regolano la convivenza degli uomini. All’inizio unico garante era Dio. Esiodo investe Zeus del potere di garantire la pace e di far lavorare. dopo la guerra del Peloponneso la giustizia risulta spodestata dall’investitura divina.

        • I modelli greci dell'universo

L’universo→KOSMOS→ordine: entità circoscritta ed omogenea diverso dall’Infinito. Plutarco ipotizza 183 altri mondi, Platone dice 5 . All’inizio la terra credevan fosse piatta, circoscritta da una distesa continua di mare, sopra il cielo, sotto il tartaro. Anassimandro di Mileto fa modello tridimensionale: cilindro o tamburo. I pitagorici parlano di una sfera con intorno il sole, luna, 5 pianeti. Democrito fa la teoria atomistica, aristarco il modello eliocentrico, fino ad arrivare alla teoria copernicana.

        • L'idea della pace nel mondo antico

Agone fra Omero ed Esiodo:vince quest’ultimo poichè esortava alla pace e all’agricoltura. Sullo scudo di Achille la vita è ordinata e serena, ma si  scontra con l’angoscia di un nuovo assedio. La storiografia antica considerava la pace vuoto storico. Per Tucidite e Polibio la guerra è u modo per far schiavi. All’epoca della guerra del Peloponneso c’è chi invocava la pace per i danni materiali e morali che gravavan sui contadini. Il pacifismo di Aristotele fu inutile e si finì col parlare di pace interiore. Tacito e i germani, S. Agostino

        • La preistoria dell'ecologia

Già Platone descrisse lo sfascio del territorio dovuto al disboscamento per costruire, dopo di lui Giovenale, Orazio e Marziale. La metropoli era mostruosa, rumorosa, l’aria, l’acqua e il cibo eran inquinati.

        • Viaggiare nell'antica Grecia

Prometeo incatenato immagina i viaggi di Io per via terra, in realtà i Greci più si identificavan con il mare, si pensi agli Argonauti o Odisseo. I Greci viaggiaron per il profitto economico e per curiosità intellettuale. I romani divennero snob turisti solo dopo aver costruito strade. Viaggiarono, a quel punto, non solo mercanti ma anche filosofi, attori, diplomatici.

 


02- Lezioni di Civiltà Greca

 

    • I sistemi di comunicazione nella Grecia Antica

Prevalentemente orale e sintetica, immediatamente chiara. La comunicazione scritta risale al terzo secolo( epigrammi) e permette la revisione. Lo scrittore è un professionista con committenza, no opere libere e personali.

    • Mythos

Parola che viene tramandata, i temi sono perlopiù fondanti una società.
Epos = parola organizzata all'interno di un discorso di comunicazione poetica.
Logos = discorso razionale.
Basi fondanti società: religioni, leggi, convivenza familiare, conoscenza della realtà. Il mito parla di dei, eroi( spesso antenati come Eracle). Il mito era per i Greci l'unico modo per parlare della loro civiltà, non avevano conoscenze storiche archiviali. Per loro il Diluvio Universale è un fatto storico. Il concetto in cui la storia il mito è qualcosa di non verificabile ma non per questo falso si contrappone alla visione( dal 5°sec in poi) in cui vero è ciò che posso dimostrare tale. I razionalisti come Platone, la storiografia di Tucidite ed Erodono s'interroga sul confine tra storia e mito.

I sofisti prendono in considerazione la bellezza della parola. Gorgia nell'Encomio ad Elena propone di perdonarla poiché sedotta dalla potenza della parola di Paride.
La parola diventa una magia che mi porta a considerare miei gli avvenimenti di un altro, e di un altro gli avvenimenti successi a me( straniamento e catarsi). Il concetto di seduzione s'assimila come di persuasione = psicagogia.

Platone critica il Mito ne "La repubblica" in cui descrive i criteri per organizzare uno Stato. Si pone il problema della formazione del cittadino e nota come questa avvenga a tappe tra miti minori per i bimbi, poi poemi omerici e tragedie a teatro e ancor più seducente la poesia. Il bello veicola meglio del ragionamento, così convinzioni negative permangono impetuose. Fa due esempi:

  • Successione divina nella Cosmogonia: Urano + Gaia = Crono che evira il padre. Mangia la sua prole tranne Zeus, che lo detronizza.  si tratta di istigazione alla violenza.
  • Incontro tra Achille e Priamo nell'Iliade. Achille dice che nella reggia di Zeus ci sono due vasi con gioie e dolori dati dagli dei e da accettare. Platone non accetta che un Dio perfettissimo possa dar dolore.

                  Il filosofo deve quindi inventarsi nuovi miti a partire dagli antichi con funzione 
educativa. Ad esempio scrive "Fedro", parla della scrittura e gli racconta la storia del dio                                     
Teut che propone al faraone Tamos nuove tecniche come l'agricoltura, la navigazione.                                                                                       
Non accetta invece la scrittura come formula per la memoria poiché secondo lui la vera 
assimilazione di un concetto avviene con lo sforzo di memoria nel rapporto aurale.

Le grandi storie mitiche antiche sono di comunicazione: l'Odissea mostra la necessità 
greca di uscire dai propri confini per conoscere. Lo stesso possiamo dire per un mito
ancora più vecchi, quello degli Argonauti.

