Il 1600 - seicento

 

 


Il 1600 - seicento

 

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Il 1600 - seicento

 

Il 1600

Introduzione generale

Malgrado le guerre europee e civili, le ricorrenti carestie e l’apparizione in diversi territori della peste, il 1500 vede un aumento costante della popolazione e, complessivamente, un miglioramento, anche se molto parziale, delle condizioni di vita, tanto che storici francesi hanno definito tale secolo “il bel cinquecento”. Il 1600 è, invece, secolo durante il quale peste, carestie, guerre colpiscono in modo più profondo l’Europa tanto che lo storico inglese Kamen definisce questo periodo “il secolo di ferro”. E’ necessaria però una precisazione: mentre alcune zone d’Europa (Spagna, Italia, Germania e quest’ultima a causa della guerra dei 30 anni) vivono una crisi profonda sia economica che sociale che culturale, altri paesi come l’Olanda, l’Inghilterra e anche la Francia si avviano verso una fase di progresso. Uno storico italiano (Scipione Guarracino) parla infatti, a questo proposito, di “un’Europa al bivio”, con un sud che regredisce e un nord che si sviluppa. Il criterio dell’Europa al bivio può servire anche per interpretare il progresso culturale che trova spazio soprattutto nei paesi del nord, protestanti e con margini di tolleranza religiosa, mentre in Italia, dominata dalla Controriforma nata dal Concilio di Trento e dai sui strumenti di repressione (l’Inquisizione e L’indice dei libri proibiti), Galileo, pur inventore del metodo scientifico moderno (fondato sull’osservazione, sull’ipotesi, sull’esperimento che convalida o meno l’ipotesi e,infine, sulle conclusioni, che devono essere conosciute e a loro volta “sperimentate” da altri scienziati), deve ritrattare la sua teoria eliocentrica (abiura) per evitare la tortura durante il suo processo voluto dall’Inquisizione.

Carestia, peste, povertà, guerra

Se non ovunque, in molti paesi europei ritorna più forte lo spettro della carestia. Essa è spesso determinata dal comportamento dei soldati mercenari, ma in generale si assiste a una diminuzione delle risorse dovuta a un peggioramento climatico (la “piccola era glaciale”). Tale diminuzione delle risorse non è compensata dal commercio dei grani internazionali (Polonia, Ucraina, regioni baltiche sono diventate, già nel 1500, grandi produttrici di grano, che viene esportato in Europa prima da Anversa e poi da Amsterdam). Quindi la popolazione, sebbene non cresca, ma anzi tenda alla “stagnazione” (anche a causa della peste, di altre malattie, delle guerre), mette in atto, di fronte alla carestia, meccanismi di controllo delle nascite. E’ il caso del “matrimonio tardivo”: ci si sposa, cioè, più tardi, intorno ai 25 anni, rispetto ai secoli precedenti. Il matrimonio tardivo risulta possibile solo nei villaggi, dove è forte il controllo sociale nei confronti dei comportamenti sessuali.
E’, inoltre, nel 1600 che, soprattutto in Inghilterra, le parrocchie cominciano ad avere registri sulle nascite, i matrimoni, i decessi. Da questi registri gli storici hanno potuto constatare la forte mortalità infantile, ma anche l’età media dei decessi (per i maschi intorno ai 30 anni, per le guerre, ma anche per i comportamenti violenti e aggressivi che caratterizzavano la vita sociale; per le femmine più tardi, a causa soprattutto del numero eccessivo di maternità). Collegata all’alta mortalità infantile, è la creazione di numerosi santuari dove si portava il bambino nato morto sperando non tanto in uno stabile “ritorno alla vita”, quanto in un breve momento di “rinascita” che permettesse però il battesimo e, quindi, la possibilità per il bambino di finire in paradiso e non nel limbo.


A livello culturale, la carestia (cioè la fame) porta al diffondersi ulteriore –già presente nei secoli precedenti- del mito del “paese della cuccagna”, un paese cioè dove era possibile sia il mangiare a proprio piacimento ( nelle canzoni popolari legate a questo mito dal cielo piovono ravioli, la pianura è dominata da una montagna di cacio…) sia la più completa libertà sessuale (sempre in queste canzoni si sottolinea che non c’è bisogno di vestiti e che nessuno ha figli da allevare e mantenere).

