Storia greca

 

 


 

Storia greca

 

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APPUNTI DI STORIA GRECA. III

 

LE GUERRE PERSIANE. LA GUERRA DEL PELOPONNESO.

Le guerre persiane
1.
L’ateniese Clistene fece la sua riforma “democratica” fra il 509 e il 507 a.C.  E’ possibile che per alcuni anni la pòlis ateniese sia stata costretta a entrare nella lega peloponnesiaca di Sparta, perché le fonti storiografiche s’interrompono fino all’inizio delle guerre persiane, quando Atene ricompare nella storia come città indipendente con Temistocle, Aristide e Milziade, tutti non appartenenti al ghénos degli Alcmeonidi, quello cioè di cui era stato capo Clistene stesso.
2.
Le guerre persiane, che si svolsero nella prima metà del V secolo, videro imporsi lo spirito di autonomia e eleutherìa delle pòleis greche, segnando il destino dell’intera regione greco-asiatica per tutta l’antichità, anche se alla fine del secolo l’Impero persiano raggiunse lo scopo che cercava nel 500 a. C. -  ossia il riconoscimento da parte dei Greci del controllo persiano del Mediterraneo orientale.
3.
Infatti seguì nel secolo successivo il crollo dell’Impero persiano sotto le conquiste militari di Alessandro Magno (334 – 323 a.C.). Soltanto solo nell’epoca di Roma l’Impero iranico riapparve come “regno dei Parti” sotto gli Arsacidi (150 a.C. –226 d.C.).
4.
Bisogna ricordare che Ciro, Cambise e Dario avevano creato fra l?India e il Mediterraneo uno dei più vasti, forti ed efficienti Imperi della storia universale, il più grande del mondo antico prima di quello romano:
storia greca
5.
Occorre qui studiare le dimensioni e i confini dell’Impero persiano, tenendo conto di cosa significa la parola “Impero”, che deriva dal latino “imperium”. In generale significa una realtà politica che unisce stabilmente molte nazioni sotto il segno dell’unità dei loro dèi nazionali, che vengono a far parte di un “politeismo”. Queste espressioni si riferiscono all’Impero romano, ma valgono anche per le grandi unificazioni realizzate dall’Egitto, dagli Assiro-babilonesi, e appunto dai Persiani. Lo scopo di un Impero consiste nel preservare la pace e la sicurezza di molti popoli sotto una sovranità che detiene l’autorità e stabilisce le leggi comuni.
6.
Sappiamo già invece che le pòleis della Grecia combattevano per la propria autonomìa e eleutherìa (libertà), sottraendosi quindi al disegno imperiale persiano. L’accettazione della supremazia persiana, già subita dalla Macedonia e dalla Tracia, comportava l’obbligo di pagamento di un tributo e la dipendenza politica, anche se questo le avrebbe largamente compensate coi vantaggi economici e della sicurezza, facendole inserire in una grandissima formazione politica, entro la quale avrebbero avuto larghe occasioni di lavoro, di commerci e di guadagni. Infatti l’Impero persiano avrebbe aperto ai greci l’intero mercato economico orientale, cosa che peraltro aveva già arricchito le città greche d’Asia Minore.
7.
Ma più che il senso di libertà, era il senso religioso dei greci a non poter tollerare la convivenza con le tradizioni religiose persiane. Il “re dei re” dei Persiani non imponeva forme religiose e lasciava liberi di praticare i vari culti etnici, ma la cerimonia annuale della “processione” di tutti i rappresentanti dei vari popoli dell’Impero – raffigurata nei grandiosi rilievi di Persepoli – in solenne presentazione dei doni (forse del tributo) al sovrano, e le forme protocollari che comportava, erano incompatibili con un omaggio quasi cultuale a un essere umano, come la prosternazione, proskynesis.

 

Due immagini dei rilievi del palazzo dell’Apadana a Persepoli. Essi illustrano scene di festa e processioni dei rappresentanti delle ventitré nazioni soggette alla dinastia achemenide, che recano doni e tributi al Re dei Re.