    • Esiodo

Contemporaneo di Omero, in entrambi i casi si parla di momenti enciclopedici, le loro sono opere didascaliche. ( 8°sec)

      • Le opere e i giorni: lavoro nei campi, vita civile, educazione.
      • La Teagonia: origini del mondo e delle divinità.
        • Il re degli dei

Invocazione alle Muse. Il Caos, voragine da cui tutto nasce e si differenzia. Tutto nasce con l'intervento di Eros. Gaia la terra genera Urano = incesto. Urano non vuole i sui figli e Gaia soffre dal gonfiore = difficoltà dell'evoluzione. Gaia da a Crono, il figlio più astuto la falce con cui evira il padre. Il sangue genera nuove realtà, i Titani.
Crono + Rea = il padre ingoia i figli, Rea ne salva uno, Zeus che lo detronizza e da vita alla stirpe divina dominante: Zeus, Ade e Poseidone.

        • Il regno di Ade

Ade + Persefone + Cerbero per impedire la fuga delle anime. Buco profondissimo, nove giorni e nove notti di viaggio per un incudine di bronzo. Solo Eracle e Teseo riescono ad uscirne. 

        • Pandora, la prima donna

Male dell'umanità, per contrastare Prometeo che voleva aiutare gli uomini prima attraverso il  "grande inganno" a Zeus, poi ridando il fuoco che era stato tolto agli uomini per punizione. La donna è male subdolo. Provoca pena d'amore, disturba il lavoro che permette la sussistenza. Cagna , mensognera e opportunista.  pandora viene data in sposa a Epimeteo con in dote un vaso contenente sofferenze. Per curiosità lei apre il vaso liberando ogni male. Riamane la speranza. Il Male è il turbamento dell'ordine precostituito della Natura.

                        Eros=Desiderio di qualcosa che non si possiede, simbolo della  tensione             
filosofica. Platone sottolinea come gli dei abbiamo tutto realizzato mentre
gli uomini lavorano e non realizzano. Allo stesso modo gli dei hanno l'
omniscienza mentre l'uomo è ignorante.  L'uomo possiede l'impulso, il
desiderio, l'eros è la propulsione al miglioramento.

Bene e Male si scontrano come ordine e disordine, Razionalità e non, Apollo e Dioniso. Nietzche interpreta la nascita della tragedia come contrapposizione di queste due divinità.

    • La nascita e le imprese di Apollo

Apollo, figlio di Zeus e Leto, è divinità oracolare le cui risposte vanno interpretate dall'uomo attraverso la filosofia. Il mito fondante narra la lotta del Dio contro la Dragonessa.

      • La festa di Stepterione

Purificazione. Sulla salita verso il santuario una casetta di legno simbolo della reggia Gruppo di giovani penetra, ribalta tavolo e incendia. Fuggono in silenzio a Tempt poi a Delfi con pianta d'alloro. Simbolo lotta originaria fra vecchio e nuovo padrone.

      • Festa di Carilla

Carilla s'impicca dopo che il Re la respinge con un sandalo mentre chiedeva cibo per la carestia. Rituale vede re attore e bambole impersonare la scena. Purificazione dalla carestia.

    • Inno Omerico e Poemi Omerici

33 composizioni brevi ciascuna dedicata ad un dio. Tipica dei proemi, premessa al racconto epico.
I poemi epici venivano recitati durante le feste cittadine e panelleniche, erano costituiti da 24 canti di 800 versi ciascuno.
L'inno omerico ad Apollo può dividersi in due sezioni: deia ( nascita) e Deifica (Pito).
alcuni luoghi si rifiutano di accogliere la nascita del dio, solo Delo accetta nonostante il timore per la sua bellicosità. Sa che molti uomini accorreranno per sacrifici al dio facendo arricchire la città. Per la nascita del dio vengono istituzionalizzate feste.
Ogni dio ricopre più sfere, Apollo ricopre quella sacrale religiosa, è profeta ma anche dio del canto, ma anche guaritore, ma anche violento-uccisore( Iliade)
Il mito di Apollo narra che il dio sotto forma di delfino raggiunga una nave di mercanti che dirotta al porto di Crisa perché diventino sacerdoti intonando il Peana, canto di guarigione.

    • La pitia

Profetessa a cui il dio rivela messaggi poi riferiti ai sacerdoti che li interpretavano. Era un'invasata, le sue sono parole del dio. Non necessariamente vergine, in carica però era casta. Non sappiamo se fosse giovane o vecchia e per quanto potesse mantenere il ruolo. Qualcuno racconta si invasasse con soffio da un crepaccio. La pitia rappresenta la drakaina, precedente forma atonia che convive in nuova forma razionale in contatto col dio, figura maschile

    • Atena

               E' l'esempio della donna inglobata nell'uomo e per questo raziocinante. Nasce dalla testa
di Zeus che si era mangiato la sposa per paura di essere defraudato. Per il mal di testa se 
la fa spaccare da Efesto.
Allo stesso modo le Muse sono ancelle di Apollo che le ingloba nel suo culto. Le sirene     
malefiche sono superate dall'ingegno di Odisseo e dal canto di Orfeo.

    • Artemide

                Sorella gemella di Apollo, partorita con lui da Leto a Delo. Caratterizzata dal doppio:
dea della caccia e degli animali, dea delle partorienti e loro assassina. Detta Ecate per la
veste infernale notturna.

    • Dioniso

Dio della follia, del disordine , dell'erotismo, dell'ubriacatura. I suoi miti cercan di trovare spiegazione all'opposizione ordine-disordine. Nasce in epoca storica da Zeus con una donna, Semele, morta abbagliata nel tentativo di vedere il dio rivelarsi. Zeus innesca il feto nella sua coscia. "dio nato due volte", non viene riconosciuto e per dimostrarsi si manifesta attraverso miracoli trasgressivi. La tragedia ha funzione catartica, Apollo stesso istituisce feste dionisiache per placarlo.