La fame, indebolendo i corpi, contribuisce anche alla diffusione della peste. La peste del 1600 ha però caratteristiche parzialmente diverse rispetto a quella del 1348. Come quella del 1348 è legata a un abbassamento della temperatura e a un’ insufficienza delle risorse rispetto ai bisogni della popolazione, ma non provoca una drastica e globale diminuzione demografica, bensì, complessivamente, una stagnazione. Alcuni paesi, come la Germania, subiscono un crollo verticale della popolazione, ma altri, come Amsterdam e l’Olanda, grazie a condizioni di vita migliori e a una dieta alimentare più ricca, non sono toccati dall’epidemia. Quest’ultima ha comunque una facile diffusione grazie ai soldati mercenari che, nella guerra dei 30 anni, si spostano da una parte all’altra dell’Europa. Cambia, e in modo radicale, l’interpretazione delle cause della peste: se nel 1348 essa era interpretata semplicemente come una punizione divina per i peccati degli uomini, nel 1600 si cominciano a ipotizzare “ragioni scientifiche” (anche se assolutamente infondate) della diffusione della malattia. Si parla, quindi, di “corruzione dell’aria”. Essendo quindi la causa “naturale”, diventa possibile se non eliminare, prevenire e controllare il contagio. Nascono quindi gli ufficiali di sanità, funzionari dello stato o della città incaricati innanzi tutto di raccogliere informazioni sulla situazione dell’epidemia (sapere se nella città vicina sono presenti malati è fondamentale per potere arginarne la diffusione) e di conseguenza prendere provvedimenti, che sono soprattutto di due tipi: di chiusura delle frontiere ( è anche il caso della quarantena, cioè dell’imposizione a una nave con malati di rimanere fuori dal porto per quaranta giorni) e di “contenimento” dell’epidemia attraverso vari mezzi: l’isolamento della casa dove sono presenti appestati ( e il rogo di suppellettili, materassi, vestiti di quella casa), la reclusione dei malati nei lazzaretti (da Lazzaro, l’uomo che viene resuscitato da Gesù), la proibizione di assembramenti (processioni…) che rendono più facile e veloce l’espansione. Anche nel 1600, tuttavia, si tende, secondo il meccanismo del capro espiatorio, a individuare “responsabili” della peste, ma, se nel 1300 i colpevoli erano le minoranze religiose come gli ebrei, nel secolo di ferro si accusano come colpevoli gli “untori”, persone che, “ungendo” i luoghi dove si riunisce il popolo (le panche delle chiese,  le pareti delle case di una piazza…), diffondono l’epidemia. Degli untori parla Manzoni nei Promessi Sposi, avvertendo che, essendo il milanese dominato dagli spagnoli e coinvolto nella guerra dei 30 anni, si considerano gli untori come personaggi di un “complotto politico” che ha nei nemici della Spagna, cioè nella Francia, i propri mandanti. La peste del 1600 non provoca, infine, un profondo cambiamento economico come quella del 1300, quando, di fronte al crollo demografico, molti terreni a grano vennero riconvertiti ad altre coltivazioni e attività (vite in Francia, luppolo in Germania, allevamenti di pecore in Spagna e Inghilterra…).

Altra protagonista del 1600 è la povertà. Con la crisi economica, con la guerra, con le carestie, aumenta il numero dei poveri. Diventa, però, ancora più forte quel processo di “criminalizzazione” del povero che era iniziato già nel 1500 sia tra i protestanti che tra i cattolici. Nel medioevo il povero era infatti considerato “immagine di Cristo” e aiutare i poveri era ritenuto un dovere; non solo: l’essere povero era visto come un valore (i francescani, soprattutto, si caratterizzeranno per la loro povertà sia per essere fedeli al messaggio del vangelo sia come dimostrazione di critica nei confronti della ricchezza della chiesa). Nel 1500 e nel 1600 la povertà non è più considerata un valore. Si comincia innanzi tutto a distinguere il “vero povero” (l’anziano, il malato…) dal “falso povero” (il giovane ozioso, che non ha voglia di lavorare); si proibisce quindi l’accattonaggio, il chiedere aiuto nelle piazza e  nelle chiese, di fatto impedendo la carità individuale dei singoli; infine si registra quel fenomeno che è chiamato “la reclusione dei poveri” ad opera sia di città (come Amsterdam o Lione o Bristol in Inghilterra) che dello stato (è il caso della Francia). Si fondano, cioè, luoghi, detti ospedali, dove i poveri vengono rinchiusi e obbligati  a pregare e, soprattutto, a lavorare, utilizzando persino la tortura di fronte a eventuali rifiuti. Sono famose ad Amsterdam, come luoghi di reclusione dei poveri, La casa dove si fila, per prostitute, ladre, vagabonde, persino mogli adultere, e La casa della sega per i maschi.