8.
Naturalmente vi fu all’interno del mondo greco un aspro conflitto, nella scelta tra una sottomissione apportatrice di grandi vantaggi e benessere e il rischio di una guerra impari per non rinunciare alla propria libertà, che aveva un significato religioso oltre che politico. L’oracolo delfico e i ghène di Atene e altre città, nonché l’aristocrazia di Sparta erano tutti favorevoli a patteggiare un accordo con la Persia, che non avrebbe danneggiato le tradizionali posizioni delle aristocrazie greche.
9.
Fu soprattutto l’influenza di Milziade ad Atene a decidere per la guerra. Milziade apparteneva a uno dei potenti ghène ateniesi, quello dei Filaidi. Con l’aiuto di Pisistrato costituì una specie di principato nel Chersoneso tracico, per far controllare anche da ateniesi la navigazione verso il Mar Nero. Mentre gli Alcmeonidi erano filo-persiani, egli vide nella guerra contro la Persia la possibilità di fare di Atene la pòlis protettrice delle colonie ionie dell’Asia Minore. Insomma voleva fare di Atene, emancipandosi da Sparta, la guida di un ampio sistema di alleanze, destinate a creare la futura egemonia ateniese.
10.
Così Milziade entrò in conflitto con i potenti Alcmeonidi, cui era appartenuto Clistene, e venne eletto come uno dei dieci generali (strategoi) per il 490/489, all'età di 60 anni, dopo essere stato assolto da un processo intentato contro di lui dagli stessi Alcmeonidi. Con Milziade, assieme a Temistocle e a Cimone, il ghènos dei Filaidi cominciò una lunga stagione di predominio in Atene. Fu alla testa della fanteria pesante nella battaglia di Maratona (490) e conquistò alcune isole delle Cicladi. Solo la resistenza dell’isola di Paro offuscò il suo prestigio, dando all’avversa fazione gentilizia degli Alcmeonidi il pretesto per colpirlo con una ingente multa che non riuscì a pagare, anche perché morì in seguito alle ferite riportate nell’assedio dell’isola (la pagò poi suo figlio Cimone, una tonnellata d’argento!).
11.
Pochi anni dopo gli Alcmeonidi ateniesi furono a loro volta colpiti dall’ostracismo, e nuovamente i Filaidi ripresero il sopravvento con Temistocle. Egli riuscì a costruire una forte flotta da guerra, usando i proventi delle miniere d’argento del Monte Laurio, in Attica.
12.
Risulta chiaro che Atene dieci anni dopo Maratona, negli anni che seguirono alla guerra e alla morte di Dario, cui era succeduto Serse, aveva un carattere strettamente oligarchico. La lotta politica era ristretta a poche casate gentilizie, che erano alla testa di fazioni che comprendevano ghène minori. L’ostracismo, l’arma inventata da Clistene per ostacolare la tirannia, serviva a far tacere gli oppositori cacciandoli dalla pòlis. Il clima politico derivato dalle riforme di Clistene favorivano lo strapotere aristocratico.
13.
La guerra di Serse (480-79) richiese uno sforzo militare molto grande sotto la conduzione degli Spartani (Lega panellenica), ma la vittoria navale di Salamina fu un successo ateniese, dopo che la città di Atene era stata incendiata e l’Attica devastata dai Persiani. L’anno dopo Salamina gli Spartani vinsero a Platea (nel 481 avevano sostenuto l’eroico sacrificio delle Termopili) e gli Ateniesi con la flotta a Micale. Fu così che Serse venne sconfitto nel disegno di obbligare le città greche a riconoscere la supremazia persiana, abbandonando le colonie ioniche d’Asia all’Impero persiano.
14.
Le colonie ionie furono liberate da una flotta inviata dagli Spartani, sotto il comando di Pausania, che aveva comandato la Lega panellenica (da pan = tutto, cioè di “tutti” i Greci). Richiamato in patria dagli efori, poiché a Sparta non stava a cuore un’egemonia fuori dal Peloponneso, la potenza protettrice delle colonie greche d’Asia divenne Atene. Nel 477 nacque la lega delio-attica che comprendeva Atene e le città ioniche.