      • Il re Licurgo

Dioniso vuole insegnargli l'arte della vita, si rifiuta e il dio lo punisce con la pazzia. Uccide suo figlio scambiandolo per una pianta di vite.

      • Le Baccanti

Dioniso si presenta a Tebe presso il re Panteon che lo rifiuta come dio, solo Tiresia ne comprende la natura. Per punire il re gli instilla la follia che lo porta a travestirsi da donna per vedere i culti dionisiaci delle invasate. Le menadi però scambiandolo per un leone lo uccidono e ne portano la testa in città come fosse un trofeo.

      • Inno Omerico a Dioniso

Scambiato per un ricco giovinotto viene rapito dai pirati, cerca di farsi riconoscersi attraverso magie ma solo il timoniere comprende. Punisce i marinai trasformandoli in delfini e buttandoli in acqua.

    • Aristotele

Nella "Poetica" si occupa di tragedia greca dopo centocinquant'anni dalla sua nascita. La sua interpretazione ricorda la sublimazione freudiana, dove la nevrosi si cura incarnandola in altre attività. La tragedia purifica provocando pietà e terrore. Il mondo greco non elimina il diverso, cerca di comprenderlo e "catturarlo" per renderlo innocuo. In ogni follia c'è energia che non può essere sprecata soffocandola.

    • La lirica
      • Monodica

Saffo e Alceo: individualità della creazione.
Saffo era maestra al Tiaso, gruppo sacrale dedicato ad Afrodite, doveva insegnar loro l'arte del matrimonio superando l'adolescenza. Protagoniste delle sue poesie le studentesse stesse di cui s'innamorava. Esperienza collettiva.
Alceo è capo di un'eEteria, gruppo di maschi. Si fa poesia politica. Occasione simposiale. Ricordo inoltre la poesia guerresca quando i soldati verso sera si riposano.

      • Corale

Pluralità delle voci. Simonie e Bacchilide.  No pubblico d'elite, tutt'al più piccoli gruppi d'interesse paganti durante feste. Di due tipi:

        • Rivolta alla collettività durante festa religiosa: processione cantata dedicata ad un Dio.
        • Elogio ad un uomo: epinicio.
  • La tragedia

Genere di gruppo:

  • Organizzati dalla polis
  • all'interno di feste
  • i cittadini sono pagati poiché non andavan a lavorare
  • comunanza di emozioni
  • La scrittura

Fino alla metà del 4° secolo la comunicazione verbale prevalse a causa di difficoltà pratiche ( costo dei materiali)ma soprattutto per la difesa di una lunga tradizione orale.
La poesia è exemplum, è comunanza della deviazione, di un sentimento.
Platone individua come trasgressivo il momento amoroso, è sentimento totalizzante che fa andare oltre le norme stabilite. Saffo giustifica Elena che scappa con Paride poiché lo amava, ed ha quindi seguito la cosa più bella. Nel sesto libro abbiamo una chiacchierata di Elena con Ettore in cui comprendiamo che soffre per quello che ha fatto, ma il dolore trova ragione nel futuro ascolto. L'imperfezione dell'uomo diventa suo eroismo.

  • Come si scontra la volontà divina col libero arbitrio?
  • La poesia corale dell'epinicio e la tragedia

L'epinicio lodo eroi esistenti, la tragedia inventati.  Gli eroi sono semidei: figli di un dio con un mortale. Dioniso è un eccezione. L'eroe è simbolo assoluto dell'essere umano. Si prende coscienza della sua finitezza.

    • Adone e Afrodite

Ares lo fa uccidere da un cinghiale, Afrodite vorrebbe seguirlo in morte.

    • Titano e Aurora

Aurora chiede a Zeus di concedere al suo pastore l'immortalità, dimentica però l'eterna giovinezza.

  • Il mito di Teseo

Madre Etra moglie di Egeo lo concepisce con Poseidone. Il padre putativo lo allontana per tutelarlo per scontri dinastici. Lascia però spada e calzari per farsi riconoscere sotto un apietra. Nei suoi viaggi Teseo mostra le sue doti, purifica territori, si scontra coi briganti, uccide Sini( Istmo di Corinto), poi Procuste. Ad Atene la nuova moglie del padre Medea riconoscendolo vuole avvelenarlo invano. 

  • Il mito del Minotauro

Sacrificare sette fanciulli e sette fanciulle al Minaotauro nel labirinto. Teseo sarebbe dovuto essere tra questi. Bacchilide narra lo scontro tra Teseo e Minasse, poi l'aiuto di Arianna col filo.

  • Lotta contro le Amazzoni

Procreano con uomini di paesi diversi ma non li inglobano nella loro società. Eppure quando queste attaccano Atene e Teseo le sconfigge, l'amazzone Ippolita lo sposa e nasce Ippolito. Maschio contro femmina, segue inglobamento e abbonamento.

  • Discesa all'Ade

Pirito, amico di Teseo, chide di scendere nell'Ade perché vuole sposare Persefone. Ad un banchetto rimangono incollati alla sedie, solo Teseo si salva per aiuto di Eracle poiché è un semi-dio. Atene capisce che per vivere occorre collaborazione tra cittadini.

  • Bacchilide

Ditirambo: canto corale in onore di Dioniso in cui un cantante si stacca dagli altri(corifeo) e abbiamo dialoghi. Forse origine della tragedia. Bacchilide ne è poeta del 5° secolo. Narra lo scontro di Teseo con Minasse. Entrambi semi-dei. La lite comincia quando il re Minasse viola una fanciulla. Entrambi gareggiano per dimostrarsi. Fondamentale è la posizione di Teseo che difende l'ortodossia religiosa( le vittime sacrificali sono sacre) ma è anche legislatore che rompe la tradizione del sopruso femminile.