 

La prima metà del 1600 è dominata dalla guerra dei 30 anni (1618-1648) che può essere considerata sia l’ultima guerra di religione (Spagna e impero tedesco cattolici contro svedesi, danesi, principi boemi –della Cecoslovacchia- e tedeschi protestanti, aiutati tuttavia dalla Francia cattolica) che una guerra per l’egemonia sull’Europa tra Spagna e la Francia di Luigi XIII e poi Luigi XIV. E’ una guerra totale: infatti la popolazione civile è coinvolta sia dovendo ospitare e rifornire le truppe mercenarie, sia subendo, sempre da parte dei soldati, razzie, saccheggi, violenze. Il numero delle vittime tra i civili risulta, quindi, altissimo. Particolarmente colpita risulta la Germania, che è il principale teatro della guerra e che si risolleverà solo nella seconda metà del 1700, dove si scontrano due tipi diversi di esercito: quello di Wallenstein, al servizio dell’impero cattolico e costituito essenzialmente da mercenari, e quello svedese di Gustavo Adolfo, formato invece da giovani di leva. E’ infatti con la guerra dei 30 anni che si afferma il primo esercito “nazionale”, fondato sulla coscrizione obbligatoria. Fondamentale è anche ormai l’uso dell’artiglieria (cannoni, pistole, archibugi). Anche il Nord Italia, soprattutto la Lombardia, è coinvolto in questa guerra in una fase che viene chiamata la “guerra del Monferrato” e che nasce perché, rimasta Mantova senza eredi diretti, viene rivendicata sia da Gonzaga alleati dei francesi che da Gonzaga alleati degli spagnoli. La guerra si conclude con la sconfitta di fatto della Spagna e la vittoria della Francia, che diviene la principale potenza, almeno politica e militare, dell’Europa, mentre dal punto di vista religiosa viene riconfermato uno stato di fondamentale tolleranza religiosa ( e, quindi, di convivenza tra cattolici e protestanti) nei paesi del nord come la Germania.

AMSTERDAM

I Paesi bassi
I Paesi Bassi erano costituiti fondamentalmente da due regioni: le Fiandre (attuale Belgio) con città importanti come Gand, Bruges e soprattutto Anversa, e l’Olanda con Amsterdam. Appartenenti alla corona spagnola, i Paesi Bassi godevano tuttavia di un’ampia autonomia, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione fiscale (tasse), e si caratterizzavano per una situazione, nella seconda metà del 1500, di relativa tolleranza religiosa. Infatti convivevano cattolici (maggioritari soprattutto nelle Fiandre), calvinisti (in Olanda) e altre minoranze religiose, come per esempio molti ebrei e marrani fuggiti sia dalla Spagna che dal Portogallo, quando quest’ultimo divenne spagnolo. Dal punto di vista sociale, a una aristocrazia di antica data e la cui ricchezza era costituita dalla proprietà terriera si affiancava da secoli una borghesia intraprendente e vivace, che fondava la propria forza economica sul commercio, ma anche sulla manifattura. Nei Paesi Bassi le industrie tessili lavoravano infatti la lana proveniente soprattutto dall’Inghilterra.

 

La guerra
Dopo la morte di Carlo V (nato a Gand e legato anche sentimentalmente alle Fiandre), Filippo II individuò in Madrid la capitale del suo impero (Spagna, Paesi Bassi, Lombardia e Italia meridionale, colonie americane). Impegnato in numerosi conflitti (contro gli ottomani nel Mediterraneo, contro l’Inghilterra di Elisabetta I…) e profondamente cattolico (dichiarò di se stesso che non sarebbe mai stato re di eretici, riprendendo e sviluppando la teoria della “limpieza de sangre” e lasciando grandi spazi di azione alla Inquisizione), Filippo II varò nuove tasse per i Paesi Bassi –per mantenere il suo esercito- e tentò di imporre l’uniformità religiosa introducendo l’Inquisizione. Queste due iniziative (che ferivano la tradizionale autonomia dei paesi bassi) provocarono una situazione di insoddisfazione sia nelle Fiandre che in Olanda, insoddisfazione che divenne aperta rivolta con la guerra corsara dei “pezzenti del mare” che ostacolavano i collegamenti navali con la Spagna ed erano agevolati dall’Inghilterra. La Spagna risponde quindi alla rivolta dei “pezzenti del mare” con la repressione militare. E’ in questo contesto che avviene la distruzione di Anversa. Anversa era fino a quel momento la città più ricca dei Paesi Bassi. Abitata da cattolici, era il centro del commercio delle spezie (che giungevano dall’Oceano Indiano grazie ai galeoni portoghesi) e il più importante mercato finanziario d’Europa. Ad Anversa avevano avuto la loro sede principale i Fugger, che avevano prestato costantemente denaro alla corona spagnole e che, di fronte all’insolvenza di quest’ultima, erano poi falliti. I mercenari dell’esercito spagnolo, essendo rimasti senza paga (anche a causa dell’azione dei “pezzenti del mare”, che avevano ostacolato i rifornimenti dalla Spagna) assediarono e saccheggiarono Anversa. Molti banchieri e commercianti cattolici emigrarono allora ad Amsterdam. Dopo questi avvenimenti, fallita la repressione militare violenta, Filippo II assume una politica più moderata (con Alessandro Farnese), riuscendo a dividere le Fiandre (che tornano alleate della Spagna) dall’Olanda, che tuttavia continua il conflitto dichiarando la propria indipendenza sotto la guida di Guglielmo d’Orange. Da questo momento, quindi, con l’indipendenza dell’Olanda, Amsterdam assume un ruolo sempre più importante nell’economia mondiale.