 

La Pentecontetìa.
15.
S’inizia da 478 a.C. il lungo perido detto Pentecontetìa, cioè “cinquantennio”, che segnò la grande crescita del prestigio di Atene a danno di Sparta, in preparazione della volontà di un’egemonia panellenica che Atene voleva togliere a Sparta. Questo periodo segna una splendida stagione della civiltà umana, che divenne base fondamentale della civiltà europeo-cristiana.
16.
Atene in questo periodo non fu egemone di tutta la Grecia, ma divenne una potenza marittima mediterranea, dapprima attraverso la supremazia dei Filaidi, rappresentati dalla figura di Cimone, il figlio di Milziade (ostracizzato nel 461 ma poi tornato al governo di Atene), e poi dal lungo potere personale di Pericle, l’avversario Alcmeonide dei Filaidi. In effetti la lotta politica in Atene fu una guerra tra Alcmeonidi e Filaidi.

17.
La lotta tra Alcmeonidi e Filaidi concerneva essenzialmente l’indirizzo politico da dare ai rapporti con l’Impero persiano.
Gli Alcmeonidi favorivano l’idea che il successo conseguito nelle due guerre del 490 e del 480 dovessero segnare un’epoca di collaborazione e di pacifica convivenza nelle rispettive aree territoriali e nel bacino dell’Egeo, dove i Persiani continuavano naturalmente a essere presenti (avevano tutto il bacino sud-orientale del Mediterraneo, con Siria, Fenicia, Egitto, Cartagine). Essi avrebbero voluto spostare il potenziale bellico di Atene ai fini imperialistici, cioè spodestare Sparta in un’egemonia panellenica.
Invece i Filaidi sostenevano la necessità di andare a combattere i Persiani in Asia Minore e in Egitto, per sottrarre all’Impero persiano i rifornimenti di cereali della valle del Nilo. Inoltre il richiamo delle città greche dell’Asia Minore era legato alla guerra di Troia e dell’epica di Omero, in cui i Greci riconoscevano le loro memorie eroiche.
18.
Mentre dunque Cimone e i Filaidi tendevano all’accordo con Sparta, gli Alcmeonidi e Pericle osteggiavano Sparta e ne erano ricambiati. Era chiaro che una parte degli ateniesi voleva fare dell’isola di Delo, luogo natale di Apollo e Artemide, il centro etnico panellenico, perché così si ricollegava anche al culto della sorella di Apollo, caro ai Greci d’Asia.
storia greca"
Le mammelle in più file sono un antico simbolo di fertilità e caratteristiche di Artemide di Efeso, città ionica in Asia Minore, dov’era il tempio più famoso dedicato a tale dea, elencato da Erodoto fra le sette meraviglie del mondo.
19.
Poiché i fautori di questa politica volevano fare del tempio di Apollo a Delo un centro più importante del santuario di Delfi, per gli Spartani, per l’oracolo e il ceto sacerdotale delfico era naturale che a questo punto, nonostante le passate alleanze, fossero contro gli Alcmeonidi e favorevoli a Cimone.
20.