  • Legislazione dei rapporti amorosi ad Atene

I romani potevano avere due mogli, una sola per far figli riconosciuti legalmente. In più c'era una concubina in famiglia. L'Etera era l'amica, donna libera che viveva sola, poteva avere amanti ed essere da loro mantenuta senza essere una prostituta. era donna intellettuale, infatti organizza simposi. L'omosessualità era istituzionalizzata soprattutto nei rapporti pedagogici. No scambi sessuali per denaro.

  • La relatività delle cose

Ancora nel 5° secolo il divino contraddice la razionalità, vedi Teseo che torna a galla con l'anello e dei dono. Si sviluppa la razionalità ma ancora molte cose non sono spiegabili, pur essendo vere.

  • Mito di Eracle

Senso della fatica. contro di lui Era, poiché figlio di Zeus(e Alcmena). simbolo della tragicità dell'esistenza. Talvolta impazzisce, si pensi a quando Euripide lo racconta invasato uccidere i suoi figli scambiandoli per nemici). supera il confine via morte quando recupera la sposa ad Al cesti, quando fa a pugni con la Morte.  Dopo l'assassinio della famiglia è Teseo a convincerlo di non suicidarsi: il suo eroismo è l'accettazione della sconfitta e la convivenza con le proprie debolezze.

  • Alcesti

Eracle non crede si possa decidere di non avere un'altra donna, così riporta la sposa ad Agmeto che aveva deciso di vivere in castità.

  • Morte di Eracle

L'oracolo di Zeus gli predice che sul monte Eta troverà finalmente il riposo dalle fatiche, dice inoltre che nessun essere vivente potrà uccidere l'eroe. Muore a causa di vesti rosse tinte col sangue del centauro. L'eroe non comprende l'oracolo, chiede di essere posto sul monte come segno di divinazione.

  • Ellenismo

5-4° secolo avanti cristo.Libera e divisa in stati autonomi fino al dominio della Macedonia. La Gracia diventa una entità minore in un vasto impero. tragedia e Commedia vivono finchè c'è libertà di parola. Si comincia così a parlare del microgruppo, cioè dei conflitti familiari. abbiamo così le trame di Menandro con gli screzi servo-padrone, padre-figlio. Nasce la storiografia politica con Senofonte, la filosofia di Platone e Aristotele.  i nuovi generi prevedono la lettura, sono infatti scritti. Nuovo centro culturale è l'Egitto, dove sorgono la biblioteca e il museo. Si ha letteratura colta su richiesta del monarca assoluto, più d'intrattenimento per i banchetti

      • L'idillio

Siamo nel 3° secolo. Teocrito ne è scrittore. In generale è breve componimento, si dice della poesia bucolica-pastorale. Siciliano narra però dell'Egitto dove pone i suoi pastori. Gli epilli trattano di argomenti epici, Eracle ne è protagonista in tre occasioni di quotidianità.

          • Eracle che soffre per amore. Argonauti, muore Ila trascinato da tre ninfe in una fonte.
          • Eracle bambino: strangola i serpenti mandati da Era nella culla.
          • Lotta contro il leone che sta devastando il territorio: è curioso di sapere perché un leone fosse in Peloponneso.
      • L'epigramma

Breve componimento del 3° sec, nasce per incisione su oggetto.

      • Callimaco

Poeta erudito lavora come catalogatore nella biblioteca di Alessandro. Scrive "Inni alla divinità", come monoteista nei confronti di Apollo.Fusione cultura egizia e greca, inni svuotati della fede e sempre più eruditi. Si distacca dal suo pubblico,deve dimostrare sua superiorità conoscitiva ed intellettuale.

      • Apollonio Rodio e la Mitografia

Si cerca di recuperare il  proprio passato, si raccolgono e archiviano le leggende mitiche che altrimenti sarebbero andate perdute. Il libro di A. è l’unico manuale di mitografia intero che ci è pervenuto. La Biblioteca non fa selezione, non interpreta, semmai scegli una variante piuttosto che un’altra.  La storia di Edipo è narrata dall’inizio alla fine cronologicamente diversamente da Edipo re che procede a ritroso.

      • Edipo

Un’unica vicenda ma molto interpretata. A Laio, re di Tebe, viene predetto che sarebbe stato ucciso da suo figlio, così lo allontana appena nato sul monte Citerone. Lì però lo trova un pastore che lo affida ai regnanti di Corinto. L’oracolo di Apollo gli predice che ucciderà suo padre e sposerà sua madre, così spaventato fugge. Diventa re di Tebe e sposa Giocasta sua madre. Scoprono la verità dopo quattro figli: Etocle, Polinice, Antigone e Creonte.
Fenomeno tragico per eccellenza perchè in lotta col destino da cui non si può fuggire.

      • Studiosi di Edipo
            • Proop

La strada per diventare adulto e re è molto difficile e per questo dovrà superare delle prove iniziatiche.

              • Il padre che non vuole che viva e che nasca
              • Supera prove per sposare principessa: vince indovinello della sfinge e sposa Giocasta
              • Da re diventa Mostro. Per essere eletto deve passare attraverso il rovesciamento della sua condizione.
            • Vernant

Studia i rituali con la figura del fermacos( estraneo,reietto). Se il re non è all’altezza dei suoi compiti è espulso. I rituali vedono un re scendere dal trono e farsi inseguire dal popolo con gambi di cipolla, in fine viene espulso. Festa catartica e purificatrice di Atene.