Le tappe del successo di Amsterdam
Sono fondamentalmente due i momenti che preparano l’affermazione economica di Amsterdam a livello mondiale:
a) la scoperta dell’America nel 1492, che significò lo spostamento del centro geografico dei commerci dal Mediterraneo (dominato da Venezia, Genova e le città ottomane) all’Oceano Atlantico e Indiano, con una nuova rotta delle spezie e con le colonie sudamericane e caraibiche produttrici di zucchero in un regime di monocoltura
b) la distruzione ad opera dell’esercito spagnolo di Anversa, il cui ruolo, sia nel commercio delle spezie che del grano e del legname dal Baltico, venne appunto assunto da Amsterdam

ECONOMIA-MONDO (BRAUDEL) E L’ECONOMIA DI AMSTERDAM

 

Il declino di Amsterdam
Di fronte alla potenza economica di Amsterdam, le reazioni sono fondamentalmente di due tipi in ordine cronologico

  1. la prima reazione è quella di imporre misure protezionistiche, a protezione cioè delle economie nazionali minacciate dalla concorrenza olandese. E’ il caso della Francia di Luigi XIV che impone pesanti dazi sulle merci importate dall’Olanda e soprattutto dell’Inghilterra con l’Atto di Navigazione ( 1651). Una delle fonti di maggiore profitto di Amsterdam era infatti l’affitto di navi ai commercianti. Con l’Atto di Navigazione chi esporta merci in Inghilterra viene obbligato ad utilizzare navi o inglesi o della nazione a cui si appartiene, impedendo così di noleggiare quelle olandesi.
  2. Anche per questa ragione scoppia un conflitto militare tra Inghilterra e Olanda, che vede quest’ultima vittoriosa, anche se non in modo definitivo. La vera sconfitta dell’Olanda avviene inseguito alla decisione di Luigi XIV di occupare il territorio olandese. Per bloccare l’avanzata del fortissimo esercito francese, gli olandesi rompono le dighe che proteggono buona parte del loro territorio dal mare (i polder sono infatti queste ampie zone di territorio olandese strappato al mare e difeso grazie a un sistema imponente di dighe). In questo modo gli olandesi riuscirono a fermare l’esercito francese, ma, contemporaneamente, distruggendo il proprio territorio, si avviarono verso la decadenza. Nel 1700, infatti, il ruolo egemonico di Amsterdam verrà assunto da Londra, che lo manterrà, anche se costantemente minacciato dalla Francia e nella seconda metà dell’ottocento dalla Germania, fino alla prima guerra mondiale.

La Francia: lo stato assoluto
Nel 1600 in Francia si afferma lo stato assoluto nella sua versione più moderna e completa. Quando muore Enrico IV (1610), diventa re Luigi XIII, ma, essendo ancora un bambino, il potere concreto sarà gestito prima dalla madre di Luigi, poi soprattutto dal cardinale Richelieu (dal 1620 al 1642) nella funzione di primo ministro. Alla morte di Luigi XIII, sale al trono Luigi XIV, ma anche in questo caso, nei primi anni del regno, il potere sarà amministrato da un altro cardinale di origine italiana, Mazzarrino. Una volta divenuto adulto, Luigi XIV realizzerà il modello più chiaro di monarchia assoluta tanto da essere definito “il re sole” (utilizzando il “sole” non solo nella sua immagine classica di fonte di luce, ma anche in riferimento alla teoria copernicana-galileiana: il sole come centro dell’universo, attorno al quale girano i pianeti)

L’assolutismo
La concezione della sovranità dell’assolutismo è ancora di tipo discendente: il potere deriva ovviamente da Dio e, per questa stessa ragione, è incontestabile. Se nel corso del 1600 è meno forte l’idea medievale del “re taumaturgo” (il re che guarisce le malattie, più precisamente la scrofola, facendo quindi il miracolo e provando così l’origine divina del suo potere), si afferma invece l’idea del supplizio pubblico (la tortura e la messa a morte del colpevole) come elemento della regalità sacra. Chi compie infatti il reato, infrangendo non solo la “legge”, ma soprattutto “la legge del re”, deve essere punito in forma pubblica (in una piazza, davanti a una massa di persone) e attraverso strumenti e modi che provocassero la maggiore sofferenza possibile. Il criminale, cioè, contro il re voluto da Dio era anche “peccatore” e il supplizio anticipava la pena nell’inferno.
L’assolutismo è dunque “un roi, un foi, une loi” (un re, una religione, una legge)