Cimone usò la lega delio-attica, creata da Aristide, come uno strumento di potenza militare e di talassocrazia (dal greco “thàlassa” = mare, e kratos = forza, potenza, “dominio marittimo”), utilizzando le risorse finanziarie del tributo dato da ogni città alleata (460 talenti) per la guerra contro i Persiani, il cui scopo era il loro allontanamento dal mare Egeo – cosa che peraltro era gradita anche agli Spartani. Nel 465 la Lega delio-attica batté l’esercito persiano per terra e per mare sulla foce dell’Eurimedonte, in Asia Minore.
21.
Cimone riuscì a estendere la Lega di Delo a duecentocinquanta città, fra cui quelle della Licia e della Caria, in Asia Minore. Egli fu il vero signore della Pentecontetia e questo ci rivela che la riforma di Clistene aveva sì creato la città-stato (con l’istituzione delle dieci tribù, delle trittìe e dei demi, con la bulésorteggiata e il turno delle pritanìe, dandole un significato religioso con il culto poliate di Athena Parthénos, ma al centro dell’ideologia politica della democrazia sussisteva l’elemento genetico e trainante del ghénos.
22.
La costituzione popolare di Clistene aveva parificato i meteci e i liberti ai cittadini e i nuovi ricchi dei commerci e delle industrie all’aristocrazia fondiaria, facendo tramontare il sistema dei ghéne come fondamento giuridico dello Stato, tuttavia al centro della vita politica di Atene restava pur sempre quel carattere di confraternita di fedeli che costituiva l’appartenenza al ghénos.
23.
Questo significa che la storia è fatta dagli uomini e dalle loro relazioni, non dalle strutture giuridiche. D’altra parte la preminenza di figure di singoli individui, come Temistocle, Cimone (Filaidi) oppure come Pericle o Alcibiade (Alcmeonidi), mostra che sono le personalità singole a determinare i cambiamenti politici e sociali.
24.
Così si verificò in Atene uno scontro senza precedenti per orientare la politica militare o in senso antipersiano o in senso antispartano.  Puntare sull’allontanamento della Persia dal mare Egeo oppure sull’inclusione di Sparta in una lega panellenica capeggiata da Atene. Sui due orientamenti influirono diversi fattori. Allontanando la Persia si liberavano le rotte marittime verso il mar Nero e si agevolavano liberi commerci verso l’India e l’estremo Oriente. Con l’egemonia panellenica si sarebbero aperti ad Atene tutti i porti del mare Egeo, con una preminenza su tutti i mercati greci.
25.
Le ragioni religiose come sempre nel mondo antico avevano un grande peso nelle decisioni, poiché erano stati proprio i culti, i Misteri, gli oracoli e le tragedie a determinare la nascita delle pòleis. Per questo i due partiti ateniesi, Filaidi e Alcmeonidi, giocarono principalmente il loro prestigio sul piano religioso.
26.
Pericle, discendente dagli Alcmeonidi per via materna, aveva promosso da giovane la rappresentazione della tragedia I Persiani di Eschilo. La tragedia, che fu rappresentata nell’anno 472 a.C., rappresentava il punto di vista dei Persiani sconfitti e perciò celebrava la vittoria di Atene proponendo implicitamente un programma politico e religioso.