            • Bachoffen

Studioso delle amazzoni Per lui Edipo rappresenta lo scontro matriarcale e patriarcale. Sul trono c’era Giocasta finchè non giunge lui, portataore anche del male. In esilio lo porta via dalla città.

            • Sofocle

 Tende verso il sapere, e ne sa più degli altri. E’ lui che spinge l’inchiesta sulla morte di Laio mentre gli altri dicono di lasciar stare. Tiresia ed Edipo si scontrano per questo. Edipo subisce il suo destino. Edipo si acceca con la spilla della veste di Giocasta( come Tiresia)

Il poeta tragico non risolve, pone solo problemi. Non esiste il libero arbitrio.

  • Medea

Da “Argonautiche”, viaggio della nave Argo dalla Grecia. Capo della spedizione è Giasone.  Deve cercare il vello d’oro, pelle di montone divino consrvato nella Colchide, paese barbarico per eccellenza. Eta, figlio del Sole, è re dl territorio, la figlia è Medea. La limitatezza dell’eroe non gli permette di compiere da solo la missione e si fa aiutare da Medea. Apollonio R dedica ampio spazio all’innamoramento come passione distruttiva. M. vive dramma spaventoso poichè tradisce il suo popolo, uccide suo fratello. Lascia regalità per essere donna come le altre, eppure è vendicativa: punisce lo zio che aveva usurpato trono a Giasone in un finto pentolone per ringiovanire.  Euripide mostra il suo lato più oscuro, laddove Apollonio invece sottolinea i sentinti. Giungono a Corinto con due figli, lì però Giasone decide di sposare la figlia del re Creonte. Uccide la sposa e il padre, in fine anche i figli perchè non lo facesse il popolo o per punire Giasone. Coi corpi dei figli va col carro del sole.  Medea è diversa, intellettuale quindi scomoda. Non riesce a integrarsi. Le viene toltoogni diritto perchè straniera e donna.

  • La danza

Letteratura citaredia= racconto epico ed eroico cantato con la cedra o legato a momenti ritusli simposiali.
La danza è vista male quando momento individuale, diverso per il rituale. ci sono danzatori professionisti, fanciulli per le processioni. La ballerina professionista ha in genere uno schiavo.
Partenio=canto corale per Artemide con ballerine nubili e non professioniste.
Danza mimetica= storia senza parte, danze intorno all’altare di Dioniso, bimbi nudi.
Simposio
Pirrica= nasce in ambiente militare, prevede invasamento
Tragedia e commedia= il coro del ditirambo si muove comunicando oltre che con le parole anche col corpo. Nella commedia il ballo era sensuale, una cintura col fallo in cuoio si portava in vita per il culto dionisiaco.
Danza scatoligico=movimenti veloci, ridicoli, talvolta sul pavimento.

LA DANZA

 

Noi conosciamo poco della danza del mondo greco. Conosciamo bene quali tipi di danza potevano accompagnare la tragedia e la commedia.
La citarodia è il racconto eroico cantato con la cetra.
Abbiamo testimonianza della danza legata a rituale, mentre del fenomeno della danza in ambiente popolare e contadino non sappiamo nulla.
La vita quotidiana del mondo antico non interessava e non esiste una danza antica che ci parli della quotidianità.
Tutto il mondo antico ha sempre visto male la danza quando questa fosse movimento individuale; la danza è intesa sempre finalizzata al rituale. Vista come svago individuale era vista negativamente.
C’è una testimonianza in Erodoto che racconta che nel momento in cui il padre doveva prescegliere il marito della figlia, in un momento di ubriachezza uno dei pretendenti si mise a ballare sul tavolo e il padre lo allontanò dalla festa. Questo sta a significare che l’attività di danza personale come voglia di muoversi, di gioire, è vista male.
Le danze in genere erano fatte da professionisti, era gente a cui veniva delegato il compito di ballare.
Quasi tutte le danze legate al rituale sacro erano fatte da fanciulli fino all’età di 14 – 15 anni: fino a questa età era considerato lecito (come l’omosessualità). Era l’unico momento in cui potessero ballare insieme maschi e femmine in quanto bambini.
Tutte le danze sono danze corali, di gruppo, non esiste il concetto di danza con un unico ballerino se non in rari casi in ambito simposiale, in cui abbiamo testimonianze di ballerine.
La ballerina non era una donna per bene, era spesso una schiava.
Tante danze rituali sono svolte da cori femminili di giovani donne non sposate. Nei gruppi di danzatori erano separati maschi e femmine.
Ci sono danze circolari svolte intorno all’altare. Una di queste è la danza della gru, vista come allusione simbolica della storia di Teseo, che voleva simboleggiare i meandri del gruppo dei fanciulli nel labirinto.
Non sappiamo perché si chiami in questo modo. Era una danza mimetica che voleva mimare tutti i giri labirintici intorno all’altare. Tutte le danze successive sono tipi di danza mimetica.
Gli antichi chiamavano la danza “POESIA SENZA PAROLE”. Questo uso della danza mimetica lo troviamo nei momenti culturali di tutte le divinità.
Ci sono danze che vogliono portare ad uno stato di TRANCE.
La danza dionisiaca era compiuta da personale religioso, era fatta da sacerdoti che raggiungevano l’estasi attraverso questi momenti.
DANZA DEI CORIBANTI ->  era la danza dei sacerdoti all’interno del culto di Rea e della dea Cibale identificata con Rea.
I coribanti facevano una danza veloce, rotatoria, violenta per arrivare ad uno stato di trance. Usavano strumenti di percussioni molto forti.
I coribanti  arrivavano a una tale forma di trance che arrivavano alla autoevirazione.
Tutte queste danze erano accompagnate da musica e canto. Erano danze che prevedevano cantanti – ballerini, ma più frequentemente i ballerini danzavano e basta.
La danza simposiale era puramente di intrattenimento ed era svolta da professionisti. C’erano anche dei musicisti. Queste danze erano di ispirazione fortemente erotica e alludevano alla sfera della sessualità. Prevedevano forti movimenti del bacino con una simbologia di allusione erotica.
I vestiti ci riportano  a traduzioni di tipo semitiche. I veli facevano individuare le forme del corpo e facevano vedere meglio i movimenti.
La pirrica era la danza nata in ambiente militare per stimolare i soldati al combattimento. Successivamente diventa una danza rituale  in cui i ballerini mimavano un finto combattimento.
Le danze legate al momento letterario sono 3:
l’iporchema  era la danza di accompagnamento del canto citarodico, in cui i ballerini mimavano il racconto che veniva recitato dal cantore.
Più completa è la cosa con la tragedia e la commedia: tutti i movimenti del corpo erano movimenti che prevedevano non solo parole o musica, ma anche il movimento vero e proprio.
Nel ditirambo il coro si muoveva circolarmente intorno all’altare.
Nell’orchestra si svolgevano le evoluzioni del coro. Il coro della tragedia si disponeva come un quadrato e non come un cerchio.
Non sappiamo se il coro si limitasse a questi spostamenti senza altre forme di danza o se ci fossero momenti in cui il coro danzava.
Il coro della tragedia a volte è diviso in due semicori. Tersicora è la musa della danza.
Anche nella tragedia si sentiva l’esigenza di comunicare attraverso il corpo qualcosa che solo con la parola non si poteva esprimere. Dei movimenti del coro tragico sappiamo che erano molto lenti, i loro vestiti erano molto pesanti.
Il coro della commedia era ispirato alla più ampia possibilità di comicità legata alla sfera sessuale.
Tutte queste danze erano di allusione sessuale votata alla comicità, a differenza delle danze simposiali che dovevano evocare sensualità.
I movimenti erano molto forti, veloci, molto ridicoli, incentrati sulla sfera sessuale del davanti ma anche del didietro.
Venivano fatti movimenti sul pavimento per alludere alla bassezza della danza.