Un roi, une loi
Nell’affermazione dell’assolutismo, diventa importante l’identificazione tra il re e la legge. Nessuno può quindi condizionare il re nella definizione della legge. Dopo Enrico IV, viene convocata l’assemblea degli stati generali (costituita da rappresentanti dei tre ordini medievali: aristocrazia, clero, terzo stato, cioè coloro che lavorano –più concretamente i borghesi. Gli stati generali dovevano approvare le leggi del re) nel 1614. La monarchia assoluta non convocherà più gli stati generali fino al 1789 e tale convocazione coinciderà con l’inizio della rivoluzione francese. Chi si oppone alla concentrazione dei poteri nelle mani del re è soprattutto l’aristocrazia, che si ribellerà contro il re e, soprattutto il suo primo ministro cardinale Mazzarino, tra il 1645 e il 1653. Questa rivolta armata viene chiamata “la fronda” (la fionda) e, dopo una prima fase di successo, verrà repressa e sconfitta. Nella lotta contro la nobiltà, il re utilizzerà due strumenti
a) alleandosi e proteggendo la borghesia. Nel 1600 e nel 1700 la borghesia (insieme ai contadini, maggioranza della popolazione) è l’unica classe che paga le tasse, sempre più elevate perché si deve mantenere sia l’esercito che l’amministrazione statale che la vita lussuosa della corte. Luigi XIV affida praticamente a borghesi i ruoli principali nell’amministrazione dello stato (mentre gli alti gradi dell’esercito saranno, fino a dopo la rivoluzione francese, affidati a esponenti della nobiltà) e caratterizza la politica economica dello stato in senso mercantilista, favorendo quindi la borghesia dei commerci, delle banche e dell’industria.
b) costruendo la reggia di Versailles, dove il re si trasferisce (prima abitava a Parigi, al Louvre) e dove obbliga i nobili a vivere, trasformando la corte in una specie di “prigione dorata”. Gli aristocratici più potenti furono chiamati a corte per servire il sovrano seguendo una rigida e complessa etichetta: in questo modo il re li potè tenere sotto il proprio controllo, lontani dai propri feudi d’origine. Non solo: la necessità di condurre una vita lussuosa (vestiti eleganti e raffinati, gioielli, profumi; feste con balli, fuochi d’artificio, concerti; il gioco) costrinse i nobili a spendere, indebitandosi e diventando così sempre di più quella classe “parassita” (che consuma, ma non produce) che la rivoluzione francese avrebbe spazzato via.

Une foi
Dopo le guerre di religione della seconda metà del 1500 tra ugonotti e cattolici, culminate con il massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo, l’editto di Nantes (1598) voluto da Enrico IV (di origine calvinista, convertitosi al cattolicesimo una volta diventato re, dato che la maggioranza dei francesi era appunto cattolica) garantiva anche ai protestanti una certa libertà religiosa e città-castelli, tra cui La Rochelle, dove potersi rifugiare in caso di persecuzione. Pur essendo alleati coi principi protestanti nella guerra dei 30 anni, la politica sia di Luigi XIII che successivamente di Luigi XIV fu quella di realizzare l’uniformità religiosa del paese in senso cattolico, conquistando La Rochelle nel 1625 e provocando 25.000 morti e, quindi, revocando (eliminando) l’editto di Nantes nel 1685. Molti ugonotti (che spesso erano commercianti, imprenditori, quindi in ruoli importanti per l’economia nazionale) abbandonarono la Francia e si rifugiarono in Olanda e in Prussia, dove abitarono soprattutto a Berlino.

La politica estera
La monarchia assoluta si espresse, nei suoi rapporti con i paesi vicini, in una politica di potenza. Obiettivi della Francia, nel 1600, erano infatti sia l’ingrandimento territoriale che soprattutto l’egemonia sul continente. Obiettivi che raggiungerà partecipando alla guerra dei 30 anni (1618-1648) come alleata delle potenze protestanti contro gli Asburgo cattolici sia di Spagna che d’Austria. Con la vittoria nella guerra dei 30 anni la Francia stabilisce i propri confini orientali sul fiume Reno, acquisendo le regioni della Alsazia e della Lorena (che verranno contese sia nel corso del 1800 che nella prima guerra mondiale dalla Germania). Dal 1672 al 1678 la Francia combatte contro l’Olanda, potenza economica rivale. In questa occasione, l’Olanda riesce a bloccare il potente esercito francese distruggendo le proprie dighe e allagando i propri territori. In questo modo, però, l’Olanda si incammina verso il proprio declino di potenza.
Lo strumento di questa politica estera di potenza è soprattutto l’esercito, divenuto ormai permanente, con circa 180.000 soldati e caratterizzato da una gerarchia precisa, i cui gradi più elevati saranno comunque ricoperti da esponenti della nobiltà (almeno fino a dopo la rivoluzione francese)
Nel 1700 la Francia è sempre presente nelle diverse guerre di successione che caratterizzano la prima metà del secolo fino a giungere alla guerra dei sette anni (1756-1763) dove si scontrerà, per l’egemonia sul commercio internazionale, con l’Inghilterra e in Europa con la Prussia di Federico II, rimanendo sconfitta in entrambi i conflitti.