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Ritratto di Dario su un vaso greco

La tragedia di Eschilo “I Persiani” è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove Atossa, madre del regnante Serse, ed i dignitari di corte attendono con ansia l'esito della battaglia di Salamina (480 a.C.).
In un'atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Poco dopo arriva un messaggero, che porta l'annuncio della totale disfatta dei Persiani. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte, poi con l'analisi della fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi distrutte in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto.
Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. Lo spettro di Dario, venuto dall’Ade, dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hybris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, nell'aver osato cercare di conquistare il Mar Egeo  con la sua flotta. Nella tragedia di Eschilo la figura di Dario viene rappresentata come grande e giusta, per poter rendere tracotante e meschina quella del figlio Serse.
Arriva infine il diretto interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.

 

 

L’egemonia ateniese

27.
La pace di Callia (449 a.C.) venne stipulata fra il re di Persia Artaserse I e il delegato ateniese Callia, cognato di Cimone, dopo che questi aveva distrutto la flotta fenicia presso l’isola di Cipro. Atene rinunciava a interventi a Cipro e in Egitto e la Persia ai tributi delle città greche dell'Asia minore, pur mantenendo la sovranità su di esse, e a tenere navi militari nell'Egeo. Lo stretto rapporto tra la Persia, l’Egitto (che pagava un tributo) e la flotta dei Fenici era ormai riconosciuto anche dal Greci, che dovettero rinunciare al programma di controllare le coste dell’intero mare Egeo.
28.
Ma Pericle, che con Efialte (altro esponente degli Alcmeonidi) dal 462, dopo l’ostracismo dato a Cimone, rinnovava di anno in anno la funzione di stratega e aveva perciò la continuità di figura istituzionale nella città, cercò di assegnare all’alleanza panellenica nuovi scopi, come quello di liberare il mare dai pirati e di ricostruire i templi distrutti dai Persiani durante la guerra. In questo trovò l’opposizione di Sparta.
29.
Fu Pericle a ricostituire in modo forzato la Lega delio-attica dopo la morte di Cimone, trasportandone il tesoro ad Atene. Alla fine della guerra con la Persia lo scopo della Lega sarebbe dovuto cessare, poiché essa era nata per combattere la Persia con un compito difensivo e offensivo. Infatti gli alleati avevano cessato ormai di pagare il loro tributo al tesoro federale e di mandare le loro navi alla flotta di Atene.
30.
La concentrazione ateniese sul predominio nella Lega delio-attica diede grandi mezzi e poteri alla città, e Pericle ne approfittò per attuare un programma di dominio sistematico su un sistema panellenico. Sparta era risoluta a impedire questo progetto soverchiatore, e anche in Atene la fazione dei Filaidi faceva opposizione alla guida di Tucidide, un congiunto di Cimone.
31.
Ma Pericle stabilì un dominio personale (“demagogia” = guida del popolo) attraverso una riforma costituzionale, che ridusse l’influenza dell’Areopago a vantaggio della Bulé e dell’Ecclesìa (l’assemblea popolare dei teti) e dei giudici popolari dell’Eliea. Gli zeugiti vennero ammessi all’arcontato. Ma la novità era che adesso la partecipazione popolare alle assemblee è pagata con un (modesto) salario. Si ebbe così un forte coinvolgimento popolare che sosteneva la causa di Pericle, rimasto solo dopo l’assassinio di Efialte per mano degli oppositori. La cittadinanza ateniese era negata a chi non fosse figlio di ambedue i genitori ateniesi.


32.
La politica di Pericle fu quella di imporre con la forza una unità politica delle pòleis. Per divenire la città-guida di una grande unità politica, Atene aspirò a gareggiare con le sedi imperiali della Persia e dell’Egitto. Pericle elaborò un grandioso piano di politica culturale, urbanistica e religiosa. Fu in questo ambito che vennero progettati il Partenone e il tempio di Poseidone a capo Sunio, i Propilei, l’Eretteo (sull’Acropoli), il tempio di Efesto sull’Agorà. Architettura e arti dell’età di Pericle rivelano il proposito di imitare e pareggiare i sovrani orientali, come il Re dei Re di Persia, nel riferire alla religione l’ideale politico, dando splendore all’uno e all’altra.
33.
Per consacrare l’alleanza dell’aristocratico Pericle con i ceti imprenditoriali  e i lavoratori delle industrie si diffuse il culto accoppiato di Atena e di Efesto (quest’ultima divinità del lavoro industriale). Il tempio di Efesto ad Atene era in prossimità del quartiere industriale, il Ceramico. Il dio era rappresentato con il grembiule e il berretto dell’operaio. Non era, si badi, “propaganda” o roba del genere. La presenza degli dèi e la bellezza dei templi si riflette su tutta la comunità umana. La civiltà classica distingueva le comunità umane dai branchi d’animali in quanto le intendeva sempre come comunità di fedeli, cultori delle divinità che sono proprie del gruppo di appartenenza.
34.

storia grecaDal Partenone

Le kòrai incarica-
te di tessere il
sacro peplo (so-
pra)

e i kouroi
a cavallo che
accompagnano
la processione
(sotto)

 

storia grecaLe Panatenee erano la festa religiosa più importante dell'antica Atene, in onore della divinità protettrice della città, Atena (con l'appellativo di Poliàs, Poliade). Si tenevano ogni 4 anni il giorno della nascita della dea (il 28 del mese di Ecatombeone, corrispondente alla fine di luglio) e vi partecipavano tutti i cittadini liberi, comprese le donne. La processione panatenaica portava il dono di un peplo tessuto dalle ateniesi nobili (Ergastìne) e ricamato con episodio della Gigantomachia. La processione si radunava prima dell'alba nei pressi della porta del Dipylon, attraversava l'agorà e giungeva all'Acropoli, dove potevano entrare solo i cittadini ateniesi. La processione passava quindi davanti al Partenone e si fermava al grande altare di Atena.