 


03- IL RACCONTO DEI MITI di M. Cavalli

 

Introduzione: Come nacquero i miti? Evemero da Messsene racconta di aver visto, su un'isola dell'oceano indiano, una stele d'oro con incise le storie di Urano, Crono e Zeus: uomini trasformati indei. Forse il mito non è altro che la deformazione della realtà, ad esempio per Omero Efesto appartiene alla sfera del meraviglioso credibile, nessuno lo ha mai visto ma può esistere nella stupefacente varietà del reale.. Esistono diverse versioni dello stesso mito a seconda del luogo. Il mito offre la possibilità di interpretazioni varie anche nella consapevolezza del reale.
Il mito può è stato definito come spiegazione che provoca stupore da parte di uomini primitivi, è inglobato in usanze contadine e riti. Può essere definita una protoscienza. Convalida e autorizza istituzioni e usanze sociali, offre l'exemplum, fa meditare sulle contraddizioni. Freud lo paragona al sogno, è un'esperienza concreta in sinboli. Propp ci fa notare come habbia la struttura della fiaba, 31 funzioni a sequenza fissa.

ALLE ORIGINI DEL MONDO: DAL CAOS AL DILUVIO UNIVERSALE

  1. Il re degli déi

Caos: il Tartaro, Eros, Notte e Giorno. Gaia, la terra, piangeva rigonfia+Urano= monti, mare, oceano e Crono. Crono, grande falce,si unisce a Rea= Zeus

  1. La lotta fra Olimpi e Titani

I Titani si trovano sul monte della Tessaglia e si scontrano con gli dei dell'Olimpo finchè sconfitti vengono scagliati nel Tartaro.

  1. Il regno di Ade

Il Tartaro è un buco profondo, separato da mura con porte di bronzo. Cerbero impedisce la fuga. E' il regno di Ade,  fratello di Zeus, marito di Persefone.

  1. Il regno di Posidone

Dio del mare e "sposo della Terra" per la sua relazione con Demetra e per i terremoti. Nell'Iliade Era chiede a Posidone di intervenire in favore degli Achei contro i Troiani mentre lei distre Zeus. Zeus invia il messaggero Iride perché smetta e Positone sottolinea la parità tra i tre fratelli prima di ritirarsi.

  1. Le cinque età dell'uomo

-Oro: Crono poi l'uomo si è abbruttito
-Argento:i bimbi imparano sciocchezze e sprecano la giovinezza in inutili affanni
-bronzo: violenti e terribili scesero nell'Ade
-eroi: muoiono in battaglia
-ferro: fatica e affanno

  1. L'astuzia e la punizione di Prometeo

Cugino di Zeus cerca di aiutare l'umanità: carni spartite e fuoco = Zeus lo incatena e fa sì che un'aquila gli mangi il fegato di giorno, che di notte si ricostituisce. Lo libera Eracle, Zeus lo permette per la gloria che ha in terra.

  1. Pandora, la prima donna
  2. La colpa di Licaone e il diluvio universale: Deucalione e Pirra ripopolano la terra

Licaone era famoso per la sua crudeltà. Cerca di uccidere il Dio dopo averlo messo in discussione davanti al popolo. Zeus è così arrabbiato che dopo averlo trasformato in lupo vuole far patire tutti. E' il diluvio Universale. Si salvano solo Deucalione e la sua donna sul Parnaso. Ripopolano la terra gettando pietre alle loro spalle.