La politica economica
Pur essendo l’economia francese soprattutto agricola (e pur essendo l’ottanta per cento dei francesi legati all’agricoltura in diversi ruoli), la politica economica della monarchia assoluta sarà orientata verso la difesa delle attività commerciali e industriali. Questa politica è definita mercantilismo, che ritiene che la ricchezza di uno stato si fondi sulla disponibilità di moneta. La politica economica mercantilista della Francia è guidata, ai tempi di Luigi XIV, dal ministro Colbert e nasce soprattutto per contrastare la potenza economica olandese. In questa prospettiva vengono attuate diverse strategie
a) dazi sulle merci straniere importate, in modo che queste, costando di più, non siano acquistate
b) potenziando lo sviluppo del commercio internazionale e dell’industria nazionale. Lo stato infatti agevola le compagnie coloniali, ma anche le industrie nazionali (per esempio quella della seta di Lione) con sovvenzioni (aiuti). Per quanto riguarda il rapporto con le colonie, anche la Francia (come l’Olanda e l’Inghilterra) realizzerà misure di tipo protezionistico (divieto ai coloni di commerciare con altri paesi diversi dalla Francia, obbligo di acquistare solo merci francesi ecc)  

Domande
1) Quali sono i principali personaggi della Francia del 1600?
2) Qual è la concezione tradizionale della sovranità assoluta?
3) Quali sono gli elementi che caratterizzano la sovranità sacra?
4) Come realizzano i sovrani francesi l’assolutismo in politica interna?
5) Perché i sovrani francesi combattono contro la nobiltà?
6) Come i sovrani francesi combattono contro la nobiltà?
7) Spiega in che senso la nobiltà francese diventa un “ceto parassita”?
8) Quali sono le caratteristiche della borghesia francese?
7) cosa sono gli stati generali?
9) Qual è la situazione religiosa in Francia tra la seconda metà del 1500 e l’inizio del 1600?
10) Cosa prevede l’editto di Nantes e da chi è stato promulgato?
11) Qual è la politica religiosa della monarchia assoluta?
12) Quali sono le conseguenze della revoca dell’editto di Nantes?
13) quali sono gli obiettivi della politica estera della Francia?
14) A quali guerre partecipa la Francia tra il 1600 e il 1700?
15) Quali sono le principali differenze tra le guerre del 1600 e quelle del 1700 dal punto di vista della Francia? Con quali conseguenze per la Francia?
16) Che cos’è il mercantilismo? Quali sono le misure del mercantilismo?
17) In quale contesto storico nasce il mercantilismo francese? Da chi è voluto?
18) Quali sono i rapporti tra madrepatria e colonie nella politica mercantilista
Sintesi
Il 1600 è per la storia dell’Inghilterra un secolo fondamentale poiché vede lo scontro tra monarchia assoluta e parlamento, che diverrà anche guerra civile. Alla fine del secolo, tuttavia, sarà il parlamento a risultare vincitore in questo conflitto e dalla monarchia assoluta si passerà a quella “costituzionale” le cui novità saranno fondamentalmente due: a) il potere del sovrano non deriva da Dio (concezione discendente), ma dal popolo (concezione ascendente); b) il compito del re è quello di garantire e tutelare i “diritti” umani (alla vita, alla libertà, alla proprietà privata) dei suoi sudditi  e, nel caso egli non garantisca e tuteli tali diritti, i sudditi hanno l’ulteriore diretto di ribellarsi al re.
1) Quale conflitto caratterizza il 1600 inglese e con quale esito?
2) Quali sono le principali novità politiche che emergono dal 1600 inglese?