L’esaltazione della perfezione del tipo umano, raffigurato nei kùroi (adolescenti) e nelle kòrai (fanciulle) scolpiti nei fregi dei templi (come nel Partenone) doveva essere il segno di una superiorità della gente ateniese grazie a un’elezione divina, analogamente a come era avvenuto con gli antichi ghéne di origine divina e perciò “eupatrìdi” e “kaloìkagathoi”.
35.
Come abbiamo già visto nella tragedia di Eschilo ‘I Persiani’, si trattava di sovrapporre alla tradizionale fede nelle potenze extra-umane, che guidano gli uomini e i loro governi, un nuovo mito – o almeno un tentativo di mitopea (creazione di miti) – l’idea che gli Ateniesi fossero una stirpe eletta di eroi, e che gli dèi li aiutavano a essere superiori agli altri uomini, greci e non greci, per renderli adatti a governare e guidare secondo la giustizia divina. Questa mitopea si basava sullo straordinario potere della parola umana del quale si erano fatti interpreti i Sofisti, un vasto movimento di cultura che corrisponde all’età di Pericle.
36.
I fregi del Partenone, con la processione delle Panatenee, opera di Fidia, erano ispirati all’analoga processione dell’Apadana di Persepoli (vedi immagini punto 7 più sopra), in vista di un progetto politico-religioso che intendeva concorrere con quello persiano. Anche il rilievo persiano, infatti, celebrava il trionfo di un Impero attraverso la rappresentazione di un’armonia umano-divina. Sembra che le feste panatenaiche, istituite alla fine del VI secolo, avessero un carattere molto affine a cerimonie analoghe dell’Impero persiano.
37.
La realtà politica dell’età di Pericle, che dura ben trent’anni, dal 462 al 429, è dunque caratterizzata da un duplice aspetto: da una parte la funzione demiurgica (ossia “che agisce in favore del δῆμος = popolo”) della divinità di Atena, dall’altra la forze del ceto popolare dei “teti”, i nullatenenti fino ad allora esclusi dalla vita politica, i quali ora potevano essere pagati (ma con il denaro degli alleati della Lega). Gli oratori di mestiere, al seguito degli strateghi (Pericle era istituzionalmente “stratega”) si indirizzavano all’assemblea per ottenere il consenso facendo leva sui bassi istinti, cioè corruzione e sperpero del denaro pubblico in salari e feste.
38.
La comunità ateniese di Athena Parthénos costituita da Pericle, in realtà, poteva vivere solo a spese del tributo, estorto con la forza, delle quattrocento pòleis della Lega, togliendo loro anche dei pezzi di terra (kleruchìai) per darle a coloni di Atene. In questo modo le tradizioni del passato venivano negate e addirittura irrise, perché il clima culturale del regime di Pericle aveva creato un mito nuovo, fondamento di un dominio politico (egemonia, gr. ηγεμονία  = guida, comando) che reprimeva spietatamente ogni tentativo di distacco.

 

 

La guerra del Peloponneso

39.
Tutta la tradizione greca più consolidata era dalla parte di Sparta. Il culti e il centro sacrale di Zeus Olimpico erano in Peloponneso sotto il controllo spartano: e così anche l’oracolo di Delfi era sottoposto alla supremazia spartana. Da quando gli Ateniesi aveva spogliato l’isola di Delo della funzione di centro della Lega e di custode del suo tesoro, avevano perso una parte della loro forza ideale, in quanto Delo era l’unico centro cultuale di Apollo che potesse competere con Delfi.


storia greca 

 

I resti del tempio di Apollo delfico, dove aveva sede l’oracolo più importante della Grecia.