LE AVVENTURE DEGLI DEI

  1. Zeus e Era:un matrimonio d'inganni
    • L'inganno di Era

Era e Positone patteggiano per  i Greci ma temono che Zeus non permetta di intervenire. Allora Era s'agghinda, chide aiuto ad Afrodite per l'amore e invoca il Sonno(promettendogli Pasitea). Era seduce Zeus in una nube d'oro poi dormì intanto che Posidone agiva.

    • Il rapimento di Europa

Zeus seduce Europo in un prato fiorito pieno di  fanciulle. Lei è la figlia del re della Fenicia. Lui ha l'aspetto di toro e la porta a Creta: Minasse, Radamente e Serpedone.

  1. La nascita e gli amori di Afrodite
    • La nascita di Afrodite
    • La tresca con Ares

Ares + Afrodite intrappolati nel letto di Efesto che chiama gli dei a guardarli. Poseidone garantisce per loro affinché vengano liberati.

    • La storia di Mirra e di Adone

Rimira e la figlia Mirra=Adone. Poiché lei era stata trasformata in albero il piccolo nasce dal tronco. Lui è bellissimo, Afrodite s'innamora di lui ma poi un cinghiale lo uccide

    • Il pianto di Afrodite
    • L'amore con Anchise

Fu Zeus a spingerla verso Anchise senza che questo sapesse che lei era una dea. Dal loro amore nacque Enea, e chiese che vivesse tra gli dei // Aurora e Titano: chiese che vivesse in eterno, dimenticò la giovinezza.

  1. La nascita e le imprese di Apollo
    • La nascita di Apollo a Delo
    • Apollo a Pito.L'uccisione della dragonessa

Telfusa invia Apollo nel territorip della dragonessa, babysitter di Tifone, figlio di Era. Apollo la uccide e la fa imputridire al sole. Telfusa l'aveva ingannato, getta una rupe e copre la sorgente. Da qui i sacerdoti scelti dal dio che intonano il Peana.

  1. Artemide, la vergine cacciatrice
    • Artemide bambina

Zeus + Leto = Artemide. Corta veste da cacciatrice, gira per la foresta con l'arco, è la causa delle morti delle partorienti anche se protegge le vergini. Pur non essendo figlia di Era Zeus le concesse molte città.

    • La morte di Atteone

Fu trasformato in cervo per aver visto nuda la dea e le sue ninfe durante un bagno. Poi venne mangiato dai suoi cani da caccia.

  1. Atena, la guerriera amica delle arti
    • La nascita di Atena

Nasce dalla testa di Zeus, e per questo possiede la saggezza, prudenza, equilibrio.. Vergine, un po’ maschiaccio, possiede l'ingegno.

    • La gara con Aracne

Artista dell'ordito non ammetteva che la dea era sua maestra. Si sfidarono, la giovane fu molto brava e Atena la colpì più volte finchè non s'impicco. Atena fece sì che vivesse appesa ad un filo.

  1. Efesto, il dio zoppo
    • La fucina di Efesto

Figlio di Era fu salvato da Teti. Teti + Peleo = Achille che morì con armi particolari foggiate da Efesto.

  1. Un dio furfante, protettore dei ladri: Ermes
    • Le furberie del neonato Ermes

Dio astuto, messaggero degli dei. Figlio di Maia + Zeus. Fece la cetra col guscio di tartaruga. scopre il fuoco. Ruba vacche di Apollo per mangiarle. Litigano di fronte a Zeus, poi Apollo comunque affascinato lo perdona.

  1. La storia di una madre ed una figlia: Demetra e Persefone
    • Demetra in cerca della figlia rapita
  1. La storia di un padre e di un figlio: Elio e Fetone
    • Il fatale carro del padre
  1. Dioniso, il Dio di tante follie
    • La nascita di Dioniso

Semele + Zeus = Dioniso Lei muore folgorata dalla rivelazione del dio che ingloba il figlio nella coscia.

    • Dioniso e i pirati
    • Le Baccanti e la morte di Penteo
  1. Storie di divinità agresti: Pan e le sue ninfe
    • La nascita del dio dai piedi di capra

Figlio di Ermes + Driope, dio dei pascoli, suona la zampogna. Era brutto ma portò gioia.

    • La storia di Pan e Siringa

Vergine sfuggiva agli dei. Pan la inseguiva e alla fine finì per abbracciare delle canne.

    • Il triste amore di Eco per Narciso

Fiume Cefiso + Liriope = narciso. Muore per amore di sé a 16 anni. al suo posto un fiore dal cuore giallo e i petali bianchi. Narciso era colei che intratteneva Era mentre Zeus la tradita, fu punita con l'eco.

  1. Il più famoso figlio di una musa: Orfeo, il cantore
    • La magica arte di Orfeo

Calliope + Eagro = Orfeo, il cui canto ammaliava le pietre.

    • Orfeo ed Euridice

LE AVVENTURE DEGLI EROI

  1. Perseo
    • Un destino voluto dagli déi

Si narra fosse figlio di Danae più Preto rinchiusa o più Zeus sotto foram di pioggia d'oro. Acrisio, il padre, la gettò col figlio in un'arca in mare

    • La pioggia d'oro

La tomba fu anche talamo nuziale, lì Zeus la mise incinta.

    • Il lamento di Danae

Nai momenti di paura sull'arca invocava Zeus

    • Un regalo prezioso:la testa della Medusa

Per le nozze di Ippodamia si fece aiutare da Atena e la falce d'acciaio di Ermes

    • Andromeda e il mostro marino

Sconfisse il mostro per sposare Andromeda dopo averla liberata.