Precedenti
Per comprendere il 1600 in Inghilterra bisogna tenere conto di alcuni dati
a) prima che in altre nazioni, l’Inghilterra aveva realizzato forme parziali di assemblee di controllo dell’operato del re. Già con la Magna Charta (1215) erano stati posti limiti al potere del re, così come con misure successive nel 1200 erano nate la Camera dei Lord ( con rappresentanti dei nobili) e quella dei comuni (con rappresentanti della borghesia)
b) la nobiltà inglese è, dopo il 1400, meno forte di quella francese. Infatti, a seguito della guerra delle due rose (tra il 1455 e il 1485) la nobiltà inglese si era praticamente autodistrutta in una guerra civile. Questa debolezza della nobiltà inglese, aveva permesso la riaffermazione della monarchia assoluta nel 1500 con Enrico VIII e sua figlia Elisabetta I
c) in seguito al rifiuto da parte del papa di concedere il divorzio a Enrico VIII dalla moglie Caterina d’Aragona (di origine quindi spagnola), Enrico VIII, con l’ Atto di supremazia (1534), aveva fondato la chiesa anglicana, distaccandosi da Roma (scisma) e collegandosi al protestantesimo. Di questa chiesa, il re era il capo e nominava i vescovi. Si tratta, quindi, di una chiesa di stato, dove il potere politico e quello religioso sono strettamente legati. Anche Elisabetta combatte strenuamente contro il cattolicesimo e si presenta come l’avversaria principale della potenza spagnola di Filippo II, che era invece il massimo esponente del cattolicesimo. Filippo II tenterà l’invasione dell’Inghilterra fallendo. Già durante il regno di Elisabetta, inoltre, si diffondono in Inghilterra gruppi di protestanti, soprattutto di origine calvinista, che saranno numerosi anche in Scozia, mentre i cattolici continueranno ad essere maggioranza in Irlanda
3) Quando e in che modi vengono posti limiti al potere del re?
4) Perché la nobiltà inglese risulta più debole di quella francese?
5) Quando e con chi si riafferma la monarchia assoluta in Inghilterra?
6) Cosa nasce con l’Atto di supremazia? Quali sono i rapporti tra sovrano inglese, chiesa anglicana e chiesa cattolica?
7) qual è, quindi, la situazione complessiva dal punto di vista religioso in Gran Bretagna?

La prima metà del 1600
Alla morte di Elisabetta I (che aveva regnato dal 1558 al 1603), sale al potere Giacomo I Stuart (1603-1625). Giacomo I, oltre a riunire Inghilterra e Scozia sotto la sua corona, riafferma con forza non solo la monarchia assoluta, ma anche l’origine sacra del suo potere e difende strenuamente la chiesa anglicana, criticata soprattutto da gruppi di origine calvinista, che vengono chiamati puritani. Alla sua morte, gli succede Carlo I (dal 1625 al 1649). Con Carlo I lo scontro con il parlamento diventa più aspro. Il parlamento chiede con sempre maggiore forza che siano rispettati i suoi diritti, tra cui quello di approvare le tasse. Il re, invece, decide una tassa per la difesa marittima dell’Inghilterra (ship money) senza che essa sia approvata dal parlamento. Intanto scoppiano ribellioni in Scozia (1640) e in Irlanda (1641). Il re deve reprimere queste ribellioni e ha bisogno di denaro per organizzare un esercito. Convoca, quindi, il parlamento perché approvi tasse che permettano la costituzione di un esercito, ma il parlamento non solo rifiuta, ma si scontra frontalmente con il re, organizzando a sua volta un proprio esercito. Si registra, quindi, una situazione di “dualismo di poteri”. Il re è sconfitto e imprigionato. In parlamento si sviluppa un dibattito tra chi vuole mantenere la monarchia e chi vuole la repubblica (Cromwell, livellatori). Intanto il re riesce a fuggire in Scozia, ma viene successivamente catturato di nuovo. Cromwell sconfigge in parlamento i moderati che vogliono salvare la vita del re e mantenere la monarchia, arrestandone i principali esponenti. Nel 1649, quindi, viene eseguita l’esecuzione di Carlo I e  nasce la repubblica, che avrà come proprio leader (lord Protettore) lo stesso Cromwell.
8) Quali sono le iniziative politiche di Giacomo I?
9) Su quale questione si concentra lo scontro tra Carlo I e il parlamento?
10) Perché Carlo I è costretto a riconvocare il parlamento?
11) In che senso si realizza un “dualismo di poteri” e come si esprime?
12) Qual è l’esito della guerra civile tra il re e il parlamento?
13) Quali sono i contenuti del dibattito e tra quali schieramenti, una volta sconfitto Carlo I?
14) Qual è l’esito di questo conflitto in parlamento?