40.
Nonostante la stupefacente dimostrazione di grandezza dell’Atene di Pericle, la forza ideale di Sparta era superiore perché da secoli gli Spartiati vivevano dell’idea della superiorità della loro stirpe, nata per dominare. Di fronte al carattere illusionistico della grande stagione artistica di Atene, e della celebrazione esclusiva delle sue glorie nella guerra persiana, Sparta poteva contare su una storia di secoli di isolamento armato e poteva credere di essere sempre il popolo dei suoi dèi.
41.
La guerra contro Sparta era appena iniziata, con una pesante avanza degli Spartani nel territorio dell’Attica, quando in un’Atene assediata e sovraffollata di profughi scoppiò un’epidemia di peste. L’opposizione contro Pericle allora lo trascinò in tribunale. Condannato alla multa di 50 talenti (il costo di 50 navi da guerra!) e addirittura all’atimia (una sorta di privazione dei diritti civili e politici) ma poi graziato, il grande statista ateniese morì tuttavia colpito anche lui dalla peste (429).
42.
Cleone, industriale della concia delle pelli, fu il primo protagonista della vita pubblica ateniese privo di precedenti gentilizi e appartenente al mondo dei ricchi imprenditori. Questo era un fatto senza precedenti nella storia ateniese. Come era stato possibile?
43.
Un secolo prima la riforma di Clistene, pareggiando i maggiori patrimoni dell’aristocrazia a quella dei nuovi ricchi delle attività imprenditoriali, aveva aperto la strada alla creazione del nuovo ceto timocratico. Così era sorto un nuovo ceto di governo, una oligarchia in cui agli antichi ghéne di Atene si erano aggiunti i nuovi ricchi. Inoltre la politica tributaria stava distruggendo la vecchia aristocrazia fondiaria (cioè che aveva il possesso fisso di terre), con forti prelievi sul capitale per costruzioni navali, celebrazioni teatrali e altro, mentre lo sviluppo degli affari dava forza a una nuova classe possidente di origine mobiliare (cioè  che possedeva beni mobili, da vendere e comprare).
44.
Cleone apparteneva a quest’ultimo ambiente. La fine delle casate aristocratiche si faceva evidente, perciò. Era mutato il criterio della discendenza nobiliare e questo si legava a una variazione dei rapporti religiosi. L’esaltazione di Atena, Efesto, Teseo faceva passare in ombra certe divinità, semidei o eroi delle genealogie eupatrìdi (“genealogie” = discendenze). Ma era anche profondamente cambiata la valutazione degli ideali di vita ateniesi, i fattori culturali e spirituali.
45.
Il massimo valore di un tempo era stata la areté (che in greco significa “virtù”), il valore militare, la prestanza guerriera. Nel corso del V secolo “areté” era diventata la capacità oratoria, qualità necessaria per imporsi nella bulé e nella ecclesìa. Lo stesso Pericle era esaltato per la sua capacità oratoria. Proprio i nuovi ricchi, i pentacosiomedimni, di origine commerciale o industriale, dovevano rendere possibile il loro accesso al governo sostituendo alla selezione aristocratico-religiosa la selezione puramente culturale e in particolare quella oratoria.
46.
D’altra parte Sparta non vedeva con simpatia i governi che si sostenevano con la demagogia verso i ceti popolari, perché aveva ragione di temere che i suoi iloti, che non erano né liberi né schiavi, si identificassero nei teti ateniesi. La parola “democrazia” divenne il sistema sia della “monarchia” populista di Pericle sia l’attributo di qualsiasi città, fazione o persona che simpatizzasse con Atene o fosse costretta a subirne l’egemonia.
47.
Nel 422 morirono in battaglia i due condottieri dell’esercito ateniese e spartano in guerra fra loro: Cleone e Brasida. L’ultima personalità ateniese di grande rilievo ad Atene fu Alcibiade. Erede della casata alcmeonide di Clistene e parente di Pericle, si formò alla scuola filosofica di Socrate. La sua ricchezza gli permetteva di vivere come gli antichi eupatrìdi.
48.
Un fatto nuovo intanto si era verificato nel corso dell’ultimo quarto del quinto secolo a. C., il nascere delle eterìe (gr. hetairìai), cioè di consorterie politiche che parallelamente alle istituzioni della città, dominate dalla democrazia di Pericle e dal terrorismo della grafé parà nòmon (la legge che rendeva punibile ogni opposizione), rappresentavano l’unica difesa dalla demagogia delle masse popolari. Le eterìe operavano in modo più o meno segreto come gruppi di pressione per influire sulle decisioni del governo.