  1. Eracle
    • Il figlio di Zeus e di Alcmena

Zeus si sostituì ad Anfitrione e nacque Eracle. Anfitrione quando rientrò interrogò Tiresia.

    • Eracle bambino e i due serpenti

Uccise i serpenti mandati da Era per ucciderlo su avviso di Zeus.

    • La prima fatica: il leone Nemeo

Il leone uccideva la gente delle campagne. Lo stordisce con le frecce, poi lo strangola e si veste con le pelli scuoiate con le sue zanne.

    • La seconda fatica: l'idra di Lerna

Devastava bestiame e campagna. frecce infuocate per spronarlo fuori dalla tana, poi taglia le teste che riscrescevan finche non si bruciavan le basi mozzate. Viene aiutato da Iolao.

    • La terza fatica: la cerva di Cerinea

Avrebbe dovuto rapirla senza ferirla, la inseguì un anno poi la colpì. Artemide si arrabbiò, ma Eracle diede le sue spiegazioni e consegnò la cerva.

    • La quarta fatica:il cinghiale di Erimanto

Prima di rapire il cinghiale fece caos presso i Centauri. Uccise Chirone la cui immortalità fu concessa a Prometeo // Folo si ferì con le frecce di Eracle che lo seppellì

    • La quinta fatica: le stalle di Augia

Doveva ripulirle dal letame in cambio di un decimo del suo bestiame..

    • La sesta fatica:gli uccelli stintali

Li fece salire in volo con nacchere in bronzo di Efesto e poi li colpì con frecce.

    • La settima fatica:il toro di Creta

Minasse glielo fece catturare mentre Euristeo lo liberò permettendo che devastasse Sparta.

    • L'ottava fatica :le cavalle di Diomede

Liberate da Eracle furono divorate dalle fiere sul monte Olimpo.

    • La nona fatica:il cinto di Ippolita
    • La decima fatica:i buoi di Gerione
    • L'undicesima fatica: i pomi delle Esperidi
    • La dodicesima fatica:la cattura di Cerbero
    • La morte di Ila, il fanciullo amato da Eracle
    • La morte di Eracle
  1. Gli argonauti
    • Il passaggio delle rupi Simplegadi

La nave partì ma subito si trovò in balia delle onde, poi incastrata tra le rupi Simplegati finchè Atena intervenne a liberarli.

    • La lotta di Giasone con gli uomini nati dalla terra

cioè contro tori che sputavano fuoco

    • La fuga di Medea con gli Argonauti
    • La conquista del vello d'oro

Appeso ad una quercia si un bosco sacro c'era un drago che Medea fece addormentare così che Giasone potesse prendere il vello d'oro.

    • L'assassinio di Aspirto

Fratello di Medea ucciso dal complice Giasone che poi fece rito espiatorio: bevve e sputò tre volte il sangue della vittima.

    • Il giardino delle Esperidi
  1. Medea
    • Il ringiovanimento di Esone e l'assassinio di Pelia
    • L'assassinio di Glauce e dei figli
  1. Cadmo ed Armonia
    • Cadmo e i denti di drago

A Delfi interroga Apollo su Europa. Il dio gli dice di lasciar perdere e di seguire una vacca finchè non si ferma. Lì la sacrifichi e fondi Tebe.

    • Le nozze di Cadmo e Armonia

Arminia è figlia di Ares con Afrodite. Per le sue nozze Efesto foggia il peplo e la collana.

    • L'inno delle Muse
    • Le metamorfosi di Cadmo e Armonia

Vennero trasformati in serpenti e portati sui campi Elisi. Sono innocui.

  1. Edipo e i suoi figli
    • La storia di Edipo

Laio + Giocasta.

    • I sette contro Tebe

Due re si dovevan alternare finchè Eteocle esilia Polinice che però sposa figlia del re di Argo convincendo con l'inganno a fare guerra al fratello. Gli dei eran contrari e perde definitivamente.

  1. Teseo
    • La sfida di Minosse
    • Il labirinto del Minotauro

Posifae + Toro = Minotauro. Il toro aveva viato una vacca in legno e non sapeva dentro ci fosse una donna. Dedalo costruì per il mostro un labirinto.

    • Il volo fatale di Dedalo e Icaro

Fa ali con cera e piume ma vicine al Sole queste si sciolgono ed il figlio precipita nel mare e muore.

    • La vittoria sul Minotauro

Dopo aver ucciso il Minotauro Teseo raggomitolò il filo datogli da Arianna.

    • Il lamento di Arianna

Teseo aveva promesso di sposare Arianna, invece parte senza di lei che dice di non creder mai più al giuramento di un uomo.

  1. La stirpe di Tantalo:eroi negativi?
    • Il banchetto degli déi

 Pindaro racconta di Tantalo il quale offri in banchetto il figlio. Gli dei essendo omnisapientis non mangiarono.                      

    • La pena di Tantalo

Venne punito nell'Ade portando una pietra sospesa sul capo e l'acqua al mento senza poterla bere. ( Apollodoro)

    • La storia di Pelope

Fu rimesso in vita dagli dei, amato da Positone. Pelope sposò Ippodamia dopo prova. Mirtilo cerca di violentarla, allora Pelope lo uccide e prende il regno del Peloponneso. 

    • Atreo e Tieste

 atreo possedeva il vello d'oro che permetteva di regnare, il fratello lo diede in dono all'amante Tieste. Zeus lo esilia. Atreo offre ad un finto banchetto di riconciliazione i figli di Tieste mostrandone la testa. Li vendicò un fratello, Egisto.                          

 

Fonte: http://ilmondodialice.interfree.it/docs/01.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

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