Il new model army (l’esercito di nuovo tipo)
Il parlamento riesce a sconfiggere il re grazie a un nuovo tipo di esercito che viene organizzato da Oliver Cromwell, un gentiluomo puritano. Mentre gli eserciti tradizionali arruolavano, a causa della paghe basse, soprattutto poveri (disoccupati, proletari di Londra), che spesso saccheggiavano e derubavano, grazie alla forza delle armi, i civili indifesi, Cromwell decide salari alti per i soldati. In questo modo (oltre ad evitare i saccheggi e a conquistare così il consenso della popolazione) si arruolano persone che non hanno bisogno strettamente di quel salario, ma individui che credono agli scopi per i quali combatteranno, cioè l’abbattimento della monarchia e la creazione della repubblica.. L’esercito del parlamento risulta così costituito da persone convinte e motivate. Non solo: l’esercito diventa un luogo di dibattito e di preghiera. I soldati, soprattutto piccoli artigiani, commercianti o coltivatori, sanno leggere e sono puritani o di altri gruppi protestanti di minoranza; si alternano così momenti di lettura delle sacre scritture e di preghiera a momenti di dibattito politico. In questa situazione si confrontano e scontrano Cromwell e i “livellatori”, un gruppo politico che potrebbe essere definito democratico. Entrambi credono alla repubblica, alla separazione tra stato e chiesa come condizione per realizzare la libertà religiosa e alla difesa della proprietà privata. Cromwell ritiene però che, nella repubblica, possano votare solo le persone con un certo reddito e istruite (suffragio censitario), cioè quelle che hanno un interesse concreto nel destino dello stato, mentre i livellatori credono che ogni individuo abbia il diritto naturale di esprimere la propria idea e quindi di votare (suffragio universale), al di là della sua condizione economica e del suo livello di istruzione. Entrambi, infine, ritengono che il potere nasca da un patto del popolo e che il “sovrano” sia di fatto un “funzionario” dello stato che ha il compito di tutelare e difendere i diritti degli individui. Cromwell e i livellatori sono anche d’accordo sul fatto che le donne non possano votare perché, essendo sottoposte alla autorità di un maschio -o padre o marito-, non sono di fatto libere e autonome di esprimere il proprio parere, ma sono condizionate.
15) Quali sono le caratteristiche del new model army che lo distinguono dagli eserciti tradizionali?
16) Chi sono, quindi, i soldati del new model army?
17) Su quali argomenti sono d’accordo e su quali in disaccordo (e per quali ragioni?) Cromwell e i livellatori?
18) Che cosa significa suffragio universale e censita rio? Perché Cromwell è a favore del suffragio censita rio?
19) Perché, secondo sia Cromwell che i livellatori, le donne non possono votare?

La seconda metà del 1600 e la “gloriosa rivoluzione inglese”
Per dieci anni Cromwell governa l’Inghilterra come lord protettore attuando una politica interna di repressione nei confronti degli avversari (elimina anche i livellatori, arrestando e condannando a morte i loro principali esponenti; conquista l’Irlanda, dimostrando ferocia nei confronti dei cattolici e imponendo a loro un dominio assoluto) e una politica economica che ha come scopo lo sviluppo della Inghilterra come potenza marittima e commerciale. In questa contesto vanno inserite le guerre contro l’Olanda e, soprattutto, gli Atti di navigazione del 1651, una misura di tipo mercantilista e protezionista. Dato che l’Olanda realizzava ingenti guadagni affittando proprie navi nel commercio tra Europa e Inghilterra, con gli Atti di navigazione Cromwell stabilisce che tali commerci possano essere realizzati solo con navi inglesi o con navi del paese da cui provengono le merci che devono essere vendute in Inghilterra. Alla sua morte (dopo un breve periodo di governo del figlio, che non ha però la stessa forte personalità e  intelligenza del padre), ritorna la monarchia con Carlo II e Giacomo II. Entrambi tentano di riaffermare la monarchia assoluta e la supremazia della chiesa anglicana, finché Giacomo II, senza consultare il parlamento, abolisce una legge (il Test Act, che prevedeva che solo gli anglicani potessero occupare cariche pubbliche). Riscoppia, quindi, il conflitto con il parlamento che chiede a Guglielmo III d’Orange di diventare re, mentre Carlo II fugge in Francia alla corte di Luigi XIV. Guglielmo d’Orange accetta e sottoscrive Bill of Rights (carta dei diritti). Dichiara innanzi tutto di essere re non per volere divino (concezione discendente), ma per volontà del popolo inglese (concezione ascendente della sovranità). Riconosce al parlamento il potere legislativo (cioè di fare leggi) e l’inamovibilità dei giudici. Infine riconosce come diritti naturali a ogni individuo quelli alla vita, alle libertà (di culto, di parola, di associazione e di proprietà). E’ quindi la “gloriosa rivoluzione inglese” da cui nasce la prima monarchia costituzionale, caratterizzata anche dalla divisione dei tre poteri.

 

 

 

Fonte: http://www.bassilo.it/documents/Il%201600.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

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