49.
Alcibiade grazie all’appoggio di tali eterìe, benché non avesse cariche istituzionali ma fosse un semplice cittadino, riuscì a stipulare un accordo di assistenza difensiva con alcune città del Peloponneso per tagliare fuori Sparta dalle vie di comunicazione con l’Attica.
50.
Il progetto politico di Alcibiade era quello di colpire la fenicia Cartagine, padrona del mare di Sicilia e di gran parte del Mediterraneo occidentale. Se la Persia dominava le vie delle spezie e della seta tra Asia e Europa, Cartagine dominava la via dello stagno (essenziale per la produzione del bronzo). Inoltre Cartagine era colonia dei fenici, tradizionali alleati dell’Impero persiano. Alcibiade sperò di raggiungere il suo scopo con la spedizione contro Siracusa, che terminò invece con un disastro completo (413 a.C.).
51.
La conseguenza immediata del disastro di Sicilia, in cui andarono perduti l’intero corpo di spedizione ateniese e la flotta, furono l’invasione dell’Attica da parte di Sparta e il riapparire della Persia nel mar Egeo, infrangendo gli accordi della pace di Callia.
52.
Nel 411 a.C. la democrazia ateniese e la sua egemonia marittima erano finiti per sempre.
Il nuovo assetto istituzionale di Atene fu una oligarchia controllata da Sparta, che limitava il numero dei cittadini elettori ed eleggibili soltanto a cinquemila, tra i quali si doveva reclutare una bulé (assemblea) di 400 membri. La pienezza dei diritti politici era data non solo in ordine al censo (a chi pagava le tasse) ma anche a chi ricevesse un riconoscimento di operare a vantaggio dell’intera cittadinanza.
53.
Alla fine della guerra del Peloponneso (Atene capitola definitivamente nel 404 a.C.) l’Impero persiano fu il vero vincitore. L’assetto politico greco, escludendo egemonie, permetteva al mondo persiano di esercitare una larga influenza sulle città greche, mentre molti Greci erano arruolati negli eserciti del Re dei Re e molti artisti venivamo chiamati nei paesi persiani. Il denaro persiano ora circolava largamente in Asia Minore e in Grecia.
54.
Quello che invece non andò perduto, di Atene, fu il grande percorso culturale e artistico elaborato dagli ateniesi nel corso dell’intero V secolo (e ancora del IV), che attraverso le personalità eminenti dell’arte, della filosofia, del teatro, della retorica elaborarono un paradigma universale che resta ancor oggi la base dell’intera civiltà europea.
55.
Si può dire che fu merito di Pericle e del suo secolo il valore universale della civiltà greca, una delle più grande venture dello spirito umano, una delle più determinanti. Atene rimase la scuola non solo della Grecia, ma di tutto il mondo antico. Da Gandara nell’India a qualunque centro romano a ovest e a settentrione, si ripercorsero tutte le vie della cultura ateniese. La civiltà romana, la scienza araba, l’arte persiana e l’arte cristiana si svilupparono sugli esempi delle arti e delle scuole di Atene.
56.
Caduto il disegno ateniese di egemonia e scomparso il sogno talassocratico (dal gr. thàlassa = mare e kratos = dominio), quanto era stato creato nel campo del pensiero, dell’arte e dell’educazione della vita rimase vivo per sempre.

 

Fonte: http://www.istituto-santanna.it/Pages/LiceoScientifico/APPUNTI%20DI%20STORIA%20GRECA%20III.doc

 

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

 

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